Tag: cinema

  • Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio

    Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio

     

    Fede_final
    ©Veronica Onofri

    Selene Gandini

    Selene Gandini, attrice, regista e autrice, inizia a studiare recitazione all’età di dieci anni. Lavora fin da piccola nella compagnia di Giorgio Albertazzi ed in seguito lavora con Dario Fo, Giuseppe Patroni Griffi, Arnoldo Foà, Elisabetta Pozzi, Enrico Brignano,Franco Nero. Accanto al teatro di prosa coltiva l’arte della clownerie con Mona Mouche a Parigi, dove ha lavorato per tre anni . Ha collaborato con Vladimir Olshanky (primo Clown del Cirque du Soleil e di Slava Polunin).Prima attrice nella compagnia del Teatro Ghione di Roma si impegna anche nell’attività di autrice e regista, fondando la compagnia Kinesisart , un gruppo al femminile che ha portato in questi anni sulle scene del panorama italiano diversi progetti , tra cui “Little women” e “ viaggio verso itaca “ , attualmente in tournée. Ha lavorato in “The Coast of Utopia” per la regia di Marco Tullio Giordana e in molti progetti teatrali con il regista Daniele Salvo , riscuotendo successo di critica e di pubblico per l’interpretazione del Fool nel “Re Lear” al Globe Theatre di Roma diretto da Gigi Proietti. Ultimamente ha lavorato nella compagnia di Andrei Michalkov Konchalovskij ne “ La Bisbetica Domata”, spettacolo che è andato in tournée in Italia e all’estero. Ha partecipato a serie televisive come Un posto al sole, La squadra, Centovetrine, Tempesta d’Amore, Le Tre Rose di Eva e trasmissioni di cultura per la Rai come presentatrice. Nel cinema ha preso parte a progetti di coproduzione italo-francese, come il film di Fabio Carpi “Intermittenza del cuore” e tra poco uscirà nelle sale il film “Rosso Istria” , che la vede come protagonista.

    Quando eri una bambina quali erano i tuoi sogni “da grande”? Quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Quando ero piccola sognavo di diventare un cartone animato. Volevo entrare in qualche disegno come nel film di Mary Poppins (ma quello l’ho visto molto dopo). La mia aspirazione era viaggiare nelle immagini dei cartoni e viverci. Non volevo abbandonare la realtà ma ero sicura che potevo vivere in entrambi i mondi e creare io i disegni. Per un po’ di tempo volevo entrare dentro il cartone animato di Dumbo ed ero sicura che sarei diventata un’equilibrista , mi allenavo anche sul letto. Crescendo poi, per salvare un gatto, sono finita su un tetto e soffro ora immensamente di vertigini. Per molto più tempo ho sognato di entrare nel cartone animato di Peter Pan , per raggiungere l’isola che non c’è e imparare a volare . Lo desideravo talmente tanto che non mi preoccupavo del fatto che “da grande “ non era assolutamente accettato in quella storia. Dopo aver capito finalmente che non potevo trasformarmi in un cartone animato (avevo ormai 10 anni), ho scoperto il teatro e da quel momento non l’ho più lasciato: non è un circo ma gli assomiglia molto e spesso si vivono storie immaginarie. Una volta mi hanno fatto anche volare con dei fili quindi il sogno in parte si è avverato. Per quanto riguarda incontrare il bambino vestito di verde che ti rapisce e ti porta sull’isola che non c’è non è mai stato un problema …..in teatro siamo tutti eterni Peter Pan!»

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Il mio rapporto con Genova è sempre stato conflittuale. Un rapporto di amore e odio che mi ha portato sicuramente a lasciarla, ma anche a tornarci perché ne sentivo la mancanza. Quello che non mi piace è la chiusura verso il nuovo, la difficoltà a salutare quando ci si incontra, anche se ci si è conosciuti la sera prima, l’assoluta incapacità ad accogliere chi non è genovese ma anche chi genovese lo è, ma forse tutto questo riguarda le persone e non la città, che ti affascina con i suoi colori, la sua storia, le incantevoli scorci che diventano sempre nuovi, perché lei si fa scoprire sempre come se fosse la prima volta. Amo il suo profumo di mare e di collina, le sue salite e le sue discese, amo la sua lingua che diventa sempre canzone, amo il suo mistero e la sua magia , amo le sue notti e i giorni di sole e di pioggia, amo la sua imperfezione perché la rende ancora più bella, amo ritornarci sempre e sempre ancora, perché so che sarà il mio porto per tutta la mia vita.»

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Vivrei in un altro luogo di mare, probabilmente mi occuperei di quello che già faccio, ma sul mare sarebbe comunque tutta un’altra cosa. Purtroppo da anni non vivo a Genova costantemente. Per lavoro ho dovuto scegliere altri luoghi e mi sono trasferita a Parigi e subito dopo a Roma (dove il mare è inesistente e il fiume annoia), ma negli ultimi anni sono tornata sempre più spesso, forse perché alla fine è difficile resistere alle proprie radici e al proprio mare».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Sicuramente è falsa la nomea di città tirchia , ma anche questo riguarda le persone e non la “Superba”. Falso è anche il luogo comune che a Genova non ci sia nulla da fare: ci sono tante cose da fare ma non si sanno perché nessuno le fa sapere».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Sicuramente in Spianata Castelletto …….è lì che capisci tutto!».

    Tu sei un attrice, come sta lo scenario teatrale genovese?
    «Lavoro da molti anni come attrice e come regista a Roma e in altre parti d’Italia. Scenario teatrale genovese? Quel gruppo di persone che giocano da soli ? Il talento è indiscusso perché il teatro genovese ce l’ha nel dna ma a forza di suonarsela e cantarsela da soli i bravi si mescolano con i mediocri ed è un peccato. Per tornare alla realtà dei cartoni animati, lo scenario teatrale genovese mi ricorda molto la scena delle elefantesse di Dumbo: sono chiuse in cerchio, parlano tra di loro e non fanno entrare il piccolo elefantino, lo allontanano, lo respingono, perché ha le orecchie troppo grandi e loro non lo vogliono, preferiscono rimanere tra di loro non mettendo in discussione le proprie convinzioni e la loro “autoriferita” realtà. Chi non appartiene a certe cerchie non può entrare nello scenario teatrale genovese, ma può volare da altre parti, come ha fatto Dumbo».

    Veronica Onofri

  • Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    QUI CITTA' DI M. A.T.I.R.

    3/12/2016 – Aggiornamento programma

    • Lo spettacolo FIGLIDUNBRUTTODIO – per indisponibilità della Compagnia – slitterà in Stagione 16.17 – dalle date del 5-6 Maggio 2017 alle date del 9-10 Giugno 2017. 

    • Lo spettacolo INTERNO GIORNO – che per coprire il mese di Maggio altrimenti scoperto prenderà il posto di Figlidunbruttodio – slitterà in Stagione 16.17 dalle date del 9-10 Dicembre 2016 alle date del 5-6 Maggio 2017. 
    In sostituzione nelle date del 9-10 Dicembre 2016, Fuori Stagione Altrove 16.17 a grande richiesta verrà replicato lo spettacolo DIECI
    Una produzione Narramondo & Teatro Altrove che a Maggio sarà ospitato a New York, fresco del PREMIO NEW YORK (USA) / In scena! Italian Teather Festival, Maggio 2017

    Nel cuore del centro storico genovese esiste e resiste una realtà che coniuga teatro, cinema, musica e gastronomia: è il Teatro della Maddalena, l’Altrove, che rappresenta non solo un presidio di quartiere, ma anche, e soprattutto, un punto di riferimento essenziale per la cultura cittadina. La quarta stagione, presentata oggi, è quella della conferma e del salto di qualità; diverse gestioni negli anni scorsi hanno provato a far vivere questo piccolo gioiello genovese, ma mai con questi risultati e questa capacità di lavorare in prospettiva.

    «Il segreto sta nella forza del gruppo – spiega Giulia Iannello, dell’associazione Laboratorio Probabile Bellamy, che ha preso parte nel team del teatro – ognuno di noi proviene da esperienze differenti, con alle spalle ambiti artistici e culturali diversificati; come un tavolo con tante gambe per sorreggersi». L’avventura è nata nel 2013, con la vittoria del bando che promuoveva la gestione dello spazio per nove anni: «All’inizio non è stato facile, ma siamo riusciti ad aprire le porte ad un quartiere che ne aveva bisogno, come tutta questa parte della città. Oggi siamo partiti con la quarta stagione che è senza dubbio un traguardo ma anche un nuovo inizio, avendo la possibilità di contare su contributi che gli altri anni non abbiamo avuto». Il riferimento è alla Compagnia San Paolo nell’ambito del bando “Scadenza Unica 2016 Performing Arts” e al Comune di Genova, che in parte finanziano il progetto. Ad accompagnare la stagione, la campagna fotografica “Vivi Altrove”, finalizzata a promuovere l’uso “casalingo” di questo spazio: «Raccontando come ci si possa sentire a casa in questo luogo, che sa coniugare intimità, spettacolo, cultura e cucina», sottolinea Iannello.

    Le “gambe” di questo tavolo sono sette, ognuna con il suo ambito culturale diverso ma che unito agli altri li perfeziona perfezionandosi: il Laboratorio Probabile Bellamy, che si occupa di rassegne cinematografiche; DisorderDrama, che da anni produce e organizza concerti e spazi musicali d’avanguardia; l’associazione Belleville, che promuove eventi culturali a 360 gradi; l’associazione teatrale Narramondo, che produce e “divulga” spettacoli teatrali; poi abbiamo Arci Liguria, Arci Genova e Comunità di San Benedetto al Porto, che non hanno certo bisogno di presentazioni. L’unione di queste forze ha creato un luogo di cultura “abitabile” da tutti, nel cuore vivo della nostra città.

    Il programma dell’Altrove

    Il programma della stagione 2016/2017 è veramente ricchissimo; spiccano nel calendario Qui città di M, monologo di Piero Colaprico, interpretato dal Premio Ubu Arianna Scommegna e la pluripremiata Compagnia MusellaMazzarelli che debutta per la prima volta a Genova con lo spettacolo Figlidiunbruttodio. Spazio anche agli spettacoli “di casa”, quello targati Narramondo che, tra gli altri, presenta Interno Giorno, una nuova produzione Altrove che rappresenta la naturale prosecuzione del progetto di drammaturgia popolare intrapreso lo scorso luglio con lo spettacolo itinerante Altrove Out – Sguardi alle finestre. Anche quest’anno tante le partnership: da quella consolidata con Andersen, la rivista e il premio dei libri per ragazzi, a quella con il Circumnavigando Festival che porta in scena Finding No Man’s Land.

    altrove-fiumani-diaframmaMolti gli appuntamenti con il cinema, grazie alla rassegna curata dal Laboratorio Probabile Bellamy: da non perdere Intolerance: Cold War, una retrospettiva dedicata al confronto tra la cinematografia statunitense e quella sovietica durante gli anni della Guerra Fredda.

