Tag: grandi opere

  • Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Che la Gronda fosse un tema di scontro all’interno della maggioranza di centro sinistra si sapeva e già in altre occasioni vi erano stati episodi che avevano messo in difficoltà la tenuta della Giunta Doria. In particolare si sapeva che la posizione del Pd, favorevole all’opera, non era la stessa di molti dei suoi alleati. E ieri effettivamente la maggioranza si è divisa sulla designazione di un nuovo rappresentante del Consiglio Comunale all’interno dell’osservatorio sulla Gronda di Ponente.

    L’origine della contesa è stato un ordine del giorno presentato dal M5S in cui si presentava la richiesta di sciogliere l’osservatorio. I rappresentanti del Movimento, da sempre contrari alla realizzazione di grandi opere, hanno motivato la loro proposta sostenendo che l’organo in questione non ha svolto molti dei compiti che gli erano stati attribuiti.

    Formalmente la segreteria generale ha ritenuto inaccettabile l’odg per diversi vizi formali. Tuttavia, molti partiti (Lega, Pdl, Udc, Sel) hanno sostenuto la necessità di riflettere più a fondo sul ruolo e l’attività dell’osservatorio. Su questo punto si è giocato il vero scontro politico, perché il M5S ha accusato l’amministrazione e la maggioranza di nascondere dietro questioni procedurali la volontà di non discutere della Gronda. Un tema “scomodo” per la maggioranza, con lo stesso Sindaco schierato tra coloro che richiedono maggiori approfondimenti sul progetto e il Pd a difendere l’opera.

    Nonostante il respingimento dell’odg del M5S, il tarlo insinuato tra i consiglieri ha progressivamente fatto emergere la volontà di molti partiti di esaminare l’attività dell’osservatorio prima di esprimersi sulla nomina di un nuovo rappresentante del Consiglio al suo interno. E così la mozione sospensiva presentata da M5S e Lega, che comporta il «rinvio della delibera ad altra data», dopo infinite discussioni formali, è stata approvata con il voto favorevole di tutto il centro destra, M5S, Lista Doria, Fds e Sel.

    Una sconfitta per il Pd, il cui capogruppo Farello aveva dichiarato apertamente in aula la contrarietà del suo gruppo ad un rinvio. Unico partito dalla parte del Pd è stato l’Idv, l’alleato che in tante altre occasioni, soprattutto nei primi mesi di governo, si era messo di traverso rispetto alla maggioranza.

    Con questa votazione si è espressa chiaramente la volontà della maggioranza dei partiti non solo di discutere sull’osservatorio, ma soprattutto di capire il senso di certe nomine politiche all’interno di vari organismi comunali. Molti consiglieri hanno dichiarato di non conoscere l’operato del precedente rappresentante (Beppe Costa, Pdl).

    Il messaggio lo ha espresso chiaramente Putti rispondendo proprio ad un consigliere del Pd «democrazia non è mettere chi vogliamo all’interno di un organismo e poi non comunicare più niente a nessuno». Un messaggio dalla forza dirompente che non ha potuto essere ignorato…almeno non da tutti.

    ALIQUOTE IMU

    Il Consiglio inoltre ha approvato ieri la riduzione delle aliquote IMU. Già a fine giugno, quando era stato approvato l’aumento dell’1 per mille sulle prime case e 3 per mille sugli altri immobili, Marco Doria aveva promesso di riesaminare i conti del Comune per cercare di operare una riduzione entro fine anno ed in effetti così è stato. Votando la proposta avanzata dal Pd e appoggiata dalla Giunta, si è approvata la riduzione dell’aliquota per negozi, botteghe e laboratori dell’1 per mille e di mezzo punto per piccoli e medi impianti industriali. Tuttavia resta invariata l’aliquota sulla prima casa.

    Si è trattato di uno sforzo considerevole per l’amministrazione soprattutto perché, dopo l’approvazione del bilancio preventivo, sono stati previsti nuovi tagli per circa 8 milioni di euro sui trasferimenti statali al Comune e perché è stato necessario risanare i conti aziendali di AMT con ulteriori 5 milioni di euro. Per questo – ha spiegato il Sindaco – i margini di riduzione sono stati molto limitati, ma fortemente orientati a sostenere la piccola, media impresa.

    Nonostante i partiti – sia di maggioranza, sia di opposizione – abbiano richiesto all’amministrazione di fare di più per «un’IMU più equo» un’ampia maggioranza di consiglieri ha approvato la riduzione proposta (28 favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti) elogiando il Sindaco per essere riuscito a mantenere la parola data a giugno.

    Osservatorio della Gronda: si tratta di un organismo composto dal Sindaco, tecnici dell’amministrazione, un rappresentante del Consiglio Comunale, un rappresentante del Consiglio Regionale, i presidenti dei municipi e i rappresentanti dei cittadini delle aree interessate dai lavori di costruzione dell’opera. Nell’ambito del dibatto pubblico sulla Gronda, che si è sviluppato per permettere ai cittadini di partecipare alla fase di pianificazione e progettazione dell’opera, lo scopo di questo organismo era permettere agli abitanti della zona di cooperare alla definizione del progetto della Gronda. Dal settembre 2010 – data di fondazione dell’organismo – l’Osservatorio si è riunito dieci volte.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    A Trasta è iniziata la costruzione del campo base, opera propedeutica all’avvio dei lavori per la realizzazione del Terzo Valico, in particolare dei cantieri operativo e di servizio di Fegino. Si tratta del C.B.L. 3 (definizione da progetto) ed è uno dei 10 campi base complessivi che il Cociv dovrebbe costruire per alloggiare gli operai che saranno impiegati nei cantieri.

    Nel contempo, sul territorio genovese ed in Basso Piemonte, riparte la mobilitazione del movimento No Tav-Terzo Valico.

    Dopo i presidi dell’estate scorsa per bloccare gli espropri di terreni, la protesta del movimento che si oppone ad una grande opera considerata inutile quanto costosa, riparte. L’obiettivo è ostacolare e rallentare in ogni modo i lavori. Lunedì e martedì sera a Pozzolo Formigaro e Novi Ligure sono previste 2 assemblee pubbliche, mentre per mercoledì 3 ottobre l’appuntamento è dalle ore 17 presso via Ugo Polonio a Trasta per un presidio a cui seguirà in serata una fiaccolata con l’intento di accerchiare il cantiere. All’iniziativa di lotta popolare parteciperanno gli abitanti di Trasta, i genitori e i bambini della scuola Villa Sanguineti, i comitati liguri e piemontesi.

    I campi base sono dei veri e propri villaggi indipendenti dal tessuto socio economico locale. Nel campo base di Trasta – 14.372 metri quadrati di estensione – che sorge nell’area dismessa del parco ferroviario di Teglia con l’accesso da via Ugo Polonio sulla sponda destra del torrente Polcevera, è prevista la costruzione di un dormitorio a due piani per 320 operai, parcheggi, guardiania, infermeria, magazzini, ecc.

    Secondo il movimento No Tav-Terzo Valico il fatto che questo campo si realizzi in un’area ferroviaria dismessa è un evidente segno di debolezza del Cociv visto che «per aprire altri campi base o cantieri o per le opere di modifica della viabilità sarebbe stato necessario eseguire gli espropri e confrontarsi con il dato di partecipazione popolare consegnatoci dal mese di mobilitazioni estive, hanno pensato bene di prendere la strada più facile e iniziare a lavorare in un’area già loro messa a disposizione dalle ferrovie. Questo è un segno di debolezza del Cociv e di tutta la classe politica che sostiene il Terzo valico».

    Sabato 6 ottobre sarà la volta della marcia popolare No Tav-Terzo Valico da Serravalle ad Arquata. L’appuntamento è alle ore 14:00 a Serravalle in Piazza Coppi. Per favorire la più ampia partecipazione il comitato della Val Verde organizza un pullman dall’alta Valpolcevera con partenza da Isoverde alle ore 12:50 e da Campomorone alle ore 13:00, la spesa è di 10 euro circa per persona (per prenotazioni e info scrivere a valverdenotav@libero.it o chiamare il n. 348/8337597), mentre dal centro di Genova c’è un treno che parte da Piazza Principe alle 12.28 e arriva a Serravalle alle 13:02. Dalla Valpolcevera, invece, c’è un treno che ferma a Ge-Sampierdarena 11.37, Ge-Rivarolo 11.42, Ge-Bolzaneto 11.46, Ge-Pontedecimo 11:50, cambio ad Arquata S. alle 12:57 ed arrivo a Serravalle alle 13:02.

