Categoria: Oltre il Giardino

La rubrica di botanica di Era Superba: orti, terrazze, giardini… tutte le nozioni e le idee per il proprio spazio verde

  • Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    nasturzio 1Il Tropaeolum Majus, più comunemente noto come nasturzio, è una pianta originaria del Sud America e principalmente del Perù. In Italia ed in Inghilterra, viene generalmente chiamato nasturzio, ingenerando spesso una certa confusione con il crescione d’acqua (Nasturtium officinale) che presenta piccolissimi fiori bianchi e belle foglioline commestibili. Anche il nasturzio è edibile, dal sapore vagamente simile a quello del crescione, in tutte le sue parti, con sentore agro-piccante. Fiori e foglie, molto ricche di vitamina C, possono essere aggiunti, sia come elemento decorativo che per il loro aroma, alle insalate. I semi non ancora maturi si possono invece utilizzare, in salamoia o sotto sale, come surrogati dei capperi.
    nasturzio 2La specie è perenne solo in Sud America. In Europa ne vengono coltivati (sebbene in questo periodo sia pianta un po’ trascurata e poco “di moda”) diversi ibridi. In questa area geografica si ottiene per lo più una coltivazione di tipo annuale o, talvolta, biennale: la pianta è infatti particolarmente sensibile al gelo invernale. I suoi fiori vengono apprezzati per il loro valore ornamentale e sono presenti in natura in diversi colori, dal crema al giallo, dall’arancione al rosso intenso. Il nasturzio cresce particolarmente bene in una posizione soleggiata ed in un terreno non troppo ricco. Viene utilizzato come pianta a cespuglio, pendente, strisciante (se ne vedono molte di questo tipo nei giardini spontanei, sulnasturzio 3 monte di Portofino) e persino rampicante. I nasturzi preferiscono posizioni luminose e soleggiate: all’ombra la pianta tende infatti a produrre grandi foglie ma pochi fiori. Esistono però varietà dal fogliame variegato che risaltano bene anche in aree del giardino poco illuminate. E’ una pianta assai semplice da coltivare, anche per il neofita. Per ottenere buoni risultati, è sufficiente annaffiarla regolarmente mantenendo il terreno leggermente umido. I nasturzi possono tuttavia agevolmente sopportare brevi periodi di siccità. Durante le giornate molto calde suggeriamo comunque di aumentare sensibilmente le annaffiature. Ogni nasturzio 4due o tre settimane è bene concimare le piantine con del fertilizzante liquido, da aggiungere all’acqua delle annaffiature. Durante le prime fasi di crescita si consiglia di usare un concime con un titolo leggermente più alto di azoto, mentre durante il periodo di fioritura, un fertilizzante con un più alto titolo di potassio.
    La moltiplicazione dei nasturzi avviene principalmente tramite i loro semi che verranno raccolti dopo la fioritura e lasciati essiccare bene. La semina può essere fatta in febbraio o marzo, tenendo le piantine in luogo riparato e facendole germinare in vasetti singoli, per un paio di mesi, prima di trapiantarli in giardino. Invece in maggio o giugno, si possono seminare direttamente i nasturzi in piena terra. Questa pianta si riproduce facilmente anche da talea ed ancora più semplicemente per propaggine, tecniche queste ultime più sofisticate e meno adatte al neofita.
    Come abbiamo accennato, generalmente i nasturzi sono coltivati, nel nord Italia, come piante annuali, che alla prima gelata muoiono. Se si abita in zone temperate o rivierasche, una bella pacciamatura sarà sufficiente per far loro superare l’inverno e per vederli rifiorire in primavera. Inasturzio 5 nasturzi adulti non sopportano il trapianto ma le piantine giovani possono essere maneggiate con tranquillità. Una particolarità botanica del nasturzio consiste nella capacità idrorepellente delle foglie. Questo fenomeno viene individuato con il nome di “effetto loto” (osservabile appunto anche sulle foglie dei fiori di loto).
    La pianta è, infine, particolarmente apprezzata nel Regno Unito dove viene spesso utilizzata, date le scarse esigenze colturali, tra le varietà presenti nei “mixed borders”, nei vasi e nei contenitori di giardini e strade cittadine. Per gli appassionati vi è poi un catalogo inglese di sementi (che spedisce anche in Italia) che raccoglie le varietà più disparate: nasturzi dalle foglie variegate, marmorizzate, chiare, scure e dalle fioriture più eleganti, dai pallidi toni del rosa, al bianco puro o crema, fino al rosso cardinalizio su foglie verde intenso

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Le piante aromatiche più adatte per la terrazza o il balcone

    Le piante aromatiche più adatte per la terrazza o il balcone

    salvia-officinalisQuesta settimana forniremo qualche suggerimento su quali piante aromatiche sia possibile coltivare in cassette ed in vasi, in spazi limitati, sui balconi e sulle terrazze.
    In generale, va detto che, per le piante da frutto, le verdure ed affini, i migliori risultati si ottegono senza dubbio nella terra piena. Nulla può infatti essere paragonato ad un orto, dove le piante sono ben esposte al sole, possono affondare nel terreno le radici e svilupparsi liberamente. Tuttavia, una scelta attenta delle varietà e delle loro tipologie permette di rosmarinoottenere, anche in spazi ridotti e molto esposti (ad es: una terrazza assolata) risultati eccellenti. E’ infatti interessante notare che queste essenze garantiscono, su terrazze, balconi e persino in cassette sulle finestre, riscontri ottimi, sia da un punto di vista della produzione alimentare che da sotto un profilo prettamente estetico. Se ben combinate la varietà delle foglie, i colori delle piccole infiorescenze ed il loro portamento arbustivo, permettono di realizzare contenitori variopinti e variegati che uniscono, al piacere del risultato della produzione casalinga, un indubbio aspetto decorativo.
    timoIn tema di piante aromatiche, possiamo menzionare, oltre alle abituali basilico, origano, erba salvia, rosmarino, le meno note e diffuse erba cipollina, peperoncini, prezzemolo, finocchio selvatico, cappero, erba luisa, maggiorana, timo, mirto
    In particolare, durante l’estate, suggerisco proprio la coltivazione degli spesso assai sottovalutati peperoncini. Esistono molte differenti varietà di questa pianta, esse differiscono sia nella forma del frutto (rotondeggiante, appuntito, più o meno bitorzoluto) che nella sua colorazione (dal giallo cappero-salinapiù o meno intenso, all’arancione, al rosso vivo, fino al viola-bluastro). Il peperoncino è poi caratterizzato dall’estrema semplicità colturale. Saranno infatti sufficienti una esposizione al sole, una innaffiatura nei momenti di siccità ed una eventuale concimazione per ottenere ottimi risultati: le piante si sviluppano molto alla svelta e senza problemi. Importante è scegliere bene la varietà adatta al contesto ed al contenitore in quanto le dimensioni dei cespugli sono molto diverse a seconda delle specie, potendo variare da poche decine di centimetri fino al metro o metro e mezzo. Le infiorescenze sono poco mirtoappariscenti ma molto numerose, con fiori piccoli, a forma di stella bianchi. I frutti sono abbondantissimi, colorati e restano a lungo sulla pianta anche dopo la loro completa maturazione. Si possono infatti raccogliere o lasciare, come elemento decorativo, sui rami dell’arbusto fino al tardo autunno.
    Al di là del peperoncino, tutte le essenze aromatiche sopra menzionate, possono poi essere combinate tra loro creando vasconi di medie dimensioni, esteticamente ed olfattivamente interessanti. In estate infatti queste piante producono infiorescenze, magari peperoncini di calabrianon molto appariscenti, ma numerose e decorativamente rilevanti. Si spazia infatti dal blu intenso del rosmarino, al violetto della salvia, al bianco puro con pistilli screziati di viola del cappero, al bianco metallico del mirto, fino al rosa del timo
    A parte le piante più note su cui non ci soffermiamo, una particolare menzione merita la pianta del cappero. Quest’ultimo cresce spontaneo in natura, negli anfratti e nelle fessure dei muri, in terreni aridi ed inospitali. E’ pianta estremamente frugale e, per ottenere risultati adeguati, deve essere lasciata crescere spontaneamente e libera di svilupparsi e di adattarsi all’ambiente. Cresce anche da seme ma esso deve essere piantato seguendo una procedura piuttosto complessa, che non garantisce sempre risultati certi. Per questo finocchio-selvatico1suggeriamo l’acquisto ed il più semplice impianto di piccoli cespugli già coltivati. Una volta posizionato in loco, il cappero produce fioriture abbondantissime e quasi esotiche che scintillano nella luce del sole estivo. I frutti sono, come noto, commestibili. Se si coglie il bocciolo prima della fioritura si avranno i capperi cui siamo usualmente abituati e più comuni. Se invece si stacca il seme, dopo la fine della fioritura e la maturazione, si avranno grosse bacche verdi, contenenti semini dal gusto più marcato. Mescolato al mirto dalle foglie scure, a cespugli di rosmarino ed a disordinarti ciuffi di finocchietto selvatico, il cappero permette di ottenere insiemi articolati e cromaticamente vari. I colori delle foglie varieranno infatti dal verde più chiaro (finocchietto) a quello più intenso (mirto), le fioriture si susseguiranno nel tempo, con piccole infiorescenze nei toni del bianco e dell’azzurro, con l’eccezione del caratteristico giallo-verdastro degli ombrelli fioriti del finocchietto. Un insieme inusuale che dimostra che anche le piante aromatiche, se ben scelte e combinate tra loro, possono validamente competere con insiemi (spesso banali o troppo colorati) di gerani, tageti, petunie ed altre annuali estive.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Londra, Chelsea Flower Show: esposizione di landscape design e giardinaggio

