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  • Lavorare giocando ai videogame? Sul web da oggi è possibile

    Lavorare giocando ai videogame? Sul web da oggi è possibile

    videogiocoDa quando esistono i videogiochi è nata una categoria professionale molto interessante chiamata beta tester: persone che vengono pagate per sperimentare videogame non ancora usciti sul mercato e scovare eventuali errori, una vera pacchia per chi vuole arrotondare i guadagni e non può fare a meno dell’amata consolle.

    Il web ha ampliato notevolmente le possibilità in questo senso, tanto che un tizio americano di nome Justin Kan ha creato nel 2006 un sito web che trasmette partite ai videogiochi in diretta streaming. Ovvero: invece del solito film o di un programma di ricette potete accedere a Twitch.tv – Il nome deriva dai giochi twitch, ossia quelli che richiedono velocità e prontezza di riflessi – una web tv che nel suo palinsesto ha solo partite di videogiochi, che si stanno svolgendo proprio in quel momento da qualche parte nel mondo.

    Twitch.tv è stato lanciato un paio di mesi fa e ha raggiunto l’impressionante numero di 8 milioni di visitatori / spettatori. Tanto che il suo creatore ha deciso di ampliare l’offerta, e di creare un team di videogiocatori pagati per giocare e farsi mandare in onda in diretta sul web. Tutto questo grazie ai profitti delle entrate pubblicitarie trasmesse prima e dopo ogni partita.

    Insomma, con l’avvento delle nuove tecnologie anche giocare può diventare un lavoro.

    Marta Traverso

  • Mangiare troppo invecchia il cervello: la medicina cerca soluzioni

    Mangiare troppo invecchia il cervello: la medicina cerca soluzioni

    Mangiare troppo invecchia il cervello. Questo è l’ultimo allarme che ci arriva dal mondo della medicina. Secondo una ricerca, pubblicata sulla rivista “PNAS”, dal team dell’Università Cattolica di Roma, coordinato da Giovambattista Pani in collaborazione con Claudio Grassi, una iperalimentazione inibirebbe una proteina, nome scientifico Creb1, deputata a mantenere dinamiche le sinapsi neuronali, centri strategici per il passaggio delle “informazioni” chimiche dal cervello–periferia o dalla periferia-cervello che servono a mantenere l’efficienza dell’intero organismo.

    Con l’avanzare dell’età, questa proteina va incontro ad una diminuzione fisiologica che innesca un processo progressivo di senescenza delle capacità cerebrali, non ultima quella della memoria, e che rende la nostra “centrale operativa” più esposta alle malattie tipiche della terza età quali demenza senile ed Alzheimer.

    Creb1 agisce modulando l’espressione di altri geni tra cui quelli delle molecole della longevità, le sirtuine e, a sua volta, può essere modulata da fattori di crescita chiamati neurotrofine, da alcuni farmaci e, persino, da caffè e tè ma ridurre, con una dieta parca, di circa il 30% l’apporto calorico, sembra il metodo più immediato ed efficace per attivarla e ripristinare il corretto funzionamento delle sinapsi.

    I risultati, emersi da sperimentazioni su topi, dimostrano, infatti, che animali sottoposti a restrizione calorica hanno migliori performance cognitive, sono meno aggressivi e non sviluppano, se non tardivamente, alterazioni simili a quelle della malattia di Alzheimer.

    L’azione di questo prezioso meccanismo si estrinseca, in modo particolare, sull’area prefrontale, dove risiedono le funzioni legate alla memoria, area che è soggetta, coll’avanzare dell’età, ad una diminuzione di peso e volume quantizzabile in un calo di circa il 15% in un ottuagenario.

    Nessun allarme per i buongustai nostrani: le industrie farmaceutiche sono già in moto alla ricerca di medicine in grado di sortire lo stesso effetto senza privarci del piacere della tavola, piacere a cui ci “sottopone” la nostra variegata cucina italiana, specialmente, in questo periodo dell’anno. Il fine, oltre a quello di fornire uno strumento per un benessere generale, è di migliorare malattie quali quelle legate a disordini metabolici come obesità e diabete.

    A tal proposito, in un articolo del luglio scorso, pubblicato su Nature, si individuava nella guanfacina uno dei composti più promettenti per ‘ringiovanire i neuroni‘, un farmaco approvato per il trattamento dell’ipertensione negli adulti e i deficit prefrontali nei bambini. Ma il cammino è ancora lungo: non ci rimane che moderare i pranzi pantagruelici in agguato tra Natale e Capodanno non senza rivolgere lo stesso consiglio alla nostra vetusta classe politica che ogni giorno ci dimostra come l’immunità parlamentale non si applichi alle funzioni fisiologiche delle loro menti “eccelse”.

    Adriana Morando

  • Londra, gli storici bus a due piani non sono più in circolazione

    Londra, gli storici bus a due piani non sono più in circolazione

    Routemaster bus, LondonAnche nella compassata Inghilterra si parla di pensione, non quella di anzianità e neppure quella dei membri del Parlamento. Si tratta della fine dell’onorata e famosa carriera degli scarlatti “routemaster bus” londinesi che, insieme ai “cabs”, già pensionati, sono, nell’immaginario collettivo, il simbolo di quella parte della capitale britannica che si muove in superficie tra altri gloriosi emblemi che vanno dalle guardie di Sua Maestà alle tipiche cabine telefoniche, dai completini pastello della regina alle tearooms di vittoriana memoria.

