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  • Baratto a Genova: su Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo”

    Baratto a Genova: su Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo”

    barattoIn questi tempi duri e di crisi si parla spesso di economia: quanti conoscono davvero il significato di questa parola?

    Si può dire che esistano due forme di economia: quella di mercato, che ha nel suo fondamento il valore di scambio (o valore commerciale) di un prodotto, e quella del dono, legata al valore d’uso. Il valore di scambio è dato dal rapporto costi/ricavi ed è di fatto rappresentato dal prezzo, mentre il valore d’uso riguarda l’utilità di un prodotto, la sua capacità di soddisfare i bisogni delle persone che lo utilizzano.

    L’economia del dono è alla base del baratto: questa cosa non mi è utile, perciò la dono a te perché ti sia utile. Se tu in cambio vuoi darmi qualcosa che per te non è utile (ma che potrebbe esserlo per me), va benissimo. Altrimenti, ti faccio lo stesso il mio dono senza chiedere nulla in cambio.

    In sintesi, gruppi di persone che mettono a disposizione gli oggetti di cui non si servono più e li regalano a chiunque ne abbia bisogno.

    In questo senso, si è da poco creata una numerosa comunità su Facebook che si pone l’obiettivo di favorire questo genere di economia: il gruppo Te lo regalo se vieni a prenderlo, creato in Ticino a settembre 2011 da Salvatore Benvenuto e coordinato a livello nazionale da Donatella Piras, ha già raccolto numerosi membri in tutta Italia. L’ideologia alla base del gruppo è dare una “seconda vita” alle cose ed evitare che si accumulino nelle discariche oggetti ancora utilizzabili, promuovere il contatto tra persone ed evitare che il consumismo sfrenato porti ad acquistare più oggetti di quelli di cui si ha effettivamente bisogno.

    Parlando di “casa nostra”, il gruppo Facebook Te lo regalo se vieni a prenderlo – Liguria ha già superato i duemila membri.

    Cosa si regala in questi gruppi? Di tutto: mobili, libri, utensili di cucina, accessori per animali, per il giardinaggio e così via. Come funziona il gruppo? Sulla bacheca ogni utente scrive la propria richiesta di oggetti dei quali ha bisogno, oppure offerte di oggetti che non usa più. Quando avviene il contatto, la persona che riceve gli oggetti andrà a ritirarli a casa del proprietario. Non necessariamente un baratto, dunque: il concetto di dono disinteressato prevale su quello dello scambio, si può ritirare un oggetto senza donare nulla in cambio.

    L’unico requisito per partecipare, ovviamente, è essere iscritti a Facebook.

    Sul web sono moltissime le iniziative simili, che si occupano di favorire scambio e baratto tra persone: su Era Superba abbiamo parlato di Reoose, Persoperperso, il negozio Passamano a Bolzano e i numerosi swap party che si tengono a Genova e in molte altre città italiane.

    Marta Traverso

  • Amici della bicicletta Genova: la Mobility Week 2012

    Amici della bicicletta Genova: la Mobility Week 2012

    Bciciletta in cittàOgni anno a settembre Genova, attraverso il Circolo Amici della Bicicletta, aderisce alla Settimana Europea della mobilità sostenibile: una settimana dedicata a promuovere metodi più sostenibili per spostarsi in città.

    Il programma è ancora in via di definizione, mentre sono già aperte le iscrizioni per una nuova edizione dell’iniziativa Mai provato a farlo in bici?

    In cosa consiste? Chi desidera può provare l’abituale percorso
    casa-lavoro in bicicletta per una settimana, dal 16 al
    22 settembre, nei giorni in cui si svolge la Mobility Week. Il percorso verrà descritto, raccontato e fotografato per contribuire a formare, insieme al Comune di Genova, il piano della ciclabilità urbana.

    Chi vuole partecipare può inviare una mail all’indirizzo adbge@libero.it.

    Sono inoltre aperte fino al 10 settembre le iscrizioni al concorso fotografico Bicicletta è, in collaborazione con con libreria Finisterre e Biblioteca Berio.

  • Sampierdarena, i cittadini si mobilitano: raccolta firme contro il degrado

    Sampierdarena, i cittadini si mobilitano: raccolta firme contro il degrado

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925Una raccolta firme promossa dai cittadini per invocare una Sampierdarena migliore, un quartiere attivo e sicuro come quello che ancora ricordano gli anziani, dove si poteva passeggiare in libertà a tutte le ore, una delegazione brulicante di negozi, imprese e realtà sociali operanti sul territorio. Oggi purtroppo la situazione è cambiata radicalmente e Sampierdarena spesso viene dipinta come una periferia degradata a causa del proliferare di sale giochi/scommesse che attirano personaggi poco raccomandabili, della continua apertura di locali notturni e del conseguente abuso di alcolici, della presenza di un mercato del sesso a cielo aperto che, in particolare nella zona di San Benigno, è ormai un fenomeno endemico.

    Venerdì 20 luglio, dalle ore 17 alle 20 in piazza Settembrini, l’associazione di cittadini “Officine Sampierdarenesi, nata da pochi mesi, promuove una raccolta firme da inviare al sindaco Marco Doria, con delle richieste ben precise.

    Innanzitutto il ripristino dell’ordinanza contro la vendita di alcolici, una disposizione non rinnovata dalla nuova amministrazione comunale – come invece è avvenuto nel centro storico per la zona di Prè – in grado di suscitare un’indignazione popolare, cavalcata in maniera trasversale da tutte le forze politiche di destra e di sinistra, con il Municipio Centro-ovest che ha assunto una decisa posizione contro Palazzo Tursi «Adesso basta, richiamo ai loro obblighi istituzionali prefetto, questore e sindaco – tuona il presidente Franco Marenco – Ci dicano cosa hanno intenzione di fare per San Pier d’Arena. Chiuderla? Farla diventare un sobborgo? Il Municipio non permetterà che la negligenza di alcuni ed i diritti dei singoli avventori o di gruppi di ubriachi rissosi prevalgano sui diritti di una comunità sana come quella sampierdarenese che faticosamente sta cercando di rialzarsi. Non piacciono le ordinanze? Che si eseguano i normali controlli per far rispettare l’ordine e le regole di convivenza civile, frenare il degrado sociale ed urbano, ma che lo facciano adesso!».