    Anche la musica avrà un ruolo da protagonista: DisorderDrama porterà sul teatro dell’Altrove grandi nomi del panorama alternativo italiano come Joasinho, progetto elettronico di Cico Beck dei Notwist, sul palco il 6 ottobre, mentre il 22 sarà la volta di Federico Fiumani dei Diaframma. Senza dimenticare la programmazione quotidiana della web Radio Gazzarra, che trasmette proprio dall’Altrove. Il circolo Arci Belleville proporrà ancora una volta il folk e la musica dei cantautori italiani contemporanei, senza rinunciare alle domeniche dedicate al ballo, alla musica occitana e alla danza delle quattro province.

    Il comparto gastronomico è assicurato dal Bistrot del Teatro, dove è possibile cenare a prezzi accessibili e con prodotti biologici o a KM zero e dove sono previsti appuntamenti e degustazioni con produttori locali che lavorano nel rispetto dell’ambiente e del territorio.

    Tutti i dettagli del stagione teatrale li potete trovare sul sito web del Teatro Altrove

    Non ci resta, quindi, che uscire di casa per andare a “casa”, che in questo caso si trova Altrove.

    Nicola Giordanella

  • Blockbuster torna a Genova. E trova casa alla sala Sivori

    Blockbuster torna a Genova. E trova casa alla sala Sivori

    bb_sivori1Torna a Genova il marchio americano Blockbuster, un brand che ha segnato la cultura cinematografica “home video” delle generazioni passate.

    L’idea nasce da Academy Two, la società madre di Circuito Cinema Genova che da tempo gestisce la distribuzione di film di qualità in tutta Italia. «Quando abbiamo scoperto che esisteva il progetto di riaprire negozi Blockbuster in Italia – dice Alessandro Giacobbe, amministratore di Academy Two e Circuito Cinema Genova – abbiamo subito aderito». Il “re del noleggio film” americano non è tornato solo a Genova ma in diverse città italiane; nonostante questo, la Superba ha ottenuto un primato: «Siamo gli unici ad aver riaperto Blockbuster all’interno di un cinema» spiega con orgoglio l’amministratore. A fine agosto, nei locali del cinema Sivori, nel pieno centro del capoluogo ligure, è stato infatti allestito e aperto al pubblico il nuovo Blockbuster Village, un archivio di film del passato e di quelli recenti. L’inaugurazione ufficiale non c’è ancora stata ma l’organizzazione garantisce che è in programma a metà settembre: «Queste settimane sono per noi allenamento e rodaggio».

    La crisi del colosso americano

    Alla domanda più critica, su come si possa far fonte alla crisi del dvd a noleggio che in passato ha travolto il colosso Blockbuster, scopriamo che il problema ha colpito le radici dell’azienda e non le foglie. «I punti vendita di Blockbuster in Italia andavamo molto bene, soprattutto a Genova dove c’erano addirittura tre negozi». La multinazionale in America ha preso una “cantonata”, ha accusato il colpo tanto da chiudere i battenti in tutto il mondo. «Noi continuiamo a credere in Blockbuster, visto come andavano i negozi nella nostra città e visto il numero di clienti affezionati al marchio» conclude Giacobbe.

    Blockbuster Village

    Oggi, il nuovo village di film offre agli amanti del cinema un catalogo di migliaia di titoli, in noleggio o in vendita, dagli evergreen ai più recenti. «Ne abbiamo di ogni genere – ci racconta Giacobbe – da quelli di nicchia ai film che non sono mai stati proiettati a Genova, dai classici a quelli recentissimi, usciti nelle sale due o tre mesi fa. Puntiamo sulla ricchezza del catalogo, sulla possibilità di vedere i film in altissima qualità a casa, in tutta comodità». Circuito Cinema Genova si è adeguato alle nuove tecnologie, dopo aver dato l’addio ai vecchi vhs, con il nuovo Blockbuster offre dvd e blu ray, il disc ritenuto dagli esperti migliore nell’alta definizione.

    «Con la nostra esperienza cinematografica possiamo consigliare e indirizzare i nostri nuovi clienti – dice l’amministratore – addirittura possiamo reperire un titolo particolare o di repertorio che ci viene chiesto specificatamente». I fruitori di questo nuovo servizio, secondo Circuito Cinema Genova, saranno di sicuro gli appassionati che vogliono colmare alcune lacune di film non visti nelle sale o rivedere comodamente i “classiconi”. Ma non saranno gli unici a girare tra i corrodioi gremiti di dvd e brd: ci saranno anche gli amanti delle serie tv. «Affittiamo e vendiamo interi cofanetti per chi volesse guardare le serie tutte d’un fiato o solo alcuni episodi per chi volesse rivedere qualche passaggio saliente che si era perso» conclude Giacobbe.

    Il sodalizio tra Circuito Cinema Genova e il colosso americano prevede, oltre al noleggio e alla vendita di titoli di qualità, convenzioni per tutti i clienti delle sale cinematografiche del circuito. Blockbuster Village sarà aperto tutti i giorni, dalle 12 alle 23 dal lunedì al venerdì e dalle 15 alle 23 durante il week end.

    Elisabetta Cantalini

  • Il cinema che resiste: dai multisala ai cineclub, l’offerta a Genova dopo la “rivoluzione” digitale

    Il cinema che resiste: dai multisala ai cineclub, l’offerta a Genova dopo la “rivoluzione” digitale

    cinema«Ti auguri sempre che il cinema sia una di quelle cose che possono restare. Essendo cresciuto con il cinema, a rischio di essere banale, per me ha sempre il suo fascino stare in una stanza buia e ascoltare e vedere qualcosa. Io spero sempre di trovare lì delle risposte e delle sicurezze». Così dice Tim Burton, il regista di Edward mani di Forbice e La fabbrica di cioccolato.
    Così in fondo siamo anche noi, accaniti consumatori di cinema da sala, costretti a fare i conti con i mormorii degli altri spettatori, le capigliature afro, le sale affollate, il fastidioso odore di pop corn e le esecrabili conversazioni telefoniche del maleducato di turno. Oppure orgogliosi frequentatori di sale semideserte, in orari improbabili, dove ti incanta proprio il film che non ti aspettavi , quello che non hai avuto il coraggio di proporre a nessuno, ma che domani potrai con fierezza consigliare agli amici che condividono la tua passione.

    Genova, per gli appassionati di pellicole inconsuete, quelle un po’ fuori dai circuiti maggiori, rappresenta una specie di tormento: non certo una piazza dove un film non passa se non è di cassetta, ma certamente dove occorre seguire attentamente le programmazioni se non si vogliono perdere delle occasioni “quasi uniche”.
    Diciamo che in quella terra di mezzo fra lo spettatore abituale delle ultime novità ed il cinefilo incallito che non perde un evento, ci starebbe una comunicazione, una visibilità ed un posizionamento più forte per quelle sale che meritoriamente seguono questa strada. Fra questi ci sono il Club Amici del Cinema, per esempio, che con il Missing Film Festival da vent’anni compie un’opera preziosa, spesso trascurata dai mezzi di comunicazione e talvolta poco pubblicizzata dal cinema stesso, la Sala Don Bosco a Sampierdarena.
    Sempre fra chi propone una scelta “più di nicchia” c’è la rassegna Cineforum genovese, che resiste dal lontano 1953, ad opera dell’Istituto Arecco, che utilizza la sala America un paio di martedì al mese; anche il Ritz, pur in orari e con film di cartello, opera una certa selezione posizionandosi fra le sale “d’essai” come recita il nome. Il Sivori ha recentemente aperto una terza, piccola sala chiamata appunto “Filmclub Sivori” dove proporre e riproporre titoli meritevoli di attenzione particolare. Come non dimenticare, poi, le rassegne organizzate dal Teatro Altrove e l’appuntamento del venerdì con il Cineforum The Space.

    I genovesi, però, che pubblico sono?

    biglietto cinema

    La città ha subito, ricambiata, il fascino della settima arte (ne abbiamo parlato qui), ed un accurato studio di Stefano Petrella, pubblicato dalla rivista FilmDOC nel numero 100, ci racconta come, fin dagli esordi, il pubblico ligure e genovese si riversasse nelle sale a vedere quello che allora rappresentava una novità assoluta. Nel 1914 la città si avviava all’Esposizione internazionale con circa 466 mila abitanti, opere notevoli create ad hoc per l’evento in tempi brevissimi, ed un numero di sale cinematografiche in centro città che si aggirava intorno alla settantina; l’anno dopo la rivista americana “Moving picture of the world ” parlava della “Twentieth of September street” che da lì in poi fu chiamata la Broadway genovese. Ma alla molto più dimessa Esposizione per le Colombiane del 1992 le sale cinematografiche arrivarono più che dimezzate ed in pochi anni dalla Broadway italiana scomparvero anche le ultime, l’Orfeo, l’Olimpia, l’Universale mentre aprivano i battenti i primi Multiplex: pur fra qualche difficoltà, probabilmente più gestionale che altro, questi continuano ad essere ancora oggi  “il nuovo che avanza”.
    Infatti alla fine del 2010, dopo un periodo di chiusura della struttura Cineplex nell’area dell’Expo, il Consiglio di amministrazione della società Porto Antico ha indetto una gara per ri- assegnare gli spazi: ha vinto, ottenendo un contratto di affitto per 18 anni, “The Space Cinema”, il colosso numero 1 delle multisala in Italia.
    Chi ha avuto la peggio è stata proprio la cordata genovese di Beppe Costa (Acquario di Genova) e Alessandro Giacobbe (Circuito CinemaGenova) che, a suo tempo, lamentò la vittoria dell’omologazione su di un’offerta, la propria, molto più culturalmente articolata.

