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  • Swap Party, si diffondono in Italia le feste del baratto

    Swap Party, si diffondono in Italia le feste del baratto

    Swap PartyGodersi la vita senza rinunciare a nulla, indossare abiti alla moda e arredare la casa con oggetti di design, frequentare locali eleganti e farsi coccolare da esperti della bellezza e del benessere. Ecco quello che puoi avere se partecipi ad uno swap party!

    Chiaramente, madre di questa iniziativa un po’ stramba ma sicuramente divertente, è l’America, dove in un primo momento gli swap party venivano organizzati in casa tra amiche in parallelo al cambio degli armadi…

    Cosa sono? Letteralmente… feste del baratto! Eventi che all’estero sono oramai all’ordine del giorno e che da qualche tempo sono approdati anche in Italia. Sono espressione del gusto di un nuovo edonismo sostenibile che, paradossalmente, proprio grazie alla grande ritirata dell’economia mondiale, ha un aspetto assolutamente gradevole: può sganciarsi dal potere di acquisto e liberarci dalla necessità di spendere.

    In Italia, questa tipologia di eventi ha acquisito un gusto pubblico… per questo  motivo gli atelier, le gallerie d’arte e i locali come bar e caffè organizzano di tanto in tanto queste feste del “bien vivre” che favoriscono il risparmio ma anche l’eleganza, il benessere, il divertimento e le relazioni sociali.

    Vi siete stufate di una borsetta? Magari qualcun altro la desidera ardentemente e ha quella cintura che voi puntavate da tempo… Si scambiano gli oggetti et voilà, il party è servito! Si scambiano abiti, accessori, bijoux, ma anche oggetti, mobili, idee, progetti, case, vacanze e tutto quanto può essere ‘goduto’ da altre persone nel momento in cui noi non lo utilizziamo più.

    Condizione essenziale: l’elevata qualità e l’ottima fattura degli oggetti di scambio, che devono essere in ottimo stato se non nuovi o mai usati… tutto qua? Esatto… vi siete incuriositi? Sicuramente la capitale di questa nuova tendenza è Milano ma nel nord Italia la moda si sta espandendo a macchia d’olio… quindi cosa aspettate? Io sto già frugando nell’armadio in cerca di oggetti da scambiare…

    Matilde Gomez

  • Come si forma una nuvola, visita al centro meteorologico Arpal

    Come si forma una nuvola, visita al centro meteorologico Arpal

    Abracadabra e, come in una formula magica, compare una nuvola in una bottiglia… Non siamo nella fucina di mago Merlino, ma presso i laboratori del Centro Meteo-idrogeologico Ligure (ARPAL).

    Dal 1 gennaio 1998 questo Ente opera al fine di prevedere, con un ragionevole anticipo, il tipo di precipitazioni e l’impatto che queste possono avere sul territorio e sulla portata dei corsi d’acqua. Offre un’indispensabile supporto alla Protezione Civile o a semplici cittadini (sito web), fornendo dati in tempo reale che sono raccolti da circa 200 stazioni meteo-idrologiche, dal radar di Monte Settepani (Savona) , dal satellite MsG, dalla rete CESI.

    Ci troviamo dunque nel posto giusto per scoprire come si forma una nuvola.

    Elemento indispensabile è il pulviscolo atmosferico, altrimenti detto nucleo di condensazione, capace di captare il vapore acqueo presente nell‘aria ascensionale. Le correnti con gradiente verticale positivo si muovono verso l’alto perché termicamente più calde e leggere rispetto all’ambiente che le circonda. Nella loro ascesa incontrano gradienti di pressione sempre minori che ne favoriscono l’espansione.

    La conseguenza è un raffreddamento progressivo, pari a 1 grado ogni 100m di salita, e la saturazione del vapore acqueo che, dal suo stato aeriforme, passa allo stato liquido sotto forma di minute gocce di acqua. Fatte queste premesse, si può procedere con gli eseprimenti…

    Gli esperimenti: la “creazione” di una nuovola, il tornado, le frane

    La prima dimostrazione è molto semplice, basta prendere una bottiglia, versarvi dell’acqua, chiudere, agitare con forza per rendere l’aria umida e non dimenticare, naturalmente, le componenti principali cioè i nuclei di condensazione che possiamo ottenere dai fumi di un fiammifero appena spento.

