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  • Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    via-buranello-streetartDipingere le saracinesche di via Buranello per portare colore e allegria nel quartiere di Sampierdarena. E’ il progetto di riqualificazione del quartiere genovese da cui parte il concorso “Un treno in via Buranello – Sguardo dal finestrino”, promosso da Teatro dell’Archivolto e Accademia Ligustica in collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana, Associazione Sampierdarena e le donne, Municipio II Centro Ovest e il CIV Sampierdarena Buranello. «L’arte urbana parla a tutti con immediatezza – dice Pina Rando, direttrice Teatro dell’Archivolto – Pensiamo che in un contesto come il quartiere di Sampierdarena, dove è stato già fatto qualche esperimento, possa essere particolarmente efficace».

    Un modo per dare libero sfogo all’arte riproducendo le immagini che di solito si possono osservare dal treno durante la sua corsa. «Abbiamo voluto dare risalto al treno perchè è ciò che caratterizza e rende particolare questa via – spiega Luana Rossini, vicepresidente dell’Associazione Sampierdarena e le donne – con questo progetto vogliamo attrarre persone nel quartiere e rendere migliore la vita delle persone di Sampierdarena».

    Un’iniziativa che si rivolge a giovani artisti dai 18 anni in su che potranno lasciar andare la propria fantasia e colorare come meglio credono le saracinesche e che costellano via Buranello sul lato della ferrovia. In pratica, una volta completata l’opera, al treno che viaggia sui binari sopra il muraglione di via Buranello, corrisponderanno tanti piccoli vagoni o scompartimenti disegnati sulle serrande dei locali sottostanti. Da ogni finestrino si potrà godere di una visuale diversa, che avrà come riferimenti il mondo della fantasia, del teatro e della rappresentazione urbana, lasciando quindi ampia libertà creativa. «Abbiamo apprezzato e appoggiato l’idea con piacere – dice Guido Fiorato, vice preside Accademia Ligustica – è un’iniziativa che riqualifica il quartiere e offre ai partecipanti l’opportunità di esprimere l’arte liberamente».

    Un progetto che va di pari passo con il workshop “Poesia di strada e arte pubblica”, tenuto da Eleonora Chiesa e Opiemme dal 12 al 14 ottobre, rivolto a giovani creativi che vogliono contribuire a riprogettare e ripensare il Centro Civico Buranello. «Attraverso queste iniziative vogliamo far rifiorire il nostro quartiere. Vogliamo vederlo colorato, vivace e pulito – dice Rodolfo Bracco, Presidente CIV Sampierdarena Buranello – Per questo ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno appoggiato e promosso questa bellissima iniziativa».

     Come partecipare al concorso

    opiemme-buriddaPer la realizzazione dell’opera d’arte collettiva è stato istituito un bando che sarà diffuso in tutta Italia attraverso le Accademie di Belle Arti. Il concorso è gratuito e potranno partecipare singoli artisti o gruppi. Ai giovani artisti di strada, che dovranno avere compiuto i 18 anni e avere maturato un minimo di esperienza nella realizzazione di graffiti, stencil e wall painting, si richiede di mandare un bozzetto con un proprio progetto. Sono previsti sino a un massimo di 60 vincitori, a cui potranno essere assegnate da un minimo di una a un massimo di quattro saracinesche. Tutta la documentazione dovrà arrivare all’Accademia Ligustica entro il 30 novembre 2016, termine ultimo per candidarsi. Nelle due settimane successive saranno selezionati e contattati i vincitori, che per realizzare la propria opera avranno a disposizione un lasso di tempo che va da metà dicembre 2016 a fine aprile 2017. I colori saranno forniti dal gruppo Boero, mentre per altro tipo di materiale gli street artist dovranno provvedere autonomamente.


    Elisabetta Cantalini

  • Genova, allerta meteo ROSSA venerdì 14 ottobre dalle 3 alle 24. SCUOLE CHIUSE

    Genova, allerta meteo ROSSA venerdì 14 ottobre dalle 3 alle 24. SCUOLE CHIUSE

    allerta-rossa-14-ottobreLa Protezione civile della Regione Liguria ha emanato lo stato di allerta meteo rossa (il più elevato) per piogge diffuse da Noli alla Spezia dalle 3 alle 24 di domani, venerdì 14 ottobre, con il rischio di gravi effetti al suolo. A Genova, chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado. Scuole e impianti sportivi chiusi anche a Savona, alla Spezia e nel Tigullio.
    Allerta arancione, invece, da Ventimiglia a Noli, dalle 3 alle 21 di domani.  Si tratta della prima allerta massima da quando è in vigore il nuovo sistema.


     Aggiornamenti di venerdì 14 ottobre

    17.45 – Dopo il passaggio della tromba d’aria Nervi e Sant’Ilario contano i danni: una gru in via Donato Somma si e’ abbattuta su una serra e sui fili elettrici, nella centrale piazza Duca degli Abruzzi, dove ha sede il commissariato di polizia, sono caduti molti alberi. Un albero di grosse dimensioni e numerosi rami sono crollati lungo i binari bloccando il traffico ferroviario a poca distanza della stazione di Nervi. A Sant’Ilario molte abitazioni hanno subito danni ai tetti, con conseguente cadute di tegole su strada e auto. Moltissimi gli alberi, fra cui piante secolari e pregiate, cadute nelle ville private e lungo i sentieri e le creuze di Sant’Ilario. A Quinto, sempre nel levante, dopo l’albero crollato su delle auto in via Roncallo, un palma di grandi dimensioni si e’ abbattuta su una cabina del telefono in via Murcarolo.

    17.15 – Mentre su Genova non piove più ormai da qualche ora, sono soprattutto i comuni dell’entroterra del Golfo Paradiso, del Golfo del Tigullio e dello spezzino a fare i conti con i pesanti danni provocati dalla tromba d’aria. Molti i tetti scoperchiati così come le frazioni rimaste senza elettricità a causa della cadute di pali e alberi. La via Aurelia fra Recco e Genova e’ percorribile solo ai residenti mentre rimasto chiuso a lungo il casello autostrade di Recco. Caduto anche lo storico pino secolare di Portofino cresciuto sul tetto di Castello Brown. C’è anche un lieve ferito: si tratta di un pensionato di Avegno colpito dal crollo del tetto della sua casa di Megli.

    16.50 – Il trenino di Casella resterà chiuso anche dopo la fine dell’allerta rossa. Questa mattina si è verificato un problema di mancanza di tensione alla linea ferroviaria nella tratta Genova – Vicomorasso, per la caduta di un albero sulla linea aerea in zona San Pantaleo. Per non pregiudicare la sicurezza degli addetti al ripristino, l’intervento avrà inizio terminata l’allerta. Per tutto il periodo di fermo della ferrovia, verrà garantito il servizio bus sostituivo da Genova a Casella.

    alberi-treni-nervi15.00 – Una tromba d’aria ha attraversato Genova da Voltri a Nervi lungo la costa per concentrarsi poi su Recco. Circolazione dei treni sospesa tra Genova Brignole e Sestri Levante, sulla tratta Genova – La Spezia, per la disconnessione della linea elettrica di alimentazione dei treni e la caduta di un albero che ingombra la sede ferroviaria coinvolgendo l’Intercity 35370 (Livorno-Milano) fermo in linea. Per mancanza di alimentazione elettrica sono fermi in linea anche i regionali 11245 e 11252. “I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono sul posto – informa Rfi in una nota – per risolvere il guasto e ripristinare, appena le condizioni meteo lo consentiranno, la piena funzionalità degli impianti tecnici e per rimuovere l’albero”.

    14.30 – Bargagli e Davagna gli abitati più danneggiati, soprattutto dal forte vento: il sindaco di Bargagli, Sergio Aveto, ha ricevuto segnalazioni di diverse abitazioni con ingenti danni ai tetti, forse causati da una tromba d’aria. Problemi anche con le utenze elettriche. L’intensità delle precipitazioni a Genova attualmente in calo: a Nervi, un albero di grosse dimensioni è caduto in via Somma, all’altezza del bivio con Sant’Ilario, bloccando il traffico, attualmente in tilt.

    13.30 – Via libera all’accensione dei riscaldamenti a Genova. In considerazione delle condizioni climatiche che rendono critiche le temperature all’interno degli edifici a qualsiasi destinazione d’uso, è stata emessa ordinanza del sindaco che autorizza l’accensione degli impianti di riscaldamento da oggi a lunedì 31 ottobre compreso, per 10 ore giornaliere, a regime normale (temperature negli ambienti: 20° con 2° di tolleranza). Nell’accesso ai locali caldaia e nelle operazioni di accensione degli impianti, il Comune di Genova rammenta i comportamenti di autoprotezione che i cittadini sono tenuti ad adottare in caso di allerta meteo.

    allerta-rossa-14-ottobre-h1313.00 – «Siamo nella fase centrale dell’allerta, il bollettino appena emesso conferma il quadro previsto ieri sera con allerta rossa da Capo Noli (Savona) a La Spezia fino alle 23.59, e arancione da Ventimiglia a Capo Noli, fino alle 21». Lo dice l’assessore alla Protezione civile della Regione Liguria, Giacomo Giampedrone, facendo il punto della situazione sullo stato di allerta meteo che vige su tutto il territorio regionale, come riporta l’agenzia Dire. «L’attenzione è altissima su tutto il territorio in attesa di un possibile peggioramento – prosegue Giampedrone – da adesso al tardo pomeriggio ci attendono le ore centrali della perturbazione. Al momento si stanno verificando forti precipitazioni nel ponente ligure, mentre questa mattina a essere interessata è stata soprattutto la zona del Tigullio». A scongiurare forti piogge fino al momento «ci hanno pensato un po’ i venti di tramontata – spiega l’assessore – che hanno tenuto la perturbazione più sul mare che sulla terra: è un vento molto forte che ci ha fatto comodo ma ha causato qualche problema». Al momento, comunque, non ci sono particolari segnalazioni di disagi dal territorio regionale, fatta salva la momentanea chiusura di due strade nel Comune di Tribogna, in provincia di Genova. La criticità maggiore è rappresentata dal forte vento con picchi di 117 chilometri all’ora registrati nel comune di Framura (provincia della Spezia), ma anche 102 chilometri all’ora a Genova nell’area del Porto Antico. Per quanto riguarda la pioggia, invece, la zona più colpita in mattinata è stata il Tigullio con 40-50 millimetri di pioggia. «L’aspetto più temuto – dicono i previsori dell’Arpal – è quello dei temporali forti, stazionari e organizzati nelle zone di convergenza tra venti caldi e freddi, in particolare sulla parte centrale e sul levante della regione». Prossimo aggiornamento con la stampa previsto tra le 18 e le 18.30 alla presenza anche del governatore Giovanni Toti, nel quale sarà comunicata l’eventuale prosecuzione dell’allerta anche nella giornata di domani.

