Tag: comitati

  • Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    centro-est-preDa ormai tre anni attivo nel quartiere, l’Osservatorio Pré-Gramsci è un’associazione composta da cittadini residenti nel sestiere di Pré, animati dalla buona volontà e dal desiderio di migliorare la vivibilità del proprio “rione”.
    Un luogo speciale. Speciale per lo spazio che occupa nelle cronache dei giornali, ma speciale anche per il grande fascino che custodisce, noto ben oltre i confini cittadini.  Da una lato la criminalità, con la recente scoperta di un laboratorio di false griffes e la chiusura temporanea di 3 esercizi (tra cui il famoso “La Bodeguita”, un esercizio cinese e una latteria in Salita San Giovanni) per spaccio; dall’altro, l’attrattiva, l’iniziativa di ripristino dell’arredo urbano e l’apertura degli Sportelli Sociali. Ma se i media parlano spesso di Pré come “far west”, il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Fanfani, non è certo più morbido. Parla di “galera a cielo aperto”, pur non mancando di sottolineare tutte le buone iniziative che ogni giorno animano il quartiere.  Lo abbiamo incontrato durante la tappa di #EraOnTheRoad nel sestiere di Pré,  per conoscere il suo punto di vista, una panoramica delle problematiche e delle eccellenze che caratterizzano questa ampia porzione di centro storico.

    «L’esperienza ha avuto inizio nell’ottobre 2010. All’epoca, abbiamo organizzato i primi incontri, ma non eravamo ancora un comitato vero e proprio. Tutto è partito nel corso di un evento alla Commenda di Prè, in cui si erano riuniti tutti i comitati della zona: lì, abbiamo notato che le associazioni erano tante, ma tutte formate da 1-2 persone, ed era troppo dispersivo e poco efficace. Così abbiamo pensato di unire le forze e metterci insieme nell’Osservatorio, in modo spontaneo. Dopo però, anche questa soluzione è diventata insufficiente e ci siamo allargati anche sul web (sito internet, mail, newsletter, ecc., che io stesso curo) per coinvolgere altre persone. Questo ci ha permesso di comunicare con le Autorità, le forze dell’ordine e i cittadini interessati. Attualmente, siamo una decina di persone, tra cui Marco Ravera, portavoce dell’associazione. Il nostro scopo è quello di agire nell’area compresa tra Via Prè, Piazza della Commenda, Via Gramsci e vicoli di collegamento, arginando il degrado urbano, la criminalità, l’abusivismo e rendendo il quartiere più vivibile».

    Il campanile della Chiesa di San Giovanni di PréPiù vivibile, appunto. Questo il primo pensiero che viene in mente a molti genovesi quando si fa riferimento a via Pré e dintorni. Le pagine di cronaca dei quotidiani locali ci consegnano il lato sicuramente più brutto del quartiere, ma anche il direttore dell’Osservatorio ci tiene  a sottolineare quanto le problematiche siano concrete e all’ordine del giorno. Tanto da spingere i volontari dell’associazione ad organizzare vere e proprie “ronde” utilizzando Whatsapp per comunicare da una postazione all’altra: «È una “galera a cielo aperto”: per questo abbiamo mobilitato le forze dell’ordine e abbiamo chiesto loro di presidiare la zona. Oggi c’è una stretta collaborazione tra noi e le forze militari, che pattugliano sempre lungo Via Pré e limitrofe anche la sera, contribuendo alla percezione del sestiere come luogo sicuro. Abbiamo limitato le aggregazioni nella problematica Piazza della Commenda, spesso scenario di risse tra “bande”, e nei locali che vi si affacciano. Anche gli arredi urbani sono un problema: palazzi fatiscenti, facciate da rifare, cornicioni che cadono a pezzi, negozi scarsamente attrattivi. Ci sono i presupposti, ma è lasciato tutto alla malora e Prè finisce per esercitare poca attrattiva su eventuali visitatori rispetto alle potenzialità che ha».

    Fanfani punta il dito anche contro la sporcizia. Da Albaro, dove abitava, a Pré il passaggio è stato sicuramente brusco: «Il problema spesso è l’inciviltà. La nostra associazione si batte anche contro questa trascuratezza. Nonostante i condomini siano spesso dotati di cassonetti privati all’interno del loro cortile, in molti scambiano i vicoli (Vico del Gallo, uno su tutti) per discariche a cielo aperto. Collaboriamo molto volentieri anche con Amiu, di cui apprezziamo il lavoro: mattina, pomeriggio e sera puliscono le strade rendendole “scintillanti” e aiutando a mantenere il decoro urbano».

    mercato-comunale-gramsci-preE l’altro lato della medaglia? «Non siamo solo negativi, qui ci sono anche cose che funzionano bene. Tanto per cominciare – precisa Fanfani – l’iniziativa di insediare a Prè gli Sportelli Sociali, inaugurati pochi giorni fa e insediati nei locali un tempo occupati dall’ex Incubatore di Imprese: dopo il suo fallimento, piuttosto che vedere altre serrande abbassate, si è optato per questa soluzione. Sembra concreta, inoltre, l’ipotesi di apertura di un ambulatorio e di uno studio dentistico al 151 r di Via Prè, dopo l’apertura, tre mesi fa, di un’agenzia di viaggi che ha finora ottimi riscontri: tutte nuove iniziative che si affiancano agli storici esercizi di Prè. Anche Piazza Sant’Elena sarà a breve soggetta a restyling: grazie alla lungimiranza di un imprenditore privato, verranno aperti una gelateria e una trattoria. Le saracinesche si alzeranno anche nei locali davanti al mercato comunale: mentre quest’ultimo è semi-deserto, con 4-5 banchi attivi, lì davanti si parla di insediare nuove botteghe artigiane e ci sono trattative con Soprintendenza e Comune (quest’ultimo si sta occupando anche degli arredi urbani e si è in attesa di un’ordinanza). E poi ancora, non va dimenticato il Punto Emergenza Prè, vera eccellenza, una casa di preghiera musulmana, il centro “Veri Amici” per il recupero di ragazzi sudamericani».

    Quindi piano piano la piaga dei locali sfitti e delle serrande abbassate potrebbe rimarginarsi? «Quello dei locali sfitti è un problema atavico – ammette il direttore dell’Osservatorio –  già l’Incubatore a suo tempo aveva provato a sconfiggere il problema, fallendo. La libreria “Books in the Casbah” e il ristorante messicano “Mamacita”, nati grazie ai fondi del progetto, sono stati costretti a chiudere e trasferirsi in zone più centrali. Così hanno chiuso molti altri esercizi, e oggi vedere la serie di fondi chiusi sulla strada non è un buon biglietto da visita.

    L’Osservatorio Pré-Gramsci, tuttavia, non molla la presa e anzi rilancia. Lo fa con una proposta al Comune per quanto riguarda l’offerta turistica. L’associazione si offre per la gestione di un punto d’informazione turistica alla Commenda: «Vorremmo attivarci per rendere Prè meta turistica. È la porta d’ingresso in città per i turisti che arrivano in crociera, e serve decoro per far sì che non si devii più su Via Gramsci. Vorremmo aprire in Piazza della Commenda un chiosco informativo, gestito da noi, installare un point all’interno della Commenda stessa per la vendita di merchandising (maglie, cartoline, ecc.), e organizzare tour lungo Via Prè, creando così un percorso “naturale” dalla piazza alla via. Ci stiamo lavorando e speriamo che le risposte degli interlocutori siano positive».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    boccadasse-2-cantiereSiamo a pochi mesi dalla fine dei lavori e nel cantiere della ex rimessa Amt di Boccadasse c’è fermento. Un iter lungo e non certo privo di polemiche. Da una parte gli abitanti del quartiere che dal primo momento (era il 2009 quando l’architetto svizzero Mario Botta presentava i famosi progetti con le torri impattanti) hanno vigilato sulla riconversione dell’ex rimessa, dall’altra i proprietari dell’area  (nonché committenti del progetto, Soc. Coop. Primo Maggio 85, affiliata del consorzio Abitcoop) che sperano ovviamente di chiudere l’operazione nel migliore dei modi.  Dopo l’articolo pubblicato lo scorso luglio, facciamo il punto sul futuro dell’area.

    «Nel quartiere siamo generalmente soddisfatti dell’esito della vicenda dicono dal comitato “Uniti per Boccadasse” – L’iter è stato lungo e travagliato fin da subito, con l’iniziale proposta progettuale dell’architetto Mario Botta, che poi ha rinunciato all’incarico. Non abbiamo mai considerato la sua rinuncia come una perdita insanabile, semplicemente perché non abbiamo mai capito che cosa ci volesse comunicare con i suoi (due) progetti, o forse lui non ha capito cosa si aspettava il nostro quartiere. Ci ha dato l’impressione di non aver idea del contesto urbanistico in cui il progetto si sarebbe inserito: Genova o un’altra città, sarebbe stato lo stesso. Ma queste sono vicende del passato: adesso il nuovo impianto è pressoché ultimato, restano pesanti riserve sul risultato estetico, ma la mediazione è anche questo».

    Boccadasse 2, residenzeI giochi sono fatti e, a lavori pressoché conclusi, nelle prossime settimane il terreno di confronto sarà sui seguenti temi: per prima cosa, il giardino da 3 mila mq che dovrebbe sorgere nella parte sud del complesso. Sul verde vigono vincoli urbanistici che prevedono la costruzione di un giardino ad uso pubblico, con obbligo di manutenzione di 10 anni a carico dei condomini. Lo spazio verde ancora non è stato predisposto e molti dubitano che riuscirà ad essere ultimato entro l’anno. Tuttavia, da Abitcoop arrivano notizie rassicuranti: «Gli oneri saranno rispettati e condomini e cittadinanza avranno il verde, come promesso. Prima deve essere indetto un bando di gara pubblico, poi si potrà procedere con la sistemazione a verde: trattandosi di una gara pubblica, tuttavia, la tempistica è incerta e alcune delle soluzioni esterne saranno sistemate dopo il termine di febbraio 2014, dando priorità alla fine degli interventi sugli edifici».

    In secondo luogo, il problema della circolazione stradale intorno all’edificio, su cui il Municipio Medio Levante ha già deliberato nell’estate 2013 per la costituzione dei sensi unici: attorno al complesso, l’ultimo tratto di Via Beretta diventerà a senso unico, con possibilità di transito solo in Via Cavallotti. «Non siamo contrari alla delibera -commentano i cittadini- non è così grave: se vedremo che così non fa, basterà togliere i cartelli e tornare alla viabilità attuale».

