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  • Accademia Ligustica di belle arti e Museo: il punto dopo la crisi

    Accademia Ligustica di belle arti e Museo: il punto dopo la crisi

    Accademia Belle ArtiIL PRECEDENTE

    Novembre 2011: rischio chiusura per il Museo dell’Accademia Ligustica, inaugurato nel 1980 per esporre al pubblico in maniera permanente le opere che attraverso lasciti e acquisizioni fanno parte del patrimonio dell’Accademia. La principale problematica riguarda lo scarso numero di visitatori, circa mille all’anno, e la difficoltà nel mantenere l’apertura per quasi tutti i giorni della settimana come avviene in altri musei cittadini.

    Un’ipotesi per salvare il museo è la vendita di alcune opere tenute a magazzino, ossia che fanno parte del patrimonio museale ma non sono visibili al pubblico. L’acquirente più probabile è la Fondazione Carige, che ha proposto di collocare questi dipinti in nuovi spazi accessibili alla cittadinanza, e quindi dare loro la visibilità che attualmente non hanno.

    Gennaio 2012: Era Superba intervista il curatore del Museo Giulio Sommariva, che dal 2002 gestisce lo spazio, la cura delle opere e i laboratori didattici. L’incontro è l’occasione per mostrare i beni contenuti nel Museo e spiegare le ragioni della crisi in corso: «L’Accademia Ligustica ha un bilancio in passivo di oltre un milione di euro. Il Museo non dispone di un proprio bilancio, ma la parte economica è legata ai finanziamenti dati dall’Accademia stessa» (che a sua volta “vive” anche grazie ai finanziamenti congiunti di Regione, Provincia e Comune, ndr).

    Nel frattempo circa sessanta genovesi – tra intellettuali, artisti e docenti universitari – hanno sottoscritto un appello affinché le istituzioni intervengano a sostegno dell’Accademia e del Museo.

    Marzo 2012: il presidente dell’Accademia Ligustica Raimondo Sirotti spiega in una conferenza stampa la situazione di crisi non solo del Museo, ma dell’Accademia nel suo complesso. Il rischio maggiore, al momento, è che nei prossimi mesi i dipendenti della Ligustica non possano ricevere gli stipendi.

    Aprile 2012: inizia la campagna di eventi Vivi il Museo, organizzata dall’Associazione Amici dell’Accademia allo scopo di aiutare economicamente il museo e farlo conoscere alla cittadinanza. Le iniziative in programma dureranno per tutto il 2012.

    IL PRESENTE

    Proseguono numerose le attività e iniziative a sostegno del Museo e della Ligustica: per tutto il 2013 prosegue il ricco programma de Il principio dell’arte, una rassegna di eventi molto diversificati che spaziano tra conferenze sulle Fiandre a conferenze sulle opere a deposito presso il museo, attività didattiche per i bambini, visite guidate in oratori, conventi e luoghi storici di Genova spesso chiusi al pubblico.

    Enrico Paroletti, responsabile della valorizzazione del museo, ci spiega le ragioni che da due anni muovono questo progetto: «L’idea alla base è che un ente privato – in questo caso un’associazione – può gestire in maniera attiva e produttiva un’istituzione come un museo, senza gravare economicamente sul bilancio del museo stesso e arrivando laddove la realtà istituzionale non ha le risorse per intervenire. Gli ambiti in cui l’Associazione Amici dell’Accademia agisce sono tre: organizzare eventi multidisciplinari e multisensoriali, con il filo conduttore di tematiche specifiche; fare attività di raccolta fondi; aumentare il numero dei visitatori, degli associati e dei sostenitori della realtà museale. Le iniziative organizzate finora hanno avuto un grande riscontro di pubblico, aumentando la partecipazione intorno al museo».

    Un progetto che – come già detto prima – non ha alcuna ricaduta economica sul Museo e sull’Accademia, ma anzi contribuisce a sostenerne il bilancio: «Abbiamo il sostegno di dieci aziende, che permettono di finanziare interamente gli eventi e le iniziative che organizziamo. Inoltre è in corso la vendita dei quadri alla Fondazione Carige, annunciata da tempo e condivisa da tutti per aiutare economicamente l’Accademia e al tempo stesso rendere visibili queste opere non esposte al pubblico: una volta ultimati i restauri, organizzeremo esposizioni periodiche delle opere, che saranno tutte collocate presso Banca Carige».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sturla, ex Casa Littoria: le associazioni del quartiere chiedono risposte

    Sturla, ex Casa Littoria: le associazioni del quartiere chiedono risposte

    casa-littoria-bonserviziL’edificio “Nicola Bonservizi”, collocato al numero civico 3 di Piazza Sturla e affacciato sul retro su discesa B. Chighizola, è inutilizzato dal 2009 e il futuro è un punto interrogativo. L’ex Casa Littoria (progettata nel 1936 dall’architetto Luigi Carlo Daneri e ultimato nel 1938) è una delle oltre 11 mila Case del Fascio costruite in Italia durante il Ventennio, e che nel secondo dopoguerra sono state devolute allo Stato per effetto delle disposizioni contenute nelle “Sanzioni contro il fascismo”, come all’articolo 38 del DLL 27 luglio 1944, n. 159.
    L’edificio dopo il ’45 perse ovviamente la sua valenza e seguì alterne vicende. Assegnato al Ministero della Difesa (cui ancora oggi appartiene) è di proprietà dello Stato, e i suoi affari sono seguiti tuttora dagli uffici del Demanio Pubblico (nello specifico, dalla sezione Militare), che fungono da gestore e intermediario tra proprietario e soggetto assegnatario della proprietà a uso privato.

    Con il passare degli anni il Ministero della Difesa ha reputato opportuno cedere una parte dei locali che restavano inutilizzati ed è arrivato il via libera per la cessione a una serie di associazioni di ex-combattenti con sede a Genova e prima in affitto presso altre strutture. Si tratta, nello specifico, delle Associazioni Arma Aeronautica, Nazionale Militari Italiani, Nazionale Bersaglieri e Associazione Nastro Azzurro, che sono rimaste nei locali fino al 2009. Da quel momento il totale abbandono della proprietà, oggi ancora deserta.
    Negli anni, l’unico altro uso cui l’edificio è stato adibito è stato a residenza privata: in particolare, l’ultimo piano è stato utilizzato come alloggio di servizio, messo a disposizione dal Ministero della Difesa come residenza di un ufficiale dell’esercito. Oggi è anch’esso in corso di liberazione.
    Dal 2009 a oggi, dopo ormai 4 anni, la situazione non sembra destinata ad evolvere e non ci sono progetti per la riqualificazione dell’edificio di piazza Sturla.

    L’amministrazione locale non se ne occupa, non essendo una proprietà di sua competenza e dovendo fare capo all’amministrazione statale: gli stessi referenti municipali, dal settore urbanistico, non sanno dirci granché sulle vicende legate alla struttura e quello che si sa è che non ci sono in ballo progetti di riqualifica dell’edificio, e nemmeno sono state finora avanzate richieste di trasferimento della proprietà da Roma a Genova.
    Essendo statale, tutte le faccende che lo riguardano devono essere amministrate dall’Agenzia del Demanio Pubblico, che si occupa di assegnarlo di volta in volta a associazioni che al momento della concessione hanno sede in strutture prese in affitto da privati. Compito dell’Agenzia del Demanio è infatti quello di farsi gestore, intermediario nel seguire la razionalizzazione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare statale, ottimizzando gli spazi utilizzati dalle pubbliche amministrazioni e individuando nuove destinazioni urbanistiche per gli immobili, con l’ obiettivo di massimizzarne sia valore economico che sua utilità sociale, riducendo i costi derivanti dalle locazioni passive e garantendo un maggiore controllo della spesa.
    In questo senso è da leggere anche la gestione dell’immobile di Piazza Sturla: il Demanio vorrebbe affidarlo in gestione a soggetti presenti in loco che necessitavano di una struttura di accoglienza. Tuttavia, essendo di proprietà del reparto militare, il Demanio deve sempre rimettersi alle disposizioni ministeriali e aspettare il via libera della Difesa per la sua assegnazione a eventuali gestori. Oggi è presumibile che il bene, ormai inutilizzato dal Ministero, torni ad essere di competenza demaniale e posso essere affidato –dopo la richiesta di cessione da parte del Ministero- in concessione ad altri soggetti.

