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Cantautori, gruppi emergenti e band affermate, la storia della musica, le interviste agli interpreti di oggi e di ieri. La musica live a Genova e gli incontri con i gruppi in sala prove

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Giacobs

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Giacobs

    Federico Giacobbe, classe ’83, in arte Giacobs (soprannome datogli dagli amici), è un cantautore genovese.
    Fin da ragazzino coltiva una forte passione per cantautori come De André, Rino Gaetano, Battiato, De Gregori, passione che lo spinge a studiare canto e chitarra e a comporre i suoi primi pezzi; comincia a esibirsi in piccoli locali e partecipa a manifestazioni musicali come l’Accademia della canzone di Sanremo, il festival di Castrocaro, il festival di Ariccia, nonché a concorsi di poesia. Dopo un lungo periodo di inattività viene in contatto con Rossano Villa (ex membro dei Meganoidi e produttore) e Michele Savino (cantautore) i quali, come lui stesso dice: «capiscono esattamente quella che è la mia dimensione». Grazie alla loro collaborazione viene prodotto il suo primo disco “La rivoluzione della domenica”, pubblicato a marzo 2013.
    Attualmente porta avanti il suo progetto con tre nuovi compagni di viaggio: Enrico e William rispettivamente alle percussioni e alla chitarra, e Giulia ai cori.

    giacobs-musica-la-rivoluzione-della-domenicaEnrico Bovone – percussioni
    William Tarantino – chitarre
    Giulia Capurro – cori

    Genere: cantautore

     

     

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: MalaMente

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: MalaMente

    Il gruppo ha raggiunto la sua formazione definitiva nel 2011, quando arrivano a far parte della band Martina alla voce e Sergio al basso: insieme a Stefano, Emanuele e Federico danno vita a un progetto in cui sonorità acustiche ed elettriche si fondono a sostegno del continuo gioco di rimandi che avviene tra le due voci, maschile e femminile, che si rincorrono e si intrecciano per l’intera durata dei pezzi: questa è la vera peculiarità del loro sound, un mix originale arricchito inoltre dall’attenzione che i ragazzi dedicano ai testi. Con caparbietà ma anche molta voglia di scherzare sottolineano, sia suonando sia parlando con noi, la loro natura fatta di contrasti: si definiscono ironicamente “perfetti schizofrenici” da cui il nome MalaMente, come loro stessi dicono, “provocatorio ma con brio!”. Il loro terzo demo si chiama “Battiti”.

    malamenteStefano Balbi – voce, chitarre acustiche;
    Martina Cangelosi – voce;
    Emanuele Lanata – batteria, pianoforte;
    Federico Mulattieri – chitarre elettriche;
    Sergio Rigoli – basso, chitarra.

    Genere: pop rock

     

     

     

     

  • Genova per Voi, il talent per autori di canzoni: al via le finali

    Genova per Voi, il talent per autori di canzoni: al via le finali

    Genova x voi«Abbiamo cercato di scovare elementi attuali, mettendo in rete tutti i soggetti che hanno a cuore la canzone d’autore. L’obiettivo è quello di offrire un lavoro concreto a chi partecipa, mantenere vivo in tutta Italia il primato genovese della canzone d’autore e avvicinare cittadini e turisti al mondo della musica, con eventi coinvolgenti aperti a tutti», così esordisce Carla Sibilla, Assessore alla Cultura e al Turismo, nel corso della conferenza di questa mattina a Tursi per la presentazione del nuovo evento culturale genovese, Genova per Voi.

    Ideato e diretto da Gian Piero Alloisio e Franco Zanetti, il talent è una novità nella schiera dei vari contest televisivi, premi, concorsi canori del suo genere. Organizzato dal Comune di Genova in collaborazione con Genova Palazzo Ducale Fondazione per la cultura e Universal Music Publishing-Casa Ricordi, con il patrocinio di SIAE, Genova per Voi è dedicato agli autori, e non agli interpreti: figure altrettanto indispensabili per il panorama musicale, ma più in ombra.

    Una manifestazione che si svolge, non a caso, proprio a Genova, città legata a un’illustre tradizione cantautorale e poetica: da De André a Montale, Bindi, Lauzi, Caproni e Campana. Il talent, le cui selezioni sono iniziate mesi fa, sta per raggiungere la sua fase finale: nella settimana tra il 16 e il 21 settembre, i 22 finalisti, scelti su un totale di 160 candidati e suddivisi in due squadre di 11 concorrenti (11 per la sezione “Canzone” e altrettanti per quella “Rap-Hip Hop”), prenderanno parte a incontri, spettacoli, conferenze, che si concluderanno con la proclamazione di un vincitore per categoria.

    Le selezioni

    La fase delle selezioni si è suddivisa in due tranche: la prima, dedicata alla sezione Canzone, è stata aperta con il lancio di un bando che ha coinvolto giornalisti e radio locali attive su territorio nazionale (sei in tutto, per la Liguria Radio Number One). I giornalisti musicali delle varie redazioni italiane sono stati chiamati a presentare ciascuno un candidato. La squadra degli 11 che sono andati a far parte della sezione Rap-Hip Hop, invece, sono stati scelti grazie al coinvolgimento del sito Hotmc, legato alla rivista musicale Rockit: sono stati proposti una ventina di artisti nazionali, promesse della musica rap, che nasce “dal basso”, dalle periferie.

    Gli 11 finalisti sono stati scelti da una commissione composta da Claudio Buja, presidente di Universal, Gianpiero Alloisio (drammaturgo e cantautore) e dal giornalista Franco Zanetti, direttore di Rockol. Proprio Zanetti racconta: «Quella di chiedere che ogni artista avesse il patrocinio di un giornalista musicale è stata una mia decisione. Ho scritto a 800 colleghi per coinvolgerli nell’iniziativa, ma solo in 15 si sono mossi. Tutti sono comunque arrivati con un patrocinio, ma sono stati i singoli partecipanti ad andare a bussare alle porte delle redazioni locali, chiedendo sostegno. È una cosa che mi ha fatto molto arrabbiare, ma spero che l’anno prossimo la risonanza dell’evento farà sì che i giornalisti saranno meno scettici e si interesseranno di più».

    Il Talent

    Nella settimana tra 16 e 21 settembre si svolgeranno laboratori, conferenze animate, spettacoli, fino a decretare il vincitore delle due sezioni: per Rap-Hip Hop, la finale è prevista per venerdì 20 alle 21 al Teatro della Tosse – La Claque in Agorà. La finale della sezione Canzoni, invece, si terrà sabato 21 alle 21, sempre al Teatro della Tosse ma stavolta nella Sala Aldo Trionfo. A far parte della rosa dei 22, sono: Federica Abbate, Gabriele Aprile, Manuel Bonzi, Vincenza Casati, Emanuele Dabbono, Elisabetta Gagliardi, Marco Iecher, Luigi Mariano, Lelio Morra, Viviana Strambelli e Alessandro Zanolini, per la sezione Canzone. Per Rap-Hip Hop, invece: AlbeOk, Blo/B, Claver Gold, Don Diegoh, Loop Loona, Mc Nill, Musteeno, Millelemmi, Moder, Phedra, Piranha Clique. I ragazzi provengono da tutta Italia (due leccesi, ad esempio, mentre nessun veneto; tra gli artisti, poi, c’è anche un ligure), e molto significativa è anche la presenza di autrici femminili, nel rispetto delle “quote rosa”.

