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  • Cittadini e associazioni: Sampierdarena non è un ghetto

    Cittadini e associazioni: Sampierdarena non è un ghetto

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925I cittadini e gli operatori commerciali di Sampierdarenatornata al centro dell’attenzione nel mese di agosto a causa dell’ennesimo tragico omicidio – non ci stanno a veder dipinta la delegazione in cui vivono e lavorano come una “terra di nessuno” e si organizzano in forme associative per provare a cambiarne l’immagine. Sampierdarena, infatti, viene dipinta dai mass-media come un vero e proprio ghetto in mano alla criminalità, aumentando la percezione di insicurezza degli abitanti, da un lato giustificata dai grandi cambiamenti sociali che hanno segnato il quartiere, dall’altro smentita dai dati ufficiali dei reati «Non particolarmente allarmanti», come ha recentemente confermato al “Corriere Mercantile” il Questore di Genova, Mario Mazza.

    E così, dopo le “Officine Sampierdarenesi”, l’ultima nata in ordine di tempo è l’associazione “Rilanciamo Genova”, presieduta da Roberto Cifarelli, ex capogruppo del Pdl nel Municipio Centro Ovest.
    «Mai come ora era necessario impegnarsi ripartendo dal territorio – racconta Cifarelli – “Rilanciamo Genova” vuole essere una realtà apartitica collettore di istanze, contenitore di idee, fucina di proposte. Ha lo scopo di partecipare ad un rilancio economico, sociale e culturale di Genova, proprio partendo da Sampierdarena».
    Ma anche i commercianti vogliono far sentire la loro voce e chiedono a Comune e istituzioni locali un intervento ad ampio raggio sul fronte sociale, commerciale, ambientale ed urbanistico. «Occorre rilanciare l’economia della zona – spiegano – Se infatti sono state agevolate le aperture di centri commerciali come la Fiumara, nel contempo non si è pensato ai piccoli negozianti e alle loro esigenze, ovvero maggiori parcheggi, l’organizzazione di eventi e manifestazioni capaci di portare a Sampierdarena cittadini di altre parti della città».

    Anche perché ricondurre tutto ad un problema di ordine pubblico «Rischia di allontanare l’attenzione dalle cause che sono a monte di un degrado e disagio, sempre più diffusi – spiega Roberta Mongiardini, assessore nel Municipio Centro Ovest al “Gazzettino Sampierdarenese”, storica testata locale – Così si alimenta un’immagine estremizzata della delegazione che non corrisponde al vero e della quale molti sampierdarenesi sono stanchi. Esistono situazioni di estrema criticità e gravità che nessuno nasconde ma nel complesso il tessuto sociale è buono e sano».
    Poi l’assessore ricorda come il declino sia iniziato ben prima dell’arrivo delle comunità straniere, spesso additate quali principali responsabili della difficile situazione odierna «Troppe servitù concentrate in una zona che, per storia e collocazione geografica, è parte del centro città; erosione di spazi per operazioni edilizie assai discutibili; traffico fuori controllo; un’eccessiva presenza di locali e sale da gioco. L’elevata concentrazione di immigrati ha fatto saltare il coperchio della pentola – conclude Mongiardini – ma non si tratta solo di un problema di sicurezza».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Condivisione d’intenti tra Municipio Centro-Ovest e residenti, con la richiesta rivolta a sindaco ed assessori competenti di impegnarsi in prima persona affinché siano puntualmente verificati tempi e modalità operative dei cantieri previsti per la realizzazione del nodo ferroviario.

    Questa la decisione assunta ieri dalla giunta municipale che ricorda come, già nei mesi scorsi, sia stato avviato un confronto con gli abitanti. Il nodo ferroviario è un’opera fondamentale per rendere più efficiente la mobilità ma, allo stesso tempo, richiede la necessaria attenzione delle istituzioni per non creare eccessivi disagi nei quartieri coinvolti dai lavori.

    «Il passante ferroviario di via Porro/via Fillak e la stazione di Sampierdarena sono oggetto di importanti opere di adeguamento e ristrutturazione che necessitano di valutazioni attente ed informazioni sui tempi, il posizionamento dei cantieri ed il transito dei mezzi pesanti», scrive il Municipio guidato dal presidente Franco Marenco. Per questo «La giunta decide di condividere e sostenere le istanze dei comitati cittadini di via Porro e del Campasso, impegnando Sindaco e assessori competenti a ad attivarsi al fine di verificare quanto richiesto».

    I comitati, sul finire del marzo scorso, in una lettera indirizzata al Municipio Centro-Ovest, sottolineavano le crescenti preoccupazioni dei residenti – in particolare di via Porro, via Fillak, via Campi e zona Campassoin merito all’impatto che i cantieri avranno sulla vivibilità dei quartieri.

    «Il Comune tramite il Municipio deve richiedere a R.F.I. (la società del gruppo Fs che sta realizzando gli interventi) adeguate compensazioni territoriali e maggiori informazioni – scrivono i comitati – vogliamo sapere posizione, tempi di attuazione, operatività e durata dei cantieri in zona piazza d’Armi e Campasso; interferenza dei cantieri sulla viabilità; tipologia, caratteristiche, distanze dalle abitazioni delle barriere antirumore nelle zone di via Porro, piazza Palmetta, via Miani e via Orgiero».

    Inoltre i cittadini chiedono precise compensazioni, per la zona Porro, Fillak, Campi «Disponibilità per il quartiere, a scopi sociali, della palestra del Dopolavoro ferroviario di via Porro; riqualificazione del ramblè ex raccordo Feltrinelli prevedendo aree con verde, giochi e panchine, attraverso una progettazione partecipata con gli abitanti del quartiere; sistemazione del sottopasso Fs di via Campi con percorso pedonale indipendente dal passaggio veicolare per superare l’attuale criticità e garantire l’incolumità dei passanti».

    Mentre per quanto riguarda la zona Campasso, i comitati sollecitano «Una fermata dei treni viaggiatori a Campasso; la possibilità di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana e per la realizzazione di parcheggi; riqualificazione area ex mercato ovo-avicolo per posti auto destinati ai residenti».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Trenino di Casella: il rischio chiusura e la vocazione turistica inespressa

    Trenino di Casella: il rischio chiusura e la vocazione turistica inespressa

    La vicenda che riguarda la linea ferroviaria Genova-Casella è fatta di luci e ombre e di aspetti controversi. A.M.T non riesce a far fronte ai costi di manutenzione e gestione del servizio e, nonostante gli sporadici annunci che gridano al rischio chiusura, da ormai troppo tempo non viene presa nessuna decisione in merito. La motivazione che sta alla base di questo nostro excursus è duplice: in primo luogo vogliamo capire se di questo problema complesso esiste una soluzione ottimale o almeno capace di scontentare il meno possibile le parti in gioco. La seconda, più realistica, è quella di parlare e far parlare di un tema che nel nostro Paese è attualissimo e più che mai urgente: gli sprechi e i tagli alla spesa pubblica.

    Per cominciare siamo andati a parlare con chi alla sopravvivenza dello storico trenino ci tiene e lo sta dimostrando con una serie di azioni concrete: Silvia Bevegni è la promotrice del comitato Salviamo il trenino di Casella, una realtà che esiste già da qualche anno e che l’aprile scorso ha dato il via a una raccolta firme per sensibilizzare cittadini e politici sul tema. «Lo scopo è quello di sollecitare in particolar modo le Amministrazioni Comunali dei territori attraversati dal trenino (Sant’Olcese, Casella e Serra Riccò, ndr) affinché si facciano reali interlocutori di A.M.T. S.p.a. e della Regione Liguria in merito alla tutela, alla salvaguardia e alla promozione del servizio ferroviario F.G.C. (Ferrovia Genova-Casella, ndr)».