    Analizzando, poi, le differenti turbolenze che, complice il vento, interessano i fenomeni atmosferici, si può assistere ad un’altra magia: schiacciando un semplice bottone, di un apparecchio dedicato, si mette in moto un vortice d’aria che sale fino a strutturarsi secondo la classica forma proboscidale dei tornado.

    Poiché siamo in un centro meteorologico è consequenziale porre l’attenzione su uno dei principali argomenti che, spesso, occupa la cronaca dei quotidiani e cioè l’impatto drammatico che forti precipitazioni esercitano su terreni dissestati. Come esempio esplicativo si può ricorrere ad un plastico raffigurante un paesaggio collinoso che degrada verso un centro abitato, sul quale si stendono teli di daino al fine di simulare una superficie in grado di assimilare grandi quantità di pioggia.

    Si versa l’acqua e si valuta la portata di permeazione del suolo spremendo le pelli e misurando l’acqua raccolta. Si ripete l’esperimento in assenza di tessuti assorbenti, per riprodurre una situazione simile a quella riscontrabile in terreni poco permeabili quali quelli danneggiati da un incendio. Il risultato evidenzia come l’acqua scivoli a valle con velocità maggiore, spostando detriti o provocando frane ma, soprattutto, ostruendo quelle che sono le naturali vie di deflusso.

    Ne consegue che, accanto ad una manutenzione preventiva del territorio, vada posta particolare attenzione ai fiumi e a tutti quei bacini di raccolta che aiutano il terreno a liberarsi dell’acqua in eccedenza.

    Adriana Morando

  • Claudia Bordese e il suo “Sesso Selvaggio” al Festival della Scienza

    Claudia Bordese e il suo “Sesso Selvaggio” al Festival della Scienza

    La Passera Scopaiola
    La Passera Scopaiola

    Sesso selvaggio o meglio un inno alla vita. Questo è il messaggio emerso dall’encomiabile presentazione che la Dott.ssa Claudia Bordese ha tenuto presso l’auditorium della Fnac in via XX Settembre.  Fare sesso è, per la natura, un modo efficiente per rimescolare i geni, al fine di migliorare la specie.

    Per il maschio, l’impegno produttivo è limitato a “un sacchetto” inesauribile di spermatozoi, sempre pronti a elargirsi senza risparmi ; la femmina, al contrario, deve tener conto di un numero limitato di gameti e del carico parenterale della prole. Questa diversità biologica e di obblighi innesca un comportamento da cacciatore nel cosiddetto sesso forte, lasciando la prerogativa della scelta del partner alla femmina, che valuta quale padre sia il migliore per la progenie.

    Essendo la riproduzione l’unico obiettivo della natura, si sviluppano le più stravaganti strategie a cui la fantasia non pone limiti: dalla poligamia all’ermafroditismo, dall’inganno all’autoerotismo, dalla famiglia allargata alla transessualità, dal travestimento al cambiamento di sesso per necessità.

    Facciamo un salto fra i personaggi di “Sesso Selvaggio“… La Passera Scopaiola (un nome un programma), se il maschio dominante non è in grado di difendere il territorio, accoglie di buon grado un secondo compagno il quale, per tenere fede al proverbio “cornuto e mazziato”, stimola la femmina a liberarsi di eventuali tracce del precedente amplesso, al fine di privilegiare la sua discendenza.

    La Mosca Scorpione, invece, è un’autentica meretrice: offre le sue grazie, solo, a chi le reca in dono una preda consistente, la grandezza della quale è direttamente proporzionale alla durata del rapporto. I gelosi maschi tortora attaccano le femmine se queste mostrano di concedersi con troppa disinvoltura. Curiosa (qualche donna direbbe invidiabile) la strategia del Polpo Argonauta che non avendo “l’utensile” ha modificato uno dei tentacoli (braccio ectocotile) di cui poi si libera, lasciandolo andare, ramingo, a cercarsi la compagna.

    Lussuriosi sono serpenti , lucertole, squali, con la dotazione di ben 2 peni che sguainano con disinvolta alternanza. Mai come i piccoli topolini australiani che rispondono al nome di Antechinus Stuartii: maschie e femmine si accoppiano in un’estenuante orgia promiscua che si protrae per più di 10 giorni e che vede la prematura dipartita della componente maschile, stremata dalla tenzone.

