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  • Comune di Genova, l’opposizione “taglia” 8 milioni di euro. A rischio il bilancio 2016 e la giunta Doria

    Comune di Genova, l’opposizione “taglia” 8 milioni di euro. A rischio il bilancio 2016 e la giunta Doria

    palazzo-tursi-aula-dietro-D7Un doppio colpo di mano dell’opposizione, sostenuta anche da tutti i transfughi del Pd e, almeno in un caso, da un consigliere che ancora appartiene alle fila dei dem, mette in crisi la tenuta del bilancio previsionale 2016 del Comune di Genova e, ancora una volta, quella della maggioranza (?) che sostiene (?) il sindaco Marco Doria.

    Imu-Tasi, l’opposizione taglia aliquote su canoni concordati e case signorili

    La notizia, ormai, è nota. Nel corso del Consiglio comunale di martedì 26 aprile la giunta Doria è andata due volte sotto sulla delibera che decide le aliquote e le detrazioni sulla tassazione Imu-Tasi sulla casa per il 2016. L’aula, con parere contrario dell’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, ha infatti approvato due emendamenti che, secondo i primi calcoli, provocano mancanti introiti alle casse di Palazzo Tursi per circa 8 milioni di euro, rendendo il bilancio stesso praticamente insostenibile.
    Il primo emendamento, proposto dal Movimento 5 Stelle, fa scendere l’aliquota per i canoni concordati (l’anno scorso 19500 in tutto il Comune) dallo 0,85% allo 0,58% e provocherebbe minori introiti per circa 3,8 milioni: la modifica è stata accolta con 20 voti favorevoli (tutta l’opposizione, compresi i due consiglieri di Federazione della Sinistra e i tre di Percorso comune); contrari solo i 17 consiglieri, sindaco compreso, che rappresentano ormai a stretta maggioranza della giunta Doria che, nei fatti, maggioranza non è più.
    Il secondo emendamento, riguarda la decurtazione del 50% del canone per l’abitazione principale di categoria A1 (abitazioni di tipo signorile, l’anno scorso 4163 nel territorio comunale ma non tutte “prime case”), che passa da 0,58% a 0,29%. La modifica è stata proposta da tutta l’opposizione ed è passata con 19 voti favorevoli, compreso quello del franco tiratore del Pd, Paolo Veardo; contrari i restanti 16 consiglieri di maggioranza, sindaco compreso, e i due rappresentanti di Federazione della sinistra.

    Bilancio 2016 e giunta in crisi: i numeri che mancano

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D2E dire che, poco prima del voto, lo stesso assessore Miceli aveva illustrato all’aula i conti previsionali per il 2016, in cui è necessario affrontare minori trasferimenti dallo Stato per altri 8 milioni di euro rispetto all’anno scorso.
    Dopo l’approvazione degli emendamenti, l’assessore molto scosso avrebbe pensato alle dimissioni. D’altronde, se il bilancio non trovasse l’equilibrio, sarebbe inevitabile l’arrivo di un commissario che, per prima cosa, alzerebbe tutte le aliquote e ridurrebbe tutte le agevolazioni per far quadrare i conti.
    In serata, però, lo stesso Miceli sembrava essere tornato a più miti consigli e volersi concentrare con gli uffici comunali per trovare una soluzione tecnica e politica possibile per salvare il bilancio. L’assessore ha però ricordato che «un emendamento che abbassa la tassazione sulle case signorili e rischia che venga intaccata la capacità di spesa per i servizi sociali e il trasporto pubblico è irresponsabile. Così si mette in discussione l’equilibrio di bilancio e si corre il rischio di togliere finanze ai cittadini più bisognosi».

    Per “metterci una pezza”, una strada potrebbe essere quella di portare in aula una nuova delibera che ripristini la situazione precedente all’approvazione degli emendamenti. Ma, al di là della fattibilità tecnica, Doria e assessori dovrebbero trovare i voti per far approvare dal Consiglio comunale una decisione in tal senso.

    A conti fatti, la maggioranza è ormai una minoranza. Sulla carta, compreso il proprio, i voti su cui il sindaco può contare sono solo 17 su 41, ovvero gli 8 consiglieri del Pd rimasti all’interno del gruppo e gli 8 di Rete a Sinistra (6 Lista Doria, 1 a testa Sel e Possibile). L’ago della bilancia, come ormai d’abitudine in Sala Rossa, è rappresentato dai 3 consiglieri di Percorso comune (Caratozzolo, Vassallo e Gozzi), gli ultimi ad aver abbandonato il Partito democratico, e dai 3 consiglieri del gruppo Misto ex Idv (Anzalone, De Benedictis e Mazzei). Poi, ci sarebbero anche i 2 rappresentati dell’Udc (Gioia e Repetto) che, pur essendo formalmente all’opposizione, in passato hanno spesso rappresentato un’importante ciambella di salvataggio per Doria; ma questo accadeva soprattutto prima che il centrodestra si insediasse in Regione con Giovanni Toti.

    Il bilancio previsionale 2016: da “lacrime e sangue” a “resistenza alla resa”

    tagli trasferimenti governo bilancio comune genovaIntanto, i documenti che riguardano il bilancio verranno esaminati da tutte le commissioni competenti a partire da lunedì prossimo. A differenza dello scorso anno, quello del 2016 non sarà più un bilancio in due tempi perché, almeno fino agli emendamenti dell’opposizioni, le entrate prevedibili erano pressoché certe. Se negli anni passati il bilancio preventivo del Comune di Genova era stato definito “drammatico” o di “lacrime e sangue”, per il 2016 l’assessore Francesco Miceli, presentandolo alla stampa, lo aveva sintetizzato come «di resistenza alla resa».

    «Questo è il quinto bilancio della nostra amministrazione – ricorda il sindaco Doria, il cui mandato era iniziato proprio con la gestione dei conti previsionali per il 2012 – in cui il Comune è in grado di presentare conti puliti, corretti, rispettando indicazioni e condizionamenti che la politica economica del governo ha dato ai Comuni italiani. Non abbiamo mi sforato il patto di stabilità, abbiamo progressivamente ridotto l’indebitamento Comune di Genova proseguendo il percorso già iniziato nel precedente ciclo amministrativo, dando un contributo notevolissimo a tenere in ordine i conti di un Paese a rischio di tracollo finanziario e che ha accollato ai Comuni i maggiori oneri per tenere in piedi il sistema della finanza pubblica».

    Come riportato dall’agenzia Dire, a livello complessivo, l’equilibrio si attesta attorno 1,668 miliardi di euro, che ne fanno il sesto bilancio comunale in Italia. La parte corrente, invece, si ferma a poco meno di 816 milioni di euro, con una contrazione di circa 12 milioni rispetto al bilancio preventivo del 2015. Le minori risorse sono dovute sostanzialmente a ulteriori tagli arrivati dal governo centrale per complessivi 7,75 milioni, compreso circa 1 milione di differenza da un mancato completo risarcimento degli introiti dall’eliminazione della tassazione sulla prima casa (circa 72 milioni nel complesso).

     «Dal 2011 a oggi – ha spiegato l’assessore Miceli – abbiamo ricevuto tagli complessivi per quasi 165 milioni di euro. Basti pensare che partecipiamo al Fondo di solidarietà comunale per 78 milioni ma ce ne tornano solamente 59».

    Non va dimenticato però che, l’anno prossimo, a Genova si andrà a votare per il rinnovo dell’amministrazione. Ecco, allora, che il sindaco Marco Doria la settimana scorsa annunciava che «spenderemo tutto quello che saremo in grado di poter spendere, nei limiti della sostenibilità di bilancio, senza aumentare il debito pubblico ma neppure senza premere sull’acceleratore per la sua riduzione». Tradotto, ci potranno essere nuovi investimenti, soprattutto sul capitolo manutenzioni, benché la possibilità dell’amministrazione di contrarre debiti sia limitata: «Non esiste più il patto di stabilità – spiega l’assessore Miceli – ma il bilancio del Comune deve stare comunque in equilibrio e dobbiamo sottostare ad altri vincoli come quello di indebitamento massimo di circa 70 milioni e adesso siamo attorno ai 56 milioni. E va considerato che una quota va sempre tenuta per eventuali somme urgenze». Le previsioni comunque parlano di un debito complessivo che scenderà sotto il muro di 1,2 miliardi di euro, con una contrazione di oltre 200 milioni nel giro di 12 anni. «E’ una cifra che va considerata non solo in valore assoluto – chiosa Miceli – ma per il suo valore anticicliclo. Mentre lo Stato aumenta il debito, gli enti locali pesano sulla spesa pubblica nazionale solo per 6-8% e il debito rappresenta solo 2% di quello complessivo».

    Per quanto riguarda gli investimenti, invece, nel complesso il Comune ha previsto per il 2016 circa 172 milioni di euro, tutti frutto di finanziamenti interni, tra tasse, avanzi di bilancio precedenti, indebitamenti e altre entrate.
    A proposito di entrate, la voce principale è naturalmente rappresentata dalle tasse pagate dai cittadini che contribuiscono per oltre 402 milioni, pari al 49,36% del gettito complessivo. Le direzioni comunali, invece, potranno spendere 82,7 milioni almeno finché non interverranno variazioni di bilancio. Il totale è di circa 7 milioni inferiore allo scorso anno.

    Prima dell’approvazione degli emendamenti sulle aliquote Imu-Tasi i tagli avrebbero inciso solo in minima parte sul sociale (900 mila euro in meno rispetto all’anno scorso) e sulle scuole (20 mila euro in meno). Rispetto al bilancio preventivo dell’anno scorso, nessun taglio dei contributi era previsto per Amt, anche se la cifra (86,8 milioni di cui 29,1 di contributo diretto del Comune) è inferiore di 2,4 milioni rispetto alla partita scritta nel bilancio consuntivo 2015 ma l’assessore Miceli aveva assicurato che nel corso dell’anno sarebbe stata garantita la continuità aziendale.
    A livello consolidato, sommando le capacità di spesa corrente e in conto capitale, e quindi anche il costo del personale, il settore in cui Palazzo Tursi spende di più è proprio quello relativo a trasporti, manutenzioni e mobilità (185 milioni in conto capitale, 137 milioni in parte corrente); segue lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio (36 milioni in conto capitale, 143 milioni di parte corrente), il cui dato è tuttavia inficiato dalla tariffa dei rifiuti. Al terzo posto le politiche sociali (17 milioni in conto capitale, 77 milioni in parte corrente).

    Ma il sindaco ricorda che «i bilanci vanno letti sia come preventivo che come consuntivo. le cifre che vengono spese sono da vedersi soprattutto a fine anno. Lo dico perché in quattro anni, tutte le volte, siamo stati costretti ad approvare un bilancio previsionale ad anno abbondantemente iniziato e poi operare in corso d’opera variazioni anche significative che ci consentivano di realizzare le nostre politiche. Questo perché, in anni di tagli, l’impegno dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di garantire una spesa per i servizi sociali che non venisse falcidiata, massacrata perché la riteniamo politicamente qualificante».

  • Ex Magazzini del Sale, ecco il progetto di riqualificazione del Comune. Quale futuro per il CSOA Zapata?

    Ex Magazzini del Sale, ecco il progetto di riqualificazione del Comune. Quale futuro per il CSOA Zapata?

    concerto-zapataUn investimento da 3 milioni e 380 mila euro in 10 anni, da reperire anche attraverso finanziamenti nazionali e bandi europei. A tanto ammonta la stima degli uffici comunali per il progetto di riqualificazione degli ex Magazzini del Sale, la struttura (realizzata a metà Ottocento per raccogliere il sale arrivato dal porto e pronto alla commercializzazione e dichiarata di interesse culturale nel 1987) che sorge sullo “spartiacque” tra lungomare Canepa e via Sampierdarena per una superficie complessiva di circa 2200 mq. Ampliamente sottoutilizzato e sfruttato solo sul versante est dal Club Petanque Sampierdarena (che utilizza anche uno spazio esterno con relativa tensostruttura, su concessione del Demanio Portuale) e su quello ovest dal CSOA Zapata (che ha occupato gli spazi nel 1996 venendo poi a un accordo per l’utilizzo con la prima giunta Pericu), l’immobile è attualmente di proprietà demaniale ma potrebbe presto diventare parte del patrimonio di Palazzo Tursi nelle more del federalismo demaniale e culturale, con una procedura del tutto identica a quella intrapresa per i Forti (qui l’approfondimento).

    Il progetto del Comune di Genova

    [quote] Il cronoprogramma prevede lavori dal 2017 al 2021, per costi intorno ai 2 milioni di euro. Un altro milione è previsto per la strutturazione di nuovi spazi interni, che si realizzerà tra il 2021 e il 2024, ed esterni, tra il 2022 e il 2025. Infine, è già stata prevista un’ultima fase per la riqualificazione del tessuto urbano circostante, per cui il Comune vorrebbe investire ulteriori 1,2 milioni di euro, oltre ai 3,4 milioni destinati alla struttura[/quote]

    L’amministrazione ha quindi predisposto il piano di riqualificazione necessario per stipulare il passaggio di proprietà gratuito dal Ministero al Comune, con il nulla osta della Sovrintendenza. «Di fatto – dice la consigliera Monica Russo, molto attiva nel quartiere – gli spazi dei Magazzini del Sale sono già ora a disposizione della collettività grazie alle attività culturali extra-sportive organizzate nei locali della bocciofila: chiunque abbia proposte in tal senso può chiedere alla bocciofila di essere ospitato». E così, in linea di massima, dovrebbe restare anche dopo la riqualificazione: il progetto stilato dagli uffici comunali parla, infatti, di un serbatoio multifunzionale con interesse pubblico e diversi filoni di attività culturali e sociali. Sicuramente uno spazio (nella zona di levante, quella più vicina al centro città) sarà affidato direttamente al Municipio Centro Ovest che lo gestirà in totale autonomia, anche grazie alla prevista passerella di collegamento con i vicini uffici municipali. Garantita anche la sopravvivenza della realtà sportiva, con gli spazi della bocciofila che saranno riorganizzati anche a seguito dell’intervento di allargamento di Lungomare Canepa. Infine, è previsto un non meglio definito filone “socio-culturale” per le attività negli spazi rimanenti.

    «Il piano di valorizzazione – spiega l’assessore al Patrimonio, Emanuele Piazza – prevede maglie piuttosto larghe. I tempi lunghi di attuazione ci garantiscono una buona sicurezza sull’effettiva possibilità di portare a termine l’intervento: in caso di ritardi, infatti, la legge dice che il bene dovrebbe tornare automaticamente al Demanio. Inoltre, la definizione ancora piuttosto generica delle attività che si andranno a insediare consente di entrare successivamente nel merito attraverso un percorso di partecipazione (richiesto a gran voce da molti consiglieri, soprattutto del M5S, ndr) con un confronto diretto con i cittadini».

    Così, una prima fase di messa in sicurezza del bene esistente, soprattutto per quanto riguarda la testata est, con un costo di 263 mila euro totalmente accollato al Comune, dovrebbe concludersi entro fine 2016. Successivamente partirebbe il recupero vero e proprio dell’immobile e il suo adeguamento funzionale e tecnologico: il cronoprogramma prevede lavori dal 2017 al 2021, per costi che si aggirano attorno ai 2 milioni di euro. Un altro milione, invece, è previsto per la strutturazione di nuovi spazi interni, che si realizzerà tra il 2021 e il 2024, ed esterni, tra il 2022 e il 2025. Infine, è già stata prevista un’ultima fase per la riqualificazione del tessuto urbano circostante, per cui gli uffici di Tursi pensano di investire circa 1,2 milioni di euro, oltre ai 3,4 milioni destinati alla struttura in senso stretto.