    10.30 – La situazione sul territorio regionale non presenta criticità di rilievo. Le maggiori difficoltà sono date dalle forte raffiche di vento che hanno provocato la caduta di alcuni alberi. Per quanto riguarda il Comune di Genova, la Protezione civile informa che si alternano momentanee precipitazioni sparse, al più moderate, e pause asciutte. Gli accumuli complessivi (dalle 00 odierne) restano su valori poco significativi, mediamente sotto i 10 mm. Su tutto il genovesato insiste una moderata ventilazione settentrionale, con raffiche sino a 30/40 km/h, che contribuisce a mantenere un substrato decisamente freddo e umido. Al momento la perturbazione distende il proprio fronte principale dalla costa Azzurra sino ai mari di Corsica e Sardegna dove è presente diffusa attività elettrica, situazione che potrebbe interessare il territorio nel corso del pomeriggio/sera.

    Sono 300 i volontari di protezione civile attivi in tutta la Regione.


     La situazione di giovedì 13 ottobre

    Permane lo stato di allerta gialla per temporali e piogge diffuse su tutta la Regione fino alle 2.59 di domani, venerdì 14 ottobre.

    L’allerta arancione per temporali forti, organizzati e persistenti è il massimo grado di allertamento per questo tipo di fenomeni, che possono essere molto intensi e produrre gravi effetti al suolo. L’allerta rossa per piogge diffuse segnala gravi effetti al suolo numerosi ed estesi sulle zone di allertamento.

    I previsori di Arpal parlano di un prossimo scontro tra venti di tramontana e scirocco che porteranno temporali forti, organizzati e persistenti, con raffiche di vento intorno ai 90 km/h, dapprima sul mare e successivamente verso la costa da Levante verso il Centro-Ponente.

    La Sala Operativa Regionale è già aperta e lo resterà per tutta la durata dell’allerta per monitorare in tempo reale l’evoluzione dei fenomeni più intensi e dare supporto ai comuni impegnati nella gestione delle rispettive fasi operative.

    I provvedimenti del Comune di Genova

    Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, chiusura dei centri socio-educativi, di aggregazione e attività educative territoriali per i minori (appartenenti al Centro Servizi Famiglie), chiusura dei centri socio riabilitativi diurni per anziani e disabili, chiusura degli impianti sportivi pubblici e privati, chiusura dei musei civici, chiusura delle biblioteche, sospensione dei mercati rionali all’aperto, chiusura dei parchi e dei giardini pubblici, chiusura dei cimiteri (assicurata la ricezione dei servizi funebri), sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento all’aperto, chiusura dei sottopassi pedonali di piazza Montano, via Borgo Incrociati, piazza Rizzolio/via Gattorno, piazza Porticciolo, piazzale Kennedy/viale Brigate Partigiane, piazza Massena. Sono le misure assunte dal centro operativo comunale, riunitosi oggi alle 15 in seguito all’emanazione dello stato di allerta rossa dalle ore 3 alle ore 23.59 di venerdì 14 ottobre, in applicazione del Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico.

    È stata disposta la chiusura e la messa in sicurezza di tutti i cantieri, con particolare attenzione a quelli dello scolmatore del Fereggiano e del rifacimento della copertura del Bisagno.

    Sono state inoltre adottate misure che riguardano la mobilità: limitazione del servizio della Metropolitana alla tratta Brin-De Ferrari; chiusura degli ascensori del sottopasso ferroviario di Sestri Ponente (via Puccini); chiusura dell’esercizio ferroviario Genova-Casella e attivazione di un servizio sostitutivo compatibilmente con le condizioni viarie; chiusura fino a cessata allerta della Galleria Pizzo sulla strada statale Aurelia; divieto di sosta in via Pontetti. Tutti i possessori di tagliandi Blu Area A, B, C, R e T, esclusivamente nei casi in cui tali zone siano state opzionate come prima scelta (es. AL – CF – CG ecc.), hanno diritto a parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta. Stesso provvedimento anche per i residenti nella zona via Fereggiano – corso De Stefanis non in possesso di contrassegno Blu Area esponendo copia della carta di circolazione. Interdetta la circolazione sulla sopraelevata Aldo Moro per motocicli e veicoli telonati dalle 00.00 alle 23.59 di venerdì 14 ottobre. Chiuso il guado di via Veilino, presidiate e monitorate via Shelley, via Pontetti, via Superiore Budulli, via Rio Fulle e via San Quirico.

    Inoltre, è stato deciso il potenziamento del presidio territoriale della Polizia municipale con 4 pattuglie dedicate al monitoraggio dei rivi per ogni turno, che vanno ad aggiungersi al servizio ordinario. Attivate anche 9 pattuglie di pronto impiego dalle ore 4.30 di venerdì 14 ottobre e, a partire dalle ore 6.30, ulteriori 16 pattuglie per presidio della viabilità e pronto impiego in caso di necessità. Attivate inoltre 16 squadre di volontariato di protezione civile.

    Le direzioni del Comune di Genova, i Municipi e le Aziende (Aster, Amiu e Amt) hanno attivato i piani di emergenza previsti per lo stato di allerta rossa. Il trasporto individualizzato ai centri di riabilitazione di persone disabili è sospeso a seguito della chiusura del centri stessi, disposta dalla Asl 3. Rimane attivo il trasporto verso i luoghi di lavoro.

    Il Comune di Genova ricorda, inoltre, di adottare i comportamenti di autoprotezione. In particolare, all’entrata in vigore dell’allerta: predisporre paratie a protezione dei locali al piano strada, chiudere le porte di cantine e seminterrati e salvaguardare i beni mobili che si trovano in locali allagabili; porre al sicuro i propri veicoli in zone non raggiungibili dall’allagamento; limitare gli spostamenti a esigenze di effettiva necessità; tenersi aggiornati sull’evolversi della situazione e prestare attenzione alle indicazioni fornite dalle Autorità, da radio, tv e tutte le altre fonti di informazione.

    Per tutta la durata dell’allerta sarà attiva la sala di emergenza della Protezione Civile del Comune di Genova e sarà attivo il numero verde della Protezione Civile del Comune di Genova 800177797.

  • Ospedale Padre Antero Micone, il reparto di Otorinolaringoiatria rimarrà a Sestri Ponente

    Ospedale Padre Antero Micone, il reparto di Otorinolaringoiatria rimarrà a Sestri Ponente

    SanitàIl reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Padre Antero Micone è salvo. L’ospedale di Sestri Ponente, però, come già annunciato perderà Neurologia, che sarà assorbita da Villa Scassi, sempre più il riferimento medico di tutta la Val Polcevera. Ad assicurarlo è l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Sonia Viale, in risposta ad una interpellanza portata in aula da Alice Salvatore, del M5S: «Il polo ospedaliero di Sampierdarena è dotato di un reparto di rianimazione – ha sottolineato l’assessore – ed è quindi più idoneo per interventi come quelli a seguito di ictus, ma reparto di otorinolaringoiatria resterà nel polo di Sestri Ponente e solo alcuni interventi più complessi per pazienti oncologici  potranno essere effettuati a Villa Scassi».

    Il riassetto del sistema ospedaliero, voluto dalla giunta Burlando nel 2012, continua, quindi a far discutere: la riduzione dei costi di gestione è diventata un’esigenza sempre più pressante, che ha portato a definire tutta una serie di accorpamenti tra le strutture esistenti, svuotando gli ospedali considerati più periferici. Il Micone è uno di questi, e negli ultimi anni ha visto notevolmente ridimensionata la sua “offerta” sanitaria. Sorte simile è toccata all’ospedale Gallino di Pontedecimo: Villa Scassi è sempre più il fulcro sanitario di questa metà città che è la Val Polcevera.

    L’incognita dell’ Ospedale di Ponente

    Da qualche anno, però, si parla di un nuovo ospedale di Ponente, voluto dalla stessa Regione Liguria: la “pratica”, però, è ferma perché non si riesce a trovare l’accordo politico sulla localizzazione del futuro plesso sanitario, e soprattutto perché, con l’operazione “Nuovo Galliera” i soldi a disposizione, oggi, non sono molti. All’attacco il Movimento 5 Stelle che chiede chiarezza sulle intenzioni della giunta Toti, soprattutto per quanto riguarda le strutture del ponente genovese «visto il loro progressivo ridimensionamento, a fronte di una maggiore emergenza sanitaria registrata nella zona più popolosa di Genova», come ha detto la consigliera regionale Alice Salvatore, durante l’interpellanza con la quale chiedeva anche il motivo per cui la Regione «non realizzi il tanto atteso ospedale di Ponente».

    Critica anche Rete a Sinistra: «È assolutamente necessario che l’ospedale di Sestri Ponente resti operativo, perché si tratta di un presidio sanitario indispensabile per salvaguardare la salute dei cittadini del medio ponente genovese – ha dichiarato Gianni Pastorino – purtroppo le persone hanno già pagato un sistema che chiude ospedali senza trovare soluzioni alternative ai bisogni del territorio. Le strutture si possono trasformare e razionalizzare, ma devono essere in grado di rispondere alla misurazione delle necessità di chi abita in una determinata zona». Rete a Sinistra che propone una nuova tipologia di coordinamento tra le strutture, prevedendo sì l’accorpamento dei reparti per le terapie intensive per le quali sono necessarie strumentazioni specifiche, ma garantendo assistenza di primo soccorso sanitario 24h, e una buona quota ambulatoriale anche per le visite ordinarie e per reparti specifici come ortopedia, per poter avvicinare l’assistenza alle persone. Secondo i dati di accesso alla struttura di ospedaliera di Sestri Ponente, infatti, il numero di prestazioni di Primo Intervento erogate è in crescita costante negli ultimi anni: dai 17 mila del 2014 ai 20 mila previsti per il 2016.

    Un problema, quello dell’assistenza sanitaria e ospedaliera, che non deve essere sottovalutato: la razionalizzazione del sistema non può solo passare attraverso un calcolo ragionieristico dei costi e dei risparmi, ma deve comprendere anche le reali esigenze della cittadinanza. Dover attraversare la città, peraltro con un servizio di trasporto pubblico sempre più in affanno, anche solo per una visita, non è salutare.

