Categoria: Interviste

Interviste ed incontri con i personaggi più in vista dal mondo dello spettacolo, della cultura dell’economia e della politica

  • Orlando Portento, intervista con il candidato sindaco di “Portento per Genova”

    Orlando Portento, intervista con il candidato sindaco di “Portento per Genova”

    Orlando PortentoAbbiamo incontrato Orlando Portento, personaggio televisivo che ha lavorato per emittenti locali e nazionali, noto per la sua verve polemica, ha deciso di partecipare in prima persona alla competizione elettorale come candidato sindaco della lista “Portento per Genova”.

    Qual è l’esigenza che ti ha spinto a compiere questo passo?

    Io a dir la verità ho sempre fatto politica combattendo le ingiustizie nei mondi che ho frequentato, ovvero quello calcistico e quello televisivo. La decisione di candidarmi a sindaco all’inizio è stata una provocazione: vedere lo sfacelo provocato da ladri e corrotti e ascoltare le falsità del Robin Hood di Sant’Ilario (Beppe Grillo, ndr) mi hanno spronato a partecipare in prima persona per dire e fare cose di una semplicità estrema che però i politici non dicono e soprattutto non fanno. Io parlo di sicurezza, manutenzione, decoro della città, la gente ha bisogno di interventi in questo senso. Ho detto ai miei potenziali elettori che se entrerò in Consiglio a Palazzo Tursi ci sarà il terremoto ogni giorno. In caso contrario dovranno prendermi a calci nel culo. Entrare lì dentro deve essere un’esperienza allucinante. Gente di qualunque colore politico che non si fa il minimo scrupolo a partecipare per 1 minuto ad una commissione e rubare 100 euro. Per quale motivo queste persone devono avere dei privilegi: entrare gratis allo stadio, al cinema, andare a fare la spesa con l’auto blu? Se non partiamo da una pulizia generale non abbiamo nessuna speranza di cambiare la situazione.

    Cosa ne pensi della proliferazione di liste civiche in questa competizione elettorale?

    Marco Doria ha chiesto ai cittadini di non votare le piccole liste. Il loro obiettivo è fagocitarci. Io ho risposto che vorrei 500 liste di cittadini e, se ognuna di queste prendesse 500 voti, i grandi partiti sarebbero rovinati. Però ci sono alcuni movimenti senza senso mentre altri sono finti perchè si appoggiano ai grandi partiti politici.

    La mancanza di lavoro è un problema nazionale ed il sindaco non ha un ampio raggio d’azione in questo senso, ma secondo te quale potrebbe essere la vocazione futura, in termini di sviluppo e crescita economica, della nostra città?

    Il sindaco può fare tutto, se vuole. Ma le risorse dove si prendono? Innanzitutto tagliando il 50% degli stipendi di alcuni “papponi” che lavorano in Comune. Parliamo di gente, direttori generali e altre figure dirigenziali che guadagna 200-300 mila euro all’anno. Se noi diamo una bella sforbiciata alle buste paga di questi signori, recuperiamo 1 milione e mezzo di euro all’anno. Con questo denaro possiamo rilanciare lo sport che per me è un elemento fondamentale. Lo sport è l’unico baluardo che può salvare i ragazzi più disagiati. Bisogna realizzare palestre, piscine, campi da tenns, in ogni quartiere. Perchè solo ad Albaro possono giocare a tennis? Anche i giovani di Begato o del Cep hanno il diritto di giocare a tennis. Inoltre le attività sportive creano un notevole indotto e quindi nuovi posti di lavoro.

    Invece in merito alle Grandi opere, qual è la tua opinione?

    Occorre partire dai piccoli interventi che si possono e si devono realizzare subito. Per il momento le grandi opere possono aspettare. Oggi ad esempio la polizia municipale di cosa si occupa? solo di fare multe agli automobilisti. Al contrario è necessario una presenza costante degli agenti municipali sul territorio per garantire la sicurezza dei cittadini. È importante poter passeggiare tranquilli per le strade anche a mezzanotte, queste sono le cose che la gente chiede ai politici.

    Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, come si può fare per migliorare l’efficienza del servizio?

    Il sindaco in primis può recuperare risorse eliminando gli sprechi. Oggi il 70% degli utenti non paga il biglietto. Io propongo di reintrodurre la figura del vecchio bigliettaio. Una presenza fisica in grado di dare un senso di sicurezza a cittadini ed autisti. Inoltre in questo modo, finalmente, tutti pagherebbero il biglietto. Senza dimenticare la creazione di nuovi posti di lavoro.

    Il Comune gestisce diversi servizi essenziali per i cittadini, secondo te quali sono le priorità che devono essere mantenute in mano pubblica?

    La priorità del Comune deve essere la manutenzione di strade, scuole, campi sportivi. L’amministrazione comunale deve assumersi le sue responsabilità. Oggi i giardini e le aiule della città sono un vero e proprio schifo. Perchè queste aree verdi sono curate solo dove vivono i miliardari? Inoltre mi piacerebbe che il sindaco non trascorresse otto ore chiuso nel suo ufficio. Il sindaco deve uscire e girare per le strade incontrando la gente. Infine 5 anni di mandato sono troppi. La giusta misura potrebbe essere 2 anni e mezzo, non di più, in caso contrario si verifica un inevitabile attaccamento alla poltrona…

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Incontro con Irene Pacini, dal pianoforte all’arte visiva

    Incontro con Irene Pacini, dal pianoforte all’arte visiva

    Irene PaciniSino a domenica 15 aprile è possibile visitare in Sala Dogana, Palazzo Ducale, la mostra di Irene Pacini. Diplomata in pianoforte e con studi di composizione e musica elettronica alle spalle (sta inoltre per laurearsi in Musica e Nuove Tecnologie), Irene presenta tre video-installazioni dai titoli So Long Ago, Ventre, Swings, che ci portano in un viaggio attraverso il corpo e la creazione.

    Raccontaci qualcosa di te: diplomata in pianoforte, sei giunta all’arte visiva. Come si è svolto questo percorso?
    Mi sono diplomata in pianoforte, poi ho studiato composizione e infine, sempre nell’ambito del conservatorio, sono passata allo studio della musica elettronica, che mi ha fornito mezzi espressivi diversi rispetto a quelli della musica classica insegnandomi cose che mi sono poi state utilissime nella realizzazione delle opere.

    In cosa consiste il lavoro che presenti? Ce lo puoi descrivere?
    Sostanzialmente è un percorso, prima di tutto dal punto di vista temporale, dentro il corpo umano, condotto per mezzo di tre video, di cui due accompagnati dal suono. I filmati, che rappresentano inizialmente la pelle, conducono gradualmente a immagini viste attraverso un caleidoscopio, che io ho utilizzato per dare una mia visione poetica del corpo umano.

    Cosa vuoi trasmettere agli altri? Cosa speri che sentano guardando le tue opere?
    Chiaramente il mio lavoro ha un motivo conduttore, che poi è questa riflessione sul corpo, non concettuale ma emotiva, perché io parto sempre da elementi emotivi che desidero esprimere attraverso suoni e immagini. Credo che questo si senta, che arrivi alle persone. Detto questo, io credo – e ne ho avuto conferma parlando in questi giorni con i visitatori – che in queste installazioni ognuno veda qualcosa che già ha dentro di sé e che affiora, in qualche modo, guardando e ascoltando le mie opere.

    Hai scelto il mezzo dell’installazione video. Perché? Trovi forse che, essendo il video un mezzo dinamico, l’opera risulti più coinvolgente, più adatta alla fruizione istantanea tipica dello spettatore odierno, poco incline alla contemplazione?
    La scelta del video è arrivata, nel tempo, in quanto per me fusione ideale di due mezzi espressivi in cui mi sono sempre mossa: la musica e il disegno. La possibilità che dà il mezzo video di creare immagini e contemporaneamente accompagnarle con musica (che io stessa scrivo appositamente) è stata per me affascinante e mi ha permesso di dire cose che non riuscivo a esprimere con la semplice pittura. Per quanto riguarda la risposta alla tua domanda, in realtà ho notato che le persone che sono venute a vedere la mostra in questi giorni si sono soffermate a lungo – e non me l’aspettavo – su queste opere, guardandole e vivendole con attenzione. Questo mi ha colpito molto. Penso dipenda dal fatto che, come ho detto, non uso i concetti per creare, ma le emozioni, e forse proprio per questo le persone si sentono più coinvolte. Ho anche cercato di creare un’atmosfera accogliente, con le sale buie e le panche per sedersi, per agevolare la fruizione e l’immedesimazione di chi guarda.

     

     

     

     

     

    Il tema della creazione, in tutte le sue accezioni, è praticamente un topos dell’arte. Come mai hai scelto di affrontare un percorso così battuto e nello stesso tempo così difficile proprio per la quantità di esempi con cui confrontarsi?
    Non è stata una scelta fatta a priori, il tema si è sviluppato strada facendo, anche a causa del mio modo di lavorare: io ho delle idee, ma poi mi lascio molto ispirare e trasportare dal mondo esterno, da ciò che vedo, quasi sempre sperimento. Per come concepisco io la mia arte, tutto ciò che è fuori è già dentro di me, non c’è una cesura netta tra dentro e fuori. Il caleidoscopio, che io ho utilizzato nei video, non ha di per sé niente a che fare con il concetto di creazione, ma per come l’ho concepito ha assunto invece quel significato: nel liquido che contiene si muovono dei piccoli pallini rossi che io ho interpretato come globuli rossi.

    Per quanto riguarda la parte tecnica invece, il lavoro di gestazione di queste opere è stato molto lungo: in due anni ho realizzato tutte le riprese video e la parte musicale, ma mi sono occupata personalmente anche del montaggio video e audio e delle riprese audio. Il secondo video per esempio, quello senza audio, è stato davvero difficile da girare, l’ho ripetuto più volte prima di ottenere quello che volevo. Molti guardandolo pensano che abbia utilizzato immagini virtuali, ma sono tutte immagini vere, reali, di oggetti fisici, realizzate da me e molto poco rielaborate. Lo stesso vale per i suoni, che sono stati messi insieme senza quasi ritoccarli; nel primo video sono tre voci femminili, nel terzo sono i suoni prodotti da corde di altalene, che assumono un timbro che ricorda la voce umana. Stavo cercando suoni che ricordassero il mondo dell’infanzia e casualmente mi sono imbattuta in queste altalene: ho sentito subito che era il suono che stavo cercando…

    Claudia Baghino

     

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Pek

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Pek

    I Pek sono un trio alternative rock e come molti hanno iniziato al liceo, con le cover: prima punk e grunge, poi il rock psichedelico anni settanta.