    Costo o investimento?

    ex-magazzini-saleIl progetto, dunque, se dovesse essere avvallato dal Consiglio comunale, inciderà non poco sul bilancio del prossimo ciclo amministrativo. E proprio sulla voce costi sono nate parecchie perplessità sui banchi della Sala Rossa: «Stiamo parlando di un investimento di 330 mila euro all’anno per 10 anni – dice il capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia – ma se abbiamo questi soldi per la gestione del Patrimonio comunale perché non andiamo a investirli dove c’è bisogno, ad esempio nella ristrutturazione degli edifici scolastici?».

    Sul punto, la risposta dell’assessore Piazza non ammette repliche: «Certamente l’acquisizione dei beni è un costo per il Comune dal punto di vista della messa in sicurezza e della riqualificazione ma non può sfuggire che altrimenti questi luoghi resterebbero vuoti urbani che generano degrado e alti costi sociali. E una città come Genova che dagli anni ’70 è decresciuta di circa 250 mila persone, ovvero l’equivalente di cinque città di Savona, questi spazi pubblici e privati sono molti. Sicuramente abbiamo altri interventi prioritari, come la messa in sicurezza degli edifici scolastici, ma con interventi progressivi dobbiamo tenere conto anche di questi beni che oggi sono criticità ma domani possono diventare un’opportunità di servizio per il territorio, a fini culturali e ricreativi e, perché no, anche per le imprese. Insomma, cerchiamo di passare dal degrado alla vivibilità anche grazie a una buona collaborazione con Demanio e Sovraintendenza».

    L’amministrazione, almeno questa volta, sembra piuttosto consapevole dei rischi soprattutto economici a cui va incontro. «La messa in sicurezza degli ex Magazzini – entra nel merito l’assessore – sarà inserita nel prossimo Piano triennale dei Lavori pubblici mentre per la restante parte dei fondi si cercherà di affidarsi non solo alle casse comunali ma anche a bandi europei, ad esempio legati alle fonti energetiche autoalimentate, e a fondi nazionali voluti dall’Anci e messi a disposizioni dal Mef proprio per il federalismo demaniale. In ultimo, esattamente come avverrà per i Forti, non dobbiamo dimenticarci l’importanza della compartecipazione pubblico-privato, legata a concessioni agevolate del bene in vista di una sua valorizzazione».

    Il futuro del CSOA Zapata

    zapataViene da chiedersi come mai queste rimostranze da parte dei consiglieri non siano state fatte al momento della presentazione dell’intero processo di acquisizione gratuita dei beni dal Demanio quando, come avevamo già avuto modo di sottolineare, era già piuttosto evidente che si sarebbe trattato di un probabile bagno di sangue per le casse di Tursi. Eppure, allora, se non da un favore unanime, il percorso non era certo stato accolto da una levata di scudi: ora, sembra essere troppo tardi, e il rischio è che la contrarietà a questo progetto nasconda altri malesseri politici, ad esempio legati al futuro del CSOA Zapata.

    A proposito, che ne sarà di questi spazi occupati ormai da quasi vent’anni? Se la bocciofila (che ha un contratto di locazione con il Demanio in scadenza tra 4 anni e dovrà per forza di cose essere ereditato da Tursi) è al sicuro seppure con qualche riorganizzazione spaziale, qualche dubbio in più sembra esserci per il centro sociale. La sensazione, comunque, è che in quel generico terzo filone di attività socio-culturali previsto per la riqualificazione degli spazi sia sottointesa una sorta di legittimazione delle attività portate avanti dai giovani del centro sociale ma che il Comune stia ancora cercando la strada per poter formalizzare un accordo in tutto e per tutto legale sulla gestione degli spazi. Una trattativa che non si preannuncia facilissima anche perché, dopo la rottura del tavolo di coordinamento centri sociali-amministrazione (voluto da don Gallo con la giunta Vincenzi) in seguito allo sgombero del LSOA Buridda dalla vecchia sede di via Bertani, i rapporti vanno ricuciti.

    Sul tema, la discussione in Commissione a Tursi si è fatta calda. «Dobbiamo discutere del futuro del centro sociale, magari prima di mandare i celerini a sgomberare» ha avvertito Mauro Muscarà (M5S) facendo evidente riferimento a quanto successo in via Bertani. «Si parla sempre di sociale e culturale ma mai di commerciale: dobbiamo pagare noi i conti mentre sono gli altri a divertirsi» si lamenta Stefano Anzalone del Gruppo Misto. «Se lì dentro ci fosse Casapound saremmo lo stesso così compresivi?» tuona, un po’ a sorpresa, il consigliere PD Giovanni Vassallo, che aggiunge: «Se sei in un spazio pubblico, almeno una lira la devi pagare, secondo quanto dicono le norme. La linea politica non può essere che se sei un centro sociale di sinistra fai quello che vuoi; la linea deve essere che tutte le posizioni vanno regolarizzate, pagando un canone che ovviamente deve essere di molto calmierato se hai una funzione sociale».

    Restando in casa Pd, il capogruppo Farello ricorda però che «lo Zapata non è frutto di un’occupazione abusiva: il centro sociale è stato messo lì dalla prima giunta Pericu. Non dobbiamo dimenticarci, però, che quando approveremo il nuovo regolamento della movida, buona parte delle attività che si svolgono in quelli spazi diventeranno illegali». Dall’altro versante, il consigliere Gianpiero Pastorino (Sel) si dispiace del fatto che «ragazzi figli di cittadini di Genova e di Sampierdarena vengano etichettati come abusivi. I pregiudizi non devono entrare in quest’aula perché anche questi cittadini hanno diritto di esprimersi in questa città». Il compagno di partito Chessa ricorda che «la riqualificazione di quel rudere è iniziata proprio quando è partita l’occupazione da parte dello Zapata per cui è indispensabile arrivare a un accordo con i ragazzi, anche attraverso un canone simbolico che dia vita a un rapporto legalitarioNon posso non sottolineare che questa giunta ha contribuito a rompere il rapporto con i centri sociali che aveva provato a intavolare la giunta Vincenzi, peraltro con effetti paradossali che laddove si è sgomberato un immobile peraltro non ancora venduto, si è dato via a un processo che ha portato all’occupazione di un altro spazio di gran lunga migliore per il centro sociale. Resta il fatto che un rapporto vada recuperato». Infine, Clizia Nicolella di Lista Doria sottolinea come «in contesto sociale fortemente mutato da una crisi economica senza precedenti, è compito dell’amministrazione valutare non tanto l’ormai  difficile monetizzabilità della concessione di spazi pubblici quanto piuttosto il ritorno per la collettività in termini più globali».

    La sintesi spetta naturalmente alla giunta: «Una volta che entreremo in possesso del bene – assicura l’assessore Piazza – vedremo quali sono i diritti acquisiti di chi attualmente occupa gli spazi degli ex Magazzini del Sale e cercheremo di capire come procedere. È evidente che tutte le assegnazioni dovranno avvenire secondo norme di legge ma è altrettanto evidente che il Comune possa concedere sconti sul canone di affidamento anche fino al 90% se vengono riscontrati forti interessi culturali e sociali per l’attività svolta da chi gestisce gli spazi». Insomma, un accordo sembra possibile. Almeno a parole.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Sicurezza idrogeologica, grandi opere e manutenzione dei torrenti: lo stato dei lavori

    Sicurezza idrogeologica, grandi opere e manutenzione dei torrenti: lo stato dei lavori

    alluvione3-DITorna di nuovo a suonare la campanella per il Consiglio comunale di Genova. Il primo giorno di lavori dopo la pausa estiva non presentava all’ordine del giorno discussioni particolarmente calde, in attesa delle patate ben più bollenti che giungeranno in Sala Rossa con l’arrivo dell’autunno (una su tutte: la ventilata ipotesi di privatizzazione di Amiu). Ma, a proposito di autunno, inizia a crescere l’attenzione su uno dei temi più cruciali per la fragilità del nostro territorio ovvero il suo assetto idrogeologico e la situazione dei grandi e piccoli lavori di manutenzione nelle zone critiche della città e negli alvei dei torrenti. La stagione delle grandi piogge è quasi alle porte e il timore dei genovesi è che, al di là degli annunci politici, ancora poco o nulla sia stato fatto per evitare il tragico ripetersi di eventi a cui, purtroppo, ci stiamo abituando. La ripresa dei lavori del Consiglio comunale ha così offerto l’opportunità all’assessore alla Protezione Civile, Gianni Crivello, per fare il punto della situazione sui cantieri aperti e i lavori pronti a partire, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del consigliere Alberto Pandolfo (PD). «L’amministrazione – ha detto l’assessore – non ha alcun interesse a nascondere informazioni o eventuali criticità che dovessero sorgere rispetto agli interventi previsti. C’è la massima disponibilità, com’è già stato fatto in alcuni casi, a incontrare la cittadinanza per spigare i lavori e, qualora fosse possibile, anche ad accogliere qualche utile suggerimento».

    scolmatore-fereggiano-tracciatoPartiamo dallo Scolmatore del Fereggiano, un intervento di cui a lungo abbiamo parlato sulle pagine di Era Superba, voluto a suo tempo con grande forza dall’amministrazione genovese che temeva di vedere esclusivamente come una chimera l’arrivo dei finanziamenti statali per completare le opere di messa in sicurezza anche del Bisagno. Con il cantiere già allestito qualche settimana prima del previsto, l’area è stata formalmente consegnata nelle mani della ditta appaltatrice il 4 luglio. I lavori, dunque, dovranno terminare contrattualmente entro il 4 agosto 2018. «Sul Fereggiano – assicura Crivello – stiamo procedendo con regolarità: l’area di cantiere è stata approntata e al momento si stanno realizzando le strutture di sostegno per la costruzione dell’armatura dello scolmatore. Entro la prossima settimana inizierà anche lo spostamento della condotta fognaria». Tutti i lavori al momento sono in corso di esecuzione all’interno della galleria che passa sotto Corso Italia.

    Procedono anche i cantieri del secondo lotto/secondo stralcio sulla copertura del Bisagno. L’area era stata consegnata alla ditta appaltatrice lo scorso 14 aprile e i lavori dovrebbero concludersi entro agosto 2017. L’allestimento del cantiere ha creato qualche difficoltà di troppo agli esercizi commerciali, come abbiamo letto nelle scorse settimane. «Abbiamo incontrato alcuni commercianti – spiega l’assessore – e stiamo cercando di mitigare le difficoltà: certo, azzerarle sarà impossibile ma dobbiamo tenere conto che gli interventi che si stanno facendo, una volta portati a termine, azzereranno qualsiasi rischio di alluvione e allegamento nella zona». Attualmente sono in corso di realizzazione i lavori preliminari per lo spostamento di tutte le sottoutenze («Un lavoraccio» commenta Crivello) mentre la demolizione e la ricostruzione della copertura (così come avvenuto per il primo lotto, nella zona più prossima alla Foce) inizieranno nel 2016. In parallelo, è partita lunedì la Conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto esecutivo del terzo stralcio del secondo lotto, quello in zona stazione Brignole e che comprenderà, tra le altre cose, anche l’abbattimento del Bruco. Entro la fine dell’anno dovrebbe essere tutto pronto per lanciare il bando («E sarebbe un gran bel risultato» chiosa Crivello).

    Torrente Bisagno

    Terzo grande intervento è quello che riguarda lo Scolmatore del Bisagno. La Regione sta ultimando le procedure per l’estensione dell’incarico di progettazione in seguito ai necessari adeguamenti per il progetto esecutivo. Intanto, rispondendo alle paure dei cittadini della zona che hanno scritto all’amministrazione di non essere disposti a sopportare il benché minimo disagio, i progettisti hanno mitigato la previsione di impatto dell’area di cantiere che sorgerà nel centro sportivo della Sciorba. Il quartiere generale sarà ospitato in un grande prefabbricato sulla cui copertura verranno ripristinati le attuali area verde e spiaggia con piscina per i bambini. Inoltre, si sta studiando la possibilità di lasciare il prefabbricato a servizio dei cittadini anche una volta terminati i lavori, ad esempio per adibirlo a posteggi o palestra. I progettisti, inoltre, escludono che gli interventi di scavo possano arrecare danni agli edifici limitrofi. Se tutto procede per il verso giusto, la Conferenza dei servizi potrebbe essere convocata tra la fine dell’anno e l’inizio del 2016.

    C’è poi una serie di interventi più periferici ma non per questo meno importanti. A iniziare dalla messa in sicurezza del torrente Chiaravagna. È in corso la gara di appalto per i lavori che riguardano il tratto d’acqua prospiciente lo stabilimento dell’Ilva mentre si attende da Roma l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di un passante sotto l’area Piaggio. Intanto, sono stati ultimati i lavori del primo stralcio sul ponte di via Manara e l’allargamento dell’alveo all’altezza dell’Elsag e sono state parzialmente consegnate le aree di cantiere per il secondo stralcio. Infine, l’assessore Crivello assicura che entro la fine del 2015 si riuscirà a lanciare l’appalto per il rifacimento del ponte stradale di via Giotto, dove è stato demolito il palazzo triste simbolo dell’alluvione dell’ottobre 2010.

    Per quanto riguarda Fegino, invece, è in corso la Conferenza dei servizi per il secondo lotto dei lavori, nel tratto tra la cabina dell’Enel e i giardini Montecucco: «Si tratta di un intervento complesso – spiega Crivello – perché il sedime stradale è molto limitato e si sta cercando di capire come mitigare l’impatto del cantiere per la viabilità della zona».

    A Levante, infine, procedono i lavori sullo Sturla. Appaltato ad agosto l’adeguamento idraulico del tratto tra l’edificio universitario e via Franchi, sono in corso le Conferenze di servizi per i lavori tra via Franchi e via Apparizione e per lo scolmatore del rio Chiappeto.

    Ci sono poi altri importanti lavori che l’amministrazione spera di poter iniziare a programmare in un futuro non troppo lontano. «Speriamo che il governo possa dare economicamente seguito anche alle promesse fatte in maniera più diffusa per la messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico della città. Non senza difficoltà, stiamo cercando di proseguire un lavoro di mappatura dei tantissimi rivi minori che non vanno assolutamente sottovalutati». Inoltre, l’assessore sta cercando di capire se esita la possibilità di intervenire con denaro pubblico per la messa in sicurezza di zone private ma abbandonate: «Molti frontisti (proprietari di zone limitrofe ai corsi d’acqua, ndr) spesso non sanno neppure che la manutenzione dell’alveo prospiciente alle proprietà è loro compito. Non sono rari i casi in cui mi dicono “faccia lei” magari perché si tratta di terreni abbandonati su cui non esiste alcun interesse: il problema è che se il Comune agisse potrebbe essere citato per danno erariale perché interverrebbe con fondi pubblici in area privata».