    A Silvia non va giù l’ambiguità della situazione attuale nella quale tutto sembra immobile ma tendente verso un progressivo degrado e un’irrimediabile incuria: «L’iniziativa del 23 Giugno (Stazioni pulite sulla Ferrovia Genova Casella, ndr) ci ha permesso di toccare con mano quale sia lo stato di abbandono di alcune stazioni attraversate dal trenino. Sembra che A.M.T. abbia dimenticato completamente i suoi doveri». Già. Perché A.M.T. ha un Contratto di servizio con la Regione Liguria che scadrà nel 2019 e che fino a quel momento vincola l’azienda alla manutenzione e alla gestione del servizio.

    «A.M.T. riceve un milione e seicento mila euro all’incirca ogni anno e questo denaro copre il cento per cento dei costi di manutenzione ordinaria dell’infrastruttura», ci racconta Andrea Martinelli, membro del comitato, appassionato di treni ma anche molto informato sulle questioni più strettamente economiche. «Se pensiamo a quanto erogato dalla Regione Liguria a Trenitalia (80.148.182 €) e che tale sussidio garantisce solo una minima parte dei costi derivanti dal mantenimento dell’infrastruttura (la parte restante è coperta direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso trasferimenti diretti di denaro) i costi per la collettività della FGC sono molto bassi, anche confrontando i costi unitari (parametro più corretto essendo i volumi di traffico assai differenti)».

    Come? Le alternative sono molte ma tutte basate su un principio: della linea Genova-Casella va valorizzata soprattutto la vocazione al turismo, che può contribuire in modo significativo a rimettere in sesto i conti. «Secondo un’autorevole studio inglese – ci spiega Andrea –  per ogni euro investito in una ferrovia turistica se ne generano tre a beneficio dell’economia locale». Valorizzare anche in questo caso non significa affidarsi solo al passaparola ma a investimenti più consistenti e mirati nella pubblicità ad esempio con campagne di promozione sistematiche. C’è il caso virtuoso dello spettacolo di teatro a bordo del treno, Donne in guerra di Laura Sicignano e del Teatro Cargo che ha riscosso un certo successo, ma il punto è che si può fare di più e con maggiore regolarità: motivare lo scarso spirito d’iniziativa con i rischi legati alla sicurezza è un po’ come nascondersi dietro un dito, visto che a un problema del genere si può facilmente ovviare stipulando un’apposita assicurazione.

    Addentrandoci nei dati gentilmente messi a disposizione da Andrea notiamo alcuni aspetti interessanti: in base al D.Lgs 422/1997, art.19, comma 5 (Disciplina dei contratti di servizio pubblico), si dice chiaramente che il rapporto tra ricavi di traffico e costi operativi deve essere considerato al netto dei costi di infrastruttura. E il medesimo concetto è reso esplicito nel Contratto di servizio sottoscritto da AMT con la Regione Liguria. Il problema è che mentre nel caso delle Ferrovie dello Stato è facile isolare i costi di infrastruttura dal momento che sono in capo a un’altra società (RFI), nel caso della Genova-Casella tutto è gestito dal medesimo soggetto. Pertanto, un primo punto importante è stabilire quale sia il vero (leggasi rispondente a quanto previsto dalla norma) peso dei ricavi da traffico sui costi di esercizio. Il dato ufficiale del 10%, se calcolato senza tenere conto di questo fatto, è una stima decisamente imprecisa e fuorviante.

    Inoltre, il Contratto tra AMT e Regione Liguria prevede che, sebbene il rapporto ricavi/costi sia previsto nell’ordine del 35%, “in considerazione della particolare valenza turistica e sociale  della ferrovia Genova-Casella, il medesimo potrà essere inferiore”. Scripta manent.

    Ma è giusto precisare un altro aspetto: l’art.19 del DLgs 422/1997 sopraccitato dice che la percentuale  del 35% deve essere il risultato di “un progressivo incremento”. La domanda che sorge spontanea è abbastanza ovvia: si è fatto e si sta facendo il massimo per raggiungere tale obiettivo? Alla luce delle condizioni in cui si trovano certe stazioni come quella di Campi lo scetticismo è legittimo.

    Questa primavera la Regione Piemonte ha annunciato la chiusura di tutte le linee che non raggiungono la percentuale dell’8% in termini di rapporto introiti da traffico/costi di esercizio, fissando in concreto un altro limite, più realistico, al di sotto del quale gestione diventa insostenibile. Una percentuale pur sempre inferiore a quella della FGC (calcolata, lo ripetiamo, con un metodo che potrebbe essere errato).

    Insomma, alla luce di quanto fin qui detto potrebbe non essere così utopistico guardare alla linea ferroviaria Genova-Casella come a una reale fonte di ricchezza. Anche economica.

    Le questioni aperte sono molte e gli sviluppi incerti. Di sicuro, occorrerà un dialogo onesto tra le parti e la concreta volontà di perseguire il bene comune. E’ buffo ma nel dire o scrivere frasi del genere in Italia ci si sente sempre irrimediabilmente retorici.

     

    Michele Archinà
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prà: partecipazione dei cittadini per rilanciare il Ponente

    Prà: partecipazione dei cittadini per rilanciare il Ponente

    Prà, panorama e Vte«Una collaborazione tra Istituzioni e residenti e la partecipazione diretta di quest’ultimi nei progetti di riqualificazione del quartiere», così, secondo il Comitato per Prà, si possono affrontare i problemi che affliggono la delegazione del Ponente, un territorio costretto a convivere con l’espansione del Porto ma che può contare su notevoli potenzialità inespresse, una su tutte la Fascia di rispetto.

    Stasera alle 20:45 si svolgerà un’assemblea pubblica promossa dal comitato, in Piazza Sciesa, recentemente sottoposta ad un intervento di restyling – con il rifacimento della pavimentazione, la sistemazione dell’alberatura e di nuove panchine – reso possibile nell’ambito dei finanziamenti Fasr Por.

    Una pioggia di denaro, 14 milioni, caduta su questo angolo di città per riqualificare la parte a mare, un’opportunità importante che però, come sottolinea il Comitato, non è stata l’occasione propizia per vedere, finalmente, il coinvolgimento attivo dei cittadini «Da tempo chiediamo di essere coinvolti nella realizzazione dei progetti a partire dalla fase progettuale – spiega Andrea Di Fresco, Comitato per Prà – L’amministrazione municipale, a parole dimostra grande apertura, ma poi la realtà dei fatti è ben diversa».

    La polemica nasce dalla decisione di installare un bagno pubblico proprio al centro di Piazza Sciesa «Il problema del decoro urbano esiste ed era stato segnalato dagli stessi cittadini – continua Di Fresco – La piazza infatti, soprattutto prima dell’arrivo del cantiere e nelle ore serali, diventava luogo di ritrovo di persone problematiche che non esitavano a fare i loro bisogni fisiologici direttamente in loco. Quello che stupisce in questa vicenda è il modus operandi delle istituzioni. Noi avevamo proposto di installare il vespasiano in una posizione decentrata vicino alla chiesa invece, dopo l’inaugurazione della piazza, avvenuta in pompa magna alla presenza dell’ex sindaco Marta Vincenzi due giorni prima delle elezioni, il cantiere è rimasto aperto e abbiamo scoperto che il bagno pubblico sorgerà al centro di Piazza Sciesa».

