Tag: consumatori

  • Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Le associazioni dei consumatori, in particolare il Movimento Difesa del Cittadino, da lungo tempo sostengono la necessità di conoscere con chiarezza l’origine del pescato attraverso un’etichettatura dettagliata con il luogo d’origine messo ben in evidenza, ad esempio pescato nel Mar Ligure” piuttosto che “allevato nel Mar delle Filippine”. Adesso, grazie ad un’interrogazione promossa dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Edoardo Rixi, tale problematica sarà affrontata dalla Regione Liguria.

    «Si tratta di una richiesta sacrosanta, dal momento che i prodotti ittici dei nostri mari sono un’eccellenza alimentare che soffre la concorrenza del pesce a più buon mercato, proveniente da altre parti del mondo – spiega Rixi – Tuttavia, se è naturale che il mercato detti le sue regole, è altresì giusto che la superiore qualità dei nostri prodotti venga evidenziata. Da un’azione del genere trarrebbero vantaggio sia i consumatori, che disporrebbero così di un importante dato in più prima di scegliere i loro acquisti, sia i pescatori liguri, che stanno attraversando un momento quanto mai difficile».

    Un altro problema che richiede urgente soluzione «È quello riguardante i cittadini che vivono intorno al Porto e che soffrono per i fumi, le polveri ed i miasmi – continua Rixi – Una delle cause di questi disagi è l’assenza di collegamenti ai pozzetti per effettuare subito gli scarichi dei liquami dalle navi grandi e piccole, in modo da non inquinare le acque del porto e spargere odori nauseanti nella zona circostante».

    «Siamo molto lieti che il consigliere regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, abbia preso in seria considerazione quanto sostenuto da molto tempo dal Movimento Difesa del Cittadino per quanto riguarda gli inquinamenti dei porti le problematiche della pesca – sottolineano Vittorio Bigliazzi e Felice Mammoliti, MDC Genova e LiguriaCi auguriamo che anche altri Consiglieri (e non solo della Regione) prendano a cuore questi problemi e contribuiscano a sollecitare l’impegno delle autorità regionali provinciali e comunali e della stessa Autorità del porto di Genova».

    «Da poco tempo sono finite le operazioni di approfondimento del fondale del porto per far entrare navi ancora più grosse di quelle attuali – continuano Bigliazzi e Mammoliti –  Ottima cosa dal punto di vista del commercio e del lavoro, ma si aggrava ed espande l’inquinamento (specie dei fumi) anche alla cerchia delle abitazioni più in alto di quelle attualmente interessate ai vari aspetti degli inquinamenti portuali: acustici, polveri, fumi, “odori”. Pertanto un intervento serio per risolvere questi problemi è auspicabile sia intrapreso da tutti i responsabili in modo da cominciare subito a elettrificare le banchine del porto di Genova e collegare le navi ai pozzi di raccolta di rifiuti e liquami per impedire lo sversamento degli scarichi navali nel porto».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Viaggi e vacanze: quando è possibile chiedere danni e risarcimenti

    Viaggi e vacanze: quando è possibile chiedere danni e risarcimenti

    Innanzitutto un Buon 2013 a tutti i nostri seguaci, lettrici e lettori! Non so quanti di voi si siano potuti permettere un viaggio o una vacanza, però oggi vorrei trattare anche questo argomento, crisi permettendo.

    Reduce da buonismo natalizio, non voglio tediarvi troppo, perciò in questa puntata sarò… semplice. Quando prenotiamo un viaggio, possiamo farlo attraverso la nostra agenzia di viaggio di fiducia oppure attraverso internet.

    Se ci rechiamo presso l’agenzia di viaggio, ci rivolgiamo ad un soggetto che in qualche misura agisce contrattualmente per nostro conto; quindi si crea un rapporto contrattuale – per così dire – di intermediazione tra noi ed un tour operator.
    Il rapporto contrattuale con l’agenzia di viaggio “termina” un attimo prima della nostra partenza; da quel momento in poi, i guai che accadono sono imputabili (giocoforza) a chi ha organizzato il viaggio.
    In caso di ritardi, smarrimento bagaglio o quant’altro, la responsabilità passa al vettore in virtù di un contratto di trasporto, salvo che il tutto non sia organizzato del tour operator: in questo caso, è a quest’ultimo che dovremo rivolgerci per chiedere i danni.
    Quindi, non potremo mai chiedere i danni da vacanza rovinata ad un’agenzia di viaggi; quest’ultima sarà responsabile solo in relazione ad una cattiva gestione nella prenotazione di un volo e di errori che precedono la nostra agognata vacanza.

    Se invece abbiamo acquistato un viaggio attraverso il web, dobbiamo avere letto tutte le condizioni contrattuali presenti all’interno del sito e stampare tutto quanto; purtroppo accade spesso che i tour operator non inseriscano tutte le condizioni contrattuali, cosicché il consumatore non potrà mai conoscerle.

    Il termine entro il quale vanno chiesti i danni – in genere – è di cinque anni.

    Ma attenzione, se parliamo di bagaglio perduto o rovinato il termine può ridursi ad un anno; il motivo per cui tutto ciò non è chiaro risiede nel fatto che esistono diverse convenzioni internazionali in merito, le quali fanno riferimento a situazioni differenti a seconda che si tratti di un viaggio all’interno dell’Unione Europea o di un viaggio “extraeuropeo”.

    Per quanto riguarda i cosiddetti cataloghi di viaggio, questi sono una casistica differente:
    – se il tour operator non adempie a quanto “promesso” deve risarcire i danni;
    – se l’agenzia di viaggi prenota un viaggio differente da quello da voi scelto su catalogo, essa ne sarà responsabile;
    – se voi non avete, con la dovuta attenzione, letto le informazioni contenute nel catalogo, non potrete certo chiedere i danni a qualcuno.

    Per concludere, prima di partire, usate la testa, sennò quando tornate rischiate di perderla!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Bollette e assemblee condominiali: gli argomenti più caldi del 2012

    Bollette e assemblee condominiali: gli argomenti più caldi del 2012

    Ebbene sì, siamo giunti all’ultima puntata dell’anno, riprenderemo dopo l’Epifania… Anche noi, a questo punto, non possiamo sottrarci dal fare un bilancio del 2012.

