Categoria: Oltre il Giardino

La rubrica di botanica di Era Superba: orti, terrazze, giardini… tutte le nozioni e le idee per il proprio spazio verde

  • Castello di Masino, Piemonte. Il viale di Spiree e i grandi tigli secolari

    Castello di Masino, Piemonte. Il viale di Spiree e i grandi tigli secolari

    castello-piemontese-1Questa settimana parleremo di un giardino particolare, quello di un castello piemontese, il Castello di Masino in località Caravino. Qualche anno fa mi è capitata l’occasione di visitare, al mattino presto e quando non era aperto al pubblico, il parco storico di questo maniero sito nel Piemonte del Nord, quasi al confine con la Valle d’Aosta. La visita mi aveva molto colpito in quanto, al di là della bellezza intrinseca del luogo, l’insieme di parco ed edificio aveva un profondo carattere ed un’aria indiscutibilmente autentica.

    castello-piemontese-2Sito in alto, al di sopra di una collinetta tra i campi coltivati, il castello è caratterizzato da qualche sparuta torretta e da un grande torrione circolare. Vi sono alcuni viali di accesso, larghi, con il fondo cosparso da sassi di fiume e, in alto, cancellate barocche in ferro battuto. Le loro volute sono però spesse e pesanti, come solo certa arte “provinciale” sa essere: perfette per un austero castello dall’aria militare.

    Il parco è in verità, apparentemente, piuttosto spoglio: ampi prati verdi con un’erba un po’ rustica e frammista, viali volutamente non battuti e muri in pietra che mostrano i segni del tempo. Arroccate tra tigli secolari e tra i grandi arbusti dal portamento scomposto, spuntano irregolari le torrette ed i torrioni, consumati dal tempo. I tagli di luce sono qui forti, sole od ombra assoluta, quest’ultima fredda come solo quella degli edifici medioevali può essere.

    I fiori sono i grandi assenti del giardino. Il verde degli alberi e dell’erba, il grigio marrone della muratura e dei viali dominano incontrastati, colori freddi a sottolineare l’origine militare del complesso. Solo in primavera, quasi una concessione alla stagione, l’effetto d’insieme viene mitigato dalla fioritura di centinaia di narcisi che popolano gli austeri sottoboschi del parco. Frugali, semplici e dai toni chiari colorano, per un breve periodo, l’ombra tagliente e tardo invernale. Splendido è, infine, il recente “chirurgico” inserimento, da parte di un noto paesaggista italiano, di alcune migliaia (ben 7.000!) di cespugli di Spiree (Spirea Van Houttey). Questi arbusti si sviluppano velocemente e creano macchie verdi chiaro di foglie lanceolate, dai bordi dentellati. I rami sono ricurvi e leggermente ricadenti verso il basso, quasi, in quel contesto, a ricordare alabarde decussate. Semplice e frugale nella crescita quanto nell’aspetto, questa pianta è perfetta per il contesto medievaleggiante. La fioritura si colloca a fine inverno, inizio primavera, ed è abbondantissima: l’arbusto si copre letteralmente di centinaia di piccoli fiori bianco puro, riuniti in gruppi di alcune decine, che coprono totalmente i rami e le foglie dal verde ancora indeciso.

    castello-piemontese-6Gli spogli viali, fiancheggiati da queste siepi, mutano completamente aspetto. Per poco però. Il castello ed il complesso militare “tollerano” solo piante spartane, fioriture brevi ed in colori netti e puri (i bianchi petali dei Tigli e delle Spiree o il giallo incolore dei Narcisi). Austeri e scuri bossi dalle forme rigorosamente geometriche, scabri alberi irrigiditi dai secoli e rustici cespugli dalle candide ed effimere fioriture riprendono nelle forme e nei colori le vicine alpi, dalle vette innevate.

    Nonostante siano passati i secoli e la funzione del castello sia profondamente cambiata, il parco -immutato- rispecchia ed esalta ancora oggi, nella fredda luce di fine inverno e nello studiato vuoto degli spazi, la scabra origine fortilizia del complesso.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • La Ginestra, pianta tipica della Liguria e del Mediterraneo

    La Ginestra, pianta tipica della Liguria e del Mediterraneo

    ginestra-1Abbiamo deciso, questa settimana, di parlare di una pianta che non viene spesso presa in considerazione nei giardini e neppure frequentemente menzionata nelle riviste di settore, la ginestra ed in particolare lo Spartium junceum.
    Questo arbusto è presente in molte regioni italiane, tra cui la Liguria, allo stato spontaneo, frammisto alla macchia mediterranea. In realtà, sebbene esso raggiunga anche un metro e mezzo o due di altezza ed un considerevole volume, passa spesso inosservato.

    ginestra-2Presenta numerosi rami piuttosto articolati, che partono da un ceppo contorto e rugoso, di un marrone indefinito, grigiastro e caratterizzato da una corteccia a scaglie. Le estremità dei rami diventano via via sempre più sottili e verdi, di un colore però sempre indefinito, scuro e poco appariscente. Le foglie presenti sull’arbusto non sono numerose, sono poco evidenti, sottili e lanceolate. La Ginestra “scompare” spesso tra mirti, Cistus, Corbezzoli, Valeriane e le mille altre varietà che crescono spontanee lungo le coste della penisola e della Liguria.

    ginestra-3La pianta si caratterizza quindi, più che per una intrinseca bellezza, per la sua particolarità. Sembra infatti un grande bonsai, abbarbicato spesso strenuamente alle rocce e sui declivi. Un po’ storta ed irregolare, non si presta alle potature, così è e così deve restare. La particolare conformazione della chioma, dei rami e delle foglie ha, come sempre in natura, una precisa ragione: evita la dispersione dell’acqua, rende la pianta adattabile alla calura estiva e le permette di sopravvivere in terreni brulli, aridi e sassosi.

    ginestra-4Per queste ragioni, le coltivazioni di “ginestreti” vengono utilizzate per preparare, come piante pioniere, i suoli più impervi per la successiva colonizzazione ed il graduale inserimento di altre piante meno rustiche quali: Quercus pubescens, Fraxinus Ornus, Clematis vitalta e molte altre. Come abbiamo detto, la pianta è frugalissima, cresce facilmente, non soffre malattie, non necessita di particolari potature ed è adattissima anche per il neofita. Se poi essa appare un po’ incolore per la gran parte dell’anno, in primavera la Ginestra produce una fioritura spettacolare.

    ginestra-5La varietà Spartium junceum si ricopre, in particolare, di una infinità di fiori di piccole dimensioni di un giallo oro intenso e brillante, che spiccano anche a grande distanza. Da lontano, persino dal mare, si vedono le colline coperte di ciuffi scintillanti nella luce già quasi estiva di maggio. L’odore stesso della fioritura è gradevolissimo: un profumo legnoso, secco e dolciastro al tempo stesso, che fa immediatamente percepire la presenza della pianta. Altre varietà di Ginestra, meno rustiche, presentano poi colorazioni differenti: dal bianco puro, al rosa più o meno tenue fino al rosso intenso.

    Consigliamo di certo l’utilizzo dello Spartium per realizzare giardini tipicamente mediterranei, frammisto a piante spontanee in natura ma anche a malve, Lavatere, rose rugose o di varietà rustiche, Acanto, Iris ed Agapanti ma anche, se si desidera un effetto insolito, a cespugli di Rosmarino ed Erba Salvia. Il fogliame verde scuro e compatto del primo arbusto, quello grigioverdastro del secondo ed i colori delle loro fioriture blu-violacee contrastano bene con il giallo intenso dei fiori ed il marrone bruciato delle ramificazioni filiformi della Ginestra.

