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  • Rezzoaglio, San Colombano e Valbrevenna, parte la sperimentazione 5G. Le comunità locali si dividono.

    Rezzoaglio, San Colombano e Valbrevenna, parte la sperimentazione 5G. Le comunità locali si dividono.

    Foto di Steve Kazella – CC

    Dopo la fase progettuale e normativa, arrivano le prime ricadute concrete sui territori per quanto riguarda la tecnologia di trasmissione dati di quinta generazione, il cosiddetto 5G. Una frontiera tecnologica che sta dividendo l’opinione pubblica tra sostenitori entusiasti e oppositori preoccupati.

    L’anno scorso il governo, attraverso l’Autorità per le garanzie della Comunicazioni ha prodotto alcuni documenti che individuano le modalità di sperimentazione di tale tecnologia, con la individuazione delle frequenze e delle aree di territorio in cui si potranno installare le nuove reti. In questi giorni è arrivato il via libera del Mit per i tre vettori che si sono aggiudicati questa fase, Wind, Vodafone e Iliad, che quindi a breve inizieranno con i lavori di installazione dell’infrastruttura necessaria.

    Nell’elenco di AgCom, pubblicato il maggio scorso, prevede un insieme di grandi città considerate Smart Cities (e no, Genova non ne fa parte), e un centinaio di piccoli comuni sparsi sul territorio nazionale: per quanto riguardo il genovesato si tratta di Rezzoaglio, Valbrevenna e San Colombano Certenoli. L’elenco completo è consultabile qui, in calce alla documento che definisce il recinto, piuttosto ampio, di sperimentazione per questa tecnologia.

    Ma di cosa stiamo parlando? Rimandiamo a siti specializzati per una esaustiva esamina tecnica, ma si può provare a riassumere: il 5G sostanzialmente sfrutta bande di frequenza diverse rispetto alle precedenti, che permettono performance quantitativamente superiori, e non di poco, rispetto alle reti wireless odierne. Più velocità di trasmissione dati, più capacità di gestione di multi connessioni, e minor latenza di risposta: tutte caratteristiche che permetterebbero, previa costruzione di una rete capillare, lo sviluppo e l’utilizzo di una ampia gamma di tecnologie, tra cui soprattutto in ambito domotico e industriale, arrivando al tanto celebrato “Internet of Things”, cioè l’iper connessione di un ecosistema di oggetti che potrebbero semplificarci la vita. Tra cui la gestione delle automobili senza guidatore, il controllo di apparecchi ed elettrodomestici, fabbriche e molto altro. Insomma, il 5G permetterebbe di gestire una quantità di dati ad oggi inimmaginabile, velocemente e diffusamente.

    Foto di Dapa19 – CC

    Ovviamente non tutti sono entusiasti, anzi: lasciando perdere le pur comprensibili ansie da Grande Fratello, lo sviluppo di questa tecnologia e la sua sperimentazione oggi sono in mano a grandi player economici privati globali, che stanno disegnando una infrastruttura tecnologica con finalità ovviamente commerciali, che secondo molti potrebbe ‘deviare’ sviluppi verso una diseguaglianza dell’accesso alla rete, sulla base di capacità di fruibilità dei contenuti stessi, che saranno sempre più grandi e difficili da gestire per chi è fuori da questa struttura. Un altro problema è la ‘poco distanza’ coperta dalle onde a determinate frequenze, cosa che renderà necessaria l’installazione di una fitta, fittissima rete di ripetitori. Una ‘invasione’ che da molti è giudicata potenzialmente dannosa per ambiente e salute; uno sviluppo del genere avrebbe, infatti, un impatto enorme sul bilancio energetico di un mondo iper-connesso, mentre dal punto di vista della salute umana, ad oggi la letteratura scientifica è scarsa, e sono in molti a richiedere un severo principio di cautela, in attesa di risposte certe e verificabili. Va detto che se la prima fase prevede l’utilizzo di onde nella banda 694-790 MHz, AgCom ha dato il via libera alla sperimentazione di bande “di spettro pioniere 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz”, che suscita non pochi timori, soprattutto in un contesto completamente e perennemente immersivo.

    Ed è per questo che anche nei territori genovesi ‘prescelti’ per fare questa prima sperimentazione, la comunità si sta sostanzialmente dividendo; le 4 mila anime raccolte tra Rezzoaglio, Velbrevenna e San Colombano Certenoli si stanno polarizzando in due fazioni contrapposte: chi è a favore, “finalmente” di uno sviluppo locale (e gratis) delle telecomunicazioni, mai facile per le vallate liguri, e chi invece è contrario, poiché ha scelto di abitare quei luoghi anche per fuggire ad eventuali “invasioni” di tecnologie non richieste, senza la necessità di vivere in eremi “schermati”.

    L’Italia è diventata, con i recenti accordi cinesi, anche frontiera di interessi contrapposti, che vedono grandi gruppi industriali e finanziari competere per la costruzione e per la gestione della rete 5G, che aprirà un giacimento senza fine di big data, il mercato, già florido, del futuro. A Genova questa frontiera passerà dalle sue valli e dai suoi monti, che quindi, come spesso accaduto in passato, diventeranno il crocevia, anche conflittuale, della sua storia.

  • Liguria regina delle Bandiere Blu ma bocciata da Goletta Verde. I conti non tornano

    Liguria regina delle Bandiere Blu ma bocciata da Goletta Verde. I conti non tornano

    Lo scorso 23 giugno è stato pubblicato il primo report di Goletta Verde 2018, la nave di Legambiente che monitora l’inquinamento dei mari sulle coste italiane. Il risultato delle Liguria, da cui il report “navigante” è partito, è stato quanto meno deludente: su 23 test effettuati, 14 hanno dato il responso di un mare inquinato o molto inquinato.

    Un dato che potrebbe stupire, forse: lo scorso maggio, infatti, sono stati pubblicati i verdetti del programma sulla sostenibilità delle spiagge turistiche “Bandiera Blu”, che ha incoronato la Liguria come regina delle spiagge italiane con ben 27 località “fregiate”, anche quest’anno, dell’ambito vessillo. Alcune di queste località, però, compaiono nella black list di Goletta Verde: i conti non tornano. O meglio, tornano, ma non per il mare.

    Verdetti contrapposti

    Partiamo da Genova. Secondo le campionature di Legambiente, risultano fortemente inquinate le acque di Nervi, Recco, Chiavari e Lavagna. In queste due ultime località il problema sta nella foce dell’Entella, risultato inquinato con residui fecali bel oltre la soglia limite. Ma proprio due spiagge a levante e ponente del fiume sono state fregiate della Bandiera Blu: parliamo del Lungomare di Lavagna e della Zona Scogli di Chiavari, separate dalla foce dell’Entella da poche decine di metri e dai due porti turistici. Abbastanza per “depurare” le acque?

    Savona non se la passa troppo meglio. Per Goletta Verde sono due le località da “bollino rosso”: Pietra Ligure e Ceriale, di cui questa seconda premiata con la Bandiera Blu. Nel primo caso è il torrente Maremola, nel centro del litorale di Pietra Ligure, a risultare fortemente inquinato, mentre nel secondo caso Goletta Verde segnala lo sbocco del canale di Lungomare Diaz 161, nel centro esatto della costa, tra stabilimenti e spiagge.

    A Imperia male Diano Marina, Ospedaletti, Ventimiglia e Arma di Taggia. In quest’ultima località è la foce del torrente Argentina ad essere portatrice di abbondanti residui intestinali, ma anche Arma di Taggia ha la sua Bandiera Blu.

    Infine la provincia di La Spezia. Tre le località fortemente inquinate: Monterosso e Riomaggiore nelle Cinque Terre, e Lerici. Per quest’ultima allarme per la spiaggia conosciuta come Venere Azzurra, contaminata dalla foce del canale ivi presente; ma anche qua sventola anche per quest’anno la Bandiera Blu.

    Punti di vista

    Ma da dove nasce questa incongruenza, verificatasi in questi cinque casi? Le ragioni forse le possiamo trovare sia nell’approccio alla materia, sia nei soggetti coinvolti nel giudizio. Legambiente, con il suo progetto Goletta Verde, punta ad evidenziare situazioni critiche legate alla “maladepurazione” o al “vizietto” degli scarichi abusivi. Si muove seguendo le segnalazioni raccolte durante l’anno dai circoli territoriali o da cittadini. Come da normativa “il punto di monitoraggio è fi­ssato dove si prevede il maggior flusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al pro­lo delle acque di balneazione”, rifacendosi ai limiti di fissati dalle normative europee del 2006, recepite dall’ordinamento italiano nel 2010.