    Ci avete scritto in molti e ci avete proposto problematiche varie e differenti a cui abbiamo cercato di rispondere nel modo più veloce e migliore possibile. I due argomenti più dibattuti sono stati il condominio e le bollette e di questo non mi sono affatto stupito…

    Prendo spunto da questi due temi per donarvi alcune dritte natalizie. Da dieci anni ormai sotto l’albero troviamo un regalo non gradito, ovvero l’aumento delle bollette domestiche; vista l’imminenza dell’inverno ed il freddo, due utili consigli per risparmiare sul consumo del gas:

    1. Se disponete di una calderina, impostate sì la temperatura desiderata, ma date meno potenza: in questo modo la temperatura rimarrà un pochino più bassa, ma costante, senza picchi di consumo indesiderati;
    2. Le stufe a pellet fanno risparmiare un buon 30% in termini di denaro, con finanziamenti adeguati l’acquisto è assolutamente possibile;
    3. le nuove tecnologie stanno sfornando i cosiddetti camini a bioetanolo, ossia un combustibile naturale; essi non necessitano di canna fumaria e sono amovibili.

    Dovendo allacciarmi al discorso condominio, molti mi hanno chiesto che cosa e come fare per “staccarsi” dall’impianto centralizzato e rendere autonomo il proprio impianto. Innanzitutto la decisione va comunicata all’assemblea, la quale non può impedirvelo. A due condizioni:

    a) che non vengano alterati gli equilibri termici del palazzo;
    b) che voi paghiate le spese di manutenzione, che sono comunque dovute in quanto l’impianto di riscaldamento è un bene comune facente parte del condominio ove voi abitate.

    Per concludere, metodi per risparmiare ce ne sono, basta conoscerli! Altrimenti, quando arrivano le bollette, fa davvero troppo caldo…

    Auguro a tutti i nostri appassionati lettori il miglior Natale possibile ed un 2013 in cui non abbiate bisogno di questa rubrica perché i problemi saranno tutti risolti… Chiedo troppo!?

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Offerte natalizie a Genova, anche i supermercati propongono i saldi

    Offerte natalizie a Genova, anche i supermercati propongono i saldi

    Ormai va di moda. In stazione, nel metrò, in alcuni uffici… la radio con la musica di sottofondo rilassa e predispone la clientela ad acquistare con più facilità.
    L’altro giorno, entrando in un supermercato si poteva distinguere la voce di Francesco De Gregori che cantava Viva L’Italia. Tra uno scaffale e l’altro ho voluto annotare le differenze di questo periodo rispetto alla “normalità” dell resto dell’anno.

    Panettoni ovunque tenuti in braccio da improvvisati babbi natale, torroni, frutta secca…. E poi i cesti natalizi: mega offerta tutto compreso con pandoro, spumante, torrone… in un colpo solo si compra tutto ad un prezzo… natalizio!
    E qui ritorniamo al discorso già fatto sulle confezioni delle uova: come faccio a leggere la scadenza?

    Le uova normalmente sono quattro o sei e scadono tutte lo stesso giorno: vista una, viste tutte. I prodotti contenuti nel cesto natalizio sono tanti e diversi; per logica debbono avere scadenze differenti, eppure… la scadenza non la vedo. Così come mi viene difficile controllare gli ingredienti di ogni singolo prodotto… Ma vogliamo rinunciare al cesto natalizio? neanche per idea!
    Alla cassa carrelli pieni…

    Occhio alle scadenze: in un periodo convulso come quello prenatalizio, è facile che qualche scadenza sfugga agli addetti merci del supermercato; se trovate un prodotto con la data di scadenza superata, fatelo presente al direttore del supermercato, non riponete il prodotto dov’era… aiutare gli altri significa aiutare se stessi, in questo caso.

    Anche a Natale i supermercati non si sottraggono ad una regola di marketing: ciò che si vuole vendere viene posizionato nei punti strategici, per esempio in corrispondenza delle casse, così mentre si è in coda e si attende il proprio turno, in un anelito antidietetico, riponiamo nel nostro carrello una scatola di cioccolatini, perché le altre dieci che abbiamo in casa magari non bastano per tutti i parenti… Anche gli scaffali non si sottraggono al marketing: la merce in offerta speciale sempre ad “altezza occhi”, così non ci può sfuggire a meno di non percorrere bendati le corsie.

    A proposito di offerte: ricordatevi che l’offerta promossa con tanto di cartellino presso uno scaffale equivale ad “offerta al pubblico”, quindi, una volta alla cassa, controllate la corrispondenza del prezzo battuto sullo scontrino col prezzo indicato nell’offerta.
    E non venite a dirmi: c’era troppo caos, non avevo tempo, ecc, ecc….. basta solo un po’ di attenzione, almeno quando si può!

    E mentre osservavo tutto ciò che ho appena descritto, superavo la cassa e la fila di persone perché non avevo comprato nulla; in compenso, Francesco De Gregori mi cantava “Viva l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia povera come sempre…”

    Povera come sempre, sì. Povera di normative severe contro chi prova da sempre a truffare i consumatori indifesi. E dire che a Natale si è tutti più buoni.

     

    Alberto Burrometo

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  • I pericoli della contraffazione: un vademecum per i consumatori

    I pericoli della contraffazione: un vademecum per i consumatori

    In occasione dell’evento natalizio il Movimento Consumatori fornisce uno strumento di assistenza al consumatore: un vademecum sul tema della contraffazione per indirizzare i cittadini a non acquistare prodotti pericolosi e rischiosi per la salute dei propri figli.

    A tal proposito presso la sezione genovese del Movimento Consumatori Liguria, in via dei Giustiniani 66r, è possibile consultare le apposite guide e ricevere adeguati suggerimenti. Gli opuscoli saranno disponibili anche in alcune librerie della zona ed in alcuni negozi di giocattoli, cosicché il rapporto tra negoziante e acquirente si basi su onestà e fiducia.
    «Il nostro impegno è far prendere coscienza a genitori, parenti e amici di cosa andranno a mettere sotto l’albero – spiega il Movimento Consumatori Liguria – È importante che tutti possano conoscere le conseguenze della contraffazione e i danni che essa può provocare».

    Con l’inizio dell’anno nuovo, inoltre, il Movimento Consumatori mette a disposizione uno spazio dedicato ai più creativi e fantasiosi dove dar sfogo alla propria immaginazione, realizzando oggetti personali con materiale riciclato offerto da “ReMida” (centro di riciclaggio creativo).