    Ad ogni modo, il Comune di Genova quest’anno ha investito 2 milioni di euro solo per la pulizia degli alvei, 1,2 milioni in più rispetto allo scorso anno. E qualcosa potrebbe arrivare anche dalla Regione viste le recenti aperture dell’assessore Giampedrone. Grazie a questi interventi, il rischio alluvione sarà mitigato anche se le grandi opere di messa in sicurezza idrogeologica sono ancora lontano dall’essere terminate. Non c’è forse il timore che i grandi cantieri creino ulteriori difficoltà dal punto di vista della sicurezza, almeno fino alla loro ultimazione? Sul tema l’assessore Crivello non ha esitazioni: «Naturalmente tutti i lavori vengono svolti in assoluta sicurezza e gli stessi progettisti prendono in considerazione queste situazioni limite. Per quanto riguarda l’incolumità dei lavoratori, poi, già oggi con allerta 2 sospendiamo tutti i cantieri e la situazione sarà ancora più restrittiva con il nuovo sistema di allertamento regionale in attesa della definitiva entrata in vigore».

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, sarà una pausa di riflessione: le ultime delibere e la lettera al sindaco

    Consiglio comunale, sarà una pausa di riflessione: le ultime delibere e la lettera al sindaco

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14Non è mancato qualche colpo di scena nell’ultima seduta del Consiglio comunale prima della pausa estiva (i lavori delle Commissioni riprenderanno il 31 agosto, prossimo Consiglio previsto l’8 settembre), in cui c’era grande attenzione per la tenuta della maggioranza dopo l’uscita dal Pd dei consiglieri Gozzi e Caratozzolo, passati al Gruppo Misto. Ed è stato proprio grazie al voto dei transfughi democratici che è stato approvato un ordine del giorno – proposto dal M5S e votato anche da Udc, Gruppo Misto tranne Malatesta, Lista Musso, Lega e Pdl (astenuto Campora), Bruno (Fds) e Pastorino (Sel) – che impegna sindaco e giunta a “dare mandato politico ad Amiu per rimuovere dai vertici aziendali gli attuali dirigenti e direttori di servizio, sostituendoli con persone in possesso di un curriculum professionale più adatto”. Certo, solitamente gli ordini del giorno lasciano il tempo che trovano, ma a colpire è soprattutto il dato politico di una giunta e una maggioranza andate nuovamente sotto su un tema delicato e che continuerà a far discutere non solo dopo la pausa estiva.

    I conti verranno fatti probabilmente a partire da domani nel corso di una riunione di maggioranza (preceduta da un incontro più ristretto solo di ciò che rimane dei consiglieri Pd), convocata inizialmente per giovedì pomeriggio e poi slittata a venerdì per la previsione di una tarda conclusione dei lavori consiliari di ieri. E proprio su questo incontro i consiglieri di Lista Doria, Sel e Gianpaolo Malatesta hanno scritto una lettera aperta a sindaco e giunta per lamentare l’inadeguatezza di tempi e modi della convocazione della riunione che appare “inadeguata al raggiungimento dell’obiettivo, che tutti avvertiamo come urgente, di rilanciare l’iniziativa dell’Amministrazione superando in positivo la fase critica che si è recentemente aperta”. Secondo i firmatari per ridare fiato alla maggioranza non è possibile affidarsi “alla logica emergenziale di una ricerca occasionale del sostegno dei consiglieri; dobbiamo piuttosto sforzarci di restituire a quest’ultimi un ruolo attivo e propositivo che li veda ampiamente coinvolti in tutto il processo di decisione politica e non solo nel momento del voto“. Per fare ciò i consiglieri propongono l’organizzazione per la prima settimana di settembre di “una giornata di lavoro seminariale dedicata al confronto sugli obiettivi e alle azioni di ogni assessorato. Per meglio rispondere alle richieste pervenute da tutti i consiglieri nell’ultima riunione di maggioranza, pensiamo sia utile che la giornata preveda, oltre ad un momento iniziale e finale plenario, anche dei gruppi di lavoro tematici, avvalendosi del supporto professionale di facilitatori di cui l’amministrazione dispone”.

    La seconda sorpresa della giornata ha riguardato la famosa mozione del Pd sul suq di Turati – corso Quadrio. Dopo essere stato presentato in pompa magna con tanto di conferenza stampa, il documento si era un po’ perso nel nulla: ricomparso all’improvviso all’ordine del giorno dell’ultima seduta, è stato rimandato in Commissione, con il capogruppo Pd, Simone Farello, che ha accolto la richiesta dell’assessore alla Legalità, Elena Fiorini. Voci di corridoio dicono che la giunta abbia promesso di non mettere in campo alcuna soluzione prima di settembre, quando il tema, assieme alla mozione del Pd, dovrebbe essere discusso in Commissione. Un tira e molla un po’ assurdo ma piuttosto sintomatico di come né la giunta né tanto meno le forze politiche di maggioranza abbiano le idee chiare su come affrontare definitivamente la questione mettendo insieme le rivendicazioni di cittadini e commercianti e i desideri dei protagonisti del mercatino.

    Intanto sul piatto c’era l’ultima votazione sul Puc

    Tornando all’intenso Consiglio comunale, al primo punto dell’ordine del giorno si è affrontata quella che dovrebbe essere stata l’ultima votazione sul nuovo Piano urbanistico comunale. Il Consiglio ha approvato con 21 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Gruppo Misto e Udc), 4 astenuti (Pdl) e 9 contrari (M5S, Lista Musso, Baroni del Gruppo Misto) le controdeduzioni della giunta alle ultime osservazioni pervenute senza alcuna sostanziale novità rispetto a quanto già anticipato. Ora il Puc andrà in Conferenza dei servizi, già convocata il 5 agosto, che avrà 90 giorni di tempo per verificare l’aderenza del Piano alle norme urbanistiche sovraordinate e il rispetto dei parametri imposti dalla Valutazione ambientale strategica. A quel punto, salvo ulteriori osservazioni che comporterebbero un nuovo passaggio in Consiglio, ci sarà la pubblicazione ufficiale e quindi l’entrata in vigore entro il 7 dicembre, termine in cui scade il peridio di salvaguardia che consente di rispondere già attualmente alle eventuali richieste urbanistiche sulla base di quanto previsto nel nuovo piano regolatore.

    Come previsto, rinviata a settembre anche la seconda discussione all’ordine del giorno che riguardava la tanto attesa delibera sul nuovo regolamento della movida: le critiche piovute da più parti al documento su cui stanno lavorando a quattro mani gli assessori Piazza e Fiorini hanno costretto a un momentaneo ritiro del provvedimento, in attesa di una ricalibrazione e di una nuova condivisione con tutti gli attori in gioco che verosimilmente non avverrà prima di settembre.

    Amiu

    Come detto in apertura, molto calda la discussione sulla delibera che allinea il piano industriale di Amiu alla nuova legge regionale sul ciclo dei rifiuti. Rispetto a quanto già deciso lo scorso anno (qui l’approfondimento), cambia solo il capitolo legato alla collocazione dell’impianto di separazione secco-umico che, come anticipato, non avverrà più nelle strutture di Volpara e Rialzo ma direttamente a Scarpino. Intanto, proseguono le manovre per l’ingresso di un partner privato, che sarà sempre più probabilmente Iren, e gli incontri per la definizione degli spazi in cui collocare i nuovi impianti di biodigestione e di trattamento della raccolta differenziata: mentre c’è chi si sta attrezzando per trovare soluzioni all’esterno del Comune di Genova ma all’interno della Città Metropolitana, sembra riprendere quota l’ipotesi dell’area ex Colisa, inizialmente precettata come campo-base per i lavori della Gronda. «Sarebbe meglio che le aree venissero individuate all’interno del nostro Comune – ha detto il capogruppo Pd, Simone Farello – perché rafforzerebbero il patrimonio di Amiu e consentirebbero di chiudere il ciclo dei rifiuti in città. Se ciò non fosse possibile bisognerebbe comunque ottenere la disponibilità delle aree entro la fine dell’anno e far sì che i costi per l’acquisizione non siano maggiori di quanto succederebbe con la soluzione interna».

     Bilancio e forti

    Da segnalare l’approvazione di un documento tecnico dovuto che attesta la situazione di equilibrio del bilancio del Comune di Genova. L’occasione è stata utile all’assessore Miceli per informare ufficialmente circa l’importo definitivo che arriverà da Roma dal fondo di compensazione per i mancati trasferimenti Imu-Tasi: si tratta di 20 milioni e 835 mila euro, circa 7 milioni in meno rispetto allo scorso anno. Sarà a partire da questa cifra che gli uffici dovranno produrre la variazione di bilancio già ampiamente annunciata nelle scorse settimane e che verrà proposta a giunta e Consiglio alla ripresa dei lavori. Al momento, comunque, lo stanziamento del fondo compensativo ha consentito già una prima variazione significativa ad alcune voci come 4,6 milioni in più a favore dei servizi sociali.

    Approvate, infine, altre due delibere: la prima dà il nulla osta all’accordo di valorizzazione del complesso dei Forti e al trasferimento dal demanio degli immobili rientranti nella cosiddetta “prima fase” (Belvedere, Crocetta, Tenaglie, Begato, Sperone Puin, Torre Granara), la seconda conferisce alla Fondazione Teatro Carlo Felice una servitù d’uso sull’area esterna alla Palazzina Liberty di Villa Gruber (già a disposizione del Teatro) e un comodato d’uso gratuito di 50 mq in fregio alla limitrofa via Cesare Corte.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Artigiani di strada, operatori del proprio ingegno: Genova si dota di un registro e di un regolamento

    Artigiani di strada, operatori del proprio ingegno: Genova si dota di un registro e di un regolamento

    lavoro-artigianato-operai-DiIl Comune di Genova si dota di un registro e di un regolamento per gli operatori del proprio ingegno (Opi). La proposta della consigliera Monica Russo (Pd) è stata votata ieri pomeriggio in Consiglio comunale e dà il via libera al riconoscimento formale di chi vive del lavoro realizzato esclusivamente con le proprie mani.

    «Fino ad oggi – spiegano alcuni operatori che hanno assistito con soddisfazione ai lavori della Sala Rossa – non eravamo riconosciuti e sostanzialmente potevamo operare solo all’interno dei mercatini degli hobbisti, in cui però c’è un po’ di tutto, compreso chi fa solo rivendita di materiale prodotto industrialmente o in serie. L’unico modo che avevamo per fare richiesta di occupazione suolo era appellarci al regolamento degli artisti di strada, ma era comunque una forzatura, con rischi di contestazioni in caso di controlli». Con il nuovo regolamento, invece, oltre al riconoscimento formale dell’attività, cresce anche la possibilità di accedere agli spazi pubblici. «In questo modo – aggiunge l’Opi Marco Scaffini – si riescono anche a bypassare logiche di lucro sull’utilizzo di suolo pubblico che spesso mettono in campo gli organizzatori dei mercati autorizzati».

    Gli operatori del proprio ingegno sono di partenza una categoria molto vasta: di per sé potrebbero essere ricompresi anche i programmatori informatici ma la delibera del Comune di Genova è pensata soprattutto per i piccoli produttori manuali, avulsi da qualsiasi strumentazione e logica industriale. Secondo il regolamento, infatti, “si definisce Operatore del Proprio Ingegno l’ideatore ed esecutore di oggetti d’uso e/o artistici che realizza con lavorazioni prevalentemente manuali e con utensili, attrezzi e macchinari a guida manuale adatti a singole lavorazioni, trasformando le materie prime naturali o loro semilavorati, anche attraverso l’assemblaggio degli stessi”. L’Opi, inoltre, “espone e vende direttamente, esclusivamente i manufatti di propria realizzazione” ed esegue in prima persona “tutte le fasi della lavorazione, dall’ideazione e realizzazione, alla esposizione e vendita diretta”.

    Un tempo li avremmo chiamati artigiani. «Ma oggi – tengono a precisare gli operatori – per la Camera di commercio in questa categoria rientra anche chi offre servizi, come gli idraulici o gli elettrici, e le piccole e medie imprese». Gli Opi, invece, sono piccoli produttori manuali che si richiamano sia a tecniche tradizionali come gli orafi o gli argentieri sia a nuove espressioni di creatività, come chi ricicla copertoni o altri materiali di scarto per farne oggetti ornamentali. Tra i nostri interlocutori, ad esempio, c’è chi realizza “sculture da indossare” in ottone o altri metalli, chi crea elementi di arredo attraverso la “lavorazione del semi-refrattario” e chi costruisce “gioielli maleducati”, utilizzando qualsiasi tipo di materia prima e sfruttando antiche tecniche ottomane di pittura su acqua. «La nostra categoria è molto vasta – ammettono – e non sarà semplicissimo capire chi potrà farne parte e chi no: ma la discriminante non dovrà essere un aspetto fiscale, come accade normalmente, quanto piuttosto la tipologia di lavoro e la passione per lo stesso».

    «Si tratta di persone che svolgono questa attività nel tempo libero o professionalmente – spiega Monica Russo – con posizioni fiscali anche molto diverse, ma che realizzano produzioni uniche». Per iscriversi al Registro (che andrà a regime dopo l’estate) il cittadino dovrà presentarsi ad una Commissione definita dall’Assessorato allo Sviluppo Economico illustrando la propria attività con foto, video e altro materiale che mostri l’effettiva unicità della lavorazione. «Una volta iscritti al Registro – prosegue la consigliera Monica Russo – non si avranno vantaggi economici specifici ma ci sarà la possibilità di accedere ad aree che la Pubblica Amministrazione individuerà: un modo coordinato per presentarsi alla clientela che ha già trovato sfogo nella realizzazione di un’Associazione che raggruppa i primi cittadini interessati».

    pittoreCosì, la delibera diventa anche un’occasione per offrire un incentivo per i giovani che non trovano occupazione, una sorta di ammortizzatore sociale per chi non riesce ad arrivare a fine mese e un presidio che contribuirà ad animare le strade della nostra città.  «Questa proposta – spiegano gli stessi Opi – ha come primario obiettivo la tutela ed il riconoscimento del valore culturale etico e sociale che il lavoro dei produttori creativi svolge promuovendo la cultura della manualità, dell’originalità dei prodotti, delle conoscenze e dei saperi dell’artigianato di tradizione in contrapposizione alle produzioni standardizzate e seriali del mercato globalizzato. Potrebbe rivelarsi interessante sul piano turistico con l’indicazione di percorsi ad hoc accompagnati dall’esposizione di questi prodotti artigianali».

    «Si tratta di un’iniziativa che ben si colloca all’interno del processo di regolarizzazione delle attività commerciali e di innalzamento della qualità che stiamo cercando di portare avanti» commenta l’assessore allo Sviluppo Economico, Emanuele Piazza. «Sono realtà che lavorano certamente anche all’interno di mercatini ma con la delibera consigliare viene riconosciuta una maggiore dignità rispetto alle merci senza particolari caratteristiche vendute dai cosiddetti hobbisti, una dignità data proprio dal lavoro manuale e dall’opera dell’ingegno».

    Riflessi positivi potrebbero arrivare anche sul turismo. «Nelle classiche bancarelle in cui un turista cerca i souvenir da portare a casa si trova un po’ di tutto – sostiene l’Opi Andrea Megliola – e spesso la qualità è molto bassa. Noi puntiamo ad alzare la qualità sia delle materie che della lavorazione e incitiamo il Comune a fare controlli affinché non vi siano iscrizioni abusive nel registro o Opi che tentino di esercitare l’attività pur non rispettandone i canoni. Inoltre, potrebbe essere positivamente attrattiva per tutti la dimostrazione in loco delle varie fasi di lavorazione dei prodotti che alcuni operatori sono in grado di offrire durante le esposizioni».