    Poi la revisione degli estimi catastali al fine del calcolo Imu «Perché qui non vogliamo pagare come ad Albaro», spiega il presidente delle Officine Sampierdarenesi, Gian Franco Angusti.
    Ma l’associazione chiede anche di promuovere e rilanciare la rete del piccolo commercio, vitale per migliorare la vivibilità del quartiere «Non possiamo più assistere in silenzio alla chiusura dei negozi a causa dell’apertura di nuovi centri commerciali», sottolinea Angusti. E ancora i cittadini domandano a gran voce il completamento dei lavori in corso nella delegazione e immediati interventi nelle zone maggiormente degradate.

    «Parteciperanno persone qualunque e rappresentanti istituzionali –  conclude Angusti – la nostra è un’iniziativa bipartisan perchè i temi sui quali intendiamo attirare l’attenzione sono condivisi da tutti, senza eccezioni».

     

    Matteo Quadrone

  • San Bernardo: residenti e commercianti insieme, primo passo del cambiamento

    San Bernardo: residenti e commercianti insieme, primo passo del cambiamento

    Tanta gente di tutte le età, uomini, donne e molti bambini ieri pomeriggio hanno dato un tono di colore a Piazza San Bernardo, per la festa di quartiere promossa dal Quic, associazione spontanea di residenti e realtà sociali operanti nel centro storico.

    Un’iniziativa nata per celebrare la premiazione dei vincitori del gioco “Scegli il tuo commerciante preferito”, con gli abitanti più attivi impegnati, nelle settimane scorse, a consegnare in tutti i portoni della zona di San Bernardo, 400 schede per la votazione.

    «La festa di oggi è una scusa per stare insieme e condividere le nostre strade – spiega Carola, una delle prime aderenti al Quic – Nasce dal desiderio di trovare il modo per vivere meglio nel quartiere e ricostruire i legami sociali che sono andati perduti. Un tempo gli abitanti del centro storico si ritrovavano fuori dall’uscio di casa e trascorrevano le serate seduti all’aperto nei vicoli.  A maggior ragione, in un periodo così difficile, tornare a scambiarsi parole può essere un’occasione per mutare lo stato delle cose. Gli abitanti sanno bene quello che serve al quartiere. Chi vuole essere partecipe del cambiamento sarà ben accolto».

    «Si tratta di una semplice e piccola iniziativa ma con un grande valore simbolico – spiega Danilo De Luise, associazione San Marcellino – Non abbiamo avuto dissidi con i residenti, solo in pochi hanno manifestato timore che la festa potesse trasformarsi in un altro momento di “movida”. Questi processi di cambiamento funzionano come un motore diesel. Sono particolarmente lunghi. Occorre partire dalle persone che più hanno il desiderio di impegnarsi ed in una fase successiva provare a coinvolgere anche gli altri. D’altra parte il problema della scarsa partecipazione alla vita comunitaria si riscontra ovunque, in tutti i quartieri della città: oggi purtroppo il mondo del singolo individuo è assai limitato, spesso e volentieri finisce appena fuori dal portone di casa».

    «Comunque i segnali positivi ci sono – continua De Luise – ad esempio il nostro corso sulla mediazione è stato un successo. C’è la voglia di intraprendere nuovi percorsi di dialogo». 

    E l’obiettivo della festa di ieri era proprio questo: provare ad avvicinare abitanti e commercianti perchè solo attraverso la comprensione reciproca è possibile dare avvio al cambiamento. «Superata la diffidenza iniziale i negozianti sono stati ben felici di partecipare all’iniziativa», sottolinea De Luise.
    «Indubbiamente è una cosa positiva perchè avere un quartiere vivo migliora anche il nostro lavoro – spiega Paolo Barbieri, rappresentante di zona della Confesercenti Il dialogo tra le due componenti è fondamentale. Quando si parla è più facile superare le incomprensioni e remare tutti nella stessa direzione».

    Però non bisogna dimenticare che qualche problema di convivenza tra commercianti e residenti in passato c’è stato. «Ma il più delle volte è successo a causa di singole posizioni, isolate e troppo arroccate», ricorda Barbara, titolare della gelateria di via San Bernardo, premiata per la sua cordialità. Gli altri esercizi commerciali che hanno ricevuto l’apprezzamento dei cittadini sono stati il negozio di tatuaggi, in particolare per la sua originalità, il calzolaio considerato il più utile e poi un pezzo di storia della città, la famosa drogheria Torrielli. Infine, il premio assegnato ai negozi assenti, quelli di cui si sente fortemente la mancanza, ovvero edicola e salumeria.

    Presente anche l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini, una delle creatrici dell’associazione il Ce.Sto, attiva in prima linea, insieme a San Marcellino, al fianco del Quic «Sono un’antica abitante del centro storico e conosco bene questa realtà.  Le serrande aperte dei negozi sono un antidoto alla depressione giornaliera di una zona in parte recuperata ma che, almeno finora, vive quasi esclusivamente di notte. Questo è un vero peccato. Iniziative come queste sono lodevoli e fanno davvero sperare in un cambiamento».

     

    Matteo Quadrone

  • Censimento del cemento: primo passo del Comune di Genova

    Censimento del cemento: primo passo del Comune di Genova

    La Commissione Territorio del consiglio comunale di Genova ha ricevuto per un’audizione il coordinamento genovese di Salviamo il paesaggio, che ha presentato il Forum nazionale ed i suoi obiettivi.

    Focus in particolare sulla campagna “Censimento del cemento”, che il Forum diffonde fra i comuni italiani esortandoli a censire il costruito, per favorirne un reale utilizzo (oggi molti immobili sono vuoti) ed evitare nuovo consumo di suolo. Un’esortazione che è stata fatta ovviamente anche al neosindaco di Genova Marco Doria.

    Il “Censimento del cemento”, è stato accolto favorevolmente da numerosi consiglieri comunali genovesi – in particolare esponenti di Pd, M5S, Fds, Sel, Lista Doria – membri della commissione consiliare Territorio, che si è riunita lo scorso 9 luglio per l’audizione di una delegazione del coordinamento genovese del Forum. Al termine dell’audizione, consiglieri di diverse forze politiche hanno assicurato che presenteranno in consiglio una mozione che impegni Sindaco e Giunta ad aderire al “Censimento”.

    «Il “Censimento” ha lo scopo di mettere in luce con assoluta esattezza la realtà delle strutture edilizie già presenti nel territorio di ciascun municipio e, in particolare, il numero di quelle sfitte, vuote, non utilizzate (ed eventualmente la superficie), le superfici edificabili residue del vigente piano urbanistico e quelle previste da eventuali piani adottati – spiega il coordinamento genovese – Questo elemento è ritenuto di estrema importanza per monitorare lo stato attuale dell’offerta edilizia e ragionare, senza pregiudizi e con precisi dati di ausilio, sul fenomeno del consumo di suolo e su tutte le necessarie pianificazioni conseguenti».