    «Dopodichè ogni giorno e ogni ora sono quelli buoni per contrastare il campo base di Trasta – conclude il movimento No Tav-Terzo Valico – Da queste parti lo scoraggiamento e la rassegnazione non sono di casa, la resistenza sarà lunga, determinata e al fine vittoriosa».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: presto apriranno i cantieri, riprende la mobilitazione No Tav

    Terzo Valico: presto apriranno i cantieri, riprende la mobilitazione No Tav

    I Lavori per il Terzo Valicoinfrastruttura ferroviaria sulla cui utilità persistono numerosi dubbi – questa volta sembrano davvero pronti a partire con l’installazione dei campi base a Trasta, destinati ad ospitare i lavoratori delle ditte impegnate dei cantieri (con buona pace di chi sosteneva che l’opera avrebbe avuto importanti ricadute occupazionali sul territorio genovese).

    La notizia è riportata stamattina da “La Repubblica” che sottolinea come il Terzo Valico goda di un sostegno politico trasversale dal Pd al centro-destra. Mentre nella maggioranza le voci critiche non mancano ad esempio quella del consigliere di Fds, Antonio Bruno che commenta così «Come contribuente e prima ancora come politico sono scandalizzato. Chiedo alle forze politiche di fermare questo spreco pazzesco. Invece di ammodernare le linee e costruire il prolungamento della bretella ferroviaria Voltri – Borzoli verso le linee dei Giovi, arrivando a una capacità di trasporto fino a 5 milioni di TEU, il tutto senza fare il Terzo Valico; in pochi anni e non nei quindici previsti».
    Poi Bruno aggiunge «La scuola di villa Sanguineti sembrerebbe salva. Nessun ufficio nei suoi locali. Nessun trasferimento forzoso. Ma i cittadini di Trasta e della Val Polcevera non sono salvi dall’inquinamento da amianto e da traffico di camion». 

    Contestualmente all’imminente avvio dei lavori riparte la mobilitazione del popolo No Tav- No Terzo Valico. Dopo aver respinto, tra il 10 luglio ed il 10 agosto scorsi, centinaia di espropri nei comuni di Serravalle, Arcquata, Gavi, Carrosio, Voltaggio, Fraconalto, Borgo Fornari, Genova, Campomorone e Ceranesi, grazie all’impegno di migliaia di cittadini che hanno fermato i tentativi del Cociv, il prossimo appuntamento è per il 6 ottobre a Serravalle dove si svolgerà una marcia popolare fino ad Arquata al grido “Giù le mani dalla nostra terra” per chiedere di fermare la costruzione del Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, mozione: rendere funzionali le linee esistenti

    Terzo Valico, mozione: rendere funzionali le linee esistenti

    Una mozione presentata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle e dal capogruppo della Federazione della Sinistra (Davide Ghiglione) del Municipio Val Polcevera, impegna presidente e giunta ad attivarsi nei confronti del Sindaco di Genova affinché «Venga attuata una moratoria dei lavori del Terzo Valico e affinché venga considerata come prioritaria la realizzazione del collegamento dalla Bretella Voltri–Borzoli-Sampierdarena verso il valico dei Giovi in contemporanea con i lavori del Nodo ferroviario».

    Il documento, che sarà discusso prossimamente, sottolinea «A Borzoli sono già previsti gli imbocchi per un tratto di circa 350 metri a servizio del futuro Terzo Valico e proprio questi imbocchi potrebbero essere collegati alla linea di valico di Mignanego».
    Evitando così la realizzazione di un’opera che avrà un impatto molto forte sul territorio «Per il possibile dissesto idrogeologico ed il prosciugamento delle falde acquifere, e sulla salute pubblica data la possibile presenza di rocce amiantifere per le quali non è a conoscenza alcun accorgimento per evitare pericoloso inquinamento, a differenza di quanto accennato (seppur in maniera ancora insufficiente) nello studio, ad esempio, per la Gronda Autostradale di Ponente».

    Quindi, secondo il Movimento 5 stelle e la Federazione della Sinistra, i lavori per il nodo ferroviario (come già aveva spiegato ad Era Superba l’ingegnere Bruno Marcenaro) potrebbero essere l’occasione per rendere pienamente funzionali le linee di valico esistenti.
    Attualmente infatti «Sono in corso i lavori da Voltri a Brignole Terralba del Riassetto del Nodo di Genova, opera totalmente finanziata da RFI per un importo di circa 600 milioni di Euro – spiega la mozione – Quest’opera ha lo scopo primario di utilizzare la Bretella Voltri-Borzoli, costruita negli anni novanta con una spesa di 400 miliardi di vecchie lire e mai utilizzata».
    La Bretella Voltri-Borzoli «Fu costruita per dotare il porto di Voltri di un’infrastruttura ferroviaria per il trasporto dei contenitori – affermano i consiglieri firmatari del documento – ma per il fatto che da Borzoli invece di collegare questa bretella con la linea di valico di Mignanego le FS preferirono, con minor spesa, collegarla con la linea di Ovada, nessun treno del Porto di Voltri ha mai percorso tale linea, trovando più comodo la tratta Sampierdarena – valico di Mignanego».

    Nel prossimo futuro «Con il nuova tratto di linea previsto dal Nodo che va da Borzoli a Sampierdarena sarà possibile alleggerire e razionalizzare il traffico lungo la linea litoranea e aumentare così la capacità del servizio ferroviario metropolitano», continua la mozione.
    In pratica i treni passeggeri da e per Savona–Ventimiglia percorreranno il nuovo tracciato Voltri–Borzoli–Sampierdarena mentre la vecchia linea litoranea sarà utilizzata per un servizio di tipo metropolitano.
    «A questo punto sorge però una domanda importante – sottolineano i firmatari della mozione – dove passeranno i treni merci del Porto di Voltri? Tenuto conto che i treni merci provenienti dal Porto di Voltri, se inoltrati nella nuova tratta Voltri–Borzoli–Sampierdarena, implica il fatto che a Sampierdarena il treno dovrà subire un cambio di trazione testa-coda da parte del locomotore, quindi ripartire per il valico di Mignanego o di Pontedecimo, con un inspiegabile disagio ed aumento di costi e tempi del trasporto».

    La situazione sopra spiegata deriva dal fatto che la Bretella Voltri–Sampierdarena non è stata collegata a salire verso il nord con la linea di valico esistente (la Succursale dei Giovi).
    «Negli anni ‘90 le FS avevano previsto tale collegamento chiamato Bivio Lastrego (autofinanziato) – continua la mozione – ma poi tutto fu accantonato quando si parlò di Terzo Valico (finanziato dallo Stato Italiano) con la giustificazione che la realizzazione del Terzo Valico risolverebbe tali problemi di percorso. Situazione reale, ma con l’inconveniente che il Terzo Valico ha tempi di realizzazione di 10–15 anni destinati probabilmente ad aumentare per l’opposizione della popolazione e la possibile mancanza dei finanziamenti considerato il costo elevato dell’opera (6,3 miliardi di euro), allontanando in un futuro indefinito il problema dei treni merci diretti al nord in tempi brevi».

    I consiglieri ritengono indispensabile un ripensamento verso la soluzione del collegamento con la linea di valico esistente (la Succursale dei Giovi) «Che ha la sola priorità di reperire i finanziamenti necessari, comunque di gran lunga inferiori a quelli per il Terzo Valico».

     

    Matteo Quadrone

  • Val Chiaravagna: la riqualificazione dell’area delle cave è a rischio

    Val Chiaravagna: la riqualificazione dell’area delle cave è a rischio

    La zona delle cave della Val Chiaravagna, una tra le numerose servitù a cui è sottoposto il Ponente genovese, dopo anni di mobilitazione dei cittadini attende ancora l’agognata riqualificazione con il definitivo superamento delle attività estrattive, il recupero ambientale e la trasformazione dell’area in un parco urbano. Oggi però, come denuncia l’Associazione Amici del Chiaravagna, un recente provvedimento della Regione Liguria, la Delibera di Giunta n. 1047 del 07/08/12 inerente le cave del Monte Gazzo ed il Terzo Valico, rischia di cancellare con un colpo di spugna, decenni di aspettative di risanamento.

