Yarn Bombing significa “bombardamento di filati” ed è una forma d’arte nata nel 2005 negli Stati Uniti, che si pone l’obiettivo di colorare le città “rivestendole” con installazioni in lana e cotone.
Si è già parlato della possibilità di portare questa forma d’arte a Genova: qualche mese fa il Comune ha avviato una raccolta di lana e filati, che nei prossimi mesi saranno lavorati per creare la grande installazione che verrà allestita al Porto Antico dal 21 marzo 2013, rivestendo gli arredi urbani quali panchine, ringhiere, alberi, parti di edifici, ecc.
Chi vuole partecipare alla lavorazione può partecipare agli incontri che si terranno al barmentelocale (Palazzo Ducale) ogni sabato dalle 14.30 alle 17.30. Per maggiori informazioni scrivere a intrecciurbani@comune.genova.it.
Il progetto è molto articolato e prevede la partecipazione di un numero rilevante di associazioni, enti, artisti, studenti e singole persone
Al termine dell’esposizione i manufatti verranno recuperati e distribuiti alle varie associazioni/gruppi di lavoro che li hanno prodotti.
Venerdì 16 novembre 2012 (ore 18.30) presso l’auditorium Eugenio Montale del Teatro Carlo Felice si terrà Versus Vertigine Show, evento ispirato al libro ”Versus Vertigine” di Margherita Marchese Scelzi e Grazia Apisa Gloria, edito da Liberodiscrivere.
Uno spettacolo di trenta minuti per raccontare le divagazioni di Grazia Apisa Gloria sul progetto fotografico di Margherita Marchese Scelzi: un’opera in cui la narrazione fotografica incontra la riflessione poetica, formando così la trama di una ispirazione dove lo “spettatore” può identificarsi attraverso le proprie sensazioni.
Nel corso dell’evento avrà luogo una lettura di testi da parte di Patrizia Battaglia, Maurizio D’Antonio, Johnny Grieco, Ksenja Laginja, Claudio Pozzani, Antonio Sgorbissa, soggetti protagonisti di alcuni degli scatti realizzati.
A dicembre 2012 la Galleria Studio 44 (vico Colalanza) inaugura la mostra collettiva Take Away, aperta a tutti i soci.
A questo scopo è possibile consegnare le opere che faranno parte dell’esposizione, seguendo un breve regolamento:
– i partecipanti devono essere soci della associazione culturale Galleria Studio 44 (o possono eventualmente associarsi sottoscrivendo al costo di 25 € la tessera annuale di socio ordinario)
– portare fino a due opere bidimensionali (dimensioni 80×80 cm) oppure due opere scultoree (dimensioni base 40×40 cm).
Le opere saranno accettate in ordine di iscrizione fino a esaurimento spazi, entro sabato 24 novembre 2012. La mostra verrà inaugurata sabato 1 dicembre (ore 18) e resterà aperta al pubblico fino a sabato 22 dicembre.
Sabato 10 novembre 2012 (ore 21.30) va in scena al Count Basie Jazz Club di vico Tana il concerto – reading Il grande fresco, con Federico Sirianni (voce, chitarra ossidata, pianoforte), Guido Catalano (voce recitante) e Matteo Negrin (voce, chitarra classica, elettrica).
Lo spettacolo cult nato a Torino che ha raccolto migliaia di fedeli appassionati è un riuscito incrocio tra poesia comica e canzone d’autore, un concerto reading in cui Federico Sirianni e Guido Catalano, supportati dal poliedrico chitarrista Matteo Negrin e da uno o più ospiti che animano a sorpresa ogni serata, affrontano, attraverso le parole, la musica, l’ironia e una vena sentimentale decisamente spinta, i temi più disparati della quotidianità.
Giovedì 8 novembre 2012 il primo di una serie di appuntamenti che si terranno ogni mese presso la sede dell’Associazione Cartiera 41 a Mele: il primo giovedì del mese una mostra d’arte, accompagnata da un concerto unplugged.
Il primo evento (inizio ore 19.30) vede come ospiti l’artista genovese Enrico Casalino e la band dei Deriva.