    Nicola Giordanella

  • Cristoforo Colombo, da corsaro a evangelizzatore. Le contraddizioni di uomo figlio del suo tempo

    Cristoforo Colombo, da corsaro a evangelizzatore. Le contraddizioni di uomo figlio del suo tempo

    cristoforo-colombo Su Colombo s’è scritto molto, forse troppo: uomo del medioevo, uomo del rinascimento, uomo di scienza, uomo delle stelle, ultimo crociato e via dicendo. Può darsi che qualcuna di queste definizioni gli sia pur confacente, anche se il nostro non è certo uno che si lascia incasellare. Cosa dire, dunque, di Colombo che non sia già stato detto? Ebbene: ciò che mi preme sottolineare, in occasione di quest’ennesima commemorazione della Grande Scoperta, è quanto egli dovesse alla cultura marinara del suo tempo, e in particolare alla lunga esperienza marinara genovese, maturata nel Mediterraneo e perfezionatasi precocemente nell’Atlantico. Un balzo, questo, assai precoce, che ha i suoi prodromi ben prima di quel fatidico 1113, quando troviamo alcuni genovesi impegnati a costruir navi in quel di Compostela; perfezionatosi, a ogni modo, nel corso del Duecento, e, in particolare, verso il 1277, quando le galee del grande ammiraglio e mercante Benedetto Zaccaria inaugurarono una rotta regolare oltre le Colonne d’Ercole per portar l’allume nelle Fiandre, o, ancora, nel 1291, in occasione del celebre viaggio dei fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi ad partes Indie, e, soprattutto, verso il 1312, quando Lanzarotto Malocello approderà finalmente alle isole Canarie.

    Genova in crisi

    Da quelle prime esperienze, molta strada era passata. Nel corso del Quattrocento, i circuiti tradizionali del commercio marittimo genovese avrebbero conosciuto importanti mutamenti. L’epilogo della lotta contro Venezia e l’Aragona, la perdita dei possedimenti orientali a causa della costante avanzata turca, giunta, nel 1453, a fagocitare Costantinopoli e la dirimpettaia Pera – colonia genovese dagli anni Sessanta del Duecento –, avrebbero favorito una sorta di riconversione dei circuiti economici, commerciali e finanziari genovesi verso Occidente, lungo una direttrice che dall’area iberica – prevalentemente castigliana, andalusa e portoghese – conduceva alle Fiandre e all’Inghilterra. Barcellona, Siviglia, Cadice, Lisbona, Southampton, Londra, Bruges e Anversa sarebbero ben presto diventati i nuovi punti di riferimento. Non a caso molti genovesi si sarebbero posti al soldo delle potenze occidentali, in particolare di quelle interessate a ricercare nuove vie per il commercio. Colombo non fu da meno, come mostra il suo tentativo di «buscar el Levante por el Poniente».

    La forza dell’esperienza

    In giovanissima età cominciai a navigare e continuo ancor oggi. La stessa arte induce chi la segue a desiderare di conoscere i segreti del mondo. Sono già più di quarant’anni che la pratico. Ho percorso tutte le rotte conosciute. Ho avuto rapporti e conversazioni con gente dotta, ecclesiastici e laici, latini e greci, ebrei e saraceni e molti altri di altre razze. In questo mio desiderio trovai Nostro Signore assai propizio e per ciò ebbi da lui spirito d’intelligenza. Nella marineria mi fece provetto, in astrologia mi dotò quanto bastava e così nella geometria e nell’aritmetica; e mi diede ingegno nell’anima e mani per disegnare la sfera con le città, fiumi e monti, isole e porti, tutto al suo posto. In questo periodo ho visto e mi sono sforzato di vedere tutti i documenti di cosmografia, storia, cronache, filosofia e altre arti, alle quali Nostro Signore mi aprì l’intelletto per manifestarmi che era possibile navigare alle Indie e mi diede la volontà l’esecuzione del progetto.

    E’ il 1501, e Colombo ripensa agli anni trascorsi, quasi a voler giustificare a se stesso la fama che ormai lo circonda. Di lui sappiamo abbastanza per poter dire con chiarezza che ne sappiamo, in fin dei conti, poco. Non voglio elencare, qui, i molti dubbi che si hanno attorno alla sua reale data di nascita, alla sua morte, alla sua sepoltura e via dicendo. Mi atterrò alla versione ufficiale. Nato a Genova nel 1451 da Domenico, tessitore e cardatore di lane, legato ai Campofregoso, neanche ventenne si trasferì a Savona, iniziando a operare nel commercio e partecipando ad attività corsare. Nel corso degli anni Settanta lo vediamo operare per alcune case commerciali genovesi: i Centurione, gli Spinola e i Di Negro, per conto delle quali si reca a Chio, tra il 1474 e il 1475; a Bristol e in Irlanda (toccando forse anche l’Islanda) tra il 1476 e il 1477; a Madera, nel 1478, e, cioè, verso rotte battute da tempo da imbarcazioni genovesi. Non stupisce, pertanto, la decisione di Colombo di stabilirsi a Lisbona, nel 1479, al pari di altri Genovesi e dove, peraltro, già operava come cartografo il fratello Bartolomeo.

    colombo-spagnaDa tempo, la corona seguiva un preciso programma d’espansione che coinvolgeva Madera, le Azzorre e l’esplorazione delle coste africane e delle prospicienti isole atlantiche, la quale aveva visto attivi diversi genovesi. Colombo non fece altro che raccoglierne l’eredità, rimeditandola secondo la propria visione del mondo; soprattutto, raggiungendo egli stesso, nel 1482, le coste delle Guinea. A seguito di questo viaggio, espose a Giovanni II di Portogallo il progetto di raggiungere le Indie e il Giappone navigando verso Occidente. Ottenuto un diniego – dovuto probabilmente alla preferenza per una rotta più meridionale, che completasse le esplorazioni lungo la costa africana –, decise di trasferirsi nel nuovo regno di Spagna, con l’idea di presentare il proprio piano a Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Dopo diversi tentativi, nel clima di fervore conseguente alla presa di Granada, ricevette finalmente l’assenso per compiere l’impresa.

    Il tempo della scoperta

    Il 17 aprile 1492, Colombo stipulò un accordo coi sovrani di Spagna noto come Capitolazioni di Santa Fé, ottenendo il titolo di governatore e viceré delle terre eventualmente scoperte nel corso del viaggio, oltre a una parte dei proventi derivanti dall’oro e dalle spezie. Certamente le motivazioni di tipo economico ebbero una parte importante nell’accoglienza del progetto, e non è da escludere che tali motivazioni fossero presenti anche nel navigatore. Non sono da sottovalutare, tuttavia, le sue convinzioni religiose: alcuni passi del Diario di bordo mostrano chiaramente com’egli si sentisse investito d’una missione divina, giungendo a firmarsi con l’espressione «Christo ferens», preceduta da un criptogramma (molto discusso), letto come un’invocazione alla Trinità: convinzioni che trovarono il proprio culmine nel desiderio di finalizzare gli eventuali proventi dell’impresa alla riconquista di Gerusalemme. Forte della lunga esperienza maturata, il 3 agosto del 1492 salpava, dunque, da Palos con due caravelle e una nave, finanziate in parte da alcuni banchieri genovesi e fiorentini di Siviglia, segnando l’inizio di una nuova storia.

    Antonio Musarra

  • Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    amiu-iren-busteL’offerta di Iren per entrare in Amiu come partner privato è formalmente ammissibile. «Completato l’esame della documentazione pervenuta, la manifestazione di interesse di Iren Ambiente spa, società del gruppo Iren, è conforme ai requisiti contenuti nell’avviso esplorativo del Comune di Genova». Lo dice il direttore generale di Palazzo Tursi, Franco Giampaoletti, al termine della seduta pubblica nel corso della quale è stata aperta la busta dell’unica offerta arrivata per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu, come riportato dall’agenzia Dire.

    Presente anche una trentina di lavoratori. «Siamo preoccupati di come il Comune ha gestito tutta la vicenda- dicono- e di quello che accadrà con l’aggregazione. Chiediamo che riparta immediatamente il confronto con l’amministrazione visto che non sappiano che valore abbia l’accordo firmato lo scorso luglio».

    L’amministrazione ora entrerà nel merito dell’ammissibilità della proposta di Iren, con particolare attenzione alle 43 pagine di relazione tecnica economica contenuta nell’offerta. La speranza dell’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, è di chiudere questa fase già entro la settimana o, al massimo, nei primi giorni della prossima. Si potrà così procedere alla trattativa privata tra l’amministrazione comunale, i vertici della partecipata che si occupa del ciclo dei rifiuti e quelli della multiutility.

    Così, entro la fine dell’anno, dovrebbe concludersi il percorso per la definizione del nuovo assetto societario della realtà che gestirà i rifiuti a Genova.

  • Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante l’inizio dei lavori dell’osservatorio dedicato, il Comune di Genova tira dritto: l’ordinanza che regola gli orari della movida genovese non è in discussione, ma, anzi, la sua applicazione potrebbe essere rafforzata da maggiori controlli. Questo l’esito dell’incontro di oggi tra il sindaco Marco Doria e una delegazione di cittadini del centro storico, a margine della seduta del Consiglio Comunale di oggi. Sembra, quindi, svanire, l’ipotesi di un “aggiustamento” del provvedimento, come richiesto dai commercianti, spaventati dalla continua diminuzione del volume d’affari notturno

    Giunta divisa

    «Questo provvedimento è un’ordinanza sindacale, la voce che conta è quella del sindaco – ha detto Marco Doria – oggi non è allo studio alcuna modifica ma piuttosto l’applicazione seria del provvedimento. Stiamo lavorando inoltre per nuove azioni da portare avanti per migliorare la vivibilità del centro storico, dialogando con tutti gli operatori commerciali». Con queste parole, quindi, sembra quindi chiusa l’ipotesi delle modifiche più volte annunciate dall’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza.

    Cittadini “contro” esercenti

    A margine della seduta odierna del Consiglio comunale, il sindaco ha ricevuto una rappresentanza di cittadini che ha presentato una petizione con 1341 firme (di cui 1166 di residenti nelle zone del centro storico interessate dal provvedimento) contro il degrado del centro storico genovese e a favore dell’ordinanza sindacale. «I cittadini mi hanno riferito che i primi risultati concreti del provvedimento si iniziano vedere – afferma Doria – il calo del rumore nelle ore post chiusura dei locali è percepibile». Poco prima del Consiglio comunale il primo cittadino ha effettuato un sopralluogo nei vicoli della “Città vecchia” accompagnato dal questore, Sergio Bracco: «L’obiettivo dell’ordinanza – ricorda il Sindaco – è conciliare i principi del riposo e del tempo libero. Questo mix che sta dando buoni frutti ha consentito anche al Tar di negare la sospensiva con motivazioni che riconoscono quanto stiamo facendo. Sul rispetto dell’ordinanza continueremo a lavorare: abbiamo riscontri positivi ma non ci basta. Sappiamo che ci sono tante altre cose da fare per riqualificare il centro storico».

