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Cantautori, gruppi emergenti e band affermate, la storia della musica, le interviste agli interpreti di oggi e di ieri. La musica live a Genova e gli incontri con i gruppi in sala prove

  • Non solo giovani: intellettuali e politica al servizio del “cambiamento”

    Non solo giovani: intellettuali e politica al servizio del “cambiamento”

    Nella precedente uscita ci siamo soffermati sui giovani come nuova categoria sociale e abbiamo ricordato che intorno alla metà degli anni ’60 era diffuso presso i giovani contestatori di tutto il mondo uno slogan attribuito agli hippies americani: “non fidarsi di chiunque abbia più di 30 anni”.

    Oggi, questa frase potrebbe anche farci sorridere, ma allora era da intendersi molto seriamente: esprimeva l’intenzione di tagliare in modo netto con il mondo costruito dalle generazioni dei padri. Molti scapparono di casa (ma attenzione, non si trattava di fughe per capriccio) lasciandosi, spesso alle spalle, una posizione sociale benestante, ma divenuta esistenzialmente insopportabile; altri rifiutarono, in maniera più o meno radicale, la logica del lavoro, ma non perché non avessero la voglia di lavorare, piuttosto perché non volevano farsi prosciugare l’esistenza e oscurare i sogni sotto la scansione quotidiana di un lavoro alienante; tanti si rifiutarono di fare il militare o disertarono, esponendosi a pene molto severe. Negli Stati Uniti un certo numero di ragazzi, per sfuggire all’arruolamento che li avrebbe portati a combattere e a morire in Vietnam si tagliò l’indice della mano destra, come estrema, fisica, diretta protesta contro la guerra.

    Ebbene, contro tutti questi giovani (tantissimi, ed oggi, a rievocare quei fatti, mi salgono contemporaneamente commozione e una tristezza infinita) la stampa ben pensante e anche certa stampa di sinistra si scagliò contro violentemente, indicandoli come “legere”/fannulloni/delinquenti/capelloni/sporchi… Tuttavia, come già si è detto, la violenza di questo attacco obbediva ad un copione: isolare la protesta giovanile da altri settori della società civile, intellettuale e produttiva che già esprimevano un’intenzione critica, cercando di comprimerla/circoscriverla entro i limiti del conflitto generazionale, come si trattasse di una roba da “scapestrati”. Ma come si è sottolineato, la posta in gioco andava ben oltre.

    E poi non tutti erano giovani. Esisteva infatti un’area di intellettuali, persone di cultura e settori più avanzati e politicizzati della classe operaia (possiamo ipotizzarla come composta da “fratelli maggiori”, professori che si avevano all’università, poeti, scrittori, filosofi, artisti) che, attraverso scioperi e altri tipi di manifestazioni, esprimeva inequivocabilmente il proprio dissenso e/o antagonismo nei confronti della società capitalistica e del modo di vivere borghese. Ebbene tra questa area di pensiero e d’azione e le nuove generazioni ci fu un proficuo scambio, esattamente quello che si voleva impedire.

    Ma altri due aspetti fondamentali penso vadano considerati:

    1) la diretta sensibilità proprio delle giovani generazioni che ora avevano gli strumenti culturali adatti a leggere/interpretare la storia da un punto di vista non conformista

    2) la scansione degli eventi storici: ogni qual volta succedeva qualcosa di storicamente rilevante, il fiume della protesta s’ingrossava sempre più.

    Ecco, proviamo a saldare questi ultimi aspetti, cercando di identificare -sapendo già di risultare irrimediabilmente incompleti- il filo rosso che stimolò e spinse i giovani di tutto il mondo a lottare per un futuro diverso. Innanzitutto, va ricordata l’area di artisti, intellettuali che viveva nella Parigi della seconda metà dell’800: quel modo di vivere, ribelle, trasgressivo e anticonformista, indubbiamente fu un simbolo di libertà per le generazioni future. Non dimentichiamo che in quegli anni soffiava un vento rivoluzionario piuttosto forte. Molti musicisti (Listz, ad esempio) parteciparono alle rivolte che nel 1848 divamparono in Europa. Sempre nel 1848 uscì a Londra il manifesto del partito comunista, scritto da Marx ed Engels. Nel 1871 ci fu la comune di Parigi, primo tentativo- represso nel sangue- di inaugurare un diverso modo di vivere e di produrre. La lotta contro la tirannia, per le carte costituzionali, diventava anche lotta per abbattere le ingiustizie sociali e tentare di costruire un mondo migliore, più giusto. La rivoluzione in Russia, nel 1917, fece sperare che tutto questo fosse possibile, ed i poeti futuristi come Majakovski misero la loro poesia al servizio della rivoluzione. Le atrocità della prima guerra mondiale, il delirio criminale del nazifascismo, il rovesciamento delle speranze rivoluzionarie in una dittatura, quella sovietica, ideologica e repressiva, contribuirono a diffondere fra la parte più attiva della gioventù di allora, un sentimento di opposizione alla guerra e ai regimi totalitari. Anche la vicenda della Repubblica di Weimar, con l’implicito messaggio di speranza che conteneva, rimase impresso nella memoria.

    Gianni Martini

  • I giovani come nuova categoria sociale: studenti, lettori e ascoltatori

    I giovani come nuova categoria sociale: studenti, lettori e ascoltatori

    Figli dei FioriPartendo dalla constatazione che negli ultimi 15 anni (almeno) si lamenta la mancanza di una espressione musicale che riesca a risultare effettivamente rappresentativa di questi ultimi anni. In questa rubrica si cerca di ragionare intorno alle profonde motivazioni che rendono una forma musicale epocalmente rappresentativa. Per far questo occorre abbandonare il terreno specificamente musicale. Prendendo come esempio gli anni ‘60/’70, nel tentativo di comprenderne il grande slancio ricreativo e innovativo musicale, abbiamo indagato le vicende, i contesti storico-sociali in cui quelle energie creative hanno iniziato a muoversi. E d’altra parte la comprensione dei fatti musicali (e culturali) la si coglie pienamente solo se si inseriscono quelle particolari modalità del “fare musica” nel vivo delle relazioni storiche.

    Nella precedente uscita abbiamo visto come sul finire degli anni 50 iniziasse a serpeggiare un sentimento di ribellione. Ciò che immediatamente salta agli occhi è il soggetto sociale protagonista di questi fermenti e “disturbi” sociali: i giovani.