    La formazione originaria conta i tre ragazzi, “Dado”, “Gabri” e “Cava”, cui si aggiunge per un periodo un elemento femminile, fino al 2007, quando decidono di portare avanti un progetto di brani propri e tornano ad essere un trio.

    Il disco che ne esce è Heroin, album d’esordio pubblicato nel 2010 dall’etichetta Taxi Driver Records: un lungo lavoro di mediazione tra personalità e gusti differenti per arrivare alla giusta sinergia nelle canzoni.

    «Ognuno di noi ha il suo “antro del rock” preferito – raccontano – in realtà eravamo molto più vicini a queste sonorità sette anni fa che tre: ci siamo ritornati in maniera più consapevole dopo un percorso che cerchiamo di illustrare anche attraverso il disco, con un suono che va cambiando tra l’inizio e la fine».

    Il disco è infatti pensato come una sorta di concept album. Eccone un assaggio dalle loro stesse parole: «La degenerazione fisica ed esistenziale di Danny, protagonista lunatico e cinico, viene raccontata attraverso sette tracce suddivise in 3 atti: i suoni brillanti del primo atto lasciano spazio a quelli più cupi e rocciosi del secondo, fino ad esplodere nel caos schizofrenico di Follow, traccia che conclude il disco».

    Heroin, cioè eroina, è la dipendenza per antonomasia: il titolo racchiude così, in una sola parola, il mondo delle dipendenze e delle debolezze, raccontate nelle loro molteplici forme attraverso la storia di Danny, canzone dopo canzone, vista dagli occhi del protagonista, senza giudizi morali e senza forzate opposizioni giusto-sbagliato.

    Il finale è quindi aperto e ognuno può interpretarlo come sente: «Follow, con gli urli che la caratterizzano,  potrebbe significare la fine per via di un’overdose come la liberazione dalla dipendenza».

    La polivalenza del significato permette loro di variare le scalette per i concerti variando quindi l’evolversi della storia. In progetto il nuovo disco, a cui i ragazzi stanno lavorando proprio adesso.

    PekGenere: alternative rock
    Dado – batteria
    Gabri – basso e voce
    Cava – chitarra e voce

     

     

     

  • L’Alieno: intervista ai ragazzi della neonata associazione di Prà

    L’Alieno: intervista ai ragazzi della neonata associazione di Prà

    associazione culturale l'alienoQualche mese fa un gruppo di giovani del quartiere di Genova Prà si è riunito per dare vita a un’associazione culturale, dal nome curioso: L’Alieno.

    Di seguito le nostre domande ai soci fondatori Roberta e Carmine.

    Com’è nata l’idea di dare vita all’Alieno? Con quali criteri avete scelto scopi e attività dell’associazione?
    L’Alieno è nato per rispondere alla nostra esigenza di creare un luogo di ritrovo, un circolo, dove poter passare del tempo con gli amici. Quindi gli scopi e le attività sono una conseguenza delle nostre passioni: arte, musica, fumetto, cinema.

    Quali servizi offrite agli associati? Cosa si può fare nei vostri locali?
    Agli associati offriamo un vasto assortimento di opere in consultazione, da materiale visivo su fotografia, arte contemporanea e fumetto ai cd di vari generi musicali. Abbiamo inoltre una piccola “cineteca” di film prevalentemente italiani, cult movies per lo più, che i soci possono vedere. Tutto il materiale si aggira sui mille pezzi circa. Inoltre per chi fosse interessato offriamo uno spazio dove mostrare i propri lavori artistici, che siano fotografie, illustrazioni, demo musicali, fumetto, eccetera. Allo stesso modo si può avere la possibilità di portare i propri dischi da casa e suonarli. In ultimo, L’Alieno è anche e soprattutto un luogo di ritrovo dove poter farsi una birra o un bicchiere di vino con gli amici ascoltando della buona musica.

    L’Alieno si trova in un quartiere periferico e da molti definito “depresso”, nonostante la vicinanza di una realtà attiva come il Consorzio Pianacci abbia reso Prà un’area a cui i media locali dedicano molta attenzione. Come vivete il rapporto con il vostro quartiere? Proviamo a sfatare qualche mito sul binomio “periferia = area depressa”?
    Certo! Con piacere! Premettiamo che abitiamo a Genova e siamo da poco a Prà, però dobbiamo dire che, nonostante sia una zona periferica, ci ha fatto molto piacere scoprire il fatto che ci sia un interesse da parte delle istituzioni per valorizzare questo territorio. Al momento c’è molto fermento: noi stessi siamo coinvolti in un progetto di riqualificazione urbana nato da un bando vinto dal Gruppo Informale di Genova e organizzato insieme al Collettivo Burrasca di Prà. Ci sarà, proprio a fine di questo mese, un evento di ben 3 giorni all’aperto: noi penseremo alla musica per tutti e tre i pomeriggi e saremo presenti con il nostro banchetto informativo.

    Cosa consigliereste a un gruppo di giovani che vuole aprire una realtà associativa?
    L’unico consiglio che possiamo dare a tutti è di tenere gli occhi bene aperti, perché ci sono molte cose che si potrebbero fare sul territorio: basta crederci e non buttarsi giù.

    Marta Traverso

  • Alessandro Ligato, le fotografie che guardano le stelle

    Alessandro Ligato, le fotografie che guardano le stelle

    Dal 17 marzo al 20 aprile, presso l’OpenLab Gallery di Vico Giannini 1 a Genova, è aperta la mostra personale di Alessandro Ligato, vincitore della prima edizione del concorso “Art Is Clear As Clouds Are” rivolto a giovani artisti emergenti e organizzato in collaborazione con il Balla Coi Cinghiali Festival.

    Alessandro Ligato, classe 1980 e una formazione tutta artistica tra Dams di Brescia e Accademia di Brera, si esprime attraverso il mezzo della fotografia d’arte e presenta a Genova “Urbana Nostalghia”… quando il cielo stellato è il protagonista che non si vede…

     Il lavoro che presenti in mostra è molto particolare. Puoi spiegarlo?

    «Il progetto che presento presso l’Open Lab Gallery nasce due anni fa e parte dall’idea che la città è di chi la vive, e che al suo interno si può e si deve vivere tutta la gamma dei sentimenti immaginabili. La nostalgia, la malinconia e la contemplazione sono legati a un immaginario bucolico, io rivendico con questo progetto il diritto di viverli anche nell’urbanità; urbanità che di notte perde la sua frenesia e si dispone come la natura ad esserti vicina e confidente.

    La modalità di operazione è stata performativa: comunicavo ai miei soggetti con una settimana di anticipo di scegliere un luogo che potesse metterli in questo stato d’animo, quando scendeva il buio loro si sdraiavano a guardar le stelle e io documentavo quel che succedeva; quindi primariamente lo scopo era di far vivere ai miei nostalghici un’esperienza sensoriale di confronto con se stessi e quel che li circonda; al contempo il mio scopo era quello di rendere visibile l’invisibile, ovvero loro vivono movimenti e paesaggi interiori e io col mio mezzo fotografo loro e quel che hanno attorno come rappresentazione visiva di quel sentire; il mondo fuori fotografato come specchio del loro mondo interiore.

    La fotografia è per me un’arte magica e alchemica, il mio fotografare è racchiudere un mondo in un rettangolo che sia significativo ed evocativo anche di quel che ho escluso dal rettangolo; il cielo è negato nella fotografia perché solo vivendo l’esperienza è possibile perdersi a guardarlo.

    Fin dall’inizio ho capito che l’installazione di questo lavoro in galleria doveva essere pienamente conforme all’esperienza vissuta dai miei soggetti, è per questo che in galleria ho installato le fotografie su lightbox, le sale sono buie con la proiezione del cielo sul soffitto, ci sono materassi e cuscini per sdraiarsi, in modo che lo spettatore in una mimesi possa sdraiarsi e condividere -anche se in piccola parte- l’esperienza dei soggetti da me fotografati

    Urbana Nostalghia di Alessandro Ligato
    "Urbana Nostalghia" di Alessandro Ligato

    Nell’osservare le tue foto la prima reazione è stata cercare di riconoscere il luogo, in seconda battuta il forte rimando alla prosecuzione dello spazio oltre il rettangolo dell’immagine, verso un cielo che non vediamo ma che sappiamo essere lì e dispiegarsi immenso agli occhi della persona sdraiata, fa venire voglia di entrare nella foto e sdraiarsi accanto al tuo soggetto.
    C’è una chiave di lettura precisa per queste immagini? Un messaggio per il fruitore? 

    «Ognuno è libero di sentire quel che vuole, quello che mi preme è che non sia un vedere ma appunto un sentire… non un’esperienza legata solo alla vista ma che muova sensazioni interiori legate al vissuto personale di ogni visitatore».

    Ho visto che lavori con la fotografia analogica e in particolare col banco ottico. I tempi e i modi di questa tecnica sono antitetici all’immediatezza e alle peculiarità della fotografia digitale. Come nell’annosa disputa tra fautori dell’mp3 e cultori del vinile, quando si tratta di contrapposizione analogico-digitale di solito si creano fazioni tra loro inconciliabili. Appartieni a una di queste o lavori con entrambe le tipologie? Cosa hai scelto per le foto in mostra e perché?

    «Io lavoro sempre con la fotografia analogica, come nella musica c’è chi suona il pianoforte e chi il sintetizzatore, uno non è meglio dell’altro; semplicemente è radicalmente diverso. Per me il fatto di lavorare in analogico risponde al  bisogno di fotografia come oggetto fisico: poiché cerco sempre di cogliere sfumature, sentimenti, insomma ciò che non è visibile, ho bisogno che ciò sia documentato su un supporto fisico cioè sulla pellicola. Lavorare in analogico col medio e grande formato è da sempre per me legato a una fotografia intesa come visione e pensiero, il clic finale è l’1% del lavoro; è un lavorare per sottrazione e non per sovrabbondanza: il digitale ti fa fotografare e poi scegliere, io sono conformato per scegliere e poi fotografare.
    Lavorare in analogico significa anche avere tempi di latenza in cui l’immagine non è visibile e visionabile, è solo immaginabile, cosa che trovo bella ed educativa a livello progettuale; queste macchine fotografiche di grande importanza fisica mi danno anche la possibilità di vivere non solo con un dito il fotografare e il luogo in cui sono, ma anche di sentirne il peso e l’anima attraverso la fatica, questo credo ti metta in una posizione di maggior ascolto del luogo o della persona che ti sta attorno».