Ingresso gratuito. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 31 novembre.
Enrico Casalino è nato a Genova il 7 luglio del 1971. Vive e lavora a Milano, dove lavora come manager di una multinazionale. Esponde le sue opere in Italia e all’estero.
È aperta al pubblico fino a mercoledì 14 novembre, presso il castello di Nervi, la mostra personale di Cate Nuto “Semi di mare”.
L’artista, che vive e lavora a Genova, illustra in questa mostra i frutti della sua ricerca legata alle forme, ai colori e ai profumi ispirati dalla natura, attraverso la sperimentazione di diversi materiali e supporti quali carta, tela e juta, che vengono sovrapposti e combinati tra loro.
I “semi” che l’artista sparge sulle tele richiamano la natura nelle sue forme originarie e arcaiche, anche attraverso fragranze e profumi che arricchiscono le suggestioni visive con un gioco di richiami sinestetici.
Lo spazio è concesso gratuitamente dal Municipio 9 Levante. La mostra è realizzata con il supporto di ARTube e l’Azienda Agricola Marco Rabino.
Venerdì 2 novembre 2012 (ore 22.30) a La Claque si terrà il concerto di Zibba e Almalibre, che lo scorso anno hanno fatto registrare il tutto esaurito. Il cantautore ligure, vincitore della Targa Tenco 2012 per il miglior album dell’anno con “Come il suono dei passi sulla neve” (a pari merito con gli Afterhours), presenta i suoi nuovi brani insieme al gruppo con cui si esibisce da tempo.
Il costo del biglietto di ingresso è 10 €.
Sempre venerdì 2 novembre si terrà a La Claque l’inaugurazione della prima di una serie di mostre allestite nel locale del centro storico: il primo artista è il genovese Filippo Vassallo e le sue opere rimarranno esposte fino al 22 novembre.
La casa editrice Salani, nota per aver pubblicato in Italia i romanzi della saga di Harry Potter e autori come Daniel Pennac, festeggia i suoi 150 anni di attività attraverso un bando di concorso rivolto a illustratori e a grafici, esordienti e professionisti.
Oggetto del bando è (ri)disegnare le dieci copertine delle opere più lette della casa editrice, ovvero:
– Harry Potter e la pietra filosofale (J. K. Rowling)
– Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Luis Sepúlveda)
– Pippi Calzelunghe (Astrid Lindgren)
– Matilde (Roald Dahl)
– L’occhio del lupo (Daniel Pennac)
– Skellig (David Almond)
– L’uomo che piantava gli alberi (Jean Giono)
– Breve storia del mondo (Ernst Gombrich)
– La Nuova Bibbia Salani
– Chi me l’ha fatta in testa? (Werner Holzwarth e Wolf Erlbruch)
Il concorso è aperto a ogni genere e tecnica artistica. I partecipanti possono scegliere una sola delle copertine dell’elenco e inviare l’immagine in formato .jpeg e dimensioni 13,7 x 20,5 cm entro il 31 gennaio 2013 all’indirizzo mail copertinesalani@salani.it insieme ai propri dati personali (nome, cognome e indirizzo).
Le dieci migliori copertine – selezionate da una giuria – saranno esposte durante la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna 2013 e al Salone del Libro di Torino 2013.
Che cos’è il Cantiere Campana? Un nuovo progetto, portato avanti dal Teatro della Tosse, per dare la possibilità di esprimersi a quelle voci – giovani registi, autori e compagnie – che difficilmente attraverso i canali convenzionali trovano spazio per le proprie rappresentazioni. Il Cantiere (già il nome suggerisce il fermento di una realtà in continuo divenire) presenta così una programmazione costituita interamente da spettacoli di nuova drammaturgia, e si pone in maniera del tutto peculiare rispetto al pubblico, incoraggiandone la partecipazione attraverso la sottoscrizione di una tessera che permette di diventare “sostenitori” del progetto, creando quindi una community attiva che durante l’anno dialogherà al suo interno e col teatro per mezzo di canali digitali e iniziative dal vivo, e che alla fine deciderà, insieme al teatro, il cartellone della stagione successiva. Abbiamo parlato di tutto ciò con Yuri D’Agostino, attore, regista e da quest’anno responsabile del Cantiere, i cui spettacoli verranno ospitati, appunto, nella Sala Dino Campana del teatro.