    “Giovani”, una categoria, una componente della società che fino alla prima metà del ‘900 non esisteva, dal punto di vista sociologico. La condizione di “essere giovani” esprimeva, nella concreta presenza corporea, un semplice dato anagrafico. Certo, è sempre esistita tutta una letteratura, anche poetica, sugli anni della gioventù, sulla spensieratezza, i palpiti e gli slanci amorosi ecc… ma nulla di tutto questo assomiglierà a ciò di cui si inizierà a parlare, diffusamente, soprattutto a partire dall’inizio degli anni ’60 (almeno in Italia). Fino ad allora i giovani non erano protagonisti, in senso sociale, non facevano sentire la loro voce e non erano considerati interlocutori. Semplicemente erano a carico della società e/o della famiglia e, in linea di massima, ne seguivano/subivano la tradizione, praticamente immobilizzati nel contesto/classe sociale a cui appartenevano.

    Questo secolare modello  (che già con le rivoluzioni borghesi dei secoli scorsi aveva allargato le proprie maglie) saltò sotto le spinte di profondi cambiamenti e sconvolgimenti sociali: da un lato le classi lavoratrici che chiedevano pane e lavoro- ma anche istruzioni e diritti- mosse dalla speranza di un futuro migliore che la rivoluzione russa aveva reso possibile; dall’altro, le innovazioni tecnologiche e le esigenze dei nuovi processi produttivi che richiedevano una manodopera non più analfabeta.

    I programmi di ricostruzione post bellica portarono ad un ridimensionamento del mondo contadino a favore di uno sviluppo esponenziale delle fabbriche e, conseguentemente, delle città, con grandi fenomeni migratori dal sud verso il nord e dalle campagne (che venivano abbandonate) verso le città (che venivano sovraffollate). Gli aumenti salariali di quel periodo, in parte dovuti al successo di grandi lotte sindacali, resero possibile una famiglia in cui, in linea di massima, i figli potevano frequentare la scuola anziché andare a lavorare. A partire dagli inizi degli anni ’50, la scuola pubblica – in tutta Europa e in particolar modo in Italia – registrò un incremento crescente che “esplose” negli anni ‘60, in cui si parlò esplicitamente di “scolarizzazione di massa”, fenomeno indubbiamente positivo che accompagnava il nostro paese verso una condizione di “capitalismo avanzato” (ed anzi ne era l’effetto).

    Per la prima volta nella storia, in tutto il mondo occidentale (prima in America e successivamente negli altri paesi, con l’Italia in posizione di maggior arretratezza) milioni di giovani, terminati i doveri scolastici quotidiani, si trovavano nell’inedita condizione di pensare a loro stessi: leggere libri, incontrarsi liberamente, andare al cinema, teatro, socializzare, scambiarsi idee/opinioni sulla vita, sul mondo, sulle proprie esperienze, amori, preferenze musicali, politica ecc… Quanta differenza rispetto ai giovani di poche generazioni precedenti, costretti ad andare in guerra o a lavorare spesso all’età di 8/10 anni!

    Ecco, è in questa inedita “condizione giovanile” che si farà strada pian piano, diffondendosi a macchia d’olio, una sensibilità e un pensiero critici, nei confronti del “mondo dei padri”. Val la pena di ricordare che intorno alla metà degli anni ’60 era diffusa presso gli hippies americani questa parola d’ordine, chiara e significativa: non fidatevi di chiunque abbia più di trent’anni. Tuttavia, sarebbe riduttivo considerare i profondi contrasti in atto in tutto il mondo occidentale (e non solo) esclusivamente entro i limiti di uno scontro generazionale. Certo, i giovani furono per molti aspetti i protagonisti principali di quegli scontri ma le rivendicazioni, i temi delle proteste andavano ben oltre. Ciò che veniva attaccato e rifiutato era il modello dell’ “american way of life”, perno della politica espansionistica e imperialistica americana.

    I giovani capelloni, contestatori, hyppie, beat, intendevano vivere la loro vita in maniera diversa, fuori dalle logiche mercificatrici del mercato capitalistico. E molti volevano realizzare questa utopia subito, “qui e ora”, senza attese di futuri “momenti opportuni”. In California, poi in gran parte dell’America e successivamente in tutto l’occidente, i figli dei fiori costituirono delle comuni, alcune anche molto grandi, dove si viveva liberamente -spesso abolendo quasi totalmente il denaro come strumento di mediazione – praticando il libero scambio. Queste rivendicazioni radicali, come si può facilmente capire, impensierirono molto i centri del potere politico ed economico, proprio perché, arrivate ad essere un fenomeno di massa, si temeva che le parole d’ordine libertarie e contrarie al sistema (war is over, peace and love ecc…) potessero arrivare a “contaminare “ anche altri settori della società.

    Gianni Martini

  • Palco sul Mare Festival: Giua e Armando Corsi, Cristiano Angelini e Rebis in concerto

    Palco sul Mare Festival: Giua e Armando Corsi, Cristiano Angelini e Rebis in concerto

    RebisDopo i concerti all’Arena del Mare del Porto Antico di Genova, Palco sul Mare Festival torna in riviera con la serata “Premio Gruppi de sâ” , nella quale si esibiscono artisti  liguri che hanno partecipato a Sanremo o vinto la Targa Tenco.

    L’evento, in programma all’Arena Spettacoli di Arenzano martedì 14 agosto, ospita i concerti di Giua e Armando Corsi, Cristiano Angelini e Rebis.

    La rapallese Maria Pierantoni Giua, cantautrice e chitarrista, si rivela già da giovanissima un precoce talento ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il premio Lunezia, Castrocaro, Recanati, Mantova Music Festival, e una partecipazione lampo al Sanremo nel 2008 e al premio Tenco. 

    Armando Corsi,  è sulla scena musicale da almeno quaranta: partito dalle osterie della natìa Genova è approdato in latinoamerica dove ha acquisito quel vocabolario musicale meticcio che si parla in tutto il mondo e che gli ha permesso di dialogare con Paco De Lucia, Eric Marienthal, Ivano Fossati, Bruno Lauzi, Anna Oxa, Elio Rivagli, Samuele Bersani.

    I due cantautori, uniti dalla passione viscerale per la musica, propongono un live incentrato sui brani estratti dall’album Tre.

    Cristiano Angelini, cantautore di La Spezia ma genovese d’adozione, propone al pubblico i nrai del suo primo album  “L’Ombra della Mosca”, con cui ha vinto la Targa Tenco 2011. Un progetto al quale hanno preso parte artisti del calibro di Vittorio De Scalzi e Max Manfredi oltre che Marco Spiccio, Damiano Rotella, Federico Bagnasco e Matteo Nahum.