    Tenie che si autocopulano, vermi parassiti che, ancora in stato la larva, si uniscono al primo che passa, in un amplesso unico che dura un’intera vita, giovani elefanti o piccoli coleotteri che assumono atteggiamenti muliebri per raggiungere l’ambita meta, eludendo lo sguardo vigile del capobranco, acari che si accoppiano con le sorelle ancora nel ventre materno, sono tutti protagonisti di un mondo da scoprire.

    E noi bipedi? Lati B, seni e labbra sembrano essersi sviluppati per “mimare” i genitali esterni dei nostri simili quadrupedi. E’ tutto nel libro redatto dalla stessa relatrice e che, ovviamente, ha lo stesso titolo del meeting.

    Il saluto finale spetta di diritto ai simpaticissimi bonobi, goderecci per eccellenza, il sesso lo vivono come simbolo di pacificazione: scoppia una rissa? Si “girano” (senza distinzione di sesso) e ritorna la calma e se proprio non c’è nulla da fare, un po’ di sano autoerotismo non guasta!

    Adriana Morando

  • Robot lottatori di Sumo nelle sale di palazzo della Meridiana

    Robot lottatori di Sumo nelle sale di palazzo della Meridiana

    Palazzo della Meridiana, un palcoscenico meraviglioso per un incontro di “sumo” robotico:  questo il tema proposto dall’associazione DiScienza in collaborazione con “Cattid” dell’Università della Sapienza di Roma. Un meeting all’insegna del gioco per avvicinare i ragazzi alla scienza dell’automazione. Il cervello del piccolo lottatore giapponese è “Arduino”, il primo hardware open source, completamente italiano, facile da montare, pratico ed economico che permette di connettere concetti complessi, come elettronica e robotica, alla vita del reale.

    In uno scenario di volte e di stucchi, testimoni di un glorioso passato, che da soli valevano il prezzo dell’ingresso, una scolaresca di attenti piccoli partecipanti, esponenti di un prossimo futuro, ha potuto scoprire, passo dopo passo, i componenti che danno “vita” a questa macchina-giocattolo.

    Per capirne il funzionamento dobbiamo, prima, conoscere come si svolge il gioco. Seguendo le regole del Sumo, che è una lotta giapponese, i due combattenti cibernetici si affrontano cercando di far uscire l’avversario dal campo di contesa.

    L’area in oggetto ha precise caratteristiche che permettono ai sensori di calcolarne il confine. Fatte queste doverose premesse, si può procedere al fine di esaminare gli elementi costitutivi dell’automa. La scheda elettronica è, ovviamente, il cervello del robot che capta i segnali inviati dai sensori, li elabora ed evoca un comando di risposta.

    Questo comportamento non è dissimile da quello di una mano posta su una fonte di calore. Gli elementi tattili del nostro arto mandano un segnale al cervello che invia l’ordine perentorio di scostarsi, immediatamente, dal pericolo. Gli accessori sono rappresentati dagli “occhi” per individuare l’avversario, le ruote e il motore per il movimento, i sensori di linea per definire la zona di azione.

    Come fanno i sensori di linea a capire che sono al limite del tappeto su cui avviene la lotta? Sfruttano il principio fisico del diverso assorbimento della luce in uno spettro di colori. In questo caso, l’accorgimento è scegliere il nero (assorbimento completo) per la contesa sportiva e il bianco ( riflessione completa) per limitarne il confine.

    Il gioco, perché di gioco si tratta, consiste nell’assemblare insieme i vari componenti, digitare sul computer i comandi necessari, montare le varie parti meccaniche e dotare i piccoli sumo-men di armi belliche. Questo è quello che avviene nel laboratorio pratico. Le squadre avversarie hanno a disposizione tre profili ognuno con diversa forza, lucidità, velocità, decisione: Boyacky, più frenetico, Dokurobe più meditativo e Tonzura più aggressivo che possono essere corredati da strumenti offensivi come speroni, mezzi dissuasivi o apparati di collisione.

    Tutto è pronto. Allora, non ci rimane che augurarvi buon divertimento.

    Adriana Morando

  • Bugie: teorie e studi sulla “menzogna”, come scoprire chi mente

    Bugie: teorie e studi sulla “menzogna”, come scoprire chi mente

    pinocchioLa bugia: spesso è piccola o” bianca”, come viene chiamata dai neuropsicologi, a volte timida detta per vergogna, a volte pietosa per nascondere una cruda verità, a volte obbligata per celare errori, insomma, un peccato veniale che si annida nel lobo frontale dell’emisfero destro del nostro cervello.