    Alla fase finale del talent si arriva con una canzone abbozzata e lo scopo è quello di portarla a crescere nell’arco degli ultimi 6 giorni di lavoro. Artisti affermati (per esempio, Vittorio De Scalzi,  Francesco Baccini e altri) ascolteranno le canzoni, daranno suggerimenti, consigli, istruzioni, cominciando già a partire da questo pomeriggio. Racconta Gian Piero Alloisio: «Straordinaria la richiesta di adesione da parte di artisti, musicisti e non solo, che abbiamo raccolto. Tanti hanno voluto fermamente esserci: ad esempio, De Scalzi domani, per riuscire ad essere al laboratorio previsto per il pomeriggio a Palazzo Ducale, arriverà di fretta da Napoli e poi, subito dopo l’evento, ripartirà alla volta di Tokio, per impegni professionali. Ha voluto esserci a tutti i costi anche Baccini, che il 21 sarà qui a Genova a viadelcampo29rosso, per partecipare a un evento dedicato a Faber (“I Tarocchi di Faber”). Un talent tra lo spettacolare e il culturale: tutti gli eventi sono aperti al pubblico e rivolti a quelli che si occupano di musica e vogliono capire qualcosa di questo mondo. Musicline di Gianni Martini ci sostiene in questa iniziativa, assieme al Festival della Poesia con Claudio Pozzani, e alle scuole di musica della città».

     

    Elettra Antognetti

  • Fine degli anni 70: festival, musica negli stadi e istituzionalizzazione

    Fine degli anni 70: festival, musica negli stadi e istituzionalizzazione

    Paul Mccartney in concertoConsiderando a distanza i movimenti storici, culturali, artistici si pone in evidenza un tratto comune: il massimo livello di carica espressiva viene raggiunto nel periodo in cui già si fanno sentire le prime avvisaglie di “crisi”. Anche il periodo da noi affrontato in questa lunga serie di scritti non sfugge a questa “regola”, infatti l’impatto sociale massimo si ebbe nella seconda metà degli anni ’70, quando già si riconoscevano i primi segni del riflusso. L’energia creativa liberata tenne, tuttavia, banco ancora per diversi anni, da un lato recepita a posteriori dalle istituzioni; dall’altro tenuta in vita, artificialmente, dall’industria culturale unicamente per scopi commerciali, in scenari socio-economici globalizzati e ormai radicalmente modificati, dove la creatività continuerà a vivere come “ricerca individuale” impossibilitata a divenire – nell’orizzonte di oggi – comportamento diffuso e condivisibile.

    Se l’espressione artistica, nelle sue punte più avanzate, spesso “anticipa la storia” (intendendo con questo la capacità visionaria di prefigurare nuovi mondi possibili, indicare faticosi sentieri per un cambiamento praticabile, segnare direttamente la linea di rottura con linguaggi/schemi sociali/concezioni del mondo/abitudini e costumi radicati e tradizionali…), parallelamente libera energie creative che nel loro impatto con la società, continueranno a dare frutti (…”cattivo esempio”?…) per un periodo più o meno lungo, anche quando il magma rivoluzionario avrà ormai attenuato la propria incandescenza e le spinte più spontanee e anarcoidi saranno rifluite o addomesticate. Segno di questa “bolla di energia” potrebbero essere considerate da un lato la linea di continuità creativa e produttiva di musicisti, gruppi, etichette etc…che rimarranno in attività, con tutte le difficoltà esterne, dovute ad un paesaggio sociale ormai radicalmente mutato, ed interne, “psicologiche”, dovute ad un senso di isolamento, straniamento, crisi di identità (sentimento che, bruciante, toccò soprattutto i compositori di ari colta). Questo da un lato, dall’altro una risposta “istituzionale” – di necessità in ritardo sulla storia viva – che comunque recepì i desideri di cambiamento.

    Nel nostro paese l’epopea dei grandi festival iniziò verso la fine degli anni ’70, quando già si iniziavano ad intravedere i primi effetti del “riflusso”. Nuovi amministratori negli enti locali – conseguenza diretta di un diverso assetto politico-istituzionale – permisero e/o attuarono (grosso modo fino alla seconda metà degli anni ’90) una programmazione, a volte coraggiosamente aperta alle correnti espressive più recenti. Molti compositori contemporanei e “sperimentali” (pur in piena crisi di identità, come si è appena ricordato) ricevettero concrete proposte di lavoro e le loro opere vennero messe in cartellone, insieme ai classici. Anche il jazz e il blues uscirono dalla dimensione “underground” per raggiungere, grazie a importanti rassegne come Umbria Jazz, Siena Jazz, Pistoia Blues etc…un più vasto pubblico di appassionati. La riuscita di questi appuntamenti di grande risonanza si dovette anche ad un impegno istituzionale impensabile fino a qualche anno prima.

    Per la canzone d’autore – che , come si è visto iniziò in sordina e accompagnò in crescendo tutta l’evoluzione della vita politica italiana – ora, mentre il movimento stava rapidamente spegnendosi, arrivò l’epoca dei grandi concerti negli stadi: la tournèe di “Banana Republic”, di F. De Gregori e L. Dalla, i concerti di Vasco e, un po’ dopo, Ligabue. I nuovi equilibri politico-partitici portarono ad una riforma del servizio pubblico radio-televisivo (…possiamo pure leggere “lottizzazione”…): nacque “Rai tre”, più sensibile alle tematiche socio culturali care alla sinistra. Il fenomeno di una maggiore considerazione istituzionale riguardò, con precipue caratteristiche, anche le arti visive, la poesia, il teatro (ad esempio Dario Fo e Giorgio Gaber, figure molto vicine al movimento approdarono in Tv). Ma se nei primi anni ’60 tutto avveniva magmaticamente, nel “fuoco degli eventi” (…non solo in senso figurato…), dove c’era chi si improvvisava organizzatore, impresario, discografico, conduttore radiofonico, cantautore (molti che oggi sono affermati iniziarono così), ora – negli anni ’80 – tutto diventerà “attività professionale” con i ricordi dell’entusiasmo movimentista ormai alle spalle. Ecco, a questo punto il mercato – che di solito è colto di sorpresa dai sommovimenti sociali realmente innovatori – iniziò a dare consistenza ai tentativi di recuperare terreno, cavalcando l’onda della grande diffusione delle “nuove idee”.

     

    Gianni Martini

  • Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele Mezzala BitossiDall’esordio nel 1998 con i Laghisecchi, passando per i Numero6 – che proprio quest’anno festeggiano il decimo anno di attività – per la creazione di un’etichetta indipendente e di uno studio di registrazione, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo album da solista (con lo pseudonimo di Mezzala) e di un libro, il genovese Michele Bitossi è una poliedrica figura di musicista presente sulla scena musicale indie italiana da quindici anni e con all’attivo ben 9 dischi pubblicati e importanti collaborazioni con personaggi anche lontani dal mondo della musica (come lo scrittore Enrico Brizzi o il mitico telecronista sportivo Bruno Pizzul, che è comparso in uno dei videoclip di Michele). Pervaso di un amore incondizionato per la musica che finisce per configurarsi come una vera e propria necessità, Michele ha ripercorso per noi gli anni di carriera, parlando di passioni, idee, progetti presenti e futuri.

    Musicista, produttore, uno studio di registrazione….hai avuto esperienze in ciascuna branca del mondo della musica. Spostarsi da un ruolo all’altro è venuto naturale? Cosa ti piace di più fare oggi?

    «Quel che più mi piace è scrivere canzoni. Lo faccio di continuo e credo lo continuerò a fare per tutta la vita, a prescindere dal fatto che vengano pubblicate o che raccolgano consensi. Sono letteralmente ossessionato dalla creazione di brani nuovi, mi appaga tantissimo trovare nuovi giri di accordi su cui cantare melodie e parole. Potrà sembrare banale, ma è così. In generale nutro una passione pazzesca per la musica, sia come musicista che come ascoltatore. Questa passione mi ha portato ad azioni incredibilmente incoscienti, come per esempio fondare un’etichetta indipendente, la The prisoner, che nonostante mille difficoltà mi dà parecchie soddisfazioni. E’ bello condividere un percorso con artisti che ti piacciono, che produci con entusiasmo e che ti restituiscono in media una grande energia. Quanto allo studio anche quella, che condivido col mio amico fraterno e socio Mattia Cominotto (membro dei Meganoidi, ndr), è un’avventura entusiasmante. Il Greenfog sta andando alla grande, siamo molto contenti e intenzionati a fare sempre meglio».