    Il progetto musicale Rebis nasce nella primavera del 2008 dall’unione degli intenti artistici della cantautrice e “apprendista arabista” Alessandra Ravizza e del chitarrista-compositore Andrea Megliola. Nell’arco degli anni i Rebis hanno conosciuto diverse formazioni, transitando inizialmente in atmosfere jazz per proseguire in un secondo momento verso una ricerca sempre più acustica legata in particolare alle tradizioni musicali mediterranee.“Naufragati nel deserto” è un dolce naufragio nel deserto polveroso della nostra modernità, il deserto come metafora del mondo che ci circonda, un deserto fatto di desolazione, di avversità e a volte di persone e di indifferenza, ma anche come luogo-non-luogo dell’io, punto di arrivo e di partenza. Un viaggio attraverso i sentimenti dell’essere umano, un viaggio che può unire le persone al di là dei confini geografici e culturali.

    Inizio ore 21.30 in piazza Rodocanachi. Biglietti 8 euro

     

     

  • Rock around the clock, la “musica nuova” e l’ industria discografica

    Rock around the clock, la “musica nuova” e l’ industria discografica

    Gioventù BruciataTuttavia questo rifiuto dell’American Way of Life non riguardò solamente artisti ed intellettuali. Infatti, anche molti “giovani qualunque” avvertirono questo disagio e, benché sprovvisti degli strumenti culturali per individuarne le cause profonde, iniziarono a dare chiari segni di non accettazione di uno stile di vita freneticamente proteso all’accumulo di denaro, al “farsi una posizione” e, in definitiva,  ai loro occhi, senza senso.

    Certo, si parlerà di “gioventù bruciata” (di cui l’attore americano James Dean diventerà esempio e simbolo) protagonista di un ribellismo autodistruttivo, violento, senza sbocchi, senza “progettualità sociale” o voglia di riscatto: autoreferenzialmente proteso a “vivere l’oggi”, indifferente a tutto il resto. Può essere utile ricordare che il titolo originale di “Gioventù bruciata” – il film di N. Ray del 1955 con, appunto, James Dean, nel ruolo di protagonista – era “Rebel without cause” (ossia: “Ribelle senza causa”, titolo del libro di R. Lindner a cui il film si ispirava). E aggiungo che questo seguiva di soli due anni un altro film che illustrava un analogo tipo di “ribellismo perdente”: si tratta de “Il selvaggio” del 1953, con Marlon Brando, che a sua volta era contemporaneo de “Il seme della violenza” (1955), uno dei primi film sul disagio giovanile.

    In questo clima nasceranno le “bande”, le “gang”, fenomeno – almeno inizialmente – tipicamente metropolitano, tentativo di affermare, anche violentemente, un’identità con propri valori, leggi, comportamenti, linguaggi, in contrapposizione ad un mondo “esterno” che viene rifiutato, da cui ci si deve difendere e che tutt’al più, all’occorrenza si “usa” (ad esempio rifiutando radicalmente il modo di vivere “borghese” ma rivendicando fieramente la capacità di sapersi inserire, opportunisticamente, nelle pieghe della stessa opulenza borghese, usufruendo, ad esempio, dei sussidi sociali, vivendo di espedienti ecc…).

    A questo punto vorrei soffermarmi a rimarcare l’enorme importanza svolta da questi primi film, ambientati nel “mondo giovanile”. Tali film, infatti, vennero ad esercitare una duplice funzione: da un lato servirono da catalizzatori, da “riferimenti identitari”, per i giovani che già vivevano quei conflitti, dall’altro svolsero un ruolo amplificativo, mostrando certi atteggiamenti, mode, umori giovanili, nel loro svolgersi quotidiano. Ma c’è di più, non furono solo uno specchio dei comportamenti ribelli di una parte di quella generazione, con quei film, iniziò ad acquistare importanza la colonna sonora. Ebbero quindi un ruolo decisivo nella formazione e diffusione di un costume musicale in sintonia con i comportamenti sociali.

    Ad esempio, nella colonna sonora de “Il seme della violenza” c’era “Rock around the clock”, sconvolgente rock’n’ roll di Bill Halley, uscito nel 1954. E questa si che era una “musica nuova”: dissacrante, violenta, fisica (il corpo veniva messo in gioco liberamente, lontano da tutti i cliché dei balli correnti) sentita dai giovani americani (…e poi da tutti i giovani) come espressione sonora della loro rabbia e come affermazione di una diversa identità rispetto al quieto vivere borghese. Percepita come genuina perché – almeno nella fase iniziale – non fu un frutto delle “strategie discografiche” ma proveniva dai giovani stessi, dall’ambiente dei locali, finché qualche dj intraprendente, non iniziò di sua iniziativa a programmarla in qualche radio. Possiamo dire che “arrivò” alle case discografiche. Alcune addirittura, inizialmente, snobbarono queste nuove musiche ritenendole “roba da negri”. Tutte, ben presto, fiutarono l’enorme business internazionale e, in un certo senso, possiamo affermare che la moderna industria discografica nasce proprio in quegli anni, con il “rhythm & blues” e il “rock’n’ roll”.

    Gianni Martini

  • La generazione post conflitto mondiale e l’American Way of Life

    La generazione post conflitto mondiale e l’American Way of Life

    La Bandiera AmericanaPartendo dalla constatazione che negli ultimi 15 anni (almeno) raramente sarà capitato di ascoltare una produzione musicale realmente “nuova”, ho avviato una riflessione sul significato della parola “nuovo/novità”. Argomento piuttosto impegnativo ma al tempo stesso centrale rispetto alla riflessione musicale ed estetica contemporanea…

    Cessato il rombo dei cannoni, iniziò la “guerra fredda”, fatta di spionaggi, ricatti ed eventi  politicamente gravissimi che lasciarono il mondo, più volte, con il fiato sospeso per l’implicita minaccia di una nuova e più devastante guerra che contenevano. Basti ricordare nel 1956 e nel 1968, l’occupazione da parte sovietica, rispettivamente della Cecoslovacchia e dell’Ungheria e la “crisi cubana” del 1962. L’equilibrio del terrore- così venne definito – iniziò a scricchiolare con la venuta di Gorbaciov, alla guida dell’Unione sovietica. Il movimento di Solidarnosk in Polonia e il successivo abbattimento del muro di Berlino nel 1989, ne sancirono il crollo “definitivo” (che, bene intesi, non ha  significato fine di soprusi, ruberie, ingiustizie…).