    Un’area che, già presente alla nascita, ha bisogno di lunghi anni per raggiungere la maturità. Il bambino, infatti, è incapace di simulare e, perciò, sono universalmente riconosciuti come simbolo di innocenza.

    Quelle che gli adulti etichettano come bugie infantili, invero, sono il risultato di un’incompleta proprietà di linguaggio che li porta a rivelare, attraverso la fantasia,  le loro paure, la voglia di attenzioni, la prova per misurare le reazioni dei “grandi”, la loro percezione inesatta della realtà.

    Nell’adolescenza il ricorso alla menzogna può essere associato a sfiducia in se stessi e può avere un carattere compensatorio nel gestire rapporti precari con i coetanei, a mediare scontri generazionali con i genitori o a confrontarsi con l’insicurezza delle relazioni sentimentali.

    Solo dopo i 20 anni, la bugia è un vero elaborato consapevole del nostro cervello che la pianifica per un preciso fine. E’ ormai accertato che, a livello del lobo frontale, si attivano due aree quali il giro cingolato per “trattenere” la verità e la corteccia frontale dorso-laterale per inventare e verificare la coerenza logica della mistificazione.

    Quest’area appare particolarmente sviluppata nei bugiardi patologici che mentono continuamente senza troppo curarsi delle conseguenze che questo comportamento può avere sugli altri.

    La Sindrome di Pinocchio può essere rivolta anche verso se stessi: è un autoinganno che può innescare comportamenti ipocondriaci in cui il soggetto è allo stesso tempo ingannatore ed ingannato.

    I bugiardi abitudinari, intelligenti e affascinanti sono veri manipolatori e possono usare questo “talento” per essere abili diplomatici, leaders carismatici o, in caso negativo, spregiudicati truffatori. Con la senescenza quest’area si riduce e analogamente scema la capacità di ingannare.

    Come scoprire chi mente? Osservate attentamente la postura che tende ad irrigidirsi, gli occhi che sono sfuggenti, la voce che si alza di tono e le mani che gesticolano nervosamente. Per i bugiardi incalliti, invece, un passo de “La coscienza di Zeno”: il mentitore dovrebbe tener presente che per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie”.

    Adriana Morando

  • Alma, il progetto dell’osservatorio astronomico più potente del mondo

    Alma, il progetto dell’osservatorio astronomico più potente del mondo

    Osservatorio astronomicoE’ passata quasi sotto silenzio la notizia che, da pochi giorni, occhi o meglio nuove orecchie scrutano nel profondo dell’universo per carpirne i più arcani segreti. L’ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), il più potente osservatorio astronomico che si tenta di realizzare, vede la collaborazione di Europa, USA, Asia e Cile.

    E’ sulle vette delle Ande cilene, a 5000 metri di altezza, nella piana di  Chajnantor nel deserto di Atacama, che hanno visto la luce 19 delle 66 antenne previste dal progetto.

    Delle 900 richieste di collaborazione, tra le 100 accettate, c’è quella dell’ italiana Eie GROUP, che insieme alla italo-francese Thales Alenia Space e alla tedesca MTM si sono fatte carico di ben 25 delle antenne previste, antenne ognuna di 12 metri di diametro e del peso di 100 tonnellate.

    Il compito dell’ osservatorio è di captare le onde millimetriche e submillimetriche dal lontano infrarosso in avanti, onde mille volte più lunghe all’incirca di quella della luce visibile. Questo permetterà di studiare corpi molto freddi come le dense nubi cosmiche di polvere e gas da cui si formano stelle e pianeti.

    La presenza delle polveri nelle nubi, stante la grande mole di queste rispetto ai piccoli atomi liberi gassosi, avrebbe il compito di rallentarne il moto vorticoso, evitarne la dispersione e aggregarli  in materia.

    A questa prima fase (globuli di Bok), segue la genesi di deboli nebulose illuminate da stelle in formazione i cosiddetti “oggetti Herbig–Haro”, dal nome dei due scopritori. La tappa successiva sono le stelle T Tauri (nome della prima di questa specie) che sono stelle variabili irregolari, ancora in fase di contrazione, come è il nostro sole.

    Risalendo ai primordi dell’universo, altro compito di Alma è studiare l’astrochimica della vita, in particolare il disco di polvere e gas che circonda HD142527, una giovane stella a 400 anni luce dalla Terra. Qui, in una grande lacuna, si ipotizza la presenza di pianeti giganti già formati o in formazione.