    Cinema a Genova, dal multisala al cineclub nell’era del digitale

    cinema-provini-castingDunque, ricapitolando, ad oggi nel comune di Genova troviamo il complesso Uci Fiumara, 14 sale, nato dalla partnership fra Universal e Paramount Pictures e primo circuito in Europa; The Space, per l’Italia il diretto concorrente, 10 sale nel rinnovato complesso del Porto Antico; poi abbiamo il Circuito Cinema Genova (Odeon, City, Sivori, Ariston e Corallo) proprio di Alessandro Giacobbe ed infine le sale America e Ritz d’essai, del circuito Cinema Genova Centro gestito da Luigi Cuciniello. Quest’ultimo, genovese, da novembre presidente Anec (Associazione nazionale esercenti cinema), direttore organizzativo della Sezione Cinema alla Biennale di Venezia ed ex presidente Agis, è uno strenuo sostenitore della necessità per il cinema di saper catturare i giovani anche attraverso una diversa programmazione per fasce orarie, e promotore di un calendario delle uscite annuali che possa ottimizzare anche i momenti di bassa e bassissima stagione.
    Poi ci sono le piccole sale delle delegazioni, da Nervi fino a Palmaro, ed alcuni cineclub, spesso adiacenti alle parrocchie che hanno salvaguardato, in questi anni, la conservazione di alcuni, strategici spazi.
    Tutte queste sale hanno una propria ragione di esistere, dovuta ad un pubblico comunque attento alle novità, agli eventi, disposto ad uscire di casa e spesso molto numeroso: solo le nuove generazioni tendono a non essere esplorative nella scelta dei film trascurando titoli fuori dal circuito mainstream.
    Questo zoccolo duro di pubblico ha permesso anche alle piccole sale fuori dai circuiti di dotarsi della nuova tecnologia digitale, quella che nel giro di un paio di anni ha rivoluzionato il modo di fare cinema: anche i registi più tradizionali o più famosi, che si ostinavano a girare con la vecchia pellicola che poi riversavano in digitale si sono arresi, o forse hanno colto i numerosi vantaggi del nuovo mezzo. Non solo il costo delle riprese ed anche della post-produzione si è ridotto drasticamente, ma sono possibili finezze di colore e di particolari prima impensabili. Quindi quello che fino a poco tempo fa era considerato il tipico ripiego di chi voleva girare piccoli film indipendenti a budget ridotto ora è il mezzo e basta: ma come è stato per il disco in vinile, dato più volte per morto e tuttora vivo (ne avevamo parlato qui), e neanche troppo malconcio, così potrebbe succedere per le pellicole, che proprio in Liguria sono tornate a vivere.

    Grazie ad una fortunata campagna di fund raising, infatti, Ferrania, azienda savonese un tempo leader nella produzione di pellicole da cinema, è stata riaperta da due intraprendenti ragazzi, che hanno recuperato i vecchi magazzini della compagnia e, con il sostegno finanziario anche della Regione Liguria, hanno assunto nove vecchi dipendenti e affittato nuovi locali: stanno realizzando, con macchinari rimodernati e più efficienti, quelle stesse pellicole a colori che altrimenti sarebbero ufficialmente estinte. Per la conservazione nel tempo delle opere, il vecchio supporto fisico pare essere ancora la miglior scelta.

    Ma tornando alle nostre sale indipendenti, la rivoluzione digitale ha rappresentato, ed ancora in parte rappresenta, una grossa difficoltà per cui le alternative erano: adeguarsi, anche indebitandosi, o chiudere.
    Adeguarsi permette infatti, oltre che di disporre delle pellicole (che non sono più tali, poiché sono stati trasferiti in dati contenuti in supporti digitali) in maniera più semplice ed economica, ma anche, volendo, di trasmettere in diretta eventi come concerti o partite, insomma di esserci. Però, nonostante l’impegno della Regione Liguria che ha stanziato circa un milione di euro in contributi, il costo dello switch- off è stato comunque elevato, poichè stiamo parlando di piccoli enti dal bilancio molto risicato.
    Ognuno ha cercato fondi come meglio ha potuto, ad esempio il cinema San Pietro di Quinto ha aperto una sorta di crowdfunding fra i clienti e gli abitanti del quartiere: «Abbiamo conservato il proiettore – ci hanno detto – solo nel caso ci fosse stata qualche pellicola vecchia, che volevamo proiettare, non ancora trasferita in digitale. Ma a dire la verità non sembra proprio che fosse necessario, ormai lo sono tutte».
    La Regione Liguria, con loro, è intervenuta per 34mila euro, ai quali hanno dovuto aggiungerne altri 28mila; il cinema Albatros di Rivarolo aveva vissuto analoga vicenda oltre un anno fa, ora esibisce orgogliosamente, accanto ai titoli dei film , il codice 4k che sta ad indicare una risoluzione superiore al full hd televisivo; stessa cosa per il Nuovo Cinema Palmaro, mentre il San Siro di Nervi, digitalizzato ovviamente, continua nella raccolta fondi per completare il pagamento.

    Altri problemi, questa volta di un più oculato sfruttamento degli orari, vivono invece le sale degli altri circuiti; in questo caso si tratta di rinnovare il tipo di offerta, sperimentando pacchetti di proposte. Il circuito Cinema Genova per un paio di anni ha proposto l’abbinamento cena e cinema, ad un prezzo unico; ora, con un successo che è stato definito discreto, sta tentando una diversa articolazione delle proposte e degli orari: il cinema Odeon offre alla domenica mattina la proiezione di grandi film e animazione per tutta la famiglia… ci dicono che «all’estero funziona questo tipo di proposta, noi dobbiamo ancora abituarci all’idea, ma con il tempo potrebbe essere una mossa vincente».
    Certamente, e su questo concorda anche Cuciniello, gestore del circuito Cinema Genova Centro, sono i giovani che occorre riportare nelle sale, quei ragazzi che devono abiturasi alla frequentazione delle sale e anche ad osare nella scelta dei film: in fondo la magia del cinema è proprio questa, la sua capacità di incantarti proprio quando credevi di averlo messo nell’angolo. Ed un modo intelligente per catturarli potrebbe essere l‘ opportunità che si chiama “Life in Liguria“: da maggio ad ottobre 2015, chiunque voglia, può filmare ciò che ritiene possa raccontare la “sua” Liguria, nel bene e nel male, e con qualunque supporto (telefoni cellulari ad esempio). I filmati migliori diventeranno un documentario della durata di un film, come è stato per “Italy in a day” di Salvatores che ha incontrato molto successo. Certo, qui si tratta di fare e solo dopo di mettersi al buio a guardare e guardarsi, ma chissà che, una volta cambiato lo sguardo, non rimanga la voglia di trovare un’altra risposta.

     

    Bruna Taravello

  • Ciak, si gira: i film in cui Genova è protagonista, da René Clement a Michele Placido

    Ciak, si gira: i film in cui Genova è protagonista, da René Clement a Michele Placido

    GenovaLa settima arte ama Genova, da sempre. Negli ultimi anni il capoluogo ligure ha ospitato soprattutto spot pubblicitari e riprese televisive, ma è proprio attraverso il cinema che la città, probabilmente anche oltre le intenzioni dei vari registi, ha spesso assunto un ruolo da protagonista, trasformandosi da semplice quinta scenica a vera diva della storia.
    Non vogliamo elencare qui tutti i film che sono stati girati a Genova, abbiamo scelto quelle pellicole dove a nostro giudizio la nostra città è riuscita a dare il meglio di sé. E, in questo senso, non si può che partire citando il meraviglioso Le Mura di Malapaga del 1949, film con il quale il regista René Clement vinse a Cannes e guadagnò l’Oscar Onorario nel 1950 come miglior film straniero (le attuali categorie furono introdotte solo nel 1956).
    Questa pellicola, solitamente trasmessa ad orari impossibili sulle reti minori delle tivù generaliste, si può ora fruire più facilmente grazie alla rete, e ci mostra struggenti immagini di una Genova che fu. Il film fu girato intorno alle attuali Piazza Cavour, via del Colle, Sottoripa; le Mura del titolo in realtà appaiono raramente, ma poiché erano il luogo dove anticamente venivano incatenati e lasciati a patire fame, sete e freddo all’aperto coloro che non onoravano i propri debiti, hanno una valenza fortemente evocativa rispetto alla trama.
    Vedere Jean Gabin che, in uno splendido bianco e nero, si aggira lungo i negozietti di Sottoripa, percorre i vicoli fino alla bettola dove incontrerà Marta (una dolente Isa Miranda che vinse a Cannes come attrice protagonista), ci fa inevitabilmente riflettere su quanto abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi, e su quello che non potremo più vedere. La scelta della location genovese del film pare si debba allo sceneggiatore, Alfredo Guarini, marito di Isa Miranda nato a Sestri Ponente.

    una-voglia-da-morire-img-87247Da un film pluripremiato ad uno volutamente dimenticato: Una voglia da morire, film del 1965 di Duccio Tessari con Raf Vallone e Annie Girardot, una commedia con tinte gialle dove si racconta di una coppia di amiche, signore dell’alta borghesia milanese, che, in vacanza ad Arenzano, decidono quasi per gioco di prostituirsi con i camionisti di passaggio sulla statale. In questo caso la nostra regione, luogo del delitto, risulta più evocata che mostrata: in ogni caso la pellicola fu sequestrata ed il regista denunciato per oscenità; solo due anni dopo caddero le accuse, ma il film non ebbe più alcuna visibilità e della bobina risulterebbero sopravvissute solo due copie.

    In quegli anni la nostra città non era certo in gran spolvero dal punto di vista turistico. Incerta sul come ricostruire il complesso di Madre di Dio, il Carlo Felice ed il Porto Antico, stretta fra gli Anni di Piombo che erano già iniziati ed un ruolo industriale sempre più arduo da sostenere, vede i set spostarsi verso il Ponente cittadino: Cornigliano ed il gasometro dell’Italsider (abbattuto nel 2007) sono i protagonisti di molte scene clou del B-movie Mark il poliziotto spara per primo del 1975, con sparatorie, inseguimenti e l’allora divo dei fotoromanzi Franco Gasparri che sgommava a bordo di una Lancia per le vie del quartiere.