    Ecco, questo nelle linee estremamente generali, sia chiaro,  è lo scenario storico di riferimento, almeno  per l’occidente. Bene. E noi? Bèh, noi giovani, nati dopo la fine della guerra  nel “mondo libero” (il sottoscritto è del 1952), siamo cresciuti secondo il modello “libero” americano, espressione dell’ “American way of  life” e del concetto di “nuova frontiera”, introdotto da J.F. Kennedy  (che fu presidente degli USA dal 1960) in un celebre discorso. Gli americani, infatti, intervennero corposamente, finanziando con diversi milioni di dollari, attraverso il “piano Marshall”, la ricostruzione del nostro paese. Non si trattava di un aiuto disinteressato, tutt’altro. Il problema, per gli americani, era quello di evitare che l’Italia – segmento di terra proteso nel mar mediterraneo, verso l’Africa, e quindi d’importanza strategica –  entrasse nell’area di influenza sovietica (non dimentichiamo che l’Italia già confinava con quella che allora era la Jugoslavia, paese satellite della Russia). Dunque, gli aiuti del “piano Marshall”, assicuravano che l’Italia entrasse a far parte, attraverso la Nato e il Patto Atlantico, dell’area di influenza americana.

    Con la ricostruzione, arriverà il consumismo (il mito dell’automobile, gli elettrodomestici ecc…) reso “piacevole” dalla pubblicità e contrappuntato dai film americani, dalla “musica giovane” – di cui il 45 giri fu l’emblema – e sostenuto in maniera sempre più melliflua e invasiva da lei… si…: la televisione!

    Ed è innegabile che noi giovani occidentali avessimo maggiore libertà rispetto ai nostri coetanei russi, cinesi o cubani. Tuttavia, questo mondo fatto di consumo, dove il “valore” (ipotetico) di una persona veniva misurato dalla somma degli oggetti che possedeva (e più erano di lusso più uno era ritenuto importante, ossia V.I.P. – very important person), cominciò ben presto a non convincere molti giovani, intellettuali, persone sensibili.

    Si iniziò a sospettare di questo “futuro libero”, bello, pronto e impacchettato, a disposizione di tutti (…coloro che potevano comprarselo…!!). E piano piano, il fascino del neon delle insegne delle metropoli, la forma slanciata della statua della libertà, lo sfavillio delle luci dei teatri di Broadway, il sorriso a denti bianchi dei finali dei film e telefilm americani, non riuscì più a coprire le ipocrisie di sempre, gli omicidi politici (i fratelli Kennedy, M. L. King, Malcom X), la segregazione razziale, la rovina dell’ambiente con un inquinamento crescente, la distruzione dell’economia e delle tradizioni contadine in nome del “progresso industriale” (nel film “Il laureato”, c’è una battuta che dice: “…ricorda ragazzo, il futuro è nella plastica…”), l’incubo nucleare e prima di tutto la guerra in Vietnam, una guerra – oltretutto – nemmeno mai dichiarata. In realtà già dalla seconda metà degli anni ’50, diversi giovani artisti e intellettuali iniziarono a non riconoscersi più in questa “libertà” che ritenevano, appunto, ipocrita e finta. Il loro disagio prendeva il connotato del “male di vivere”, della crisi esistenziale, consapevole espressione di un rifiuto dei valori dominanti.

    Gianni Martini

  • Il “nuovo” in musica, non bastano l’estro e la volontà individuale

    Il “nuovo” in musica, non bastano l’estro e la volontà individuale

    Partendo dalla constatazione che negli ultimi 15 anni (almeno) raramente sarà capitato di ascoltare una produzione musicale realmente “nuova”, diversa dal solito, ho avviato una riflessione sul significato della parola “nuovo/novità”.

    Certamente anche oggi, all’interno delle varie arie espressive, c’è chi sta conducendo una ricerca innovativa, magari in contrapposizione ai linguaggi correnti. Nonostante tutto – appunto – non sono sufficienti l’estro e la volontà individuali per arrivare ad essere una “novità”, nel senso epocalmente rappresentativo, che ho cercato di descrivere. Ciascuno di noi è sempre “storicamente situato”, come dire… si vive  nella storia.

    E allora, si tratta di saper interpretare la voglia di cambiamento, l’avvicinarsi del momento di rottura, momento in cui la storia stessa sembrerebbe poter compiere un balzo (…eviterei, prudentemente di indicare “direzioni”…). Ecco, quando l’intuizione creativa riesce a captare gli umori profondi, spesso il malessere di una o più generazioni; quando l’estro riesce ad incanalare l’energia che gira nell’aria, prodotta dai movimenti sociali, diventando la bocca che dà voce all’urlo delle generazioni che cercano/vogliono il cambiamento, allora dal palco della quotidianità e della storia nascono le figure effettivamente rappresentative.

    Inutile dire che tutto ciò è molto difficile, proprio perché – ripeto – bravura e volontà individuali non sono sufficienti. A volte ciò che successivamente diventerà rappresentativo (il “nuovo”), vive per anni in maniera sotterranea, in piccoli ambienti  ma, se ciò che sta esprimendo risulta condiviso/vissuto/sentito/partecipato/sognato, allora questo fermento cresce, dilaga, diventa contagioso, travalica i confini nazionali. Non servono muri, repressioni, scomuniche, filo spinato: è già oltre.

    Altri inizieranno a scrivere canzoni, dipingere, comporre musica, testi teatrali, poesie e manifesti filosofici. Coloro che sanno ascoltare/vedere/sentire ne percepiranno il movimento sotterraneo (…negli anni ‘60 non si parlava infatti di “movimento underground”?)

    Parente della talpa marxiana, questa ha connotazioni più esistenziali, è più anarcoide; la sua stessa esistenza è diretta testimonianza del suo disagio quotidiano, e al tempo stesso del  suo amore per gli slanci di libertà: niente maschere, solo intenzioni scolpite sui volti, sorrisi e rabbia senza mediazioni. E dire che, spesso, è proprio questa talpa esistenzial-estetica a preparare il terreno all’altra, si… quella “politica”e rivoluzionaria, eterna “apprendista streg(one)a” delle teorie dell’uomo “nuovo” (…toh la nostra parolina!) e degli “avvenire radiosi” che tanti danni ha fatto…

    Ho citato prima il “movimento underground”, bene… prendiamo ad esempio proprio il periodo che va dal primo dopoguerra alla fine degli anni ‘70, come ricorderete la guerra si chiuse con il mondo diviso in due blocchi: da una parte il mondo “libero” ossia l’occidente (Giappone e Australia inclusi), dall’altro il cosiddetto “blocco comunista” su cui primeggiava l’ Unione Sovietica (il mondo islamico per quanto riguarda la geografia politica, in quegli anni, era praticamente assente, assorbito nelle “sfere d’influenza americana o sovietica”.

    Continua….