Cos’è il Cantiere Campana, quando e come è nato?
«È un progetto del Teatro della Tosse con due obiettivi principali: il primo è portare avanti la nuova drammaturgia e le compagnie emergenti, il secondo è riuscire a creare sul territorio una comunità di spettatori – noi li chiamiamo sostenitori – che sia il più ampia possibile, con la quale dialogare e crescere per tutta la stagione; è un progetto che nasce dalla domanda “come sarà il teatro di domani?” e soprattutto “ci sarà un teatro in Italia?”. Questo periodo di crisi sta facendo passare anche ai teatri un momento di grave difficoltà economica, e ciò porta spesso a scegliere spettacoli comodi, massimizzando il risultato con il minimo rischio se non quando con il minimo sforzo, attraverso l’uso di grandi nomi, grandi registi…certo questi spettacoli meritano di essere portati avanti, ma non possono essere gli unici. Ci deve essere una varietà dell’offerta culturale, con proposte che magari non pagano subito, ma che sono il seme del teatro di domani. Ecco a cosa guarda il nostro progetto. Non è un discorso nuovo al Teatro della Tosse, che ha sempre investito in simili spettacoli: quest’anno ci sarà la programmazione di Sala Trionfo, con titoli di grande richiamo, e a fianco, in Sala Campana, una stagione altrettanto bella ma formata da spettacoli di nuova drammaturgia italiana, compagnie emergenti validissime cui mancava solo un palco su cui poter mostrare il proprio lavoro. A fianco, la community di spettatori, vera e propria anima della stagione, cui si offrono non solo la visione ma diversi gradi di partecipazione a seconda di quanto vorranno interagire con noi: possono recensire lo spettacolo online, incontrare gli attori, venire a conferenze a tema, partecipare a viaggi in cui si va a vedere tutti insieme uno spettacolo fuori Genova… tutto questo è Cantiere Campana».
Decisamente una fruizione attiva… «Assolutamente. Riteniamo che nell’ecosistema del teatro gli spettatori siano una parte non solo integrante, ma importantissima: dopo tutto si fa teatro per il pubblico! Quindi perché non cercare di sapere il più possibile opinioni, gusti e predisposizioni? Queste sono cose che si scoprono soprattutto attraverso il dialogo. Ha già funzionato l’anno scorso col “Castello dei Sette Peccati” in cui attraverso un concorso abbiamo chiesto al pubblico, quindi a persone che fanno altri mestieri, di partecipare portando il proprio contributo creativo: molti hanno tanto da dire e proporre ma semplicemente non hanno l’occasione di esprimersi perché il loro lavoro li ha portati a fare altro. Abbiamo avuto un riscontro notevole e sono uscite fuori cose davvero belle. Questo dimostra che i genovesi hanno voglia di partecipare, di comunicare, manca solo qualcuno che dia gli strumenti e l’ascolto: il Cantiere si pone come ascoltatore».
Autori e compagnie giovani: significa mantenere il teatro un organismo vivo, con forte presa sulla realtà odierna… «Certamente! Tutti gli attori e i registi oggi famosi prima non lo erano, erano giovani con tanta voglia e talento, mancava qualcuno che desse loro fiducia. A loro è stata data e sono diventati le persone che noi conosciamo. In mezzo a coloro cui noi adesso decidiamo di dare fiducia, sappiamo che ci sono quelli che a cinque anni da adesso porteranno avanti il teatro. Abbiamo organizzato un ventaglio d’offerta molto ampio, con varie tipologie e compagnie da più parti d’Italia per far sì che a fine stagione il pubblico sappia dirci cosa ha gradito e cosa no, e avere uno strumento in più per costruire la stagione successiva. In particolare abbiamo sostenuto grandi idee non necessariamente portate avanti con grandi mezzi: è questo che ci ha permesso di offrire spettacoli a prezzi popolari».