    L’esistenza di superterre, di cui gli  Astronomi dell’Eso hanno già dato notizia, potrebbe portare a convalidare la tesi di mondi alieni in grado di sostenere la vita. Un esempio è il pianeta “b” in orbita attorno alla stella di tipo solare HD 85512, di settima magnitudine, distante 35 anni luce, nella costellazione australe della Vela.

    Forse, lassù, un giorno, potremmo scoprire che ci attende un simpatico e tenerissimo ET che ripete, con tenacia, la celebre frase ”telefono casa”.

    Adriana Morando

  • Ecco perchè esprimiamo un desiderio quando cade una stella

    Ecco perchè esprimiamo un desiderio quando cade una stella

    PerseidiPerseidi, Draconidi, Leonidi, Geminidi, nomi che evocano miti remoti per indicare il mirabile spettacolo che questi frantumi di roccia offrono entrando nella nostra atmosfera.

    In attesa della prossima pioggia di stelle le “Leonidi” (17 novembre, cometa Tempel-Tuttle) e le Geminidi  (13-14 dicembre, una vecchia cometa estinta), scendiamo nel mondo latino e alla locuzione ”de siderum” per scoprire perché esprimiamo un desiderio al cadere di una stella.

    Per gli antichi marinai  l’osservazione del cielo era basilare per seguire una rotta sicura e, per similitudine, per noi, esse diventano cammini  per raggiungere un sogno. Per la cristianità sono l’ultima preghiera di S. Lorenzo che, nel dolore del martirio, chiese che venisse esaudito un desiderio per ogni stella cadente. Perciò, le sue lacrime roventi, ancora oggi, nutrono le nostre speranze nelle notti estive.

    Con una velocità che varia dai 20Km/h delle Draconidi ai 73Km/h delle Leonidi,  solcano il nostro cielo disegnando archi luminosi che hanno  incantato  gli osservatori di ogni tempo.

    Le più note, per luminosità e grazie ad un cielo quasi sempre limpido, sono le Perseidi o lacrime di S. Lorenzo, che si possono osservare il 10-12 agosto, quando la Terra, nel suo cammino orbitale, intercetta la parte più densa dello sciame di particelle della cometa 109/Swift-Tuttle. Quest’anno, un insolito ottobre ha permesso di ammirare, anche,  lo spettacolo offerto dalle Draconidi, residui della cometa 21P/Giacobini-Zinner, ormai disgregata, visibili nella zona in cui è sita la costellazione del Dragone (in latino Draco).

    Questo ammasso stellare, situato tra L’Orsa Maggiore, Cefeo, Cigno, Ercole, avvolge le sue spire intorno al Polo Nord e all’Orsa  Minore.

    Il drago, metà donna e metà serpente, che ricorda il perfido tentatore di Eva, è stato da sempre il protagonista di miti e leggende. Secondo i Sumeri e i Babilonesi, Marduk, il cielo, uccise la draghessa Tiamat, signora delle acque e del caos.  Con le sue spoglie creò il cielo e la terra e con il  sangue del marito di lei impastò il primo uomo, poi, a ricordo imperituro della vittoria, collocò questo simbolo in cima al mondo. Per i Greci, il drago Lacone era il guardiano dell’albero dalle mele d’oro, simbolo della conoscenza, regalato dalla Terra a Giunone.

    Una delle fatiche di Ercole fu proprio quello di rubare alcuni di questi pomi e, per magnificare l’impresa, il corpo del mostro fu sistemato attorno all’albero miracoloso, l’asse terrestre.

     

  • La fine del mondo di Harold Egbert Camping: l’ennesima profezia

    La fine del mondo di Harold Egbert Camping: l’ennesima profezia

    Harold Camping“Profezia di  Harold Egbert Camping: La fine del mondo avverrà il 21 ottobre 2011. Il predicatore protestante americano prevede, interpretando la Bibbia e la numerologia, che il mondo finirà a causa di un terribile terremoto“.

    Cosa fai il 21 ottobre? Vado a farmi un giro in un altro mondo, sai tanto per cambiare un po’. Ho saputo che da queste parti ci sarà un po’, come dire, di caos e non vorrei essere coinvolto. So che si sta organizzando una festa col “botto” ma i particolari non mi sono chiari.