     

    Michele BitossiHai vissuto la musica della scena indie ’90-’00, che non è certo quella di adesso. Cosa è cambiato secondo te in questi anni, in meglio e in peggio?

    «Da quando ho iniziato coi Laghisecchi (fine degli anni 90) a oggi sono cambiate parecchie cose. Intanto, molto banalmente, a quell’epoca i dischi si vendevano ancora, cosa che adesso non accade più, tranne rarissimi casi. In generale c’era molta meno congestione di band, cantautori, musicisti di quella che c’è adesso. Di conseguenza un album, quando usciva, se era buono, riusciva a godere della giusta attenzione per il giusto periodo di tempo, si potevano innescare di conseguenza certe dinamiche promozionali e i progetti, se meritevoli, venivano gratificati in una maniera quanto meno sensata, anche dal punto di vista live. Chi non meritava difficilmente arrivava a fare un disco, perché esisteva ancora un buon grado di meritocrazia e selezione, dovute soprattutto al fatto che non era ancora possibile realizzare album professionali con equipaggiamenti digitali e poco costosi. Si doveva andare in studio, e in studio ci andava in media solo chi lo meritava. Adesso escono cento dischi, ep, singoli al giorno, migliaia di ragazzi pubblicano musica senza la men che minima parvenza di autocensura, tutto è diventato semplicissimo grazie al web e alle applicazioni musicali che sono nate negli ultimi anni. Io, pur avendo un’etichetta, sono il primo che le adopera per diffondere la mia musica e quella dei gruppi che produco. Ritengo però che si sia arrivati ormai a una situazione fuori controllo. Dischi bellissimi vengono dimenticati dopo una settimana per fare spazio a valanghe di nuove cose, molte delle quali scadenti, false, inutili. C’è una gran confusione ed emergere è sempre più difficile. Detto tutto questo, però, credo che le belle canzoni vincano sempre, a prescindere da tutto. E oggi, a differenza di qualche anno fa, è molto più agevole farle ascoltare potenzialmente a tutto il mondo con due o tre click su una tastiera di un pc».

     

    Contestualmente, come è cambiato in tutto questo tempo il tuo approccio alla musica? Cosa ti preme esprimere adesso?

    «Beh, da un punto di vista tecnico posso dirti che, rispetto a quando ho iniziato, adesso è molto più semplice e immediato realizzare per i fatti propri dei provini di canzoni nuove con un suono piuttosto completo e professionale. Questo influenza certamente, almeno per me, il versante produttivo, rendendolo più razionale, veloce e organico. Un altro aspetto significativo è quello relativo al fatto che, ormai, si ragiona sempre meno per album ma c’è un forte ritorno all’ascolto e alla valorizzazione di canzoni singole. Uno strano ritorno a quel che succedeva negli anni sessanta che parte però da presupposti diversi, presupposti a cui accennavo prima (gli mp3, i-tunes, youtube, l’estrema velocità di fruizione e di consumo..). Da un punto di vista artistico il mio approccio alla musica non è mai cambiato nella misura in cui la passione e l’onestà che dedico a essa sono le stesse degli inizi. Quel che è cambiato certamente è il mio approccio alla scrittura di canzoni, certamente più consapevole, maturo e tecnicamente migliore rispetto ad anni fa. D’altra parte credo di aver mantenuto un certo grado di freschezza e naivete anche perché il mio modus operandi è tutto tranne che accademico ed è figlio di metodologie molto personali che poco hanno a che vedere con tecnicismi o manierismi».

     

    Ben si conoscono le difficoltà che stanno nel riuscire a fare di una passione una professione. A fronte dei tanti risultati raggiunti, oggi ti senti sicuro e fiducioso o percepisci precarietà come agli inizi?

    «Credo che per fare musica con velleità di un certo tipo in Italia sia obbligatorio essere fiduciosi. Io lo sono da sempre, diversamente avrei fatto come i tantissimi (alcuni anche di gran talento) che ho visto abbandonare in momenti di difficoltà. Credo sia una questione di motivazioni e di carattere: c’è chi smette di suonare e di scrivere perché non è in grado di fronteggiare degli insuccessi o non vede soddisfatte le proprie aspettative. O forse, semplicemente, realizza di essere tagliato per una vita più comoda. Sì perché, se è vero che sono sempre e comunque fiducioso è altrettanto vero che mi sento assolutamente un precario. Di sicuro non vivo di Numero6 o di Mezzala, ma faccio vari lavori inerenti all’ambito musicale. Sono padre di famiglia, mi devo dare molto da fare. Un aspetto interessante, che mi riguarda come riguarda parecchi altri miei colleghi, è la percezione che la gente ha di quel che facciamo, quasi sempre in un modo o nell’altro poco aderente alla realtà delle cose. Si va da chi non riesce proprio a considerare quello del musicista come un vero e proprio lavoro, a meno che tu non sia superfamoso, a chi si stupisce quando viene a sapere che faccio anche altri lavori oltre a suonare».

    numero6Dieci anni di Numero6: partendo dal presupposto che suonare non è lavoro fattibile in maniera automatica e asettica, come si trasformano le dinamiche creative in un gruppo di “lunga durata”?

    «Diciamo che le dinamiche creative non si sono mai trasformate più di tanto perché nei Numero6, come anche ancora prima nei Laghisecchi, ho sempre scritto io testi e musica delle canzoni, proponendole alla band in una forma già piuttosto avanzata. Ciò non toglie che, soprattutto negli ultimi due dischi dei Numero6, sia risultato crucialenumero6-dio-ce l’apporto dei miei compagni di avventura per quel che riguarda la stesura degli arrangiamenti. Quel che certamente è cambiato è il fatto che adesso siamo molto più esigenti con noi stessi rispetto al passato quando si tratta di realizzare un nuovo pezzo. Non ci accontentiamo più come una volta della prima versione ma proviamo parecchie soluzioni prima di prendere decisioni. Poi ci sono le dinamiche di gruppo, quelle certamente più complicate da gestire nel corso degli anni. La formazione è cambiata, ci sono state defezioni, rientri in organico, più o meno brevi collaborazioni. Fortunatamente solo in un caso c’è stato uno scazzo grosso, se no si è sempre trattato di avvicendamenti piuttosto naturali, dipesi dal normale corso degli eventi».

    Nell’ultimo disco “Dio c’è” i testi gettano lo sguardo sul presente disastrato che vediamo oggi. Secondo te a cosa deve e può servire la musica adesso, per chi la fa e per chi la ascolta?

    «I testi degli ultimi due dischi dei Numero6 sono abbastanza diversi da tutto quello che ho scritto in precedenza. Anche sollecitato dai miei compagni ho cercato di essere più diretto e di parlare meno di questioni personali, cosa che ho fatto nel mio album solista a nome Mezzala. Ho iniziato a scrivere delle storie, immedesimandomi in una serie di personaggi, cercando di utilizzare una tecnica narrativa che mi affascina parecchio, ossia quella del “narratore inattendibile”. Nello specifico di “Dio c’è” in effetti ci sono dei riferimenti alla situazione socio politica italiana. Questo non vuol dire però che quando scrivo voglia pontificare chissà cosa. Esprimo semplicemente un punto di vista, condivisibile o meno. Non so dirti a cosa deve o può servire la musica adesso, è un discorso troppo complicato che richiederebbe pagine e pagine. Ho l’impressione che la musica ultimamente venga molto “maltrattata” sia da chi la fa sia da chi la ascolta. Personalmente la musica mi serve a vivere, e non mi sto riferendo certo a questioni prosaicamente economiche ma a qualcosa che riguarda l’ossigeno necessario a respirare».

    michele-bitossiNella tua musica è frequente la metafora calcistica. C’è un motivo particolare per cui il linguaggio del pallone entra così spesso nella tua produzione creativa?