    «Inoltre il “Censimento” non comporta nessuno spreco di risorse umane e finanziarie – sottolinea il coordinamento genovese – in un Comune correttamente amministrato i dati necessari a realizzare il “Censimento” dovrebbero essere già in possesso degli uffici».

    La scheda del “Censimento” predisposta da Salviamo il Paesaggio e inoltrata a tutti i comuni italiani affinché la compilino (nel caso aderiscano alla campagna) è stata ideata allo scopo di offrire un metodo di lavoro che possa guidare ogni nuova futura pianificazione dello strumento urbanistico comunale e favorire una discussione basata su informazioni certe e aperta ai contributi di tutti i cittadini.

    Il coordinamento genovese di “Salviamo il Paesaggio” auspica che «Genova e i consiglieri comunali siano davvero interessati a governare il territorio secondo reali criteri di riduzione del consumo di suolo e di apertura verso chi lo abita, e votino al più presto, all’unanimità, la mozione proposta dal Forum: aderendo al “Censimento”, Genova si aggiungerebbe ad altri Comuni italiani che hanno già intrapreso questa strada virtuosa, mostrando così di comprendere che non consumare più suolo e recuperare l’esistente porta vantaggi a tutti, cittadini, amministrazioni, imprese».

     

  • Mass Camera: presentazione dell’iniziativa di Laboratorio Genova

    Mass Camera: presentazione dell’iniziativa di Laboratorio Genova

    mass-camera“Basta un buco…”, questo lo slogan di Mass Camera, l’iniziativa di Laboratorio Genova che sarà presentata giovedì alle ore 18,30 nel locale di Spazio Cernaia 10r alla Maddalena. Per l’occasione aperitivo, musica e… Mass Camera a distribuzione gratuita.

    Che cos’è la Mass Camera? E’ una fotocamera tascabile da attaccare ovunque. Negli scorsi incontri i ragazzi di Laboratorio Genova ci avevano infatti dimostrato che è sufficiente una qualsiasi scatola e un supporto fotosensibile per fare una macchina fotografica (tecnica fotografica del foro stenopeico).

    Giovedì saranno distribuite le Mass Camera alle persone che la richiederanno, le quali dovranno poi posizionarla a piacere in un angolo della città per immortalare i ritratti più inaspettati di Genova. Tutti gli scatti saranno pubblicati su massgenova.com e raccolti in una mostra.

  • San Bernardo, Quic: vota la tua attività commerciale preferita

    San Bernardo, Quic: vota la tua attività commerciale preferita

    Sembra solo un gioco, ma nel suo piccolo in realtà dà forma e sostanza al più grande desiderio degli abitanti di San Bernardo, quello di veder rifiorire il quartiere in cui vivono.
    Parliamo di “Vota la tua attività commerciale preferita”, ultima iniziativa promossa dal Quic- Quartiere in cantiere, il laboratorio di cittadinanza attiva nato sul finire del settembre scorso grazie all’incontro spontaneo tra abitanti, commercianti, associazioni, desiderosi di cambiare lo stato delle cose per rivitalizzare e migliorare la qualità di vita della zona di San Bernardo, nel centro storico genovese, stimolando il dialogo fra tutte le componenti del quartiere attraverso la realizzazione di progetti, attività ed eventi volti a creare occasioni di scambio e conoscenza fra le persone.

    In pratica ai cittadini è stato chiesto di esprimere la propria preferenza sugli esercizi commerciali oggi presenti nel quartiere e, soprattutto, indicare quello di cui si sente maggiormente la mancanza.

    Il momento culminante dell’iniziativa sarà la Festa in Piazza San Bernardo, giovedi 12 luglio 2012 dalle ore 17.30 alle 19.30.

    «I ritardatari potranno ancora votare – spiega Domenico De Simone, segratario del Ce.Sto, una delle associazioni in prima linea a fianco del Quic – Alla fine saranno premiati, con la consegna di tre pergamene, gli esercizi commerciali vincitori: il più utile, il più simpatico, il più originale; mentre la quarta pergamena, destinata a quel negozio che più manca ai cittadini, sarà conservata e consegnata quando se ne verificherà l’apertura».

    Nel Corso della Festa di Giovedì 12 luglio ci sarà spazio per musica, letture di poesie, esibizioni (danza afro, trallallero, danze tradizionali). Per i più piccoli è previsto l’intrattenimento con Trucca bimbi e Laboratori creativi con materiale riciclato.
    Bambini e adolescenti che frequentano i centri estivi del Ce.Sto e le loro famiglie sono invitati a partecipare, prolungando a piacimento la permanenza in piazza San Bernardo, luogo in cui vengono restituiti i figli alle famiglie dopo le gite.

    Ma l’invito è esteso a tutti i cittadini, residenti italiani e stranieri, studenti, commercianti, giovani frequentatori, associazioni e naturalmente le istituzioni locali.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Lagaccio, ex caserma Gavoglio: i cittadini chiedono di cambiare il Puc

    Lagaccio, ex caserma Gavoglio: i cittadini chiedono di cambiare il Puc

    Panoramica di LagaccioSono 450 le osservazioni al Puc presentate da associazioni e singoli cittadini che hanno dato vita a “Voglio la Gavoglio”, gruppo che rivendica l’importanza dei percorsi di partecipazione – in atto da alcuni mesi nel quartiere Lagaccio – allo scopo di condividere e progettare insieme il futuro di un territorio che nel corso degli anni si è sentito, in misura sempre maggiore, dimenticato dalle istituzioni locali.

    Oggi, con una lettera aperta indirizzata a Sindaco, Assessori comunali all’Urbanistica ed ai Lavori Pubblici, “Voglio la Gavoglio” sollecita delle risposte da parte di Palazzo Tursi in merito alla futura destinazione di una vasta area del Lagaccio (60 mila metri quadrati), quella occupata dall’ex caserma Gavoglio.
    Inoltre chiede a gran voce un incontro pubblico nella delegazione e sottolinea un pericolo ambientale finora, evidentemente sottovalutato «Occorre un’indagine sul rischio provocato dall’amianto presente nelle strutture dell’ex caserma e, da decenni, abbandonato a se stesso».

    «Già numerose realtà e comitati si erano occupati di questa parte del quartiere, fatiscente e colpevolmente inutilizzata – scrivono i residenti – “Voglio la Gavoglio” nasce in occasione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, proposto dalla scorsa Giunta guidata da Marta Vincenzi sul finire del 2011. In particolare, per quanto riguarda la scheda relativa all’ex caserma Gavoglio (considerata Distretto di trasformazione locale n. 3.06), chiediamo, con le nostre osservazioni, di modificare il Puc, perché le previste nuove destinazioni d’uso cambierebbero radicalmente il disegno del precedente piano urbanistico, dando maggior peso all’edilizia abitativa e meno alla necessità di servizi e aree verdi per il quartiere».