    Padre-e-figlio-Placido-Campa-1994Il gasometro sarà poi ancora la location all’ombra della quale si dipana la vicenda di Padre e Figlio, il film del 1994 di Pasquale Pozzessere, dove un padre (Michele Placido) portuale a Genova, deve affrontare il figlio, Stefano Dionisi, che rientrando dal servizio militare (altra cosa smantellata, al pari dell’ Italsider) non ha alcuna intenzione di ereditare il lavoro del padre preferendo vivere di espedienti e sognare la fuga, in qualsiasi modo riesca ad ottenerla.
    Qui abbiamo riprese del quartiere mentre il ragazzo vaga rabbiosamente in moto, soffocato fra acciaierie e Stazione merci , ed attraverso lo scontro generazionale viene offerto il ritratto di una città che sa perfettamente di non poter proporre il vecchio modello di economia statalista ma è incapace di trovarne uno nuovo, così che, vent’anni dopo, siamo ancora tutti intorno al capezzale della capacità produttiva di Genova.

    Ma se molto incerto è il cammino industriale e commerciale, molto più spedito, per fortuna, è stato quello culturale ed ambientale. Pur fra mille passi falsi, partenze in salita e dubbi, dalle Colombiadi del 1992 in poi l’attrattiva turistica di Genova si è sviluppata quasi senza che i cittadini se ne rendessero conto. Grazie poi alla costituzione, nel 1999, della Genova Liguria Film Commission, Fondazione creata da Regione Liguria, Comune di Genova ed altre realtà territoriali liguri, che ha come scopo il marketing territoriale, la produzione audiovisiva è letteralmente esplosa nel nostro territorio. Non solo: prima della GLFC esisteva la Italian Riviera Alpi del mare Film Commission, sulla falsariga dell’esempio americano e fra le prime ad essere attive in Liguria; lo scopo, oltre a promuovere il territorio, è anche facilitare l’ottenimento di permessi, autorizzazioni, collaborazioni da parte di privati per concedere i propri beni durante le riprese.

    giorni-nuvole-albanese-buyGrazie a questa preziosa sinergia fra privati, enti locali ed operatori si sono arrivate in città, solo per rimanere al cinema, nel 2004 Agata e la tempesta del regista Silvio Soldini, che poi, innamorato della magia del luogo, nel 2007 ambienterà qui anche Giorni e nuvole, con Margherita Buy e Antonio Albanese.
    Fra queste due pellicole c’è la produzione internazionale del film Genova di Michael Winterbottom, che vede Colin Firth (Premio Oscar per Il discorso del Re nel 2011) nella parte del vedovo che, arrivato in città con le due figlie, proprio da Genova prova ad iniziare una nuova vita dopo il lutto.

    In queste ultime produzioni la città, con le due riviere, vengono inevitabilmente messe in bell’evidenza; non a caso si sono anche moltiplicati spot pubblicitari, videoclip e serie televisive ambientate fra il Porto (una delle viste più gettonate, spesso dal mare ma anche dalla Spianata) i vicoli e Corso Italia.

    A partire dal 2010, poi, tutte queste produzioni possono contare sul Cineporto, la palazzina ex- Italsider, di fronte all’altoforno, integrata con la non distante Villa Bombrini, dove Genova Liguria Film Commission ha la propria sede.  E tutto questo, oltre all’indubbio ritorno di immagine per la nostra Regione, rappresenta un giro di affari di tutto rispetto: l’area ospita infatti 44 piccole imprese e diversi studi professionali con un centinaio di persone occupate ed un indotto in costante crescita (dati maggio 2014).
    È addirittura di questi giorni l’uscita di un bando che per la prima volta mira a sostenere le piccole produzioni audiovisive locali, istituito proprio dalla Genova Liguria Film Commission: l’iniziativa si chiama Sarabando (sic) e resterà aperta fino al 30 gennaio 2015.

    Insomma, qualcosa si muove e, sia pure in minima parte, prova a rimediare ai numerosi danni causati da una crisi feroce che a Genova ha forse mietuto più vittime che altrove.
    Perché se è pur vero che oggi con la cultura non si mangia, a volte però qualche pranzetto aiuta a prepararlo.

    Bruna Taravello

  • Giuliano Montaldo: da Genova a Roma, una vita per il cinema. Intervista al regista genovese

    Giuliano Montaldo: da Genova a Roma, una vita per il cinema. Intervista al regista genovese

    giuliano montaldo 2Dalla sua Genova, Giuliano Montaldo, partì nel lontano 1950 destinazione Roma, cercava lavoro nel mondo del cinema. Aveva vent’anni e una valigia colma di sogni e speranze. «Da allora è sempre rimasta nel mio cuore… Dopo il documentario “Genova ritratto di una città” non ho mai più girato un fotogramma a Genova, perché la amo troppo e non sarei obiettivo». Quel documentario è del 1964, Montaldo immaginava la crisi della Genova industriale e raccontava delle difficoltà di un giovane operaio, padre di famiglia, rimasto senza lavoro… «ma non avrei mai pensato che le cose sarebbero potute arrivare ai livelli di oggi. In quegli anni del dopoguerra, in cui era ambientato il film, Genova era una città con le maniche rimboccate, concetti come ricostruzione, voglia di ripartire, amore per la propria terra erano alla base di ogni ragionamento».

    Regista e sceneggiatore, oggi Montaldo è uno dei grandi del cinema italiano, mentre registriamo la nostra intervista la gente che passa lo saluta e lo chiama “maestro”.
    «Monicelli si arrabbiava tantissimo quando lo chiamavano così!». E Giuliano Montaldo? «Io sorrido e penso a mia madre, quando andavo a scuola ed ero un disastro. Nonostante ciò mi permise di andare a Roma a cercare fortuna nel cinema. Furono due grandi genitori, molto aperti di mentalità per quegli anni. Penso a loro quando mi sento chiamare “maestro”…»

    Questa è una preview, l’intervista integrale a Giuliano Montaldo è pubblicata nel numero 56 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni)

     

    giuliano-montaldoChe ricordi ha della sua città natale?

    «Tanti e forti. Da ragazzo abitavo in centro vicino a via XX Settembre, frequentavo San Vincenzo e piazza Colombo, la parrocchia della Consolazione e il cinema-teatro Sant’Agostino o della Consolazione. Con la guerra la compagnia teatrale si era sciolta e il palcoscenico del teatro era sempre vuoto. Io mi sono inventato regista a sedici anni, facevo spettacoli lì, erano piece per soli uomini che travestivo da donna per i ruoli femminili… Poi ci fu l’esplosione del Piccolo Teatro dove feci qualche comparsata da dilettantissimo e poi sul palcoscenico appena ricostruito del Carlo Felice. Lì ebbi la possibilità a diciannove anni di fare una cosa un po’ folle, il “teatro di massa”… C’era poca gente a seguirci, ma per fortuna fra quelle poche persone sedeva Carlo Lizzani che mi scelse per recitare in “Achtung! Banditi!” e mi fece entrare nel mondo del cinema, oggi sono 64 anni.
    Achtung! venne girato a Pontedecimo, un film sulla resistenza in Liguria fatto dalla “Cooperativa spettatori e produttori cinematografici”, un film che non si doveva fare e che la gente di Genova ha voluto fare alla faccia del Ministero e dei divieti censori, perché la Resistenza doveva già essere dimenticata nel 1950…»

    Cosa crede di aver portato con sé di Genova nel suo percorso umano e professionale? Lei che tra l’altro è stato definito “Un marziano genovese a Roma”…

    «Quel libro che citi racconta proprio il mio impatto con la città di Roma, che fu un po’ traumatico. Il rigore ligure contro l’approssimazione dei romani… “ci vediamo circa alle nove”, ma come… alle nove a Genova partono le navi e se arrivi “circa” rimani in banchina! Penso di aver portato con me le influenze di culture diverse dall’Africa e dall’Oriente che si riflettevano e si riflettono ancora oggi nel modo di vivere e di parlare dei genovesi; ci sentiamo “cittadini del mondo”, con quella pianura d’acqua davanti che può portarti da qualsiasi parte, anche solo con l’immaginazione. A Roma non ritrovai nulla di tutto questo».

     

    Morena Firpo

    L’intervista integrale su Era Superba #56

  • L’America è sempre l’America: condizionati dall’industria di Hollywood

    L’America è sempre l’America: condizionati dall’industria di Hollywood

    hollywood-universal-studios-DIUna decina di giorni fa l’agenzia di rating Dagong ha declassato il dollaro nel silenzio pressoché totale dei nostri organi di informazione (ho anche sentito un downgradato che mi ha fatto salire i brividi lungo la schiena). Un altro segnale di un’incrinatura che diventerà una crepa nel sistema di potere economico, finanziario e politico dominato dal mondo anglosassone.

    Ma come mai, nonostante così tanti segnali più o meno evidenti, nella percezione dell’”uomo della strada” in Europa e nel mondo occidentale in generale, l’America è ancora e sempre l’America?

    Oltre al ruolo giocato dai mezzi di informazione che tacciono volutamente o sono troppo sciocchi per riuscire a capire (probabilmente una commistione di entrambe le cose), un ruolo decisivo nell’affermazione del modello americano lo ha avuto, per decenni, l’industria di Hollywood.

    Talvolta apparentemente seri, talvolta pacchianamente esagerati, i film made in USA che ci vengono propinati da anni hanno spesso il sottotesto: “Gli Stati Uniti sono i bravi e i loro nemici sono i cattivi da combattere”. Ovviamente non sto parlando del grande cinema americano di veri artisti quali Francis Ford Coppola o Martin Scorsese, per citare due dei più noti, ma mi sembra evidente che il cinema Stars & Stripes, in particolare quello dei cosiddetti B-movie, abbia avuto e abbia ancora un impatto molto forte dal punto di vista della propaganda. Sono i film che abbiamo visto per anni “per rilassarci” o “per staccare la spina dopo una giornata faticosa” quelli che, lentamente, ci hanno fatto interiorizzare e assumere come veri determinati stereotipi assolutamente falsi. Per esempio:

    gli USA sono i salvatori del mondo (pensate a Independence Day, in cui il Presidente statunitense in persona conduce l’attacco decisivo contro gli alieni);

    – la legge è inefficiente e quindi è normale che alcuni individui, eroi o giustizieri, si pongano al di sopra di essa così come gli USA faranno nel resto del mondo. Il film dal titolo Dredd- La legge sono io è emblematico, così come Robocop, Cobra, Il Giustiziere della Notte, i film con i vari Arnold Schwarzenegger, Steven Seagal, ecc.;

    – le popolazioni arabe sono legate a una visione barbara e incivile della società (il film-cartone animato Aladdin della Walt Disney si apre con una canzone che dipinge in modo becero il mondo arabo);

    – il mondo socialista/comunista è popolato da individui indistinatmente cattivi e negativi, più simili a freddi automi che a esseri umani (Rambo III e Rocky IV, diretti da Sylvester Stallone, amico di Ronald Reagan che non a caso come Presidente USA coniò l’espressione Evil Empire per definire l’Unione Sovietica).