    Siamo andati a Sturla e abbiamo parlato con Giuliano Gattorno, vicepresidente del Comitato per la Difesa di Sturla e memoria storica delle vicende legate al quartiere. I residenti, tramite i portavoce del Comitato di quartiere, cercano infatti da tempo di appropriarsi degli spazi inutilizzati«Nel 2009, dopo che le associazioni presenti sono fuoriuscite dai locali –racconta Gattorno- abbiamo fatto richiesta che la struttura venisse messa a disposizione dei cittadini singoli o delle associazioni –soprattutto quelle la cui sede è vacante o in condizioni inadatte. Tuttavia il riscontro è stato pressoché nullo: il soggetto istituzionale cui ci siamo rivolti ci ha chiesto di aspettare che fosse indetto, come da procedura, un apposito bando. Ma il bando non è stato mai aperto e siamo ancora in attesa, dallo scorso 7 settembre 2009 (data della richiesta ufficiale), di una risposta: nonostante vari solleciti, a 2010 avanzato la situazione era ancora ferma, e abbiamo desistito. Basterebbe poco: rifare l’impianto elettrico e imbiancare all’interno, ma ormai ci siamo rassegnati alla perdita dell’opportunità di utilizzare quest’area (peraltro spaziosa e  fornita anche di palestra, parco e parcheggio privato sul lato di Discesa B. Chighizola), per lasciarla andare al degrado, incuranti anche del suo valore storico-artistico».

    Fonte: http://www.littorio.com
    Fonte: http://www.littorio.com
    Fonte: http://www.worldwarforum.net
    Fonte: http://www.worldwarforum.net

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    L’ARCHITETTURA E LA STORIA

     Nato come Casa del Fascio, l’edificio è stato costruito tra 1936 e’38 dall’architetto Daneri, “archistar” antesignana, ideatore delle “Case Alte alla Foce”, complesso residenziale di Piazza Rossetti e padre del “Biscione” (“casa A” del progetto INA-Casa di Quezzi, ’56-’68, in collaborazione con altri professionisti). Sede del Partito Nazionale Fascista, l’edificio di piazza Sturla 3, come molti altri all’epoca, rispecchia la tipica simbologia di partito, con tanto di stemmi, bandiere e insegna sulla facciata principale con la dicitura “P.N.F. Federazione Fasci di Combattimento – Casa Littoria Nicola Bonservizi”, il tutto rimosso nell’immediato dopoguerra. Molte le analogie con il Razionalismo di Le Corbusier e con i cinque elementi architettonici da lui individuati come capisaldi di un nuovo stile progettuale: l’edificio si estende su quattro piani, due ingressi, uno su Piazza Sturla e l’altro sull’adiacente discesa Bartolomeo Chighizola. Da Piazza Sturla, il complesso sembra ben più basso, a un solo piano, e si presenta con una conformazione squadrata a scatola, mentre l’estensione in altezza si percepisce solo dalla retrostante discesa Chighizola, nel borgo di Vernazzola. Inoltre, sulla sommità, il tetto-terrazzo (“toit-terrasse”), con l’idea di sfruttare ogni porzione  dello spazio complessivo; sul lato anteriore affacciato su Piazza Sturla, la struttura principale poggiante su una serie di pilastri di piccole dimensioni (gli stessi “pilotis” di Le Corbusier a Ville Savoye), sostegni esili che sostituiscono i tipici elementi in muratura e che elevano la costruzione, separandola dal terreno e dall’umidità; il “plan libre”, o pianta libera, lo scheletro in cemento armato, per eliminare i muri portanti e liberare le pareti; allo stesso modo, anche la “façade libre (facciata libera) e la finestra a nastro, che taglia la facciata in orizzontale, per tutta la lunghezza, aumentando l’illuminazione degli interni e mettendo allo stesso tempo in connessione con l’esterno.

     

    Elettra Antognetti

  • Sturla, aree verdi e difesa della spiaggia: incontro con il comitato

    Sturla, aree verdi e difesa della spiaggia: incontro con il comitato

    sturlaCom’è cambiata Sturla in questi ultimi decenni, e qual è la percezione generale oggi? Abbiamo incontrato Bianca Reggio presidente in carica del Comitato Difesa di Sturla, un gruppo di cittadini con sede in via Redipuglia e molto attivo nel quartiere levantino da quasi vent’anni. Il loro compito è quello di “ponte” tra l’amministrazione e il quartiere, dialogare con i rappresentanti comunali e intessere una fitta rete di contatti per portare l’attenzione su problematiche che altrimenti verrebbero trascurate.

    Verde pubblico: Villa Gentile e via Chighizola

    Il Comitato chiede la riapertura degli spazi verdi di Villa Gentile e di via Chighizola a Vernazzola. Centinaia di firme sono state raccolte in poco tempo: tra i firmatari, residenti e simpatizzanti, che si sono rivolti ai rappresentanti di Municipio IX Levante e Comune di Genova per ottenere l’accesso ai due siti, adesso impossibile. Il problema del giardino di via Chighizola, costruito sopra il solito, discusso, parcheggio interrato, è quello più controverso. Il progetto di edificazione del park, datato 2006, includeva una convenzione fra Comune e impresa appaltatrice e stabiliva un onere di urbanizzazione per la ditta privata: la creazione di un’area adibita a verde pubblico, l’inserimento di arredi urbani e di un percorso pedonale. L’area verde è stata effettivamente allestita come pattuito, tuttavia le condizioni non sono rispettate e alla cittadinanza non è mai stato concesso di usufruire del parco. I 68 box (nel progetto originale erano più del doppio e sono stati ridotti grazie all’impegno del Comitato), edificati come da progetto, sono stati venduti dalla ditta a privati, i quali a loro volta ne hanno affidato la gestione collettivamente ad un amministratore. In base alle disposizioni in vigore, a loro spetta anche la gestione del verde soprastante: anche se il giardino è pronto e arredato a dovere, resterà chiuso finché i proprietari dei silos non troveranno operatori per l’apertura-chiusura e manutenzione del giardino.
    Le proteste del Comitato per la Difesa di Sturla sono iniziate nel 2011: dopo due anni, ancora nessuna risposta. Una nota positiva però c’è: il comitato è riuscito ad avere un riscontro dai privati, i quali hanno dato la loro disponibilità a risolvere positivamente la questione. Quando, non è ancora dato saperlo.

    verde-parchi-villa-croce-DiPer quanto riguarda il parco di Villa Gentile, invece, la situazione è diversa: si tratta di un giardino pubblico, il cui accesso è sempre stato libero. Le sue sorti sono legate a quelle del complesso sportivo cui è annesso: inizialmente l’impianto –e quindi anche il parco- era gestito dalla società del Comune SportInGenova, che prevedeva l’apertura ininterrotta del giardino, provocando una situazione di grave degrado urbano. Con il passaggio della gestione alla Quadrifoglio srl (concessione ottenuta tramite bando di gara comunale), c’è stato un cambiamento: la società, per arginare degrado e conseguenti polemiche di amministrazione e cittadinanza, ha del tutto interdetto l’accesso allo spazio verde dal giugno 2012. Da qui, la protesta del Comitato, che chiede il rispetto degli accordi originari. Si pensi che il parco prima faceva parte del piano di evacuazione provvisorio del complesso scolastico adiacente, ma a causa della situazione che si è venuta a creare la scuola ha dovuto cambiare il piano e cercare altre zone di evacuazione. Qui, diversamente da via Chiglioza, il Comitato fa riferimento a soggetti pubblici e amministrazioni (dal Municpio, l’assessore all’Ambiente Garotta e Boero, allo Sport), ma le risposte stentano ad arrivare.  Così Bianca Reggio: «Finora abbiamo raccolto oltre 700 firme, che aumentano giorno dopo giorno. Ci stiamo rivolgendo ai nostri politici per ottenere gli spazi verdi che ci spettano e di cui Sturla è carente. Siamo riusciti a organizzare piccole manifestazioni per richiamare l’attenzione su queste problematiche, e confidiamo che a breve l’area verde venga restituita alla cittadinanza».

     

    Il litorale: la salvaguardia della spiaggia di Sturla

    sturlaE poi, resta il problema del litorale sturlese: forte l’attenzione per una problematica annosa, che si è trascinata –peggiorando- nel corso degli anni. Le parole della presidente: «La spiaggia di Sturla, la più grande spiaggia libera del Levante, necessita di una particolare tutela: stiamo sollecitando gli uffici competenti affinché realizzino una barriera di difesa a partire dalla sede della Sportiva Sturla e potenzino il molo levante contro le mareggiate che devastano la costa». Inoltre, il Comitato è impegnato nella battaglia per la riqualifica dell’area al di sopra del depuratore di Sturla, per cui propone la realizzazione di spazi giochi per bambini, chiosco per il ristoro, campi da bocce e pista ciclabile. Quest’area è stata affidata tramite concessione demaniale marittima dall’amministrazione comunale alla società Mediterranea delle Acque che, previo regolare pagamento al Comune per il mantenimento della concessione, gestisce la zona in questione. Tuttavia, sono in corso le trattative per la fuoriuscita di Mediterranea delle Acque. La proprietà sarà ritrasferita all’amministrazione, la quale la cederà –tramite regolare gara d’appalto- a privati, che realizzeranno migliorie varie. La situazione è da decenni in fase di stallo, e intanto cresce il degrado. È necessario l’intervento di soggetti privati, dicono dal Comitato, sollecitando l’amministrazione ripetutamente (l’ultima lettera è datata febbraio 2013).