    Muovendosi nel traffico vorticoso, trasportano , da sempre, viaggiatori di tutti i tipi: eleganti e compassati uomini della city, imbalsamati nei loro severi abiti grigio-fumo, “hippy” multietnici abbigliati con i colori dell’arcobaleno, gente comune che si perde nell’anonimato della folla, turisti frastornati dalla caotica e stravagante animazione di questa città. In paziente ed educata fila, sotto una grigia pioggerellina o in un giorno di tiepido sole, tutti li hanno visti arrivare, caracollando, tra il rumore del traffico, colore nel colore, per offrire, dal piano più alto, uno sguardo meravigliato su un’incredibile metropoli che ben si identifica con la citazione di Hanif Kureishi “Londra sembrava una casa con cinquemila stanze, tutte diverse. Il trucco era di scoprire come si collegavano, e alla fine attraversarle tutte”.

    Accanto a quelli classici, modelli “decapitati” offrono un’alternativa “open” del piano alto per permettere ai turisti, a cui sono riservati, una migliore visuale di quelli che sono i luoghi-monumento più famosi della città : Piccadilly Circus, Trafalgar Square, Westminster Abbey, Tower Bridge, Big Ben, per citarne solo alcuni.

    Adesso vanno in pensione, non per un look demodé, ma in nome di una qualità, efficienza, sicurezza che i “vecchietti” non possono più assicurare. Non ci sono, ad esempio, ingressi facilitati per i diversamente abili; le piattaforme per salire e scendere sono poco sicure anche per i normali passeggeri, protagonisti di molte indignitose cadute; i motori non sono da annoverarsi certamente tra i più ecologici e, non ultimo, gli alti costi non più sostenibili in tempi di crisi.

    Se ne vanno per fare posto a esemplari più moderni che, assicura Boris Johnson, sindaco di Londra, sono veri gioielli sia per design che per tecnologia. La presentazione, a Trafalgar Square, di un fiammante prototipo pare, però, abbia ottenuto un’accoglienza freddina da parte dei tradizionalisti inglesi, devoti per mentalità, si parli della monarchia, della sterlina o di mezzi di trasporto.

    Un double-decker bus, ideato da Thomas Heatherwick che entrerà in servizio nel prossimo anno e che è frutto della join-venture tra Foster And Partners, Aston Martin e la Capoco Design Ltd. e la cui realizzazione è affidata alla ditta irlandeses Wrightbus: rigorosamente rosso ma con linee più morbie ed ampie vetrate… avrà bisogno di tempo per conquistarsi il cuore degli inglesi.

    Adriana Morando

  • Lovejoy, la stella cometa che ha perso la coda

    Lovejoy, la stella cometa che ha perso la coda

    Compare puntualmente a Natale tra le statuine del presepe, foriera di un evento eccezionale: è la stella cometa, sorella di cartapesta di quella ben più reale che si è presentata, agli occhi telescopici del satellite NASA SDO, nel nostro sistema solare, su un’ orbita talmente vicina al nostro astro (140000 km) da far temere di vederla sparire per sempre.

    La “Lovejoy”, questo è il nome del corpo celeste, che è balzato agli onori della cronaca in questi giorni prefestivi, è stata scoperta dall’astrofilo australiano, Terry Lovejoy, il 27 Novembre scorso, con un telescopio Schmidt-Cassegrain C8 (20 cm di diametro). Si tratta di un grosso vetusto masso di circa 200-500m di diametro a cui è stato dato il nome ufficiale di C/2011 W3 (Lovejoy), ma è diventata una novella diva grazie al fatto che nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, destinata come era, a transitare in quella zona chiamata corona solare, dove le temperature raggiungono i 2 milioni di gradi.

    Con grande stupore degli astronomi , dopo un restyle forzoso, che le ha fatto perdere la sua luminosa chioma, è ricomparsa per riprendere il suo errabondo viaggio nelle vie dell’universo. Le spiegazioni per questa “dolorosa perdita” potrebbero essere sia di tipo prospettico, che ne impedirebbero la visualizzazione, sia di tipo fisico che avrebbero portato, per le elevatissime temperature, alla evaporazione delle componenti gassose.

    Nessuno sa dove e quando sia nata, ma come tutte le comete della famiglia Kreutz o sungrazing comets (comete radenti al sole), a cui anche questa appartiene, si ipotizza che esse siano i residui della cosiddetta “Grande Cometa” osservata da Aristotele e da Eforo di Cuma nel 371 a.C. che, frammentatasi, ha dato origine a corpi celesti più piccoli come quella del 1843 (C/1843 D1), del 1882 (C/1882 R1), e la Cometa Ikeya-Seki (C/1965 S1) del 1965.

    L’ipotesi è supportata dal fatto che tutti i componenti di questa famiglia seguono all’incirca la stessa orbita e per dare l’idea dell’entità numerica del fenomeno basti pensare che, dal 1995, grazie a SOHO, si sono scoperti ben 528 esponenti assimilabili a questo gruppo. Avendo un perielio (punto più vicino al sole) compreso in un intervallo di 0.005 U.A. (~750.000 Km), non possono sottrarsi all’interazione gravitazionale del nostro astro e sono destinate a ridursi fino a scomparire definitivamente.

    Prima del funereo evento, quale canto di un cigno morente, esibiscono il loro miglior repertorio in fatto di luminescenza, sfoggiando code lunghe diversi milioni di chilometri: uno spettacolo affascinante, in questo caso, destinato ai soli addetti ai lavori che si ripresenterà tra altri 400 anni.