    Gianni Martini

  • Gianni Martini, sulle tracce di una specie rara, la novità in musica

    Gianni Martini, sulle tracce di una specie rara, la novità in musica

    The BeatlesNei primi articoli di questa rubrica, vorrei toccare un argomento irto di spine, cercando di non farmi troppo male. Mi muoverò – quasi un “Indiana Jones musicale” – sulle tracce di una specie rara, da molti data per scomparsa: la “novità”. Ormai da almeno 15 anni sarà capitato anche a voi di avvertire, nettamente, la sensazione che non ci sia più “niente di nuovo” (e questo senso di stanchezza /vuoto/routine non riguarda solo la produzione musicale, ovviamente). Esce “l’ultimo” cd di un artista già conosciuto: ben suonato, ottimi arrangiamenti, sonorità coinvolgenti… eppure…sembra che manchi qualcosa. Lo stesso succede quando si ascolta un gruppo/interprete/strumentista “nuovo”.

    Certo, nuovo perché si tratta, supponiamo, del primo cd edito di quel determinato progetto musicale che, quindi, potremo trovare nello scaffale delle “novità”, ma non “nuovo” nel senso pieno del termine. Magari si tratta di un gruppo di ottimi musicisti e se – ipotizziamo – si analizzassero i brani potremmo, ad esempio, evidenziare degli aspetti compositivi interessanti, buone armonizzazioni, incastri ritmici complessi e insoliti, assoli espressivi, il tutto sorretto da una tecnica virtuosistica. Ecco… mi è capitato innumerevoli volte, in questi 15 anni, di aver ascoltato una produzione musicale recente e di aver pensato: bravissimi… come mille altri… e allora? Come dire?… non riesco a provare, nell’ascoltare, un’emozione particolare pur riconoscendone – ripeto – l’alto valore espressivo, tecnico ecc…

    A questo punto, probabilmente, parte del problema sta nel significato/senso che attribuiamo al termine “nuovo”. Per quanto mi riguarda, ritengo che il significato di “nuovo/novità” non sia da intendersi nel senso di “ultimo uscito” e non è sufficiente estenderne il significato, lasciando intendere “nuovo” come “innovativo” (molti prodotti musicale degli ultimi anni contengono a tutti gli effetti notevoli spunti innovativi). No, contestualmente con il termine “nuovo” intendo “rappresentativo” di un’epoca, un clima sociale, un ambiente culturale.

    Esempio: Charlie Parker, Ornette Coleman, Wes Montgomery, Miles Davis, Thelonius Monk, Charlie Mingus e poi la Mahavishnu orchestra, i Retourn to forever e i Weather report (per limitarmi a citare solo alcuni nomi della sponda jazz/fusion); e poi Jimy Hendrix, Led Zeppelin, Pink Floyd, King Crimson, Cream, Janis Joplin e prima di loro i Beatles, i Rolling Stones, Elvis Presley e tutti i bluesman storici come R. Johnson, M. Waters, L. Allison, J. L. Hooker (limitandomi a pochissimi nomi della scena rock- blues); così come, in ambito classico, Bach, Beethoven, Wagner e poi Deboussy, Berliotz, Mussorsky, Scoemberg, Stockausen, Cage, Boulez, Xenakis, tutti questi compositori/gruppi/interpreti sono stati delle “novità” nel senso che – come si diceva – hanno rappresentato un’epoca. La loro musica ha costituito la colonna sonora di periodi storici particolarmente significativi; sono riusciti ad interpretare e tradurre in suono, gli umori, le pulsioni esistenziali, le ansie/aspettative/crisi/disagi sociali di intere comuità o generazioni di giovani. A volte, la loro musica è diventata il simbolo di cambiamenti/sconvolgimenti sociali, e i loro volti delle icone. Ma non pensiamo che assurgere a linguaggio/simbolo/segno della crisi e della rottura con la tradizione, con il “disagio della quotidianità” e il “peso della storia” sia stato solo il frutto di una ricerca soggettiva e interiore, l’intuizione geniale di qualcuno che è riuscito a cogliere, metafisicamente, lo “spirito dell’epoca”.

    Il complesso rapporto tra atto creativo e storia, ho l’impressione che difficilmente si lasci ingabbiare in facili definizioni; è come se, nel tentativo di interpretarne la portata e la progressiva costruzione, restasse sempre un aspetto residuale dai tratti un po’ “misteriosi” (uso il termine in senso laico…) che, tuttavia, è proprio ciò che ci permette di tentare slanci interpretativi alternativi.

    Continua…

    Gianni Martini

  • Cantautori genovesi e musica live a Genova: Antonio Clemente

    Cantautori genovesi e musica live a Genova: Antonio Clemente

    Antonio Clemente, nato il 28 Aprile 1982 a Castelvetrano (TP), in Sicilia. Si definisce “pittautore”… Fin da bambino mostra inclinazioni artistiche, disegnando personaggi e storie a fumetti. Verso i 16 anni comincia a interessarsi alla poesia e alla pittura.

    A 18 anni, ricevuta in regalo una chitarra, inizia l’amore per la musica, per i cantautori italiani… «ideale via di mezzo tra musica, poesia e concretezza, fondamentali per la formazione del mio gusto musicale e la mia personalità».

    A 24 anni pubblica una raccolta di poesie adolescenziali dal titolo “Fiori di strada” per una casa editrice fiorentina, la “Maremmi Editore”. Nello stesso periodo entra a far parte di una band, “La Combriccola”, cover band di pop e rock italiano, con cui per circa 4 anni si esibisce in lungo e largo per tutta la Sicilia Occidentale, eseguendo anche qualche brano inedito.

    Nel 2006 arriva la laurea all’Accademia di Belle Arti di Palermo con una tesi sulla pittura italiana degli anni ’20 che molto ha influenzato anche il mio personale stile pittorico. Trascorsi 2 anni sabbatici, la partenza per Genova, per avere nuovi stimoli e conoscere nuovi spazi dove poter coltivare le ambizioni artistiche. A Genova si iscrive all’Accademia Ligustica di Belle Arti, biennio specialistico nel corso di scenografia e nel febbraio 2011 la laurea e la pubblicazione sulla rivista mensile genovese “Era Superba” del fumetto a episodi “I viaggi di Jude” (ispirato alla canzone “Hey Jude”dei Beatles).

    Nell’estate del 2011 esce il primo EP autoprodotto,”Infinito”, nell’inverno 2011 il quadro della copertina del disco “La barca” viene scelto per essere esposto alla mostra nazionale d’Arte contemporanea “Saturarte” svoltasi alla galleria d’arte “Satura” di Genova, e una sua poesia dal titolo “Mal d’Africa” viene inserita nell’antologia dei poeti italiani contemporanei “Haber Artem”, edito dalla Aletti Editore

    Antonio ClementeAntonio  Clemente: voce, chitarra acustica
    Manuel Perasso: chitarra elettrica (chitarra acustica o tastiera)
    Mario Vasa: Batteria (cajon e maracas)
    Giovanni Sanguineti: basso
    Alice Nappi: violino

  • Viaggio alla scoperta di Genova e i suoi caruggi con le poesie in musica dei cantautori

    Viaggio alla scoperta di Genova e i suoi caruggi con le poesie in musica dei cantautori

    Via Del Campo De AndrèSabato 4 agosto presso l’Emporio-museo viadelcampo29rosso si tiene un itinerario alla scoperta di Genova grazie alle suggestioni evocate dai grandi cantautori e poeti genovesi.