    [quote]ma anche qualità dell’acqua di balneazione, che “è un criterio imperativo – come si legge nel sito ufficiale del programma – solo le località, le cui acque sono risultate eccellenti nella stagione precedente, possono presentare la candidatura”[/quote]

    Il progetto Bandiera Blu, invece, ha un approccio più allargato: la finalità è, infatti, quella di “promuovere nei Comuni rivieraschi una conduzione sostenibile del territorio attraverso una serie di indicazioni che mettono alla base delle scelte politiche, l’attenzione e la cura per l’ambiente”. In altre parole sostenibilità della balneazione, progetti educativi, gestione corretta dei rifiuti, servizi, sicurezza ma anche qualità dell’acqua di balneazione, che “è un criterio imperativo – come si legge nel sito ufficiale del programma – solo le località, le cui acque sono risultate eccellenti nella stagione precedente, possono presentare la candidatura”. Ma tutte queste cinque spiagge liguri Goletta Verde 2017 aveva evidenziato forti livelli di inquinamento, come quest’anno.

    Per partecipare alla eventuale distribuzione degli ambiti vessilli, i soggetti interessati devono presentare una autocandidatura, rispondendo ad un questionario in 12 punti oggetto poi di valutazione. Sono gli stessi “richiedenti” a fornire quindi i dati, dovendone poi rispondere in caso di verifica.

    Ma chi valuta le candidature? Stando a quanto riporto il sito web del programma la giuria è composta, tra gli altri, anche da un coordinamento degli Assessorati al Turismo delle Regioni, e i sindacati dei Balneari. Risulta quindi evidente l’attitudine promozionale della “Bandiera Blu”, visto che tra chi “esamina” ci sono anche gli “esaminandi”. Tra partner inoltre figurano Associazione Nazionale Comuni Italiani e la Federazione Italiana Imprese Balneari.

    Blu, verde, marrone

    Se “Bandiera Blu” ha una connotazione più promozionale, quindi, Goletta Verde vuole mettere in evidenza problemi alla gestione delle acque nere: depurazione insufficiente e difettosa, scarichi abusivi, sversamenti. La palla come al solito poi passa alla politica, che dovrebbe tarare le proprie priorità nell’amministrare un territorio in base alle necessità vere; sicuramente investire soldi pubblici in depuratori può essere difficile, come difficile potrebbe risultare combattere gli abusivismi edilizi e idraulici. Sicuramente è più facile far garrire una bandiera dietro la quale nascondere i problemi, e lasciare galleggiare cittadini e turisti in un mare “marrone”.

     

    Nicola Giordanella

     

     

     

  • Incendi, il Liguria i pompieri sotto organico di 130 unità. Cgil: «L’Italia brucia ma nessuno dichiara lo stato di emergenza»

    Incendi, il Liguria i pompieri sotto organico di 130 unità. Cgil: «L’Italia brucia ma nessuno dichiara lo stato di emergenza»

    Elisoccorso Vigili de FuocoSotto organico di 130 unità, pari al 12% a fronte di una media nazionale del 7%, su tutte le figure professionali ed in particolare del personale specialista nautico che costringe alla chiusura dei distaccamenti di Savona e Genova Multedo. E’ anche per questi motivi che mercoledì prossimo una delegazione dei Vigili del fuoco della Liguria parteciperà alla mobilitazione nazionale organizzata davanti a Montecitorio. «Anche se fossimo a pieno organico– spiega alla agenzia Dire Luca Infantino, coordinatore regionale dei Vigili del Fuoco FP Cgil e membro dell’esecutivo nazionale- i numeri non sarebbero comunque sufficienti a garantire un servizio tranquillo».
    Colpa soprattutto delle promesse non mantenute da parte del governo che nel “decreto terremoto” aveva previsto 23 milioni di euro per mille nuove assunzioni a livello nazionale ma che a settembre arriveranno solo a 352. Le rivendicazioni dei pompieri sono molteplici. «Siamo veramente in ginocchio– afferma Infantino- l’età media del personale in servizio è di 46-47 anni e non sempre l’esperienza può sopperire alle carenze del fisico, tanto che stiamo assistendo a un continuo aumento delle esposizioni agli infortuni. Siamo stanchi».
    Poi ci sono le nuove mansioni ereditate dallo smistamento della Forestale. «In Liguria una nuova convezione ci ha dato 400.000 euro in più. Ma non bastano e sono comunque destinati a pagare straordinari che non fanno altro che aumentare la stanchezza, facendo turni di lavoro interminabili, senza sosta e aumentando il rischio infortuni». Secondo il sindacalista, «l’Italia è un Paese poco democratico perché non investe in safety e security. La sicurezza non è solo risolvere qualche problematica di illegalità nel centro storico. Sicurezza sarebbe anche avere almeno 40.000 pompieri sul suolo nazionale e, invece, siamo molto meno di 30.000». La sottovalutazione del problema, secondo Infantino, è dimostrata anche dal fatto che «mentre praticamente sta bruciando tutta l’Italia, nessuno dichiara lo stato di emergenza, né le singole Regioni né il ministero dell’Interno, anche se questo consentirebbe di attingere a risorse economiche straordinarie».
  • Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    RifiutiLiguria virtuosa, Genova pecora nera. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro della raccolta differenziata che emerge dai dati del 2016 illustrati questa mattina dal governatore Giovanni Toti e dall’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, e derivanti dal monitoraggio dell’Osservatorio ligure sui rifiuti. A livello globale, la Liguria raggiunge il 43,19% di raccolta differenziata, crescendo di quasi 5 punti rispetto al 38,63% del 2015 e di 8 punti rispetto al 35,90% del 2014. Rispetto ai dati del 2015 si registra inoltre un calo della produzione totale di rifiuti di quasi 34.000 tonnellate. A livello provinciale Genova si ferma al 39,49%, Imperia, la peggiore, al 38,22%, Savona al 49,43%, mentre alla Spezia si registra il risultato migliore con il 53,66%.
    Pecora nera in assoluto, il Comune di Genova: secondo i dati riportati dalla Regione, infatti, la differenziata nel capoluogo ligure è scesa di quasi 2 punti, dal 34,57% del 2015 al 32,89% del 2016. «Genova è il punto dolente– analizza l’assessore Giampedrone- decresce di due punti: è un dato preoccupante. In una regione che cresce bene, senza Genova non si può svoltare definitivamente. Il capoluogo ci tiene fermi di oltre 5 punti percentuali a livello regionale: senza Genova, arriveremmo al 48,5% in tutta la regione». Fra gli altri Comuni capoluogo, La Spezia ha raggiunto il 50,32%, Savona sale da 31,62% a 42,56%, Imperia scende leggermente dal 36,93% al 36,89%. In tutta la regione, invece, salgono a 63 i Comuni liguri che toccano e superano la percentuale del 65% di raccolta differenziata -erano 32 nel 2015 e 16 nel 2014- e che secondo la legge regionale avranno diritto, a partire dal mese di luglio, allo sgravio fiscale per il conferimento in discarica della frazione residua. Altri 43 Comuni hanno un tasso di produzione pro capite inferiore del 30% rispetto alla media regionale di 540 chilogrammi per abitante e, pertanto, non si vedranno applicare l’addizionale del 20% sull’ecotassa sui conferimenti in discarica dei rifiuti residui.

    Multa in arrivo?

    Saranno piuttosto copiose le sanzioni che arriveranno al Comune di Genova per non aver raggiunto le percentuali di riciclo imposte dalla legge regionale 20 del 2015. Il capoluogo ligure avrebbe dovuto raggiungere il 40% in ciascuna delle sei categorie previste -carta, vetro, plastica, organico, metallo e legno- beneficiando già 5 punti percentuali in meno rispetto agli altri comuni della regione, in considerazione della crisi che ha investito Genova in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino. Tre le frazioni critiche: metallo che si ferma al 12,44%, plastica al 19,63% e organico al 27,05%.
    Oltre la soglia richiesta, invece, i valori di carta (54,18%), legno (72,86%) e vetro (71,19%). «Le sanzioni scatteranno con una prossima delibera di giunta– spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone- in cui le percentuali verranno convertite in tonnellate e per ogni tonnellata che manca al raggiungimento del 40% ci sarà una multa di 25 euro, per ciascuna categoria». A livello regionale, sono 72 i Comuni in regola che non dovranno quindi versare alcun contributo alla Regione per i quantitativi mancanti al raggiungimento della quota minima prevista. Le penalizzazioni economiche verranno reinvestita dalla Regione in incentivi alla raccolta differenziata e che non potrà essere ricaricata sulla tariffa per i rifiuti pagata dai cittadini ma riguarderà altre partite di bilancio dei Comuni fuori legge.