    Tra le richieste dei cittadini che il sindaco ha presentato al questore, anche un presidio notturno della zona dell’Acquario e un maggior controllo del fenomeno dei parcheggiatori abusivi. «Sono portavoce di una presenza più visibile ed efficace delle forze dell’ordine – prosegue Doria – ma va anche detto che ci sono aspetti positivi che vanno sottolineati come l’apertura di nuove attività commerciali gastronomiche nella zona di San Bernardo e della Maddalena, il che significa che non c’è solo un centro storico che chiude».

    Si aggiunge, quindi, un altro capitolo della “Saga Movida“, è un capitolo fatto di spaccature: se da un lato i residenti si mobilitano per difendere cioè che gli esercenti osteggiano, dall’altro lato anche la giunta si spacca, con sindaco e assessore di riferimento mai così distanti.

  • Rolli Days, ritrovare Genova passeggiando per San Bernardo e i suoi mille anni di storia

    Rolli Days, ritrovare Genova passeggiando per San Bernardo e i suoi mille anni di storia

    Ci siamo. L’attesa è palpabile. La città si sta preparando a una nuova edizione – la terza, quest’anno – dei Rolli Days, il 15 e il 16 ottobre. Un’annata davvero speciale, in occasione del decennale dell’iscrizione del sito “Genova. Le strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli” nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità. Non devo certo ricordare qui di cosa si tratti. Buona parte della città – quantomeno quella più attenta, colta, preparata se non semplicemente curiosa – ha già usufruito della possibilità, del tutto straordinaria, di penetrare all’interno delle antiche dimore aristocratiche genovesi. Ma questa volta vi sono delle novità, per illustrare le quali ho pensato di chiamare in causa chi da anni s’impegna per la riuscita dell’evento: Giacomo Montanari, fine storico dell’arte genovese cinque-seicentesca, al quale lascio volentieri la parola. (Antonio Musarra)

     

    rolli-turco-zaccaria-de-castroCi sono luoghi dove è ancora possibile pensare di potersi ritrovare, semplicemente chiudendo e riaprendo gli occhi, catapultati quasi mille anni indietro nel tempo. Cancellare i rumori della nostra frenetica evoluzione “tecnologica” e sentire sotto i piedi solo il selciato che alterna pietre perfettamente levigate ad altre dalla posatura più incerta. Genova, via San Bernardo in particolare, è uno di quei luoghi. Il palazzo di Zaccaria De Castro è lì, sulla destra, salendo dalla piazza del mercato di San Giorgio, a ricordare i genovesi commercianti e navigatori, unici a trattare con i Turchi – assieme ai rivali di sempre di stanza in Laguna – sotto l’egida del Trattato del Ninfeo. Alle spalle, ormai inghiottita dalle murature cinquecentesche del palazzo Cattaneo della Volta, si trovava la Loggia dei Pisani quando, prima del 1284 e della (per loro) funesta battaglia della Meloria, i rapporti tra le due Repubbliche marinare erano ben più idilliaci. Davanti a noi si apre Piazza San Bernardo, lo diremmo uno slargo tutt’al più, se non fossimo nella città dei vicoli stretti e dei palazzi che quasi si toccano, tanto sono eretti vicini. Dal portale di palazzo Salvago occhieggia l’inconsueta arma araldica della famiglia: gli uomini selvatici scolpiti dagli scultori lombardi Nicolò Da Corte e Giacomo Della Porta nella prima metà del Cinquecento. E poi la Via va avanti, nuovamente angusta, fino a voltare repentinamente a destra quando si scorge, di sguincio e cominciando a salire per la ripida collina di Castello, il portale vetusto della Chiesa di San Donato.

    Tra San Donato e Sant’Agostino

    San Donato è un tuffo da dodici metri nella Genova del Tre e del Quattrocento: pietre di settecento anni fa rendono ancora più sfavillante il contrasto con i colori accesi e netti dell’Adorazione dei Magi dipinta dal fiammingo Joos Van Cleeve. Sì perché Genova non si fermava al Mediterraneo: Fiandre, Paesi del Nord Europa, Nuovo Mondo. Anche sulla fedele alleata di Carlo V, nel Cinquecento, non tramontava mai il sole. Il fiato si fa corto nel risalire l’anomala ampiezza di Stradone Sant’Agostino e quasi si mozza al contrasto bruciante tra la facciata medievale dell’omonima chiesa e il redivivo Monastero di San Silvestro, risorto come una fenice dalle ceneri della guerra sotto forma di gotica cattedrale contemporanea plasmata dalla mente di Ignazio Gardella. È qui che la realtà del presente comincia a riprendere il sopravvento, nel concreto brulicare degli studenti di Architettura, incardinata nel cuore più antico e pulsante di una città straordinariamente “reale”. Non bomboniera turistica. Non “salotto buono”. Non “ricordo nostalgico”. Parafrasando Xavier Salomon, direttore della Frick Collection di New York e innamorato di Genova, questa città è ancora viva e presente, è ancora se stessa.

    grillocattaneo-rolliSistema delle Strade Nuove e dei Palazzi del Rolli

    Viaggiare attraverso questi luoghi è possibile, sempre, ma ci sono giorni in cu farlo diventa speciale, in cui diventa esperienza condivisa il riappropriarsi di una eredità latente del nostro territorio. Alcuni di questi giorni hanno preso il nome, negli anni, di Rolli Days. Non sono altro che un “evento”. Vero. Sono una “attrazione turistica”. Verissimo. Altrettanto vero è che sono l’occasione migliore per rimettere in circolo quell’energia millenaria che permea la nostra città, che la rende unica, che la rende Patrimonio dell’Umanità. Sì, perché non fu tanto la bellezza (straordinaria) dei suoi palazzi a far sì che nel 2006 l’impresa capitanata da Ennio Poleggi andasse a buon fine e venisse riconosciuto dall’UNESCO il Sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli, quanto la possibilità di poter leggere in trasparenza, attraverso di essi, il sistema sociale di una città lungo un arco cronologico lungo due secoli. È il valore sociale che l’UNESCO ha giudicato irrinunciabile, ed è lo stesso valore sociale di questo patrimonio, di questo heritage (eredità, letteralmente) che i Rolli Days vogliono ribadire: riappropriarsi della propria città aprendola contemporaneamente all’esterno, grazie al coinvolgimento di tanti giovani studenti (universitari e degli istituti superiori) che mettono in relazione con cuore e mente la loro terra con chi la visita, per la prima o per l’ennesima volta.

    San Bernardo, macchina del tempo

    Il 15 e il 16 di ottobre, per la prima volta, si è scelto di puntare lo sguardo su questa irripetibile e unica “macchina del tempo”, su quella via San Bernardo o antica area di Platea Longa che sente i genovesi camminare sulle pietre del suo selciato da più di mille anni. L’unica cosa che rimane da fare è invitarvi a esserci, per essere accompagnati dai ragazzi dell’Università a vivere una esperienza immersiva e unica che non ha eguali in Europa e, forse, nel Mondo. Attorno ci sono tante cose, c’è la mostra sui Palazzi dell’Ateneo nell’Aula del Cisternone in Stradone Sant’Agostino; c’è la possibilità di sfruttare queste nostre invasive tecnologie per farsi “parlare” dal grande complesso di Architettura attraverso gli innovativi Beacon bluetooth; c’è l’apertura dopo vent’anni di palazzo Grillo e palazzo Serra Gerace. C’è Genova, con le sue ricchezze e i suoi tesori d’arte, ma anche con le sue piazze di pochi metri quadrati piene di ristoranti, bar e trattorie. E poi il mare, che domina da millenni, con sorniona indifferenza, i destini della Superba.

    Giacomo Montanari

  • Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    img_8566Partirà il prossimo 19 novembre l’undicesima edizione del Festival dell’eccellenza al femminile. Quest’anno la manifestazione intitola la rassegna “Dio ama le donne? I Dialoghi” e fa riflettere sul ruolo della donna nelle religioni del Mediterraneo e non solo.

    Oltre 50 eventi che si terranno a Genova, Imperia, Savona e La Spezia dal 19 al 26 novembre, più di 100 ospiti nazionali e internazionali che daranno via al dibattito con l’obiettivo di suscitare nel pubblico la consapevolezza dell’importanza del ruolo della donna nella società, a partire da una riflessione sulla sua posizione nelle religioni dalla storia alla contemporaneità. Il volto di Sharbat Gula è il simbolo di questa edizione del Festival. «Uno spazio nero separa lo sguardo spaurito e magnetico della bambina afghana ritratta nel campo profughi nel 1984 da McCurry da quello sofferente e piegato dell’ormai donna del 2015 – dice Consuelo Barilari Uno spazio che è una domanda che va formulata, un nero che cercheremo di schiarire con i nostri dialoghi». Le Sante, le Donne delle Cattedrali, Matilde di Canossa, Ipazia, le Streghe dell’Inquisizione, le Donne del Profeta saranno tra le protagoniste dei dialoghi con personaggi come Giuliana Sgrena, Pamela Villoresi, Claudia Koll, Ilaria Caprioglio e Barbara Alberti per citarne alcuni. Giuliana Sgrena alla presentazione del Festival ha affermato «sono onorata che si sia tratto spunto dal mio ultimo libro per il tema del Festival».

    Durante il Festival sarà inoltre conferito il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia, il cui bando riprende il titolo del Festival “Dio Ama le donne?”; il Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile che verrà conferitp a Emma Bonino il 22 novembre alle 16 nel Salone di Rappresentanza della Città Metropolitana e il premio Lady Truck a Pina Amarelli per aver dato vita al primo vero Museo d’Impresa. «Nonostante la particolarità del tema – dice Silvana Zanovello, Presidente della Giuria del Premio – la gente ha risposto numerosissima allo stimolo, il che significa che c’è un grande bisogno di farsi domande e indagare questo aspetto, evidentemente non secondario, dell’esistenza singola e della vita collettiva».

    Il Festival in DIALOGHI

    img_8561“La voce della donna è la sua nudità” è una battuta di un’insegnante nel film “La bicicletta verde” di Haifaa al-Mansour che Giuliana Sgrena cita nel suo ultimo libro “Dio odia le donne”. La frase spiega come in Arabia Saudita alle ragazze sia proibito anche ridere.

    Da questa citazione è nata l’idea di dedicare il Festival “alle voci di donne che dialogano” e da questo presupposto tutte le attività della manifestazione sono poste in forma di dialoghi – tavole rotonde, spettacoli, incontri, workshop, laboratori con le scuole. «Attraverso la voce e i dialoghi – dice Consuelo Barilarivogliamo raccontare le voci di tutte le donne del mondo».