    Oggi chiunque possieda una reflex digitale e Photoshop si dichiara fotografo, apre un account su Flickr e inonda il web di scatti rielaborati. È la caratteristica di internet, democratizzare le cose e renderle accessibili a tutti. In questo modo però c’è una proliferazione incontrollata e pochissimo filtro. Cosa pensi di questa realtà? È un bene o un male? Stimola le idee e la concorrenza o rischia di oscurare persone meritevoli nel mare magnum della rete?

    «Non credo che la rivoluzione digitale si possa definire come una democratizzazione, ha dato sì la possibilità a tutti di fotografare ma spesso ciò implica e ha implicato il fatto che queste persone non inizino a fotografare per rispondere a un forte bisogno interiore. Oggi ci sono più fotografi che medici o fruttivendoli e ciò un po’ mi inquieta soprattutto perché più bella è la reflex minore è l’umiltà del fotografo che si crede un professionista solo per il fatto di aver tra le mani 5000 euro; credo che per dare un giudizio sul digitale dovremmo aspettar una decina d’anni e veder cosa resta di tanto strepitare e fotografare come pioggia nei monsoni.
    Ci sono però realtà notevoli che sono nate e si sono diffuse attraverso internet e i social network; io per esempio ho imparato a fotografare, sviluppare e stampare in analogico su Flickr in un gruppo che si chiama “Fotografia analogica- italia”; nella massa di immagini da cui siamo inondati si trovano anche moltissime di qualità; anche se abito in provincia posso seguire blog di fotografia scandinava ovvero non fermarmi a quel che il mainstream mi impone come idea di fotografia, ma andare a scavare ovunque e scoprire micro realtà notevoli. Credo che tutto ciò sia molto positivo; insomma il problema non è il digitale o il web ma le mani e le menti che lo usano».

    Quali sono i tuoi prossimi progetti?
    «Per il futuro ho in mente più progetti di quanti ne possa materialmente realizzare, ma quotidianamente con rigore li porto avanti, per me fotografare non è una cosa diversa dal vivere, risponde a un mio bisogno di analizzare e riflettere sulla realtà. In particolare in questo momento sto portando avanti un progetto di arte pubblica sul quartiere del Carmine a Brescia, tra mille difficoltà economiche  continuo a far quel che sento con la ferma convinzione che condividere i propri mondi interiori sia alla base di una vita sociale degna di questo nome».

     

    Claudia Baghino

  • Incontro con Roberto Delogu, candidato sindaco del Partito Comunista-Sinistra Popolare

    Incontro con Roberto Delogu, candidato sindaco del Partito Comunista-Sinistra Popolare

    DeloguRoberto Delogu, dipendente Amiu responsabile dei servizi integrativi con il Comune, un passato da consigliere comunale eletto con Rifondazione Comunista nel 1996, poi fuoriuscito per aderire al Partito dei Comunisti Italiani (pdci), nel 2009 l’ennesima scissione a sinistra ha portato la federazione genovese del Pdci verso il Partito Comunista-Sinistra popolare organizzazione politica fondata da Marco Rizzo, di cui Delogu nel 2010 diventa segretario regionale ligure ed oggi è il candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative.

    Su cosa puntate per differenziare la vostra proposta politica rispetto alla coalizione di centro sinistra?

    Il fatto di essere presenti al di fuori dello schieramento del centro sinistra è una novità. Abbiamo fatto una scelta radicale nel 2010 che ci ha portato a staccarci dal Pdci. Oggi dentro alla nostra formazione politica ci sono compagni che non sono mai stati iscritti a Rifondazione Comunista e neppure al Pdci ed altri provenienti da questi partiti. Noi riteniamo esaurita la fase di collaborazione con Ds, Margherita ed ora Partito Democratico. Sono evidenti le scelte che il Pd ed i suoi alleati stanno facendo nei confronti di cittadini e lavoratori. Parlo della scelta del liberismo, del pensiero unico, del mercato tout court. Vorrei ribadire che noi non siamo di sinistra, siamo comunisti che è una cosa diversa.

    Riguardo alla proliferazione delle liste civiche in questa competizione elettorale, che idea si è fatto?

    È la dimostrazione lampante che il nostro non è un Paese bipolare, bipartitico, bensì un Paese che ha una moltitudine di idee e dunque necessita di diverse forme di rappresentanza che attualmente i partiti maggiori non sono in grado di assicurare. Io credo che una seria legge elettorale debba partire da un sistema proporzionale puro. Ogni testa un voto, come sostenevamo all’epoca del PCI al 30%, secondo me è un concetto che deve valere ancora oggi. 

    In merito alla questione Lavoro, quali strumenti può mettere in campo un Sindaco per difendere i posti di lavoro rimasti in città e favorire nuova occupazione?

    Innanzitutto le aree industriali e produttive devono rimanere tali. Basta con la proliferazione di centri commerciali che non portano occupazione duratura. Ci vuole il coraggio di dire no ai gruppi di potere che fino ad oggi hanno agito indisturbati. Bisogna difendere i dipendenti del Comune di Genova, lavoratori spesso bistrattati e che invece occorre far crescere dal punto di vista professionale. E poi vanno tutelate tutte le aziende pubbliche che garantiscono posti di lavoro. Inoltre il Comune deve esigere che vengano rispettati gli impegni presi. Ad esempio l’accordo di programma delle acciaierie di Cornigliano: mi risulta che ad oggi Riva non lo rispetti mentre invece se l’accordo fosse rispettato potrebbe permettere un incremento occupazionale.

    Come si può fare a diminuire la mobilità privata e nello stesso tempo migliorare l’efficienza del trasporto pubblico locale?

    È necessario fare scelte drastiche. Chi decide di muoversi con i mezzi pubblici va privilegiato in tutti i sensi. Ci vuole un aumento delle corsie preferenziali. Ma senza vedere le prese in giro di questi ultimi anni. Faccio un esempio concreto. 15 giorni fa la corsia gialla che va da via Bobbio a via Canevari è stata ampliata anche nella fascia oraria pomeridiana. Scelta giusta perché è un’ora di punta. Peccato però che in via Canevari, tra Corso Montegrappa ed il tunnel di Brignole, la striscia gialla non valga perché sono presenti le strisce blu di Genova Parcheggi ed eliminare i posti auto non è possibile. Occorre andare in direzione dell’azienda unica regionale ed il Comune deve porsi come fermo interlocutore nei confronti della Regione. La metropolitana, soprattutto quando giungerà fino a Brignole, dovrà essere aperta fino a mezzanotte. Non è concepibile avere la metropolitana più corta del mondo e con orari così ristretti. La Valbisagno rappresenta il nodo maggiore: parliamo di una vallata da anni dimenticata dai mezzi pubblici. Finché non si potrà realizzare un sistema su rotaia anche qui vanno ampliate le corsie gialle cordolate.

    Considerando la carenza di risorse diretta conseguenza dei tagli agli enti locali, si riuscirà nel futuro prossimo a garantire i medesimi servizi alle stesse persone, penso ad esempio ai servizi sociali?

    Intanto mi piacerebbe conoscere con precisione i conti. C’è infatti chi sostiene che esiste un buco di bilancio mentre il sindaco in carica, Marta Vincenzi sostiene che non è vero. Detto questo è evidente che più aumenta il degrado sociale e la disoccupazione, maggiore è la richiesta di servizi sociali efficaci. Va rimesso tutto in discussione. Bisogna verificare i costi reali e come effettivamente vengono utilizzate le risorse economiche. Il Comune ha perso un’occasione di controllo: troppi servizi sono stati dati in appalto a cooperative/associazioni senza un reale controllo dell’ente.
    Inoltre il denaro può essere recuperato tagliando spese completamente inutili. Penso alle consulenze e soprattutto all’autorità dei servizi pubblici che costa alla cittadinanza una cifra spropositata, circa 500 mila euro all’anno, senza nessun beneficio se non per le tasche di chi fa parte dell’authority. In questo modo si possono recuperare risorse importanti per i servizi pubblici. Ma anche la politica deve svolgere un ruolo dicendo basta ai tagli agli enti locali. Il Pd sostiene il Governo Monti che per l’ennesima volta ha ridotto i fondi ai comuni. E nello stesso tempo il medesimo partito, a livello locale, lamenta la carenza di risorse. Oggi i cittadini sono stanchi di questo dualismo portato avanti dalla coalizione di centro sinistra.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

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    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

  • Incontro con Simohamed Kaabour, candidato sindaco di “Fratelli e Fratellastri”

    Incontro con Simohamed Kaabour, candidato sindaco di “Fratelli e Fratellastri”

    Fratelli e FratellastriSiamo con Simohamed Kaabour, giovane cittadino italiano di origine marocchina, operatore sociale del Ce.Sto, storica associazione che da oltre trent’anni opera nel complesso contesto del centro storico, candidato sindaco delle lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Simohamed qual è l’esigenza che ha portato alla nascita di Fratelli e Fratellastri e alla vostra partecipazione alla competizione elettorale?

    Fratelli e Fratellastri nasce come movimento culturale che in seguito ha deciso di connotarsi politicamente. L’idea è partita da un gruppo di persone, soprattutto giovani, ragazzi e ragazze che si sentivano esclusi dalla partecipazione politica. Abbiamo pensato di partecipare alla tornata elettorale per dire la nostra e proporre qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni anche a livello nazionale è cresciuta sempre di più la distanza tra cittadini e politica. Secondo noi è il caso di rilanciare una politica che sia davvero strumento di partecipazione del cittadino comune e non, come è stato finora, una politica solo subita passivamente.

    La questione del diritto di cittadinanza è uno dei punti che caratterizza il vostro movimento…

    Sì certamente, questo è uno dei punti fondamentali. Il fatto che io sia il candidato di Fratelli e Fratellastri non è una provocazione bensì una sorta di sfida culturale per vedere come reagisce la città e se davvero è pronta al cambiamento. Questa parola, cambiamento, la si usa spesso. Poi però, quando le proposte si concretizzano, si verifica sempre un passo indietro. I cittadini immigrati presenti a Genova che contribuiscono economicamente, culturalmente e socialmente alla crescita della città, oggi non sono rappresentati. Inoltre ci sono numerosi ragazzi di origine straniera ma italiani, genovesi che non hanno la possibilità di esprimersi in quanto italiani. Sappiamo bene infatti che a livello nazionale vige ancora la legge legata al diritto di sangue. Noi rivendichiamo il diritto ad essere riconosciuti come cittadini italiani partecipando alle prossime elezioni amministrative e nazionali.

    L’immigrazione è stata spesso trattata – in particolare dal centro destra ma anche dal centro sinistra – soprattutto come una questione di sicurezza. Quando forse sarebbe il caso di affrontare l’argomento sul piano dei diritti/doveri di queste persone. Come si affronta a livello locale la questione immigrazione?