    Inoltre, è stato richiesto dal Comitato -e ottenuto-  che lo scarico delle acque dell’edificio non confluiscano a Boccadasse, ma nelle tubature di Via Cavallotti. In corso i lavori anche per la copertura della strada a nord del complesso: lì è stato creato un locale sotterraneo per la collocazione di impianti termici e pompe di calore, ma attualmente lo scavo non è stato ancora coperto dalla strada, come previsto.

    In ultimo, i parcheggi dell’area, che diventerà zona blu: «Attualmente il nostro quartiere è zona di confine tra parcheggio libero e zona blu, con il risultato di manifestare i difetti di entrambe le tipologie. Si sta andando verso un’inclusione nella zona blu già esistente», commentano dal Comitato, e incalzano: «la questione di fondo però resta la vendita degli alloggi. Venduti i box (com’era prevedibile), venduti più o meno gli appartamenti a sud, il resto dell’impianto risulta invenduto. Forse, come avevamo sempre detto, si poteva costruire meno, costruire meglio, e vendere a caro prezzo a ragione. Quando è stato presentato il nuovo progetto, molti del Comitato volevano opporsi, pensando fosse inutile costruire così tanto. Ma le leggi del business sono queste: volevano oltre 90 appartamenti, e li hanno avuti. Abbiamo desistito, infine, per non incorrere in problemi burocratici e legali, ma ci domandiamo se non sarebbe stato meglio continuare la battaglia. I prezzi degli appartamenti sono quasi il doppio rispetto alla media del quartiere e chi ha soldi da investire probabilmente preferisce comprare altrove, magari in riviera. All’inizio i prezzi al mq erano ancora più elevati ma per fortuna si è deciso di diminuirli, altrimenti le probabilità di vendere sarebbero ancora inferiori».

    Così commentano la situazione dall’Ufficio Vendite di Abitcoop Liguria: «In merito al problema dell’invenduto, non siamo così tragici: rispetto al resto d’Italia, la Liguria non presenta grosse problematiche in ambito immobiliare. Inoltre, in generale si sta registrando una generale ripresa dei mercati, seppur ancora a macchia di leopardo, che fa ben sperare che le piccole difficoltà di oggi saranno presto risolte. La zona di Boccadasse è centrale, ben servita dai mezzi e molto bella: un’area d’élite, per cui gli acquirenti sono persone con aspettative alte (che siamo certi di soddisfare con il prodotto offerto) e con budget importanti, in grado di affrontare un investimento come questo. Finché tutti gli appartamenti non saranno assegnati, tuttavia, i costi non peseranno su chi ha già acquistato, ma resteranno a carico della cooperativa proprietaria, che provvederà alla copertura delle spese».

     

    Elettra Antognetti 

  • Prà, comitato in piazza: partecipazione attiva dei cittadini per il quartiere

    Prà, comitato in piazza: partecipazione attiva dei cittadini per il quartiere

    via-praSabato pomeriggio circa 400 persone si sono ritrovate in Piazza Sciesa a Prà per iniziare un nuovo percorso di partecipazione attiva promosso dal Comitato per Prà, dopo l’ennesimo tentativo di instaurare un confronto franco con le istituzioni locali che, ancora una volta, si sono rivelate incapaci di dare risposte concrete alle popolazione del quartiere ponentino. «Lo scopo della manifestazione era quello di richiamare l’attenzione dei residenti di Prà – racconta Nicola Montese, portavoce del comitato – ma in generale di tutto il Ponente, un territorio da anni in sofferenza a causa di problemi endemici mai affrontati con il giusto piglio dalla politica. Quindi, vista la totale non rappresentanza dei “finti politicanti” che siedono in Comune e Municipio, tutti dobbiamo sentirci coinvolti dandoci da fare in prima persona senza più delegare a nessuno le nostre istanze. C’erano circa 400 persone ma per quanto mi riguarda avrei voluto vedere l’intera Prà in piazza. Dobbiamo attivarci concretamente se vogliamo migliorare la vivibilità del quartiere. La nostra è un’iniziativa assolutamente apartitica e apolitica. Non ci servono investiture di alcun genere, anzi proprio il fatto di non essere allineati ci rende particolarmente fastidiosi».

    Il sentimento principale che emerge dai racconti del comitato è incredulità mista a rabbia di fronte a situazioni che si stanno trasformando in vere e proprie emergenze sociali. «A Prà c’è un gravissimo problema di sicurezza – spiega Montese – Parlo dell’insediamento abusivo che ospita una cinquantina di famiglie di senza dimora sulla Fascia di Rispetto, in zona isola ecologica. L’aumento dei furti e di altri atti di micro delinquenza alimentano la paura e di conseguenza anche le tensioni». Sabato è partita una raccolta firme spontanea che ha raccolto l’adesione di numerosi residenti. «È una questione che sentiamo bruciare sulla pelle – sottolinea Montese – ma le istituzioni si sono dimostrate irresponsabili perché finora non si sono adoperate seriamente per trovare una soluzione alternativa che coniughi il rispetto dei diritti fondamentali di tutti, cittadini e senza dimora». Anche perché, sommando disagio su disagio, il risultato è un inevitabile aumento della conflittualità con il rischio di scivolare velocemente in una guerra fra poveri, terreno fertile per l’insorgere di pericolosi rigurgiti razzisti che è necessario prevenire prima che sia troppo tardi.

    A destare sconcerto sono anche le decisioni assunte in merito al famoso progetto POR. «Una gestione che definire vergognosa è fin troppo poco – accusa Montese – I rappresentanti politici ci hanno deluso completamente. Hanno tenuto in piedi un finto tavolo per lavarsi la coscienza affermando sui giornali di aver garantito la partecipazione dei residenti. Adesso è prevista la realizzazione di 4 corsie che separeranno fisicamente l’abitato del quartiere dalla Fascia di Rispetto: un’autostrada urbana che nessun cittadino praese vuole. La domanda che poniamo all’amministrazione comunale è semplice: a cosa serve 1 km a 4 corsie per ritrovarsi con due “imbuti” nei pressi di Pegli e Voltri? Il risultato sarà un’ulteriore complicazione della viabilità nelle tre delegazioni ponentine».

    Il comitato mette sotto accusa il ruolo del Municipio Ponente che «Segue le direttive provenienti dai piani alti mentre, invece, dovrebbe prendere una posizione chiara in difesa degli interessi del territorio e dei suoi abitanti – spiega Montese – Lo stesso presidente, Mauro Avvenente, agisce solo in termini di consenso elettorale. “Ci hanno votato in tanti”, afferma, provando a stoppare sul nascere qualunque critica al suo operato. Ma Prà non si amministra soltanto con i voti, occorre della buona politica, merce rara di questi tempi».
    Insomma, i rapporti con le istituzioni locali sono ormai glaciali «Era inevitabile visto il loro comportamento – continua Montese – per quanto riguarda l’insediamento abusivo sulla Fascia di Rispetto le risposte sono state colpevolmente evasive. “Ne abbiamo preso atto” e “abbiamo scritto a chi di dovere”, sono le formule vuote utilizzate da Municipio e Comune. Anche l’associazione “Prà viva”, responsabile della gestione di quelle aree, dovrebbe sollecitare un intervento adeguato, sennò è meglio che si faccia da parte».
    Il Ponente, secondo il comitato, è diventato il luogo ideale dove nascondere le magagne della città, in particolare negli ultimi tempi «Tanto qui si può contare su un’appartenenza politica radicata da molti anni – sottolinea Montese – Alcuni elettori, infatti, sembrano avere gli occhi foderati di prosciutto e continuano a dare il loro consenso a personaggi di una presunta sinistra che in realtà rispondono solo ad interessi particolari e di partito».
    La parola d’ordine della manifestazione di sabato scorso è «Se vogliamo cambiare le cose, tutti insieme dobbiamo farlo – conclude Montese – Per iniziare ci siamo dati due appuntamenti precisi: Lunedì 7 ottobre organizzeremo dei gruppi di lavoro, composti da cittadini attivi, individuando una lista di priorità tra le numerose tematiche di nostro interesse; infine, il 20 ottobre partiremo con la prima giornata di pulizia dei giardini Capponi nell’area ex Elah di via Cordanieri».

     

    Matteo Quadrone

  • Begato, nasce il comitato di quartiere a tutela dei residenti

    Begato, nasce il comitato di quartiere a tutela dei residenti

    Begato a Genovabegato paeseUno strumento di partecipazione che ancora mancava per far sentire la voce degli abitanti e alimentare il loro coinvolgimento in merito alle problematiche di un territorio densamente popolato, con pochi spazi di socialità e sempre meno servizi pubblici (vedi la recente chiusura della farmacia comunale di via Linneo). Adesso la lacuna è stata colmata grazie alla nascita del “Comitato di Quartiere Linneo, Begato & Dintorni”, un contenitore – apartitico e apolitico – destinato a raccogliere le esigenze della cittadinanza residente nel comprensorio di Begato, in Val Polcevera, lato Val Torbella, dunque l’intera zona popolare nota come “Cige”.

    «Chiediamo a tutti i cittadini di buona volontà di occuparsi assai meno di sterili polemiche interne e molto più di quello che facciamo per tutti noi, insieme – si legge nelle note costitutive della nuova realtà associativa – Iniziamo a costruire qualcosa di valido. Concentriamoci sulle nostre battaglie, abbiamo bisogno di persone che si dedichino volontariamente a migliorare il luogo in cui vivono, quindi anche per se stessi e la propria famiglia». Così Angelo Di Fede, promotore del comitato, chiama a raccolta i residenti nei civici (di E.R.P. e privata) di via P. N. Cambiaso (a partire dalla Chiesa di San Giovanni Battista fino a Begato paese), via Linneo, via Respighi, via Bach, via Mozart, via Wagner, via Pergolesi, via Albinoni, via Cherubini, via Fermi, via Berlioz, via Kasman, via ai Pini di Rivarolo, via alla Costa di Begato e dintorni.

    «L’idea del comitato nasce proprio dal fatto che in zona era assente un soggetto del genere – racconta Di Fede – E visto che se ne sentiva la mancanza ho deciso di provare a coinvolgere i miei concittadini. Da questa parte della vallata esistono soltanto un comitato specifico di via Ravel e delle associazioni di genitori che si occupano soprattutto di questioni legate alla scuola. Oggi, con questa iniziativa, speriamo di colmare il deficit di partecipazione».