    I dati contestati da Amiu

    Amiu, però, contesta i dati: secondo l’azienda la raccolta differenziata a Genova nel 2016 non sarebbe al 32,89% come comunicato dalla Regione Liguria ma raggiungere la soglia del 39%. «I numeri forniti dalla Regione per il 2016– spiega il presidente di Amiu Marco Castagna alla agenzia Dire – fanno riferimento alla sola raccolta differenziata di Amiu contrariamente al metodo applicato negli anni precedenti ove si contabilizzava anche il contributo di soggetti terzi convenzionati che, storicamente, si attesta tra il 4% e il 5%». Peraltro, aggiunte il presidente di Amiu, i dati sarebbero comunque assolutamente sottostimati perché non tengono in alcun modo in considerazione i rifiuti prodotti e raccolti nel porto di Genova. Così non sarebbe possibile confrontare il dato 2015 che contiene il contributo di soggetti terzi con quello del 2016, come invece fatto dalla Regione Liguria. «Eliminando il suddetto contributo anche negli anni passati– prosegue Castagna- confrontando così i livelli annuali per dati omogenei risulta che nel 2014 la raccolta differenziata solo di Amiu era al 29,13%, nel 2015 30,16% e nel 2016 32,89%. Ecco, dunque, che anche in un contesto di assoluta emergenza, il dato è in costante crescita». A livello assoluto, lo scorso anno a Genova sono stati raccolte 287.287 tonnellate di rifiuti, di cui differenziate 94.492.

    Sui rifiuti, quindi, la battaglia è decisamente aspra. In una campagna elettorale particolarmente priva di proposte concrete per la città, l’utilizzo dei dati sulla gestione della “rumenta” diventa campo di battaglia tra le forze politiche in gioco, con sponde più o meno evidenti: il dato certo è che su Amiu si tornerà a “combattere” molto presto, in un’estate che si preannuncio torrida.

  • Liguria, il Lago del Brugneto diventa parco sportivo. Una nuova vita per il bacino potabile di Genova e Piacenza

    Liguria, il Lago del Brugneto diventa parco sportivo. Una nuova vita per il bacino potabile di Genova e Piacenza

    Lago del Brugneto LiguriaLa Val Trebbia, “valle più bella del mondo” come l’aveva definita Ernest Hemingway, avrà anche un parco sportivo acquatico naturale all’interno del lago artificiale del Brugneto, in cui oltre alla pesca e ai barbecue nelle sue zone limitrofe, si potrà scendere in acqua con canoe, kayak e vele. È l’ambizioso obiettivo del progetto Aquaworld presentato questa mattina nella sede della Regione Liguria dalla presidente del Parco dell’Antola e del Gal Verdemare, Daniela Segale, e dagli assessori regionali ai Parchi e Sviluppo dell’entroterra, Stefano Mai, e al Turismo, Gianni Berrino. «L’idea nasce dall’esperienza del lago artificiale di Ridracoli, in provincia di Forlì, dove da 12 anni si praticano sport acquatici che attraggono 40.000 visitatori ogni anno – spiega Segale – il nostro Brugneto è un bacino artificiale molto simile in cui è stata avviata un’importante azione di integrazione tra offerta turistica e potabilità delle acque».
    Il lago del Brugneto, gestito da Iren-Mediterranea delle Acque, si trova a circa 800 metri sul livello del mare, nel Parco naturale regionale dell’Antola nell’alta Val Trebbia, tra i Comuni di Propata, Torriglia e Rondanina, all’interno della Città metropolitana di Genova. Con un perimetro di 13,5 chilometri e una capienza massima di 25 milioni di metri cubi di acqua, costituisce la principale riserva idrica del capoluogo ligure e di Piacenza. «L’intenzione – spiega ancora Segale – è quella di dare sviluppo economico al territorio partendo dalla valorizzazione dei beni naturali e ambientali e dalla tutela dell’acqua potabile del lago che è tra le migliori d’Italia. Ma è la punta dell’iceberg: abbiamo intenzione di coinvolgere tutto il territorio della Val Trebbia in una sorta di marketing turistico che porti con sé la creazione di posti di lavoro. Entro un anno vorremmo che almeno una parte del progetto fosse in piedi».
    Costi non eccessivi, quantomeno per l’avvio: si punta a circa 50.000 euro che dovrebbero essere recuperati da fondi del Programma di sviluppo rurale e da altri bandi europei. L’idea nasce anche dal successo delle due ultime edizioni della Giornata nazionale dello sport che ha visto il bacino del Brugneto popolarsi di giovani appassionati di canottaggio e vela. «Nell’entroterra abbiamo potenzialità inespresse meravigliose – afferma l’assessore regionale Stefano Mai – i tre Comuni che danno vita a questo progetto non raggiungono neanche i 2.500 abitanti ma la dimensione del progetto è nettamente superiore. E’ la sintesi perfetta di come creare presupposti per valorizzare ulteriormente il territorio: lavorare in squadra e prendere esempio da altre località virtuose». Per l’assessore al Turismo, Gianni Berrino, «come terra di mare ci aspetteremo che un Aquaworld si facesse in una delle nostre tante spiagge sui nostri 300 chilometri di costa, invece si fa in un lago, nell’entroterra: un connubio particolare che testimonia come la Liguria sia varia e ricca di possibilità di divertimento e di vita all’aria aperta». Il progetto Aquaworld ha come capofila il Parco dell’Antola e vede coinvolti i Comuni di Torriglia, Rondanina e Propata, il Coni regionale, le federazioni sportive di canoa e kayak, canottaggio, pesca sportiva e vela, oltre all’istituto comprensivo Val Trebbia.
  • Liguria, regione a “rischio di incidente rilevante”. Di 20 impianti solo uno oggi ha un Piano Emergenza Esterna regolare e pubblico

    Liguria, regione a “rischio di incidente rilevante”. Di 20 impianti solo uno oggi ha un Piano Emergenza Esterna regolare e pubblico

    Snampanigaglia-panigaglia-gnlPoco più di un anno fa, Era Superba aveva lanciato l’allarme: i documenti relativi alla gestione dell’emergenza esterna in caso di incidente rilevante dei grandi impianti industriali della provincia di Genova erano scaduti (all’epoca, a parte uno), e fuori norma. Allargando la ricerca al territorio regionale, però, la situazione sembra ancora peggiore. Secondo il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in Liguria sono presenti 20 impianti industriali considerati a “rischio di incidente rilevante”, cioè che “trattano” prodotti e sostanze in una quantità tale da mettere a repentaglio, in caso di incidente appunto, anche il territorio e le persone prossime agli impianti. Questa classificazione è stata redatta in base al decreto legislativo 344 del 17 agosto 1999, in recepimento delle normative comunitarie, modificato successivamente dal decreto legislativo 48 del 14 marzo 2014, e successivamente dal decreto Legislativo 105 26 giugno 2015, per l’“Attuazione della Direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose.

    Oggi di questi impianti solo uno ha un PEE regolare, aggiornato al 2016: per gli altri la documentazione è in fase di aggiornamento o addirittura non è pubblica. Vediamo il dettaglio

    Genova

    Come più volte scritto su queste pagine, i dieci impianti genovesi fino a pochi mesi fa avevano PEE scaduti. Nei mesi successivi alla nostra inchiesta, Prefettura di Genova ha attivato le procedure per l’aggiornamento dei documenti, organizzando le consultazioni pubbliche previste dalla normativa, a cui hanno fatto seguito le assemblea aperte in cui sono state presentate le bozze dei nuovi piani, non senza qualche imbarazzo: per l’impianto di Fegino, infatti, la bozza del piano di emergenza è stata redatta basandosi su un rapporto di sicurezza scaduto da due anni, come denunciato dagli stessi cittadini. Nel frattempo i lavori dei tecnici continuano, staremo a vedere il risultato.

