Tag: artisti

  • Arte che realizza occupazione sociale: concorso da un milione di euro

    Arte che realizza occupazione sociale: concorso da un milione di euro

    UPDATE! Bando prorogato al 22 maggio 2013.

    Ars. Arte che realizza
    occupazione sociale è un bando di concorso che si pone lo scopo di rivalutare il patrimonio artistico italiano, soprattutto quei luoghi oggi meno accessibili e visitati. Chi partecipa è chiamato a inviare proposte per aumentare i visitatori, migliorare i servizi culturali (visite guidate, laboratori didattici, marketing territoriale anche se web), valorizzare luoghi poco conosciuti, con l’obiettivo finale di creare ricavi e generare occupazione.

    Il concorso indetto da Fondazione italiana Accenture mette in palio un milione di euro al progetto migliore, cifra che consentirà al suo autore di realizzarlo concretamente.

    Possono partecipare persone maggiorenni, singolarmente o in gruppo (incluse fondazioni, associazioni, organizzazioni di volontariato), che dovranno registrarsi al sito www.ideatre60.com e caricarvi un progetto inerente ai campi di architettura, pittura, scultura entro il 25 marzo 2013.

    La valutazione dei progetti avverà secondo due fasi: la prima attraverso votazione online, la seconda da parte di un comitato tecnico: entro luglio 2013 saranno selezionati i cinque progetti finalisti e il primo classificato otterrà la cifra in palio. La realizzazione dell’opera sarà affidata all’ente no profit indicato dal proponente oppure a un ente terzo che dimostri le competenze necessarie.

    Agli altri quattro progetti finalisti saranno assegnati premi in denaro e il supporto nella realizzazione dei business plan della propria idea.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Gruppo Matreska: collettivo artistico di poesia, teatro e fotografia

    Gruppo Matreska: collettivo artistico di poesia, teatro e fotografia

    Gruppo MatreskaNonostante ci siano ancora molte persone convinte del contrario, Genova è una città dal grande fermento artistico: ne sono la prova i numerosi progetti ideati da giovani creativi della città per sostenere la loro arte e quella di loro coetanei, esperti in varie discipline della cultura.

    Un esempio è Gruppo Matreska, fondato nel 2011 dalla fotografa Martina Massarente e dal poeta e autore teatrale Daniel Nevoso. Artisti molto attivi sul territorio genovese, hanno dato vita a questo gruppo con lo scopo di promuovere iniziative e culturali a Genova, delle quali curano in toto la direzione artistica e gli aspetti gestionali e organizzativi.

    Il nome deriva dalla celebre bambola russa, le cui caratteristiche (bambole una dentro l’altra, via via sempre più piccole) riprendono anche il “metodo” attraverso cui il gruppo seleziona progetti e collaboratori, che agiscono di fatto come tanti anelli di una catena: “dato un argomento e un riferimento artistico di base (fotografia, teatro, danza, etc), ciascun artista invitato alla collaborazione dovrà strettamente attenersi al lavoro del successivo, affinché il risultato finale possa essere omogeneo e connesso con l’obiettivo finale del progetto complessivo“.

    Al momento sono due le opere realizzate dal gruppo: lo spettacolo teatrale Martin di Daniel Nevoso, selezionato nel bando  del Teatro della Tosse per compagnie emergenti Pre-visioni, e Sussurri, mostra fotografica di Martina Massarente che si è svolta a Palazzo Rosso lo scorso maggio.

    Per conoscere i due artisti, le loro attività e i progetti futuri potete recarvi domani (venerdì 28 dicembre, ndr) alle 21 presso la Libreria Falso Demetrio di via San Bernardo, dove Martina e Daniel presentano il loro libro fotografico-poetico Sussurri, edito da Sagep. Il testo ripercorre – attraverso immagini fotografiche e testi poetici a cura dei due artisti – le opere oggetto dell’omonima mostra.

    Saranno presenti, oltre agli autori, l’editor di Sagep Fabrizio Fazzari e l’attrice Umberta Coglio.

    Marta Traverso

  • Raimondo Sirotti, una vita in pittura: incontro con l’artista ligure

    Raimondo Sirotti, una vita in pittura: incontro con l’artista ligure

    Raimondo SirottiRaimondo Sirotti è nato a Bogliasco nel’34. Alla pittura e alla ricerca artistica ha sempre affiancato l’attività di docente, prima al liceo e poi presso l’Accademia di Belle Arti di Genova, di cui è stato successivamente vicedirettore, direttore e per la quale oggi ricopre l’incarico di presidente. È l’autore degli arazzi che ornano il foyer del Teatro Carlo Felice, e suoi sono diversi interventi sul patrimonio artistico genovese. Ha lavorato alla decorazione degli interni di grandi navi, e ha realizzato opere per edifici pubblici di Genova, Chiavari, Camogli, Bogliasco. Per dieci anni è stato anche sindaco della natia Bogliasco. A lui Edoardo Sanguineti ha dedicato un sonetto nel 2005.

    Abbiamo intervistato il pittore nella sua casa di Bogliasco. Lo studio dà su un bellissimo e raccolto giardino; il gatto, “che a volte ha combinato qualche disastro qui in studio”, salta su e giù dal divano mentre discorriamo. Fuori, il silenzio tiepido di un mattino d’autunno in riviera: la stessa luce e gli stessi colori che escono dai suoi quadri e dalla sua arte.

