Tag: associazioni

  • Sestri Ponente: negozi alluvionabili, il Comune si autotutela

    Sestri Ponente: negozi alluvionabili, il Comune si autotutela

    Addetti del Comune di Genova, in questi giorni, stanno visitando “porta a porta” gli esercizi commerciali di Sestri Ponente per informarli che a breve riceveranno una lettera in cui Palazzo Tursi li avverte ufficialmente che la loro attività si trova in una zona alluvionabile.

    «L’amministrazione non si è preoccupata di mettere in sicurezza la zona neppure dopo i tragici eventi provocati dall’alluvione dell’ottobre 2010 – denuncia Agostino Gazzo, membro di Ascom e del C.I.V. di zona – oggi, invece, ha pensato di mettere se stessa “in sicurezza”».

    «Per non far torto a qualcuno la civica amministrazione dichiara alluvionabile tutta la parte centrale di Sestri», sottolinea Gazzo.

    Cosa accadrà adesso, si domandano i negozianti?

    «Innanzitutto il Comune potrà continuare a non eseguire i lavori di messa in sicurezza che eviterebbe all’intero quartiere di finire sott’acqua in caso di pioggia – continua l’esponente dell’Ascom e del Civ di zona – in pratica, avvertendo i commercianti che le loro attività sono “a rischio”, Palazzo Tursi si manleva da ulteriori denunce».

    «Altra conseguenza è che nel momento in cui l’area verrà dichiarata “alluvionabile” gli immobili si deprezzeranno», conclude Gazzo.

     

     

     

     

  • Primavera Bio, serata informativa sull’agricoltura biologica ai Giardini Luzzati

    Primavera Bio, serata informativa sull’agricoltura biologica ai Giardini Luzzati

    Giardini LuzzatiVenerdi 18 maggio  presso i Giardini Luzzati nel centro storico di Genova  si tiene una serata dedicata all’agricoltura biologica aperta alla cittadinanza: produttori biologici,
    cittadini e consumatori si incontrano per confrontarsi sul tema dell’agricoltura e della provenienza dei cibi che si mangiamo quotidianamente.

    Un’occasione per conoscere chi coltiva la terra e chiedere perché scegliere l’agricoltura biologica e come mai i prodotti bio sono più cari, chi garantisce i consumatori e quali implicazioni ha sull’ambiente questo tipo di coltivazione.

    Al termine del dibattito è in programma una degustazione del vino della Cooperativa Agricola Valli Unite di Alessandria.

    L’incontro inizia alle 19.30 ma già dalle ore 17.30 si tiene un laboratorio per i bambini per conoscere l’agricoltura bio impastando la farina: un’occasione per avvicinare i più piccoli al tema dell’agricoltura e a prodotti più sani per se stessi e per l’ambiente.

    L’evento è a cura di Nuova Associazione Giardini Luzzati e Associazione Il Ce.Sto, due realtà che lavorano per riqualificare la zona e per trasformare i Giardini in un luogo d’incontro e di condivisione aperto alla cittadinanza e al quartiere: eventi culturali, musicali e animazione della piazza.

    Per informazioni: Sara Montoli aiab.liguria@aiab.it ufficio 0102465768, cell.3492134568

  • Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    L’ultima sanatoria “colf e badanti” del  2009 è stata una truffa. Discriminatoria nei confronti di tanti lavoratori immigrati che non lavorano come collaboratori domestici, l’ultima regolarizzazione è stata ancora una volta fonte di ricatti da parte di intermediari e datori di lavoro che hanno lucrato su situazioni di subalternità e emarginazione. Parte da Genova, e in particolar modo dai venditori ambulanti del Porto Antico, la richiesta di un nuovo provvedimento che estenda la possibilità di un permesso di soggiorno valido a tutti i lavoratori stranieri in nero, dipendenti e non.

    Ne abbiamo parlato con Mauro Musa, responsabile dell’Associazione 3 Febbraio di Genova e con Luciana Taddei, membro dell’Associazione e collaboratrice al cortometraggio della video maker Serena Gargani  “All’ombra del porto”. L’Associazione 3F è promotrice, con l’avvocato Alessandra Ballerini, del testo del provvedimento da presentare al Governo.

    Da quale esigenza umana nasce l’idea di proporre al Governo una bozza di sanatoria generalizzata?

    L’idea di elaborare questo testo, che autorizza la regolarizzazione generalizzata dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, nasce dalla lotta quotidiana dei nostri fratelli del Porto Antico, venditori ambulanti che da tempo cercano di ottenere un documento valido e un lavoro onesto e riconosciuto. Illegalità e emarginazione sono il frutto di un circolo vizioso in cui il permesso di soggiorno rappresenterebbe il primo tassello della soluzione: se non si ha un documento valido infatti non si può ottenere un contratto in regola e senza un lavoro non è possibile ottenere un permesso di soggiorno . Molti di questi ragazzi sono stati vittima di raggiri e truffe nel 2009, all’epoca dell’ultima sanatoria: hanno pagato migliaia di euro a un datore di lavoro o a un intermediario che si è intascato i soldi senza provvedere all’effettiva regolarizzazione. In più, sia i venditori ambulanti del Porto che altri stranieri residenti, da tempo sono soggetti ad una forte repressione da parte delle forze dell’ordine che compie perquisizioni nelle case, in virtù della legge antiterrorismo ancora in vigore e cerca di bloccare il commercio ambulante del Porto usando a volte anche le maniere forti. Nel febbraio 2011 l’Associazione ha indetto una manifestazione a sostegno dei diritti degli immigrati a cui hanno partecipato 500 persone, un numero davvero importante per la realtà dei cittadini stranieri residenti a Genova. Da quel momento è nata l’idea di redigere una bozza di sanatoria, grazie attiva partecipazione di questi ragazzi il cui protagonismo è sempre stato forte e hanno continuamente animato le assemblee che hanno portato alla stesura del documento.

    Cosa prevede la bozza del documento?

    Il testo scritto da Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia sia delle istituzioni cittadine che dell’associazione, prevede il rilascio del permesso di soggiorno a lavoratori stranieri  sia dipendenti che autonomi; in questo modo si vogliono evitare quelle forme di ricatto a cui sono stati sottoposti i lavoratori immigrati nel 2009. Non sarà più quindi necessario che il datore di lavoro presenti i documenti richiesti per il rilascio del permesso per quegli immigrati che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato una micro impresa autonoma. La bozza prevede poi la cancellazione delle espulsioni precedenti – richiesta ripresa dalle precedenti sanatorie governative – e dei reati d’autore,  reati minori che non prevedono violenza su persona (ad esempio la vendita di merce contraffatta). Il permesso dovrà  essere rilasciato tassativamente massimo dopo 60 giorni dalla presentazione della richiesta da parte del cittadino straniero.

    Quali sono stati i rapporti con le istituzioni cittadine a partire dalle manifestazioni dello scorso anno?