    La Spezia

    In provincia di La Spezia sono tre gli impianti a rischi di incidente rilevante: il deposito di oli minerali di Arcola, il rigassificatore GNL della Baia di Panigagli e la centrale termoelettrica Enel di Spezia. Per quanto riguarda i primi due impianti, il 14 aprile scorso erano presenti sul sito web della Prefettura di La Spezia due PEE risalenti al 2008, e quindi scaduti, fuori legge. Alla richiesta di chiarimenti, gli uffici hanno risposto ringraziandoci della segnalazione, e assicurandoci che in breve tempo avrebbero pubblicato gli aggiornamenti. Detto, fatto: dopo poche ore ecco i nuovi documenti. Qualcosa, però, non torna. Dopo la telefonata, infatti, per quanto riguarda Arcola compare un documento in sostituzione di quello “scaduto” intitolato: “Piano di Emergenza Esterna allo Stabilimento “Deposito di Arcola S.r.l.” aggiornato a seguito dell’esercitazione denominata “Deposito di Arcola2013” svoltasi il 18 settembre 2013” e “Notifica” ai sensi del Decreto Legislativo 105/2015. Il primo documento lascia qualche dubbio, perché, anche se tra le prime pagine si legge che “sostituisce l’edizione 2008, ed è immediatamente operativo”, i riferimenti normativi all’interno del piano si fermano al 2007, quando sappiamo che negli anni successivi la normativa è cambiata, e di molto. Anche la notifica di seguito riportata (che non un PEE ma una descrizione delle caratteristiche dell’impianto) ha riferimenti normativi non aggiornati, cioè che si fermano al 2012. Cosa è successo? Può essere considerata attendibile questa documentazione?

    Per quanto riguarda l’impianto di Panigaglia, dopo la nostra telefonata, viene cambiato il titolo al file del PEE, con l’aggiunta di un “in corso di aggiornamento a seguito di esercitazione dicembre 2016”. Una buona notizia, anche se nel decreto legislativo 105 del 2015 si legge che il PEE deve essere aggiornato al massimo ogni tre anni e che “La revisione tiene conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti”. Visto che dal 2008 sono passati un po’ di anni, un’esercitazione può bastare?

    L’impianto Enel, invece, come dicevamo, è l’unico in tutta la regione che ad oggi ha un PEE in regola, essendo stato redatto nel 2016. Tutto sommato, un bel primato.

    Savona

    Vado_Ligure-IMG_1570I PEE dei sette impianti savonesi sono un mistero. Sul sito della Prefettura competente non vi è traccia alcuna: abbiamo provato a chiedere direttamente agli uffici, ma abbiamo ricevuto dei “richiamerò” che da più di un mese stiamo ancora aspettando. Di questi documenti non abbiamo trovato traccia. Gli impianti sono per lo più concentrati a Vado Ligure con il Deposito di oli minerali Petrolig srl, lo stabilimento petrolchimico Infineum Italia srl e l’acciaieria Zinox spa. Due sono a Quigliano (il deposito di oli minerali Sarpom srl e la Tirreno Power spa), uno a Legino (deposito di Oli minerali TotalErg spa) e uno ad Albenga (deposito gas liquefatti Liquigas spa). Industrie che almeno in due casi sono concentrate in modo da poter generare un “effetto domino”, come descritto dalla normativa, per cui la pubblicazione dei relativi PEE potrebbe essere fondamentale in caso di incidente. A Vado Ligure vivono circa 8 mila persone, a Quigliano poco più di 7mila: Savona è ha cinque chilometri in linea d’aria, e conta oltre 60mila persone.

    La misura del rischio

    In Liguria, quindi, si convive con il rischio, ma spesso a nostra insaputa: gli impianti industriali sono una necessità per la nostra società e il nostro mondo economico, ma lo dovrebbe essere anche la tutela delle persone e dell’ambiente. Occorre fare al più presto chiarezza su questa situazione che potrebbe risultare abbastanza “imbarazzante”: cosa succederebbe in caso di incidente? Oggi è meglio non saperlo.

    Nicola Giordanella

  • Mare, il record italiano di bandiere blu va alla Liguria. Nove le spiagge genovesi, Camogli new entry

    Mare, il record italiano di bandiere blu va alla Liguria. Nove le spiagge genovesi, Camogli new entry

    San fruttuoso di CamogliRecord italiano di bandiere blu per la Regione Liguira nel 2017. Sono 27 i vessilli ottenuti, 2 in più dello scorso anno. «Questo importante riconoscimento dimostra che la Liguria è sempre più da record – commenta il governatore Giovanni Toti protagonista del turismo italiano e internazionale. I segnali di crescita ci sono tutti: oltre alle bandiere blu e alle bellezze naturalistiche della costa e dell’entroterra, anche l’offerta turistica e i numeri che si sono registrati nel corso dei passati ponti primaverili». Per il presidente della Regione Liguria, «questo riconoscimento testimonia anche l’ottimo lavoro compiuto dalle nostre imprese balneari, segno della necessità di trovare una soluzione alla direttiva Bolkestein».
     La Liguria stacca in classifica Toscana, ferma a 19 bandiere, e Sardegna con 11 vessilli. A fare incetta di bandiere, la provincia di Savona con ben 13 riconoscimenti. «Siamo orgogliosi che la Liguria si confermi anche quest’anno al primo posto nell’assegnazione delle bandiere blu – commenta l’assessore regionale al Turismo, Gianni Berrino – un’attestazione che riconosce la qualità del nostro mare e dei servizi di accoglienza dei nostri operatori turistici, fiore all’occhiello del comparto balneare a livello nazionale». Per l’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, inoltre, «il prestigioso riconoscimento ricevuto dalla Foundation for Environmental Education, è frutto anche di una qualità ambientale e delle acque di cui il turismo può usufruire e ribadisce il nostro ruolo di regione centrale nel promuovere e sostenere l’avanzamento degli interventi nell’ambito della depurazione delle acque».

    Le Spiagge

    Le spiagge liguri sulle quali sventola quest’anno la Bandiera Blu sono in provincia di Imperia: Bordighera (Capo Sant’Ampelio Zona Ovest e Capo Sant’Ampelio Zona Est), Taggia (Arma di Taggia), Santo Stefano al Mare (Baia Azzurra, Il Vascello), e San Lorenzo al Mare (U Nostromu – Prima Punta, Baia delle Vele; in provincia di Savona:  Ceriale (Litorale), Borghetto Santo Spirito (Litorale), Loano (Spiaggia Levante Porto, Spiaggia di Ponente), Pietra Ligure (Ponente), Finale Ligure (Spiaggia di Malpasso-Baia dei Saraceni, Finalmarina, Finalpia, Spiaggia del Porto, Varigotti, Castelletto San Donato), Noli (Capo Noli-Zona Vittoria-Zona Anita-Chiariventi), Spotorno (Lido), Bergeggi (Il Faro, Villaggio del Sole), Savona (Fornaci), Albissola Marina (Lido), Albisola Superiore (Lido), Celle Ligure (Levante e Ponente) e Varazze (Arrestra, Ponente Teiro, Levante Teiro, Piani D’Invrea); in provincia di Genova: Camogli, new entry (Spiaggia Camogli Centro – Levante, San Fruttuoso), Santa Margherita Ligure (Scogliera Pagana, Punta Pedale, Paraggi, Zona Milite Ignoto), Chiavari (Zona Gli Scogli), Lavagna (Lungomare) e Moneglia (Centrale/La Secca/Levante); in Provincia della Spezia: Framura (Fornaci), Bonassola (new entry), Levanto (Ghiararo, Spiaggia Est La Pietra), Lerici (Venere Azzurra, Lido, San Giorgio, Eco del Mare, Fiascherino, Baia Blu, Colombo) e Ameglia (Fiumaretta).
  • Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Degrado e rifiuti a RighiTorna operativo il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio, sospeso mesi fa in seguito alla crisi legata alla vicende giudiziarie della società appaltante. Il nuovo contratto di affidamento del servizio, grazie ad una clausola sociale, ha permesso ad una quindicina di lavoratori finiti senza impiego, di tornare a lavorare. Da oggi, quindi, per disfarsi di un rifiuto ingombrate basta una telefonata.

    «Finalmente! La città attendeva da mesi la riattivazione di un servizio – commenta l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile – così prezioso per i cittadini e per l’ambiente. In un momento di grande difficoltà Comune ed Amiu restituiscono ai genovesi la possibilità di smaltire i rifiuti ingombranti con una semplice telefonata. Ora occorre uno sforzo maggiore in termini di informazione e sensibilizzazione, unitamente a controlli e sanzioni più frequenti e più pesanti per chi continua ad abbandonare mobili e materassi sulle nostre strade. Insieme alle nuove isole ecologiche, all’allargamento della raccolta dell’organico, e alle raccolte domiciliari e condominiali, il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti, consente di mantenere la città più pulita, aumentare la differenziata e favorire riuso e riciclo dei materiali. Con il valore aggiunto, in questo caso, di restituire il lavoro a chi lo aveva perduto».