    «I laboratori sono aperti a chiunque abbia voglia di cimentarsi in questo progetto – conclude il Movimento Consumatori Liguria – e a tutti coloro che desiderano trascorrere un pomeriggio all’insegna della sostenibilità».

  • Trasporti ferroviari: Forum Ligure del tpl contesta le scelte della regione

    Trasporti ferroviari: Forum Ligure del tpl contesta le scelte della regione

    «Mentre la Guardia di Finanza mette al setaccio gli uffici regionali, la Regione Liguria mette in atto una rapina a mano armata ai danni dei cittadini che si alzano alle 5 del mattino e usano il treno per andare a lavorare», questo l’atto d’accusa delle associazioni dei pendolari, degli utenti, dei consumatori e degli ambientalisti, riunitesi nel Forum Ligure del tpl che si è duramente schierato contro qualsiasi riduzione del servizio e contro qualsiasi aumento tariffario, inviando un comunicato stampa ed una lettera all’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Vesco.

    «In merito alle proposte formulateci nell‘incontro del 3 dicembre per il servizio ferroviario 2013, facciamo presente che non condividiamo tagli e aumenti tariffari senza un piano di rilancio del trasporto pubblico su ferro e gommaspiega il Forum Ligure del tplRibadiamo la richiesta di un tavolo di confronto Regione Liguria – Comune di Genova – Trenitalia – Amt – Atp sull’integrazione oraria tariffaria e modale a partire dall’area metropolitana genovese».

    I pendolari liguri esprimono la loro più totale contrarietà «Alla disintegrazione tariffaria in atto e alla crescita della concorrenza tra aziende della gomma e del ferro che pure operano con sovvenzioni pubbliche in regime di esclusiva; la pericolosa deriva del tpl sta portando la Liguria ad allontanarsi dai modelli virtuosi per avvicinarla a regioni come la Campania dove il servizio del tpl è sceso del 50%; a una ripartizione del contributo – 75 milioni ferro; 119,5 gomma – a discapito del servizio ferroviario».

    E chiedono di «Approvare urgentemente la legge regionale sul tpl ed inserire nel provvedimento di Giunta per il finanziamento del tpl 2013 l’obbligo della integrazione oraria e tariffaria in tutta la regione, penalizzando nei contributi le aziende che non adempieranno. A sostegno di questa richiesta invitiamo le forze politiche della liguria a pressare il Consiglio regionale e la Giunta affinchè si riaffermi il ruolo di programmazione e coordinamento del trasporto pubblico».

    Infine il Forum Ligure del tpl invita i pendolari e gli utenti alla mobilitazione, partecipando alla settimana del tpl dal 17 al 21 dicembre «Per far sentire la propria voce con la lotta democratica e la disobbedienza tariffaria, qualora sia necessario a tutela del mobilità pubblica».

     

  • Saldi di Natale a Genova: il vademecum per il consumatore

    Saldi di Natale a Genova: il vademecum per il consumatore

    Vico Casana, centro storico di GenovaTutti gli anni, con l’incombere dell’inverno e quindi del Natale, sembra di vivere un dejavù… Vetrine allestite con gli addobbi del caso in mezzo a strade disseminate di luminarie, un andirivieni di persone che osserva da fuori perché dentro ai negozi non ci entra: i soldi sono pochi.
    Eppure le offerte natalizie, come sempre, si  moltiplicano invitandoci a comprare l’oggetto dei nostri desideri ad un prezzo mai visto; ma giacché si ripete tutti gli anni, potrei scrivervi “ad un prezzo da sempre visto”, quello più basso di tutti, ovviamente!
    E poi, come tutti gli anni, ecco i saldi! Saldi mortali, mi viene da dire!

    Ricordiamo ai nostri lettori che la merce in saldo deve essere quella rimasta al negozio e cioè non venduta; deve essere un oggetto che il giorno prima costava tot ed il giorno dopo molto meno.
    Ed invece, come tutti gli anni, assistiamo ai soliti tentativi di fregare, alla faccia del buonismo natalizio.
    Però c’è un modo di tutelarsi. Come ogni anno, vi rinnovo alcune regole basilari:

    1. Prima di acquistare qualunque oggetto, verificare la serietà del negoziante, la validità dell’offerta e confrontare sempre questi parametri recandosi presso più esercizi commerciali che vendono il medesimo oggetto e confrontando più offerte possibili.

    2. Diffidare a priori delle offerte cosiddette “sotto costo”: un oggetto che costa poco vale poco, quindi occhi aperti!

    3. Verificare sempre le garanzie offerte: quella di legge, ovvero due anni più due mesi dall’acquisto, diffidando da chi offre un anno di garanzia della casa costruttrice.

    4. Scegliete tutto con estrema cura, avrete notato che in questo periodo non solo c’è più confusione del normale per via della gente, ma anche per via di tutti gli addobbi ed i colori con cui vengono impestati i negozi ed i centri commerciali: questa è comunque una delle tecniche per distrarvi…

    5. Nel caso dobbiate comprare elettrodomestici, computer, telefonini o comunque oggetti “pregni” di tecnologia, cercate di andare in un negozio dove sia possibile trovare qualche commesso gentile e non sbrigativo che possa illustrarvi tutto quanto di necessario per guidarvi ad un acquisto ragionato.

    6. Per quanto riguarda i cibi, controllare bene le scadenze (ormai i panettoni li confezionano tutto l’anno…)

    7. Per i saldi, invece, cercate di individuare prima l’oggetto o capo di abbigliamento che vi interessa e poi verificate se quel medesimo oggetto o capo costa effettivamente di meno. Purtroppo vige una pessima abitudine dei negozianti di acquistare robaccia a prezzi irrisori per poi spacciarla come saldi, col risultato che loro ci guadagnano di più e voi non avete affatto risparmiato…

    A gennaio nessuno si ricorderà più nulla di tutto ciò, se non coloro che hanno ricevuto le fregature di rito.
    Sì, perché Natale anche in queste cose è un rito.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Prescrizione, termini e scadenze: il vademecum del consumatore