    «Nonostante tutto – conclude Bianca Reggio – siamo fiduciosi, e il motivo è semplice: la voce del Comitato (che altro non è che la voce dei residenti) viene ascoltata! Negli anni siamo riusciti a creare un filo diretto con gli amministratori comunali e municipali, e ci siamo fatti conoscere. Nonostante la lentezza burocratica, c’è un rapporto preferenziale, e questo conferma che abbiamo fatto un buon lavoro in questi 18 anni».

     

    Elettra Antognetti

  • Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Forme dell'acquaA un anno e mezzo dai referendum sull’acqua – con cui l’eliminazione del profitto dal servizio idrico è diventata legge – le bollette non sono cambiate: nella sola provincia di Genova, finora, IREN ha sottratto agli utenti 56 milioni di euro.
    Ma non solo «Il 28 dicembre scorso l’Autorità incaricata dal Governo ha emanato il nuovo metodo per calcolare le bollette dell’acqua – spiega il Comitato genovese Acqua Bene Comune (aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) – Con il nuovo metodo alla voce “remunerazione del capitale investito” viene cambiato nome (“costi delle immobilizzazioni”) e rientra così dalla finestra quello che avevamo cancellato col nostro voto».

    «Si scriva tariffa, si legge truffa! – denuncia il comitato – La recente delibera sulla nuova “taruffa” del servizio idrico, fatta dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, tradisce il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011, in quanto prevede: reintroduzione della remunerazione del capitale investito (profitto) con il nome di “rischio di mercato” e “oneri finanziari” (punto 3.49 DCO 290/2012/R/idr, punto 6.41 DCO 204/2012/R/idr ); niente più tetto massimo per aumenti tariffari (possibili aumenti retroattivi!) (DCO 290/2012/R/idr pagg 60 e segg.); rimborso al gestore anche per le opere già pagate da contributi pubblici (punto 3.59 DCO 290/2012/R/idr); eliminazione di ogni forma di controllo locale: i comuni ridotti a passacarte (punto 6.10 DCO 204/2012/R/idr)».

    Venerdì 18 gennaio a Genova, presso il centro congressi di Iren in via Serra «Gli autori del nuovo metodo, insieme al presidente di Iren, Roberto Bazzano e al presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini si faranno il loro bel convegno in famiglia – continua il comitato – Concluderà il Sindaco di Genova Marco Doria. Ci auguriamo che il Sindaco, in quanto rappresentante della comunità dei cittadini-elettori, rammenti ai presenti la volontà chiaramente espressa dal popolo italiano. Anche noi saremo lì fuori per ricordare che l’acqua è un diritto umano e non una merce: ore 11-13 presidio e flash mob davanti al centro congressi Iren (tra via SS. Giacomo e Filippo e via Serra)».

    Nel pomeriggio il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita tutti i cittadini, i movimenti, le associazioni, le organizzazioni che hanno sostenuto i referendum a incontrarsi in una assemblea pubblica presso il Circolo Autorità Portuale di Genova in Via Albertazzi 3r (davanti alla caserma dei pompieri e alla Coop Negro), a partire dalle 17.30.

    Assemblea pubblica su: “La nuova tariffa dell’acqua, la ripubblicizzazione del servizio idrico e la tutela dei beni comuni”.

    Con la partecipazione di: CORRADO ODDI Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua; MIRKO TUTINO assessore alla Cultura, Paesaggio e Ambiente della Provincia di Reggio Emilia; VINCENZO GENDUSO Sindaco di Taggia (IM) PINO COSENTINO, Comitato genovese acqua bene comune; introduce e modera ROBERTO MELONE Referente ligure Comitati acqua.

    Sono previsti interventi dei movimenti genovesi dei beni comuni e dei servizi pubblici. È invitato anche il sindaco di Genova, prof. Marco Doria.

    «Chiederemo a tutti, cittadini, movimenti, associazioni, sindacati, partiti, e istituzioni, in primo luogo al Comune di Genova, un serio impegno per: un nuovo tipo di servizio pubblico, trasparente, partecipativo, efficiente, senza fini di lucro; le aziende che gestiscono acqua (MdA), trasporto pubblico locale (AMT), rifiuti (AMIU), manutenzione della città (ASTER) siano pubbliche l’introduzione di strumenti di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle aziende pubbliche e della città», conclude il Comitato genovese Acqua Bene Comune.

     

     

  • S.Maria di Castello: una zona del centro storico da riqualificare

    S.Maria di Castello: una zona del centro storico da riqualificare

    Un’assemblea aperta a tutta la cittadinanza per discutere con gli amministratori pubblici le problematiche più sentite dagli abitanti, in particolare di quella porzione più antica del centro storico genovese, la collina del Castello. L’iniziativa, organizzata dall’Assest Associazione Centro Storico Est, in collaborazione con la parrocchia di San Torpete e l’Associazione Ludovica Robotti, si è svolta il 19 dicembre scorso presso la chiesa di Santa Maria di Castello e ha visto la partecipazione del Vicesindaco, Stefano Bernini e dell’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini.

    «È stato un incontro preliminare, tra qualche mese ci confronteremo nuovamente – spiega il presidente di Assest, Giancarlo Bertini – la nuova amministrazione comunale per la prima volta ha incontrato i cittadini. L’impressione è positiva perché hanno ascoltato le nostre istanze».

    Al centro della discussione alcuni aspetti negativi, quali il degrado del territorio e la diffusione del commercio abusivo, precise richieste, come la tutela del diritto al riposo notturno e una maggiore presenza di vigili urbani e forze dell’ordine, ma anche concrete proposte, in primis il rilancio del turismo e l’inserimento della zona nei percorsi culturali della città.

    «L’assenza di legalità, purtroppo, non si manifesta solo con frequenti episodi di microcriminalità (piccolo spaccio, reati predatori, ecc.) – continua Bertini – In questo senso il “mercatino” di via Turati, che attualmente continua ad operare a pieno regime, è l’emblema di una parte della città che va assumendo i contorni di zona franca». Per questo, oltre a una maggiore presenza della polizia municipale «Sarebbe utile avere un ufficio dei vigili urbani nel quartiere», aggiunge Bertini.

    Tra le criticità l’ormai famosa movida è sempre ai primi posti «Purtroppo alcuni locali non rispettano la dignità delle persone che vivono nei dintorni – sottolinea Bertini – E poi, dopo la chiusura di bar e circoli, spesso e volentieri, gli schiamazzi continuano per le strade».

    Inoltre, i residenti del centro storico hanno evidenziato l’impoverimento del quartiere «Il simbolo sono le serrande abbassate – spiega il presidente – Numerosi esercizi commerciali hanno già chiuso e altri si apprestano a farlo. Andando avanti di questo passo i caruggi diventeranno deserti di giorno, per rianimarsi solo durante le ore notturne».

    Assest e molti residenti, invece, sono convinti che questa porzione del centro storico possegga tutte le carte in regola per un rilancio basato sul turismo. «Noi abbiamo sempre espresso il desiderio che il patrimonio storico-artistico di questa parte del centro storico venga incluso nei percorsi turistico-culturali – continua Bertini – Quindi non solo Via Garibaldi, via San Lorenzo e Porto antico ma anche la zona di Santa Maria di Castello, Porta Soprana, la casa di Mameli, ecc., sono risorse da valorizzare a dovere».

    D’altra parte l’associazione non sta con le mani in mano e anzi, da lungo tempo, cerca di sviluppare attività di promozione culturale «Da ormai 7 anni presso Santa Maria di Castello organizziamo i “Mercoledì del Castello” – aggiunge il presidente di Assest – e regolarmente una cinquantina di persone partecipa agli incontri».

    «Abbiamo trovato disponibilità da parte degli amministratori pubblici – conclude Bertini – speriamo non sia solo di facciata, ma staremo a vedere. Le cose non possono cambiare radicalmente, nel giro di un paio di mesi, sono processi lunghi, però, l’importante è aver avviato un dialogo».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    AcquaIl 28 dicembre l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell’acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato. 

    La denuncia arriva dai movimenti per l’Acqua Bene Comune, i quali spiegano «Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale. In egual modo, l’Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull’acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “oneri finanziari”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta».

    Ma fa anche di peggio, secondo associazioni e comitati che si riconoscono nella battaglia per l’acqua pubblica «Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Questo avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie. Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l’anno per i prossimi 20/30 anni)».

    «L’Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un’ impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall’acqua – continua la nota dei movimenti – Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi».

    Per questo «Vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell’Autorità – conclude la nota – E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare. Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe».

  • Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    SanitariIl Comitato per la salvezza dell’ospedale di Sestri Ponente scrive una lettera aperta al segretario nazionale del Partito Democratico, nonché candidato premier del centro-sinistra, Pierluigi Bersani, per contestare la politica sanitaria della Regione Liguria, raccontando la travagliata storia della sanità in Val Polcevera e nel Ponente genovese a partire dall’avvento, nel 2005, della Giunta regionale di Burlando, affiancato dall’altro Claudio, Montaldo, come assessore alla Sanità.