    La finalità principale del comitato è la tutela dei diritti civili ed ambientali del quartiere, nonché quella di «Studiare e risolvere, attraverso la creazione di gruppi di lavoro ad hoc, d’intesa e con il contributo dell’amministrazione comunale, tutti quei problemi riguardanti: l’espansione del quartiere; l’assetto urbanistico, ambientale e artistico; la tutela dell’igiene e della sanità pubblica; la promozione e la realizzazione dell’attività sportiva e ricreativa; lo sviluppo culturale, quale l’accrescimento dei principi di uguaglianza, la promozione e sviluppo di tematiche formative ed educative; la promozione e l’incentivo del trasporto pubblico; preservare la sicurezza pubblica e sociale; la promozione di tutte le attività che abbiano le finalità sociali, solidali e assistenziali per i residenti».

    «La prima serata di incontro si è svolta la settimana scorsa grazie al passaparola e alla capillare affissione di manifesti informativi nelle vie interessate – spiega Di Fede – La Parrocchia Santa Croce Maria Ausiliatrice di via Albinoni, che ha dato il suo patrocinio a sostegno del comitato, ci ha concesso di usufruire degli spazi dell’oratorio. In un periodo in cui le persone appaiono sempre più scorate e di conseguenza refrattarie ad ogni forma di partecipazione, sono rimasto positivamente impressionato dal coinvolgimento dei residenti. Adesso possiamo dire di aver iniziato un percorso che proseguirà con altri incontri nelle prossime settimane».

     

    Matteo Quadrone

  • Acquasola, l’udienza pubblica in Corte dei Conti e la visita al parco

    Acquasola, l’udienza pubblica in Corte dei Conti e la visita al parco

    Parco dell'AcquasolaQuella del park Acquasola è una vicenda ultra-ventennale che, dagli anni ’90, si protrae fino ad oggi. Tre i soggetti coinvolti: Comune di Genova, Regione Liguria e la ditta privata Sistema Parcheggi Srl, cui all’epoca era stato assegnato l’appalto per la costruzione di una auto-silos nello storico parco di Spianata Acquasola (468 posti auto di cui 147 pertinenziali concessi in diritto di superficie novantennale e 321 a rotazione per 60 anni). Qualche tempo fa, dopo la delibera da parte della ex Giunta comunale per bloccare la costruzione del park e la messa sotto sequestro del cantiere da parte di Tribunale e Cassazione, ne avevamo ricostruito la storia (leggi l’approfondimento). Ieri, infine, un giorno importante per la risoluzione delle vicende: si è svolta, infatti, l’udienza pubblica per l’indagine contabile presso la Corte dei Conti di Genova. In attesa di conoscere quale sarà la sentenza e aspettando l’apertura del procedimento penale da parte della Magistratura del 13 novembre, con #EraOnTheRoad siamo andati sul posto per fare il punto della situazione.

    Un tempo meta di Grand Tour e visitato da tutta Europa, oggi il parco è l’ombra di se stesso: devastato nella parte sotto sequestro a causa degli scempi perpetuati nel corso degli anni (inutilizzato, sono stati già tagliati molti alberi in previsione della costruzione del park interrato); poco attrattivo nella parte “libera”, seppur pulito e decoroso, non riesce ad attrarre visitatori né ad esprimere al meglio le sue potenzialità. Qui, i commercianti della zona lamentano la mala informazione che circola sui media e che finisce per boicottarli: «Dicono che l’Acquasola sia in condizioni degradate, ma basta guardarsi attorno per capire che, ad esclusione della zona sotto sequestro, non è così. Certo, non è molto frequentato, ma così facendo non si contribuisce alla costruzione della buona fama del parco. Per ripartire, abbiamo bisogno di coinvolgere la cittadinanza, altrimenti noi non vendiamo e il parco va in malora», dicono i gestori del chiosco all’interno del parco, che aggiungono: «Si parlava dell’iniziativa di cittadini spontanei per ripulire il parco. In realtà, si trattava di un mendicante che, di sua iniziativa, si era messo a togliere le foglie, chiedendo soldi. Ma non sono certo le foglie in terra il problema».

    L’udienza pubblica

    L’udienza di ieri ha visto protagonisti una decina di persone, tre ex assessori della Giunta Pericu, tre ex soprintendenti e due funzionari della Provincia, un dirigente del Comune di Genova e il legale rappresentante della società concessionaria Sistema Parcheggi Srl. A loro è stato chiesto un risarcimento di oltre 2 milioni (2,418 per la precisione) di euro da parte della Procura, che ha avanzato il procedimento con il sostegno di comitati e associazioni per la salvaguardia del parco come Italia Nostra, Legambiente e Associazione Comitato Acquasola. Questi ultimi hanno depositato un ricorso adesivo dipendente a quello del Procuratore Regionale della Corte dei Conti Ermete Bogetti e hanno chiesto il riconoscimento dell’esistenza di un danno erariale al patrimonio pubblico, causato dalla distruzione di una porzione di parco per costruire l’auto-silos. Il danno è stato arrecato a discapito del parco storico dell’Acquasola, in quanto bene ambientale e paesaggistico tutelato.

    Nell’ambito dell’udienza, sono state ascoltate le parti in causa. Dalla loro, gli avvocati della difesa hanno fatto richiesta in via preliminare di revoca dell’adesione di Italia Nostra e Associazione Comitato Acquasola al procedimento, facendo leva sullo scarso preavviso con cui è giunta la richiesta e sostenendo che le accuse da loro mosse non potessero essere prese in considerazione. Contrarie all’invalidamento, dal canto loro le associazioni si sono opposte, ma a nulla è valso: la Corte riunita ha deliberato che le associazioni non sono titolate per aderire al ricorso ma possono partecipare comunque al processo nelle vesti di uditorio.

    Così commenta l’Ingegner Giuseppe Fornari di Italia Nostra: «Avevamo deciso di aderire al procedimento in atto a supporto del Procuratore, previo consultazione con la nostra sede centrale di Roma, che ci ha accordato il suo benestare: insieme, abbiamo valutato l’opportunità di prendere parte alle vicende perché vi abbiamo intravisto la possibilità di aprire la strada ad altre situazioni analoghe e creare così un precedente in tema di rimborsi erariali per danni ambientali. Dopo le disposizioni della Corte, però, ritireremo la nostra adesione, ma resta il processo penale». Quest’ultimo, previsto per il 13 novembre, è istruito dalla Magistratura che indagherà su 5 soggetti, di cui 3 della Soprintendenza, un architetto del Comune di Genova e il legale rappresentante di Sistema Parcheggi.

    Inoltre, la Procura ha chiamato in causa due nuovi soggetti, oltre a quelli già individuati e ha chiesto di sottoporre a giudizio l’Arch. Pier Paolo Tomiolo, all’epoca direttore dell’Ufficio Urbanistica della Provincia e oggi in Regione, e l’Ingegner Paolo Tizzoni, all’epoca vice-presidente provinciale con delega al Territorio poi direttore generale del Comune con delega all’Urbanistica. Ora, con il ritiro della Corte, si attende di sapere se deciderà di accogliere l’ipotesi della Procura e fare un’altra udienza, oppure respingerla o ancora accettarla e andare a sentenza.

    La strada verso la sentenza potrebbe essere lunga: all’accusa il compito di presentare ulteriore documentazione a sostegno dell’incompatibilità di un parcheggio interrato con un parco storico. Inferociti, cittadini e associazioni, denunciano decenni di cattiva amministrazione: «È la giustizia, bellezza! -esordisce Andrea Agostini di Legambiente, facendo eco ad Humprey Bogart nel film “L’Ultima Minaccia”- In ogni caso, qualsiasi sia la pronuncia della Corte, andremo avanti. Anche se il progetto per il silos è stato fermato, ai genovesi è stata tolta Spianata Acquasola: un danno irreparabile, che la cifra chiesta come risarcimento contribuirà in parte a compensare, mediante il ripristino delle condizioni ottimali e la riapertura del verde».

     

    Elettra Antognetti

     

  • Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    valtrebbiaTorriglia e gli UFO, la “svizzera ligure” del secondo dopoguerra e il famoso caso Zanfretta del biennio 1978/80. Non capita tutti i giorni che una cittadina dell’entroterra ligure diventi protagonista di un documentario del National Geographic, per di più incentrato sugli avvistamenti alieni; allora, perché non trasformare questa peculiarità in un motivo di orgoglio e unicità e soprattutto in una possibilità di rilancio per il comune della Val Trebbia?

    Il progetto parte da un gruppo di abitanti di Torriglia, accomunati dalla stessa passione e dalla stessa convinzione. Daniela Segale, Presidente della Pro Loco, spiega: «Il merito dell’idea iniziale è da attribuire a un ristretto gruppo di persone, tra cui Silvia Rocca, commerciante e Consigliere comunale con delega al Turismo, Piero Lumachi, pittore e albergatore, Mauro Casale, storico, Raffaella Musante, architetto e attuale Vice sindaco, Rino Di Stefano, giornalista e autore del libro sul caso Zanfretta». Una volta creato il Comitato Torriglia UFO Convention, il gruppo è riuscito in poco tempo a coinvolgere agenzie turistiche, agriturismi, alberghi e commercianti: ecco che, nel 2012, Torriglia organizza, con il patrocinio della redazione di Mistero, della Rai e dello stesso National Geographic, il Primo Meeting Nazionale ufologico, una manifestazione che nasce in sordina, quasi senza clamore, ma che ottiene un successo di pubblico inaspettato, trascinata anche dal caso Zanfretta, celebre a livello internazionale.

    Due giorni di eventi e dibattiti dedicati agli studiosi e agli appassionati di tutta Italia. Il programma di quest’anno, più vario e corposo rispetto a quello dell’edizione precedente, ha impegnato il Comitato, che si è messo al lavoro già una settimana dopo il termine del primo meeting, per quasi un anno; ovviamente, l’attenzione è indirizzata al convegno intitolato “UFO e scienza, due realtà a confronto”, che vede la presenza del Presidente del Comitato Mauro Casale e di Rino Di Stefano in qualità di conduttori e moderatori. «I dieci relatori che interverranno sono nomi molto importanti: Giorgio Pattera, biologo e responsabile del dipartimento scientifico del CUN, Paolo Fiorino, ricercatore e studioso del CISU, Alberto Negri, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, Ade Capone, autore televisivo e scrittore, Federico Tommasi, fisico e consulente scientifico del GAUS, Roberto Pinotti, giornalista e scrittore, segretario del CUN, Clarbruno Vedruccio, fisico, Pietro Marchetti, Presidente del GAUS, Vladimiro Bibolotti, saggista e Presidente del CUN, Elvio Fiorentini, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, e naturalmente Pier Fortunato Zanfretta, cui sarà dedicato il pomeriggio di domenica».

    valtrebbia-sentiero-trekkingParallelamente alla parte scientifica, la manifestazione prevederà una serie di eventi corollari, sempre a tema, dedicati anche a chi partecipa con intenzioni più “profane”, per divertimento o per curiosità: non solo le agenzie di viaggi organizzeranno tour guidati nei luoghi del caso Zanfretta, ma esercizi commerciali e agriturismi proporranno anche menù a tema ufologico, il tutto con l’accompagnamento della mascotte del meeting, l’Ufetto Marzianix, nato dalla penna di Raffaella Musante.

