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  • Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    terzo-valico-cantiere-2015-2L’operazione di questa mattina della Guardia di Finanza ha portato all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare su tutto il territorio italiano, a seguito delle indagini su alcune grandi opere in costruzione, come la Salerno-Reggio Calabria e il Terzo Valico dei Giovi. L’indagine nasce da uno stralcio di “Mafia Capitale” e si estende da nord a sud, dimostrando ancora una volta la permeabilità del sistema dei grandi cantieri alla corruzione. Dopo l’inchiesta di questa estate, quindi, i cantieri del Terzo Valico tornano nella bufera, con risvolti inquietanti: dalle prime notizie trapelate, infatti, pare che alcuni lavori siano stati eseguiti fuori dagli standard minimi richiesti, utilizzando cemento “povero” per risparmiare. Tra questi anche quelli relativi alla galleria di Cravasco, la cui realizzazione è stata più volte contestata dalla popolazione locale e non per l’alta percentuale di fibre di amianto presenti nella roccia.

    Arka di Noè

    «E’ stata accertata la turbativa d’asta riguardo ad appalti connessi ad alcuni tronconi, sono stati accertati alcuni episodi corruttivi che riguardano alcuni funzionari del Cociv (general contractor dell’opera, ndr) ed episodi di concussione consistiti nell’imporre una rete di imprese agli appaltatori principali che doveva scalzare altre ditte non gradite anche attraverso intimidazioni tipiche della criminalità organizzata e mafiosa». Queste le prime dichiarazioni, riportate dall’agenzia Dire, del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che ha illustrato alla stampa l’operazione “Arka di Noè”, un’operazione che ha portato all’esecuzione da parte della Guardia di Finanza di Genova di 14 ordinanze di custodia cautelare e 55 perquisizioni in diverse regioni d’Italia per presunte irregolarità nella concessione degli appalti nella realizzazione di 5 lotti del Terzo Valico ferroviario dei Giovi, la linea ad alta velocità Genova-Milano.

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Le misure cautelari sono state eseguite perché, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, Cinzia Perrone, sussite il rischio di reiterazione dei reati per i dirigenti del Cociv toccati dall’indagine: «In ragione dell’incarico attualmente ancora rivestito sussiste certamente l’esigenza cautelare correlata al rischio di reiterazione di delitti». Una reiterazione che, secondo il giudice, si sarebbe già concretizzata in diverse gare di appalto. Le misure di arresto domiciliare sono, inoltre, giustificate dal fatto che sono ancora in corso procedure per affidamenti per importi “rilevantissimi”, come quelle per il “lotto 4 Cravasco” e il “lotto 3 Val Lemme” rispettivamente da 295 e 293 milioni di euro. Ecco i nomi dei 14 indagati: l’ex direttore dei lavori Paolo Marcheselli, il responsabile degli appalti Maurizio Dionisi, l’attuale presidente di Cociv Michele Longo, il suo vice Ettore Pagani, i funzionari del Cociv Andrea Ottolin, Giuliano Lorenzi, Giulio Frulloni, Angelo Pelliccia, e gli imprenditori Antonio Parri, Giuseppe Petrellese, Marciano Ricci, Giovanni Giugliano, Antonio Giugliano, Puma Giuliano.

    Cravasco, galleria a rischio

    Tra gli episodi contestati la consegna di una tangente da 10.000 euro da parte di un imprenditore all’ex direttore dei lavori del Cociv, Pietro Marcheselli, e al responsabile degli appalti, Maurizio Dionisi. La bustarella sarebbe stata consegnata all’interno degli uffici del Cociv per l’appalto della galleria finestra di Cravasco, un’opera dall’importo complessivo di 1,7 milioni di euro assegnata all’impresa “Giuliano Costruzioni metalliche”. Secondo i primi accertamenti, la galleria in questione potrebbe anche presentare problemi di stabilità. Contestata anche l’assegnazione del “lotto Libarna” avvenuta attraverso una gara internazionale con base d’asta da oltre 67 milioni di euro e assegnata al massimo ribasso alla ditta “Oberosler” di Trento. L’accusa in questo caso è di collusione per i suggerimenti dati dai funzionari del Cociv all’azienda per correggere alcune anomalie dell’offerta. Per quanto riguarda, invece, il “lotto Serravalle”, appalto da 189 milioni di euro assegnato alla ditta “Grandi Lavori Fincosit”, l’accusa ai funzionari del Cociv è di aver indotto altre imprese a non presentare offerte. Al momento nessun cantiere risulta però bloccato, e la galleria di Cravasco non è stata sottoposta a sequestro.

    Mazzette e escort

    Passaggio di denaro ma non solo: nell’ordinanza del gip, come riporta l’agenzia Dire, sono riportati diversi episodi di incontri con escort utilizzati come pagamento per favori ottenuti nel corso delle assegnazione degli appalti: «Ricci Marciano nella qualità di amministratore di fatto della società ‘Europea 92 Spa’ organizzava e pagava un incontro tra Giulio Frulloni e una escort e successivamente gli prometteva l’organizzazione di un analogo incontro affinché Frulloni, in qualità di coordinatore costruzioni del consorzio Cociv, aiutasse la società Europea e CIPA Spa a vincere la gara ad inviti indetta dal Cociv per l’appalto dei lavori di costruzione della galleria Vecchie Fornaci”». Un sistema oliato, secondo gli inquirenti, che andava avanti da almeno un anno e mezzo. L’episodio della escort riguarderebbe la gara di appalto dei lavori per la galleria Vecchie Fornaci assegnata alle società “Europea 92” e “Cipa”

    La politica tira dritto

    In serata arriva il commento, riportato dall’agenzia Dire,  del presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti che prova a serrare le fila delle istituzioni: «C’è bisogno che la giustizia vada fino in fondo con grande serietà, efficacia, efficienza e soprattutto rapidità. Il nostro primo interesse – ribadisce il governatore – è che il cantiere continui come sta continuando il lavoro in queste ore. Per quanto ci è dato sapere, non ci sono provvedimenti dell’autorità giudiziaria che riguardino il blocco del cantiere né il sequestro parziale dello stesso. Ora il consorzio Cociv deve mettersi nella condizione al più presto, e ritengo possa farlo, di garantire la governance e l’operatività dello stesso per continuare le opere». Per quanto riguarda la richiesta di un commissario straordinario sul Terzo Valico emersa nelle ultime ore, Toti ritiene che «il tema competa ad Anac, di cui ci mettiamo a completa disposizione per qualsiasi interlocuzione ove questa servisse». Il presidente, infine, annuncia di aver già «avviato l’interlocuzione sia con Covic che con il ministro Delrio che ovviamente condivide la valutazione che l’opera debba essere salvaguardata e la giustizia debba essere salvaguardata al tempo stesso».
  • Guccini, Genova e la mia prima volta “fuori casa”

    Guccini, Genova e la mia prima volta “fuori casa”

    Parole e musica, per raccontare tante storie, tra cui quella di un paese, il nostro, che è cambiato molto negli ultimi decenni. Testimone d’eccezione Francesco Guccini, cantautore e poeta di Pavana, che sul palco del Carlo Felice ha portato la sua vita e le sue canzoni. Il racconto di una serata, redatto da Aba News, che riportiamo di seguito, suggestionati dalle immagini e dalle dimensioni evocate da questo particolare incontro

    Francesco GucciniL’atmosfera è quella di una rimpatriata di compagni d’avventura, venuti ad ascoltare un vecchio amico. Sono per lo più i fan di sempre a riempire il Carlo Felice di Genova. Quelli che c’erano quando Francesco Guccini cantava con la chitarra tra le braccia e una bottiglia di vino a portata di mano. I fedeli in pellegrinaggio nella leggendaria Pavana continuano a portargliene in dono. «In effetti, non compro più vino da una vita – confessa lui al giornalista David Defilippi, sul palco per l’intervista che fa parte dello spettacolo e introduce il concerto della band priva del cantautore modenese – solo che me lo portano sempre rosso. La prossima volta (si gira verso la platea – ndr) gradirei un bianco, o un rosato». Non ha perso lo spirito, il cantautore che viene dall’appennino. Per circa un’ora scherza, racconta, ricorda. Incanta. I capi canuti e calvi dell’uditorio annuiscono, ridono, si emozionano. Tra loro, anche qualche ventenne e trentenne, ma non troppi.

