Tag: ambiente

  • Fegino, Governo chiarisce: «La regia della bonifica è del Comune di Genova». Iplom dovrà presentare piano rivisto entro 30 giorni

    Fegino, Governo chiarisce: «La regia della bonifica è del Comune di Genova». Iplom dovrà presentare piano rivisto entro 30 giorni

    iplom-petrolio-inquinamentoLa regia della bonifica delle aree inquinate dalla rottura dell’oleodotto Iplom, che lo scorso mese di aprile aveva riversato 680.000 litri di greggio nei rivi Fegino e Pianego, spetta al Comune di Genova. A chiarire ogni dubbio è il sottosegretario all’Ambiente, Silvia Velo, rispondendo a un’interrogazione del deputato di Sinistra Italiana, Stefano Quaranta, in Commissione alla Camera. L’azienda, infatti, aveva richiesto che la competenza passasse al ministero. «La competenza in materia di siti contaminati, che non siano stati individuati di interesse regionale o nazionale, e la conseguente bonifica – spiega Velo all’agenzia Dire – è del Comune, residuando in capo all’amministrazione regionale esclusivamente le funzioni pianificatore e programmatore degli interventi sostitutivi, nonché quelle di coordinamento e indirizzo nel confronti delle Province e dei Comuni, mentre resta in capo al ministero dell’Ambiente la competenza in materia di danno ambientale».

    Approfondimento: Lo “scontro” sulla bonifica tra Comune e Iplom

    Di conseguenza, il Comune di Genova ha pieno «titolo per procedere all’approvazione del Piano di caratterizzazione (indagine con cui Iplom deve attestare l’entità dei fenomeni di contaminazione ambientale, ndr), individuando eventualmente puntuali prescrizioni. Il ministero continuerà a tenersi informato mantenendo alto il livello di attenzione sulla questione». Ora, dunque, entro fine mese l’azienda dovrà ottemperare alle prescrizioni presentate dall’amministrazione comunale alla prima versione del piano presentata ad agosto. Il Comune procederà poi a riconvocare la Conferenza dei servizi e far riprendere i lavori da dove si erano fermati quest’autunno. Soddisfazione trapela da Palazzo Tursi dove, comunque, si attende una conferma ufficiale delle notizie in arrivo da Roma, dopo la stretta lanciata la scorsa settimana.

  • Iplom, il Comune rivuole la regia della bonifica. “Tempi troppo lunghi, ripartire entro un mese”

    Iplom, il Comune rivuole la regia della bonifica. “Tempi troppo lunghi, ripartire entro un mese”

    iplom-petrolio-arpal-genovaIl Comune di Genova vuole riprendersi la regia della bonifica delle aree inquinate dalla rottura dell’oleodotto Iplom di Fegino che lo scorso mese di aprile aveva riversato una quantità copiosa di idrocarburi nei rii Pianego e Fegino e nel torrente Polcevera. “Non vogliamo perdere altro tempo – taglia corto all’Agenzia Dire, l’assessore comunale alla Protezione civile, Gianni Crivello – la bonifica deve ripartire e completarsi in tempi rapidi”.

    ApprofondimentoI lunghi tempi della bonifica

    L’annuncio arriva alla vigilia di una nuova manifestazione dei residenti preoccupati dal sostanziale blocco di qualsiasi azione di ripristino e bonifica della zona.

    Palazzo Tursi, dunque, chiede all’azienda di ripresentare entro 30 giorni il Piano di caratterizzazione – indagine con cui Iplom deve attestare l’entità dei fenomeni di contaminazione ambientale – con tutte le integrazioni richieste dall’amministrazione. Il Piano era stato presentato in una prima versione ad agosto ma, lo scorso 14 dicembre, in seguito proprio alla richiesta di integrazione, Iplom aveva comunicato al Comune di Genova di avvalersi di una norma che avrebbe di fatto passato la regia delle operazioni nelle mani del ministero dell’Ambiente, relegando al Comune solo una serie di controlli ambientali faunistici e alla bonifica nella sola zona alla fonte della rottura. Quest’ultimo, però, non ha ancora dato una risposta definitiva.

    “E’ tutto da verificare che l’azienda possa sfruttare questa normativa – spiega alla “Dire” l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile – ma non possiamo aspettare oltre. O entro 30 giorni il ministero dirime la questione o Iplom deve presentare il Piano con le integrazioni richieste, cosicché si procede a nuova convocazione della Conferenza dei servizi e si riprendono i lavori da dove ci si era fermati quest’autunno”.

    La speranza del Comune è che la regia di tutte le operazioni di bonifica resti interna: “Non possiamo perdere un procedimento avviato da tempo – conclude Porcile – con mesi di continuo e costante contatto con la cittadinanza e con la problematica più in generale”.

  • Amiu-Iren, si spaccano anche i sindacati: Cisl non sigla accordo con Comune. Martedì o mercoledì il voto

    Amiu-Iren, si spaccano anche i sindacati: Cisl non sigla accordo con Comune. Martedì o mercoledì il voto

    Rifiuti raccolta differenziataLa delibera che consente all”amministrazione di procedere alla trattativa con Iren in vista della privatizzazione di Amiu divide anche i sindacati. La scissione si celebra sull”accordo con il Comune redatto ieri sera, poco prima della mezzanotte, al termine di una lunga trattativa propedeutica, se non formalmente quantomeno politicamente, all’approdo in Consiglio comunale, martedì e mercoledì prossimi, della delibera che consente all”amministrazione di procedere alla trattativa con Iren in vista della privatizzazione di Amiu. Cigl, Uil e Fiadel hanno siglato il testo in attesa di sottoporlo al voto dei lavoratori per la firma definitiva; la Cisl, invece, no.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    Un atteggiamento “incomprensibile – afferma all’Agenzia Dire Corrado Cavanna, Fp Cgil – perché, seppure senza toni trionfalistici, possiamo dire di aver trasformato una delibera che nasce sotto dettatura di Iren in una delibera del Comune di Genova, recuperando elementi valoriali dell’accordo sindacale di luglio. Abbiamo tirato tutto il tirabile”.

    Come cambierà la delibera dopo l’accordo

    Il testo finale della delibera conterrà ancora qualche ulteriore novità rispetto agli emendamenti presentati definitivamente ieri dalla giunta in Commissione comunale. Ad esempio, anche nella seconda fase di privatizzazione in cui Iren potrà ottenere la maggioranza del capitale sociale, dovrà comunque non superare il 69%: Amiu, dunque, come previsto dal Codice civile, con una partecipazione pubblica minima del 31%, resterà sempre una partecipata del Comune e non diventerà una vera e propria divisione di Iren.
    Introdotta anche una clausola di salvaguardia con cui il Comune si riserva di mantenere il 51% di Amiu qualora non dovesse andare a buon fine il prolungamento del contratto di servizio. Inoltre, la previsione di trattare i rifiuti organici fuori regione sarà consentita solo in un regime transitorio, con l”obiettivo ultimo di realizzare un biodigestore nel genovesato. Infine, viene specificato che il tempo di recupero degli extra costi dovuti alla chiusura della discarica di Scarpino non potrà essere inferiore ai 10 anni “perché – spiega Cavanna – con una dicitura sibillina tipo le clausole delle assicurazioni, si rischiava anche di consentire un rientro in tempi minori con il conseguente aggravio per le tasche dei genovesi”.

    La Cisl avrebbe voluto di più: in particolare, il sindacato chiede una formale compartecipazione dei lavoratori nella governance della nuova società. E pare che, per raggiungere l’obiettivo, abbia anche chiesto un incontro con il sindaco Marco Doria.

    Oggi pomeriggio, intanto, le rsu hanno approvato il testo dell’accordo a maggioranza e martedì mattina dovrebbe tenersi l’assemblea generale dei lavoratori per votare il documento. Poche ore dopo, la parola passera” al Consiglio comunale.