    Genova è città di note e di cantautori, di suoni ed odori, di luci ed ombre, di percorsi innovativi e caruggi inesplorati: il museo dedicato a Fabrizio De Andrè e alla canzone d’autore propone a genovesi e turisti itinerari  “certificati “, che raccontano di luoghi, personaggi e fatti autentici, realmente accaduti e non romanzati, raccolti da testimonianze di parolieri e musicisti che in quei luoghi hanno vissuto davvero.

    Appuntamento nel Museo alle ore 17, durata de percorso 2 ore. E’ necessaria la prenotazione entro le ore 18 di giovedì 2 agosto. Per informazioni: 010 2474064

  • “Ascoltale”: concerto al Porto Antico con Max Manfredi, Cristiano Angelini e tanti altri

    “Ascoltale”: concerto al Porto Antico con Max Manfredi, Cristiano Angelini e tanti altri

    Max ManfrediLunedì 30 luglio il Porto Antico di Genova ospita l’ultima serata di Mediterrarte, il primo Festival di Arti Integrate in Italia dedicato in questa edizione “all’immagine femminile analizzata nei suoi archetipi, cantata, recitata, danzata e sognata”.

    La serata, intitolata “Ascoltale”…è un omaggio dei cantautori della città alla figura femminile.Ospiti della serata, tra gli altri, Max Manfredi, Cristiano Angelini, Claudio Roncone,  Antonella Serà, Elisa Montaldo de “Il Tempio delle Clessidre”, che interpretano canzoni e brani d’autore in una carrellata poetica di visioni dell’universo femminile, da ascoltare, cantare, guardare e vivere, per la prima volta coreografati e danzati tutti insieme dal vivo.

    La compagnia di danzatori contemporanei “Diabasis Ballet”  e la “GDS Company” dialogano con le voci della musica cantautorale e con le suggestioni dal vivo dei musicisti Patrizia Merciari, Matteo Nahum, Marco Spiccio, Dado Sezzi. Ospite d’eccezione l’attore Marco Arena.

    Appuntamento alle ore 21.30 all’Arena del Mare: i biglietti costano 5 euro.

  • Premio Bindi 2012: il festival dei cantautori a Santa Margherita

    Premio Bindi 2012: il festival dei cantautori a Santa Margherita

    Concerto musica liveDa venerdì 6 a domenica 8 luglio 2012 torna a Santa Margherita Ligure una nuova edizione del Premio Bindi, nella cornice dell’anfiteatro intitolato proprio al cantautore genovese, del quale ricorrono quest’anno i dieci anni dalla scomparsa.

    Questo il programma completo.

    Venerdì 6 luglio
    Ore 18.00 – Spazio Autori: presentazione degli autori emergenti selezionati da Antonello Cassan e Maria Cristina De Felice (Liberodiscrivere edizioni).

    Inaugurazione della mostra Libri incatenati a cura di Liberodiscrivere edizioni presso La Stanza del cantautore.

    Ore 21.30 – Anfiteatro Bindi: esibizione dei dieci finalisti del Premio. Ospiti Francesco Baccini, Federico Sirianni e i Gnu Quartet.

    Sabato 7 luglio
    Ore 18.00 – Spazio Autori: nuove presentazioni di autori emergenti.
    Esibizione in acustico dei dieci finalisti del Premio Bindi.

    Ore 21.30 – Anfiteatro Bindi: esibizione dei dieci finalisti. Ospiti Marco Ferradini, Giulio Casale e Zibba.

    Domenica 8 luglio
    Ore 17.00: consegna Premio Artigianato della canzone a Trovarobato.

    Showcase di Dino Fumaretto, Eugenio Ripepi, Edgar Cafe, Giua e Armando Corsi, Peppe Fonte.

    Presentazione volume Genova, storie di canzoni e cantautori di Marzio Angiolani e Andrea Podestà (Editrice Zona).

    Presentazione dei festival Questi posti davanti al mare di Laigueglia e Musica nel castello di Dolceacqua.

    Presentazione progetto della bottega Via del campo 29 rosso con Laura Monferdini.

    Presentazione festival Lilith con Sabrina Napoleone.

    Premiazione e showcase del vincitore del Premio Bindi 2012.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Associazione VoLùmia, il progetto P.U.M.A. per la musica live a Genova

    Associazione VoLùmia, il progetto P.U.M.A. per la musica live a Genova

    Che la musica a Genova non abbia vita facile è cosa abbastanza nota: pochi spazi per suonare dal vivo e interesse che rasenta lo zero da parte delle istituzioni. Il più sta all’iniziativa dei singoli e di quelle associazioni che cercano di fare qualcosa di concreto. Una di queste è voLùmia, che col suo progetto P.U.M.A. promuove musica live, dando un’opportunità di visibilità a gruppi nuovi, e lo fa in zone difficili, unendo quindi al primo intento anche un impegno per cercare di migliorare, col proprio contributo, certa realtà cittadina. Renato Campanini, attuale presidente dell’associazione, ci ha raccontato di cosa si tratta.

    Cos’è voLùmia e quando nasce?
    «VoLùmia è stata creata da me, Francesco Ratti (cantante dei VOLUMIcriminali), Emanuele Pecollo (cantante dei 2Novembre) e altri due soci che suonavano in altri gruppi. Nata come gruppo informale nel 2001, è un associazione culturale senza fini di lucro che organizza eventi live e promuove musica a Genova dal dicembre 2004. All’inizio è nata come un’associazione musicale per gestire la sala prove che usavamo in diversi gruppi. La sala era nata con l’idea di offrire ad un territorio difficile (il Lagaccio), soprattutto ai ragazzi che vi abitavano, un servizio alternativo che fosse culturalmente più produttivo del bar sotto casa, e a dei prezzi molto più accessibili delle sale prove che si potevano trovare in giro. Dopo nove anni di gestione le “lungimiranti” politiche hanno fatto sì che quello spazio venisse perso per sempre e con esso una grossa parte di quanto si era costruito in quell’arco di tempo…   Non posso dire di aver salvato nessuno dalla strada, né tantomeno di aver in qualche modo migliorato quel quartiere, il fatto stesso di aver subito, ai tempi, anche più di un’aggressione per strada fornisce la misura della mentalità media presente. Per fortuna c’erano le eccezioni, che mi facevano pensare “non sto facendo questo per niente”. Molte band hanno usufruito di quella sala, nell’iter naturale di un gruppo che passa dall’affitto ad ore ad una sala propria. Col tempo le cose si sono evolute. Non so dire neanche quando, perché, o se mai avessimo pianificato di organizzare eventi live ma così è andata…»