    E’ dialogando che in questa edizione si tratteranno moltissimi temi che avranno al centro sempre la figura femminile. Non mancheranno Dialoghi sui misteri che circondano la figura della donna a partire dall’antichità, in special modo delle Sante come prova del rapporto con Dio. Il Festival in questa edizione approfondisce questo tema, anche attraverso il Teatro con spettacoli in scena in luoghi sacri e cristiani della città di Genova. Ci saranno dialoghi sulle passioni che in nome di Dio hanno guidato in imprese e battaglie le “guerriere” e le Regine della Fede; dialoghi sui tabù e i conseguenti divieti che nelle religioni del Mediterraneo hanno condizionato l’esistenza delle donne; dialoghi sulla violenza che le donne subiscono dall’antichità ai giorni nostri, dallo stupro etnico al femminicidio al cyber bullismo. Dialoghi sulla libertà, riflettendo sull’oppressione delle donne che tuttora si trovano in condizione di asservimento se non addirittura di schiavitù, vittime di tratta o di guerra.

    Il Festival va tra la gente

    «Quest’anno ci siamo rinnovati e abbiamo cambiato formula – dice Barilariabbiamo coinvolto nel progetto moltissime associazioni territoriali e abbiamo avviato la collaborazione in loco». La kermesse multidisciplinare al femminile quest’anno presenta una formula “diffusa” pensata per andare incontro alla gente, ragion per cui i dialoghi saranno portati nel territorio regionale nelle sedi e nei luoghi in cui operano associazioni, persone Università, scuole, teatri, luoghi sacri e di culto, centri civici, musei, interessate agli argomenti trattati. Una formula che andrà a tessere una rete e che rinsaldi il territorio e i suoi abitanti. «La scelta delle location – conclude Barilariè fortemente legata ai territori e alle associazioni che vi operano con cui il Festival ha strettamente collaborato per costruire il programma».

    Parte del Festival si svolgerà anche nelle scuole con il Progetto “Disconnect la scuola e la rete contro la violenza di genere”, che da un anno va negli istituti per prevenire i fenomeni di violenza. Sarà il progetto Disconnect che aprirà il Festival il 17 novembre alle ore 16 al Teatro Modena Sala Mercato con il dibattito “Essere Social Ma… Piu’ Sicuri In Rete”.

    Elisabetta Cantalini

  • Hanjin, tra la bolla speculativa e la crisi del settore marittimo. Come cambia il futuro del porto di Genova

    Hanjin, tra la bolla speculativa e la crisi del settore marittimo. Come cambia il futuro del porto di Genova

    vteLa settimana scorsa, due navi della compagnia sudcoreana Hanjin Shipping, dirette a Genova, sono state costrette a cambiare rotta, direzione porto di Valencia, Spagna. Attraccare nel porto ligure, infatti, ad oggi metterebbe la merce a rischio sequestro, per conto dei creditori di Hanjin, nell’attesa che la Corte d’Appello di Genova si pronunci sulla richiesta di protezione dei container presentata da Hanjin Italy, la controllata nostrana della multinazionale coreana. La sentenza è attesa per il 18 ottobre.

    All’origine di questa impasse, la bancarotta di Hanjin, che a fine agosto ha dichiarato fallimento, lasciando in mare una novantina di navi cariche di container; un tonfo fragoroso e impattante, ma non imprevedibile: da anni, infatti, i bilanci del colosso coreano sono in rosso, come molte altre aziende globali del settore. «Da circa un anno molte compagnie imbarcano container in perdita – spiega Nicola Capuzzo, giornalista genovese collaboratore di “MilanoFinanza”, esperto di economia marittima – e studi di settore parlano per quest’anno di diversi miliardi di dollari di perdite nei bilanci aggregati dei carries globali». Il caso Hanjin quindi non era del tutto inaspettto, anche se si pensava che il vettore fosse in qualche modo tra i too big to fail «cioè quelle aziende che non vengono fatte fallire per le potenziali conseguenze su mercato e occupazione. In questo caso, però il governo coreano che controlla la Korea Development Bank, il maggior creditore di Hanjin, ha deciso di fatto di far fallire la multinazionale, creando un precedente preoccupante per il settore».

    La crisi del settore marittimo

    Un settore, quello dello shipping, che sta facendo i conti con il cosiddetto “eccesso di stiva“, cioè troppo posto sulle navi in confronto alla domanda di trasporto. Un contesto che si è venuto a creare negli ultimi anni con la corsa al “gigantismo navale“, cioè alla costruzione di mega navi, con una capacità di carico tale da abbattere i costi, moltiplicando i ricavi per gli armatori. Secondo le stime dell’International Transport Forum, negli ultimi cinque anni la flotta mondiale per il trasporto merci è cresciuta del 37%, contro una crescita del Pil mondiale annua del 2%. Secondo alcuni studiosi del settore, come Sergio Bologna, si tratta di una bolla speculativa: a livello mondiale molti istituti creditizi sono stati assorbiti da banche pubbliche, soprattutto cinesi, che, con il vantaggio di finanziare la propria cantieristica, hanno investito in navi, che sempre più sono considerate veri e propri asset finanziari, facendo in questo modo indebitare le compagnie: «Questa bolla probabilmente sta incominciando a scoppiare – sottolinea Capuzzo – è farà molte “vittime”».

    Il destino del Porto di Genova

    Le vittime di questa bolla, al momento, sono i 90 dipendenti genovesi di Hanjin Italia, attualmente in liquidazione, che dal giorno alla notte hanno perso il lavoro; i sindacati di settore si sono subito mossi per spingere le istituzioni locali a fare qualcosa, ma tutto il comparto marittimo è in sofferenza: «Quasi tutti i settori di business dello shipping al momento stanno andando male – spiega Nicola Capuzzo – armatori, agenzie marittime e spedizionieri sono tutti in sofferenza; il rischio è quello di accorpamenti e realtivi esuberi: se si parla di posti di lavoro, infatti, due più due non fa mai quattro, ma più spesso tre. Per esempio, nei prossimi mesi ci sarà la fusione tra le compagnie marittime Uasc e Hapag-Llyod, che sicuramente porterà tagli al personale

    Un’altra questione è quella legata alle infrastrutture necessarie per ricevere le “mega navi”: «Genova, che è il primo porto d’Italia, ad oggi può già ricevere queste navi, così come La Spezia e come nel 2018 lo potrà fare Savona – continua Capuzzo – e in questo modo l’area portuale nord tirrenica è ampiamente coperta. Nei prossimi mesi, però, anche Livorno aprirà banchine pensate per le navi di ultima generazione, ma quattro porti “concorrenti” iniziano ad essere un po’ troppi». Quello che è mancato è un coordinamento nazionale sulla gestione della portualità «ed è quello che sta mancando anche adesso a Genova, con un commissario come Presidente dell’Autorità Portuale che non può far altro che l’ordinaria amministrazione, mentre sarebbe necessaria una gestione anche manageriale che sappia interpretare il contesto mondiale, nazionale e cittadino del settore». Una figura chiave che manca proprio in un momento così delicato per il porto di Genova: sul tavolo, infatti, come è noto ci sono molti progetti, tra l’allargamento a ponente, il Blueprint con l’ampliamento dei cantieri navali e i riempimenti con le terre di scavo di Terzo Valico e Gronda; tutto ciò mentre sta scoppiando una crisi globale di settore le cui conseguenze, ancora incerte, si faranno sentire sicuramente anche a Genova.

    Ripensare il futuro

    Nel frattempo i container destinati al mercato italiano sono ancora bloccati sulle navi coreane: si calcola che il valore della merce ancora “alla deriva” in mare sia di circa trecento milioni di euro, tra prodotti finiti e semi lavorati. I contenziosi per i risarcimenti saranno numerosi e con esiti imprevedibili. Quello a cui stiamo assistendo oggi, forse è solo l’inizio di un ulteriore “corollario” della crisi sistemica che sta falcidiando imprese e posti di lavoro oramai da anni. Genova, con lentezza e molti passi falsi,  da decenni sta cercando un nuovo assetto economico: nel frattempo, però, il mondo è andato avanti, e molti “nostri” progetti sono già vecchi. Forse sarebbe il caso di fermarsi, respirare, e provare a pensare a come valorizzare quanto già in essere, abbandonando i rami destinati a seccare e cercando di avere la lungimiranza di non inseguire le bizze di un mercato instabile, che non fa sconti a nessuno. Nemmeno alla Superba.

    Nicola Giordanella

  • Librerie indipendenti a rischio, ecco la ricetta di Pastorino per salvarle

    Librerie indipendenti a rischio, ecco la ricetta di Pastorino per salvarle

    libreria indipendenteDopo più di vent’anni di attività, si appresta a chiudere la libreria “Mastro Libraio” di Certosa, la prima in tutta Genova ad avere aperto in un mercato coperto. Un quartiere che rimane orfano di librerie indipendenti, all’interno di un contesto cittadino (e nazionale) altrettanto scoraggiante: con questa, infatti, sono tre i piccoli librai ad avere abbassato la saracinesca nella nostra città soltanto nell’ultimo anno, schiacciati da una crisi dell’editoria che non conosce fine e che colpisce, prima di tutti, proprio chi prova a sfuggire alla logica delle grandi catene.

    «Tocca alle istituzioni dimostrare, con i fatti, di avere a cuore la salvaguardia di questi irrinunciabili presidi culturali», commenta a questo proposito Gianni Pastorino, consigliere regionale della lista Rete a Sinistra, che chiede al Comune di Genova di «dare seguito alla delibera approvata il 27 novembre 2014». «Qualcosa in più – prosegue Pastorino – si potrebbe ottenere facendo collaborare le librerie a “L’altra metà del libro”, l’evento sull’editoria promosso ogni anno dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale. Le istanze sono molte, e molte sono note da tempo: i bandi devono essere semplificati, e così anche gli altri sistemi per l’assegnazione di locali pubblici ad attività commerciali private, soprattutto laddove sussistano garanzie e referenze accertate, oppure quando gli esercenti, anziché un sostegno economico, chiedono soltanto regolamenti più semplici. I rapporti con i Centri integrati di via devono maturare e migliorare e, al tempo stesso, vanno mitigate le criticità in quelle zone in cui i Civ non ci sono».

    Pastorino passa poi a proporre quattro possibili soluzioni: «La prima è uno sconto d’imposta sui beni immobili a librerie, come è stato fatto a Barcellona: una detrazione sulla Tasi fino al 95% se il locale è di proprietà o affittato a un libreria indipendente. Un altro esempio ci viene da Torino, dove una delibera comunale ha promosso il coworking commerciale per le librerie e le microimprese: il principio è quello di avere un negozio in condivisione che permetta di ripartire costi e servizi ma, anche, la clientela».

    Per il terzo punto del suo manifesto, il consigliere di Rete a Sinistra si ispira a Milano, dove «il Comune ha concesso in comodato d’uso gratuito, o a canone calmierato, gli edifici pubblici vacanti per l’insediamento di librerie indipendenti e altre attività culturali». Infine, Pastorino propone la «defiscalizzazione dei libri di testo per le fasce più deboli, sulla scorta di un provvedimento già adottato da diverse regioni. Anche in Liguria, nella scorsa legislatura, il consiglio aveva approvato un ordine del giorno di Sinistra Ecologia e Libertà che andava in questa direzione ed il dibattito politico, in via Fieschi, deve ripartire da qui».