  • Iplom, Comune di Genova riavvia procedure per la bonifica del Polcevera

    Iplom, Comune di Genova riavvia procedure per la bonifica del Polcevera

    Il Comune di Genova ha rimesso in moto il procedimento che porterà alla bonifica del torrente Polcevera. La nota di riavvio del Piano di Caratterizzazione della società Iplom è stata ufficialmente spedita a tutti gli enti coinvolti, e naturalmente anche ad Iplom che avrà ora 30 giorni di tempo per presentare il Piano e le integrazioni richieste dall’Amministrazione comunale.

    Approfondimento: I lunghi tempi della bonifica

    Come si ricorderà, la rottura della tubazione Iplom e il rilevante sversamento di idrocarburi avvenuto nell’aprile 2016 nei pressi del rio Pianego avevano reso necessaria la messa in sicurezza in emergenza dei rii Pianego e Fegino e del torrente Polcevera. Il Piano di caratterizzazione – in questo caso a carico della società Iplom – è l’indagine che permette di attestare l’entità dei fenomeni di contaminazione delle diverse “matrici ambientali” di un sito. Le informazioni raccolte servono per prendere decisioni realizzabili e sostenibili per la messa in sicurezza e bonifica del sito stesso. Il Piano di caratterizzazione in questione era stato presentato ad agosto e, in seguito alle richieste di integrazioni da parte del Comune di Genova, lo scorso 14 dicembre Iplom aveva fatto pervenire una nota con la quale comunicava l’intenzione di continuare il procedimento solamente in riferimento alla “matrice” terreno del versante interessato dalla rottura della tubazione, ritenendo che tutta la restante parte dovesse essere inquadrata esclusivamente nell’ambito del procedimento presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

    Dopo le richieste di chiarimenti del Comune di Genova, il Ministero ha comunicato il 23 gennaio di essere in attesa di riscontro da parte della Direzione generale Salvaguardia del territorio e delle acque.

    «Viste le perduranti esigenze di bonifica – sostengono gli assessori all’ambiente Italo Porcile e ai lavori pubblici Giovanni Crivello, attraverso un comunicato dell’ufficio stampa del Comune – la volontà dell’Amministrazione comunale è evitare ulteriori tempi di attesa. Ecco perché oggi, anche tenendo conto delle esigenze della città e del quartiere di Fegino, il Comune ha riavviato il procedimento per l’approvazione del Piano di caratterizzazione, comprendente tutte le richieste di integrazioni».

  • “Patto per la Bellezza”, Comune di Genova e Amiu alla ricerca di volontari per ripulire la città

    “Patto per la Bellezza”, Comune di Genova e Amiu alla ricerca di volontari per ripulire la città

    ambiente-rifiuti-DIl “Patto per la bellezza” è operativo; l’iniziativa di Comune di Genova e Amiu, che mira ad attivare sinergie tra istituzioni e cittadini per la cura dei beni comuni, e già presentata a settembre, conterà circa 80 interventi di raccolta straordinaria di rifiuti ingombranti, identificati dai Municipi e dalle realtà attive nel territorio. Il progetto, che punta anche a sensibilizzare i genovesi sull’importanza della responsabilità diffusa per la cura dei beni comuni, è stato presentato nelle ore in cui la stessa Amiu confermava i rincari in bolletta per i prossimi anni.

    Approfondimento: I rincari della tassa sui rifiuti

    L’intesa prevede un contributo straordinario stanziato dall’amministrazione comunale pari a 50 mila euro (600 euro a intervento): «Questo patto mette a punto una procedura standard di collaborazione tra cittadini e istituzioni, anche per il 2017 – spiega Marco Castagna – e la delibera impegna il Comune di Genova a facilitare il comportamento attivo dei cittadini attraverso futuri affidamenti d’incarichi ad Amiu per il trasporto e lo smaltimento dei diversi rifiuti nell’ambito di attività di pulizia di beni pubblici eseguite da associazioni di volontari».

    Ancora una volta, quindi, si fa affidamento al volontariato per “aiutare” il servizio pubblico. Secondo i dati forniti da Comune di Genova, in questa fase del progetto sono state già coinvolte 60 associazioni provenienti da 6 municipi. Diversi progetti già attivati, hanno coinvolto cooperative sociali e centri educativi, e grazie a loro decine di giovani, che hanno svolto importanti opere di bonifica, come la rimozione delle decine di pneumatici abbandonati nel Parco delle Mura.

    A supporto del Patto della Bellezza, è stata sviluppata “Clean App”, un’applicazione per dispositivi mobili che oltre alle informazioni su tutti i servizi di AMIU, introduce la funzione di localizzazione degli ingombranti abbandonati, trasformando le segnalazioni dei cittadini in partecipazione attiva. Questo servizio sarà attivato in via sperimentale in due Municipi (7 Ponente e 9 Levante).

    rifiuti-amiu-cassonettiIl “Patto per la Bellezza”, quindi, è un’iniziativa dalla doppia anima: da un lato, infatti, può intercettare e innescare tematiche di tutela dei beni collettivi, in qualche modo incentivando la responsabilità dei cittadini nei confronti del patrimonio pubblico. Dall’altro lato, però, se si guarda il più largo contesto della gestione istituzionale dei rifiuti, le dinamiche societarie e, più in generale, la tendenza del contenimento forzato dei costi a discapito dei servizi, questa iniziativa può lasciare qualche perplessità, o per lo meno, può non essere capita. Sicuramente è un fatto il dato della decrescita del personale: nel 2012 l’azienda contava 1710 unità, tra operai, impiegati e dirigenti, mentre nel 2015 (ultimo bilancio pubblicato) la cifra è scesa di 173 unità, arrivando ad un totale di 1537 dipendenti. Al contempo, però, è aumentato il valore di produzione dell’azienda, passato dai 146 milioni del 2011 ai 168 del 2015. Quindi si fa di più, ma con meno persone: i problemi dell’azienda arrivano dai grandi investimenti necessari per i prossimi anni, che, come abbiamo più volte raccontato, riguardano il fine vita del rifiuto, cioè lo stoccaggio in discarica. La vera criticità, forse, sta proprio qui: la quantità dei rifiuti prodotti. I dati nazionali parlano di una piccola decrescita, dal 2008, cioè dall’inizio della crisi che ha contratto il consumo, ma le discariche (vedi Scarpino) sono già piene da anni. La città sarà più pulita e vivibile quando il servizio pubblico sarà più efficiente, certo, ma anche quando i singoli individui consumeranno e “sporcheranno” di meno: basta fare un giro per la città per vedere le decine di rifiuti ingombranti abbandonati per le strade di Genova; quella non è colpa di Amiu.

    Nicola Giordanella

  • Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    AmiuInizia a prendere più concretezza la quantificazione dell’aumento della Tari (tassa sui rifiuti) che i cittadini genovesi dovranno pagare nel 2017 a seguito degli extra costi per la messa in sicurezza e la gestione post mortem della discarica di Scarpino 1 e 2 e per il conferimento dei rifiuti fuori Regione a causa della chiusura della stessa discarica. Se verrà approvata la delibera (il cui passaggio in Consiglio comunale è slittato nuovamente a martedì 31 gennaio), che fornisce le linee guida per la trattativa in vista dell’ingresso dei capitali privati di Iren, il piano complessivo di rientro passerà dai 30 anni inizialmente previsti a 10.

    Approfondimento: Tutti i costi dietro all’aumento della Tari

    Ciò comporterà un aumento complessivo di costi (che nel 2015 erano stati di poco inferiori ai 125 milioni di euro) che supera i 198 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi che vedrebbe la chiusura di Scarpino prorogata a tutto il 2017. Con ammortamento in 10 anni, i costi nel 2017 crescerebbero di 19,8 milioni di euro, con un riflesso sulla tariffa pari a un aumento dell’8,5%. Ma è praticamente certo che l’aumento sarà contenuto a poco più del 6%, grazie ai risparmi di circa 15 milioni di euro per la messa in sicurezza di Scarpino 2 in virtù della contestuale realizzazione della nuova discarica di servizio di Scarpino 3. A parità di costi del servizio, la tariffa dovrebbe rimanere stabile per i prossimi 7 anni. Dal 2024, invece, ammortizzati i circa 40 milioni per l’impianto di trattamento del percolato, la quota annuale del recupero degli extra costi scenderebbe per i restanti 3 anni a poco più di 14 milioni. Resterebbero invece spalmati su 30 anni i 25 milioni per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 (poco meno di 860.000 euro all’anno).