    Alla luce di questo bombardamento tanto subdolo quanto continuo, non stupisce allora se, immediatamente dopo l’Undici Settembre, l’opinione pubblica occidentale in massa fosse pronta ad appoggiare un intervento militare massiccio in Medio Oriente senza nemmeno attendere che venisse svolta un’indagine seria, dato che le incongruenze riguardo a quell’evento erano e restano davvero tante. Allo stesso modo, non stupisce che negli Stati Uniti abbiano ancora così tanta influenza le lobby delle armi e le associazioni di possessori d’armi da fuoco quali la National Rifle Association, che dell’idea del “farsi giustizia da soli” fanno la propria bandiera… Ma tutto questo finirà: è solo una questione di capire quando esattamente. See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Cinema all’aperto in Santa Brigida: torna la rassegna ‘Cinetruogoli’

    Cinema all’aperto in Santa Brigida: torna la rassegna ‘Cinetruogoli’

    truogoli-santa-brigida-centro-vicoli-d1Torna per il secondo anno Cinetruogoli, la rassegna di film proiettati in piazza Truogoli di Santa Brigida, che per cinque serate si tramuta in un cinema all’aperto.

    Giovedì 12 settembre il debutto con L’età del ferro del regista savonese Diego Scarponi, “Storie e indizi che descrivono quel preciso ambiente territoriale. Un viaggio attraverso le differenti ere industriali che ha vissuto Savona” (ingresso gratuito, inizio proiezione ore 20.30).

    Seguono altre quattro serate, con altrettanti classici del cinema muto e pellicole lontane dai circuiti commerciali. Si tratta di La folla di King Vidor (giovedì 19 settembre), The General – Come vinsi la guerra di Buster Keaton (sabato 21 settembre), Hoboemia (giovedì 26 settembre) e del documentario ligure Patabang di Andrea Frigerio (mercoledì 2 ottobre).

    Le proiezioni inizieranno alle 20.30, con aperitivo alle 19.

    L’evento è organizzato da Vivere Santa Brigida in collaborazione con il Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton del Campus universitario di Savona.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova ricorda il golpe cileno di Augusto Pinochet: proiezioni e incontri

    Genova ricorda il golpe cileno di Augusto Pinochet: proiezioni e incontri

    cinemaL’11 settembre: una data evocativa e carica di significati. Oltre ai noti fatti terroristici del 2001, in quella stessa data, circa 30 anni prima in Cile aveva luogo il golpe militare di Augusto Pinochet, che reprimeva nel sangue l’esperienza del Governo socialista di Salvador Allende, democraticamente eletto dal popolo cileno appena tre anni prima. Era il 1973: proprio quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario. In occasione di questo avvenimento, associazioni e istituti culturali genovesi hanno deciso di organizzare una serie di manifestazioni (proiezione di film, incontri, conferenze) per ricordare l’accaduto.

    biglietto cinema
    All’iniziativa partecipano Circuito Cinema Genova, Associazione per un Archivio dei Movimenti, Fondazione Casa America, CGIL Liguria, CISL Liguria, UIL Liguria, Circolo Ricreativo Culturale Sertoli, Biblioteca Civica Berio, Compagnia Unica dei Lavoratori e Merci Varie “Paride Batini”, Circolo Autorità Portuale, Club Amici del Cinema, Europa Cinemas, GhettUp tv, Associazione Giovani Amici Uniti, Coordinamento Associazioni tutela Antico Acquedotto. Le istituzioni: Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura, Comune e Provincia di Genova, Università di Genova (DAFIST), Municipio Centro-Ovest, Municipio Media Val Bisagno.

    Fitto il calendario di eventi, che si svolgeranno nell’arco dell’intero mese di settembre.
    Circuito Cinema Genova organizzerà presso il Cinema Sivori una rassegna per riflettere sul significato politico, storico e culturale di quella tragica esperienza. Sono previste tre proiezioni di film e documentari (il 9, il 16 e il 23 settembre, dalle ore 20.30; costo ingresso: 4 euro), corredate da video-interviste con testimonianze di protagonisti di allora e di oggi, realizzate in collegamento diretto col Cile e a cura di Bruno Rolleri con Ghettup tv.

    Fitto anche il programma di eventi a cura di Archivio del Movimenti. Già tempo fa, le organizzatrici Paola De Ferrari e Francesca Dagnino annunciavano l’evento in anteprima ad Era Superba.  Oggi, Paola De Ferrari conferma la buona riuscita di quello che allora era solo un progetto lontano e ci racconta: «Siamo riuscite a dare vita a un programma ricco e siamo contente di poter ricordare questo momento storico importante: vera e propria tragedia che ha provocato migliaia di morti, desaparecidos, torturati, incarcerati e profughi. L’11 settembre 2013 è una data che Genova non può lasciar passare inosservata, perché proprio in questa città, e in tutta la Liguria, si svolsero importanti manifestazioni di solidarietà verso Allende e di lotta verso la dittatura. Per questo, tutti insieme abbiamo deciso di tornare a riflettere oggi su quell’esperienza: uno stimolo per le sfide del presente, che si ripropongono in Italia come in Cile, in Europa come in tutta l’America latina».

    casaamericaInfine, non poteva mancare anche la Fondazione Casa America, portavoce a Genova della cultura e del mondo latino-americano, che fino al 13 settembre ospita la mostra di Eduardo Carrasco Salvador Allende, un uomo, un popolo (un hombre, un pueblo) – 40 anni dopo il golpe di Pinochet 11 settembre 1973. E ancora, l’Università degli Studi di Genova, con una serie di conferenze e incontri, e la Biblioteca Civica Berio, che propone una serie di letture a cura del gruppo di lettura in spagnolo (che ogni mese si riunisce nei locali di Via del Seminario) dal titolo “La poesia cilena ai tempi della dittatura”, aperte a tutti. Infine, sempre alla Berio (nello spazio Berioidea al piano terra), sarà possibile vedere esposizioni multimediali e consultare le proposte di lettura del percorso “Cile: storia e letteratura”.

    Ecco alcuni degli eventi in programma per il mese di settembre:

    1 settembre

    ore 11.00, incontro pubblico con la sindaca di Santiago Carolina Tohá presso Fondazione Casa America, Villa Rosazza, piazza Dinegro 3, Genova

    4 settembre

    ore 17.30, inaugurazione della mostra “Salvador Allende, un uomo, un popolo (un hombre, un pueblo) – 40 anni dopo il golpe di Pinochet 11 settembre 1973”, di Eduardo Carrasco (dal 29 agosto al 13 settembre presso Fondazione Casa America, Villa Rosazza, piazza Dinegro e dal 16 al 24 settembre presso il Municipio IV)

    Dal 9 al 20 settembre

    Iniziative in Valbisagno a cura del Municipio IV, del Circolo Sertoli, della Gau e altre associazioni, tra cui una mostra fotografica sul gemellaggio “Genova – Victoria, la mostra di Mono Carrasco”, un

    concerto e letture di poesie, la proiezione di film, l’inaugurazione di Via “Donne della Resistenza”

    9 Settembre 2013
    ore 20.30, anteprima del film “Violeta Parra – Went To Heaven”, di Andrés Wood (in lingua originale con sott. in italiano)

    11 settembre

    ore 18.00, “Un garofano rosso per il Presidente”, via Allende, Genova

    11 settembre

    ore 21.00, “Cile, dall’esilio politico all’esilio economico… tra milicos(soldataglia) e burocratas”, Giardini Luzzati

    Manifestazione musicale con video-proiezione a cura di Ghettup tv, “Tributo a Victor Jara”, seguita da Pedro Navaja SoundMachine – Fiaccolata ai desaparecidos

    12 settembre ore 17.30

    Inaugurazione della mostra documentaria con filmati e audiovisivi a cura dell’Archivio dei Movimenti, “Il Cile in Italia: solidarietà, lotte e politiche della sinistra”, presso Palazzo Ducale dal 12 al 29 settembre, dalle 15 alle 19, ingresso libero

    13 settembre ore 17.00

    “Il golpe cileno: storia e testimonianze di una stagione di solidarietà a Genova”, intervengono il professor Raffaele Nocera, Università “L’Orientale” di Napoli, Vincenzo Sparagna, redazione de “Il Male”, a cura dell’Associazione per un Archivio dei movimenti presso il Circolo dell’Autorità Portuale di Genova

    14 settembre ore 21.00

    Spettacolo teatrale su Salvador Allende, Teatro di Bogliasco, sala Bozzo. Compagnia teatrale e musicale di Fabrizio Maiocco

    14 settembre ore 17.00

    “La poesia cilena ai tempi della dittatura”, incontro di lettura in spagnolo e in italiano aperto a tutti gli interessati, presso Biblioteca Berio, a cura del “Grupo de lectura en español”

    dal 14 al 28 settembre

    esposizioni e proposte di lettura “Cile:storia e letteratura”, spazio Berioidea al piano terra della Biblioteca Berio

    16 Settembre 2013
    ore 20.30, “No – I giorni dell’arcobaleno”, di Pablo Larrain

    23 Settembre
    ore 20.30, “Post Mortem”, di Pablo Larrain (in lingua originale con sott.in italiano)

    24 settembre

    ore 21, “Salvador Allende”, di Patricio Guzmán – Belgio, Cile, Francia, Germania, Messico 2004

    27 settembre

    dalle ore 18.30, “Interviste dal Cile e altri contributi”

    “Inti Illimani – Dove cantano le nuvole”, di Francesco Cordio e Paolo Pagnoncelli Italia 2007

    “Machuca”, di Andrés Wood – Cile, Spagna, GB 2004

     

    Elettra Antognetti

  • Genova Film Festival: opere dedicate al porto e anteprime nazionali

    Genova Film Festival: opere dedicate al porto e anteprime nazionali

    silos-hennebique-porto-d1Inizia col botto la 16a edizione del Genova Film Festival, che da lunedì 1 a giovedì 7 luglio ha in programma, presso la multisala The Space Cinema del Porto Antico, oltre 120 proiezioni gratuite. Una settimana di full immersion per gli appassionati di cinema, che esordisce con una grande anteprima nazionale, lunedì 1 luglio alle ore 21. Si tratta della proiezione di To the Wonder, l’ultimo film di Terrence Malick, regista statunitense che ha vinto la Palma d’oro a Cannes con The three of life. Solo a sentire il cast, viene voglia di mettersi già in coda. Gli interpreti principali della pellicola, che sarà in concorso a Venezia, sono infatti Rachel McAdams, Ben Affleck, Rachel Weisz e Javier Bardem.