    Ma la questione vespasiano in fin dei conti è un pretesto per sottolineare la necessità di un connubio residenti-amministrazione pubblica, a tutti i livelli «Stasera parleremo del rapporto con il porto e degli effetti negativi che provoca sulla popolazione – spiega Di Fresco – in primis l’inquinamento acustico ed ambientale e la sicurezza. Ci sono persone che abitano a pochi metri dallo scalo e non fanno più vita, non riescono a dormire per il rumore provocato dalla movimentazione dei container e devono fare i conti con la massiccia presenza di polveri sottili. Chiediamo che anche in questo caso i cittadini partecipino alla vita del porto. Ci vuole un confronto aperto con Comune, Autorità portuale e Vte che conduca alla stesura di regole comuni. Per quanto riguarda l’inquinamento occorre un serio monitoraggio, un’operazione strutturata e non a spot, perché finora le istituzioni si sono mosse solo dopo essere state ampiamente sollecitate dalle denunce degli abitanti. Non siamo contro la presenza dello scalo che rimane una fondamentale fonte di occupazione per la città, ma vogliamo maggiori tutele per garantire la sicurezza dei residenti».

    E ancora, al centro della discussione, ci sarà la Fascia di Rispetto «Uno spazio di 300 mila metri quadrati con enormi potenzialità», sottolinea Di Fresco. Una sorta di risarcimento per la spiaggia sacrificata alle banchine, un’area ottenuta dopo anni di battaglie ma che per altrettanto tempo è rimasta abbandonata a se stessa «Oggi è un contenitore vuoto che deve essere riempito di contenuti», racconta Di fresco.

    La Fascia è gestita dall’associazione Prà Viva e dal Comune ma, secondo il Comitato per Prà «La gestione non si è rivelata funzionale alle esigenze del territorio – continua Di Fresco – Il Comune, dopo aver creato questo soggetto gestore (nel cui consiglio direttivo siedono tre rappresentanti di Palazzo Tursi, ndr), non si è preoccupato di fornire dei chiari punti di riferimento e Prà Viva si è trovata in difficoltà quando si è trattato di trovare un interlocutore stabile».

    Il problema principale è sfruttare a dovere uno spazio che dovrebbe essere destinato d ospitare eventi e manifestazioni, in particolare sportive vista la presenza del campo da calcio, della piscina, del centro remiero con il campo di regata. Ma le strutture costano ed è necessario trovare le risorse economiche per garantire la manutenzione degli impianti sportivi. Il campo di regata per le gare di canottaggio è l’esempio di una gestione fallimentare, un fiore all’occhiello che ha ospitato anche competizioni internazionali, oggi versa in stato di pesante degrado ed è praticamente inutilizzabile.

    «Occorre un gestore che davvero svolga il proprio ruolo – conclude Di Fresco – Il Comitato per Prà invita i cittadini ad associarsi a Prà Viva per dare forza all’associazione e contribuire in prima persona al rilancio della Fascia di Rispetto».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: cittadini e commercianti per rilanciare il quartiere

    Sampierdarena: cittadini e commercianti per rilanciare il quartiere

    A Sampierdarena, tra oggi e domani, due appuntamenti significativi attendono commercianti e cittadini, nella cornice di Piazza Settembrini.
    Gli abitanti e chi lavora tutto il giorno a contatto diretto con il quartiere – spesso citato dalle cronache per episodi di violenza e degrado – sono determinati nel confutare questa immagine e rilanciare una zona che un tempo era un’eccellenza economica della città.

    Mercoledì 20 giugno, alle ore 19 e 45, un centinaio di operatori commerciali si incontreranno per confrontarsi e lanciare proposte al fine di contrastare la crisi economica e provare a realizzare il sogno di un quartiere migliore, sicuro, ordinato ed attraente.
    «I mugugni sappiamo quali sono – scrivono sul volantino diffuso in questi giorni per Sampierdarena – portiamo competenze, soluzioni e voglia di collaborazione. Insieme ed uniti possiamo provare a risolvere i problemi della nostra delegazione. Perché Sampierdarena non deve morire».
    I progetti sono particolarmente ambiziosi e riguardano la gestione del verde, le opportunità offerte da una maggiore presenza di posteggi liberi, la necessità di organizzare iniziative culturali capaci di portare nel quartiere i residenti di altre parti della città.

    L’auspicio degli organizzatori è quello di richiamare più gente possibile, anche semplici cittadini e non solo commercianti. Ovviamente la presenza degli amministratori pubblici locali, sia del Comune che del Municipio Centro Ovest, sarebbe particolarmente gradita ed in prospettiva, un incontro con le istituzioni della delegazione, rimane imprescindibile.

    Giovedì 21 giugno alle ore 18, invece, il comitato “Officine Sampierdarenesi”, promosso dall’ex consigliere municipale, Gianfranco Angusti, si presenta ufficialmente alla cittadinanza di Sampierdarena.
    «È un gruppo di cittadini assolutamente trasversale rispetto agli schieramenti politici – sottolinea Angusti – Persone che vogliono mettersi a disposizione con proposte concrete ed iniziative, un laboratorio di idee aperto alla partecipazione di tutti».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo Besana: intervista con l’attivista del Cep che minaccia le dimissioni

    Carlo BesanaCarlo Besana, anima dell’Associazione Consorzio Sportivo Pianacci del Cep, sulle alture di Prà e Voltri, un contenitore socio-culturale capace, grazie all’attività di volontariato di alcuni residenti, di rilanciare un intero quartiere conosciuto ai più come un luogo periferico foriero di degrado ed emarginazione, cambiandone profondamente il volto nel giro di una quindicina di anni. Oggi però il protagonista principale, stanco e deluso dalla piega che stanno prendendo le cose, ha annunciato di voler fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni da presidente del Consorzio.

    Quali sono i motivi che l’hanno spinta a fare questa scelta?

    «Si sono verificati una serie di episodi che sommati tra loro contribuiscono a maturare determinate decisioni. Uno dei motivi principali sono le denunce che abbiamo ricevuto per disturbo della quiete pubblica in merito alle serate musicali che ormai abitualmente organizziamo ogni estate (“Che estate alla Pianacci”, la rassegna che, ogni anno, porta al Cep circa 8000 spettatori). Nonostante il Consorzio sia in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie sono emerse alcune criticità nei rapporti con una parte minoritaria dei residenti nelle vicinanze del Palacep (una struttura aperta tutto l’anno in cui si svolgono svariate attività, sportive, ricreative, sociali, ecc.). Ovviamente è giusto che anch’essi manifestino il loro dissenso. Quello che mi aspettavo è una maggiore collaborazione per salvaguardare tutto l’impegno profuso in questi anni a favore del quartiere».

    Lei lamenta una mancanza di aiuto da parte delle istituzioni locali…

    «È fondamentale che le istituzioni, ai diversi livelli, si assumano le proprie responsabilità, se necessario anche assumendo posizioni impopolari. Abbiamo invitato il Municipio Ponente, che dovrebbe essere l’istituzione più vicina ai cittadini, ad organizzare una riunione pubblica per spiegare la legittimità delle nostre attività ed individuare alcuni percorsi comuni con i residenti per superare le incomprensioni. Il Municipio ha sottolineato la liceità dei comportamenti del Consorzio ma ha lasciato a noi la patata bollente, ovvero l’onere di decidere se fare o meno le manifestazioni estive musicali. Noi ci auspicavamo, da parte del Municipio, una chiara assunzione di responsabilità che invece non c’è stata. La sera del concerto di Ky-Mani Marley (24 aprile scorso) l’amministrazione municipale si era impegnata a fare un sopralluogo nelle abitazioni dei residenti che lamentavano problemi legati al rumore, per verificare la situazione. Ma purtroppo non ha mantenuto l’impegno. Nel frattempo il sopralluogo l’abbiamo eseguito noi autonomamente e quello che ha evidenziato è una situazione di disagio superabile, senza mobili che traballano né bicchieri che si spaccano in mille pezzi, insomma una criticità minima e sopportabile per il bene del quartiere».

    Ma quali sono le principali problematiche che complicano il vostro rapporto con le istituzioni locali?