    «Non tutti possono vantarsi di essere considerati il sito più frequentato al mondo per avvistamenti ufologici; per una serie di ragioni cui nessuno riesce a dare una spiegazione logica, noi possiamo vantare questa particolarità, quindi perché non promuoverla con un evento adeguato?». Giustamente, come sottolinea il Presidente della Pro Loco, un evento poco convenzionale, forse unico nel panorama italiano, può diventare un veicolo turistico, una fonte di conoscenza delle potenzialità che il comune ancora riserva e che talvolta sfuggono anche a chi vi risiede; un punto di partenza singolare e, forse per questo, davvero attraente, che «invogli il turista a ritornare nella nostra cittadina sentendosi come a casa».

     

    Giulia Fusaro

  • Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    san fruttuoso 1Si allungano i tempi per chiudere l’iter del contestato progetto per la realizzazione del maxi auto-silos a cinque piani in Piazza Solari a San Fruttuoso, pratica che un mese fa sembrava già cosa fatta. Il rischio idrogeologico in una zona iper cementificata rimane la discriminante fondamentale in grado di far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. La presenza di un rivo sotterraneo di cui si sono perse le tracce – come da sempre ricorda la “memoria storica” del quartiere – potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola. Adesso i tecnici di Palazzo Tursi sono chiamati a valutare questo elemento.
    La Commissione consiliare Territorio, svoltasi la settimana scorsa, ha aperto la porta ad un esito non scontato del procedimento: gli uffici comunali, infatti, stanno esaminando ulteriore documentazione – relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale – presentata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti.
    «Lo strumento dell’assemblea pubblica in cui il Municipio Bassa Valbisagno ha invitato l’Istituto Contubernio D‘Albertis a rendere pubblico quel che c’era da sapere, con proiezioni e informazioni a disposizione dei cittadini, ha permesso che il dissenso trovasse modo di esprimersi – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere municipale Fds – In quell’occasione, tra gli argomenti sostenuti dagli abitanti, è emersa la testimonianza di un anziano sul corso d’acqua, il piccolo canneto e l’infanzia passata a pescar le rane. Proprio quel ricordo dai tratti bucolici dà origine all’elemento oggi fondamentale».
    In Commissione consiliare, soprattutto dopo il sopralluogo e maggiori approfondimenti, si percepisce una nuova sensibilità. È stato sufficiente che i consiglieri comunali si rendessero conto della realtà dei fatti per modificare un primo approccio che in generale pareva almeno possibilista riguardo al via libera ai lavori. Adesso all’orizzonte si profila l’opportunità di una scelta politica in controtendenza capace di decretare lo stop di un iter progettuale quasi concluso. Un precedente importante che farebbe scuola.

    Da parte sua l’Istituto Contubernio si è dichiarato pronto a richiedere i danni al Comune in caso di diniego delle autorizzazioni necessarie. Secondo loro il permesso a costruire sarebbe un atto dovuto vista la legittimità del progetto.
    Di parere opposto è il comitato che ritiene l’opera non conforme alle norme «Perché non è un parcheggio interrato visto che è fuori terra per oltre 7 metri e nella peggiore delle ipotesi anche per 15 – sottolinea l’avvocato Daniele Granaro – Il permesso di costruire non è un atto dovuto e il mancato rilascio non espone il Comune al risarcimento di danni».
    Chi, invece, è convinto che non si possa più tornare indietro è il vicesindaco Stefano Bernini «Noi abbiamo una responsabilità di continuità amministrativa. L’iter di questo progetto era ad un punto tale che non abbiamo potuto assumere un atteggiamento diverso e, sulla base degli elementi che abbiamo, possiamo agire solo su alcuni aspetti che possono mitigare l’impatto dell’opera»
    «Per il vicesindaco pare che sia consequenziale approvare e continuare le scellerate scelte dell’amministrazione precedente, dichiarando una continuità che vanifica speranze e progettualità del fantomatico “nuovo corso” che faceva della partecipazione civica alle scelte un cavallo di battaglia – sottolinea Pittaluga, presente alla Commissione consiliare di Palazzo Tursi – Secondo Bernini la faccenda “poteva essere chiusa lì”, all’interno del palazzo, senza avvertir chicchessia e ancora grazie che invece si sono resi disponibili. Come se questo fosse “bontà loro”».

    Oggi la situazione, alla luce della seduta di Commissione consiliare, è la seguente: «Fds, Sel, Idv, Lista Doria e qualche consigliere del Pd, oltre che M5s e il consigliere Pdl Guido Grillo, pare siano per un diniego a costruire in linea di massima – continua Pittaluga – A onor del vero il consigliere Claudio Villa ha addirittura chiesto un documento politico in cui si esprima l’inopportunità dell’opera». Dunque il fronte del no viene allo scoperto e annuncia la presentazione di un ordine del giorno. «Vedremo se il consiglio comunale riuscirà ad avere la meglio sul partito del cemento», conclude Pittaluga.

     

    Matteo Quadrone

  • San Teodoro, aria inquinata: biossido di azoto dal porto e dalle auto

    San Teodoro, aria inquinata: biossido di azoto dal porto e dalle auto

    Di Negro mercato comunale e chiesaGli abitanti di San Teodoro – fortemente preoccupati per la loro salute – denunciano pubblicamente l’inerzia delle istituzioni di fronte al grave inquinamento atmosferico in zona. I cittadini, riunitesi nel Comitato Aria Pulita San Teodoro, hanno chiesto e ottenuto dalla Provincia di Genova i dati relativi alla qualità dell’aria nel quartiere. Ebbene, da essi emerge con totale evidenza il ripetuto sforamento di valori significativi, in particolare per il parametro del diossido di azoto (secondo la corretta nomenclatura, ma noto anche come biossido di azoto), che avrebbero richiesto immediate contromisure, di fatto mai attuate.

    Per gli altri inquinanti monitorati dalle centraline della rete provincialevia Buozzi, Corso Firenze e Caserma dei Vigili del Fuoco (via Albertazzi) – la situazione è migliore: alcuni (diossido di zolfo, monossido di carbonio) hanno sempre rispettato i limiti di legge; altri (benzene, ozono, polveri sottili) li hanno saltuariamente superati ma non ripetutamente come per il disossido di azoto e, soprattutto, con un trend decrescente negli ultimi anni.

     

    Le sorgenti di inquinamento nella zona: porto (navi, traghetti, riparazioni navali) e traffico veicolare

    Il quartiere di San Teodoro è inserito in un contesto soggetto a molteplici sorgenti di inquinamento atmosferico legate alla presenza del porto, a diverse attività industriali e al traffico veicolare.
    Per quanto riguarda le attività portuali le maggiori criticità sono generate dal Terminal Traghetti e dalla zona industriale. Tra ponte dei Mille e ponte Caracciolo è ubicata la movimentazione di traghetti e crociere. Dalle navi in arrivo, in partenza o ferme agli ormeggi, si alzano colonne di fumo nero che, con la complicità del vento di scirocco, si abbattono sulle abitazioni. In particolare, la questione dei fumi prodotti dai traghetti (nonostante sia diminuita la percentuale di zolfo presente nel combustibile) rappresenta da anni un nodo irrisolto.

    enel-DINell’area compresa tra Calata Gadda e il piazzale di Levante sono insediate un gruppo di aziende che si occupano di riparazioni e manutenzioni delle navi. Inoltre, in prossimità della Lanterna si trovano: la Centrale Termoelettrica Enel di Ponte San Giorgio che per produrre energia elettrica utilizza carbone, gasolio e olio combustibile a basso tenore di zolfo; il Terminal Rinfuse, società leader nella movimentazione di merce alla rinfusa che movimenta principalmente carbone, rottami, minerali, fertilizzanti, sabbie ecc.
    Senza dimenticare il traffico auto veicolare. Le strade che costeggiano il porto di Genova – via Gramsci, via Milano, via Bruno Buozzi e la strada sopraelevata via Aldo Moro (45000 transiti medi giornalieri), hanno un transito medio auto veicolare, leggero e pesante, molto elevato.

    Il Comitato Aria Pulita San Teodoro, dopo aver visionato i dati del monitoraggio della qualità dell’aria, il 20 giugno scorso ha scritto a Sindaco, Presidente del Municipio Centro Ovest, Commissario Straordinario della Provincia, Presidenti di Regione Liguria e Autorità Portuale e Comandante della Capitaneria di Porto, per sollecitare gli enti preposti a fornire puntuali informazioni ai cittadini – almeno ai fini dell’auto-protezione individuale – vista l’assenza di adeguati interventi.
    Il 5 luglio la Provincia ha risposto al Comitato «Dai dati delle postazioni della rete provinciale di qualità dell’aria di via Buozzi, Corso Firenze e Caserma dei Vigili del Fuoco, aggiornati a luglio 2012, risulta che nella postazione di via Buozzi ci sono ripetuti superamenti del limite annuale per la protezione salute umana del parametro diossido di azoto; nella postazione di Corso Firenze ci sono ripetuti superamenti del valore obiettivo per il parametro ozono».

     

    La relazione della Provincia

    centro-ovest-di-negroLa centralina di via Bruno Buozzi, nel periodo di osservazione dal 29 novembre 2006 al 31 luglio 2012, ha registrato, per il Diossido di azoto (NO2), il costante superamento del limite annuale per la protezione della salute umana fissato in 40 μg/m3 dalla normativa vigente (D. Lgs. 155/2010). I valori delle concentrazioni medie annuali sono ricompresi nell’intervallo tra 54,7 microgrammi per metro cubo (nel 2011) e 86,7 microgrammi per metro cubo (nel 2008).
    Inoltre, nel 2009, è stato superato per 33 volte il limite orario per la protezione della salute umana fissato in 200 μg/m3 (da non superare più di 18 volte per anno). Nel corso degli anni si sono registrati altri superamenti orari, pur rispettando la normativa vigente: 2007 (4 superamenti orari); 2008 (7); 2010 (4); 2012 (1).
    Per quanto riguarda il Benzene (C6H6), secondo i dati della Provincia, nel 2008 è stato superato il limite per la protezione della salute umana fissato come concentrazione media annua in 5 μg/m3 dalla normativa vigente. Dopo tale data il limite è sempre stato rispettato.