    Il lavoro operativo sarà svolto dalla cooperativa sociale onlus Archimede di Scarperia e San Pietro (Firenze), che si è aggiudicata la gara per la durata di due anni (valore 1,5 milioni di euro). Il nuovo affidamento del servizio prevede l’assunzione dei lavoratori ex Switch e Giglio, già impegnati nel precedente appalto (c.d. “clausola sociale” di salvaguardia). Si tratta di una quindicina di persone, che in questo modo ritrovano il lavoro e un reddito famigliare.

    «L’obiettivo in generale è una città più vivibile, pulita e accogliente – spiega Marco Castagna, presidente Amiu – attraverso il ritiro e lo smaltimento dei diversi rifiuti si offre un servizio puntuale contribuendo ad arginare il fenomeno degli abbandoni e delle mini discariche abusive. Un ulteriore motivo di soddisfazione è quello di aver ricollocato i lavoratori che erano occupati nell’appalto precedente e rimasti per molti mesi senza stipendio».

    Le modalità di attivazione del servizio sono le medesime: la trafila prevede un appuntamento per fissare una data e un orario preciso. Dopo aver prenotato, il rifiuto viene ritirato a casa secondo un costo stabilito per ogni pezzo. Riprende nello stesso tempo anche il ritiro nel portone, sempre di oggetti voluminosi e ingombranti (massimo tre pezzi). Si tratta di un servizio gratuito attivo in via sperimentale in alcune zone della città: Valpolcevera, Sampierdarena, San Teodoro, Centro Storico, e nelle aree della città coinvolte in progetti di raccolta differenziata Quarto Alto, Colle degli Ometti e Sestri Ponente.

    Tutti gli arredi ancora in buono stato saranno recuperati e riciclati alla Fabbrica del Riciclo che Amiu gestisce con la Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don Gallo. Per le famiglie restano disponibili e gratuiti pure i servizi delle Isole Ecologiche o del camioncino EcoVan, a cui è possibile conferire i propri rifiuti in orari e giorni prestabiliti.

  • Fegino, la lettera aperta dei cittadini ad un anno dal disastro. La debolezza della Politica e la misura del rischio

    Fegino, la lettera aperta dei cittadini ad un anno dal disastro. La debolezza della Politica e la misura del rischio

    iplom-petrolio-inquinamentoIl 17 aprile 2016, esattamente un anno fa, una delle tubature dell’oleodotto Iplom che collega i depositi di Fegino con la raffineria di Busalla si rompeva, sversando centinaia di migliaia di litri di greggio nei rio Pianego. Un disastro ambientale che ha “travolto” gli abitanti della delegazione della Val Polcevera, che da decenni convivo con il “rischio” di un incidente “rilevante”: un rischio divenuto realtà.

    Il primo anniversario cade nel giorno di Pasquetta, ricorrenza festosa, durante la quale, per tradizione, la comunità popolare si riversa su prati e colline, per godere del sole primaverile e della natura. Una coincidenza che impone una riflessione su quanto è stato fatto per arginare il disastro di Fegino, e quanto si sta facendo per evitarne di nuovi.

    Bonifica

    Era Superba sta documentando la lenta opera di bonifica ambientale, ad oggi ancora al palo. Come abbiamo visto, infatti, dopo una prima fase emergenziale sono state eseguite delle perizie per quantificare il danno e misurare le necessità dell’intervento; il famoso Piano di Caratterizzazione. La prima versione di questo documento, presentata ad agosto, però non ha chiarito alcuni aspetti, per cui l’amministrazione comunale ha richiesto delle integrazioni. Qui è nata una querelle squisitamente burocratica che ha visto rimbalzare la palla tra Genova e Roma, per determinare chi avesse l’ultima parola sulla questione. Dopo nove mesi è stato stabilito che la regia dei lavori doveva rimanere a Genova, è solo a marzo Comune, Regione e Arpal si sono riuniti per “deliberare” ulteriori prescrizioni da consegnare all’azienda, per avviare la bonifica. Il tutto, ovviamente, stando nei termini di legge. Dodici mesi, però, in cui centinaia di persone sono rimaste esposte alle esalazioni chimiche, solo perché lì vivono e lì lavorano. Veramente la politica non poteva fare, o pretendere, di più?

    La misura del rischio

    fegino.iplom3Nelle ore successive al disastro Era Superba ha denunciato l’irregolarità dei Piani di Emergenza Esterna degli impianti industriali a rischio di incidente rilevante situati nell’area metropolitana genovese. Tra questi ricade anche il deposito di Fegino. In questi giorni la Prefettura è al lavoro per la redazione dei nuovi documenti, non senza qualche difficoltà. La normativa, però, esclude le tubature degli oleodotti da questa procedura, non vincolando queste invasive infrastrutture ad un protocollo di intervento emergenziale rafforzato. Il 14 marzo scorso il Consiglio comunale del Comune di Genova ha votato all’unanimità una impegnativa che da mandato alla amministrazione di “lavorare” affinché questa lacuna venga colmata. Una determinazione che rischia di rimanere lettera morta: la Prefettura, infatti, nel presentare la prima bozza del PEE dell’impianto di Fegino, pare non abbia tenuto conto di questa richiesta, attenendosi scrupolosamente alle prescrizioni di legge. Oggi, quindi, i territori attraversati da oleodotti sono esposti al medesimo rischio di un anno fa. Siamo sicuri che non si può fare di più? Le Istituzioni davvero non possono agire in maniera migliorativa rispetto alle leggi?

    Rabbia degna

    In tutto questo, nel mezzo di questo mare di codici e cavilli, ci stanno le persone, la cui tutela dovrebbe essere uno degli scopi ultimi di normative, politica e istituzioni. Nel caso di Fegino, i cittadini si sono organizzati, e dopo un anno di “battaglie” continuano a monitorare e ad aggiornare la loro mobilitazione e le loro iniziative, anche legali. Nella loro lettera aperta, scritta in occasione del “primo” anniversario del disastro e che pubblichiamo integralmente, oltre alla rabbia per una emergenza che sembra non finire, si legge la speranza che qualcosa possa ancora cambiare: chi ha orecchie per intendere…

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    TRISTE ANNIVERSARIO 17 APRILE 2016 – 17 APRILE 2017

    Lo avevamo definito “Atto finale” quello che intorno alle 19.30 del 17 aprile 2016 ha riversato nel rio Pianego, rio Fegino, torrente Polcevera e infine in mare , oltre 600 mila litri di petrolio fuoriuscito a seguito della rottura della tubatura di IPLOM spa che, dal Porto Petroli di Multedo , trasporta il greggio verso la raffineria di Busalla .

    Il 17 aprile 2016 , per ironia della sorte , era il giorno del referendum sulle trivelle , andato vano per il mancato raggiungimento del quorum , una scelta che avrebbe potuto determinare la volontà dei cittadini ad iniziare un percorso di cambiamento verso fonti energetiche alternative e meno inquinanti.

    Così non è stato per molte ragioni, la più importante e decisiva la scelta del governo di non accorpare il referendum alla tornata delle elezioni.

    A Fegino ci siamo ritrovati in un incubo, una marea nera scorreva nei rivi ed ha segnato nel profondo anche le nostre vite.

    Come cittadini ci siamo visti catapultare in un mondo di burocrazia, interessi economici contrapposti ma comunque opposti al nostro diritto alla salute e sicurezza, difficoltà ad avere momenti di vera partecipazione, in cui le nostre richieste venissero ascoltate ed accolte .

    Per mesi a contatto con le esalazioni degli idrocarburi, che vediamo riaffiorare ad ogni pioggia, con la preoccupazione per i danni che, nel tempo, potremmo dover contare per essere stati esposti a tali esalazioni.

    E, dopo un anno, manifestazioni, presidi, commissioni, interrogazioni, mozioni, tavoli tecnici, un tentativo di allontanare dal controllo dell’amministrazione locale la regia delle operazioni di bonifica sperando magari di non doverla fare , la bonifica non è ancora iniziata .

    E’ stata aperta la conferenza dei servizi, della quale per altro non abbiamo ancora avuto relazioni ed i tempi continuano ad allungarsi e aumenta la preoccupazione.