    Guccini e Genova

    Che cosa lega Francesco Guccini alla città di Genova? La domanda è scontata, la risposta meno. Estate 1952. Francesco ha 12 anni, e il viaggio alla Madonna della Guardia è per lui la prima volta in una grande città e lontano dal mulino di Pavana. Alla stessa età, la figlia avrà già girato il mondo. Altri tempi. La Genova d’allora pareva l’America a chi non aveva mai visto il mare. Nella Superba lavorava una zia, da una famiglia di ricchi, che poteva permettersi l’estate in villeggiatura a Borzoli.
    Altri tempi, l’abbiamo già detto no? L’Italia di Francesco Guccini aveva gli orizzonti stretti del paese di montagna, un attaccamento ai luoghi sempre uguali oggi sconosciuto per noi che viaggiamo e ci muoviamo di continuo. Si puzzava. «Forse si, ma se si puzzava tutti non ci se ne accorgeva» – riflette l’autore di D’amore, di morte e d’altre sciocchezze – si mangiava meno di oggi, salvo nelle grandi occasioni come Natale e i matrimoni, quando si banchettava tanto. Ma davvero tanto. Oggi siamo tutti un po’ più fighetti e attenti alla dieta, vabbè io un po’ meno degli altri, all’epoca si mangiava un po’ quello che c’era. Capisco il punto di vista dei vegetariani, anche se io non lo sono. I vegani ammetto che mi lasciano un po’ perplesso».
    Erano tempi di germi e batteri a volontà, ma non ce ne si preoccupava più di tanto, di maglioni di lana fatti ai ferri che scaldavano, ma prudevano da morire. Di calzoni corti, che i bambini portavano anche in inverno. Poi, ma solo poi, è arrivata la musica. Prima, due anni di lavoro come giornalista alla Gazzetta di Modena. Ventimila lire al mese («non era tanto nemmeno allora», chiarisce lui), poi dimezzati quando prende due settimane di ferie, per la prima volta dopo due anni. «Mi fece girar molto le balle».
    Il primo gruppo del giovane Guccini sono gli Snackers, nome che non vuol dire niente, ma fa americano. Francesco, il più povero della comitiva, sceglie la chitarra, e inizia a suonarne una vecchia, costruita a mano da un parente. Il più ricco del gruppo sceglie la batteria. Inizia così la carriera del nostro come cantante di balera, che verrà abbandonata dopo pochi anni di relativo successo. «Farlo a vent’anni va benissimo, ma poi ho iniziato un altro mestiere».
    Musica d’autore è un’espressione un po’ inventata, secondo lui: «Un tempo era considerata tutta d’autore, poi si è iniziato a usare questa espressione per indicare quella con contenuti di maggior spessore». E di musica, oggi, non ne ascolta molta: «In radio passano un sacco di sciocchezze di nessun valore, ci sono giovani cantautori validi, che però non conosce nessuno». Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, invece? «Mi ha fatto un po’ d’invidia – scherza lui – e da parte sua far finta di niente e un po’ un sintomo di stronzaggine: persino Dario Fo si era messo in frack per andarlo a ritirare. Scherzi a parte, sono contento che la canzone abbia ricevuto un riconoscimento. Non ritengo che la musica sia poesia, sono due forme d’arte parallele e con pari dignità».

    Finisce di parlare dopo circa un’ora. Ci sono degli strumenti alle sue spalle che, mentre lui esce di scena, vengono occupati dai suoi storici compagni di palco (Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarre e voce; Vince Tempera, piano e tastiere; Antonio Marangolo, sax e tastiere; Pierluigi Mingotti, basso; Ivano Zanotti, batteria). Hanno voluto mantenere la band, si chiamano I Musici, e continuano a portare in giro per l’Italia le canzoni del maestro, talvolta in collaborazione con l’ex cantante dei Nomadi Danilo Sacco. Questa volta, la voce è di Flaco Biondini, il chitarrista argentino a cui si deve un netto miglioramento degli arrangiamenti. C’è lui, a sinistra e Vice Tempera, a destra. In mezzo, uno spazio vuoto. L’assenza dello storico leader (che sicuramente riderebbe di questa definizione) viene presto compensata dalla bravura dei nuovi interpreti. Flaco passa con maestria dalla chitarra elettrica all’acustica, si lancia nell’interpretazione di canzoni molto personali dell’autore come Vedi cara, Incontro o Eskimo (anche se in questi casi gli sembra «di indossare le mutande di Francesco») e di alcuni classici come L’avvelenata o Cyrano. Il pubblico si scalda poco a poco. Sentire le parole di Guccini cantate con la cadenza argentina di Biondini forse disorienta, almeno all’inizio. Poi, quasi senza accorgersene, le mani iniziano a battere il tempo, le voci a cantare. A La locomotiva qualche audace azzarda un pugno alzato. «Spero che canzoni come questa ci siano non per i prossimi anni, ma per i prossimi decenni – dice Flaco quando si spegne l’ultima nota – finché ci saranno, vuol dire che c’è ancora gente che ragiona in un certo modo».
    Chissà cosa ne pensa, Guccini, dello stravolgimento della scaletta. Iniziare con Canzone per un’amica e chiudere con La locomotiva era un rito obbligatorio quando cantava lui. Ieri, la prima non è stata fatta, la seconda è stata piazzata a metà del concerto. Si chiude conL’avvelenata, invece, con un «tanto ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, “un Salvini” o un prete a sparare cazzate» che infiamma la platea, e con Statale 17. Grazie a tutti, buonanotte, alla prossima.

  • Bilancio Comune, le nuove entrate di sei milioni investite in politiche sociali e protezione civile

    Bilancio Comune, le nuove entrate di sei milioni investite in politiche sociali e protezione civile

    palazzo-tursi-D7Un tesoretto di poco più di sei milioni di euro, che regala un po’ di sollievo alle appesantite casse del Comune di Genova. Soldi in entrata che non erano stati conteggiati in sede di relazione di bilancio, e che in qualche modo garantiranno la possibilità di intervenire su qualcheduna delle tante voci di spesa che un’amministrazione comunale si trova sempre a tamponare come può, stretta dal guinzaglio a strozzo della legge di stabilità.

    La somma è composta principalmente da tre voci: recupero dell’evasione fiscale, compensazione statale della Tasi e nuovi dividendi di FSU. È di circa 500 mila euro la maggiore entrata per l’attività di lotta all’evasione erariale, portata avanti insieme all’Agenzia delle Entrate: nel 2015 è stato recuperato oltre un milione, una cifra doppia rispetto alle aspettative, che ha permesso così di raddoppiare anche il fondo il gettone destinato al Comune. Da Roma arrivano anche 1,15 milioni di euro come cifra di compensazione del gettito della nuova tassa sulla prima casa, la Tasi.

    La cifra più importante, però, arriva dalla Finanziaria Sviluppo Utilities (FSU), vale a dire la società attraverso la quale Comune di Genova controlla Iren, insieme al Comune di Torino. Le partecipazioni dei due comuni sono divise al 50%: Fsu, recentemente ha restrutturato parte di un debito che aveva in bilancio, liberando risorse pari a poco meno di 10 milioni di euro; a Tursi, quindi, sono arrivati 4,5 milioni di dividendi.

    Reinvestimenti

    La giunta, tramite l’assessore Francesco Miceli, ha illustrato alla commissione Bilancio le intenzioni di spesa per reinvestire questa somma: «Nel calcolare gli interventi, ovviamente abbiamo dato priorità alle voci di spesa più urgenti e indifferibili – ha spiegato l’assessore al Bilancio – cercando di ridistribuire il resto in base alle priorità del settore sociale, scolastico e di sicurezza». Tradotto vuol dire che una quota sarà destinata all’avvocatura, per tamponare spese legali sopraggiunte, mentre il resto verrà utilizzato in base alle scelte politiche della amministrazione: nuovi fondi per la formazione e il supporto dei volontari di protezione civile incendi boschivi, manutenzione evolutiva dei sistemi informativi dell’ente, politiche di inserimento nel mondo del lavoro di disabili, trasporto scolastico, forniture di quotidiani e riviste per le biblioteche centrali. Anche i locali di Fiera di Genova, recentemente passati nelle disponibilità dell’ente comunale, finiscono nella lista: parte dei fondi saranno utilizzati per la ristrutturazione di questi immobili.

    Questo aggiornamento di bilancio, in attesa di approvazione da parte del Consiglio Comunale, rispetta, ovviamente il vincolo del pareggio di bilancio della Legge di Stabilità. Con la stessa delibera si decide per un maggior indebitamento di 185 mila euro per il rinnovo parziale del parco autovetture della Polizia Municipale, e di 100 mila euro per le biblioteche comunali.

    Nicola Giordanella

  • Protezione civile, nuovo manuale del Comune in 8 lingue: c’è anche il genovese

    Protezione civile, nuovo manuale del Comune in 8 lingue: c’è anche il genovese

    alluvione-allerta-protezione-civileÈ stato presentato questa mattina a Palazzo Tursi, “Sicurezza senza confini”, un opuscolo multilingue a cura della Protezione civile e del Comune di Genova che riassume le buone pratiche di prevenzione in caso di alluvione, neve, terremoto, incendi e frane. Come riporta l’agenzia Aba News, il progetto nasce nella primavera del 2015 su proposta di alcune mamme dell’Istituto Comprensivo di Teglia, in Valpolcevera, zona duramente colpita dalle alluvioni degli ultimi anni. Il libro (la cui prima edizione subirà ancora dei miglioramenti nella traduzione) è il risultato proprio della collaborazione tra genitori, scuole, Protezione civile ed enti locali, e ha ottenuto il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri. Per renderlo accessibile a tutti i cittadini di una Genova sempre più multiculturale, il volume è stato tradotto in 8 diverse lingue oltre all’italiano: albanese, francese, inglese, rumeno, spagnolo, arabo, dari (lingua madre in Afghanistan) e anche nel dialetto genovese. Il lavoro di traduzione ha coinvolto i genitori degli studenti, oltre a studenti e docenti della facoltà genovese di Lingue, mentre quella di Architettura ha contribuito alla realizzazione grafica del libro.