    Un po’ di storia, dai primissimi inizi a quando ha capito che dell’arte voleva fare un mestiere…

    «Mio padre mi aveva iscritto a ragioneria all’istituto Tortelli, perché c’era già mio fratello che frequentava il liceo artistico, quindi poteva sembrare un po’ esagerato che due figli su due volessero fare gli artisti; fortunatamente ci fu l’incontro con un docente di lettere che vedendomi disegnare convinse mio padre. Non ci fu nemmeno bisogno di insistere troppo, devo dire che fu davvero molto comprensivo, e passai al liceo artistico. Poi, quello che serve è la voglia rabbiosa di chi ha intenzione di fare un certo tipo di lavoro di cercarsi le solidarietà giuste nei docenti e nei compagni, compagni con cui si condivide e ci si fomenta a vicenda, e quindi lievita la voglia di perseguire questo obiettivo. Come ho detto, bisogna farlo quasi con rabbia, bisogna essere convinti, non avere indecisioni e farsi prendere dalla pittura. O forse è la pittura che ci prende fin dalla nascita. Non so, può darsi che sia già un germe dentro di noi».

    Ancora oggi chi decide di vivere di arte o di musica viene visto leggermente come outsider… all’epoca come venivate visti dalla generazione precedente?

    «Un po’ strani, come d’altronde è sempre stato visto l’artista. Quando per anni sono stato sindaco di Bogliasco, i giornali parlando di me scrivevano “il sindaco pittore” mentre se uno è ingegnere, geometra o altro non scrivono “il sindaco geometra”: questo dà la misura di come l’artista sia considerato fuori dal normale. Forse è anche colpa, o merito, dell’artista che in fondo vuole essere fuori da certi schemi. Per me dipingere, vivere al cavalletto momenti che ho già vissuto sono come un liberare dei sentimenti, delle voglie. Alla fine, è una voglia di libertà».

    Nel suo percorso, come molti genovesi, è andato a Milano, dove chi guardava i suoi quadri le diceva “si vede che sei ligure”… cosa intendevano?

    «Altri compagni di scuola erano già andati, io li raggiunsi. All’epoca Milano era, in Europa, una delle città più vive di fermenti artistici, con un dibattito dialettico apertissimo tra la forma geometrica e la non forma; per mio essere mi sono orientato verso l’informale. In questo tipo di pittura si va sul colore, si fanno dei gesti (componenti principali dello stile informale sono la gestualità e il colore, n.d.r.)… e così veniva fuori la mia natura. Siamo tutti condizionati dagli ambienti in cui viviamo, e qui c’è un condizionamento dei luoghi talmente forte che basta una pennellata di bianco per capire che è stata data da uno che ha assorbito i nostri climi».

    Il legame con la nostra terra sembra essere molto forte in tutti gli artisti liguri, mi viene in mente anche la scuola cantautorale genovese per esempio…

    «Credo che tutti, non solo i liguri, siano influenzati dal contesto. Ma il sapore della nostra luce ligure è qualcosa di veramente penetrante, che ci condiziona sempre. Giustamente ricordava i cantautori, certamente questo elemento è presente anche presso di loro».

    Come nascono le sue opere? È qualcosa di meditato interiormente e poi esplicitato in immagini o la costruzione avviene direttamente sulla tela?              

    «Ormai ho un processo mentale acquisito che deriva dalla tanta pratica. Quando mi metto davanti a un albero, evidentemente, anche senza rendermene conto, il processo formativo dell’immagine è già dentro di me. Ciò significa che io vedo già l’albero come lo farò. Ho detto albero perché mi sono avvicinato alla natura, dopo aver fatto tutto il percorso dell’informale, onde evitare di finire in un accademismo di cui avevo sincero terrore. La natura mi ha dato la possibilità di fare cose nuove utilizzando l’esperienza che avevo accumulato con l’informale. Spesso quando mi pongo di fronte alla natura creo degli appunti su cui lavorare, e spesso lavoro su fotografie.  Ma quando poi vado in studio e sono davanti al cavalletto, devo lavorare soprattutto sulla memoria di quello che ho visto. Altrimenti sarebbero soltanto banali ingrandimenti di un’immagine più piccola».

    Più di cinquant’anni di attività… cosa la emoziona ancora abbastanza da portarla davanti alla tela? Non si corre il rischio di ripetersi o annoiarsi?

    «Un momento di stanchezza può capitare. Mi succede per esempio di buttare all’aria un quadro che la sera mi sembra andare bene e invece la mattina dopo, sceso in studio, non mi soddisfa più. Ma è proprio questo che mi spinge davanti alla tela, tornare sulle cose, cambiandole e inventandone nuove. Lavorare sempre di certo rischia di far cadere nella routine, ma avviene che di fronte al momento di stanchezza ci sia uno “scatto”, ed è lì che il quadro matura, giunge a completamento. Se no il resto è preparazione, quasi un pregustare… a volte mi viene in mente di mettere una cosa in un quadro, e non la metto, aspetto, come lasciarsi il dolce per la fine del pasto, e il massimo godimento è quando poi inserisco quel particolare, alla fine».

    E se qualcuno guardando una sua opera percepisce qualcosa di completamente diverso da quello che aveva dentro quando l’ha realizzato?