    Ma che cosa succederebbe se l’ammortamento restasse spalmato sui 30 anni? Secondo Amiu, l’aumento sarebbe molto più sostanzioso per il 2017 e 2018: quasi 34 milioni all’anno, pari a un 20% in più in tariffa «perché tutto l’extra costo sostenuto nel 2016 non avrebbe piani di rientro ma sarebbe caricato interamente sulla tariffa 2017, altrimenti l’azienda non reggerebbe dal punto di vista finanziario», spiega il presidente Castagna, come riportato dall’agenzia Dire. Ma l’aumento scenderebbe poi a 4,7 milioni per i successivi 28 anni. La scelta di accorciare i tempi serve anche e soprattutto all’azienda per non perdere troppo valore in vista della trattativa con Iren, dal momento che andrebbe ben oltre la scadenza del contratto di servizio attualmente fissata al 2020. «Lo scenario trentennale – conclude Castagna – per i cittadini sarebbe micidiale solo nei prossimi due anni, ma sarebbe definitivamente micidiale per il futuro dell’azienda»

  • Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    Incendi, il lavoro dei Vigili del Fuoco tra emergenze, nuove competenze e carenze di organico

    incendio-monte-fasce-vigili-fuocoGli incendi di queste ore, divampati prima sulle alture di Nervi e poi sopra a Pegli, stanno mettendo a dura prova la “macchina” anti-incendio genovese. La scarsità di piogge dell’ultimo periodo, unita al forte vento che sferza il capoluogo ligure da giorni, hanno permesso alle fiamme di “muoversi” rapidamente, minacciando diversi condomini, che sono stati evacuati per qualche ora a livello precauzionale. L’incendio di Nervi, scaturito nel tardo pomeriggio, ha continuato ad espandersi per tutta la notte, durante la quale i mezzi aerei non sono potuti intervenire. Una disastro dalla proporzioni eccezionali, che con l’apertura del secondo fronte sopra Pegli, si è notevolmente aggravato. Sono in corso indagini per capire la natura degli incendi, e si continua a temere il vento, che dovrebbe rimanere forte almeno fino a venerdì, stando alle previsioni meteo.

    Fase di transizione

    Una criticità intervenuta in una congiuntura particolarmente difficile per i Vigili del Fuoco: da tempo in condizione di sott’organico, con il 2017 hanno ereditato la competenza di intervento per gli incendi boschivi dal disciolto Corpo Forestale dello Stato, confluito dal 1 gennaio nell’Arma dei Carabinieri, senza però avere al momento le stesse convenzioni finanziarie previste per le stesse funzioni. Il decreto governativo, infatti, non è stato ancora accompagnato dai relativi decreti attuativi, per cui i Vigili del Fuoco si trovano in una sorta di limbo normativo: «Siamo in una fase transitoria – afferma Luca Infantino, pompiere rappresentante sindacale per Cgil – e con questa operazione, su base regionale, dalla Forestale sono confluite nel Corpo dei Vigili del fuoco solo 13 su circa 100 unità, di cui due già in età da pensione, a fronte di una nuova competenza molto impegnativa». I pompieri, infatti, fino al 31 dicembre avevano competenza di intervento solamente per gli incendi boschivi cosiddetti di “interfaccia”, cioè quelli che interessano abitazioni e persone «Su Genova, a fronte di una disponibilità di 150 unità, registriamo una carenza operativa di almeno 40 unità – spiega Infantino – che sale a circa 100 su base regionale». Per far fronte all’emergenza delle ultime ore, in accordo con i sindacati e i lavoratori, è stato deciso il raddoppio dei turni: «Le carenze di organico ricadono sui lavoratori – continua Infantino – ed è per questo che auspichiamo anche una rapida firma della convenzione boschiva regionale, in modo da avere i fondi ad hoc sbloccati». Le nuove competenze prevedono, oltre all’intervento su tutti gli incendi boschivi, l’attivazione e il coordinamento dei volontari anti-incendio.

    La risposta di Regione Liguria

    Elisoccorso Vigili de FuocoSecondo il sindacato la firma, prevista dalla legge, dovrebbe arrivare entro febbraio o marzo: «Abbiamo siglato con loro una ulteriore convezione da 400.000 euro all’anno – dichiara l’assessore regionale alla Protezione Civile Giacomo Gianpedronegrazie alla quale sono presenti in sala di Protezione civile nel momento in cui andiamo in qualsiasi tipo di allerta meteo. Anche in caso di questa allerta incendi, la sala operativa è aperta ininterrottamente da ieri, con la presenza dei Vigili del fuoco. Per noi la collaborazione con questo corpo è fondamentale, dopodiché il fatto che ci sia una situazione negativa del personale a causa dei tagli governativi, ci preoccupa. Li abbiamo sostenuti dove possibile, la Regione non fa a meno dei Vigili del fuoco come non può fare a meno dei volontari di Protezione civile, che operano su queste situazioni sottraendo tempo a lavoro e famiglie e da ieri attivi in più di 100 su tutti i fronti di incendio».

    «Che i vigili del fuoco siano da sempre sotto organico e lamentino la mancanza di investimenti da parte del governo è piuttosto noto – interviene il governatore della Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia Dire – Parte del personale dell’ex Corpo Forestale dello Stato è stato assorbito proprio per la competenza anti-incendi boschivi. Certamente il combinato disposto di un accorpamento e una mutazione non è sempre facile, qualche disagio lo ha portato e c’è stata qualche leggerezza da parte del governo del Pd». Il presidente ha inoltre ricordato che è in corso di discussione un accordo con il dipartimento dei Vigili del Fuoco per unificare la convenzione sull’antincendio boschivo, con quella della protezione civile che sarà «la prima del genere in Italia».

    Futuro prossimo

    Al momento è in vigore una proroga della graduatoria per le nuove assunzioni, e sono in fase di formazione 1000 nuove unità su base nazionale «Speriamo che in Liguria ne arrivino almeno 50 – sottolinea Luca Infantino – che comunque porterebbe a coprire metà della carenza strutturale». Inoltre, è in fase di selezione un nuovo concorso pubblico, sempre su base nazionale, per 250 nuovi posti nella qualifica di vigile del fuoco. Numeri, quindi, che non sono ancora sufficienti.La fusione del Corpo Forestale dello Stato, stando alle stime del Governo, porterà ad un risparmio di circa 100 milioni in tre anni: «ma a che prezzo?» conclude Infatino, ricordando come i continui tagli della spesa pubblica rischiano di mettere a rischio la sicurezza del territorio e dei cittadini.

    Nicola Giordanella

     

  • Centrale carbone Enel, Porcile «il piano di chiusura dell’azienda rimane invariato, ma le decisioni non spettano a noi»

    Il dibattito sulla riattivazione della centrale a carbone di Enel sbarca in Sala Rossa. Interrogato sulla questione l’assessore all’Ambiente Italo Porcile precisa il contesto: «In queste ore ho ricevuto conferma da parte dell’azienda della conferma del piano industriale che prevede la chiusura definitiva dell’impianto genovese». La riattivazione, quindi, sarà temporanea: «Al momento è solo un ipotesi» la cui competenza non spetta al Comune di Genova.

    Approfondimento: Wwf contro la riapertura della centrale Enel a carbone

     

     

  • Centrale Enel, presidio di Legambiente contro il ritorno del carbone a Genova

    Parte la mobilitazione contro il “ritorno”, anche momentaneo, del carbone a Genova. Per la giornata di mercoledì 18 gennaio, infatti, Legambiente ha organizzato dalle 10 un presidio presso piazzale San Benigno, a fianco alla sede della Compagnia Unica, per protestare contro la decisione presa dal Mise.

    Approfondimento: Wwf contro la riapertura della centrale Enel a carbone

    L’appuntamento sarà anche un modo per far pressione sull’amministrazione comunale per contrastare queste decisione che «svende la pubblica salute per un pugno di soldi», come ricordato da Andrea Agostini, attivista di Legambiente Liguria.

  • Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    Riapertura centrale carbone Enel, forti critiche del Wwf: «Decisione del governo gravissima per ambiente e in violazione del libero mercato»

    enel-DILa notizia della prossima riattivazione della centrale Enel a carbone di Genova, per “aiutare” i francesi alle prese con problemi di manutenzione delle centrali nucleari, sta scatenando forti polemiche. Durissimo WWF Italia che, attraverso un comunicato, parla di decisione pessima, dannosa per ambiente e salute.

    Inchiesta: quanto inquina il Porto di Genova

    «E’ una decisione gravissima – dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – che usa scuse rese risibili dalla enorme sovra capacità italiana: siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW. In realtà, si riapre al carbone dopo che erano venute prese di posizione e impegni formali per l’abbandono di questa fonte pericolosa sia per la salute che per l’ambiente e letale per il clima (produce 2 volte di più CO2 delle centrali a gas)».

    Ma non solo, secondo l’organizzazione questa operazione si configurerebbe come «una violazione del libero mercato, dal momento che Enel è diventata una SPA e ci potrebbero essere altri operatori interessati a soddisfare la domanda di energia francese o il mancato acquisto dell’energia nucleare d’oltralpe a fini speculativi (visto che viene rivenduta a caro prezzo e importata praticamente a costo zero, non perché ne abbiamo bisogno). Questa è una vicenda che certamente segnaleremo alla Unione Europea – aggiunge Midulla – La richiesta del MISE denuncia, oltretutto, che nel Nord Italia si è fatto e si sta facendo poco per le rinnovabili, mentre al Sud la situazione è migliore. In Liguria, ad esempio, il fotovoltaico non copre nemmeno il 2% del fabbisogno elettrico regionale».

    La centrale a carbone di Genova era originariamente costituita da tre gruppi, per complessivi 295 MW, realizzati negli anni ‘50. Le due unità più piccole e vecchie sono state messe fuori servizio nel 2012 e nel 2014, mentre la terza unità (da 155MW) doveva essere chiusa entro il 2017. Sempre nel comunicato di WWF Italia si legge che “Nel 2015 l’impianto, pur con la sola unità da 155 MW, ha emesso ben 807.445 tonnellate di CO2 (dato ufficiale ETS). Ma quando erano in funzione anche le altre due unità, le emissioni arrivavano ad essere anche più che doppie“.

    L’operazione non ha chiare definizioni temporali e potrebbe far saltare ancora una volta i delicati meccanismi dietro alla definizione del nuovo Piano Regolatore Portuale. I costi, inoltre, non è chiaro se ricadranno sulle bollette dei cittadini, già alle prese con rincari di mercato.

    Approfondimento: il nuovo Piano Regolatore Portuale

     

    La nota del WWF si chiude con un appello forte all’esecutivo: “Per il WWF la centrale di Genova va chiusa: non un euro della bolletta degli italiani deve andare al carbone. Il WWF chiede al governo italiano di mantenere e sostanziare l’impegno a uscire rapidamente dal carbone, primo passo per tener fede all’Accordo di Parigi sul Clima e intraprendere la strada dello Sviluppo Sostenibile, non cedendo alle pressioni delle lobby italiane ed estere“.

  • Ex Marinella, iter burocratico alle fase finale, a breve valutazione progetto. Lavori (forse) entro l’estate

    Ex Marinella, iter burocratico alle fase finale, a breve valutazione progetto. Lavori (forse) entro l’estate

    Hotel Marinella, NerviIter amministrativo concluso per la concessione dell’ex Marinella, lo stabile di Passeggiata Anita Garibaldi (Nervi) da anni in abbandono ed ora sulla soglia di una nuova vita. La vicenda torna in Consiglio comunale grazie all’interrogazione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che dopo mesi di silenzio ha chiesto aggiornamenti: «Siamo alle firme finali per la concessione – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Italo Porcilela fase successiva è quella progettuale, propedeutica a quella dei lavori».

    «La mia iniziativa nasce da notizie stampa del settembre dove veniva riportato dai giornali che era pervenuta una proposta da un gruppo d’imprese per la ristrutturazione dello stabile con l’obiettivo di creare una struttura alberghiera con ristorante e approdo di imbarcazioni in mare e che le procedure erano in fase di valutazione da parte degli uffici – sottolinea Guido Grillo – Con l’iniziativa di oggi volevo sapere se da settembre a oggi tutte queste procedure erano state attivate. L’assessore Porcile ha risposto positivamente notificando come fosse ancora da formalizzare l’aggiudicazione mentre tutte le autorizzazioni sono state definite prima di natale e quanto prima dovrebbero iniziare i lavori».

    «Stiamo stipulando l’aggiudicazione definitiva che comporta la firma dell’atto di concessione e la conclusione definitiva del bando con esiti positivi e con tutte le verifiche amministrative – ha proseguito l’assessore Porcile – concluso questo processo il bene sarà in mano al gruppo che ha vinto la gara. A questo punto il progetto verrà presentato e quando verranno acquisite le autorizzazioni partiranno i lavori. Tempi certi su questo non ce ne sono però possiamo dire che finalmente l’iter amministrativo è concluso e quindi il progetto partirà». Pertanto è possibile prevedere l’inizio dei lavori prima dell’estate? «Abbiamo sottoposto il documento da firmare al gruppo che si aggiudicato il bando. Dal momento in cui il documento verrà firmato saranno loro a doverci dire quando saranno in grado di partire».

    Gianluca Pedemonte

  • Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    Amiu, entro fine 2017 maggioranza a Iren. Prima aumento di capitale al 49%, poi arriveranno gli impianti

    amiuEntro la fine del 2017 Amiu non sarà più a maggioranza pubblica. A stabilirlo è la delibera di giunta, approvata questa mattina, che fissa le linee guida per l’aggregazione societaria industriale tra la partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti e Iren ambiente spa. Nei criteri operativi, illustrati alla stampa dagli assessori al Bilancio e all’Ambiente, Francesco Miceli e Italo Porcile, l’ingresso della multiutility come aumento di capitale di Amiu è, infatti, fissato in due passaggi. Una prima fase, da concludersi appena terminato l’iter procedurale, che consiste nell’apporto in denaro che fisserà la presenza di Iren al 49%. La seconda fase, da concludersi entro un anno, vedrà, invece, un nuovo aumento di capitale, nelle forme di apporto di impianti o di interventi finanziari vincolati alla realizzazione degli stessi in territorio metropolitano o limitrofo, che porterà Iren oltre al 51% del capitale sociale e, dunque, a far perdere la vocazione a maggioranza pubblica di Amiu. Passaggio, quest’ultimo, che, nonostante le rassicurazioni di palazzo Tursi, smentirebbe nei fatti l’accordo con i sindacati, già comunque in parte disatteso dalla manifestazione di interesse che il Comune aveva pubblicato a riguardo. La governance della nuova Amiu penderà fin da subito verso Iren, a cui spetterà la nomina del nuovo amministratore delegato. «Ma si ipotizza un sistema – assicura Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – che permetta sempre al Comune di presidiare le strategie complessive e cruciali della società, mentre spetterà a Iren la gestione quotidiana. Inoltre, vi è la garanzia che l’identità territoriale dell’azienda rimarrà a Genova».

    Scarpino 3

    Ai sensi di una norma contenuta nella finanziaria del 2015, non dovrebbero esserci particolari ostacoli per la concessione di una proroga al contratto di servizio per Amiu altrimenti in scadenza nel 2020, anche se i delicati rapporti tra Comune e Città metropolitana, da un lato, e Regione Liguria, dall’altro, invitano alla prudenza. Nel frattempo, sarà ottenuta l’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per l’apertura di Scarpino 3, la cosiddetta discarica di servizio, e sarà presentato un nuovo piano finanziario alla Città metropolitana che comprende i costi di accantonamento per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2. Inoltre, verrà ridefinita in 10 anni la rateizzazione per la copertura degli extra costi dovuti al conferimento dei rifiuti fuori gestione, dopo la chiusura di Scarpino.

