Tag: musica

Cantautori, gruppi emergenti e band affermate, la storia della musica, le interviste agli interpreti di oggi e di ieri. La musica live a Genova e gli incontri con i gruppi in sala prove

  • Mondiali Antirazzisti: concorso musicale per realizzare l’inno

    Mondiali Antirazzisti: concorso musicale per realizzare l’inno

    musica-live-cantanti-microfonoI Mondiali Antirazzisti si svolgono dal 1997 e sono curati da UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), con lo scopo di contaminare, attraverso il linguaggio dello sport, realtà spesso considerate “distanti” come gruppi ultras, comunità di migranti, associazioni sportive e organizzazioni antirazziste. Negli anni si sono trasformati in un happening multiculturale che oltre ai tornei sportivi offre concerti, dibattiti, spazio di incontro per oltre 5.000 persone provenienti da ogni parte del mondo.

    In occasione dell’evento sono aperte le iscrizioni per il contest “Inno Indipendente dei Mondiali Antirazzisti”. Tutte le band, cantautori e artisti indipendenti ed emergenti di ogni genere e stile, con residenza in Italia, potranno presentare un brano musicale ispirato allo spirito dei Mondiali Antirazzisti: il brano deve rispecchiare promozione dei diritti e il rispetto per tutti, lotta contro ogni forma di discriminazione attraverso lo sport, la musica e la cultura.

    Il concorso scade domenica 31 marzo 2013: per iscriversi è necessario inviare all’indirizzo mail mei@materialimusicali.it una biografia, una foto, una scheda tecnica, il link ai propri siti e profili e il brano inedito (da inviare attraverso “WeTransfer” o attraverso altri modelli similari, compreso Mp3 leggero).

    Il miglior brano sarà scelto da una giuria coordinata da Giordano Sangiorgi (patron Mei) e da Carlo Balestri (organizzatore dei Mondiali Antirazzisti UISP), che valuterà se la proposta aderisce ai valori di base dei Mondiali Antirazzisti: promozione dei diritti e il rispetto per tutti, lotta contro ogni forma di discriminazione attraverso lo sport, la musica e la cultura.

    Il vincitore potrà esibirsi in apertura dei Mondiali Antirazzisti 2013, che si terranno a Bosco Albergati (Castelfranco Emilia – MO) dal 4 al 7 luglio. È previsto un rimborso spese di 500 € oltre a vitto e alloggio. Il brano sarà pubblicizzato attraverso il sito dei Mondiali Antirazzisti e di UISP e sarà diffuso continuamente durante i Mondiali stessi.

  • Metrodora: la nuova sede in Villa Rossi e i progetti per il futuro

    Metrodora: la nuova sede in Villa Rossi e i progetti per il futuro

    Villa Rossi a Sestri PonentePresente sul territorio da ormai dieci anni, e creatrice di alcune tra le più interessanti iniziative musicali cittadine (Festival delle Periferie, Lorca – divagazioni d’autore, Suonare la voce: Tributo a Demetrio Stratos), la nota associazione culturale Metrodora è giunta ad un importante punto di svolta: dopo anni di attese e rinvii, a breve entrerà nella nuova sede di Villa Rossi Martini a Sestri Ponente. Circa 1500 mq a disposizione, finalmente uno spazio ampio e adeguato all’organizzazione e realizzazione di tutte le attività e progetti che l’associazione ha in programma. Ne abbiamo parlato con il presidente Roberto Giannini.

     Qual è stato l’iter che vi ha permesso di giungere alla nuova sistemazione?

    «L’iter che ha consentito la parziale ristrutturazione e una nuova destinazione d’uso dell’edificio storico è stato lungo e tortuoso: dal punto di vista della ristrutturazione, il Comune ha attinto a fondi destinati alla sistemazione di alcuni parchi urbani, fondi risalenti all’epoca delle “colombiane” e per fortuna sbloccati dopo tanti anni di impedimenti tecnico-burocratici. Il bando di concorso è stato indetto, e vinto dal Consorzio C.L.E.C. – Villa Rossi, ancora ai tempi della seconda giunta guidata dal sindaco Giuseppe Pericu. In seguito la convenzione è stata ratificata dalla giunta Vincenzi, e ancora oggi tale convenzione è oggetto di verifiche e perfezionamenti da parte degli uffici comunali preposti. Il problema è che rispetto alla stipula originale, essendo passati parecchi anni, ci sono stati molti cambiamenti sia all’interno del consorzio che nelle istituzioni coinvolte nel processo (Comune e Municipio Medio Ponente in particolare), il che ha comportato, oltre ad un esponenziale scoramento nei soggetti coinvolti nel progetto, anche alcune modifiche di finalità ed obiettivi rispetto agli intenti iniziali. Ovviamente il progetto è sempre quello dello sviluppo di un polo culturale sulla falsariga delle “factory” di città europee culturalmente all’avanguardia (Berlino, Londra, ma anche per certi versi Torino). Gli spazi ci saranno consegnati in toto; un piano dell’edificio sarà altresì gestito da Isforcoop e sarà dedicato esclusivamente alla formazione tecnica e professionale».

    Un recupero realizzato tra lungaggini e intoppi: a che punto si è arrivati finalmente? Molte delle risoluzioni previste per il parco sono state tagliate, è stato invece rispettato quanto previsto per l’edificio?

    «Ristrutturare l’intero edificio avrebbe comportato costi ben superiori a quelli stanziati. Inizialmente i lavori avrebbero dovuto riguardare il piano terra e il piano nobile, quello storico con le ampie sale affrescate. Il comune, fatti salvi gli interventi sul piano terra (fondamentale per gli accessi, la sicurezza, l’abbattimento di barriere architettoniche piuttosto “pesanti”), ha dirottato l’esecuzione dei lavori prioritari dal piano nobile al terzo piano, quello che servirà l’utenza della formazione professionale, e che ospiterà le sedi di alcune associazioni che sono le parti più attive all’interno del consorzio CLEC».

    metrodora4Villa Rossi ha le potenzialità, con i suoi spazi e il bellissimo parco, per essere polmone verde e centro d’aggregazione e svago dei sestresi. Certo, non nelle condizioni di abbandono in cui è stata lasciata fino ad oggi. Cosa proporrà Metrodora per cambiare il volto di questa realtà e rendere effettivo il coinvolgimento degli abitanti? Quali sono i vostri programmi operativi, quali attività, quali iniziative e rivolte a chi? Credi ci saranno difficoltà nel realizzarle?

    «Il parco della villa è sempre stato vissuto dai sestresi (e non solo) in maniera piuttosto intensa, nonostante esistessero noncuranze e pericoli in ogni suo angolo. Anche durante i lavori di sistemazione del parco la cittadinanza, seppur con delle forti limitazioni di zone, ha continuato a frequentare il polmone verde. Sicuramente Metrodora si propone una serie di attività per riavvicinare una fetta (soprattutto quella di fascia giovanile) di popolazione. Va ricordato che durante il lungo periodo di abbandono (dal termine dell’anno scolastico 2001-2002) intercorso dallo spostamento della scuola elementare “Anita Garibaldi”, Metrodora ha operato una sorta di vigilanza e presidio di un edificio preso di mira quotidianamente da soggetti di vario tipo (tossicodipendenti, spacciatori, senza fissa dimora, teppistelli annoiati, cultori di satanismo e messe nere), subendo angherie e minacce di ogni tipo. Sia le istituzioni, soprattutto il Municipio, che le forze dell’ordine, hanno così potuto intervenire in tempo quasi reale su qualsiasi episodio di vandalismo, e tutti insieme si è cercato di limitare i danni. Teniamo anche conto, che, in questo difficile contesto, in villa è nato e si è sviluppato uno dei festival indipendenti più apprezzati al livello nazionale, il Festival delle Periferie, che proprio in Villa Rossi ha visto serate nelle quali l’affluenza del pubblico ha raggiunto numeri importanti, al di là di ogni più rosea aspettativa».

    metrodora1Due parole sul consorzio CLEC: di cosa si tratta?