    Proprio un arbusto apparentemente così irrilevante, è infine il simbolo, nella celebre poesia leopardiana, della altera indistruttibilità della natura quando, da ultimo, la pianta si piega, non renitente, sotto il peso delle colate di lava del Vesuvio. L’incessante ciclo della vita riprenderà però in breve, proprio grazie alla colonizzatrice e rustica Ginestra, persino sulle inospitali e riarse pendici di un vulcano.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Il Kumquat: coltivato in Cina sin dal XII secolo, è perfetto per il clima mediterraneo

    Il Kumquat: coltivato in Cina sin dal XII secolo, è perfetto per il clima mediterraneo

    kumquat-1Nei nostri articoli settimanali abbiamo di rado parlato di agrumi, che invece ben si adattano al clima della Liguria ed in generale della costa italiana affacciata sul Mar Mediterraneo. Trattando sempre di piante un po’ particolari, tra queste ci soffermeremo sul Kumquat. Questo agrume è stato dapprima inserito nel genere Citrus, fino al 1915 circa quando un botanico lo ha collocato in uno a parte, denominato Fortunella, che a sua volta si compone di sei specie tutte di origine asiatica.

    kumquat-2Questo alberello sempreverde raggiunge al massimo i tre, cinque metri di altezza (in realtà spesso, nei nostri climi, al massimo i due o tre) e proviene originariamente dalla Cina. Qui viene per la prima volta menzionato in letteratura intorno alla metà del 1100. Si diffonde poi in Giappone e viene, solo successivamente, introdotto in Europa e poi nel Nord America, a metà del diciannovesimo secolo.

     

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    La crescita della pianta è regolare (per questo non necessita di particolari potature) e lenta. L’impatto del Kumquat è molto scultoreo e le dimensioni dell’arbusto restano contenute, perfette anche per piccoli spazi. Dal punto di vista estetico, la pianta è estremamente interessante. In genere si presenta come un alberello di piccole dimensioni, dalla chioma rotondeggiante e molta folta, su un tronco liscio di circa un metro e mezzo/due di un marrone intenso. Le foglie sono più piccole di quelle degli altri agrumi, leggermente appuntite, verdi scuro, coriacee e lucenti.

    kumquat-6I fiori sono bianco puro, profumatissimi e compaiono in primavera inoltrata (a differenza degli altri agrumi che fioriscono già nel tardo inverno). Il Kumquat si caratterizza per un prolungato periodo di riposo vegetativo, che si protrae fino alla primavera e che consente alla pianta di resistere tranquillamente a temperature piuttosto rigide (anche fino a 10 gradi sotto lo zero). Tale adattabilità, maggiore di altri agrumi, consente un ampio impiego del Kumquat, anche in zone a clima più rigido o continentale dove saranno comunque eventualmente utili protezioni invernali.

    Il nostro arbusto si adatta bene a terreni ricchi, cresce tanto in terra piena che in vaso, meglio se di grandi dimensioni. Necessita, per fruttificare abbondantemente, di annaffiature costanti e, se coltivato in contenitori, di nebulizzazioni della chioma per mantenere un buon livello di umidità. Nei paesi di origine, le piante sono spesso soggette ad inondazioni periodiche, tollerano quindi brevi periodi di ristagni d’acqua.

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    La varietà più conosciuta ed impiegata in Italia è il Fortunella Margarita, esistono peraltro anche tipologie diverse tra cui il Fortunella Japonica, assai diffuso in Asia e caratterizzato da frutti di forma rotondeggiante anziché ovoidale. Consiglio di provare a coltivare questo arbusto sia per l’aspetto estetico che per la bontà dei frutti, dal gusto particolare ed insolito.

    Si potrà mescolare il Kumquat a Bambù e Clematidi sulle terrazze, utilizzare da solo in vecchi vasi di cotto o inserire in contenitori, a contrasto con il ghiaietto grigio di cortili e giardini di stampo ottocentesco. Il verde scuro delle foglie, la forma scultorea della pianta e l’arancione intenso dei frutti che seguono le profumatissime fioriture bianco puro lo rendono, infatti, un ottimo punto focale per i contesti più diversi. Ne ho visto impiegare una coppia, in antichi vasi da agrumi, ai lati di un portone di una vecchia casa toscana. L’insieme era perfetto: in inverno la semplice forma, in primavera i fiori bianchi ed in estate i frutti arancioni intenso spiccavano, inusuali ed orientaleggianti, sulle pareti scrostate dal colore indefinito.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • L’Orchidea: dalle foreste tropicali sino ai ghiacci della Patagonia fioriture esotiche e sgargianti

    L’Orchidea: dalle foreste tropicali sino ai ghiacci della Patagonia fioriture esotiche e sgargianti

    orchidee-1Alcune settimane fa mi è stato chiesto qualche consiglio per riuscire a fare rifiorire una pianta ormai molto diffusa in commercio, l’Orchidea. Le Orchidaceae sono una famiglia numerosissima, principalmente (ma non solo) rappresentata da erbacee perenni. Queste piante provengono in gran parte dalle aree tropicali o sub tropicali dell’Asia, dell’America Centrale e del Sud America. A differenza di quanto immaginano i più, alcune varietà crescono e proliferano però anche in zone a clima freddo e nelle aree temperate o a clima continentale, persino in Patagonia ed in zone prossime al Circolo Polare Artico.

    orchidee-2Pur con qualche semplificazione (esistono infatti varietà “terricole”, dotate di rizotuberi o bulbi), la stragrande maggioranza delle Orchidee cresce sugli alberi o negli anfratti di tronchi e rocce. Queste piante sono dotate di lunghe radici aeree, tramite le quali sono in grado di assorbire l’umidità e le sostanze nutritive presenti nell’ambiente. Non sono quindi fornite di un apparato radicale, inteso nel senso usuale cui siamo abituati, e non necessitano di particolari quantitativi di terreno per proliferare.

    orchidee-3Come noto, le foglie sono poche, lanceolate o rotondeggianti, coriacee e di un verde generalmente scuro. Esse costituiscono un cespuglio di piccole dimensioni, da cui dipartono i rami fioriferi, per cui la pianta è assai apprezzata, dai fiori alati, dall’apparenza esotica e dalle colorazioni brillanti e sgargianti. Caratteristica precipua della pianta è che le fioriture durano assai a lungo, essendo i fiori cerosi e resistenti nel tempo.

     

    orchidee-4La pianta cresce preferibilmente in ambienti umidi, piuttosto luminosi, e non tollera (nelle varietà di tipo tropicale) eccessivi sbalzi di temperatura. A mio parere sono decisamente preferibili tutte le tipologie a fiore piccolo, bianco puro, giallo, giallo verdastro (Orchidea Vanilla) o viola purpureo, meno appariscenti e dall’aspetto decisamente più naturale.

     

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    Il campo d’indagine sarebbe sconfinato almeno quanto le mille tipologie esistenti, ci limiteremo quindi qualche consiglio per far proliferare e soprattutto rifiorire le Orchidee. Innanzi tutto, sarà necessario mantenere le piante in condizioni di umidità costante, il che non significa però che debbano essere bagnate di continuo… Le radici aeree non devono mai essiccare completamente e, per ottenere tale risultato, si consiglia di posizionare i vasi delle piante su uno strato di sassi o su apposite griglie di umidificazione. Altrettanto importante è poi procedere con concimazioni regolari: una volta al mese se di maggiore consistenza, altrimenti con blande somministrazioni settimanali. Fondamentale è poi l’illuminazione.