    «Beh, sono un tifoso “malato” del Genoa, ho visto la mia prima partita allo stadio nel 1979 a 4 anni…Credo sia normale che una passione forte come quella per il calcio ogni tanto faccia capolino nelle mie canzoni. Quando capita cerco però di non essere pesante o didascalico ma di affrontare la cosa con ironia. E’ stato così soprattutto nel mio esordio solista, che ho intitolato “Il problema di girarsi” citando una delle frasi più note del grande Bruno Pizzul, che ha anche partecipato al videoclip di “Ritrovare il gol”».

    Che legame, o che differenza, c’è per te tra il flusso di coscienza che finisce nelle canzoni e quello che è finito nel tuo libro? Insomma, quello che hai scelto di dire in prosa avresti potuto metterlo in musica o era in qualche modo intraducibile ed esigeva la forma che ha preso?

    «Non avevo alcuna intenzione di scrivere un libro. Semplicemente me lo ha chiesto una casa editrice che poi però ha deciso di chiudere la collana per cui sarebbe dovuto uscire il mio scritto. Mi sono ritrovato con il materiale finito in mano e ho deciso di accettare la proposta di pubblicazione di una casa editrice genovese, con cui alla fine “Piccoli esorcismi tra amici è uscito”. Non si tratta di un romanzo ma di una serie di pensieri, di racconti più o meno brevi. “Flusso di coscienza” in effetti mi pare una definizione piuttosto appropriata e ti dico che sì, parecchi di quegli scritti, rielaborati a dovere, sarebbero potuti diventare testi di canzoni».

    Molte recensioni ti attribuiscono ispirazioni e influenze molteplici tirando in causa cantautori e gruppi nostrani e stranieri…..ma se dovessi dirlo tu, c’è qualcuno che ha davvero influenzato il tuo modo di comporre e fare musica?

    «Nel corso degli anni ho letto le cose più strane e in merito alle mie presunte influenze. Francamente ho smesso di prestare attenzione a queste cose parecchio tempo fa. D’altra parte è normale è giusto che chi scrive di musica dica la sua. Il problema, se mai, è che anche in questo ambito ormai c’è tantissima gente che si improvvisa critico musicale su un blog o su una webzine senza conoscere nemmeno la differenza tra una chitarra e un basso. Detto questo le mie influenze musicali e letterarie sono tante e diverse tra loro. Ho ascoltato e ascolto tantissima musica, dal rock al soul, dall’hip hop all’elettronica più pesa. Ti farò due nomi su tutti, i R.e.m. e Ivan Graziani».

     

    Claudia Baghino

     

  • Gezmataz, jazz festival al Porto Antico: Era Superba regala due biglietti

    Gezmataz, jazz festival al Porto Antico: Era Superba regala due biglietti

    gezmataz-festivalNell’ambito del prestigioso Gezmataz Genoa Jazz Festival (qui il programma del festival), lunedì 22 luglio nella Piazza delle Feste del Porto Antico andrà in scena una full immersion dedicata a Rare Noise Records, etichetta discografica anglo-italiana dedicata al jazz “di confine” con sede a Londra e contatti costanti con il gotha della musica internazionale d’avanguardia.

    La serata live (qui il programma della serata) vedrà impegnati sul palcoscenico due formazioni
    gezmataz-piazza-feste-porto-anticodella scuderia Rare Noise, ovvero Molé Trio di Mark Aanderud, Hernan Hecht e Stomu Takeishi e Berserk!, formazione a cavallo fra il rock ed il jazz, dal cuore italiano, fortemente voluta da Lorenzo Esposito Fornasari, Lorenzo Feliciati e Gianluca Petrella, qui accompagnati da Eivind Aarset, Fabrizio Puglisi e Cristiano Calcagnile  e che ha appena dato alle stampe il disco d’esordio (clicca qui per ascoltare).

    L’inizio dei concerti è previsto per le 21:30 e il costo dei biglietti è di €15. Era Superba regala ai più attenti due biglietti omaggio per assistere alla serata. Il primo dei due biglietti andrà al più veloce di voi che ci risponderà a questa semplice domanda, inviandoci una mail a redazione@erasuperba.it con la risposta esatta e il proprio nome e cognome e recapito telefonico.

    Chi è quell’uomo considerato dai più il padre del jazz, nato a New Orleans nel 1877?

    Il secondo biglietto omaggio verrà messo in palio oggi pomeriggio in occasione della prima uscita ufficiale di #EraOnTheRoad. Seguiteci sui nostri canali social!

  • La Murga dei Vicoli: musica e solidarietà alla Maddalena, futuro incerto

    La Murga dei Vicoli: musica e solidarietà alla Maddalena, futuro incerto

    murga-vicoliSpesso le attività di aggregazione sociale nel centro storico genovese si basano sull’iniziativa libera e spontanea dei singoli, che riunendosi in gruppi danno vita a piccole luminose realtà fatte di persone che hanno voglia di condividere tempo, idee, conoscenze creando una rete di socialità e mutuo soccorso che si contrapponga all’abbandono e al degrado in cui purtroppo spesso versano i nostri caruggi. La Murga dei Vicoli è una di queste vitali realtà: murga, parola spagnola per indicare una forma di teatro di strada accompagnato da musica e giocoleria è il termine adottato da questo gruppo informale – nato nel sestiere della Maddalena – che non ha mai avuto progetti predefiniti ma ha costruito la propria identità e il rapporto col quartiere giorno per giorno, in base alle esigenze che si presentavano di volta in volta. Più semplicemente loro stessi si definiscono “quelli dei tamburi”, convinti che “solo attraverso l’autorganizzazione e la pratica quotidiana possiamo vivere meglio il nostro disastrato territorio; questo territorio che ci sta a cuore e che abbiamo sempre cercato di colorare con la nostra musica, con i nostri ritmi a rompere le gabbie del silenzio, della discriminazione e dell’emarginazione”. Oggi la Murga si trova in difficoltà poiché a breve resterà priva degli spazi che utilizza per riunirsi. Abbiamo parlato con Arianna, componente del gruppo, che ci ha raccontato la loro storia.

    Cos’è la Murga, come e quando è nata?

    «La Murga dei Vicoli nasce circa 4 anni fa – dall’idea di alcuni che ne fanno ancora effettivamente parte e di altri che non hanno proseguito il percorso – di creare una murga a Genova. In Sud America, soprattutto in Argentina e in Uruguay, ci sono moltissime murgas: spesso ogni quartiere ha la sua murga di suonatori di percussioni uniti a teatranti e danzatori, che portano messaggi di allegria ma anche di lotta nella quotidianità del quartiere, nelle manifestazioni, nei momenti di festa, nelle occasioni speciali…».

    Come interagite con il quartiere e i suoi abitanti?

    «La Murga dei Vicoli s’ispirava, e si ispira, al fatto di essere un gruppo informale di persone di ogni età aperto a tutti e tutte, i cui membri non siano necessariamente dei musicisti, e infatti nel nostro caso solo alcuni già sapevano suonare le percussioni quando si sono uniti al gruppo. La Murga esce a  suonare per le strade del quartiere e oltre, a fianco di molte lotte e manifestazioni per la dignità: a fianco al popolo palestinese, contro il TAV, insieme ai bambini e alle famiglie, contro la guerra e la repressione, al funerale di Don Andrea Gallo… e in molte altre occasioni».

    murga-vicoli-3Dove vi siete riuniti finora, quali spazi avete utilizzato?

    «Inizialmente la Murga era ospite di uno spazio del Comune in Via della Maddalena. Quando lì sono dovuti iniziare dei lavori ha spostato le sue prove nello spazio di Piazza Posta Vecchia (facente parte delle aree legate al progetto “Patto per lo Sviluppo della Maddalena”, ma di fatto lasciato inutilizzato) dove è rimasta per più di 3 anni. In questo spazio le prove sono sempre state, e lo sono ancora adesso, il giovedì pomeriggio dalle ore 17 circa alle ore 19 circa».