    Marco Gaviglio

  • Car Sharing, Aci Global rileva l’azienda da Genova Parcheggi e prepara il rilancio

    Car Sharing, Aci Global rileva l’azienda da Genova Parcheggi e prepara il rilancio


    car-sharing-giraci
    Aci Global, società del gruppo Aci, attraverso la propria controllata GuidaMi s.r.l ha acquisito le quote di Genova Car Sharing detenute da Genova Parcheggi. L’accordo prevede una transazione di 55 mila euro, più l’ammortamento dell’eventuale, e probabile, perdita dell’esercizio 2016, che secondo le stime dovrebbe arrivare a 50 mila euro. Non sono previsti esuberi: oggi Car Sharing ha tre dipendenti, che rimarranno al lavoro. Dopo una prima fase di transizione, Aci Global metterà mano ad un nuovo piano di investimenti per aggiornare e rilanciare il servizio.

    Il salvataggio del servizio

    Come Era Superba aveva anticipato, quindi, il servizio di car sharing genovese è diventato privato, pur mantenendo la complementarità con il trasporto pubblico, come da statuto. GuidaMi è la più grande azienda di Car Sharing del paese, attualmente gestisce il servizio a Milano, Bari, Firenze e Verona: con l’acquisizione di Genova, terza città d’Italia per utilizzo del servizio, dopo Milano e Roma, si conferma il vettore più solido del mercato.

    «Una città moderna non può fare a meno del car sharing – ha dichiarato Anna Maria Dagnino, assessore alla Mobilità del Comune di Genova – e con questo passaggio ci assicuriamo la sopravvivenza del servizio. Gli investimenti programmati da Aci Global porteranno ad un maggior radicamento di questa tipologia di mobilità per gli spostamenti dei cittadini, migliorando la qualità della vita in tutta la città». Il Comune aveva in precedenza intrapreso un percorso di gara con evidenza pubblica, senza esito: da qui la scelta di rivolgersi con trattativa privata al “colosso” del settore. «Oggi partiamo da 45 veicoli attivi – spiega Marco Silvestri, il responsabile dell’azienda per Genova – ma già nei prossimi mesi riporteremo a 60 unità la flotta, e a 80 entro il prossimo anno».

    car-sharing-dagninoLe novità in arrivo e quelle mancate

    Car Sharing Genova, oggi, conta 2520 abbonati: l’obiettivo è quello di arrivare nei prossimi anni ad almeno 5000 utenti, per poter innescare un meccanismo virtuoso in grado di alimentare e autosostenere il servizio. Su questo fronte, la strategia di GuidaMi sarà quella di abbassare il costo dell’abbonamento a 50 euro annuali, che saranno in “conto vendita” cioè già spendibili in utilizzo, e non più come semplice iscrizione. «Una delle priorità sarà quella di aumentare capillarmente gli stalli di sosta dedicati – spiega Silvestri – andando a coprire le zone della città ad oggi non toccate dal servizio, come il Ponente e la Val Polcevera». Ma non solo: «Una volta coperti tutti i municipi, lavoreremo sui singoli quartieri». Il Free Flow, però, non partirà, almeno per il momento: il servizio continuerà ad essere a stalli fissi, cioè con il rilascio del vettura nel parcheggio di partenza. «L’idea è quella di studiare una modalità intermedia, per alcune zone della città – conclude Marco Silvestri – ma dobbiamo garantire la sostenibilità economica del servizio come prima cosa, garantendo meccanismi di prenotazione certi e con un buon margine». Il Free Flow, infatti, come sperimentato in altre città, ha soglie di “prenotabilità” molto basse, oltre che costi di gestione più elevati e complessi.

    Dalle prossime settimane, quindi, vedremo girare in città le macchine di Car Sharing con un nuovo logo sulla fiancata: il servizio riparte con una base economica senza dubbio più solida, anche se, sulla carta, le criticità di utilizzo, al momento, rimarranno quelle di sempre. La palla passa ai genovesi: solo un vero cambio di abitudini potrà consolidare un servizio potenzialmente capace di contribuire alla svolta del concetto stesso di mobilità urbana. Previo, ovviamente, un rilancio vero del servizio di trasporto pubblico. Palànche permettendo.

    Nicola Giordanella

  • Weekend all’aria aperta per godersi gli ultimi giorni di sole

    Weekend all’aria aperta per godersi gli ultimi giorni di sole

    Il Forte Begato, GenovaCon l’abbassarsi delle temperature, la stagione ha virato decisamente verso l’autunno, ma il sole resta comunque alto. Meglio dunque approfittare di queste ultime giornate di bel tempo per godersi qualche gita fuori porta: e il programma del weekend, da questo punto di vista, dà una mano. Domenica 9 ottobre si celebra infatti la quinta Giornata nazionale del camminare, promossa dal Ministero dei beni culturali: un appuntamento che, a Genova, si declina nella possibilità di salire attraverso dieci diversi itinerari a Forte Begato, al cui interno troveranno spazio stand gastronomici e spettacoli di animazione.

    A proposito di buona tavola, doppio appuntamento in centro con i prodotti tipici dell’agroalimentare ligure: in piazza Matteotti per l’edizione mensile di Sapori al Ducale, e al Porto Antico per la Biodomenica 2016 che – il nome dell’iniziativa non vi inganni – propone fin dalla giornata di sabato una mostra mercato per la promozione del biologico regionale, oltre a numerosi appuntamenti di contorno fra i quali il concerto acustico dei Luke and the Lion, la sera alle 21.

    notte bianca dei bambiniSabato è anche la giornata della Notte bianca dei bambini nel Sestiere della Maddalena dove, dalle 15,30 e fino a mezzanotte, andranno in scena concerti, spettacoli teatrali, animazioni di giocoleria con il fuoco e cori gospel. A partire dalle 19,30, poi, lungo via Maddalena sarà servita l’Amatriciana solidale cucinata da un team multietnico, il cui ricavato verrà destinato all’acquisto di libri per i bambini delle zone terremotate, nell’ambito del progetto “Bibliobus”.

    All’insegna della solidarietà per le popolazioni colpite dal sisma è anche il concerto che il Conservatorio “Niccolò Paganini” propone martedì 11 ottobre, eccezionalmente nella Loggia di piazza Banchi: si tratta, in realtà, delle prove generali del concerto offerto il giorno successivo a Palazzo Ducale nell’ambito delle Celebrazioni Colombiane, aperto al pubblico per raccogliere fondi a favore delle comunità del centro Italia travolte dal terremoto. Saranno eseguiti brani di Boccherini, Paganini e Haendel, l’ingresso è a offerta libera.

    Si parlava di weekend da trascorrere all’aria aperta ma, in caso di maltempo, sono sempre numerose le alternative offerte dalle mostre: l’ultima ad aggiungersi alla lista è quella sulle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, un itinerario attraverso i tessuti e la moda del XVIII secolo che prende spunto dalla mostra dedicata al pittore Alessandro Magnasco. Proseguono, poi, la mostra dedicata agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Ultime repliche, al Teatro Duse, per “L’uomo dal fiore in bocca” di Pirandello, con Gabriele Lavia, in attesa di vedere ripartire anche la stagione dell’Altrove, recentemente presentata.

    Marco Gaviglio

  • Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure

    Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure

    delfiniCinque ore in navigazione in mare aperto a ammirare delfini e balena. E’ l’escursione, organizzata da Consorzio Liguria Viamare che prende il nome di Whale Whatching, pianificata per dare la possibilità al pubblico di avvistare moltissime specie di cetacei. L’appuntamento, per chi parte da Genova, è all’una al porto antico, ogni martedì o ogni sabato da aprile a ottobre. E’ dalla banchina dell’expo che il battello lascia gli ormeggi per dirigersi verso il Santuario cetacei- Pelagos. «Questa zona che va da San Tropez, passa per il mar Ligure, quello della Toscana e scende fino alle coste nord della Sardegna – racconta la biologa di bordo, Alessandra Somà – è l’area marina protetta più grande al mondo, l’unica che comprende le acque di diversi stati».

    875 chilometri quadrati che vantano la più alta concentrazione di cetacei dell’intero Mediterraneo. Capodogli, balenottere comuni, delfini, grampi, globicefali sono le specie che costituiscono l’ecosistema pelagico «Quest’area ha un fondale non omogeneo – aggiunge la biologa – in alcuni punti arriva a 1500 metri di profondità. E’ proprio in questi profondissimi canyon che vivono le balene». Insomma un ecosistema prezioso da salvaguardare e proteggere dalle molteplici attività umane che si svolgono sul mare. La rigogliosa popolarità dei cetacei durante l’escursione, alla quale noi di Era Superba abbiamo partecipato, si è manifestata appena fuori dalla diga foranea con un branco di 20 esemplari di tursiopi, grandissimi delfini dal colore scuro. «Sono esemplari costieri – spiega Somàuna specie di delfino che ama stare vicino alla riva». Per non stressare troppo gli animali la guida ha spiegato che non si possono osservare più di mezz’ora. «Sono animali curiosi – conclude – ma spesso l’imbarcazione con a bordo le persone li spaventa». Quello dei tursiopi non è stato il nostro unico avvistamento, durante la lunga navigazione abbiamo visto tonni, pesci spada e abbiamo “conosciuto” un branco di delfini stenelle che si sono divertite a giocare con le onde prodotte dalla nostra barca. Nelle escursioni di whale whatching la fortuna ha un ruolo fondamentale, ma a fare la differenza è la professionalità dello staff «durante le nostre gite almeno quattro persone dell’equipaggio – dice Somà –si posiziona a prua con binocoli per scorgere qualche animale da avvicinare e osservare».

    Nel 2016, per un totale di 52 uscite in mare, sono stati avvistati 13 capodogli, 34 zifii, 2 delfini comuni, 103 branchi di stenelle striate, 12 branchi di tursiopi, 4 mobule, 26 tartarughe caretta caretta, diversi pesci luna, tonni e pesci spada. «Quest’anno non abbiamo mai visto balene – conclude la biologa – i ricercatori con i quali collaboriamo stanno cercando di capire il perché. Per evitare che la mano dell’uomo contribuisca ad allontanare dal Mediterraneo o far scomparire questi animali, io a bordo faccio sempre formazione su come bisogna comportarsi e come rispettare il mare e i suoi abitanti».