    Londra, Chelsea Flower Show: esposizione di landscape design e giardinaggio

    chelsea flower showQuesta settimana parleremo del Chelsea Flower Show di Londra. Per chi è appassionato di botanica e per gli addetti ai lavori, questa è l’Esposizione di giardinaggio e di “landscape design”. Essa si tiene ogni anno a Londra, a fine maggio (l’edizione 2013 tra il 21 ed il 25), ed espone il meglio della produzione di piante, le novità in campo botanico ed i progetti dei più noti paesaggisti al mondo. Consiste, nel Regno Unito che è da sempre ed in assoluto il Paese più appassionato del “verde”, in una enorme esposizione che caratterizza ed influenza, per alcuni giorni, la vita sociale di Londra. Secondo gli esperti, il Chelsea Flower Show non è paragonabile con le italiane, chelsea flower showseppure celebri, Euroflora di Genova, “I tre giorni per il Giardino del Castello di Masino”, “Orticola” dei giardini Indro Montanelli a Milano e neppure con il famoso, francese “Festival Internazionale dei Giardini di Chamount-sur-Loire”. Per dare un’idea dell’incidenza sulla vita della città, all’edizione dello scorso anno si sono recate oltre duecentomila persone e ciò nonostante il costo del biglietto non sia proprio abbordabile (si parla di alcune decine di Sterline per una permanenza di poche ore). Ospiti fissi all’inaugurazione sono i Membri della Casa Reale inglese, da sempre appassionati di botanica e patrocinatori di questa manifestazione. L’esposizione si svolge negli oltre quattro ettari e mezzo di giardini dell’antico e chelsea flower showsplendido Royal Hospital di Chelsea ed è il palcoscenico tanto per i progettisti che per l’“high society” inglese ed internazionale. Il “dress code” di molti ospiti è impeccabile: con signore dagli incredibili cappellini colorati ed a tema floreale. In questa sede vengono presentati i progetti più avveniristici in tema di “landscape design”, qui si espongono nuove varietà di fiori, erbacee perenni e si decidono i trend futuri in tema di paesaggistica, sia essa minimalista, neobarocca o di pura fantasia. Da questa esposizione sono poi passati molti dei più acclamati, moderni progettisti, provenienti dall’Inghilterra, dall’Olanda, dall’Italia e da tutto il resto del Mondo. Nonostante gli anglosassoni rivendichino una sorta di supremazia in fatto di giardini, sono, chelsea flower showin generale, ben propensi alle novità ed assai democratici nelle valutazioni degli stranieri presenti alle loro manifestazioni. Chi merita vince, qualunque sia la sua provenienza geografica. Ottenere una menzione od una Medal a questa esposizione (per la Gold ricordiamo quest’anno quella al Trailfinders Australian Garden by Fleming’s (Best Show Garden)), concessa attraverso il vaglio di una attenta e preparatissima giuria, equivale ad entrare nella Storia del Giardinaggio …ed avere una quasi certa e brillante carriera internazionale di fronte a sé… Alcuni partecipanti alle precedenti esposizioni progettano infatti oggi giardini in ogni angolo del mondo: da quello del resort ecocompatibile in Africa, a qualche terrazza verde a New York, alle isole artificiali di un emirato fino alle storiche balze di celebri parchi persi nella campagna toscana… chelsea flower showQuest’anno il Chelsea Flower Show ha poi celebrato il suo centesimo anniversario, dimostrando che l’esposizione non solo è più che mai viva ma che sa anche evolversi nel tempo ed autocelebrarsi con un’ironia tutta britannica. In proposito, ho letto qualche giorno fa, su un quotidiano inglese, che quest’anno, nell’Olimpo del giardinaggio, sono stati persino ammessi i tanto criticati “gnomi da giardino”… Si tratta di una eccezione del tutto eccezionale ovviamente, ma tant’è essi hanno potuto varcare i, finora, impenetrabili cancelli… Queste sculture ornamentali, come qualunque altra creatura mitologica dai colori vistosi, sono infatti sempre state, chelsea flower showdall’anno di fondazione ossia dal 1913 fino all’edizione attuale, rigorosamente bandite dalla manifestazione. Gli organizzatori devono avere, in fondo, pensato che se se ne è avvalso Philippe Starck in collaborazione con Kartell, progettandoli inizialmente proprio per un famoso hotel londinese… avrebbero, forse, potuto “cedere” anche loro… In fondo poi bisognava anche un po’ “smitizzare”, con ironia tutta inglese, la centesima edizione dello storico Show… Da buoni inglesi, essi poi non sottovalutano mai il lato commerciale di ogni loro attività e per celebrare l’esposizione si sono persino avvalsi di locandine non proprio caratterizzate dal tradizionale “aplomb” britannico. Di certo non penseresti di vederle abbinate ad una antica ed “aristocratica” esposizione di giardini! chelsea flower showTuttavia la peculiarità del mondo anglosassone sta proprio in questo: l’eccellenza mescolata alla quotidianità. In un antico castello puoi infatti trovare un preziosissimo mobile antico affiancato ad una cesta di vimini o alle cose di tutti i giorni, un Pari del Regno che pota, in logori abiti da giardino, i cespugli tra i visitatori (un po’ increduli!) del suo Palazzo e quindi visitare una manifestazione che mira e tocca l’indiscussa eccellenza in cui si mescolano esperti da tutto il mondo, reali, appassionati da ogni dove e migliaia di persone qualsiasi. Tutti, alla pari, si “strapperanno” letteralmente di mano, l’ultima giornata della manifestazione, le piante dagli stand della manifestazione che volge al termine… Ogni anno, Londra e le sue vie si trasformano così in una colorata fiumana di persone che, a piedi, in bicicletta o con ogni altro mezzo possibile, portano via con sé, visibilmente “trionfanti”, una pianta ibridata proprio quell’anno o un pezzetto di quella che, sui giornali di settore ma anche sui quotidiani internazionale del giorno successivo, diventerà la Storia del Giardinaggio.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Il geranio odoroso: una particolare varietà di pelargonium