    «La caserma Gavoglio è solo una delle tante questioni in città sulle quali, ci pare, i cittadini vogliono che la “cabina di regia” delle decisioni e pianificazioni future non sia esclusivamente negli uffici delle amministrazioni locali ma che sia spostata, metaforicamente e fisicamente, nei vari territori di Genova con modalità tali da permettere un’attivazione ed una rinascita delle comunità che vivono e lavorano nelle zone interessate dalle trasformazioni urbanistiche», si legge ancora nella lettera aperta.

    La contrarietà al Puc è ribadita con fermezza «“Voglio la Gavoglio” dice No al Puc in via di approvazione ed intende promuovere un percorso di coinvolgimento e progettazione condivisa con gli abitanti. Tutto il quartiere è stato coinvolto in numerose riunioni ed incontri pubblici, con i cittadini impegnati ad elaborare ipotesi progettuali per il futuro del territorio. Insieme abbiamo deciso le azioni da compiere, innanzitutto quella di consegnare le 450 osservazioni al Puc. Ci auguriamo che queste ultime possano servire da stimoli costruttivi in base ai quali modificare il Piano Urbanistico Comunale».

     

    Matteo Quadrone

  • Italia Nostra, Puc: dibattiti pubblici per evitare il rischio di nuove Acquasola

    Italia Nostra, Puc: dibattiti pubblici per evitare il rischio di nuove Acquasola

    Per far conoscere il suo punto di vista sul Puc (Piano Urbanistico Comunale), adottato sul finire dell’anno scorso dall’ex Giunta di Marta Vincenzi, l’associazione ambientalista Italia Nostra organizza per oggi pomeriggio alle ore 18, presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, un incontro pubblico volto a stimolare un confronto costruttivo che favorisca il coinvolgimento dei cittadini in merito al futuro assetto urbanistico della città.

    In questa occasione saranno illustrate le osservazioni al Puc presentate da Italia Nostra e sulle quali – prima la giunta e successivamente il consiglio comunale – saranno chiamati a pronunciarsi nei prossimi mesi, decidendo se accoglierle o meno.
    «Si tratta di una sorta di servizio che forniamo ai consiglieri, molti dei quali sono alla loro prima esperienza come amministratori pubblici – spiega Andrea Bignone, Italia Nostra – Nel Puc ci sono diversi aspetti migliorabili e, considerando che il piano accompagnerà la crescita della città per i prossimi 10 anni, secondo noi è necessario stimolare la partecipazione attiva della cittadinanza nei processi decisionali».

    Innanzitutto si parlerà dei Distretti di Trasformazioneben 38 quelli previsti nel Puc – ambiti particolari in cui non esistono prescrizioni precise e soprattutto si sconta l’assenza della necessaria trasparenza. «All’interno dei Distretti di Trasformazione, in realtà, esistono già alcuni progetti – sottolinea Bignone – il problema è che non vengono palesati. Il rischio è di ritrovarsi, nel prossimo futuro, con esempi di gestione sul modello degli Erzelli, ovvero senza nessun coinvolgimento dei cittadini. Noi, invece, vorremmo che tutto fosse fatto alla luce del sole, organizzando dei veri e propri momenti di dibattito pubblico».

    Inoltre esiste anche un altro pericolo, come spiega ancora Bignone «Nel Ponente troviamo 6 Distretti di Trasformazione nel raggio di pochi Kilometri. In questo caso manca una visione organica. Considerati gli interessi dei privati rischiamo di veder replicati, in un’area dall’estensione limitata, i medesimi insediamenti, siano essi centri commerciali oppure parcheggi. Questo perché il Puc fornisce solo prescrizioni di massima che lasciano spazio a diverse interpretazioni. Secondo noi bisogna prevedere dei cosiddetti “progetti norma” che regolino i rapporti tra i vari Distretti».

    Un altro aspetto su cui punta il dito Italia Nostra, è quello dei centri storici. Al plurale perche Genova è una città policentrica mentre il Puc sembra dimenticarsene «L’attenzione, infatti, è rivolta esclusivamente sul centro storico “principale” – spiega Bignone – La consapevolezza di avere a che fare con una città con tanti centri storici è un elemento fondamentale. Vuol dire in concreto difendere il nostro patrimonio, ad esempio istituendo zone dove sviluppare la “mobilità dolce”, modificando gli stessi stili di vita dei cittadini che vivono in queste aree».

    Infine due questioni rilevanti – due “potenziali nuove Acquasola le definisce Italia Nostra – due interventi urbanistici decisamente invasivi che insistono su aree di pregio storico, ovvero quella di Valletta Carbonara a Castelletto, la zona sotto circonvallazione a monte di proprietà dell’Istituto Brignole, un Distretto di Trasformazione in cui il Puc prevede la possibilità di realizzare parcheggi e l’area di Salita della Misericordia, in centro città vicino a via San Vincenzo, un ambito speciale dove l’ex amministrazione ha previsto la costruzione di box interrati sviluppati su 7 piani.

    Per quanto riguarda Valletta Carbonara «Chiediamo alla nuova amministrazione di cancellare qualunque previsione di nuove costruzioni – spiega Bignone – e di lasciare al loro posto le serre comunali (ospitate in una parte del terreno di proprietà dell’Istituto Brignole, ndr) oppure favorire una riqualificazione dell’area destinandola alle esigenze del quartiere, sviluppando iniziative in collaborazione con cittadini e comitati».

    Per Salita della Misericordia, invece, Italia Nostra chiede al Comune di bloccare l’iter dei lavori per i box «Questo è uno degli ultimi polmoni verdi rimasti nel centro città ed è anche un’area di interesse dal punto di vista archeologico, grazie alla presenza di elementi storici della vicina Villa Sauli – conclude Bignone – Noi speriamo che l’attuale amministrazione faccia un passo indietro rispetto alla scelta fatta da quella precedente. In caso contrario, per evitare uno scempio come quello dell’Acquasola, siamo pronti a fare ricorso al Presidente della Repubblica, seguendo la procedura prevista dalle norme per la tutela del patrimonio storico».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Associazione VoLùmia, il progetto P.U.M.A. per la musica live a Genova

    Associazione VoLùmia, il progetto P.U.M.A. per la musica live a Genova

    Che la musica a Genova non abbia vita facile è cosa abbastanza nota: pochi spazi per suonare dal vivo e interesse che rasenta lo zero da parte delle istituzioni. Il più sta all’iniziativa dei singoli e di quelle associazioni che cercano di fare qualcosa di concreto. Una di queste è voLùmia, che col suo progetto P.U.M.A. promuove musica live, dando un’opportunità di visibilità a gruppi nuovi, e lo fa in zone difficili, unendo quindi al primo intento anche un impegno per cercare di migliorare, col proprio contributo, certa realtà cittadina. Renato Campanini, attuale presidente dell’associazione, ci ha raccontato di cosa si tratta.