    Può partecipare anche chi non ne fa già parte?

    «Le prove sono aperte a tutti i curiosi e a chi voglia unirsi! Il gruppo ha sempre cercato di mostrarsi aperto e rispettoso nei confronti del vicinato, cercando per esempio di non recare disturbo la sera tardi; l’assemblea della Murga è un momento aperto a tutti, il giovedì sera ore 19 circa, così che chi volesse comunicare con il gruppo possa farlo liberamente».

    Quali problemi sono sorti recentemente?

    «Lo scorso dicembre è giunta la notizia che dovevamo lasciare lo spazio, per il quale ci sarebbe un progetto di allargamento del Distretto sociale Pré-Molo-Maddalena. Il suddetto progetto è approvato già da diverso tempo, probabilmente qualche anno… ma dall’approvarsi al farsi generalmente di tempo ne passa, e intuendo che non sarebbe iniziato nulla nell’immediato la Murga ha deciso di tenere alzata l’ennesima saracinesca che sarebbe rimasta chiusa. Da gennaio in poi è quindi iniziato un periodo in crescendo, abbiamo risistemato lo spazio, abbellito e reso un luogo vivo e aperto in molti modi diversi».

    murga-vicoli-2Quali attività avete organizzato?

    «Dal laboratorio di cucito gratuito che si è tenuto 2 volte alla settimana, alle attività per bambini alcuni pomeriggi; dal baratto di vestiti ed oggetti una volta al mese, alle cene invitando persone del quartiere; dalle iniziative di sensibilizzazione sulla Palestina, sulla situazione in Siria, sull’immigrazione, alle proiezioni di film».

    Quali progetti per il futuro e per la ricerca di nuovi luoghi di ritrovo?

    «La Murga probabilmente a fine estate dovrà andarsene da Posta Vecchia, perché i lavori inizieranno. Che cosa sia da farsi ora non è ancora cosa conosciuta. La Murga nel corso degli anni ha collaborato e intessuto legami di solidarietà e di amicizia con molte realtà sia del centro storico che esterne, e sicuramente vorrà continuare a farlo, ma in questo ha sempre mantenuto la sua autonomia di gruppo slegato dalle istituzioni, autogestito, informale… e queste sono caratteristiche che vuole mantenere».

    Visto che il gruppo è totalmente aperto a nuove idee, persone e progetti, chi volesse contribuire….sa dove trovarli!

    Claudia Baghino

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Magellano

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Magellano

     

    I Magellano nascono a fine 2010 a Genova grazie all’unione creativa di tre musicisti e amici che – incontrandosi spesso «sotto i palchi» come racconta uno di loro – decidono di dare vita a un collettivo, qualcosa di diverso rispetto a ciò che ognuno di loro aveva fatto fino ad allora in ambito musicale. Provengono da esperienze molto diverse (crossover, hardcore, indie pop, cantautorato) e non amano definire in maniera precisa i confini stilistici della musica che suonano.

    Senza imporsi particolari tabelle di marcia e in grande naturalezza cominciano a comporre, facendo uscire il primo singolo, “OK OK”, seguito a ruota dal secondo singolo “Il pasto di Varsavia” e dall’uscita del primo album “Tutti A Spasso” a fine 2012. «Il bello e il brutto di questo disco è che non è un disco – dice Alberto, già membro degli Ex-Otago e “coniglio rapper” del Chiambretti Night Show – ma un prodotto realizzato in viaggio, motivo per cui si chiama Tutti A Spasso: viaggio delle nostre vite, viaggio fisico, viaggio mentale. È un titolo dolce-amaro perché l’espressione “a spasso” è riferita sia alla gente che non lavora più sia alla vita del tour, che è appunto in giro, a spasso».

    E ugualmente legato al tema dell’esplorazione, della scoperta e del viaggio è il nome che i ragazzi hanno scelto per il gruppo, in omaggio al celebre navigatore che compì la prima circumnavigazione del globo. «Il messaggio positivo insito nel disco è l’incitazione a muoversi, a fare qualcosa, a sopravvivere in questa nazione» aggiunge Alberto. Per l’estate 2013 il gruppo prevede di fare un nuovo video e portare in giro il progetto live coinvolgendo anche dei performers professionisti, nello specifico una crew genovese di ballerini hip hop (capitanata da Jacopo “Pillo” Pilloni) che si esibisce già in uno dei loro video: «Siamo dei marinai rodati – scherzano – ma il viaggio è appena iniziato».
    magellanoAlberto “Pernazza” Argentesi: crooner e voce narrante
    Danilo “Drolle” Rolle: batteria
    Filippo “Filo Q” Quaglia: tastiere e voce cantante

    Genere: hip hop, elettronica, reggae, lo-fi, dubstep, punk

  • Greg Lake a Genova, intervista alla storica voce dei King Crimson

    Greg Lake a Genova, intervista alla storica voce dei King Crimson

    greg lakeMeticoloso e facile al nervosismo durante le prove, trascinatore sul palco, affabile, scherzoso e gentile con tutti i fan dopo il concerto. Greg Lake, ospite del Festival Internazionale di Poesia di Genova, si è presentato così al pubblico genovese in visibilio. “Il suo perfezionismo in fase di allestimento è indicativo della sua serietà e di quanto desiderasse una buona riuscita del concerto”, osserva uno degli organizzatori della manifestazione. E a giudicare dalla piccola folla che si è ammucchiata a fine per scattare una foto o avere un autografo su un album (magari in vinile), i tanti fan accorsi sono stati pienamente soddisfatti della performance di questa leggenda vivente della musica prog degli anni Settanta, membro dei King Crimson e successivamente di Emerson, Lake & Palmer.
    L’evento ha rappresentato un’ottima opportunità per parlare con Lake della scena musicale oggi in rapporto al passato e della sua relazione con l’Italia, in particolare con la Liguria.

     

    Pensa che per una band emergente sarebbe possibile oggi avere successo proponendo una musica elaborata e complessa come la vostra?

    «Non ho la sfera di cristallo per conoscere il futuro, ma sinceramente penso di no. L’epoca del rock è finita: è un fatto e bisogna accettarlo. Analogamente al periodo d’oro del cinema di Hollywood, anche il rock’n’roll ha avuto un picco a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, per poi conoscere una flessione. Ciò non significa che la grande musica non esisterà mai più: emergeranno altri artisti, in altre forme, sicuramente diversi da noi, perché nonostante le imposizioni del music business la musica e l’arte in generale parlano direttamente all’anima degli esseri umani e si trasmettono soltanto da persona a persona».

    In quale modo la musica ha segnato la sua generazione?

    «Il rock non è stato solo un movimento musicale, ma una vera rivoluzione culturale sotto diversi punti di vista. Per fare un semplice esempio, oggi è abbastanza comune parlare d’amore. Le giovani generazioni parlano abitualmente di amore per le persone, per il nostro pianeta e per la natura, ma quando ero ragazzo io parlare pubblicamente di questo sentimento era quasi un tabù. A un certo punto, però, arrivarono i Beatles con All you need is love, e in breve love, l’amore, si prese lo spazio che gli spettava, nella musica ma anche più in generale nella società e nella nostra cultura».

    Parlando del nostro paese, qual è il suo rapporto con l’Italia?

    «Per un artista è impossibile non amare l’Italia. In qualunque luogo si vada in Italia e dovunque ci si volti a guardare si è circondati da questi meravigliosi palazzi, quadri e sculture. Voi siete italiani, ci vivete dentro tutti i giorni e forse siete talmente abituati a questa bellezza da non farci caso, ma per chi come me proviene da un paese come l’Inghilterra ogni volta è una gioia venire qui, in un paese così ricco di tesori storici».