    A noi rimane l’inquietante interrogativo di cosa succederebbe se qualcuno di questi “sassolini vaganti” decidesse di venirci a trovare: scenari apocalittici come quelli evocati da certi film di fantascienza o annientamento totale della terra come “aficionados” cultori della civiltà Maya ci propinano, con un tormentone che ci seguirà per tutto il 2012 fino alla fatidica data del 12 dicembre?

    Rassereniamoci al pensiero che occhi tecnologici eseguono un totale monitoraggio di ogni più piccolo spicchio di cielo, pronti a segnalarci qualsiasi tipo di UFO in avvicinamento. A noi rimane il rammarico di non poter vedere brillare nel cielo di Natale, un astro che con una magnitudine pari a quasi quella di Venere, avrebbe potuto rendere ancora più magica l’atmosfera delle prossime feste.

    Adriana Morando

  • Storia di Genova: il pesto e i “primi piatti” alla genovese

    Storia di Genova: il pesto e i “primi piatti” alla genovese

    La storia dei “primi piatti” genovesi, a partire dal condimento per eccellenza, ovviamente il pesto. Ma anche trofie, pansotti, ravioli per restare nel mondo dei primi piatti, oppure la farinata (l’oro di Pisa) e la sua “sorella” panissa.

    Non può mancare la storia della focaccia alla genovese e della cima la cui ricetta è stata magistralmente musicata da Ivano Fossati e Fabrizio De Andrè.

    La cucina ai tempi della Superba – leggi l’articolo su GuidadiGenova.it

    Genova e dintorni, la guida online

     

     

     

  • Barego: il paese abbandonato trecento anni fa

    Barego: il paese abbandonato trecento anni fa

    BaregoC’è un luogo affascinante e misterioso sulle alture della Valbisagno, un luogo che i genovesi non conoscono. Si trova sopra l’abitato di Traso, a 700 metri sul livello del mare, si tratta dell’antichissimo borgo di Barego.

    Un paese abbandonato più di tre secoli fa dai suoi abitanti per ragioni a noi sconosciute e conservatosi in ottime condizioni fino ai nostri giorni, protetto nei secoli da rovi e sterpaglie, fronde e penombra. Lassu’, nascoste fra la vegetazione, sono ancora in piedi ben 25 case le cui fondamenta risalgono al VII Secolo. La storia non riporta alcun documento di archivio, neanche di tipo ecclesiale, che identifichi questo piccolo centro.

    Sappiamo solo che a causa dell’invasione longobarda, Onorato, vescovo di Milano, fuggì a Genova e il vescovo della Superba gli fornì una «mensa vescovile», ovvero un’area produttiva che avrebbe dovuto servire a sfamare la moltitudine di servi e schiavi di Onorato. C’è chi sostiene che quella “mensa” potrebbe essere stata proprio Barego, facendo risalire la maggior parte delle rovine che oggi possiamo ammirare proprio a quel periodo vescovile (ad esempio gli archi a sesto medioevali e le grandi mangiatoie in pietra).

    Restano comunque misteriose le ragioni che hanno portato Barego ad una morte cosi’ repentina agli albori del XVIII Secolo, in una zona che costituiva il crocevia dell’antica strada del sale tra Genova e Piacenza, e quindi in una posizione favorevole per il prosperare di attività economiche.

    Nel 1990 lo scrittore Eugenio Ghilarducci fu il primo ad occuparsi di questo antico borgo, poi il silenzio sino alla proposta nel 2007 dell’ Intertek Group, un progetto che fra utilizzo di biomasse e impianti fotovoltaici prevedeva l’installazione di attività “legate alla conservazione delle tradizioni e del bosco circostante”… in parole povere, un agriturismo! La proposta avanzata dall’Intertek giunse puntuale in seguito agli scritti pubblicati nello stesso anno da Tullio Pagano, docente di Italiano al Dickinson College in Pennsylvania: “… restituire al borgo quel ruolo di cerniera tra il Mediterraneo e i ricchi mercati dell’Italia settentrionale”, scriveva Pagano.

    Da quei giorni infuocati, in cui fra generali sfregamenti di mani improvvisamente Genova scoprì il suo borgo misterioso, Barego è nuovamente precipitato nella penombra che per lunghi secoli tanta pace gli ha assicurato. Dell’agriturismo “dei furesti” non se n’è più parlato (ai tempi si diceva che il progetto avrebbe dovuto attendere otto anni prima di vedere la luce), probabilmente i tre milioni di euro sotto la voce costi (finanziamenti in buona parte pubblici) hanno fatto tramontare velocemente la prospettiva. Anche perchè forse, pensiamo noi, dopo tre secoli di stoica resistenza al tempo, Barego non meriterebbe un così triste epilogo. Sarebbe sufficiente limitarsi a curarle ed amarle quelle storiche pietre, ma cio’, si sa, non porta guadagno a nessuno.

    Gabriele Serpe

    Foto di Daniele Orlandi

  • Storia di Genova: gli animali dei genovesi fra realtà e fantasia

    Storia di Genova: gli animali dei genovesi fra realtà e fantasia

    Cattedrale S.LorenzoNella storia di Genova ricca di streghe, pirati e fantasmi non potevano mancare animali reali o nati dalla fantasia popolare che compaiono più o meno nascosti, in molti angoli della nostra città.