    «Il consorzio CLEC (Centro Linguaggi Espressivi Contemporanei) è un insieme di associazioni culturali, alcune senza scopo di lucro (Metrodora, Open Art, Jazzlighthouse) basate esclusivamente sul volontariato, altre sono soggetti al cui interno sono presenti professionisti (teatro Akropolis, Musichiamo, Fludd), altre ancora svolgono attività legate ai Laboratori di Educazione Territoriale e si occupano soprattutto di bambini (Tuttigiùperterra). All’interno della villa verranno adibite dal consorzio: una sala per teatro e danza, una sala per attività musicali, alcune stanze che consentiranno lo svolgimento di attività artistiche a 360° (pittura, scultura, montaggio video, installazioni multimediali, liuteria ecc.). Le stanze sono gestite dal consorzio ma aperte a qualsiasi soggetto pubblico o privato che voglia portare avanti progetti artistici coerenti con le finalità del consorzio».

    Il parco prevede orari di apertura canonici, quindi chiusura serale, però i gruppi solitamente provano la sera: come vi regolerete in questo senso? Avrete la possibilità di tenere aperto anche in orario serale e proporre delle attività in quella fascia oraria? Come sarà regolamentato l’accesso?

    «Con questa domanda vai a toccare uno degli aspetti più delicati della futura gestione delle attività in villa. Probabilmente in una primissima fase le attività saranno svolte negli orari di apertura consueti stabiliti dal Comune; con il giungere della bella stagione invece il parco verrà aperto anche seralmente, in occasione di manifestazioni e iniziative che in questi mesi sono già state programmate. Da parte nostra prevediamo un mini-festival delle migliori band in età scolastica, la tappa genovese della Carovana dei Festival, iniziative musicali “unplugged”, presentazioni di dischi e libri, incontri tematici sulla storia della musica rock. E questo giusto per iniziare…».

    Chi volesse partecipare attivamente alla vita dell’associazione, e dare una mano, come deve fare? I cittadini possono fare proposte per nuove attività da mettere in pratica insieme a voi?

    «Ovviamente saremmo ben felici di convogliare nuove forze, sia fisiche che, soprattutto, di idee e nuove attività. Chiunque avesse il tempo, la voglia (o la necessità, perché no…) di proporre e realizzare progetti ed iniziative di carattere musicale, non deve far altro che contattarci (sul sito ufficiale www.metrodora.net e sui nostri social network siamo facilmente rintracciabili), sapendo che Metrodora può supportare qualsiasi idea coerente con le finalità dell’associazione».

    metrodorafestivalOrmai Metrodora ha dieci anni di vita: un bilancio di quanto fatto finora e uno sguardo al futuro. Quali difficoltà avete incontrato nella nostra città e quali invece le note positive? E cosa vorresti ci fosse in più per il futuro?

    «Dieci anni fa Metrodora nacque con l’idea di convogliare le energie che giovani artisti e band, soprattutto ragazzi in età scolastica, sprigionavano nelle sale prove, senza avere praticamente alcuna possibilità di proporre al pubblico le loro idee. Le probabilità che questi giovani artisti mollassero tutto a causa della frustrazione dovuta al fatto di non poter suonare dal vivo era forte, conseguentemente ci inventammo un festival e altre occasioni per colmare, almeno in piccola parte, questa lacuna. Da quel periodo un po’ di cose sono cambiate: non solo grazie a noi, ma anche ad altre realtà cittadine (in particolare Disorderdrama, ma anche Volumia, il Santo Rock festival ecc.) la scena musicale genovese (che, per inciso, è una scena che non ha nulla da invidiare ad altre realtà nazionali che godono di maggior supporto sia istituzionale che dal punto di vista dei mass media locali) ha avuto qualche possibilità in più di emergere. Oltre al Festival delle Periferie, che è cresciuto esponenzialmente, Metrodora si è caratterizzata per altre manifestazioni, le più importanti delle quali sono state senz’altro “Suonare la voce – Tributo a Demetrio Stratos” (di frequenza quinquennale e di valenza internazionale) e la rassegna unplugged “Lorca: divagazioni d’autore”. Le difficoltà incontrate sono state molte, in una città inizialmente poco incline alla promozione della cultura “giovanile”. Va riconosciuto al Comune di Genova la volontà di aver provato, ed essere riuscito col tempo ad incentivare tali manifestazioni, e, almeno per quel che ci riguarda, al Municipio Medio Ponente (guidato durante il periodo chiave dall’attuale vicesindaco Stefano Bernini), di aver sempre creduto nelle nostre iniziative e nel recupero (e destinazione a polo culturale) dell’edificio di Villa Rossi. Per il futuro speriamo che il fatto di avere finalmente anche una sede “fisica” (per dieci anni abbiamo fatto riunioni in tutti i posti possibili e immaginabili, bar, uffici, auditorium, sale istituzionali, a volte anche davanti al sagrato di una chiesa…) ci consenta di sviluppare meglio tutti i nostri progetti, che vanno ben al di là dei singoli concerti e festival, ma che riguarderanno vari aspetti della musica e della cultura in generale».

     

    Claudia Baghino

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Lele Ravera Band

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Lele Ravera Band

    Nato nel 2007 per iniziativa di Lele Ravera, il progetto inizialmente si configura come tribute band a De André, riscuotendo un successo che gli merita l’inserimento, da parte della Fondazione De André, nell’elenco di band tributo ufficiali: «Sicuramente proporre pezzi di un grande cantautore come De André rende più semplice suonare in pubblico e farsi conoscere, mentre portare pezzi propri è sempre più rischioso» racconta Ravera.

    Successivamente comunque Lele ha cominciato ad aggiungere al repertorio brani scritti e musicati da lui stesso: i temi sono tratti dal quotidiano ma anche da episodi di storia recente come il G8, e ricordano nelle sonorità la scuola genovese.
    Da questi pezzi è stata estratta una demo, intitolata “Immagini”, pubblicata nel 2011 e in breve diventata un vero e proprio album di dieci tracce, pubblicato a fine 2012. Oggi la band si esibisce in concerti che mescolano canzoni di De André a pezzi originali, pensati da Lele e arrangiati in gruppo, e sta portando in giro il nuovo tributo a De André dal titolo “Amico Fragile”.

    lele-ravera-bandLele Ravera: voce
    Chiara Figoli: tastiera
    Giancarlo Marotta: batteria
    Andrea Lo Giudice: basso
    Marco Silanus: chitarra ritmica
    Diego Maresu: chitarra solista

     

     

     

  • Concerti Genova: a Voltri 24 ore di musica live no stop

    Concerti Genova: a Voltri 24 ore di musica live no stop

    «I cantanti e le band che propongono inediti sono spesso “ai margini”, in molti locali si preferisce ascoltare i gruppi che fanno cover: per questa ragione abbiamo pensato di realizzare un grande evento musicale, per dare a chi compone brani propri la possibilità di incontrare il pubblico». Questa la premessa che ha portato Andrea Di Marco e Paola Popa – insieme a Nico e Massi, i due gestori del Mare di Note di Voltri – a organizzare una maratona musicale di 24 ore nel locale del Ponente genovese.