    Gli incontri con le autorità cittadine sono stati diversi, ma non possiamo certo affermare che i risultati concreti siano stati altrettanto numerosi. L’assessore alla sicurezza Scidone ci aveva assicurato che non avrebbe colpito “l’ultimo anello” della contraffazione, i venditori ambulanti appunto, ma si sarebbe concentrato sull’ingrosso e i trafficanti di merce contraffatta; all’opposto la repressione contro i fratelli del Porto Antico si è acuita sempre di più e le perquisizioni nelle abitazioni sempre più massicce e frequenti. Bisogna ricordare inoltre che, per legge, i blitz a domicilio possono svolgersi solo con la supervisione di una persona di fiducia, se espressamente richiesto dal perquisito; noi membri dell’Associazione 3 Febbraio avremmo tanto voluto godere di questo diritto, come richiesto dai lavoratori stranieri, ma le pattuglie delle forze dell’ordine non ci hanno mai aspettato. Con l’assessore al commercio Vassallo abbiamo iniziato a trattare per trovare una soluzione alternativa al commercio ambulante, pensando ad esempio ad un spazio dove gli immigrati possano vendere oggetti tradizionali provenienti dal Senegal; il permesso di soggiorno rimane, anche in questo caso, imprescindibile. Abbiamo incontrato anche il sindaco Marta Vincenzi la quale aveva promesso di appoggiare la nostra battaglia nazionale e avrebbe invitato il governo ad esaminare la sanatoria, dopo averla fatta approvare in consiglio comunale. Le intenzioni c’erano tutte, ma i fatti sono stati pochi anche perché la Vincenzi si è mossa troppo tardi, il 13 febbraio, ormai a scadenza di mandato. La repressione attenuata non c’è stata, il tavolo di discussione tra noi associazione e immigrati e le istituzioni si è riunito solo una volta, semplicemente per comunicarci che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le elezioni; in origine il Sindaco ci aveva prospettato una riunione settimanale. Dal nuovo sindaco, chiunque sarà, ci attendiamo che accolga nuovamente la nostra proposta e si faccia promotore, in sede di consiglio comunale, del nostro appello da presentare poi a Roma, al governo perché lo prenda in considerazione e lo discuta.

    Genova è la capofila, ma l’iniziativa è pensata come nazionale…

    Il 1 maggio scorso c’è stata la presentazione della bozza di sanatoria a livello nazionale. In tutte le città in cui l’associazione è presente si terranno delle assemblee locali per individuare i responsabili della campagna e decidere le strategie locali e nazionali per sostenerla, a partire dalla raccolta delle adesioni. E’ previsto a fine mese un coordinamento nazionale  di tutti i sostenitori dell’appello, in cui i partecipanti potranno discutere i contenuti della sanatoria e fare in modo che diventi un tesoro di tutti, frutto di un’elaborazione collettiva. Non vogliamo che sia un documento calato dall’alto, da Genova e dal suo gruppo locale, ma vorremmo che diventi un patrimonio comune, cittadini italiani e stranieri, associazioni e singoli. Dal canto loro, gli immigrati sono entusiasti ed ansiosi di questa iniziativa, dai senegalesi di Genova ai bengalesi di Roma fino ai rifugiati di Napoli.

    Lo strumento delle sanatorie è una risposta emergenziale ad una condizione di emarginazione e illegalità che necessita una risposta pronta. L’immigrazione tuttavia, come fenomeno umano portatore di diritti e doveri, non può essere concepito come un’emergenza ma è una situazione strutturale i cui problemi hanno bisogno di una visione un po’ più ampia per essere risolti…

    L’associazione 3 Febbraio nasce senza dubbio con una visione più ampia rispetto alla proposizione di un piccolo strumento, anche se necessario, come la sanatoria. La nostra è una battaglia generale per la dignità, la libertà e la giustizia. Il nemico principale da battere in Italia è il razzismo perché a causa del razzismo si rischia la vita, si perde la vita, italiano o straniero. Il permesso di soggiorno è soltanto uno dei diritti, fondamentali, da garantire ai nostri fratelli: noi sosteniamo la libera circolazione e l’accoglienza per tutti. La logica dei flussi secondo noi è una logica assassina perché avalla le centinaia e migliaia di morti che avvengono nei nostri mari. L’immigrazione inoltre non può essere settoriale e non può essere accettata solo se vantaggiosa economicamente: l’integrazione non deve essere garantita in nome di una logica utilitaristica perché una persona non può essere snaturata al tal punto da trasformarsi in semplice fonte di reddito e profitto. Una persona è portatrice di diritti che, a quanto ne sappiamo, sono universali.

    Come sembra rispondere la politica italiana a queste iniziate incentrate sui diritti dell’uomo e della donna, a prescindere dalla provenienza o professione?

    In generale abbiamo capito che i diritti non fanno voto, i politici hanno paura di parlarne perché risultano impopolari e di conseguenza i risultati concreti prodotti dalla politica ad oggi sono pochi. In sé il tema della sanatoria che proponiamo è certamente “scottante”: parliamo di generalizzazione dei permessi quando tutti parlano di immigrazione selettiva. Del resto l’immigrazione è uno di quei temi bipartisan di cui la politica si riempie di parole: tante chiacchiere, molte liti, pochi fatti e spesso pure inadeguati. Abbiamo chiesto diversi incontri con il Ministro per la cooperazione internazionale e l’Integrazione Riccardi, ma ad oggi alle buone volontà è seguito il nulla della politica, contrapposto al protagonismo degli immigrati che continuano a lottare. Gli immigrati, come già detto, sono entusiasti: speriamo solo che queste speranze non si trasformino in illusioni. Il copione è già stato letto e visto.

    Il documentario “All’ombra del porto” che sta girando la video maker Serena Gargani, in collaborazione con alcuni membri dell’Associazione 3F, è un altro strumento che racconta la lotta dei ragazzi nordafricani del Porto Antico per vedere riconosciuta la loro esistenza e affermare la loro dignità…

    Si, il documentario nasce dalla richiesta di Pablo, un membro dell’associazione, di far conoscere più diffusamente la situazione dei venditori ambulanti del Porto Antico, delle loro problematiche e della loro lotta autonoma per migliorare la loro situazione. L’obiettivo, di Serena Gargani e nostro, è di realizzare un medio metraggio a sé stante rispetto alla sanatoria ma che certamente si lega alle richieste contenute nella bozza. Stiamo ancora ultimando le riprese e poi ci attiveremo per trovare una produzione che possa finanziarlo.

     

    Antonino Ferrara
    foto di Diego Arbore

  • Val Polcevera: progetto Crea, gli avanzi alimentari aiutano i più deboli

    Val Polcevera: progetto Crea, gli avanzi alimentari aiutano i più deboli

    I prodotti alimentari che avanzano sugli scaffali di tutti gli esercizi commerciali – dalla semplice bottega al supermercato – scarti una volta destinati a finire nei rifiuti, oggi finalmente sono considerati una risorsa preziosa per fornire un aiuto ai sempre più numerosi genovesi che hanno estreme difficoltà, non solo ad arrivare a fine del mese, ma anche a soddisfare le esigenze più elementari, come quella di mettere assieme un pasto e una cena.
    In Val Polcevera, grazie all’incontro fra le realtà, istituzionali ed associative, attive nella vallata e la Comunità di San Benedetto al Porto, guidata da Don Andrea Gallo, parte una nuova scommessa che si muove proprio in questa direzione.

    È nato infatti il progetto C.R.E.A. – Centro Recupero Eccedenze Alimentari, realizzato con la collaborazione del Municipio Valpolcevera, dell’ A.T.S. 41 (ambito territoriale sociale n. 41 del Comune di Genova) e della Comunità San Benedetto. Un’iniziativa che va ad affiancarsi ad un altro importante punto di riferimento presente in zona, ovvero “Il Punto” di via Canepari.

    «Tutto è iniziato nel 2006 quando, all’interno dell’allora piano regolatore sociale, nasce la collaborazione con Coop, in particolare l’Ipercoop di Bolzaneto e la Coop di Teglia – racconta Simonetta Gadaleta coordinatrice A.T.S. 41 –I prodotti alimentari prossimi alla scadenza e quelli con piccoli difetti che di conseguenza li rendono invendibili, alimenti ancora buoni e utilizzabili, diventano così una risorsa da ridistribuire alle persone in difficoltà economiche».
    Il sistema, con la regia dell’A.T.S. 41, ha un funzionamento molto semplice: le Coop forniscono i prodotti, i volontari dei Centri d’ascolto San Vincenzo e dell’associazione Don Lino ai Broxi vanno a prendere le donazioni e le portano presso la parrocchia del Borghetto a Certosa, in via Canepari, dove è stato allestito una sorta di negozio di alimentari, chiamato “Il Punto”.