     

    orchidee-6Essa deve consistere in luce viva ma non sole diretto, ricordiamoci infatti che le Orchidee di cui stiamo parlando popolano le foreste tropicali. L’irraggiamento cui sono quindi abituate in natura è quello che giunge loro attraverso i rami degli alberi, caldo, indiretto e comunque mai eccessivo. L’ideale sarebbe poi garantire una temperatura (ed umidità) costante nell’arco della giornata (simile a quanto accade ai tropici), contrapposta a notti fresche (come accade nelle zone di origine delle piante). Sebbene attualmente assai diffusa e commercializzata, in realtà l’Orchidea non è una pianta facilissima da coltivare. Per ottenere buoni risultati, richiede cura e dedizione, tanto è vero che nell’Ottocento e nel primo Novecento era appannaggio di collezionisti e di soli appassionati. Serre e giardini invernali erano tenuti (bruciando il carbone!) appositamente a temperatura ed umidità predeterminate per permettere il ripetersi delle esotiche, coloratissime e prolungate fioriture. Nel caso in cui le si dedichino però le giuste cure, l’Orchidea sarà estremamente longeva e, di anno in anno, gli inusuali fiori ricompariranno, dal piccolo ceppo, costanti e sempre più numerosi.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Il Giacinto, il fiore dei Greci e dei Romani. Coltivazione e caratteristiche

    Il Giacinto, il fiore dei Greci e dei Romani. Coltivazione e caratteristiche

    giacinto-1Il Giacinto è una pianta bulbosa, originaria dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo Orientale e di alcune regioni africane. Data la sua valenza estetica, questo bulbo si è nel tempo molto diffuso anche in Asia ed in Europa, dove viene oggi ampiamente coltivato. In Italia sono poi presenti alcune specie endemiche che presentano infiorescenze bianche e molto profumate.

    giacinto-2I Giacinti sono caratterizzati da sottili foglie verdi scure, carnose, nastriformi che spuntano in primavera da un bulbo arrotondato, tunicato, che può produrre nel tempo per suddivisione alcuni bulbilli laterali. Le piante possono raggiungere i trenta centimetri di altezza e sviluppare un folto cespuglio che dura però poco tempo, per il solo periodo dell’accrescimento delle foglie e della successiva fioritura. Terminata quest’ultima le infiorescenze e le foglie appassiscono ed il bulbo torna in riposo vegetativo, sotto terra, fino alla successiva primavera.

     

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    Nel dettaglio, lo scapo floreale è composto da numerosi fiori a forma di campanella, riuniti in una sorta di “pannocchia”. Le piante che crescono spontanee in natura sono di dimensioni meno sviluppate e producono spighe floreali meno folte e più piccole.
    Si dice che il nome di questa pianta derivi dal personaggio mitologico Giacinto. Un giorno, mentre Apollo e Giacinto sarebbero stati intenti nel lancio del disco, Zefiro avrebbe deviato il vento e Giacinto sarebbe stato colpito alla tempia. Apollo avrebbe quindi trasformato Giacinto, ad imperitura memoria del sangue dell’amico, in una infiorescenza di colore rosso porpora intenso.

    giacinto-4fiori del Giacinto sono molto profumati e i colori variano dal rosa al lilla, all’azzurro fino al bianco puro. Le varietà ibridate possono essere anche arancioni, gialle o di colori estremamente intensi e, a nostro avviso, a volte esteticamente non molto riusciti. Da sempre apprezzati, i Giacinti erano già coltivati dagli antichi Greci e dai Romani sia per i fiori che per il profumo intenso che essi sprigionano. A Sparta erano invece molto impiegati per festeggiare le celebrazioni nuziali.

    Il bulbo cresce facilmente e non richiede cure particolari. Va interrato in autunno sia in piena terra che in vasi e contenitori e spunterà in primavera. Nei Paesi a clima mediterraneo esso può essere lasciato nel terreno anche d’inverno, altrove andrà rimosso dopo la fioritura e conservato in luogo fresco, buio ed asciutto, preferibilmente nella sabbia, fino all’autunno successivo.

    giacinto-5Nella sua collocazione andrà tenuto conto che, dopo lo sviluppo delle foglie e la successiva fioritura, la pianta sparisce nuovamente (come peraltro la stragrande maggioranza delle bulbose) fino all’anno successivo. Il Giacinto può essere anche coltivato con grande successo in casa nella stagione invernale, mediante l’impiego di bulbi appositamente “forzati”. In generale la pianta tende a produrre una prima fioritura molto appariscente che, negli anni successivi, diventa sempre meno rigogliosa. Spesso al posto di una grande spiga centrale si producono, a fronte del suddividersi del bulbo in tanti bulbilli, più infiorescenze di piccole dimensioni. A differenza del Narciso che, così ripartendosi, colonizza ampi spazi, il Giacinto tende invece a perdersi. Se si vorranno quindi piante rigogliose e fiori di grandi dimensioni, sarà necessario rimpiazzare di frequente i bulbi.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • La Clematis: un rampicante filiforme, scomposto ed “aristocratico”

    La Clematis: un rampicante filiforme, scomposto ed “aristocratico”

    1Questa settimana ci occuperemo di una pianta, appartenente alla famiglia delle Ranuncolaceae, dalla fioritura spettacolare, la Clematis. Essa cresce, allo stato spontaneo, in molti paesi del mondo, soprattutto in quelli a clima temperato. In natura ha talvolta portamento di arbusto ma, nella maggior parte dei casi, si sviluppa come rampicante, avviluppandosi ad alberi, steccati ed altre piante. Il portamento è elegantissimo, sebbene spesso alquanto disordinato: la Clematis produce rami sottili, filamentosi, verdi brunastri. Le foglie non sono

    2numerosissime e spuntano soprattutto nella parte alta del rampicante, i fiori sono spettacolari. Di grandi dimensioni, con sei o sette petali, hanno una forma esotica e sembrano veramente sproporzionati, per dimensioni e fattezze, rispetto alla complessiva, aristocratica leggerezza della Clematis. In generale, all’atto dell’acquisto si consiglia di scegliere piante che siano vigorose e ben strutturate, prima di fiorire saranno comunque necessari almeno due anni. Per fioriture

    3copiose dovranno però trascorrere varie stagioni e la Clematis si dovrà acclimatare al suo nuovo ambiente ed alle diverse condizioni. Questa pianta preferisce, di massima, suoli ricchi, ben drenati che abbiano un PH neutro o leggermente alcalino. La peculiarità però che la caratterizza è che deve essere piantata con le radici in un terreno posto all’ombra mentre la chioma crescerà e si svilupperà meglio al sole (in zona preferibilmente esposta alla luce diretta per almeno sei ore al giorno). Per ottenere questo risultato, la Clematis viene generalmente collocata tra arbusti ed

    4erbacee perenni nei bordi misti. Nei vasi (meglio se di grandi dimensioni), si posizioneranno alla base del rampicante piante annuali o verdi per rendere le condizioni migliori per il suo sviluppo. Nella fase di posizionamento nelle aiuole o nei vasi, si consiglia di trattare la Clematis con estrema attenzione: le radici sono infatti estremamente fragili e mal sopportano i trasferimenti da un luogo ad un altro.
    Infine, siccome vi sono varietà che fioriscono sulle

    5ramificazioni dell’anno precedente ed altre su quella che si sviluppa nella stagione primaverile, si consiglia (per evitare di apprendere tecnicismi eccessivi e per non sbagliare) di potare la pianta solo a fioritura avvenuta.
    Poco utilizzata in Italia, dove fino a qualche anno fa, era persino semi sconosciuta, la Clematis merita davvero maggiore attenzione. Non è una pianta facile, non si