    La centralina di Corso Firenze, in merito al Diossido di azoto (NO2), ha registrato il superamento del limite annuale per la protezione della salute umana negli anni 2006, 2007 e 2008. Mentre non è mai stato superato il limite orario per la protezione della salute umana. Nel corso degli anni si sono registrati alcuni superamenti orari pur rispettando la normativa: 2007 (14).
    Desta maggiore preoccupazione il parametro dell’Ozono (O3): dai dati emerge il superamento del limite per la soglia oraria d’informazione alla popolazione fissato in 180 μg/m3 dalla normativa, negli anni 2006, 2007 e 2010. Mentre è sempre stato superato (escluso l’anno 2011) il limite previsto come valore obiettivo della concentrazione media massima giornaliera su 8 ore e fissata dalla normativa in 120 μg/m3.

    san-teodoroS.Teodoro

     

     

     

     

     

     

     

    «Il superamento del limite relativo al diossido di azoto è una criticità comune a tutte le postazioni da traffico – sottolinea il Commissario Straordinario della Provincia di Genova, Piero Fossati – Data la prevalente natura secondaria del diossido di azoto e dell’ozono gli interventi posti in essere per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico non sempre hanno permesso di conseguire gli effetti desiderati, per la riduzione di questi inquinanti che continuano a superare i limiti previsti dalla vigente normativa in moltissime città italiane e europee».
    Cecilia Brescianini, Direzione Ambiente, Ambiti Naturali e Trasporti Provincia di Genova, aggiunge «Il diossido di azoto è un inquinante primario ma anche secondario che proviene dall’ossidazione del monossido di azoto in atmosfera. Di conseguenza è più difficile da contrastare. Il problema non riguarda solo San Teodoro ma l’intera città. Anzi, per meglio dire è una questione nazionale. Lo sforamento del limite annuale si è verificato in diverse zone monitorate. Per esempio nel 2011 le seguenti postazioni hanno superato la soglia: via Buozzi, Corso Buenos Aires, Corso Europa, via Ronchi, Piazza Masnata, via Pastorino, via Molteni (Comune di Genova); Chiavari e Busalla per quanto concerne la Provincia di Genova».

    «Proprio per la complessità del fenomeno e la necessità di adottare interventi ad ampio raggio e sicuramente non esclusivamente a livello locale – si legge nella relazione della Provincia – ha indotto la Regione Liguria, così come altre regioni italiane, a fare richiesta di deroga temporale, così come previsto dalla normativa, per il rispetto dei limiti per le zone che ancora oggi superano i limiti di legge e per i quali tale conseguimento è molto difficoltoso».

     

    Il diossido di azoto

    san-teodoro-di-negro

    Il Diossido di Azoto è un gas di colore rosso bruno, di odore forte e pungente, altamente tossico ed irritante. In generale gli ossidi di azoto (NO, N2O, NO2 ed altri) sono generati da processi di combustione, qualunque sia il combustibile utilizzato, per reazione diretta tra l’azoto e l’ossigeno dell’aria ad alta temperatura (superiore a 1.200 °C). I processi di combustione (centrali termoelettriche, riscaldamento, motori a combustione interna quali quelli degli autoveicoli) emettono quale componente principale monossido di azoto (NO). Successivamente il monossido di azoto (NO), in presenza di ozono e di radicali ossidanti, si trasforma in diossido di azoto. La formazione diretta di NO2 dai processi di combustione è strettamente correlata agli elevati valori di pressione e temperatura che si realizzano all’interno delle camere di combustione dei motori.
    I fumi di scarico degli autoveicoli contribuiscono enormemente all’inquinamento da NO; la quantità di emissioni dipende dalle caratteristiche del motore e dalla modalità del suo utilizzo (velocità, accelerazione, ecc.). In generale, la presenza di NO aumenta quando il motore lavora ad elevato numero di giri (arterie urbane a scorrimento veloce, autostrade, ecc.).
    Per quanto riguarda gli effetti sulla salute dell’uomo, gli ossidi di azoto risultano potenzialmente pericolosi per la salute. Il diossido di azoto presenta una tossicità fino a quattro volte maggiore di quella del monossido di azoto. Forte ossidante ed irritante, il diossido di azoto esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e sui polmoni. In particolare tale gas è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio: bronchiti, allergie, irritazioni, edemi polmonari che possono portare anche al decesso. I soggetti più esposti all’azione tossica sono quelli più sensibili, come i bambini e gli asmatici.
    Gli ossidi di azoto si possono ritenere fra gli inquinanti atmosferici più critici, non solo perché il diossido di azoto in particolare presenta effetti negativi sulla salute, ma anche perché, in condizioni di forte irraggiamento solare, provocano delle reazioni fotochimiche secondarie che creano altre sostanze inquinanti (“smog fotochimico”): in particolare è un precursore dell’ozono troposferico e della componente secondaria delle polveri sottili.

     

    L’auspicio degli abitanti: “migliorare la convivenza della città con il suo porto”

    Gru del portoLe istituzioni tendono a minimizzare, spesso allargando il problema all’intera città ma «La situazione di San Teodoro è particolarmente grave perché generata da diverse componenti – spiega Alberto Vezzoni referente del Comitato Aria Pulita San Teodoro – Il Gru del portotraffico auto veicolare (via Buozzi, via Milano, sopraelevata); il porto sia per la funzione passeggeri quindi navi e traghetti, sia per la funzione industriale ossia Centrale Enel, Terminal Rinfuse, riparazioni navali».
    A differenza del Ponente (Prà e Voltri), dove il tema della convivenza città-porto è da lungo tempo all’ordine del giorno, il quartiere di San Teodoro sconta un minore “peso” politico «Siamo inseriti nel Municipio Centro Ovest ma a volte ci sentiamo i fratelli minori di Sampierdarena», sottolinea Vezzoni.
    Eppure «La stessa Provincia di Genova ammette il problema – continua Vezzoni – riconoscendo che, rispetto ad altre zone, qui non c’è solo il traffico veicolare ma anche le navi: i colossi da crociera che stazionano ormeggiati con i motori accesi emettendo fumi; così come i traghetti in partenza che, soprattutto d’estate, ogni sera rilasciano dense colonne di fumi. Spesso si tratta di imbarcazioni delle Moby e Tirrenia, vecchie e inquinanti. Mentre i traghetti diretti in Tunisia, evidentemente più nuovi, rilasciano fumi ma in quantità nettamente minori. È del tutto evidente che ci sia una responsabilità a carico di alcune compagnie, tuttavia nessuno gliele contesta».

    Dunque, la presenza del porto esercita un’influenza significativa sull’inquinamento dell’aria «Per questo continuiamo a studiare il fenomeno – spiega Cecilia Brescianini – La Provincia ha partecipato al progetto europeo “Apice” che aveva tra i suoi obiettivi quello di valutare l’impatto del porto sull’inquinamento atmosferico nelle città portuali con particolare attenzione al contributo del particolato PM10 e PM2.5 (le cosiddette polveri sottili, ndr). In questo contesto si è stimato che le emissioni navali contribuiscono per il 10% del PM2.5 rilevato in città, le emissioni industriali per il 20%, le emissioni del traffico per il 45% le emissioni domestiche per il 5%».

    «Ma il 10% è l’incidenza media annuale? – si domanda Vezzoni – Perché sarebbe interessante rilevare qual è la stima nel periodo tra giugno e settembre quando, complice lo scirocco, l’incidenza potrebbe essere assai superiore. Io abito in via Milano, proprio di fronte alla partenza dei traghetti. Tutti i residenti di via Buozzi e della parte alta di San Teodoro, nelle ore serali, in particolare d’estate, sono costretti a chiudere le finestre per riuscire a respirare». Senza dimenticare la presenza della centrale dell’Enel che «Continua a depositare il carbone in aree esterne, agendo in deroga alla legge, senza che nessuno intervenga – aggiunge Vezzoni – Se aggiungiamo il traffico veicolare è facile tirare le somme: il diossido di azoto è l’inquinante che negli ultimi 6 anni ha sempre sforato il limite massimo. Ma in via Buozzi, secondo i dati che abbiamo potuto visionare, c’è stato anche il biennio terribile 2006-2008, in cui quasi tutti gli inquinanti superavano i limiti di legge. Poi, grazie al miglioramento dei motori delle automobili e a maggiori controlli, alcuni parametri sono rientrati. Non il diossido di azoto, però, che continua a preoccupare, come l’ozono in Corso Firenze».

    Infine c’è da menzionare anche l’inquinamento acustico causato dai generatori delle navi. In questo senso, le istituzioni rispondono che stanno lavorando all’elettrificazione delle banchine. Tuttavia, secondo Vezzoni «Ci stanno raccontando delle favole. Per elettrificare una banchina sono necessari oltre 4 milioni di euro. Solo per una singola unità navale. Per due, la cifra sale a 9 milioni. Inoltre, una nave da crociera necessita di un rifornimento di energia elettrica pari all’intero quartiere di San Teodoro. Quindi Enel, o un altro operatore, dovrebbe garantire una tale quantità di energia. Tutto ciò, francamente, risulta difficile da ipotizzare».

    Sul tema inquinamento atmosferico «Non c’è la giusta sensibilità e neppure la corretta trasparenza – continua Vezzoni – Se lei va a leggere il bollettino qualità dell’aria sul sito web della Provincia vedrà che spesso i dati relativi alla centralina di via Buozzi riportano la dicitura ND, ovvero non disponibili (in effetti è così, ndr). Il Commissario Fossati nella risposta al Comitato ha ribadito il carattere “pubblico” dei monitoraggi, liberamente consultabili. Inoltre, ha riconosciuto che i valori di via Buozzi sono abnormi, però, ha affermato “è quello che accade in tutta la città”. Ma questa non può essere una giustificazione per non intervenire in alcun modo».
    Per il Comitato Aria Pulita San Teodoro, invece, è necessario agire con alcune misure immediatamente attuabili «Innanzitutto studiando degli obblighi stringenti e facendoli rispettare a traghetti e navi da crociera affinché questi mezzi rilascino fumi inquinanti in misura minore. E poi è possibile installare delle barriere, ad esempio sulla sopraelevata, come quelle presenti in autostrada».
    Insomma, in qualche modo occorre occuparsi delle criticità per proteggere la salute dei cittadini. «La Provincia tende a sminuire ma li posso capire, d’altra parte sono un ente in via di smantellamento – conclude Vezzoni – Però, esiste anche il Comune che ha una responsabilità in questo senso. Eppure finora nessuno si è mosso. Neanche per informare i cittadini ed invitarli a prendere delle misure precauzionali di auto-protezione».