    Escluse, almeno sulla carta, eventuali liti dovute alla concorrenzialità. Nel regolamento, infatti, è previsto che gli spazi concessi non siano nelle vicinanze dei mercati di merci varie. È però prevista la possibilità di esercitare anche all’interno dei mercati comunali su richiesta dei Consorzi o di almeno la metà degli operatori del mercato e per un periodo di prova di 6 mesi. «L’operatore del proprio ingegno non fa concorrenza – dicono all’unisono gli artigiani – perché i nostri prodotti sono per forza di cose più cari per l’alto costo di manodopera. Anche le associazioni di categoria, dopo un po’ di diffidenza iniziale, l’hanno capito».

    L’iter che ha portato all’approvazione del nuovo regolamento è stato piuttosto articolato ed è partito oltre due anni fa. Il modello a cui si ispira è quello del Comune di Torino e di altre grandi città europee. A livello nazionale, invece, manca una precisa normazione in materia: «Era stata fatta una proposta di legge nel 2013 – ci racconta Andrea Megliola – ma è rimasta carta morta». Quello del Consiglio comunale, comunque, è soltanto un primo passo verso la regolarizzazione e il riconoscimento di questa attività economica. Sono ancora, infatti, da discutere le modalità pratiche con cui gli iscritti al registro potranno esercitare il proprio mestiere, in spazi che saranno evidenziati dai Municipi: «Ad esempio – propongono gli artigiani – si potrebbe seguire il modello torinese in cui vengono sorteggiati gli spazi a disposizione con una rotazione bimestrale. O ancora si potrebbe lavorare sulla diversificazione delle lavorazioni creando dei piccoli distretti di operatori delle stesse materie». Insomma, le idee sono molte ma quello che è certo è che gli Opi puntano forte sul riconoscimento della propria identità: «Abbiamo già pensato a un logo, delle bandierine per farci riconoscere da cittadini e turisti e abbiamo creato un gruppo su Facebook (https://www.facebook.com/groups/422845957916821/) – conclude Megliola – ma in autunno penseremo anche a qualche modalità per spiegare alla città chi siamo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Puc, Piano Urbanistico Comunale: il tempo stringe, sul tavolo le ultime osservazioni dei cittadini

    Puc, Piano Urbanistico Comunale: il tempo stringe, sul tavolo le ultime osservazioni dei cittadini

    genova (3)Dopo l’approvazione del bilancio, la Giunta Doria si appresta ad affrontare un’altra pietra miliare del suo corso amministrativo. Prima della pausa estiva, infatti, martedì 28 luglio il Consiglio comunale sarà chiamato a una nuova votazione sul Piano urbanistico comunale. Formalmente si dovrebbe trattare dell’ultimo passaggio in Sala Rossa di un percorso iniziato nel ciclo amministrativo precedente con l’approvazione del piano preliminare. In questi giorni, le Commissioni competenti stanno approfondendo le controdeduzioni della giunta e degli uffici tecnici di Tursi alle ultime osservazioni arrivate dai cittadini, esclusivamente sui punti oggetto di modifica nella stesura definitiva del Puc votata dal Consiglio comunale a marzo (le tante osservazioni presentate prima di quella data sono già state discusse e in parte recepite, qui l’esempio della Caserma Gavoglio).

    «Sono state presentate 333 osservazioni – spiega l’architetto Silvia Capurro, direttore dell’Urbanistica del Comune di Genova – di cui 14 doppie. Delle 319 rimanenti, 180 sono tra loro identiche e riguardano tutte il distretto di trasformazione del Chiappeto. Altre 68 osservazioni riguardano altrettante modifiche cartografiche puntuali, mentre una quarantina sono le richieste di modifica delle norme generali e di ambito, 21 riguardano i distretti di trasformazione e le norme speciali, 7 si riferiscono a territori attraversati dalle grandi infrastrutture, 3 riguardano la difesa del suolo».

    Il tempo stringe. Il 7 dicembre prossimo, infatti, scade il cosiddetto periodo di salvaguardia che consente attualmente di considerare le eventuali richieste urbanistiche già alla luce del nuovo piano regolatore. Se il Puc non entrasse formalmente in vigore entro quella data, però, si tornerebbe sostanzialmente alla normativa del 2000, mandando in fumo tutto il lavoro degli uffici tecnici di Tursi degli ultimi quattro anni. E i giorni sono quasi contati. Secondo quanto previsto dalla nuova normativa urbanistica regionale – pubblicata dopo l’adozione definitiva del nuovo Puc – per i piani in via di approvazione, infatti, è necessaria una Conferenza dei servizi tra Comune, Città Metropolitana e Regione che, dopo l’approvazione della delibera in discussione, avrà 90 giorni di tempo per verificare l’aderenza del Puc alle norme urbanistiche sovraordinate e il rispetto dei parametri imposti dalla Valutazione ambientale strategica.

    Nel frattempo gli altri enti non sono stati a guardare. I tecnici si sono più volte incontrati per discutere il rispetto delle prescrizioni della Vas, che non dovrebbe essere più messo in discussione grazie alle modifiche apportate al Puc negli ultimi mesi. Vi sono poi state alcune riunioni dedicate alle aree più interessanti per il futuro della città: Piaggio Aero, Erzelli, Ex Ilva e Ospedale del ponente, solo per citare i temi più caldi.

    In sede di Conferenza dei servizi potrebbero anche arrivare richieste di modifica d’ufficio del piano, attraverso pareri vincolanti: si tratterebbe di interventi puntuali che non riguarderebbero le norme di carattere generale ma che Tursi dovrebbe recepire attraverso un ulteriore, ennesimo passaggio consiliare.

    Anche se Città Metropolitana e, soprattutto, Regione sono già piuttosto informate sul nuovo piano urbanistico, aspettare la ripresa dei lavori del Consiglio comunale dopo la pausa estiva sarebbe molto rischioso: ecco perché la giunta comunale ha deciso di premere sull’acceleratore, sperando di sfruttare l’onda lunga di una ritrovata maggioranza sulla delibera del bilancio, quantomeno nei numeri. Benché i comportamenti non solo dei partiti ma dei singoli consiglieri siano ormai alquanto imprevedibili, anche questo provvedimento dovrebbe passare senza troppi patemi: i consiglieri, comunque, potranno presentare emendamenti e ordini del giorno entro il 23 luglio, scadenza prevista anche per i pareri dei Municipi sulle ultime osservazioni e relative controdeduzioni.

    Le ultime osservazioni dei cittadini al Piano Urbanistico Comunale

    Quadro di Mariagiovanna FigoliLa maggior parte delle osservazioni è puramente tecnica, mentre su quelle che entrano più nel merito delle decisioni urbanistiche non si annunciano al momento grandi scontri. Grande attenzione è stata dedicata al distretto di trasformazione del Chiappeto. Qui, sostanzialmente, il piano urbanistico contempla la possibilità di completare un anello di collegamento tra via Cei e via Sapeto, grazie a investimenti di privati come scomputo di oneri di urbanizzazione relativi a un nuovo intervento residenziale di circa 3 mila metri quadrati, per 30-35 alloggi. I residenti della zona non vedono di buon occhio un nuovo insediamento abitativo, preoccupati soprattutto per la viabilità della zona già piuttosto complicata e per la mancanza di posteggi. Le osservazioni prodotte, però, sono state respinte in blocco dalla giunta in quanto arrivate fuori tempo massimo: l’area, infatti, non è stata oggetto di modifiche nella delibera di marzo e quindi non può ricevere ulteriori richieste di modifica da parte dei cittadini. Tuttavia, il vicesindaco Bernini prova a rassicurare i residenti prevedendo un naturale naufragio del progetto per questioni economiche: «Gli oneri di urbanizzazione imposti per il decongestionamento di via Cei – spiega l’assessore all’Urbanistica – sono talmente onerose che rendono di fatto impossibile la monetizzazione dell’intervento con la sola vendita degli appartamenti di cui sarebbe prevista la realizzazione». Insomma, l’intervento non si farà.

    Ritenute superate anche le osservazioni che riguardano le grandi opere ed eccepiscono la posizione di vincoli espropriativi o di occupazione d’area legati a Gronda e Terzo Valico. Per quanto riguarda questi macro interventi infrastrutturali, infatti, il Piano urbanistico si limita a recepire una normativa sovraordinata su cui non può incidere direttamente. Inoltre, per gli espropri riguardanti il Terzo Valico e non ancora realizzati, il vicesindaco ricorda che siamo ormai prossimi alla scadenza di legge: «I vincoli espropriativi che avevano durata quinquennale e che, in alcuni casi, sono stati prorogati attraverso la legge obiettivo, decadranno tra qualche mese e non potranno più essere realizzati». Il Puc non può ancora intervenire prevendendo nuove destinazioni d’uso per queste aree ma sarà modificato eliminando la previsione di esproprio una volta caduto formalmente il vincolo.

    In questi giorni, sulle pagine dei quotidiani si è parlato molto anche della normativa che riguarda la possibilità di realizzare serre. In questo caso il piano regolatore differenzia tra le serre professionali e quelle cosiddette di arredo. Queste ultime, considerate come una sorta di pertinenza di unità immobiliare, possono essere concesse a chiunque, in tutti gli ambiti territoriali per un’estensione che non superi i 6 mq. Dai 6 ai 50 mq, invece, è necessario essere imprenditori agricoli, avere un fondo agricolo di almeno 2 mila mq e possono essere realizzate anche in ambito territoriale di presidio ambientale. Per l’attività imprenditoriale più ampia, invece, vengono individuate due categorie: in fondi agricoli tra i 2 mila e 4 mila mq, l’estensione della serra deve rispondere a un rapporto di 2 a 1; rapporto che scende a 1/5 per fondi agricoli dai 4 mila mq ai 3 ettari.

    Viene anche reintrodotta la possibilità di realizzare piscine pertinenziali, in ambito urbano, con un limite di 30 metri cubi. Non sono state accolte, invece, quelle osservazioni che chiedevano di allargare le maglie di edificabilità negli ambiti di presidio ambientale.

    Positivo, invece, è stato il parere espresso nei confronti delle richieste di agricoltori professionali per il riconoscimento di aree agricole prima non riconosciute formalmente come tali. «La volontà – spiegano i tecnici di Tursi – è quella di non creare difficoltà agli imprenditore agricoli per operare nel territorio. Solo in due casi la risposta è stata negativa, ma si tratta più che altro di una questione estetica e di zonizzazione del territorio genovese».

    Recepite anche le osservazioni che comportano una diminuzione in ribasso dei parcheggi per le due ruote pertinenziali alle attività commerciali: i piani urbanistici devono prevedere una dotazione aggiuntiva degli obblighi per gli esercenti imposti dal piano regionale. Inizialmente nel Puc del Comune di Genova era stato previsto un generico +10% ma, in alcuni casi, si sarebbero venuti a creare spazi esagerati e sproporzioni eccessive tra moto e auto. Il 10% aggiuntivo, dunque, varrà fino a 2000 metri di parcheggi dovuti a servizio di medie superfici di vendita.

    Infine, una curiosità non oggetto di discussione della delibera ma affrontata in Commissione in quanto elemento inserito nel nuovo Puc. Si tratta della normativa sulle cosiddette “casette di legno” costruite su terrazzi e tetti calpestabili: il nuovo piano regolatore fa riferimento al regolamento edilizio adottato nel 2010 per cui la realizzazione di casette fino ai 4 mq è considerata attività libera, senza la necessità alcun permesso; per superfici maggiori, invece, occorre presentare una Dia (denuncia inizio attività).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Il bilancio del Comune di Genova: terzo settore, cultura, mobilità, sport… facciamo i conti

    Il bilancio del Comune di Genova: terzo settore, cultura, mobilità, sport… facciamo i conti

    palazzo-tursi-D3Dopo gli zoppicamenti della prima giornata in cui il numero legale è stato assicurato dalla presenza in aula dei due consiglieri di Udc (Gioia e Repetto), la maggioranza allargata in Sala Rossa tiene sul bilancio e sui documenti collegati. La votazione definitiva è prevista, con tutta probabilità, nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio di domani ma non dovrebbero esserci particolari sorprese.

    Come già ampiamente raccontato nelle scorse settimane, si tratta di un bilancio previsionale ancora fortemente provvisorio. Manca, infatti, circa una ventina di milioni di trasferimenti da Roma che dovrebbero rappresentare il rimborso dei mancanti introiti per le nuove formulazioni dell’Imu e della Tasi. Per questo motivo, non possono essere considerati definitivi soprattutto gli importi a disposizione delle singole direzioni, ovvero quel famoso “plafond” che rappresenta una delle voci più interessanti delle uscite di parte corrente. Nel 2014, il bilancio preventivo per questa partita ammontava a 97,3 milioni mentre, in attesa della manovra correttiva che dovrebbe arrivare prima dell’estate, per il 2015 la cifra scende a poco più di 87 milioni.

    I numeri del bilancio del Comune di Genova, direzione per direzione

    Ma dove sono stati sottratti, almeno temporaneamente, questi 10 milioni e oltre? Come anticipato dall’assessore Miceli in sede di presentazione del bilancio, un po’ da tutte le direzioni. Ce ne sono alcune, però, per cui le cinghie si stringono particolarmente finché non verrà messa nero su bianco l’annunciata variazione. È il caso delle politiche sociali, la direzione con più risorse a disposizione di tutto il Comune, che si ferma a 29,5 milioni di euro: ben 6,5 milioni in meno rispetto alla “quota 36” che l’anno scorso era stata ritenuta come limite sotto il quale sarebbe stato impossibile mantenere l’offerta di servizi di welfare essenziali per la città. Molto più distanti, invece, sono i 40 milioni che rappresentano la cifra storica impiegata da Tursi e che con molta difficoltà potrà essere raggiunta anche con assestamenti di bilancio, ulteriori alla variazione già annunciata, o attingendo al fondo di riserva (7,5 milioni con una leggera contrazione di circa 300 mila euro rispetto alla scorso anno) come da tradizione.

    Anche quest’anno, si conferma seconda voce di investimento la direzione Scuola, sport e politiche giovanili per cui in parte corrente sono messi a disposizione poco meno di 27 milioni di euro. Presumibilmente la prossima variazione di bilancio interverrà anche su questo capitolo per superare l’asticella dei 30 milioni impiegati sia nel 2014 che nel 2013.

    Saranno poco più di 5 milioni i fondi a disposizione del Corpo di Polizia Municipale, mentre per Cultura e Turismo sono previsti solamente 2,6 milioni di euro, davvero pochi spiccioli per una città che undici anni fa si proponeva all’Europa come Capitale della Cultura e che ha provato, con scarso successo, a trasformarsi quest’anno nell’affaccio al mare dell’Expo milanese. Probabilmente i nuovi flussi governativi consentiranno di arrivare ai 3,7 milioni preventivati lo scorso anno ma ne servirebbero davvero molti di più. Attorno ai 2,5 milioni si attestano le cifre previste per le direzioni Sviluppo economico, Sistemi informativi, Politiche per la casa mentre meno di 1,7 milioni sono presenti alla voce Ambiente, Igiene ed Energia e qualche manciata di euro in più di un milione per la direzione Mobilità.