    Ma si tratta solo di un piccolo antipasto del densissimo programma della kermesse genovese. Come abbiamo anticipato già nel mese di aprile, la nuova edizione del festival punta forte sul legame con il porto. Tre, le iniziative programmate in questa direzione.
    Le prime due sono rappresentate dall’istituzione di altrettanti concorsi tematici: uno, “Il porto oggi, tra identità locale e reti globali”, è dedicato a documentari e opere di fiction ambientate in zone portuali. Sei i lavori selezionati per la fase finale, su circa una ventina di partecipanti, che concorreranno per gli 800 euro di premio.

    «In tutti i lavori che sono arrivati – ha spiegato Marco Sanguineti, giurato della sezione e direttore Pianificazione e Sviluppo dell’Autorità Portuale di Genova – emerge il grande risalto dato alle storie umane che si intrecciano nella vita dei porti: punto di contatto naturale tra la località del territorio e la globalità insita nell’infrastruttura. In generale, le opere arrivate sono accomunate da un’ottima qualità, tanto che è davvero difficile tracciare i confini tra che cosa sia fiction e che cosa documentario, al di là della tecnica di realizzazione».

    Il secondo concorso tematico, “Porto, motore, azione”, invece, è stato pensato per sceneggiature di cortometraggi ambientati e da realizzare all’interno del porto di Genova. Qui, il premio consisterà nella copertura dei costi per la realizzazione effettiva del film. Solo per questa sezione, è ancora possibile inviare gli elaborati, fino al 15 luglio 2013.

    «Queste iniziative – ha detto il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo – fanno parte di una nuova immagine di apertura alla città che il Porto di Genova sta ricercando attraverso il ridisegno del Piano regolatore. Stiamo cercando di offrire nuovi stimoli per la costruzione in senso partecipativo del porto del futuro, cercando il più possibile di dialogare anche con i non addetti ai lavori. Insomma, con questo processo di trasformazione, il porto vuole aprirsi e rendersi visibile a tutti».

    La terza iniziativa sul tema è rappresentata dal protagonismo assoluto del Porto di Genova nella tradizionale rassegna “Genova per noi”, grazie a preziosi documenti d’archivio recuperati dalla Fondazione Ansaldo. Tra i titoli proposti, spicca Les Hommes du Port di Alain Tanner, considerata la migliore pellicola sul mondo del lavoro tra le banchine e i camalli genovesi, che verrà proiettata giovedì 4 luglio alle 21. Per gli appassionati di opere più recenti, va citata anche Cosimo e Nicole di Francesco Amato, una storia d’amore e passione con Riccardo Scamarcio, ambientata a Genova, riproposta sabato 6 luglio al termine delle premiazioni e alla presenza dell’autore.

    “Obiettivo Liguria”

    Naturalmente, non vanno dimenticate le colonne portanti del Festival, ovvero i concorsi nazionali per cortometraggi e documentari, oltre a “Obiettivo Liguria”, la rassegna dedicata ad autori emergenti della nostra terra.
    E qui subentra un piccolo conflitto di interessi da parte del sottoscritto. Tra le 25 opere partecipanti, infatti, in questa sezione concorrerà anche Fango, un documentario sulla tragica alluvione che ha sconvolto le terre spezzine nell’autunno 2011 e che sarà proiettato mercoledì 3 luglio, qualche minuto prima delle 17. L’opera – che racconta per immagini l’impatto dell’evento naturale sulla vita dell’uomo e il lento e faticoso tentativo di ristabilire l’ordine sconvolto dalla distruzione, con le sole voci degli abitanti e della natura – è stata realizzata dal sottoscritto, a quattro mani con il collega Nicola Giordanella e con la preziosissima collaborazione del giovane regista genovese Marco Longo, il cui cortometraggio, Mikrokosmos, è stato selezionato per il concorso nazionale.

    Opere liguri selezionate per il concorso nazionale

    A proposito di produzioni nostrane. Oltre a Mikrokosmos, sono altre quattro le opere liguri selezionate per i concorsi nazionali: Il Conte di Adel Oberto, Per qualche euro in più di Alberto Nikakis e Fratelli Minori di Carmen Giardina vanno a rimpinguare il contingente della sezione fiction, mentre Un senso diverso di Eros Achiardi e Barbara Maffeo è l’unico rappresentate per quanto riguarda i documentari. In totale, oltre 400 registi provenienti da tutta Italia hanno partecipato alle selezioni per le competizioni nazionali: 20 i titoli scelti per la sezione fiction, che saranno giudicati dai registi Francesco Amato e Lorenzo Vignolo e dal critico Andrea De Candido, mentre 9 le opere presenti nella categoria documentari, che passeranno al vaglio del fotografo Giorgio Bergami, del critico Luca Malvasi e del regista Pippo Mezzapesa.

    “Ingrandimenti”, “Oltre il confine” e l’omaggio a Vittorio Gassman

    In questo mare magnum di proposte, vanno citate ancora tre rassegne. “Ingrandimenti”, curata dal critico Oreste De Fornari che ogni anno racconta un protagonista del cinema italiano, e questa volta ospiterà il regista Giuseppe Piccioni, vincitore tra l’altro di 5 David di Donatello e nominato all’Oscar per il miglior film straniero con Fuori dal mondo. Oltre alla proiezione di alcuni dei suoi lavori più noti, il regista incontrerà De Fornari venerdì 5 luglio alle 20.30.

    “Oltre il confine”, invece, è la rassegna dedicata a una particolare cinematografia straniera che quest’anno ci porterà a conoscere i film d’animazione della Croazia, per festeggiarne l’imminente ingresso nell’Unione Europea. In particolare, saranno proposti 15 cartoni animati della famosa serie Professor Balthazar, realizzata tra il 1969 e il 1977 da Zlatko Grgic’ e pluripremiata in tutto il mondo.

    Infine, anche quest’anno viene riproposto l’ormai consueto omaggio a Vittorio Gassman, anch’esso collegato al Porto di Genova con la proiezione del documentario Viaggio in Italia – Genova e il suo porto, aperto proprio dall’attore che recita alcuni versi di Caproni e Montale. In questo caso, l’appuntamento è per venerdì 5 luglio alle 17.30.

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Cinea Il Filo di Gaia: al Sivori la rassegna di cinema ambientale

    Cinea Il Filo di Gaia: al Sivori la rassegna di cinema ambientale

    cinema-provini-castingAl Cinema Sivori di salita Santa Caterina, 12 torna anche quest’anno la rassegna cinematografica dedicata al cinema ambientale Cinea Il Filo di Gaia. Ormai giunta alla sua sesta edizione, anche quest’anno l’evento –rigorosamente a ingresso gratuito– prevede un fitto calendario di proiezioni interamente dedicate all’ambiente e al rispetto del territorio, allo scopo di sensibilizzare il pubblico attraverso il mezzo di intrattenimento cinematografico su questa tematica delicata e spesso sottovalutata. A curare il progetto sarà ancora una volta l’Associazione Centro Culturale Carignano, attiva da ormai oltre dieci anni presso il Sivori con il compito di curarne l’organizzazione di eventi e proporre iniziative culturali. L’Associazione ha lavorato in collaborazione con altre realtà attive nel panorama genovese, dal Laboratorio Territoriale per l’Educazione Ambientale LabTer GreenPoint del Comune di Genova, all’assessorato all’Ambiente della Regione Liguria. Inoltre, hanno partecipato anche ARPAL, il Festival Cinemambiente di Torino, Museo Nazionale del Cinema di Torino e Circuito Cinema Genova, con il sostegno di Comune, Regione, Amiu, Iren, Coop Liguria, Also srl.

    Inaugurata ieri, nel corso di questi giorni al Sivori e in altri cinema aderenti di Savona, Imperia, La Spezia (rispettivamente NuovoFilmStudio, Il Centrale, Il Nuovo) saranno presentati in anteprima una serie di film e documentari selezionati direttamente dalla 16° edizione del Festival Cinemambiente, la maggiore manifestazione italiana di cinema ambientale, che si è tenuta dallo scorso 31 maggio al 5 giugno a Torino. Genova-Torino, o meglio Liguria-Piemonte: un filo diretto, una collaborazione consolidata e che prosegue ormai da alcuni anni, permettendo di portare anche nella nostra città il meglio dei documentari, cortometraggi e lungometraggi a tematica ambientale provenienti da tutto il mondo.

    La data del 5 giugno, scelta per inaugurare l’evento non è casuale: proprio in questa data ricorre il WED-World Environment Day, la Giornata Mondiale dell’Ambiente, che ogni anno viene promossa da UNEP (United Nations Environment Programme) e che quest’anno è dedicata –come reso esplicito dallo slogan “Think Eat Save”- allo spreco alimentare. E proprio il 5 giugno alle ore 18.30 la rassegna è stata inaugurata con il Cinea Bike Tour, a cura del circolo Fiab Amici della Bicicletta: un’ora in bicicletta attraverso le vie del centro storico, in un tour “circolare” con punto di partenza e di arrivo presso il Cinema Sivori. Scopo dell’iniziativa, sensibilizzare il pubblico verso l’importanza dell’adozione di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale. Accanto all’inaugurazione della rassegna genovese, si è svolta anche la giornata di chiusura del Festival del capoluogo piemontese Cinemambiente. Per questo si è scelto di proiettare in contemporanea a Torino e nei cinema liguri aderenti (grazie al supporto del Sistema Ligure di Educazione Ambientale) il documentario di Markus Imhoof “Un mondo in pericolo”, sui danni derivanti dallo spopolamento degli alveari, per unire ancora di più le due rassegne e rimarcare il filo rosso che unisce gli eventi tra Piemonte e Liguria. Inoltre, l’apertura di Cinea Il Filo di Gaia è stata suggellata dall’intervento in diretta del direttore del Festival Cinemambiente, Gaetano Capizzi, che ha passato simbolicamente il testimone al capoluogo ligure.

    I temi che verranno raccontati in questa edizione di Cinea sono i più svariati e toccano diverse problematiche “calde” e di attualità: la raccolta differenziata e l’importanza del riciclo dei rifiuti, i danni conseguenti al sovraffollamento urbano, il rispetto e la responsabilità dei singoli verso l’ambiente che ci circonda.