    Avremmo pensato che quanto accaduto, potesse essere motivo di riflessione sulla normativa a livello nazionale che, evidentemente, ha ancora notevoli lacune perchè possa essere efficace per la tutela della salute e della sicurezza delle persone .

    Avremmo pensato che le persone dovessero venire prima dell’appellarsi al rispetto delle normative e ai limiti di legge, prima di numeri e tabelle, perché nessuno dovrebbe essere costretto a subire percentuali di rischio per la propria salute, sicurezza, per la tutela del territorio, a vantaggio del profitto di pochi.

    Noi però continueremo a lottare, nonostante la stanchezza, nonostante i tentativi di dipingerci allarmisti, autosuggestionabili e forse anche un po’ fastidiosi, perché il faro che ci guida è la volontà di far rispettare i nostri diritti di persone che amano e vivono il proprio quartiere e che, qui, vogliono continuare a vivere, in salute , in sicurezza e nel rispetto di ambiente e territorio.

    Comitato spontaneo cittadini Borzoli e Fegino.

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    Nicola Giordanella

  • Liguria, parte la Gestione Integrata delle Reti Ecologiche. Tutela e potenziamento delle eccellenze eco-sistemiche

    Liguria, parte la Gestione Integrata delle Reti Ecologiche. Tutela e potenziamento delle eccellenze eco-sistemiche

    NerviMigliorare la gestione delle aree marino-costiere protette per uno sviluppo sostenibile che coinvolga gli operatori economici e tuteli la biodiversità all’interno dei Parchi. E’ l’obiettivo a cui punta il progetto Girepam del Programma Interreg Marittimo Italia-Francia 2014-2020. Solo per la Liguria il progetto ha previsto 1,7 milioni di euro sui 5,68 milioni di budget complessivo. Un investimento che arriva da una politica europea di sviluppo “green & blue” che vuole portare cambiamenti nel Mar Mediterraneo, contribuire a bloccare la diminuzione della flora e la fauna marina e frenare il degrado dei servizi ecosistemici.

    Il progetto

    Il progetto Girepam, Gestione Integrata delle Reti Ecologiche attraverso i Parchi e le Aree Marine, è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020. Inaugurato il 29 e 30 marzo sull’isola francese di Porquerolles, il progetto ha come capofila la Regione Sardegna, seguita poi da Corsica, Toscana, Liguria, Provence-Alpes-Côte_d’Azur. Il via ufficiale del progetto è stato sancito con la riunione per il primo Comitato di Pilotaggio dei partner italiani e francesi il 30 marzo scorso.

    Il Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020 è un progetto transfrontaliero cofinanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) nell’ambito della Cooperazione Territoriale Europea (CTE). Gli obiettivi sono quelli della strategia UE 2020 nell’area del Mediterraneo centro-settentrionale, promuovendo una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Il Programma affronta le problematiche delle zone marine, costiere e insulari, e quelle interne

    Nella fase di programmazione precedente (2007-2013), il Programma ha finanziato 87 progetti negli ambiti relativi all’accessibilità, alla competitività e innovazione, alla valorizzazione e protezione delle risorse naturali e culturali, al monitoraggio ambientale e marino.
    Per l’attuale fase di programmazione, il Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020 ha una dotazione finanziaria totale di oltre 199 Milioni di euro di cui 169 milioni finanziati dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale.

    Pianificazione integrata

    Le principali azioni previste dal progetto sono la realizzazione di Piani di Azione per habitat, specie d’interesse e modelli di pianificazione integrata e regolamentazione di aree protette e siti N2000 (Piani di gestione integrati); la mappatura e valutazione dei servizi ecosistemici; l’attuazione dei sistemi di contabilità ambientale, individuazione “green & blue jobs” e l’efficientamento della fruizione sostenibile.

    «Il progetto – spiega l’assessore regionale ai Parchi Stefano Maiha come obiettivo la valorizzazione delle nostre aree protette, mettendo in filiera tutti i soggetti coinvolti, creando opportunità di promozione di turistica, ambientalmente sostenibile, e di sviluppo economico». Per arrivare ai risultati bisogna innanzitutto diffondere le buone pratiche sulle attività sostenibili, migliorare l’efficacia delle azioni pubbliche e conservare, proteggere, favorire e sviluppare il patrimonio naturale e culturale dello spazio di cooperazione. Ma non solo, la strategia sarà condivisa e integrata, le Regioni lavoreranno in sinergia con i parchi e le Aree Marine Protette, per sviluppare soluzioni comuni ai problemi più pressanti. I frutti di questa collaborazione saranno anche il miglioramento dell’efficacia nella gestione delle aree protette dello spazio marino costiero, e la creazione di condizioni favorevoli alla tutela e valorizzazione degli ambiti naturali. Per la Liguria, partner del progetto Girepam, collaboreranno oltre alla Regione il Consorzio di Gestione Area Marina Protetta Portofino, Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, Area Marina Protetta delle Cinque Terre, Ente Parco Naturale Regionale di MontemarcelloMagraVara Parco.

    «Le risorse – conclude l’assessore Mai – che la Regione Liguria, attraverso l’assessorato del collega Rixi, è riuscita a intercettare dai fondi europei, su questo asse di finanziamento, sono strategiche perché ci daranno la possibilità di intraprendere azioni di sviluppo sostenibile all’interno dei Parchi e delle aree marine protette, che negli ultimi anni si sono visti progressivamente tagliare ingenti stanziamenti statali».

    E.C.

  • Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    Amiu-Iren, giunta Doria alla conta dei voti. Pronto il “Piano C” e lo spettro della responsabilità “in solido” per i consiglieri

    consiglio-comunaleCome trasformare i 19 voti contrari, 6 astenuti e solo 14 a favore della delibera bocciata lo scorso 7 febbraio in 21 voti favorevoli o, quantomeno, in una maggioranza relativa dei consiglieri comunali genovesi che saranno presenti al momento del voto della nuova delibera di aggregazione tra Amiu e Iren prevista tra giovedì e venerdì prossimi? E’ la domanda che si sta ponendo la giunta Doria in questi giorni, per non incorrere in una bocciatura bis che al momento sembra tutt’altro che remota. Sindaco e assessori hanno, di fatto, superato la decisione del Consiglio comunale di febbraio che aveva bocciato il mandato per la negoziazione, proponendo una delibera che è già frutto della negoziazione stessa. Una nuova bocciatura dell’Aula oltre alle implicazioni amministrative già ampiamente illustrate dalla giunta – con la Tari, da approvare per legge entro venerdì sera, che vedrebbe confermato l’importo dello scorso anno aprendo una voragine nei conti di Amiu – sarebbe anche piuttosto clamorosa dal punto di vista politico.

    Approfondimento: Ecco la nuova delibera su aggregazione Amiu-Iren

    A febbraio avevano votato sì solo tutti gli 8 consiglieri del Pd (tra cui il presidente del Consiglio), a cui si erano aggiunti il sindaco, Stefano Anzalone (Progresso ligure), Leonardo Chessa (Sel) e 3 dei 6 consiglieri di Lista Doria (Enrico Pignone, Barbara Comparini, Antonio Gibelli). Tutti voti che dovrebbero essere confermati. A questi potrebbero aggiungersi gli allora assenti Vittoria Musso e Pietro Salemi e, teoricamente, l’ex senatore Enrico Musso che tuttavia, potrebbe essere assente sia giovedì che venerdì: i tre sarebbero intenzionati ad astenersi ma, qualora il loro voto risultasse decisivo, potrebbero anche convergere sul sì. Difficile, invece, trasformare in voti positivi le astensioni dei due consiglieri di maggioranza Lucio Padovani (Lista Doria, area Sinistra italiana) e Gianpaolo Malatesta (Possibile), anche in ottica della prossima campagna elettorale. Così come è ostico il tentativo del sindaco di convincere Clizia Nicolella (Lista Doria) a modificare il proprio no. Qualche apertura in più, invece, dovrebbe arrivare da Marianna Pederzolli (Lista Doria, area “giovani” Rete a sinistra) che a febbraio aveva votato no. Tra color che son sospesi restano i tre consiglieri di Percorso comune, fuoriusciti del Pd, (Gianni Vassallo, Salvatore Caratozzolo, Paolo Gozzi), che si erano astenuti: due su tre potrebbero confermare il tasto bianco, mentre Paolo Gozzi, molto vicino a Effetto Genova, dovrebbe votare contro. Insomma, arriverà all’approvazione della delibera non è così scontato.