Come funziona quindi l’accesso al Cantiere per i giovani registi e le giovani compagnie? «Durante la stagione le compagnie propongono i loro spettacoli alla direzione che li sceglie, con un occhio di riguardo ovviamente per tutte le giovani nuove proposte che devono andare a occupare lo spazio dedicato. A ciò si aggiunge un bando, “Pre-visioni”, cui possono partecipare tutte le compagnie presentando sul palco il loro lavoro. Per esempio abbiamo uno spettacolo, presentato l’anno scorso al bando, che quest’anno è in cartellone al Cantiere. Dall’anno prossimo vogliamo che queste scelte siano compiute dal Teatro insieme ai sostenitori»
Tu per esempio come sei arrivato? «La mia presenza qui dimostra l’apertura verso i giovani, mi hanno dato fiducia nonostante la mia relativamente giovane età. Nasco come attore ma dal 2006 mi sono appassionato sempre più alla regia, lavorando come assistente alla regia e regista. Poi mi sono avvicinato alla Tosse, visto che sono genovese e amo il mio territorio mi piace poter restituire qualcosa col mio lavoro; la collaborazione è andata avanti fino a trasformarsi in quello che è oggi, con questo progetto da sviluppare».
Oggi il teatro ha ancora un senso? È ancora un mezzo adatto a parlare alle persone e se sì perché? «Certamente. Il teatro non è la versione povera del cinema, il teatro è un’emozione, ti porta non tanto ad avere delle risposte ma a farti delle domande, è un momento unico. Col teatro tu scegli di abbandonarti per un’ora e mezza, entri in sala e credi a qualcosa che non c’è, a persone in uno spazio nero di 30 metri quadri che non sono chi dicono di essere, con una scenografia che finge, ma tu ci credi: si gioca a credere a un qualcosa, e se il gioco è portato avanti bene allora riesci a vedere un messaggio».
Abbandonarsi richiede predisposizione mentale e tempo. Come si richiama allora quel potenziale giovane pubblico abituato a un tempo di fruizione compulsiva profondamente diverso da quello del teatro? «È vero, è un tempo di fruizione passiva e compulsiva, dove tutto viene fatto nella maniera più breve possibile. Fortunatamente non tutte le persone vivono in questa dimensione. Noi cerchiamo di far capire agli spettatori di domani ma anche a quelli di oggi che esiste anche questo tempo che ti puoi prendere solo per te, e che è già presente nelle persone, altrimenti i teatri sarebbero vuoti, invece la gente viene ed è tanta; ma crediamo di poter raccogliere nuove fette di pubblico, e un modo è appunto la partecipazione attiva: le persone devono capire di non trovarsi davanti a un televisore, e che è necessario partecipare allo spettacolo col cervello e col cuore».
Tralasciando il fatto che i reiterati tagli stanno uccidendo arte e cultura, secondo te una struttura teatrale che funziona deve/può reggersi da sola o è giusto che venga finanziata? «Questo è un teatro stabile privato, quindi riceve finanziamenti molto inferiori ai teatri pubblici. Detto questo, io sono un profondo sostenitore del finanziamento perché il teatro muove una macchina grossissima che va oltre la rappresentazione in scena e comprende scrittori, tecnici, registi, strutture, uffici, costumisti… tutto questo ha un costo professionale e muove l’economia in una decisa percentuale di Pil. Ma lo scopo finale del teatro non è produrre guadagno, è produrre cultura. Alzare la qualità della vita delle persone. Non deve necessariamente avere un bilancio positivo dal punto di vista strettamente economico, perché il bilancio positivo ci sarà più avanti nelle persone, a cui dai il senso critico, la capacità di discernere giusto e sbagliato secondo il proprio criterio, gli strumenti per decidere. Andando a vedere anche cose classiche come Edipo, Romeo e Giulietta, Amleto, una persona esce più ricca, con i mezzi per riconoscersi e in un futuro prendere le proprie decisioni. Questo è un investimento che lo Stato deve fare per i suoi cittadini, e che quindi è giusto che sia finanziato e che non sia totalmente a carico del singolo, il quale altrimenti non potrebbe permettersi di pagare un biglietto che renda i soldi necessari ad andare in pari. Il teatro non dovrebbe preoccuparsi di andare in attivo, così come non deve, ovviamente, sprecare soldi; ma quando uno spettacolo viene fatto bene, con passione, e gli spettatori escono diversi da come sono entrati, allora non importa che ci sia stato o meno l’attivo».