    Prescrizione, termini e scadenze: il vademecum del consumatore

    Nei giorni scorsi siamo stati contattati dal Movimento Commercianti e Artigiani Liberi della Sardegna, che ci ha chiesto maggiori precisazioni su alcune tipologie di prescrizioni che possono riguardare il settore del commercio e dell’artigianato.
    Innanzitutto ricordiamo un paio di definizioni: la prescrizione è un mezzo con cui l’ordinamento giuridico opera l’estinzione dei diritti quando il titolare non li esercita entro il termine previsto dalla legge (codice civile, art.2934 e segg.).
    La decadenza consiste nella perdita della possibilità di esercitare un diritto per il mancato esercizio in un termine perentorio (codice civile, art.2964 e segg.)In termini pratici i due concetti sono molto simili, ma giuridicamente no. La prescrizione, infatti, è stabilita solo dalla legge mentre la decadenza può anche essere frutto di accordi tra due parti. Gli esempi tipici sono il termine entro cui si devono contestare i vizi sui beni acquistati dai consumatori (due mesi dalla loro scoperta, la decadenza) ed il termine entro il quale tale diritto può essere esercitato, promuovendo magari una causa (due anni dall’acquisto, la prescrizione).
    Diamo un occhio anche ad altre due definizioni, perché il termine di prescrizione può essere soggetto a sospensione o ad interruzione:
    La sospensione può essere determinata dall’esistenza di particolari rapporti che legano le parti (tra coniugi, genitori e figli minori, tutore e interdetto, etc.), da vincoli a cui potrebbero essere sottoposti i beni delle persone coinvolte (amministrazione altrui), quando vi sia un occultamento doloso da parte del debitore e da particolari condizioni del titolare (minori non emancipati, interdetti per infermità di mente, militari in servizio in tempo di guerra, etc.). Per ogni dettaglio si veda l’art.2941 del codice civile.
    L’ interruzione può avvenire per diversi motivi. Tipicamente ha luogo quando il diritto viene esercitato dal titolare tramite notificazione di un atto con il quale si inizia un giudizio o di una richiesta – o intimazione – scritta (la cosiddetta “costituzione in mora”, che può contenere o meno un termine, si veda il codice civile, art.1219 e segg.). Si interrompe, in ogni caso, quando il diritto viene riconosciuto da colui contro il quale può essere fatto valere.Gli effetti sono sostanzialmente diversi, perché mentre la sospensione crea una parentesi (il periodo anteriore al verificarsi della causa di sospensione si somma con quello successivo), l’interruzione toglie ogni valore al tempo anteriormente trascorso.
    Tutte le volte che il termine di interrompe, infatti, inizia un nuovo periodo prescrittivo analogo al precedente.Da ricordare che la prescrizione decorre dal giorno in cui si può far valere il diritto e termina quando si è compiuto l’ultimo giorno. Il calcolo dev’essere fatto considerando il calendario comune (quindi comprendendo sabati e festivi) e non deve considerare il giorno nel corso del quale cade il momento iniziale del termine. Se il termine cade in un giorno festivo il diritto è prorogato al giorno successivo non festivo. Per i termini a mesi la scadenza cade nello stesso giorno del mese iniziale o, in mancanza, nell’ultimo giorno del mese. Come si fa a contestare l’avvenuta prescrizione di un diritto da parte di chi ci chiede qualcosa?
    Una volta appurato che vi sono i presupposti per contestare il decorso di un termine di prescrizione, sarà bene provvedere a sollevare la questione per iscritto, rispondendo alle richieste ricevute tramite una raccomandata a/r. In certi casi potrà essere opportuna una diffida, in altri una messa in mora.

    Per sintetizzare tutto quanto, mi sono permesso di fare una cosa che spero sia gradita dai lettori: un vademecum il più possibile completo (qui il pdf).

    Alberto Burrometo

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  • Buche nelle strade, danni e infortuni: come ottenere risarcimento

    Buche nelle strade, danni e infortuni: come ottenere risarcimento

    Nella vita sia sa, ci sono buchi per nascondersi, buchi neri e campi da golf… Purtroppo ci sono anche le buche per strada, le nostre strade che di liscio non hanno nulla. In queste buche si può cadere, ci si può fare male; si cade a piedi, si cade in moto, si bucano gomme… Queste buche a volte sono voragini ed evitarle è facile, basta la dovuta attenzione; talvolta però sono invisibili, addirittura avvallamenti impercettibili che però possono mettere a repentaglio la vita dei cittadini.

    Stiamo parlando delle insidie – trabocchetti. Si parla di questo quando un soggetto, pur adoperando l’ordinaria diligenza, pur prestando la dovuta cautela, cade a causa di una buca “invisibile” e si fa male… Tante persone mi chiedono come possono fare per ottenere un adeguato risarcimento.

    Ecco un piccolo vademecum:
    – La richiesta danni va inviata al proprietario della strada (Comune, Provincia o Stato presso il Ministero dei trasporti) entro cinque anni dalla data dell’incidente.
    – Il danno va provato con testimonianze di persone che hanno assistito all’evento e con fotografie dell’insidia – trabocchetto che ha causato la nostra caduta; è sempre meglio chiamare sul posto la Pubblica Autorità che possa verbalizzare l’accaduto.

    Da ultimo, rammento una piccola distinzione di mero diritto: si possono richiedere i danni ai sensi dell’art. 2043 del Codice civile (responsabilità extracontrattuale) o ai sensi dell’art. 2015 del Codice civile (responsabilità da cosa in custodia).
    La giurisprudenza ultimamente propende per la seconda via, anche se nutro qualche dubbio sul fatto che il proprietario di un bene (la strada) possa essere considerato custode della stessa: un doppione apparentemente inutile.

    E, comunque sia, non camminate con la testa fra le nuvole, ma guardate dove mettete i piedi; d’altronde si sa, tutti vaghiamo in un campo minato che si chiama vita…

     

    Alberto Burrometo

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  • Prescrizione tributi e cartelle esattoriali: attenzione alla scadenza

    Prescrizione tributi e cartelle esattoriali: attenzione alla scadenza

    Ai tempi del governo Berlusconi tanto si è parlato di prescrizione, prescrizione breve, prescrizione del reato, ecc. ecc. In quel caso, però, si trattavo di diritto penale:  la prescrizione di un reato è il tempo entro il quale il colpevole deve essere condannato; se passa quel tempo previsto (prescritto, per meglio dire) dalla legge, l’imputato può passarla liscia anche se palesemente colpevole.