    Devo telefonare ad Harold Egbert Camping che è un predicatore un po’ vecchiotto ( 89 anni) ma che ha le idee molto lucide. Dalla sua  emittente Family Radio, con sede in  California, mi ha fatto sapere che, leggendo le ultime notizie su un giornale internazionale, La Bibbia, è previsto questo evento eccezionale, per pochi intimi: dovrebbero parteciparvi circa 6,891 miliardi di invitati.

    Controlla bene, però, la notizia: aveva già detto di prepararmi il 21 maggio 1988 e, poi, nuovamente il 6 settembre 1994,  ed ancora il 21 maggio 2011 e invece…niente. Come avrà fatto a sbagliarsi, lui che è un esperto di numerologia e che ha ricevuto l’Ig-Nobel, premio rilasciato ai padri delle ricerche più assurde? Dovrebbe chiedere a suo cugino Nostradamus che in fatto di feste la sa lunga, per non parlale dei suoi parenti americani , i Maya, che vogliono produrre un film per il 21 dicembre del 2012: Apocalisse now.

    La trama è un po’ complicata e ho scomodato Margherita Hach (astrofisica) per farmi chiarire i dettagli  ma ho solo capito che ci sono 4 sequenze (ere) chiamate Acqua, Aria, Fuoco, Terra già sceneggiate. Adesso è in corso la 5, chiamata Oro, con cui terminerà la storia.

    Pensa hanno scomodano, persino, un grande attore, l’Asse Terrestre, che si sposterà dalla sua dimora per creare un bel movimento. Spero che tutto vada bene perché qualche imbecille si è divertito ad imbrattare una statua di quegli indios americani e ci ha scritto sopra “13.0.0.0.0.”  Lo sai che il 13 porta sf…ortuna e tutti quegli zeri…il vuoto, il nulla. Rischia di essere un crac gigantesco.

    Margherita  nega categoricamente che si possa produrre sia la festa che il film. Per lei sono solo voci tendenziose per produrre pubblicità: non hanno mezzi concreti per organizzare eventi di tale portata. Pura fantasia e credulone chi ci casca.

    Da parte mia, per non sapere ne leggere ne scrivere,  faccio come i neutrini e mi smaterializzo in un mondo parallelo non prima di aver giocato tutti questi numeri al superenalotto che, magari, il botto lo faccio veramente con un bel sei.

    Adriana Morando

  • Storia di Genova: la città sotto terra dal Ponte Monumentale

    Storia di Genova: la città sotto terra dal Ponte Monumentale

    Ponte Monumentale e via 20 settembre con la neve

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Lo sapevi che… lo confesso: no! E, adesso, quando cammino per la città, i miei piedi sembrano muoversi quasi con rispetto reverenziale, attenti a non turbare quelle antiche memorie che si celano nel sottosuolo della città, ignote alla maggior parte dei genovesi.

    Gallerie, serbatoi, camminamenti, antiche mura, bunker, rii navigabili si diramano nell’ipogeo, coprendo un’area la cui ampiezza è misurabile solo dai numeri: 2000 km di grotte naturali, 60 km di acquedotti storici,  25 km quadrati di cisterne pubbliche e private, 6 km di antiche cinte murarie, 52 torrentelli pari a 120 km e, poi, opere civili come gallerie ferroviarie, reti fognarie, cunicoli per servizi tecnologici.

    Questo viaggio occulto, nei ricordi millenari della città, si può iniziare alzando un tombino nei pressi del Ponte Monumentale (non da soli ovviamente, ma rivolgendosi al C.R.I.G. per visite guidate), scendere per circa 16 metri, per trovarsi nella struttura incava del ponte, progettato dall’architetto Cesare Gamba, ai primi del ‘900, proprio sulle antiche mura quattrocentesche del Barbarossa, là dove sorgeva la Porta d’Archi, rimossa e ricostruita sulle Mura delle Cappuccine.

    Le sorprese non sono finite: salendo verso l’Acquasola, zona anticamente conosciuta col nome di “i muggi”, perché usata come discarica nella costruzione di via Garibaldi, un’altra grata ci conduce verso la “città dei morti”: una fossa comune per  circa centomila persone, morte in seguito alla pestilenza del ‘600.

    Nelle vicinanze, proprio sotto la statua di Vittorio Emanuele, in Piazza Corvetto, un grande antro ospita il rio Torbido, le cui acque raggiungono piazza De Ferrari, per incunearsi tra porta Soprana e piazza Matteotti.