    Questo fine settimana – dalle 19 di sabato 26 alle 19 di domenica 27 gennaio – si assisterà dunque a 23 concerti consecutivi, con la sola interruzione del cambio palco (e una pausa di un’ora la domenica mattina). Una vera e propria catena di montaggio della musica che (si spera) porterà nuova linfa al quartiere di Ponente – dove oltre al Mare di Note c’è un solo locale dove si suona musica dal vivo, la pizzeria Da Erasmo – e in contemporanea darà spazio ai gruppi musicali della città (ma anche della Liguria, Lombardia ed Emilia), che potranno esibirsi dal vivo e far conoscere i loro brani.

    Quali sono le aspettative per un evento così inedito per la città? Andrea di Marco sottolinea che «si tratta di un esperimento: ogni band ha il suo seguito di fan e speriamo che questo porti tante persone ad ascoltarle, oltre alla possibilità di scegliere a quali concerti assistere nell’arco delle 24 ore (di seguito la scaletta, ndr). L’evento ha anzitutto lo scopo di sostenere le band che propongono musica nuova e indipendente, e in secondo luogo ci auguriamo che valorizzi anche il locale e il quartiere».

    Com’è nato il progetto? «Il Mare di Note si presta molto per questo tipo di evento: c’è molto spazio, un ampio parcheggio, e trovandosi nella zona delle Fabbriche non ci sono problemi legati ai rumori e alla musica troppo alta. Mare di Note è anche un’associazione culturale che si occupa di musica da molto tempo, perciò non ci sono state troppe difficoltà nell’organizzare un evento di questa portata».

    Le band sono state individuate in pochi mesi, soprattutto grazie alla promozione dell’evento attraverso Facebook: sono quasi tutte di Genova e appartengono a a diversi generi musicali, dal rock al pop, passando per il punk, il blues e il prog. Ciascuna ha a disposizione 45 minuti e proporrà una scaletta composta in buona parte di pezzi propri, con poche incursioni nelle cover di musica internazionale. L’ordine delle esibizioni è stato deciso tramite sorteggio.

    Questo l’elenco completo delle band che parteciperanno alla maratona.

    Case di vetro: dalle 19 alle 19.45 (alternative rock/post rock – Genova)

    Melamara: 20 – 20.45 (alternative/garage/powerpop – Genova)

    Stefano Lombardo: 21 – 21.45 (pop/rock/blues – Savona)

    La Roxy: 22 – 22.45 (rock – Genova)

    Experior: 23 – 23.45 (metal/prog rock – Genova)

    Comma 22: 00 – 00.45 (punk rock – Genova)

    Il paradiso degli orchi: 01 – 01.45 (prog rock – Brescia)

    Ravensight: 02 – 02.45 (symphonic death metal – Genova)

    Lele delle scimmie: 03 – 03.45 (rock – Genova)

    Red lips: 04 – 04.45 (rock – Genova)

    Reason of it all: 05 – 05.45 (alternative rock – Genova)

    Ave: 06 – 06.45 (rock – Brescia)

    Admal: 07 – 07.45 (rock – Genova)

    Cheers: 08 – 08.45 (rock – Mirandola)

    Sgrigua: 10 – 10.45 (rock – Genova)

    Blue beat: 11 – 11.45 (blues – Genova)

    Walk: 12 – 12.45 (rock – Genova)

    Jef: 13 – 13.45 (reggae funky blues psyco – Genova)

    Promenade: 14 – 14.45 (prog rock – Genova)

    Chiara Atzeni: 15 –15.45 (cantautoriale – Genova)

    Panther & C.: 16 – 16.45 (prog rock – Genova)

    Doremiflo: 17 – 17.45 (pop rock cantautoriale – Genova)

    Cocks: 18 – 18.45 (punk rock – Genova)

    L’entrata al locale è libera, con possibilità di tesseramento.

    Come arrivare al Mare di Note
    Uscire al casello di Genova Voltri, proseguire in direzione Savona, fino al capolinea dell’autobus N°
    1. Da lì prendere via delle Fabbriche e dopo circa un Km, al quinto ponte che attraversa il
    torrente, seguite l’indicazione. Passato il ponte girare a destra, dopo circa 50 metri entrare nel piazzale e prendere la rampa che sale a sinistra, tenere la direzione fino alla fine della strada. Il locale è riconoscibile perché sul tetto è posta un’enorme chitarra luminosa.

    Marta Traverso

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Offlaga Disco Pax a Genova: l’intervista all’autore Max Collini

    Offlaga Disco Pax a Genova: l’intervista all’autore Max Collini

    SaOfflaga disco paxbato 26 gennaio il Teatro dell’Archivolto vede in scena, con l’organizzazione di Habanero Edizioni, lo spettacolo degli Offlaga Disco Pax, attualmente uno dei gruppi più in vista della scena musicale alternativa italiana. Di Reggio Emilia, insieme dal 2003, gli Offlaga sono Enrico Fontanelli, Daniele Carretti e Max Collini, autore degli originalissimi testi, che vengono recitati, anziché cantati, proprio dalla sua voce, il cui inconfondibile e cantilenante accento emiliano è ormai marchio di fabbrica del gruppo. È proprio con Max che abbiamo parlato, a pochi giorni dal concerto genovese.

    I vostri testi sono recitati, il che rende i brani estremamente teatrali: era una cosa voluta fin dall’inizio? La scelta di arrangiamenti new wave è semplicemente figlia della passione per il genere o è dettata dalla presenza del recitato e quindi “studiata”? 

    «Il progetto è nato nel 2003 senza alcuna studiata “teatralità”, semplicemente si è partiti dalla narrazione del testo scritto allestendo di volta in volta una colonna sonora che per similitudine o per contrasto rendesse al meglio le atmosfere evocate dal racconto. Le cose si sono evolute però molto in fretta e le letture iniziali sono diventate per noi delle vere e proprie canzoni, ancorché abbastanza particolari. Uno sviluppo quasi naturale del percorso. Le scelte sonore di Enrico e Daniele sono figlie delle loro passioni musicali, ma lo spontaneismo iniziale credo si sia arricchito moltissimo nel tempo e le svolte musicali sono state diverse nel corso degli anni e secondo me sono molto significative e testimoniano che il progetto non è mai stato fermo creativamente».

    Hai preso il microfono in mano per la prima volta a 35 anni, una scelta quindi consapevole: adesso che siete al terzo disco, come guardi alla strada che hai percorso? Soprattutto, com’è trovarsi su un palco così, all’improvviso, venendo da una vita completamente diversa?