    Spesso si parla di immigrazione e sicurezza sociale. Il punto è che non bisogna più parlare di immigrazione come fosse un problema. Non dovrebbe più esserlo perchè parliamo di immigrazione ormai da almeno trent’anni. Non è un fenomeno nuovo come qualcuno continua ad affermare. Io credo che la nostra città, ma anche l’intero Paese, debbano trovare il percorso giusto per giungere ad una situazione di equilibrio. Non si deve più intervenire solo con provvedimenti temporanei. Diventa necessario trovare una strada che conduca a dei risultati duraturi. Certamente la questione sicurezza è spesso associata al fenomeno dell’immigrazione perchè ciò fa comodo a coloro i quali vogliono raccogliere i voti delle persone frustrate a causa delle non risposte, da parte delle istituzioni, a queste tematiche. 

    Noi del Ce.Sto ci occupiamo di bambini immigrati e bambini italiani, questo è un esempio di vero lavoro sociale che porta ad una reale coesione sociale e culturale. Secondo me bisognerebbe valorizzare il lavoro sul territorio di tante associazioni come la nostra. Perchè le realtà associative danno risposta a quelle esigenze a cui le istituzioni non riescono a rispondere.

    Tu sei un operatore sociale e conosci bene le difficoltà del terzo settore alle prese con l tagli a livello nazionale e locale. Ma come fare per continuare a garantire i servizi sociali?

    Noi pensiamo che sia necessario assicurare a tutti i servizi sociali. Si tratta di servizi che producono un effetto di serenità nella persona stessa. Attualmente si parla di riduzione delle risorse. Allora bisogna pensare a come convogliare in maniera chirurgica i fondi a disposizione in maniera tale da mantenere un determinato servizio. Alcune risorse potrebbero essere recuparate grazie all’Imu su seconde e terze case. Se davvero siamo una comunità ognuno di noi deve sacrificare qualcosa cercando di partecipare alla creazione di un benessere sociale generale. Oggi per salvare alcuni servizi ci vuole la collaborazione di tutti.

    Sul tema lavoro, grave problema di Genova ma in generale di tutto il Paese, come può un sindaco cercare di favorire la crescita dell’occupazione nella sua città?

    A livello comunale è difficile favorire la crescita dell’occupazione. Si può parlare dei comparti dove il Comune dà lavoro alle persone. In particolare sono i settori più legati al sociale. Innanzitutto è necessario far proseguire questi progetti locali. Su un altro piano invece, una giunta comunale potrebbe farsi garante dei diritti dei lavoratori. Questo lo ritengo un aspetto fondamentale. Dare l’esempio a livello nazionale di quello che è l’impegno di un sindaco per quanto riguarda la difesa dei diritti dei lavoratori. Oggi ad esempio si parla di articolo 18 e sarebbe interessante sapere un sindaco da che parte sta, se da quella dei lavoratori oppure da quella di chi intende continuare a comprimere i diritti.

    Il centro storico è un territorio complesso: alcune zone, nelle ore notturne, subiscono l’invasione dei giovani in cerca di locali e divertimento con i conseguenti problemi per i residenti, mentre durante il giorno, le medesime zone appaiono abbandonate a se stesse e poco frequentate da genovesi e turisti. Partendo dal presupposto che parliamo di un patrimonio che potrebbe rilanciare la città a fini turistici, secondo te è possibile coniugare le esigenze di tre attori così diversi ovvero i residenti, i giovani, i turisti?

    Si possono coniugare se c’è la disponibilità di tutti. Spesso si sente parlare di Genova come una sorta di città che a 360 gradi è pronta ad accogliere eventi culturali e ricreativi, soprattutto a favore dei giovani. Ma in molti casi la maggior parte della manifestazioni vengono concentrate nel centro storico. Questo è un limite che non consente ai giovani ma neppure ai turisti, di conoscere davvero tutta la città. Esistono delle zone periferiche con ampi spazi disponibili per l’organizzazione di eventi. Bisogna pensare a Genova nel suo complesso. Queste zone, oggi non conosciute, potrebbero diventare sede di manifestazioni in grado di crescere con il passare del tempo e diventare dei punti di riferimento. In questo modo, invece di far vivere solo una parte di Genova, potremmo rivitalizzare l’intera città.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Incontro con Giuliana Sanguineti, candidato sindaco di Genova per il Pcl

    Incontro con Giuliana Sanguineti, candidato sindaco di Genova per il Pcl

    SanguinetiSiamo con Giuliana Sanguineti, medico in pensione, volontaria dell’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta” in prima linea per garantire a tutti il diritto alla salute, candidato sindaco del Partito comunista dei lavoratori( Pcl), movimento politico nato nel 2006 dalla scissione con Rifondazione comunista in aperta polemica con le scelte della dirigenza del partito e la partecipazione al governo Prodi.
    La sinistra italiana, nonostante siano mutati completamente gli scenari, ancora oggi continua a frammentarsi in mille parti, riuscirà mai a trovare una sintesi?

    Le sinistre radicali in realtà sono sinistre riformiste ed infatti, non a caso, sono sempre sedute sulle poltrone del potere. E come tali hanno approvato una serie di provvedimenti che sono incompatibili con il dichiararsi comunisti. Il comunismo, nella sua vera espressione, non c’è mai stato. Neppure il vecchio Pci è stato in grado di rappresentarlo perchè era un partito stalinista. Oggi i partiti riformisti hanno fallito. Parlare di unità con queste forze politiche per noi non ha senso. Loro hanno accettato le logiche del padronato ed hanno sempre ostacolato tutte le lotte.

    In questa competizione c’è un proliferare di liste civiche, lei come giudica questa tendenza, i cittadini vogliono riappropriarsi della politica, hanno voglia di partecipare in prima persona?

    La gente è stufa dei partiti che usano strumentalmente la politica per trasformarla in qualcos’altro e per rispondere solo ai propri interessi. I cittadini non credendo più nei partiti vogliono riappropriarsi della politica nel senso autentico della parola. Questo è un fatto positivo, d’altra parte non dimentichiamo che i Soviet sono nati così. Però bisogna fare molta attenzione perchè alcune liste nascondono o provano a mascherare dietro mentite spoglie, personaggi politici ben conosciuti.

    C’è chi dice che oggi non esistono più le classi sociali come siamo abituati a conoscerle e non è più il tempo della lotta di classe… Ma il conflitto nella società è sempre presente. Secondo lei si può ancora parlare di lotta di classe?

    Premessa: le classi sono sempre e comunque due: la classe lavoratrice nel suo insieme e la classe borghese e proprietaria. La diminuzione della classe operaia è una bugia storica. Oggi, è sufficiente guardare alla Cina, la classe operaia è numericamente aumentata. Nel nostro Paese è indubbiamente diminuita ma l’Italia rappresenta solo una piccola parte del mondo con cui dobbiamo confrontarci. A livello mondiale le lotte sono aumentate: guardiamo agli Stati Uniti o all’Inghilterra. La lotta di classe si sta esprimendo in altri modi perhè è cambiato il sistema in cui viviamo ma sotto la cenere è sempre presente ed è pronta ad esplodere.

    A Genova il lavoro è uno dei problemi più sentiti. Non siamo più una città industriale, il porto probabilmente deve essere rilanciato, secondo lei qual è la vocazione futura della nostra città?

    Genova è nata come città industriale poi in seguito c’è stato un tentativo di trasformarla in città turistica. Ma secondo me l’operazione è stata gestita male. Oggi il polo industriale si sta sgretolando giorno dopo giorno perchè gli investitori, per ragioni di convenienza, hanno preferito trasferirsi altrove. Per invertire lo stato delle cose è necessario modificare il sistema di produzione. Ad esempio la Fincantieri continua a costruire navi da crociera ma forse ci vorrebbe una spinta a cambiare il tipo di produzione. A livello locale non si può fare granché con il sistema capitalistico vigente, ci vuole un impegno ed un ripensamento delle politiche a livello nazionale.

    E sulle grandi opere, ad esempio il Terzo Valico, ovvero la nostra Tav, lei cosa ne pensa, è un intervento necessario?

    Il Terzo valico non si deve assolutamente fare. La Tav è chiaramente un’opera per far ingrassare le mafie, punto e basta.

    Un Sindaco, una giunta comunale cosa può fare per diminuire il trasporto privato e di conseguenza incentivare il tpl?

    Certo è difficile pensare di cambiare la situazione se si continua a pubblicizzare la vendita di automobili… Tra l’altro occorre ricordare che l’iperproduzione è stata una delle cause primarie della crisi economica.

    Secondo me l’unica soluzione è fare un’ordinanza che vieti il transito delle macchine e lo consenta solo in caso di necessità. Le persone che si recano al lavoro devono poter usufruire di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome. Le risorse economiche necessarie per rendere il tpl efficiente si possono prendere dalla fiscalità generale. Innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa. Inoltre basterebbe evitare lo spreco di denaro per lavori pubblici inutili ed anzi dannosi. Perchè non ripristinare la tranvia? questo sarebbe un lavoro pubblico veramente utile per i cittadini. Se si combatte seriamente l’evasione fiscale e la corruzione, la disponibilità economica per interventi a favore dei lavoratori che pagano le tasse, si trova.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Incontro con Marco Doria, candidato sindaco di Genova per il centro sinistra

    Incontro con Marco Doria, candidato sindaco di Genova per il centro sinistra

    Marco DoriaSiamo con Marco Doria, docente universitario di Storia economica presso la facoltà di Economia dell’ateneo genovese, vincitore delle primarie, candidato sindaco del centro sinistra. Marco Doria è stato per sette anni, dal 1978 al 1985, consigliere di circoscrizione di Albaro per il Pci e per tre, 1990-1993, consigliere comunale. Dopo quasi vent’anni da attivo spettatore nell’autunno 2011, grazie ad un  appello di alcuni intellettuali genovesi, Doria ha deciso di tornare ad occuparsi di politica in prima persona.

    Sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà, ha vinto con largo consenso le primarie ed oggi ci sono molte aspettative intorno alla sua candidatura. Lei è indubbiamente una figura libera ed indipendente ma la prima domanda che voglio porle è: pensa davvero di riuscire – nel caso diventasse sindaco – ad attuare le politiche che ha in mente, insomma ad avere testa e mani libere di agire, considerando che dovrà confrontarsi con interessi e logiche che muovono i partiti che l’appoggeranno?