    I beneficiari del servizio vengono selezionati dall’A.T.S. 41 che attribuisce loro un punteggio –  seguendo alcuni criteri quali la composizione del nucleo famigliare oppure la presenza o meno di bambini – in base al quale possono convertire i punti in beni di prima necessità.
    «Le persone vengono accompagnate dai volontari anche per quanto riguarda l’acquisto dei prodotti – spiega Gadaleta – il servizio ha una valenza educativa perché proviamo a spiegare loro come scegliere in maniera consapevole i prodotti di cui hanno bisogno. Per fare un esempio inizialmente la farina non veniva quasi mai acquistata. Ma grazie ai consigli dei volontari, che hanno spiegato come dalla farina si possa fare del buon pane direttamente in casa, consentendo un notevole risparmio, le persone hanno cominciato ad utilizzarla».

    Ogni tre mesi usufruiscono del servizio 80 persone che, di volta in volta, cambiano lasciando spazio a facce sempre nuove, italiani e stranieri, senza distinzioni. «Da quando siamo partiti le richieste sono più che raddoppiate – sottolinea Gadaleta – un soggetto può rinnovare il servizio una volta soltanto».

    I Centri d’ascolto San Vincenzo e l’associazione Lino ai Broxi hanno presentato alla Regione dei progetti ammessi a finanziamento nel 2010 e nel 2011 in base al Piano Sociale Integrato Regionale (PSIR). Con questi fondi è stato possibile aumentare il numero di prodotti disponibili. Purtroppo infatti le donazioni non sono sufficienti per sanare il fabbisogno e così si è deciso di implementare l’offerta acquistando ulteriori beni di prima necessità da altre strutture commerciali.

    La Comunità di San Benedetto nel frattempo ha aperto un nuovo spazio a Rivarolo, in via Celesia, dove recupera e vende a prezzi contenuti vari oggetti, mobili, arredi, accessori da cucina, ecc.
    La sua presenza in Val Polcevera è stata l’occasione propizia per favorire l’incontro della Comunità con i volontari attivi in zona e l’A.T.S. 41.
    Nasce così il progetto C.R.E.A. che trae ispirazione – come per altro lo stesso progetto “Il Punto” – dall’esperienza dei Last Minute Market, un sistema di valorizzazione e recupero delle eccedenze alimentari, promosso nell’area bolognese, ideato dal professore dell’Università di Bologna, Andrea Segrè.
    «La Comunità di San Benedetto ci ha chiesto se volevamo impegnarci in qualcosa di simile e noi siamo stati ben felici di raccogliere l’invito», sottolinea Gadaleta.
    Il Municipio Valpolcevera sostiene il progetto e ha assegnato alcuni locali di via Pedrini, nel quartiere Diamante, che fungeranno da magazzino per le eccedenze alimentari. Qui verranno stoccate le merci poi distribuite seguendo lo stesso metodo che ha dimostrato di funzionare egregiamente presso “Il Punto”.
    «I prodotti secchi (scatolette, pasta, ecc.) confluiranno in via  Canepari – spiega Gadaleta – i prodotti freschi (carne, pesce, ecc.) , quelli più difficili da recuperare,  verranno distribuiti direttamente in via Pedrini».

    Ora partirà una sperimentazione di circa 6 mesi perché occorre coinvolgere attivamente i C.I.V., i negozi, i supermercati e  tutte le strutture commerciali della vallata.
    E bisogna sottolineare come il piacere di donare consenta anche un tornaconto economico: «La legge n. 155 del 25 giugno 2003 (disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fine di solidarietà sociale) detta “del buon samaritano” prevede, per le attività commerciali che effettuano donazioni, la possibilità di usufruire di alcuni sgravi fiscali», spiega Gadaleta.

    L’obiettivo rimane la redistribuzione di prodotti alimentari ma l’A.T.S. 41, ovviamente, non si tira indietro nel caso dovessero arrivare donazioni diverse, quali ad esempio prodotti per l’igiene personale, vestiario, ecc. «Non ci poniamo limiti e le occasioni per distribuire qualsiasi tipo di bene, considerando l’esponenziale aumento delle richieste di aiuto, non mancano», precisa Gadaleta.

    Allo stato attuale però il progetto non gode di nessun fondo e le associazioni di volontariato proveranno, nel prossimo futuro, ad usufruire di eventuali bandi promossi dagli enti locali.
    Un altro obiettivo – impossibile da raggiungere in assenza di finanziamenti – è infatti quello di inserire nel progetto alcune persone seguite dall’A.T.S. 41 e dalla Comunità di San Benedetto, fornendogli l’opportunità di riattivarsi impegnandosi in prima persona in un servizio dall’alta valenza sociale.

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

  • Fiumi: associazioni ambientaliste contro la Regione Liguria

    Fiumi: associazioni ambientaliste contro la Regione Liguria

    Scrivono a nome delle realtà di tutta la Liguria, da Sanremo a Savona a Genova, dal Golfo Paradiso al Tigullio alla Spezia, sono 13 associazioni che chiedono alla Regione Liguria, con una lettera, di riformare o annullare le norme del “Regolamento regionale sulla tutela dei corpi idrici”, il quale riduce a soli 3 metri – rispetto ai 10 metri attualmente previsti dalla normativa nazionale – la “fascia minima di rispetto” dai corsi d’acqua entro cui è proibito edificare.

    «Considerato che il Regolamento è in contrasto con le leggi dello Stato – scrivono le associazioni – si diffidano anche Regione e Province dall’autorizzare interventi urbanistici o edilizi che si pongano in contrasto con le norme di legge nazionale (coperture di rii, realizzazione di discariche sopra tombinature di rii, realizzazione di interventi edilizi estranei alle esigenze di tutela ambientale ed idrogeologica all’interno della fascia minima di rispetto di 10 metri dalle sponde dei corsi d’acqua)».

    «Poichè tali interventi, qualora portati a termine, comporterebbero gravi ed irreparabili danni ambientali – sottolineano gli ambientalisti – i firmatari della lettera si riservano di presentare denuncia davanti alla competente Autorità giudiziaria».

    In particolare gli autori della lettera denunciano che alcune amministrazioni locali hanno manifestato l’intenzione di realizzare importanti discariche di inerti proprio a riempimento di vallette ed a copertura di rii (è il caso, solo per fare un esempio, del Rio Cortino a Sori).

    Ecco l’elenco dei firmatari: i comitati “Salviamo il paesaggio” di Genova, Savona, Sanremo, Golfo Paradiso, il comitato “Acqua Bene Comune” di Genova, l’Assemblea Beni Comuni, le associazioni “Stop al cemento” di Sestri Levante e Tigullio, “Stop al consumo di territorio” di La Spezia e Sarzana, “Memorie e progetti” di Pieve Ligure, il periodico “Creuze dei due Golfi”, la “Rete per la difesa del paesaggio del Golfo Paradiso e del Tigullio”, il “Comitato spontaneo tutela del territorio” e “Tuteliamo Zoagli”.

     

     

     

  • Satura Art Gallery, le mostre del mese di maggio

    Satura Art Gallery, le mostre del mese di maggio

    Satura art GallerySabato 5 maggio Satura Art Gallery ospita l’inaugurazione di cinque eventi espositivi a cura di altrettanti artisti: l’appuntamento è per le ore 17 presso la sede dell’associazione di Palazzo Stella.

    “Tracce di soggetto” la mostra di Davide Battaglia a cura di Elena Colombo, racconta grazie alle sue opere iperrealiste il quotidiano post-moderno in cui tutti sono connessi ma isolati, vicini senza mai conoscersi.

    Tommaso Arscone con “Oliosupellesutela” è una vera rivelazione. Fermandosi di fronte ad un suo lavoro viene da chiedersi se si sta guardando un quadro o una fotografia. L’artista rappresenta una sensualità affascinante e schietta, mediata dal linguaggio pubblicitario, che in alcuni casi si mostra in distorsioni prospettiche ed emotive. Il ritratto e il particolare sono le forme preferite per questa indagine influenzata da riferimenti vintage che si esprime in grandi primi piani, istantanee di uno slancio dinamico o l’accostamento pop di volti simili.