    Interessanti anche le cifre trasferite ai Municipi per una gestione legata alle dirette necessità del territorio. Già detto, in sede di presentazione del piano triennale dei lavori pubblici, del raddoppio delle risorse straordinarie a disposizione, sul capitolo plafond sono previsti più di 817 mila euro per i 9 parlamentini, con gli stanziamenti maggiori per Levante (104 mila) e Media Val Bisagno (102 mila).

    Gli investimenti in conto capitale

    A livello aggregato (quello che riguarda il bilancio complessivo del Comune di Genova che ammonta a circa 1,7 miliardi di euro e comprende, dunque, anche gli investimenti in conto capitale), invece, oltre al capitolo dedicato ai servizi generali, istituzionali e di gestione per il funzionamento della macchina amministrativa che da sempre rappresenta la spesa più corposa e quest’anno scende da 414 milioni a 337,5, a farla da padrone sono le competenze annuali previste per la missione dedicata a Trasporto e Diritto alla Mobilità per cui sono previsti circa 313 milioni di spesa a fronte dei 344 dell’anno scorso.

    Per Sviluppo sostenibile, Tutela del Territorio e dell’Ambiente si parla invece di 208 milioni, 15 in meno dello scorso anno, mentre Diritti sociali, Politiche sociali e Famiglia scende da 104,5 milioni a 97. Aumentano invece le competenze per Ordine pubblico e sicurezza (da 46 a 49 milioni), Politiche giovanili, Sport e Tempo Libero (da 7 a 9,5 milioni) e Sviluppo economico (da 7,5 a 8,8). Non cambia molto per quanto riguarda le previsioni di cassa delle stesse missioni: 322,5 milioni per il funzionamento generale di Tursi, 194 per la mobilità, 185 per ambiente e territorio, 101,5 per il welfare, 86 milioni per istruzione e Diritto allo studio, 63 per Ordine pubblico e sicurezza.

    Ma anche per quanto riguarda le cosiddette “missioni” si dovranno attendere le correzioni in meglio che arriveranno a seguito dei maggiori stanziamenti da Roma.

    In attesa della manovra correttiva, sono ancora molti gli scogli che il Consiglio comunale si dovrebbe trovare ad affrontare prima dell’estate: il regolamento sulla movida, la famosa mozione del Pd sul mercatino di Turati che sembra essere scomparsa nel nulla ma soprattutto l’ultima votazione in Sala Rossa sul nuovo Piano Urbanistico Comunale (prevista il 28 luglio) la cui recente accelerazione sta facendo mormorare parecchio tra i corridoi di Tursi. Secondo più di qualche voce, infatti, sindaco e giunta vorrebbero approfittare di questa almeno temporaneamente ritrovata compattezza (numerica) della maggioranza. Un po’ come dire: portiamo a casa il Puc entro l’estate e sul futuro politico di medio periodo si vedrà. Intanto, martedì prossimo il Consiglio potrebbe prendersi una pausa non tanto per celebrare il 14 luglio quanto per recuperare il tour de force di questa settimana, con tre sedute consecutive, e soprattutto per evitare calde concomitanze con lo sciopero dei dipendenti delle partecipate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Piste ciclabili, il progetto finanziato dal Ministero procede a rilento. Si riparte da via XX Settembre

    Piste ciclabili, il progetto finanziato dal Ministero procede a rilento. Si riparte da via XX Settembre

    bicicletta-DI2«Il progetto delle piste ciclabili a Genova procede a rilento». Ad ammetterlo è l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagnino, spiegando che l’interferenza con altri grandi interventi di manutenzione e riqualificazione della viabilità cittadina ha messo i bastoni tra le ruote al progetto finanziato dal ministero dell’Ambiente con 1,2 milioni euro. «D’altronde – prosegue Dagnino – la nostra è una città caratterizzata da spazi stretti, limitati in cui devono coesistere diversi servizi e molteplici funzioni: qualche problema di convivenza nasce per forza». Effettivamente molti dei grandi e annosi cantieri della città insistono proprio in alcune zone interessate dalla realizzazione della pista ciclabile: è il caso del tratto Brignole – Questura, con la copertura del Bisagno, di Fiumara – Piazza Montano, con la Strada a Mare, di San Benigno – Terminal Traghetti, con la risistemazione del nodo di San Benigno.

    «Non è possibile – tuona Enrico Musso, noto cicloamatore – che non ci sia ancora un metro di pista ciclabile sui 6 chilometri previsti. Stiamo parlando di percorsi che attraversano tutta la città ed è normale che qualche cantiere ci sarà sempre. Ma i finanziamenti ormai risalgono a parecchi anni fa». L’ex senatore ha ragione: dei 6 chilometri previsti, al momento non è stato realizzato neppure un centimetro. Per capirne le ragioni, occorre fare qualche passo indietro e un po’ d’ordine.

    Piste ciclabili a Genova: il progetto finanziato dal Ministero non è ancora partito

    bicicletta-neve-piazza-vittoria-DINel 2006 il ministero per l’Ambiente ha concesso i fondi per realizzare una pista ciclabile di circa 6 chilometri, che attraversasse tutto il centro cittadino. Sono, infatti, previsti gli allestimenti dei tratti Fiumara – Piazza Montano, San Benigno – Terminal Traghetti, itinerario ciclistico del centro storico – Porto Antico, Piazza De Ferrari – Stazione Brignole, Brignole – Stadio e Brignole – Questura.

    Il finanziamento sarebbe dovuto scadere l’estate scorsa ma l’approvazione di alcuni progetti esecutivi ha scongiurato il ritorno dei soldi a Roma. Dall’elenco va però stralciato il tratto della Bassa Valbisagno, su cui il Municipio ha posto il veto nonostante la progettazione fosse già disponibile. Progettazione che, invece, manca nella zona di Ponente, probabilmente in attesa del ritorno in servizio del raccordo di via Buozzi (anche in questo caso il blocco arriva da altri lavori, quelli del rifacimento del deposito della Metropolitana).

    Come detto, a disposizione del Comune c’è all’incirca 1 milione e 200 mila euro: al momento sono stati rendicontati solo 428 mila euro, principalmente per costi di progettazione dei vari interventi e proprio per non perdere tutti i soldi. Ma sulle spese c’è chi vorrebbe vederci più chiaro, come l’ex senatore Enrico Musso: «Togliamo pure il costo delle bici per il bike sharing, che a valore di mercato potrebbe attestarsi attorno ai 12-13 mila euro, restano comunque a disposizione 216 mila euro per ciascun chilometro di pista ciclabile da realizzare. Mi sembrano un po’ tanti per fare una riga di pittura per terra e mettere due cartelli. Vorrei capire come vengono usati questi soldi, a chi vengono dati e in quali modalità».

    Come sono stati spesi i soldi fino ad oggi?

    teatri-duse-biciDai documenti in nostro possesso non emerge il dettaglio della spesa per le nuove biciclette del servizio bike sharing ma si sa, ad esempio, che il preventivo per la realizzazione di 4 nuove “stazioni”  ad hoc presso Largo Zecca, Questura, WTC e piazza Vittorio Veneto ammonta a circa 100 mila euro. Non proprio spiccioli per un progetto che ha da sempre mostrato forti difficoltà ed è ampiamente sottoutilizzato. «Nel finanziamento ministeriale era previsto un capitolo anche su questa partita – spiega l’assessore Dagnino – e abbiamo deciso di dare ancora un po’ di ossigeno al progetto nella speranza che con l’avvio delle piste ciclabili possa risollevarsi. L’alternativa sarebbe stata chiuderlo e mi sarebbe dispiaciuto».

    La spesa più sostanziosa, naturalmente, riguarda la realizzazione concreta della pista ciclabile: la progettazione complessiva, finora, è costata circa poco meno di 65 mila euro, mentre il preventivo per l’esecuzione supera i 515 mila euro, tutto al netto dell’iva.

    All’interno di questa cifra ci sono i 160 mila euro per la tratta di via XX settembre, per la cui realizzazione è già attiva l’ordinanza. Dopo le estenuanti lungaggini per un complesso intervento sulle sotto-utenze e una complicata trattiva con il tessuto commerciale della zona, i lavori sono pronti a partire con l’allestimento della corsia in salita, parallela al marciapiede, e il leggero spostamento della corsia riservata ai mezzi pubblici. Il tratto a scendere, invece, dovrebbe arrivare alle porte dell’autunno con annessi ennesimi cambiamenti per il traffico privato. Anche le auto, infatti, potranno tornare a scendere da de Ferrari al Ponte Monumentale, parallelamente alla corsia dei bus e alla pista ciclabile. Tratto promiscuo auto-Amt, invece, nella parte bassa di via XX settembre, in cui naturalmente proseguirà anche la corsia riservata alle bici.

    Dei 515 mila euro fanno parte anche i 215 mila previsti il percorso Brignole – Questura. Benché la realizzazione di questo collegamento sia subordinata al completamento dei lavori di copertura del Bisagno, anche in questo caso è già stata predisposta l’ordinanza esecutiva perché nell’ambito del rifacimento della Stazione Brignole deve essere già contemplato il passaggio della pista ciclabile. Compreso è anche l’allestimento dell’itinerario del centro storico, che partirà a breve e che, a causa degli spazi ristretti, per normativa europea non potrà essere visivamente delimitato sulla pavimentazione ma solo con segnaletica verticale.

    Dai dati comunicati dalla direzione Mobilità non si capisce, invece, che fine abbiano fatto i tratti ponentini della pista: come detto, la progettazione manca e non è chiaro se l’importo totale previsto per la realizzazione dei percorsi comprenda anche Fiumara – Piazza Montano e San Benigno – Terminal Traghetti.

    A bilancio ci sono ancora 60 mila euro per l’installazione di 11 nuovi cicloposteggi a disposizione di tutti i cittadini: 3 a Sampierdarena (Wtc, Montano e Fiumara), 3 alla Foce (Questura, Fiera, via Rimassa), 1 in zona Stadio, alla Zecca, in Darsena, alla nuova uscita della Metropolitana in via Buozzi e in piazza Sarzano.

    Infine, esterno al finanziamento da 1,3 milioni, è in corso di progettazione anche un intervento per corso Italia: un passaggio dovuto, soprattutto quando (?) i famosi 6 km di pista ciclabile potranno arrivare fino alla Foce, anche per evitare spiacevoli commistioni con i pedoni sul lungomare.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Genova da governare: il Sindaco mette una pezza alla maggioranza, ma quanto durerà?

    Genova da governare: il Sindaco mette una pezza alla maggioranza, ma quanto durerà?

    palazzo-tursi-D9Buona la terza. Dopo le due sedute consecutive chiuse in anticipo per la mancanza del numero legale, il Consiglio comunale ha approvato ieri pomeriggio la tanto discussa delibera di indirizzo sulla riforma del personale delle società partecipate. Ma lo ha fatto all’interno di un fortino, con Palazzo Tursi blindato e accesso interdetto al pubblico per evitare il replicarsi delle spiacevoli situazioni che la scorsa settimana, oltre a bloccare la discussione in Sala Rossa, avevano comportato alcuni malori e lievi ferimenti.

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    Alla fine i voti favorevoli sono stati 22: uno in più rispetto alla maggioranza qualificata (e al numero legale necessario con sindaco presente in aula) ma ben 8 in più di quelli necessari a far passare la delibera con una maggioranza semplice. Dei 38 consiglieri presenti, infatti, hanno votato no solamente il M5S (grillini scatenati con striscioni di protesta – “Sindaco Doria da don Gallo a Marcinkus, come si cambia per non morire politicamente” e “A.A.A. cercasi consigliere di scorta per numero legale” – e audio del Consiglio trasmesso in diretta in via Garibaldi), il Pdl, Baroni del Gruppo Misto e Bruno di Fds, oltre ai già citati Gozzi e Pastorino. Astenuti i tre consiglieri di Lista Musso, i sì sono arrivati compatti da Lista Doria, dagli altri consiglieri del PD, da Chessa di Sel, da Malatesta e Anzalone del Gruppo Misto e dai due membri dell’Udc (Gioia e Repetto). Assenti, invece, altri due rappresentanti del Gruppo Misto (De Benedictis e Mazzei) e il leghista Rixi.

    Dopo gli incontri serrati dei giorni scorsi, c’era grande attenzione sul comportamento della maggioranza. Che, sostanzialmente, ha tenuto – e non poteva essere altrimenti perché un Pd interamente lacerato non può certo permettersi un commissariamento anche dell’amministrazione, dopo quello probabile della sezione regionale del partito, o peggio ancora un voto anticipato – anche se con alcuni distinguo. È il caso, ad esempio, dei voti contrari del consigliere Pd Paolo Gozzi e di Gianpiero Pastorino che, a breve, dovrebbe essere esautorato del ruolo di capogruppo di Sel.

    La “nuova maggioranza” e l’agenda del Sindaco

    Viene, dunque, sancita nero su bianco, la “nuova maggioranza” del Consiglio comunale che, salvo sorprese legate al comportamento di singoli consiglieri, dovrebbe consentire di traguardare i prossimi obiettivi dell’amministrazione, bilancio su tutti, e arrivare a fine anno.
    «Il consigliere Anzalone fa parte della maggioranza» ha detto alla stampa il sindaco Doria, che nel conteggio dei consiglieri che lo sostengono ha fatto entrare anche altri tre membri del Gruppo Misto (De Benedictis, Mazzei e il trasfugo del Pd, Malatesta) – ora dobbiamo restare compatti per raggiungere i prossimi obiettivi, che sono: l’approvazione del bilancio e delle sue variazioni, la conclusione dell’iter del Puc e l’avvio di tutte le procedure per attuare il Blue Print disegnato da Renzo Piano».

    A chi gli fa notare che la navigazione a vista è molto faticosa e troppo incerta, Doria prova a ribattere che «l’azione amministrativa in corso pone le premesse anche per il lavoro dei prossimi anni. È legittimo chiedere di sedersi attorno a un tavolo per condividere gli obiettivi (richiesta arrivata oggi da Sel ma in precedenza già evidenziata da tutte le forze politiche di maggioranza, ndr) da qui a fine mandato, ma ne posso già elencare molti: il processo di acquisizione e valorizzazione della Caserma Gavoglio, la messa in sicurezza idraulica del territorio genovese, una più corretta gestione del bilancio comunale e delle società partecipate. Certo dobbiamo discutere ma non dimenticarci che nel frattempo la città va governata».

    Il sindaco torna, poi, sulle due sedute di Consiglio andate a vuoto nelle scorse settimane: «Non fa parte della mia cultura l’idea che i consiglieri di opposizione abbandonino l’aula e non partecipino ai lavori. È un comportamento che tutt’al più si può concepire se un atto della maggioranza viola diritti fondamentali: ma non è certo il caso di questa delibera che, semmai, può essere discussa così come io ho cercato di motivarla. Nell’ordinario, invece, credo che alcune assenze siano fisiologiche, considerando anche che nelle votazioni del nostro ciclo amministrativo la presenza dei consiglieri di maggioranza si attesta sull’ordine dell’85%. Pensate che cosa potrebbe accadere in Consiglio regionale se si dovesse replicare questo atteggiamento: non è questo il rapporto istituzionale tra maggioranza e opposizioni che auspico».