    Per tutta la durata della manifestazione sarà allestito anche un bookshop, allestito dal negozio La Formica e realizzato rigorosamente in forma ecosostenibile, presso il quale sarà possibile reperire materiale sulle tematiche ambientali più svariate. E poi ancor, presso il Centro Polivalente Sivori (sempre nei locali di Salita Santa Caterina, 12) una mostra fotografica dal titolo “Orti Urbani”, con una mappatura degli orti urbani genovesi, a cura dell’associazione Percorsi Magici, diretta da Alberto Terrile.

     

    Ecco di seguito il programma:

    5 giugno: ore 20.30 film di apertura per la Giornata Mondiale dell’Ambiente, Un mondo in pericolo (Germania, Austria, Svizzera 2012, 94′) di Markus Imhoof. La sindrome dello spopolamento degli alveari, riscontrata per la prima volta in Nord America alla fine del 2006 e che si è poi diffusa anche nei principali paesi europei, è un fenomeno ancora poco conosciuto ma dalle conseguenze potenzialmente devastanti per l’intero ecosistema del pianeta.

    6 giugno: ore 18.30  documentario Critical Mass (Regno Unito 2012, 101′) di Mike Freedman. Nel 1962 lo scienziato John Calhoun decise di tentare un esperimento sociologico legato all’aumento forzato della popolazione in una comunità di topi per valutare le conseguenze del sovraffollamento in un gruppo sociale. Parte da qui anche il viaggio di Mike Freedman per raccontare, attraverso le voci di personaggi come Desmond Morris e Jeffrey McKee, i danni di un mondo sempre più densamente popolato.

    Ore 20.30: Meno 100 chili – Ricette per la dieta della nostra pattumiera (Italia 2013, 82’) alla presenza del regista Emanuele Caruso. Un doppio viaggio tra realtà e finzione lungo tutto il paese alla scoperta delle buone pratiche già messe in atto in diverse realtà italiane – come l’utilizzo dei pannolini lavabili, il processo di riciclaggio di plastica e carta, la distribuzione di acqua, latte, vino e detersivi alla spina – a testimonianza di come sia possibile ottenere importanti risultati impostando una politica tesa alla riduzione dei rifiuti.

    7 giugno: ore 18.30 documentario Come l’abete, sapiente delle cose dell’alto (Italia 2013, 80′) di Monika Crha e Angelo Santovito. L’esperienza dei benedettini camaldolesi per secoli custodi del paesaggio e degli equilibri ecologici del loro territorio. Un esempio di responsabilità ambientale controcorrente, rispetto alla storia umana più recente.

    Ore 20.30 Dusty Night (Francia, Afghanistan 2011, 19′) di Ali Hazara. Ambientato in una piccola città afghana dove gli operatori ecologici puliscono faticosamente strade e quartieri. Figure emblematiche di un paese che ancora cerca di liberarsi dalle polverose macerie di un passato le cui tracce profonde sono ancora ben presenti. A seguire Lost Rivers (Canada 2012, 72′) di Caroline Bacle. Alla scoperta di veri e propri fiumi nascosti dalla nostra urbanizzazione come il Petite rivière di St-Pierre a Montreal, il Saw Mill River di New York, il River Tyburn di Londra.

    8 giugno: ore 18.30 cortometraggio d’animazione Feral (USA 2012, 12′) di Daniel Sousa. A seguire  Gonawindua (Colombia 2012, 14′) di Jorge Mario Suarez. Gonawindua è la vetta più importante del Sierra Nevada de Santa Marta, un immenso massiccio montuoso della Colombia settentrionale che per i kogi rappresenta l’origine di tutte le cose. L’irresponsabilità dei non nativi nei confronti dell’area sacra rischia però ora di provocare la rabbia del creatore con conseguenze del tutto imprevedibili per tutta l’umanità. Infine Gokula – A Place on Earth for Cows (Regno Unito 2011, 11′) di Donna Lipowitz, e Little Land (Grecia 2013, 52′) di Nikos Dayandas, che racconta l’esperienza di Thodoris che, fin dall’inizio della crisi economica che si è abbattuta sulla Grecia a partire dal 2009, ha scelto di trasferirsi sull’isola di  Ikaria nell’Egeo settentrionale, scoprendo una comunità che sopravvive grazie a una particolare cultura incentrata sull’autonomia e la cooperazione. Un luogo celebre inoltre per la sua qualità della vita, tanto da essere una delle cinque Blue Zone al mondo, regioni caratterizzate dalla particolare longevità dei suoi abitanti.

    Ore 20.30 documentario Revenge of the Electric Car (USA 2011, 90′) di Chris Paine.Il futuro dell’industria automobilistica tramite gli interventi di alcuni dei suoi protagonisti: da Bob Lutz della General Motors, a Elon Musk, il giovane milionario fondatore della Tesla Motors, fino a Carlos Ghosn, dirigente della Nissan che nel 2009 ha annunciato la produzione della Leaf, un veicolo elettrico a basso costo accessibile a tutti, coinvolgendo inoltre star di Hollywood come Tim Robbins e Danny DeVito.

    9 giugno: ore 18.30 Snake Dance (Belgio 2012, 75′) di Manu Riche e Patrick Marnham. Una vera e propria riflessione sulla nascita dell’era nucleare che dalla giungla del Congo, alla ricerca delle miniere di Uranio, arriva fino al Los Alamos National Laboratory in New Mexico, il sito principale del Progetto Manhattan, che durante la Seconda Guerra mondiale portò alla realizzazione della prima bomba atomica. A seguire Il giorno che verrà (Italia, Francia 2013, 65′) di Simone Salvemini. Quattro personaggi differenti, accomunati dall’appartenenza al movimento No al carbone, per raccontare la vita e la realtà di una delle zone industriali più inquinate d’Europa.
    Ore 20.30 documentario Parole sostenibili (Italia 2012, 20′) di Marco Dazzi. Pochi termini sono entrati così prepotentemente nell’immaginario collettivo e nel dibattito contemporaneo come quello di sostenibilità. Ma quanto e cosa sappiamo di un concetto così abusato, che, nato in ambito scientifico, è stato presto introdotto in quello sociale, ambientale o economico? Grazie alle voci di esperti, ma anche di attivisti e intellettuali, nasce così un vero e proprio viaggio interamente ripreso in Super8 che da Milano arriva al Giappone, passando per l’Africa.

     

    Elettra Antognetti

  • Cineforum Genova: la stagione di film al cinema America

    Cineforum Genova: la stagione di film al cinema America

    cinemaRiparte martedì 13 novembre 2012 la serie di proiezioni Cineforum Genovese presso la multisala America di via Colombo. Le proiezioni si terranno alle 15, 17.30 e 21.15 e sono riservate ai soci muniti di tessera.

    Questo il programma della rassegna.

    13 novembre: Cesare deve morire di  Paolo e Vittorio Taviani (Italia 2012)
    Shakespeare entra in carcere e ancora una volta si fa nostro contemporaneo.Il teatro però non cancella il carcere, né Shakespeare la colpa e la pena.
    Orso d’oro come miglior film al Festival di Berlino 2012.

    20 novembre: Melancholia di Lars Von Trier (Danimarca 2011)
    Lars Von Trier decide di offrire allo spettatore, in versione apocalittica, la sua visione delle sorti dell’umanità su questa Terra. Fantascienza catastrofica, sfrondata dell’azione spettacolare e ridotta a controparte esteriore degli stati psichici:un grande autore che questa volta evita di stupire a tutti i costi e racconta da par suo.

    27 novembre: Il primo uomo di Gianni Amelio (Italia 2011)
    Un’opera raffinata e umanissima, in grado di rivendicare l’importanza della memoria non solo personale ma collettiva, una memoria che deve essere adoperata come strumento d’indagine delle contraddizioni del presente. Dal testo di Camus, ricostruito a partire dal manoscritto rinvenuto sull’auto dove trovò la morte nel 1960.

    4 dicembre: Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimo De Serio (Italia 2011)
    Cinema fatto di gesti, di sguardi, di silenzi più che di parole:rigore stilistico che riesce ad arrivare nel profondo e a farsi film difficile da dimenticare. Lo sguardo sempre curioso e investigativo di due documentaristi alla prima avventura nel cinema narrativo.

    11 dicembre: Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene (Italia 1968)
    Ricordi, visioni, ossessioni di un intellettuale pugliese di estrazione cattolica e piccoloborghese, di cultura decadentistica con inclinazioni verdiane. Si mette in scena, e in immagini, con una forte carica di ironia e autoironia, un farneticante furore barocco, uno sregolato umorismo irridente ora divertente ora allarmante.

    18 dicembre: A simple life di Ann Hui (Hong Kong 2011)
    Una lezione di compostezza e raffinata gestione dei sentimenti da un’instancabile osservatrice della vita umana, che tratta con grande delicatezza un tema importante quanto quello della compassione e, ancor più, della restituzione delle cure ricevute.

    15 gennaio: Miracolo a Le Havre di Aki Kaurismaki (Finlandia 2011)
    Uno dei migliori Kaurismäki in assoluto, che trova ricchezza nella povertà, fa reagire con straordinaria nonchalance di fronte all’incongruo, mescola magistralmente anacronismo e attualità.

    22 gennaio: I colori della passione di Lech Majewski (Polonia 2011)
    Una meditazione stimolante e seducente sull’immagine e il racconto, la religione e l’arte.

    29 gennaio: I misteri del giardino di Compton House di Peter Greenaway (Gran Bretagna 1982)
    Racconto di figure in un paesaggio, commedia grottesca dell’assurdo: un film sull’arte e sul sesso, rappresentati entrambi come lavoro e subordinati agli interessi economici.

    5 febbraio: Umberto D di Vittorio De Sica (Italia 1952)
    Uno dei capolavori del cinema neorealista, il film tocca una crudeltà lucida senza compromessi sentimentali, fuori dalla drammaturgia tradizionale.

    19 febbraio: Faust di Aleksandr Sokurov (Russia 2011)
    Uno spettacolo che appaga l’occhio, un’opera d’arte potente e affascinante che ribadisce nel mentre la validità atemporale del racconto.
    Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2011

    26 febbraio: Cosa piove dal cielo? di Sebastián Borensztein (Spagna 2011)
    Film divertente e toccante, che mostra l’altro lato, quello positivo, di situazioni senza senso che capitano quotidianamente nel nostro pazzo mondo
    Marco Aurelio per miglior film e premio del pubblico al Roma Film Festival 2011.