Il nodo cruciale sta nell’attenzione, da parte del singolo ente, a non appiattire l’offerta culturale “perché tanto c’è il finanziamento”… «Certo. Non deve appiattire l’offerta ma non deve neanche, per paura della mancanza di finanziamenti, appiattirsi solo su quegli spettacoli che garantiscono di raccogliere fondi. Purtroppo, se si tratta il teatro da azienda, farà scelte da azienda. Se lo si tratta invece da risorsa e struttura importante della società, potrà comportarsi come tale, e a beneficiarne sarà soprattutto il cittadino».
Artefatto 2013 è un bando promosso dal Comune di Trieste finalizzato alla valorizzazione dei giovani talenti e alla promozione dell’arte giovanile, che si concluderà con la realizzazione di una mostra collettiva che si svolgerà a maggio 2013.
Il concorso è aperto ad artisti (singoli o gruppi) di qualunque nazionalità, residenti in Italia o all’estero, di età compresa tra i 17 e i 35 anni. La partecipazione è gratuita.
Per partecipare si dovrà inviare una sola opera sul tema “Il soft power è l’altra faccia del potere“, rispondenti a qualunque tecnica di arte visiva (pittura, scultura, fumetto, fotografia, installazioni, ecc).
Le candidature potranno essere inviate entro e non oltre sabato 15 dicembre 2012 all’indirizzo:
Comune Trieste
Progetto Artefatto
Area Educazione Università e Ricerca
Cancelleria
Via del Teatro Romano, 7
34121 Trieste
I risultati della selezione saranno comunicati entro il 31 gennaio 2013 sul sito web di Artefatto.
La selezione delle opere avverrà secondo 2 modalità:
– opere presentate da giovani artisti di età compresa tra 17 e 20 anni.
– opere presentate da giovani artisti di età compresa tra 21 e 35 anni.
Il Comune di Trieste contribuirà alle spese di alloggio agli artisti selezionati provenienti da fuori Trieste e dai territori limitrofi nel weekend dell’inaugurazione. La copertura delle spese di alloggio sarà garantita fino a esaurimento dei posti disponibili e terrà conto delle distanze di provenienza (precedenza agli artisti provenienti dalle località più lontane).
Per motivi organizzativi si richiede ai partecipanti liguri di comunicare la propria adesione al concorso inviando una mail a Gianna Caviglia, referente GAI della Liguria gcaviglia@comune.genova.it.
In attesa dell’evento, McCurry si trova già a Genova e incontrerà il pubblico questo pomeriggio (martedì 16 ottobre, ndr) alle 15.30 nell’Aula Magna dell’Università, Scuola di Scienze Umanistiche, in via Balbi 2.
Introducono Michele Marsonet, Preside della Scuola di Scienze Umanistiche e Alberto Beniscelli, direttore dei DIRAAS.
Presentano i docenti di storia dell’arte contemporanea Franco Sborgi e Paola Valenti.
Nicolino Giulio Centanaro, in arte Giuliogol, classe ’68, è un artista, un writer genovese. Nutrendo una passione sconfinata per l’arte di strada, ha perfezionato la sua formazione attraverso corsi specifici di aerografia e pittura ad olio. Nel 2009 per la Galleria Rotta Farinelli ha realizzato la decorazione a graffito di una parete della nave MSC Splendida. Dallo stesso anno collabora col Municipio VII del Ponente per opere di riqualificazione attraverso graffiti legali.
Ricopre la figura di responsabile arti grafiche per l’Associazione Mare di Note e porta avanti collaborazioni con altre associazioni e manifestazioni artistiche ponentine (Ass. Ponente che Balla, Ex-Melle Artisti di Strada, Sestri come MontMartre). Attualmente è in allestimento una sua personale presso l’Associazione Culturale Cartiera 41.