    Impossibile, al momento, quantificare economicamente il valore delle partecipazioni nella nuova Amiu perché il Comune ha chiesto una nuova valutazione del valore attuale della partecipata, prezzo base su cui fare i calcoli per il primo ingresso di Iren al 49% e il valore potenziale futuro in vista del secondo aumento di capitale. «Una volta che saranno noti i valori – spiega Miceli – le parti firmeranno un accordo di investimento che prevedrà il contratto di servizio prorogato, lo statuto di Amiu rivisto, la garanzia di patti parasociali, un nuovo piano industriale ottimizzato ottimizzato, che dovrà recepire quello già realizzato da Amiu per il 2020». Il tutto entro fine marzo. Garantiti anche gli attuali livelli occupazionali e l’attivazione di un processo per la stabilizzazione del precariato.

    Tutto a buon fine?

    Iren, nei fatti, sembra aver “vinto” su tutto. Ora la parola passerà al Consiglio comunale che voterà, verosimilmente a metà gennaio, la delibera approvata oggi dalla giunta e che già domani inizierà l’iter in Commissione. A quel punto, il Comune dovrebbe avere il via libera ad attivare il vero e proprio tavolo negoziale con Iren. «La finalità – sottolinea Miceli sempre all’agenzia Dire  – è avere un soggetto societario in grado di garantire il migliore sviluppo possibile sul tema dei rifiuti, creando un soggetto forte in un settore strategico per gli enti locali, evitando il rischio di situazioni viste ad esempio a Roma e Napoli». Secondo l’amministrazione, tutto questo processo dovrebbe terminare entro la fine di marzo. Poi, un secondo passaggio in Consiglio comunale a sigillo della trattativa, in tempo per la fine del ciclo amministrativo. Prodromica a tutto il processo, l’autorizzazione all’aggregazione che il Comune di Genova dovrà immediatamente chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato perché Iren è un società quotata in borsa.

  • Niagara Falls, dove l’acqua unisce il cielo e la terra e l’uomo ritorna ad essere “minuscolo”

    Niagara Falls, dove l’acqua unisce il cielo e la terra e l’uomo ritorna ad essere “minuscolo”

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    Una dozzina di uomini, lavoravano sul ciglio di una vecchia ferrovia avvolti da rumore e polvere, la brace di una sigaretta brillava nel pulviscolo, tanto per accorciare quella faticosa sopravvivenza. Sotto il cavalcavia, una donna dormiva sul sedile di una macchina abbandonata, la notte, noiosamente lunga, aveva lasciato solo un velo di brina sulla carrozzeria e una scritta “Dio, sono qui” impressa sul parabrezza. Un corvo, appollaiato sul cartello arrugginito “benvenuti a Rochester”, si alzava in volo al passaggio di una vecchia utilitaria con la radio a tutto volume. Il legno della chiesa era segnato dagli inverni rigidi che piombano sull’Ontario, puntuali come un orologio, in quel luogo fermo da anni, sul piccolo campanile sopra di essa. Il sacerdote con un gesto della mano saluta la famiglia che gli aveva fatto visita, i loro occhi tristi erano pieni di speranza, si sono incamminati verso quella casa che avevano imparato a odiare, ma che rappresentava l’unico punto fermo della loro vita. Il padre prende in spalla la bambina, l’elastico che teneva ferma la testa della bambola cede, ma la piccina non piange, scende, la raccoglie con naturalezza e con un sorriso sale nuovamente sulle spalle del padre, l’arte dell’arrangiarsi per lei era appena cominciata.

    A differenza di Dio e delle istituzioni, il sole non si era dimenticato di Rochester, era settembre e un fascio di luce cominciava a scaldare quella fredda mattina, il vento soffiava dal lago proveniente da nord, pungeva e ululava come un lupo solitario, come tanti che passeggiavano per il paese. Era quella l’America o era quella vista pochi giorni prima a Boston, dove tutto sembra un disegno perfetto o forse è realmente quella raccontata da Steinbeck e cantata da Dylan, Woody Guthrie e Springsteen? La situazione non era dei più amichevoli, ma sono sceso comunque dall’auto per acquistare dell’acqua nel piccolo market e fare carburante, sugli scaffali i prodotti erano impolverati dal tempo, sacchetti di carne essiccata, dolciumi, riviste e gadget di ogni tipo, ordinati senza il minimo criterio. Dietro il banco, una grassa donna di colore dormiva seduta con il mento appoggiato sull’abbondante seno e una tazza di caffè stretta nella mano, davanti a lei un monitor trasmetteva le immagini del locale, in uno dei riquadri ero ripreso io davanti alla cassa in attesa del suo risveglio. Con il classico colpo di tosse attiro la sua attenzione e le allungo una banconota da venti dollari, mi sorride e con il dito mi fa segno di avvicinarmi, con un po’ di timore appoggio i gomiti sul banco e tendo l’orecchio. «Ragazzo, non ti consiglio di girare da queste parti – dice a bassa voce – ci sono luoghi più interessanti nelle vicinanze…».

     

    [quote]…tu sei a Buffalo, qui non c’è il centro, c’è solo Buffalo[/quote]

    Nessun consiglio era stato mai così utile, alcune brutte facce giravano intorno alla mia macchina e mascherando la paura con una finta sicurezza ho messo in moto chiudendo le portiere dall’interno passando con il rosso al primo semaforo, solo cinque minuti dopo viaggiavo sull’highway 90 in direzione di Buffalo, una città affacciata sul lago Erie , famosa per la sua vivacità. Quella domenica mattina Buffalo aveva l’aspetto trasandato di una moglie infelice, mi sono fermato per chiedere indicazioni ai bordi di una grande rotatoria, dove un uomo con dei grossi baffoni e cappello da cow-boy fumava una sigaretta appoggiato sul cofano di una limousine, i suoi occhiali a specchio riflettevano le immagini di una coppia di sposi che si faceva fotografare vicino a una grande fontana, la sua attesa mi ha dato forza per avvicinarmi e chiedere indicazioni per il centro. Per qualche secondo sembrava non avere sentito, ma dopo aver lentamente ruotato il capo nell’altra direzione, tirando su con il naso la quantità ideale di catarro e sputandolo come una perfetta pistola ad aria compressa, mi guarda sorridendo dicendo «tu sei a Buffalo, qui non c’è il centro, c’è solo Buffalo».

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    Ho deciso che non avrei voluto passare la notte nell’ennesimo luogo pericoloso e con il passaporto alla mano mi sono diretto verso il Peace bridge che attraversa il fiume Niagara tra Stati Uniti e Canada. Il cielo azzurro era macchiato solo da qualche nube bianca come batuffoli di cotone, il sole era alto ma un vento fresco ne mitigava il calore, le acque del fiume scorrevano inesorabili rincorse da aironi e gabbiani che volavano a pelo d’acqua quasi per gioco. Il ponte essendo privo di grandi strutture dona quel piacevole senso di libertà e scatena l’emozione e la bellissima sensazione di volare fino a che, una fila di automobili ti riporta a terra bruscamente, un muro di bandiere canadesi ti sbarra la strada e capisci di essere arrivato alla dogana. Nonostante la severa poliziotta e un lungo interrogatorio, sono riuscito a farmi timbrare il passaporto dopo un controllo nel bagagliaio, sono entrato in Canada con un sospiro, non che avessi nulla da nascondere ma vivo sempre con una certa pressione questi momenti. Lo scenario canadese non è molto diverso da quello appena passato al confine, le grandi strade sembrano linee tracciate con un pennello in mezzo al verde, in fondo a una di esse una grande nube di vapore acqueo a forma di fungo saliva in cielo, come quello delle esplosioni nucleari, ero arrivato a Niagara Falls.