    Cos’è voLùmia e quando nasce?
    «VoLùmia è stata creata da me, Francesco Ratti (cantante dei VOLUMIcriminali), Emanuele Pecollo (cantante dei 2Novembre) e altri due soci che suonavano in altri gruppi. Nata come gruppo informale nel 2001, è un associazione culturale senza fini di lucro che organizza eventi live e promuove musica a Genova dal dicembre 2004. All’inizio è nata come un’associazione musicale per gestire la sala prove che usavamo in diversi gruppi. La sala era nata con l’idea di offrire ad un territorio difficile (il Lagaccio), soprattutto ai ragazzi che vi abitavano, un servizio alternativo che fosse culturalmente più produttivo del bar sotto casa, e a dei prezzi molto più accessibili delle sale prove che si potevano trovare in giro. Dopo nove anni di gestione le “lungimiranti” politiche hanno fatto sì che quello spazio venisse perso per sempre e con esso una grossa parte di quanto si era costruito in quell’arco di tempo…   Non posso dire di aver salvato nessuno dalla strada, né tantomeno di aver in qualche modo migliorato quel quartiere, il fatto stesso di aver subito, ai tempi, anche più di un’aggressione per strada fornisce la misura della mentalità media presente. Per fortuna c’erano le eccezioni, che mi facevano pensare “non sto facendo questo per niente”. Molte band hanno usufruito di quella sala, nell’iter naturale di un gruppo che passa dall’affitto ad ore ad una sala propria. Col tempo le cose si sono evolute. Non so dire neanche quando, perché, o se mai avessimo pianificato di organizzare eventi live ma così è andata…»

    Quali servizi offre attualmente voLùmia e dove?
    «In questi anni abbiamo proposto in giro per Genova più di un centinaio di date tra rassegne unplugged, concerti di musica live veri e propri, dj set etc… Abbiamo collaborato con enti e istituzioni per eventi live: col Terra Di Nessuno, col Buridda, con la Sinistra Giovanile alla Festa dell’Unità, con la Madeleine, col Little Italy. Devo fare il mio ringraziamento più sincero a Luciano Bregoli della ZetaTi che ci ha sempre aiutato specialmente durante gli anni della “diaspora” (fino a quando non abbiamo vinto il bando di assegnazione che ha dato alla luce P.U.M.A.), nonché a Jonny Noiser, ma per altri motivi».

    In cosa consiste il progetto P.U.M.A.?
    «Prima di tutto P.U.M.A. è un acronimo: sta per Presidio Urbano Musiche Attuali… e nel nome c’è tutto il significato del progetto. La parola “Presidio” ha una connotazione direi quasi militaresca, effettivamente siamo un po’ un avamposto per la riqualificazione del territorio che partendo da Piazza delle Erbe si sta lentamente orientando in direzione Maddalena, mentre noi siamo già nella zona di Via Prè (e di lavoro di qui ce n’è davvero molto da fare…). “Urbano” perché siamo strettamente legati al territorio, sia dal punto di vista della ricerca musicale che per il pubblico verso il quale ci proponiamo. “Musiche” al plurale e non “musica” al singolare: siamo ben consci della poliedricità delle proposte dell’underground genovese, non vogliamo isolarci blindandoci in un genere specifico. “Attuali” perché facciamo nascere e forniamo punti di appoggio alle novità culturali e musicali, locali e alternative».

    «Non abbiamo criteri esclusivi per far suonare le band, ma è chiaro che esistendo già una rete di contatti è più facile per noi far suonare generi più pesanti (Mellowtoy, Devotion, Shake Well Before ecc) ma non mancano altri gruppi decisamente più soft (Valentina Amandolese, Palconudo, ecc.) per non parlare di musica elettronica (Useless Idea, K ecc) come è altrettanto evidente che promuoviamo più spesso le autoproduzioni locali dell’underground, con tutte le eccezioni e senza preclusioni a priori».

    «P.U.M.A. è nata il 19 Gennaio 2010: abbiamo partecipato ad un bando per l’assegnazione dei locali in Vico San Cristoforo e abbiamo vinto, da lì abbiamo perso un po’di tempo per i lavori di insonorizzazione ma per fortuna ora è da più di un anno che siamo attivi (anche se abbiamo speso una fortuna per i materiali!). Come anticipato prima ne venivamo dalla “diaspora” della vecchia voLùmia: il progetto P.U.M.A. ne ha rappresentato la rinascita e l’evoluzione. Fortunatamente c’è stato un parziale ricambio e, quello che conta di più, un passaggio del know how verso elementi più giovani. Al momento è gestita sia da alcuni vecchi elementi che diversi nuovi: ritroviamo me, Francesco Ratti “Pogo” e Emanuele Pecollo “Shuster” e contiamo i nuovi ingressi di Luca Morga “Ragno” (bassista dei Broken Hollow), Roberto Travi (batterista degli Audiograffiti), Victor Zappi “_Vic” (voce e basi dei _Distopia), Dario Mazzanti “Gida” (batteria e synth degli A Silent Order), Jacopo Lorenzetti “J” (bassista nei “What Eye See”), senza contare gli aiuti sostanziali dei gruppi che frequentano la sala e dei soci coinvolti negli eventi.
    Attraverso P.U.M.A. offriamo le nostre capacità ed energie maturate sul campo in anni di eventi live, per poter venire incontro ad altri musicisti conoscendo già le loro esigenze, orientandoci al mondo della produzione e fruizione artistica e culturale».