    Da non confondere con un altro tipo di prescrizione e non sto certo parlando di quella del medico di famiglia… Mi riferisco alla prescrizione dei tributi e delle cartelle esattoriali (Equitalia, tanto per capirci).

    Innanzitutto, precisiamo che la prescrizione è il termine entro il quale un ente pubblico può richiedere il pagamento di un tributo ad un cittadino; scaduto quel termine, il diritto a riscuotere muore senza se e senza ma.

    Voglio qui di seguito fare alcuni esempi utili ai nostri lettori.

    Innanzitutto, la cartella esattoriale è il mezzo con il quale i concessionari (uno è Equitalia…) riscuotono, quali intermediari, cifre relative a tasse, tributi, sanzioni etc. dovute allo Stato e ad enti pubblici, previdenziali e/o assicurativi.
    Per tale motivo non si può dire che esista un termine di prescrizione proprio della cartella. Il termine di prescrizione esiste, ma è diverso a seconda del tipo di tributo oggetto dell’iscrizione a ruolo.

    In linea generale si può affermare che il termine di prescrizione della cartella (ovvero il termine entro il quale la cartella deve essere notificata) segue quello del tributo riscosso.

    Volendo aiutare il consumatore – lettore, a titolo di esempio:

    Multe relative al codice della strada e sanzioni amministrative in genere: il termine di prescrizione e’ di cinque anni dalla data dell’infrazione. La corretta notifica del verbale (atto precedente la cartella) interrompe il termine facendolo ripartire, pertanto la prescrizione della cartella e’ di cinque anni dalla notifica del verbale (codice della strada art.209 e legge 689/81 art.28);

    Tributi locali (Ici, Tarsu, Tia, Tosap, Imposta comunale sulla pubblicità e diritto pubbliche affissioni): cinque anni è l’attuale termine che riguarda la prima notifica degli avvisi di accertamento, con emissione delle cartelle esattoriali nei successivi tre anni. Esso parte dalla fine dell’anno di riferimento;

    Bollo auto: il termine di prescrizione è in pratica di quattro anni, perchè cade alla fine del terzo anno successivo a quello in cui doveva avvenire il versamento.

    Canone RAI: la prescrizione è quella ordinaria, 10 anni dalla scadenza.

    Dopo di ciò potete andare dal medico e chiedere la prescrizione per un ansiolitico e da un mobiliere perchè vi occorrerà un armadio enorme per contenere tutte le ricevute dei pagamenti effettuati, ovvero l’unico vero modo per dimostrare di avere pagato un tributo che vi viene richiesto indebitamente.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Il Registro delle Opposizioni contro il telemarketing: è una farsa

    Il Registro delle Opposizioni contro il telemarketing: è una farsa

    Quante volte, all’ora di pranzo o all’ora di cena, squilla il telefono, proprio appena arriva sulla tavola un bel piatto di pastaciutta calda e pronta da gustare?
    Se poi all’altro capo c’è qualcuno o qualcuna che vuole venderci qualcosa, allora la cosa scoccia parecchio a parecchi che stanno all’apparecchio… Giochi di parole a parte sappiate che c’è un rimedio!

    Difatti: in conformità alle disposizioni del Decreto del Presidente della Repubblica n. 178/2010, a partire dal 31 gennaio 2011 gli Abbonati agli elenchi telefonici pubblici che non vogliono più ricevere chiamate dagli operatori di telemarketing per attività commerciali, promozionali o per il compimento di ricerche di mercato tramite l’uso del telefono, possono “opporsi” alle telefonate indesiderate iscrivendosi al Registro Pubblico delle Opposizioni.

    Ciascun Abbonato – sia persona fisica sia persona giuridica, ente o associazione – il cui numero telefonico è presente negli elenchi telefonici pubblici, potrà richiedere al Gestore l’iscrizione gratuita nel Registro Pubblico delle Opposizioni mediante le seguenti modalità: email, fax, raccomandata o via telefono.
    In teoria, ma molto in teoria e poco in pratica, non ci dovrebbe più scocciare nessuno. Eppure molte persone ci chiamano lamentandosi che gli scocciatori continuano imperterriti!

    La normativa statuisce che l’utente può comunicare allo scocciatore di turno di essere iscritto al registro delle opposizioni e quest’ultimo deve riattaccare senza fiatare. Ma allora a che cosa serve questo benedetto registro delle opposizioni?

    Praticamente a nulla, è la solita farsa all’italiana, mi si lasci dire. Sarebbe opportuno che l’utente subissato di telefonate (e iscritto al registro delle opposizioni) avesse un vero moto di ribellione: chiedere al venditore di qualificarsi (nome e cognome o qualunque altro elemento di facile identificazione) e fare denuncia querela alla Polizia Postale.

    Mandarli a quel paese non basta più. E si tornerebbe finalmente a tavola sereni. E come direbbe una vecchia pubblicità… Silenzio, parla Agnesi

    Alberto Burrometo

  • Decrescita: per sostenere i consumi nel 2050 serviranno 30 pianeti

    Decrescita: per sostenere i consumi nel 2050 serviranno 30 pianeti

    Fiore della SperanzaIn un periodo dove è difficile trovare un’occupazione, ha senso pensare di ridurre i ritmi di lavoro invece di “lavorare di più per guadagnare di più”? Beh, diciamo che è molto difficile “scalare marcia” quando si è costretti a stare fermi o addirittura ad andare in retromarcia. Troppo grandi sono le diseguaglianze sociali presenti nella nostra società per fare si che il downshifting sia una scelta percorribile per molti. Occorrerebbe ripensare l’intero sistema economico in maniera diversa, magari adottando un modello che non sia basato sulla crescita illimitata. Una possibile alternativa è rappresentata dal modello di società basato sulla decrescita proposta dall’economista francese Serge Latouche.

    Alla base della decrescita c’è l’idea che una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito. Sembrerebbe banale dirlo, tuttavia l’intero sistema capitalistico si basa sul presupposto contrario. La capacità di sostenere il lavoro, il pagamento delle pensioni, il rinnovo della spesa pubblica (istruzione, sicurezza, giustizia, cultura, trasporti, sanità, ecc.) presuppone il costante aumento del prodotto interno lordo.