    C’è sempre stato un intenso feeling tra i grandi personaggi della letteratura inglese e la Liguria. Shelley è morto a Lerici, Byron ha vissuto a Genova e anche Dickens l’ha celebrata in alcuni suoi scritti. Anche lei ha un rapporto privilegiato con la nostra regione?

    «Sono quarant’anni che vengo qui. Di questo posto amo tutto: l’aria, il clima, il mare (tema caro a Lake, non a caso il concerto era iniziato con la lettura del testo di Pirates, ndr), la cucina – il cibo qui è davvero meraviglioso! E poi, adoro Portofino. La prima volta che ho avvistato dal mare questo piccolo villaggio mi sono stropicciato gli occhi e ho detto ad alta voce: “Ma questo posto esiste davvero?” Non riuscivo a crederci… Quindi, ripeto, non è difficile capire le ragioni per cui un inglese ritorni in questi luoghi con così tanto piacere».

     

    Daniele Canepa e Giuliano Nervi

  • Il riflusso: la fine degli anni 70 e dell’impegno politico e civile

    Il riflusso: la fine degli anni 70 e dell’impegno politico e civile

    Bologna, strage stazioneLa strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 imprimerà il sigillo della strategia della tensione di marca fascista sull’uscita dagli anni ’70. Le piazze per un po’ non si riempiranno più perché le giovani generazioni, cresciute con i telefilm americani saranno occupate più a ballare che a pensare. I nuovi comportamenti sociali indicano un ritorno al privato in luogo di una dimensione di confronto/impegno collettive. In pochi anni etichette, case editrici, punti di aggregazione legate al “movimento” chiuderanno o diventeranno altro.

    La raggiunta consapevolezza dell’impossibilità di arrivare all’apertura di una fase rivoluzionaria, gettò nello sconforto – come si è già scritto – più di una generazione, sia in senso politico che anagrafico. Si iniziò quindi a parlare di “riflusso”, già verso la fine degli anni ’70. Questo fenomeno sociale fu caratterizzato da specifici comportamenti collettivi – almeno a livello giovanile – primo fra tutti il rifiuto di tutto ciò che potesse costituire una qualche forma di “impegno”. Ovviamente, fu innanzitutto l’impegno politico a crollare vertiginosamente, ma anche, più genericamente, l’impegno e la riflessione culturale, fattori entrambi indispensabili per qualsiasi azione autenticamente creativa e innovativa.

    Nel dilagare del riflusso vorrei ricordare qualche dato, per costituire un minimo di ambientazione storica, sollecitando la nostra memoria. Nel 1978 verrà eletto presidente della Repubblica Sandro Pertini, anziano leader e figura carismatica di quella parte del partito socialista che mal tollerava la svolta rampante e “imprenditoriale” di Bettino Craxi. Questa elezione è certo figlia di quel nuovo clima politico che portò il PC al sorpasso della DC. Sempre nel ’78 verrà invece eletto Papa Wojtyla, grande comunicatore, pontefice “moderno” nelle apparenze, ma schierato in realtà su posizioni conservatrici, quasi a esorcizzare le aperture, più vicine a Papa Giovanni XXIII, che Papa Luciani aveva espresso nei suoi 33 giorni di brevissimo pontificato (tra l’altro la sua uscita di scena così repentina ha lasciato non pochi dubbi…).

    Tra il ’78 e il ’79 inizieranno a dilagare, in una Tv ormai a colori, telefilm e telenovele americani, portatori sani del “virus terribilis” dell’idiozia indotta. Due film, “Il cacciatore” e “Apocalipse now” saranno i primi dedicati alla guerra in Vietnam, mostrando atrocità e crudeltà commesse da ambo le parti. Nel 1979 arriverà il “walkman”, oggetto con cui inizierà a modificarsi la maniera di ascoltare musica, in senso sempre più “comodo” e superficiale.

    E penso che a chiusura di questo arco di 20 anni così denso di cambiamenti e fatti importanti, vada collocata per il significato che ebbe in relazione alla storia di quel periodo, la strage fascista della stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti). La strategia della tensione siglò nel sangue di quest’ultimo assurdo e folle episodio, l’uscita da una arco di tempo in cui i cosiddetti “poteri occulti” cercarono costantemente di stroncare con le bombe i progetti di emancipazione sociale e le spinte al cambiamento delle classi lavoratrici, di cui un primo segno di una diversa presenza nella società fu dato dai fatti di Genova del 30 giugno del 1960.

    Ecco, in questa rapida ricostruzione spesso ho nominato la musica – centro delle nostre considerazioni – solo marginalmente. Ma è proprio così che occorre procedere, secondo il mio tipo di approccio, ovviamente. Come scrissi nei primi articoli di questa rubrica, per comprendere al meglio le produzioni artistiche, per coglierne la carica espressiva autentica occorre parallelamente indagare (descrivere, comprendere) i contesti storico-sociali in cui quelle nuove idee sono germogliate e maturate. Solo successivamente si potrà così arrivare ad una valutazione più obbiettiva delle specifiche produzioni artistiche.

     

    Gianni Martini

  • Expo Milano 2015: concorso di scrittura libretti d’opera

    Expo Milano 2015: concorso di scrittura libretti d’opera

    musica-spartito-partituraIn vista di Expo Milano 2015 è stato indetto un concorso per scrivere soggetto e testi di un libretto per un’opera rivolta ai giovani dai 6 ai 14 anni: il bando è a cura di Opera Education, un progetto dell’Associazione Lirica e Concertistica Italiana (AsLiCo) di Milano per avvicinare all’opera bambini e ragazzi.

    I partecipanti al concorso dovranno avere età compresa tra i 18 e i 30 anni.

    I requisiti dell’opera dovranno essere:
    – durata compresa tra i 50 e i 70 minuti, in un atto unico senza intervallo
    – massimo di 6 interpreti vocali e 4 interpreti tra mimi, attori, figuranti e danzatori (non è previsto il coro in scena)
    – da 4 a 6 arie che durante lo spettacolo dovranno essere cantate dalla platea di bambini e ragazzi (è importante che la platea abbia un ruolo preciso nel libretto)
    – lingua italiana
    – essere inedita
    – non avere un approccio didattico, ma essere una fiaba poetica
    – ispirarsi al tema di Expo 2015 Nutrire il pianeta, energia per la vita.

    Per partecipare è necessario effettuare entro il 20 luglio 2013 la pre-iscrizione online sul sito di Opera Education e inviare il libretto via posta (Opera domani – EXPO 2015 c/o Teatro Sociale di Como – Via Bellini – 3, 22100 Como – Italia) e in pdf come allegato a operadomani@aslico.org entro il 30 settembre 2013. Ogni autore può partecipare con un solo libretto.

    Una giuria valuterà tutti i lavori pervenuti e il progetto vincitore verrà proclamato nel mese di ottobre 2013. Il vincitore avrà in premio 3.000 € di anticipo sui diritti d’autore che matureranno dall’esecuzione dell’opera (verrà stipulato apposito contratto con Casa Ricordi) e il rimborso di viaggio e alloggio per partecipare alla cerimonia di premiazione. L’opera selezionata debutterà al Teatro Sociale di Como nel febbraio 2015, a Milano in primavera e a seguire in una tournée di circa 120 repliche in Italia, fino all’Opéra de Rouen Haute-Normandie nella stagione 2015-2016.

  • Premio Bruno Lauzi: bando di concorso per cantautori

    Premio Bruno Lauzi: bando di concorso per cantautori

    musica-live-cantanti-microfonoSono aperte le iscrizioni alla sesta edizione del Premio Anacapri Bruno Lauzi, bando di concorso dedicato ai cantautori e alle loro canzoni inedite curato dal giornalista Roberto Gianani.

    Possono iscriversi cantautori di età superiore ai 18 anni, individualmente o in gruppo, purché siano autori e interpreti di canzoni d’autore inedite (facoltativa la proposta anche di cover di un brano di Bruno Lauzi, cui è intitolato il bando).