    «Tale provvedimento è assolutamente disastroso per la val Chiaravagna e le valli limitrofe – dichiara l’associazione – E’ evidente l’intenzione di eliminare dei vincoli di tutela, faticosamente raggiunti in passato anche grazie all’incessante impegno della popolazione».
    Gli amici del Chiaravagna si riferiscono al piano territoriale di coordinamento paesistico (1990) con cui la Regione Liguria aveva sancito il superamento delle attività di cava. «A tal scopo era stato istituito con D.G.R. n. 8292 del 1.12.1994 uno specifico gruppo di lavoro – aggiunge l’associazione – ormai non più operativo da diverso tempo».
    Ma non solo, nel 1998 anche la Provincia di Genova, attraverso il piano di bacino del torrente Chiaravagna, dichiarava che “L’attività estrattiva non può proseguire oltre i termini fissati dall’art. 20 della L.R. n.63/93, tranne che per proroghe connesse alla redazione di progetti di revisione dei piani finalizzati ad una migliore sistemazione ambientale definitiva”. «Per la cava Gneo un nuovo progetto di coltivazione poteva essere ridefinito solo all’ interno dei limiti di coltivazione già autorizzati – sottolineano gli Amici del Chiaravagna – Per la cava Giunchetto erano ammesse solo modifiche che non comportassero aumenti di volume estraibile (ultima versione del Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava, Regione Liguria, 2008)».

    Vediamo nel dettaglio cosa prevede la delibera regionale del 7 agosto scorso “Approvazione Accordo di programma sui progetti relativi all’assetto definitivo delle cave del Monte Gazzo ed avvio della procedura di variante ai Piani territoriali regionali e PUC di Genova inerenti il Terzo Valico”.
    Il destino della zona della cave del Ponente genovese appare intrinsecamente legato alla realizzazione della contestata grande opera ferroviaria.
    il progetto definitivo “Terzo valico dei Giovi Linea AV/AC Milano Genova”, infatti, prevede che l’approvvigionamento dei materiali inerti per la realizzazione dell’opera avvenga, per quanto concerne il Comune di Genova, nelle cave della Val Chiaravagna. «A tale specifico scopo il progetto del terzo valico ferroviario comprende anche il progetto di adeguamento dell’asse viario posto a collegamento fra lo svincolo autostradale dell’Aeroporto, via Borzoli e via Chiaravagna, al fine di rinnovarlo pressoché integralmente, tramite la costruzione di tre nuove gallerie e l’allargamento quasi integrale delle esistenti tratte a cielo aperto, fino alla zona della cava Giunchetto, in modo che il consistente incremento del transito di veicoli pesanti non gravi ulteriormente sulla viabilità esistente, ad oggi palesemente inadeguata per caratteristiche geometriche», sottolinea la delibera regionale.
    La Regione ricorda che in data 21/12/2011 sono state sottoscritte delle apposite convenzioni, fra cui quella relativa alla val Chiaravagna che regola i rapporti fra la Regione Liguria, la Provincia di Genova, il Consorzio COCIV, il Comune di Genova, e le società Unicalce S.p.A e Cave Ghigliazza S.r.l.
    Questa convenzione, come spiega la delibera «Prevede un piano di coltivazione comune delle Cava Giunchetto e Cava Gneo al fine di consentire alle imprese, con l’ottenimento delle nuove autorizzazioni, la fornitura a COCIV degli inerti necessari per la costruzione del Terzo Valico e l’abbancamento di un quantitativo di materiale di circa 1.000.000 m³ per la riqualificazione della cava dismessa delle Vecchie Fornaci, posta in prossimità, attualmente esaurita e soggetta all’obbligo di riqualificazione, da destinarsi esclusivamente al deposito di parte del materiale di scavo proveniente dalle nuove gallerie, senza ulteriore asporto di materiale».
    «La Regione Liguria, in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 58 della l.r. 36/1997 e s.m., promuove la formazione di un Accordo di Programma, finalizzato ad approvare i progetti di coltivazione e sistemazione per le cave Giunchetto e Gneo, individuate per l’approvvigionamento del Terzo Valico Ferroviario e la sistemazione, tramite l’apporto di smarino proveniente dalla realizzazione delle gallerie, per la cava Vecchie Fornaci dal punto di vista urbanistico, ambientale paesistico e di autorizzazione all’attività estrattiva», afferma il provvedimento di Giunta.

    Per quanto riguarda il recupero ambientale dell’ex cava Vecchie Fornaci, gli Amici del Chiaravagna ritengono assurde le affermazioni della Regione «Ora si dice di volere riqualificare, quasi 25 anni dopo la chiusura, una delle poche cave della Liguria già gradonate e faticosamente rinverdite! Parliamo di un’area su cui è previsto un piano di recupero ambientale mediante accordo di programma per la realizzazione di un Parco dell’Area Carsica e per il mantenimento della biodiversità naturale, in considerazione del fatto che l’area del Monte Gazzo è sottoposta a stringenti vincoli imposti dall’essere riconosciuto quale Sito di Importanza Comunitaria».
    L’associazione aggiunge «Il Comune di Genova aveva chiesto che gli effetti dello scorporo dal piano cave diventassero operanti una volta raggiunto l’Accordo di Programma; nel 2005 sono stati effettivamente presentati i relativi piani di sistemazione ma sarebbe assurda, ed evidentemente contraria al recupero, una ulteriore ripresa di riporti». La sistemazione, secondo gli Amici del Chiaravagna «È solo un pretesto per ulteriori sfruttamenti legati ai movimenti di terra che annullerebbe 25 anni di riqualificazione delle vecchie Fornaci e, per giunta, non riqualificherebbe Gneo e Giunchetto. Ancora una volta, l’imposizione sui territori di scelte non condivise e di esigenze che non sono quelle dei cittadini sono foriere di stravolgimenti e devastazione. Fortunatamente la popolazione sta sempre più prendendo coscienza di questo stato di cose: dopo anni di silenziose sofferenze, oggi i cittadini vogliono capire e cresce la voglia di partecipare. È tempo per la politica di raccogliere questi stimoli e smetterla di imporre il saccheggio e la devastazione del territorio».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: un primo bilancio tra espropri respinti e momenti di riflessione

    Terzo Valico: un primo bilancio tra espropri respinti e momenti di riflessione

    Oltre cento espropri respinti, una sempre più diffusa partecipazione e capacità organizzativa, questo il primo bilancio della lotta contro l’alta velocità ferroviaria a Genova ed in basso Piemonte.
    Tra la metà di luglio e ferragosto i tecnici del Cociv hanno provato ad entrare in possesso dei terreni che dovranno lasciare spazio a cantieri e mezzi pesanti ma ovunque le popolazioni locali si sono schierate in difesa dei propri territori«A Serravalle, Arquata, Gavi, Borgo Fornari, Pontedecimo, Trasta, Fegino, Campomorone e Isoverde nemmeno un lembo di terra è stato portato via – sottolinea il movimento No Tav-Terzo Valico – Si è messo in moto un meccanismo di solidarietà che va oltre il motivo per cui si stava in strada riscoprendo una socialità che alcuni avevano dimenticato, condividendo le proprie informazioni in un processo di crescita costante».
    È così che nasce un vero e proprio movimento popolare che, dal basso «Reclama il proprio diritto a difendere il territorio e la salute da chi vorrebbe monetizzarli come una qualsiasi risorsa economica».
    Almeno per il momento si tratta di una vittoria su tutta la linea ma la tregua non sarà lunga «Da oggi si riparte con la normale attività dei comitati, le iniziative sul territorio, le migliaia di volantini, le assemblee, nell’attesa di mostrare nuovamente in piazza quanto siamo cresciuti e determinati, finché questo progetto non sarà definitivamente richiuso in un cassetto».

    Stasera alle ore 21 presso il circolo ARCI – Casa del Popolo di Isoverde (Via Cavenna 68r) verrà proiettato il film “Fratelli di TAV” e a seguire dibattito.
    Parliamo di una video-inchiesta sull’impatto del “Treno ad Alta Velocità” lungo la penisola italiana.
 Il megaprogetto del treno che dovrebbe unire l’Italia all’Europa si è apparentemente fermato in Val di Susa, ma le tratte Roma/Napoli, Bologna/Firenze, Milano/Bologna sono state inaugurate o lo stanno per essere. Ma a caro prezzo.
    In Italia, ovviamente, in un affare da milioni di euro ci ha messo lo zampino la criminalità organizzata che, oltre ad aggiudicarsi i lavori, sfrutta il sistema di appalti e subappalti tipico dell’edilizia pubblica italiana degli ultimi quarant’anni. Lo stesso sistema utilizzato per la ricostruzione post terremoto del 1980 in Irpinia. L’operazione è stata ulteriormente facilitata da quando sono stati introdotti i famigerati “General Contractors”.