     

    Matteo Quadrone

  • Patto per Pré, un anno dopo: il punto sull’accordo fra Comune e comitati

    Patto per Pré, un anno dopo: il punto sull’accordo fra Comune e comitati

    centro-est-preCi eravamo lasciati a gennaio 2012 con la notizia della firma appena avvenuta del Patto per Prè da parte dei quattro comitati di quartiere Vivi Gramsci, La voce di Pré, Via di Pré l’orgoglio di Genova, La coscienza di Zena, con l’ex sindaco Marta Vincenzi e l’allora Assessore Francesco Scidone. Ma ad un anno e mezzo esatto dalla firma, che ne è stato del Patto? Le proposte presentate sono state realizzate e lo spirito con cui è stata sottoscritta la convenzione è stato rispettato? Su suggerimento di un nostro lettore, siamo andati in Via Pré per parlare con Armando Gallone, membro del comitato di quartiere Via di Pré, orgoglio di Genova.

    All’epoca della firma dell’accordo (diventato poi effettivamente operativo nel marzo 2012), i presupposti erano buoni: da un lato, l’amministrazione comunale si impegnava per il rilancio del quartiere, coinvolgendo i cittadini in varie iniziative ed eventi pubblici, ed incentivando gli esercizi commerciali mediante sgravi fiscali e vantaggi economici a trasferirsi in zona, dando vita anche in questo quartiere al cosiddetto Incubatore di Imprese. Dall’altro lato, le associazioni si sarebbero dovute impegnare a preservare in buono stato e in sicurezza (prevista, ad esempio, anche la presenza di un presidio di polizia fisso) il quartiere e organizzare iniziative per incentivare la partecipazione da parte anche di quei genovesi che non frequentavano abitualmente la zona. Tra le altre cose, era prevista l’apertura su Via Pré dell’ingresso di Palazzo Reale e degli altri edifici storici, con un accordo con l’Università di Genova. E poi, i controlli nelle abitazioni per sconfiggere la piaga dell’abusivismo e per aiutare chi è costretto a vivere in condizioni di disagio. Addirittura erano stati messi nero su bianco 24 punti essenziali, parte integrante del programma dell’amministrazione.

    Il patto per Pré, un anno e mezzo dopo

    mercato-comunale-gramsci-preUna cosa è certa, è fallita l’iniziativa dell’incubatore di imprese (in poco più di un anno abbiamo visto scappare da via Pré dopo una strenua resistenza diversi presidi commerciali che negli ultimi anni si erano distinti e avevano svolto attività importante per il quartiere); e qual’è la situazione per quanto riguarda i restanti punti sottoscritti nel Patto? All’epoca della firma, Marie Noelle Vardi, portavoce del comitato Via di Pré l’orgoglio di Genova commentava la sottoscrizione con entusiasmo ma con altrettanta esasperazione: dal 2004 chi vive nel quartiere si batte per raggiungere uno stato più dignitoso, senza essere ascoltato.

    Vardi metteva la pulce nell’orecchio, facendo notare che la firma, dopo anni di battaglie, arrivava proprio a ridosso delle elezioni. Ed è la stessa Vardi che, interpellata oggi, preferisce non rilasciare dichiarazioni, sostenendo di essere “fuori dalla faccenda”. Strano: sembra che la delusione per l’esito del Patto per Pré sia tale che anche le associazioni all’epoca più attive si siano ritratte (come Via Prè – Orgoglio di Genova) e abbiano preferito piuttosto dedicarsi ad altre attività –culturali, sociali, ecc.-, allentando i rapporti con il mondo politico.

    Armando Gallone, membro della stessa associazione di Vardi, ce lo conferma, ma ci tiene anche a sottolineare quanto in realtà la situazione del quartiere non sia più così grave come anni fa: «Nel corso del tempo, dopo la firma del Patto, abbiamo perso un po’ di entusiasmo e ci siamo staccati, scegliendo di occuparci di arte, organizzazione di mostre, manifestazioni, cultura. Per quanto mi riguarda, faccio parte dell’associazione di quartiere da quando mi sono trasferito ad abitare nei pressi di Via Pré: in quanto membro delle forze dell’ordine, sono arrivato a Pré nel 2004, all’epoca in cui alcuni alloggi erano stati assegnati a polizia e carabinieri, con il compito di presidiare la zona. Risiedendo nel sestiere, compreso tra la Commenda e Piazza dello Statuto, posso parlare con maggior cognizione di causa per quello di cui faccio esperienza quotidianamente: a mio avviso, in questa zona oggi come oggi non ci sono gravi problematiche.
    La situazione è cambiata molto rispetto al 2004, quando sono arrivato qui. Tra 2004 e 2009, infatti, la criminalità era alta e la situazione piuttosto invivibile. Un vero disastro: le diverse etnie “in lotta” tra loro, il degrado urbano, la delinquenza, la circolazione di droghe erano alcuni dei problemi più gravi. Poi, dal 2010 –fino alla firma del Patto nel 2012- la situazione si è appianata e c’è stato un cambiamento: certo, il degrado persiste, in parte, ma Via Pré è ben vivibile e accogliente. Raramente si legge di fatti di cronaca come furti, scippi, omicidi, risse che si verificano in zona (e quando se ne legge sui giornali non bisogna dimenticare che in parte si tratta anche di “montature” mediatiche ed esagerazioni folkloristiche, per far leva sul cliché popolare che vuole il quartiere come criminale e pericoloso). La maggior parte delle volte, ad esempio, i fatti criminosi sono compiuti in Via Balbi, ma per estensione si attribuiscono all’adiacente Pré».

    pre«Oggi, dunque, la situazione appare abbastanza tranquilla e, se ci sono ancora problematiche, si tratta di elementi comuni al 90% delle città italiane e che rientrano nelle difficoltà di gestione proprie delle grandi città. Se la situazione sia migliorata proprio grazie alla firma del Patto, non saprei dirlo. Di certo è stato un segno di svolta importante per la zona, e anche l’impegno bilaterale di amministrazioni e associazioni è stato di sicuro di giovamento. A ben vedere, tuttavia, non sembra che il Patto in sé sia stato un fattore così altamente discriminante per la ripresa della zona: pochi dei punti previsti sono stati toccati ed attuati, e per lo più non in toto ma solo parzialmente. Ad esempio, il caso dell’apertura degli ingressi dei palazzi storici di Via Balbi: non c’è, se non saltuariamente, in occasione di mostre o eventi specifici. Il presidio militare: non c’è, e non potrebbe nemmeno esserci. Non avrebbe senso impiegare forze militari per presidiare una zona (a bassa densità criminale) in cui i crimini che si riscontrano sono di lieve entità. Il presidio era stato richiesto, all’epoca, dalle associazioni di quartiere, ma si capiva da subito che questa non era una strada praticabile: anche qualora le amministrazioni avessero accolto la richiesta, si sarebbero soltanto acuite le tensioni in zona».

    «Altro problema, il più importante, quello dell’abusivismo che, lungi dall’essere sconfitto, rappresenta una piaga per Pré. I controlli non vengono effettuati, se non su segnalazione da parte di privati, anche se tutti sono ormai a conoscenza della situazione. Qui si vive ancora nel degrado, con oltre 30 persone in appartamenti miseri e piccolissimi, ma nessuno sembra avere interesse a combattere questa pratica, perché farlo vorrebbe dire dover smuovere molte altre questioni di carattere sociale, ma anche economico e politico. Infine, oltre all’abusivismo abitativo, anche quello commerciale: molti locali che si presentano come –ad esempio- lavanderie o esercizi di altro tipo, celano retrobottega pieni di alcolici e generi alimentari, venduti di contrabbando, a danneggiare l’economia degli altri commercianti della zona. E soprattutto, da poco si è aperta una nuova questione: dopo la chiusura da parte del Comune del campo nomadi di Bolzaneto, si è deciso che alle persone di etnia rom saranno assegnati nuovi alloggi tra quelli comunali, nel centro storico. In Via Pré ci sono una serie di alloggi destinati a questo scopo, che saranno occupati dai rom già a partire dal mese di agosto. E questo, è un mio personale parere, non potrà che accrescere lo scompiglio».

     

    Elettra Antognetti

  • Coordinamento per Quarto, ex manicomio: l’incontro al Ducale

    Coordinamento per Quarto, ex manicomio: l’incontro al Ducale

    manicomio-quarto-D1Nella giornata di ieri, venerdì 5 luglio, presso la Sala del Minor consiglio a Palazzo Ducale si è svolto l’incontro del Coordinamento per Quarto in merito al futuro dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto (un tema che Era Superba segue da tempo con attenzione).

    I membri del Coordinamento, nato circa un anno fa dalla volontà dei cittadini di protestare contro la (s)vendita della struttura a privati, hanno voluto fare pubblicamente il punto della situazione.

    Come affermato dai suoi componenti durante l’incontro, il termine coordinamento vuole sottolineare l’esigenza che si è venuta a creare di tenere insieme tante istanze, ovvero dare modo ai tanti soggetti coinvolti di partecipare al dibattito sul futuro dell’area arrivando così alla soluzione migliore per l’interesse comune. Gli individui sono al centro del progetto, prevale la convinzione che il successo dell’iniziativa risieda nella dimensione relazionale. La soddisfazione maggiore dei suoi membri è che il Coordinamento per Quarto sia stato un motore per le istituzioni, in grado di avvicinare maggiormente la politica alle proposte e alle necessità delle persone.

    Il Coordinamento in questi mesi ha messo al vaglio una serie di problematiche e di possibili soluzioni, l’idea condivisa è che comunque si debba arrivare al massimo ad una tripartizione dell’area tra pubblico, sanitario e privato, anche se per quest’ultimo la necessità è avvertita più dalle istituzioni per motivi di bilancio che non dai cittadini. A sostegno dell’iniziativa sono intervenuti gli architetti Giovanni Spalla e Lucio Ruocco, entrambi hanno presentato ipotesi di progetto che venissero incontro a queste esigenze ottimizzando però gli immobili esistenti e salvaguardando così la bellezza urbanistica della zona e i suoi spazi verdi.

    manicomio-quartoA livello istituzionale è intervenuto l’Assessore Regionale alla Sanità Claudio Montaldo che ha parlato dello sforzo congiunto fra Comune e Regione per venire a capo della situazione, ringraziando il Coordinamento per aver aperto il dibattito.
    E’ intervenuto anche il vice sindaco Stefano Bernini che ha affermato: «Abbiamo sicuramente imparato qualcosa da questo percorso come amministratori. Prima di vendere bisognava capire e pensare meglio alle esigenze territoriali», dando merito così al lavoro dei cittadini che hanno deciso di opporsi ad una decisione presa dai loro amministratori e affermando inoltre: «Lo sforzo congiunto in un tavolo di lavoro ha portato a rimediare in gran parte agli errori delle vendite».