    Attenti ai palazzi: la severa facciata del Palazzo Doria Spinola, si alza a  baluardo di un bunker, destinato ad accogliere, nell’ultima guerra, gli uffici della Prefettura in caso di bombardamenti, così come il Palazzo Andrea Doria, che il Principe del 1500 volle costruire come “reggia-fortezza”, dissimula un accesso segreto che porta quasi fino a Ponte dei Mille, dove il signore della Superba teneva pronte le sue galee.

    Pietre secolari, muti testimoni di storie tragiche come quella della Galleria delle Grazie in cui perirono 500 persone per una ressa scatenata dal panico, nel corso di un attacco areo, o frivole come testimonia  l’antro artificiale parte di un famoso caffè-concerto demolito negli anni 50′ che declinano, però, un unico denominatore: la storia della nostra città.

    Adriana Morando

  • Mac, icona Textedit: la “lettera nascosta”, il messaggio di Apple

    Mac, icona Textedit: la “lettera nascosta”, il messaggio di Apple

    La lettera dell'icona di TexteditL’icona di Textedit del vostro Mac nasconde un messaggio e ingrandendola al massimo delle possibilità scoprirete la “lettera nascosta” di Apple.

    Si tratta di una lettera scritta in lingua inglese firmata da un tale John Appleseed che scrive ad una non meglio precisata Kate. Ma chi è il sig. Appleseed?? E’ uno pseudonimo usato da Apple per la presentazione di prodotti, tutorial di posta, ecc. Si tratta di un omaggio a John Chapman, un pioniere della storia americana morto nel 1845… Ebbe il grande merito di introdurre in gran parte dell’America del nord la pianta della mela… E, come si suol dire, i conti tornano!

    Il testo della “lettera nascosta” tradotto in italiano:

    Cara Kate, ecco uno dei pazzi. Uno dei disadattati. Dei ribelli. Gli imbroglioni. Le caviglie rotonde nelle scarpe quadrate. Gli unici che vedono il mondo diversamente. Loro non sono amanti delle regole. E loro non hanno rispetto per le condizioni sociali. Tu puoi elogiarli, puoi essere in disaccordo con loro, citarli, non credere in loro, glorificarli o disprezzarli. Ma l’unica cosa che tu non puoi fare è ignorarli. Perchè loro cambieranno le cose.

  • Marketing sensoriale: l’olfatto può indurre all’acquisto

    Marketing sensoriale: l’olfatto può indurre all’acquisto

    Olfatto e Marketing sensorialeSi chiama marketing sensoriale, consiste nell’ associare a un prodotto o a un brand un determinato odore piacevole, in modo da “addolcire” l’incosciente compratore.

    Ricerche scientifiche confermano ormai che la memoria olfattiva richiama i ricordi vissuti e influenza l’individuo a ripetere l’esperienza odorosa per godere nuovamente delle medesime emozioni positive: si dice “apprendimento associativo” fra odori e significato cui la persona li associa. Inoltre, quella legata agli odori, è di gran lunga la memoria più persistente.

    Per questo motivo il consumatore riesce a stabilire nell’immediato il rapporto tra un odore e il prodotto che lo identifica. Gli esempi sono moltissimi. Pensiamo a Sony che nelle sue trentasei boutiques elettroniche diffonde un aroma di mandarino e vaniglia o gli hotel Sheraton, che curano i clienti con odore di gelsomino, chiodo di garofano e fico.

    In America, nei grandi magazzini Bloomingadale’s, in ogni reparto viene diffuso un aroma diverso, talco nell’area neonati, cocco nel reparto mare.

    Ma esistono anche casi di insuccesso, come Got Milk, realizzata dal California Milk Board. La campagna pubblicitaria prevedeva l’affissione di poster profumati a tutte le fermate dell’autobus, ognuno che emanasse un forte odore di biscotti al cioccolato. Ma il governo americano ha ritirato i poster immediatamente, creando danno economico all’azienda, queste le motivazioni “… L’odore dei biscotti spinge le persone a consumare dolci e merendine e in più può creare problemi ai soggetti allergici“. Segno di quanto l’argomento sia preso sul serio aldilà dell’oceano.