    Nel filmato, in cui si alternano contributi video raccolti in tutta Italia a interviste, spiccano le testimonianze di Claudio Cancelli (ingegnere, docente del Politecnico di Torino), Ferdinando Imposimato (ex giudice istruttore di molti processi importanti tra cui il delitto Moro, Presidente onorario della cassazione ed autore del libro “Corruzione ad Alta Velocità”), Ivan Cicconi (economista e scrittore, autore di “Storia futura di Tangentopoli” e “Le Grandi Opere del Cavaliere”), Lorenzo Diana (senatore, Commissione Antimafia Democratici di Sinistra), Andrea Cinquegrani (giornalista, direttore de “La Voce della Campania”), Simona Baldanzi (scrittrice, autrice del libro “Figlia di una vestaglia blu”), insieme ai racconti di decine di persone “comuni”, in vario modo toccate dal passaggio del T.A.V.

    Un’analisi scomoda che svela, senza fare sconti a nessuno, quali inquietanti “dettagli” siano sepolti tra cemento e binari sotto ogni tratto di ferrovia che viene – molto lentamente ed a costi esorbitanti – portato a termine.
 Sorprendente è lo scenario che si dipana analizzando l’impatto che questa “Grande Opera” esercita sui territori che attraversa, in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari. Altrettanto sorprendenti – quanto esemplari – le proteste delle popolazioni che quell’impatto, inevitabilmente, subiscono. “Fratelli di TAV” combina l’ appassionato racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti stretti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica – rapporti anch’essi ad “Alta Velocità” – che accompagnano la realizzazione del T.A.V. in Italia.

     

    Matteo Quadrone

  • Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    C’erano una volta solo container sulla collina degli Erzelli. Oggi su quella collina sta sorgendo un Parco Tecnologico e Scientifico che, in base al progetto esistente, dovrebbe ospitare grandi aziende dell’High Tech, come Ericsson, Siemens ed Esaote, la Facoltà di Ingegneria, ma anche un centro commerciale, una caserma dei carabinieri e un’area verde grande come dodici campi da calcio.

    Un progetto ambizioso, uno degli architravi della Genova del Futuro, un’occasione per far collaborare importanti realtà industriali con giovani studenti e ricercatori per dar vita a spin-off e start up tecnologiche. Un volano per l’economia della città e non solo, visto che questo polo era stato concepito per essere il più grande di tutta Italia.

    Il progetto era nato già nel 2003 da un’idea di diversi manager e imprenditori che fondarono insieme Genova High Tech (Ght) con l’obiettivo di creare un grande complesso scientifico e tecnologico a Genova. Il passo in avanti decisivo è avvenuto nel 2005 quando sono entrati nella compagine societaria di Ght Intesa San Paolo, Euromilano, Aurora Costruzioni a cui si è aggiunta nel 2007 anche la banca Carige. Nasceva così la Leonardo Technology Spa che possiede il 67% delle azioni di Ght. Sempre nel 2007 veniva firmato l’Accordo di Programma con Comune, Regione, Università e Ght che dava definitivamente l’avvio alla costruzione del Parco Tecnologico.

    Tuttavia, sul futuro di questo progetto avveniristico pesa il “no” al trasferimento della Facoltà di Ingegneria espresso dal Cda dell’Ateneo martedì scorso. Troppo elevato l’indebitamento di 42 milioni di euro necessari per spostare la facoltà da Albaro agli Erzelli. «L’operazione Erzelli, alle condizioni attuali non risulta finanziariamente sostenibile». Con questa formula l’Università ha definitivamente chiarito la propria posizione.

    Per il piano di trasferimento di Ingegneria erano stati stanziati 110 milioni di euro di fondi pubblici, 25 dei quali erano stati messi sul piatto dalla Regione e 85 dal MIUR. Altri 36 milioni erano stati messi a disposizione da Ght, che avrebbe comprato la sede attuale di Ingegneria ad Albaro e si sarebbe occupata di vendere i locali. In questo modo si sarebbe raggiunta una somma di 146 milioni di euro, una cifra superiore ai 140 milioni inizialmente stimati dall’Ateneo per effettuare lo spostamento.

     

     

     

     

     

     

     

    E invece non sono bastati. Secondo i calcoli dell’Ateneo servirebbero 188 milioni di euro: 152 milioni è il valore iniziale dell’opera a cui si aggiungerebbero 20 milioni per il trasloco e gli arredi, 11 milioni per i parcheggi coperti, la strada di accesso e gli allacci e 5 milioni per pagare le imposte. Le risorse non bastano e quindi, a meno dell’arrivo di nuovi privati disposti ad investire, Ingegneria non farà parte del nuovo parco tecnologico degli Erzelli.

    Questa decisione ha suscitato l’immediata reazione di Ght e Leonardo Tecnhology Spa. Pino Rasero (Presidente di Leonardo Technology) nella conferenza stampa organizzata dopo il Cda dell’Università ha evidenziato che quest’ultima non aveva mai dichiarato di aver bisogno di una cifra così alta e ha sostenuto che la ragione di questo iniziale rifiuto sia dovuta al tentativo di negoziare per ottenere ulteriori fondi. Rasero, però, ha anche dichiarato l’intenzione di andare avanti senza Ingegneria e ha parlato anche dell’interessamento di altri istituti di ricerca ed eventuali partner cinesi. Dal canto opposto l’Università si difende sostenendo che l’indebitamento avrebbe «pregiudicato il futuro dell’Ateneo» impedendo il rimpiazzo del personale docente e la manutenzione  dei laboratori, delle biblioteche e degli altri spazi già esistenti.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane hanno inevitabilmente spostato i riflettori sul polo tecnologico, ma soprattutto per parlare degli strascichi polemici derivanti dalla decisione dell’Università. Ma il Polo Tecnologico e Scientifico è un progetto di cui, in realtà, non si è mai parlato abbastanza in città e di cui l’opinione pubblica sa poco.

    Abbiamo quindi approfittato dell’ospitalità di Ght per visitare l’intera area degli Erzelli potendo vedere con i nostri occhi lo stato di avanzamento dei lavori. Ad attenderci negli uffici provvisori della società c’era l’architetto Christian Dellacasa che ci ha illustrato innanzitutto le tavole del progetto.

    Allo stato attuale è stato completato il palazzo Ericsson, i cui uffici sono già utilizzati; esiste lo scheletro del palazzo destinato a Siemens; a breve si inizierà a costruire l’edificio per Esaote; ed è già stata ultimata la sistemazione d’area per la Facoltà di Ingegneria. I fabbricati destinati alle altre aziende che si trasferiranno agli Erzelli devono ancora essere definiti, poiché verranno progettati tenendo conto delle esigenze dei singoli.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma il progetto non è fatto solo di edifici. L’architetto Dellacasa evidenzia come Ght abbia migliorato anche la viabilità e gli accessi alla collina e al parco stesso, per esempio modificando la pendenza della strada che percorrono gli autobus salendo da via Cornigliano, in modo che la potessero percorrere anche gli autobus snodati; oppure ripristinando via Sant’Elia, molto utile anche per gli abitanti del quartiere; o ancora asfaltando la parte di via dell’Acciaio di proprietà della Ght. Certamente si tratta di lavori ancora da completare, ma che servono ad evidenziare la volontà di rendere fruibile la nuova area degli Erzelli ad un pubblico più vasto possibile. In particolare si è stimato che, a progetto completato, dovranno giungere sulla collina circa 15 mila persone al giorno.

    Il nodo dei trasporti pubblici diventa quindi strategico in questa vicenda. Da tempo circola sul web un video dal titolo emblematico “Erzelli, il viaggio della speranza”: 90 minuti di tempo e tre autobus per raggiungere il parco tecnologico partendo dalla Stazione Principe. L’architetto spiega, che, in effetti, attualmente il percorso può essere lungo dal centro, circa 35 minuti, ma anche che vi sono strade alternative più rapide. Ad esempio, un modo per rendere più veloce il tragitto sarebbe utilizzare la metropolitana da Principe fino alla fermata di Dinegro, da cui è poi possibile prendere il bus numero 5 che fa capolinea proprio alle porte del parco. Inoltre nel progetto finale si prevede un sistema di vie di comunicazione – la cui costruzione è però a carico del Comune – che collegherà l’aeroporto con la stazione di Sestri e quest’ultima agli Erzelli attraverso quello che tecnicamente si definisce un people mover (una moderna funicolare). In questo modo sarà possibile integrare trasporto aereo, ferroviario e urbano rendendo possibili una molteplicità di alternative di viaggio. Poi, aggiunge ancora Dellacasa, ci saranno circa 700 posti macchina e molti posteggi per i motoveicoli. Perfetto – diciamo noi – ma sarebbe bello che un parco tecnologico costruito per essere totalmente eco-compatibile e all’avanguardia in termini di risparmi energetici puntasse soprattutto sui trasporti pubblici permettendo così di ridurre l’inquinamento e di non congestionare ulteriormente il traffico già complesso del ponente genovese.