    I più noti sono i leoni stilofori, risalenti al 1840, opera dello scultore Carlo Rubatto, che campeggiano, maestosi, ai lati della Cattedrale di S. Lorenzo. Simbolo della forza che sta a guardia dello spazio sacro (Cristo è chiamato “il leone della tribù di Giuda”), fregiano la facciata della chiesa con il loro marmo bianco parimenti a quelli stilofori o in bassorilievo, attribuiti ad uno scultore della scuola di Benedetto Antelami (tra il XII ed il XIII secolo), allegorie della lotta di Cristo sul male. Ad altezza d’uomo, a destra di una delle due porte di accesso, è nascosto il profilo di un piccolo cane, testimonianza d’amore del suo padrone scultore che durante i lavori per la costruzione della cattedrale fu colpito dal lutto e decise di immortalare il profilo del suo amico a quattro zampe…

    Una vera curiosità è lo sbalzo raffigurante un asino che suona l’arpa, fregio insolito sulla soglia di una chiesa. Il significato è controverso: l’emblema di cose che si vogliono fare, senza esserne in grado o anelito verso Cristo cui tendono anche le creature più umili?

    Il drago di S. Giorgio “impazza” per la città in tante effigi scultoree o pittoriche di cui la più nota si trova sul prospetto principale dell’omonimo palazzo. I grifoni, mezzi leoni e mezzi aquila, guardano i falneurs dalle volte di Galleria Mazzini e compaiono, financo, sulla bandiera del Genoa o sullo stemma comunale, dove sono raffigurati con le code abbassate, per antico volere dei Savoia, in segno di sottomissione.

    Che dire del basilisco, emblema dell’eresia ariana? Era un serpentone, dalla testa di gallo, dallo sguardo mortale, dal fiato flautolente, che risiedeva in un pozzo, vicino alla chiesa di S. Siro. Stufo dei fetidi miasmi, il vescovo gli impose, con veementi invettive, di lasciare quella sede molesta e di perdersi in mare. La leggenda è evocata, nel coro della chiesa, da un affresco di Gian Battista Carlone (XVII secolo), dipinto per sdebitarsi dell’asilo ricevuto, in seguito ad un’accusa di omicidio.

    I tritoni, dalla coda di pesce, hanno un imponente rappresentante, intento a cavalcare un delfino, presso il Palazzo del Principe.

    I centauri, metà uomo metà cavallo, galoppano nel “trionfo Doria” sul portale di via Chiosone così come quelli del “trionfo degli Spinola” in via Porta Vecchia.

    Reale, invece il “porcus”di S. Antonio cioè i maiali che potevano circolare liberi per la città (1400-1751), fino a quando imbrattarono e morsero un corteo di senatori, diretti a Castelletto. La vendetta dei notabili fu immediata: venne emanato un editto che permetteva a chiunque di “appropriarseli” sia vivi che morti. Il Magnifico Basadonne, abate dei frati Antonelliani, sollevò un contenzioso giudiziario, ma per i suini la sorte era segnata.

    Vico dei Gatti é un omaggio ai felini, che trovarono il loro cantore in Edoardo Firpo “Staggo a vedilli fra l’erbetta do giardin: assetta in sci quattro pe con un aia indifferente, incommensa a mescia a coa comme un serpente…”, e che insieme a lepri, orsi, galli, gazzelle, scimmie, tartarughe, rane, cicale sono ricordati nei nomi dei tanti “caruggi”della nostra città.

    Anche l’amore per i cani ha le sue leggende: si dice che Cesare Cattaneo avesse un cagnolino di nome Brighella, in onore di Goldoni, che portava sempre con se, nelle sedute del Minor consiglio, lanciando una moda che rese alquanto “rumorose” le riunioni dei probi senatori. Anche Gian Andrea Doria edificò una tomba (1615) con tanto di lapide per il suo cane “Gran Rolando”, rinvenuta nel 1838 nel palazzo Pamphily, i cui denti furono trasformati in pendenti per una dama dai gusti, che definirei, originali.

    Adriana Morando

    Foto di Daniele Orlandi

  • XXX, ieri alle 17 è scattata la nuova era dei siti pornografici

    XXX, ieri alle 17 è scattata la nuova era dei siti pornografici

    Da ieri alle ore 17 oltre 100mila siti pornografici sono apparsi (meglio dire ri-apparasi) con il nuovo suffisso .xxx, un’operazione guidata dall’ICM (l’azienda che regola l’iscrizione dei domini) per portare maggiore sicurezza in rete e regolamentare il vastissimo e ricco mercato (basti pensare che un terzo circa delle pagine web contengono porno) della pornografia online.

    Il dominio era stato approvato lo scorso anno dall’Icann, l’organizzazione internazionale non-profit internazionale che gestisce gli indirizzi web. L’idea di inaugurare il suffisso .XXX e’ stata contestuale all’introduzione dei suffissi .gov, .edu e .org.

    La richiesta era già stata avanzata cinque anni fa, ma era stata rifiutata dall‘ICM. Lo scorso marzo è arrivato il “ripensamento” e la valutazione per la vendita dei nuovi domini fissata a 60 dollari ciascuno.

    La legge in Italia in materia di pornografia è incentrata sul termine “pudore”. La punibilità, quindi, è legata alla definizione del concetto di “osceno”, e di “offesa al pudore”, che inevitabilmente assumono significati diversi a seconda della società e del periodo storico in cui si collocano e perciò suscettibili di variazioni a seconda dell’evoluzione della morale comune.

    In conclusione, non esiste nel nostro ordinamento un generale divieto di creazione, acquisto, detenzione o messa in circolazione di immagini “oscene”, sono vietate solo quando siano svolte con ostentazione a danno di terzi non interessati o non consenzienti o dei minori di anni diciotto.