    Principalmente il paese è un’attrazione turistica, una sorta di piccolo luna park situato lungo la via principale che porta nel bacino dove sfociano le tre cascate suddivise nei due versanti, canadese e statunitense. Il sole aveva cominciato la sua lenta discesa, i fumi diventati rosa sembravano zucchero filato, l’eco delle cascate superava il baccano delle giostre e una leggera pioggerellina di vapore portata dal vento mi bagnava il viso. Camminavo in direzione delle cascate quando un lampo, seguito da un forte boato, illuminava tutto a giorno, aprendo la strada a un improvviso acquazzone. Sono salito in macchina a tutta velocità, bagnato fradicio, stanco e infreddolito, era sera ormai e mi sono addormentato nel fastidioso odore di nicotina delle lenzuola, di quello sporco motel da quattro soldi. La mattina seguente il tempo era migliorato ma aveva portato il vento freddo della burrasca, il battello intanto aveva acceso i motori spaventando una coppia di gabbiani accucciati sul molo. Ero sulla prua per godere lo spettacolo in perfetta solitudine, l’acqua specchiava riflessi argentei, ricoperta da un tappeto di gabbiani, pellicani, aironi e decine di uccelli di ogni genere pronti a spiccare il volo con la puntuale cadenza di un aeroporto e passare attraverso gli arcobaleni bucando le dense nubi di vapore create dalle cascate.

    [quote]il più piccolo, si è voltato con gli occhi rossi dalla commozione, asciugandosi una lacrima con il polsino della felpa si rivolge verso di me entusiasta, gridando «This is great»[/quote]

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    La mia posizione privilegiata permetteva una visione a grandangolo del panorama, come se stessi navigando a pelo d’acqua su una zattera di un film western. Siamo entrati nella gola della cascata principale avvicinandoci a pochi metri dal fragore delle acque che cadevano da ogni lato formando schizzi che solo grazie alla cerata ho potuto evitare. Mi sentivo minuscolo di fronte a tanta imponenza, avevo il viso bagnato quando ho sentito scendere qualcosa di più denso dagli occhi, attraversare le guance fino al mento e cadere fondendosi e perdendosi nel fiume. Tornato a terra, ho voluto guardare ancora una volta quello spettacolo salendo sul ponte dal quale si possono ammirare le cascate in tutto il loro splendore, vicino a me due ragazzini erano appoggiati al parapetto osservando il panorama in religioso silenzio, il più piccolo, si è voltato con gli occhi rossi dalla commozione, asciugandosi una lacrima con il polsino della felpa si rivolge verso di me entusiasta, gridando «This is great». Il mio ebete sorriso non deve essere stata la migliore risposta, lui piuttosto ha suscitato in me la consapevolezza che il rispetto dell’ambiente deve nascere dai più giovani, l’unica speranza per il futuro di un mondo che si sta dimenticando chi comanda sul nostro pianeta, madre natura.

     

    Diego Arbore

  • Tutti i soldi del presidente. Siglato il “Patto per Genova” da Renzi e Doria: 110 milioni per infrastrutture, trasporti e cultura

    Tutti i soldi del presidente. Siglato il “Patto per Genova” da Renzi e Doria: 110 milioni per infrastrutture, trasporti e cultura

    renzi-doria-pattoRenzi torna a Genova e porta con sé 110 milioni, previsti dal Fondo Sviluppo e Coesione, destinati a infrastrutture, trasporto pubblico, territorio e cultura. Questa la sostanza che scaturisce dal “Patto per Genova”, siglato questa mattina dal Presidente del Consiglio e il sindaco Doria (qui il testo integrale): un documento che mette nero su bianco il finanziamento già preventivato per aiutare l’amministrazione comunale nel lavoro di messa in sicurezza del territorio e di sviluppo economico e turistico della città. Il premier è arrivato intorno alle 12 a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova per il breve vertice con il primo cittadino genovese, per poi partecipare a Palazzo Ducale a un evento di propaganda elettorale per le ragioni del sì al referendum costituzionale. Tutte le personalità cittadine presenti: oltre al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, i rappresentanti provinciali di Cigl, Cisl e Uil, il sovrintendente del Teatro Carlo Felice, Maurizio Roi, la direttrice di Palazzo Reale, Serena Bertolucci, il rettore dell’Università di Genova, Paolo Comanducci, il presidente di Porto Antico spa, Ariel Dello Strologo, i vertici delle Forze dell’Ordine e della Capitaneria di Porto, il presidente di Ght (società che ha in carico la realizzazione del Parco Scientifico-Tecnologico di Erzelli), Carlo Castellano, i vertici della Camera di Commercio di Genova. Un evento che per la sua tempistica pre-elettorale lascia non poche perplessità.

    I progetti del Patto

    Gli stanziamenti previsti dall’accordo tra Comune e governo ammontano a 110 milioni: sono i soldi previsti per il periodo 2014-2020 dal Fondo Sviluppo e Coesione, ma che vengono affiancati da una serie di impegni politici di finalità di intervento. Tra le macro voci per i nuovi investimenti, 10 milioni vanno al settore mobilità e infrastrutture, 8,5 milioni per la riqualificazione dei forti e dei beni confiscati alla mafia, 11 milioni per interventi diffusi sulle strade metropolitane, 23,5 milioni per interventi di messa in sicurezza idrogeologica. Ulteriori 30 milioni verranno stanziati dal governo per la realizzazione del Parco scientifico e tecnologico di Erzelli, mentre 13,5 milioni si andranno ad aggiungere al Blueprint per la riqualificazione delle aree ex fieristiche. Identica cifra anche per la cura della città e la cultura che prevede, tra gli altri, interventi alle piscine di Nervi e Voltri, a Villa Gentile, la realizzazione del museo dell’emigrazione, la riqualificazione di Palazzo Reale e di Palazzo Rosso. Come saranno utilizzati è lo stesso Marco Doria a specificarlo durante la conferenza stampa di presentazione del documento di intesa: al primo posto è stato ribadito l’impegno per la lotta al dissesto idrogeologico, con nuovi fondi previsti per opere sui torrenti Chiaravagna, Vernazza e Sturla, non precedentemente finanziate da Italia Sicura. Poi, immancabili, le infrastrutture con «l’essenzialità del collegamento ferroviario ad alta capacità tra Genova e Milano – ha sottolineato il sindaco – e la necessità del recupero dei ritardi nella riqualificazione del nodo ferroviario di Genova, la realizzazione della stazione ferroviaria di Genova Aeroporto, opera chiave in vista del collegamento con gli Erzelli, la prosecuzione della metropolitana verso piazza Martinez, Terralba e, in prospettiva, l’ospedale San Martino». In questa voce rientrano anche finanziamenti per l’acquisto di nuovi autobus. Altro asse chiave del Patto, la riqualificazione urbana con rinnovate risorse per il completamento del Parco scientifico-tecnologico sulla collina di Erzelli, per cui viene ufficializzato l’impegno politico a individuare un commissario come per Expo, e l’avvio della realizzazione del Blueprint. Ulteriore asse riguarda il miglioramento della qualità della vita in città con fondi per riqualificare beni confiscati alle mafie e spazi e strutture, come i forti di Genova, acquisti a titolo non oneroso dal Demanio. A riguardo, il Patto prevede anche la sdemanializzazione non onerosa della fascia rispetto di Pra’ e delle aree di Voltri su cui insistono l’impianto sportivo e la sede del MunicIpio. Ultimo capitolo, la cultura. «Genova- conclude il sindaco- si propone come grande città d’arte, di cultura per cittadini e  per chi viene a visitarla da fuori. Interventi specifici sono previsti nella valorizzazione del patrimonio museale, con la realizzazione del grande museo nazionale dell’emigrazione, e nel potenziamento di istituzioni esistenti come il teatro Carlo Felice». In altre parole, tutti i progetti di cui si discute in città da anni avranno un’iniezione di liquidità più o meno congrua.

    Il dettaglio dei finanziamenti

    Ecco le singole voci degli investimenti strategici, come specificato dal sito web del governo:

    Rinnovo parco autobus: 5 milioni per acquisto mezzi di trasporto pubblico urbano, e 5 milioni per l’acquisto di mezzi di trasporto pubblico extraurbano

    Sostegno a progetti di recupero e valorizzazione dei beni acquisiti dal demanio o confiscati alle mafie: 8,5 milioni per la messa in sicurezza e bonifica dell’ex caserma Gavoglio, messa in sicurezza e accessibilità per alcuni locali dei forti Begato e Sperone, recupero e sistemazione di alloggi del centro storico per realizzare nuove strutture sociali.