    «Credo si tratti del primo progetto del genere a livello nazionale – sottolinea l’assessore alla Protezione civile del Comune Gianni Crivello – è un’ottima sintesi della cultura di Protezione civile». Un patrimonio di saperi indispensabile in un territorio fragile come il nostro, ribadisce il sindaco, Marco Doria. «Da quando la nostra giunta si è insediata – sottolinea il primo cittadino ricordando la riorganizzazione della Protezione civile e le iniziative di informazione della cittadinanza tramite sms in caso di emergenza – penso sia stato fatto molto, ma non può esserci sicurezza al 100%. Perciò, iniziative come queste sono molto importanti, come lo è chiedersi il perché della fragilità del nostro territorio, al fine di evitare gli errori fatti in passato».

    Prevenzione e multiculturalismo sono le linee guida dell’iniziativa che, non a caso, è nata in un contesto in cui l’incontro tra culture diverse è realtà quotidiana. «La Valpolcevera – ricorda Maria Elena Tramelli, dirigente dell’Istituto comprensivo di Teglia, che comprende due scuole dell’infanzia, tre primarie e due secondarie di primo grado per un totale di 296 studenti – è zona classificata a “forte processo migratorio”». Una realtà – per dirla con Riccardo Damasio, funzionario della direzione Scuola e Politiche giovanili del Comune di Genova che ha seguito il progetto e che da più di 20 anni si occupa di interculturalità nelle scuole – in cui è “normale” considerare la diversità una ricchezza e non una fonte di conflitto.

    Dalla diffusione iniziale nelle scuole, il libro verrà in un secondo momento messo a disposizione del pubblico nelle biblioteche e nei Municipi, e sarà possibile scaricarlo integralmente dal sito del Comune di Genova.

  • Derby della Lanterna, storia di “battaglie” e fazioni “nemiche” ben prima della nascita del Genoa

    Derby della Lanterna, storia di “battaglie” e fazioni “nemiche” ben prima della nascita del Genoa

    ianuenses-scudo-genovaTra il febbraio e il marzo del 1432, Enea Silvio Piccolomini – il futuro papa Pio II: per intenderci, il papa umanista, ma anche quello di Pienza, nota al grande pubblico per il suo pecorino… – affidava a due lettere le sue impressioni su Genova, nella quale era giunto nel corso del viaggio che lo avrebbe portato a Basilea, dove sarebbe stato ordinato cardinale. Nell’esprimere all’amico Andreozzo Petrucci il vivo desiderio di averlo accanto, si abbandonava a un lungo panegirico, esaltando gli elementi più caratteristici della città, e principalmente il porto, protetto da

    [quote]un molo che si dice sarebbe costato poco di più se fosse fatto d’argento: tanta è infatti lì la profondità del mare. Lì è abbastanza sicuro l’approdo per le navi che vi sostano sempre in gran numero e vanno e vengono rapidamente ingenti triremi, simili a montagne, e altri tipi di imbarcazioni, alcune da oriente, altre da occidente, così che tu puoi vedere ogni giorno diverse razze di uomini, costumi primitivi e rozzi e anche mercanti che arrivano con ogni tipo di mercanzia. Proprio nel porto, nella parte in cui tocca la città, si ergono magnifici edifici, tutti di marmo, che svettano verso il cielo, assai eleganti per la presenza di numerose colonne, molti adorni di sculture e di figure; sotto vi è un porticato lungo mille passi, dove si può acquistare ogni merce. Il resto della città si sviluppa verso la collina. Lì non c’è nessuna casa alta e bella che per il decoro e per l’eleganza non possa convenire a re o a principi: tutte sono regalmente maestose e assai elevate e distano poco le une dalle altre; anche le strade sono strette, praticabili da due o tre uomini per volta; i templi dedicati a Dio, benché dignitosi, non sono degni di una così grande città, ma ricchissimi e mirabilmente ornati dalle tombe dei nobili.[/quote]

    Il contrasto – certamente ricercato – tra la bellezza del sito, la magnificenza delle costruzioni e la singolare litigiosità degli abitanti riempie il prosieguo della narrazione: i Genovesi – continua il nostro – sono uomini onesti e ingegnosi, magnanimi e temprati alle fatiche; tuttavia, sono in perenne disaccordo, sì che la città è costantemente preda delle lotte civili: un “derby” quotidiano in cui ciascuno inganna l’altro, si dà da fare per volerne la morte o cercarne la rovina; tutti si preoccupano di uccidersi, spogliarsi, e mandarsi reciprocamente in esilio.

    Una lunga storia di “stracittadine”

    5377394747_a66b5cd3ee_bQuello del Piccolomini non è, certo, un giudizio isolato: non diversamente da altri viaggiatori, mercanti, diplomatici o letterati che ebbero modo di visitare la città prima e dopo di lui, egli fa dell’instabilità politica, degli scontri tra famiglie, dei cambi di governo, delle dedizioni a signori stranieri nella speranza di una pacificazione, il vero metro della storia genovese. In effetti, la storia del Medioevo genovese ha nella suddivisione in partes e fazioni una delle sue principali caratteristiche. Ma quali erano, dunque, queste partes? Ebbene, il panorama, per così dire, “calcistico” del tempo è piuttosto complicato; diciamo che varia di secolo in secolo. Volendo restare al Quattrocento, si può dire che il derby “si giocasse”, innanzitutto, tra nobili e popolari, e, cioè, tra coloro che appartenevano alla nobiltà in quanto avevano esercitato nei secoli addietro cariche di natura pubblica e coloro che, invece, vivevano del lavoro delle proprie mani o che si erano arricchiti con le attività commerciali e manifatturiere: qualcosa di simile ai moderni concetti di plebe e borghesia. Lo stesso populus, a ogni modo, era diviso in due parti principali, assurte ben presto al rango di fazioni addirittura costituzionalmente riconosciute: i mercatores e gli artifices, cioè i mercanti e gli artigiani, i primi più forti dei secondi, tanto da avere in mano per lungo tempo la carica di doge. In realtà, quantomeno dal punto di vista socio-economico, non v’era molta differenza tra certe famiglie nobili e certe altre famiglie provenienti dalle file del popolo: numerosi erano i casi di mercatores così ricchi da poter guardare un nobile dall’alto in basso. In fin dei conti, gli uni e gli altri esercitavano il medesimo mestiere: il commercio (di qui la necessità di definire tali personaggi mercatores de populo!).

    Ma le divisioni non si fermavano qui. Anche Genova conobbe una serie di lunghi “derby” tra guelfi e ghibellini, veri e propri partiti sorti negli anni Quaranta del Duecento e chiamati dalle nostre parti, per motivi ignoti, Rampini e Mascherati. Tale divisione, tuttavia, aveva perso da tempo il proprio significato di sostenitori dell’Impero o del Papato; nonostante ciò, continuava a sussistere: il doge, ad esempio, doveva essere di famiglia popolare e ghibellina. D’altra parte, fu proprio per il controllo della carica dogale che sorsero, tra la fine del Trecento e per tutto il Quattrocento, ulteriori fazioni, in particolare attorno alle due famiglie dominanti, entrambe di origine popolare: gli Adorno e i Fregoso, sostenute da quelli che risultavano allora i più grandi alberghi nobiliari cittadini (intendendo con ciò, per semplificare, una serie di famiglie raggruppate sotto un singolo cognome), gli Spinola vicini ai primi, i Doria, partigiani dei secondi.

    Oggi le maglie, ieri i calzettoni

    5377992916_d826332309_bNella Genova del Quattrocento esistevano, dunque, sei divisioni – nobili guelfi, nobili ghibellini, mercanti guelfi, mercanti ghibellini, artefici guelfi, artefici ghibellini – e due famiglie dominanti: gli Adorno e i Fregoso. Cosa che non mancava di creare una certa confusione, soprattutto negli osservatori esterni. Le partes del momento, alle quali affiliarsi o meno (la plebe preferiva, infatti, tenersi generalmente fuori dai conflitti), erano solitamente definite (guarda caso) «colori», a causa dell’uso di combinazioni cromatiche portate addosso o nelle insegne: il nero per i guelfi; il bianco per i ghibellini; il bianco-nero (o semplicemente il nero) per i Fregoso; il giallo-nero per gli Adorno; il giallo per i Doria (ma nelle Riviere); il giallo-rosso per gli Spinola (nuovamente nelle Riviere). Curiosamente – questo almeno si legge in alcuni dispacci di ambasciatori milanesi del tempo – tale colorazione era immediatamente evidente dalle lunghe calze (“calze alla divisa”), donate dai capi-fazione ai propri partigiani. Ed era appunto con tali calze colorate che si scendeva in campo, solitamente per menarsele di santa ragione. Molto prima ancora che derby volesse dire solo “calcio”.