    «Questo capita ed è capitato non tanto sul piano di ciò che io volevo esprimere, quanto sul piano della piccola forma. Faccio un esempio banale: qualcuno legge magari una figura laddove una figura non c’è. E devo dire che la mia pittura ha anche questa possibilità di lettura, ci si possono vedere delle cose diverse.
    D’altronde dal momento in cui l’arte ha smesso di raccontare i fatti, la storia, la sua vicinanza alla musica si è fatta sempre più forte: nella musica uno può pensare cose sempre diverse, e così nell’arte, nella pittura quando non è più legata alla funzione descrittiva».

    Lei ha insegnato per molti anni: qual è la cosa più importante che ha insegnato ai suoi studenti, e cosa ha tratto invece da loro?

    «Credo che una delle doti più autentiche e utili di un docente sia l’onestà intellettuale. Far dipingere gli studenti scimmiottando per esempio Pollock può essere divertente per un po’, ma non insegna niente. Ho sempre detto ai miei allievi che l’esercizio quotidiano, il saper disegnare, il saper dipingere sono il lasciapassare per ogni tipo di libertà, perché se uno decide di fare una certa cosa quando ha tutti gli strumenti in mano, decide con coscienza e sa che è una scelta; se invece parte con una limitazione nel fare, è chiaro che quella è l’unica strada che ha, non potrà più cambiare e non sarà più libero di decidere.
    Dagli studenti ho tratto moltissimo. Sembra un luogo comune, ma è vero che nella vita c’è sempre da imparare, da tutti. Nei giovani c’è voglia, vivacità intellettuale e soprattutto curiosità».

    Cosa si sente di dire a un giovane che vuole fare arte oggi?

    «Credo che le istituzioni preposte alla formazione artistica debbano cercare assolutamente il rapporto con l’esterno: se la scuola chiude le porte, quando le apre per far uscire chi ha finito il ciclo di studi finisce per sbatterlo in mezzo alla strada, quindi è giusto che si facciano lavorare i ragazzi già durante la formazione, che ci siano coinvolgimenti esterni. Questa è la strada».

    La pittura oggi ha ancora un senso? Molti giovani artisti che usano tecniche diverse definiscono morta la pittura.

    «Se io mi esprimo è ovvio che dica che nella pittura ci ho sempre creduto e ci crederò sempre. Se dipingo è perché ci credo fino in fondo».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Concorso artistico 2013: i giovani per riqualificare Savona

    Concorso artistico 2013: i giovani per riqualificare Savona

    Il Comune di Savona ha pubblicato il bando di concorso A m’arcord truelove rivolto a giovani artisti dai 18 ai 30 anni, che potranno creare un progetto che valorizzi il territorio comunale, con particolare attenzione alle zone periferiche della città, agli spazi urbani insoliti e limitrofi.

    Ogni artista può partecipare singolarmente o in gruppo, purché il progetto sia inedito. Non ci sono limiti di stile, mezzo e tecnica artistica (installazioni, pittura, scultura, teatro, danza, video, web, foto, etc).

    La scheda tecnica del progetto (completa di studio di fattibilità e preventivo) dovrà pervenire entro il 30 gennaio 2013 all’Ufficio rotocollo del Comune di Savona, unita alla domanda di partecipazione (scaricabile dal sito del Comune) e al curriculum dei partecipanti.

    Una commissione valuterà i progetti in base ai criteri di valore artistico, fattibilità e attinenza al bando: il progetto vincitore sarà premiato in occasione di un’iniziativa pubblica organizzata dal Comune di Savona. In base alle risorse finanziarie disponibili, sarà assegnato un contributo finanziario non superiore a € 3.000 per l’attuazione del progetto.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Circumnavigando 2012, dietro le quinte del festival di circo e teatro

    Circumnavigando 2012, dietro le quinte del festival di circo e teatro

    Arte di Strada teatro attoriDal 22 dicembre al 6 gennaio, torna a Genova Circumnavigando, Festival Internazionale di Teatro e Circo. Giunto alla XII edizione, il festival -organizzato dall’Associazione Culturale Sarabanda– è un evento ormai ben noto ai genovesi. In attesa che venga reso noto il programma di questa edizione, siamo andati a sbirciare dietro le quinte della manifestazione per vedere come nasce quest’evento.  Dal 2001 ad oggi: come è cresciuto “Circumnavigando” e cosa significa organizzare un festival di teatro di strada? A raccontarcelo, il direttore artistico di Circumnavigando, Boris Vecchio, e l’organizzatrice Barbara Vecchio.

    «Il nostro festival è stato una scommessa», racconta Boris. «Siamo stati i primi ad organizzare una manifestazione di teatro di strada in inverno. Scelta insolita, e apparentemente controproducente. In realtà, all’inizio avevamo pensato di realizzare Circumnavigando a settembre, ma poi (era il 2001) c’è stato l’attentato alle Torri Gemelle e… ci siamo visti costretti a rimandare il progetto, che è slittato di qualche mese. Un po’ il caso, un po’ la voglia di metterci alla prova ci hanno fatto optare per dicembre: ogni anno il festival si svolge a ridosso del Natale, momento già di per sé “festoso” e propizio per richiamare le persone nelle strade e offrire loro spettacoli di vario tipo. La gente è coinvolta attivamente: è il teatro che scende in strada! Di certo, organizzare questo festival non è semplice, non fosse altro che per le tante sedi in cui è articolato: in centro, al Porto Antico, nel centro storico, alla Foce. E poi anche a Rapallo –dall’anno scorso- e Sestri Ponente. Tutto parte molto prima: i contatti con compagnie di artisti locali, nazionali e internazionali, il programma, le scenografie, i registi, il cachet. E ogni particolare va calcolato alla perfezione perché non c’è un pubblico pagante che viene a vederti a teatro, ma c’è una performance che deve attirare l’attenzione di gente che non sa nulla di cosa vedrà. È una scommessa, appunto».