    Le strategie dell’opposizione

    L’ultima arma dell’opposizione per far saltare l’aggregazione Amiu-Iren in Consiglio comunale è una sentenza del Consiglio di Stato del 15 marzo 2016, numero 1.034, con cui la giustizia amministrativa dava il via libera al Comune di Rodigo, piccola realtà sulla sponda lombarda del lago di Garda, a procedere in via diretta all’assegnazione del ciclo dei rifiuti, modalità legittimamente riconosciuta dallo Stato al pari dell’affidamento a società in house o attraverso gara pubblica. Secondo l’interpretazione della sentenza fornita dal consigliere di Effetto Genova, Stefano De Pietro, e dai consiglieri di Federazione della Sinistra, Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino, i Comuni dunque non sarebbero disposti a procedere a gara per l’assegnazione del servizio e Palazzo Tursi potrebbe autonomamente procedere alla proroga del contratto di servizio senza dover fare ricorso all’aggregazione.

    L’arma, però, sembra perdente in partenza, almeno ad ascoltare le parole dell’avvocato Luca Lanzalone che dal 30 settembre assiste legalmente il Comune di Genova nel percorso di aggregazione Amiu-Iren. «Si fa dire a questa sentenza più di quello che in realtà dice – spiega il legale – perché il dispositivo è frutto della particolare legislazione regionale esistente in Lombardia. Qui in Liguria e a Genova in particolare, da inizio gennaio 2021 le competenze sul ciclo dei rifiuti passano dai Comuni alla Città metropolitana che dovrà procedere a gara. Per questo, un eventuale proroga arbitraria da parte dei Comuni del contratto di servizio oltre il 2020 sarebbe illegittima».

    Per evitare un voto comunque dall’esito molto incerto, dunque, alle opposizioni non restano che le armi politiche. In primis, far mancare il numero legale; ma la presenza massiccia di consiglieri comunali che si annuncia per la doppia seduta del fine settimana, rende piuttosto complicato questo scenario. Altra strada, altrettanto complicata, a cui alcuni consiglieri starebbero pensando è un ostruzionismo monstre per arrivare alla votazione della delibera oltre la mezzanotte di venerdì 31 marzo, quando comunque il Comune sarebbe costretto ad applicare la Tari dello scorso anno e l’aggregazione industriale Amiu-Iren non consentirebbe più la spalmatura dei costi in un arco temporale di maggior respiro.

    Il “Piano C” della giunta

    Se il Consiglio comunale di Genova venerdì prossimo dovesse bocciare nuovamente l’aggregazione Amiu-Iren, la giunta Doria ha già pronto il piano B – o meglio, piano C, vista la prima bocciatura della delibera che avrebbe dovuto dare il via alla negoziazione a febbraio- per evitare di portare in tribunale i libri della partecipata per il ciclo dei rifiuti. Se per qualsiasi ragione il Comune non dovesse approvare la nuova Tari entro la scadenza del 31 marzo prevista dalla legge, infatti, automaticamente scatterebbe per il 2017 la stessa Tari pagata lo scorso anno, Amiu avvierebbe la procedura di liquidazione, come dichiarato dal sindaco Marco Doria, e i consiglieri comunali sarebbero responsabili in solido del quadro di dissesto che si verrebbe a creare.

    Ma a Tursi la giunta si è lasciata un’ultima porta aperta. Nell’ordine dei lavori del Consiglio comunale di giovedì e venerdì, l’approvazione della Tari, già deliberata dalla giunta, segue la votazione sull’aggregazione Amiu-Iren. Il secondo provvedimento, al momento, è stato predisposto in vista di una votazione positiva del primo,  con una bolletta che mediamente dovrebbe crescere del 6,89% nel 2017 e di oltre il 30% nei prossimi 4 anni. Ma se la prima votazione dovesse andare male, un maxi-emendamento di giunta trasformerebbe gli aumenti della Tari in un rincaro del 18% per 4 anni, ovvero fino alla scadenza naturale dell’attuale contratto di servizio non prorogabile senza aggregazione. A quel punto, i consiglieri sarebbero praticamente costretti ad approvare la nuova versione della tariffazione per evitare risvolti giudiziari e consentire ad Amiu, a quel punto rimasta pubblica, di coprire tutti i costi per la messa in sicurezza di Scarpino e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione fino alla fine dell’anno.

     

     

  • Fegino, bozza del nuovo PEE elaborato su rapporto di sicurezza non aggiornato. Esplode la rabbia dei cittadini

    Fegino, bozza del nuovo PEE elaborato su rapporto di sicurezza non aggiornato. Esplode la rabbia dei cittadini

    fegino.iplom2Durante l’assemblea pubblica di consultazione della popolazione riguardo la stesura dei Piani di Emergenza Esterna esplode la protesta dei cittadini di Fegino. A seguito della presentazione dei risultati dell’analisi di rischio, infatti, è emerso che le analisi fin qui effettuate per tratteggiare la bozza di PEE presentato alla popolazione si sono basate sul rapporto di rischio redatto nel 2010, quindi non aggiornato, scaduto dal 2015.

    Questo documento è la relazione che l’azienda o il gestore dell’impianto a rischio di incidente rilevante deve presentare, secondo la legge, alle autorità competenti, e deve essere aggiornato ogni volta vengano apportante modifiche all’impianto stesso, e comunque al massimo ogni cinque anni. Per quanto riguarda l’impianto Iplom di Fegino, stando a quanto riportato dai cittadini presenti all’assemblea, l’ultimo rapporto di sicurezza è stato redatto nel 2010, oggi quindi scaduto. La cosa non è stata smentita dai tecnici del tavolo di lavoro, coordinato da Prefettura, che sta lavorando sulle bozze dei PEE. A giustificazione di ciò la mancanza di cambiamenti della struttura. Le perplessità, però nascono dal fatto che rispetto al vecchio PEE, la bozza del nuovo sembra aver “diminuito” i rischi. A parità, quindi, di impianto, i pericoli sembrerebbero diminuiti.

    La cosa, ovviamente, ha generato forte critiche: nella documentazione presentata, per esempio, solo per un deposito dei 12 presenti è stata considerata l’eventualità di danni esterni, mentre nel precedente PEE erano presi in considerazione tutti. Inoltre tra le ipotesi di incidente, non sono state considerate le esplosioni e la diffusione di fumi e gas derivanti da combustione. Le motivazioni di queste scelte di metodo sono state motivate dai responsabili dello studio in base ai dati ricavati dalle specifiche degli impianti e dalle perizie effettuate in loco, oltre che dai calcoli di rischio ricavati dalla letteratura tecnica sul tema.

    La risposta però non ha “soddisfatto” le domande dei cittadini: tante, infatti, sono le persone che abitano a pochissimi metri dall’impianto; circa 288 persone entro i 150 metri, e 446 entro i 250 metri. Vicinissima è anche una scuola, come vicino sono anche il tracciato della ferrovia, strade e altri impianti industriali di varie dimensioni.

    Tante le domande: «L’impianto è sicuro?», «è stato considerato l’effetto domino con altre insediamenti industriali della zona?», «è stato considerato un eventuale attacco terroristico?», «quanto il personale è preparato?», «chiuderci in casa basta in caso di incendi?», «Le nostre case reggerebbero? Chi, eventualmente, ce le mette in sicurezza?», e molte altre sulla qualità dell’aria, la sicurezza della scuola, e ovviamente sulla questione oleodotto, il cui tracciato è secretato per questioni di sicurezza strategica.

    Inoltre, pare che non siano state recepite le richieste di Comune di Genova, che nei giorni scorsi si era impegnato, su scelta del Consiglio Comunale, a predisporre un sistema di allarmi esterni, cosa non prevista nella bozza del nuovo Piano di emergenza.

    Insomma, l’impressione a caldo è che il lavoro fatto fino ad oggi per la bozza del nuovo PEE non sia sufficiente per garantire la totale sicurezza della vita e la salute degli abitanti. «Il rischio zero non esiste» è la risposta che arriva dal tavolo della Prefettura; ed è proprio questo forse il punto cardine della questione: è tollerabile che centinaia di cittadini vivano nel rischio? Un impianto del genere è compatibile con il tessuto urbano? Nel frattempo il lavoro da fare è ancora molto, senza dubbio.