    Il geranio odoroso: una particolare varietà di pelargonium

    1Questa settimana parleremo di una particolare varietà di geranio, in realtà ed in termini più tecnici, di pelargonium. La tipologia di pianta di cui tratteremo è generalmente poco utilizzata ma estremamente interessante, sia da un punto di vista estetico che per la semplicità della sua coltivazione.
    Innanzi tutto il pelargonium è originario del Sudafrica dove è spontaneo e molto diffuso in natura, fu importato in Europa da alcuni mercanti olandesi che commerciavano, a loro volta, con le Indie Orientali. E’ una pianta molto robusta, resistente alla siccità ma non al freddo intenso e facile da propagare. Fino dal Settecento è stata studiata dagli appassionati e dai botanici, sopratutto inglesi, che negli anni 2hanno dato vita a numerose, nuove varietà. Oggi se ne contano migliaia, facenti capo a diverse tipologie. Il nome geranio viene dal greco gerànion, cioè “becco di grù”; sembrerebbe che tale parola sia stata scelta per la particolare forma che assume il frutto contenete il seme. Il termine pelargonium, dal simile significato, è stato invece coniato circa due secoli fa, in un periodo in cui la pianta era però già nota e diffusa con il suo nome più comune e meno “tecnico” di geranio.
    All’interno della grande famiglia dei pelargonium, meritano, secondo me, una particolare menzione quelli odorosi. Ve ne sono di numerosissimi e di tipologie tra loro assai differenti, tutti però accomunati da alcuni tratti caratteristici comuni, e tra le quali spicca la varietà, molto nota “Malvarosa”. Innanzi tutto, i gerani odorosi sono, più o meno,3 intensamente profumati. In particolare le foglie emettono, se sfregate, un profumo dolciastro che varia da tipo di pianta e può assomigliare a quello del limone, della zagara, della cannella, della menta o di molteplici altre essenze. La pianta si caratterizza poi, a differenze per esempio del geranio zonale, per uno sviluppo piuttosto considerevole. Alcune varietà possono infatti facilmente raggiungere e superare il metro e mezzo di altezza. La crescita è poi piuttosto rapida e consente, nel giro di solo un paio di anni, di ottenere siepi e cespugli di grandi dimensioni. Per quanto riguarda le infiorescenze, esse variano, nel 4colore, dal rosa tenue al rossastro, al viola, fino al bianco puro. Generalmente i fiori non sono particolarmente appariscenti ma ciò è compensato dal fatto che siano molto numerosi, essi spiccano poi tra le foglie profondamente lobate e frastagliate nei vari toni del verde e del grigio verde. La moltiplicazione è, anche per questi gerani, semplicissima. E’ infatti sufficiente tagliare un rametto della pianta, che non sia né troppo giovane né troppo legnoso, qualche centimetro al di sotto dell’attaccatura delle foglie e piantarlo nella stagione estiva, dopo averlo leggermente schiacciato, nel semplice terreno. La propagazione della pianta sarà, in questo caso, quasi certa e permetterà di ottenere, in poco tempo, da un solo geranio, decine di esemplari.
    5Come abbiamo detto la peculiarità principale della pianta è però data dall’inteso profumo che essa emana. Talvolta persino la semplice esposizione del geranio al sole è sufficiente ad ottenere lo sprigionarsi del fenomeno, specie quando le piante sono collocate a ridosso delle coste e sulle isole esposte al solo ed al vento del Mediterraneo. Un ulteriore tratto caratteristico consiste poi nel notevole e rapido sviluppo vegetativo della pianta, non del tutto usuale per un geranio, che consente impieghi diversi da quello dell’usuale pelargonio zonale che normalmente cresce in cassetta.
    Consiglio quindi a tutti, neofiti o meno, di piantare questa varietà di geranio che garantisce risultati eccellenti, con pochissimo sforzo, che richiede minime esigenze di innaffiature e potature e che è quindi adattissima a qualsiasi contesto.
    La pianta produrrà inoltre risultati eccellenti anche se fatta crescere in riva al mare, su terrazze e balconi. Personalmente ne avevo acquistati alcuni esemplari qualche anno fa da un celebre (e molto specializzato) vivaio siciliano per collocarli sulla costa, lungo il mare, su di un terrazzo. Nel 6giro di poco tempo le piante si sono sviluppate in modo sorprendente, frammistandosi agli altri arbusti e cespugli già presenti e così conferendo all’insieme un aspetto molto naturale. Le fioriture, ancorché non appariscenti ma mescolate a quelle di altre piante, spiccano ora nella bordura e, specie durante l’estate, i cespugli rilasciano un particolare profumo che tiene lontani gli insetti.
    Infine consiglio di abbinare, nel caso si desideri realizzare un bordo misto o una siepe di divisione, i gerani profumati, ad esempio, a poligala, westringia, lavatera e lantana. La varietà dei colori delle fioriture, i molti e diversi toni di verde, i differenti ed articolati portamenti degli arbusti si abbinano, tra loro, assai bene. Nel caso in cui vi fossero poi le condizioni atte a fare crescere e sviluppare anche dei rampicanti, l’insieme potrebbe essere arricchito con bounganville, rincospermum jasminoides, bignonia e diverse varietà di ipomea. Tutte queste piante presentano esigenze colturali simili o comunque assimilabili, non vi saranno dunque problemi per la loro coltivazione, anche in spazi piuttosto ridotti.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Suggerimenti per un terrazzamento fiorito in riva al mare

    Suggerimenti per un terrazzamento fiorito in riva al mare

    1Questa settimana vorremmo fornire al lettore qualche suggerimento per realizzare un declivio in riva al mare utilizzando piante di facile coltivazione. La Liguria è infatti una regione che si affaccia, per tutta la sua estensione, sul Mediterraneo ed è caratterizzata dalla presenza di un grandissimo numero di giardini che digradano, veloci e spesso a balze, fino alla superficie dell’acqua.

    Queste aree verdi richiedono, stante la loro particolare collocazione, l’utilizzo di alcune specifiche varietà di piante. Esse sono infatti molto esposte al salino, al torrido sole estivo, agli sbalzi di temperatura ed alle forti e talvolta improvvise raffiche di vento. Se si esamina la costa ligure, specie in primavera, si rimane colpiti dall’enorme varietà di essenze presenti. E’ peraltro spesso necessario un occhio attento ed allenato.

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    La Liguria si presenta, infatti, al primo impatto come “ostile”, a tratti sui monti quasi brulla, grigia come le sue rocce e giallo-verdastra come la macchia di arbusti, frugali e poco appariscenti, che la caratterizza. Osservando però con attenzione, si potranno scorgere il viola dei crochi primaverile e degli Iris, i rosa accesi del baico, il bianco intenso del Cistus, il giallo oro del Ginestrone, il bianco-rosato delle ericacee, il bianco puro e l’arancione intenso dei fiori e dei frutti dei corbezzoli.

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    Il territorio ligure è quindi solo apparentemente inospitale, battuto dai venti e riarso dall’intenso sole estivo. Se debitamente coltivato e curato, il giardino costiero offre poi notevoli soddisfazioni e può divenire un rigoglioso spazio verde sottratto al mare, che lambisce la costa, ed ai monti che, spesso a strapiombo, in esso si tuffano. In questa prima parte dell’articolo suggeriremo come ricreare una scarpata fronte mare a mezzo dell’utilizzo di essenze estremamente rustiche, spesso spontanee e di facile accrescimento e cura.

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    Successivamente proporremo qualche nome di altra pianta, di regola coltivata nei vivai, di utile inserimento in simili contesti. Nel corso di una passeggiata ho osservato, lungo il mare, il seguente insieme di piante che mi è apparso, nella semplicità e spontaneità, molto soddisfacente. Lo sfondo era caratterizzato da un folto insieme di semplici Canne, dal colore grigio verdastro tenue. Alla base di queste si trovavano fitti gruppi di Malve selvatiche dal viola-rosa intenso e di medie dimensioni, sotto queste ultime cresceva un enorme numero di Allium bianchi. La macchia era inframmezzata da numerose Tamerici, in piena fioritura primaverile. In questo periodo dell’anno, i rami di tali piante si ricoprono di piccolissimi fiori, nei toni del rosa, che rendono l’arbusto simile ad un gigantesco corallo marino.

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    Pur nella sua estrema semplicità, l’insieme risultava esteticamente molto soddisfacente, risaltando tra le rocce grigie, il blu ancora pallido del mare primaverile e l’erba, già un po’ lunga e di un verde argenteo intenso. D’altra parte la natura offre spesso spunti inaspettati e garantisce risultati estremamente soddisfacenti, quasi vi fosse, a monte, un preciso progetto cromatico e di disposizione delle singole essenze. L’insieme ora descritto può essere riprodotto agevolmente in un giardino fronte mare e permette, anche al meno attento dei giardinieri, di ottenere un buon risultato con minimi interventi di manutenzione e cura.

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    Le piante in questione non necessitano, infatti, di alcuna potatura, eccezion fatta per quelle, eventuali, di mero loro contenimento, non richiedono particolari concimazioni e non presentano specifiche esigenze di tipo idrico o colturale. Se si volesse poi arricchire l’insieme ed inserire qualche ulteriore pianta, senza rendere più complessa la gestione del giardino, sarebbe sufficiente optare per alcune essenze molto frugali. Si potrebbero aggiungere, ad esempio, gruppi di agavi, disposte in modo geometrico, dal colore grigio-azzurro, Cistus dai fiori bianchi, cespugli di rosmarino o bordure di valeriana (peraltro spontanea in natura), rosa o bianca. Le esigenze colturali del giardino non varierebbero quasi per nulla ed il risultato complessivo sarebbe sempre garantito. Per mantenere la semplicità e rusticità dell’insieme si potrebbe anche optare per l’aggiunta di piante aromatiche quali il timo o il rosmarino, dalle fioriture poco appariscenti ma inaspettate, oppure di particolari varietà di gerani, quali il Pelargonium Malvarosa.

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    Quest’ultimo forma grossi cespugli irregolari, dalle foglie profumate e dai fiori di dimensioni non eccessive e di un rosa-viola intenso. Il risultato cromatico dell’insieme risulterà quindi, optando per le varietà sopra descritte, omogeneo, nei toni cromatici che varieranno dal verde-grigio, al bianco-rosa, fino al rosa-viola.