    «All’inizio mi sembrava tutto molto surreale, avevo una paura fottuta del palco e non sapevo spiegare nemmeno a me stesso perché continuassi a fare una cosa così innaturale, visto che non so cantare, non so recitare e non so suonare né in questi anni ho preso lezioni in questo senso. Col tempo il mio rapporto con il palco si è un po’ rasserenato, pur restando sostanzialmente dialettico, e dopo dieci anni non mi faccio più queste domande. Lo faccio e basta, ma il resto della mia vita non è poi cambiato così tanto. Faccio lo stesso lavoro di dieci anni fa (Max è agente immobiliare, n.d.r.), anche se alle volte il “secondo lavoro” è diventato preponderante sul primo».

    La vostra celebre autodefinizione “collettivo neosensibilista contrario alla democrazia nei sentimenti” come è nata e cosa vuole dire?

    «Ci piace giocare con le parole e questa specie di “slogan” all’inizio della nostra storia sembrava misterioso più di quanto lo sia realmente. Cosa significa per noi “neosensibilismo” lo abbiamo spiegato in un brano intitolato “Sensibile” che si trova nel nostro secondo album “Bachelite”, mentre la storia sulla “democrazia nei sentimenti” riguarda l’abuso che facciamo di certi vocaboli. Nei sentimenti la democrazia non funziona: i sentimenti non sono democratici, i sentimenti sono dittature».

    La musica che parla di politica è sempre stata legata ad un’idea di riscatto e speranza, o comunque ha sempre contenuto una rabbia urlata contro ciò che si ritiene non essere giusto……ascoltando voi il pensiero corre ai Cccp, con la differenza che voi trasmettete un senso di ripiegamento e desistenza, come il titolo di un vostro brano…. quindi, se non abbiamo niente da prenderci, da reclamare gridando, cosa ci resta? La mera constatazione? Insomma, cui prodest?

    «La politica nel nostro immaginario è sempre stata un pretesto per parlare d’altro, inserendo in un contesto sociale molto identitario e definito storie invece minime, personali, ironiche e autoironiche in cui l’ideologia pervade il privato ma non per questo può salvarlo. Abbiamo sempre avuto un approccio quasi domestico al nostro lavoro e non abbiamo verità precostituite da affermare. In questo senso siamo davvero poco assimilabili ai gruppi “combat” più tradizionali. Sappiamo certamente da dove veniamo, ma non abbiamo un sentiero luminoso da indicare».

    Nelle immagini da te evocate lo sguardo è rivolto spesso a ciò che è stato. Dici che parli del presente “per sottrazione”. Cosa intendi? Non ti viene mai da immergere la penna in questo presente che oggettivamente straborda spunti e temi da ogni lato, per quanto quasi sempre squallidi o vergognosi?

    «Il presente è sotto agli occhi di tutti, non ha molto bisogno di essere spiegato e il rischio della retorica è sempre dietro l’angolo. Abbiamo però sicuramente un nostro punto di vista sulle cose del mondo e questo traspare benissimo dalle cose che facciamo. Quando descriviamo e raccontiamo una parte del nostro passato, politico o sociale ma anche personale, il qui e adesso è ugualmente tracciato e il confronto sorge spontaneo in chiunque e chiunque se vuole può trarne delle conclusioni, qualunque esse siano».

     

    Claudia Baghino

  • Nasce a Genova l’app che trasforma lo smartphone in un jukeboxe

    Nasce a Genova l’app che trasforma lo smartphone in un jukeboxe

    Ecco un progetto made in Genova che potrebbe rivoluzionare la fruizione della musica nei luoghi pubblici.  Si chiama AirJB, è la prima app che consente di creare e gestire un jukebox virtuale e condividere la musica con amici e clienti.

    Un interessante strumento di business per i gestori di bar, ristoranti e locali che vogliono offrire ai propri clienti la possibilità di personalizzare e scegliere la musica, ma anche un semplice strumento di svago che consente la condivisione e lo scambio delle proprie canzoni preferite attraverso l’interazione tra utenti e la creazione di dediche personalizzate.

    Lo chiamano “social jukebox” i ragazzi di Nibbles.it, un gruppo di lavoro nato a Genova nel 2005 e attivo nel campo della progettazione e realizzazione di servizi per il web. «Nibbles.it quando è nata aveva un solo dipendente, la sottoscritta… – racconta Elisa Piscitiello – oggi siamo in 12 tra soci e collaboratori con un’età media di 37 anni: il socio più anziano ne ha 47 e la collaboratrice più giovane 29, tutti assunti a tempo indeterminato».

    L’azienda, impegnata in una prima fase esclusivamente nello sviluppo e nella distribuzione di un sistema per la creazione autonoma di siti web, sta ora spostando parte dei suoi sforzi e delle sue risorse nel mercato delle app… Elisa ci spiega le ragioni di questa scelta. «Partiamo dai dati… Sono più di 46 milioni i fruitori in Europa di applicazioni su smartphone. Secondo i dati Nielsen nei primi tre mesi del 2011 in Italia erano 20 milioni le persone dotate di smartphone (+52% sul 2010) ed era in crescita la quota di chi accede a internet dal cellulare: 13 milioni a inizio 2011, il 34% in più rispetto allo stesso periodo 2010. Nel 2011 la penetrazione degli smartphone in Italia è del 9%, circa 4,5 milioni di utenti, contro una media del 20% nei primi 5 mercati europei (Uk, Francia, Germania, Italia e Spagna). Quindi rispetto ad altri Paesi, dove l’utilizzo di mobile app è più alto, l’uso di applicazioni mobili in Italia è in fortissima crescita, pari all’11% mensile (in Spagna è addirittura del 14%)».

    «Il mercato delle app – continua Elisa – si sta spostando quindi da un settore di nicchia a un vero e proprio mercato di punta nei media di massa e l’’opportunità di guadagno per le aziende, in un settore che ha una così veloce e costante crescita, è concreta se si riesce a penetrare nel mercato internazionale. Fondamentale per un’azienda che si affaccia al mondo della progettazione delle app è, a parer mio, la possibilità di basarsi esclusivamente su risorse e know-how interni: sviluppare, distribuire e gestire senza affidarsi a professionalità esterne. Da parte nostra, questo ha determinato il vantaggio di avere un’ottima flessibilità, comunicazioni interne rapide ed efficaci, ottimizzazione dei tempi e delle risorse, con il risultato di app di successo e di rapida implementazione e distribuzione sul mercato».

     

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Paolo Traversa e i PiGrecoR2

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Paolo Traversa e i PiGrecoR2

    Paolo Traversa è un cantautore genovese. Classe ’72, respira musica fin da bambino, quando muove i primi passi mettendo le mani su diversi strumenti musicali che trova in casa e appassionandosi alla musica classica. Traendo ispirazione dalla scuola cantautorale genovese e dal suo lavoro come infermiere presso un reparto psichiatrico, Paolo mette in musica le dinamiche, la sofferenza e le difficili situazioni con cui viene a contatto tutti i giorni e per cui prova grande empatia. Comincia a scrivere e a suonare i suoi pezzi, infatti, proprio per i pazienti dell’ospedale, cercando con loro un contatto umano che vada oltre i meri gesti di cura e allietando in maniera un po’ diversa le loro giornate. Da lì alla decisione di incidere i brani il passo è breve. Il primo lavoro pubblicato è l’Ep “Paolo Traversa”, mentre del 2012 è l’album “Canzone Disperata“.

    Ad accompagnarlo, in studio e nelle esibizioni live, è l’affiatato gruppo dei Pi Greco R2.