    Whale Whatch in Liguria

    balenottera-while-watchUn’escursione in mare della durata di cinque ore che ha come obiettivo la ricerca e l’osservazione di 8 specie di cetacei che popolano il Santuario Pelgaos. Un’attività organizzata dal 1996, quando ancora il santuario dei Cetacei non era stato ufficialmente formalizzato. Un’iniziativa molto apprezzata da turisti e dagli stessi genovesi. Solo nel 2016 sono state organizzate 54 escursioni, con circa 200 passeggeri a bordo, per un totale di oltre 11 mila visitatori. «E’ un’attività molto apprezzata – dice Carlo Baracchini, responsabile dell’organizzazione del Consorzio Liguria Viamare – arrivano da tutta Europa per partecipare al whale whatching. Ci sono anche tanti genovesi che si ripresentano tutti gli anni e ogni volta son soddisfatti». La gita ha cinque diversi punti di partenza, Genova, Varazze, Savona, Loano e Andora «La destinazione è sempre il Santuario dei cetacei – racconta Baracchini – partendo da Genova si naviga lungo il canyon del Polcevera o quello del Bisagno che registrano un fondale profondo nel quale vivono molte specie di animali». Le rotte saranno diverse se si parte dal ponente ligure. «Quando si parte da Savona solitamente si va verso Capo Noli – aggiunge Carlo – è una zona di passaggio per le balene e altre cetacei. Addirittura l’Università di Genova ha installato due mede che registrano il numero degli esemplari che passano di lì». Comune per ogni imbarcazione è un equipaggio molto preparato che accompagna i visitatori durante tutta l’escursione. A bordo è sempre presente un biologo che commenta gli avvistamenti, fornisce informazioni e curiosità, e raccogliere importanti dati scientifici per la ricerca e altri componenti della crew che muniti di binocolo e cannocchiale controllano se all’orizzonte si vede qualche animale da “salutare”.

    Santuario cetacei- Pelagos

    whale-watchUn’area marina, o meglio dire un triangolo di mare che va da Tolone in Francia, arriva fino a Capo Falcone in Sardegna occidentale passa per il mar Ligure a arriva a Fosso Chiarone in Toscana. Un totale di 875 chilometri quadrati di mare protetto. Una zona così importante sia dal punto di vista naturalistico sia per la ricerca, tanto che nel 1999, i ministri, italiano, francese e monegasco, hanno firmato la nascita ufficiale del Santuario internazionale dei cetacei del Mar Ligure. La volontà di proteggere questa parte di mare e la fauna ha radici più lontane. Nel 1990 era già stata costituita l’area protetta nella quale vigeva un regime di salvaguardia dei cetacei presenti nel bacino corso-ligure-provenzale con il nome di Progetto Pelagos.
    L’obiettivo era, ed è tutt’oggi, sempre quello di tutelare le specie protette che abitano quest’area, qui infatti è possibile navigare, ma senza disturbare, gli animali. Secondo un censimento del 1992 nella superficie di quello che oggi è il Santuario Pelagos, si contavano 32.800 esemplari di stenelle (piccolo delfino) e 830 balenottere comuni che migravano nella zona durante il periodo estivo. «Oggi – dice la biologa Alessandra Somà – non è possibile fare una stima degli animali presenti nel Santuario»

    Con l’istituzione del Santuario è stato imposto il divieto di catture e di turbative intenzionali per motivi di ricerca, divieto dell’uso di reti pelagiche derivanti, si è portata avanti la lotta contro l’inquinamento, le competizioni off-shore sono state circoscritte solo in alcune aree. Nello stesso tempo è stata regolamentata l’attività di whale-watching e sono stati incoraggiati i programmi di ricerca e di campagne di sensibilizzazione del grande pubblico. Tutto questo per garantire ai mammiferi marini uno stato di conservazione favorevole.

    Elisabetta Cantalini

     

  • Intervista a Victoria Bagdassarian, ambasciatrice armena: «Ricordo Genocidio Armeno atto di solidarietà universale»

    Intervista a Victoria Bagdassarian, ambasciatrice armena: «Ricordo Genocidio Armeno atto di solidarietà universale»

    Il Consiglio Comunale di Genova, il giugno scorso, ha deciso di dare mandato all’amministrazione per trovare una via o una piazza da dedicare al ricordo del Genocidio del Popolo Armeno. Abbiamo riportato la notizia alla Ambasciata della Repubblica d’Armenia, ed oggi pubblichiamo l’intervista che Victoria Bagdassarian, la nuova ambasciatrice armena, ha voluto gentilmente concederci sull’argomento, e non solo. Nel frattempo dalla giunta di fanno sapere che la pratica è in corso, e nei prossimi mesi si dovrebbe arrivare ad una concretizzazione. Il Genocidio del Popolo Armeno ha lasciato pesanti tracce nella storia europea dell’ultimo secolo, condizionando ancora oggi la diplomazia di molti paesi, paesi a noi vicini con i quali spesso sediamo ai vari tavoli internazionali: la memoria storica può essere una chiave importante per leggere anche il nostro presente, per provare a costruire un futuro più consapevole.

    bagdassarian-ambasciatrice-armeniaApprocciando l’argomento la prima impressione è che il Genocidio del popolo Armeno, nonostante la sua dimensione e le tragiche modalità di attuazione, sia spesso poco ricordato nella cultura cosiddetta “occidentale”, soprattutto a livello mainstream. Come mai secondo Lei?
    Non credo che il Genocidio armeno sia poco ricordato nella cultura occidentale. Come primo genocidio del 20° secolo fa parte non solo della storia dell’occidente, ma della storia mondiale e sulla cultura mondiale si riflette. Sul genocidio ci sono migliaia di testimonianze conservate negli archivi di diversi paesi, eredità non solo di testimoni occidentali e armeni, ma anche di turchi, arabi, persiani e di altre nazioni. Negli ultimi anni, soprattutto, sono stati pubblicati molti libri, girati documentari, organizzate conferenze, spettacoli teatrali e altro ancora. Per quel che riguarda il termine “genocidio”, all’epoca dei fatti non era stato ancora coniato e le atrocità commesse dall’Impero ottomano contro gli armeni sono state definite massacro, sterminio. La parola genocidio, come concetto giuridico, è stato introdotto nel 1944 dopo l’Olocausto ebraico, dall’avvocato Raphael Lemkin, specialista in diritto penale e internazionale, il quale si è basato proprio sulle descrizioni dei crimini commessi contro gli armeni. Probabilmente, negli ultimi decenni, il Genocidio armeno è stato più sentito. I sopravvissuti al genocidio, i rifugiati armeni nei diversi paesi, impegnati a risolvere problemi di sopravvivenza, spesso evitavano di parlare della loro tragedia. Solo dopo aver superato le difficoltà, i problemi di sopravvivenza quotidiana diciamo, i discendenti dei sopravvissuti al genocidio hanno cominciato a porre delle domande, a chiedere cosa era accaduto, a sollevare la questione e a informare la comunità internazionale. A questo processo di informazione ha contribuito anche l’indipendenza della Repubblica d’Armenia, che ha promosso ad azione di governo il riconoscimento internazionale del genocidio. Ed è proprio su questo piano che stiamo affrontando un fenomeno disgustoso, la negazione del genocidio, che la Turchia porta avanti a livello ufficiale con tutti i mezzi possibili, cercando di nascondere i crimini e tacciare coloro che ne parlano. Sono fiduciosa, però, che alla fine la giustizia prevarrà anche nella società turca.

    Quale significato ha per Lei presidiare la memoria di questo terribile evento?
    Quale può essere il messaggio dello sterminio di un milione e mezzo di persone innocenti? Posso solo dire che non si può permettere che simili tragedie abbiano a ripetersi, cioè mai più. La comunità internazionale deve esercitare ogni sforzo per prevenire i genocidi e tutti i crimini contro l’umanità. La Repubblica d’Armenia, in questo senso, svolge una politica proattiva. Basti vedere, per esempio, la risoluzione sulla prevenzione del genocidio presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, l’organizzazione di forum globali per la prevenzione dei genocidi e altro ancora. È su iniziativa armena che nel Marzo del 2015 a Ginevra il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha adottato la risoluzione sulla Prevenzione del genocidio. È grazie a questa risoluzione che la proposta di istituire il 9 dicembre, data dell’adozione della Convenzione della “Prevenzione del crimine del genocidio”, come il giorno della commemorazione delle vittime del genocidio, è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

    [quote]Ogni atto simile è per noi non solo un atto di solidarietà verso il popolo armeno, ma anche un atto di fedeltà ai valori universali e un imperativo categorico per le generazioni future[/quote]

    Il Consiglio Comunale di Genova ha votato all’unanimità l’impegnativa per la giunta comunale di trovare nei prossimi mesi una via, o una piazza, da dedicare al Genocidio del Popolo Armeno. Che “sapore” ha questa notizia?
    Abbiamo molto apprezzato la decisione del Comune di Genova. Ogni atto simile è per noi non solo un atto di solidarietà verso il popolo armeno, ma anche un atto di fedeltà ai valori universali e un imperativo categorico per le generazioni future.

    Durante la discussione in consiglio, la giunta si è espressa con parere negativo, perché, secondo l’assessore di riferimento, l’argomento era troppo “divisivo”. Cosa ci può essere di divisivo nella memoria di questa strage?
    È difficile per me commentare opinioni che non ho sentito. Nella domanda precedente Lei ha detto che la decisione è stata unanime, il che significa che anche coloro che avevano un’opinione diversa hanno votato a favore dell’impegnativa. Il fatto che alcuni, pochi, abbiano un’opinione diversa non può mettere in dubbio i fatti del Genocidio armeno. Non escludo, che, probabilmente, le persone abbiano informazioni non attendibili ma sono lacune che possono essere facilmente colmate da fonti imparziali.

    Gli stati nazionali occidentali hanno istituito diverse giornate cosiddette “della memoria”. Ma qual è lo stato di salute della nostra memoria?
    L’istituzione delle “Giornate della memoria” impedisce di dimenticare le tragedie accadute a tanti popoli. Conservare, proteggere la memoria è un impegno fondamentale per prevenire che tali crimini possano ripetersi. Piuttosto, “l’amnesia” verso il Genocidio armeno e simili tragedie ha una base politica.