    La mostra “Risveglio” è opera di Pietro Caridi, artista nato a Levanto, paese porta delle Cinque Terre, dove trascorre la sua infanzia immerso nei colori e nella particolare luce che caratterizzano questa zona della Riviera Ligure. E’ proprio da questo contatto diretto con le sfumature del mare, del cielo e dell’entroterra di questo piccolo paradiso che incomincia a formarsi la spiccata sensibilità per il colore

    Nella mostra “Donne del mondo” di Ana María García Ruiz le opere rappresentano un racconto di viaggio che sposta il punto d’osservazione e modifica le scene, mostrando donne di ogni parte del mondo. Ci sono geisha che sembrano assorbire la voce verde e calma del bosco, ragazze africane che, con i loro abiti bianchi richiamano la luce del sole e giovani polinesiane avvolte in  morbidi tessuti che riprendono la vivacità rigogliosa della vegetazione.

    “L’inafferrabile della bellezza” sono le sculture in mostra di Renzo Maggi,  artista che opera al di fuori di ogni corrente, in solitudine e con un’energia che ha del prodigioso. Con la sua scultura ripropone in maniera decisiva, perentoria e abbagliante, l’enigma della bellezza che ci giunge, come nelle sue Afroditi e nelle ultime opere le “Donne-Luna”, venata da una sottile melanconia, come ogni spettatore sensibile non manca di percepire.

    Le mostre “Tracce di soggetto”, “Oliosupellesutela”, “Donne del mondo” sono a cura di Elena Colombo. “Risveglio” a cura di Mario Napoli e “L’inafferrabile della bellezza” a cura di Roberto Valcamonici.

    Le opere sono visitabili fino al 19 maggio da martedì a sabato dalle ore 15.30 alle ore 19.

     

  • Assefa, un pezzo di India nel cuore di Genova: incontro con Itala Ricaldone

    Assefa, un pezzo di India nel cuore di Genova: incontro con Itala Ricaldone

    India, SivakasiLa vicenda, tuttora in corso, dei due marò imprigionati nel Kerala. Il rapimento e il successivo rilascio dei due turisti nello stato dell’Orissa.  L’India ultimamente sembra al centro dell’attualità italiana, continuamente presente in vicende che riguardano nostri connazionali. L’interesse generale nei confronti dell’immenso paese asiatico è forte da decenni ormai, specialmente in virtù degli alti tassi di crescita, spesso vicini al 10%, che collocano l’India nei cosiddetti paesi BRICS (acronimo di Brasile-Russia-India-Cina-SudAfrica), i nuovi paesi, ormai non più emergenti, ma centri alternativi del potere politico ed economico mondiale.

    La “più grande democrazia del mondo” tuttavia, nonostante dati del Pil che in Europa appartengono ad un passato lontano e atti politici da neopotenza globale, presenta ancora disuguaglianze sociali fortissime, sebbene molti sembrano essersene improvvisamente dimenticati. Assefa Genova Onlus (Association of Sarva SEva FArms – Associazione delle Fattorie al Servizio di Tutti) , associazione di volontariato iscritta al registro regionale nel 2008 ma attiva ufficialmente già dal 1993, opera da un ventennio per alleviare questi forti divari nel Tamil Nadu,  grande stato meridionale affacciato sull’Oceano Indiano. Ne abbiamo parlato con Itala Ricaldone, presidente di Assefa Genova Onlus.

    Assefa in Liguria inizia la sua attività a metà degli anni ’80. L’India e la Liguria sono da anni ormai legate da una cooperazione che ha come obiettivo ultimo l’autosviluppo economico e sociale di piccole comunità rurali del Tamil Nadu. Quali idee sono alla base delle attività di Assefa e come si mettono in pratica nei progetti realizzati?
    «Assefa nasce in India alla fine degli anni ’70, in seguito all’incontro tra un professore sanremese in pensione, Giovanni Ermiglia, e un seguace di Gandhi, Loganathan, che attuarono una forma di prestito agevolato, quello che oggi chiameremo microcredito, a 25 contadini nullatenenti del Tamil Nadu. Alla base dell’azione di Assefa ci sono i principi gandhiani di condivisione, aiuto reciproco, approccio basato sulla partecipazione della gente e auto-sviluppo per assicurare il benessere di tutti partendo dai più poveri. Assefa ha intrapreso un modello di autosviluppo che integra lo sviluppo economico a quello spirituale e sociale: fine ultimo è l’autonomia delle comunità d’intervento attraverso una responsabilizzazione di tutte le componenti sociali. Dopo più di 40 anni, Assefa India è una delle ONG più importanti del Paese, con attività in più di 8 stati indiani, 900.000 famiglie e più di 4.000.000 di persone coinvolte.»

    «I progetti di Assefa sono particolarmente attenti alla promozione della condizione femminile per ridurre l’emarginazione delle donne in ambito rurale: nascere donna nelle campagne significa infatti essere già condannata a rimanere analfabeta e per di più ad essere considerata un peso per la famiglia, a causa della ricca dote da consegnare allo sposo al momento del matrimonio. Attraverso la creazione di Gruppi femminili autogestiti (Self Help Groups – SHGs) le donne lavorano su progetti specifici (specialmente di tipo caseario e artigianale) e ciò permette loro di rompere l’isolamento in cui vivono, di mettersi alla prova diventando piccole imprenditrici autonome economicamente e di affermare la propria dignità di fronte a tutta la comunità.»

    «L’altro asse d’intervento prioritario è l’educazione scolastica e la realizzazione di programmi che permettano ai beneficiari di avere una formazione globale e soprattutto permetta loro di diventare cittadini responsabili. Nei villaggi dove Assefa opera la scolarizzazione obbligatoria di bambine e bambine – senza distinzione di casta e religione – dall’asilo fino alle scuole post-diploma, permette alle nuove generazioni di affrancarsi dalla miseria e dallo sfruttamento, inserendosi a pieno titolo nel mondo del lavoro.»

    Assefa Italia è composta da 9 gruppi territoriali sparsi in tutta la Penisola, svolge una funzione di coordinamento e collaborazione con i dirigenti indiani. La sezione genovese è attiva dal 1993. Quali attività promuove Assefa Genova Onlus a sostegno delle iniziative realizzate in India?
    «Ogni anno Assefa Genova Onlus si fa carico, su indicazione di Assefa India, di contribuire al finanziamento di un nuovo progetto da realizzare nel Tamil Nadu; la nostra filosofia è aiutare amici, non fare beneficienza, e ogni progetto realizzato è calibrato sulle esigenze del posto. L’attuale progetto che sosteniamo, per il 2012-2013, consiste nella realizzazione di un impianto di lavorazione e trasformazione della frutta fresca in succhi conservati, destinato ad aiutare i contadini e le donne della zona di Vembarali, che saranno occupate nella fabbrica. L’anno scorso invece abbiamo contribuito alla costruzione di una nuova scuola elementare per la scolarizzazione di almeno 250 bambini a rischio di lavoro minorile, altamente pericoloso, nelle fabbriche di fiammiferi e fuochi artificiali, prodotti a mano del distretto di Sivakasi; anche la Provincia di Genova ha provveduto a finanziare parte del progetto. Assefa Genova inoltre propone il sostegno a distanza di bambini svantaggiati individuati all’interno delle comunità d’intervento, per permettere a tutti i potenziali studenti di poter frequentare la scuola. Sono oltre 2.000 i sostegni realizzati ad oggi.»