     

     

     

     

     

     

     

    Dopo la presentazione del progetto all’interno dei freschi uffici della Ght giunge il momento di scendere sul campo per vedere dal vivo cosa stia sorgendo sulla collina degli Erzelli. Armati di caschetto veniamo accompagnati all’ottavo piano dell’edificio Siemens in costruzione. Uno scheletro di cemento dal quale si può osservare l’intera area del parco.

    La prima cosa che l’architetto Dellacasa ci mostra, con un atteggiamento misto di orgoglio e malinconia, è la spianata su cui dovrebbe sorgere la Facoltà di Ingegneria. Tutto è pronto per iniziare ad edificare. Di fonte agli edifici della Facoltà troverebbe spazio una piazza grande come Piazza de Ferrari e più avanti una grande zona verde pedonale. L’obiettivo è quello di creare punti di incontro anche fisici, che permettano un continuo scambio di idee tra studenti, ricercatori e aziende, nell’ottica di promuovere l’innovazione e la creazione di nuove imprese nell’high tech.

    Alle spalle di Ingegneria si trova il Monte Guano, il polmone verde del parco, dove verrebbero realizzati dei sentieri da percorrere a piedi per passeggiare o fare jogging.

    Sulla recente decisione dell’Università di non trasferire la Facoltà di Ingegneria agli Erzelli l’architetto preferisce non fare commenti, ma si limita ad un’osservazione da tecnico: «Si è domandata l’Università quanto spenderà per mantenere per i prossimi vent’anni in condizioni accettabili degli edifici che ne hanno più di cento?». L’attuale sede di Albaro, di cui fa parte anche Villa Cambiaso risalente addirittura al 1548, è collocata all’interno di strutture la cui manutenzione può essere costosa. Dellacasa si domanda anche quali potrebbero essere i vantaggi derivanti da un risparmio energetico per le casse dell’Ateneo.

    Tutti argomenti che sono stati sormontati dalle polemiche di questi ultimi giorni e su cui ci piacerebbe che anche i mezzi di informazione riflettessero in modo più attento per permettere all’opinione pubblica di dare un giudizio informato su argomenti importanti. Proprio per amore della verità e della chiarezza non smetteremo di parlare della questione Erzelli cercando di approfondire anche le ragioni del “no” dell’Università, che, non stentiamo a crederci, saranno più complesse di quelle che sono emerse fino ad oggi.

     

    Federico Viotti
    [foto e video Daniele Orlandi]

     

  • Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Alla fine, nonostante le rassicurazioni del vicesindaco Stefano Bernini – il quale appena una settimana fa parlava di espropri che sarebbero stati eseguiti nell’arco di un anno – decine e decine di lettere, tecnicamente chiamate “Decreti di occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione”, sono giunte in questi giorni in Val Polcevera ad altrettanti proprietari di terreni che dovranno essere espropriati per far spazio ai cantieri del Terzo Valico.

    L’arrivo di queste missive spedite dal Cociv – il consorzio che svolge il ruolo di general contractor per la realizzazione dell’opera – sta suscitando forte preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate, Trasta, Fegino e Pontedecimo «Le lettere di esproprio riguardano soprattutto terreni ed alcune pertinenze, ad esempio giardini, box, cantine – spiega Davide Ghiglione consigliere della Federazione della Sinistra nel Municipio val Polcevera ed esponente del movimento No Terzo valico – Il problema è che questi avvisi, non specificando in maniera evidente l’oggetto dell’esproprio, hanno generato ansia e preoccupazione negli interessati. Inoltre per quanto riguarda la valutazione economia dei terreni si parla di cifre irrisorie, ovvero circa 1 euro e 40 centesimi al metro quadro».

    Il movimento No terzo valico ovviamente non sta con le mani in mano ed ha già incontrato i cittadini di Trasta alla presenza di un avvocato, per spiegare gli aspetti legali della questione e con l’obiettivo di raccogliere i mandati degli interessati per presentare ricorso al Tar della Liguria. Stasera sarà la volta dell‘assemblea pubblica con gli abitanti di Campomorone, mentre domani sera si replica in Piazza Rissotto a Bolzaneto.
    «Il decreto di esproprio è uguale per tutti quindi cercheremo di fare un ricorso unico», aggiunge Ghiglione.
    Ma il tempo stringe perché gli espropri verranno notificati tra fine mese e l’inizio di agosto «Il 30-31 luglio a Trasta, il 2 agosto a Pontedecimo ed il 6 agosto a Fegino, gli incaricati del Cociv procederanno all’esecuzione del decreto di occupazione d’urgenza – sottolinea Ghiglione – L’aspetto più grave è che Comune e Municipio Val Polcevera sembra non fossero a conoscenza dell’arrivo di queste lettere».
    E proprio il 30 e 31 luglio a Trasta partirà la mobilitazione con l’organizzazione di un presidio permanente al fine di impedire ai tecnici del Cociv di avvicinarsi ai terreni che dovranno essere espropriati.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: assemblee con le famiglie che dovranno lasciare le proprie case

    Terzo Valico: assemblee con le famiglie che dovranno lasciare le proprie case

    Gli abitanti di Fegino, costretti ad abbandonare le proprie case per lasciare spazio ai cantieri del Terzo Valico, sono stati i primi ad essere convocati in assemblea da Comune e Municipio Val Polcevera, per fare il punto della situazione ed offrire loro il sostegno delle istituzioni locali.

    Parliamo di una dozzina di famiglie che hanno partecipato alla riunione con i rappresentanti del Cociv (il concessionario dei lavori), di Palazzo Tursi, Regione Liguria e Municipio, mentre oggi pomeriggio sarà la voltà di altre 12 famiglie residenti a Pontedecimo, in particolare nella zona di via Pieve di Cadore.

    «Abbiamo voluto avvisare gli abitanti per dare vita ad un confronto sereno – spiega il vice sindaco, Stefano Bernini – L’impegno del Comune è quello di affiancare le famiglie nel percorso di avvicinamento agli espropri».

    Il tentativo è quello di evitare, sul territorio genovese, i momenti di tensione che si stanno vivendo in questi giorni in Basso Piemonte. Fra Serravalle Scrivia ed Arquata, infatti, prosegue la mobilitazione dei cittadini impegnati in blocchi stradali che, almeno finora, hanno impedito gli espropri.

    I tempi comunque non sono strettissimi «Gli espropri dovrebbero essere operativi entro 1 anno e quindi esistono i margini temporali per fare le cose con la trasparenza necessaria – aggiunge Bernini – Ovviamente le persone sono preoccupate però bisogna sottolineare che non abbiamo trovato nessuna opposizione». 

    E se davvero gli interessati non si opporrano agli espropri, ciascuno di loro intraprenderà un percorso individuale per trovare una soluzione. I proprietari avvieranno con il Cociv le trattative sul valore degli immobili da espropriare, mentre per tutti quelli che dovranno lasciare la propria abitazione (proprietari o inquilini) è previsto anche un indennizzo economico fissato dalla legge regionale.

    Ma in Val Polcevera l’avvicinarsi del fatidico momento degli espropri, non consente a tutti di dormire sonni tranquilli «L’amministrazione comunale parla di 1 anno di tempo per realizzare gli espropri a Genova – spiega Davide Ghiglione, consigliere di Rifondazione Comunista del Municipio Val Polcevera e militante del movimento No Terzo Valico – Nel Comune di Ceranesi, invece, secondo le informazioni che abbiamo ricevuto dal sindaco, gli espropri potrebbero partirè già a fine agosto-inizio settembre».

    «Le assemblee promosse da Comune e Municipio Val Polcevera, in realtà sono degli incontri privati – afferma Ghiglione – parlano di trasparenza però alcuni consiglieri municipali, ad esempio il sottoscritto, non ne sapevano nulla. Bisogna rispettare tutte le posizioni, anche quelle contrarie. In questo caso, invece, mi sembra ci sia l’intenzione di fare le cose di nascosto. Oggi noi saremo presenti per entrare in contatto con le persone interessate dagli espropri. Vogliamo capire se qualcuno ha intenzione di opporsi per valutare le future azioni». 

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Sampierdarena, nodo ferroviario: il Municipio al fianco dei cittadini

    Condivisione d’intenti tra Municipio Centro-Ovest e residenti, con la richiesta rivolta a sindaco ed assessori competenti di impegnarsi in prima persona affinché siano puntualmente verificati tempi e modalità operative dei cantieri previsti per la realizzazione del nodo ferroviario.