    Il ricorso all’indebitamento da parte degli stati, cioè il debito pubblico, soprattutto se portato all’eccesso, condanna alla crescita infinita per poter pagare gli interessi ai creditori. Quando i governi non possono indebitarsi ulteriormente, come stiamo vedendo negli ultimi mesi, devono ricorrere a impopolari aumenti della tassazione. Questo tipo di economia si comporta come un gigante che non è in grado di stare in equilibrio se non continuando a correre, ma così facendo schiaccia tutto ciò che trova sul suo percorso. A sostegno di questa tesi Latouche porta alla nostra attenzione alcuni dati quantitativi che dovrebbero farci riflettere.

    Lo spazio disponibile sul pianeta terra è limitato. Lo spazio bioproduttivo, cioè utilizzabile per produrre i beni di cui abbiamo bisogno per vivere, è solo una frazione del totale ed ammonta a circa 12 miliardi di ettari. Se ci limitassimo a sfruttare queste risorse la terra sarebbe in grado di rigenerarle e saremmo in equilibrio con l’ecosistema. Se dividiamo lo spazio bioproduttivo per il numero di abitanti della terra otteniamo che ogni essere umano ha a disposizione circa 1,8 ettari. Purtroppo il consumo medio pro capite, detto “impronta ecologica”, è attualmente è pari a 2,2 ettari.
    Ci sono tuttavia delle grosse disparità tra i paesi sviluppati e quelli del sud del mondo. Se un cittadino etiope consuma 0,8 ettari un cittadino degli Stati Uniti consuma 9,6 ettari, un canadese 7,6,  un francese 5,6 e un italiano 4,2. Ciò significa che stiamo consumando le risorse più velocemente di quanto potremmo, stiamo cioè intaccando il capitale naturale e nel futuro potremo disporre di meno materie prime per i nostri consumi. Se si ipotizza un tasso di crescita del 2 per cento, tenuto conto del prevedibile aumento della popolazione, nel 2050 saranno necessari 30 pianeti. È possibile calcolare quanti pianeti sono necessari a mantenere il proprio stile di vita sul sito www.footprintnetwork.org. Provateci. Rimarrete sorpresi dal vedere quanto grande sia l’impatto che alcune delle nostre abitudini possono avere sull’ambiente.

    I più ottimisti penseranno: “Io credo nel progresso tecnologico. Oggi facciamo cose impensabili fino a pochi anni fa, figuriamoci se non si troveranno nuove tecnologie e fonti energetiche alternative, poco inquinanti e più efficienti!”. Il problema è che, anche se così fosse, avverrebbe probabilmente quello che viene chiamato “paradosso di Jevons”: i miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza con cui una risorsa è utilizzata possono fare aumentare il consumo totale di quella risorsa invece di diminuire. Pensate ad esempio a chi, soddisfatto per aver ridotto le proprie spese per il carburante, per esempio utilizzando un’automobile con un motore più efficiente, con i soldi risparmiati si concede altri consumi, magari un viaggio aereo, oppure utilizza la macchina più spesso e per viaggi più lunghi. Questo comporta un consumo di energia maggiore di quella risparmiata e, di conseguenza, maggiore inquinamento.

    D’altro canto, chi avesse colto l’occasione di un risparmio sulle proprie spese per il carburante per, ad esempio, lavorare meno, non avrebbe fatto il proprio dovere di consumatore. La crescita ha bisogno di consumi sempre maggiori, sia che essi siano utili o dannosi. Se un paese retribuisse il 10 per cento dei suoi abitanti per distruggere beni, fare buche nelle strade, danneggiare veicoli, e il 10 per cento per riparare i danni, coprire buche e riparare veicoli, avrebbe lo stesso PIL di un paese in cui questo 20 per cento di posti di lavoro (i cui effetti sul benessere si annullano) fosse impiegato per migliorare la speranza di vita in buone condizioni di salute, il livello di istruzione e la partecipazione alle attività culturali e di divertimento. Da solo il prodotto interno lordo non è sufficiente a misurare il nostro benessere e non serve la teoria della decrescita per capirlo. La prova è il discorso che è stato pronunciato da Robert Kennedy il 18 Marzo 1968 all’università del Kansas:

    Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato all’eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Come leggere numeri e lettere delle uova

    Come leggere numeri e lettere delle uova

    Le Uova di PasquaSe ci trovassimo in una biblioteca o in una libreria, lì troveremmo un invito alla lettura del libro del mese… Immaginiamo se un giorno, entrando in un supermercato, trovassimo un cartellone con la scritta. “Invito alla lettura… delle uova“.

    Ebbene sì, leggere le uova… Spieghiamoci meglio: i numeri e le lettere stampate sopra il guscio rappresentano l’etichetta di tracciabilità ovvero il codice che ci permette di conoscere la filiera dell’uovo per capire il tipo di allevamento, lo stato di produzione, il codice ISTAT del comune di produzione, la provincia di produzione, il nome e il luogo dove la gallina ha deposto l’uovo e per finire in basso la data di scadenza o di deposizione.

    Alcuni dati importanti prima di passare ad un esempio concreto con il nostro uovo; il primo numero è forse il più importante, esso ci indica la tipologia di allevamento ovvero:

    “0” uova da allevamento biologico: le galline sono nutrite con mangime biologico, allevate all’aperto;
    “1” uova da allevamento all’aperto: le galline possono razzolare per alcune ore all’aperto – sono previsti nidi, trespoli e lettiere;
    “2” uova da allevamento a terra: allevamento a terra ma senza accesso all’esterno in capannoni al chiuso – uova deposte in nidi o a terra;
    “3” uova da allevamento in gabbia: allevamento in batteria in ambiente ristretto (5 galline in una gabbia grande quando una cassetta per la frutta) e deposizione delle uova direttamente in macchina.

    Come avrete sicuramente intuito questo dato è importante per due motivi: il primo attiene a ragioni prettamente etiche, infatti, a seconda della tipologia che scegliamo con il nostro acquisto, rafforziamo ed invogliamo la tipologia di allevamento che abbiamo indicato con la nostra spesa. In altri termini, se compriamo la tipologia 3, tanto per essere chiari, invogliamo e rafforziamo un tipo di allevamento che lucra sulle sofferenze inflitte a quelle sfortunate galline che vengono allevate in gabbie dove non hanno lo spazio per sgranchirsi le ali, poggiano le zampe 24 ore al giorno su barre d’acciaio e muoiono per sfruttamento e nevrosi dopo una breve vita di tormenti.