    Veniamo alla parte più innovativa di questo progetto: l’iniziativa Live In Sala Prove.
    «Partiamo dal presupposto che un nostro interesse è spingere tanto la musica che si produce a Genova. Proporre a persone a digiuno delle realtà nostrane questa musica potrebbe essere un modo per avvicinarle, incuriosirle, fino a fare in modo che ti chiedano il nome del gruppo, il disco e quant’altro… Come si può facilmente desumere dal nome della rassegna, la proposta giunge direttamente dal luogo di origine di ogni brano di ogni artista: la sala prove. Gli artisti si esibiscono in un locale allestito che durante gli altri giorni della settimana viene utilizzato di fatto come sala prove; al pubblico viene offerta la produzione “a crudo”, direttamente dalla fonte, in un’atmosfera che esula dai formalismi palco/pubblico – produzione/fruizione… in orario aperitivo, dalle 19 alle 21: nel week end le persone hanno in programma diversi impegni per la serata, in questo modo lasciamo la libertà a tutti con un live set di breve durata senza monopolizzare il tempo… tenendo conto anche del passaparola che segue sia per la promozione dei gruppi che hanno suonato sia del progetto».

    Come si fa per partecipare sia come protagonisti, sia come pubblico?
    «Gli artisti in genere ci contattano direttamente: su internet e sui social network è molto facile mettersi in contatto con noi, e anche per telefono! Per il pubblico allo stesso modo: è sufficiente iscriversi alla pagina di facebook per ricevere gli aggiornamenti sugli eventi, siccome la sala non ha moltissimo spazio riusciamo in questo modo a tener monitorata la quantità dei partecipanti e a organizzarci di conseguenza».

    Quali sono le prossime date di Live In Sala Prove?
    «Per quest’estate faremo ancora pochi eventi per motivi puramente “climatici”, anche se qualcosa bolle in pentola per fine Giugno… In ogni caso torneremo in autunno, ci sono venute un sacco di idee. Ad esempio vorremmo implementare la proposta con un po’ di arte “digitale” e la musica elettronica, abbiamo già qualche contatto… Restate sintonizzati!»

    Per tutte le info e per i contatti si possono consultare i seguenti siti:
    www.puma.htmx.it/
    www.volumia.4000.it/
    www.youtube.com/volumia04
    www.facebook.com/PresidioUrbanoMusicheAttuali
    www.facebook.com/voLumia

     

    Claudia Baghino 

     

  • Ri-party 2012: a Nervi una festa a impatto zero

    Ri-party 2012: a Nervi una festa a impatto zero

    NerviStasera (venerdì 15 giugno, ndr) l’associazione IoRicreo propone nella suggestiva cornice del castello di Nervi una festa del riciclo e del riuso con artisti, musica, Game Boy modificati, cibo e bevande a km zero: il tutto per festeggiare il quinto compleanno di IoRicreo.

    L’ambizione della serata è minimizzare l’impatto sull’ambiente e sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche del riciclo e del riuso attraverso il divertimento.

    Qualche esempio. Il cibo servito è biologico e a km0, per l’amplificazione
    della musica si utilizza l’energia derivante dalla pedalata su una apposita bicicletta, la musica è realizzata a partire da una vecchia consolle di videogiochi, un Game Boy modificato, i rifiuti sono smaltiti utilizzando la raccolta differenziata, le stoviglie sono di materiale biodegradabile e compostabile, l’acqua è rigorosamente “del bronzino”.

    La festa inizia alle ore 20.30 e durerà fino all’1.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Trenino di Casella: parte l’operazione Stazioni Pulite

    Trenino di Casella: parte l’operazione Stazioni Pulite

    Proseguono le iniziative a cura dei volontari del Gruppo Salviamo la Ferrovia Genova-Casella, che da tempo si battono per la riqualificazione della tratta e perché Amt non ne interrompa il funzionamento. Il trenino di Casella è un percorso turistico molto apprezzato nell’entroterra genovese ed è sede di eventi e spettacoli, tra i quali il più noto è Donne in guerra, che si svolge da cinque anni tra fine maggio e inizio giugno a cura del Teatro Cargo di Voltri.

    La prossima iniziativa in calendario da parte del Gruppo è Stazioni Pulite, che si pone l’obiettivo di raggiungere di volta in volta una diversa stazione del tracciato e ripulire l’area verde circostante. Il primo appuntamento è per sabato 23 giugno alla Stazione di Campi (appuntamento ore 9), che si potrà raggiungere con mezzi propri o tramite il trenino.

    Scopo dell’iniziativa è attirare l’attenzione degli enti locali e dei media sull’importanza storica, culturale e turistica della Ferrovia Genova-Casella e al tempo stesso – con il supporto di attrezzi e strumenti forniti dagli stessi volontari e manlevando l’azienda da ogni responsabilità – al riordino dell’area verde circostante le stazioni e alla raccolta dei rifiuti.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Fratelli e Fratellastri: incontro con l’associazione del centro storico

    Fratelli e Fratellastri: incontro con l’associazione del centro storico

    Fratelli e FratellastriSi dice che l’importante non è vincere, ma partecipare. All’indomani di una vittoria tuttavia tutti sono, logicamente, concentrati sul vincitore; e gli altri concorrenti vengono, subito e spesso, dimenticati. La competizione finisce ma la speranza è che le idee costruttive e alternative rimangano e continuino a generare dibattito e attenzione all’interno del panorama cittadino. Abbiamo incontrato alcuni esponenti di una nuova “creatura” politica sorta durante la campagna elettorale 2012, Fratelli&Fratellastri.

    Abbiamo tracciato un bilancio di questa esperienza con Simohammed Kaabour e Lara Rios Duarte che ci raccontano retroscena e progetti.

    Partiamo da un mero bilancio numerico: 650 voti, lo 0,2% delle preferenze…

    «Premettiamo che i numeri non sono chiari nemmeno a noi: c’è chi ci ha detto 625, chi 650 o 670. In realtà il nostro obiettivo iniziale non era il raggiungimento di una certa soglia numerica e la quantità di voti non riveste per noi, al momento, una questione di vitale importanza. Il nostro movimento nasce  come spazio per lanciare proposte alternative per la città di Genova e riportare l’attenzione dell’opinione genovese su determinate questioni. Ovviamente un nostro augurio è di far crescere questo movimento assicurandogli sempre più spazio a livello locale.»