    Questa la decisione assunta ieri dalla giunta municipale che ricorda come, già nei mesi scorsi, sia stato avviato un confronto con gli abitanti. Il nodo ferroviario è un’opera fondamentale per rendere più efficiente la mobilità ma, allo stesso tempo, richiede la necessaria attenzione delle istituzioni per non creare eccessivi disagi nei quartieri coinvolti dai lavori.

    «Il passante ferroviario di via Porro/via Fillak e la stazione di Sampierdarena sono oggetto di importanti opere di adeguamento e ristrutturazione che necessitano di valutazioni attente ed informazioni sui tempi, il posizionamento dei cantieri ed il transito dei mezzi pesanti», scrive il Municipio guidato dal presidente Franco Marenco. Per questo «La giunta decide di condividere e sostenere le istanze dei comitati cittadini di via Porro e del Campasso, impegnando Sindaco e assessori competenti a ad attivarsi al fine di verificare quanto richiesto».

    I comitati, sul finire del marzo scorso, in una lettera indirizzata al Municipio Centro-Ovest, sottolineavano le crescenti preoccupazioni dei residenti – in particolare di via Porro, via Fillak, via Campi e zona Campassoin merito all’impatto che i cantieri avranno sulla vivibilità dei quartieri.

    «Il Comune tramite il Municipio deve richiedere a R.F.I. (la società del gruppo Fs che sta realizzando gli interventi) adeguate compensazioni territoriali e maggiori informazioni – scrivono i comitati – vogliamo sapere posizione, tempi di attuazione, operatività e durata dei cantieri in zona piazza d’Armi e Campasso; interferenza dei cantieri sulla viabilità; tipologia, caratteristiche, distanze dalle abitazioni delle barriere antirumore nelle zone di via Porro, piazza Palmetta, via Miani e via Orgiero».

    Inoltre i cittadini chiedono precise compensazioni, per la zona Porro, Fillak, Campi «Disponibilità per il quartiere, a scopi sociali, della palestra del Dopolavoro ferroviario di via Porro; riqualificazione del ramblè ex raccordo Feltrinelli prevedendo aree con verde, giochi e panchine, attraverso una progettazione partecipata con gli abitanti del quartiere; sistemazione del sottopasso Fs di via Campi con percorso pedonale indipendente dal passaggio veicolare per superare l’attuale criticità e garantire l’incolumità dei passanti».

    Mentre per quanto riguarda la zona Campasso, i comitati sollecitano «Una fermata dei treni viaggiatori a Campasso; la possibilità di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana e per la realizzazione di parcheggi; riqualificazione area ex mercato ovo-avicolo per posti auto destinati ai residenti».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Strada sotto il porto: la Tunnel di Genova s.p.a. non ha intenzione di arrendersi

    Strada sotto il porto: la Tunnel di Genova s.p.a. non ha intenzione di arrendersi

    Lo scorso febbraio il Consiglio Comunale (giunta Vincenzi) con 26 voti a favore aveva liquidato la Tunnel di Genova S.p.A (formata da Comune di Genova, Autorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), la società incaricata (sempre dal Comune, dieci anni fa) della progettazione della strada sottomarina di collegamento fra la Foce e San Benigno, il cosiddetto “tunnel sotto il porto“.

    In quell’occasione l’assessore al bilancio Francesco Miceli, confermato nella nuova giunta, dichiarò:  «Il progetto del tunnel resta valido, ma in questo momento non ci sono risorse per finanziare l’opera». Un’opera faraonica il cui costo complessivo nel 2008 arrivò a superare i 500 milioni di euro. Un primo tratto da piazzale Kennedy a Calata Gadda (a raso, sotto l’attuale sopraelevata) e un secondo tratto da Calata Gadda a San Benigno, un tunnel sottomarino a largo del Porto Antico di Genova. Il primo progetto, datato 2003, prevedeva anche la realizzazione di un parcheggio sotterraneo di 3 piani per 3.000 auto e 60 bus all’altezza del Mercato del Pesce.

    Un’opera che, così pensata, andrebbe a sostituire in toto la sopraelevata; un’ipotesi confermata nel 2006 da Antonio Di Pietro, ai tempi Ministro delle Infrastrutture, che in una lettera indirizzata ad Anas fece riferimento alla «demolizione della Sopraelevata che rappresenta una reale, pesante cesura tra il centro storico della città e il suo porto».

    La notizia è che il progetto è stato inserito nel Programma infrastrutture strategiche 2012 varato dal ministero e che, in questi giorni, il presidente della società liquidata, Giancarlo Bonifai, il quale sembra non avere alcuna intenzione di arrendersi, ha presentato la proposta progettuale del tunnel alla nuova Amministrazione.

    Si tratterebbe, dunque, di un vero e proprio ritorno di fiamma. L’assessore all’urbanistica Stefano Bernini ha ammesso di credere nella fattibilità del progetto facendo riferimento al programma del neo sindaco Marco Doria in cui, nel paragrafo Le infrastrutture per una nuova Genova, si legge: “Decisione in merito alla realizzazione del Tunnel Portuale, già progettato, in relazione alle note criticità della strada sopraelevata.”

    Certo, con il completamento della strada a mare di Cornigliano e la realizzazione del nodo di San Benigno, il tunnel sottomarino andrebbe a completare un’unica arteria capace di collegare la Foce a Cornigliano, una vera e propria svolta epocale per la città di Genova. Ma chi si accollerebbe una simile spesa?

    Il Comune, dal basso dei “pochi spiccioli” di cui dispone,  potrebbe tornare a pensare veramente al progetto solo attraverso la formula del project financing, ovvero senza spendere un euro. In parole povere, l’unica via ipotizzabile sarebbe quella della concessione del tunnel per tot anni (non meno di 50) alla società finanziatrice, la quale attraverso una tassa di pedaggio potrebbe così recuperare i denari investiti e avere buoni margini di guadagno. Detta così sembra facile… ma siamo proprio sicuri che in un mondo schiaffeggiato dalla crisi economica esistano soggetti privati disposti a investire 500 milioni sulla città di Genova? Forse sarebbe meglio tornare con i piedi per terra, o meglio, con le ruote in sopraelevata.

     

  • Nodo di San Benigno: ritardo nell’avvio dei lavori, il Comune non ci sta

    Nodo di San Benigno: ritardo nell’avvio dei lavori, il Comune non ci sta

    Il progetto di potenziamento del Nodo di San Benigno a Sampierdarena – unica opera pubblica che non ha creato particolari contestazioni da parte dei cittadini, se escludiamo gli inevitabili disagi dovuti allo spostamento di alcune realtà produttive della zona per lasciare spazio al cantiere e l’incertezza legata al loro futuro (anche se la Regione Liguria, al momento dell’approvazione del progetto, ha assicurato che, grazie all’attivazione del Pris, il programma regionale per le infrastrutture strategiche, sarà garantita la ricollocazione di tutte le attività economiche esistenti) – per il momento resta fermo al palo. I lavori sarebbero dovuti partire nel primo semestre 2012 (per concludersi entro i primi mesi del 2015) ma invece sembra che occorrerà attendere almeno l’autunno.

    Negli ultimi tempi, infatti, è stato paventato il rischio di un possibile disimpegno da parte di Autostrade per l’Italia che attende di conoscere il pronunciamento della commissione del Ministero dell’Ambiente (probabilmente arriverà nel mese di luglio) in merito alla valutazione di impatto ambientale della Gronda di Ponente, sulla quale sono stati chiesti numerosi approfondimenti (su tutti i punti contestati Società Autostrade ha elaborato le proprie contro osservazioni) e le conseguenti scelte politiche dell’amministrazione cittadina.

    D’altra parte il restyling dell’elicoidale di Sampierdarena è da sempre considerata un’opera propedeutica alla realizzazione della Gronda. Parliamo di un progetto complessivo riguardante il “Passante di Genova” che si articola in diversi interventi: una nuova tratta autostradale, la cosiddetta Gronda di Ponente; una nuova carreggiata in direzione nord della A7 tra Genova Ovest e Genova Bolzaneto e il potenziamento dell’interconnessione A7/A12 sino al casello di Genova Est; Il potenziamento del “Nodo di San Benigno”, migliorando la connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest. Inoltre, Autostrade per l’Italia si è impegnata a redigere la progettazione definitiva ed esecutiva dei seguenti interventi: nuova viabilità di accesso al distretto portuale di Voltri immediatamente a sud dell’omonima barriera autostradale (Progetto Definitivo completato); nuova viabilità di collegamento tra la barriera di Lavagna ed il centro abitato di Chiavari (Progetto Definitivo completato).
    Nonostante le giustificate preoccupazioni, una conferma dell’intenzione di andare avanti sul nuovo nodo, è arrivata pochi giorni fa quando Autostrade per l’Italia ha pubblicato sul proprio sito web l’elenco ufficiale dei soggetti interessati dagli espropri. Una lista che comprende sia i proprietari di manufatti da abbattere, che quelli di aree da sottrarre all’utilizzo in maniera temporanea al fine di aprire una parte di cantiere o di garantire la circolazione dei mezzi impegnati nei lavori.