    Antonio Musarra

  • Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Genova Beer FestivalAmanti della birra, quello alle porte è decisamente il vostro weekend: da venerdì 21 a domenica 23 ottobre, infatti, torna a Villa Bombrini il Genova Beer Festival. Un’edizione che quest’anno celebra i vent’anni della birra artigianale in Italia proponendo cento diverse spine, quindici tra i migliori birrifici, otto street food e cucine d’autore. Da non perdere nella giornata di sabato – rispettivamente alle 17 e alle 21 – le degustazioni guidate dagli esperti Simone Cantoni e Lorenzo “Kuaska” Dabove e la conferenza “Bevo quindi sono: l’alcol e i suoi effetti” a cura di Scientificast, sempre sabato alle 16. Domenica 23 tre nuovi birrifici liguri nati presenteranno i loro prodotti e alcuni ristoratori genovesi proporranno un piatto in abbinamento a una birra presente (ingresso a pagamento € 5, ore 17). Alle 19 chiusura d’antan con i racconti dei pub pionieri che hanno movimentato la scena genovese dagli anni ‘80 in poi.

    Per i più “nerd”, invece, l’appuntamento da segnare con un circoletto rosso è il Linux Day di sabato, la principale manifestazione italiana dedicata al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione. All’ombra della Lanterna l’iniziativa è organizzata dall’associazione Open Genova in collaborazione con Condiviso, network multidisciplinare con sede alla Darsena in Calata Andalò di Negro 16, dove dalle 10 alle 18 si susseguono sette relazioni con esperti, una tavola rotonda ed un corso di coding per bambini. Durante l’intera giornata ci sarà la possibilità di approfondimento e networking.

    A chi ha un debole per i vicoli consigliamo, invece, di fare un salto al N° 10 di piazza Lavagna, dove nella serata di venerdì inaugura la mostra fotografica di Diego Arbore, “L’uomo con la valigia”, che mette insieme un anno di scatti nei caruggi, ma anche a Righi, Foce e Nervi.

    stefano benniSabato sera, poi, Stefano Benni ci riprova: alle ore 21 al Teatro Modena di Sampierdarena va in scena “Ballate”, lo spettacolo rinviato la settimana scorsa a causa dell’allerta meteo, interamente intessuto sui testi dello scrittore bolognese. Siamo sempre nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dell’Archivolto e a salire sul palco saranno gli ex Broncoviz Marcello Cesena, Mauro Pirovano, Carla Signoris; Angela Finocchiaro, Marina Massironi, Gabriella Picciau, Giorgio Scaramuzzino e, naturalmente, lo stesso Stefano Benni, accompagnto dalla giovane Dacia D’Acunto.

    Restando sul palcoscenico, proseguono fino a domenica al Teatro della Tosse le repliche di “Tropicana” e, fino al 9 novembre, de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il secondo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dedicato a “Shakespeare e La tempesta” con Masolino d’Amico, Giuliana Manganelli. Letture di Franco Branciaroli.

    Infine, le mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Genova sarà meticcia, matrimoni misti in aumento e un nuovo nato su tre ha un genitore straniero

    Genova sarà meticcia, matrimoni misti in aumento e un nuovo nato su tre ha un genitore straniero

    Fiore della SperanzaI numeri, spesso, possono aiutare a leggere in maniera più chiara e onesta la realtà, disinnescando populismi e perbenismi d’accatto, nonché le profezie dei “ciarlatani” di turno. Il report statistico sui migranti residenti nel Comune di Genova, pubblicato nei giorni scorsi dalla civica amministrazione, infatti, presenta una lettura della nostra comunità molto interessante, che sarebbe difficile evincere stando solo alla “letteratura” politica sul tema e alla cronaca dei giornali.

    Il primo dato che emerge dal rapporto, facilmente consultabile on-line, è che in numero degli stranieri residenti è in calo rispetto agli anni scorsi: nel 2015, infatti, le presenze sono state 54.406 (29.225 femmine e 25.181 maschi), cioè il 3.4 % in meno rispetto al 2014; dal 2000 è il primo anno che questo dato registra una flessione negativa. Alla faccia dell’invasione: una cifra che non arriva al 10% sul totale della popolazione genovese. La comunità straniera più numerosa rimane quella sudamericana, ma per la prima volta in calo percentuale in relazione con le altre provenienze: rispetto al 2014, tra le venti principali comunità di stranieri residenti a Genova a fine 2015, gli incrementi maggiori in termini percentuali si registrano tra i pakistani (+18,0%), i nigeriani (+12,0%), i bengalesi (+11,8%), gli spagnoli (+7,6%), i cinesi (+5,6%), i senegalesi (+3,4%) e gli ucraini (+2,9%). Un dato scontato, invece, è l’età media della popolazione straniera residente: rispetto a quella dei genovesi (48 anni), i nuovi concittadini si assestano sui 33 anni, con la porzione femminile leggermente in media più “anziana” della porzione maschile.

    Genova meticcia

    Nel report troviamo alcuni dati che ci aiutano a tracciare un primo disegno della società che verrà: diminuiscono i matrimoni tra stranieri, mentre sono in aumento i matrimoni misti. Nel 2004 le unioni registrate dall’anagrafe cittadina tra due residenti stranieri era del 13,2%, mentre nel 2015 il dato scende al 7,5%; nello stesso periodo, invece, i matrimoni misti passano dall’8,5 al 17,1%; di questi il 75,8% vede il neosposo italiano e la neosposa “forèsta”. In leggera contrazione il dato dei nuovi nati con un genitore straniero: -1,2% rispetto al 2014, ma il dato di medio periodo ci ricorda che dal 2000 si è passati da un 12% ad un 31,3%. In altre parole un bimbo nato su tre ha un genitore straniero.

    Infine è interessante e derimente i dati che provengono dalle aule scolastiche: nella scuola dell’infanzia la percentuale di alunni stranieri iscritti sale dal 4,2 dell’anno scolastico 2000/2001 al 10,0 dell’anno scolastico 2014/2015, nella scuola primaria dal 3,9 all’11,8 e nella scuola secondaria di 1° grado dal 5,2 al 13,1.

    Il futuro di Genova, quindi è sempre più “meticcio”: un dato che dovrebbe far ben sperare per chi crede che l’integrazione e l’anti-razzismo siano dei valori imprescindibili; oggi la straniero-fobia è un problema culturale alimentato da una strisciante retorica, politica e non, per cui i “nostri” problemi (economici, lavorativi, sociali) sono colpa di altri; nelle aule delle nostre scuole, però il futuro sta già incominciando, e prima o poi, volenti o nolenti, capiremo che la responsabilità di quello che oggi non va è solamente nostra.

    Nicola Giordanella

  • Andy Warhol a Genova, nelle sale di Palazzo Ducale dal 20 ottobre al 26 febbraio

    Andy Warhol a Genova, nelle sale di Palazzo Ducale dal 20 ottobre al 26 febbraio

    Andy WarholA trent’anni esatti dalla morte del grandioso artista Andy Warhol, Genova inaugura un’inedita esposizione in suo onore. Una mostra, a Palazzo Ducale, che apre le porte al pubblico dal 20 ottobre fino al 26 febbraio. Un evento speciale, organizzato da Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura e da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, per omaggiare il maestro che ha cambiato per sempre la storia dell’arte contemporanea.

    «Warhol rappresenta il cambiamento, il suo stile e la sua arte hanno modificato il nostro linguaggio nella comunicazione e nella pubblicità» dice Luca Borzani, presidente della Fondazione Palazzo Ducale. «Il suo stile e la sua arte hanno reso possibile quello che è oggi la nostra società e quello che siamo noi».

    Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società avrebbe attraversato da quando l’opera d’arte ha cominciato a relazionarsi con la società dei mass media, quella delle merci e del consumo. «L’arte di Warhol – conclude Borzani fornisce alcuni spunti su cui riflettere  per capire appieno la società in cui viviamo». Un percorso, dunque, che comprende diversi aspetti dell’arte e della cultura.

    «L’esposizione è un progetto inedito – dice Carla Sibilla, assessore alla cultura del Comune di Genova frutto di un lavoro congiunto, sinergico e di qualità. Una mostra interessante e attraente che alza l’asticella dei prodotti culturali della città. Un prodotto di valore in termini di arte e  di cultura che di certo attrarrà un pubblico straniero a Genova».

    La mostra

    warholWarhol. Pop Society” è il titolo della mostra curata da Luca Beatrice. Un percorso, articolato in sei linee conduttrici (icone, i ritratti, i disegni, il rapporto tra l’artista e l’Italia, le polaroid e la pubblicità) che permette ai visitatori di ripercorrere l’intera attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Le opere esposte sono 170, dalle tele ai prints, dai disegni alle polaroid, dalle sculture agli oggetti, tutte provenienti da collezioni private o da musei e fondazioni italiane e straniere.