    «Noi gestiamo oltre 13 mila metri quadrati di area Pianacci in concessione dal Comune di Genova. Sarebbe normale, in un rapporto tra proprietario e concessionario, avere dei chiari punti di riferimento a cui rivolgersi anche nel caso di semplici problemi burocratici. Al contrario, ci siamo trovati più volte di fronte al caos totale: la macchina comunale è contorta, i diversi uffici neppure si parlano tra di loro, non c’è il necessario scambio di informazioni. Noi svolgiamo una funzione come volontari e non possiamo impiegare le nostre energie per star dietro alle colpevoli carenze della burocrazia cittadina. Certo esistono alcune rare eccezioni, che mi fa piacere sottolineare, come quella dell’assessore Margini, sempre disponibile a darsi da fare, oppure l’assessore Vassallo che per la questione del supermercato è andato anche al di là delle sue competenze».

    Con la nuova Giunta pensa che potrebbe cambiare qualcosa?

    «La macchina comunale è sempre quella ed i funzionari restano al loro posto. Non credo che il nuovo Sindaco, senza nulla togliere alla persona di Marco Doria, possa concretamente mutare le cose. Io ormai sono fortemente disilluso».

    Quindi quest’estate al Cep regnerà il silenzio, senza nessuna manifestazione musicale?

    «Non faremo le manifestazioni estive finché non ci sarà totale condivisione d’intenti. Insomma, fin quando non sarà tutto il quartiere, in modo concreto, a chiedercelo. Intendo dire che vorrei vedere maggiore partecipazione attiva dei cittadini. Purtroppo, per la nostra come per altre associazioni, il problema è sempre quello: sono poche le persone che volontariamente si mettono a disposizione per far sì che sia possibile la realizzazione di svariate attività. Ora però la dimensione che abbiamo raggiunto al Cep è divenuta tale per cui, se non c’è una consapevole presa di coscienza dei residenti, è impossibile andare avanti. Le persone si devono rendere conto che il Consorzio Pianacci è un patrimonio del quartiere e non una mia creatura».

    Qual è il bilancio dopo così tanti anni di attività sul territorio?

    «I 15 anni che abbiamo dedicato al Cep oggi sembrano non contare nulla. Il mio è un forte stato di delusione, che mi fa pensare di dire “Adesso fate voi”. È anche una sorta di provocazione per risvegliare le coscienze. Un altro segnale che ha influito sulla mia decisione di abbandonare la presidenza del Consorzio, lo abbiamo avuto in occasione del compleanno per i 15 anni del Circolo Arci Pianacci. Ebbene, nonostante non capiti tutti i giorni che una ricorrenza di un’associazione sia festeggiata nella cornice di Palazzo Ducale, grazie all’invito della Fondazione Cultura guidata da Luca Borzani, tutti gli altri soggetti della “città che conta” erano assenti: un vuoto assoluto anche a livello istituzionale, da parte di Comune, Provincia, Regione, solo la Fondazione Cultura si è accorta di noi e ha voluto premiare il lavoro che svolgiamo ormai da tanto tempo. Questo è un grave segnale di scollamento tra il quartiere e la città. Eppure grazie a notevoli sforzi siamo riusciti a modificare il significato del nome Cep. Non è stato necessario cambiare nome bensì intervenire sulla mentalità delle persone, cercando il loro coinvolgimento».

    Quali sono le prospettive per il futuro?

    «Il quartiere deve decidere, una volta per tutte, se intende conservare il patrimonio di un Consorzio aperto 365 giorni all’anno che, solo nel 2011, ha svolto 5500 ore di attività a cui hanno preso parte migliaia di fruitori. Se il quartiere non dà un preciso segnale significa che, al di là dei numeri, abbiamo sbagliato tutto. Altre due volte ero arrivato sul punto di non rinnovare il mio impegno, poi sono stato convinto a ripensarci. Chi assume questo ruolo, mettendoci la faccia, si deve scontrare con numerosi ostacoli e se non c’è la necessaria condivisione d’intenti tra residenti, volontari, istituzioni, è inutile proseguire».

     

    Matteo Quadrone

  • Acqua Bene Comune: ultimo appello per Doria e Musso

    Acqua Bene Comune: ultimo appello per Doria e Musso

    Un mese fa il comitato Acqua Bene Comune sottopose a tutti i candidati una carta di impegni per l’acqua pubblica, accolta con entusiasmo da molti. Oggi, a distanza di pochi giorni dal ballottaggio, i cittadini impegnati nel richiedere a gran voce il rispetto dell’esito del referendum, lanciano l’ultimo appello ai due candidati in corsa per Palazzo Tursi che, a differenza di altri, non hanno ancora firmato la carta.

    «Cogliamo quindi l’ultima occasione per chiarire alcuni aspetti e chiediamo pubblicamente ai professori Doria e Musso di pronunciarsi su un tema tanto rilevante per la nostra città – scrive il Comitato – Gli elettori che domenica andranno alle urne sono gli stessi che un anno fa votarono i referendum e oggi pretendono il rispetto del loro voto. Per inciso, l’anno scorso al referendum votarono 30.000 genovesi in più rispetto a queste comunali, un 6% in più che dovrebbe far riflettere, e molto, i candidati».

    «Innanzitutto vogliamo chiarire che gli impegni richiesti non sono certo per avere “tutto subito” – sottolinea Acqua Bene Comune – sappiamo che alcuni obiettivi sono lunghi da raggiungere, ma non per questo possiamo sentirci dire “No, perché non ci sono i soldi…” oppure l’ormai superato e ideologico “Il privato è meglio”».

    «Non è detto che per rientrare in possesso delle dighe si debba per forza pagarle, non è detto poi che nel caso si debbano pagare così tanto – sottolinea il comitato – Non è detto che il privato sia più efficiente (sappiamo ormai, dati facilmente reperibili in rete, che anni di privatizzazione del servizio idrico hanno prodotto enormi aumenti delle bollette senza un corrispondente miglioramento del servizio). Non è vero che per togliere la remunerazione del capitale, che pesa il 22% sulla bolletta, si debba aspettare una nuova legge nazionale. Non è vero che le fusioni societarie portano vantaggi ai comuni (vedi i debiti di Iren, la perdita di valore delle azioni, i dividendi dimezzati, la perdita di controllo sulla società)…».

    «Insomma, non pretendiamo che lunedì prossimo come primo atto il sindaco di Genova riacquisti le dighe vendute nel 2003 e faccia risorgere la vecchia AMGA al posto di Mediterranea delle Acque. Sappiamo che questi sono obiettivi a medio o lungo termine, pertanto noi chiediamo semplicemente una rassicurazione sul fatto che si voglia iniziare un percorso per arrivare agli obiettivi che gli italiani hanno votato col referendum. Dire “NO” senza neppure verificare approfonditamente le fattibilità ci pare poco intelligente, così come dire “NO” in contrapposizione alla volontà degli italiani ci pare arrogante».

    «L’istanza di partecipazione della società civile attiva è stata un segnale di speranza in questo ultimo anno, questa voglia dei cittadini di impegnarsi ci potrà salvare dalla crisi più di qualsiasi manovra finanziaria. Anche la gestione pubblica dell’acqua che noi proponiamo deve prevedere la partecipazione della cittadinanza, che aiuti i politici nel vigilare sulla correttezza dell’operato delle società e delle persone. E la trasparenza va messa in pratica rendendo facilmente disponibili ai cittadini tutte le informazioni».

    Infine il comitato espone alcune questioni su cui vorrebbe sentire una risposta: «Quali strumenti di partecipazione quindi i candidati intendono adottare nel loro mandato? I consigli comunali come saranno “partecipati”? E le commissioni? Nelle società partecipate come verranno gestite trasparenza e partecipazione?».