    Lotta al dissesto idrogeologico: 16 milioni per la messa in sicurezza del rio Vernazza, 7,5 milioni per la messa in sicurezza dell’ultimo tratto del Chiaravagna, 11 milioni per interventi diffusi in ambito metropolitano

    Sviluppo economico: 30 milioni come contributo per  la realizzazione del polo scientifico, tecnologico e universitario di Erzelli, 13,5 milioni per opere propedeutiche al recupero del Waterfront (Blueprint)

    Impianti sportivi: 2,5 milioni per la piscina comunale “Mario Massa”, 3,6 milioni per la piscina “Nicola Mameli”, un milione per le manutenzioni di piscina e campo da calcio della fascia di rispetto di Pra, 300 mila euro per i lavori di ottenimento della certificazione di impianto inclusivo per attività sportive paralimpiche a Villa Gentile

    Valorizzazione patrimonio Storico e Artistico: 2 milioni per gli affreschi e l’impiantistica del piano nobile di Palazzo Rosso; 1,5 milioni per la messa in sicurezza e il riallestimento del Museo di Sant’Agostino, 2 milioni per l’ampliamento del padiglione “emigrazione” del Galata, 600 mila euro per il recupero del giardino del Canzio e delle grotte di Villa Durazzo Pallavicino.

    I commenti

    «Il governo non inserisce valutazioni di merito sui singoli progetti ma vuole aiutare il Comune di Genova a realizzarli, nel rispetto delle scelte elettorali dei cittadini – afferma Renzi, come riportato dalla agenzia Dire – ma condivido la necessità di interventi sul dissesto e il recupero dei ritardi sugli interventi previsti per infrastrutture e trasporti in una realtà come Genova, il cui protagonismo nel futuro è sotto gli occhi di tutti, e che rischia di essere messa in discussione se non c’è un sistema di infrastrutture degno di questo nome». Il premier ringrazia, poi, il sindaco Marco Doria per «l’attenzione mostrata ai conti pubblici: se non lo fanno i genovesi – scherza Renzi – figuriamoci il resto del paese. E’ una tradizione molto forte che vi fa onore». Il presidente del Consiglio rispedisce al mittente le accuse di centralismo. «Il sindaco Doria – dice – ha vinto le elezioni, come il presidente della Regione Toti, e ciascuno di noi ha le proprie valutazione di natura politica; quando lavoriamo sul piano istituzionale, però, il nostro compito è di collaborare affinchè le singole realtà possano raggiungere gli obiettivi».

    Nel suo intervento, Doria ha specificato come Genova, negli ultimi anni, abbia dato «un notevole contributo al paese sul terreno fondamentale del risanamento dei conti pubblici, avendo da anni bilanci in perfetto ordine ed equilibrio e avendo ridotto, anno dopo anno, l’indebitamento, diminuendo il fardello per le generazioni successive, e senza aver mai fatto un passo indietro rispetto a imprescindibili doveri di solidarietà sociale. In questi anni non abbiamo tagliato un euro a servizi sociali e non ci siamo tirati indietro una sola volta nell’affrontare la drammatica emergenza dei profughi e dei migranti».

    I soldi del presidente?

    Come dicevamo, questi 110 milioni erano già previsti. I soldi del presidente, quindi, sono zero: la novità della giornata è l’aver messo nero su bianco i vincoli e le destinazioni progettuali. La tempistica lascia più di una perplessità, vista l’imminente scadenza elettorale, e la declinazione del “patto” risulta da decodificare, visto che si rifà ad una “visione della città”, come ricordato sia da Doria che da Renzi durante i loro interventi, non proprio chiara e quanto meno discutibile. Dal punto di vista strettamente locale, questi soldi potrebbero essere utili, se non necessari, visti i tempi, ma sicuramente non sufficienti per risolvere le criticità strutturali del territorio. E se li confrontiamo con altre quantità di risorse messe in campo per altri progetti, i soldi del presidente sembrano spiccioli.

  • «Territorio fragile, forti pendenze e prevenzione insufficiente», ecco i perchè dietro all’allarme Liguria

    «Territorio fragile, forti pendenze e prevenzione insufficiente», ecco i perchè dietro all’allarme Liguria

    rivi_critici_liguria_abaMentre la Liguria sembra mettersi alle spalle l’ennesima emergenza maltempo, e i danni dei giorni scorsi vengono quantificati in almeno 100 milioni di euro, l’agenzia Aba News ha chiesto all’ingegnere Vincenzo Beneventano come mai la regione si ritrovi sempre sott’acqua quando ci sono forti piogge. La morfologia del territorio gioca la sua parte, ma anche una scarsa prevenzione, una distribuzione non ottimale dei fondi e alcune sciagurate scelte urbanistiche del passato.

    Laureato in Ingegneria Civile all’Università degli Studi di Genova nel 1991, Beneventano è stato Funzionario Direttivo dell’Ufficio Lavori Pubblici della Difesa del Suolo della Provincia di Genova dal 1994 al 2003 ed ha seguito la realizzazione di importanti opere di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua e di consolidamento di versanti in frana, a seguito dei danni alluvionali che hanno colpito la Liguria dopo il 1992. Dal 2003 esercita la libera professione. Esegue progettazione e direzione lavori di strutture in zona sismica nel settore civile ed industriale. Ha seguito e segue inoltre per Comunità Montane e per Comuni dell’entroterra la progettazione e direzione lavori di opere geotecniche ed idrauliche.

    Ingegnere Beneventano, potrebbe riassumere i punti di maggior criticità nella regione e spiegare quali caratteristiche li rendono tali?
    «I punti di criticità purtroppo non sono identificabili a priori. In linea di massima sono tutte le zone limitrofe ai grandi corsi d’acqua ma non soltanto perché, come spesso avviene, anche i ruscelletti minori che magari vengono dimenticati durante l’anno possono diventare vere bombe se il centro di scroscio, durante un fenomeno intenso, magari è concentrato sopra la testa di quel ruscelletto. Possiamo dire che le criticità sono ovunque, in tutta la Liguria. In questi giorni ad esempio, la geomorfologia del territorio, essendo così ripida e ormai fragile per quello che è già successo, rende potenzialmente vulnerabile qualsiasi minima superficie. I grossi corsi d’acqua poi fanno da collettori di tutti questi mini fenomeni, diventando dei problemi a loro volta. Possiamo parlare della foce del Polcevera così come di quella del tratto terminale del Bisagno o di qualsiasi altro corso d’acqua a seconda di dove avviene la massima precipitazione».

    Ci sono differenze tra i corsi d’acqua sulla costa e quelli nell’entroterra?
    «È soprattutto una questione di pendenza. L’Appennino in Liguria in certe zone dista dai 5 ai 10 chilometri dal mare con punte d’altezza anche oltre ai mille metri: pensiamo al Faiallo. Nel giro di 5 chilometri dal versante si abbassa di un chilometro, quindi parliamo di pendenze molto forti. Nel versante padano le pendenze sono minori anche se la geomorfologia localmente presenta versanti ripidi anche li, più in ombra e fragili dal punto di vista geologico. Per una banale questione di geometria, il versante che va a finire nel Mar Ligure è comunque più ripido e vulnerabile, perché con maggiori pendenze si generano maggiori velocità di scorrimento dell’acqua e di conseguenza maggiori capacità di erosione».

    Differenze che riguardano anche i problemi generati dall’attività umana…
    «Non è necessario essere ingegneri per vedere che i corsi d’acqua che sfociano nel mare si restringono molto man mano che scendono dai monti: magari partono larghi 20 metri e arrivano larghi 10, o addirittura tombati, chiusi o sacrificati in poco spazio, e quando vengono chiamati dalla natura a fare il loro dovere si riprendono violentemente quello che è stato loro tolto. Nei versanti padani, invece, si fa più notare l’abbandono delle campagne, soprattutto nei rivi minori delle fasce alte, che ormai ha portato a un degrado del letto dei ruscelletti. L’assenza di manutenzione, anche quella piccola del vecchio contadino che ogni giorno andava a lavorare la terra con la zappa, quando capitano eventi del genere si fa sentire».