    Genere: Indie
    VOCE: Paolo Traversa
    VOCE e CORO: Daniela Pozzo
    CHITARRA ELETTRICA: Sergio Barello
    TASTIERE: Franco Senarega
    BASSO: Dario Foglino
    BATTERIA: Camillo Spina

     

     

     

  • Selva Armonica in concerto, musica antica in piazza Cappuccini

    Selva Armonica in concerto, musica antica in piazza Cappuccini

    Alle ore 21 presso la chiesa della Ss. Concezione (Padre Santo) di Piazza Cappuccini l’ensemble genovese Selva Armonica esegue “Responsoria in Solemnitate Patris Seraphici Francisci” di Tomaso Graziani (1553-1634), compositore ravennate sconosciuto al grande pubblico.

    L’ensemble, nata in seno all’Associazione Culturale “Il Righi”, da sempre concentra la sua attività musicale e di ricerca sulle partiture di autori meno noti.

    Il direttore è Luca Franco Ferrari, già direttore dell’ensemble di musica antica “Accademia de’ Virtuosi” della Scuola Musicale Giuseppe Conte di Genova. Ferrari all’attività concertistica affianca quella musicologica, occupandosi di riscoperta e studio del patrimonio musicale genovese.

  • Francesco Moneti, dai Modena City Ramblers a FryDa: una vita in musica

    Francesco Moneti, dai Modena City Ramblers a FryDa: una vita in musica

    Francesco MonetiBouzouki, oud, banjo, violino, mandolino: cosa sono, da dove vengono… e come si suonano? Francesco Moneti, violinista e figura di punta dei Modena City Ramblers, sarà a febbraio a Genova per spiegare a un pubblico di professionisti, aspiranti tali o semplici appassionati che cos’è l’electro-folk. Ospite della Claque, Moneti parteciperà a Buoni Esempi, evento organizzato da Ultimo Piano Records in collaborazione con La Claque-Teatro della Tosse:  quattro seminari sulla tecnica e “filosofia” del lavoro del musicista, ognuno tenuto da un professionista diverso, da Bubola a Zamboni. Tutti nomi di spicco, che hanno segnato la storia della musica italiana.

    Ma concentriamoci su Francesco Moneti… la sua ventennale fama di musicista sicuramente lo precede: figlio d’arte (il padre era il chitarrista dei Kiks), dagli esordi nei primi anni ‘90 negli Inudibili (oggi Negrita) al progetto della Casa del Vento con Stefano “Cisco” Bellotti e Massimo Giuntini, fino al grande successo con i Modena.

    Tante le esperienze musicali. E sicuramente variegate. Dopo il boom di notorietà con i MCR, dal 2009 hai avviato un nuovo progetto, FryDa, un duo di violino e fisarmonica, cui hai dato vita insieme al collega, ex-MCR, Daniele Contardo. Due scelte sicuramente di pregio, ma opposte. Dalla cresta dell’onda, all’ “auto-esilio” in club di nicchia per un pubblico esclusivo. Come mai questa decisione?

    «Non sono opzioni antitetiche. È stata piuttosto una scelta necessaria, quella di portare avanti contemporaneamente tanti progetti e varie collaborazioni con artisti di spicco. I nomi sono davvero tanti: Omar Pedrini, Lele Battista, Giulia Tripoti, Mau Mau, Bandabardò. E molti altri, italiani e internazionali. Così come i progetti musicali: negli anni ’90 sono stato tra i fondatori del gruppo irish-folk Casa del Vento che di recente ha collaborato con Patty Smith. In più, ci sono e ci sono stati naturalmente i Modena, e poi sono approdato da tre anni a FryDa, che mi dà la possibilità di esibirmi con Daniele in piccoli locali, davanti a un pubblico sì esiguo, ma sicuramente più attento, per cui cosa suoni e come lo esegui sono due fattori di fondamentale importanza. Questo un po’ mi manca con i MCR… Mi piace, eccome, suonare in una band, ma eseguire la stessa scaletta, seguire gli stessi copioni… mi uccide! Per questo, da sempre ho l’esigenza di fare tante cose, iniziare molti progetti, collaborare con artisti dai diversi background musicali. Mi fa crescere, è stimolante. Pensa che da un anno a questa parte ho voluto sperimentare anche l’ebrezza di essere “dietro ai  riflettori”, e così ho iniziato a produrre musica. Mi piace molto il ruolo di produttore che sto sperimentando con la band Rossopiceno… Non da ultimo, con FryDa abbiamo composto la colonna sonora del film “Re Nero” di Valerio Oldano, thriller presentato proprio in questi giorni all’Asti Film Festival. Volevo stare dall’altra parte, per una volta lontano dalla mischia».

    A proposito di cinema, non è l’unica volta in cui hai avuto a che fare con questo mondo. Prima di Re Nero, la parte di musicista-attore in Gangs of New York di Martin Scorsese. Come sei approdato al grande schermo, forte passione o solo questione di fortunate coincidenze?

    «Un po’ entrambe le cose. Sono da sempre un appassionato di cinema, ma con “Gangs of New York” è stato tutto un caso, una serie di favorevoli congiunzioni astrali, diciamo. Produzione hollywoodiana, regista che non ha bisogno di essere commentato, cast stellare (solo qualche nome: Daniel Day Lewis, Di Caprio, Cameron Diaz). E, di conseguenza, costi stratosferici. Per questo, quando il film è arrivato a Cinecittà per girare buona parte delle riprese, la produzione ha deciso di avvalersi di collaboratori e attori “in loco” per ridurre le spese… e hanno chiamato me. Mi sono ritrovato a girare alcune scene in cui interpretavo il ruolo di un musicista irlandese. Una in particolare, quella in cui eseguo un assolo di violino, mi è rimasta dentro: non posso non pensare che ha fatto il giro del mondo e in Giappone, negli USA, dappertutto dove è arrivato questo film, è arrivata la mia musica».

    Dal cinema, alla radio. Un musicista e musicofilo come te, sicuramente vivrà in prima persona la problematica del monopolio radiofonico di certi tipi di artisti, più “mainstream”, e di certi tipi di canzoni. Pensi che lo sviluppo delle web radio sia un buon modo per ovviare al problema? Hai fiducia in un futuro di musica “liberalizzata”?

    «Tutto è possibile! In un panorama musicale asfittico, in cui le radio sono oligopolio dei vari Ligabue e Vasco Rossi –senza nulla togliere-, ben venga dare spazio ad artisti “minori”, meno nazional-popolari. Già è diffusa la tendenza per le giovani band di sfruttare nuovi mezzi come YouTube e MySpace per inserire i loro video online. Per farsi conoscere, e aggirare così sia le acque melmose delle “radio sottobosco” che la piramide insormontabile delle radio più famose».

    Democratizzare la scena musicale tramite i nuovi media, d’altronde, è un fenomeno inevitabile: è avvenuto nel campo giornalistico, con il fenomeno del “citizen journalism”, e c’è da scommettere che anche la musica non ne resterà immune. Non c’è però il rischio di farci sommergere da troppe realtà, troppo piccole?

    «È un rischio da correre. Starà agli utenti discernere il prodotto buono dall’ennesimo caso di strimpellamento adolescenziale».