    Se i candidati non avranno il coraggio di slegarsi davvero dagli interessi economici forti e di partito, per sposare l’interesse esclusivo dei cittadini, ebbene, chiunque vinca sarà sempre una vittoria a metà, con troppo pochi che voteranno, molti dei quali senza convinzione – conclude Acqua Bene Comune – Entro sabato invece, in seguito alle loro risposte, vorremmo poter dire “Vinca il migliore!” e non “Vinca il meno peggio”».

  • Certosa: corteo dei cittadini contro il degrado della Val Polcevera

    Certosa: corteo dei cittadini contro il degrado della Val Polcevera

    Sabato 14 aprile alle ore 15:30 il Comitato liberi cittadini di Certosa ha organizzato una manifestazione, con partenza dall’area ex Fillea, per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul degrado della vallata.

    I cittadini scendono in strada per chiedere la riqualificazione dell’area ex Fillea e delle aree verdi; per dire NO all’inceneritore di Fegino-Borzoli, al trasferimento del CUP di Certosa; per difendere la scuola Villa Sanguineti; per discutere di Gronda e Terzo valico; contro la deliquenza e le infiltrazioni mafiose.

  • Certosa, area ex Fillea: la riqualificazione deve partire dai diritti delle persone

    Certosa, area ex Fillea: la riqualificazione deve partire dai diritti delle persone

    L’ultimo incontro fra cittadini ed istituzioni si è svolto venerdì scorso. Il comitato di via Piombelli si è confrontato con l’assessore Farello e gli esponenti locali del Partito Democratico. Al centro del dibattito l’area ex Fillea, uno spazio destinato a parcheggi a pagamento ed aree blu per la sosta. Nel corso degli anni, a più riprese, i cittadini di Certosa hanno protestato per il taglio di posti auto riservati ai residenti e per l’aumento del costo delle aree blu.

    Ma via Piombelli non è solo automobili, è una strada stretta che si arrampica sulle alture di Certosa, dalla quale partono diversi percorsi escursionistici per il Parco delle Mura e il Garbo, un luogo che un tempo era un polmone verde della delegazione ed oggi – a causa della cementificazione – è diventato un castello di case che poco a poco si sono mangiate il bosco. L’ultima colata di cemento è stata arrestata recentemente grazie alle pressioni degli abitanti di via Piombelli che hanno convinto l’amministrazione Comunale a rivedere il progetto che prevedeva la realizzazione di due nuovi palazzi.
    Senza dimenticare le servitù pubbliche della zona, due viadotti dell’ autostrada A7 a breve distanza l’uno dall’altro, uno dei quali radente le case, una galleria sotterranea delle ferrovie che crea notevoli disagi agli abitanti a causa dei rumori e delle intense vibrazioni a tutte le ore del giorno e della notte, la presenza di una pericolosa discarica abusiva di rifiuti tossiciveleni interrati in un’area di 5500 metri quadratiper decenni fonte di inquinamento “indisturbato”, non ancora bonificata nonostante una sentenza del Consiglio di Stato nel 2010 abbia condannato il Comune di Genova ad occuparsi della bonifica.

    Mentre l’immenso parcheggio nella parte bassa della via – come da anni segnalano gli abitanti – si è trasformato in una vera e propria “terra di nessuno”. «Un serbatoio esclusivamente dedicato a contenere autovetture è degradante – sottolinea Patrizia Palermo del Comitato di via Piombelli – per di più collocato in un contesto già difficile e delicato dove la necessità di interventi e progetti anche a lungo termine sono fondamentali».
    L’obiettivo dell’incontro è stato quello di segnalare le criticità più acute che da tempo emergono nell’area ex Filea. «La criticità principale è relativa alla sicurezza soprattutto delle persone che a vario titolo transitano nell’area – spiega il Comitato – Una ridefinizione della viabilità e della segnaletica è dunque una priorità».

    Le altre questioni affrontate nell’incontro sono state l’aspetto tariffario e la rideterminazione degli orari delle strisce gialle per il transito degli autobus nell’adiacente via Canepari. È emersa con evidenza l’esigenza di garantire posti auto a rotazione (a disco e a tariffa oraria) soprattutto per coloro che non hanno diritto a posteggiare perché esclusi dallo zsl o perché provenienti da altre zone per fare acquisti a Certosa. Inoltre è stata richiesta anche una rastrelliera per chi desidera posteggiare la bicicletta.

    «Da sempre ho sostenuto l’insufficienza e l’inadeguatezza degli interventi su un’area degradata, brutta, sporca e insicura – afferma Patrizia Palermo – e ciò a prescindere dalla sola questione delle tariffe orarie e dal numero di posteggi a pagamento o in affitto che, seppur rilevante, nulla ha a che fare con la necessità di una riqualificazione seria e vera dell’intera Area».
    È necessario un progetto di restyling della zona che non sia indirizzato a tutelare esclusivamente i diritti dei proprietari delle automobili, ma al contrario possa migliorare la qualità della vita dei residenti, soprattutto bambini e anziani, in una zona dove non ci sono marciapiedi, strisce pedonali, pulizia, spazi per transitare in sicurezza e vivere dignitosamente.
    «Sono anni che diciamo che l’area ex Filea deve essere ripensata e costruita anche sulle persone e non solo sulle auto da posteggiare sotto casa», sottolinea il Comitato. Quindi alberi, giardini, un parco giochi per i più piccoli e panchine per gli anziani, queste sono le esigenze primarie degli abitanti del quartiere.

    «La necessità di bilanciare le esigenze di tutti, innanzitutto dei pedoni e delle persone che vivono nelle zone limitrofe, oltre che dei proprietari di autovetture e del commercio della zona, è un aspetto che non può e non deve essere trascurato da parte di chi amministra e amministrerà questa città e questa parte di territorio – conclude il Comitato – Governare pensando che le decisioni e i progetti coinvolgono innanzitutto la vita delle persone non può permettere la creazione e il mantenimento per decenni di spazi urbani come la Filea».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà: un’antenna Wind inquina la Fascia di Rispetto

    Prà: un’antenna Wind inquina la Fascia di Rispetto

    Un’antenna telefonica del colosso WIND è al centro delle polemiche, accusata di inquinare la Fascia di Rispetto di Prà con le sue emissioni tossiche. La denuncia arriva dal Comitato per Prà che ormai da tempo cerca un contatto con la società per chiedere l’elettrificazione di tale impianto – oggi alimentato da un motogeneratore – al fine di eliminare l’emissione in atmosfera di anidride carbonica e del rumore provocato dai motori.

    Oggi gli impianti di telefonia mobile presenti sulla piattaforma del VTE in fregio alla passeggiata pedonale sono 4 (TIM, VODAFONE, WIND, H3G). Al momento 3 impianti sono elettrificati mentre quello della WIND è l’unico ad essere ancora alimentato da un motogeneratore. Il motivo? il punto di allaccio Enel dista dall’impianto 1600 metri e l’allaccio è a carico dei gestori. «L’azienda WIND, considerato il costo non indifferente dell’intervento, non ha ritenuto di effettuare questa spesa, a differenza delle altre società», spiega il referente alla telefonia municipale, il consigliere Silvio Benvenuti.

    «Sono mesi che cerchiamo il gestore che continua ad “appestare” la Fascia di Rispetto, a ridosso della pista ciclabile, con le sue emissioni tossiche – spiega il Comitato – Alla fine scopriamo che esiste un “tavolo sulla telefonia” e che l’unico soggetto titolato a relazionarsi con i gestori è il Municipio e che tutto è comunque rimandato al dopo elezioni. Domanda: di che cosa si parla durante gli incontri del “tavolo”? Perché ad oggi il Municipio non ha chiesto alla WIND di provvedere alla elettrificazione dell’antenna?».