    Tra antipolitica e astensionismo, vi siete buttati in politica in un periodo che, eufemisticamente, si potrebbe definire sfavorevole…

    «L’antipolitica è in realtà una delle motivazioni che ci hanno spinto a buttarci in questo progetto. Se la politica che c’è non va bene pensiamo sia necessario costruirne un’altra, piuttosto che pensare di fare tabula rasa. Dall’altra parte riteniamo sia finito il tempo della delega passiva: i cittadini devono partecipare, nei modi che ritengono più affini e vicini alle loro competenze e sensibilità. La cosa pubblica è da “usare” non solo quando è fonte di vantaggi economici per il cittadino ma dev’essere curata e controllata da tutti con costanza, sollecitando le istituzioni a compiere il loro dovere quando lo disattendono. Il distacco tra istituzioni e cittadini non è univoco ma è acuito anche da noi: disinteressandocene non miglioriamo la situazione…» 

    La lista, ad una prima occhiata superficiale, poteva essere percepita come una realtà rivolta esclusivamente e composta da cittadini di origine straniera, anche se in realtà accoglieva anche cittadini di origine italiana…

    «La nostra lista in realtà è composta esclusivamente da cittadini italiani, dato che in Italia non è possibile candidare una persona priva di cittadinanza; questa osservazione ci è stata fatta molte volte da giornalisti che ignorano evidentemente le leggi del loro stesso stato! Poi è un dato di fatto che alcuni di noi hanno origini straniere e questo lo rivendichiamo con orgoglio, senza nasconderlo; non per questo però le tematiche esclusive che dobbiamo e vogliamo affrontare sono legate all’immigrazione e all’integrazione, come invece ci è stato spesso chiesto durante i dibattiti. I Fratelli&Fratellastri parlano di lavoro, di scuola, di sanità, di ambiente: di problemi comuni e di soluzioni da cercare per la città di Genova e per i giovani. Fratelli&Fratellastri raggruppa persone diverse per esperienze di vita, background culturale, religione, idee…il nostro comune denominatore non è un’immagine specifica ma un’idea di cambiamento per una generazione, la nostra, troppo schiacciata dalle altre e troppo stereotipata in categorie che ormai ci sembrano prive di senso, come destra e sinistra. Del resto le necessità di un giovane sono simili, al di là delle origini nazionali».

    Quali sono le maggiori difficoltà e resistenze che avete incontrato?

    «La prima fase “burocratica” è stata complicata, soprattutto per noi che eravamo totalmente digiuni da regole elettorali: anche il semplice reperimento delle informazioni necessarie all’iscrizione della lista non sono state semplice, le informazioni erano a volte contraddittorie, e temevamo di non riuscire a raccogliere abbastanza firme per vederci ammessi alla competizione elettorale. Quando ci siamo visti ammessi la gioia e la soddisfazione sono state enormi, dato che siamo riusciti nell’impresa senza mezzi e operando nel pieno della legalità, senza mai scendere a patti con diverse “proposte indecenti” che abbiamo incrociato lungo la strada. La disillusione dei nostri coetanei – la nostra lista, sebbene non l’abbiamo mai enfatizzato più di tanto, era composta per lo più da trentenni – nei confronti della politica è stato poi un altro ostacolo da superare;  alla fine siamo riusciti a coinvolgere persone valide e dai profili più diversi e strutturare una lista che, per puro caso, era composta per lo più da donne. La nostra inesperienza certamente ha rallentato un po’ i tempi e anche le nostre limitate risorse economiche, tutte derivanti da autofinanziamento, non ci hanno permesso una propaganda a tappeto – sebbene a noi interessasse più veicolare un contenuto piuttosto che un’immagine. A livello di visibilità poi abbiamo constatato come non venisse garantito pari accesso a tutte le formazioni: i nostri spazi pubblicitari, sebbene sono stati occupati dai nostri manifesti più tardivamente rispetto ad altre liste, erano già stati “venduti” e usati per le affissioni di altre formazioni. Ci è toccato constatare che vale la legge del più forte, una sorta di far-west elettorale».

    Qual è la cosa più importante che secondo voi manca a Genova e all’Italia per progredire sulla strada dei diritti civili? 

    «Serve una presa di coscienza del momento presente per poter andare avanti in modo migliore: siamo un Paese ancorato al passato in cui tutti dicono “si stava meglio quando si stava peggio”. Questo è un approccio anti costruttivo che sta distruggendo questo Paese. Si fa un’enorme fatica a pensare ad un’Italia diversa, frutto di una vera trasformazione: vivere il presente significa trovare soluzioni ai problemi del presente e permettere di dare la sicurezza alle persone che il loro valore aggiunto, personale o tecnico che sia, sarà valorizzato. La meritocrazia in questo senso è fondamentale».

    Possiamo parlare di un primo esperimento elettorale destinato a crescere e maturare in città?

    «Molti giornali hanno scritto che il progetto “degli immigrati” è stato sconfitto dalle urne ma questa affermazione è falsa. Abbiamo gettato un primo “sasso nello stagno”: continueremo e ci auguriamo più partecipazione perché si tradurrà in un risultato più grande, al di là della “poltrona” da conquistare o della remunerazione. La maggiore consapevolezza acquisita in questi mesi ci aiuterà nel futuro: l’importante è stato il viaggio che abbiamo percorso fin qui e vogliamo continuarlo».

    Antonino Ferrara

  • Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo BesanaCarlo Besana, anima dell’Associazione Consorzio Sportivo Pianacci del Cep, sulle alture di Prà e Voltri, un contenitore socio-culturale capace, grazie all’attività di volontariato di alcuni residenti, di rilanciare un intero quartiere conosciuto ai più come un luogo periferico foriero di degrado ed emarginazione, cambiandone profondamente il volto nel giro di una quindicina di anni. Oggi però il protagonista principale, stanco e deluso dalla piega che stanno prendendo le cose, ha annunciato di voler fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni da presidente del Consorzio.

    Quali sono i motivi che l’hanno spinta a fare questa scelta?

    «Si sono verificati una serie di episodi che sommati tra loro contribuiscono a maturare determinate decisioni. Uno dei motivi principali sono le denunce che abbiamo ricevuto per disturbo della quiete pubblica in merito alle serate musicali che ormai abitualmente organizziamo ogni estate (“Che estate alla Pianacci”, la rassegna che, ogni anno, porta al Cep circa 8000 spettatori). Nonostante il Consorzio sia in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie sono emerse alcune criticità nei rapporti con una parte minoritaria dei residenti nelle vicinanze del Palacep (una struttura aperta tutto l’anno in cui si svolgono svariate attività, sportive, ricreative, sociali, ecc.). Ovviamente è giusto che anch’essi manifestino il loro dissenso. Quello che mi aspettavo è una maggiore collaborazione per salvaguardare tutto l’impegno profuso in questi anni a favore del quartiere».