    6adatta a tutti i luoghi e neppure a tutti i proprietari: sente ed apprezza il polso del giardiniere “esperto”. Come tutte le cose complicate, il risultato finale è però davvero appagante. Se la pianta si adatta e cresce spontanea, le fioriture saranno abbondantissime, coloratissime (i toni variano da bianco puro, al rosa, al viola, al verdastro e persino al giallo) ed estremamente particolari. Una pianta questa un po’ da intenditori e soprattutto da veri appassionati, che va, al tempo stesso, curata caparbiamente, con costanza, ma anche lasciata sapientemente “indisturbata”.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Il Crocus: la pianta da cui si trae una preziosa spezia, lo zafferano

    Il Crocus: la pianta da cui si trae una preziosa spezia, lo zafferano

    1Il Crocus è una bulbosa (qualcuno parla di bulbotubero), appartenente alla famiglia delle Iridaceae, coltivata in Asia Minore e in molti paesi del bacino del Mediterraneo, è assai diffusa in natura e poco impiegata nei giardini e nella coltivazione in vaso.
    Questa pianta è molto facile da coltivare, basta infatti interrare, in qualche centimetro nel terreno, i bulbi in autunno e questi germineranno, senza alcuna difficoltà, in primavera. Dal suolo spunteranno ciuffetti di foglie verdi, dalla costolatura grigiastra, sottili, dal centro delle quali trarrà origine il fiore. In generale è

    2meglio che il terreno non sia troppo compatto e risulti piuttosto drenante ma il Crocus cresce quasi ovunque: limitandoci all’Italia, dai prati delle Alpi fino alle colline o all’Appennino Ligure. Le colorazioni dei fiori sono poi molto varie: si passa dal bianco puro, all’azzurro, al viola, al rosa, al giallo, dai toni uniformi fino a quelli profondamente screziati.
    Da un punto di vista progettuale, il risultato migliore si ottiene emulando quanto già avviene in natura. Piantando un grande numero di bulbi in prati e terreni (preferibilmente in luogo

    3piuttosto luminoso), questi cresceranno e si moltiplicheranno creando delle incredibili macchie di colore. Nel giro di pochi giorni ed al primo aumento della temperatura, il terreno brullo verrà ricoperto di tenere foglie. In tardo inverno ed inizio primavera il risultato è eccezionale, tra la neve residua, l’erba che inizia a germogliare ed i rami ancora secchi degli arbusti, dal terreno spuntano velocissimi infiniti gruppetti di fiori colorati. Sin da tempi remoti, si sono

    4sempre utilizzati questi bulbi nei giardini, insieme ed alternati ad esempio a narcisi e giacinti vengono lasciati inselvatichire nei campi. Dall’inizio della primavera fino alla sua fase più avanzata, il suolo si coprirà di onde di fiori di forme e colori diversi, che si adatteranno al variare delle settimane ed all’aumentare delle temperature.
    Il Crocus cresce benissimo anche nei vasi, dove germina in pochissima terra. Può essere quindi agevolmente inserito nelle cassette sulle finestre.

    5Frammisto ad edera, felci, capelvenere o piccoli arbusti verdi, permette di ottenere, in pochissimo spazio, ottimi risultati, anche in zone poco luminose.
    Infine, proprio da una particolare varietà della bulbosa, il Crocus sativus, viene tratto lo zafferano, proveniente dai pistilli giallo ocra dei vistosi fiori viola porpora. Spettacolari sono le distese in cui vengono coltivati questi bulbi in modo estensivo. All’epoca della fioritura, il terreno brullo si copre di un effimero manto violaceo che si perde all’orizzonte, dilatando gli spazi pianeggianti in cui la pianta viene coltivata.

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  • Le piante più adatte per realizzare una cassetta primaverile ed estiva

    Le piante più adatte per realizzare una cassetta primaverile ed estiva

    1Questa settimana forniremo un esempio di come sia possibile realizzare una cassetta primaverileestiva mediante l’impiego di piante disposte in modo molto naturale o spontaneo e poi di un contenitore di impianto più classico e tradizionale.
    Nel primo caso si potrebbero inserire nella cassetta semplici tutori o rametti di legno e poi seminare, alla base di questi ultimi, semi di nasturzio. Questi germinano in pochissimo tempo, sono assai economici e producono, nella varietà rampicante, rami verde brillante che si abbarbicano rapidamente ai loro sostegni.

    2Le infiorescenze sono molto appariscenti, gialle, arancioni e rosse scarlatte. Queste ultime si susseguono incessantemente dai primi caldi fino all’inizio dell’autunno e possono, in quanto edibili, essere persino aggiunte alle insalate.
    Nel caso in cui si volesse invece ottenere un insieme misto di piante, suggeriamo di mescolare, insieme ad un geranio centrale, alcune delle seguenti piante: petunie, piante del tabacco, lobelia ed edera sia verde che bianco verde. Se la pianta centrale sarà rosa, quelle di contorno potranno essere bianche azzurre o violette in modo da ottenere un effetto cromatico che sottolinei, tra il verde acceso dell’edera, i colori del geranio. Nel caso in cui quest’ultimo fosse bianco, vi sarà maggiore libertà nella scelta dei colori abbinabili, sconsigliamo però, perché in genere esteticamente poco gradevoli insieme a quel colore puro, i rossi, gli arancioni ed i gialli.

    3Nel caso si tratti poi di collocare la cassetta in un cavedio o in luoghi poco illuminati o umidi, si potrà senza dubbio optare per contenitori di sole felci o di sola edera. Il risultato sarà molto soddisfacente, garantirà di ottenere un angolo di verde che richiede una minima manutenzione e che si mantiene, quasi inalterato, negli anni. Nel caso in cui si mescolino poi diverse tipologie di edere o di felci o eventualmente le due essenze tra loro, si riuscirà, in poco spazio, a ricreare un piccolo spaccato di sottobosco.

    4A questo punto possiamo invece passare a descrivere un esempio di cassetta di impianto decisamente più formale. In questo caso, come abbiamo già accennato in un nostro precedente articolo, si procederà mediante l’impiego di piante dal portamento più rigido, regolare e scultoreo.
    Nel caso che descriveremo si partirà dalla collocazione di due piantine di edera, da posizionarsi ai due lati della cassetta. Si potrà optare tanto per l’edera bianca e verde, da abbinarsi a piante fiorite nei toni del rosa, dell’azzurro, del violetto e del bianco oppure per quella verde scuro che consiglio nel caso si impieghino annuali o cespugli dalle colorazioni accese (rosso, giallo, arancione…). Generalmente suggeriamo di collocare dei rami secchi ai lati del contenitore ed infilati nel terreno, proprio al fine specifico di permettere all’edera di avere, durante la fase del suo sviluppo, un sostegno intorno al quale avvilupparsi.

    5Quest’ultimo verrà, in breve tempo, completamente ricoperto, rimanendo sommerso dal rampicante. A questo punto sarà possibile optare o per lasciare che l’edera si sviluppi in modo spontaneo ed irregolare oppure contenerla, conferendole una forma conica o sferica a seconda delle esigenze. Nel mezzo della cassetta sarà possibile collocare piante fiorite o piccoli arbusti, i cui colori e le cui dimensioni possono variare in base al gusto ed alle esigenze del singolo caso. E’ anche possibile prevedere delle sostituzioni che permettano di impiegare piante più propriamente primaverili, in una prima fase, cui subentreranno essenze tipicamente estive. Certe tipi di campanule, le bulbose (narcisi, tulipani, irsi, giacinti…) non permettono, con la loro fioritura, di coprire l’intero periodo che va da marzo a settembre, di conseguenza dovranno essere rimpiazzate con altre essenze.