    In mostra anche alcuni straordinari disegni preparatori che anticipano dipinti famosi come il Dollaro o il Mao; le icone di Marilyn, qui presenti sia nella serigrafia del 1967 sia nella tela Four Marilyn, della Campbell Soup e delle Brillo Boxes; i ritratti di volti noti come Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Miguel Bosè e di alcuni importanti personaggi italiani quali Gianni Agnelli, Giorgio Armani e Sandro Chia. Un’intera sezione è poi dedicata alle polaroid, macchina tanto importante e utilizzata da Andy Warhol per immortalare celebrità, amici, star e starlett di cui si presentano oltre 90 pezzi. Completa la mostra, un video in cui il curatore Luca Beatrice racconta al pubblico la vita e le opere di Andy Warhol.

    L’esposizione sarà sempre aperta tranne il lunedì mattina; il venerdì sarà visitabile fino alle 22.

    E.C.

  • Val Varenna, un tavolo tra Comune, Regione e Cociv per la sicurezza della cava Pian di Carlo

    Val Varenna, un tavolo tra Comune, Regione e Cociv per la sicurezza della cava Pian di Carlo

    cava-pian-di-carlo-varenna-01La cava Pian di Carlo da qualche mese è diventata sede temporanea di conferimento dello smarino del Terzo Valico. Decine di mezzi pesanti ogni giorno attraversano Pegli e la Val Varenna per raggiungere il sito, tra la preoccupazione degli abitanti che chiedono chiarezza sulla sicurezza del sito e sulla tipologia di materiale scaricato. Il Comune di Genova prova a correre ai ripari, impegnandosi ad organizzare un tavolo di confronto con Regione Liguria, Municipio, Cociv e proprietà per mitigare rischi e disagi e, soprattutto, per rispondere ai comitati territoriali.

    Sicurezza

    val-varenna-cava-franeDa molto tempo i cittadini denunciano la pericolosità di questa cava, “cresciuta” negli anni mangiandosi parte dell’alveo del torrente Varenna: attiva già dal 1997, con la giunta regionale Biasotti diventa una delle discariche per le terre di scavo dei lavori pubblici e non, per un totale di 900 mila metri cubi di materiale. Nel 2015 è inserita nel “Piano Cave” per gli scavi del Terzo Valico, approvato da Regione Liguria: ad oggi si sono aggiunti circa 400 mila metri cubi di smarino proveniente dai cantieri della Val Polcevera. Un milione e 200 mila metri cubi di materiale, quindi, che incombono sul torrente: «Una bomba ad orologeria – denunciano alcuni cittadini ai consiglieri durante il sopralluogo della commissione Territorio del Consiglio Comunale di Genova – oggi non esistono certificazioni che il “piede” della cava Pian di Carlo, che insiste sull’alveo del Varenna, sia capace di reggere il nuovo carico durante una eventuale piena». Una eventualità non così remota: ancora vivi i ricordi dei danni dell’alluvione del 1993 (che provocarono in valle la morte di due persone), del 2011 e 2014: se la struttura cedesse, una montagna di fango e detriti si riverserebbe nel torrente, mettendo a rischio le abitazioni e tutta la delegazione di Pegli. «Ad oggi la cava è a norma – risponde il vice sindaco Stefano Berninisecondo l’autorizzazione regionale, ma la concessione scadrà a fine dicembre. Per rinnovarla dovranno essere fatte nuove perizie e nuove certificazioni da parte dei geologi».

    Accesso e viabilità

    cava-pian-di-carlo-varenna-pontePer raggiungere la cava Pian di Carlo, i camion devono attraversare un guado sul Varenna, costruito in maniera provvisoria anni fa, non transitabile in caso di piena. Questa passerella, però, è anche l’unico accesso per alcune abitazioni sul versante ovest della vallata: «L’idea è quella di imporre a Cociv la costruzione, come onere, di un ponte vero e proprio che risolva per sempre la questione – dichiara Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – anche perché l’autorizzazione per utilizzare quel guado è in scadenza e questa opera può essere inserita come propedeutica per il rinnovo». La questione però principale rimane la viabilità della valle: da diversi mesi, infatti, ogni giorno decine di camion fanno spola tra cantieri e cava, appesantendo in maniera notevole il traffico e degradando la sede stradale: «Ad oggi non abbiamo una quantificazione precisa – spiega Avvenente – e le telecamere che il Comune aveva predisposto non si possono utilizzare perché secondo il ministero il luogo non è omologato. Dobbiamo capire quale è la misura massima di sopportazione e arrivare al tavolo con un dato certo e non trattabile». Un problema che riguarda anche Pegli: i “quattro assi”, infatti, passano attraverso l’abitato della delegazione, con non pochi disagi e rischi per le persone.

    Contaminazioni

    cava-pian-di-carlo-varenna-02Diversi cittadini in passato hanno denunciato viaggi notturni sospetti di camion diretti alla cava Pian di Carlo: alcuni abitanti della zona hanno più volte assistito al passaggio di mezzi che, a luci spende, andavano a scaricare a Pian di Carlo il contenuto del loro carico. Un atteggiamento decisamente sospetto che getta pensanti ombre sull’origine di alcuni materiali finiti in discarica, soprattutto se si pensa al rischio idrogeologico e al fatto che, stando ai progetti, la Gronda di Ponente passerà proprio in questa cava, la cui attività estrattiva fu fermata decenni fa poiché la roccia era, ed è, ricca di fibre di amianto. «Abbiamo chiesto che vengano fatti dei carotaggi per vedere cosa è stato interrato – spiegano alcuni abitanti – ma non abbiamo ancora avuto risposte». È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a replicare: «I carotaggi sono stati eseguiti e i risultati sono in fase di elaborazione da parte degli uffici tecnici, sicuramente le nuove autorizzazioni dovranno passare anche da questi risultati».

    Con la solita lentezza strutturale alla “cosa pubblica”, quindi, si sta lavorando per garantire la sicurezza della Val Varenna e di Pegli. Le questioni tecniche sul tavolo sono molte e decisamente impattanti, e si spera che i nodi vengano sciolti nel più breve tempo possibile, prima che sia troppo tardi. Rimane il dato politico: quando si tratta di grandi opere e grandi affari (e relativa grande fretta), le verifiche per la tutela dei territori e delle persone sono troppo spesso fatte “in corso d’opera” e mai ex ante, approfittando delle labirintiche pieghe della burocrazia italica. Non tutto, però, è reversibile e correggibile, e la Politica dovrebbe saperlo. Dovrebbe.

    Nicola Giordanella

     

  • Tossicodipendenti, i soldi per curarli ci sono ma sono mal distribuiti. E così troppi finiscono in carcere

    Tossicodipendenti, i soldi per curarli ci sono ma sono mal distribuiti. E così troppi finiscono in carcere

    EroinaDella realtà degli istituti di assistenza ai tossicodipendenti il cittadino comune conosce poco o niente. Eppure, sono centri di importanza primaria nel tessuto del nostro welfare, sia perché svolgono un ruolo di assistenza sociale fondamentale per una categoria di cittadini affetti da una patologia particolarmente grave, sia perché il loro buon funzionamento ha ripercussioni positive sul sistema economico della sanità: parlando in termini decisamente pragmatici, le comunità costano meno degli ospedali e, se funzionano, garantiscono cura e reinserimento sociale di un tossicodipendente, evitando ulteriori spese mediche e altri possibili “danni collaterali” come la deriva verso la delinquenza di chi è escluso dal circuito lavorativo.

    Recentemente, tuttavia, un professionista del settore quale Paolo Merello, direttore generale del Ceis (Centro di solidarietà) di Genova – onlus che da tempo lavora nel campo della cura delle tossicodipendenze – ha lanciato un allarme circa la situazione genovese. «Ci sono molti utenti ristretti in carcere privati della possibilità di accedere alle misure alternative come dispone la legge italiana» ha denunciato. Sarebbero, infatti, circa 400 i tossicodipendenti che non trovano posto nelle strutture di cura.

    La risorse della Regione

    Ogni anno, la Regione Liguria stanzia 12 milioni di euro per le dipendenze. Di questi, 5 milioni sono destinati alle strutture di Genova ma solo 3 milioni arrivano effettivamente alle comunità, mentre il resto finisce fuori provincia e fuori regione. Un’uscita motivata dal fatto che circa il 10-12% degli assistiti vengono curati fuori Genova o fuori Liguria ma restano comunque a carico del nostro sistema sanitario ed economico, che ha un costo medio di 80 euro al giorno per paziente, come ci spiega Giorgio Schiappacasse, medico specialista in psichiatria e direttore dei Sert della Asl 3 genovese. Due le ragioni principali di questa “delocalizzazione”: da un lato, mancano in Liguria alcune strutture specifiche, ad esempio una per nuclei madre-figlio e una per i minorenni, categorie che non possono essere inserite all’interno di un centro che accoglie anche uomini adulti; dall’altro, alcune terapie possono essere maggiormente efficaci per il tossicodipendente se viene allontanato dalla propria realtà cittadina, nella quale può subire il richiamo delle frequentazioni e dei luoghi che condividono con lui la maledizione della droga.