    La testa libera sicuramente sì. Io penso che la coalizione di centro sinistra sia una coalizione di cittadini. Mi auguro di ottenere tanti consensi e spero che anche la lista che mi appoggia, espressione della società civile, raggiunga un buon risultato. Ovviamente io dovrò confrontarmi, come già sto facendo, con tutti i componenti della coalizione, singole persone ed organizzazioni politiche, per trovare una linea comune. Oggi sono il candidato di tutta la coalizione del centro sinistra e per essa ho il massimo rispetto. Questo però non significa affatto che io debba piegarmi a delle logiche di spartizione del potere.

    Vorrei affrontare con lei il tema del centro storico, una perla della città che andrebbe adeguatamente valorizzata a fini turistici e commerciali. Attualmente alcune zone, penso a via della Maddalena e al Ghetto, stanno provando a rialzarsi soprattutto grazie all’impegno di residenti, realtà associative ed al sostegno delle istituzioni; altre porzioni di città vecchia, ad esempio via di San Bernardo, sono frequentate solo nelle ore notturne a causa della cosiddetta “movida”, mentre durante il giorno sono abbandonate a se stesse. Come si possono coniugare le diverse esigenze degli abitanti, che chiedono di tutelare il loro sacrosanto diritto al riposo e dei giovani alla ricerca di luoghi per il divertimento, con la necessità di rilanciare il centro storico?

    Il centro storico è un gioiello, un patrimonio di Genova ma anche una porzione di città che vive problemi complessi e seri. Quindi richiede politiche di intervento articolate. Innanzitutto occorre valorizzare sempre più l’insieme di bellezze storico-artistiche della città vecchia. E promuovere flussi di turisti non solo nei percorsi tradizionali, ovvero Palazzo Ducale, via San Lorenzo, via Garibaldi, area del Porto antico, ma anche in percorsi oggi meno frequentati. Penso ad esempio a Sarzano, S. Maria di Castello, le Vigne, la Commenda di Prè. Inoltre il centro storico deve diventare un’area dove favorire, con adeguate politiche di sostegno, l’insediamento di nuove attività economiche, in particolare piccole attività commerciali ed artigianali. Per quanto riguarda la questione della cosiddetta “movida” è necessario ricordare a tutti l’importanza del rispetto delle regole affinché il legittimo bisogno di svago dei giovani non entri in conflitto con le rispettabili esigenze dei residenti. Occorre una politica capace di distribuire in maniera più intelligente sul territorio cittadino i luoghi del divertimento giovanile, in modo tale da risolvere il problema della tutela dei diritti degli abitanti del centro storico.

    Al di là delle considerazioni sull’utilità economica e sull’impatto ambientale di alcune grandi opere infrastrutturali, secondo lei un’opera come il Terzo valico, oggi in liguria e più in generale in Italia, le istituzioni sono in grado di gestirla? Oppure vista la moltiplicazione dei costi che spesso si registra nel nostro Paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente lo Stato italiano non è all’altezza?

    Io ritengo che alcune grandi opere debbano essere realizzate. I temi che lei solleva, pericolo di infiltrazioni criminali e certezze costi/tempi, sono sfide ed impegni che dobbiamo assumerci. In altri termini voglio dire che questi rischi non devono bloccarci. Si tratta infatti di pericoli che riguardano anche altre opere, non necessariamente le cosiddette grandi opere. Penso ad esempio ai lavori pubblici per la messa in sicurezza del territorio. In tutti i casi bisogna prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.

    Per quanto riguarda il Terzo Valico lei ha detto di essere favorevole, si tratta di un intervento che insiste su una vallata, la Val Polcevera, che già presenta diverse criticità e nel passato è stata ampiamente vessata…

    Per me è importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sono favorevole ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia. Ovviamente sono consapevole dei disagi che questi interventi comportano nella popolazione residente. Per la realizzazione di qualsiasi opera, grande o piccola, bisogna fare in modo di controllare la certezza dei tempi/costi ed attenuare, per quanto possibile, le criticità sul territorio.

    Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, l’inceneritore a Borzoli è una priorità?

    La soluzione è aumentare la raccolta differenziata e soprattutto l’effettivo riciclo dei materiali recuperati, ovvero la via al riciclo spinto ai livelli indicati dalle normative europee e nazionali. Questo sistema riduce la quota residua di rifiuti che dovrà essere trattata. Una parte di questi sarà trattata in un impianto a freddo di prossima realizzazione. Quindi il problema va affrontato, da un lato stimolando la raccolta differenziata e dall’altro con l’impianto di trattamento a freddo. In questo modo, secondo me, potremmo ottenere risultati significativi ed in seguito valutare se saranno necessari ulteriori investimenti anche per sistemi diversi. 

    Secondo lei qual è la vocazione di Genova per il prossimo futuro, soprattutto per quanto riguarda la crescita economica e la creazione di nuove opportunità di lavoro?

    Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Il porto deve continuare ad essere una colonna dell’economia genovese. Il settore industriale è stato pesantemente ridimensionato ed il Comune farà la sua parte per cercare di difenderlo.

    E poi ci sono altre numerose opportunità: penso ad esempio al settore della ricerca, la ricerca scientifica, quindi l’importanza del ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. E ancora l’ambito del turismo e della cultura: Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.

     

    Matteo Quadrone

    Video di Daniele Orlandi

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

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    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Pierluigi Vinai, incontro con il candidato sindaco del centro destra

    Pierluigi Vinai, incontro con il candidato sindaco del centro destra

    Pierluigi VinaiSiamo con Pierluigi Vinai, candidato sindaco del centro destra, ex segretario generale dell’Anci regionale ed ex vicepresidente della Fondazione Carige (si è infatti autosospeso da entrambe le cariche), si presenta come indipendente (anche se è stato iscritto al Pdl e ha contribuito alla stesura della Carta dei valori), sostenuto oltrechè dal Pdl, anche da alcune liste civiche. In questa competizione elettorale c’è una tendenza dei candidati a presentarsi come espressione della società civile, penso anche ad Enrico Musso e Marco Doria, come a voler prendere le distanze dalla vecchia concezione di fare politica, oggi vissuta in maniera negativa dai cittadini, ma la domanda che le pongo è: pensa davvero di riuscire – nel caso diventasse sindaco – ad attuare le politiche che ha in mente, insomma ad avere testa e mani libere di agire, considerando che dovrà districarsi con gli interessi che muovono i partiti che l’appoggeranno? In altri termini riuscirà a governare senza subire i ricatti dovuti alle logiche di partito?

    Su questo potete starne certi. Mi conoscono e mi hanno accettato sapendo che sono un uomo libero. Quindi la libertà per me viene prima di tutto. Ovviamente questa libertà deve stare in un contesto condiviso. E se dovessero esserci dei punti sui quali non c’è condivisione  penso che prevarrebbe il buon senso mio e dei miei compagni di viaggio. Sono un candidato indipendente perchè siamo in un contesto, anche a livello nazionale, in cui c’è una profonda evoluzione del sistema. La cosiddetta seconda repubblica, almeno come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi anni, mi sembra sia giunta al suo crepuscolo. Dunque, se dobbiamo pensare un percorso nuovo per il bene comune dobbiamo farlo attraverso una strada che non è più quella dei partiti tradizionali. I partiti comunque continueranno ad esserci e forse nasceranno in forme nuove. Genova da sempre è una città laboratorio ed è giusto che questo esperimento parta dalla nostra città. L’obiettivo è ricondurre all’unità il mondo moderato. Visto che in questa fase ci sono molti candidati moderati, vorrà dire che considereremo il primo turno una sorta di primarie per scegliere chi affronterà il candidato della sinistra.

    Inevitabilmente le devo chiedere il suo parere sulla realizzazione della moschea, visto che ha provocato polemiche il suo incontro con l’Imam ed il Pdl non sembra intenzionato a fare aperture su questo tema, lei come risponde alle critiche…

    Io sono di matrice culturale cattolica quindi non posso neppure immaginare che altre forme di religione non dispongano di un luogo di culto degno ed adeguato. Detto questo però, bisogna vedere come viene gestita una questione così importante e che coinvolge una comunità numerosa come quella islamica. Diverse amministrazioni di sinistra hanno trattato l’argomento come fosse una pratica urbanistica. La comunità musulmana genovese ha un titolo giuridico in mano ed ha il diritto di vederlo riconosciuto. L’operazione è stata gestita male fin dall’inizio quando per il progetto fu scelta un’area in cui non si poteva realizzare, ovvero Coronata. In seguito l’amministrazione ha pensato al quartiere Lagaccio ma qui ha trovato molta difficoltà nel fare accettare l’operazione alla popolazione residente. Forse è necessario trovare un luogo dove vi sia maggiore accoglienza. Gli amici del Pdl che non hanno gradito il mio incontro con l’Imam sbagliano perchè io sto incontrando diverse figure istituzionali, sociali, culturali, di comunità. Stiano sereni perchè non intendo stravolgere le mie idee ma il mio è un pensiero aperto

    L’Immigrazione è una questione che in questi ultimi anni, in particolare da parte del centrodestra, è stata trattata soprattutto come una questione di sicurezza. Ma secondo lei, considerando anche il processo di integrazione in atto nella società, non è un tema che andrebbe affrontato dal punto di vista dei diritti e doveri di queste persone?

    Sì, ma io parlerei di doveri e diritti. Invece della città dei diritti, che a parer mio è stata un esempio di declino, io vorrei istituire la città dei doveri. Certamente la popolazione immigrata deve essere inclusa socialmente. Pensiamo ai nostri emigranti che andavano in Germania, Belgio, America, inizialmente trovavano difficoltà ma in seguito si fermavano nei nuovi paesi e mandavano in Italia i loro guadagni che contribuivano ad aumentare il nostro Pil. Oggi noi stiamo subendo il processo inverso. Inoltre molte persone immigrate stanno pensando di tornare al paese natio dove investono le risorse guadagnate in Italia, impoverendo di conseguenza il nostro Pil. Per me non è un fatto positivo se queste persone tornano nelle nazioni di provenienza. Ciò significa che non siamo stati capaci di fare comunità ed offrire inclusione sociale. Ma quest’ultima deve partire dal rispetto, da parte degli immigrati, della nostra cultura e del nostro modo di vivere.

    Il lavoro è uno dei punti centrali del suo programma, il porto deve essere rilanciato, lei cosa ne pensa della realizzazione del nuovo terminal di Voltri, un progetto osteggiato dai cittadini del ponente? è una priorità oppure prima occorre sfruttare a dovere le aree portuali esistenti?