    L’associazione ha all’attivo diverse iniziative realizzate o tuttora in corso anche a Genova. Quali sono state le più significative?
    «Abbiamo organizzato diversi convegni, in collaborazione con l’Università di Genova, di cui uno dei più importanti lo scorso autunno in occasione dei 150° dell’Unità d’Italia sulle figure di Gandhi e Mazzini. Questa primavera invece abbiamo organizzato un concerto di musica gospel, del Millelire Gospel Choir, allo scopo di finanziare il progetto di Vambarali. Con lo stesso obiettivo a fine aprile abbiamo invitato la cittadinanza a prendere parte ad un pranzo in cui abbiamo condiviso con tutti il nostro ultimo viaggio in India. Assefa Genova ospita inoltre tirocinanti universitari, per lo più di Scienze della Formazione e Scienze per la pace di Pisa; l’ultima stagista Rebecca, che ha partecipato anche alla nostra missione in India, era una ragazza irlandese. Attualmente infine è attivo un corso di lingua tamil tenuto da una ragazza dello Sri Lanka così da facilitare le comunicazione tra soci, specie se genitori adottivi, e i nostri beneficiari indiani.»

    Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate a livello cittadino nella promozione della vostra associazione?
    «Attualmente abbiamo una certa difficoltà ad entrare nelle scuole genovesi dove vorremmo raccontare la nostra esperienza e soprattutto mostrare ai bambini e ai ragazzi della città cosa significa essere persone consapevoli e attente, come i loro coetanei indiani educati all’interno delle scuole Assefa. Il nostro corpo volontari manca di insegnanti ed educatori che si possano prendere carico, con competenza e maggior cura, di percorsi didattici legati all’educazione alla non-violenza: lancio quindi un appello a persone che operano nel settore a venire a trovarci! Un’altra difficoltà è legata infine all’atteggiamento dei cittadini indiani in Italia che spesso, per vergogna o disinteresse, non mostrano alcuna volontà a cooperare o scambiare idee con l’organizzazione. L’India certo è cresciuta molto negli ultimi anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora tanto e questo non lo diciamo noi ma Assefa India che, di anno in anno, elabora e ci propone un nuovo progetto da finanziare.»

    Prossime iniziative?
    Abbiamo intenzione di organizzare la presentazione di un libro di grande attualità, “Economia della condivisione. Come uscire dalla crisi mondiale” di Jospeh Kumarappa. Un libro che parla di attivismo civile, di iniziativa personale, di energie locali: un libro insomma con alcune proposte per affrontare gli enormi problemi degli ultimi anni.

     

    Antonino Ferrara

    Contatti: ASSEFA GENOVA ONLUS Galleria Mazzini 7/5 A TEL. 010 591 767 – 334 304 0290 info@assefagenova.org, www.assefagenova.org

     

     

  • Acqua Bene Comune: una carta di impegni per i candidati sindaco

    Acqua Bene Comune: una carta di impegni per i candidati sindaco

    Il Comitato Acqua Bene Comune ha redatto una “carta di impegni per l’acqua”, sottoposta ai candidati delle amministrative, contenente 6 punti sui quali i sottoscrittori si impegnano ad agire, in quanto sindaci o consiglieri comunali e municipali:

    – no a ulteriori fusioni societarie per creare la megautility del Nord
    – togliere immediatamente dalla tariffe la remunerazione del capitale
    – attivarsi per rientrare in possesso delle dighe vendute a Iren
    – aprire un tavolo tecnico aperto alla cittadinanza per arrivare alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato
    – prevedere forme di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul servizio idrico
    – assicurare la massima trasparenza e accesso a documenti e dati

    La carta è stata accolta con entusiasmo e sottoscritta ad oggi da un gran numero di candidati:

    da 3 candidati sindaco (Putti – Movimento 5 stelle, Viscardi – Gente Comune, Delogu – Comunisti), 35 candidati al consiglio comunale (Movimento 5 Stelle, Federazione della sinistra, SEL, Gente Comune, Partito comunista, Lista Marco Doria, IDV, MIL), 28 candidati ai municipi (Movimento 5 Stelle, Federazione della sinistra, SEL,IDV).

    Il comitato indice una conferenza per presentare alla stampa la carta di impegni, insieme ai candidati che l’hanno sottoscritta. L’incontro si terrà Mercoledì 2 maggio alle ore 10.00 davanti alla fontana di piazza Campetto. (in caso di pioggia l’evento si terrà presso la sede del Comitato Acqua Bene Comune in salita S.Leonardo 25 R).
    Si invitano i media e i candidati a partecipare, per fare conoscere meglio alla cittadinanza i volti e i nomi di chi si impegna a farsi garante del rispetto dell’esito referendario.

  • Turismo Lgbt: dopo la Toscana anche Padova diventa friendly

    Turismo Lgbt: dopo la Toscana anche Padova diventa friendly

    Dopo la Toscanala regione italiana più virtuosa che per prima ha realizzato un canale dedicato al turismo lgbt – ora tocca a Padova che venerdì 27 aprile ha presentato ufficialmente il contenitore di iniziative “Padova friendly”, con il quale punta all’ambizioso obiettivo di inserire la città veneta tra le grandi mete turistiche internazionali preferite dalla popolazione lesbica, gay, bisessuale e transgender.

    Il portale www.toscana-gay-friendly.htm consente ai turisti lgbt di scegliere itinerari, strutture alberghiere, servizi complementari, che si rivolgono con una più particolare attenzione all’ospite lgbt. Oltre a Firenze, patria del Rinascimento, è possibile scoprire la vita gay di Torre del Lago e della Versilia, zone che da più di dieci anni hanno affinato la loro offerta ricettiva con particolare attenzione alle esigenze dei turisti gay italiani e stranieri. E ancora itinerari nella Maremma, nelle città d’arte e in tutta la Toscana.

    Per quanto riguarda la città veneta l’iniziativa “Padova friendly”, promossa dal Circolo Arcigay Tralaltro Padova e da Etta Andreella, mira da un lato a diffondere una cultura dell’accoglienza, creando ambienti e situazioni che mettano a proprio agio le persone LGBT trattandole equamente, senza pregiudizi e soprattutto con la massima naturalezza, dall’altro a promuovere nuove opportunità di sviluppo turistico. Il progetto “Padova Friendly” vuole essere un continuo work in progress atto a contenere e promuovere tutte le iniziative dedicate alle persone LGBT organizzate e promosse nella città di Padova.

    «Ormai non si parla più di turismo al singolare ma di turismi – spiega l’Assessore alla Cultura, Andrea Colasio – Ciascuno cerca l’offerta che maggiormente si avvicina alle proprie esigenze e necessità. Padova, città da sempre “friendly”, deve ampliare la propria offerta per accogliere la popolazione LGBT, colta e maggiormente sensibile alle proposte culturali delle città d’arte».
    Il turismo LGBT solo in Italia rappresenta circa il 9% del fatturato turistico globale, un mercato dove ormai si parla di nuovi turismi lgbt dedicati ai singles, alle coppie, alle nuove famiglie, agli sportivi, agli uomini e donne di affari.

    Se guardiamo fuori dai nostri confini i principali enti turistici nazionali (British Tourism Authority, Francia, Olanda, Australia, Svizzera) o regionali (Provenza, Scozia, Tasmania, Miami), molte linee aeree, diverse catene alberghiere e alcuni consorzi locali spesso aiutati dalle istituzioni, hanno messo in atto politiche di accoglienza e inclusione rivolte al mercato lgbt.

    In Italia, come detto in precedenza, la Toscana è stata la prima realtà locale a muoversi in questo senso.

    La Liguria, terra storicamente accogliente, in cui il turismo rappresenta – o per meglio dire dovrebbe rappresentare – uno dei pilatri dell’economia regionale, risulta ancora indietro per quanto riguarda i servizi dedicati alle persone lgbt, mentre al contrario potrebbe essere utile ragionare sulle opportunità di sviluppo offerte da questo particolare segmento turistico.

    Comunque, dopo il grande successo ottenuto dal Gay Pride genovese nel giugno 2009 – che ha visto la partecipazione di oltre 200 mila persone – l’associazionismo, le iniziative ed i locali gay sono in costante aumento. È nato anche il sito internet ufficiale, www.genovagay.com (con una propria Pagina Facebook) che alla stregua di un giornale online informa il popolo LGBT genovese e ligure delle iniziative culturali e degli eventi dedicati, nonché delle conquiste sui diritti dei gay in tutto il mondo.