    La guerra dei brand si arricchisce dunque di una nuova battaglia, quella dell’olfatto, un ramo del marketing destinato a grande sviluppo in futuro. Sul mercato vi sono già moltissime aziende specializzate nella creazione di essenze ma anche nella diffusione della fragranza ideale, perché se l’odore è buono ma non viene diffuso nel modo giusto rischia di non catturare l’attenzione. Esistono persino apposite penne USB in grado di ospitare il profumo prescelto e che possono diventare un gadget distintivo. Sono poi disponibili diffusori professionali in grado di veicolare flussi d’aria con una copertura fino ai 1000 metri quadrati con durata e intensità regolabili. In America, inoltre, esiste il fragrance designer, esperto di fragranze e studioso di profumi, una figura professionale già richiesta da moltissime aziende. Quando avere il naso per gli affari non è più soltanto un modo di dire.

  • Coca Cola: la ricetta segreta delle bibita più bevuta al mondo

    Coca Cola: la ricetta segreta delle bibita più bevuta al mondo

    Coca colaDal 1916 la ricetta è segreta, custodita come il più raro dei diamanti. Ma nei giorni scorsi sono stati svelati gli ingredienti della bevanda più famosa del mondo, ideata dall’americano John Pemberton.

    Ecco la ricetta nel dettaglio:

    – 10 litri di acqua

    – poco più di un litro di succo di lime 

    – una tazza di alcol

    – 85 grammi di acido citrico

    – 30 grammi di caffeina 

    – 30 grammi di vaniglia 

    – 800 grammi di zucchero 

    – 20 gocce di olio d’arancia

    – 10 gocce di olio di noce moscata

    – 30 gocce di olio di limone

    – 5 gocce di coriandolo

    – 10 gocce di cannella

    – 10 gocce di neroli (olio che si estrae dai fiori dell’arancio amaro)

    – estratto liquido di 3 dramme (circa 10 grammi) di foglie di coca (depurata dalla sostanza stupefacente)

    – aroma 7x (1/2 cucchiaio di caramello, essenza di arancia, essenza di limone, essenza di noce moscata, essenza di cannella, essenza di coriandolo, essenza di neroli)

    Lasciare riposare per 24 ore. 

  • Crevari: il Palio del Gallinaccio, esempio di partecipazione

    Crevari: il Palio del Gallinaccio, esempio di partecipazione

    Il “Palio del Gallinaccio” è un’esilarante corsa di pennuti che ha dato il “La”, nelle sue 14 edizioni, a percorsi imprevisti e positivi di vita in comune. I dodici rioni, gruppetti di case di Crevari (tra essi gli “stranieri” di Vesima) rispolverano stemmi, colori ed abiti che li rappresentano, cuciti dagli stessi abitanti; faranno bella mostra durante l’evento, indossati da circa 400 figuranti.

    Una cinquantina di persone, scelte nell’ambito degli stessi rioni, cucinano nelle loro case la cena collettiva prevista prima della gara, che si tiene nel Campo sportivo; si occupano dei tavoli (che ospiteranno circa 500 commensali), dell’allestimento del percorso di gara, della logistica.

    La gara è un pretesto azzeccato e divertente per stare insieme; con le raccomandazioni al microfono contro il doping, i conciliaboli tra i giudici di gara per acconsentire la partecipazione di un bipede “anomalo”, gli stessi pennuti che saltano di corsia o ignorano il traguardo. A vincere quest’anno è la borgata del Rian, che detiene anche il record di successi, 4, davanti al Vessuo con 3. L’evento, completamente autogestito, senza contributi pubblici o o sponsor, è gemellato con il Palio delle Oche (Lago di Sori) e realizzato esclusivamente con il volontariato.

    Per i “foresti” è a disposizione la gradinata e viene offerta loro una fetta d’anguria. Ciò che colpisce è l’atmosfera rilassata e soprattutto l’impegno di tutto un paese, che discute, prepara abiti, li indossa, cucina, condivide quel cibo con allegria. Uno spirito antico che mescola tradizione contadina e storica, senza impedire lo scorrere della modernità e del presente: l’arbitro di gara è il nuovo parroco… argentino, la “contestazione” rispetto ad una galletto… cinese, il ronzio delle Vuvuzelas con le quali gioca qualche bambino. Resta l’esempio di un “gioco di memoria” per stare insieme, per fare comunità, per guardare al futuro con un po’ meno apprensione, sentendosi parte di una collettività. Che collabora, sta insieme fuori dalle case, spegnendo il televisore, con il pretesto di… una corsa di galline. Scusate se è poco.

    Stefano Bruzzone