    Nello stesso anno arriva lo stop al famoso “ospedale di Vallata” «La Regione interruppe l’appalto indetto dal centrodestra, per la costruzione di un nuovo ospedale in Valpolcevera, vinto dalla Pirelli Re – spiega il comitato – si saranno pagate delle penali, ma una delle motivazioni per non costruire, era che, trattandosi di un project financing, il privato avrebbe gestito per anni le pulizie, i pasti, la lavanderia e cose simili, quindi Montaldo, che affermava di essere per la sanità pubblica, non aveva condiviso: bene! La seconda motivazione era meno credibile: non condivideva il sito prescelto, l’ex area industriale Mira Lanza a Teglia». Peccato però, sottolinea il comitato che «La scelta era stata fatta dal Comune di Genova, quando Claudio Montaldo era vicesindaco».

    Nell’estate del 2006 «Dopo aver chiuso la Chirurgia dell’Ospedale di Sestri, trasformata in day surgery, l’assessore Montaldo annunciava che avrebbe costruito il Nuovo Ospedale del Ponente ma che nel frattempo avrebbe riorganizzato gli ospedali di Sestri e Rivarolo – continua la missiva – tradotto dal politichese all’italiano, intendeva chiudere i due ospedali. Fu logico controbattere che prima si costruiva il nuovo ospedale e poi si sarebbero chiusi gli altri. I Sestresi insorsero, raccolsero le firme (su 54.000 abitanti furono raccolte 16.000 firme), si tennero assemblee infuocate e manifestazioni con cortei a cui parteciparono anche le ambulanze delle Pubbliche assistenze».

    «Nel 2007 Claudio Burlando dichiarò: “State tranquilli, non taglieremo altri servizi fin quando non sarà costruito il Nuovo Ospedale del Ponente” ricordano i firmatari della lettera  – Nel frattempo l’Ospedale Celesia di Rivarolo veniva chiuso (avevano creduto a Montaldo) e ora la Regione vuol vendere quell’immobile, l’Ospedale di Sestri invece, era salvo, ci eravamo fidati di Burlando!».

    Senza dimenticare il balletto sul sito ideale per costruire il Nuovo Ospedale del Ponente «Il Comune, a guida Pd, individuava diversi siti ma la Regione, sempre a guida Pd, voleva si decidesse per il sito di Villa Bombrini a Cornigliano – racconta il comitato – Dopo tre anni di balletti, Comune e Regione, concordarono per Villa Bombrini».

    Nel frattempo «I finanziamenti recuperati dalla soppressione dell’appalto per il nuovo ospedale in Valpolcevera e che Montaldo aveva assicurato servissero per il Nuovo Ospedale del Ponente, venivano gentilmente donati all’ospedale privato Galliera, con i “ringraziamenti del cardinal Bagnasco” – spiega l’ex parlamentare (Ds) Aleandro Longhi, membro del comitato di cittadini  – Il Galliera ha già speso tre milioni dei cinquantatre ricevuti, per realizzare il progetto di un mega ospedale con relativa speculazione edilizia su parte del vecchio ospedale. Quel progetto probabilmente non si realizzerà mai, poiché il Galliera era intenzionato a contrarre un mutuo con interessi a carico della Regione, non consenziente, ma altresì perché un ricorso al Tar, ha bocciato il progetto.Chi pagherà per quei tre milioni di euro pubblici sprecati?».

    Sono passati 6 anni e mezzo dall’annuncio della Regione di costruire il nuovo ospedale del Ponente «I finanziamenti previsti sono spariti continua Longhi – la Regione sembra che voglia sostenere che il sito da lei scelto non sarebbe bonificabile in quanto in passato era un’area utilizzata dalle acciaierie. Bella scoperta: che ci abbiano mentito? Ma gli amministratori pubblici possono permettersi di mentire? Circa un anno fa, prima di Natale, nonostante Burlando avesse assicurato che non avrebbe tagliato i servizi nei nostri ospedali, sono ricominciati i tagli e gli annunci di nuovi tagli. È stato chiuso il Centro Ictus di Sestri, poi la Chirurgia e la Cardiologia di Pontedecimo, il Pronto soccorso di Sestri, dove si vuol anche chiudere la Neurologia e la Psichiatria per acuti. I due ospedali stanno chiudendo e l’unico ospedale pubblico del Ponente, il Villa Scassi di Sampierdarena, sta esplodendo».

    «Devi sapere, caro Bersani, che Ponente e Val Polcevera contano una popolazione di oltre 300 mila persone, circa la metà dell’intera popolazione di Genova: sono le zone operaie, le zone rosse, quelle che hanno permesso la vittoria di Burlando nel 2005 e nel 2010 sottolinea LonghiPossibile che i due terzi dei servizi sanitari per acuti siano sempre più concentrati nel centro Levante, nelle zone “bene” di Genova e che, non solo si finanzi la sanità privata per subalternità alla Curia, ma si tagli dove già vi è scarsa sanità e molti sono i fattori di rischio, quali il porto, le acciaierie, il cantiere, le grandi fabbriche, i depositi petroliferi, la discarica e via elencando».

    L’ex Senatore Longhi ricorda le diverse manifestazioni dei cittadini contro la politica sanitaria della regione e gli incontri con l’assessore Montaldo che «Ha continuato a raccontarci le sue favole. È riuscito persino a dire che è sua intenzione realizzare l’ospedale del Ponente. Il nuovo nosocomio sarebbe stato finanziato con i fondi Fas, quegli stessi fondi che qualche giorno dopo ha dichiarato che sarebbero serviti per finanziare le piastre ambulatoriali di Pegli e Voltri, ma poco dopo sono spuntati anche i fondi europei. Infine Burlando ha dichiarato che dovevano intervenire i privati».

    «Alcuni componenti dei nostri Comitati per la Salvezza degli ospedali del Ponente, elettori del Pd, hanno cominciato a raccogliere firme di altri elettori del Pd, che non voteranno più per il tuo partito se la Regione non tornerà indietro e non manterrà gli impegni pubblicamente presi – conclude Aleandro LonghiIn Regione il Pd è rimasto il solo a sostenere i tagli. Non portano in consiglio i provvedimenti presi dal direttore della Asl 3 Genovese poiché, giustamente, i gruppi consiliari di Sinistra Ecologia Libertà e Federazione della Sinistra, che sono in maggioranza, voterebbero contro e noi per questo li ringraziamo. Noi continueremo la nostra protesta con manifestazioni e raccolta di firme tra gli elettori del Pd. Ti chiediamo di impegnarti perché la politica si faccia seriamente, non si menta ai cittadini e non si colpisca sempre la parte più debole della popolazione». 

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Castelletto, Valletta San Nicola: ecco il progetto dei cittadini

    Castelletto, Valletta San Nicola: ecco il progetto dei cittadini

    Valletta Carbonara San NicolaUn progetto “contenitore” capace di accogliere idee e spunti differenti, proposte di associazioni e singoli cittadini, con al centro la valorizzazione di un Bene Comune dell’intera cittadinanza, ossia Valletta San Nicola, un’area verde di 20 mila metri quadrati che sorge alle spalle del glorioso ex Albergo dei Poveri – costruito con i blocchi di pietra estratti dallo sbancamento dell’antica collina Carbonara che ha dato vita a questa conca naturale – proprietà dell’Asp Emanuele Brignole, l’istituto di assistenza agli anziani (azienda pubblica ma di diritto privato, nel cui consiglio di amministrazione siedono rappresentanti del Comune di Genova e della Regione Liguria, oltre agli eredi della famiglia Brignole) che oggi si trova alle prese con uno spaventoso buco di bilancio.

    “Il sogno”, come lo chiamano i promotori dell’iniziativa, è stato illustrato martedì sera a Castelletto, presso i locali del Circolo Arci 1 maggio di San Nicola, alla presenza di numerosi cittadini interessati e curiosi, realtà associative (ad esempio L’Erba Voglio, che da anni cura con successo un’area verde in via Ferrara) giovani architetti, scout laici, rappresentanti dei Gruppi di Acquisto Solidali, tutti stimolati dalle suggestioni che, fin dal principio, il progetto è stato in grado di suscitare.

    «Da circa un paio di anni abbiamo iniziato a discutere sul futuro di Valletta San Nicola e così è nata questa fantastica avventura –racconta Domenico Villani, coordinatore del gruppo che ha elaborato il progetto, guidato dal “Comitato Le Serre” con la collaborazione di Isde-Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Movimento Decrescita Felice – l’ultima assemblea, svoltasi nel febbraio scorso, è stata molto partecipata. Negli ultimi 3 mesi abbiamo intensificato l’attività e ci siamo visti settimanalmente. Il nostro è stato un lavoro condiviso e stasera lo presentiamo per la prima volta a persone che come noi hanno il medesimo obiettivo, cioè riappropiarsi degli spazi del territorio, oppure alle diverse realtà che in altre zone di Genova già svolgono attività di questo genere, quali ad esempio la manutenzione di aree verdi o la creazione e gestione di nuovi spazi di aggregazione».