    Nella città veneta il principale veicolo di diffusione dell’informazione sarà il sito internet www.padovafriendly.it, cui sarà associata un’intensa attività social 2.0 per dare massima visibilità alle occasioni che gli aderenti all’iniziativa creeranno per il turista gay.

    Sempre a questo scopo è in programmazione la pubblicazione di un flyer cartaceo con le indicazioni turistiche di rilievo e la pianta di Padova con i locali segnalati e una vera e propria “Guida Queer” di Padova, che ha visto il consenso entusiasta delle Guide Turistiche di Padova che studieranno dei percorsi ad hoc che raccontino quella Padova, magari non molto conosciuta ma che già nella seconda metà del ‘500 vedeva sbocciare l’amore tra due insigni professori padovani, Gabriele Falloppio – lo scopritore delle tube di Falloppio – e Melchiorre Guilandino.
    Sempre in ambito culturale, sconti e agevolazioni saranno previste per i soci Arcigay per l’ingresso ai Musei Comunali.

    Molte realtà padovane – bar, ristoranti e storici locali della movida – hanno già aderito o aderiranno a breve. Alcuni hotel oltre ad offrire soluzioni dedicate, si sono impegnati, in collaborazione con Arcigay, a formare il loro personale per evitare che si creino, anche involontariamente, situazioni che possano mettere in imbarazzo, se non ferire, il turista LGBT.

    «Non sempre è sufficiente una generica disponibilità ad accogliere tutti – sottolineano i promotori del progetto – Per questa ragione è in cantiere la stesura di un vero e proprio codice etico, condizione essenziale per l’adesione a “Padova Friendly”, che promuova: la non discriminazione, la piena accoglienza, la disponibilità a fornire informazioni sulle proposte gay del territorio, la professionalità e la formazione in tal senso del personale, tutte competenze che non possiamo dare per scontate».

     

    Matteo Quadrone

  • Centro storico, Maddalena: il nuovo laboratorio sociale di vico del Papa

    Centro storico, Maddalena: il nuovo laboratorio sociale di vico del Papa

    Nuovi spazi multifunzionali in zona Maddalena, in vico del Papa, a disposizione delle associazioni che intendono proporre iniziative in grado di rilanciare il tessuto sociale del quartiere.
    I locali si sviluppano su due piani: il piano terra di circa 130 metri quadrati e il piano fondi di circa 60 metri quadrati. Qui si prevede di realizzare una stanza per le attività motorie, una per le attività manuali e di laboratorio, uno spazio dedicato a postazioni con computer, una sala proiezioni e una sala prove per gruppi musicali, un laboratorio di fotografia, la sede della futura radio di quartiere.

    «Abbiamo dotato il quartiere di una bellissima struttura – afferma l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Mario Margini – Finalmente alla Maddalena è evidente il percorso di recupero che passa per la costruzione del nuovo asilo, per la ristrutturazione della scuola Daneo, l’acquisto di Palazzo Senarega e l’apertura della Loggia di Banchi. Siamo passati dalle parole ai fatti, alle cose concrete. Ora speriamo di continuare il lavoro dell’Incubatore di imprese ma questo sarà possibile solo se la Legge Bersani sarà nuovamente finanziata come sta chiedendo con insistenza l’Anci (associazione comuni italiani)».

    Nel corso del 2011 il Patto per lo sviluppo della Maddalena, tramite il Job centre, ha gestito 6 laboratori sociali nel quartiere destinati alle attività ludiche, sociali, culturali promosse da oltre una settantina di associazioni.
    Il nuovo spazio di vico del Papa sarà temporaneamente affidato al Municipio Centro Est che si occuperà di renderlo fruibile al maggior numero possibile di realtà associative.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Centro storico: le proposte dei cittadini in vista delle elezioni comunali

    Centro storico: le proposte dei cittadini in vista delle elezioni comunali

    Un ciclo di incontri pubblici con i candidati sindaco in corsa alle prossime elezioni amministrative con l’obiettivo di organizzare e far sentire le idee e le proposte dei residenti del centro storico. È quello che a partire dal mese di marzo sta portando avanti l’associazione Centro Storico Est – AssEst: prossimo appuntamento venerdì 27 aprile ore 21:00 presso il Convento di S. Maria di Castello con i candidati sindaco Giuliana Sanguineti (Partito Comunista dei Lavoratori), Simohamed Kaboour (Fratelli e Fratellastri), Roberto Delogu (Comunisti – Sinistra Popolare) e Rossella Ridella (candidata consigliere comunale lista PD).

    «Troppo spesso questo quartiere che pure è uno dei più popolosi e con la più alta densità di bambini viene considerato un teatro vuoto da gestire secondo il capriccio del momento – scrive AssEst – un manichino su cui cucire abiti non suoi, calando soluzioni estemporanee e velleitarie quando basterebbe ascoltare e assecondare le tante voci buone che ne emergono».

    «Abbiamo la fortuna di vivere nei luoghi che hanno fatto la storia di Genova e che nel passato l’hanno fatta grande, addirittura Superba – continua l’associazione – Eppure questi stessi caruggi e piazzette ancora oggi vengono vissute più come problema che come risorsa. Se Genova deve ripartire, e sappiamo quanto necessario sia che riparta, deve farlo anche da come pensa e vive il suo nucleo più antico».

    I cittadini ribadiscono con forza che il loro «Non è un semplicistico “no alla movida” come facilmente o strumentalmente viene riportato spesso dai media in un comodo cliché. Il nostro è un No forte e chiaro a chiunque usa il territorio nell’indifferenza o peggio in sfregio ai suoi abitanti».

    Per questo hanno elaborato una proposta concreta che pone la valorizzazione della cultura e della storia della città come motore di un nuovo sviluppo turistico, ambientale ed economico del centro storico.
    In sintesi i punti principali sono 6:
    Percorsi turistici e culturali del Centro Storico Est; Manutenzione strade; Pedonalizzazione del centro storico; “Movida”; Presenza costante dei vigili anche la notte; Utilizzo del mercato del pesce.

    «Attualmente il nostro quartiere è aggirato dai percorsi che vengono proposti ai turisti, nonostante sia immediatamente adiacente a via S. Lorenzo e sia ricco di storia e arte», sottolinea AssEst.
    Secondo i cittadini occorre dirigere il flusso di persone anche dentro questa parte di centro storico, cosa che permetterebbe di incrementare e diversificare le attività commerciali.
    «Per questo abbiamo un progetto ben preciso: il giorno 14 Dicembre 2011 abbiamo organizzato una conferenza pubblica alla quale hanno partecipato numerose associazioni del quartiere dove il FAI ha illustrato il suo progetto di acquisizione e apertura al pubblico della Torre degli Embriaci. Il progetto attualmente è fermo per intoppi essenzialmente burocratici».
    L’Associazione sta attivamente lavorando come tramite tra i vari soggetti «Chiediamo che l’amministrazione si ponga come attivo capofila per la realizzazione del progetto che porterebbe un beneficio enorme alla zona senza costi a carico del comune».