    Verso fine primavera ed inizio estate si potranno quindi piantare, in loro sostituzione, fiori di vetro, gerani, begonie o cespugli di margherite, potentille… La manutenzione della cassetta è estremamente semplice, essendo sufficienti innaffiature costanti e non eccessive. Anche i costi di gestione e di sostituzione delle piante saranno minimi, potendosi tranquillamente optare per annuali o comunque per gerani ed affini ben poco dispendiosi.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Il Narciso: una bulbosa facilissima da coltivare in vasi ed aiuole

    Il Narciso: una bulbosa facilissima da coltivare in vasi ed aiuole

    1narcisoQuesta settimana parleremo di una delle bulbose più semplici da coltivare e che, nonostante sia indubbiamente interessante e di facilissima gestione, viene impiegata abbastanza poco nei giardini italiani.
    I narcisi sono piante tipicamente europee, appartenenti alla famiglia delle Amaryllidaceae (che comprende anche i bucaneve). Sono bulbose primaverili, che crescono spontanee in natura, nei boschi e nei prati di molti paesi dell’Europa centrale.

    2narcisoLe infiorescenze, singole o a gruppi di piccoli fiori a trombetta, sono piuttosto vistose, nei toni del bianco puro e delle diverse varietà del giallo, dal più tenue al più intenso. I bulbi producono, nel tardo inverno ed in primavera, foglie lanceolate verdi scuro, dal cui centro dipartiranno gli steli floreali. Partendo da quelli spontanei in natura, sono state create decine di cultivar, assai diversi tra loro, semplici e doppi (ossia con fiori dai petali molto numerosi). Secondo me le varietà originali, dai gialli pallidissimi, e quelle bianco puro sono in assoluto le migliori.

    3narcisoI fiori sono indubbiamente più piccoli, l’effetto cromatico meno vistoso ma i cespugli che questi bulbi creano sono molto più naturali. Debitamente collocati nelle aiuole, nei prati e soprattutto sotto gli alberi nei boschi, questi narcisi avranno poi il vantaggio di sembrare spontanei ed apparire da sempre in quel luogo. I narcisi crescono, infatti, con estrema facilità e rapidità, in quasi tutti i suoli, tanto in vaso che in terra piena. E’ sufficiente collocare i bulbi nel terreno in autunno e “dimenticarsi” di loro. Faranno tutto da soli, fiorendo copiosamente di primavera in primavera, per moltissimi anni. Le piante si naturalizzano poi con grande facilità e si moltiplicano da sole, creando grandi gruppi di foglie verdi intenso, lanceolate. In caso si voglia accelerare il processo ed i bulbi si infoltiscano troppo, si potrà procedere, dopo averli dissotterrati, alla loro divisione ed al loro distanziamento.

    4narcisoIn generale, a differenza di altre bulbose come i tulipani (di origine turca e quindi sensibili al freddo), i narcisi non necessitano di essere annualmente rimossi dalla terra in inverno, cosa che agevola molto la loro coltivazione. Più che in Italia, questi bulbi sono molto utilizzati nei paesi nordici, dove crescono benissimo e sono assai apprezzati. In Gran Bretagna vi era persino, negli anni Trenta, un apposito treno, il “Daffodil Special” gestito dalla Great Western Railway, per portare i londinesi a raccogliere ed acquistare narcisi al confine tra Gloucestershire e Herefordshire, zona ricchissima di cespugli spontanei e di loro coltivazioni.

    5narcisoIl celebre poeta William Wordsworth ha poi dedicato alla pianta una nota poesia “Daffodils”, incentrata sulla campestre “beatitudine della solitudine”. Spettacolari sono, infatti, le distese infinite di questi impalpabili fiori, nella luce del tardo inverno che cede alla primavera e nella foschia a mezz’aria dei boschi del Lake District.
    Infine, si dice che il nome di questo bulbo derivi dal mito greco di Narciso: il capo chino del fiore ricorderebbe il giovane nell’attimo in cui si specchia sopra un laghetto.
    Ai Kew Gardens di Londra utilizzano poi questa pianta persino per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sul Pianeta. Con assoluta precisione si è stimato che, se negli anni Ottanta del Novecento, i narcisi fiorivano intorno al 12 febbraio, nel 2008 a causa dell’aumento della temperatura, circa il 27 gennaio, ben sedici giorni prima…

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Come realizzare un piccolo spazio verde sulle finestre, sui balconi e sulle terrazze

    Come realizzare un piccolo spazio verde sulle finestre, sui balconi e sulle terrazze

    1Questa settimana forniremo qualche suggerimento su come si possano realizzare cassette di piante da collocare sulle finestre, sui terrazzi e sui balconi.
    Innanzi tutto, la scelta delle varietà deve sempre adeguarsi al contesto ed alle condizioni di esposizione, luce e climatiche in cui le differenti essenze vengono inserite. Le cassette presentano, poi, rispetto ad un giardino un indubbio vantaggio, è infatti possibile sostituire le piante in base alle stagioni, ottenendo così un effetto che varia nel tempo. In questo caso suggeriamo di utilizzare preferibilmente varietà annuali o stagionali. Queste ultime sono infatti assai meno costose, si sviluppano appieno in poco tempo e possono, una volta terminato il loro ciclo vegetativo, essere agevolmente rimpiazzate.

    2Va poi detto che, a differenza di quanto si possa pensare, le piante sono in grado, anche in poco spazio, di crescere e fiorire in modo abbondante, garantendo anche al neofita ottimi risultati.
    In questo articolo forniremo solo qualche esempio, essendo il numero delle combinazioni di diverse tipologie di essenze pressoché infinito e liberamente combinabile da parte del progettista.
    La prima scelta di fondo che si pone è di scegliere tra uno schema della cassettaclassicooppure uno naturale e spontaneo. Come regola generale, nel primo caso, si può optare per l’utilizzo di piante dal portamento compatto e scultoreo, ad esempio piccoli bossi, ligustri o, specie nel periodo invernale, agrifogli, skimmie o analoghe essenze. L’effetto “formale” viene poi accentuato, qualora queste ultime vengano collocate in modo geometrico nelle cassette, per esempio o al centro o ai due estremi laterali delle stesse.

    3Nel caso in cui si voglia, invece, ottenere un’immagine più naturale e spontanea, le piante verranno posizionate nei contenitori secondo uno schema libero, eventualmente su più livelli ed in base all’estro del proprietario. Durante la primavera e l’estate si possono utilizzare un’infinita varietà di piante annuali o biennali tra cui: petunie, lobelie, piante del tabacco, gerani, pelargoni, tageti, nasturzi, viole, calendule… Si possono inoltre inserire nei contenitori molteplici bulbose quali ad esempio: giacinti, tulipani, crochi, narcisi, muscari
    Per quanto concerne le dimensioni delle piante, possiamo solo dire in generale che queste dovranno variare in base alla grandezza dei contenitori, alla loro ubicazione ed al risultato finale che si intende ottenere. Da un punto di vista cromatico, di regola suggeriamo di optare per un colore di fondo (il bianco, il rosa, il giallo, l’azzurro…) e di inserire, a seconda dell’effetto finale desiderato, differenti variazioni sullo stesso tema.

    4Di massima, i rosa si abbinano bene agli azzurri, ai violetti, ai bianchi. I gialli possono essere enfatizzati dall’arancione e dai rossi. Il bianco è un colore puro che risalta in contrasto con il verde, specie se scuro, o può essere abbinato ai rosa, agli azzurri e violetti. L’aspetto cromatico risulta, come è facilmente intuibile e senza voler entrare nelle articolate teorie della celebre paesaggista inglese Gertrude Jeckyll, estremamente importante. A seconda del colore scelto, verranno individuate le essenze più adatte, per esempio per il giallo i tageti, le calendule, i narcisi o i nasturzi. Per il rosa si può optare per le petunie, i pelargoni, i gerani ed i giacinti. Per il blu-azzurro suggeriamo i muscari, le lobelie, gli iris (bulbosi o tuberosi) ed i mecanopsis. Per il bianco si potranno utilizzare varie bulbose (narcisi, giacinti, gigli…), le surfinie, le piante del tabacco, i gerani ed i pelargoni.