    «Dopodomani (giovedì 13 dicembre) avremo un incontro con il Municipio Centro-Est, poi presenteremo il progetto al Sindaco e prima di Natale avremo un incontro con la Regione Liguria – continua Villani – A gennaio-febbraio 2013 organizzeremo un’assemblea pubblica per presentare il progetto alla cittadinanza. A questo punto andremo a bussare alla proprietà per vedere quali prospettive si apriranno».

    Il problema è appunto legato alla disponibilità dei terreni, proprietà dell’Asp Brignole. L’istituto, come detto in precedenza, naviga in cattive acque. Per ripianare il debito – che ammonterebbe a circa 50 milioni di euro – l’Asp Brignole sta alienando diverse proprietà e anche l’area di San Nicola corre il rischio di essere messa in vendita.

    Valletta Carbonara San NicolaLa valletta, nel corso degli anni, è stata interessata da diversi tentativi di cementificazione, fortunatamente sventati. L’ultimo in ordine di tempo prevedeva la realizzazione di centinaia di parcheggi interrati. Il progetto, tuttora esistente, è strettamente legato alle destinazioni d’uso stabilite dal nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale) che indica Valletta San Nicola come Distretto di Trasformazione.

    Dove sarebbe previsto tutto ed il contrario di tutto «È una somma di contraddizioni – spiega Franco Montagnani di Legambiente – parcheggi privati, servizi privati, ma anche aree verdi e polo agricolo. Noi, insieme ad Italia Nostra, altre associazioni e comitati, abbiamo presentato diverse osservazioni al Puc che a breve dovranno essere discusse in sede comunale e ci auspichiamo possano dare la svolta decisiva per il futuro della valletta».

    In questi giorni la Regione Liguria, nell’ambito della Vas-Valutazione Ambientale Strategica (nuovo strumento che per la prima volta viene applicato per un piano urbanistico del capoluogo ligure), ha espresso parere negativo in merito alla destinazione a parcheggi interrati. «Se da un lato c’è la pressione della regione e dall’altra quella dei cittadini, possiamo raggiungere 2 obiettivi – sottolinea Domenico Villani – intanto che non si costruisca alcunché; e poi ottenere, gradualmente, tutta la valletta, restituendola così al quartiere».

    Inoltre, i terreni dell’Istituto Brignole ospitano anche i vivai comunali, un prezioso patrimonio naturalistico che sembrava destinato a trasferirsi altrove (l’ipotesi più probabile era presso i Parchi di Nervi). Questo perchè l’amministrazione comunale, ormai da anni, non paga l’affitto alla proprietà. Ma recentemente l’orientamento del comune pare esser cambiato e sul “Corriere Mercantile” dello scorso 3 ottobre, il Vice sindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini dichiara «Stiamo pensando di acquistare i terreni. Visto che il comune è in debito con il Brignole per pagamenti d’affitto arretrati , l’acquisto dei terreni potrebbe essere la strada per saldare il tutto e chiudere la partita». Bernini ha aggiunto «Se valorizzate, le nostre serre potrebbero diventare un’attrazione turistica. Comunque, indipendentemente dall’acquisto dei terreni, io penso che in quell’area vada salvaguardato il verde e che quindi si debba riconsiderare la possibilità di costruire parcheggi, prevista dal Puc».

    Valletta Carbonara San NicolaTornando al progetto, l’obiettivo generale è «Dimostrare prima di tutto a noi stessi che è possibile elaborare insieme un modello di gestione sostenibile dei beni comuni del territorio e delle sue risorse agricole basato sul contributo diretto della comunità locale e dei soggetti ad essa riconducibili – spiega Villani – il nostro sogno è trasformare la valletta in uno spazio integrato di attività ricreative, didattiche e produttive in cui persone di tutte le età e condizioni, possano incontrarsi ed operare insieme producendo capitale sociale, non necessariamente monetario, da mettere a disposizione della comunità locale».

    I promotori dell’iniziativa sono partiti da 3 assunti: tutela, riqualificazione e valorizzazione «La valletta è un ecosistema urbano, un’area verde di pregio, da tutelare e riqualificare – racconta MontagnaniRestituendola alla cittadinanza per una pubblica fruibilità basata su una gestione collettiva».

    «Il sito ha una storia verde – continua Montagnani – Dietro e di fronte all’Albergo dei Poveri si pensò di lasciare dei terreni liberi in modo tale che le persone indigenti potessero procurarsi da vivere con attività agricole (orti, ecc). Inoltre, dal 1850 la valletta ospita i vivai comunali. La storia ci conferma la sua vocazione agricola».
    Senza dimenticare che su quest’area grava un vincolo monumentale della Soprintendenza che l’ha definita “di interesse storico–artistico particolarmente importante”.

    Al suo interno c’è un patrimonio da difendere e valorizzare «Finora ci siamo riusciti – sottolinea Montagnani –  Le 2 grandi serre ospitano felci arboree e piante tropicali. Secondo noi devono essere valorizzate a dovere, ad esempio dal punto di vista didattico. Siamo vicini all’orto botanico Hanbury e si potrebbe creare un’importante sinergia». 

    Sono 3 le linee di azione: agricoltura urbana (orti urbani); turismo e didattica (serre storiche); ricerca e impresa (ecotipi locali e ricerca).  «Questo progetto è un contenitore aperto composto da tanti progetti che possono esser presentati da cittadini e associazionicontinua Montagnani – Le attività che verranno svolte si sosterranno con forme di autofinanziamento. E poi con la ricerca di fondi europei».

    L’area è stata suddivisa in macro-aree, ognuna con la propria macro-funzione:

    Polo Botanico Storico-Scientifico (in collegamento con il Polo Botanico Villa Hanbury dell’università di Genova): conservazione e tutela collezione comunale di felci e piante esotiche; tutela biodiversità locale ligure; formazione di un polo cittadino di eccezionale rilievo botanico a fini scientifico-culturali da inserire nel circuito degli orti botanici liguri (Hanbury, Pallanca, ecc.).

    Spazio pubblico di riaggregazione sociale: punto di incontro, informazione e formazione dei cittadini per lo scambio prodotti biologici di filiera corta; punto ristorazione vegetariana con prodotti locali; aree verdi aperte al quartiere; attività sportive a basso impatto ambientale e basso livello di competitività (corsa, bocce, ecc.).

    Produzione agricola e biovivaistica: vivaio amatoriale e/o commerciale di produzione, distribuzione piante orticole biologiche da trapiantare; vivaio di produzione, distribuzione di piante autoctone derivanti da ecotipi locali (quale luogo ideale per la difesa della biodiversità); orti urbani individuali e/o collettivi, coltivati con tecniche tradizionali o sperimentali (orti sinergici, biodinamici, ecc.); orti urbani con funzione didattica e di recupero sociale.

    L’ambizione, espressa da molti dei presenti, è che questa iniziativa partita da Castelletto possa diventare un modello, riproducibile in altre zone della città.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Liguria, trasporto pubblico locale: no al taglio dei finanziamenti

    Liguria, trasporto pubblico locale: no al taglio dei finanziamenti

    In una regione in cui il trasporto ferroviario è già ridotto all’osso, il trasporto su gomma in tutti i capoluoghi di provincia e nel territorio extraurbano già ora assolutamente carente, inadeguato e quasi assente in certe zone e la sera, ma in compenso con le tariffe sia di bus che treni le più care in Italia, ridurre le risorse al tpl, diminuire ancora il numero di treni circolanti o le corse dei bus, non è più sostenibile.

    Così il Forum Ligure del tpl – composto da diverse associazioni e comitati di pendolari –  ribadisce la sua ferma opposizione al taglio dei finanziamenti destinati al trasporto pubblico locale.

    «Abbonati, utenti e cittadini pagano ogni giorno da anni il peso più grosso, mentre gli sprechi generati da cattiva o assente pianificazione, priorità sbagliate nelle scelte di spesa complessive della regione, inefficienze del servizio, disordine organizzativo e clientelismo non vengono invece toccati», sottolinea il Forum.

    «Abbiamo apprezzato che l’Assessore Vesco abbia detto di voler essere “l’Assessore ai Trasporti” e non “l’Assessore al taglio dei trasporti” e abbia detto no al taglio anche di un solo centesimo dal bilancio della Regione al settore trasporti – continua il Forum – Ma non basta, ci aspettiamo un chiaro no dal Presidente Burlando e dalla Giunta tutta evitando la guerra tra i bisogni e dannose contrapposizioni tra trasporti e sanità, tra questa e i servizi sociali».