    Le canzoni, per essere ammesse alla selezione, dovranno essere in lingua italiana e non essere mai stata edita né concessa a Case editoriali.

    Ogni partecipante dovrà inviare un brano e la domanda di ammissione tramite invio di plico sigillato al Comune di Anacapri – via Caprile 30 entro venerdì 31 maggio 2013.

    L’iscrizione al Premio è gratuita.

    Una giuria selezionerà una rosa di sette canzoni finaliste, che parteciperanno al Festival durante l’estate 2013 e concorreranno alla proclamazione del vincitore (date e modalità saranno comunicate via mail).

  • Solo tu, musical con le canzoni dei Matia Bazar: provini a Genova

    Solo tu, musical con le canzoni dei Matia Bazar: provini a Genova

    musica-live-cantanti-microfonoVenerdì 19 e sabato 20 aprile 2013 a Palazzo Ducale (presso la sede di Mentelocale) si terranno le prime audizioni per il musical Solo tu, ispirato alle canzoni dei Matia Bazar. Il casting finale si terrà sabato 25 maggio nel salone del Palazzo della Borsa.

    Per inviare la propria candidatura, compilare il form contatti del sito del musical o inviare il curriculum artistico a info@solotumusical.it. Gli attori/cantanti/ballerini convocati saranno giudicati dal team di produzione e dagli autori, Marco Marini e Carlo Marrale.

    Il musical sarà diretto da Elena Dragonetti, con la direzione artistica di Marco Marini in collaborazione con la poetessa e scrittrice genovese Chiara Daino.

  • Lilith Genova: la musica delle donne e la Carovana dei festival indie

    Lilith Genova: la musica delle donne e la Carovana dei festival indie

    sabrina-napoleoneLa Carovana dei Festival è un collettivo nato a settembre 2012 dall’unione di forze di sette festival indipendenti attivi tra Liguria, Piemonte, Val d’Aosta ed Emilia. Sabato 16 marzo, presso Palazzo Ducale, gli organizzatori dei vari festival si sono dati appuntamento per organizzare le mosse future e gettare le basi di quello che diventerà un vero e proprio statuto di riferimento. I festival che fanno parte di questa realtà sono Indiesponente (Im), Miscela Rock Festival (To), Orzorock (Pc), Varigotti Festival (Sv), Wanted Primo Maggio (To), e i genovesi Festival delle Periferie e Lilith Festival: “Per questa stagione 2013 – racconta Roberto Giannini presidente dell’associazione Metrodora che organizza il Festival delle Periferie – la Carovana mira ad un consolidamento degli aspetti già intrapresi, quali scambio di artisti tra festival, eventi comuni, aiuto ad artisti di altre regioni o province onde avere la possibilità di esibirsi nei territori dei festival, in locali o situazioni altrimenti di difficile accesso per artisti che abitano a centinaia di chilometri, propaganda e promozione comune a tutti i festival ed eventi. Per il momento rimane un cartello di festival ed eventi, che si dà una serie di regole pratiche che da settembre, al termine dell’ultimo evento (il Supersound di Faenza che prenderà il nuovo nome Mei 2.0), potrebbe evolversi in un vero e proprio statuto che dovrebbe regolare aspetti quali l’ingresso di nuovi festival, i rapporti con la rete dei festival nazionale e alcuni festival europei affini. Non verrà istituito un vero e proprio organigramma con cariche e ruoli, e le decisioni strategiche saranno prese a larga maggioranza, senza distinzione tra festival più o meno importanti”.

    SABRINA NAPOLEONE E LA CAROVANA DEI FESTIVAL INDIE

    Abbiamo poi parlato con Sabrina Napoleone, musicista e fondatrice dell’associazione culturale Lilith, che ci ha raccontato la storia della sua associazione, del Lilith Festival (progettato e realizzato in collaborazione con La Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale e con il patrocinio del Comune di Genova), e ha discusso con noi i risultati dell’assemblea della Carovana: “La Carovana dei Festival – dice Sabrina – è un movimento che nasce spontaneo sulla base di un obiettivo comune, ovvero quello di fare concretamente qualcosa per la musica emergente. Ognuno dei sette festival che compongono la Carovana ha una propria storia ed una propria specificità, ognuno è nato rispondendo ad e esigenze e colmando lacune del proprio territorio e così facendo ne ha sviluppato le potenzialità ed ha tenuto vivo l’interesse della gente per la musica indipendente”.

    Quali propositi vi siete dati per il futuro?

    «Il proposito fondamentale è quello di dare agli artisti la possibilità di esibirsi di fronte ad un pubblico molto più vasto, farsi conoscere a livello nazionale e cosa importantissima confrontarsi con altri musicisti, produttori ed etichette. Per un artista partecipare ad un festival significa potersi esibire di fronte ad un pubblico a volte centinaia di volte più numeroso di quello che potrebbe intercettare suonando nei pochi locali e e club dove ancora si fa musica dal vivo».

    Quali saranno i punti fondamentali dello statuto?

    «Lo statuto su cui stiamo ancora lavorando dovrà regolamentare i rapporti tra i festival consorziati definendone gli impegni reciproci, sia quelli artistici che quelli economici. Dovrà inoltre definire le regole fondamentali attraverso cui verranno prese le decisioni. Ad esempio abbiamo già cominciato a lavorare, grazie alle intuizioni di Roberto Grossi del Varigotti Festival, ad un festival dei festival il 3 agosto a Finale Ligure».

    Quale ruolo specifico assumerà la vostra associazione relativamente al collettivo Carovana?

    «All’interno della Carovana ogni associazione collaborerà impegnandosi equamente e nel rispetto delle proprie specificità. Non ci sono ruoli definiti, ognuno farà la sua parte ma senza rigidità. Per una più rigida divisione dei ruoli occorre ancora un po’ di tempo, confrontarsi con progetti ambiziosi e capire chi di noi fa meglio cosa».

     

    sabrina-napoleone-2

    LILITH, LA MUSICA DELLE DONNE

    Come e quando è nata l’esigenza di fondare un’associazione musicale dedicata alle donne musiciste? Il fatto stesso che tu ne abbia sentito il bisogno indica che qualcosa manca.

    «Lilith è un’associazione creata da musiciste per le musiciste. Dopo anni di amicizia e condivisione di spazi, palchi, consigli e la cura a livello individuale di direzioni artistiche di alcuni interessanti progetti io, Cristina Nicoletta e Valentina Amandolese abbiamo fondato Lilith Associazione Culturale. Lilith nasce nel 2010 ma porta avanti istanze ben precedenti, come l’esperienza personale mia e delle mie socie o la consapevolezza che le “cantautrici” e comunque le donne che suonano nel variegato mondo del rock oggi siano tante quasi quanti sono i colleghi maschi ma assai meno rappresentate. Solo per restare nel mondo dei festival sarebbe già ottimistico affermare che la presenza di progetti femminili è scarsa. Le cose stanno lentamente cambiando e forse anche grazie a noi. Quando ho cominciato io a far musica era il 1994 e a Genova non avevo notizie che di Claudia Pastorino, ci sono voluti anni per incontrare le altre, forse perché allora i locali ancora più di oggi sembrava avessero spazio solo per le cover band e anche i maschietti che facevano musica originale avevano difficoltà a trovare date. Insomma ci voleva una bella faccia tosta e molta perseveranza per avere l’onore di essere ammessa a suonare (gratis) in qualche locale. Poi le cose hanno cominciato a smuoversi, o forse mi sono scossa io, ho abbandonato i progetti di band dietro a cui mi nascondevo come autrice e cantante ( avevamo già autoprodotto un EP dal titolo Aria Di Vetro e un Album intitolato Anacronismi quando è terminata la mia lunga avventura dietro il nome degli AUT-AUT) e ho messo il mio nome e la mia faccia su un palco».

    Nelle band la presenza femminile appare sempre abbastanza ridotta. Come spieghi questa cosa? Non saremo mica nella condizione in cui ci vorrebbero le quote rosa anche nella musica?