    5In generale si può poi dire che i colori freddi garantiscono, soprattutto se utilizzati a contrasto con il verde intenso ed il verde grigio un effetto formale e classico all’insieme, per contro quelli caldi risultano generalmente più “spontanei” e “disordinati”.
    In alcuni dei futuri articoli cercheremo di fornire al lettore qualche esempio concreto di cassetta, ciascuno correlato ai diversi periodi dell’anno. Proveremo quindi a dare anche al neofita qualche suggerimento utile affinché egli possa scegliere tra le numerosissime essenze esistenti quelle più adatte alle sue esigenze e possa realizzare, in poco spazio, uno spazio verde che gli permetta di cogliere, anche solo dalle finestre di case, l’incessante variare delle stagioni.

                                                                                                                                                                                                                                                                   Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • La vite americana: rampicante dalle foglie verdi che si tingono di rosso scarlatto

    La vite americana: rampicante dalle foglie verdi che si tingono di rosso scarlatto

    1La vite americana (Parthenocissus tricuspidata) fa parte della famiglia delle Vitaceae, si tratta di una pianta rampicante a foglie caduche, originaria della Cina e della Regione himalayana. E’ una pianta vigorosa e rustica che cresce agevolmente in tutti i terreni ed in ogni ambiente. Essa forma rami che si abbarbicano, senza bisogno di sostegni, sui muri e che possono arrivare anche a quindici metri di lunghezza. Questo rampicante ha grandi foglie a tre lobi non molto incisi, in autunno il colore della parte aerea diventa rosso porpora accesso ed è, quindi, esteticamente molto interessante.

    2 In tarda primavera produce delle piccole infiorescenze poco appariscenti, da cui in autunno originano numerosi minuscoli frutti blu cobalto. Consigliamo l’impiego della varietà Veitchii Robusta. Si tratta di un innesto sulla Parthenocissus quinquefolia (c.d. “vite canadese”) che cresce molto velocemente, riuscendo a ricoprire, in soli quattro o cinque anni, intere pareti. Aspetto positivo è che, una volta esaurito lo spazio disponibile, la pianta cessa di svilupparsi e la vegetazione non si sovrappone mai su se stessa. Tale crescita permette di ottenere, in breve, una parete ricoperta da grandi foglie, tutte uguali dall’effetto ordinato ed armonico.

    3Le foglie della Veitchii Robusta sono più grandi della specie originaria, i colori autunnali sono più intensi e la produzione di bacche è straordinariamente abbondante. Infatti, in autunno, dopo la fase di intensa colorazione rossa, arancione e gialla delle foglie, queste ultime cadono, lasciando per diversi mesi il rampicante ricoperto di soli piccoli e suggestivi grappoli neri, disposti in modo regolare. Il Parthenocissus quinquefolia, chiamato comunemente vite canadese, è molto simile a quella americana: ha foglie caduche ma più grandi dell’altra varietà e formate da cinque foglioline ovali e dentate, anch’esse virano nelle sfumature del rosso in autunno.

    4La crescita è meno regolare, l’effetto globale è più disordinato e lo sviluppo non compatto come quello della c.d. “vite americana”. In generale, il Parthenocissus è sicuramente una pianta rustica molto diffusa, anche spontaneamente in natura ed impiegata, come essenza ornamentale, per coprire, senza rovinarli, muri. Questi rampicanti, per sostenersi, non usano, infatti, radici aeree ma solamente piccole ventose poste all’apice dei viticci. Durante l’estate tutte queste varietà mantengono le pareti degli edifici in ombra, così assorbendo completamente i forti raggi solari. In inverno, le foglie sono invece caduche e tale fenomeno permette così al sole di scaldare i muri, con conseguenti ottimi benefici in termini di consumi e di assenza di eventuale umidità.

    5Da un punto di vista colturale e di manutenzione, la pianta richiede, in tutte le sue diverse varietà, solo interventi di potatura volti a limitarne lo sviluppo eccessivo, spesso persino esuberante. Il periodo consigliato per eseguire queste operazioni è l’inverno. Se necessario, questi rampicanti possono anche essere ridimensionati drasticamente fino a circa un metro dal terreno, senza che ciò ne comprometta la salute. Consigliamo senza dubbio di utilizzare le menzionate varietà, da sole o frammiste ad altre essenze, tanto in città quanto in campagna. I risultati che garantiscono sono ottimi: minime esigenze colturali, crescita rapida, ricca produzione di bacche blu elettrico e particolari colorazioni giallo e rosse accese delle foglie in autunno.

    6Va detto però, per completezza, che la vite non si caratterizza per i buoni risultati se viene coltivata in vaso, preferendo affondare le radici liberamente nel terreno. Nei contenitori l’effetto è generalmente stentato, con lo sviluppo di pochi rami e di piccole foglie. I rampicanti di questa famiglia sono, in piena terra, invece tutti utilissimi per attribuire, in poco tempo e facendoli crescere liberamente sulle superfici in pietra o di intonaco, specie se délabré o scolorite, un effetto storico, quasi neogotico ai vecchi edifici. Si possono inoltre anche impiegare per ricoprire, con costi contenuti e rapido effetto, alberi secchi o steccati. Questi ultimi si coloreranno, ai primi freddi e di colpo, di rossi scarlatti, gialli ocra ed arancioni accesi, creando inaspettate, stante il periodo dell’anno, estese e colorate cortine sui prati, già imbruniti per il freddo notturno.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Consigli per realizzare un giardino nella casa in montagna

    Consigli per realizzare un giardino nella casa in montagna

    1Questa settimana accenneremo ad alcuni aspetti relativi all’ampio tema della realizzazione di un giardino in montagna. Qui le condizioni ambientali sono infatti spesso “estreme”, con forti sbalzi di temperatura, estati piuttosto calde ed assolate, autunni ventosi ed inverni molto rigidi.

    Per tutti questi motivi, tanto l’impianto progettuale che la collocazione e la scelta delle essenze vegetali dovrà essere attentamente valutata. Va inoltre tenuto conto del fatto che, in simili condizioni ambientali, sia l’attecchimento che il successivo sviluppo delle piante richiedono sforzi molto maggiori.

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    I cespugli e gli alberi raggiungono quindi i migliori risultati negli anni, richiedendo tempo e pazienza. In generale e per le obiettive difficoltà di cui abbiamo accennato, non è frequente vedere, intorno alle case in montagna, giardini ben curati o che completino l’edificio, inserendolo adeguatamente nell’ambiente circostante. Basta però un po’ di attenzione nella scelta delle essenze più adatte, specie di quelle rustiche, spontanee o autoctone, per potere ottenere ottimi risultati.

    Da un punto di vista progettuale, sarebbe preferibile, a mio avviso, intervenire in modo lieve sul terreno: meglio fasce o bassi terrazzamenti che seguano il naturale andamento della montagna invece di alti muraglioni che interrompono il paesaggio. Meglio optare per alberi locali che non “stonino” e che non si staglino nel verde circostante che per essenze non autoctone, magari costose, e poco contestualizzate. Inutile poi accanirsi a tutti i costi per avere un prato “all’inglese”: per quanto sforzo si impieghi le varie tipologie di erbe locali spunteranno sempre.

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    In fondo meglio poi che il giardino risulti solo una variazione ed articolazione della montagna circostante piuttosto che risalti per innaturale, nel contesto alpino, perfezione o troppo artificiosa progettazione. Come accennato, in questo articolo ci limiteremo necessariamente, data l’estensione del tema ed i suoi molteplici profili, a fornire qualche consiglio generale. Parlando di montagna medio-alta ed in merito all’impianto arboreo, si suggerisce ad esempio di impiegare preferibilmente essenze locali: larici, abeti rossi o neri, pini mughi e, se vi sono già in natura, betulle, frassini, saliconi (Salix caprea) e sorbi.