    Secondo il Forum del tpl le risorse ci sono «Se c’è la volontà di fare scelte diverse rispetto alla solita politica di tagli e come Forum del tpl da tempo lo diciamo:

    efficientando il servizio di treni e bus, che hanno velocità commerciali lumaca che incidono per decine di milioni di euro sui costi del servizio;

    intervenendo su un’inefficiente organizzazione del servizio a livello regionale, che vede oggi la gomma far concorrenza al ferro, i bus extraurbani fare concorrenza ai treni e ai bus urbani e che dovrebbe vedere invece la regione imporre una sinergia per un tpl migliore, pienamente integrato e a costi inferiori, e che proprio le diminuite risorse impongono una pianificazione seria del tpl;

    intervenendo sugli sprechi degli innumerevoli consigli di amministrazione delle aziende ligure;

    intervenendo sul contratto di servizio con Trenitalia, contratto penalizzante per l’utenza, i cittadini e le casse della regione, in cui si paga di più per un servizio scadente e per viaggiare su carrozze di 40 anni fa, predisponendo un contesto serio per una futura messa a gara per l’assegnazione del trasporto ferroviario;

    -invertendo la politica che vede come sempre la regione, invece di investire per materiale rotabile adeguato e per un tpl migliore, dedicare risorse alla realizzazione di nuove strade ed infrastrutture dedicate all’automobile, nonostante la crisi stia al contrario evidenziando un ritorno di molte persone verso il trasporto pubblico, chiedendo con forza che venga finalmente dato al trasporto pubblico il ruolo strategico che dovrebbe avere nelle scelte economiche della regione.

    intervenendo sul governo perché confermi le risorse al tpl».

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Domani, Sabato 27 ottobre 2012, dalle ore 10, al Lagaccio, nell’area antistante l’ingresso dell‘ex Caserma Gavoglio e di fronte alla Parrocchia di San Giuseppe, in via Lagaccio, si svolgerà la manifestazione: “Voglio la Gavoglio – riprendiamoci gli spazi”.

    L’iniziativa – organizzata nell’ambito del percorso di quartiere “Voglio la Gavoglio”  – vedrà la partecipazione di numerosi cittadini, Parrocchia di San Giuseppe di via Lagaccio, Comitato Lagaccio, La Fratellanza Artigiana Genovese, Progettare la Città / la Valle del Lagaccio, ass. Quartiere in Piazza, Centro Sociale Autogestito TDN, Ya Basta Genova, Gruppo Amici Lagaccio, Gastronomia Lagaccio, alcuni commercianti di via Lagaccio.
    In attesa di un cenno dell’amministrazione comunale, la quale ha recentemente promesso l’avvio di un processo partecipativo per ridefinire il PUC, abitanti e associazioni scendono in strada con l’obiettivo di non far calare l’attenzione sull’area dell’ex Gavoglio60.000 metri quadrati chiusi ai cittadini ormai da 40 anni – che, invece, potrebbero trasformarsi in un’opportunità per il futuro del Lagaccio. «Aspettando il Comune…iniziamo a fare», questo lo slogan della giornata di Sabato, quando le persone coinvolte ripuliranno alcuni spazi di fronte alla ex Caserma, anch’essi lasciati in abbandono e occupati dalla presenza di un cantiere edile che non avrebbe alcuna ragione d’essere, considerato che il termine dei lavori era stabilito per fine febbraio 2010.

    Il percorso “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e cittadini – impegnati da anni nel quartiere – in occasione della proposta dell’ultimo PUC che prevede un aumento delle aree agibili (quindi edificabili) pari al 130% del costruito esistente dentro la Gavoglio. Il precedente PUC (2001), invece, prevedeva la diminuzione al 70% del costruito. “Voglio la Gavoglio” ha presentato 450 osservazioni al PUC, inceppando la macchina comunale ed ottenendo un incontro ad agosto con il Vice Sindaco, Stefano Bernini.

    Durante l’incontro sono state presentate alcune richieste, in particolare:
    -realizzare un percorso di riprogettazione del PUC con la partecipazione del territorio. Il Vice Sindaco Bernini ha risposto che il Comune intende rivedere il PUC in alcuni punti e l’amministrazione individuerà un adeguato percorso di confronto con le comunità di cittadini (…alla quale appartiene anche il Comune, aggiungiamo noi);
    -realizzare un’assemblea pubblica su questo tema;
    – verificare la presenza di amianto nell’area. In merito a questo punto, sottolineano i promotori dell’iniziativa, non è ancora arrivata una risposta;
    – come osservazione aggiuntiva si è contestata la delibera fatta a maggio, a fine Giunta Vincenzi, che prevede il futuro della grande palazzina Ex Sati, sempre in via Lagaccio (su questo dettagli di seguito).

    La festa di domani vuole focalizzare l’attenzione sulle criticità che affliggono l’area.

    In diversi incontri pubblici l’ex assessore comunale, Mario Margini, ha menzionato un’opera di bonifica fatta dal Comune nei 5 anni passati. Questa affermazione, tra le altre, conferma il problema amianto. Inoltre, decine di colloqui con tecnici, esperti, assessori, testimoniano la preoccupazione per la presenza di amianto, non messo in sicurezza per lungo tempo. Il primo dato che emerge è la mancanza di informazioni: l’amianto – se esposto alle intemperie e all’aperto – potrebbe essersi diffuso in una zona densamente popolata, senza alcun controllo. «A causa del vento, alcuni tetti degli edifici sopra la caserma sono stati scoperchiati facendo sì che la copertura, forse di amianto rivestita di catrame, si sbriciolasse investendo il quartiere con le sue polveri e nessuno è intervenuto – denuncia “Voglio la Gavoglio” – Mentre attendiamo l’apertura del tavolo per ridisegnare le linee del Puc, sarebbe necessario scoprire cosa si nasconde nell’area. Manca un’analisi seria per capire quanto amianto è ancora presente in loco ed il suo livello di pericolosità per la popolazione».

    Ma non è tutto. Nella caserma esistono altri pericoli: parliamo di una rete di tunnel mai esplorata e di un rivo che scorre sotto la Gavoglio senza confini precisi e che potrebbe precludere alcune tipologie di costruzione (ad esempio box interrati).
    La Gavoglio è aperta per chiunque voglia entrarci: è sufficiente spingere il grande cancello all’ingresso o passare in diversi punti della sua enorme cinta. Tutto ciò, prima o poi, provocherà situazioni di pericolo per bambini, giovani, persone in cerca di un riparo. Per questo i cittadini chiedono la massima attenzione e celerità nell’occuparsi della questione.

    Inoltre, una parte del muro di cinta sul fianco sinistro è crollato, ormai da lungo tempo e non è mai stato riparato, mentre la viabilità sulla strada è impegnativa e rischiosa, soprattutto per chi transita a piedi.

    Infine la vicenda dell’Ex Sati: La palazzina Sati – bloccata da decenni senza apparenti motivi – è stata destinata a parcheggi con una delibera del maggio scorso (ex Giunta Vincenzi). La delibera, però, destina alcune migliaia di mq alla realizzazione di appartamenti ad uso sociale. «Niente contro questo tipo di alloggi – conclude “Voglio la Gavoglio” – ma gli ex assessori Mario Margini e Bruno Pastorino, avevano affermato pubblicamente che questi spazi sarebbero stati a disposizione del quartiere, come da richiesta dei cittadini. Si chiedeva, ad esempio, una sala che potesse ospitare incontri pubblici, riunioni e spazi per le attività delle diverse e meritevoli realtà che nel quartiere continuano a fare animazione sociale per anziani e minori».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Acqua Bene Comune, videonotiziario sul referendum non rispettato

    Acqua Bene Comune, videonotiziario sul referendum non rispettato

    forme dell'acquaIl comitato genovese del movimento Acqua Bene Comune con l’uscita del numero zero del Video notiziario dell’acqua, che avrà cadenza mensile, intende aggiornare i cittadini con le ultime informazioni in merito alla mancata applicazione del referendum sull’acqua del 12-13 giugno 2011, a 14 mesi di distanza da quando 27 milioni di italiani votarono esprimendosi a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico.

    Il video è visibile sul canale youtube del comitato alla pagina http: //www.youtube.com/user/AcquaBeneComuneGe

    «Continua lo scandalo delle bollette illegalmente gonfiate –  ricorda il Comitato – infatti ancora oggi in bolletta paghiamo la remunerazione del capitale, abrogata dal 22 luglio 2011». Solo per farsi un’idea, a fine settembre di quest’anno i genovesi hanno pagato oltre 41 milioni di euro più del dovuto «un bel regalo per i gestori del servizio», sottolineano gli esponenti del movimento Acqua Bene Comune.