    Nulla di meglio che avere un giardino dalle minime esigenze colturali ed idriche e soprattutto un declivio che sembra sottratto alla natura, che si “mimetizza” nel paesaggio, confondendosi con le fasce soprastanti, e che si perde nel grigio delle rocce e nell’azzurro, ancora indeciso, del mare primaverile.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Olea Europea: produzione dell’olio e pianta per il terrazzo

    Olea Europea: produzione dell’olio e pianta per il terrazzo

    olivoQuesta settimana daremo qualche consiglio pratico per coltivare una pianta molto diffusa in Liguria ed in tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo: l’olivo. In realtà, esso proveniva originariamente dal Caucaso ma si è, al pari dell’arancio e di altre essenze vegetali ormai tipicamente locali, connaturato al paesaggio dell’Europa meridionale.
    Si vedono frequentemente sui terrazzi ed i balconi piante di olivo, questa pianta attira infatti molto spesso il favore dei botanici in erba ma i risultati non sono spesso scontati. Questo albero cresce al meglio nel pieno terreno ma può tuttavia garantire, con i dovuti accorgimenti e cure non troppo complesse, ottimi risultati anche in vaso.

    olivo 1La scelta di questa essenza ben si presta al clima ligure ed al contesto paesaggistico di questa regione. A mio avviso la pianta si inserisce al meglio in contesti più rustici ed agresti ma, utilizzata quale singola e potata in modo scultoreo, può ben adattarsi anche ad ambiti più formali, quali terrazze e balconi cittadini. In questo caso l’utilizzo del contenitore, sia per forma che per materiale, dovrà essere ben ponderato e contestualizzato all’area in cui si inserisce. Si potranno preferire acciaio o leghe di colori metallici per posizionare la pianta in contesti più moderni o razionalisti ed, invece, il cotto per ambiti più classici.

    olivo 3 Per ottenere i migliori risultati ed avere anche sul terrazzo un piccolo “raccolto” di olive, basterà seguire le seguenti, semplici regole.
    Innanzi tutto non sono richiesti contenitori di grandi dimensioni: una pianta di sessanta centimetri circa può crescere e svilupparsi all’interno di un vaso di venticinque o trenta centimetri di diametro. Se l’olivo supera il metro di altezza, sarà invece necessario un contenitore di almeno cinquanta centimetri di diametro. Generalmente ed al fine di migliorare l’aspetto estetico dell’insieme di piante presenti sul balcone o sul terrazzo sarà meglio optare per alberelli di medie dimensioni, in cui viene maggiormente valorizzata la particolare conformazione dei rami ed il colore delle foglie, della corteccia e del tronco. Come noto, il colore è grigio verdastro e spicca molto bene sia sullo sfondo delle pareti colorate delle case liguri che a contrasto con i verdi brillanti delle altre essenze.
    Come terreno sarà preferibile utilizzare del terriccio universale mescolato, per circa un quarto dell’intero, a sabbia (non però di mare o comunque priva di tracce di salino). Il drenaggio della pianta è fondamentale e dovrà essere garantito tramite l’impiego di numerosi cocci, pietre o palline di argilla, da collocare sul fondo del contenitore. Si potrà procedere all’annaffiatura ogniqualvolta il terreno si presenti asciutto: in generale ogni due o tre giorni, controllando attentamente che non vi sia alcun ristagno d’acqua tra vaso e sottovaso.

    olivo 4In merito alla posizione, sarà preferibile collocare la pianta in pieno sole ed in un luogo arieggiato e che non sia troppo freddo durante l’inverno. La pianta non gradisce che la temperatura scenda sotto i setto o otto gradi centigradi, tuttavia essa è comunque in grado di resistere, se debitamente protetta con paglia o meglio strati di c.d. “tessuto non tessuto”, anche a temperature piuttosto rigide.
    L’olivo richiede infine, per fruttificare al meglio ed abbondantemente, una potatura particolare, tale da richiedere specifiche conoscenze in materia e da garantire uno spazio aperto tra i rami. Ai fini, invece, della semplice coltivazione dell’olivo come arbusto ornamentale, sarà sufficiente rimuovere tutti i polloni, i rami che spuntano direttamente dalle radici, dal tronco della pianta, dal fusto e tutte quei rametti più giovani che compromettano la regolarità della conformazione della chioma.
    olivo 5In generale e da un punto di vista pratico, si suggerisce di attribuire alla pianta una conformazione ad alberello, in cui la parte apicale risulti rotondeggiante od ovaliforme. L’aspetto esteticamente caratterizzante la pianta è infatti principalmente rappresentato dai rami e dal tronco che reggono, corrugati ed intricati, la particolare chioma.
    Come noto, gli esemplari di olivo più antichi o secolari sono altamente ricercati, stante la loro valenza scultorea, per essere collocati in posizioni strategiche di parchi e giardini o per essere posizionati, isolati, in grandi contenitori sulle terrazze. Ai fini della loro valorizzazione, si utilizzerà in tali casi una luce radente e dal basso che esalti la forma del tronco e l’intricato ed elaborato insieme dei rami. Il risultato estetico è notevole ed indubbio anche se il prezzo pagato dall’ambiente è notevole. Antichi oliveti, specie pugliesi, sono infatti stati, negli ultimi anni “depredati”, per immettere sul mercato, a prezzi esorbitanti, olivi antichi e secolari. Questi ultimi sono talvolta però collocati in contesti inadatti o climaticamente incompatibili con le esigenze colturali delle piante (persino in Lombardia!) dove gli alberi, già stremati per l’espianto dal luogo di origine, hanno purtroppo assai breve vita.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    Giardini nei palazzi del centro storico genovese: inaspettati e nascosti

    1Questa settimana parleremo del giardino nei palazzi genovesi del centro storico. In particolare, ci occuperemo di quale sia la peculiare concezione sul tema del “verde”, che è venuta maturando nella mente dei progettisti e dei committenti, a partire dal Cinquecento.

    Tutti i genovesi sapranno certamente che la città si divide in una parte densamente urbanizzata che coincide, grosso modo, con il centro storico e le zone limitrofe e poi la restante area, originariamente meno edificata, di Albaro, Nervi… Nella prima si concentravano i palazzi storici delle antiche famiglie cittadine, nella seconda le residenze estive del patriziato.

    Nei giardini delle predette ville domina da sempre la concezione del verde come “luogo di delizia”, ci sono fontane zampillanti, grotte, agrumi in vaso disseminati ovunque e spesso suggestivi affacci sul mare, sottolineati a mezzo dell’impiego della prospettiva a “canocchiale”.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      I progettisti e gli architetti hanno però ripreso, sin dal Cinquecento, questa esaltazione del “verde” e la hanno riproposta anche nel giardino cittadino. Nella sostanza, essi volevano che il committente ed i suoi ospiti potessero, sebbene necessariamente in spazi più limitati, astrarsi dalla realtà cittadina e godere di un verde, ancora più prezioso perché sottratto all’edificato. Questa idea non è affatto scontata ed è profondamente innovativa, se si pensa che è maturata, in Genova, molti secoli fa, in un periodo storico in cui vi era minore sensibilità, rispetto ad oggi, per il tema del paesaggio. Superati quindi gli spessi portoni dei palazzi, si entrava e si entra ancora oggi in una realtà diversa da quella che ci si potrebbe attendere.

    4 Recentemente ho avuto modo di visitare il giardino interno di un Palazzo di Via Garibaldi, cosa che mi ha permesso meglio di capire quanto la concezione sopra descritta permei i singoli edifici.

    Innanzi tutto, superato l’atrio, il visitatore può qui immediatamente cogliere l’imponente fontana a grotta che gli si staglia dinnanzi. Dopo quindi un volume costruito (l’atrio) vi uno spazio vuoto (il cortile) che ha come soffitto, non più gli stucchi su fondo grigio azzurro, ma proprio il blu del cielo. L’aria, l’acqua e la vegetazione sono quindi elementi immediatamente percepiti e percepibili, magari anche solo indirettamente, da qualunque visitatore. Ovviamente l’impatto non è solo visivo ma anche sonoro.

    In particolare, il rumore prodotto dall’acqua che cade lungo le pareti rocciose della grotta e poi nel bacino sottostante si diffonde sia nell’atrio che nelle stanze del palazzo, ingenerando un’impressione, molto naturale, di refrigerio e di calma tranquillità. A completamento di quanto descritto, al livello superiore si trova poi un incredibile giardino, letteralmente ritagliato nella collina ed ad essa arroccato. A tale spazio verde si accede attraverso una scala e poi un suggestivo camminamento con balaustra in marmo.