    Nicola Giordanella

  • Gavoglio, cittadini e comitati battono il tempo al Comune. «Incontro pubblico per proseguire il percorso di partecipazione»

    Gavoglio, cittadini e comitati battono il tempo al Comune. «Incontro pubblico per proseguire il percorso di partecipazione»

    gavoglioIl tempo passa, e dopo tre mesi dal passaggio da Demanio a Comune di Genova tutto tace. Con le elezioni alle porte, però, la paura dei cittadini, e dei comitati, è quella che i tempi si allunghino ulteriormente, fermando il percorso di partecipazione che dovrebbe portare al Puo dell’area dell’ex caserma Gavoglio. Chiesto, quindi, un incontro pubblico per fare il punto su quanto fatto e quanto ancora da fare.

    Approfondimento: La Gavoglio passa al Comune di Genova

    Capofila della richiesta il gruppo “Progettare la città”, che dal 2008 sta “seguendo la pratica” e che nelle prossime settimane darà vita ad una Associazione di promozione sociale: «Con la contemporaneità delle elezioni Amministrative e dell’insediamento della successiva giunta – si legge nel comunicato diffuso dal gruppo – valutiamo e temiamo, che ci saranno molti mesi di poca attività oltre quelli già trascorsi». Le richieste sono molto semplici: un incontro pubblico per fare il punto su quello che è stato fatto, e quello che ancora rimane da fare. Tra i primi firmatari della richiesta Enrico Testino, da anni in prima linea per la riqualificazione della Gavoglio, fulcro della riqualificazione del Lagaccio e di Oregina: «Il Comune si era impegnato a proseguire il percorso partecipato per la stesura del Puo, e per questo vogliamo oggi un impegno scritto per concretizzarlo».

    Un percorso interrotto

    Il percorso di partecipazione, nei fatti, si è interrotto nel 2015, portando alla definizione del Programma di Valorizzazione che ha permesso all’amministrazione di vedersi consegnare dal Demanio l’area della Gavoglio. Al documento è stato allegato un cronoprogramma in cui è indicato il 2017 come anno di “redazione PUO”, “della “stesura del piano degli interventi di bonifica” (per suoli ex industriali), dei “primi lavori di bonifica ” (per suoli ex industriali) e “primi lavori di messa in sicurezza nelle more della stesura del PUO” (per assetto idrogeologico del bacino del rio Lagaccio). Nel 2016, per quanto riguarda l’assetto idrogeologico del bacino del rio Lagaccio, sarebbe già dovuto essere completata la “verifica idraulica del bacino del rio Lagaccio e dei suoi affluenti”, oltre che la “stesura del piano degli interventi idraulici”, “progetti delle sistemazioni idrauliche per la messa in sicurezza delle aree” e, per quanto riguarda il Piano di caratterizzazione dei suoli ex industriali, della “stesura piano di caratterizzazione”.

    Di tutto ciò, oggi, i cittadini chiedono una verifica, attraverso un incontro pubblico da svolgersi nel quartiere nei primi giorni di aprile: «per avere informazioni sulle conclusioni delle analisi effettuate su rio Lagaccio e sulla verifica idraulica del bacino del rio Lagaccio e dei suoi affluenti – si legge nel comunicato – e sulla stesura del piano degli interventi idraulici, sui progetti delle sistemazioni idrauliche per la messa in sicurezza delle aree e, per quanto riguarda il Piano di caratterizzazione dei suoli ex industriali, sulla stesura del piano di caratterizzazione».

    Inoltre il gruppo “Progettare la città” chiede che venga elaborato e comunicato al più presto il regolamento delle forme di partecipazione dei cittadini e la bozza di “carta dei Diritti Civici”, sul quale la civica amministrazione, attraverso delibera, si è impegnata a realizzare entro 4 mesi dall’approvazione e che può essere ulteriore strumento utile per determinare al meglio il relativo Puo.

    La palla ora ripassa all’amministrazione comunale e al Municipio, nella speranza che l’appuntamento elettorale alle porte non infici tanti anni di lavoro e progettazione. Il cammino per la rinascita della Gavoglio è ancora lungo.

    Nicola Giordanella

  • Cinghiali, protocollo tra Comune di Genova e Regione Liguria. Assessore Porcile: «Chiarite le rispettive competenze»

    Cinghiali, protocollo tra Comune di Genova e Regione Liguria. Assessore Porcile: «Chiarite le rispettive competenze»

    cinghialiContenimento e controllo della presenza di ungulati nelle aree urbane. È questo l’obiettivo del Protocollo che verrà firmato da Comune di Genova e Regione Liguria per adottare misure adeguate ad affrontare la diffusione di cinghiali in zone ad alta intensità abitativa. La Giunta comunale ha approvato nella seduta di ieri lo schema del documento di intesa, su proposta dell’assessore all’Ambiente Italo Porcile, di concerto con l’assessora alla Legalità e Diritti Elena Fiorini e dell’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni Giovanni Crivello.

    Le azioni previste dal Protocollo sono molte e articolate. Si va da misure di prevenzione, quali la realizzazione di recinzioni metalliche o elettriche, al monitoraggio sistematico della gestione dei rifiuti soprattutto nelle aree in prossimità di zone boschive, fino a interventi per allontanare gli animali da zone ad alta densità abitativa.

    Il documento impegna la Regione – cui compete la gestione della fauna selvatica – a programmare, coordinare e curare l’organizzazione degli interventi di contenimento e rimozione. Compito della Regione – si legge nello schema di Protocollo – è anche assicurare consulenza e assistenza tecnica al Comune per l’impiego degli strumenti di prevenzione, quali appunto recinzioni, gabbie e dissuasori. Verrà istituito inoltre un apposito numero telefonico regionale che raccoglierà tutte le segnalazioni relative alla presenza di cinghiali negli ambiti urbani.

    Tra gli impegni del Comune c’è la realizzazione delle misure di prevenzione, d’intesa con gli agenti incaricati dalla Regione, nei punti critici dove si è riscontrato più frequentemente il passaggio dei cinghiali. Palazzo Tursi dovrà assicurare, attraverso Amiu, la rimozione dei rifiuti che rappresentano un facile richiamo per la presenza dei cinghiali. Sempre al Comune compete il compito di sanzionare tutti coloro che daranno cibo agli animali.

    Regione e Comune inoltre promuoveranno congiuntamente campagne periodiche di sensibilizzazione della cittadinanza relative sia al divieto di foraggiare i cinghiali sul territorio comunale, che alla necessità di provvedere alla pulizia delle aree incolte di proprietà privata nelle zone di confine tra bosco e territorio urbano.

    «Con l’istituzione della Città metropolitana – sottolinea l’assessore all’ambiente Italo Porcilela Regione ha avocato a sé la competenza per il controllo della fauna selvatica che prima veniva assicurato dalla ex Provincia e ha assorbito sette agenti specializzati della Polizia provinciale di Genova per svolgere tale compito. Il fenomeno della presenza di cinghiali in aree urbane ha assunto nel frattempo dimensioni preoccupanti e quella che doveva essere una normale attività di contenimento ha assunto veri e propri caratteri d’urgenza. La Regione si è sottratta negli ultimi mesi a compiti e attività che le competono. L’Amministrazione comunale ha fronteggiato la situazione evitando danni a persone e cose. Con questo protocollo si chiariscono finalmente i rispettivi ruoli».

  • Ireti, slitta all’8 marzo incontro tra assessore Porcile e lavoratori. Trasferimento del gasometro entro Aprile

    Ireti, slitta all’8 marzo incontro tra assessore Porcile e lavoratori. Trasferimento del gasometro entro Aprile

    gasometro-praL’incontro previsto per oggi alle ore 16,30 tra l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile e i lavoratori dello stabilimento Ireti di Pra’ è stato rinviato al prossimo 8 marzo. Le motivazione alla base del cambio di data non sono al momento note: Porcile si è assunto il compito di mediare tra il gruppo Iren e i lavoratori dopo che l’azienda ha deciso di spostare il gasometro in zona campi, incontrando però la forte opposizione del lavoratori, che vorrebbero mantenere il presidio a ponente, avendo presentando soluzioni alternative.

    Approfondimento: Pra’, un supermercato al posto del gasometro Ireti

    Come documentato da Era Superba, le proteste sono poi sfociate lo scorso 9 febbraio in una mobilitazione per le vie di Pra’, a cui aveva partecipato, insieme al presidente del Municipio VII Mauro Avvenente anche la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Alice Salvatore. Alla manifestazione ha fatto seguito il presidio presso Palazzo Tursi e l’incontro con l’assessore Porcile prima, e la conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale genovese poi. In quell’occasione i rappresentati delle principali sigle sindacali avevano sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione in tempi rapidi, visto che lo sgombero dell’area (già venduta) comincerà in primavera, probabilmente entro aprile.

    Luca Lottero