    A dimostrazione della portata dell’iniziativa, è da ricordare che lo scorso ottobre, Circumnavigando, assieme a Suq e al festival teatrale di Borgio Verezzi, è stato premiato al Festival of Festivals Awards 2012 di Matera. Tre iniziative grazie alle quali la Liguria si è aggiudicata questo importante riconoscimento nazionale e che fanno della nostra regione una delle eccellenze italiane in campo culturale. La Regione ha pubblicato solo poco tempo fa il bando annuale per lo stanziamento dei finanziamenti riservati alle attività dei festival del 2012. Oltre alle difficoltà nella messa a punto dei programmi, date dai tempi ristretti, un altro fattore non trascurabile è quello della portata dei fondi: quelli per il 2012 sono stati già ridimensionati, e per il 2013 si preparano scenari ancora meno rosei, visto che i tagli chiesti dalla spending review andranno a colpire anche il settore della cultura e delle arti. Nonostante queste previsioni infauste, dall’associazione Sarabanda arrivano parole speranzose:

    «Finché si potrà, noi andremo avanti! Abbiamo intenzione di lottare fino alla fine per mantenere questo festival, importante perché è aperto alla dimensione europea e colloca Genova in un contesto multiculturale, con i tanti artisti che ci raggiungono nei giorni della manifestazione. E poi è un’iniziativa in grado di dare una mano alla città», dice Boris. «Oltre all’evento in sé di Circumnavigando, che richiama persone e fa vivere bar, locali, esercizi commerciali, ecc., non dimentichiamo che dietro c’è anche un’associazione che impiega dipendenti e da posti di lavoro. Facciamo un servizio gratuito: la città intera si anima e si mette in moto anche grazie a noi».

    Racconta Barbara Vecchio: «Abbiamo stimato che negli anni scorsi Circumnavigando ha impiegato dalle 30 alle 50 persone. Non male, direi! Dietro quello che si vede nelle piazze, c’è una schiera di elettricisti, operai, manovalanza di vario tipo. Siamo un’azienda come le altre, ma forse con più difficoltà: facciamo cultura, ma abbiamo scelto di farla in inverno, all’aperto, al freddo, con luce artificiale!»

    La Liguria, a dispetto della fama di “città vecchia” e poco aperta alle esigenze dei giovani, ospita numerose manifestazioni circensi: dal Levante al Ponente, dall’Andersen di Sestri Levante al Grock di Imperia. Sarabanda, oltre a “fare rete” con gli altri festival della zona, da sola organizza ben tre iniziative: assieme a Circumnavigando, Circoscienza, a novembre nell’ambito del Festival della Scienza, e FESTeatrodistrada a giugno nei giardini di Villa Bombrini, a Cornigliano. Il teatro di strada sembra essere stato finalmente sdoganato: dopo la diffidenza suscitata per tanti anni, si riscontra oggi maggiore apertura, meno pregiudizi verso gli artisti, finalmente riconosciuti come tali. La risposta del pubblico è molto buona: non più una massa inconsapevole, ma un pubblico curioso e addirittura preparato. L’arte del circo in commistione con il teatro di strada, nata in Francia e che affonda le sue radici nella tradizione del Cirque du Soleil, oggi piace anche agli italiani, meno provinciali di un tempo. Clownerie, recite, narrazioni, burattini, spettacoli di sole immagini, cui da un decennio si è aggiunta anche la danza: si tratta di teatri in strada (gli esempi più rilevanti sono il festival di Santarcangelo di Romagna e il Mercantia di Certaldo), di certo meno istituzionali del teatro che abbiamo imparato a conoscere negli anni, ma non per questo meno legittimi. Anche qui, non possono mancare delle compagnie di attori, che recitano testi, interpretano personaggi, seguono un copione.

     Ma come si costruisce uno spettacolo di teatro di strada, qual è la filosofia alla base?  «Il teatro di strada non lo possono fare tutti. Se sei un attore, non per questo puoi fare questo tipo di spettacoli, per i quali è richiesta una formazione specifica a 360 gradi. Sono performance complicate da eseguire, per le quali sono richiesti anni e anni di studio. Molti pensano ancora che ci si possa improvvisare artisti di strada, che lo si possa fare per diletto, ma non è così», racconta Barbara. «Anche qui sta l’abilità dell’organizzatore, che deve fare da filtro e selezionare gli artisti per preservare innanzitutto la qualità degli spettacoli e la dignità di questo mestiere. È fondamentale offrire un qualcosa che non si può trovare altrove».