    Ma non fa parte della cultura democratica neppure la chiusura delle porte ai cittadini di quella che dovrebbe essere l’assemblea pubblica principe di una città: «Sento un rammarico profondo a vedere le tribune vuote – ha detto Doria – ma penso che la possibilità di parlare in quest’aula senza essere interrotti, potendo articolare il proprio discorso dalla prima all’ultima parola, sia un diritto di tutti i consiglieri. E non credo di essere smentito da chiunque sia in buona fede se dico che, visto come sono andate le cose nelle ultime settimane, questa condizione non si sarebbe verificata se non adottando questa misura che non deve essere assolutamente considerata ordinaria».

    Anche secondo il capogruppo del Pd, Simone Farello, le contestazioni avevano poco a che fare con il merito della delibera e punta il dito contro gli artefici di questo “tumulto”: «Non abbiamo assistito a un conflitto sul merito ma sulla rappresentanza. Da questa situazione non ne usciamo indeboliti solo noi – che già lo eravamo abbondantemente prima e a prescindere da questa delibera – ma lo è soprattutto la dimensione confederale del sindacato che ha sostituito l’interesse generale collettivo con quello corporativo. A questo punto, è fondamentale recuperare un rapporto di rappresentanza con i lavoratori di queste società, parlare direttamente con loro e non con chi deforma il meccanismo stesso della rappresentanza».

    La delibera sui lavoratori delle partecipate

    A proposito di merito, i contenuti della delibera sono passati un po’ troppo sotto traccia rispetto alle modalità di approvazione della stessa. Eppure vi è più di un elemento che merita attenzione. «In questa delibera – spiega il sindaco – non si parla né di privatizzazioni né di tagli di retribuzioni ma si tratta di rispondere a una legge nazionale che obbliga a emanare linee di indirizzo per la razionalizzazione del costo del lavoro nelle aziende partecipate». I contenuti di queste linee di indirizzo sono fondamentalmente tre: la mobilità dei lavoratori da un’azienda all’altra, frutto del recepimento di una lunga trattativa con i sindacati confederali; l’introduzione di un tetto alle retribuzioni dei dirigenti delle aziende del cosiddetto “sistema Comune”, che non possono superare la retribuzione del direttore generale del Comune e devono essere parametrate alla dimensione dell’azienda in rapporto a quanto guadagnato dai dirigenti di Tursi (altra cosa è la retribuzione degli amministratori nominati dal sindaco o dalla politica che per legge devono essere una percentuale dello stipendio del sindaco e risultano quasi sempre un po’ superiori ai quadri di alto livello delle stesse aziende partecipate e inferiori ai dirigenti); una riforma delle dinamiche retributive. «Nessuno parla di taglio delle retribuzioni – spiega il sindaco – ma si parla di aumenti di stipendio che possono essere concessi solo se le società partecipate hanno raggiunto determinati obiettivi aziendali e i conti sani da poterli concedere. Questa delibera guarda anche e soprattutto a tutti i cittadini che pagano i servizi e nei cui riguardi è indispensabile che le aziende pubbliche abbiano bilanci in ordine e capacità di controllare i propri costi, principio naturale in ogni azienda che abbia un suo bilancio e a cui non possono derogare neppure le aziende pubbliche».

    Un concetto ribadito anche da Luciovalerio Padovani di Lista Doria: «Le linee di indirizzo di questa delibera introducono principi di buon senso in nome della buona amministrazione tenuto conto che ogni anno alle proprie partecipate il Comune eroga 111 milioni di euro, ben più del plafond di spesa a disposizione di tutte le direzioni. Cifra a cui va sommato il debito pregresso di queste aziende che ammonta a 400 milioni di euro».

    Insomma la maggioranza è compatta e concorde sul merito della delibera, un po’ meno sul merito e soprattutto sul futuro della maggioranza stessa. Ma questa non è una novità.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, ennesimo flop in Consiglio: la maggioranza con le spalle al muro

    Comune di Genova, ennesimo flop in Consiglio: la maggioranza con le spalle al muro

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Sette giorni alla maggioranza per ricompattarsi o il sindaco Doria potrebbe seriamente pensare alle dimissioni. Con tutto quello che ne conseguirebbe per il Comune di Genova, ovvero un probabile commissariamento data la scure pendente di un bilancio previsionale ancora da approvare (qui l’approfondimento). Uno scenario che difficilmente passerà dalle parole ai fatti ma che è tornato per l’ennesima volta alla ribalta in Consiglio comunale, dopo un caldissimo e lunghissimo pomeriggio iniziato con tre manifestanti dipendenti delle società partecipate del Comune e tre vigili urbani al pronto soccorso, un Consiglio comunale bloccato per la seconda volta di fila dalla mancanza del numero legale e una maggioranza (e una Giunta) sempre più in difficoltà.

    Consiglio comunale, la delibera sul personale delle partecipate

    Spalti pieni a Palazzo Tursi per il bis della discussione sulla delibera di indirizzo per il personale delle partecipate, già stoppata martedì scorso. I motivi del contendere tra i lavoratori e l’amministrazione riguardano soprattutto la contrattazione di secondo livello, quella tra i sindacati e le singole aziende che determina anche le varie premialità: da una prima stesura della delibera, gli aumenti eventualmente previsti dal contratto nazionale sarebbero stati “sterilizzati” a livello locale per ripianare i debiti delle partecipate. Dopo i primi, forti malumori dei lavoratori, la giunta era intervenuta con un proprio emendamento cercando di ammorbidire la disposizione. Ma non abbastanza da evitare lo scontro con i sindacati che continuano a chiedere a gran voce il ritiro del documento e la possibilità di rimettersi attorno a un tavolo per discutere. Posizioni distanti anche sulle nuove assunzioni, che la delibera prevede solo in caso di nuove attività e che, invece, i lavoratori vorrebbero calibrate sui fabbisogni reali delle aziende.

    “Tagliatevi voi, rispettate i lavoratori, rispettate la città” si legge in uno degli striscioni srotolati sugli spalti mentre vengono intonati cori da stadio indirizzati alla giunta (“andate a lavorare”, “dimissioni”, “a casa” i più pronunciabili). Giunta che dal canto suo, nonostante la battuta d’arresto della scorsa settimana, ha provato a tirare dritto lo stesso. Martedì scorso la seduta in Sala Rossa si era conclusa anzitempo per la mancanza del numero legale (almeno 21 consiglieri, compreso il sindaco, devono essere presenti per garantire validità al Consiglio comunale). Ed esattamente la stessa situazione si è verificata ieri pomeriggio dopo neanche un quarto d’ora dall’inizio della seduta, quando al momento di votare il secondo emendamento alla delibera tutti i consiglieri di opposizione hanno abbandonato l’aula. Risultato: solo 19 presenti, troppo pochi. Tra le file della maggioranza mancavano i consiglieri Veardo (Pd) e Gibelli (Lista Doria), arrivato in ritardo. Presente Gianpiero Pastorino (capogruppo Sel), hanno lasciato la Sala Rossa anche Antonio Bruno (Fds), tutti i rappresentanti del Gruppo Misto (compresi tre consiglieri ex Idv, De Benedictis, Anzalone e Mazzei) e dell’Udc (Gioia e Repetto) da cui non è arrivata la consueta stampella a cui eravamo abituati nei momenti più delicati.

    Maggioranza con le spalle al muro, il problema non è la delibera

    «Ora devi chiedere ai consiglieri di maggioranza che cosa dobbiamo fare» dice con forza, a microfoni spenti, un insolitamente irato assessore Miceli a uno scosso Marco Doria. Ma il problema non riguarda il merito della delibera, su cui i consiglieri non sembrano eccessivamente divisi. Anche tra chi ha abbandonato l’aula c’è la consapevolezza che la questione sia soprattutto politica («abbiamo votato delibere ben peggiori» dicono) e di tenuta della maggioranza. Ancora una volta.

    Con Antonio Bruno passato ormai da tempo a tutti gli effetti all’opposizione, i consiglieri strettamente di maggioranza, sindaco incluso, restano 21. Troppo poco vista l’impossibilità di contare con certezza anche sui voti del capogruppo di Sel, Gianpiero Pastorino (uscito dall’aula martedì scorso, presente ieri), che spesso ha seguito le orme di Bruno. Ecco, dunque, manifestarsi ancora la necessità di «ricompattare la maggioranza, integrandola» come ha ammesso un esponente del Pd.

    E sono stati proprio questi i contenuti di una riunione di maggioranza durata quasi 4 ore e convocata subito dopo la chiusura anticipata del Consiglio, durante la quale il sindaco si sarebbe preso l’impegno di verificare la possibilità di allargare il sostegno alla sua Giunta. «Questo non vuol dire aprire il mercato delle vacche – specifica il segretario del Pd, Alessandro Terrile – ma assumersi una responsabilità di verificare con certezza i numeri e i confini della maggioranza perché è evidente che, nonostante gli impegni personali che possiamo tutti prendere, questa situazione rischi di verificarsi nuovamente in futuro».

    Con tutta probabilità, Doria potrà contare sul sostegno di De Benedictis e Mazzei (ex Idv entrambi presenti alla riunione di maggioranza e più volte votanti a favore della Giunta) ma per mettersi al riparo da influenze, mal di pancia più o meno strategici e impegni di lavoro improvvisi, due consiglieri potrebbero non bastare. Ecco allora che, secondo quanto trapelato, il capogruppo del Pd Simone Farello avrebbe chiesto con forza una sorta di rimpasto di giunta che rispecchiasse al meglio la maggioranza uscita dalle urne: tradotto, un assessorato ad Anzalone (Gruppo Misto, anche lui ex Idv) anche per eliminare qualche assessore ostile al Pd (Fiorini su tutti). Mossa che, però, non riscontra ovviamente i favori del sindaco Doria e che difficilmente troverà concretezza. Così come difficilmente si potrà allargare la maggioranza all’Udc (in Sala Rossa con i consiglieri Gioia e Repetto), in primis per la netta opposizione delle sinistre, secondariamente perché a livello regionale lo stesso partito sta discutendo l’alleanza con la presidenza di centrodestra.

    Intanto, la maggioranza assicura che il magico numero dei 21 consiglieri sia stato blindato per portare a casa quantomeno la votazione della delibera sulla partecipate ricalendarizzata martedì prossimo e per la futura approvazione del bilancio, la cui discussione in Sala Rossa è stata programmata dall’8 al 10 luglio (giovedì al via i lavori delle Commissioni). Nel frattempo, il sindaco dovrà trovare una strategia efficace per tentare di portare a compimento i due anni che lo separano dalla fine del mandato o, quantomeno, di arrivare con le ossa non troppo distrutte all’ultima votazione del Piano urbanistico comunale prevista entro la fine dell’anno.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, presentato il bilancio preventivo 2015: «tagli da Roma? Un dramma»

    Comune di Genova, presentato il bilancio preventivo 2015: «tagli da Roma? Un dramma»

    economia-soldi-D1Manca ancora una ventina di milioni che dovrà arrivare da Roma attraverso il fondo di compensazione per i mancati introiti Imu-Tasi ma il Comune di Genova non poteva indugiare oltre. Questa mattina gli assessori Miceli e Crivello e il vicesindaco Bernini (sindaco assente più o meno giustificato per impegni a Roma con l’Anci) hanno presentato il bilancio preventivo 2015. O, quantomeno, la sua prima parte.  A rischio, infatti, c’era il corretto funzionamento della macchina comunale e l’impossibilità di proseguire ad amministrare la città con l’esercizio provvisorio che, oltre a impedire una spesa mensile per servizio superiore a un dodicesimo del totale investito lo scorso anno, blocca qualsiasi possibilità di sfruttare gli avanzi del 2014, il fondo di riserva e impedisce di contrarre mutui ad esempio per avviare il piano straordinario dei lavori pubblici. «I saldi per uscire dalle pastoie dell’esercizio provvisorio sono stati chiusi circa un mese fa, non potevamo attendere ancora le titubanze di Roma» ha detto l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli. «C’è un trend consolidato da parte dei governi nazionali che si sono succeduti – fa eco il vicesindaco – di arrivare all’approvazione del bilancio a estate inoltrata: così, però, si mette in difficoltà la macchina comunale, dal momento che l’incertezza finanziaria si traduce in disservizi per le comunità da amministrare. Questo non può diventare il metodo ordinario di azione, soprattutto per le grandi Città metropolitane: i bilancio previsionali vanno approvati a dicembre dell’anno precedente».

    Bilancio preventivo 2015 del Comune di Genova, i numeri

    In attesa di entrare maggiormente nel dettaglio, magari provando ad approfondire le voci direzione per direzione in occasione della imminente Commissione a Tursi, il “primo tempo” del bilancio previsionale si assesta su un equilibrio di 1 miliardo e 709 milioni di euro. La parte corrente, invece, si ferma a 827 milioni di euro, circa 29 milioni in meno rispetto a quanto speso lo scorso anno (ma cifra sostanzialmente identica a quanto iscritto nella prima stesura del bilancio previsionale del 2014). Sarà qui che inciderà la manovra correttiva che esamineremo nel paragrafo successivo e, in particolare, nel plafond a disposizione dei vari servizi che l’anno scorso ammontava a 97,3 milioni di euro in bilancio previsionale e, per il momento, si ferma 89,3 milioni. La voce di uscita più corposa, come sempre, è quella relativa al personale (quasi 239 milioni), seguita dal complesso dai servizi Amiu (128 milioni – erano 126 l’anno scorso) e Amt (100 milioni – erano 105 l’anno scorso). Stabili i 111 milioni da sborsare per il servizio prestiti per la quota interessi e la quota capitale.

    Sul fronte delle entrate, come sempre, a farla da padrone sono i tributi versati dai genovesi: per il 2015 sono previsti oltre 542 milioni di euro, provenienti principalmente da Imu-Tasi (239 milioni) e Tari (127 milioni). In attesa della variazione, i trasferimenti si fermano a 100 milioni, di cui oltre 78 di provenienza regionale.

    In attesa della “manovra correttiva”…

    palazzo-tursi-aula-rossa-d22Quella illustrata oggi è solo la prima tappa di un bilancio che dovrà per forza di cose prevedere una corposa variazione, una volta definiti con certezza i trasferimenti del governo centrale, la cui dead line è fissata per il 10 luglio. «Oggi – ha spiegato Bernini – presentiamo il bilancio che porteremo nelle prossime settimane in Commissione e in Consiglio comunale per giungere all’approvazione entro i primi giorni di luglio. Nel frattempo speriamo venga pubblicato il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri e con esso l’ammontare preciso degli ultimi trasferimenti da Roma che dovrebbero aggirarsi sull’ordine di grandezza dei 20 milioni di euro». La cifra, in realtà, è soltanto una stima, frutto di una proporzione rispetto al fondo stanziato lo scorso anno: su 625 milioni disponibili per tutta Italia, Genova aveva ricevuto 27,5 milioni; ma quest’anno il fondo nazionale per i mancanti introiti della tassa immobiliare è sceso a 530 milioni. Entro l’estate, dunque, arriverà anche la seconda tappa, nelle forme di una variante che interverrà soprattutto nel rifinanziamento del plafond di spesa dei singoli servizi alla persona (spesa sociale, trasporto pubblico, scuola, cultura, turismo…).