    Non proprio sulla stessa linea il Ceis. «Noi non vogliamo entrare nel merito delle scelte medicali – spiega Michele Serrano, responsabile delle relazioni esterne – se il medico ritiene che il paziente abbia necessità di essere allontanato dal suo territorio, per fruire meglio della cura, affidandolo ad esempio al Ceis di Sanremo invece che a quello di Genova, è un discorso che ha una logica e sul quale noi non solleviamo obiezioni. Ci domandiamo soltanto, come mai dai Sert di Sanremo, Savona, La Spezia, non viene nessuno a Genova. Come mai soltanto Genova manda al di fuori delle persone a fare il periodo in comunità terapeutica? E desidereremmo delle risposte, solo delle risposte. Non vogliamo imporre il nostro giudizio o la nostra opinione, vogliamo semplicemente che a una domanda che ha una sua logica ci venga risposto qualcosa che abbia delle motivazioni che siano logiche».

    Un problema di distribuzione

    eroina-drogaMa per Schiappacasse i dati genovesi sono assolutamente fisiologici, tanto che il problema, a suo dire, non risiederebbe nella mancanza di risorse spesso chiamata in causa in queste situazioni. «Il budget della Regione è sufficiente, anche se ovviamente per problematiche così gravi e diffuse non è mai abbastanza», spiega lo psichiatra. «È logico che poi, come non avremo possibilità di avere 50 pazienti psicologici ad esempio, così anche le comunità non possono pensare di avere 500 posti per tossicodipendenti: essendoci un budget c’è un limite. Però questo ci deve impegnare a lavorare meglio per tutti, a lavorare meglio su come prepariamo la persona alla comunità, il dopo comunità, su come può essere ottimizzato in tempi e qualità del lavoro» aggiunge riferendosi a tutta la rete di comunità che lottano contro le tossicodipendenze e a nuovi metodi a costo zero come i gruppi di autoaiuto. «In questi anni abbiamo incrementato l’utilizzo delle strutture genovesi. Basti pensare che 5 anni fa i Sert erano utilizzati, rispetto al budget complessivo, al 30-35% e adesso saranno al 65-70%» commenta Schiappacasse circa alcuni dubbi mossi nell’ambiente nei confronti della gestione del Sert.

    Più che nell’entità delle risorse, dunque, il problema potrebbe essere individuato nella loro distribuzione: «La ASL 3 copre da Camogli fino a Cogoleto – ricorda il direttore – quindi tutta la Città metropolitana; siamo sui 780.000 abitanti. In Liguria ci sono cinque Asl (La Spezia, Chiavari, Savona, Imperia e Genova) e la quota del budget dovrebbe essere proporzionata al numero di abitanti. Se in regione siamo 1,5 milioni e la ASL 3 ha 780.000 individui come bacino di utenza, forse non ci arriva quello che dovrebbe in proporzione».

    Su questo punto concorda anche Serrano: «Perché – si chiede – Genova che ha molti più assistiti in carico al Sert, agli istituti detentivi, eccetera eccetera, ha una fetta così esigua rispetto a qualsiasi altra realtà regionale?». Una domanda che, al momento, resta inevasa.


    Alessandro Magrassi

  • Morosità incolpevole, Regione Liguria sblocca i finanziamenti 2015 e 2016 per il fondo dedicato all’emergenza abitativa

    Morosità incolpevole, Regione Liguria sblocca i finanziamenti 2015 e 2016 per il fondo dedicato all’emergenza abitativa

    Palazzo della RegioneRegione Liguria sblocca i soldi destinati al Fondo per la Morosità Incolpevole a sostegno degli inquilini morosi titolari di contratto di locazione e soggetti a provvedimenti di sfratto: 3 milioni di euro per 23 comuni liguri; la cifra comprende i soldi del 2015 e del 2016. Per il Comune di Genova il fondo arriva a 1.223.249,58 euro.

    La firma arriva nel corso della riunione della giunta regionale odierna, proprio mentre in Sala Rossa l’assessore alle Politiche della Casa e housing sociale, Emanuela Fracassi, in risposta ad una interrogazione (art 54), denunciava ancora una volta il ritardo e il silenzio di Regione Liguria. «I nostri uffici hanno lavorato a lungo sulla destinazione e la suddivisione del fondo – sottolinea l’assessore regionale per le Politiche Abitative Marco Scajolama con la firma di oggi si potrà intervenire a livello regionale per supportare un numero di famiglie compreso tra le 250 e le 400 unità»

    Morosità Incolpevole

    Questo fondo interviene per sostenere quelle famiglie che non riescono più a pagare l’affitto per subentrati problemi di liquidità, come ad esempio la perdita del lavoro o della pensione di un caro estinto. L’intervento pubblico è ovviamente inteso come temporaneo, ma può risultare utilissimo per permettere a nuclei famigliari in difficoltà di non perdere la casa, mentre si tenta di risolvere il problema, o con una riformulazione del contratto, o con una locazione alternativa; ad beneficiare del fondo, quindi, anche i proprietari degli immobili, che in questo modo sono “sicuri” di ricevere comunque il canone d’affitto. Un meccanismo pensato anche per mantenere più fluido il mercato delle locazioni, tentando di favorire una più ampia offerta. L’origine di questo finanziamento è statale, e dalle regioni viene suddiviso ai vari comuni in base alle necessità rilevate sul territorio. Il ritardo fino ad oggi accumulato aveva messo in seria difficoltà le politiche sulla casa dei vari comuni, e in special modo a Genova, dove la “Emergenza Casa” è in fase espansiva.

    Regione Liguria, sbloccando il fondo, ha individuato 23 comuni in tutta la Liguria a cui destinare quote di finanziamento; cinque in Provincia di Genova: Genova (oltre 1,2 milioni di euro), Chiavari (84.000 euro), Rapallo (124mila), Sestri Levante (66mila euro), Arenzano (32mila euro); otto in provincia di Imperia:  Imperia (177.500 euro), Camporosso (12mila euro), Diano Marina (17mila euro), Vallecrosia (28.500 euro), Bordighera (26.500 euro), Taggia (73.800 euro), Ventimiglia (61.700 euro), Sanremo (178mila euro); sei in provincia della Spezia: La Spezia (329 mila euro), Arcola (25 mila euro), Ortonovo (20milaeuro), S. Stefano Magra (18.500 euro), Sarzana (40.500 euro), Lerici (33.500 euro), e quattro in provincia di Savona: Savona (224mila euro), Albenga (78 mila euro), Cairo Montenotte (32.500 euro) Loano (56 mila euro). «Oltre ai 3 milioni da destinare ai Comuni – continua Scajola – abbiamo previsto inoltre uno stanziamento di 150mila euro di fondi regionali a favore di Filse, la Finanziaria della Regione, per il potenziamento del fondo di garanzia della locazione che si andranno ad aggiungere ai 500mila già in dotazione per soddisfare la richiesta di garanzia, sia dei proprietari che degli inquilini morosi che potranno così non essere sfrattati»

    Dialogo tra sordi

    Durante la seduta del Consiglio Comunale, in risposta ad un articolo 54 a firma Padovani (Lista Doria) che chiedeva aggiornamenti sulla questione, l’assessore alle Politiche della Casa Emanuela Fracassi ha dichiarato che il Comune d Genova: «Non ha più avuto notizie da Regione Liguria riguardo questi soldo che sono già stati versati dal ministero. Questo ritardo – ha aggiunto – ha provocato uno stop agli interventi dei nostri uffici». Questo succedeva mentre in giunta regionale veniva firmato lo sblocco di questi soldi, senza che nessuno avesse evidentemente avvertito la giunta comunale. Due notizie, quindi, una buona e una cattiva: quella buona è che finalmente sono arrivati soldi destinati ad aiutare chi oggi rischia di perdere il tetto sotto il quale dormire; la cattiva è che, su un tema politico e sociale così importante e delicato, le istituzioni si muovono in maniera non coordinata e senza il giusto, e dovuto, dialogo. Una sordità decisamente colpevole.

    Nicola Giordanella

  • Quarto, per l’ex Till Fischer di via romana della Castagna i lavori partiranno entro l’anno

    Quarto, per l’ex Till Fischer di via romana della Castagna i lavori partiranno entro l’anno

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Non è ancora certa la data, ma sicuramente il cantiere partirà entro la fine del 2016. Dopo una prima fase di adeguamento strutturale dell’attuale edificio di via romana della Castagna, con relative parziali demolizioni, partiranno i lavori di edificazione che produrranno 26 nuovi appartamenti e un silos interrato da 30 box. Il progetto negli anni scorsi è stato fortemente contestato dai comitati di quartiere, e non solo, tanto da essere oggetto di modifiche per attenuarne l’impatto con il contesto storico e urbano in cui si inserirà. «Non c’è ancora la data precisa di inizio lavori– conferma il vice sindaco di Genova, Stefano Bernini ma in questi giorni sono stati ultimati tutti i passaggi per il subentro della nuova cooperativa di costruzione, ed entro l’anno verranno attivati i cantieri secondo gli ultimi ritocchi apportati dal consiglio comunale sul progetto approvato durante il ciclo amministrativo precedente».