    Lo stesso Boris Vecchio, con decennale esperienza nel campo del teatro, del circo, insegnante di clownerie, artista acclamato a livello europeo, ci espone le sue riflessioni sul mondo del circo e del teatro: «La sua filosofia? Si può sintetizzare nel fatto che il teatro di strada va in direzione opposta a quella del teatro di prosa. Se l’ultimo sta su un palco, dentro quattro mura, il primo scende dal palco, va tra la gente, nelle strade, a cercare il pubblico, anzi a crearlo. L’artista di strada ha l’arduo compito di dover conquistare attimo dopo attimo l’attenzione degli spettatori, che altrimenti possono sempre andare via. Da qui, anche il nome che abbiamo scelto per la manifestazione: Circumnavigando, a richiamare l’idea di movimento, del circo che si sposta e viene a cercarti. La filosofia del circo è l’idea della famiglia: spesso legati al loro interno da un rapporto di sangue, cercano di instaurare anche all’esterno, con il pubblico, un rapporto festoso, “popolare”. È una ricerca poetica, capace di sintetizzare la profondità estrema dei contenuti e la superficialità della bellezza estetica. Il teatro di strada è poesia pura e semplice: ho visto persone ridere a crepapelle, o emozionarsi fino alle lacrime. L’artista comunica con il pubblico tramite il suo numero, per questo ricerca spasmodicamente di eseguirlo in modo impeccabile. Mi ha sempre affascinato questa ricerca di profondità emotiva attraverso la perfezione estetica».

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Constanza Rojas]

  • Concorso di arte 2013: bando “Basamenti” a Palazzo Ducale

    Concorso di arte 2013: bando “Basamenti” a Palazzo Ducale

    Piazza MatteottiSono aperte le iscrizioni per la seconda edizione del Concorso nazionale di installazioni artistiche Basamenti, volto alla progettazione, realizzazione e installazione di opere di arte contemporanea site specific.

    Il bando è aperto a giovani artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che potranno inviare entro il 14 gennaio 2013 un progetto per “occupare” temporaneamente con proprie opere gli spazi rimasti vuoti sui due piedistalli marmorei a lato della scalinata di Piazza Matteotti, dove campeggiavano le statue di Andrea e Giovanni Andrea Doria.

    I progetti, comprensivi di curriculum dell’autore e modulo di partecipazione, dovranno essere recapitati a mano o inviati tramite raccomandata all’indirizzo
    Comune di Genova – Direzione Valorizzazione Istituzione Patrimonio Culturale Parchi e Ville,
    Rapporti Università e Ricerca – Ufficio Cultura e Città
    presso Archivio Generale – Piazza Dante 10, I° piano
    16123 Genova

    Saranno selezionate tre opere che verranno esposte tra marzo e dicembre 2013. A ciascuno dei tre autori (o gruppi di autori) sarà corrisposto un importo imponibile pari a € 1.250 € per le spese di realizzazione e allestimento dell’installazione.

  • Concorso fumetto 2013: bando e mostra collettiva “Noi e gli altri”

    Concorso fumetto 2013: bando e mostra collettiva “Noi e gli altri”

    fumettoL’Ufficio Giovani del Comune di Bologna, in collaborazione con Anci, Hamelin Associazione Culturale e Associazione Yoda, ha indetto il concorso di fumetto “Noi e gli altri”.

    Il bando suddiviso in Sezione Flashfumetto.it e Sezione Yoda (quest’ultima aperta solo a residenti a Bologna e provincia): gli elaborati migliori di entrambe le sezioni verranno esposti in una mostra collettiva a BilBOlBul – Festival Internazionale di Fumetto che si terrà a Bologna dal 21 al 24 febbraio 2013. Tutte le opere pervenute saranno pubblicate sul sito www.flashfumetto.it.

    Tema comune a entrambe le sezioni è appunto noi e gli altri. Si chiede ai partecipanti di raccontare un’esperienza di straniamento, declinandola a proprio piacimento ma utilizzando una situazione fissa, che può essere inserita all’inizio, alla fine o nel corso del racconto: per esempio “Salgo sull’autobus, mi siedo e tutti cominciano a guardarmi con insistenza, come se avessi, o fossi, qualcosa di strano…”. Il racconto che si costruisce attorno a questo piccolo evento può essere realistico o fantastico, comico o drammatico, e dovrebbe portare a riflettere su cosa consideriamo “altro da noi” e su come immaginiamo di reagire alla sensazione di sentirci noi, anche solo per un attimo, l’altro.

    Possono partecipare tutti i giovani artisti dai 15 ai 35 anni. Sono ammesse collaborazioni tra due o più autori.

    Ogni fumetto dovrà essere composto da un minimo di 2 a un massimo di 4 tavole in formato A4. Il materiale (disegni in formato Tiff o Pdf, fotocopia del documento d’identità e modulo di iscrizione) dovranno essere inviati tramite mail a indirizzo giovani.comunedibologna@flashfumetto.it entro la mezzanotte del 27 gennaio 2013.

    La selezione delle opere per la premiazione verrà effettuata da una giuria composta da esperti, autori e studiosi.

  • Inventaria 2013: bando di concorso teatrale

    Inventaria 2013: bando di concorso teatrale

    Teatro GarageLa compagnia teatrale DoveComeQuando presenta la terza edizione del bando di drammaturgia contemporanea Inventaria, che permette ai vincitori di accedere a un Festival che come ogni anno avrà luogo al Teatro dell’Orologio di Roma, dal 20 maggio al 2 giugno 2013.

    Le sezioni del concorso sono tre:
    Spettacoli, aperta a spettacoli di normale durata (da 45 a 120 minuti)
    Monologhi/Performance, aperta a monologhi e perfomance di durata non superiore ai 50 minuti
    Corti teatrali, aperta a corti teatrali che costituiscano in sé storie compiute (durata massima: 15 minuti)

    Ciascuna sezione si avvarrà di una distinta giuria e il bando si rivolge principalmente agli artisti emergenti.