    Difficile, di conseguenza, confrontare il bilancio previsionale del 2015 con quello dello scorso anno (qui l’approfondimento). Al momento, ad esempio, per il delicato settore del sociale sono stati stanziati solo circa 30 milioni, 6 in meno dello scorso anno, che tuttavia la giunta assicura verranno rimpinguati a dovere con l’annunciata variazione. «L’obiettivo – assicurano gli assessori – è quello di mantenere i servizi sostanzialmente in linea con quanto garantito lo scorso anno e, di conseguenza, anche i finanziamenti sulle singole partite».

    Al di là di queste incertezze, comunque, anche il bilancio di quest’anno conferma le ataviche difficoltà degli enti locali a salvaguardare la tenuta del sistema dei servizi. «Questa politica dei tagli – dice Miceli senza usare mezzi termini – comincia ad assumere aspetti drammatici. Negli ultimi 8 anni i Comuni hanno contribuito alle manovre di riduzione dei costi per 17 miliardi di euro, di cui 9 solo di riduzione di trasferimenti diretti. Per Genova tutto questo si traduce in 178 milioni di euro in meno dal 2011 ad oggi (avevamo affrontato il tema nel dettaglio in questo approfondimento, ndr)». La tenuta del sistema, dunque, è garantita solo grazie a politiche di razionalizzazione della macchina amministrativa: negli ultimi 5 bilanci, Tursi ha prodotto 55 milioni di risparmi solo per le voci principali di spesa relative al personale (attualmente vi sono 550 unità in meno rispetto al 2011), fitti passivi e interessi sui mutui. Ma ci sono anche voci su cui non è più possibile risparmiare, come il capitolo rappresentanza che nel 2014 ha prodotto “addirittura” 89 euro di uscita.

    «Abbiamo invertito la natura delle risorse a disposizione – spiega il vicesindaco Bernini – passando dal 60% di trasferimenti statali al 70% di finanza locale. Questo significa che il Comune di Genova fa da solo oltre i 2/3 degli investimenti necessari per l’amministrazione della città. Il tutto continuando a ridurre lo stock di indebitamento pubblico».
    A proposito di riduzione di debito pubblico, dopo la frenata del 2014 dovuta ai 38 milioni di nuovi mutui per la gestione dell’emergenza alluvionale, nel 2015 si stima un nuova riduzione di circa 13 milioni di euro, portando l’ammontare complessivo a 1 miliardo e 227 milioni; negli ultimi 12 anni, lo stock complessivo si è abbassato di oltre 177 milioni. Nonostante questo, come già dettagliatamente annunciato, anche nel 2015 sono previsti indebitamenti straordinari come quelli per la manutenzione di strade, verde e illuminazione.

    Ma c’è un’altra grande incognita che grava sul bilancio 2015: si tratta di un aspetto piuttosto tecnico che, tuttavia, riguarda una partita di ben 21 milioni di euro. Come abbiamo già accennato nelle scorse settimane, ogni anno il Comune deve prevedere come voce di uscita un fondo di dubbia esigibilità, dovuto ad esempio all’ammontare delle sanzioni elevate e non riscosse o a evasione ed elusione di tasse locali, che va a comprimere di conseguenza la capacità di spesa corrente: quest’anno, la finanziaria consente di iscrivere a bilancio questo fondo non per il suo importo totale ma per un minimo pari almeno al 55%. E così hanno fatto gli uffici di Tursi, avendo sostanzialmente a disposizione dal lato delle entrate il restante 45% di questo fondo, pari appunto a 21 milioni di euro che, tuttavia, l’amministrazione dovrà recuperare entro fino anno ad esempio attraverso avanzi di gestione (benché l’ammontare sia piuttosto elevato, non si tratta comunque di un qualcosa di impossibile dato che l’avanzo del bilancio 2014 ammontava a circa 20 milioni di euro). Di fatto, dunque, al momento al bilancio di Tursi non mancano solo i 20 milioni di Roma ma altri 21 che, seppure iscritti nelle varie poste, dovranno rientrare nei prossimi 6 mesi. Ciò che esce dalla porta, deve rientrare dalla finestra.

    Infine, assieme ai documenti del bilancio, ieri sera la giunta ha ufficializzato anche le aliquote di Imu-Tasi e Tari: nessuna sorpresa rispetto a quanto già raccontato, se non che il Comune è riuscito a finanziare il famoso fondo di solidarietà per coprire le situazioni di insolvenza dovute a gravi disagi economici. Al momento si tratta solo di 500 mila euro che verranno ripartiti secondo criteri da discutere con i sindacati, ma la cifra potrebbe anche aumentare nel caso dovesse arrivare qualche (improbabile) sorpresa positiva dai conti romani.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Profughi a Genova, l’invasione che non c’è. Sistema di accoglienza e analisi dei dati

    Profughi a Genova, l’invasione che non c’è. Sistema di accoglienza e analisi dei dati

    porto-terminal-DINel giorno in cui a Ventimiglia – con un’azione di polizia in barba a qualsiasi spirito di solidarietà e accoglienza (mostrato, invece, dai cittadini e dal sindaco della località ponentina che, a suo dire, era del tutto all’oscuro del blitz delle forze dell’ordine) – vengono sgomberati i profughi che sostavano sul confine nella vana speranza di poter raggiungere la Francia, in Consiglio comunale a Genova l’assessore Emanuela Fracassi annuncia l’avvio di due percorsi che attiveranno anche nella nostra città la possibilità di ospitare rifugiati in famiglia, in primis per minori arrivati non accompagnati e successivamente anche per adulti.

    Una proposta di grande civiltà che arriva proprio a ridosso della giornata mondiale del rifugiato (sabato 20 giugno, ma a Genova sono state organizzate iniziative per tutta la settimana con lo scopo di coinvolgere le persone accolte e sensibilizzare la cittadinanza provando a contrastare la dilagante ignoranza sul tema) che prova a rispondere al grido di aiuto di chi è alla ricerca del riconoscimento dei propri diritti di essere umano. L’idea di questa nuova forma di accoglienza diffusa sta circolando già da qualche giorno a livello nazionale e, tra non molto, dovrebbe concretizzarsi anche all’ombra della lanterna.

    Vale la pena ricordare che quando si parla di rifugiati o profughi non si parla di stranieri o immigrati in senso generico ma di persone che non possono fare ritorno al proprio Paese – come dice la convenzione di Ginevra – per un fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, idee politiche, appartenenza a gruppi sociali o, comunque, persone che se tornassero nella propria terra natale potrebbero essere vittime di violenze, sottoposte a pena di morte o ad altri trattamenti inumani.

    La proposta di accoglienza dei profughi nel Comune di Genova

    Rispondendo a un question time della consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella, l’assessore Fracassi ha ricordato in Consiglio comunale che a Genova l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo avviene secondo due strade: «La prima riguarda il sistema coordinato dalla Prefettura per le persone provenienti dagli sbarchi e mette a disposizione circa 500 posti in strutture temporanee ubicate nella provincia di Genova. La seconda, invece, è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che chiama in causa direttamente il Comune e 12 associazioni del terzo settore che si fanno carico di un’altra fetta importante di accoglienza». Lo Sprar, in 15 anni di esistenza, ha accolto oltre 1000 persone provenienti da 53 Paesi diversi (Somalia, Eritrea e Turchia i più rappresentati) e accompagnate lungo un percorso di integrazione socio-economica: sono 183 i posti attualmente disponibili a Genova per un progetto che ha un valore economico complessivo di oltre 3 milioni di euro all’anno.

    Ed è proprio tramite lo Sprar che il Comune, a breve, dovrebbe aprire la possibilità per le famiglie private di accogliere minori profughi giunti a Genova non accompagnati. «Nel territorio ligure – ha ricordato Fracassi – sono già presenti due strutture rivolte a questa specifica emergenza e accolgono complessivamente 50 minori. Ma il Ministero dell’Interno ha aperto un bando per la disponibilità di nuovi 1000 posti sul suolo italiano: come Comune di Genova risponderemo a questo bando attraverso lo Sprar, con diverse modalità compresa l’accoglienza in famiglia. Nei prossimi giorni abbiamo già in previsione una riunione con un gruppo di famiglie che si è reso disponibile ad aderire a questo percorso».

    Ci vorrà, invece, un po’ più di tempo per gli adulti. «Ma stiamo lavorando anche su questo piano – assicura Fracassi – e abbiamo già raccolto qualche disponibilità familiare anche per questo tipo di accoglienza. In questo caso però non possiamo far altro che attendere un prossimo bando ministeriale e fare pressione affinché anche il sistema coordinato dalle Prefetture si apra all’accoglienza diffusa». Con il termine di accoglienza diffusa si intende il superamento dell’approccio esclusivamente emergenziale attraverso sistemazioni provvisorie in grandi strutture in favore di un utilizzo sostenibile di appartamenti disseminati sul territorio coinvolgendo, dunque, non solo le istituzioni ma anche i privati grazie al coordinamento delle associazioni del terzo settore. In questo modo si può puntare anche a un’accoglienza numericamente contenuta per ogni singola realtà, favorendo la nascita di contesti relazionali e integrativi molto più efficaci.

    Profughi accolti a Genova e in Italia, i dati aggiornati ai primi mesi del 2015

    Telecamera su GenovaIn Italia sono stati 170 mila i profughi sbarcati nel 2014 ma nei primi cinque mesi del 2015 il trend è aumentato di oltre il 10% tanto che, secondo le previsioni del governo, a fine anno gli arrivi sulle coste italiane potrebbero superare i 200 mila. Ad aggravare la situazione ci sono anche le lentezze delle Commissioni che si devono esprimere sul riconoscimento della protezione internazionale per i richiedenti lo status di rifugiati: la legge stabilisce tempi di attesa tra 21 e 90 giorni ma la realtà parla di periodi che variano dai sei a nove mesi. Nel frattempo, i migranti non possono né cercare un lavoro né spostarsi e devono attendere nei centri messi a disposizione o finanziati dal governo: al momento sul territorio italiano sono poco più di 37 mila i posti disponibili nei centri di prima accoglienza gestiti dalle Prefetture; a questi vanno aggiunti 9500 posti dei Cara, Cda e Cpsa e poco più di 20 mila posti finanziati dal ministero per il sistema Sprar.

    Secondo dati del Ministero dell’Interno risalenti alla fine del 2014, di questi complessivi poco più di 67 mila posti in Italia, 1266 sono situati in Liguria (nemmeno il 2% del totale; le quote maggiori spettano a Sicilia – 21% e Lazio 13%, le minori con percentuali decimali a Valle d’Aosta, Trentino, Basilicata e Abruzzo), 953 in strutture gestite dalla Prefettura e 313 dal sistema coordinato da enti locali e terzo settore. Si tratta dello 0,05% della popolazione residente nella nostra Regione: fanno decisamente di più altre Regioni come Sicilia con oltre 14 mila posti pari allo 0,26% della popolazione, Molise 1150 posti ma 0,23% della popolazione locale, Calabria 4800 mila posti e 0,21%; tra le realtà meno accoglienti ci sono invece Lombardia con 5800 posti pari allo 0,04% dei residenti, Valle d’Aosta 61 posti e 0,037% e Abruzzo con 960 posti e 0,03% della popolazione.

    Secondo i dati pubblicati da Anci Liguria e aggiornati ai primi mesi del 2015, attualmente a Genova sono 513 i profughi accolti in strutture temporanee (di cui 330 in spazi gestiti dalla prefettura e 183 dal sistema Sprar) che rappresentano lo 0,09% della popolazione (nel complesso, invece, a Genova risiedono oltre 56 mila cittadini stranieri che costituiscono il 9,5% della popolazione – dati dicembre 2014). Una quota che sale a 651 persone (446 in strutture temporanee, 205 gestite dallo Sprar) se consideriamo i confini della Città metropolitana, pari allo 0,08% della popolazione (terzo posto in Regione davanti solo a Imperia con lo 0,06% e dietro a La Spezia – 0,11% e Savona – 0,14%). Se, dunque, è probabilmente vero che le strutture attualmente disponibili per l’accoglienza sono al collasso è altrettanto indiscutibile che chi parla di invasione lo fa esclusivamente per meri interessi di propaganda politica o per totale distacco dalla realtà.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Ex mercato di Teglia, la riqualificazione fa discutere. Il Comune si è svegliato tardi

    Ex mercato di Teglia, la riqualificazione fa discutere. Il Comune si è svegliato tardi

    ex-mercato-tegliaLa nascita di un piccolo discount a Teglia rischia di diventare l’ennesimo elemento di attrito tra il Consiglio comunale e la giunta. Nella prossima seduta consiliare di martedì 9 giugno (il 2 giugno è festa, niente assemblea in Sala Rossa) dovrebbe, infatti, essere discussa una variante urbanistica che darà il via libera alla riqualificazione dell’ex mercato di piazza De Caroli 9 e alla sua trasformazione in un cosiddetto “esercizio di vicinato” marchiato In’s. Un’operazione non vista di buon occhio dal Municipio e alla quale anche i consiglieri comunali stanno cercando di opporsi. Ma sembra ormai essere troppo tardi.

    L’edificio, già sede di mercato comunale, è diventato lo scorso autunno di proprietà del Gruppo Viziano, in seguito alla famosa permuta con cui Tursi ha acquisito un immobile in via Cantore, eliminando una serie di fitti passivi, e ha ceduto diversi beni all’imprenditore edile (oltre all’ex mercato di Teglia, sono passati di mano l’ex diurno di piazza Acquaverde, un locale sottostrada in via Vernazza, un complesso in via Chighizola, un locale commerciale in piazza Dante e, soprattutto due immobili in via Casotti e via Capolungo a Nervi).

    Qualora, dunque, i consiglieri dovessero rigettare la pratica potrebbero insorgere complicanze legali dal momento che si andrebbe a negare un diritto di acquisito ad un privato.

    La variante urbanistica è necessaria perché le attività dell’ex mercato rionale erano comprese nella destinazione d’uso a servizi. Già la giunta Vincenzi, con il progetto preliminare del nuovo Puc approvato a dicembre 2011, prevedeva la trasformazione dell’area in tessuto urbano, dando dunque via libera alla possibilità di aprire un piccolo esercizio commerciale di vicinato. Variazione confermata nel progetto definitivo del Puc approvato lo scorso marzo. «La variante urbanistica – spiega il vicesindaco Bernini – serve solamente ad accelerare i tempi e a far partire i lavori di riqualificazione prima dell’entrata in vigore ufficiale del nuovo Puc: con questo provvedimento, infatti, allineeremmo il piano vigente che risale al 2000 a quello approvato e in attesa di diventare operativo».

    Molti consiglieri di maggioranza e opposizione si schierano però a fianco del Municipio V – Valpolcevera che lamenta un mancato coinvolgimento nel processo decisionale. «Siamo sicuramente contenti che si possa finalmente riqualificare l’immobile – dice l’assessore municipale Mario Vanni – ma ci avremmo visto molto meglio il trasferimento della sede della Polizia Municipale o la realizzazione di una palestra di roccia. Abbiamo grosse preoccupazioni per il nuovo esercizio commerciale, intanto perché non prevede la realizzazione di nuovi parcheggi e quindi andrebbe a insistere sugli stalli già esigui a disposizione della cittadinanza. Poi siamo preoccupati per la mobilità dato che l’accesso alla piazza non è certo dei più agevoli e insiste su una zona già teatro di gravi incidenti stradali. Infine, seppure piccolo, è previsto un ampliamento dello spazio occupato dal negozio con conseguente erosione di altre aree della piazza dedicate alla socialità».