Come hai cominciato a fare il writer e quando?
«Il writer lo si comincia a fare per strada, da ragazzino,si inizia con la tag, quella firma che agli occhi di molti è una bruttura. Poi la cosa si evolve in disegno, in grafica, in messaggio. Per me è stato così. Un modo per sentire di esserci e fare parte di un qualcosa, un modo per dire “io sono passato di qui e ho lasciato un segno del mio passaggio”. La voglia di opporsi all’autorità, il gusto di fare una cosa vietata, che non si deve fare. Keith Haring (il primo writer americano a diventare famoso, n.d.r.) ha iniziato per strada, e nonostante il successo planetario ha continuato a lasciare la sua firma per strada, Londra, Tokyo o dovunque andasse».
Tu sei arrivato a decorare gli interni di una nave da crociera. «Sono stato contattato tramite la Galleria Rotta. Su questa nave, al piano della sala giochi, si è voluto riprodurre l’ambiente di strada, ricoprendo le pareti di ondulato e decorando coi graffiti; inizialmente, dato lo spazio comunque formale della nave, ritenevo di dover essere molto preciso nei disegni, ma mi è stato invece richiesto espressamente di lasciarmi andare, addirittura di fare graffiti un po’storti, un po’ colati, proprio come in strada».
Ben lontano dalla figura archetipica del writer che gira di notte disegnando su muri e vagoni dei treni, zaino pieno di bombolette e cappuccio fin sulla fronte.
«Invecchiando ho iniziato a ragionare sul graffito legale, anche perché ormai la società si è abituata ai graffiti, piacciono. Fare tutto alla luce del giorno, mostrare il proprio lavoro permette di farsi pubblicità, e poi magari ricevere committenze, ed essere pagati per quelle. Qualcuno può apprezzare quello che hai fatto e ingaggiarti per decorare una saracinesca o un interno. Andare di notte significa invece pagare di tasca propria tutto il materiale e rischiare migliaia di euro di multa, per non dire del fatto che la visibilità del proprio lavoro rimane molto limitata. Certo, può essere visto come uscire dal concetto originario del writer e vendersi, ma secondo me è indispensabile un’evoluzione in questo ambito, perché non puoi continuare per sempre a farlo illegalmente, di notte, non ti porta da nessuna parte. Da giovane non ragionavo così, è ovvio, ma vorrei che i ragazzi imparassero questo atteggiamento per avere poi delle possibilità in futuro, per non restare ancorati per sempre a quelle figura. Non puoi a cinquant’anni andare a fare la scritta e scappare».
Questo approccio ti ha portato al punto d’arrivo del graffito legale, la collaborazione col Comune.
«Abbiamo lavorato per riqualificare il muro di un bar sulla passeggiata di Voltri, proprio sulla spiaggia, che era stato imbrattato con delle scritte. Per dare vita a questo progetto ho preso contatto con l’assessore Morlé e ho proposto di dipingere il muro. La parte più in vista, quella visibile dalla passeggiata, è di 16 metri quadri, ma fa angolo con ben altri 80 metri quadrati che danno sulla spiaggia, anche questi imbrattati. Il Comune ha preso in carico il costo del materiale necessario al lavoro. Ho preso una crew (“FNT”, Fusi nella testa) di ragazzini, tutti minorenni, che andavano di notte a scrivere, e ho dato loro la possibilità di fare quello che amano in modo legale e utile alla comunità; ho preparato loro il fondo (la stesura di fondo sul muro che deve essere dipinto, n.d.r.), abbiamo fatto lo studio per il disegno da realizzare. Sul muro principale ho realizzato il Nettuno (che, prendendo forma dall’unione delle onde, arriva dal mare dirigendosi verso lo spettatore, n.d.r.), sul resto ho fatto lavorare i ragazzi: ho cercato di far loro capire che al giorno d’oggi la possibilità di un graffitismo legale esiste. Sono stati contentissimi di questa esperienza, mi chiedono sempre di fare qualcos’altro».
La collaborazione col Comune si è estesa anche ad altre occasioni.