    Anche in questo limitato spazio, il verde è però sempre presente e viene valorizzato: vi sono infatti vari limoni nelle vasche addossate alle pareti. La fatica necessaria per percorre la scala viene ripagata dal verde lussureggiante e francamente inaspettato. Il tutto appare quasi configurasi come percorso di elevazione catartica dal buio del cortile alla luce del sole del giardino.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Qui vi sono sentieri in acciottolato bianco e nero a spina di pesce, aiuole a prato, una fontana centrale zampillante e varie essenze vegetali. In particolare, sono presenti numerosissimi agapanti ed alcune glicini sui gazebi in ferro battuto. Le fioriture di queste piante (azzurro intenso e violetto-azzurro) riprendono sapientemente i colori grigio-bluastri delle facciate dell’edificio. L’insieme richiama gli schemi del giardino classico all’italiana, movimentato però dalle fioriture estive, è sobrio e solenne ma al tempo stesso colorato ed allegro. Persino i busti in marmo bianco e le decorazioni classicheggianti e barocche spuntano tra le aiuole e le apparentemente spontanee fioriture di grandi gruppi di iris, sempre azzurro-violacei. La vegetazione ed i fiori sottolineano e, al tempo stesso, mitigano l’intrinseco senso di grandiosità dell’insieme.

    7Pur nelle sue ridotte dimensioni, il giardino quindi completa ed esalta il palazzo, riprendendone lo stile, i colori, le decorazioni e lo spirito che traspare dal progetto dell’architetto. L’idea del raffinato rigore artistico del palazzo, mitigato dai colori e dalle forme delle decorazioni, trova proprio il suo omologo nel giardino, classico ma non banale, movimentato e non statico, barocco ma in fondo molto semplice, comprensibile tanto per l’esperto quanto immediatamente apprezzabile da chiunque.

    Il parallelismo tra opera dell’uomo e della natura permea dunque, in modo attentamente meditato, ogni cosa, sia da un punto di vista strutturale che cromatico. Come le facciate sono ripartite e stuccate, così il prato è diviso in siepi e queste ultime hanno profili movimentati. Il colore dominante dello stabile è il grigio-azzurro, le fioriture estive riprendono ed esaltano, in modo spontaneo e sofisticato al tempo stesso, proprio questi colori.

    Questi ultimi sono poi, forse non del tutto casualmente, i molteplici blu del Mediterraneo. Su questo mare si affaccia infatti tutta Genova, essa ne è pervasa e proprio da queste acque grigio-azzurre derivavano, quasi sempre, quelle fortune che permisero la realizzazione di gran parte dei palazzi cittadini e dei loro inaspettati giardini!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Istanbul, Turchia: Palazzo Topkapi e il suo splendido giardino

    Istanbul, Turchia: Palazzo Topkapi e il suo splendido giardino

    Topkapi 1Questa settimana vorremmo parlarvi di un giardino particolare ed esotico: quello del Palazzo Topkapi di Istanbul.
    Ho recentemente avuto occasione di visitare l’antica città di Costantinopoli, tra i vari siti ho molto apprezzato questo antico palazzo ed il relativo giardino.

    Innanzi tutto il grande parco è suddiviso in molteplici cortili interni, di ampie dimensioni ed una porzione di notevole estensione, attualmente adibita a giardino pubblico. Il tratto caratteristico che più mi ha colpito da subito consiste nella diversa concezione del rapporto costruito-vegetazione.

    Tale visione è qui completamente invertita rispetto a quella cui siamo abituati in Europa.Topkapi 2 In generale, da noi, predomina sempre l’edificio sul verde circostante, che costituisce mero completamento ed integrazione delle costruzioni. Nel Palazzo Topkapi, la situazione è esattamente opposta. Si è ivi in presenza di un complesso che è letteralmente realizzato e ruota anzi attorno ai cortili interni e che, su molti lati, si affaccia sull’ampio parco che parzialmente lo circonda.

    Le particolari condizioni climatiche hanno consentito, e forse persino suggerito, ai progettisti di incentrare l’edificazione del palazzo sull’elemento naturale. I cortili si susseguono infatti, in un continuo crescendo, gli uni dopo gli altri. Su di essi si affacciano vari gruppi di stanze, ciascuno destinato ad un diverso impiego: ai ricevimenti, alle riunioni politiche, alle cene, alle cucine… Dall’interno del palazzo si scorge quindi in ogni momento l’esterno, che è pertanto sempre presente e che caratterizza la visuale da ogni prospettiva. Il verde dei grandiosi cedri del libano, dei platani secolari, i colori delle fioriture primaverili ed estive nonché i loro profumi permeano le infilate delle stanze.

    Il “verde” è quindi tanto interno all’edificio che ad esso esterno: dalle porte affacciate sui cortili si scorgono le piante delle corti, dalle finestre laterali si possono sempre vedere gli alberi del parco che circonda il palazzo.Qui crescono piante ed arbusti e fioriscono i numerosi e maestosi ippocastani dalle bianche infiorescenze primaverili. A fare da “continuum” e “cerniera” tra l’interno e l’esterno, sono poi stati attentamente collocati alcuni corridoi o piccoli vani di passaggio, ricoperti di maioliche colorate, spesso a soggetto naturalistico o floreale.

    Topkapi 4Topkapi 3

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Tali pannelli in piastrelle riprendono, nei loro disegni, alcune delle essenze presenti nel parco e ricordano, anche nei mesi invernali, il lussureggiante paesaggio estivo, che diventa quindi ancor più parte integrante delle stanze dell’edificio.

    L’impatto estetico del giardino risulta poi particolarmente spettacolare in primavera, verso fine aprile, quando fiorisce il bulbo tipico e tradizionale di Istanbul: il tulipano. Ad esso è addirittura dedicato uno specifico giardino del Palazzo e tutte le aiuole della città ne sono stracolme. In particolare uno dei cortili interni del Topkapi, con una particolare e suggestiva fontana al centro, viene letteralmente ricoperto dalla fioritura di migliaia di bulbi, quest’anno di un rosso scarlatto.

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    L’effetto è ancora oggi incredibile ma stupefacente doveva soprattutto apparire all’antico visitatore del palazzo, all’epoca non avvezzo a questa pianta non ancora coltivata in Europa.

    L’insieme complessivo del progetto mirava poi a lasciare l’osservatore basito: innanzi tutto lo stile dell’edificio è molto particolare ed orientaleggiante, le fontane creano un suggestivo rumore d‘acqua che fa da sfondo al parco, i tetti sono dorati e splendono alla luce del sole intenso della Turchia e la vegetazione è studiata in modo da valorizzare tutto l’insieme. Alcuni alberi del parco sono infatti grandiosi e secolari, forse persino millenari, tanto che i tronchi cavi possono ospitare, al loro interno, più persone!
    Topkapi 6

    Le stesse cronache dell’epoca narrano proprio che il fine di tutto il giardino fosse, da un lato, arrecare piacere alla Corte ma, dall’altro, anche quello di stupire gli ambasciatori stranieri. In particolare, l’effetto veniva scientemente amplificato la sera quando il parco era illuminato con luci artificiali, mediante l’impiego di centinaia di tartarughe, cui veniva fissata una candela sul dorso, lasciate libere di girare per i numerosi cortili. La luce tremula illuminava così i marmi, faceva scintillare l’acqua, brillare i tetti in metallo dorato e risaltare dal basso, amplificandone l’effetto, le centinaia di tulipani, allora ignoti per il visitatore occidentale, stupito dalle musiche e dal contesto orientaleggiante, cui non era per nulla abituato.

    Tutta la scenografia era quindi attentamente studiata, mediante un sapiente utilizzo dell’arte e soprattutto della natura, per colpire l’immaginazione e rendere indimenticabile, nell’ospite straniero, lo splendore e la potenza di una corte e di una città millenaria, un tempo capitale dell‘impero romano d’oriente.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    mare piantaE’ passato già un anno da quando il nostro primo articolo sul tema del “verde” è stato pubblicato da questa testata. Nella rubrica abbiamo parlato di molti argomenti, passando da giardini famosi, in Italia e nel Mondo, alle recenti tendenze del “landscape design”, alle pubblicazioni ed ai libri in materia, italiani e stranieri, ai paesaggisti più contesi ed alcune specie botaniche meno note.