  • Stonehenge, una ricerca per svelare i misteri delle “pietre sospese”

    Stonehenge, una ricerca per svelare i misteri delle “pietre sospese”

    StonehengeIl triangolo delle Bermuda, la città scomparsa di Atlantide, il Sacro Graal, i Moai dell’isola di Pasqua… sono misteri che, da sempre, affascinano gli studiosi e li spingono a nuove ricerche come quella che ha portato l’archeologo Henry Chapman, dell’Università di Birmingham, a formulare una nuova ipotesi sugli enigmi che circondano i maestosi menhir di Stonehenge.

    Le “pietre sospese”, questo è il significato del nome, è un insieme di megaliti disposti in cerchio, datati tra il 2500 e il 2000 a.C., (il terrapieno di forma circolare e il fossato risalirebbero al 3100 a.C.) sul cui significato rituale si sono fatte le più disparate ipotesi, partendo dal tempio per venerare i morti o per adorare il sole, passando per un santuario dalle virtù miracolose, finendo col etichettarlo come un gigantesco strumento astrologico.

    Ma qualunque fosse la finalità, la recente e costosissima ricerca dell’archeologo inglese, in base ad evidenze fossili, ha potuto accertare che il sito fosse, già, un luogo di culto 500 anni prima della deposizione delle grandi pietre. La scoperta emersa grazie a speciali radar per sondare il sottosuolo ha portato, infatti, all’individuazione di due grandi camere, allineate lungo un asse con direzione est-ovest, che passa nell’esatto centro di Stonehenge e raggiunge la Pietra del Tallone, un imponente megalito alto 5 m., che si trova all’estremità del complesso. Un vero “sentiero” rituale attraverso il quale, si ipotizza, si svolgessero processioni in onore di quel dio Sole che raggiungeva l’apice del cielo nel solstizio estivo.

    La ricerca è solo all’inizio e si concluderà tra due anni dopo aver sondato il terreno circostante fino alla profondità di due metri, per una superficie complessiva di 10km quadrati. Le “pietre blu”, arrivate nella piana inglese di Salisbury, dove si erge il sito archeologico, dalle cerulee rocce vulcaniche dei monti gallesi, potrebbero essere, dunque, i misteriosi guardiani di un segreto ancora più arcano fatto di altre decine, se non centinaia, di pozzi e di camere interrate che, ancora inviolate, potrebbero raccontarci ataviche storie di un popolo vissuto nel neolitico.

    Non si potrà , comunque rispondere all’ interrogativo, già posto per le coeve piramidi egiziane, di come massi così grandi possano essere stati trasportati ed eretti, stante i miseri mezzi a disposizione se non cercando nella tenacia con cui l’uomo ambisce a lasciare traccia di se nella storia di ieri, di oggi e di domani. Forse è proprio questo il fascino magico di questi luoghi dove si sente aleggiare, tangibile, la potenza della mente umana.

    Adriana Morando

  • Couponing mania: milioni di utenti e milioni di euro

    Couponing mania: milioni di utenti e milioni di euro

    Ecco la notizia emblematica, la notizia che fotografa una civiltà legata visceralmente al consumo e al possesso, una società che ha imparato a vivere acquistando e ad acquistare non rinuncia, in barba alla recessione economica.

    In un anno e mezzo dal lancio in Italia i siti di couponing hanno letteralmente sbancato, un successo clamoroso con milioni e milioni di utenti iscritti e assidui frequentatori. Si tratta di siti web che propongono un nuovo business, fatto di offerte e prezzi stracciati, basta che a presentare l’offerta ci sia un numero minimo di persone… se ciò avviene gli utenti che hanno presentato l’offerta si aggiudicheranno un servizio, un oggetto, una vacanza a metà prezzo rispetto ad un acquisto “normale”.

    Groupon, Groupalia, Letsbonus (in quest’ordine) guidano la pattuglia del couponing seguiti da una ventina di nuovi siti.

    I dati Nielsen degli iscritti alle newsletter parlano chiaro: 3 milioni per Groupalia (dove l’Italia è addirittura indicata come “mercato leader”), 2 milioni per Letsbonus, mentre Groupon, il colosso americano fondato nel 2008, divulga solo dati ‘mondo’ essendo quotato in borsa (142 milioni di utenti).

    Tutti e tre funzionano con agenti di vendita operanti nelle città che offrono ai negozi la possibilità di vendere sul sito di couponing, i siti guadagnano con le commissioni sul venduto – variabili secondo il settore, dal 20 al 40%.

    E il numero di alberghi, i ristoranti e centri servizi che chiedono di entrare nel sistema couponing è in continua crescita.

    Andrea Gualtieri, Country Manager di Groupalia, racconta alcune  curiosità del settore: “Ci sono vere e proprie hit. Oggi abbiamo messo sulla pagina di Milano la Monticello spa, tra le più note: 2500 coupon a 36 euro a coppia sono stati acquistati in mezza giornata, mentre a Torino c’é una pizzeria, Lentinìs, che credo sia record di couponing, 15-16 mila pizze. Seguendo con attenzione questo sistema di acquisto si scoprono molti trend sociali”. Il fatturato previsto di Groupalia? “100 milioni di euro, quest’anno chiudiamo a 40 mila“.