    L’elevato numero di soggetti coinvolti (tra cui Autostrade per l’Italia, ANAS, Autorità portuale, Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova), la complessità tecnica dell’opera, l’alto numero di interferenze con la viabilità e con la rete ferroviaria verso il Campasso, oltre ai numerosi interventi correlati (sia di tipo autostradale – anche attraverso la futura connessione diretta con la Gronda di Ponente – sia di tipo viario ordinario sia di tipo portuale), hanno reso complessa l’approvazione del progetto definitivo dell’opera, avvenuta ad agosto 2011 e formalizzata nell’ottobre dello stesso anno. Nel dicembre 2011 è stato presentato ad ANAS l’aggiornamento del progetto sulla base di quanto emerso in sede di Conferenza dei Servizi. Il costo presunto si aggira su circa 50 milioni di euro interamente a carico del costruttore.

    Il Nodo di San Benigno collega il casello autostradale con il porto commerciale, con la sopraelevata e con la viabilità ordinaria cittadina. Si tratta di uno dei punti chiave della viabilità genovese, sia per la presenza del più importante casello autostradale della città, ovvero Genova Ovest – dove converge l’intera rete ligure e il traffico diretto al centro cittadino e alle banchine portuali – sia in quanto nodo nevralgico della zona centro‐occidentale della città.
    Scopo dell’intervento è separare i flussi merci provenienti e diretti al porto di Genova da quelli caratterizzanti la viabilità ordinaria, ovvero le auto private che utilizzano l’elicoidale per attraversare la città. Le priorità di intervento prevedono: la razionalizzazione della circolazione, eliminando gli attuali punti di conflitto presenti sulla rampa elicoidale, causa principale di ingorghi e della formazione delle code sino alla barriera di Genova Ovest; l’individuazione di connessioni dirette con il porto, in modo da separare il traffico degli autoveicoli da quello dei mezzi pesanti.
    Ma quali saranno i benefici dell’opera?
    Innanzitutto il miglioramento dell’accessibilità autostradale cittadina, del porto e la riduzione degli impatti del traffico commerciale marittimo che attualmente grava sull’area in questione. Il Nodo di San Benigno, infatti, risulta spesso congestionato a causa della contemporanea presenza di traffico merci e traffico passeggeri. Inoltre l’attraversamento del nodo da parte dei mezzi pesanti in uscita dal porto condiziona fortemente il traffico cittadino, sia per picchi di attività che per blocchi delle attività portuali (scioperi, cattive condizioni ambientali).
    I lavori del nuovo nodo stradale permetteranno di affrontare gli incrementi nei volumi di traffico, in prevalenza containerizzato, che saranno conseguenti all’espansione delle banchine commerciali attualmente in fase avanzata di cantierizzazione in Calata Bettolo e Ronco Canepa senza gravare sulla mobilità cittadina. Ma non solo, secondo il disegno definitivo, si creano le condizioni per realizzare un percorso specifico che dallo stabilimento di Ansaldo Energia, a Campi, conduca fino all’imbarco, nel porto di Sampierdarena. In questo modo, si potrebbe riaprire il tavolo di confronto con l’azienda genovese, da anni costretta a ricorrere al porto di Massa per l’imbarco dei grandi componenti costruiti nei capannoni di Campi.
    Il progetto definitivo prevede di intervenire con una soluzione a basso impatto, ridimensionata rispetto al disegno originale. Nel 2010, infatti, è stata presentata una seconda alternativa di intervento che apporta alcuni elementi di miglioramento tra cui: la costruzione di una nuova rampa Lungomare Canepa (per consentire il collegamento diretto del traffico pesante con il Lungomare e il nuovo Varco Etiopia); la costruzione di una nuova rampa Via Milano ‐ Sopraelevata; un adeguamento di accesso alla A7; la creazione di un collegamento Via Milano ‐ Terminal Traghetti (per consentire il collegamento diretto all’imbarco dal Lungomare Canepa realizzando un ulteriore accesso rispetto a quello di Varco Albertazzi); l’ottimizzazione dell’accesso alla Sopraelevata Portuale (per agevolare le manovre dei mezzi pesanti in entrata e in uscita dal porto); la garanzia della piena compatibilità con il potenziamento di Lungomare Canepa.

    L’intervento sarà diviso in due lotti. Il primo (piastrone di ingresso al porto, ingresso al terminal traghetti, immissione in sopraelevata direzione Levante), secondo le intenzioni di Autostrade per l’Italia, dovrebbe essere affidato direttamente ad una propria società controllata, Pavimental, che si occupa di manutenzioni e costruzioni stradali, mentre per il secondo lotto sarà necessario lanciare una gara pubblica.
    Ma il recente Decreto Sviluppo del Governo Monti, per quanto riguarda le opere infrastrutturali, ha stabilito la riduzione della percentuale dei lavori che i concessionari possono affidare ad aziende sotto il proprio controllo (dal 50% si passa al 40%). Nel contempo viene elevata, dal 50% al 60%, la quota dei lavori che i concessionari, titolari di concessioni assentite prima del 30 giugno 2002, sono tenuti ad affidare attraverso procedure di evidenza pubblica.
    La conseguenza inevitabile, secondo Autostrade per l’Italia, è lo slittamento dell’avvio dell’opera, considerando i tempi necessari per realizzare la gara d’appalto.

    «Alla luce della nuova normativa stiamo verificando se sia opportuno o meno affidare l’intervento a Pavimental – conferma Autostrade per l’Italia – dobbiamo rifare il piano e valutare le diverse possibilità. Nel caso fosse necessario lanciare una gara di appalto i tempi per l’avvio dei lavori si allungherebbero di circa un anno».

    L’amministrazione comunale crede fortemente nell’utilità del nuovo Nodo di San Benigno ma, come detto in precedenza, il destino di quest’opera è intrinsecamente legato a quello della Gronda di Ponente, in merito alla quale si attende il parere del Ministero dell’Ambiente e la valutazione politica di Palazzo Tursi.
    Il Comune di Genova comunque non ci sta e per voce del Vice Sindaco e assessore con delega all’attuazione delle grandi opere viarie, Stefano Bernini, rilancia «Per noi il progetto nodo è fondamentale – ribadisce Bernini – Occorre realizzarlo subito perché è coerente al trasferimento della viabilità sulla nuova strada a mare, su Lungomare Canepa e sulla sopraelevata».

    «Siamo stufi del gioco che sta conducendo Autostrade – accusa Bernini – Siamo di fronte ad un’evidente volontà di rallentare le cose. Non sta in piedi chiamare in causa le nuove norme previste dal Decreto Sviluppo per giustificare il ritardo nell’avvio dei lavori. Il Nodo di San Benigno, a livello di importo economico, rappresenta una piccola parte rispetto al progetto complessivo del Passante di Genova. Per questo motivo Autostrade per l’Italia può inserire l’intervento all’interno della percentuale del 40% di affidamento diretto alle controllate. In altri termini a Pavimental possono essere assegnati subito i lavori per il Nodo di San Benigno. Spetta alla società titolare della concessione decidere quali interventi rientrano nel 60% di affidamento pubblico e quali no».

    «Autostrade vuole rallentare l’avvio dell’opera perchè prima vuole conoscere il destino della Gronda – conclude Bernini – Questo è il vero motivo dei ritardi. Noi, al contrario, riteniamo sia necessario accelerare. E chiederemo un incontro a breve con la società concessionaria».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Nodo ferroviario di Genova: utilità dell’opera e prospettive per il futuro

    Nodo ferroviario di Genova: utilità dell’opera e prospettive per il futuro

    Ferrovia di NerviTra le grandi opere infrastrutturali previste sul territorio genovese o in corso di realizzazione, indubbiamente il Nodo ferroviario è quella che ha suscitato meno polemiche tra i cittadini – anche se non sono mancate le lamentele dei residenti di Fegino interessati dallo scavo della galleria Polcevera – e rappresenta, a dire di molti, un intervento che porterà benefici soprattutto al traffico metropolitano e regionale, a media e lunga percorrenza, permettendo l’aumento della frequenza dei treni ed  il cadenzamento degli orari.
    Il Nodo di Genova è infatti un punto strategico della rete ferroviaria nazionale e internazionale in quanto costituisce un polo di interscambio fondamentale fra il sistema portuale e ferroviario sulle direttrici Genova – Ventimiglia, Tirrenica e Milano – Genova.