    L’esempio più famoso a Genova è forse il Bisagno, ma si può dire sia un problema comune per tutta la regione…
    «Si, il Bisagno ha un bacino enorme, che nel tratto finale è fortemente urbanizzato. Tutti i suoi affluenti più importanti sono stati sacrificati con l’urbanizzazione dagli anni ’50 in poi».

    Dalle ultime due alluvioni in Liguria, nel 2011 e 2014, è cambiato qualcosa dal punto di vista idrogeologico sul territorio? Sono stati eseguiti interventi sostanziali?
    «Guardi, il numero di dicembre 2014 di “A&B”, il mensile della Federazione degli Ordini degli ingegneri della Liguria, nell’ambito di un’inchiesta proprio sul dissesto idrogeologico nella regione subito dopo l’alluvione di ottobre, mi ha chiesto di realizzare uno studio sull’argomento, che ha pubblicato in un supplemento, un “Block Notes”, il n. 4, ancora scaricabile dal sito della Federazione, dal titolo “Dissesto del territorio e criticità idrauliche dei corsi d’acqua in Liguria”, con una mappa che evidenziava i rivi a rischio in tutta la Liguria. Si tratta di un riassunto di strumenti di pianificazione molto più rigorosi e autorevoli. Senza volerla sminuire, proprio quella mappa la definirei appunto un riassunto, perché nello spazio di un foglio a3 mi era stato chiesto di disegnare tutte le criticità della Liguria. Ebbene, noi abbiamo un rapporto di scala elevato e l’impossibilità di descrivere nel dettaglio tutte le numerose criticità».

    beneventano3Ma a due anni di distanza, quella mappa è ancora attuale o è cambiato qualcosa?
    «Detto questo, le grosse criticità che sono disegnate nella mappa direi che ci sono ancora tutte, ma non perché le amministrazioni non stiano facendo nulla. Il Comune di Genova sta facendo moltissimo e si spera che tra qualche anno la macchia disegnata sul Bisagno-Ferregiano si rimpicciolisca, perché la direzione dell’ing. Pinasco del Comune di Genova sta facendo lavori importanti, con risultati daranno i loro frutti durante le future alluvioni. Certo, alle prossime forse sarà ancora presto, perché ci vorranno ancora degli anni per finire i lavori. Il Comune sta risagomando il tratto terminale del Bisagno, ma finché non sarà ultimato lo scolmatore verrà tolta solo una parte del pericolo. Ci sarà quindi una riduzione del rischio almeno per il centro di Genova. La Regione sta facendo dei bandi per risolvere problemi di rischio localizzati nell’entroterra, quindi qualcosa si sta facendo. Resta il fatto che su questo versante abbiamo problemi enormi, maggiori di tutte le altre regioni d’Italia».

    Ormai abbiamo imparato che il “rischio zero” non esiste, ma al termine di questi lavori possiamo dire che Genova sarà più sicura?
    «Certamente si. Non lo sarà al 100%, perché come giustamente ricordato il la sicurezza assoluta non può garantirla nessuno, per questo noi ingegneri parliamo di “riduzione del rischio”, dal momento che le opere si fanno sempre ragionando su tempi di ritorno in questo caso fissati per legge a 200 anni. Può succedere che nei due anni successivi alla realizzazione di un’opera vengano fuori portate duecentennali o che non succeda nulla per 400 anni. Mi sembra d’aver capito che l’alluvione del 2014 sia stata un po’ più potente di quella duecentennale. Inoltre, il problema non è soltanto l’acqua, ma anche il trasporto di materiale solido, in particolare dai terreni a monte. L’abbandono dei territori fa sì che si lascino degli oggetti, dei rami o della spazzatura che vengono trascinati dai corsi d’acqua e quando devono passare sotto un ponte diventano pericolosi. Anche se stiamo facendo molto dobbiamo fare qualcosa in più per sensibilizzare le persone quantomeno a non abbandonare rifiuti intorno ai corsi d’acqua. Per non parlare poi dei classici orti recintati con la rete del letto, o le vecchie baracche abbandonate 40 anni fa dei contadini che possono essere distrutte e trasportate dall’alluvione, per cui servirebbe un’opera di pulizia, oltre ai soliti motorini o automobili abbandonati. Il rischio si riduce anche con questi piccoli interventi».

    Quale tra i vari enti pubblici ha un peso specifico o una responsabilità maggiore?
    «I sindaci, in particolare quelli dell’entroterra, si trovano spesso con bilanci risicati con poche risorse da destinare alla difesa del suolo. Quelli dei grandi comuni magari hanno più possibilità di stipulare dei mutui, ma anche loro hanno grosse spese, mentre la Regione gira dei soldi che arrivano dallo Stato. Purtroppo è lo Stato che stanzia pochi soldi nella difesa preventiva del suolo, limitandosi a spenderli dopo che avvengono determinati fenomeni, come l’esondazione del Bisagno. Quasi mai vengono stanziati dei soldi per la prevenzione, purtroppo la politica è fatta così: lo Stato va dietro ad altre cose più urgenti, come magari i terremoti che hanno rischi maggiori. Va anche detto che la prevenzione nella difesa del suolo è materia particolarmente difficile, per cui servirebbe una bacchetta magica».

    Certo, la distribuzione dei fondi statali tra le Regioni potrebbe seguire criteri diversi…
    «La Liguria è una regione con tanta popolazione, poca superficie e tantissime criticità dovute alla sua ripidità. Altre regioni d’Italia sono più estese, magari con una popolazione simile a quella ligure ed elementi a rischio in posizioni più tranquille. I nostri elementi a rischio (scuole, chiese ecc.) sono quasi sempre in punti vulnerabili quando viene un’alluvione, ai piedi di un monte. Nonostante questo, i finanziamenti statali vengono elargiti in rapporto superficie/popolazione. Va da sé che la Lombardia riceverà più finanziamenti della Liguria nonostante gli elementi a rischio della Lombardia non siano vulnerabili come quelli liguri».

    Quindi non cambierà mai nulla?
    «Dipende anche dai politici regionali, purtroppo, se sono benvisti o malvisti dal Governo e se hanno voce in capitolo per portare i soldi in Liguria piuttosto che farseli sottrarre da altre regioni con meno problemi di noi».

    Quindi anche l’orientamento politico delle regioni influisce sulla distribuzione dei fondi?
    «Non si sa, io sono un ingegnere e di politica me ne intendo veramente pochissimo. È possibile, ma non vuol dire che un Governatore di sinistra sia più bravo di una di destra o viceversa. Credo che per essere un buon amministratore si debba essere prima di tutto in grado di farsi sentire per portare qualcosa a casa, indipendentemente dal fatto che sia dello stesso colore del governo o meno. Non credo che, di fronte a un Governatore di destra, un Governo di sinistra non riconosca le problematiche che ci sono nella Liguria, come quelle del Bisagno, del Roja o di qualunque altro corso d’acqua del territorio».

    Un’ultima cosa. Erasmo D’Angelis, responsabile di #italiasicura, ha detto che ci sono risorse del governo per 9,8 miliardi nei prossimi 7 anni, però mancano molte progettazioni…
    «Non mi stupisce che manchino le progettazioni. Ma quanti sono i piccoli Comuni che hanno uffici tecnici retti da geometri magari che dividono con altre amministrazioni e non hanno nemmeno il tempo di coprire il lavoro ordinario. E quanti non hanno le risorse per pagare un consulente per elaborare un progetto perché hanno le casse vuote? Questo non vuol dire che questi Comuni non abbiano problemi di natura idrogeologica, fiumi o torrenti da tenere puliti, lavori urgenti da far eseguire, situazioni di potenziale pericolo da affrontare… Penso che questo problema della progettazione vada affrontato e discusso con i diretti interessati in un quadro più complessivo».