    Questa città è il suo porto, senza non esisterebbe. Il porto ha una potenzialità di sviluppo pari ancora a 2/3. Non svilupparlo come dovrebbe ha dell’incredibile. Genova è stata La Superba perchè il suo porto l’ha resa tale. E la comunità genovese è stata così intelligente da trovare, proprio nell’interesse portuale, il motivo di ricomposizione rispetto alle sue divisioni. Purtroppo negli ultimi anni neppure in questo ambito siamo riusciti ad andare d’accordo. Le vicende giudiziarie ne sono una lampante dimostrazione ed hanno comportato un grave deterioramento non solo nell’immagine del porto e delle persone coinvolte, ma anche in termini di risultati economici. Tutte le aree portuali vanno qualificate ed ottimizzate al meglio compresa l’area di Voltri che può dare risposta ad alcune esigenze particolari. I bacini di carenaggio devono essere sistemati una volta per tutte. Insomma il porto va rilanciato ed io in questi giorni ho incontrato i vertici della Culmv ed i lavoratori del porto – che rappresentano una risorsa fondamentale e da valorizzare – proprio per comprendere da vicino i problemi e provare a trovare dele soluzioni.

    Sul tema grandi opere lei si è già espresso favorevolmente schierandosi contro chi dice sempre no. Ma secondo lei un’opera come il terzo valico – al di là delle considerazioni sull’utilità economica e sull’impatto ambientale –  oggi in Liguria, ma più in generale in Italia, le istituzioni sono in grado di gestirla? Oppure vista la moltiplicazione dei costi che si registra solo nel nostro paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente lo Stato non è all’altezza ?

    Per quanto riguarda la moltiplicazione dei costi occorre essere molto attenti. Quando si avvia un cantiere i calcoli devono essere ben fatti cercando di evitare il pericolo di infiltrazioni mafiose che purtroppo sono presenti in Liguria ma anche a Genova, come denunciato più volte dal magistrato Anna Canepa. E se sarò sindaco in merito a questo problema garantisco che starò molto attento e vigile. Nello stesso tempo però le grandi opere vanno realizzate. In caso contrario noi continuiamo a praticare soltanto una prosecuzione del declino. A me non interessa andare a gestire il declino. Ci sono altri candidati che forse hanno questa passione. La teologia della decrescita non mi appartiene, anzi la aborro. Io credo che lo sviluppo sia necessario, se non altro perchè ho 4 figli e non vorrei che dovessero fuggire altrove per trovare lavoro e realizzarsi. In merito alla gestione di cantieri così complessi va ricordato che intorno ad essi ruotano dei tavoli interistituzionali. Il sindaco di un comune interessato deve pretendere un momento di confronto costruttivo affinchè i problemi vengano affrontati in maniera limpida e trasparente.

    A proposito di gestione rifiuti cosa ne pensa del progetto inceneritore a Borzoli?

    Scarpino è arrivato ormai al capolinea. La raccolta differenziata è imprescindibile e va potenziata. Per quanto riguarda il gassificatore non abbiamo ancora dei dati sufficienti per affermare con sicurezza che – considerato il notevole investimento necessario – sia questa la soluzione. Invece il termovalorizzatore di ultima generazione, installato a Vienna e Brescia, funziona. E nelle città nominate non mi pare che gli abitanti siano scontenti della sua presenza. Oltre a ridurre il problema, perchè eliminarlo non si può, il termovalorizzatore produce energia. Per quanto riguarda la sua collocazione sarà necessario realizzare uno studio approfondito e poi decidere.

    Cosa ne pensa dell’invasione dei box su tutto il territorio e quale potrebbe essere la strada da seguire per far sì che la mobilità privata diminuisca ed al contrario aumenti l’utilizzo del trasporto pubblico locale?

    Purtroppo hanno proliferato i box ed i posti auto  anche perchè molti esercizi commerciali sono stati costretti a chiudere. Per ridurre la mobilità privata, mi riferisco soprattutto alle automobili perchè il trasporto sui mezzi a due ruote, con un’opportuna regolamentazione, secondo me va incentivato, occorre una risposta articolata sul versante del trasporto pubblico locale. Innanzitutto bisogna portare avanti quella che è diventata una vera e propria barzelletta, ovvero la metropolitana. Mentre il tpl va ripensato ma non solo in ambito cittadino. La Regione deve fare la sua parte, non può abbandonare i comuni della cintura. Penso ai cittadini di Valle Stura, Val trebbia, Valle Scrivia, Val Fontanabuona, che devono essere serviti adeguatamente dal tpl. Ci vuole insomma un ripensamento a livello regionale e questa sarà una delle prime condizioni che metterò sul tavolo.

    Per quanto riguarda le società municipalizzate esse svolgono servizi essenziali come le manutenzioni, gestione rifiuti, tpl e oggi mostrano di non funzionare al meglio. La privatizzazione è una soluzione?

    Io non sono ne pro ne contro le società a partecipazione pubblica. Ma ce ne sono alcune che versano in situazione fallimentare e non hanno prodotto risultati positivi. La manovra finanziaria del 2010 di Tremonti fornisce indicazioni precise in merito alle municipalizzate. Va a limitare e di molto l’operatività e l’ambito del personale. La gestione della forza lavoro deve essere necessariamente razionalizzata.

    In tema di diritti, in questi giorni l’Europa si è espressa a favore di una concezione della famiglia che comprenda anche le unioni civili etero ed omosessuali. In alcuni Comuni di altre città è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Qual è la sua opinione a proposito?

    La risposta è articolata. Io non credo ci sia la necessità di un registro delle coppie di fatto. Primo perchè non è materia comunale bensì statale. Inoltre la nostra Costituzione già spiega cosa è la famiglia. Se io assumo un obbligo ed una responsabilità davanti alla comunità con un atto formale, vale a dire il matrimonio, per questo motivo ho dei diritti/doveri. Non capisco per quale ragione chi non intende assumere questa evidenza pubblica, debba godere dei medesimi diritti. Tra l’altro dobbiamo andare a vedere di che diritti parliamo. Se i diritti sono quelli della fiscalità, considerando quanto viene tartassata la famiglia, allora prima è necessario intervenire in questo ambito. Senza contare che è la disgregazione della famiglia il male principale di questo paese.

     

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

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    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Sidimohamed Kaabour

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    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 
     

  • Gian Piero Alloisio, Roberta Alloisio e Federico Sirianni: dietro le quinte di “Malavitaeterna”

    Gian Piero Alloisio, Roberta Alloisio e Federico Sirianni: dietro le quinte di “Malavitaeterna”

    Malavitaeterna, Gian Piero Alloisio«Una storia di emarginati– racconta Gian Piero Alloisiouna storia di sola droga, a dir la verità, e poco altro! Parlare della droga dal punto di vista soggettivo di chi paga e alimenta i traffici della mafia, e non come condanna esterna, fa capire innanzitutto che l’umanità riguarda tutti gli umani e che in tutte le storie tragiche c’è anche tanta comicità… d’altronde uno non farebbe il tossico per vent’anni se piangesse tutti i giorni. E proprio per questo ho voluto un linguaggio vero, il linguaggio doc dei primi anni 90 nei vicoli di Genova… Ora non so che lingua si parli, allora era così!»

    Malavitaeterna” è la quinta edizione dello spettacolo di Gian Piero Alloisio che fotografa i vicoli genovesi dei primi anni 90, la storia di un tossicodipendente e spacciatore interpretato dal cantautore Federico Sirianni: «…il mio ruolo più che l’attore è quello del raccontatore… un ruolo che già ho, in fin dei conti, nei miei concerti. Questo spettacolo ovviamente è stato più impegnativo perché si tratta di un lavoro collettivo, un lavoro per me bellissimo e arricchente…».

    Il protagonista è King (personaggio non di fantasia che ha ispirato ad Alloisio l’omonima canzone scelta anni fa come traccia conclusiva della compilation “Faber Amico Fragile” con gli omaggi dei grandi interpreti della musica italiana a Fabrizio De André), uno spacciatore dei vicoli finito in carcere e ora giunto all’ultimo giorno di comunità, pronto a fare ritorno nella vita dei “normali”

    Una normalità che in questo spettacolo emerge nel suo aspetto forse più vero e naturale, ovvero quello della parola sostanzialmente priva di senso o, ancora meglio, caratterizzata da interpretazioni e significati diversi e, perché no, talvolta anche distanti fra loro.

    Che cos’è la normalità per Roberta Alloisio? «E’ la vita che a un certo punto prende il sopravvento rispetto a tutte le esperienze e le difficoltà, rispetto al vissuto, la vita che va avanti con le sue ombre e le sue luci, con i difetti e gli errori… Noi nello spettacolo ne abbiamo un’idea un po’ comica se vuoi… fra un disprezzo di casta e una voglia, un obiettivo da raggiungere…»

    «Poi basta che la racconti la normalità e diventa anormale… – dice Gian Piero – le vite delle persone normali sono vite normali? Non penso proprio. Dovessi fermare una persona qualunque  per strada per farmi raccontare veramente quello che gli succede quotidianamente probabilmente rimarrei a bocca aperta…  “Ogni vita è grande” è la canzone che chiude lo spettacolo e che sottolinea proprio questo aspetto della vita; la normalità, a parer mio, dovrebbe essere  riconoscere la grandezza di ogni singola esistenza.»

    Gabriele Serpe

    Video di Daniele Orlandi

  • Edoardo Rixi, candidato sindaco di Genova per la Lega Nord

    Edoardo Rixi, candidato sindaco di Genova per la Lega Nord

    Edoardo RixiSiamo con Edoardo Rixi, consigliere regionale, candidato sindaco della Lega nord che correrà da sola alle prossime elezioni amministrative. Nato nel 1974 a Genova, laureato in Economia e commercio, già consigliere comunale, eletto deputato alla Camera nel 2010, nello stesso anno lascia l’incarico a Roma per occuparsi di Genova e della Liguria.

    Lei ha dichiarato di rappresentare l’unica novità in questa competizione elettorale: oggi i cittadini sembrano lontani dalla politica “tradizionale” però anche la Lega ormai è una presenza consolidata, pensate davvero di incarnare il desiderio di una nuova concezione del modo di fare politica?

    Io credo che non si tratti tanto del movimento politico, quanto della mia figura a rappresentare una novità: un giovane, unico candidato del ponente, che ha deciso di rimanere a Genova per provare a dare un futuro alla città. La mia vuole essere una candidatura che unisce e non divide, sarò sostenuto da una lista civica per dare la possibilità anche a chi finora non ha mai votato Lega di poter esprimere le sue idee.

    Ha affermato di voler mettere al centro del suo programma lavoro e sviluppo economico. Il porto in quale modo va rilanciato? Cosa ne pensa della realizzazione del nuovo terminal di Voltri, un progetto osteggiato dai cittadini del ponente?