    Quali servizi offre attualmente voLùmia e dove?
    «In questi anni abbiamo proposto in giro per Genova più di un centinaio di date tra rassegne unplugged, concerti di musica live veri e propri, dj set etc… Abbiamo collaborato con enti e istituzioni per eventi live: col Terra Di Nessuno, col Buridda, con la Sinistra Giovanile alla Festa dell’Unità, con la Madeleine, col Little Italy. Devo fare il mio ringraziamento più sincero a Luciano Bregoli della ZetaTi che ci ha sempre aiutato specialmente durante gli anni della “diaspora” (fino a quando non abbiamo vinto il bando di assegnazione che ha dato alla luce P.U.M.A.), nonché a Jonny Noiser, ma per altri motivi».

    In cosa consiste il progetto P.U.M.A.?
    «Prima di tutto P.U.M.A. è un acronimo: sta per Presidio Urbano Musiche Attuali… e nel nome c’è tutto il significato del progetto. La parola “Presidio” ha una connotazione direi quasi militaresca, effettivamente siamo un po’ un avamposto per la riqualificazione del territorio che partendo da Piazza delle Erbe si sta lentamente orientando in direzione Maddalena, mentre noi siamo già nella zona di Via Prè (e di lavoro di qui ce n’è davvero molto da fare…). “Urbano” perché siamo strettamente legati al territorio, sia dal punto di vista della ricerca musicale che per il pubblico verso il quale ci proponiamo. “Musiche” al plurale e non “musica” al singolare: siamo ben consci della poliedricità delle proposte dell’underground genovese, non vogliamo isolarci blindandoci in un genere specifico. “Attuali” perché facciamo nascere e forniamo punti di appoggio alle novità culturali e musicali, locali e alternative».

    «Non abbiamo criteri esclusivi per far suonare le band, ma è chiaro che esistendo già una rete di contatti è più facile per noi far suonare generi più pesanti (Mellowtoy, Devotion, Shake Well Before ecc) ma non mancano altri gruppi decisamente più soft (Valentina Amandolese, Palconudo, ecc.) per non parlare di musica elettronica (Useless Idea, K ecc) come è altrettanto evidente che promuoviamo più spesso le autoproduzioni locali dell’underground, con tutte le eccezioni e senza preclusioni a priori».

    «P.U.M.A. è nata il 19 Gennaio 2010: abbiamo partecipato ad un bando per l’assegnazione dei locali in Vico San Cristoforo e abbiamo vinto, da lì abbiamo perso un po’di tempo per i lavori di insonorizzazione ma per fortuna ora è da più di un anno che siamo attivi (anche se abbiamo speso una fortuna per i materiali!). Come anticipato prima ne venivamo dalla “diaspora” della vecchia voLùmia: il progetto P.U.M.A. ne ha rappresentato la rinascita e l’evoluzione. Fortunatamente c’è stato un parziale ricambio e, quello che conta di più, un passaggio del know how verso elementi più giovani. Al momento è gestita sia da alcuni vecchi elementi che diversi nuovi: ritroviamo me, Francesco Ratti “Pogo” e Emanuele Pecollo “Shuster” e contiamo i nuovi ingressi di Luca Morga “Ragno” (bassista dei Broken Hollow), Roberto Travi (batterista degli Audiograffiti), Victor Zappi “_Vic” (voce e basi dei _Distopia), Dario Mazzanti “Gida” (batteria e synth degli A Silent Order), Jacopo Lorenzetti “J” (bassista nei “What Eye See”), senza contare gli aiuti sostanziali dei gruppi che frequentano la sala e dei soci coinvolti negli eventi.
    Attraverso P.U.M.A. offriamo le nostre capacità ed energie maturate sul campo in anni di eventi live, per poter venire incontro ad altri musicisti conoscendo già le loro esigenze, orientandoci al mondo della produzione e fruizione artistica e culturale».

    Veniamo alla parte più innovativa di questo progetto: l’iniziativa Live In Sala Prove.
    «Partiamo dal presupposto che un nostro interesse è spingere tanto la musica che si produce a Genova. Proporre a persone a digiuno delle realtà nostrane questa musica potrebbe essere un modo per avvicinarle, incuriosirle, fino a fare in modo che ti chiedano il nome del gruppo, il disco e quant’altro… Come si può facilmente desumere dal nome della rassegna, la proposta giunge direttamente dal luogo di origine di ogni brano di ogni artista: la sala prove. Gli artisti si esibiscono in un locale allestito che durante gli altri giorni della settimana viene utilizzato di fatto come sala prove; al pubblico viene offerta la produzione “a crudo”, direttamente dalla fonte, in un’atmosfera che esula dai formalismi palco/pubblico – produzione/fruizione… in orario aperitivo, dalle 19 alle 21: nel week end le persone hanno in programma diversi impegni per la serata, in questo modo lasciamo la libertà a tutti con un live set di breve durata senza monopolizzare il tempo… tenendo conto anche del passaparola che segue sia per la promozione dei gruppi che hanno suonato sia del progetto».

    Come si fa per partecipare sia come protagonisti, sia come pubblico?
    «Gli artisti in genere ci contattano direttamente: su internet e sui social network è molto facile mettersi in contatto con noi, e anche per telefono! Per il pubblico allo stesso modo: è sufficiente iscriversi alla pagina di facebook per ricevere gli aggiornamenti sugli eventi, siccome la sala non ha moltissimo spazio riusciamo in questo modo a tener monitorata la quantità dei partecipanti e a organizzarci di conseguenza».

    Quali sono le prossime date di Live In Sala Prove?
    «Per quest’estate faremo ancora pochi eventi per motivi puramente “climatici”, anche se qualcosa bolle in pentola per fine Giugno… In ogni caso torneremo in autunno, ci sono venute un sacco di idee. Ad esempio vorremmo implementare la proposta con un po’ di arte “digitale” e la musica elettronica, abbiamo già qualche contatto… Restate sintonizzati!»