    Ancora giovane (classe ’69), ma con una lunga carriera alle spalle e collaborazioni di prestigio, nazionali e internazionali. Hai calcato il palcoscenico milioni di volte: la tensione, l’”ansia da prestazione” c’è sempre o è passata?

    «Mentirei se dicessi che provo, a 43 anni, le stesse emozioni che provavo a 26! Però questo mio ultimo progetto, FryDa, mi ha dato la possibilità di rimettermi in gioco. Una specie di “ricambio di sangue”: avere a che fare con i giovani mi ha fatto provare emozioni primordiali. Fare il musicista per me è una condizione in bilico tra mestiere e vocazione, tra routine e fuoco sacro».

    Un mestiere, il suo, sicuramente carico di soddisfazioni e riscontri positivi. Non da ultimo, il fatto che, sulla scia di Buoni Esempi di Genova, anche in Sicilia, Sardegna e Marche gli sia stato proposto di tenere dei workshop per portare in giro il suo “electro-folk” e i suoi strumenti, così poco “classici”. Bello che proprio da Genova, tristemente nota per l’atrofia della sua scena musicale, vengano esportate iniziative pregevoli come questa.

    Salutiamoci con una nota positiva, con un po’ di speranza. Dicci perché ti definiresti un “buon esempio”… «I buoni esempi, secondo me, sono personaggi che, pur muovendosi in un’area indipendente e spesso alternativa al grande mercato, hanno ottenuto risultati nel campo della musica. In un momento di situazione economica incasinata e crisi generale, fare seminari con gente che da decenni dedica la propria vita alla musica è di buon auspicio. È bene promuovere l’esempio di chi coniuga passione e mestiere».

     

    Elettra Antognetti

    Gli stage si svolgeranno di domenica con orario 10,30 – 13,30 / 15,30 – 18,30 c/o lo Spazio 25 o c/o La Claque, a numero chiuso (30 partecipanti massimo). Le iscrizioni si chiudono una settimana  prima della data prevista per lo svolgimento (febbraio 2013).

    Per info e costi:  348.2682852 . Iscrizioni presso la biglietteria del Teatro della Tosse, Piazza Renato Negri, 4  16123 Genova  –  010 248 7011   info@teatrodellatosse.it  o upr@upragency.com. I programmi dettagliati sul sito www.upragency.com

     

     

  • Coro Quattro Canti, un viaggio nella musica anni 60-70

    Coro Quattro Canti, un viaggio nella musica anni 60-70

    Coro Quattro Canti di Gianni MartiniCanzoni della nostra storia è il titolo dello spettacolo in scena sabato 1° dicembre presso il Teatro Rina e Gilberto Govi, che vede protagonista il Coro Quattro Canti, diretto dal Maestro Gianni Martini.

    Uno spettacolo ambizioso, che vuole rievocare un periodo importante della storia recente – musicale e non – attraverso l’interpretazione di famosi brani dell’epoca arrangiati e riproposti dagli oltre quaranta elementi del coro: «Il testo che ho scritto racconta il clima degli anni sessanta e settanta, rivissuto dal punto di vista di persone come noi, che in quegli anni erano politicamente impegnate, e cercando di rendere il costume musicale di quell’epoca, tenendo presente che le canzoni formano la colonna sonora che ci accompagna e ci riporta alla mente gli avvenimenti» spiega Gianni Martini. «Analogamente a ciò che è successo nella storia italiana, lo spettacolo parte leggero come gli spensierati anni sessanta, quando si pensava davvero che le cose potessero cambiare, e man mano che procede si fa più cupo, attraverso letture di Gaber e Pasolini, finendo poi comunque con un messaggio di speranza: che l’uomo difenda sempre la libertà. E chiudiamo, infatti, con “La libertà” di Gaber».

    Ma cosa significa fare parte di un coro, cantare all’unisono con tante altre voci, sentirsi “parte di un tutto”? Ce lo raccontano gli stessi protagonisti: «Ti aiuta molto a stare con gli altri, entri in sintonia profonda con i tuoi compagni e vicini di sezione, ti senti davvero parte di una cosa sola, e nascono vere amicizie: al di là dell’aspetto artistico, esiste un importante aspetto di arricchimento umano».

    Naturalmente non mancano le difficoltà: «Imparare la parte, memorizzare bene tutto e seguire le modifiche apportate in corsa è la cosa più difficile» dice una corista.

    Il coro, formatosi nell’ottobre del 2008, era inizialmente di una dozzina di elementi ed è andato ingrandendosi anno dopo anno, con conseguente arricchimento di possibilità espressive.
    L’aspetto peculiare del lavoro è rappresentato proprio dal tipo di repertorio: «Quando si dice coro vengono in mente gli alpini, il folklore, i canti popolari, la musica sacra rinascimentale e barocca, ma di certo non si pensa a Beatles, Rolling Stones o simili. Io sono partito proprio da questo, scegliendo i brani che mi sembrano più adatti a essere arrangiati per il coro» dice ancora Martini. «Certo governare tante persone contemporaneamente non è sempre semplice e immediato, ma loro si impegnano moltissimo per il miglior risultato possibile, e la comunicazione col pubblico c’è. Questa è la cosa più importante».

     

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Riccardo Arrighini Trio

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Riccardo Arrighini Trio

    Riccardo Arrighini TrioIl Riccardo Arrighini Trio nasce nel marzo 2012, da un’idea del pianista toscano Riccardo Arrighini, noto come “il pianista italiano che ha fuso classica e lirica con il jazz” (che con questa formula ha avuto la fortuna di suonare in tutto il mondo), e che da tempo desiderava realizzarsi anche con una sonorità di gruppo.

    E come sua abitudine lo fa in modo anticonvenzionale, ricercando attraverso gli ultimi esempi mondiali di questa formazione “principe” del jazz, partendo da riferimenti ovvi quali Bill Evans, Keith Jarrett e Paul Bley ma spingendosi ai moderni Brad Mehldau, Yaron Herman, Robert Glasper, Esbjorn Svensson, Aaron Parks, Craig Taborn. Sceglie così due giovanissimi musicisti, Pietro Martinelli, 28 anni di Genova e Emiliano Barella, 25 anni di Napoli, straordinari promesse del jazz italiano, e con loro avvia un percorso che in brevissimo tempo diventa una realtà nazionale con concerti in tutta Italia e con già un fortissimo consenso da parte degli addetti ai lavori.Un progetto anticonvenzionale, un pò ribelle e che esce dagli schemi classici del jazz trio anche se di qualità, un sound giovane che punta a menti giovani.

    Like Children on a wide Lawn è il titolo del primo disco del Trio, uscito nel settembre 2012 e prodotto dalla ABEAT Records: brani originali dello stesso Arrighini, standards americani e canzoni pop italiane riarrangiati in una veste nuova, con l’ausilio di strumentazioni elettroniche, e dove ogni elemento del trio collabora attivamente agli arrangiamenti e apporta il proprio percorso ed esperienza musicale ed umana.