    5 marzo: Cosmopolis di David Cronenberg (Canada 2012)
    Un dramma insistentemente claustrofobico che racconta le dinamiche di un mondo economico impermeabile alla realtà.

    12 marzo: Margin Call di J.C. Chador (USA 2012)
    La crisi del 2008 raccontata con la qualità del grande cinema di denuncia made in Usa.

    9 aprile: La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli (Francia 2011)
    Una tragicommedia romantica, con al centro l’amore che, più che una favola, sembra davvero essere una ragione di vita.

    23 aprile: La pelle che abito di Pedro Almodòvar (Spagna 2011)
    Un mėlange appassionante di orrore e lirismo, che ha come nucleo centrale un vertiginoso e folle incubo della corporalità.

    7 maggio: L’Intervallo di Leonardo Di Costanzo (Italia 2012)
    Una piccola opera grezza e autentica, visivamente straordinaria, capace di arrivare più lontano delle proprie aspirazioni.

  • Pegli, cinema Eden: il cantiere per la costruzione dei box è fermo

    Pegli, cinema Eden: il cantiere per la costruzione dei box è fermo

    Cinema Eden, PegliDopo tanto clamore, le luci dei riflettori si sono spente sulla vicenda del cinema Eden di Pegli. Oggi l’area del cantiere è deserta e i lavori per la costruzione di 68 box interrati sembrano essersi fermati… Che ne sarà dell’area?

    Nel giugno scorso la notizia dell’inizio ufficiale dei lavori e quindi della conseguente chiusura dello storico cinema di via Pavia (che sorge fra i palazzi dei primi del ‘900 che poggiano le antiche fondamenta a ridosso di un’importante falda acquifera) aveva suscitato lo sdegno degli abitanti del quartiere che erano scesi in piazza per difendere un luogo di aggregazione importante per il quartiere ponentino (in particolare nei mesi estivi grazie all’arena e alle proiezioni all’aperto).

    Il via libera a costruire era stato concesso già nel giugno 2011 dalla precedente amministrazione, poi un anno dopo sono comparse le prime ruspe…  «Non stiamo dormendo, siamo vigili – dice Antonella Oggianu del comitato no box cinema Edenabbiamo chiesto un incontro con l’assessore Francesco Oddone per verificare lo stato delle cose. Quel che è certo è che il cantiere attualmente è fermo, ma non sappiamo le motivazioni. Purtroppo non credo che la causa sia l’archiviazione e quindi lo stop definitivo… stiamo cercando di ottenere informazioni. La nostra paura è che da un momento all’altro possano tornare ruspe e operai, la ripresa degli scavi segnerebbe irrimediabilmente il territorio». 

    Tra gli obiettivi del comitato anche quello di salvare 12 platani di oltre 50 anni… «gli alberi sono salvi, per ora.»
    Alberi che erano stati definiti a inizio agosto in “condizioni precarie” dalla ditta esecutrice che richiedeva al Comune il via libera all’abbattimento. Via libera che non è ancora giunto grazie ad un vincolo di tutela.

    Nel frattempo è stata rinnovata la gestione delle sale della palazzina (ricordiamo che l’area è di proprietà dei frati di Finalpia)  alla Parrocchia San Martino che svolge attività per i boy scout e per i ragazzi del quartiere. E il futuro? «Il punto è che oggi il business per chi costruisce non è più redditizio come avrebbe potuto esserlo qualche anno fa – commenta il consigliere comunale Antonio Bruno (Fds) – ufficialmente la ditta non si tira indietro e si dichiara intenzionata a portare a termine i lavori, ma potrebbe anche essere una strategia per arrivare alla revoca del permesso a costruire da parte del Comune e ottenere quindi la possibilità di un risarcimento danni.» 

    Gabriele Serpe
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Magical Mistery tour a Genova: il film dei Beatles al cinema Corallo

    Magical Mistery tour a Genova: il film dei Beatles al cinema Corallo

    E’ una serata speciale per tutti i fan genovesi dei Beatles. Il Cinema Corallo di Carignano presenta per la prima volta sul grande schermo “Magical Mistery Tour”, il film cult del 1967 dei Beatles. In programma tre spettacoli alle ore 16.00, 20.30 e 22.30.

    Il film, in versione restaurata in alta definizione e con immagini e interviste inedite del making-of, è un cult non solo per i fan di John, Paul, George e Ringo. Magical Mistery Tour è una pellicola “sperimentale”, un racconto libero e in larga parte improvvisato. I Beatles, accompagnati da una troupe variegata e “folle”, in viaggio verso la Cornovaglia su un pullman colorato, un mix di scene surreali e suggestive, spesso ispirate al “no sense” che in quegli anni caratterizzava molti testi della band. Il tutto arricchito da una splendida colonna sonora: “Magical Mystery Tour”, “The Fool On The Hill”, “Flying”, “I Am The Walrus”, “Blue Jay Way”, “Your Mother Should Know”…

    La pellicola venne pensata e realizzata dopo la morte di Brian Epstein, storico scopritore e manager, un momento difficilissimo per la band che si ritrova improvvisamente senza l’uomo che sino a quel momento li aveva guidati passo passo al successo. Il film all’epoca non fu un grande trionfo, la critica bocciò senza sconti e i Beatles attraverso la stampa furono persino invitati a “chiedere scusa” ai fan. Eppure, avvolto quasi da un alone di mistero, negli anni è stato rivalutato dal pubblico e dalla critica… e dagli stessi Beatles, nella persona di Paul McCartney vera e propria mente del progetto: «Oggi posso prendermi i meriti di quel piccolo film…», ha infatti dichiarato il musicista.

    Per ulteriori informazioni: www.circuitocinemagenova.com – tel 010 8687408 

  • La questione sociale e l’arte nell’Italia del dopoguerra

    La questione sociale e l’arte nell’Italia del dopoguerra

    I Vitelloni di Federico FelliniAbbiamo già visto nella scorsa uscita alcuni titoli di libri che nel dopoguerra sino agli anni ’70 furono significativi e contribuirono alla formazione di una coscienza critica nel nostro paese nei confronti dell’ american way of life. Per quanto riguarda il cinema, il Realismo, il Neo-Realismo ed il successivo impegno di altri autori e registi misero allo scoperto la drammaticità dei contrasti sociali squisitamente italiani: le ruberie della classe dirigente, le menzogne della classe politica, l’ipocrita perbenismo della piccola borghesia, la miseria concreta e le drammatiche condizioni di vita delle borgate degli immigrati “interni”. Sullo sfondo il “boom economico”, la “ricostruzione” ed un “progresso” che ben presto mostrò i suoi lati più crudi e veri: inquinamento, sfruttamento, massificazione, consumismo, devastazione del territorio che corrispondeva alla devastazione interiore delle coscienze, inurbamento privo di qualsiasi programmazione, distruzione della cultura contadina.

    Citerò – per forza di cose – pochissimi titoli, con l’intendimento di farvi ricordare, di riuscire a tener viva la nostra “anima laica”: la memoria. Ecco dunque: “La grande guerra” (1959), “I vitelloni”(1953), “La dolce vita” (1960), “Il medico della mutua”(1968), e inoltre: “Il generale della Rovere”, “La ciociara”, “Il sasso in bocca”, “Il Gattopardo”, “Il giorno della civetta”, “L’accattone”, “La classe operaia va in paradiso”, “C’eravamo tanto amati”, e giù via fino a “Novecento” e “Un borghese piccolo piccolo” (1977), ormai verso la fine del periodo che stiamo analizzando.

    E poi, ancora, il teatro: Pirandello, E. De Filippo, Dario Fò con gli attori della comune a cui va il merito, insieme ad altri ovviamente, di aver diffuso il teatro militante di Bertold Brecth.

    Ecco, tutti questi avvenimenti culturali, in un certo senso, contrappuntavano le vicende quotidiane del nostro paese, a loro volta inserite sincronicamente nella scansione quotidiana internazionale. D’altra parte è solo collocando la “quotidianità locale” nella cornice delle relazioni internazionali che possiamo cercare di comprendere qualcosa di ciò che è successo.

    Nello scorso articolo ho riportato solo i più importanti fatti drammatici – di carattere naturale e sociale – che suscitarono profonda indignazione. Oggi ricorderò – sempre senza alcuna pretesa di esaustività – alcuni eventi, non solo drammatici, più immediatamente riconducibili all’ambito culturale, politico e sociale. Ne darò una sistemazione il più possibile ordinata cronologicamente, limitandomi a considerare i fatti dal dopoguerra in poi. Innanzitutto, ricorderei la presenza, diffusa su tutto il territorio nazionale, di tutti coloro che da partigiani – ma non solo – avevano combattuto il fascismo, spesso in giovane età. Questo aspetto (importantissimo ancora oggi) giocò un ruolo fondamentale nel far crescere – caduto il fascismo e vinto il referendum per la democrazia – una cultura critica nei confronti del costume, dei modi di vivere e di pensare tradizionali.

    Nel 1950 si suicidò Cesare Pavese, scrittore e poeta amatissimo (insieme a Montale) da tutta quella gioventù che già iniziava a dare segni di insofferenza, per ora avvertita soprattutto sul piano esistenziale. Gli anni ’50 furono caratterizzati da una forte migrazione interna, processo che durò almeno fino alla seconda metà degli anni ’60. Erano gli anni in cui, nelle città industriali del nord, comparivano i cartelli “non si affitta ai meridionali” (o, direttamente, “terroni”).

    Se da un lato la “questione sociale” toccò livelli di tensione altissimi, dall’altro mise a confronto (anche se forzatamente) mondi, persone, culture diverse. Nelle fabbriche e nell’ormai prossimo “movimento studentesco”, si svilupperà una solidarietà, non solo formale, partendo dalla constatazione che “tutti” si viveva nella stessa realtà di sfruttamento e ingiustizie sociali. Nel 1957, segno che i giovani (figli di una scolarizzazione più diffusa) iniziavano ad essere diversi dai fratelli maggiori, si tenne a Milano il primo “festival del rock ‘n’roll italiano”. I modelli della musica americana – che fecero esplodere il fenomeno degli urlatori – con la loro trasgressività iniziarono a diffondersi anche da questa parte dell’oceano. Il juke –box, il giradischi, il 45 giri e il successivo “mangiadischi” portatile risulteranno mezzi nuovi e formidabili per la diffusione di un nuovo costume e delle implicazioni sociali ad esso legate.

    Gianni Martini