    Per tutte le info e per i contatti si possono consultare i seguenti siti:
    www.puma.htmx.it/
    www.volumia.4000.it/
    www.youtube.com/volumia04
    www.facebook.com/PresidioUrbanoMusicheAttuali
    www.facebook.com/voLumia

     

    Claudia Baghino 

     

  • Junifest, tre giorni di musica a Ronco Scrivia

    Junifest, tre giorni di musica a Ronco Scrivia

    Concerto musica liveLa Pro Loco Ronco Scrivia organizza anche quest’anno Junifest, manifestazione musicale che ospita alcuni dei più talentuosi artisti del panorama della provincia di Genova, e che si tiene il 22, 23 e 24 giugno.

    Oltre ai concerti sono presenti anche stand gastronomici che offrono un menù particolare caratterizzato da specialità tirolesi-altoatesine, una zona concerti con distribuzione birra ed intrattenimento musicale innovativo.

    Il programma musicale prevede:

    Venerdì 22 giugno
    Mad Boys: gruppo rap in dialetto genovese
    Raphael & Easy Skankers: Reggae e Ska

    Sabato 23 giugno
    Chiara Atzeni: rock d’autore
    Zibba Almalibre: rock d’autore

    Domenica 24 giugno
    Daniele Franchi: il blues
    Guitar Ray and the Glambers: il blues

    Ristorante e concerti iniziano alle 19, l’ingresso è libero

     

    Foto Constanza Rojas

  • Premio Fabrizio De André: bando per cantautori, interpreti e poeti

    Premio Fabrizio De André: bando per cantautori, interpreti e poeti

    Fabrizio De AndrèMonna Lisa srl, con il patrocinio della Fondazione Fabrizio De André, ha indetto un Premio musicale aperto ad autori, compositori, interpreti ed esecutori di musica italiana esordienti o comunque non noti al grande pubblico.

    Il Premio consiste nelle seguenti tre sezioni:
    – Premio alla Canzone d’Autore.
    – Premio al Miglior Interprete.
    – Premio per la Poesia.

    Tutte le domande di partecipazione dovranno essere così indirizzate a MONNA LISA srl – Direzione Artistica Premio Fabrizio De Andrè – Via della Carronara, 16, 00063 Campagnano di Roma entro e non oltre il giorno 30 giugno 2012.

    Le fasi del Premio saranno guidate da una commissione formata da almeno tre esperti appartenenti ai settori artistico-musicale e letterario, mentre nella finale tale commissione sarà allargata con l’aggiunta di almeno tre giornalisti di quotidiani e periodici o radio televisivi, da almeno un rappresentante del XV Municipio e sarà presieduta da Dori Ghezzi.

    La fase finale del Premio si svolgerà a Roma a fine settembre 2012 in Piazza Fabrizio De Andrè: nelle prime due serate si esibiranno i finalisti delle sezioni “Canzone d’Autore” e “Miglior Interprete”, mentre personaggi del mondo della cultura leggeranno le poesie finaliste. La terza sera, la Commissione proclamerà i vincitori delle tre sezioni che verranno invitati ad esibirsi nuovamente sul palco.

    Per ognuna delle Selezioni la Commissione del Premio sceglierà da uno a cinque partecipanti, per un massimo complessivo di dodici, da ammettere alla fase finale del Premio: al vincitore della categoria “Canzone d’autore” verrà corrisposta la somma di 1.000 euro e gli organizzatori si impegneranno a promuoverlo in quanti più eventi promozionali possibili.

    Ai vincitori della categoria “Miglior Interprete” e “Poesia” verrà corrisposta rispettivamente la somma di 1.000 euro.

  • Goa Boa 2012: tutti i concerti a Porto Antico e Villa Serra

    Goa Boa 2012: tutti i concerti a Porto Antico e Villa Serra

    Torna a Genova uno degli appuntamenti musicali più attesi e amati dal pubblico, il Goa Boa Festival, kermess organizzata dall’associazione Psyco e giunta alla quattordicesima edizione.

    Quest’anno per tutto il mese di luglio l’Arena del Mare del Porto Antico di Genova e la suggestiva Villa Serra a Comago ospitano i concerti di alcuni degli artisti più interessanti del panorama musicale italiano e internazionale.

    Il nome di punta di questa edizione è Morrisey, il leader storico degli Smiths che negli anni ’80 ha dato un grande apporto artistico al genere pop.  Dopo lo scioglimento della band, il carismatico artista di Manchester ha proseguito nella carriera da solista, diventando uno dei precursori della musica indie. Nel 2007 il quotidiano inglese Daily Telegraph ha inserito Morrisey nella classifica dei cento geni viventi, un anno dopo la rivista Rolling Stone lo ha incluso nell’elenco dei cento grandi cantanti di tutti i tempi (8 luglio Arena del Mare).

    Il festival inizia venerdì 6 luglio all’Arena del Mare con Ben L’Oncle Soul (ANNULLATO CAUSA DI PROBLEMI DI SALUTO DELL’ARTISTA), noto al grande pubblico per la cover soul del brano Seven Nation Army degli White Stripes, e Brunori Sas, artista calabrese considerato uno dei migliori cantautori italiani dell’ultimo periodo.

    Si continua ancora al Porto Antico il 7 luglio, con una serata multietnica insieme a Balkan Beat Box, interessante gruppo americano-israeliano dalle sonorità balcaniche e mediterranee, e a Raiz a Almamegretta, una delle band più innovative e creative del panorama underground italiano degli ultimi vent’anni.

    Si arriva poi all’8 luglio con il grande concerto di Morrisey, anticipato dalla grande vocalità della cantautrice americana Kristeen Young.

    Dopo una breve pausa il festiva cambia location e approda a Villa Serra venerdì 13 luglio con il concerto dei Negrita, in giro per l’Italia con il “Dannato Vivere Tour”. 

    Domenica 22 luglio invece serata reggae insieme al giamaicano Mr Vegas,  alla reggae band di Pordenone Mellow Mood e a Raphael, già cantante negli Eazy Skankers.

    Si chiude in bellezza venerdì 27 luglio con un grande concerto rock-prog: ospite il Banco Del Mutuo Soccorso, che propone un intenso e sorprendente spettacolo per festeggiare i 40 anni di carriera insieme a un’altra grande pietra miliare del genere, Le Orme.

    Questo il programma.

    Porto Antico
    – Venerdì 6 luglio – Ben L’Oncle Soul e Brunori Sas;
    – Sabato 7 luglio – Balkan Beat Box e Almamegretta & Raiz;
    – Domenica 8 luglio – Morrisey e Kristeen Young

    Villa Serra

    – Venerdì 13 luglio – Negrita
    – Domenica 22 luglio – Mr Vegas, Mellow Mood e Raphael
    – Venerdì 27 luglio – Banco Del Mutuo Soccorso e Le Orme

    I bliglietti per Morrisey e Negrita disponibili su www.ticketone.it , per tutti gli altri spettacoli la prevendita è aperta il 12 giugno

    [foto di Diego Arbore]