  • Rifiuti cosmici: una discarica nello spazio per satelliti in disuso

    Rifiuti cosmici: una discarica nello spazio per satelliti in disuso

    L'universoAnche i rifiuti spaziali hanno un loro cimitero ovvero una “discarica a cielo aperto” dove, in mancanza di un galattico inceneritore, vengono parcheggiati tutti i corpi rotanti ormai desueti che, esaurita la loro vita, potrebbero rappresentare un serio pericolo sia per le nostre teste che per scontri frontali con altre entità spaziali.

    Sono 22mila i rottami cosmici che gravitano sopra di noi ed hanno, già, creato qualche serio allarme di collisione come quello occorso, l’estate scorsa, alla Stazione Spaziale Internazionale che si è vista sfiorare da un “proiettile” lanciato alla velocità di 7,5 km al secondo. Non proprio un gioco da Luna Park che ha confinato, per 30 minuti, l’equipaggio nelle capsule Soyuz di emergenza.

    Paragonabile ad una necessaria “raccolta differenziata”, si è deciso di creare una necropoli, su un’orbita sita a circa 25mila km di altezza, dove i relitti astrali possano godersi il meritato riposo eterno.

    Tutto ciò è attuabile, solo, con satelliti, vetusti ma ancora rispondenti, a cui impartire un comando da terra con le coordinate per la nuova orbita. Il problema più impellente, però, è rappresentato da quell’insieme, tra satelliti e scorie di vario genere ivi comprese le polveri che data la loro elevatissima velocità sono assimilabili a veri proiettili, che orbitano ad un’altezza tra i 200 e 600km.

    Qui il traffico si fa caotico e il pericolo di collisioni è all’ordine del giorno, il che potrebbe innescare una reazione a catena, la cosiddetta Sindrome di Kessler, con incremento esponenziale del volume dei detriti stessi e quindi del rischio di ulteriori impatti. Non solo, questa è la zona che più incrementa la caduta di oggetti volanti, magari grandi come autobus, come riportato dai recenti fatti di cronaca.

    Sono state proposte alcune soluzioni, talora molto stravaganti tra le quali quella di utilizzare speciali raccoglitori magnetici, novelli operatori ecologici dello spazio, o come il progetto della compagnia giapponese Nitto Seimo che prevede l’uso di vere e proprie reti, per una pesca d’altura veramente originale (l’Agenzia spaziale gisapponese ha annunciato per il 2014 il lancio in orbita con il satellite della prima rete…) ed ancora perchè non pensare ad una specie di caccia alla balena con sistemi di aggancio quali arpioni per recuperare i materiali in circolo e rilanciarli verso orbite più alte o verso la Terra sperando che l’inceneritore biologico dell’attrito li polverizzi prima che atterrino sul terrazzino di casa.

    Il problema tuttora sussiste e si è ancora lontani da possibili soluzioni anche perchè le strategie da adottare sono complicate da pastoie legali che obbligano i vari Paesi a recuperare solo oggetti di loro pertinenza, molti dei quali legati allo spionaggio industriale e militare, atavico retaggio della Guerra Fredda.

    Per adesso l’unico rimedio sono i tanti occhi telescopici che osservano lo spazio come quello attivato recentemente (Space Surveillance Telescope) e pregare che quello che scende dal cielo sia solo pioggia.

    Adriana Morando

  • Bara con Antifurto, l’ultima trovata (pubblicitaria?) di Art Funeral Day

    Bara con Antifurto, l’ultima trovata (pubblicitaria?) di Art Funeral Day

    Bara antifurtoTi rubano il caro estinto e subito arriva la Polizia, allertata dall’ingegnoso dispositivo messo a punto per evitare la sottrazione del prematuro scomparso.

    Questo “originale”  antifurto è stato presentato dalla Art Funeral Italy, un’azienda di Caravaggio, in provincia di Bergamo, al Salone del Lusso di Verona e risponde al nome di “Mike”, scelta quanto mai evocativa del recente misfatto, perpetrato alle spoglie del noto presentatore.

    Il nostro “Mike”, acronimo di monitoring infringement ksolutions equipment, che funziona su tecnologia  Gsm-Gprs, come un gioiello pregiato, segue il suo “faraone” nel viaggio dell’aldilà pronto ad una risurrezione repentina se allertato da rumori provocati da pale fraudolente o da arnesi da scasso.

    Un’onda “accorata” emana per le vie dell’etere fino al più vicino centro di vigilanza, mettendo in moto un procedimento di soccorso, in aiuto dell’indifesa salma, che avrà avuto la cortesia di farsi effettivamente rubare  e non, presa da spirito goliardico, dal risvegliarsi per un inopportuno anelito di vita.

    Un prodotto per ricchi Vip, naturalmente, perché nessuno si sognerebbe di abbellire il proprio comò con le ceneri del nonnetto del vicino.

    Un “affare” riservato ad una élite esclusiva alla cui fantasia e stravaganza ci hanno abituato, le cronache di tutti i tempi come il ricco emiro che defecò, con grazia, su tappeti pregiati, rigorosamente persiani, tra i compratori attoniti di un grande magazzino genovese, nei lontani anni novanta  o come gli ospiti esclusivi che partecipano ad un  pranzo pantagruelico,  dal modico prezzo di 19000 euro a testa,  presso l’Hotel Lebua di Bangkok (2007),  o  il ricco creso russo che ordinò porte foderate da pelle di serpente  a una ditta  di Nova Milanese  (2004) e, adesso, dopo i vivi, si  mettono nella lista delle priorità anche i morti.