    L’ampliamento, in realtà, non è poi così piccolo. Per norma regionale, la superficie netta di vendita di un esercizio di vicinato non può superare i 250 mq e così sarà anche per il nuovo discount. Ma le dimensioni complessive di superfice agibile possono estendersi fino 300 mq, comprendendo in questo caso anche il deposito e il locale per gli uffici. L’aumento previsto è del 14% dei volumi attuali e del 10,5% della superficie agibile che, secondo quanto assicurato dai tecnici del Comune, non andrà a modificare l’aspetto paesaggistico dell’area.

    «Le battaglie – commenta Bernini – andavano fatte nel ciclo amministrativo precedente, quando si decise di togliere la destinazione d’uso a servizi. Ora stiamo solo cercando di accelerare una riqualificazione che seppure non a fini sociali punta a dare un valore aggiunto al territorio almeno dal punto di vista urbano. Peraltro, vorrei precisare che non stiamo parlando di un supermercato ma di un franchising che avrà tutte le caratteristiche del classico negozio di quartiere, pensato per la spesa quotidiana e non certo per le scorte settimanali».

    Ma è proprio sulla politica commerciale attuata che il consigliere Gianni Vassallo (Pd), ex assessore allo Sviluppo Economico, solleva qualche dubbio: «È vero che il mercato comunale è fuori uso da tempo – dice Vassallo – ma è anche vero che dopo la chiusura di questa realtà è entrata in vigore una riforma sulla gestione dei mercati rionali che ha fatto sì che alcuni, come quello della Foce, non chiudessero e altri, come quello di Sarzano, aprissero. Siamo certi che consorzi di operatori mercatali non sarebbero voluti entrare nella gestione dello spazio di Teglia? Abbiamo sentito le associazioni di categoria?».

    Domande di per sé legittime ma che tuttavia sembrano arrivare fuori tempo massimo. Perché nessuno ha storto il naso al momento di approvare la permuta dei beni con il Gruppo Viziano? E soprattutto, perché Vassallo non intervenne al momento dell’approvazione del Puc preliminare sotto la giunta Vincenzi, di cui era proprio assessore al Commercio?

    Laconica ma molto significativa la chiosa del consigliere Luciovalerio Padovani (Lista Doria): «Credo che dopo aver approvato la delibera di permuta non possiamo più fare molto. La questione però chiama in causa un tema più ampio, ossia la gestione del patrimonio. Nel momento in cui alieniamo un bene pubblico, come successo con l’ex mercato di Teglia, rischiamo di perdere delle opportunità solo per non aver ragionato meglio su come valorizzare l’immobile e non fare semplicemente cassa. In questo caso perdiamo un’occasione di sfruttare il nostro patrimonio per riqualificare il territorio, come ci ricorda il Municipio. Di fronte a queste scelte bisognerebbe operare con più attenzione, soprattutto in un momento in cui l’assessore Piazza sta facendo un lavoro di mappatura del territorio: bisogna ragionare non solo in termini di valorizzazione economica ma anche di valorizzazione sociale per dare respiro e nuove opportunità a territori particolarmente sotto pressione».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tursi, approvata la delibera su partecipate e futuro di Amiu: ennesimo nulla di fatto?

    Tursi, approvata la delibera su partecipate e futuro di Amiu: ennesimo nulla di fatto?

    palazzo-tursi-grillo-luigi-Pdl-D2Se stessimo parlando di calcio, si direbbe una melina infinita. È questa la sensazione che emerge dal lungo Consiglio comunale di ieri pomeriggio in cui è stata approvata con 20 voti a favore (ne mancherebbe uno per la maggioranza assoluta ma, ormai, questo non fa più notizia), 8 contrari (M5S, Pastorino – Sel, Bruno – Fds, Vittoria Musso) e 3 astenuti (Gozzi – PD, Balleari e Campora – Pdl) la delibera sulla razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Genova.

    Una melina perché, se il documento proposto dalla giunta non presentava grosse criticità ed era sostanzialmente condiviso bipartisan quasi nella sua interezza, sul tema più caldo, quello del futuro di Amiu (qui l’approfondimento), viene sostanzialmente sancito l’ennesimo nulla di fatto. È lo stesso Simone Farello a sottolineare come non si possa indugiare oltre: «Non facciamo altro – ha detto il capogruppo del Partito Democratico – che confermare una linea già assunta ad agosto 2013 e poi ribadita a novembre dello stesso anno. Nel frattempo la situazione di Amiu si è complicata e rischiamo che un’azienda che ha grosse potenzialità manifesti soltanto grandi problemi. Dobbiamo decidere che cosa fare per trovare gli investimenti che servono al piano industriale: non abbiamo nessun pregiudizio ma la soluzione va trovata prima dell’estate».

    Una melina perché la modifica proposta (e approvata) dalla stessa giunta – radio Tursi vuole che i cambiamenti siano stati fortemente caldeggiati da Lista Doria ma presentati dalla giunta per evitare giochini politici all’interno della maggioranza e un nuovo scontro tra la lista civica del sindaco e il Partito democratico – rinvia di fatto ogni decisione sul futuro di Amiu a una nuova, ulteriore delibera. Dal testo inizialmente redatto viene stralciato ogni riferimento alla necessità di un “partner industriale” per l’avvio del nuovo corso dell’azienda partecipata da Tursi e si sostituisce tutto con una più generale e onnicomprensiva “partnership”. Un’opera di cosmesi lessicale che Lista Doria vede di buon occhio perché non chiude la porta all’affiancamento di Amiu da parte di soggetti pubblici come Cassa Depositi e Prestiti o Filse, la finanziaria di Regione Liguria. «Dobbiamo salvaguardare l’azienda, i posti di lavori e il controllo pubblico» segna il cammino il capogruppo Pignone che porta a casa anche l’approvazione di un emendamento, già condiviso in maggioranza dallo stesso sindaco Doria, in cui viene richiesta una relazione tecnica da parte di esperti del settore (il famigerato “advisor”, vedi  ad esempio nel caso di Amt) in merito alle varie opzioni di futura aggregazione pubblica o privata, conformemente con quanto previsto dal piano industriale di Amiu (qui l’approfondimento) e dal piano regionale dei rifiuti anche in riferimento agli obiettivi ambientali.

    Ma, come sottolinea Antonio Bruno (Fds), «l’aver tolto la qualifica di “industriale” dalla partnership prevista potrebbe anche aprire la strada a investimenti di fondi speculativi e banche. Il rischio, quindi, è che la modifica introdotta oggi renda il testo ancor più negativo e pericoloso rispetto alla sua versione iniziale, già di per sé negativa».

    Restano, dunque, intatti (e, anzi, forse addirittura rafforzati) gli obiettivi di chi spinge per una quantomeno parziale privatizzazione dell’azienda. Si fa sempre più incessante il nome di Iren, società sì a partecipazione pubblica ma a governance di fatto assolutamente privata.

    Curioso che il sindaco abbia fatto capolino in Sala Rossa solo nei pressi della votazione della delibera, attorno alle 19.30, di ritorno da un impegno istituzionale proprio con i vertici di Iren, con cui si sarebbe discussa una modifica dell’assetto di governance relativa a un cambiamento della partecipazione del Comune di Torino. L’assenza del sindaco non ha offerto una bella immagine per un’amministrazione sempre nell’occhio del ciclone: le delibere importanti latitano e, probabilmente, continueranno a farlo fino a quando non sarà approvato il bilancio (quasi certo lo slittamento a luglio); l’assenza del sindaco da una delle discussioni più delicate in Consiglio comunale da qui all’estate non può certo passare inosservata.

    L’ipotesi dell’ingresso di Iren, come di qualsiasi altro partner privato, è assolutamente contrastata anche dal Movimento 5 Stelle, che in apertura di seduta si era visto bocciare una richiesta di sospensiva della delibera e ha provato fino all’ultimo a far mancare il numero legale votando contro al provvedimento solo all’ultimo momento utile: «Iren – ricorda il consigliere Boccaccio – ha più di 2 miliardi di indebitamento e non esiste alcuna azienda che sia confluita in questa società ed abbia diminuito le tariffe per i cittadini o migliorato i servizi». Preoccupati e molto scontenti sono anche i lavoratori di Amiu che avrebbero preferito che nella delibera fosse specificata la natura pubblica della futura partnership prevista per l’azienda. Ecco, allora, che già oggi potrebbero essere confermati i due giorni di sciopero annunciati e poi sospesi in seguito alla firma dell’accordo con le istituzioni. Un accordo che, tra le altre cose, prevedeva una nuova convocazione delle parti per la formalizzazione degli impegni presi e del relativo cronoprogramma nelle more di un vero e proprio accordo di programma che, nei fatti, non si è ancora verificato.

    Da non dimenticare, come abbiamo detto più volte nelle scorse settimane, che la delibera non riguarda solo Amiu ma 17 società partecipate da Tursi su un totale di una cinquantina. Anche in questo caso, però, il lavoro dell’amministrazione non sembra soddisfare proprio tutti: «La delibera – si diverte a calcolare il grillino Boccaccio – prevede risparmi patrimoniali per circa 1,1 milioni di euro e risparmi nella parte corrente per poco meno di 500 mila euro: il totale fa 1,6 milioni mal contanti. Sul nostro bilancio cittadino che vale circa 880 milioni all’anno, vuol dire un risparmio dello 0,0002%: se dovessimo recuperare il debito pubblico del nostro Comune, che ammonta a 1,250 miliardi di euro, con provvedimenti di questo tipo ci metteremo 783 mila anni. È chiaro che tutto questo rende la delibera alquanto risibile».

    Dal canto suo, l’amministrazione si difende annunciando l’imminente arrivo in Commissione e, conseguentemente in Consiglio, di una nuova delibera con cui verrà rivisto l’organigramma dei dipendenti pubblici, dirigenti compresi, anche dal punto di vista retributivo.

    Da registrare, infine, l’approvazione di 4 emendamenti proposti dal consigliere Vassallo (Pd) che riguardano alcune partecipate “minori”: Asef, Bagni Marina e Farmacie genovesi non vengono più ritenute società indispensabili e la partecipazione pubblica in tali società verrà mantenuta solo a condizione di un’autosufficienza economica delle stesse; Asef viene vincolata a mettere a disposizione del Comune i propri utili di esercizio (si parla di circa 5 milioni) che verranno impiegati per la manutenzione dei cimiteri; il futuro del Job Centre viene lasciato in stand-by fino alla prossima riorganizzazione nazionale dei servizi per l’impiego; per Sviluppo Genova è prevista una maggiore libertà d’azione riguardo operazioni di gestione immobiliare strategica come, ad esempio, l’efficientamento energetico.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, prosegue l’andamento lento: assenze e ritardi, ennesima seduta inutile

    Consiglio comunale, prosegue l’andamento lento: assenze e ritardi, ennesima seduta inutile

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D4Ennesimo episodio di malapolitica in Consiglio comunale. Manca il numero legale sulla votazione del rendiconto di bilancio 2014 e un’altra seduta va sprecata nel nulla. Usciti dall’aula al momento del voto quasi tutti i consiglieri di opposizione, la delibera ottiene 16 voti favorevoli e 2 contrari (Balleari – Pdl, Rixi – Lega).

    Nelle scorse settimane si era consumata la polemica, sollevata da alcuni esponenti del Partito Democratico, per l’inerzia della giunta, rea di non aver portato all’esame della Sala Rossa alcuna delibera sostanziosa da due mesi. Era stato addirittura minacciato un inedito “sciopero” dei consiglieri e la scorsa settimana l’assenza del PD aveva fatto saltare una riunione di maggioranza finché il sindaco non avesse fatto chiarezza sull’agenda politica della seconda parte del suo mandato.

    Effettivamente dopo l’approvazione del Puc avvenuta il 3 marzo, in Sala Rossa ci sono state ben 6 sedute che hanno visto la discussione di una sola delibera proposta dalla giunta e riferita al “regolamento comunale sui giardini della memoria per animali d’affezione”. Per il resto solo mozioni e interpellanze, alcune addirittura risalenti al 2013, e riguardanti nella maggior parte dei casi temi non proprio urgenti come l’intitolazione di una via agli “Angeli del Fango” o la “promozione eventi decentrati sul territorio ed iniziative “Alla scoperta dei Talenti””.

    Oggi sarebbe stata la giornata ideale per provare a ricucire i rapporti. All’ordine del giorno della seduta ordinaria del Consiglio c’era finalmente una delibera degna di tale nome seguita, in serata, da una riunione di maggioranza proprio per discutere del sempre più delicato rapporto tra giunta Doria e Consiglio comunale. Se la prima parte della giornata ha dato esito a dir poco negativo, il confronto in maggioranza sembra aver dato, almeno per il momento, gli esiti sperati. Sbolliti gli animi per la debacle odierna, il Pd ha strappato la promessa del sindaco di tornare a convocate riunioni di maggioranza tematiche nelle prossime settimane. E i temi caldi su cui discutere, a partire dal bilancio previsionale 2015, dalla privatizzazione di Amiu e dal futuro di Amt, non si fanno certo desiderare.

    «Sono preoccupato – aveva commentato a caldo il segretario provinciale del PD, Alessandro Terrile, dopo l’imprevista chiusura anticipata del Consiglio comunale – perché quando ci sono i consiglieri non ci sono le delibere e quando ci sono le delibere non ci sono i consiglieri. È evidente che i due elementi debbano incontrarsi. Capisco che siamo in campagna elettorale ma gli impegni da amministratori vanno mantenuti». Terrile fa riferimento al capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, assente questo pomeriggio e candidato alle regionali con Rete a Sinistra a sostegno di Luca Pastorino. Ma il segretario del PD non ha fatto molto bene i conti. Anche se Pignone (peraltro tra i più presenti in Sala Rossa) e Gibelli non fossero stati assenti, sarebbe comunque mancato ancora un voto per dare il via libera al rendiconto. Invece, sarebbe bastata la presenza dei 3 consiglieri democratici assenti al momento della votazione: Russo, Villa e Vassallo. «Non voglio certo contestare le procedure regolamentari e le decisioni del presidente del Consiglio comunale (Giorgio Guerello – PD, ndr) – prova a ribattere Terrile – ma due nostri consiglieri (Vassallo e Villa, ndr) erano a pochi passi dall’aula al momento della votazione».

    Tra gli assenti al voto da segnalare anche il capogruppo di Sel, Gianpiero Pastorino (presente, invece, l’altro consigliere Chessa) e quello di FdS, Antonio Bruno, Anzalone (Gruppo Misto in odore di maggioranza), Gioia (Udc), Lauro, Grillo e Campora (Pdl).  La chiusura anticipata della seduta di Consiglio comunale ha fatto saltare anche la tanto attesa discussione sul “suq” di corso Quadrio, ex via Turati. Sul tema era previsto un articolo 55, interrogazione svolta da un consigliere per ciascun gruppo, al quale avrebbe risposto il sindaco. Per convenzione, questo tipo di discussione viene svolta a inizio seduta ma il ritardo del sindaco per altri impegni istituzionali aveva fatto anticipare l’esame della delibera su cui è successo il patatrac (complici anche 33 ordini del giorno presentati da Guido Grillo – Pdl, durante i quali molti consiglieri, come di cattiva abitudine, si sono allontanati dall’aula).

     

    Simone D’Ambrosio