    Nerio Farinelli, presidente del Municipio Levante, ha invece ricordato quanta strada ci sia ancora da fare per definire la situazione dell’ex manicomio: «Se guardiamo alla vendita al ribasso tentata un anno fa ci sono stati passi avanti, ma rispetto ai tavoli di lavoro di febbraio c’è una situazione di stand-by inspiegabile» a cui ha risposto l’architetto Silvia Capurro, funzionaria del Comune e redattrice dell’accordo di programma sulla questione, sostenendo che questi ultimi mesi siano stati utilizzati per venire a capo della situazione causata dalle vendite pregresse degli immobili che si è dovuto far rientrare in possesso degli enti pubblici.
    Sulla situazione hanno garantito il loro interessamento i consiglieri regionali della Lista Biasotti, Pellerano e Siri, che da tempo seguono la vicenda.
    Sono intervenuti inoltre uno psichiatra e dei parenti di alcuni tra gli 80 pazienti psichiatrici ancora ricoverati nella struttura e un rappresentante dell’Associazione disturbi alimentari, che hanno evidenziato come si debba prestare la massima attenzione alla loro situazione.
    Per concludere c’è stato il saluto del presidente di Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura, Luca Borzani, che ha elogiato il lavoro del Coordinamento definendolo: “Capitale sociale”.

     

    Giorgio Doria

  • Valletta San Nicola: modifica al Puc e acquisto da parte del Comune

    Valletta San Nicola: modifica al Puc e acquisto da parte del Comune

    Valletta Carbonara San NicolaLe proteste rumorose dei comitati No Tav e dei dipendenti di Tursi, che si sono presi di diritto la prima pagina dell’ultima seduta del Consiglio comunale, hanno fatto passare un po’ sottotraccia un’importante mozione che delinea, con precisione, il futuro della Valletta Carbonara – San Nicola.

    L’area, che si estende per circa 25 mila metri quadrati alle spalle dell’Albergo dei Poveri, potrebbe presto passare nella piena disponibilità del Comune di Genova. Già da tempo, l’amministrazione ha mostrato interesse per il futuro della Valletta rinunciando, ad esempio, al trasloco ai parchi di Nervi della collezione di felci storiche, curata nelle serre di San Nicola da Aster. Ma con l’approvazione, trasversale e quasi unanime (30 voti favorevoli, astenuta Vittoria Musso della Lista Musso e presenti non votanti il presidente Giorgio Guerello e Paolo Veardo del Pd), della mozione presentata in aula da Marianna Pederzolli (giovane consigliere in quota Lista Doria), iniziano a muoversi anche i primi passi concreti. Nel documento, infatti, sindaco e giunta si impegnano a modificare la destinazione d’uso dei terreni all’interno del nuovo Piano urbanistico cittadino, per vincolarli alle loro funzioni di area pubblica a uso florovivaistico, come previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole.

    «Attualmente – ha spiegato Pederzolli – il Puc qualifica la Valletta come Distretto di Trasformazione Locale. Benché le linee di pianificazione prevedano il mantenimento della vocazione agricola, con questo inquadramento, nulla impedirebbe in un futuro prossimo di modificarne sensibilmente l’assetto fisico, ad esempio con la costruzione di parcheggi e villette. Chiediamo, pertanto, alla giunta di vincolare l’area a una disciplina paesaggistica speciale, che escluda ogni possibilità di nuova edificazione, di variazioni di destinazione d’uso, di ampliamento delle superfici agibili e di allestimento di posti auto di superficie o sotterranei».

    Un vincolo forte, che dovrebbe far perdere all’area qualsiasi valore edile e spingere la Regione, attuale proprietaria attraverso la commissariata Azienda pubblica di servizi alla persona “Emanuele Brignole Sale”, al passaggio definitivo dei terreni nelle mani del Comune di Genova.

    Tanto più che sembra essere venuto meno anche un altro grande ostacolo, come ha annunciato l’assessore comunale all’Ambiente, Valeria Garotta: «Come previsto dal patto di stabilità, l’area retrostante l’Albergo dei Poveri finora non poteva essere oggetto di compravendite perché interessata da debiti di affitto. Tuttavia, abbiamo da poco sanato questa situazione e mi auguro che nel 2014 potremmo procedere all’acquisto. In caso contrario, cercheremo comunque di stipulare un nuovo contratto di affitto che dia al Comune la piena disponibilità della Valletta».

    Anche se non in tempi rapidissimi, il polmone verde di San Nicola potrà iniziare il suo percorso verso il pieno recupero, dopo anni di progressivo abbandono. Tre le principali linee di sviluppo del progetto di riqualificazione: la prima riguarda la creazione di un circuito di gestione per orti urbani individuali e collettivi; la seconda mira alla valorizzazione delle serre storiche cittadine come poli di educazione ambientale e di attrazione turistica; l’ultima interessa la promozione di ricerca applicata e produzione di ecotipi vegetali tipicamente locali, che possano dar vita a iniziative economiche innovative e sostenibili, grazie alla creatività dell’imprenditoria giovanile in ottica green.

    Valletta Carbonara San Nicola

    Valletta Carbonara San Nicola

     

     

     

     

     

     

     

    La nuova Valletta Carbonara sarà perciò oggetto di un vero e proprio restyling partecipativo, in cui interlocutori privilegiati saranno i cittadini che hanno dato vita al “Comitato Le Serre”, nato proprio con l’obiettivo di prendersi cura del futuro della Valletta, e gli studenti universitari dell’Albergo dei Poveri e dell’Orto botanico di Ateneo.

    Nella stessa mozione approvata in Sala Rossa si delineano alcuni futuri ambiti di intervento concreto. Il primo riguarda la promozione dell’aggregazione sociale attraverso iniziative ecosostenibili, di educazione ambientale finanche ludiche, impostate sul controllo spontaneo da parte degli abitanti che si faranno carico del presidio dello spazio. Un secondo pacchetto di attività dovrebbe essere dedicato all’imprenditoria giovanile: in particolare, all’assegnazione in comodato d’uso gratuito di alcune aree a progetti innovativi nel settore della green economy, della ricerca e della produzione agro-alimentare, nonché in ambito sociale e culturale. Inoltre, si prevede la realizzazione di un Osservatorio del paesaggio rurale, con la regia delle Facoltà umanistiche dell’Università e dell’Orto botanico, che funga da coordinatore e promotore di azioni di valorizzazione del patrimonio culturale, urbanistico e rurale della città. Una sorta di progetto pilota che possa supportare iniziative analoghe in altre realtà genovesi. Infine, la mozione impegna sindaco e giunta a inserire il recuperato complesso della Valletta Carbonara – San Nicola all’interno dei percorsi museali del centro di Genova.

    Consiglio Comunale Genova

    Numerosi gli interventi in Sala Rossa di consiglieri di maggioranza e opposizioni che hanno sostenuto il documento presentato da Pederzolli, non mancando di sottolineare il lodevole impegno della collega più giovane. Oltre ad Antonio Bruno (FdS), che già nello scorso ciclo amministrativo si era prodigato invano per difendere la causa della Valletta, e a Leonardo Chessa (Sel), che ha lodato l’alto valore di un progetto di «democrazia attiva», sono intervenuti anche Gianpaolo Malatesta (Pd), che ha posto l’accento sull’importanza del coinvolgimento degli studenti universitari, e tre consiglieri del Pdl, Lauro, Grillo e Campora. Quest’ultimo, in particolare, si è detto soddisfatto di essersi finalmente trovato di fronte a un’efficace rete di cittadini che non si è fermata soltanto alla protesta e agli «sbraiti in aula, che ormai contraddistinguono tutte le sedute, ma dalla protesta si è passati alla proposta».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ghettup Tv: i video della Casa di Quartiere in centro storico

    Ghettup Tv: i video della Casa di Quartiere in centro storico

    ghettup-tvIL PRECEDENTE

    Giugno 1985: inaugura nel centro storico di Genova – prima in via San Lorenzo, successivamente a Palazzo Imperiale – la galleria d’arte Leonardi V-Idea, creata da Rosa Leonardi con l’obiettivo di ospitare mostre e iniziative di sperimentazione di video arte (la V del nome della galleria sta appunto per video). La prima mostra è una personale dei GMM (Giovanotti Mondani Meccanici), un collettivo nato nel 1984 e considerato pioniere nella video e computer art in Italia, in anni in cui l’utilizzo dei computer non era così diffuso come oggi.

    Febbraio 2010: in vico Croce Bianca apre GhettUp Casa di Quartiere, uno spazio che fa parte di un più ampio progetto sociale denominato ToGhettoToghether. A seguito di un bando del Municipio Centro Est per i Contratti di quartiere (progetti di riqualificazione di zone urbane in forte degrado), una rete di associazioni guidate dalla Comunità San Benedetto al Porto hanno attivato cinque progetti di riqualificazione del Ghetto, finanziati con 7,5 milioni di euro da Regione e Ministero delle Infrastrutture, uno dei quali è appunto la Casa di Quartiere.

    Qui si svolgeranno attività di vario tipo, gratuite e aperte a chiunque voglia partecipare: corsi di italiano per stranieri, sportello di accoglienza e tutela legale, servizi rivolti alle transessuali che lavorano nel quartiere e la creazione di un laboratorio televisivo e di un giornale di strada.

    IL PRESENTE

    A tre anni dall’apertura della Casa di Quartiere, come procedono i vari progetti che vi trovano spazio? Incontro alcuni membri del comitato di redazione di Ghettup Tv a Palazzo Ducale, in occasione di una loro mostra al Festival di poesia che sarà visibile fino a domenica 23 giugno nella sala Spazio 42Rosso – Cortile Maggiore.