    E’ pur vero che episodi sacrileghi hanno visto protagonisti dal celebre Caruso al corridore Pantani, episodi che non hanno risparmiato, neppure,   il celebre principe De Curtis ma a Lui è bastato bisbigliare, dall’incorporeo regno dell’aldilà, “occhio malocchio, corno bicorno, aglio, fravaglio, fattura che non quaglio” che, senza tanti marchingegni (potenza della iettatura), tutto è tornato a posto.

    Questa nuova tecnologia è applicabile anche alle urne, più facilmente asportabili, consentendo il recupero del morto con inseguimenti rocamboleschi degni dei migliori film d’azione.

    Ma la tecnologia non finisce di stupirci: non puoi partecipare alle tristi esequie? Ecco organizzata una teleconferenza che ti proietterà in prima linea per non perderti nessuna delle lacrime versate. E le tue? Nei tempi antichi, tale incarico era affidato alle  Bustuarie che  avevano il duplice compito di darsi al meretricio, la notte, e di piangere i morti, il giorno. Basta pagare, sarà facile sopperire anche a questa mancanza che non ci è dato di sapere se entra già a far parte del “servizio funebre completo”

    Adriana Morando

     

  • Tassa sugli animali, una notizia bufala ha fatto infuriare Facebook

    Tassa sugli animali, una notizia bufala ha fatto infuriare Facebook

    Cane denaroCani assimilabili ad una fiammante Ferrari e tassati come generi di lusso? E’ questa la notizia che ha fatto impazzire la rete telematica in cui cinofili e amici dei nostri compagni a quattro zampe hanno riversato tutta la loro rabbia nonché gli improperi del caso davanti ad una notizia che, se fosse vera, si commenterebbe da sola.

    In realtà non esiste nessun accenno a un tale provvedimento che parrebbe più nato da qualche buontempone in vena di celie o qualche maligno, oppositore del neonato governo, per evocare bieche insinuazioni diffamatorie.

    Tranquilli, nessuno attenta alla serenità dei nostri piccoli o grandi amici che lungi dall’essere simbolo di ricchezza rappresentano una “tassa” per i poveri bilanci di certi anziani e, come tali, dovrebbero essere deducibili.

    Gli animali da compagnia e, in particolare i cani,  svolgono un ruolo sociale da non sottovalutare che si esplica nel accompagnare i non vedenti nei tortuosi percorsi viari, ricchi di insidie e barriere architettoniche, nel difenderci da aggressori mal intenzionati, nel vegliare sulla sicurezza delle nostre case, nel soccorrere persone in difficoltà, nell’improvvisarsi provetti Sherlock Holmes in caso di misteriose scomparse ma, soprattutto, offrono conforto alla solitudine e ai portatori di handicap, sono compagni di  giochi insostituibili per i nostri bambini e ci ripagano con un amore incondizionato, talvolta mal corrisposto dai loro padroni.

    Espletata questa doverosa premessa, è utile fare alcune considerazioni su come un’informazione, non adeguatamente controllata, possa creare serie problematiche se divulgata su un potente mezzo di comunicazione quale Facebook.

    Lungi dal voler sollevare un monito di censura su uno strumento di informazione libero da influenze esterne e quindi espressione della massima libertà come può essere Internet , resta il fatto che prima di divulgare certe notizie, i vari “scribacchini” dovrebbero informarsi adeguatamente e rimanere fedeli al testo da cui le hanno ricavate.

    Ad esemplificazione ripercorriamo il tragitto da cui è iniziato questo increscioso allarme: il Corriere riportava le considerazioni di Marco Meloni, presidente dell’ordine dei Veterinari,  il quale faceva il punto sui balzelli che, già, gravano sui possessori dei quadrupedi (Iva alle stelle per alimenti, spese veterinarie non detraibili ect).

    Analogo commento sul sito dell’ANMVI dove appare la parola ”redditometro” per indicare le vessazioni fiscali attualmente in atto. Sul sito di  Tecnologia-ambiente, usciva magicamente dal nulla, la segnalazione epocale: che abbiano qualche agente segreto tra i politici in grado di spulciare tra gli appunti di Monti? Da qui una vera cascata di articoli, non smentiti, che hanno fatto impazzire il Web.

    Qual è la morale? Chi scrive per professione, per diletto o per passione dovrebbe essere attento a non galoppare con la fantasia e gli amici di Facebook credere solo ad informazioni di siti seri o a testate di giornali attendibili.

    Adriana Morando

  • E’ arrivata l’influenza, picco a Natale e poi via sino a febbraio

    E’ arrivata l’influenza, picco a Natale e poi via sino a febbraio

    Influenza australianaPrimi freddi e puntuale, come una rata in scadenza, arriva lei, l’Australiana, che ci “invita” a letto avvolgendoci di abbracci poco amorosi ma ricchi di irrefrenabili sternuti, di colate “moccicose” e di tosse convulsa.

    Parliamo dell’influenza che arriva dall’altra parte del mondo, di nome e di fatto, e ha pensato bene di fare il suo debutto a Genova, dove è  stato isolato il ceppo AH3N2 o Perth like, uno dei tre attesi per l’inverno e contemplati nel vaccino.

    Complimenti al signore di 46 anni, primo italiano tra i 79 casi finora catalogati in tutta Europa, gran parte dei quali isolati in Olanda e in Norvegia, che si è aggiudicato questo ambito primato e un grazie alla rete di sorveglianza Influnet che, però, non potrà impedire “l’allettamento”, poco gioioso, di milioni di italiani.