    Il Municipio Ponente, tramite uno scambio di mail, ha spiegato al Comitato che, secondo la prassi consolidata «Se voi mandate una richiesta al Municipio sarà cura del referente sulla telefonia mobile scrivere alla Wind e chiedere riscontri nell’incontro trimestrale che avviene in sede di assessorato. Attualmente possiamo sicuramente scrivere a Wind segnalando le richieste del commissario, mentre vi informo che la prossima riunione del tavolo sulla telefonia in assessorato avverrà con l’insediamento della nuova giunta comunale».

    «Il Municipio non ha mai sollevato la questione al tavolo sulla telefonia perché, a quanto mi risulta, la segnalazione è arrivata formalmente solo in tempi molto recenti e, per quanto mi riguarda, pur sapendo dell’esistenza del motogeneratore, non ero a conoscenza del disturbo arrecato – spiega Silvio Benvenuti, referente alla telefonia municipale – Credo anche che il posizionamento del motogeneratore rientri nei limiti di legge e solo una pressione delle istituzioni insieme ai cittadini potrebbe convincere il gestore ad effettuare un investimento oneroso cui non è obbligato».

    Quindi una richiesta formale e motivata del Comitato, in grado di evidenziare tutte le problematiche causate dall’impianto, potrebbe risultare utile a sbloccare la situazione.

    «Sarà mia cura accertarmi che il nuovo referente alla telefonia municipale, qualora non fosse più il sottoscritto, sollevi il problema alle prossime riunioni del “tavolo”», conclude Benvenuti.

    Il Presidente del Municipio, Mauro Avvenente, aggiunge «Il nostro referente alla telefonia sta seguendo la questione grazie all’osservatorio che il Comune di Genova, con il contributo dei Municipi, è riuscito ad ottenere, nonostante il decreto Gasparri consenta ai gestori di avere la massima  libertà in merito all’installazione delle antenne. L’osservatorio coinvolge comitati e cittadini e le loro segnalazioni sono un elemento fondamentale per eliminare eventuali criticità. Qualcuno pensa che i problemi si possano risolvere in un batter d’occhio. Noi dobbiamo muoverci in un quadro di carattere istituzionale ed alcuni passaggi sono obbligati. Abbiamo già parlato con l’azienda WIND chiedendole di adeguarsi come hanno fatto le altre società. Faremo ulteriori pressioni finché non avremo una risposta positiva».

     

    Matteo Quadrone

  • Lagaccio: “Voglio la Gavoglio”, cittadini mobilitati per decidere il futuro del quartiere

    Lagaccio: “Voglio la Gavoglio”, cittadini mobilitati per decidere il futuro del quartiere

    Un percorso avviato a gennaio da un gruppo di cittadini del quartiere che si sono riuniti più volte – l’ultima assemblea pubblica aperta a tutti si è  tenuta sabato 24 marzo – per contestare le novità indicate dal Piano urbanistico comunale in merito all’area della ex caserma Gavoglio.

    Parliamo di 60 mila metri quadrati alle spalle della Stazione Principe, in centro città ma in una delegazione da sempre alle prese con la cronica carenza di spazi utili a disposizione degli abitanti. Cittadini che oggi chiedono al Comune di essere coinvolti nelle scelte urbanistiche ed edilizie affinché sia possibile realizzare un quartiere maggiormente vivibile.

    «L’area della ex caserma Gavoglio contiene moltissimi edifici storici e non ed è abbandonata da circa 30 anni – spiegano i residenti – ad eccezione di alcune famiglie che risiedono nel corpo centrale dell’ex caserma e di alcune aree adibite a magazzino o parcheggio, a quel che ci è dato di capire, per mezzi militari. Il Puc (Piano urbanistico comunale) recentemente approvato contiene dei cambiamenti sostanziali rispetto al Puc del 2001. Variazioni che vanno nella direzione esplicitata di aumentare le residenze: ad esempio la superficie agibile degli edifici esistenti potrà aumentare del 30%. I precedenti Puc al contrario dicevano espressamente che l’area della ex caserma Gavoglio doveva essere edificata il meno possibile ed anzi si descriveva la decisione di abbattere e togliere la gran parte degli edifici».

  • Acqua Bene Comune: dimenticata l’applicazione del referendum

    Acqua Bene Comune: dimenticata l’applicazione del referendum

    Il Comitato genovese Acqua Bene Comune continua a denunciare a gran voce la mancata applicazione del pronunciamento referendario del giugno 2011 che ha sancito la riduzione della bolletta – secondo i calcoli di Acqua Bene Comune con un risparmio del 22% – attraverso l’eliminazione della remunerazione del capitale. Ormai 8 mesi fa infatti, milioni di cittadini (il 95,8%) hanno votato per cancellare i profitti garantiti dalla gestione di un servizio fondamentale come quello idrico.

    «Il giorno 9 marzo in gran segreto si sono riuniti i sindaci della provincia di Genova nell’assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) – denuncia il comitato – i sindaci paiono volere tutelare gli interessi dei soci privati di Iren, in primis le banche e gli investitori finanziari (Intesa Sanpaolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, il fondo F2i), più che i loro cittadini. Ci pare un passo ulteriore nella direzione dello scellerato progetto di fusione tra Iren, A2A, Hera per costituire una grande azienda multiservizi, che dominerà ancora di più l’economia, la finanza e la politica, contro i cittadini, i diritti, l’ambiente, la democrazia».

    «Sono molto stupito per la presa di posizione del Comitato Acqua Bene Comune – afferma Paolo Perfigli, assessore provinciale alle politiche delle acque –  ho dimostrato costantemente la mia disponibilità concreta al dialogo. Trovo singolare definire segreta la riunione della Conferenza dell’ATO svoltasi il 9 marzo scorso, alla quale sono stati convocati 67 Sindaci che, lo sottolineo, rappresentano i cittadini dei loro territori».  E aggiunge «Non è compito della Conferenza citata deliberare in materia di fusione e assetto societario dell’azienda che gestisce il servizio».

    Ma il comitato ribadisce «l’assenza di pubblicità di questa assemblea, il cui esito va ad influire pesantemente sulle tasche dei cittadini genovesi ed il fatto che, diversamente da altre ATO, essa si è tenuta senza il coinvolgimento delle realtà promotrici del referendum, le uniche a questo punto che restano per tutelare gli interessi della cittadinanza. Ricordiamo alla sindaco Vincenzi e all’assessore Senesi le promesse di partecipazione e trasparenza che ci fecero a luglio dello scorso anno, quando garantirono che il comitato sarebbe stato invitato a tutte le assemblee dell’ATO aventi all’ordine del giorno l’applicazione del referendum».

    «Anche l’assessore provinciale Perfigli ad agosto ci scrisse che ci avrebbe tenuto “informati sulle iniziative in corso” – continua il comitato – chiediamo se intenda aggiornarci prima o dopo che i giochi sono stati fatti».

    Perfigli risponde piccato, sottolineando che la Conferenza dell’ATO «è l’organo deputato alle funzioni deliberanti per il Servizio Idrico Integrato e non una sede convegnistica condizionata dal dovere di invitare permanentemente soggetti esterni».

    Ma il comitato rincara la dose «ricordiamo allo stesso assessore, che dal sito web della Provincia sbandiera come gran risultato avere ottenuto 600 MILA euro da destinare al pagamento delle bollette delle famiglie più povere, che l’applicazione del referendum avrebbe portato alle famiglie genovesi un risparmio di 52 MILIONI di euro (metà 2011 e 2012)».

    «Attendiamo che vengano resi pubblici ufficialmente i documenti dell’assemblea, ma i cittadini si preparino – concludono i promotori di Acqua Bene Comune – se giustamente si aspettavano la diminuzione delle tariffe, avranno un’amara sorpresa scoprendo che invece le hanno aumentate. Un motivo in più per ricordare a tutti i cittadini genovesi si aderire alla campagna di obbedienza civile promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua».