    Ma non si tratta solo della torre degli Embriaci, ugualmente importante è la presenza del Parco Archeologico di Piazza S. Silvestro, attualmente chiuso al pubblico e invaso dalle erbacce.
    Inoltre i cittadini ricordano anche altri splendidi monumenti della zona: Porta Soprana, le chiese di S. Maria di Castello, S. Donato, S. Cosma e Damiano, l’Oratorio di S Giorgio e S. Torpete con i suoi concerti d’organo, e ancora la casa natale di Mameli in via S. Bernardo e i palazzi dei Rolli in Via S. Bernardo.
    «Noi diamo il nostro contributo con i Mercoledì del Castello (giunti alla 7ma edizione) e con diverse iniziative in svolgimento – spiega l’associazione – ad esempio la mostra sulla diffusione della lingua genovese nel mondo; le visite guidate al castrum, ai luoghi del risorgimento, ecc.».
    «Tutto questo andrebbe inserito in uno specifico percorso turistico-culturale per il quale l’amministrazione comunale dovrebbe attivare azioni positive finalizzate a coinvolgere gli operatori dei grandi eventi culturali, gli operatori turistici, Porto Antico e Acquario in modo da realizzare una sinergia utile a presentare una nuova offerta turistica ai visitatori della nostra città – spiega AssEst – Ovviamente un percorso turistico-culturale come quello appena descritto non può prescindere da una riqualificazione urbanistica dei luoghi: è essenziale la manutenzione delle strade che lo compongono».

    Inoltre i residenti di quest’area del centro storico condividono e sono grandi sostenitori della pedonalizzazione che purtroppo però «Procede a rilento e manca la fondamentale preparazione di posteggi a corona per i residenti, il realizzarsi di regole certe e rispettate ed una segnaletica adeguata. Anche il rifornimento, giusto e doveroso, dei commercianti va monitorato e riorganizzato con un approccio più moderno ed ecocompatibile».

    Per quanto riguarda lo spinoso tema “movida”, AssEst parte da alcuni dati oggettivi «Nel centro storico (fonte uffici demografici del comune) vive la più alta percentuale di coppie con bambini dell’intera città. Le rilevazioni effettuate dall’ufficio acustico dei vigili urbani hanno stabilito che in zone ben precise e delimitate (S. Donato, via S. Bernardo, Piazza delle Erbe, S. Giorgio) esiste un pesante sforamento dei limiti di legge delle emissioni acustiche generate dalla “movida” e questo rappresenta una violazione alla legge ed un attacco alla salute dei residenti. Si è verificata, in seguito all’eccessivo rumore, una fuga di abitanti, specialmente coppie giovani con bambini, alla ricerca di zone più tranquille al di fuori del centro storico».

    Il giusto equilibrio tra i residenti e “movida” rivendicato dagli abitanti «Deve realizzarsi con la chiusura dei locali (Venerdì e Sabato) non oltre le 2 di notte e con la repressione, specie nelle ore tra le 3 e le 4, di atti vandalici, schiamazzi, comportamenti incivili che le cronache documentano sfociati in vere aggressioni da parte di gruppi di presone alterate dall’alcool che si attardano in zona».
    E l’associazione ritiene doveroso ringraziare l’assessore Scidone per l’attività e il supporto che ha fornito ai residenti sul tema “movida”.

    Inoltre risulterebbe fondamentale garantire la presenza – continua ed attenta sul territorio – dei vigili urbani, affiancata e coordinata con quella delle altre forze dell’ordine.
    «Una presenza che deve essere costante anche durante le ore notturne, allo scopo di verificare comportamenti scorretti di attività commerciali e non, e di frequentatori non residenti del centro storico».

    Infine un altro argomento molto sentito dai residenti è quello relativo alla futura destinazione del Mercato del Pesce. «Da tempo, pubblicamente (in incontri con l’amministrazione e con la stampa) chiediamo che gli spazi che si libereranno all’interno del mercato del pesce vengano riservati alle attività sociali, culturali e sanitarie del quartiere», conclude l’associazione dei cittadini del centro storico.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Imane Kabbour, quando la boxe diventa un progetto educativo

    Imane Kabbour, quando la boxe diventa un progetto educativo

    Imane Kabbour, pugileLo sguardo è deciso, convinto, come il tono di voce. Gesticola e con i movimenti delle mani sembra quasi sottolineare la sicurezza delle sue parole. Parole che non risparmia, Imane. Una “pugilessa” – come lei si definisce –  me la immaginavo proprio così: ma probabilmente è solo un mio personale cliché.

    Imane Kabbour, 29 anni, italiana di origini marocchine, genovese. Educatrice, mediatrice culturale, atleta e allenatrice, cittadina attiva. Arriva in Italia a 7 anni, con un ricongiungimento familiare: da allora Genova è l’unica città che sente sua, nel bene e nel male.

    Imane indossa i guantoni da più di dieci anni. Ha fatto della boxe la sua attività, il suo lavoro e il suo futuro, nella speranza di coinvolgere i ragazzi di Genova e dell’Africa, in un progetto educativo che possa unire bambini di diversi Paesi e realtà. Non è stato facile per Imane iniziare a praticare pugilato, specialmente a livello agonistico, come ci spiega lei stessa: «Ho iniziato a  frequentare le palestre nel  2001, mi allenavo costantemente e continuamente ma le resistenze dei miei allenatori affinché io prendessi parte alle gare erano forti. Quando vuoi fare agonismo e non te lo permettono ti senti come un leone in gabbia; se sei un pugile donna poi, sei tenuta ancor meno in considerazione, alla stregua di una mascotte. Un ragazzo, o una ragazza, che pugila si sente così “castrato” e alla fine abbandona la palestra. Io ho iniziato a gareggiare solo nel 2008 e da allora tutte le gare che ho fatto, le ho vinte.» Partecipando, tra l’altro, al torneo internazionale Golden Gloves 2010 a New York dove si è qualificata come semi-finalista.

    «Il pugilato, per chi lo ama, è quasi come una droga: una volta che ci sei dentro, è davvero difficile abbandonarlo. In Italia tuttavia – continua Imane – la boxe spesso non è compresa nella sua vera natura di pratica sportiva intrinsecamente non violenta. Il pugilato è uno sport che ancora subisce un forte stigma da parte della società:  ne sento spesso parlare come di un’attività violenta in cui l’obiettivo primario è annientare l’avversario. Niente di più lontano da ciò che il pugilato in realtà è: forza certo, ma usata con intelligenza; aggressività, non gratuita e incontrollata, ma  dosata  strategicamente per  vincere. Vincere non è il frutto di una cazzottata a destra e un’altra a sinistra: è necessaria grande conoscenza di sé, del proprio potenziale e dei propri limiti  per sviluppare al massimo la  propria forza fisica e psichica e battere il compagno sul ring».

    Sono i punti di forza di questo sport che hanno spinto Imane a coniugarli in un progetto educativo rivolto ai bambini genovesi ed africani, iniziativa che possa fare del Pugilato Educativo uno strumento di crescita personale e collettivo: «Sono una ragazza normale, fortunata per le possibilità educative, professionali e personali che ho vissuto. Questo sport sicuramente mi ha dato tanto, mi ha aiutato a crescere e ad essere la persona che  sono e ora vorrei condividere con gli altri i benefici e i successi di questi anni. Per questo ho fondato ESFA, Education and Sport for Africa, un’associazione di volontariato che si prefigge di dare maggiori possibilità educative ai giovani coniugando sport e attività di sensibilizzazione e formazione legate all’educazione, allo sviluppo, ai diritti umani e alla società. Sono fortemente convinta, perché l’ho provato in prima persona, che il pugilato sia uno sport che possa trasmettere ai ragazzi disciplina, dedizione, autostima e rispetto per l’altro: affiancando all’attività sportiva un intervento educativo basato sul sostegno scolastico e sul supporto alla crescita nei vari contesti di cui il bambino/ragazzo è parte, l’impatto sulla vita del singolo in primis e della comunità in generale poi è estremamente positivo. Per questo motivo, con un team professionalmente valido di educatori e psicologi, vorrei creare dei centri polifunzionali, educativi e sportivi, dove i ragazzi siano liberi di esprimersi, attraverso la boxe, e possano ricevere un aiuto valido per accrescere il loro potenziale intellettivo e critico

    A settembre 2012 si prevede l’apertura del primo centro sperimentale a Genova che possa accogliere 30 bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni, con la prospettiva, nel prossimo futuro, di sperimentare la stessa formula a Kampala, in Uganda, paese dove la boxe ha un forte seguito e l’associazione ha già dei contatti. Le difficoltà a far partire progetti innovativi come quello di ESFA sono tante, come sottolinea Imane: «Il primo problema reale è di tipo economico, soprattutto in questo periodo di crisi: trovare fondi istituzionali o privati non è affatto semplice. La burocrazia inoltre e l’indifferenza o il falso interesse delle istituzioni rende la vita di persone che, come me, iniziano da zero ancora più difficile. Sono molto contenta però dell’appoggio che ho trovato da parte del presidente del CONI e dal presidente regionale della Federazione Pugilistica, due persone molto attente alle questioni sociali. Ancora più importante è poi il lavoro di sensibilizzazione, che sto portando avanti con gli adulti, volto a migliorare, attraverso la pratica della disciplina, l’immagine negativa della boxe».