    Questa rete è costituita dai cosiddetti “medici sentinella” ovvero quell’insieme di sanitari che inviano i dati relativi alle sindromi influenzali, raccolti tra i loro assistiti, all’Istituto Superiore della Sanità , permettendo un monitoraggio nazionale di tale patologia.

    Per l’anno in corso, oltre all’AH3N2, (Perth città australiana), dovrebbe arrivare il “B” (Brisbane altra città   australiana) e l’A-Californiana, H1N1, meglio conosciuto come “suina”.

    Per non farci  mancare niente, Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ci informa che  la sindrome si è presentata un po’ in anticipo e, così, avremo un aumento della curva di crescita particolarmente rilevante intorno al Natale, un vero regalo col fiocco rosso mi verrebbe dal commentare, per poi raggiungere il suo picco massimo verso gennaio-febbraio.

    Abbiamo tempo di correre ai ripari con la vaccinazione, assolutamente consigliata ai soggetti più fragili , come gli anziani, o a portatori di patologie debilitanti  che possono essere esposti a pericoli mortali perché, pur non sostenuta da ceppi particolarmente virulenti come la Spagnola di pandemica memoria, anche la nostra “bella Australiana”, insieme a tutte le sue sorelle,  rappresenta una reale insidia per le complicazioni polmonari, renali, cardiache che possono insorgere.

    Dall’anno prossimo sarà messo in circolazione il vaccino nasale “Laiv” (Live Attenuated Influenza Virus), somministrabile  a chi, come i bambini, non si lasciano incantare dalla pubblicità del “Pic indolor”  e preferiscono tenere lontano il loro fondo schiena da aghi e siringhe. Sarà possibile somministrarlo a partire dai due anni di età, mentre risulta sconsigliato per i più piccoli per il rischio di broncospasmo come è emerso nel meeting, tenutosi  a Milano, del  30° Congresso di Antibioticoterapia in età Pediatrica.

    Rassegnati all’immancabile incontro non ci rimane che aspettala a “narici” aperte, non esenti dal sollevare un’inquietante interrogativo.

    Perché a tutti questi stati morbosi viene dato un nome femminile? Chiedo l’applicazione della norma che , per gli uragani, sancisce l’alternanza tra il  genere maschile e quello femminile così Mario potrà “godersi” la sua Australiana mentre Maria potrebbe fare gli occhi dolci ad un “avvenente” Spagnolo.

    Adriana Morando

  • Spencer Tunick, il fotografo newyorkese del nudo di massa

    Spencer Tunick, il fotografo newyorkese del nudo di massa

    Spencer Tunick BrugesNudi e crudi, come mamma ci ha fatti. Di tutte le taglie, di ogni colore. E’ cosi’ che ci vuole Spencer Tunick, fotografo newyorkese; ci chiede di spogliarci di abiti e di pudore, magari di sdraiarci sull’asfalto delle nostre citta’, per celebrare la “bellezza artistica della pura nudita’”.

    Tunick e’ l’artista in grado di far denudare centinaia di persone contemporaneamente e farle diventare un fenomeno d’arte contemporanea, per poi definirle come installazioni di nudo su larga scala: una forma surreale di puzzle umano dove le tessere sono individui spogliati e utilizzati come elementi di un mosaico tridimensionale.

    Nelle sue foto centinaia di corpi. Non e’ pornografico, non e’ volgare. E’ un’ eccentrica forma d’espressione che coinvolge curiosi e simpatizzanti in tutto il mondo.

    La sua carriera inizia puna ventina di anni fa quando, dopo aver ottenuto il Bachelor of Arts nel 1988, comincia a fotografare nudi nelle vie di New York, era il 1992. Tunick in ventanni ha fotografato migliaia di esseri senza veli ritratti in diverse situazioni metropolitane, in movimento, a riposo… La collettivita’ e’ la sua specialita’ e la sua migliore forma di espressione… solo in pochi casi tratta di nudi individuali o di piccoli gruppi inseriti in situazioni insolite.

    Divulgare la sua arte “genuina” non fu sicuramente una passeggiata… infatti, appena due anni dopo l’esordio, nel 1994, fu arrestato nel Centro Rockfeller di Manhattan (New York), solo perche’ in compagnia di una modella completamente nuda.

    Dopo aver realizzato alcune foto in altri paesi degli Stati Uniti, nell’ambito di un progetto che prese il nome di ‘Nakad States’, comincia ad allargare il raggio della sua tela e sbarca a Londra, Lione, Melbourne, Montreal, Caracas, Santiago, Sao Paulo, Buenos Aires, Sydney, Newcastle, Roma e Vienna.

    Nel giugno del 2003 ben 7000 persone hanno posato per lui a Barcellona.Nel maggio del 2007, a Citta’ del Messico, ha battuto il suo record personale fotografando oltre 18.000 persone nello Zocalo della citta’, tutti  modelli volontari.

    L’ultmia sua performance risale a settembre 2011, quando ha fotografato migliaia di israeliani e turisti a Mineral Beach, sul mar Morto, rbattezzato poi “Mar Nudo”.

    In molti definiscono le sue opere ‘manifestazioni sociali’ a sostegno della liberta’ di espressione. Ma c’e’ molto di piu’ nel suo esperimento visivo… “un’azione livellatrice che permette di comprendere l’omogeneita’ umana, tramite una visione democratica del nudo, che, totalmente privato di umanita’ e sensualita’, ci riporta ad uno stato di uguaglianza non ottenibile in nessun contesto odierno”.

    MG