    «Questo è esattamente ciò che sembra, ma se tu affrontassi un viaggio musicale con noi come guide scopriresti che la presenza femminile è piuttosto importante e che la gran parte dei progetti musicali femminili è davvero interessante. Anzi prendetelo proprio come un invito da parte di Lilith: non dovremmo neppure allontanarci da Genova per trovare nuove galassie musicali “rosa”».

    Lilith festival - lisa galantini, sabrina napoleone, valentina amandolese, cristina nicolettaNella vostra attività come associazione quali difficoltà avete incontrato finora, in ambito cittadino ed extracittadino? Quali invece gli aspetti positivi?

    «Io sono fortemente convinta, al contrario di molti colleghi e colleghe, che Genova non sia un ambiente più ostile alla musica di quanto lo siano altre città anche più grandi. Le istituzioni stesse hanno guardato con interesse al Lilith Festival e ci hanno concesso spazi importanti. A Genova in linea teorica non manca più nulla per la musica femminile. Le ragazze sono uscite allo scoperto, si sono messe in gioco e presto faranno scuola. Noto solo che la crisi del mondo musicale sta influenzando moltissimo le nuove generazioni: è difficilissimo vedere dei ventenni ai concerti e questo un po’ mi allarma».

    Avete organizzato il “Festival della musica d’autrice”, che ha già avuto due edizioni.

    «Ci abbiamo messo tutte noi stesse e tutta la nostra passione (anche in senso etimologico) per realizzare il Lilith Festival, per la prima edizione esponendoci personalmente a livello economico, poi ci hanno soccorse degli sponsor illuminati che ci hanno aiutato a coprire i costi della seconda edizione. Il pubblico ha risposto molto bene, infondo presentavamo un’idea difficile…Se dici “cantautrice” la gente si immagina già la ragazzina con la chitarrina che canta canzoncine d’amore, noia noia noia. Ebbene questa visione è completamente sbagliata: le donne hanno sperimentato di più, si sono conformate di meno ai modelli e in linea di massima sono più originali».

    Quali i progetti per il futuro?

    «Tantissimi! Come cantautrice sto completando un progetto discografico con il mio amico di sempre e produttore Giulio Gaietto. A fine mese uscirà ufficialmente, per Toast Records di Torino, il primo singolo dal titolo “E’ Primavera” potete già ascoltarlo su soundcloud. A seguire il disco. Intanto proseguono le collaborazioni con le mie colleghe Cristina Nicoletta, Valentina Amandolese e Jess. 4even è il nome del progetto.
    Lilith invece sta crescendo a vista d’occhio e la terza edizione del Lilith Festival diventa internazionale con la partecipazione di una cantautrice dalle Hawaii e con la presenza di alcuni nomi amati dal grande pubblico di cui non posso ancora svelare nulla. Quest’anno il Lilith Festival si svolgerà nelle giornate del 7-8-9 giugno sempre a Palazzo Ducale-Piazza Matteotti. La nostra associazione si impegnerà nella campagna contro la violenza sulle donne e sosterrà con alcuni progetti il Centro Antiviolenza. Entro maggio uscirà infatti una Compilation Lilith i cui proventi andranno devoluti al fondo per i centri antiviolenza. Ci sono donne che dedicano la vita ad insegnare ad altre donne che possono, anzi devono,  non essere vittime e noi vogliamo contribuire, lo sentiamo come un nostro dovere».

     

    Claudia Baghino

  • Gaber e il movimento del ’77: da rivoluzionari a polli d’allevamento

    Gaber e il movimento del ’77: da rivoluzionari a polli d’allevamento

    giorgio-gaberNel 1978 Giorgio Gaber uscì con il nuovo lavoro, scritto sempre con S. Luporini, “Polli di allevamento”. Spettacolo decisamente amaro, duro e violentemente polemico, venne contestato più di una volta. Infatti il “ Signor G” in questo testo non si limitò ad ironizzare sulle miserie piccolo-borghesi di tutti noi, sui grandi mali che affliggevano (e tuttora affliggono) l’Italia, no, questa volta parte dei monologhi e delle canzoni era rivolta direttamente all’area del “movimento del ‘77”; quell’area che spesso aveva seguito i suoi spettacoli e gli riconosceva una lucidità politica non comune, quell’essere “sempre avanti”, fuori dagli schemi (capacità che Gaber seppe mantenere fino alla fine).

    “Polli di allevamento” fu per molti una doccia ghiacciata. Gaber accusava pesantemente le ultime generazioni “impegnate” di comportamenti modaioli, standardizzati e massificati in un nuovo consumismo a misura di tutti; di perdita di quel rigore, di quella spinta ideale indispensabile per un autentico cambiamento; di essere incazzati per frustrazione e non per scelta; di nascondere dietro ad una pratica violenta un’angosciante vuoto esistenziale e progettuale che solo per poco tempo il “sogno rivoluzionario” aveva riempito.

    Traspariva una profonda amarezza per come la carica rinnovatrice del ’68 fosse naufragata nell’isteria e nell’imbecillità più totale. Simbolo di quel naufragio può essere considerato il festival di “Re nudo”, svoltosi a Milano nel ’77 (parco Lambro), con gli stand degli alimentari presi d’assalto dal “proletariato giovanile” e le successive partite a “pallone”… con i polli arrosto!!! Sembrava impossibile che l’intendimento politico di non delegare, di voler affrontare da protagonisti le proprie problematiche – spinta che aveva portato ad una dura contestazione di Luciano Lama (allora segretario generale della CGIL) all’università La Sapienza di Roma – fosse in così breve tempo scaduto in una rabbia isterica, autoreferenziale e priva di progetto politico.

    In questo vuoto di azioni e pratiche politiche “sensate” giunge ai massimi livelli l’impatto (e la follia) dei gruppi armati. Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le BR rapirono Aldo Moro (allora presidente della democrazia cristiana, che venne poi ucciso dopo oltre 50 giorni di prigionia), uccidendo la scorta. Sono molti gli episodi di “gambizzazioni” e uccisioni in questo periodo di “delirio armato”. Sempre nel 1978 i fascisti ammazzeranno due ragazzi del centro sociale milanese Leoncavallo, impegnati nella lotta contro gli spacciatori di eroina.

    Già, l’eroina, mortale protagonista degli ultimi anni ’70 e di buona parte degli anni ’80. L’eroina, di fatto, andò a riempire per molti/tanti/troppi lo spazio e il tempo prima dedicati all’impegno politico. Ed il pensiero, la creatività? Azzerati, brutalmente. Ed è difficile non scorgere, dietro alla mafia degli spacciatori, una gestione politica nella diffusione dell’eroina (val la pena di ricordare anche negli Stati Uniti l’organizzazione radicale delle “Black Panters” fu annientata dalla diffusione, all’interno del movimento, dell’eroina). Dunque, eroina da una parte, repressione poliziesca dall’altra, idiozia neo consumistica al centro… non male, vero?!

    Certo, si potrebbe obiettare che questa non è tutta la società, ma solo una parte di essa. Rispondo che, abitualmente, non mi occupo degli “ontologicamente imbecilli”, dei servi, degli infimo-borghesi, delle teste vuote se non per combatterne la loro pestilenziale presenza e diffusione. E ritengo che l’amarezza di Gaber fosse proprio questa: vedere una razza che avrebbe potuto essere realmente diversa, bruciarsi il cervello. Intanto nel 1977 arriverà la televisione a colori; il primo di gennaio il mitico “Carosello” andrà in pensione; gli americani lasceranno il Vietnam: sconfitta di una guerra mai ufficialmente dichiarata; di lì a poco il “grande intrallazzatore” inizierà la sua ascesa, succhiando vergognosamente soldi che una ancor più vergognosa classe politica gli lascerà succhiare. È un sipario pesante quello che sta calando.

     

    Gianni Martini