    Speriamo di essere riusciti a far percepire al Lettore quanto possa essere varia, interessante e diversificata la materia e che il “verde” sia stato colto nella sua articolata natura e nelle sue molteplici valenze: architettonica, estetica, scientifica e di fondamentale complemento nel moderno contesto urbanizzato. Cervara giardino verticaleSiamo passati dalle assolate lande dell’Africa del Nord, alle piovigginose e brumose campagne inglesi, dai parchi storici francesi ai moderni spazi verdi in stile razionalista…

    Abbiamo quindi visto che ogni luogo ha la sua storia, caratteristiche specifiche ed essenze vegetali autoctone. Le piante si adattano e resistono alle condizioni meteorologiche più estreme, al sole, al freddo, al salino, al vento sferzante ed esse hanno la meglio persino nelle aree più densamente cementificate del Pianeta.
    La Natura merita però attenzione e dedizione. Fino ad oggi ciò non è spesso stato garantito, lo straordinario patrimonio naturalistico-botanico ed artistico italiano è stato, frequentemente e troppo a lungo, abbandonato a se stesso.

    Le coste verdeggianti, gli oliveti secolari, le palme centenarie delle isole siciliane, i boschi dell’Umbria, i giardini storici delle ville venete sono il passato e proprio il migliore futuro di questo Paese!3 Basta però visitare uno dei numerosi parchi italiani per cogliere lo stridente contrasto tra gli originari ed illuminati intenti del committente e dei progettisti e lo stato di attuale abbandono e degrado.

    Recentemente ho avuto modo di visitare un noto giardino del ponente genovese, famoso per il suo impianto architettonico, e sono rimasto molto colpito, nonostante alcuni interventi di restauro eseguiti, dallo stato in cui esso versava. Quasi nulla resta infatti del progetto originario. L’antico impianto è stato stravolto: compromesso dal passaggio dell’autostrada (su cui affaccia il cosiddetto “belvedere”), dagli edifici anni sessanta e da un moderno autosilo.

    Le prospettive sul mare sono cancellate dallo sviluppo eccessivo degli alberi, gli edifici in stile neoclassico ed i padiglioni abbandonati, le alberature secolari “capitozzate” ed i viali invasi dalle sterpaglie e dai resti delle potature. Nel diciottesimo secolo, l’educazione di una persona non poteva dirsi completa senza un “Grand Tour” che attraversasse l’Italia. Il Paese, pur periferico e frazionato in vari Stati, era infatti al centro del Mondo per monumentiStoriaArte e celebre ovunque per i suoi Paesaggi, la sua natura ed i suoi giardini
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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Come nella celebre poesia, la ginestra china il capo, renitente ma non sconfitta, sotto le colate di lava che la faranno soccombere, così oggi ettari di macchia mediterranea, di boschi e dune costellate di bianchi gigli cedono di fronte alla crescente cementificazione.

    Mentre però, per quanto crudele, la Natura non è mai ciecamente distruttiva e quindi, dalle rocce vulcaniche, spunteranno in breve nuovi germogli e nuove fioriture, così non potrà essere a fronte dell’insensata furia speculativa dell’uomo.ars topiaria L'Oreal Distruggere la natura non significa però solo cancellare ciò che spesso ha richiesto centinaia di anni per svilupparsi (tale è il tempo necessario per avere alberi secolari, fitti boschi e coste coperte di macchia mediterranea) ma precludere, per sempre, al pittore di ritrarla nelle sue opere, al poeta nei suoi versi, al musicista nelle sue note ed a ciascuno di noi di cogliere il senso di infinito che la pervade.

    Se i beni culturali meritano rispetto e richiedono tutela, questo è ancora più vero per la Natura, cui l’Arte sempre si ispira e di cui al massimo può essere mera emulazione.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
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  • Treetop Walkway: una “passeggiata” tra le chiome degli alberi

    Treetop Walkway: una “passeggiata” tra le chiome degli alberi

    Kew Garden 7Nei giardini di Kew, per valorizzare il rapporto uomo-natura, esiste un’avveniristica struttura sospesa tra gli alberi: la Rhizotron and Xstrata Treetop Walkway.

    Questa passeggiata tra le chiome verdi si trova sospesa a diciotto metri da terra, tra gli alberi e la parte apicale delle piante. L’esperienza di passeggiare a questa altezza vale da sola il viaggio a Kew, la vista spazia infatti a trecentosessanta gradi sul paesaggio circostante, permettendo di cogliere, da vicino ed una prospettiva del tutto inusuale, le differenti specie vegetali.

    Sembra proprio di essere un albero tra gli alberi e dall’alto si percepisce davvero in modo diverso come si sviluppino le piante, come siano disposti i rami, le foglie, le bacche e soprattutto si accede a dimensioni diverse dall’usuale.

    In particolare, mi hanno colpito due specifiche percezioni sensoriali, normalmente non riscontrabili da terra: il movimento ed il rumore delle piante. Gli alberi infatti si muovono quasi sempre, anche la più lieve brezza ne determina un moto, impercettibile dal suolo.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Così facendo, essi producono anche suoni leggeri e molto peculiari. Dall’alto e stando tra loro, si capisce insomma cosa intendano i poeti con lo stormire delle fronde e si coglie una dimensione vitale dell’albero, ignota a chi sta a terra.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                            Circondati su tutti i lati da alberi secolari, ci si sente un po’ come uno di loro e l’articolata vita della natura, con i suoi segreti, sembra intellegibile e meno lontana. Nelle specifiche aree, dedicate alle piante tropicali, si potranno invece apprezzare le variopinte e diversissime fioriture di migliaia di orchidee.

    I colori lasciano esterrefatti, le piante sono poi così ben collocate da sembrare cresciute nel loro habitat naturale. I rami e le foglie pendono infatti dagli alberi, spuntano da suolo e dai cespugli in modo apparentemente spontaneo. Kew Garden 12Gli stagni di Kew racchiudono poi centinaia di altre varietà lacustri, tra cui la celebre Ninfea Victoria Amazonica, dalle enormi foglie capaci di reggere, sul pelo dell’acqua, anche il peso di un bambino!

    La diversità di specie vegetali è quindi immensa in questo luogo, che è al tempo stesso parco, giardino e centro di studio e di ricerca. Pur restando in Europa e nei pressi di una grande capitale si ha così l’occasione di ammirare migliaia di specie vegetali, molte delle quali in via di estinzione, provenienti da tutto il mondo. In un certo senso, i Royal Botanic Gardens di Kew sono la concreta dimostrazione di quanto sia importante, per gli inglesi, la botanica.

    Essa è qui un’arte nella articolata ed esteticamente curata disposizione delle specie vegetali ed è una scienza nei laboratori di ricerca, studio, catalogazione e conservazione dei semi delle varie essenze. La natura è infine elemento culturale nell’insieme complessivo del giardino, che offre attrattive di ogni genere in tutte le stagioni dell’anno. I Kew Gardens insegnano insomma come dovrebbe essere concepito e valorizzato, nel moderno mondo occidentale, il rapporto uomo-natura e come storia, progresso e civilizzazione possano felicemente convivere all’interno di un giardino, sito proprio a pochi chilometri da una delle più attive e popolate città del mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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  • Royal Botanic Gardens: centro di ricerca all’avanguardia nella botanica

    Royal Botanic Gardens: centro di ricerca all’avanguardia nella botanica

    Kew Gardens 1Come abbiamo brevemente anticipato nello scorso articolo, i Kew Gardens dimostrano come un bene originariamente privato abbia potuto evolversi e trasformarsi in una ricchezza per la collettività e possa, al tempo stesso, assommare i pregi di un giardino a quelli di un “laboratorio” a cielo aperto, che preserva e valorizza migliaia di specie vegetali, spesso estinte in natura o a rischio di estinzione.
    Se avrete occasione di fare un giro a Londra, varrà sicuramente la pena visitare i Kew Gardens. Essi si trovano a pochi minuti dal centro della città, sono facilmente raggiungibili in metropolitana e valgono sicuramente la fatica del viaggio.
    I Royal Botanic Gardens presentano infatti sia piante di ogni genere e varietà (sono presenti, solo per le orchidee, più di cinquemila specie), da quelle per il giardino roccioso, a quelle tropicali o a quelle acquatiche, che interessanti e “listed” edifici (cioè tutelati dal competenti Autorità per i beni culturali).

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    .

    Il primo tra tutti è rappresentato da una alta costruzione orientaleggiante, su più piani, noto come la Pagoda e costruita nel settecento sulla base dello stile all’epoca dominante. La più celebre ed antica tra le molte serre è, invece, la Palm House. Essa venne progettata in un luogo limitrofo ad uno specchio d’acqua in modo da riflettersi sulla sua superficie così da accrescere l’effetto di stupore sull’osservatore. Venne inoltre realizzata con l’acciaio usato nella costruzione delle navi. Tale espediente permise così di ampliare al massimo la larghezza intercorrente tra i pilastri interni dell’edificio, con grande beneficio dello spazio da adibire alle piante. Merita anche una menzione l’ultra moderna struttura Princess of Wales Conservatory, che ha fatto dell’efficienza energetica la sua principale prerogativa. All’interno dell’esteso parco si trova infine anche una antica dimora secentesca con annesso giardino, Wakehurst Place.