    L’assessore Perfigli, da parte sua riconferma «quanto sempre è stato detto, scritto e deliberato, in tutte le sedi: vogliamo e dobbiamo correttamente e puntualmente applicare gli esiti del referendum». A questo fine «per evitare contenziosi e confusione è necessario che le Autorità preposte degli ATO possano deliberare in materia di tariffa sulla base di un provvedimento nazionale che assicuri legittimità e correttezza alla revisione tariffaria, coerentemente con l’esito referendario». Il Ministro dell’Ambiente, in vista dell’emanazione di un decreto governativo «ha incaricato l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, che ha compiti anche in materia di regolazione del servizio idrico, di assumere un provvedimento in merito all’abrogazione del comma 1 dell’art. 154 del Decreto legislativo 152/2006 (relativo all’adeguata remunerazione del capitale investito)».

    Di conseguenza, spiega Paolo Perfigli «l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, con deliberazione del 1 marzo scorso, ha avviato un procedimento per l’adozione di provvedimenti tariffari in materia di servizi idrici. La conclusione di tale procedimento, nel momento in cui sarà deliberata e comunicata, permetterà alla Conferenza dell‘ATO di assumere le sue decisioni al riguardo».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Trasta: cantiere del terzo valico, un pericolo per il quartiere?

    Trasta: cantiere del terzo valico, un pericolo per il quartiere?

    Quando i cittadini prendono coscienza, si attivano e partecipano, i battaglioni della disinformazione possono fare ben poco. E sì perché le istituzioni hanno provato a nascondere sotto il tappeto i concreti disagi causati dalla prossima apertura dei cantieri per la realizzazione del terzo valico, che inevitabilmente coinvolgeranno tutta la Val Polcevera, ma purtroppo per loro hanno fatto male i conti.

    Il casus belli è la scuola Sanguineti in via Mulinussi a Trasta, oltre 170 alunni tra elementari e materna, ospitati nella splendida cornice di Villa Sanguineti, circondata da un parco accessibile a tutti, unica oasi verde in una delegazione violentata dalle colate di cemento. Una decina di giorni fa si sono presentati a sorpresa alcuni tecnici del Cociv (il consorzio di imprese che realizzerà il terzo valico) stupendosi di trovare maestre ed alunni al lavoro considerato che – secondo un accordo firmato dal Comune di Genova nel lontano 2006l’edificio scolastico dovrebbe trasformarsi in uffici a supporto di uno dei cantieri del terzo valico che sorgerà proprio a pochi metri di distanza dalla scuola.

    Genitori ed insegnanti appena saputo del blitz si sono mobilitati immediatamente ed in un batter d’occhio è nato un comitato spontaneo per proteggere Villa Sanguineti.
    I politici hanno fatto a gara, di fronte a telecamere e taccuini, per manifestare il loro disappunto e dichiarare di essere pronti a difendere la scuola ad ogni costo. Peccato però che tutti gli enti coinvolti – Municipio, Comune e Regionefossero a conoscenza della situazione e dei precedenti accordi.
    Oltre al Presidente del Municipio, Gianni Crivello, in prima fila si sono esposti l’assessore ai Lavori pubblici del Comune, Mario Margini che ha affermato testualmente «la scuola non si tocca» ed il presidente della Regione, Claudio Burlando che subito si è impegnato per trovare una mediazione con il Cociv.
    «Cociv ha accettato la possibilità di spostare gli uffici – ha spiegato l’assessore Margini dopo l’incontro con i costruttori – quindi il problema della scomparsa di Villa Sanguineti è risolto ma resta da valutare la compatibilità del cantiere con la presenza della scuola». L’Arpal (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) infatti dovrà analizzare gli studi eseguiti dal Cociv per comprendere qual è il grado di pericolosità per la salute pubblica che l’apertura del cantiere inevitabilmente comporterà.

    La pensano diversamente genitori ed insegnanti di Villa Sanguineti, i quali ritengono che la salvezza della scuola non sia ancora una certezza. Anche perché è difficile ipotizzare la coesistenza di un luogo per bambini con un cantiere e la conseguente movimentazione di mezzi pesanti (con relativo aumento dell’inquinamento dovuto alle polveri sottili) e materiali, alcuni pericolosi per la salute (soprattutto a causa della accertata presenza di rocce amiantifere sui versanti montuosi di tutta la vallata).

    Ieri si è svolta un’affollata assemblea pubblica a Fegino – altro quartiere interessato dalla cantierizzazione, in questo caso riguardante i lavori avviati da alcuni mesi per la realizzazione del nodo ferroviario – in cui genitori, insegnanti ma anche semplici abitanti del quartiere, hanno fatto il punto della situazione. È emerso che a breve, forse già questa settimana, ci sarà un incontro con i rappresentanti di Comune e Regione. Per l’occasione il comitato intende presentarsi preparato, vale a dire pronto a porre domande precise ed esigere risposte ufficiali e messe nero su bianco. Ad esempio, per quanto riguarda le analisi che l’Arpal dovrà eseguire, gli abitanti mostrano parecchie perplessità perché si parla di analisi e prelievi basati su una simulazione e non è chiaro quali criteri e parametri di riferimento verranno utilizzati. Quindi è d’obbligo approfondire la questione e chiedere con fermezza la massima trasparenza sui controlli ambientali magari con la collaborazione di tecnici solidali.

    Ma nelle parole dei cittadini si percepisce l’esigenza di documentarsi e diffondere le informazioni ad ampio raggio, perché le criticità non riguardano esclusivamente la scuola, bensì il quartiere nel suo complesso. La zona destinata al cantiere è infatti circondata da abitazioni private e nelle immediate vicinanze c’è pure la Centrale del latte. Quindi dalle analisi dell’Arpal dipende il destino dei residenti perche se davvero esiste un pericolo per la salute, questo coinvolge tutti. L’obiettivo del comitato dunque è quello, non solo di salvare Villa Sanguineti, ma di preservare la sua funzione all’interno di un quartiere vivibile e non trasformato in zona militarizzata per l’apertura di un cantiere. In pratica, se gli scavi dovessero essere considerati nocivi, i cittadini si mobiliteranno anche contro l’avvio dei lavori. La consapevolezza sembra crescere giorno per giorno e da un problema circoscritto l’attenzione si sta spostando verso le diverse problematiche che affliggono l’intera vallata.

    La Val Polcevera nel corso degli anni è diventata un immenso laboratorio su cui sperimentare l’opportunità di realizzare grandi infrastrutture. Di qui dovrebbero passare la Gronda, oggi stoppata dal Ministero dell’Ambiente per il suo impatto ambientale, il terzo valico ed il nodo ferroviario. Mentre a pochi chilometri di distanza in linea d’aria, a Borzoli, è prevista la realizzazione dell’Inceneritore per lo smaltimento dei rifiuti.
    I cittadini però non ci stanno perché «se è questo il futuro che hanno immaginato per i nostri figlidecine d’anni con cantieri e lavori, transito di migliaia di mezzi pesanti, movimentazione di materiali pericolosi per la salute, devastazione del territorionoi non siamo d’accordo e siamo pronti a mobilitarci con tutte le possibili iniziative di protesta».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà: i residenti delle alture da anni inascoltati dal Comune

    Prà: i residenti delle alture da anni inascoltati dal Comune

    Sono le promesse non mantenute quelle che più fanno infuriare il comitato di via della Torrazza, sulle alture di Prà. Abituato da anni a lottare con successo per le esigenze più elementari come un’adeguata rete idrica e fognaria, l’allaccio al gas, un sistema di raccolta delle acque piovane, la messa in sicurezza della strada e un trasporto pubblico degno di questo nome, certamente oggi non si spaventa a richiedere a gran voce il completamento dell’illuminazione pubblica, promesso da almeno 10 anni e ancora vanamente atteso.