    Recentemente si è svolto un incontro tra il coordinamento dei comitati liguri e l’assessore all’ambiente della Regione Liguria, Renata Briano. In questa sede è stato affrontato il tema della definizione dei nuovi Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), ovvero le strutture pubbliche che governano il ciclo dell’acqua.  «Abbiamo fatto le nostre proposte – spiega il movimento nel videonotiziario – In sintesi i punti principali sono: separare l’ATO idrico dall’ATO dei rifiuti perchè si tratta di problematiche molto diverse; l’ATO idrico dovrebbe corrispondere ai distretti idrografici su base regionale; infine è necessaria una maggiore trasparenza, coinvolgendo cittadini e società civile nella gestione del servizio».

    Mentre ad Imperia la remunerazione del capitale è stata eliminata dall’assemblea dei sindaci «a Genova come in molte altre parti d’Italia, i cittadini sono costretti a promuovere la campagna di obbiendenza civile (pagando solo la parte legale della bolletta, ndr) per veder rispettato l’esito del referendum – spiega il videonotiziario – A Portofino, invece, è stato presentato il primo ricorso per ottenere il rimborso della quota di remunerazione del capitale».

    Tra fine agosto e settembre «due assemblee dei sindaci, non pubblicizzate nonostante gli impegni presi, hanno deciso un rimborso di 15 milioni di euro destinato al gestore del servizio idrico – denuncia il movimento per l’acqua bene comune – Chi pagherà questi soldi? Stiamo cercando di fare chiarezza ma non rinunciamo a protestare per chiedere che questi incontri siano aperti al pubblico».

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Ospedali Ponente Val Polcevera: incontro comitati-assessore Montaldo

    Ospedali Ponente Val Polcevera: incontro comitati-assessore Montaldo

    Un comunicato dai toni durissimi – diffuso dai Comitati per la salvezza degli ospedali di Sestri Ponente e Pontedecimo dopo l’incontro con l’assessore alla Sanità, Claudio Montaldo, svoltosi nella serata di giovedì scorso e durato oltre 3 ore – conferma la totale chiusura, da parte della Regione Liguria, a qualsiasi confronto con cittadini, istituzioni locali (Municipi Medio Ponente e Valpolcevera) e sindacati.
    All’appuntamento era presente anche il Comitato contro l’operazione immobiliare del Galliera, mentre l’assessore Montaldo era accompagnato dal dottor Bonanni, direttore dell’assessorato alla Sanità, dal dottor Murgia, Segretario Generale della Regione Liguria e dalla dott.ssa Rebagliati, coordinatrice dei servizi ospedalieri della Asl 3.
    «Durante la riunione, prima si è defilato il dottor Bonanni poi il dottor Murgia – sottolinea la nota – In sala è rimasta la dott.ssa Rebagliati che ha dato fino alla fine man forte all’assessore prima di congedarsi».
    Dall’altra parte, in rappresentanza dei Comitati, erano presenti una ventina di persone fatte accedere alla sala in numero chiuso, mentre altre decine di cittadini stazionavano fuori dalla Regione e hanno salutato con applausi ironici l’arrivo in sede del Presidente della Regione, Claudio Burlando.

    I Comitati hanno chiesto conto degli impegni presi dall’assessore Montaldo e dal governatore Burlando nel 2006-2007 «Impegni che prevedevano la costruzione del nuovo ospedale del Ponente, finanziandolo, per iniziare, mediante l’utilizzo delle risorse destinate all’ospedale di Vallata (dirottate invece sul Galliera) e che prevedevano inoltre di non tagliare alcun servizio ospedaliero del Ponente e della Valpolcevera fino a che non fosse stato realizzato il nuovo ospedale, ovviamente impegni non onorati».
    A questo punto l’assessore, secondo i cittadini, ha cominciato ad arrampicarsi sugli specchi, trincerandosi dietro a una ricostruzione dei fatti per nulla convincente «Nel 2006/2007 vi era un’altra situazione politica, non si potevano utilizzare i finanziamenti per l’ospedale del Ponente perché per fare il progetto si doveva disporre dell’intero finanziamento dell’opera, inoltre non era ancora stato individuato il sito dove costruire», così si sarebbe difeso Montaldo.

    «Chissà perché questo ragionamento non è valso per il privato Galliera che non ha ancora ottenuto i finanziamenti per l’intera opera – ribadisce la nota – nonostante ciò, come ha ricordato la rappresentante del Comitato, ha speso ben 3 milioni di euro di progettazione per un’opera che non verrà realizzata. Quei 3 milioni erano fondi pubblici? Nessuna risposta da Montaldo».
    Inoltre l’assessore si è dimostrato sordo anche ai richiami dei Presidenti dei Municipi del Medio Ponente e della Valpolcevera, dei Sindaci dell’alta Valpolcevera, dei sindacalisti della FIALS e della CGIL funzione pubblica che chiedevano di porre una moratoria e aprire il confronto.
    Montaldo è stato irremovibile e ha confermato – utilizzando altri termini – le chiusure della Chirurgia e della Cardiologia del Gallino di Pontedecimo e della Neurologia e Psichiatria, nonché del Pronto Soccorso, nelle ore notturne, del Padre Antero di Sestri Ponente.

    Inoltre l’assessore «Ha affermato di aver bisogno di medici e infermieri per il Villa Scassi e di non poterne assumere a causa delle decisioni governative, salvo essere subito smentito: ha infatti autorizzato la ASL 3 ad assumere ben 3 ingegneri con stipendi per ora sconosciuti».
    Una decisione che fa storcere il naso al sindacato autonomo Fials «La scelta di assumere 3 ingegneri mentre si nega ogni possibile assunzione di personale indispensabile all’assistenza diretta, ovvero infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e persino qualche specialità medica carente, non la riteniamo opportuna – spiega il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Così come confermiamo la nostra contrarietà all’espletamento del concorso per il direttore del presidio unico del ponente. Mentre imperversano i tagli che negano servizi essenziali a cittadini, disabili e anziani, mentre si paventano esuberi di lavoratori nella sanità pubblica, certe scelte dovrebbero essere congelate in attesa di tempi migliori».

    Ai cittadini che facevano notare anche la caotica situazione del pronto Soccorso del Villa Scassi, sempre alle prese con la carenza di spazi «L’assessore, con piglio decisionista, rispondeva che avrebbero utilizzato quelli del padiglione 9 BIS in via di ultimazione. Peccato che si presuma che i lavori terminino a febbraio o marzo del 2013 (forse) e che la chiusura del Pronto Soccorso di Sestri sia stata decretata per il 31 ottobre».

    Infine è stata confermata la chiusura totale ad ogni richiesta di sospensione dei provvedimenti e non è mancata un’ultima chicca «Secondo Montaldo l’Evangelico di Castelletto non è più un ospedale poiché vi si pratica soltanto la day-surgery, mentre per il Gallino e il Padre Antero, che saranno nelle stesse condizioni, non si potrà parlare di ospedali chiusi».
    «Purtroppo non sarà così! – conclude la nota dei comitati – La lotta continua con nuove iniziative di mobilitazione».
    A onor di cronaca la riunione è terminata con toni piuttosto accesi e quando l’assessore è uscito dalla Regione è stato accolto da una marea di fischi.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Lagaccio, Voglio la Gavoglio: i residenti attendono risposte

    Lagaccio, Voglio la Gavoglio: i residenti attendono risposte

    Dopo la lettera aperta, spedita nel giugno scorso all’amministrazione comunale, la presentazione di 450 osservazioni al Puc (Piano Urbanistico Comunale) ed un incontro con il vice sindaco, svoltosi ai primi di agosto, qualcosa al Lagaccio si muove.
    Stiamo parlando del movimento eterogeneo di cittadini e associazioni che hanno dato vita al gruppo “Voglio la Gavoglio” per rivendicare un processo di partecipazione dei residenti in merito alla futura destinazione dell’area occupata dall’ex caserma Gavoglio, 60 metri quadrati in gran parte abbandonati a se stessi da lungo tempo.

    Come è noto il gruppo – nato sulla scia dell’esperienza attiva di numerose realtà e comitati che già da anni si occupano di una porzione del quartiere colpevolmente inutilizzata – si oppone strenuamente al disegno stabilito dal Puc approvato dall’ex giunta guidata da Marta Vincenzi. Per quanto riguarda l’area dell’ex caserma Gavoglio, considerata Distretto di trasformazione locale n. 3.06, le previste nuove destinazioni d’uso «cambierebbero radicalmente il disegno del precedente piano urbanistico, dando maggior peso all’edilizia abitativa e meno alla necessità di servizi e aree verdi per il quartiere», sottolinea il gruppo di cittadini del Lagaccio.

    «Il vice sindaco Stefano Bernini ci ha spiegato che l’amministrazione comunale sta stilando delle regole affinché sia possibile ridiscutere il Puc, alla luce delle numerose osservazioni  presentate dai cittadini su tutto il territorio genovese – racconta Enrico Testino, esponente del gruppo Voglio la Gavoglio – Bernini si è impegnato a consegnarci, entro settembre-ottobre, una bozza che proponga un percorso di partecipazione per affrontare le criticità da noi sollevate, in merito all’area dell’ex caserma Gavoglio. Il nostro obiettivo è costituire un tavolo di lavoro composto dai rappresentanti di tutte le realtà del Lagaccio».