    Il secondo motivo è squisitamente economico, infatti, più ci avviciniamo alla tipologia “0” più le uova saranno care, e il perché è facilmente intuibile, le galline con tipologia diversa dalla “3” infatti, hanno un costo di allevamento ovviamente più basso di quelle allevate all’aperto… tuttavia sono certo che adesso, dopo aver saputo, non vorrete più risparmiare qualche centesimo di euro sapendo che quei pochi spiccioli procurano una vita di segregazione e sofferenze a degli esseri viventi.

    Ora passiamo all’esempio pratico: supponiamo di avere tra le mani un uovo con la seguente scritta “2 IT 096 VR 078”.
    Come avrete intuito il primo numero, ossia “2”, identifica il tipo di allevamento, uova da allevamento a terra, secondo la tipologia sopra descritta; la sigla IT identifica lo Stato di produzione; “096” è la cifra che identifica il codice ISTAT del comune di produzione; “VR” sono la sigla che indica la provincia di produzione; “078” sono i numeri che ci indicano l’allevamento in cui è stato deposto l’uovo. Sotto queste sigle troviamo la data di scadenza.

    Però, come abbiamo già avuto modo di rilevare, leggere le uova non è sempre semplice: le confezioni da sei uova, per esempio, spesso sono in cartone e non permettono la “lettura” del guscio. Inoltre, spesso le confezioni riportano la dicitura: uova biologiche e poi, una volta aperta la scatola, ecco che scopraimo che di biologico non vi è alcunchè…
    Insomma, se non impariamo a leggere le uova potremmo fare una bella frittata!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Chi sono i consumatori? Differenza legale fra libero professionista e consumatore

    Chi sono i consumatori? Differenza legale fra libero professionista e consumatore

    Ebbene sì, sembra una domanda stupida e banale ma… vi siete mai posto il quesito? Il legislatore se lo è posto nel 2005 con il decreto legislativo num. 206 del 2005, meglio noto come Codice del Consumo. Testualmente l’art. 3 stabilisce che “consumatore o utente è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta“. Di contro, il “professionista è la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale…

    La precisazione ci pare quanto meno interessante per capire taluni meccanismi che paiono a volte incomprensibili. Se Mario Rossi, pensionato, acquista un computer presso un qualunque negozio, egli potrà dichiararsi consumatore a tutti gli effetti con i benefici di questo “status”, uno fra tutti, godere della garanzia biennale sul prodotto. Se Alberto Burrometo, libero professionista, si reca ad acquistare il medesimo computer, egli non figura quale consumatore, bensì quale professionista che acquista un bene per la propria attività presso un altro professionista (il venditore), con la conseguenza che la garanzia passa da due ad un anno.

    Se fin qui sembra tutto chiaro, be’, proprio tutto chiaro non è.

    Mario Rossi ed Alberto Burrometo acquistano il medesimo oggetto eppure sono visti dalla legge in modo differente; quali le ragioni? La prima sta proprio nelle definizioni che abbiamo dato all’inizio; il codice del consumo stabilisce quali siano le tutele dei consumatori e non quelle dei professionisti – imprenditori. La seconda potrebbe ravvisarsi nell’uso che del computer fanno i due soggetti: il pensionato lo usa poco ed il professionista tutti i giorni e per tante ore: usura maggiore.

    Qualcuno potrebbe obiettare: ci sono pensionati che passano ore davanti al pc e professionisti che, lavorando magari fuori ufficio, lo usano molto meno. Al legislatore non importa nulla…

    La terza ragione va ravvisata nell’aspetto fiscale: il professionista nell’acquistare un bene con partita iva ne trae un beneficio fiscale, il pensionato no.

    L’ultima considerazione è questa: il professionista acquista il pc utilizzando la propria partita iva, ne trae giovamento fiscale e poi lo porta a casa per fare giocare i figli. Ci piacerebbe sapere in questo ultimo caso, che cosa ne pensa il legislatore…

    Una cosa però va detta, nel caso della telefonia o delle utenze relative a piccole imprese che sottoscrivano contratti in tutto e per tutto simili a quelli dei privati, numerose sentenze hanno chiarito che, in quei casi, valgono i criteri adottati per i consumatori.
    Alleluia.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Energia elettrica e gas: aumentano le pratiche commerciali illecite e aggressive

    Energia elettrica e gas: aumentano le pratiche commerciali illecite e aggressive

    Cittadini senza tutele di fronte ad aziende incattivite dalla crisi economica – un vero e proprio “spread dei diritti” – così lo definisce la XII Relazione PIT servizi 2012 di Cittadinanzattiva che segnala un aumento delle pratiche commerciali illecite (+7% nel settore dell’energia elettrica; +6% nel settore della telefonia) e di quelle aggressive (rispettivamente +15%; +13%).
    Nel 2011 le telecomunicazioni si confermano in testa alla classifica dei servizi peggiori dell’anno, raccogliendo il 22% delle circa 8600 segnalazioni giunte al Pit servizi. Al secondo posto si piazza l’energia (17%), seguono i servizi bancari e finanziari (15%) e la pubblica amministrazione (13%). «Dal nostro osservatorio è evidente che i diritti dei consumatori stanno facendo passi indietro – spiega Tina Napoli, neo responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – non solo i cittadini devono fronteggiare ogni giorno la crisi, ma da un anno a questa parte abbiamo notato che devono difendersi dai comportamenti sempre più aggressivi con i quali le aziende, non solo private, cercano di acquisire clienti».

    ENERGIA ELETTRICA E GAS

    E’ al secondo posto nella classifica dei servizi più critici per il cittadino (l’anno scorso era al terzo, preceduta dai servizi bancari e finanziari). Energia elettrica (55%) e gas (45%) sono i due settori interessati. Nel primo, ovvero l’elettricità, il nodo più critico resta la bolletta (40%) con errori nel conguaglio, scarsa trasparenza delle voci ed errata fatturazione.

    Ma ci sono problemi anche per il cambio di fornitore (17%), l’interruzione del servizio (12%), le tariffe elevate (10%). Per quanto riguarda il gas le segnalazioni sono in costante aumento da almeno due anni. Anche in questo caso i principali problemi riguardano la bolletta (41%) con errori nel conguaglio, mancata o errata fatturazione, la scarsa trasparenza delle voci. Seguono i problemi per il cambio fornitore (21%), per l’allaccio/voltura e subentro (14%) e per l’interruzione del servizio (9%).