    A maggio Imane inizierà a visitare le scuole di Genova per illustrare il suo progetto alle istituzioni scolastiche e al corpo docente, iniziando così a porre le basi per una collaborazione continua e fattiva con diversi soggetti sociali della città. Sarà l’occasione per incominciare ad individuare i bambini e ragazzi che potrebbero partecipare alla prima sperimentazione autunnale di ESFA. Sempre a maggio poi, in concomitanza con la Festa dello Sport (25-27 maggio), sarà possibile conoscere l’associazione presso lo stand allestito al Porto Antico.

    Imane sa cosa vuole, sa dove vuole arrivare. Con quella determinazione e passione che probabilmente il pugilato le ha insegnato. In fondo una “pugilessa” me la immaginavo proprio così…

    Antonino Ferrara

     

    Per ulteriori informazioni sull’attività dell’associazione:

    educationsportforafrica@gmail.com – TEL: 0039 345 380 50 86 – www.esfa-world.org

    Facebook: Imane Kabbour / ESFA Education and Sport for Africa

     

     

  • Giardini Luzzati, gli eventi della settimana

    Giardini Luzzati, gli eventi della settimana

    Giardini LuzzatiContinuano gli appuntamenti nei giardini Luzzati a cura de Il Ce.sto e di Giardini Luzzati Nuova Associazione,  organizzazioni nate con l’obiettivo di offrire spazi di integrazione culturale e aggregazione sociale all’interno del centro storico. Aperitivi, degustazioni, concerti, letture, attività ludiche, cene e tanto altro organizzati in collaborazione con I.P.A. Liguria con l’obiettivo di riqualificare un’area del centro storico abbandonata a sè stessa.

    Ecco il programma della settimana:

    Mercoledì 18 aprile ore 19.30

    -Valentina Romei e Alessandro Chindamo in un concerto: chitarra, voce e canzoni d’amore da tutto il mondo.

    Giovedì 19 aprile

    Aperitivo e stuzzicherie di mare. In attesa delle prossime cene a tema, il circolo propone un aperitivo stuzzicante con assaggi di mare, acciughe fritte, polpo ecc. E’ gradita la prenotazione al numero 3462174355.

    Venerdì 20 aprile ore 21

    Bio Blues Gang live.  Blues e rock da Genova, composta da JULIEN – (Giuliano Greco, Rock House) voce/ BURRO – (Emanuele Belgrano) Chitarra Acustica & TELE Lead  / BIGLIE – (Dario Biglieri) Chitarra Acustica & TELE Rithm /TOCCI-SAN – (Roberto Tocci) Batteria / MAKU – (Andrea Maculani) Armonica / STEVE GIORGIO – (Giorgio Salice) Basso elettrico

    Sabato 21 aprile ore 21

    -Ganja Farmers, Sergio (dj-selecter) e Luca a.k.a. Urka (MC-selecter) in un dj set reggae, dub, roots con Sergio e Luca

    Domenica 22 aprile ore 21

    -Cineforum Giardini Luzzati: Akira di Katshuiro Otomo. Il cineforum della domenica continua  con Akira, il fil che ha favorito la definitiva apertura delle porte dell’occidente all’animazione giapponese.

     

  • La Mezza Maratona di Genova: 4000 corridori nel cuore della città

    La Mezza Maratona di Genova: 4000 corridori nel cuore della città

    Sopraelevata di GenovaDomenica 22 Aprile andrà in scena l’ottava edizione della Mezza Maratona di Genova, gara agonistica internazionale su strada organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Podistica Peralto Genova con l’approvazione della Federazione Italiana di Atletica Leggera e il patrocinio del Comune di Genova.

    Un evento la cui organizzazione, ogni anno, richiede nove mesi di lavoro… «Ogni edizione facciamo un passo avanti per quanto riguarda i numeri. L’ anno scorso abbiamo raggiunto i 3000 iscritti – racconta il presidente dell’associazione Peralto Mauro Semonella – quest’anno raggiungeremo i 4000 corridori, un risultato che ci rende orgogliosi. Il mio entusiasmo è invariato rispetto a quando anni fa decidemmo di intraprendere l’avventura, la Mezza Maratona di Genova la sento un po’ come la mia creatura..L’obiettivo è quello di riuscire il prossimo anno a far entrare la gara nel Campionato Nazionale Master di mezza maratona.»

    Anche quest’anno in programma tre gare; oltre alla Mezza, ecco i percorsi ridotti di “Corri Genova” (11,5 km) e “Family Run” (3,5 km), quest’ultimo interamente dedicato al centro storico. La Mezza Maratona avrà un percorso di 21 chilometri con partenza dal Porto Antico e un tracciato che attraversa il centro storico (da Caricamento sino a via Cairoli, via Garibaldi e piazza De Ferrari), via XX Settembre sino alla Foce (corso Buenos Aires, via Casaregis) e tutta corso Italia sino a Boccadasse per poi svoltare e raggiungere Sampierdarena (Lungomare Canepa) passando per la sopraelevata, andata e ritorno.

    «La Mezza Maratona offre l’opportunità praticamente irripetibile di percorrere la sopraelevata a piedi – continua Mauro Semonella – un po’ come i trenini speciali nei grandi parchi divertimento… da lassù è possibile ammirare la bellezza della città, che spesso percorrendo la strada in auto non riusciamo a cogliere in tutti i suoi particolari… Sarà sicuramente una sensazione meravigliosa per tanti genovesi. Mi piace anche ricordare che quella di Genova è una delle pochissime Mezze Maratone cittadine che rimangono in centro; solitamente si parte dal centro e si finisce nelle più lontane periferie; noi pensiamo che sia molto più bello vivere la corsa nel cuore della città.»

    Tutti gli atleti devono essere pronti alla partenza fissata alle ore 09.30. Alle 09.25, invece, partirà la corsa handbike per i diversamente abili con le carrozzelle spinte a mano e capaci di raggiungere una velocità di punta di 30 km/h.

    Alle corse potranno partecipare atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal e a Federazioni straniere affiliate alla IAAF, atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica) e cittadini italiani e stranieri provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi).

    Il tempo verrà rilevato tramite appositi chip che verranno consegnati ai partecipanti e la classifica completa sarà disponibile la sera stessa della gara sul sito internet www.lamezzadigenova.it. Premi in denaro per i migliori piazzamenti. Per ulteriori informazioni contattare info@lamezzadigenova.it, per iscriversi scrivere direttamente iscrizioni@lamezzadigenova.it.

  • Sestreet: iscrizioni aperte al concorso per band musicali

    Sestreet: iscrizioni aperte al concorso per band musicali

    band musicaAprono le selezioni per un nuovo festival musicale che si terrà i prossimi 1,2 e 3 giugno a Genova Sestri Ponente: la prima edizione di Sestreet è rivolta a band e musicisti giovani che operano nella città di Genova.

    Per partecipare è necessario fare un filmato con il cellulare della band mentre suona live un brano originale e inviare il video all’indirizzo mail  sestreet2012@gmail.com entro il 13 maggio 2012.

    Le migliori band si esibiranno sul palco del festival Sestreet e avranno la possibilità di registrare una canzone di loro composizione presso gli studi della Green Fog Records di Genova.