    Genere:
    jazz
    Membri:
    Riccardo Arrighini – piano, glockenspiel, live electronics
    Pietro Martinelli – contrabbasso, live electronics
    Amiliano Barrella – batteria, percussioni
  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Andrea Facco

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Andrea Facco

    Andrea Facco è un giovane cantautore genovese nato e cresciuto a Genova. Formatosi presso alcuni dei più noti chitarristi genovesi, ha cominciato a comporre le prime canzoni a tredici anni, sia nella musica sia nei testi, e nel frattempo ha imparato a suonare – da autodidatta – diversi strumenti etnici tra cui uno che ama moltissimo e che oggi è presente in tutti i suoi brani: il bouzouki: «L’ho visto suonare in televisione una volta da Mauro Pagani, che poi ho avuto anche l’onore di conoscere di persona – dice – allora avrò avuto nove o dieci anni e ho detto “io devo suonare quello strumento” appena ne ho sentito il suono».

    Si esibisce in pubblico dall’età di quindici anni, partecipando a concorsi musicali (tra cui Sanremo Web ’09), trasmissioni televisive, spettacoli teatrali, serate nei locali (tra cui le serate genovesi dello Zelig Lab on The Road), e collaborazioni con importanti nomi del panorama artistico nazionale.
    Con un timbro di voce limpido e profondo che ricorda moltissimo Faber, Andrea racconta: «Quando hanno cominciato in troppi a farmi notare la somiglianza ho cercato di trovare una mia identità, musicalmente parlando, anche perché le corde vocali sono quelle, non è che posso cambiarle!». Inoltre ha dovuto sostenere il confronto, non semplice, con la tradizione cantautorale genovese, di cui riconosce l’influenza, così come si ispira anche alle sonorità del folk, soprattutto irlandese.

    Oltre a creare brani, Andrea crea anche strumenti musicali: è infatti laureato liutaio alla Civica Scuola di Liuteria di Milano, e specializzato nella costruzione di strumenti a corda a pizzico antichi ed etnici. Così racconta la sua passione: «Ho tentato di costruire il mio primo bouzouki a tredici anni, non sapendo niente di liuteria… suonava, ma era orribile! Quando ho saputo che a Milano esisteva una scuola apposta, ho fatto tutte le superiori aspettando di potermi iscrivere là per diventare mastro liutaio».

    Andrea FaccoAndrea Facco: voce, bouzouki
    Giulio Gaietto: basso
    Enrico Bovone: percussioni, cajon
    Giulia Capurro: cori

     

     

     

  • Anni 70: quotidiani politici, case discografiche e dissenso cattolico

    Anni 70: quotidiani politici, case discografiche e dissenso cattolico

    ViniliPeriodo di grandi fermenti sociali e artistici, quello compreso tra gli anni ’60 e i ’70. E la nostra tesi consiste nell’assegnare un rapporto diretto (non deterministicamente inteso, sia chiaro) tra l’impegno sociale e la vitalità artistica, tra la spinta politica che chiede un cambiamento radicale e i linguaggi espressivi che rompono con la tradizione, in nome di un rinnovamento dell’uomo.

    Un ruolo importante svolsero anche i quotidiani legati ai gruppi extraparlamentari che in quegli anni ebbero maggior riscontro: “Il Manifesto” (che aprì nel 1971) e poi “Lotta continua” e “Il quotidiano dei lavoratori”. Certo, si trattava di giornali politici, ma quasi quotidianamente, tramite inserti e servizi speciali, si occupavano di musica, cinema, arte e cultura. In ogni caso, la loro funzione trascendeva il semplice lavoro di informazione e controinformazione. Anch’essi, infatti, funzionarono da “agenti identitari”, anzi, direi di più: furono “segni identitari” in grado di evidenziare non solo una generica diversità nel modo di vivere e di pensare ma una specifica appartenenza politicamente orientata, collocata in maniera piuttosto precisa nello scenario sociale italiano di quel periodo.

    E poi, le case discografiche. Se da un lato le grosse Major (RCA, EMI, BMG, Fonit Cetra, Ricordi, Carosello ecc…) certamente cavalcarono l’onda del successo anche commerciale ottenuto dalla canzone di protesta e dalla “nuova musica”, dall’altro aprirono i battenti anche etichette indipendenti che avevano alle spalle, in alcuni casi, giovani discografici intenzionati a dar voce alle nuove tendenze (ricorderei almeno Nanni Ricordi). Vi furono anche etichette indipendenti fondate da musicisti e militanti dei gruppi extra-parlamentari che si occupavano di attività culturali. È il caso della cooperativa milanese “L’orchestra” di cui Franco Fabbri (musicista del gruppo Stormy six e autore di significativi libri di argomento musicale). Vanno ricordate anche: “I dischi del sole”, “I dischi dello zodiaco”, la “Crams”, la “Toast Records”, la “Divergo”, l’ “Ultima spiaggia” e (poche) altre.

    Ciò che occorre rilevare sono una certa disponibilità e attenzione che quasi tutte le case discografiche prestarono nei confronti della vitalità creativa. Intendo dire che molti progetti musicali “sperimentali” o “radicali”, trovarono la possibilità di essere pubblicati, risultato oggi impensabile. C’era un’effettiva considerazione per gli elementi di novità che potevano caratterizzare un determinato prodotto musicale. Addirittura le etichette che erano più vicine al Movimento, non di rado pubblicavano lavori che scaturivano da contesti e musicisti politicamente esposti, in nome di un impegno artistico militante. Ai già citati collettivi di “Cantacronache” e del “Nuovo canzoniere italiano” ritengo vadano almeno ricordati il “Gruppo folk internazionale” (nato intorno alla metà degli anni ’70, con elementi di spicco come Moni Ovadia) e cantautori spiccatamente politici come I. Della Mea, F. Amodei, P. Pietrangeli e altri.

    A Genova ci fu il gruppo “Assemblea musicale teatrale” che nacque nel 1975 da una costola del gruppo spontaneo “Teatro quartiere di Oregina”, animato da S. Alloisio e, almeno inizialmente, collocato nell’ambiente nelle comunità di cattolici del dissenso, di cui Don Zerbinati e Don Gallo furono figure di riferimento. E proprio nell’ambiente del dissenso cattolico (da cui nascerà il movimento “Cristiani per il socialismo”) presero vita due esperienze che ebbero un impatto enorme sulla società civile ed in particolare sui giovani. Cito per prima l’esperienza di Don Milani (con i ragazzi della scuola di Barbiana, paese del Mugello) che mosse una critica radicale alla scuola classista italiana. La sua denuncia divenne un libro, “Lettera ad una professoressa”, pubblicato nel maggio del 1967. Questo libro divenne uno dei riferimenti principali del “Movimento studentesco” che esplose, esattamente, un anno dopo. Vorrei poi ricordare l’esperienza vissuta da Don Mazzi a Firenze, nel popolare quartiere dell’Isolotto. Nel 1968 Don Mazzi venne sospeso dalla curia di Firenze perché il suo modo di praticare il vangelo non era ritenuto conforme all’ortodossia e per le posizioni politiche che l’intera comunità espresse: solidarietà con il popolo vietnamita, con i poveri e gli sfruttati, con gli studenti che erano in lotta. Le comunità di cattolici del dissenso si diffusero in tutto il paese e rappresentarono un esempio di come la società civile, in uno dei suoi segmenti più retrivi (il “mondo” cattolico, appunto) stesse iniziando a dare chiari segni di rifiuto del conformismo conservatore.

    Gianni Martini

  • La Claque, workshop di musica: iscrizioni aperte

    La Claque, workshop di musica: iscrizioni aperte

    ChitarraSono aperte le iscrizioni per i quattro seminari di tecnica e “filosofia” della musica a La Claque, organizzati da Upr per professionisti, aspiranti e appassionati.