    Un progetto “difficile”

    La discussione sul destino dell’area Ex Till Fischer da anni infiamma il quartiere: nel 2007 si parlava di un albergo a nove piani, poi il progetto fu “virato” in 60 unità immobiliari; la mobilitazione dei cittadini e dei comitati, e la crisi del mercato immobiliare, hanno ridimensionato ulteriormente il disegno: dopo un ulteriore passaggio in Consiglio Comunale, le unità immobiliari furono ridotte a 26, distribuite su 4 piani, con il vincolo di costruire parcheggi solo interrati e di predisporre un accesso anche da corso Europa (tramite ascensore). L’estetica dell’edificio, inoltre, dovrà essere esteticamente in armonia con l’abitato già esistente (quindi colori coerenti e tetto a spioventi). Per quanto riguarda la viabilità, un altro aspetto molto delicato visto la conformazione antica delle strade storiche, sarà predisposto a breve un piano ad hoc. Gli oneri di urbanizzazione (circa 400 mila euro) saranno “liquidati” al Municipio Levante, e verrà predisposto un intervento di manutenzione dell’alveo limitrofo, senza però toccare l’assetto attuale del torrente, ponte di pietra compreso, che ad oggi ha dimostrato di “reggere”.

    La valletta del Rio Castagna

    Come Era Superba ha già documentato in passato, l’edificio attuale da anni è in stato di abbandono, divenuto una sorta di buco nero in mezzo ad uno spicchio di quartiere non del tutto rovinato dall’urbanizzazione dei decenni scorsi. La valletta del rio Castagna, infatti, nasce ripida dal fianco del Monte Fasce e scende rapidamente verso il mare: su quest’area fu edificata Villa Quartara, nel tratto più verso mare, e fino a metà del novecento erano poche le case contadine a fare cornice al piccolo e millenario santuario di Santa Maria della Castagna. Da tempi immemori la zona è attraversata dalla antica via Romana, unica strada che collegava Genova con gli abitati di levante. Nel dopoguerra arrivò l’autostrada, con la costruzione di un viadotto di quella che oggi è la A12 (Genova-Livorno) e poi Corso Europa, con un ulteriore viadotto più a valle; da lì seguirono palazzine e immobili di vario genere e fattura, che stravolsero la radice contadina della zona, ma non del tutto. Oggi quello che rimane di questa lunga storia è ancora ben visibile nei muri, nelle strade e nei giardini di questa piccola porzione di città: scorci unici di un tempo che fu.

    Non mancarono le speculazioni: tra le due infrastrutture viarie furono costruite negli anni 70-80 le palazzine a diga di via della Campanule, e il relativo campo sportivo con ben sei campi da tennis, oggi in ovviamente chiusi e in abbandono, il cui spazio è stato ricavato da una copertura del torrente lunga qualche centinaio di metri. La palazzina un tempo destinata alla produzione di forniture industriali, oggi al centro del progetto immobiliare, è stata costruita negli anni sessanta.

    Oggi, quindi, sta per partire un progetto nato da un’idea di oltre dieci anni fa, per il quale sin intervenì anche direttamente sul Puc, con cambi di caratterizzazione zonale, per poter procedere; anche se in parte è stato rinnovato e mitigato, l’edificazione di nuove unità immobiliari è il retaggio di una mentalità urbanistica vecchia, il cui fardello ricade ancora sull’oggi, visto che non esiste la capacità politica di definire una vera cesura con il passato. Nel frattempo, sotto i ponti di Genova, di acqua ne è passata parecchia, anzi, troppa.

    Nicola Giordanella

  • San Lorenzo, il piombo tornerà a coprire la cupola, come l’originale progetto dell’Alessi

    San Lorenzo, il piombo tornerà a coprire la cupola, come l’originale progetto dell’Alessi

    san-lorenzo-cupolaIl restauro della cupola della cattedrale di San Lorenzo procede, e presto inizierà l’ultima fase, cioè il rinnovo della copertura. Il piombo sostituirà il rame, per ripristinare il progetto originario di Galeazzo Alessi, e per conferire maggiore solidità alla struttura. Il lavoro durerà ancora circa un anno, o forse poco meno se non ci saranno intoppi; il costo totale dell’intervento si assesta su un milione e 100 mila euro, per gran parte messi a disposizione dalla Compagnia di San Paolo; alla conta, però, mancano ancora circa 300 mila euro: per questo motivo la Curia di Genova promuoverà l’intervento di privati per portare a termine questo lavoro «portato avanti con maestria e precisione – come ha dichiarato l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco a margine della presentazione dei lavori – e che restituirà a tutta la comunità genovese un gioiello e un simbolo».

    La cupola di San Lorenzo

    La cupola di San Lorenzo è uno dei più fulgidi esempi dell’architettura di Galeazzo Alessi, che in città lasciò molte tracce del suo genio: costruita a metà del XVI secolo, in origine aveva la copertura composta da lamine di piombo, seguendo una consuetudine ingegneristica iniziata dai romani. Il piombo, infatti, garantisce maggiore stabilità alle costruzioni e ha maggiore resistenza agli agenti atmosferici, oltre ad essere «un ottimo materiale antisismico, per via delle sue proprietà di resistenza a frizioni e trazioni – spiega l’architetto Claudio Montagni, responsabile dell’intervento – ed oggi, infatti, è stato “riscoperto” dalla letteratura di settore».

    Dal rame al piombo

    san-lorenzo-restauroL’attuale copertura in rame è arrivata durante l’ultimo restauro, condotto nel 1843 da Giovanni Battista Resasco; l’allora architetto della Città di Genova decise il cambio del rivestimento della struttura, introducendo il nuovo metallo: «La scelta fu probabilmente dettata da una sorta di moda architettonica diffusa in quegli anni – spiega Montagni – e fu il primo caso a Genova, poi preso ad esempio per altre strutture». La salsedine del vicino mare, però, negli anni ha “sciolto” parte della copertura, che oggi versa in pessime condizioni: «Oltre ad aver “macchiato” con l’ossido molti marmi – sottolinea l’architetto – in alcuni punti è talmente danneggiata da far piovere in chiesa, con tutti i potenziali danni facilmente intuibili».

    La scelta del piombo è arrivata dopo un attento studio dei progetti originali, ed è stata confermata da ritrovamenti in loco di alcune piastre di questo materiale, probabilmente dimenticate durante l’ultimo restauro. Oltre alla cupola, anche la struttura sarà rinforzata, grazie alla manutenzione delle catene predisposte dallo stesso Alessi: «Tutta la costruizione è in buone condizioni – precisa Claudio Montagni – e l’intervento sarà per lo più conservativo», non come le coperture della basilica di Carignano, che nei prossimi mesi saranno oggetto di un intervento di consolidamento più importante.

    Manca poco, quindi, affinché lo skyline della Superba ritrovi uno dei suoi più amati e caratteristici gioielli: la cupola di San Lorenzo potrà affrontare i prossimi secoli con una nuova armatura, nella speranza che sia di buon auspicio per tutta la città.

    Nicola Giordanella

  • Salta l’accordo con il Comune, Genova non avrà la sua Fai Marathon

    Salta l’accordo con il Comune, Genova non avrà la sua Fai Marathon

    pano-copia-e1427118218859Domenica 16 ottobre in tutta Italia, i giovani del Fai apriranno al pubblico oltre 600 luoghi di elevato interesse artistico, culturale e storico sparsi per tutto il paese. Ovunque, tranne che a Genova. L’amministrazione comunale e il Fai non sono riusciti in tempo utile a trovare l’accordo necessario. Il Comune di Genova sarà l’unico in tutto il paese senza questo prezioso appuntamento in agenda.

    Il Fai (Fondo Ambiente Italiano) da anni organizza campagne nazionali per “aprire” al pubblico siti importanti per storia, cultura e pregio architettonico, per permettere di scoprire il grande patrimonio, spesso nascosto, che ci circonda. Conoscere per preservare: l’Italia è talmente disseminata di opere d’arte e preziosità monumentali conosciute in tutto il mondo, che spesso i “piccoli” tesori nascosti nei tessuti urbani o nelle campagne sono dimenticati e abbandonati. Da qui l’idea della Fai Marathon: 600 siti, sparsi in più di 150 città, con oltre 3500 volontari sul campo; un’occasione pensata nell’ambito della raccolta fondi per la campagna “Ricordiamoci di Salvare l’Italia, promossa per tutto il mese di ottobre.

    Occasione persa

    Insomma, una grande occasione per fare cultura, promuovendo un’idea diversa di turismo, fatto di consapevolezza del territorio e della sua storia. Per Genova, il Fai aveva pensato all’apertura straordinaria delle “Tre Marie” della collina di Castello, la parte più antica della città: Santa Maria di Castello, Santa Maria delle Grazie Nuova e Santa Maria in Passione. Tre esempi unici di architettura medievale, addossati in quello che fu il primo nucleo della “Ianua” sul finire della dominazione romana. Un’apertura inedita che avrebbe permesso di visitare tre luoghi troppo spesso dimenticati dal circuito turistico della città.