«Per l’esempio che ti ho raccontato la proposta è partita da me, poi mi hanno cercato loro per un progetto, che spero di portare avanti, riguardo un muro al CEP, anche quello tutto imbrattato. Chiamare una ditta a imbiancarlo comporta una grossa spesa per avere comunque un risultato triste e uniforme, e il giorno dopo le tag sono di nuovo lì. Chiamare dei ragazzi invece significa dare una possibilità e far fare qualcosa di bello, un disegno che piace, come il muro della passeggiata che è piaciuto molto».
Tu lavori su superfici molto ampie ma anche su quelle davvero piccole, come per esempio i termosifoni (oltre alle tele e agli oggetti più disparati, dalle uova di struzzo alle aerografie sulle Vespe). «Di certo mi trovo meglio sulle grandi superfici perché mi sento più libero, lì posso anche fare l’errore, che comunque riesco ad aggiustare con più facilità perché resta piccolo rispetto alla dimensione della superficie, e poi ho la possibilità di metterci più cose, dare più significato e lasciarmi andare un po’ di più. Gli oggetti piccoli mi piacciono invece per un altro motivo, perché lì si vede la professionalità, ci vuole molta precisione nel piccolo e riuscire mi dà molta soddisfazione. Quindi alla fine sono due situazioni diverse che mi piacciono in maniera differente».
Tecniche preferite. «Secondo me l’arte va vissuta a 360 gradi. Abbiamo la possibilità, anche grazie al computer, di raggiungere qualsiasi risultato, quindi perché non spaziare il più possibile? Io uso pittura a olio, aerografo, matita, carboncino, papiér collé… più tecniche uso e più mi sento completo. La tecnica con cui mi sento più a mio agio è l’aerografia sicuramente, la uso da vent’anni e trovo l’aerografo uno strumento eccezionale, è veloce e permette di ottenere in cinque minuti delle sfumature che a olio richiedono una giornata, e poi si avvicina molto alla street art, è come avere in mano una minibomboletta. Le mie preferenze vanno anche a periodi. A volte faccio tutto a colori, altre in bianco e nero, magari mi fermo e aspetto, poi faccio del dripping. Sicuramente ho degli artisti di riferimento, ad esempio Picasso, i surrealisti, Keith Haring, Jean Michel Basquiat… ma l’arte è bella tutta».
Qual è il messaggio più importante che vorresti arrivasse alle persone che guardano le tue opere? Sul tuo sito si legge “amore per la nostra città e voglie di rendere migliore il grigio urbano”. «Già. Un muro grigio chiude, un muro colorato dà la possibilità di pensare, di sognare. La fantasia è importante, se le mettiamo le catene la vita diventa più triste».
I lavori di Giuliogol restano in esposizione negli spazi di Cartiera 41 fino al 31 ottobre. Per qualsiasi informazione a proposito e per vedere la mostra fare riferimento agli orari di apertura dell’Associazione come riportati sul sito cartiera41.it.
Una singolare protesta, quella organizzata dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, che domenica 14 ottobre (ore 10) si vestiranno tutti di rosso per aiutare nel trasferimento dei quadri di Aurelio Caminati da una casa all’altra in via Balbi.
Una vera e propria catena umana, a metà fra un flash mob e un’opera di volontariato, per dare una mano alla figlia ed erede dell’opera di Caminati, Maria Grazia, che ha da poco ricevuto un avviso di sfratto esecutivo (con rischio di sequestro delle opere) che avrà luogo lunedì 15 ottobre. A questo scopo, gli studenti si sono mobilitati per portare in una nuova sede tutti i quadri del pittore genovese.
L’evento si svolgerà in collaborazione con il Comune di Arenzano, che si è impegnato a dedicare a Caminati l’edizione 2014 della mostra di pittura Florarte.
Appuntamento dunque domenica alle 10 al civico 30 di via Balbi: chi vuole contribuire dovrà indossare qualcosa di rosso, in omaggio a Caminati e alla sua attività artistica.