    Gli incontri saranno a numero chiuso (massimo 30 partecipanti) e si svolgeranno la domenica con orario 10-13 e 15-18, per dare l’opportunità di partecipare anche a chi viene da fuori Genova.

    Questo il programma.

    Domenica 25 novembre
    Massimo Zamboni (Cccp), corso popolare di chittara grattugiata – tecnica e composizione punk rock
    Costo iscrizione 60 €.

    Domenica 2 dicembre
    Francesco Moneti (Modena City Ramblers), Elettro folk , violino – mandolino-buzouki dal passato al futuro
    Costo iscrizione 60 €.

    Domenica 9 dicembre
    Alessandro Finaz (Bandabardò), il chitarrista e la costruzione di una band
    Costo iscrizione 60 €.

    Domenica 16 dicembre
    Massimo Bubola (autore delle canzoni di Fabrizio De Andrè), scrivere canzoni – tecnica ed ispirazione di composizione
    Costo iscrizione 100 €.

    Le iscrizioni per ogni seminario si chiudono dieci giorni prima della data prevista per lo svolgimento. Il costo per l’iscrizione a tutti i seminari è 200 €. Info 010 2470793.

  • Anni 60/70: radio libere, trasmissioni tv, riviste e quotidiani

    Anni 60/70: radio libere, trasmissioni tv, riviste e quotidiani

    Riviste degli anni '60In questa rubrica si sta cercando di riportare alcuni eventi culturali, politici, drammatici, di costume che – per così dire – hanno costituito ”l’ambientazione storica” del periodo compreso tra i primi anni ’60 e la fine dei ’70, periodo di grandi fermenti sociali e artistici. E la nostra tesi consiste nell’assegnare un rapporto diretto (non deterministicamente inteso, sia chiaro) tra l’impegno sociale e la vitalità artistica, tra la spinta politica che chiede un cambiamento radicale e i linguaggi espressivi che rompono con la tradizione, in nome di un rinnovamento dell’uomo.

    Nel periodo che va dai primi anni ’60 fino alla metà degli anni ’70 esercitarono un ruolo rilevante anche alcune trasmissioni radiofoniche e televisive, alcune riviste a tiratura nazionale e poi qualche discografico, dj, case editrici e quotidiani legati al “movimento”. Si tratta di un segmento importante della vita socio-culturale del nostro paese, proprio perché favorirà processi, squisitamente sociali, di “formazione identitaria”, in senso anticonformista, progressista e successivamente – almeno per alcuni – antagonista. Anche in questo caso poche citazioni e l’impossibilità di essere esaurienti.

    Le prime riviste esclusivamente rivolte ai giovani e al loro mondo, furono: “Ciao amici”, “Big”, “Giovani”, per arrivare, tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70 a “Ciao 2001”, “Re nudo”, “Muzak”, riviste sempre più politicizzate e tutte, appunto, a distribuzione nazionale. Vorrei invece dedicare una citazione un poco più ampia a due riviste “locali”, entrambe di Milano, che furono al centro di feroci azioni repressive, a dimostrazione di quanto il clima stesse iniziando a scaldarsi. Citerò per prima “La zanzara”, rivista studentesca milanese che nel 1966 realizzò un’inchiesta sui costumi sessuali dei giovani. Scoppiò un enorme scandalo. La stampa benpensante, servilmente e istericamente, si lanciò a descrivere quell’inchiesta come un attacco alla morale comune, al senso del pudore ecc… dipingendo gli studenti che l’avevano realizzata come teppisti, incoscienti ecc…

    L’altra rivista fu “Mondo beat” che uscì per soli 6 numeri. Gli obiettivi del collettivo che l’animava (va ricordato almeno G. De Martino) erano quelli di arrivare ad essere un riferimento nazionale. E probabilmente ci sarebbero anche riusciti. Purtroppo ebbero la malaugurata idea di organizzare nel 1967 un campeggio libero in una zona periferica di Milano. Anche in questo caso scoppiò un putiferio. A rileggere gli articoli allora usciti sui quotidiani (riportati nel bel libro “Capelloni & ninfette” ed. Costa & Nolan) si capisce il timore borghese per il dilagare di un pensiero e un modo di vivere non conformista, opposto ai riti comportamentali di un perbenismo ipocrita e sempre più percepito come falso. La polizia intervenne pesantemente all’alba del 12 giugno, disinfestando tutta la zona, tagliando forzatamente i capelli ai ragazzi (va segnalato che alcuni genitori si unirono all’azione di “bonifica” della polizia).

    Il Corriere della sera, tanto per citare un esempio, soprannominò quel campeggio – iniziato il 1° maggio del 1967, con un regolare contratto di affitto per l’uso del terreno, valido fino al 31 agosto – “nuova barbonia”!!! La rivista “Mondo beat” fu ovviamente chiusa e alcuni membri della redazione arrestati. Tuttavia l’eco di questo episodio fu enorme e un po’ in tutta Italia iniziarono a diffondersi riviste, fogli, bollettini e poi fanzine con taglio locale.

    Come si è detto anche la radio acquistò importanza soprattutto per alcune trasmissioni condotte da giovani dj che sapevano bene interpretare i nuovi gusti musicali, poiché loro stessi appartenevano a quel mondo. Tra la prima parte degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 citerei innanzitutto R. Arbore e G. Boncompagni e poi almeno D. Salvatori e R. Dagostino. Anche alcune trasmissioni radiofoniche televisive possono essere considerati alla stregua di “agenti identitari”, perché venivano seguiti da un tipo di giovane, culturalmente più aperto, spesso attivo nei movimenti che animavano le piazze di quegli anni. Parliamo di: “Bandiera gialla”, “Per voi giovani”, “Supersonic”, “Alto gradimento”, “Chi sa chi lo sa”, “Scacco matto” ecc…

    Arrivò poi la stagione delle “radio libere”: prima fra tutte la bolognese “Radio Alice”, che la polizia chiuse con una irruzione nel 1977, le romane “Radio radicale”, “Radio città futura”, “Radio onde rosse”, mentre “Radio popolare” trasmetteva da Milano. A Genova ci fu “Radio Genova ‘76”, a Padova “Radio Sherwood”. Queste radio (e molte altre da Bolzano a Trapani) diffondevano ovviamente le idee del movimento e le sue magmatiche pulsioni musicali.

    E poi le case discografiche. Se da un lato le grosse Major (RCA, EMI, BMG, Fonit Cetra, Ricordi, Carosello ecc…) certamente cavalcarono l’onda del successo anche commerciale ottenuto dalla canzone di protesta e dalla “nuova musica”, dall’altro aprirono i battenti anche etichette indipendenti che avevano alle spalle, in alcuni casi, giovani discografici intenzionati a dar voce alle nuove tendenze. Vi furono anche etichette indipendenti fondate da musicisti e militanti dei gruppi extra-parlamentari che si occupavano di attività culturali. È il caso della cooperativa milanese “L’orchestra” di cui Franco Fabbri (musicista del gruppo Stormy six e autori di significativi libri di argomento musicale). Vanno ricordate tra le altre anche: “I dischi del sole”, “I dischi dello zodiaco”, la “Crams”, la “Toast Records”, la “Divergo”, l’ “Ultima spiaggia” e (poche) altre.

     

    Gianni Martini