    Da un punto di vista botanico, i Kew Gardens non potranno deludere neppure il più appassionato dei botanici.
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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   .

     La Palm House contiene infatti una ricca raccolta di palme ed altre analoghe piante, la collocazione dell’insieme è molto curata ed estremamente suggestiva. Le varie specie si intrecciano, infatti, tra loro sotto le volte della antica struttura in ferro e vetro, alcune piante fiorite adatte ai climi caldi spuntano tra le verzure ed infine piccoli uccelli si librano nell’aria. La serra è poi dotata, nella sua parte più alta, di una sorta di balconata in ghisa, raggiungibile a mezzo di scalette a chiocciola.

    Kew Gardens 6Dall’alto la vista è davvero particolare, sembra infatti di trovarsi nel mezzo di una foresta tropicale e si ha inoltre l’inusuale opportunità di cogliere le singole varietà di piante da una distanza estremamente ridotta. Queste ultime sono tutte saggiamente potate, tanto da non scorgere neppure i tagli o i rami ridimensionati nel tempo. L’insieme è molto spontaneo e naturale, mille toni di verdi e molteplici tipologie di foglie fanno dimenticare di trovarsi all’interno di un luogo chiuso, in un paese europeo e per di più a pochi chilometri dal centro di una moderna ed urbanizzata capitale, come è Londra.

    Le molte altre serre dei Kew Garden racchiudono infine strepitose raccolte di piante grasse, provenienti dai più disparati deserti del pianeta. Anche qui l’intenditore come il semplice curioso avrà modo di approfondire le proprie conoscenze o di restare semplicemente stupido di fronte all’enorme varietà di forme, colori e fioriture esistenti nel pianeta.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Kew 1Come abbiamo già avuto modo di descrivere in un nostro precedente articolo, il Regno Unito di Gran Bretagna rappresenta, senza dubbio, una inesauribile fonte di spunti per tutti gli appassionati di botanica. In questo Paese è infatti assai ricca la produzione scientifica in materia di giardinaggio e di landscape design e qui si trovano numerosissimi e curatissimi giardini. La passione per il “verde” è poi trasversale tra le classi sociali e comune a gran parte della popolazione.
    Tra i parchi inglesi da non perdere, vi sono senza dubbio i Royal Botanic Gardens di Kew, nelle immediate vicinanze di Londra. Al di là della Kew 2bellezza estetica fornita dall’insieme dei giardini, la collezione di varietà botaniche, ivi contenuta, supera i quaranta mila generi di piante. Questo numero impressionante rende tale insieme il più ricco e più diversificato al mondo. Infatti, una su ogni otto specie di piante da fiore cresce e si sviluppa in questo parco-museo. Il giardino eccelle anche sotto il profilo del numero di prodotti per le piante, di libri di botanica e nel tema della ricerca scientifica e, a mezzo dei corsi ivi tenuti, del landscape design.
    Nel dettaglio, i Royal Botanic Gardens portano questo nome in quanto essi, in origine, appartenevano davvero alla Casa Reale inglese e fu proprio sotto il regno di Giorgio III che la proprietà cominciò ad evolversi in un vero giardino botanico, di rilievo internazionale.
    La storia dei Kew Gardens comincia infatti a metà del settecento quando Federico ed Augusta di Galles cominciarono a sviluppare, con l’aiuto dell’amico Conte di Bute, la loro tenuta di Kew. In particolare, ButeKew 3 iniziò, per conto dei suoi illuminati committenti, a costituire vere e proprie raccolte botaniche al fine di, come egli stesso affermava, “(…) riunire tutte le piante, allora conosciute sulla Terra”.
    Il parco veniva, all’epoca, principalmente utilizzato per il piacere della corte e per sontuose feste reali e grandi ricevimenti, quale per esempio quello per i compleanni del nuovo proprietario dei giardini, il re Giorgio III.
    Nel tempo vennero poi introdotte molte, nuove specie esotiche, principalmente provenienti dalle spedizioni oltreoceano. Tra queste ricordiamo la spettacolare e, per l’epoca, molto inusuale, Strelizia Reginae, che porta questo nome in onore della moglie del sovrano inglese, la duchessa di Streliz. Sempre nel diciottesimo secolo, vennero piantate numerose nuove varietà, raccolte dai viaggiatori inglesi in Australia e riportate in patria in innovativi contenitori, simili a piccole serre ed in uso fino agli anni sessanta del novecento.
    Kew 5

    L’Ottocento portò, invece, grandi novità nei Kew Gardens. In particolare, si iniziò la costruzione della Palm House e della Temperate House. Le serre del parco divennero in breve celeberrime e tra le più grandi in tutto il mondo. Il moderno sistema di vetro e struttura in ghisa permetteva infatti un rapido ed innovativo accrescimento delle piante e lo sviluppo di specie, adatte esclusivamente a climi umidi e temperati. Via via il parco veniva poi ampliato nella sua estensione complessiva, fino a superare gli attuali ottanta ettari.

    kew 6Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, ampie aree dei giardini vennero invece trasformate in campi coltivati per far fronte all’emergenza alimentare. Dopo la guerra, i Kew Gardens vennero nuovamente adibiti a parco, attentamente restaurati e riportati all’originario splendore. Oggi essi rappresentano, da un lato, uno magnifico giardino, ricchissimo di specie e varietà di piante di ogni genere e di ogni provenienza, dall’altro, un centro di studio e di ricerca scientifica tra i più avanzati al mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Curiosità “botaniche”: dai faraoni ai tulipani d’Olanda

    Curiosità “botaniche”: dai faraoni ai tulipani d’Olanda

    VersaillesQuesta settimana tratteremo un argomento particolare. Abbiamo più volte detto che la botanica è, al tempo stesso, un’arte ed una scienza e che la coltivazione di talune specie vegetali richiede specifiche competenze e notevoli sforzi. Gli appassionati di piante sono poi numerosissimi, specialmente all’estero, e molto variegati nei gusti e nelle disponibilità economiche. Si va da chi si limita a coltivare qualche vaso sul balcone o sul terrazzo fino alle coltivazioni biologiche nelle tenute del principe Carlo del Galles nel Regno Unito.
    Giardini pensili di Babilonia
    Alcuni “giardinieri” sono stati però, in passato, e persino tutt’ora, capaci di arrivare a fare realizzare progetti o invenzioni che, per il resto delle persone non dedite alla botanica, appaiono davvero incredibili. Nel corso della storia, la passione per il verde e per le piante ha portato ad esperienze e realizzazioni inimmaginabili, spesso dettate esclusivamente da esigenze meramente voluttuarie ed estetiche.
    tulipano 2