Chi era Aurelio Caminati. Nato a Genova nel 1924, inizia la sua attività artistica nel 1949 e tiene la sua prima mostra personale nel 1950 alla galleria Bergamini di Milano. Nel 1956 partecipa alla Biennale di Venezia e in seguito ad altre importanti esposizioni in Italia e all’estero. Dopo un’iniziale adesione a un realismo sociale i cui soggetti favoriti sono stati i personaggi della vita quotidiana, è passato alla realizzazione dei “falsi ideologici”, composti da citazioni tratte da quadri famosi riprodotti sulla tela e affiancati a una pittura inquietante, con raffigurazioni di larvali e fantasmatiche presenze.
Nel 1963 si avvicina alla Pop Art e inseguito all’Iperrealismo. Nel 1975 fonda con Claudio Costa il Museo di Antropologia attiva di Monteghirfo. Nel 1990 ha realizzato gli affreschi del foyer del teatro Carlo Felice di Genova, per i quali è risultato vincitore del concorso.
Nel luglio 1998 Palazzo Ducale gli dedica una mostra con un centinaio di opere, affiancate da video legati alle realizzazioni di performances degli anni Settanta / Ottanta.
Giovedì 11 ottobre2012 il cinema Sivori ospita la premiazione del bando Ripremio – Percorsi centrifughi, indetto dal Comune di Genova nell’ambito del progetto europeo Creative Cities per valorizzare i talenti cittadini che si sono distinti in Italia e all’estero nel campo delle Industrie Creative.
Questi gli artisti premiati
– Fabio Cavalli: sceneggiatore, scenografo e coproduttore del film “Cesare deve morire” vincitore dell’Orso d’oro al Festival internazionale del Cinema di Berlino e da poco scelto come film italiano candidato agli Oscar 2013;
– Christian Cantamessa: game designer del videogioco “Red Dead Redemption”, riconosciuto come videogioco dell’anno 2010, vincitore di 160 premi;
– Alessandra Vinotto: fotografa e video maker, vincitrice del premio Best music video Award all’Hollywood 3d film;
– Simone Lezzi: fotografo di moda, vincitore del premio Now 2012;
– Stefano Bucciero: designer, ha all’attivo collaborazioni con aziende internazionali come IKEA e Eni-Sapiem.
Abbiamo chiesto a uno di loro, Stefano, di spiegarci da dove trae ispirazione per il suo lavoro: «La grafica fondamentalmente è una competenza tecnica, l’arte invece un talento, ma entrambe hanno un fine. L’arte manda messaggi diversi a ognuno, ed è quindi interpretata a livello emozionale. La grafica, invece, manda lo stesso messaggio a tutti e va capita a livello concettuale. Nell’ambito della comunicazione sociale entrambe le soluzioni sono inefficaci, io unisco entrambe all’interno dei temi della green economy del sociale e dell’ambiente. Fondamentalmente, questi sono i temi delle mie opere».
L’evento si terrà alle 18. Alle 20.30 sarà proiettato, sempre alla sala Sivori, il film “Cesare deve morire”.
Venerdì 12 ottobre si terrà una seconda cerimonia di premiazione presso la Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale (ore 17) alla presenza del sindaco Marco Doria
Tutti gli eventi sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.
Torna a Genova Pekakucha Night, l’evento organizzato da Linkinart che permette ad artisti e creativi di condividere e far conoscere il loro progetto: la quarta edizione dell’evento si terrà venerdì 23 novembre 2012 presso la chiesa di Sant’Agostino e sono aperte le selezioni per partecipare.
Il bando è rivolto a creativi di ogni settore: designer, architetti, grafici, fotografi, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, professionisti della comunicazione o editoria e così via.
Per partecipare è necessario creare 20 slide Power Point di presentazione del progetto, ciascuna con durata massima 20 secondi (perciò durata massima della presentazione 6 minuti e 40 secondi). Un software gestirà automaticamente la sequenza delle immagini e dei creativi e non sarà possibile bloccare la sequenza. Le slide dovranno essere create secondo il modello scaricabile dal sito di Linkinart.
Sarà poi necessario inviare entro domenica 4 novembre almeno 7 slide e la scheda di partecipazione all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com.
La partecipazione è gratuita.
Entro l’11 novembre i creativi selezionati riceveranno una mail di conferma.