    La preiscrizione deve avvenire via mail entro mercoledì 5 dicembre 2012 all’indirizzo rassegnadcq@dovecomequando.net, specificando la sezione e allegando i seguenti materiali:
    – scheda di partecipazione compilata
    – brevi note sul testo, brevi note di regia, sinossi, scheda tecnica, curriculum della compagnia e del regista e/o degli altri artisti coinvolti
    – copione (o piano dell’opera, se priva di un testo vero e proprio)

    L’iscrizione effettiva avviene mandando via posta gli stessi materiali entro sabato 15 dicembre 2012 all’indirizzo:
    Ass. cult. teatr. DoveComeQuando
    Viale Pola 29, int. 6
    00198 Roma.

  • Green Greed: collettivo artistico e sala di registrazione

    Green Greed: collettivo artistico e sala di registrazione

    Il 18 ottobre 2012 si è costituita a Genova, nel quartiere di Sampierdarena, una nuova associazione di giovani: il collettivo artistico Green Greed, i cui membri hanno fra i 16 e i 27 anni, si pone l’obiettivo di valorizzare ogni disciplina artistica.

    I ragazzi che hanno già aderito al progetto provengono da vari ambiti della creatività, in particolare la musica: proprio a questo scopo, il primo atto di Green Greed è l’apertura di una sala di registrazione audio/video accessibile gratuitamente per giovani artisti e band.

    «Green Greed nasce dalla necessità di creare una rete di supporto agli artisti nel modo più semplice ed efficace possibile, mettendo in contatto tra di loro artisti di ogni genere e luogo. Il nostro scopo è quello di aiutarci l’un l’altro per raggiungere i nostri obiettivi attraverso photobooks, registrazioni, pubblicazioni, video, esibizioni, workshop, tutorials e quant’altro possa venirti in mente» è scritto sul Manifesto del collettivo.

    La partecipazione è aperta a musicisti, attori, programmatori, disegnatori, tecnici del suono, fotografi, grafici e video-maker.  A breve verrà calendarizzato un programma di concerti e iniziative.

    Per tutte le informazioni si può contattare Green Greed all’indirizzo mail greengreedfamily@gmail.com.

  • Spazio23: fotografia a Genova, nei vicoli un nuovo atelier

    Spazio23: fotografia a Genova, nei vicoli un nuovo atelier

    Inaugura a Genova un nuovo spazio dedicato all’arte, in particolare alla fotografia: in vico dietro il Coro della Maddalena, caruggio nelle vicinanze di via Garibaldi, aprirà sabato 1 dicembre Spazio23. In questo luogo saranno aperte al pubblico mostre fotografiche – si comincia con “Genova fantastica” di Giuliana Traverso – e conterrà inoltre una libreria specializzata esclusivamente su questo settore. Spazio23 vuole porsi come punto di incontro tra fotografi e appassionati, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’arte fotografica e fornire consulenza a chi si sta cimentando per la prima volta in questo tipo di arte.

    La mostra di Giuliana Traverso rimarrà aperta al pubblico fino al 31 dicembre, con i seguenti orari: da martedì a sabato ore 10.00 – 13.00 e 17.00 – 19.30.

  • Pechakucha Night Genova 2012: artisti e creativi a Sant’Agostino

    Pechakucha Night Genova 2012: artisti e creativi a Sant’Agostino

    Chiesa S.Agostino Venerdì 23 novembre a partire dalle 17.20, presso l’Ex Chiesa Sant’Agostino (accanto al Teatro della Tosse) si terrà PechaKucha Genova vol.#04, nuovo appuntamento con la maratona della creatività alla scoperta di progetti e idee made in Genova.

    Dopo le serate alla Claque, al Solidoc in piazza Matteotti e al Banano Tsunami al Porto Antico, nuovo momento di incontro tra artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori, in collaborazione con il progetto europeo Creative Cities.

    Nel corso della serata verranno presentati undici progetti, ciascuno dei quali avrà a disposizione 6 minuti e 40 secondi per descrivere il proprio lavoro.

    Programma della serata.
    17:20 Progetti Impresa a cura di Creative Cities
    19:00 Aperitivo in city loop
    20:20 PechaKucha Night parte I
    21:15 Beer Break con Dj Set/Video Proiezioni
    22:00 PechaKucha Night parte II
    23:20 Musica e Video Proiezioni

    Questi i progetti che saranno presentati:
    – Repertorio primo – Oratura per figure | Giancarlo Contu + Laboratorio Defunto bib(h)icante
    – Manifesto del teatro fluttuante | Cri Eco + Filippo Vassallo
    Intrecci urbani – Yarn bombing a Genova | Chiara Pirrone + Sara Parodi || Ufficio Culturà e Città Comune di Genova
    Eticologiche | Luana Ciambellini + Silvia Dalla Dea
    – Tiny Game Design Tool| Federico Fasce || Urustar
    – Master of the midfield – All round you | Gianni Stevano
    – Cercasi Eva disperatamente | Alfonso Bonavita
    – Cuo(lo)ri | Valeria Caico + Marinella Pagano
    – Il ramo filosofico | Gianluca Marconi
    – Webradio Internazionale | Riccardo Rostirolla + Claudio Marchi || Bob Dreamer
    – Città del deserto | Luca Vigliero

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Zapatos Rojos a Genova: installazione contro la violenza sulle donne

    Zapatos Rojos a Genova: installazione contro la violenza sulle donne

    Zapatos rojos a MilanoAnche Genova si unisce a Zapatos rojos (in italiano: scarpe rosse), un progetto di installazione collettiva per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne ideato dall’artista messicana Elina Chauvet, che l’ha rappresentata per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez – nello stato del Chihuahua – e successivamente in altri stati del Messico e in Texas, per commemorare le donne che annualmente spariscono per mano delle Gang in quella città.