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    Per realizzare l’“ossatura” delle aiuole, si potranno utilizzare siepi di ontano (spesso presente, spontaneo, anche fuori dai giardini), potentille, rose rugose o canine, la Weigelia, la Lavatera, la Buddleia, la Spirea, il Cornus (anche nelle sue varietà a foglia variegata), nonché eventualmente anche la Syringa (Lillà) o la Forsythia. Quest’ultima, in particolare, crea velocemente grandi macchie verdi di sfondo e colma gli spazi vuoti, persino ad alta quota. Ovviamente le piante dovranno essere utilizzate secondo un preciso piano cromatico, da adeguare al contesto e dovranno armonizzare, tra loro, in base alle scelte complessive operate.

    Per quanto concerne, invece, le erbacee perenni, in montagna crescono particolarmente bene la Rudbeckia purpurea o Goldusturm, la Gaillardia, l’Astilbe, l’Aconito, il Delphinium (speronella), le settembrine (Aster), alcune varietà di malva ed i lupini. Anche molte rizomatose e bulbose danno ottimi risultati: in particolare i frugali Iris, i narcisi, i crochi, alcune varietà di gigli (ad esempio il Martagone) e le peonie bulbose.

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    Il progetto complessivo del giardino dovrà poi, evidentemente, variare da luogo a luogo, adattandosi alla realtà specifica. In generale, si suggerisce di collocare sempre, quale elemento caratterizzante, qualche arbusto o alberello in prossimità degli edifici. Alcuni tipi di prugno, di ciliegio o il Sorbo dell’Uccellatore, che produce vistose bacche rosso-arancio, risaltano infatti molto sul legno scuro e sulla pietra grigia. La base delle staccionate o le aiuole potranno essere, invece, disegnate mescolando le diverse essenze vegetali nel modo meno rigoroso e più naturale possibile.

    Se si desidera poi unire, all’aspetto estetico, quello pratico, si potrà infine optare per bordure o gruppi di piante di lamponi, di more, di mirtilli, di Ribes ed eventualmente felci e rampicanti (usati anche come semi striscianti) quali il Caprifoglio. L’insieme, semplice ed un po’ disordinato, si armonizza infatti benissimo al contesto montano ed agli edifici rustici. Il giardino sarà così elemento di completamento e valorizzazione della casa, quasi una porzione di bosco appena “addomesticato” dall’uomo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Come trasformare tetti e pareti di cemento in giardini rigogliosi

    Come trasformare tetti e pareti di cemento in giardini rigogliosi

    1Questa settimana parleremo di una delle ultime “mode” nel Landscape design: i tetti ed i muri verdi. In questo caso si parla soprattutto di interventi sul costruito e particolarmente sul tessuto urbano cementificato. Negli ultimi anni si è, infatti, diffuso un ritrovato interesse per il mondo vegetale e, specie nei contesti fortemente cementificati ed urbanizzati, si è colta una crescente esigenza di introdurre la presenza del verde, in tutte le sue diverse forme. In quest’ottica si è assistito alla proliferazione, da Tokio, a Londra, da Bali o Singapore ad Istanbul, di tetti e pareti verdi.

    La tecnica è, tutto sommato, piuttosto semplice. Per sommi capi, la metodologia di realizzazione di queste innovative pareti verdi deriva da una collaudata tecnica agricola chiamata coltivazione idroponica, che significa “senza utilizzo di suolo”. Lo strato sintetico delle pareti o dei tetti verdi è, una volta 2collocato, non suscettibile di essere attaccato da batteri e fermentazioni e costituisce il substrato in cui le piante radicano. La struttura principale consiste spesso in una membrana autoportante, inodore, antimuffa, ed ignifuga.

    Tra il muro o la parete da rivestire e la membrana vegetale restano, di regola, soli due centimetri di spazio, atti a consentire la circolazione dell’aria ed ad evitare il dannoso ristagno di umidità.
    Il sistema di irrigazione e fertilizzazione viene poi studiato e realizzato in funzione dell’orientazione e del clima di ogni sito.

    Le pareti verdi sono generalmente dotate di un impianto di manutenzione completamente automatico che ne facilita la gestione. In mancanza di illuminazione naturale, un sistema artificiale può essere eventualmente studiato per implementare i processi naturali di fotosintesi delle piante e per3 stimolarne

    la crescita e la fioritura.
    Il più famoso paesaggista ad essersi cimentato, già alcuni anni fa, in questa tecnica è senza dubbio Patrick Blanc. Egli è infatti ben noto proprio per essere l’ideatore della tecnica del giardino verticale o muro vegetale. Ha studiato all’Università di Parigi, dove si è laureato nel 1989.

    Nel 1972 ha intrapreso per la prima volta un lungo viaggio in Thailandia e Malesia, volto all’osservazione dell’accrescimento delle piante sulle rocce o nel sottobosco. È ricercatore presso il Centre National de la Recherche Scientifique e, dal 1982, responsabile del Laboratorio di biologia vegetale tropicale all’Université Paris VI. 5Patrick Blanc è, senza alcun dubbio, un personaggio caratteristico, dall’abbigliamento, a soggetto botanico, spesso stravagante ed anticonformista; il progettista porta, per esternare la sua passione per la natura, spesso i capelli tinti di verde intenso.

    La sua stessa casa parigina (alcune foto sono presenti sul suo sito) galleggia sull’acqua e le piante e ha pareti letteralmente coperte di vegetali.
    Vi consiglio quindi di fare una visita al suo sito internet; se non conoscete ancora la tecnica delle pareti e dei tetti verdi resterete senza dubbio stupefatti dall’effetto estetico. Le superfici più incredibili, con le pendenze più variabili vengono coperte, con apparente estrema facilità, da una strabiliante varietà di essenze vegetali: felci, piante tropicali, orchidacee, tutte molte variegate per fogge, colori, crescita e produzione di fiori variopinti…

    6Sono stato personalmente a vedere l’effetto di alcune di queste realizzazioni ed il risultato è davvero inaspettato ed eclatante. Un impensato prato verde cresce infatti tra acciaio, cemento e cristallo. Verzure, ciuffi di foglie spuntano, in un insieme studiatissimo e perfettamente autosufficiente, dalle pareti.

    Nel giro di poco tempo, lo spazio urbano cambia così completamente foggia e si trasforma, grazie alla caleidoscopica abilità progettuale, in un surreale (a volte tropicale!) giardino, che sembra, abbarbicato come è alle superfici, fuori dallo spazio e dal tempo.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Costa Azzurra, la mano di Peter Wirtz nel giardino mediterraneo