    Infatti la realizzazione della rete di illuminazione pubblica lungo tutta via della Torrazza, fa parte di una serie di interventi, previsti ufficialmente in almeno 4 protocolli d’intesa siglati dal Comune a partire dal lontano 2001, ritenuti indispensabili per il recupero del territorio collinare, per dare una risposta alle esigenze di vivibilità e sviluppo economico delle attività agricole alle spalle di Prà, in particolare la coltura in serra del basilico e per la ristrutturazione del complesso di Villa Sciallero, oggi proprietà di Arte che dalla riqualificazione dell’ex collegio San Giovanni ha ottenuto una ventina di appartamenti. Inoltre nel 2006 tali interventi sono stati inseriti nel piano di sviluppo rurale 2007-2013 con sostegno economico della Comunità Europea e l’anno successivo trovavano spazio nel piano triennale dei lavori pubblici 2008-2010 siglato dal Comune di Genova.

    <<Questo territorio è fortunatamente considerato a vocazione agricola, è il polmone verde della delegazione di Prà e ciò ha permesso di evitare un’edificazione selvaggia – racconta Giuliana Verrando, anima e corpo del comitato – L’amministrazione ha dichiarato di voler salvaguardare questo presidio ma alle parole devono seguire i fatti.  Chi abita in zona si occupa della manutenzione e della cura del bosco, evitando i problemi che una natura lasciata a se stessa comporta, come l’erosione del terreno e i disastri conseguenti, frane e smottamenti che in Liguria sono un pericolo costante. Ma gli abitanti non devono essere lasciati soli dall’amministrazione comunale. O costretti ad abbandonare forzatamente questi luoghi. Sono ancora molti i problemi da risolvere a partire dalla messa in sicurezza di una strada con diverse curve pericolose non protette, scarsa illuminazione e una strettezza eccessiva che impedisce il passaggio dei mezzi di soccorso in caso di emergenza>>.

    Ma come mai il Comune nonostante le numerose sollecitazioni è particolarmente restio a completare l’illuminazione? Secondo gli abitanti perché via della Torrazza è ufficialmente una strada vicinale ma considerata ad uso pubblico. Se finalmente fosse dotata dell’illuminazione pubblica passerebbe da vicinale a strada comunale e di conseguenza l’amministrazione sarebbe costretta a garantire la necessaria manutenzione e la messa in sicurezza. Parliamo infatti di una via che non raggiunge i 2 metri di larghezza, dove Amt non fa transitare un bus di linea e dopo anni di lotte il comitato ha ottenuto un servizio integrativo ma ancora insufficiente viste le numerose persone che ne usufruiscono.

    <<Nel 2010 abbiamo trovato un valido interlocutore, l’ex Assessore Elisabetta Corda che è riuscita a far installare il primo lotto di illuminazione nella parte alta, vicino alle abitazioni– spiega Giuliana Verrando – Resta da avviare il secondo lotto che comprende tutta la via, un servizio utile per circa un centinaio di famiglie che abitano lungo la dorsale>>.

    Dopo le dimissioni della Corda i cittadini non hanno perso le speranze perché ad aprile 2011 il nuovo Assessore allo sviluppo delle manutenzioni, Pasquale Ottonello ha promesso, alla presenza del comitato, che avrebbe completato i lavori avviati dal suo predecessore.

    Ma da allorasono passati ormai 10 mesi nulla è cambiato e gli interventi per il completamento dell’illuminazione pubblica, previsti entro fine 2011, rimangono incompiuti.
    <<I protocolli parlano di 1 palo punto luce ogni 30 metri lungo tutti i 5 km di strada, del consolidamento dei muretti di sostegno e del miglioramento della viabilità  – racconta la portavoce del comitato – Ma fino ad oggi ben poco è stato fatto. Inoltre i 4 lampioni led installati nel settembre scorso continuano a non funzionare e nonostante le nostre sollecitazioni non vengono sostituiti>>.

    Ma sulle alture di Prà i problemi non riguardano solo via della Torrazza. Diverse criticità interessano infatti anche via Villini A. Negrone. Qui i disagi maggiori sono dovuti all’assenza di un sistema efficiente di raccolta delle acque.

    <<Nel quartiere i palazzi scaricano l’acqua piovana direttamente sulla strada che tra l’altro è priva di marciapiedi – denuncia il Comitato di via Villini A. Negrone – Col passare degli anni l’acqua ha danneggiato gravemente il cavalcavia sovrastante l’autostrada A10 e la Società Autostrade non può intervenire se non vengono eseguiti interventi di regolamentazione delle acque, totalmente a carico di Comune e Municipio>>.

    <<Parliamo di una strada stretta a doppio senso di marcia con molte curve a gomito ed assai trafficata – continua il Comitato – Sarebbe necessario trasformarla in un senso unico di marcia. I progetti sono esistenti da anni ma nulla è stato fatto. Da tempo, inoltre, è sparita la segnaletica di portata peso sul cavalcavia>>.

    Via Villini A. Negrone termina in una zona di campagna molto abitata dove l’unica via comunale sta franando nel tratto che va dal civ. 19 al civ. 39. <<Se non si interviene tempestivamente i residenti rischiano di rimanere isolati>>, sottolinea il Comitato.

    <<Nonostante alcune mozioni approvate in Consiglio Comunale e Municipale (il 12 gennaio il consigliere comunale Pdl, Lilli Lauro ha presentato un ordine del giorno relativo a via Villini A. Negrone approvato dalla maggioranza, ndr) via della Torrazza e via Villini A. Negrone non sono nei pensieri prioritari degli amministratori locali – conclude il comitato – Per la terza volta è saltato il sopralluogo in Via della Torrazza e Via Villini A. Negrone con l’Assessore alla Manutenzione, Pasquale Ottonello e la Municipalità VII Ponente. E’ da novembre 2011 che si chiede la presenza dell’Assessore sul nostro territorio. Ma anche questa volta l’appuntamento di mercoledì 15 febbraio è saltato con la solita scusa di impegno improvviso da parte dell’Assessore>>.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Patto per Prè: oggi la firma di cittadini e istituzioni

    Patto per Prè: oggi la firma di cittadini e istituzioni

    Il “Patto per Prè” sarà firmato oggi alle 18:30: quattro comitati di cittadini – Vivi Gramsci, La voce di Prè, Via di Prè l’orgoglio di Genova, La coscienza di Zena – sottoscriveranno insieme al Sindaco Marta Vincenzi e all’assessore alla Città sicura, Francesco Scidone un accordo che vedrà l’amministrazione comunale impegnarsi in diverse iniziative per la tutela ed il rilancio della zona.

    Tra i punti più importanti ci sono: il mantenimento del presidio fisso della Polizia Municipale alla Commenda; il controllo ed il presidio dell’area affinché venga rispettata l’ordinanza vigente relativa alla vendita di alcolici; la sottoscrizione dell’intesa tra Università e Comune per l’apertura degli ingressi posteriori dei palazzi della Facoltà di Lettere e Lingue.

    Inoltre l’amministrazione, in coordinamento con le forze di polizia, realizzerà i necessari interventi di contrasto all’abusivismo commerciale ed abitativo. Gli esercizi commerciali di nuova apertura dovranno garantire un certo livello qualitativo e rispettare gli aspetti storico-architettonici e paesaggistici dell’area.
    Grazie alle pressanti richieste dei residenti saranno controllati gli alloggi comunali già assegnati, per verificare eventuali irregolarità e verranno assegnati quelli attualmente sfitti.
    Ma non solo. Si punterà anche al miglioramento di pulizia e decoro urbano tramite la realizzazione di aree verdi soprattutto in piazza Sant’Elena; sorgeranno alcuni mercatini nelle piazze principali (Piazza della Commenda, Piazza Sant’Elena, Piazza dello Scalo); si cercherà di favorire attività sociali, artistiche e culturali che incrementino il ritorno dei genovesi nel quartiere.

     

    Matteo Quadrone