    In vista del 25 novembre, Giornata mondiale dedicata alla violenza sulle donne, anche Genova sarà “tappezzata” di scarpe rosse per un’iniziativa a cui tutti sono chiamati a partecipare.

    Leggiamo dalla pagina Facebook del Centro Antiviolenza Mascherona le istruzioni per chi desidera dare il proprio contributo. Le scarpe verranno raccolte per l’installazione, che verrà completata domenica 25 novembre a Palazzo Ducale. Per maggiori informazioni contattare il Centro al numero 010 2097622.

    Chi non possiede un paio di scarpe rosse può dipingerle utilizzando questi materiali:
    – pennello da 2 o 3 cm di larghezza;
    – smalto ad acqua, acrilico e inodore, oppure tempera acrilica (no tempera ad acqua, tipo quella che si usa a scuola: se piove il colore si scioglie), oppure bomboletta spray.

    Marta Traverso

    (nella foto, un’immagine dell’installazione realizzata la scorsa settimana a Milano)

  • Enrico Macchiavello: artista genovese, disegnatore degli spot Ceres

    Enrico Macchiavello: artista genovese, disegnatore degli spot Ceres

    “Una combinazione tra Hyeronimus Bosch e Jacovitti, Caravaggio e Grande Puffo, mescolati in un’estasi nauseante”: così si autodefinisce Enrico Macchiavello, artista genovese, classe ’74, un approccio caustico e dissacrante nei confronti della vita e del mondo che lo circonda, riletti e interpretati attraverso la sua matita dall’inconfondibile tratto. Nella sua carriera, tra le altre cose, ha dato vita ai personaggi che per anni hanno popolato gli spot della birra Ceres, e più di recente ai protagonisti di un noto gioco per bambini; si muove tra illustrazione, animazione, pittura e scultura, esponendo anche in galleria tra l’Italia e l’estero.

    Un breve sguardo sul tuo percorso artistico.
    «Mi è sempre piaciuto disegnare, e ho sempre trovato più facile mettere dell’inchiostro su carta piuttosto che usare la parola. È sempre stata, perciò, la mia forma principale di comunicazione… mi ha portato a riempire una quantità smodata di fogli di carta fino a quando ho capito che avrei potuto viverci. Il primo lavoretto pagato è stato quando ero alle medie, per il catalogo di una ditta. Poi ho frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti: durante la frequenza ho lavorato come ragazzo di bottega presso lo studio Feguagiskia di Gualtiero Schiaffino (noto disegnatore satirico, originario di Camogli, n.d.r.) dove mi sono fatto le ossa su tutto ciò che è il mondo della stampa e della tipografia. Questa è stata la mia formazione iniziale. Nel frattempo lavoravo ai miei progetti: quadri, illustrazioni, fumetti…»

    Lo studio ti avrà permesso di dare forma finita alla “materia grezza” che già possedevi…
    «Soprattutto ti dà gli strumenti. Per il tipo di disegno che faccio io non esiste una vera e propria scuola. Tu impari a fare gessi, disegnare nudi e nature morte, e una volta che hai queste capacità le usi, riporti le tecniche sull’immaginario che ti interessa. Devi avere anche la fortuna di trovare docenti che ti lascino libertà senza vincolarti troppo su una formazione classica».

    Cosa ti dà l’ispirazione?               
    «Il mondo che mi circonda, ciò che quotidianamente vivo… sono queste le cose che tendo a raffigurare nei miei disegni, trasfigurate però in chiave grottesca. Insieme ad essa, tutta una serie di riferimenti culturali, dalla narrativa al fumetto, dall’arte ai cartoni animati, fa da sfondo al mio lavoro».

    In cui ho visto anche una forte componente ironica…
    «Sì, è quella che evita che il disegno sia una visione del mondo solamente grottesca; se vuoi, è un modo per reagire alle brutture che ci circondano, e usare questa chiave di lettura è un modo per reggerle».

    Com’è la tua giornata tipo quando stai disegnando qualcosa?               
    «Intensa. Sia che mi dedichi a un progetto mio, sia che si tratti di un progetto per altri, mi ci butto anima e corpo. Non amo le distrazioni e mi focalizzo completamente su quello che sto facendo, che poi è anche la cosa che mi diverte di più: stare dentro al mio mondo e dimenticarmi del resto».

    Hai uno stile che ormai è molto caratteristico: pensi che potrà mai subire ulteriori trasformazioni?        
    «Non credo affatto di essere arrivato ad un punto fermo. Il processo per elaborare uno stile è così graduale che non potrei mai dire di aver raggiunto un livello da mantenere per il resto della mia vita. È un percorso, vedo piccoli cambiamenti pian piano, ed è ciò che mi spinge a continuare».

    La tua esperienza con Ceres.
    «Parliamo del ’99, un amico mi aveva presentato ad un’agenzia di Genova con cui avevo provato a collaborare per una campagna contro l’abuso di sostanze, che non era andata in porto perché più che contro l’abuso sembrava pro! Poi però mi hanno ricontattato per realizzare degli storyboard per la campagna Ceres, i lavori sono piaciuti e da lì è cominciata la collaborazione».