    A questo punto è necessaria una premessa fondamentale. Nel campo della somministrazione di energia elettrica e gas, infatti, esiste il mercato tutelato gestito dai distributori (di luce e gas) le cui tariffe dipendono dallo Stato ed il mercato libero, dove liberi venditori vedono luce e gas.

    «A cinque anni dalla completa apertura del mercato elettrico alla concorrenza oltre 5,7 milioni di famiglie hanno cambiato venditore – spiega a “La Repubblica” Paolo Vigevano, presidente ed Ad di Acquirente Unico, il garante della fornitura di energia elettrica a famiglie e piccole imprese – Nel settore del gas, invece, la strada è ancora lunga. A fine 2011 solo il 13% delle famiglie era fornita di gas naturale a condizioni di mercato diverse da quelle di tutela».

    Sul sito web dell’Autorità per l’ energia elettrica e il gas (A.E.E.G.) si legge «Il Servizio di tutela garantisce la fornitura di gas ai clienti domestici che non passano al mercato libero. Il prezzo del servizio di vendita viene aggiornato ogni tre mesi dall’Autorità, le tariffe per i servizi di trasporto, distribuzione, stoccaggio e gli altri oneri dovuti dai clienti del servizio gas sono stabiliti e aggiornati dall’Autorità».

    Affinché i cittadini siano consapevoli dei diritti e delle tutele previste in questo nuovo contesto e possano sfruttare al meglio le opportunità offerte dal nuovo mercato dell’energia, l’Autorità ha predisposto alcune iniziative dedicate ai consumatori, in particolare lo Sportello per il consumatore che fornisce «informazioni, assistenza e tutela ai clienti finali di energia elettrica e gas con un canale di comunicazione diretto – numero verde 800.166.654 – in grado di assicurare una tempestiva risposta a reclami, istanze e segnalazioni».

    Da un’indagine avviata dal Garante emerge un quadro desolante. Lo Sportello, in soli tre anni, ha gestito la bellezza di quasi 1,4 milioni di chiamate contribuendo a risolvere oltre 65 mila reclami e rimborsare circa 300 mila euro al mese per importi non dovuti ed indennizzi. E anche l’Antitrust si è dato da fare: tra 2008 e 2012 sono 6 le società sanzionate con multe per un importo complessivo di 2.605.000 euro «Si tratta di attivazioni non richieste e impossibilità di tornare velocemente al fornitore precedente, comunicazione poco chiara che l’offerta era per il mercato libero e non per quello vincolato», sottolinea l’Autority.

    Ma veniamo agli innumerevoli casi che hanno interessato cittadini genovesi, come segnala l’Associazione Progetto UP Ufficio Polifunzionale che, ormai da alcuni anni, si occupa di tutelare i diritti delle persone, in svariati ambiti.

    «Enel si è inserita nel libero mercato in modo truffaldino con la creazione di Enel Energia – spiega Alberto Burrometo, presidente Progetto Up – stesso logo, stesso slogan: l’energia che ti ascolta. All’epoca, ragazzi con il talloncino Enel ben in vista, con le scuse più bizzarre, riuscivano ad entrare nelle case degli italiani e facevano contratti a iosa».

    L’inganno – se non la vera e propria truffa – è svelato all’arrivo delle bollette. L’elemento di differenza, infatti, è cromatico «Enel Energia emette le fatture a colori, Enel Servizio Elettrico le emette in bianco e nero – continua Burrometo – Stesso discorso per quanto concerne il gas».

    Recentemente Iren Mercato ha pensato bene di emulare i colleghi di Enel entrando nel mercato libero con delle promozioni commerciali sia per il gas che per la luce. «Nell’ultimo anno, addetti Iren con tanto di tesserino di riconoscimento si sono introdotti nelle case dei genovesi e, con la scusa di verificare i contatori ed i dati dell’utente, facevano apporre due firme – racconta il presidente di progetto Up – A quel punto il gioco è fatto: nuovo contratto e nuovo codice utente». In questo caso, nemmeno la differenza cromatica viene in aiuto «Tutto risulta uguale – spiega Burrometo – tranne due dettagli, per altro, non troppo visibili: la dicitura MERCATO TUTELATO e il diverso numero di codice contratto. La cosa che ovviamente salta agli occhi è la cifra indicata in bolletta: mostruosamente più alta!».

    Le conseguenze di un simile comportamento non sono per nulla trascurabili «Innanzitutto parliamo di una pratica commerciale scorretta, passibile di denuncia, non solo all’A.E.E.G., ma anche all’AGCOM – sottolinea il presidente di Progetto Up – voglio ricordare che un comportamento simile non è esente da querela-denuncia per truffa, dal momento che l’azione porta un ingiusto vantaggio a scapito dell’utente ignaro».

    Inoltre i venditori del mercato libero appioppano una quota non meglio specificata dovuta all’affitto delle tubature «In altri termini Enel Energia con i fili elettrici ed Iren con le tubature pagano se stessi – sottolinea Burrometo – Quindi gli sconti promessi nelle offerte commerciali vengono “mangiati” da spese suppletive che nel mercato tutelato non esistono». Ma non è tutto «Nel mercato libero vengono stimate le letture, ossia in bolletta non sarà mai calcolato l’effettivo consumo, ma quello stimato, con conseguente aumento ingiustificato dei costi e perdite di tempo da parte del cittadino», aggiunge Burrometo.

    Una volta che l’utente si rende conto di quanto accaduto e quindi può esercitare il diritto di recesso, riconosciuto dalla legge entro dieci giorni dalla indesiderata visita del personale della ditta, si trova di fronte ad un percorso ad ostacoli « È necessario spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno, ovvero spese postali a proprio carico e relativa coda agli uffici postali», ricorda il presidente di Progetto Up.

    Nel caso invece siano già trascorsi i dieci giorni previsti dalla legge, l’utente può comunque sempre ritornare al mercato tutelato recandosi presso la sede dell’azienda distributrice per firmare un nuovo contratto «In pratica come se fosse un nuovo cliente, mentre invece è un cliente di vecchia data – conclude Burrometo – Anche in questo caso la perdita di tempo è garantita. Sorge una domanda spontanea: chi paga il danno–disagio subito dai cittadini?».

     

    Matteo Quadrone