    Cosa lega l’Italia e l’Armenia?
    Un passato ricco di relazioni storiche e di cooperazione, la fedeltà agli stessi valori universali di origine cristiana. L’Armenia e l’Impero Romano erano Stati confinanti e, come era tipico del tempo, i re Armeni e gli imperatori Romani, di volta in volta, si alleavano o combattevano gli uni contro gli altri. Con l’adozione del cristianesimo le nostre due nazioni sono diventate portatori degli stessi valori e, alle relazioni commerciali e militari, si sono aggiunte relazioni culturali e spirituali. Secondo numerose testimonianze storiche, a partire dai secoli 6° e 7° e soprattutto dopo la metà del 14°, con il consolidarsi dei rapporti commerciali tra l’Impero romano e il Regno Armeno di Cilicia, a Roma, Venezia, Firenze, Genova, Napoli, Ravenna e Livorno era facile trovare dei veri e propri centri di commercio armeni che avevano dato vita a comunità armene completamente formate, con le loro attività spirituali, culturali ed economiche. I Re armeni di Cilicia avevano conferito ai mercanti italiani il diritto di commerciare, alloggiare e muoversi liberamente; lo stesso status privilegiato era stato concesso dalle città italiane ai mercanti armeni. I rapporti e relazioni secolari, la vicinanza culturale e di forma mentis dei nostri popoli, il contributo della comunità armena allo sviluppo dell’Italia così come la conosciamo oggi, sono la base dei nostri rapporti bilaterali. Il nostro impegno è di rinsaldarli e, in questi 25 anni d’indipendenza, la Repubblica d’Armenia ha fatto tanto.

    [quote]Ankara, continuando a negare la verità storica e rifiutando di affrontare le pagine nere della propria storia, è diventata complice del genocidio: l’atto finale di un genocidio è la sua negazione[/quote]

    Memoriale-genocidio-armeno-yerevan
    Yerevan: il Memoriale del Genocidio

    Veniamo alla Turchia. Perché in tutti questi anni i vari governi turchi hanno sempre negato il genocidio armeno, o quanto meno ne hanno ridimensionato la gravità? La Germania ha in qualche modo riconosciuto l’Olocausto (come se fosse possibile non riconoscerlo) e perché Ankara non riesce o non vuole?
    Come ho già detto in precedenza, la Turchia non solo non riconosce il Genocidio armeno, ma effettua apertamente anche una politica di negazione a livello statale. E ciò avviene nonostante il fatto che nel 1919 sia stato lo stesso tribunale militare turco a dimostrare con un verdetto che la deportazione e lo sterminio degli armeni era una politica di Stato. Sulla base di quello stesso verdetto i principali fautori del genocidio furono condannati a morte. Il genocidio non è stato organizzato dalle autorità turche di oggi ma Ankara, continuando a negare la verità storica e rifiutando di affrontare le pagine nere della propria storia, è diventata complice del genocidio. Secondo gli studiosi di genocidio, l’atto finale di un genocidio è la sua negazione. In Turchia un numero crescente d’intellettuali, personalità pubbliche, di individui comuni riconosce il Genocidio armeno. Questo ci fa sperare che in futuro la Turchia riconoscerà a livello statale il crimine commesso dai suoi antenati e con questo eliminerà il divario tra due nazioni confinanti.

    Quali sono i rapporti diplomatici attuali tra Ankara e Yerevan?
    Non ci sono rapporti diplomatici tra Yerevan e Ankara, e il motivo è che la Turchia pone precondizioni per stabilire rapporti diplomatici. Nel 2009 a Zurigo, alla presenza dei rappresentanti di Svizzera, Stati Uniti, Russia, Francia, Unione Europea e Consiglio d’Europa, i Ministri degli esteri di Armenia e Turchia hanno firmato un protocollo sulla creazione dei rapporti diplomatici senza precondizioni, l’apertura delle frontiere e sullo sviluppo delle relazioni bilaterali. Però, il giorno dopo a inchiostro ancora fresco, la Turchia ha presentato precondizioni per la ratifica delle firme, precondizioni inaccettabili per l’Armenia. In una di esse la Turchia esigeva che l’Armenia abbandonasse la sua politica di riconoscimento internazionale del Genocidio armeno. Mi preme sottolineare che per l’Armenia è molto difficile iniziare un processo di riconciliazione con la Turchia senza il riconoscimento del Genocidio armeno da parte di quest’ultima, però, avendo come obiettivo primario la stabilità nella regione, Yerevan è riuscito a fare quel passo. Ora il processo è congelato. Il comportamento della Turchia in questo caso è illogico e inaccettabile. Nel frattempo l’Armenia ha più volte dichiarato la sua disponibilità per stabilire rapporti diplomatici con la Turchia senza precondizioni. Nelle relazioni internazionali si usa il concetto – molto efficace – di “partner affidabile”, ma credo che la Turchia abbia ancora tanto da fare in questo senso.

    Erdogan e il fallito golpe. Quale lettura Lei può fare di questa vicenda? Cosa ci dobbiamo aspettare?
    L’Armenia è sempre contro le azioni violente e non costituzionali per cambiare governo. Desideriamo vedere la Turchia come un stato stabile, democratico, che rispetta i diritti umani e delle minoranze, che affronta il suo passato. Quale percorso intraprenderà la Turchia dopo il fallito colpo di stato è difficile da dire, ma gli sviluppi attuali in questo paese sono preoccupanti.

    Il messaggio della Comunità Armena di Roma

    A seguito del nostro articolo, anche la Comunità Armena di Roma ha contattato la redazione di Era Superba, inoltrandoci questo messaggio:

    Il recente voto all’unanimità del Consiglio comunale genovese che impegna l’amministrazione di Genova a dedicare una strada o piazza della toponomastica locale al ricordo del genocidio armeno del 1915 è motivo di orgoglio per la città e di grande soddisfazione per la comunità armena locale e nazionale. Esso si innesta nel solco di radicati legami tra Genova e il popolo armeno: ricordiamo al riguardo la votazione consigliare dell’ottobre del 1998 che fece della città una delle prime in Italia a riconoscere ufficialmente il genocidio del 1915 allorché sotto i colpi dell’Impero ottomano un milione e mezzo di armeni furono sterminati e la restante esigua parte della popolazione costretta ad abbandonare la terra degli avi. Ma anche antichi legami storici, culturali, religiosi e commerciali come testimoniato ad esempio dalla chiesa di san Bartolomeo degli Armeni e dalla stessa piazza Armenia.

    Ricordare a oltre cento anni quello che gli armeni chiamano “Il Grande Male” non significa ripercorrere didascalicamente una lontana, ancorché dolorosa, pagina di storia: ma piuttosto insegnare, soprattutto ai giovani, la cultura della Memoria come antidoto alla violenza e all’intolleranza.

    Hitler, pianificando l’invasione della Polonia, così rispose a coloro che temevano per le conseguenze che oggi definiremmo “mediatiche”: «chi si ricorda più del massacro degli armeni
    Erano passati circa trent’anni e la tragedia di quel popolo ormai dimenticata; il genocidio armeno fu il primo del Novecento, il primo a essere dimenticato, il primo a essere negato. E ogni strage, ogni pulizia etnica, ogni olocausto altro non è se non il figlio di quel Grande Male.
    Grazie dunque ai consiglieri genovesi per il loro gesto che ci auguriamo sarà presto seguito da un risultato concreto.

     A cura di Nicola Giordanella

  • Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    renzi-toti-doria-fiammaIl presidente della Regione Liguria e commissario per l’esecuzione delle opere, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Doria, hanno inaugurato i cantieri del terzo lotto del rifacimento della copertura del torrente Bisagno che dureranno 3 anni e mezzo. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, salta la cerimonia e arriva direttamente in prefettura per il vertice con il prefetto, Fiamma Spena, il governatore, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, Marco Doria, e gli altri primi cittadini dei 67 Comuni della Citta Metropolitana. «Con l’alluvione del 2014 la politica ha perso la faccia – ha dichiarato il premier secondo quanto riportato dall’agenzia “Dire” – 402 milioni per 9 interventi sono il cambio di passo che serviva a questo territorio: nello stesso posto, con le stesse modalità , il Bisagno è uscito ed ha ucciso. Non è possibile che dopo tre anni sia successa la stessa cosa. Oggi i soldi per il Bisagno ci sono. Contro il dissesto questa volta si fa sul serio». Durante il summit in prefettura Toti ha consegnato al premier una lettera riepilogativa degli obiettivi strategici sulle infrastrutture da finanziare, come la Gronda, e sugli interventi contro il dissesto. La risposta arriva durante l’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio all’emittente Primocanale: «Pochi giorni fa il governo ha finanziato in anticipo il quarto lotto dei lavori per il Terzo Valico perché sappiamo quanto sia necessario per i porti di Genova e Savona, che rappresentano una piattaforma straordinaria e hanno bisogno di infrastrutture: non è possibile che Rotterdam abbia un traffico maggiore di tutti i porti italiani».

    Il fulcro del vertice, però, è stato sulla gestione dei dissesto idrogeologico: «Vi chiedo di lavorare insieme in questa direzione – ha detto Renzi ai sindaci – e mi impegno ad alleggerire i vincoli finanziari sui comuni che hanno avanzi di amministrazione. Tutto ciò che serve al progetto ”casa Italia” sta fuori dal patto di stabilità, che gli europei siano d’accordo o no, gli investimenti servono al paese e aiutano la crescita».

    doria-toti-pinotti-bisagnoIn precedenza, il genovese ministro della Difesa, Roberta Pinotti, presente alla inaugurazione dei lavori del terzo lotto sul Bisagno, aveva ricordato l’importanza del tema sicurezza: «Non si può stare dentro a conteggi aritmetici ed economici: queste risorse devono essere spendibili a prescindere dal patto di stabilità». Il ministro ha ricordato la disponibilità del governo Renzi: «L’investimento su Genova del governo è stato importante e si è potuto fare anche perché il territorio aveva lavorato sui progetti necessari».

    «C’è un piano della Città metropolitana che esiste già – ha ricordato il governatore Toti – non riguarda solo Genova, ma molti altri interventi sempre nell’area metropolitanaNon bastano certo i ribassi d’asta di questo lotto del Bisagno ma serve un nuovo impegno di Italia Sicura e credo che i soldi debbano restare sul territorio e rientrare rapidamente in circolo in questo piano di messa in sicurezza».

    A Genova anche il responsabile della struttura di missione Italia, Mauro Grassi e il suo predecessore Erasmo D’Angelis, che ha sottolineato l’importanza di fare squadra: «Ci sono fondi a disposizione, c’è un piano nazionale, c’è un piano finanziario e noi siamo ovviamente molto soddisfatti del lavoro di squadra che è stato fatto e che si continuerà a fare a Genova tra Comune e Regione. Questo dimostra che, quando ci sono davvero risorse, progetti e capacità di mettere in cantiere le opere, le opere si fanno. Aspettiamo i progetti, come quello dello scolmatore del Bisagno, per proseguire su questa strada».

    Il sindaco di Genova, a margine della cerimonia, ha ricordato come «questa azione di prevenzione strutturale sia stata fatta in questi ultimi anni per la prima volta dopo decenni. La nostra attenzione però deve essere sempre molto alta: queste opere, finché non sono completate non cancellano il rischio». Doria ha sottolineato che questo incontro con il premier, seppur non esaustivo, ha trattato questioni chiave riguardanti il Terzo valico e l’intervento del governo su questioni relative a crisi aziendali in città.