    Mentre per quanto riguarda il pericolo ambientale – dovuto alla presenza di amianto nelle strutture dell’ex caserma – le risposte non sono state altrettanto positive. «In pratica abbiamo capito che non esistono studi attendibili e dettagliati sulla situazione dell’area – continua Testino – il vice sindaco ci ha confermato il suo impegno in questo senso e dovrebbe farci avere informazioni al più presto».

    Finora però nessuna comunicazione è giunta al gruppo “Voglio la Gavoglio” che nel frattempo continua la sua attività fatta di riunioni ed incontri pubblici. Se in breve tempo non dovessero arrivare le risposte promesse dall’amministrazione comunale, i cittadini sono pronti a fa sentire la loro voce, anche attraverso l’organizzazione di qualche iniziativa di protesta.

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: riparte la mobilitazione dei cittadini

    Sampierdarena: riparte la mobilitazione dei cittadini

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925A Sampierdarena non sfiorisce la voglia di partecipazione dei cittadini intenzionati a cambiare lo stato delle cose. La realtà associativa apolitica e trasversale “Officine Sampierdarenesi“, nata nel giugno scorso, invita gli abitanti del quartiere a riprendere la mobilitazione e Sabato 29 settembre a partire dalle ore 14:30 annuncia la sua presenza in via Rolando.

    Le richieste rivolte alle istituzioni locali sono sempre le stesse: maggiore prevenzione sul territorio da parte delle forze dell’ordine, in particolare nei punti più critici della delegazione; azioni in favore del rilancio del commercio e dei negozi di vicinato. E poi uno stop permanente alla concessione di ulteriori autorizzazioni per nuove aperture di sale gioco.

    Gianfranco Angusti, presidente delle Officine Sampierdarenesi, annuncia una raccolta di firme per chiedere un posto di Polizia tra piazza Vittorio Veneto e piazza Masnata «Un camper che sia sempre strategicamente in uno di questi luoghi». E rilancia la lotta alle sale giochi «perché Sampierdarena non è La Vegas».

     

    Nel frattempo al Campasso, una mostra fotografica inaugurata domenica scorso sta riscuotendo un grande successo. Dal titolo “Come eravamo – Quartiere Campasso“, l’esposizione propone una splendida raccolta di immagini dal 1900 al 1980.

    Ottant’anni di storia ricostruiti grazie alla collaborazione di tutti gli abitanti del quartiere che hanno cercato in cassetti, armadi e bauli i ricordi di un tempo e li hanno messi volentieri a disposizione «Sono 94 immagini inserite in cornici a giorno che vanno dai primi del ’900 sino agli anni ’80 circa – spiega il Comitato Campasso – Documentano i profondi mutamenti della zona, e richiamano alla mente, soprattutto di chi non è più giovanissimo, gli insediamenti talvolta prestigiosi di un tempo come la famosa Gina del Campasso, nel cui ristorante si riunivano anticamente i dirigenti del Genoa dopo gli allenamenti della squadra nella famosa piazza d’armi e che contava tra i suoi clienti più affezionati l’allora sindaco di San Pier d’Arena Mario Bettinotti e personaggi come Federico Giolitti e Gabriele D’Annunzio».

    Tra i reperti, anche i testi di due canzoni: “Zena e Sampedaenn-a” del 1926 firmata da Cappello e Margutti, autori della famosa “Ma se ghe penso“, e “La canzone della Gina” firmata da Attilio Margutti e Giovanni Maria Sala.

    La mostra, promossa dal Municipio Centro Ovest, ospitata presso i locali di via Pellegrini 11/r. sarà aperta fino al 29 settembre, con orari 9:30-12:30 e 15-18:30.

    «Ci auspichiamo che in futuro questa esposizione possa trovare una collocazione permanente a disposizione di quanti, giovani soprattutto, abbiano desiderio di documentarsi sul passato di un Quartiere che, ci auguriamo prosegua sulla strada di una positiva riqualificazione», conclude il Comitato Campasso.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Ferrovia Genova-Casella: cittadini in piazza contro i tagli

    Ferrovia Genova-Casella: cittadini in piazza contro i tagli

    Il Comitato spontaneo degli utenti della Ferrovia Genova-Casella si mobilita per protestare contro i paventati tagli alle corse della storica linea. Dopo la denuncia dell’assessore ai trasporti del Comune di Sant’Olcese, ora tocca ai cittadini: l’appuntamento è Domenica 16 settembre alle ore 10 in Piazza Manin, presso la stazione del trenino.

    «Da quanto abbiamo appreso in via ufficiosa, alla scadenza dell’orario estivo fissata nei giorni immediatamente antecedenti all’inizio delle scuole, Amt non intende ripristinare l’orario invernale in vigore la scorsa stagione – spiega il comitato – Ciò implicherebbe la mancata reintroduzione dei treni delle ore 6:42 da Casella e 13:23 da Genova».

    Stiamo parlando delle due corse maggiormente utilizzate da pendolari e soprattutto studenti «Se davvero, con la ridefinizione dell’orario invernale, le corse sopracitate o altre in orario di punta dovessero essere definitivamente soppresse, si verificherebbe inevitabilmente una drastica riduzione dell’utenza – sottolinea il comitato – Vale a dire nuovi disagi per la gente della vallate con un ulteriore affossamento di un servizio che già oggi denota forti problematiche».

    Mercoledì 12 settembre si è svolto un incontro tra Amt, Comuni interessati, rappresentanti degli utenti e l’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Vesco. Il vertice si è concluso con un accordo che prevede, a partire dal lunedì 17, il ritorno delle 20 corse quotidiane. Ma si è parlato anche di un possibile biglietto integrato (trenino + bus) per incentivare l’uso del trasporto pubblico.

    Esprime soddisfazione Massimiliano Tovo, assessore ai Trasporti del Comune di Sant’Olcese «Abbiamo ottenuto il risultato che speravamo». Però al momento restano solo 2 corse nella fascia oraria tra le 6:30 e le 8 mentre «Avremmo preferito che tornassero ad essere 3 – spiega Tovo – Vedremo se queste saranno sufficienti a garantire il servizio per i pendolari, in caso contrario c’è la disponibilità, da parte di Amt, a valutare l’opportunità di ripristinare la terza corsa mattutina».

    Per quanto riguarda la manifestazione di Domenica 16, l’assessore di Sant’Olcese spiega «Si farà lo stesso ma non sarà una manifestazione di protesta bensì un momento per valorizzare e sottolineare l’importanza del trenino di Casella per il trasporto pubblico».

    Il Forum Ligure del tpl (trasporto pubblico locale, ndr) è solidale con il comitato Amici del trenino Genova-Casella e sostiene la manifestazione di domenica. «Anche se i tagli così come erano stati ipotizzati non sono per ora arrivati, è un dato che invece di un miglioramento si sta assistendo nel corso degli anni ad un peggioramento della linea, anche in termini di aumento dei tempi di percorrenza – scrive in una nota il Forum – La linea Genova-Casella è un’importante linea di collegamento tra l’entroterra e Genova, che serve alla mobilità quotidiana di studenti e lavoratori ma che non offre a questi un servizio adeguato in termini di quantità e qualità di servizio».

    Ma la Ferrovia Genova-Casella ha anche «Una potenziale e largamente non sfruttata valenza turisticacontinua il Forum  – che potrebbe trovare una sua valorizzazione con la riqualificazione di tutto ciò che è connesso ad una funzione turistica: dalle stazioni -alcune in stato di abbandono, ai percorsi escursionistici ed alla promozione – praticamente assente al momento – prevedendo in futuro l’impiego di convogli panoramici. La realtà è al momento che nessuna delle due componenti, di trasporto e turistica, è adeguatamente valorizzata, anzi il contrario».

    Il Forum ligure del tpl ritiene che debba invece esserci «Un serio piano di un rilancio della linea, con questa duplice funzione. D’altronde succede così in Europa ma anche in Italia per molte altre linee con valenza panoramica o turistica (come ad esempio la ferrovia del Bernina in Svizzera o la rinnovata linea Merano-Malles in alto Adige): linee che assolvono con soddisfazione al duplice scopo di trasporto pendolare e offerta turistica».

    In definitiva, secondo il Forum «E’ necessario un cambio di mentalità nella gestione: che riconosca alla linea la sua importanza di raccordo tra entroterra e Genova con un miglioramento del servizio, prevedendo nel tempo anche un rinnovo del materiale rotabile verso uno adeguato per pendolari, studenti e lavoratori, ma che al contempo produca un piano di valorizzazione turistica in termini di offerta di trasporto e servizi correlati sul territorio. Il “trenino” Genova-Casella potrebbe essere il nostro piccolo Bernina».

     

    Matteo Quadrone