    Se l’avessero chiamato terminal d’Europa invece che porto d’Africa avrebbe dato un’immagine diversa ai cittadini di Voltri. Ma il vero problema è che noi dobbiamo creare reddito e posti di lavoro duraturi ed in loco. Nelle aree portuali ci sono grandi spazi che non sono utilizzati in maniera appropriata. Prima di pensare a nuovi terminal occorre sfruttare a dovere quelli attuali. Su questo punto ci deve essere l’impegno di tutte le forze politiche. E poi bisogna fare pressioni a livello nazionale  affinchè, attraverso una legge ad hoc, una parte delle entrate economiche generate dal porto rimangano effettivamente sul territorio.

    A proposito della gestione dei rifiuti cosa ne pensa del progetto inceneritore a Borzoli, è una priorità?

    La priorità è la discarica di Scarpino, una delle più grandi in Italia. I cittadini di Borzoli e Sestri ponente non possono essere trattati in questa maniera. Rispetto al gassificatore esistono dei progetti alternativi che occorre valutare con attenzione. Ad esempio la torcia al plasma in piattaforma, un’idea che potrebbe portare a delle sinergie interessanti tra l’Università e lo stabilimento Fincantieri. Sicuramente non possiamo immaginare di sostituire la discarica di Scarpino con un maxi impianto che comunque non risolverebbe il problema rifiuti ma non sarebbe neppure in grado di alleggerire il traffico di mezzi pesanti nel quartiere. Al contrario è necessario proporre una seria politica di potenziamento della raccolta differenziata.

    Per quanto riguarda il terzo valico, aldilà delle considerazioni economiche, sull’effettiva utilità e relative all’impatto ambientale, secondo lei, oggi, le istituzioni pubbliche – a livello nazionale e locale – sono in grado di gestire la realizzazione di un’opera simile? Oppure vista la moltiplicazione dei costi, che si registra solo nel nostro paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente Stato ed enti locali non sono all’altezza?

    Io sono favorevole al terzo valico perchè, considerando anche la situazione dei pendolari, una nuova arteria ferroviaria che colleghi Genova e Milano è necessaria. Mi domando però se queste risorse sono recuperabili a livello nazionale e soprattutto come saranno gestite. Inoltre occorre rivedere la legge nazionale sugli appalti: finchè continueremo a fare grandi appalti, di dimensioni tali da agevolare sempre e solo determinate aziende, il problema legato alle infiltrazioni criminali, non lo risolveremo mai. In altri termini se un appalto non produce ricchezza sul territorio non possiamo immaginare che i cittadini siano cornuti e mazziati. Da una parte l’ambiente subisce un inevitabile deterioramento e dall’altra rischiamo di non ottenere nessun beneficio economico concreto e diretto.

    Io credo sia necessario aprire Genova ai grandi corridoi del Nord Europa. Ma detto questo, vorrei che in Italia si procedesse con una mentalità più francese e tedesca pittuosto che romana. La gestione degli appalti, insomma, deve smettere di essere una contrattazione di carattere politico.

    Le campagne elettorali condotte dalla Lega nord spesso hanno puntato sulla necessità di migliorare la sicurezza dei cittadini. Secondo voi la questione immigrazione va trattata esclusivamente come una questione di sicurezza? Oppure visti i processi di integrazione in atto nella società – penso ai bambini stranieri nati in Italia e che frequentano le nostre scuole – è necessario affrontarla dal punto di vista dei diritti/doveri di queste persone?

    Io credo che l’integrazione sia un elemento fondamentale. Ma sono altrettanto convinto che – in un periodo di grave crisi economicaesista il rischio concreto, soprattutto nei quartieri popolari dove vivono i ceti più deboli, di arrivare allo scontro. Non per motivazioni di carattere razziale che sinceramente non vedo proprio, quanto piuttosto per motivi di soppravivenza. Quando ai livelli di povertà della città si somma la massa di persone disperate provenienti da altri paesi, purtroppo diventa impossibile, per i servizi sociali del comune, fornire un aiuto a tutti. E così si scatena una corsa a chi riesce ad aggiudicarsi di più, una vera e propria guerra tra poveri che abbiamo il dovere di scongiurare.

    Sicurezza ed Integrazione, per me, devono viaggiare di pari passo. Ma tutto ciò è legato al problema principale della città, ovvero la mancanza di lavoro. Se noi creiamo occupazione, quindi ricchezza ed opportunità per le nuove generazioni (italiani e stranieri, senza distinzioni), il processo d’integrazione sarà facilitato.

     

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

  • Tvrtko Buric: l’artista di Zagabria che vive e lavora a Genova

    Tvrtko Buric: l’artista di Zagabria che vive e lavora a Genova

    Tvrtko BuricTvrtko Buric è un giovane artista straniero che attualmente vive e lavora a Genova. Ventinove anni, comincia a formarsi nel campo della pittura a Zagabria, sua città natale,  e si diploma in Arti Applicate e Design; poi decide di trasferirsi all’estero e la scelta ricade proprio su Genova, dove ha conseguito la laurea specialistica in Disegno Industriale e dove ormai risiede da sette anni. Lo abbiamo incontrato poco dopo il termine di Product Human, mostra collettiva –cui Tvrtko ha partecipato- tenutasi tra dicembre e gennaio a Sala Dogana (lo spazio di Palazzo Ducale dedicato ai giovani artisti).

    Come e quando è cominciato il tuo interesse verso l’arte visiva? Cosa ti ha spinto a esprimerti attraverso di essa?
    Ho iniziato a esprimermi in questo modo quando ero ancora un bambino, ma è diventata una professione circa sette anni fa, quando ho cominciato a riflettere su temi seri. Poi lo studio presso la facoltà di architettura mi ha aiutato nella formazione e ha accresciuto la mia ispirazione.

    Quali tecniche usi? E qual è la tua tecnica preferita?
    Fino a poco tempo fa usavo diverse tecniche: dall’olio all’acrilico, al pennarello e utilizzavo vari supporti. Questa sperimentazione mi è servita per capire cosa mi piacesse di più, con quale tecnica mi trovassi più a mio agio. E così sono arrivato a concentrarmi solo sul disegno, soprattutto su pvc e plexiglass. Il lavoro viene passato allo scanner e poi stampato su vari tipi di materiale.

    Tu vieni da Zagabria. Perché hai scelto Genova per i tuoi studi e poi per la tua attività?
    In realtà è stato un caso. Un’amica che ha studiato a Genova mi ha detto di essersi trovata bene e quindi ho seguito il suo consiglio, rinunciando a Milano: lì vivono molti serbi e croati, ma io volevo cambiare contesto e stile di vita, e qui ho incontrato molti stranieri, anche artisti. Genova è una città molto particolare e mi è sembrata la scelta giusta.

    Nei tuoi pannelli in grande formato una linea nera definisce i contorni di persone e oggetti, folle che si perdono in lontananza, volti senza occhi, sagome. Cosa cerchi di comunicare attraverso queste immagini?
    Non c’è in realtà una simbologia univoca, ho sempre cercato di lasciare lo spazio per diverse interpretazioni. Cerco di comunicare lasciando a ognuno la possibilità di vedere nei miei lavori ciò che vuole, ciò che sente, magari di riflettere sul senso che ha la nostra presenza nel mondo, sul “chi siamo e dove andiamo”.

    In Progetto Continuum hai lavorato all’interno di un non-luogo, un centro commerciale, sistemando le opere in spazi non consueti come le pareti delle scale mobili. In effetti le tue sagome spersonalizzate, senza volto, ben si sposano con l’ambientazione del centro commerciale, zona di passaggio, di consumo, di perdita d’identità. È d’altronde una bella sfida fare arte nel luogo simbolo del consumismo per eccellenza, dove la gente solitamente passa per acquistare e scivola via, attenta solo alle vetrine e al portafoglio. Che risposta hai avuto da parte del pubblico?
    Il progetto prevedeva una serie di installazioni in un centro commerciale dell’Aquila che, dopo il terremoto, ha forzatamente sostituito il centro cittadino come luogo di ritrovo e aggregazione (il centro storico dell’Aquila è stato distrutto dal terremoto del 2009 ed è tuttora inagibile). Il mio lavoro è stato visto e ritenuto adatto nell’ambito del progetto. È stato uno degli interventi più ampi che abbia mai fatto, con pannelli lunghi più di dieci metri, coperti da chilometri di linee di disegno. Sono molto felice di aver partecipato a questo progetto.

    C’è qualche altro luogo che ti ispira o che ti ha ispirato delle opere, o dove vorresti esporre? Qui a Genova per esempio, c’è un luogo che ti affascina?
    Ogni dettaglio della vita quotidiana può essere di ispirazione, ma ultimamente sono stato colpito dall’atrio di Palazzo Ducale. Lo vedo come un luogo perfetto per l’arte contemporanea. Ogni giorno passo di lì, lo guardo e mi faccio ispirare, penso. Sto cercando di creare qualcosa pensandolo appositamente per questo spazio.

    Ti occupi anche di design, hai progettato per esempio sedie componibili basate su un modulo ripetibile. Arte e design sono nel tuo lavoro due cose distinte o due risultati diversi di un unico flusso creativo?
    Sono due cose diverse, due ricerche separate. Nell’arte affronto problematiche interiori, il design invece risolve piccoli problemi. Mi piace molto anche il design, ma ora l’ho lasciato un po’ da parte dedicandomi di più all’arte. Vorrei comunque riprenderlo più avanti.

    Prossimi progetti?
    Adesso continuerò il ciclo legato a Product Human con il prossimo evento espositivo, Post Human. Saranno per la maggior parte installazioni destinate a luoghi pubblici, in cui lavoro con supporti che creino soprattutto giochi di luce e ombra.

     

    Claudia Baghino

    Video di Daniele Orlandi

  • La Formica: uno spazio per fare acquisti aiutando l’ambiente

    La Formica: uno spazio per fare acquisti aiutando l’ambiente

    eco formica genovaForse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano“.

    Il brano da Le città invisibili di Italo Calvino che parla di Leonia, la città che vive dei propri rifiuti, è uno dei cavalli di battaglia intorno a cui ruota il negozio La Formica di via Trebisonda.

    Inaugurato il 17 settembre 2009, è uno spazio dedicato a prodotti di qualità e rispettosi dell’ambiente. Ce lo racconta Filippo Repetto.

    Di cosa vi occupate a La Formica? Quali prodotti trattate?

    L’articolo più venduto è senza dubbio il detersivo alla spina: abbiamo due linee, una “tradizionale” e una biologica, che coprono una serie di prodotti che va al detersivo per i piatti, sgrassatore per superfici, ammorbidente e così via.