    Nella stessa giornata, inoltre, cade il terzo appuntamento annuale con i Rolli Days, che aveva il fulcro proprio in zona San Bernardo, ai piedi della collina. Un potenziale incredibile per una città che, nel cambiare pelle, sta puntando molto sul turismo e sulla cultura. Solo sulla carta, però, a quanto pare. Una nostra fonte vicina al Fai ha raccontato che la proposta del Fondo, presentata a inizio estate, non ha ricevuto risposta fino a settembre inoltrato: dopo aver nicchiato il Comune di Genova ha fatto sapere che era impossibile aderire all’iniziativa poiché Santa Maria in Passione non è accessibile in sicurezza. Senza questo luogo, però, il progetto delle “Tre Marie” sfumava, e la ristrettezza della tempistica non ha permesso di trovare un accordo sulla questione, facendo di fatto saltare la tappa genovese della Marathon.

    Dagli uffici del Comune arriva, invece, un’altra versione. Secondo i responsabili dell’assessorato alla Cultura, dopo una fase iniziale di contatto con il Fai, durante la quale sono state sottoposte diverse ipotesi, i contatti si sono interrotti, senza arrivare ad una conclusione. Da parte sua, il Fai Genova, non commenta la vicenda. E’ probabile che nei prossimi giorni venga chiesta una risposta da parte delle istituzioni cittadine.

    Santa Maria in Passione

    giardini-babilonia

    Dietro questo rifiuto si può ipotizzare ci sia la querelle che va avanti da anni tra amministrazione e il Comitato della Libera Collina di Castello: un gruppo di studenti universitari, cittadini e residenti che nel 2011 hanno occupato gli spazi dei giardini e dei ruderi di Santa Maria in Passione, chiusi da decenni. L’occupazione da subito è stata organizzata in maniera aperta a tutti e condivisa con il quartiere, con il fine di far rinascere una zona della città abbandonata, salvandola dal degrado. Durante gli anni, molti professionisti hanno aderito al progetto, lavorando attivamente nel sito, permettendo la fruizione in sicurezza e assicurandone la manutenzione. Il Comitato è da sempre a disposizione per far conoscere gli spazi, ma non è mai stato riconosciuto come interlocutore dal Comune di Genova. Non è chiaro il perché, visto che questa pratica va nella direzione che spesso viene abbracciata e sponsorizzata dalle istituzioni stesse: cittadinanza attiva, ricorso al volontariato, alleggerimento dei costi per il pubblico, musei diffusa, lotta al degrado, tutela del centro storico, spazio ai giovani, fare rete.

    Nei prossimi giorni, forse, sulla questione sarà fatta maggiore chiarezza. Il risultato però non cambierà: nei fatti, Genova avrà perso una grande occasione per fare bella mostra di alcuni suoi tesori più nascosti, approfittando di una ribalta nazionale che non capita tutti i giorni. Il dato più politico, invece, è la persistente difficoltà “burocratica” di investire in maniera sistematica e allargata sulla cultura condivisa e partecipata, non per forza istituzionale. Per una città come Genova, che sul turismo sta puntando per un futuro altro, non è una dato confortante. Forse la domanda da porsi dovrebbe essere su che tipo di cultura sappiamo avere.


    Nicola Giordanella

  • Declassato lo stato di allerta idrogeologica, partita la prima conta dei danni

    Declassato lo stato di allerta idrogeologica, partita la prima conta dei danni

    alberi-treni-nerviDopo la perturbazione del pomeriggio, declassato lo stato di allerta idrogeologica in Liguria a partire dalle 18. Allerta gialla su tutte le aree eccetto lo spezzino che rimane in arancione. Le allerte sono valide fino alle 21 nel levante, mentre fino alle 24 da Capo Noli (Savona) alla Spezia.

    Da una prima stima, il danno maggiore è stato determinato dai forti venti che hanno seguito i temporali nelle prime ore del pomeriggio e che si sono accaniti soprattutto nella zona del Tigullio: colpiti in particolare i comuni di Recco, Sori, Avegno, Uscio e Bargagli tutti nella città metropolitana di Genova. Interessante anche un centinaio di abitazioni con danni alle coperture che sono state divelte per il forte forte vento che ha raggiunto picchi di 166 chilometri all’ora che hanno provocato anche molte cadute sulle infrastrutture viarie. Inoltre, si sono verificate importante interruzioni della corrente elettrica: in particolare sono stati interessati tre convogli lungo la linea Genova – Sestri levante. Uno di questi, un intercity Milano – Livorno con sopra 350 passeggeri che sono rimasti bloccati a bordo alcune ore, fino all’intervento dei vigili del fuoco. Entro le 12 di domani la linea dovrebbe essere ripristinata.Tutti i viaggiatori dei treni fermi in linea sono stati fatti scendere e sono stati assistiti dal personale di Trenitalia e di RFI, con il supporto delle squadre di soccorso della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco. Trenitalia ha attivato, fra le stazioni di Genova Brignole e Sestri Levante, servizi sostitutivi con autobus. I treni a media e lunga percorrenza (InterCity e Frecciabianca) percorrono l’itinerario alternativo via Pisa – Firenze – Bologna – Piacenza-Voghera, con allungamento del tempo di viaggio fino a 2 ore e 30 minuti. Un collegamento InterCity è stato istradato dalla Spezia sulla linea Pontremolese, con un maggiore tempo di viaggio di 90 minuti. Le modifiche proseguiranno fino al ripristino della linea.

    In tutta la Liguria si sono verificati 3500 disalimentazioni di utenze elettriche, di cui 3000 sulla provincia di Genova e 500 in quella della Spezia. Inoltre, una decina di feriti per cause dovute al maltempo si sono recati al pronto soccorso e sono in codice giallo. In queste ore circa 300 volontari della Protezione regionale sono al lavoro per supportare i Comuni nelle attività di sgombero delle strade.

    tromba-aria-ferrovia-14-ottobreLe valutazioni della Regione Liguria

    «Al netto dei danni che ci sono stati – e non vanno sottovalutati perché ci sono famiglie che passeranno momenti complicati stasera, così come la brutta avventura dei passeggeri dei treni – possiamo tirare un sospiro di sollievo. L’intera macchina ha funzionato in ogni suo pezzo. Sono molto soddisfatto delle riforme che sono state fatte nell’esercizio di questo difficile mestiere. Tutto è andato secondo le previsioni che ci eravamo dati». Lo dice il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia DIRE, nel corso della conferenza stampa di bilancio della prima giornata di allerta meteo rossa da quando è in vigore il nuovo sistema. Difficile che vi siano i margini per chiedere lo stato di calamità nazionale: «I danni sono in aree molto vaste – spiega il governatore – e di entità contenute soprattutto per quanto riguarda i privati. Tutt’al più potremmo valutare uno stato di calamità regionale. Se qualcuno non può dormire nelle case stanotte, paghiamo l’albergo poi passeremo a un esatto censimento dei danni e capire come aiutare nel medio periodo chi ha avuto danni importanti».

    Per il governatore questo è «un lavoro che rientra in quella cultura di protezione civile che la Liguria ha elaborato dopo due grandi disastri evidentemente sottovaluti come ha riconosciuto anche il premier Renzi. Se ci mettiamo anche la celerità con cui si sta procedendo sui grandi cantieri di messa in sicurezza idrogeologica, possiamo dire che, da un anno a questa parte, il terrore della pioggia e il dissesto idrogeologico sono stati aggrediti come mai fatto nel recente passato e anche nel passato più lontano».

    I sopralluoghi del Comune di Genova

    Durante la giornata l’assessore alla protezione Giovanni Crivello ha effettuato diversi sopralluoghi nei luoghi maggiormente colpiti dalla perturbazione come Sant’Ilario, dove la furia del vento ha abbattuto diversi alberi, alcuni letteralmente sradicati, altri pesantemente danneggiati. Moltissimi i rami caduti sulle strade, alcuni anche di portata significativa, che fortunatamente non hanno prodotto conseguenze per le persone. Danni anche alle abitazioni con tetti pesantemente danneggiati e tegole divelte. Situazione simile anche in piazza Duca degli Abruzzi e in Passeggiata Anita Garibaldi con diversi crolli sia di rami che di tegole e il tetto del Castelluccio scoperchiato. Lungo la strada statale Aurelia, in via Donato Somma, è crollata la gru di un cantiere privato rovinando sulle strutture di una serra.

    «I segni del passaggio della perturbazione sono molto pesanti, ma non abbiamo registrato feriti o danni alle persone – dichiara Crivello – Stiamo lavorando, insieme a tutti i soggetti coinvolti, perché la situazione torni alla normalità nel minor tempo possibile. Vorrei sottolineare la perfetta sinergia tra Protezione Civile del Comune, gruppi di volontari della protezione civile, Polizia Municipale, Municipi, Vigili del Fuoco e Prefettura».

    Il Comune di Genova ricorda che i Parchi Serra-Gropallo e Grimaldi, Villa Stalder, Giardini di via Bottini, Giardini di via Nullo sono chiusi fino ad avvenuta verifica delle condizioni dell’alberatura. Per motivi di sicurezza rimangono chiuse con transenne piazza Duca degli Abruzzi a Nervi e Giardini di piazza Rusca a Quinto.

    LA CRONACA DELLA GIORNATA