    L’obiettivo principale del progetto è separare i flussi di traffico: passeggeri a lunga percorrenza e merci da passeggeri regionali e metropolitani. Ma gli interventi previsti consentiranno anche di realizzare un collegamento fra il sistema portuale ligure e la rete fondamentale nazionale sia in direzione est-ovest che, soprattutto, in direzione nord-sud.
    Il potenziamento e l’automatizzazione delle infrastrutture e degli impianti del nodo permetteranno di sviluppare l’offerta di mobilità metropolitana. Infine l’adeguamento delle stazioni di Genova Voltri, Genova Sampierdarena, Genova Brignole, dei servizi nell’area di Genova Terralba e nella stazione di Genova Brignole, la realizzazione di nuovi impianti di sicurezza e controllo su tutta la tratta, favoriranno l’interazione intramodale e intermodale. Sarà così possibile potenziare e riorganizzare l’offerta, lungo la fascia costiera e la Val Polcevera. Ed anche il traffico merci avrà maggiore disponibilità delle linee all’interno del Nodo.

    Al termine degli interventi – previsto per il 2016 – i binari tra Genova Voltri e Genova Sampierdarena diventeranno quattro, quelli tra Genova Piazza Principe e Genova Brignole saranno sei.
    Il quadruplicamento della linea Voltri – Sampierdarena consentirà a tutti i treni a lunga percorrenza di transitare per la nuova linea e raggiungere Sampierdarena quindi Principe, senza interferire sull’attuale percorso litoraneo che sarà dedicato alla metropolitana pesante di superficie. In pratica i treni provenienti da Voltri, grazie al prolungamento della Bretella di Voltri, passeranno da Borzoli per poi scendere a Sampierdarena.
    L’opera, per un costo complessivo che supera i 600 milioni di euro, è finanziata interamente dal gruppo Ferrovie dello Stato.

    «La separazione dei flussi di traffico passeggeri metropolitani e a lunga percorrenza è un obiettivo positivo – spiega Bruno Marcenaro, ingegnere esperto di questioni ferroviarie –  in questo senso il nodo è un’opera benefica». E però rimangono alcuni punti oscuri «Hanno fatto trenta mentre potevano fare trentuno – sottolinea Marcenaro – per il traffico merci, infatti, non ci sarà nessun miglioramento perché è assente un punto fondamentale».
    Marcenaro si riferisce al collegamento di questo nuovo tratto di ferrovia con l’attuale linea di valico. Ovvero il collegamento Borzoli – Succursale dei Giovi. «Se il problema principale sono i traffici dei container del Vte di Voltri diretti a nord, questi ultimi continueranno ad andare a Sampierdarena – spiega Marcenaro – Qui i treni saranno costretti a fare manovra per invertire il locomotore e ripartire verso nord».

    Al contrario, se fosse realizzato il collegamento con la linea di valico, nel 2016, quando il nodo sarà finito «Esisterebbe già un collegamento Voltri – Milano», sottolinea Marcenaro.
    La risposta di FS è laconica: per questo è prevista la realizzazione del terzo valico. «Ma si parla di un’opera che sarà terminata almeno tra 10-15 anni – spiega Marcenaro – e nel frattempo la situazione per i treni merci sarà la medesima di oggi».
    La soluzione indicata da Marcenaro si chiama Bivio Lastrego «Un intervento già progettato dalle FS e poi rimasto al palo perché le stesse FS sostengono che questo avrebbe un forte impatto ambientale. E perché il terzo valico non prevede un devastante impatto sulle zone interessate? Il Bivio Lastrego è un collegamento di circa 2 Km che non comporterebbe un costo eccessivo e si innesterebbe sull’attuale linea di valico senza interferenze».

    «La verità è che il Bivio Lastrego renderebbe inutile la realizzazione del terzo valico – aggiunge Marcenaro – Le istituzioni potrebbero indirizzare le loro risorse per la realizzazione di altre opere più importanti. Ad esempio una metropolitana che giunga fino all’aeroporto a servizio delle delegazioni di Cornigliano, Sestri ed in un’ottica di rilancio del Cristoforo Colombo».

    Per risolvere il problema legato al trasporto merci le attuali linee di valico rappresentano la soluzione più adeguata «Se attrezzate bene, con segnalamenti ad hoc, il traffico potrebbe aumentare del 25% – sottolinea Marcenaro – Le FS hanno fatto un buon lavoro e sono già intervenute sulle linee di valico genovesi che oggi consentono la circolazione con marce parallele: ovvero due treni possono andare in salita contemporaneamente». Inoltre lo spostamento dei container da Voltri verso nord sarebbe più agevole «Sfruttando a dovere la linea di Ovada – spiega Marcenaro – l’unica linea di valico genovese che consente il transito di container delle più grandi dimensioni».

    Quindi in definitiva, secondo l’ingegnere Marcenaro, il nodo resta un’opera incompleta.
    E un’osservazione riguarda anche il traffico passeggeri «I treni che provengono da Ventimiglia in direzione Milano continueranno a transitare da Sampierdarena e da Principe – conclude Marcenaro – creando inevitabili impedimenti dovuti a manovre e cambio del locomotore. Con il bivio, invece, una volta giunti a Voltri salirebbero direttamente a Milano, ottenendo così un alleggerimento del traffico sulla stazione di Principe».

    Come detto l’obiettivo di separare i flussi di traffico del sistema ferroviario metropolitano e di quelli a lungo percorso migliorando di conseguenza l’offerta locale, resta lodevole. Ma pone comunque alcuni interrogativi. «Al termine dei lavori una coppia di binari sarà disponibile per la futura metropolitana di superficie – spiega Luigi Piccardo, presidente di Metrogenova, associazione che rivolge la sua attenzione alle problematiche  legate al trasporto locale – nel 2016, affinché la metropolitana possa essere operativa, sono necessari alcuni elementi: innanzitutto nuove fermate urbane; nuovi treni simili a quelli della metro, particolarmente leggeri, dotati di forte accelerazione, che comporteranno un costo significativo. Inoltre occorre stabilire un modello di gestione. Ovvero chi gestirà il servizio? Premesso che la rete è di proprietà di RFI (gruppo Ferrovie dello Stato) gli enti locali, Comune e Regione, dovranno adoperarsi per trovare un soggetto gestore del nuovo servizio metropolitano».

    Quindi un po’ di scetticismo sull’effettiva operatività della futura metropolitana pesante di superficie, è giustificato. In particolare dovranno essere realizzate nuove stazioni intermedie. Alcune come quella di Prà, San Biagio e via di Francia sono già state portate a termine, altre sono previste, ad esempio quella di Teglia. «Sono necessarie delle fermate intermedie a Prà-Palmaro, Cornigliano e Sestri – sottolinea Piccardo – a Cornigliano la stazione dovrebbe posizionarsi al centro della delegazione. Mentre nelle aspettative del Comune è prevista anche una fermata sotto il villaggio tecnologico degli Erzelli, per servire il futuro sistema di risalita al villaggio tecnologico e l’aeroporto. Il problema è che le FS non sembrano intenzionate a realizzare tutti questi interventi».

    Ma Piccardo pone anche un altro, non secondario, interrogativo «Nell’area di Genova Terralba potranno arrivare sia la Ferrovia urbana, anche se al momento il progetto di una fermata in quella zona non risulta compreso nei lavori appaltati, sia la Metropolitana, già prevista sino almeno a Piazza Martinez e con auspicabili estensioni verso Levante (San Martino) e Val Bisagno. Occorrerebbe un progetto integrato, che ancora non si intravede, che razionalizzi gli sforzi evitando duplicazioni e favorisca l’intermodalità tra le due infrastrutture».
    Il giudizio del presidente di Metrogenova è comunque positivo «È un’infrastruttura che può essere molto utile perché se aggiungo rotaie, aumento la capacità di trasporto. Il nodo è strettamente legato al terzo valico e serve anche a razionalizzare il flusso di traffico merci. Senza il nodo il terzo valico risulterebbe inutile. Secondo noi entrambe le opere sono necessarie».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]