    Ricordo che il format pubblicitario comprendeva dei cartoni animati oltre ai disegni: eri tu a occuparti anche dell’animazione?            
    «Quando lavoro sull’animazione per clienti come Ceres, opero di concerto con il team di creativi e copywriter; si butta giù un’idea e procedo a visualizzarla, ognuno ci mette del suo e io devo costruire man mano questo mondo immaginario. Questo significa storyboard appunto, poi studio dei personaggi, studio dell’ambientazione, collaborazione con gli animatori per capire come far recitare i personaggi e come far arrivare il messaggio».

    L’ambiente pubblicitario e l’ambiente della galleria, dove pure tu esponi, sono profondamente diversi. Ti danno anche una libertà differente nell’esprimerti…           
    «Con una mostra l’unico referente è il gallerista e la libertà diventa pressoché totale. Però in genere anche il cliente che mi viene a cercare lo fa perché pensa che il mio modo espressivo sia utile a ciò che vuole comunicare. Quindi anche in quei casi in realtà ho avuto parecchia libertà…ma forse è anche perché è ciò di cui io ho bisogno ed è quindi quello che offro. Se vuoi un Macchiavello te lo prendi così com’è, perché diversamente non potrei fare. Poi è chiaro che devi arrivare a compromessi, molte idee che suggerisci possono essere prese come scartate, ma quello fa parte della normale dinamica lavorativa».

    A quali temi ti dedichi attualmente?
    «Sto facendo degli studi per un libro illustrato per ragazzi, e a breve realizzerò delle pittura murarie in un locale».

    Sei anche matita ufficiale dell’annuale Mostra internazionale dei Cartoonists di Rapallo (creata nel ’73 da Carlo Chendi, fumettista italiano, tra i più famosi sceneggiatori di Disney Italia). Di cosa ti occupi?
    «Il contatto è arrivato tramite Fausto Oneto del ristorante “U Giancu” (a San Massimo di Rapallo), che è la mecca del fumetto. Ci conosciamo da molti anni e sono stato coinvolto nella creazione di parecchie copertine e loghi da Carlo Chendi, organizzatore della mostra ormai da circa quarant’anni (insieme al suo entourage di collaboratori tra cui Sergio Badino, altro disneyano e insegnante all’Accademia Ligustica, n.d.r.) col quale ho un rapporto di amicizia e grande stima reciproca. Il mio non è un titolo davvero ufficiale, semplicemente ho fatto talmente tanti loghi e copertine che finisco per essere definito tale».

    A che pubblico ti rivolgi e quali sono i tuoi canali prediletti per arrivare al fruitore?
    «Forse l’animazione è il canale più completo, che ti permette di inserire non solo il disegno, ma anche il suono e il movimento; quindi penso che sia il mezzo che mi rappresenta di più. Per quanto riguarda il pubblico, non cerco di raggiungere una fascia particolare. È il pubblico che può gradire o meno quello che faccio: per i riscontri che ho, piaccio a grandi e piccini, perché non c’è mediazione, è un linguaggio diretto. Non lavoro pensando a chi guarderà. Io lavoro, poi… fate voi!».

    Ho visto opere tue coloratissime, altre completamente in bianco e nero. Se dovessi scegliere?
    «Colore. Ha proprio una sua narrazione, “racconta” delle cose».

     

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Immagini amiche: bando di concorso contro gli stereotipi sulle donne

    Immagini amiche: bando di concorso contro gli stereotipi sulle donne

    Donne del sud del MondoSono aperte le iscrizioni per partecipare a “Immagini amiche”, il bando lanciato dal Parlamento europeo e dall’Unione Donne in Italia per valorizzare l’immagine femminile e combattere gli stereotipi di genere.

    Oggetto del concorso sono pubblicità, programmi televisivi e siti Internet che promuovono messaggi positivi legati alla donna: si può inviare la propria candidatura in una di queste tre sezioni fino al 31 gennaio 2013, attraverso l’apposito modulo di segnalazione presente sul sito web www.premioimmaginiamiche.it.

    La premiazione è fissata nel mese di marzo 2013.

  • Giffoni Film Festival 2013: bando di concorso per il manifesto

    Giffoni Film Festival 2013: bando di concorso per il manifesto

    Aperte le selezioni per il bando internazionale per la creazione dell’immagine rappresentativa del tema della 43esima edizione del Giffoni Experience “Forever young”, che si svolgerà dal 19 al 28 luglio 2013.

    Il concorso è aperto a persone di età superiore ai 16 anni (singolarmente o in gruppo), che siano studenti di materie inerenti a grafica, design e comunicazione visiva, professionisti del settore, esperti o semplici appassionati.

    I partecipanti dovranno inviare un’immagine a tecnica libera, ispirata al tema “forever young”, entro il 10 gennaio 2013 all’indirizzo mail foreveryoung.giffoni@gmail.com, unitamente ai propri dati e alla liberatoria per i diritti d’autore.

    Una giuria selezionerà le immagini pervenute e comunicherà i vincitori entro il 31 gennaio 2013.

    Questi i premi in palio al primo classificato: 2.000 €, ospitalità completa a Giffoni Valle Piana per 3 giorni e stampa dell’immagine sul Manifesto utilizzato per la 43esima edizione del Festival.

    [foto di Constanza Rojas]