    Si pensi, ad esempio, ai giardini pensili di Babilonia, che per l’epoca di loro creazione rappresentavano un’opera grandiosa che richiese immensi lavori e studi di progettazione assai complessi. Per realizzare i parchi o i filari di palme che circondavano i templi dei faraoni in Egitto si deviarono fiumi e scavarono dighe, il tutto utilizzando migliaia di schiavi senza considerare costi e tempi (decenni!) di realizzazione. L’immenso parco di Versailles, le sue fontane e la piantumazione delle aiuole impegnarono i più grandi progettisti dell’epoca e costarono cifre sproporzionate se si pensa alle finalità del giardino ed alla ristretta elite di persone che poteva accedervi. In Olanda, nel Secolo d’Oro, esplose la passione per il verde ed, in particolare, per i bulbi dei tulipani tanto che questi ultimi raggiunsero quotazioni strabilianti e sul loro commercio si basarono (…e persero) immense fortune. Queste bulbose erano addirittura quotate in borsa ed il prezzo di un solo bulbo di tulipano (nei giardini ne venivano utilizzati a centinaia) arrivò a toccare cifre impressionanti. L’acquisto di alcune Orchidearare varietà botaniche, di piante esotiche, provenienti dalle colonie, era poi, in passato, appannaggio e vanto di pochissimi. Le orchidee, le palme, la canfora, gli agrumi e tutte le varietà recentemente scoperte raggiungevano costi incomprensibili per le persone non appassionate e diventarono, nel Seicento, nel Settecento ed ancora nell’Ottocento, veri e propri status symbol da “esibire” nei giardini. La botanica ed i giardini sono quindi stati, nella storia, ben più di una semplice passione o sole aree verdi. I parchi dimostravano, infatti, il potere ed il prestigio di chi li possedeva e si prestavano ad essere le quinte per feste di gala, ricevimenti e persino per delicate trattative diplomatiche. Tutto questo avveniva, si badi bene, solo per assecondare le mode dell’epoca, la passione per queste allora rare varietà e per assaporare, cosa per noi oggi scontata ma che non lo era affatto in quell’epoca, il gusto di un limone o di una allora “esotica” arancia! Anche per quelli che conoscono passifloratutti questi precedenti storici, due realizzazioni, di cui ho recentemente letto in un libro e su di una rivista straniera, non potranno però davvero passare inosservate. Nel volume di una nota paesaggista italiana si racconta, infatti, che un cliente, un filosofo appassionato di botanica, le avrebbe chiesto di progettare delle stufe da giardino tali da permettere la “forzatura”, ossia la fioritura anticipata, di alcune piante cui l’intellettuale sarebbe particolarmente legato. In particolare, egli avrebbe voluto, riscaldando l’aria del proprio parco fino alla giusta temperatura, far sbocciare nei mesi freddi le bouganville piantate in giardino, di fronte al proprio studio in una villa di Marrakech! Non ho idea se il risultato sia stato conseguito o meno, certo è che l’operazione, giustificata da intenti puramente estetici e del tutto voluttuari, deve essere risultata non poco complessa… L’ideazione più incredibile è stata però, secondo me, progettataLimonedagli inglesi che, come noto, sono immensamente appassionati di botanica. Qualche giorno fa, leggevo infatti su un giornale di settore che una nota famiglia di imprenditori sarebbe stata talmente interessata alla produzione del proprio frutteto ed alla spettacolare fioritura degli alberi di pesco ed albicocco, ivi presenti, da far progettare e realizzare, nell’ottocento, un avveniristico progetto. In concreto, essi fecero cingere le proprie piante da frutto da un doppio muro in muratura, dotato di una sorta di intercapedine interna e con all’apice numerosi comignoli. Durante il tardo inverno, i proprietari facevano riscaldare l’aria presente tra i mattoni, facendo bruciare una immensa quantità di carbone, in modo da mantenere la temperatura a livello adeguato e soprattutto costante nel tempo. Gli alberi venivano quindi “forzati” a fiorire in anticipo, con grande impatto estetico rispetto al panorama esterno al muro, ancora invernale, e, si dice, a produrre una immensa quantità di frutti, di eccellente qualità. L’operazione non era certo alla portata, sia progettuale che gestionale, di tutti ma le cronache riportano che la fioritura valesse l’incredibile “sforzo”, tanto da rendere il frutteto noto in tutto il Regno e da farlo rimanere, tuttora, una celebre attrazione turistica.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

     

  • Ippocastani a primavera: morte apparente, scorre la linfa vitale

    Ippocastani a primavera: morte apparente, scorre la linfa vitale

    Aesculus erbario 1

    Ippocastani a primavera

    Fluttuanti nuvole verdi, cangianti onde dai bianchi spruzzi che rifrangete l’altero sole, impassibile nel suo eterno fulgore. Vagate lente nello stanco vento, bagliori chiari, infinite sfumature, dal colore delle tenere foglie fino a quello delle alghe.

    Uniformi alla brezza vi piegate, vi flettete come non materici. Non sembrano i bruni rami esservi di intralcio, impalcature mirabili nelle tempeste e leggiadre nella tiepida e quieta aria primaverile.

    Candidi fiori come increspature nel mare in bufera, infrangono e dividono i mille toni del verde, scintillanti nel giorno che muore.

    Sotto le vostre chiome ancora deboli di molli foglie, nella sferzante luce del sole secolari vi reggono i tronchi, incrinati dal tempo, corrugati dagli anni, immobili nell’eterno ed imperituro moto dei rami.

    Alberi, sembrate, nel vostro bruno grigiore, apparentemente morti a primavera, nonostante la linfa vitale, lenta, già scorra.

    Troppo forse sprezzanti dei secoli, resistete solenni, fino all’estrema, ultima, sferzata di vento, cui cederete, freddamente indifferenti e maestosi, nel lacerante scricchiolio dello schianto.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore
    [si ringrazia per i suggerimenti Lorenzo Fabro]

  • La Camellia: la “curiosità” botanica di origine orientale

    La Camellia: la “curiosità” botanica di origine orientale

    CamelliaLa storia della prima Camellia da fiore, ad apparire in Europa, è piuttosto curiosa. Si dice infatti che essa sia arrivata in Occidente per errore, confusa con una essenza della varietà sinensis, da sempre coltivata per la produzione del tè. Questa preziosa bevanda orientale viene infatti proprio tratta, attraverso una complessa lavorazione, dalle foglie di questa particolare pianta.
    Il genere Camellia (meglio noto come Camelia) appartiene alla famiglia delle Theaceae. In Europa la Camelia è nota ed utilizzata principalmente come pianta da fiore ma nei suoi luoghi di origine, Cina e Giappone, si presenta come un alberello legnoso che supera i dieci Camellia sinensismetri di altezza, molto ramificato, con la corteccia liscia e che produce un legno estremamente duro.
    Le foglie delle piante sono lucide, provviste di un corto picciolo di colore verde intenso, glabre ed appuntite. Il fiore è generalmente solitario, si forma sui rami di un anno di età ed è di forma e colore molto variabili.
    Venendo alle differenti varietà, la Camellia japonica è originaria dell’Asia, del Giappone e della Corea ed è una pianta a portamento arbustivo che raggiunge anche i sei metri di altezza. Essa è caratterizzata da foglie coriacee, ovali o ellittiche con i margini seghettati, lucide e persistenti.
    I fiori si formano alla sommità dei germogli laterali e sono larghi una decina di centimetri circa, di colore bianco, rosa, rosso, porpora e possono essere semplici, White Nundoppi e semidoppi. E’ una specie molto coltivata con numerosissime varietà. Può essere cresciuta, a differenza di altre camelie, all’aperto nelle zone dove il clima è freddo. Fiorisce da febbraio a maggio. Tra le Camellie japoniche, riteniamo meriti ricordare almeno la bellissima “White Nun”, difficile da reperire sul mercato, dai petali bianchi, con il centro giallo ocra.
    La Camellia sasanqua è invece una specie che proviene dalla Cina e, a differenza della Camellia japonica, è molto più rustica e fiorisce da novembre a marzo e forma solo fiori semplici di un colore che varia dal bianco, al rosa ed al rosso.
    Camellia japonicaLa Camellia reticulata proviene dalla Cina, è semirustica e produce fiori molto grandi ed appariscenti di colore rosa, più o meno intenso, molto più piccoli di quelli delle camelie normalmente diffuse nei giardini.
    Una menzione a parte merita poi la già citata Camellia sinensis che sarebbe giunta dall’Oriente in Europa nel diciottesimo secolo, da questa varietà viene infatti ricavato il tè. I fiori di quest’ultima pianta sono bianchi, ma caratterizzati da numerosissimi stami di un colore giallo oro acceso ed intenso. Per arrivare alla preziosa bevanda è però necessario passare attraverso un complesso processo, interamenteCamelia japonica 1 manuale. In particolare, sarà necessario staccare le ultime due o tre foglioline apicali del ramo, quelle in fase di crescita, che dovranno essere poi sottoposte ad una attenta lavorazione, differente per ogni tipo di . Quest’ultima si articola sempre in vari e complessi passaggi: essicazione, arrotolamento e fermentazione. Il solo appassire delle foglie non consente infatti di ottenere risultati apprezzabili al gusto: la bevanda ricorderebbe solo molto alla lontana il tè che siamo, oggi, abituati a bere.
    In generale, le Camelie non sono difficili da coltivare. Sono piante che devono stare all’aperto, posso resistere in ambiente chiuso solo per brevi periodi, durante la brutta stagione, quando le basse temperature non consentono di farle crescere all’aperto. E’ poi preferibile posizionare la Camelia a mezz’ombra e non al sole diretto, in ambiente umido ed allo stesso tempo ben arieggiato.
    Camellia reticulataLa Camelia è, come le azalee ed i rododendri, una pianta acidofila, necessita pertanto di un terreno acido, sciolto, molto ricco di sostanza organica (come ad esempio foglie in decomposizione, aghi di pino, torba, terriccio di bosco, corteccia di pino…) e ben drenato. E’ infatti una pianta che non tollera i ristagni idrici.
    Infine, oggi la Camelia è una pianta conosciuta, diffusa ed ampiamente coltivata in giardini (in Liguria è assai utilizzata, grazie al clima mite, anche in “collezioni” in parchi pubblici e storici) e grandi contenitori. In origine, specialmente nell’Ottocento, questa pianta aveva però un fascino quasi esotico (provenendo dall’Oriente) ed “aristocratico” (essendo l’acquisto delle piante molto dispendioso), tanto da essere originariamente coltivata nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta, nelle serre dell’Orto Botanico di San Pietroburgo e da apparire abitualmente nelle sale da pranzo della famiglia Bonaparte.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com