    Lei lamenta una mancanza di aiuto da parte delle istituzioni locali…

    «È fondamentale che le istituzioni, ai diversi livelli, si assumano le proprie responsabilità, se necessario anche assumendo posizioni impopolari. Abbiamo invitato il Municipio Ponente, che dovrebbe essere l’istituzione più vicina ai cittadini, ad organizzare una riunione pubblica per spiegare la legittimità delle nostre attività ed individuare alcuni percorsi comuni con i residenti per superare le incomprensioni. Il Municipio ha sottolineato la liceità dei comportamenti del Consorzio ma ha lasciato a noi la patata bollente, ovvero l’onere di decidere se fare o meno le manifestazioni estive musicali. Noi ci auspicavamo, da parte del Municipio, una chiara assunzione di responsabilità che invece non c’è stata. La sera del concerto di Ky-Mani Marley (24 aprile scorso) l’amministrazione municipale si era impegnata a fare un sopralluogo nelle abitazioni dei residenti che lamentavano problemi legati al rumore, per verificare la situazione. Ma purtroppo non ha mantenuto l’impegno. Nel frattempo il sopralluogo l’abbiamo eseguito noi autonomamente e quello che ha evidenziato è una situazione di disagio superabile, senza mobili che traballano né bicchieri che si spaccano in mille pezzi, insomma una criticità minima e sopportabile per il bene del quartiere».

    Ma quali sono le principali problematiche che complicano il vostro rapporto con le istituzioni locali?

    «Noi gestiamo oltre 13 mila metri quadrati di area Pianacci in concessione dal Comune di Genova. Sarebbe normale, in un rapporto tra proprietario e concessionario, avere dei chiari punti di riferimento a cui rivolgersi anche nel caso di semplici problemi burocratici. Al contrario, ci siamo trovati più volte di fronte al caos totale: la macchina comunale è contorta, i diversi uffici neppure si parlano tra di loro, non c’è il necessario scambio di informazioni. Noi svolgiamo una funzione come volontari e non possiamo impiegare le nostre energie per star dietro alle colpevoli carenze della burocrazia cittadina. Certo esistono alcune rare eccezioni, che mi fa piacere sottolineare, come quella dell’assessore Margini, sempre disponibile a darsi da fare, oppure l’assessore Vassallo che per la questione del supermercato è andato anche al di là delle sue competenze».

    Con la nuova Giunta pensa che potrebbe cambiare qualcosa?

    «La macchina comunale è sempre quella ed i funzionari restano al loro posto. Non credo che il nuovo Sindaco, senza nulla togliere alla persona di Marco Doria, possa concretamente mutare le cose. Io ormai sono fortemente disilluso».

    Quindi quest’estate al Cep regnerà il silenzio, senza nessuna manifestazione musicale?

    «Non faremo le manifestazioni estive finché non ci sarà totale condivisione d’intenti. Insomma, fin quando non sarà tutto il quartiere, in modo concreto, a chiedercelo. Intendo dire che vorrei vedere maggiore partecipazione attiva dei cittadini. Purtroppo, per la nostra come per altre associazioni, il problema è sempre quello: sono poche le persone che volontariamente si mettono a disposizione per far sì che sia possibile la realizzazione di svariate attività. Ora però la dimensione che abbiamo raggiunto al Cep è divenuta tale per cui, se non c’è una consapevole presa di coscienza dei residenti, è impossibile andare avanti. Le persone si devono rendere conto che il Consorzio Pianacci è un patrimonio del quartiere e non una mia creatura».

    Qual è il bilancio dopo così tanti anni di attività sul territorio?

    «I 15 anni che abbiamo dedicato al Cep oggi sembrano non contare nulla. Il mio è un forte stato di delusione, che mi fa pensare di dire “Adesso fate voi”. È anche una sorta di provocazione per risvegliare le coscienze. Un altro segnale che ha influito sulla mia decisione di abbandonare la presidenza del Consorzio, lo abbiamo avuto in occasione del compleanno per i 15 anni del Circolo Arci Pianacci. Ebbene, nonostante non capiti tutti i giorni che una ricorrenza di un’associazione sia festeggiata nella cornice di Palazzo Ducale, grazie all’invito della Fondazione Cultura guidata da Luca Borzani, tutti gli altri soggetti della “città che conta” erano assenti: un vuoto assoluto anche a livello istituzionale, da parte di Comune, Provincia, Regione, solo la Fondazione Cultura si è accorta di noi e ha voluto premiare il lavoro che svolgiamo ormai da tanto tempo. Questo è un grave segnale di scollamento tra il quartiere e la città. Eppure grazie a notevoli sforzi siamo riusciti a modificare il significato del nome Cep. Non è stato necessario cambiare nome bensì intervenire sulla mentalità delle persone, cercando il loro coinvolgimento».

    Quali sono le prospettive per il futuro?

    «Il quartiere deve decidere, una volta per tutte, se intende conservare il patrimonio di un Consorzio aperto 365 giorni all’anno che, solo nel 2011, ha svolto 5500 ore di attività a cui hanno preso parte migliaia di fruitori. Se il quartiere non dà un preciso segnale significa che, al di là dei numeri, abbiamo sbagliato tutto. Altre due volte ero arrivato sul punto di non rinnovare il mio impegno, poi sono stato convinto a ripensarci. Chi assume questo ruolo, mettendoci la faccia, si deve scontrare con numerosi ostacoli e se non c’è la necessaria condivisione d’intenti tra residenti, volontari, istituzioni, è inutile proseguire».

     

    Matteo Quadrone

  • Che Festival! Dieci giorni di eventi a cura di Music for Peace

    Che Festival! Dieci giorni di eventi a cura di Music for Peace

    Da venerdì 1 a domenica 1o giugno 2012 si terrà una nuova edizione della rassegna estiva a cura dell’associazione Creativi della Notte Music for Peace: l’evento Che Festival! si terrà in via Balleydier a San Benigno, nel quartiere di Genova Sampierdarena, e per dieci giorni sarà aperto dalle 14 alle 2 di notte per un ricco programma di appuntamenti.

    Come ogni anno non c’è un biglietto di ingresso, ma ai partecipanti è richiesto di portare beni di prima necessità non deperibili che saranno poi consegnati nelle missioni umanitarie dai volontari dell’associazione. Qualche esempio: scatolette di carne, tonno, miele; omogeneizzati, legumi, farina, sale, zucchero e così via.

    Nel corso del festival ci sarà spazio per spettacoli teatrali e di cabaret, musica, convegni e incontri, animazione per i bambini, esibizioni e gare, sport, lezioni di ballo.

    Questi alcuni degli ospiti musicali: Fratelli di Soledad, Modena City Ramblers, Zibba, Buio Pesto, Zero Plastica, Omar Pedrini dei Timoria e tanti altri. Per il cabaret i comici di Zelig e Colorado Cafè Maurizio Lastrico, Stefano Chiodaroli, I Turbolenti, Gabri Gabra, I Soggetti Smarriti, Enrique Balbontin, Andrea Ceccon e Fabrizio Casalino.