    Da quando abbiamo aperto abbiamo riempito 24.178 barattoli: le persone comprano un barattolo di plastica la prima volta, poi le  successive vengono qui da noi con il barattolo vuoto e noi lo riempiamo. Ci ha colpiti molto il fatto che così tante persone si impegnano a uscire di casa con i barattoli vuoti, senza gettarli via e ricomprarli ogni volta: magari li lasciano in macchina o nel bauletto del motorino, passano da qui prima o dopo il lavoro e li riempiono. Lo stesso vale per i pensionati, che magari non sono più in grado di reggere pesi e dunque vengono qui più volte, portando un barattolo per volta.

    Cosa vi ha spinto a creare un luogo come questo?

    Noi ci carichiamo di domande e tramutiamo queste domande in una ricerca di prodotti. Il negozio è un modo “leggero” di comunicare domande e risposte: i nostri clienti sono molto diversi tra loro, alcuni sono più interessati e informati riguardo i temi dell’ecologia, altri vogliono solo (per esempio) comprare detersivi che costano meno rispetto al supermercato.

    Chi è interessato a seguire attivamente questi temi ha tante fonti a disposizione: le fiere dedicate alla sostenibilità come Fa la cosa giusta, il web, il passaparola e così via. Quello che noi abbiamo scelto di fare è proporre questi temi attraverso la normalità del negozio, e attraverso questa formula possiamo parlare a più persone possibile.

    Esistono degli standard che regolano la qualità dei vostri prodotti?

    Ci sono varie certificazioni nazionali e comunitarie che determinano l’impronta ecologica di un prodotto, basate su vari criteri: l’utilizzo di componenti non inquinanti o nocive, un processo di produzione a basso impatto sull’ambiente, l’assenza di trattamenti su animali. Parole come “ecologico”, “bio” o “sostenibile” di per sé possono voler dire tutto e non voler dire niente.

    Per esempio l’Italia è il Paese europeo che ha il maggior numero di prodotti a marchio Ecolabel, ma solo perché è arrivata “tardi” e altri Paesi come Germania e Svezia hanno superato Ecolabel creando propri marchi che hanno ottenuto un riconoscimento dall’Unione Europea.

    Al di là degli standard, che sono molto importanti dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ogni prodotto ha una sua peculiarità e sono diverse le motivazioni che spingono le persone a comprarli. Nel caso ad esempio dei detersivi alla spina le variabili possono essere il prezzo più basso, l’utilizzo da parte di persone con allergie o problemi dermatologici, la necessità di un prodotto che funziona bene e che sia più durevole nel tempo, e così via. Non tutti coloro che comprano i nostri prodotti lo fanno perché la loro priorità è voler difendere l’ambiente.

    A vostro parere la cultura dell’ecologia è radicata nelle persone? Cosa si potrebbe fare?

    Qui vendiamo un libro di Roberto Cavallo che si chiama Meno 100 chili, in cui l’autore mette a confronto la generazione di suo nonno e quella di suo figlio: il libro spiega come nelle generazioni passate fosse assolutamente normale usare un prodotto fino al logoramento, mentre la cultura di adesso è più orientata verso l’usa e getta. La cultura del riciclo è anzitutto cultura del buon senso: se uno Stato si trova costretto a imporla per legge, vuol dire che a monte manca qualcosa.

    Ti faccio l’esempio della plastica: tantissime persone demonizzano i sacchetti di plastica e scelgono altri materiali come il Mater-bi. Questo va benissimo, ma in realtà non è da escludere la possibilità di usare sacchetti di plastica, sarebbe sufficiente usarli e riutilizzarli fino a che sia possibile. Per questa ragione in negozio ritiriamo i sacchetti di plastica usati e li riusiamo per i clienti che ne hanno bisogno. Nessun materiale e nessun prodotto va demonizzato, tutto è lecito purché sia usato con intelligenza: il cambiamento è prima di tutto nella nostra testa.

    Siete molto attivi sul web, con un sito e una pagina Facebook. Trovate che Internet sia uno strumento utile per diffondere il vostro messaggio?

    Ormai in nessun caso si può prescindere da Internet, ma il nostro obiettivo che online e offline si completino a vicenda: su Facebook abbiamo oltre 900 fan e la maggior parte di loro è diGenova, ma cerchiamo comunque di trattare temi che non si limitino alla pubblicità di quello che vendiamo. Un esempio molto diffuso recentemente è l’how to, ossia siti e blog che nascono per spiegare “come fare le cose”.

    Frequentare il nostro negozio segue la stessa logica del frequentare un blog: ci può essere una transazione economica, ma c’è anzitutto uno scambio umano. Con la differenza che un negozio accoglie chi non ha mai letto un blog o non li consulta abitualmente.

    Marta Traverso

  • Incontro con Giuseppe Viscardi, candidato sindaco di Gente Comune

    Incontro con Giuseppe Viscardi, candidato sindaco di Gente Comune

    Giuseppe Viscardi Gente ComuneGiuseppe Viscardi, esperto ed appassionato di trasporti, è il candidato sindaco dell’associazione “Gente Comune”. Giornalista, proviene dal mondo del volontariato cattolico e crede fermamente nell’associazionismo.
    Gente Comune «nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini che condividono gli stessi valori di democrazia, impegno sociale, visione del futuro, guidati dagli stessi sentimenti riguardo allo stato attuale delle cose – si legge nel manifesto dell’associazione – si prefigge l’obiettivo comune di contribuire a superare la crisi del nostro paese, che noi tutti stiamo vivendo e subendo, rilanciando una strategia politica forte, costruita sui fatti concreti, e non sulle parole. La gente comune è quella che si incontra ad ogni angolo di strada, in ogni bottega, in ogni fabbrica; è quella che quando vede un problema, che riguardi sé o gli altri, sente il bisogno di cercare di risolverlo, e si rimbocca le maniche; la gente comune conosce il significato di “buona volontà”, ed agisce sempre dando il “buon esempio”».

    In quale maniera una candidatura come la vostra, di “gente comune”, insomma “persone normali”, può mettere in difficoltà i grandi apparati politici che vi troverete di fronte nella competizione elettorale? in altri termini come farete ad evidenziare la vostra differenza ?

    Proprio grazie al nome che abbiamo scelto evidenziamo la nostra volontà di distinguerci. Nasciamo infatti come associazione di volontariato e di solidarietà attiva. Negli ultimi anni e con maggiore intensità negli ultimi mesi abbiamo promosso diverse iniziative concrete ad esempio per quanto riguarda la pulizia di parchi pubblici ed aree degradate. Tutte azioni che hanno a cuore i bene comuni purtroppo troppo spesso dimenticati dalle istituzioni. L’idea è portare lo spirito, la spontaneità organizzata che contraddistingue il volontariato, anche in politica.

    Ritenete che in un momento storico come questo, in cui il sentimento dell’antipolitica è molto forte, un movimento come il vostro possa essere in qualche modo favorito?

    Non mi piace la definizione di antipolitica. I professionisti della politica per difendersi e conservare le proprie posizioni accusano i movimenti come il nostro di fare antipolitica. O ci definiscono semplicemente protestatari perché vogliamo distruggere il sistema fino ad oggi vigente. La nostra non è antipolitica al contrario è politica dal basso e rende giustizia al significato più nobile della parola. Inoltre noi avanziamo proposte concrete e tangibili, non siamo un movimento di protesta fine a s stessa.

    L’esigenza di far crescere l’economia della città favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro è ormai improcrastinabile. Quali strumenti può mettere in campo un sindaco per agevolare investimenti ed insediamenti produttivi nella nostra città?

    Le problematiche di tipo occupazionale che hanno penalizzato la città purtroppo rispondono a politiche che trascendono dal livello comunale. Detto questo rimane innegabile un dato di fatto: le forze che finora hanno governato Genova hanno difeso poco e male le nostre eccellenze produttive.

    Secondo noi è necessario rilanciare il comparto portuale puntando su una forte integrazione tra porto e città. E poi occorre scommettere sul turismo promuovendo ad esempio nuovi percorsi culturali. Pensiamo all’enorme “giacimento” musicale che abbiamo a disposizione. Una lunga storia che va da Paganini fino al filone dei cantautori degli anni ’60 e ’70 e che prosegue ancora oggi. Genova artisticamente parlando è una realtà dotata di grande fermento che occorre assecondare. Senza contare che quella che si verrebbe a creare è occupazione giovanile.

    Per quanto concerne le grandi opere, gronda autostradale e terzo valico, qual è la vostra posizione? Mentre per incentivare il trasporto pubblico locale su cosa occorre puntare?

    Una linea di alta velocità tra Genova e la Pianura Padana è indispensabile. Per quanto concerne il trasporto su gomma occorre separare i traffici: quelli che direttamente riguardano la città rispetto ai movimenti che invece hanno un origine diversa. Ma tutti gli investimenti devono essere fatti pensando al futuro: utilizzando tecnologie il meno invasive possibile e cercando di salvaguardare l’ambiente.

    In merito alla mobilità urbana secondo noi va incentivato il trasporto a trazione elettrica. Limitando il più possibile il trasporto a trazione termica. Bisogna investire sul trasporto su ferro. Quindi realizzare il completamento della metropolitana estendendola a Valbisagno e Levante. E poi sfruttare il metro ferroviario. Il quadruplicamento della linea Voltri-Brignole è fondamentale. Il Tpl dovrebbe essere visto come una libera scelta e non come un obbligo. Genova ha un orografia particolare che indubbiamente complica le cose. Ma le due funicolari esistenti hanno sempre svolto un ruolo eccezionale. Perché non immaginare di esportare questa tecnologia in altre zone della città? Infine ci sono dei provvedimenti da prendere subito. La rete Amt va ridisegnata completamente per renderla più efficiente.

    Per quanto riguarda i servizi pubblici gestiti dal Comune, cosa intendete fare delle società municipalizzate?

    Parto come spunto dall’igiene urbana che è un fatto tangibile per tutti i cittadini. La nostra idea è quella di avere una città che ricicla. Che non si vergogna di riutilizzare i materiali e non li butta via in maniera indistinta. Occorre innanzitutto non penalizzare i comportamenti virtuosi dei cittadini che riciclano oppure che portano i rifiuti ingombranti nei luoghi deputati a questo scopo. Oggi al contrario la tariffa sui rifiuti colpisce tutti senza fare distinzioni.

    A Genova esistono tante associazioni che hanno a cuore la tutela della conservazione di aree pubbliche, zone rurali, di montagna, trascurate dall’amministrazione comunale. Il nostro obiettivo è affidarsi all’associazionismo per costituire una rete di soggetti che consenta di valorizzare in maniera adeguata gli splendidi spazi pubblici che abbiamo a disposizione.

     

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

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