    Costa Azzurra, la mano di Peter Wirtz nel giardino mediterraneo

    1In questo articolo parleremo di un giardino che ho recentemente visitato all’estero. In realtà, ad essere onesto, la visita è stata del tutto casuale e non sapevo, al momento, che fosse stato disegnato da un celebre paesaggista. O meglio da parte del figlio di Jacques Wirtz, Peter, che insieme al fratello Martin, gestisce il più affermato Studio di Landscape design del Belgio (una vera e propria impresa, famosa in tutto il mondo!). Quel che è certo è che, dopo pochi minuti passati nel piccolo spazio verde, si poteva immediatamente cogliere la “mano” di qualche “esperto”. Ho quindi approfondito le mie indagini e ho scoperto gli autori del progetto. In verità, ero da subito convinto si trattasse di un belga: lo stile sobrio e spontaneo, con cespugli dall’andamento curvilineo è facilmente intellegibile e tipico dei progettisti di quel Paese.
    2Nello specifico poi i Wirtz (soprattutto il padre Jacques) sono particolarmente noti per il loro utilizzo di piante sempreverdi, abilmente potate in forme geometriche al fine di tradursi in ondulate ed articolate “nuvole” di foglie. Queste ultime creano, a loro volta, una architettura verde che permane tutto l’anno, integrata da un insieme di piante erbacee perenni debitamente “piegate” alla volontà del progettista. Coerentemente con la propria filosofia progettuale, Wirtz senior ritiene, da sempre, che i giardini dovrebbero conservare ed accentuare lo spirito immanente al luogo, piuttosto che rispecchiare lo stile dell’autore sul paesaggio.
    L’obiettivo e l’idea di fondo sono stati, nel nostro giardino francese, pienamente raggiunti. L’insieme è infatti assolutamente armonico, spontaneo, elegante e sobrio al tempo stesso. Tutto ciò è vero3 tanto nei colori quanto nello stile e nelle forme. Le linee delle aiuole sono sinuose e seguono, in modo naturale, l’andamento delle piante e degli antichi alberi già presenti in loco, valorizzando e completando l’insieme. I colori variano dal verde scuro dei bossi e delle piante di alloro, ai toni più chiari e leggermente grigiastri della Westringea fino al quasi grigio delle basse siepi di lavanda. Un bel cespuglio di oleandro dai fiori candidi e debitamente potato in una foggia molto spontanea completa, rallegrandolo, l’angolo più scuro del giardino. Basse piante annuali colmano gli spazi tra i cespugli ed un ghiaietto di pietre chiare completa lo spazio centrale dell’ampio cortile. Il tutto è racchiuso su, due lati, da un muretto in pietra, nascosto tra le piante ed i rampicanti, da una cancellata grigio scura, dall’altra parte, e dalla facciata di un edificio 5giallo stinto, dalle imposte grigio perla, sullo sfondo. Nulla è lasciato al caso, né l’impianto volumetrico né quello cromatico, sempre giocato sulle differenti varianti e sfumature di grigi. Il logo della famosa Maison (che ha commissionato il giardino) ed una grande scultura a forma di pesce (che ricorda che ci troviamo sulla costa del Mediterraneo), entrambe in metallo satinato argenteo, completano l’insieme, fungendo al tempo stesso da punti focali del cortile ed illuminandone, con riflessi cangianti, gli angoli più ombrosi. L’insieme complessivo risulta quindi classico e moderno al tempo stesso ed accoglie il visitatore, lasciandolo un po’ stupefatto. Nel centro di una mondana ed affollata località turistica cresce infatti, indisturbato, un piccolo giardino, verde e fiorito tra gli edifici ed i vicini cortili, in cui spesso, invece delle piante e dei rampicanti, si trovano a contrasto e più prosaicamente solo autoveicoli e cemento.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Consigli per l’estate: le piante più adatte per gli assolati mesi estivi

    Consigli per l’estate: le piante più adatte per gli assolati mesi estivi

    1Abbiamo deciso di dedicare questo ultimo articolo, prima della consueta pausa estiva, ad un tema particolare: la scelta delle varietà botaniche che garantiscono i migliori risultati nelle assolate e lunghe giornate estive. Le piante danno infatti, di solito, il loro meglio nei mesi primaverili quando le fioriture sono abbondanti e lo sviluppo vegetativo è all’apice. Anche a giugno e luglio gli arbusti e taluni rampicanti quali le Bignonie, le Bouganville, i Solanum e l’azzurro Plumbago garantiscono pareti colorate e rigogliose. Di regola verso fine luglio ed agosto vi è però una pausa ed una stasi. Le piante sembrano stanche, spossate 2nella calura e nel sole incessante. Solo a settembre vi saranno nuove, seconde fioriture, meno abbondanti delle precedenti. In particolare, alcune varietà di rose, talvolta la Wisteria, i caprifogli, alcuni tipi di geranio producono spesso nuovi fiori.
    Nei caldi mesi estivi, vi è poi anche un variare profondo nei toni e nelle colorazioni delle piante. Non vi sono di massima colori chiari e tenui ma le fioriture si fanno sgargianti ed accese. Abbiamo infatti i gialli intensi dei tageti, i rossi scarlatti di alcune varietà di Salvia Splendens (da non confondere con quella aromatica) ed i blu accesi delle Lobelie… Le chiome degli alberi si tingono ai margini, spossate nell’impietosa calura, di striature rossastre e brunastre.
    Proprio pensando a questo periodo dell’anno, consiglio assolutamente di utilizzare una particolare varietà di pianta, poco nota ma estremamente suggestiva: l’Anemone giapponese (Anemone hupehensis).3 Questa particolare tipologia di anemone differisce, infatti, dagli altri per il periodo della fioritura che è tardo estivo o autunnale e non primaverile. Questa erbacea perenne richiede pochissime cure, non presenta malattie particolari, è di un rosa tenue (o talvolta persino bianco) e dall’aria di rarefatta eleganza. Le foglie sono verdi, appena grigiastre, alte svettano sul suolo grazie a sottili gambi. Formano un grande cespuglio, da cui emergono racemi dai boccioli sferici ed argentei. Quando questi ultimi si schiudono, appaiono splendidi fiori semplici, rosa 4chiarissimo, con all’interno dei petali di un giallo paglierino, appena dorato. L’insieme della pianta è estremamente elegante e rende benissimo alla base di alti arbusti, dove forma cortine fiorite che hanno la caratteristica di spuntare velocemente, fiorire e sparire nuovamente con altrettanta rapidità. Le foglie non sono infatti molto longeve e, terminata la spettacolare e quasi inaspettata fioritura, le piante tornano velocemente a riposo.
    Completamente diversa e molto più rustica è invece la Buddleia davidii. Questa pianta forma un arbusto di grandi dimensioni, caratterizzato da foglie verdi scuro e grigie nella pagina inferiore, che produce un enorme numero di spighe5 fiorite, spesso di colore violetto. La pianta non presenta esigenze colturali particolari, cresce facilmente ed ovunque. Si sviluppa velocemente ma necessita di potature contenitive, volte a conferirle una forma più ordinata. Si consigliano soprattutto le varietà “Lochnich”, di colore azzurro, la viola quasi nero “Black Night” e quella bianco non troppo puro “White Profusion”. La pianta è anche detta “albero delle farfalle” perché attira queste ultime, che si posano spesso e numerose sulle abbondanti spighe floreali. Può essere utilizzata sia da sola, come grande punto focale, che nei bordi misti, date le sue dimensioni preferibilmente sul retro.
    6Come ben dimostrano le due piante sopra descritte, la varietà di tipologie vegetali è variegatissima ed infinita. Come sconfinati sono gli abbinamenti e le combinazioni di piante ed arbusti possibili. Per concludere, tutto dipenderà sempre dallo stile e dall’effetto che si vogliono ottenere. L’anemone giapponese conferirà, ad esempio al giardino di città, un’impronta elegante, rarefatta e stupirà l’osservatore per i suoi colori inusuali, orientaleggianti ed eterei. Al contrario, la Buddleia darà il suo meglio nei rustici giardini di campagna, dove la sua aria disordinata e la crescita spontanea valorizzeranno le balze di terreno. Le piante risalteranno poi al meglio, grazie alle loro spighe viola intenso, sui muri in pietra grigia.
    Anche la più torrida delle estati ed il più inospitale dei terreni non impediranno quindi la crescita delle infinite e variopinte varietà di erbacee, arbusti e piante annuali, che si alterneranno sempre, le une alle altre, incessantemente nel perenne mutare delle stagioni.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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