    Come mi spiegano Alexandru Teodorescu e Mostafa Aatif (quest’ultimo autore del testo che vedete in foto, ndr), membri del comitato di redazione, «La tv è solo una delle molte attività che si fanno nella Casa di Quartiere: è nato come laboratorio aperto a tutti di ripresa e montaggio video, soprattutto abitanti del quartiere o persone che lo frequentano per lavoro, a partire dalle transessuali e da chi frequenta la moschea. Non ci piace definirla una “tv di quartiere” intesa come “quartiere – Ghetto”, ma piuttosto un progetto per raccontare tutti i quartieri del mondo. Tra le persone che hanno frequentato i laboratori si è creato un nucleo fisso di persone, curiosamente tutte di nazionalità diverse, che sono diventati il comitato di redazione: ognuno di noi svolge professioni diverse, ma ci riuniamo periodicamente per trovare nuove idee e spunti per i video, con il coinvolgimento attivo di tutte le persone che frequentano la Casa. La tv è autogestita e autofinanziata, disponiamo ancora delle attrezzature acquistate con il primo finanziamento di GhettUp e talvolta realizziamo video su commissione, che promuovono attività culturali, sociali e di impegno civile e che ci permettono di avere piccole sovvenzioni. Inoltre tutto il software che utilizziamo è open source, collaboriamo in questa direzione con Lanterna Digitale».

    Il progetto di GhettUp Tv, che per il momento ha video disponibili solo su YouTube e Vimeo, ma avrà presto un suo sito web, è organizzare in futuro nuovi laboratori per portare nuove persone a conoscere le attività della Casa. In questo senso è fondamentale la collaborazione di Leonardi V-Idea: a coordinare le attività del comitato di redazione è Gianfranco Pangrazio, figlio di Rosa Leonardi. «La mostra qui a Palazzo Ducale espone sia video di GhettUp sia di Leonardi V-Idea – mi racconta Alessandra Visentin L’intento di Rosa era dare spazio ad artisti italiani molto noti all’estero ma quasi per nulla conosciuti nel nostro Paese, come appunto i GMM, ma anche di portare a Genova opere di artisti stranieri. La video arte negli ultimi trent’anni ha avuto infatti un fortissimo sviluppo all’estero, ma assai minore in Italia. Il lavoro di Rosa Leonardi – morta nel giugno 2002 – continua idealmente a GhettUp Tv: portare un’alternativa alle tv commerciali, proprio come lei ha voluto dare valore a forme d’arte alternative e sperimentali».

    Un progetto che non si pone affatto in concorrenza con le emittenti televisive locali e nazionali, quanto piuttosto come un’alternativa: «Chi partecipa a GhettUp Tv propone un tema che desidera documentare “dall’interno”, tendiamo a scegliere quegli argomenti che i media non approfondiscono o che toccano da vicino gli interessi sociali del quartiere. Un esempio è Back Home, una sorta di “sotto-associazione” di GhettUp creata da un gruppo di ragazzi senegalesi che hanno deciso di raccontare com’è veramente la vita in Italia, per evitare l’immagine falsamente positiva che porta moltissime persone a emigrare qui convinti che ci sia un elevato grado di ricchezza e benessere».

    Marta Traverso

  • Scuola di piazza delle Erbe: cantiere fermo, il corteo dei genitori

    Scuola di piazza delle Erbe: cantiere fermo, il corteo dei genitori

    piazza-delle-erbe-d1Un corteo di genitori e bambini, con giochi e accompagnamento musicale, per sollecitare la fine dei lavori per la scuola di piazza delle Erbe: l’evento si svolgerà domani, martedì 11 giugno ore 16.30, e partendo da piazza San Giorgio attraverserà parte del centro storico.

    I cantieri per la nuova scuola, approvati e iniziati nel 2010 da un progetto del 1993, sarebbero dovuti terminare questa primavera.

    Ad anno scolastico terminato, i genitori ancora non hanno risposte certe su dove studieranno i loro figli a partire dal prossimo settembre: attualmente gli alunni delle ex scuole Garaventa e Baliano (rispettivamente elementari e medie) si trovano in uno spazio di via San Giorgio, un edificio però non adeguato alle esigenze dei bambini.

    La manifestazione è organizzata dal Comitato Genitori Garaventa Baliano, con il sostegno di numerose associazioni di quartiere: CIV San Bernardo, Il Ce.sto e Nuova Associazione Giardini Luzzati, Don Paolo Farinella, Ass. Ludovica Robotti, Ass. Consumatori Genovesi, Giuristi Democratici, Co.Ge.De, Ass. Balgasar, Comitato Genitori Embriaco Via Lata, Comitato Genitori Daneo, Città Aperta, il Formicaio, Liberi Cittadini della Maddalena, Gruppo Donne di San Bernardo, , Confesercenti, Associazione Scuola Daneo ONLUS, SOS Scuola, Comitato Genitori Don Milani Colombo, Associazione Culturale Forte Castellaccio.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Acqua pubblica: referendum due anni fa, l’appello del Comitato

    Acqua pubblica: referendum due anni fa, l’appello del Comitato

    acqua2IL PRECEDENTE

    12 e 13 giugno 2011: in Italia si vota per i referendum abrogativi sull’acqua pubblica, l’energia nucleare e il legittimo impedimento. Quattro quesiti, rispettivamente proposti dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua (una rete di numerose associazioni attive su tutto il territorio nazionale) e dal partito Italia dei Valori.

    I primi due temi oggetto dei referendum riguardano (1) modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e (2) determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

    Il quorum è stato raggiunto con il 54,8% dei voti. Tuttavia, fin dai primi mesi successivi il Forum nazionale e i singoli comitati territoriali hanno denunciato la mancata applicazione dei referendum.

    Gennaio 2012: il Comitato Acqua Bene Comune avvia una campagna di obbedienza civile, affinché i cittadini si autoriducano le bollette dell’acqua eliminando la voce relativa a “remunerazione del capitale investito”, abrogata dal referendum.

    Dicembre 2012: l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas approva con una delibera le nuove tariffe per il servizio idrico, che non tengono conto di quanto imposto dal secondo quesito referendario.

    IL PRESENTE

    A due anni dal voto, gli impegni sull’acqua pubblica sono stati mantenuti?

    Su tutto il territorio nazionale sono in corso assemblee, presidi e manifestazioni per spiegare i dettagli della mancata applicazione del referendum. Il Comitato Acqua Bene Comune di Genova intende, proprio in vista di questo anniversario, presenziare alla seduta del Consiglio Comunale di domani (martedì 11 giugno 2013), un’iniziativa a cui «la cittadinanza è invitata a partecipare».

    Come si legge nel comunicato sul loro sito web, «A due anni dal referendum sull’acqua pubblica il Comitato Acqua Bene Comune Genova ricorda che né il Governo, né gli Enti locali si sono adeguati alla legge, votata da 28 milioni di cittadini, che prevede la riduzione della bolletta dell’acqua per una quota pari alla remunerazione del capitale investito (a Genova corrisponde al 22% della bolletta). Dal 2011 a oggi i gestori del servizio idrico si sono appropriati indebitamente dei nostri soldi (68,6 mln di euro) pagati con le bollette, con l’appoggio della politica».

    Una posizione che si lega alle recenti disposizioni su Iren: nel ridisegnare lo statuto della società partecipata che si occupa del servizio idrico,

    Marta Traverso

  • San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    inaugurazione-giardini-carloneIeri (mercoledì 24 aprile), alle ore 17 è stato inaugurato il nuovo spazio verde nei giardini Carlone in via San Bartolomeo del Fossato. All’interno del giardino, al posto di un’aiuola ormai priva di vegetazione, è stata realizzata un’area di ritrovo per gli abitanti del quartiere; si è trattato di una ristrutturazione completa: vicino ai giochi per i bambini è stato allestito uno spazio con due panchine e due tavoli ed è stata effettuata la completa rizollatura della restante parte di aiuola. Grazie all’intervento delle istituzioni è stato inoltre possibile dotare lo spazio di una fontanella che mancava nella zona da anni.

    Lo spazio è stato ribattezzato “L’isola che non c’è”, come ad alludere alle difficoltà di salvaguardare e valorizzare il più possibile le risorse ambientali presenti nella nostra città, anche in zone dove prevale la cementificazione, frutto di discutibili scelte edilizie dei decenni passati.

    L’iniziativa nasce dall’esigenza degli abitanti del quartiere di creare uno spazio che fosse sia un punto di ritrovo sia uno stimolo per creare quel senso di comunità tra vicini che al giorno d’oggi è sempre più raro.

    Per realizzare l’opera i cittadini hanno creato un gruppo di volontariato presieduto da Domenico Morabito; sono stati coinvolti volontari di ogni età, dai pensionati ai bambini, e anche i negozianti della zona, storicamente caratterizzata da una forte identità comunitaria, hanno contribuito con entusiasmo all’iniziativa; si è venuta così a creare una rete che ha permesso la buona riuscita dell’impresa.

    Oltre al passaparola, uno dei principali canali di contatto tra i membri dell’iniziativa è stata la pagina Facebook – Giardini Carlone Via San Bartolomeo Del Fossato(alta) Genova – appositamente creata per l’occasione, dove è avvenuto un costante scambio di idee e opinioni sulla realizzazione e sui progressi dei lavori, il tutto documentato da numerose foto.

    L’iniziativa è stata sostenuta dal Municipio II Centro Ovest e dal Comune, in particolare dal Presidente del Municipio Franco Marenco, dal Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello e dall’Assessore Gianni Crivello, che hanno fatto in modo che l’area fosse raggiunta dall’acqua e hanno fornito ai volontari i materiali per i lavori di rifacimento dell’aiuola, tutto il resto è frutto di donazioni degli abitanti del quartiere.

    Alla giornata inaugurale, svoltasi in un clima molto festoso, dopo il consueto taglio del nastro e la benedizione del parroco, il primo intervento è stato del presidente dell’associazione di volontari Morabito, che ha sottolineato come l’idea di base del progetto sia quella di regalare al quartiere un’area verde dove trascorrere del tempo in compagnia degli amici favorendo così la vita comunitaria; successivamente, in rappresentanza delle istituzioni, ha preso la parola il Presidente del Consiglio Comunale che, dopo aver consegnato una targa di riconoscimento ai volontari, ha elogiato il loro lavoro indicandoli come esempio di cittadinanza attiva in lavori per la comunità.

    In un periodo di crisi come quello che sta vivendo il paese, dove le ristrettezze economiche impediscono alle istituzioni di attuare interventi concreti, iniziative che partono dai cittadini come questa sono fondamentali per la buona conservazione degli spazi comuni che troppo spesso sono lasciati al degrado. Con un po’ di fatica e tanta buona volontà gli abitanti di via San Bartolomeo del Fossato sono riusciti a riqualificare i loro giardini, speriamo che la loro iniziativa possa essere di spunto per altri.

     

    Giorgio Doria