Tag: quartieri di Genova

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  • Teatro dell’Ortica, Festival dell’Antico Acquedotto: il programma

    Teatro dell’Ortica, Festival dell’Antico Acquedotto: il programma

    valbisagno-staglieno«Il teatro deve essere un luogo di incontro e socializzazione, il suo scopo primario è fidelizzare le persone affinché si sentano parte di una comunità».

    Con queste parole Mirco Bonomi, direttore del Teatro dell’Ortica, ha presentato questa mattina la quinta edizione della rassegna estiva che contribuisce a valorizzare il quartiere della Val Bisagno (con il contributo delle associazioni del territorio) e l’acquedotto storico di Genova, un percorso di ventotto chilometri che parte da via del Molo e arriva fino a Bargagli attraversando Molassana, Staglieno e Castelletto.

    Il Festival teatrale dell’Antico Acquedotto inizia domani (venerdì 7 giugno 2013) e termina il 25 luglio: una versione arricchita rispetto alle edizioni precedenti, con un ricco calendario di spettacoli, conferenze e le tradizionali stondaiate, cinque appuntamenti che percorreranno complessivamente l’intero tratto dell’Acquedotto.

    La conferenza stampa è anche l’occasione per fare il punto sulla futura nuova sede del Teatro dell’Ortica: il presidente Municipio Val Bisagno Agostino Gianelli annuncia infatti che «entro tre anni la Val Bisagno avrà il suo teatro, la cui gestione sarà affidata a chi in questi anni ha operato attivamente sul territorio». Come spiega poi Mirco Bonomi, le opzioni più probabili rimangono le stesse di alcuni mesi fa: la Ex Boero, in cui sorgerà uno spazio polivalente, oppure le Ex Officine Guglielmetti, all’interno del centro commerciale che verrà costruito da Coop.

    Il programma del Festival prevede diverse tipologie di eventi: da spettacoli di improvvisazione comica guidati da Mauro Pirovano, alla giovane compagnia “autogestita” del Teatro dell’Ortica Laboratorio Urticante, fino a rappresentazioni di impegno sociale a cura del Teatro dell’Ortica e di Libero Circuito Toscano, una rete di compagnie dalle caratteristiche molto simili a Tilt.

    Conferenze e itinerari urbanistici sono inoltre l’occasione per riflettere su storia e attualità del teatro e per mostrare la forte compenetrazione fra teatro e territorio: nel caso specifico, per far (ri)scoprire ai genovesi una parte storica e poco nota della città.

    Questo il programma completo del Festival Teatrale Antico Acquedotto 2013.

    Marta Traverso

  • Silos Piazza Solari: il Comune conferma la legittimità del progetto

    Silos Piazza Solari: il Comune conferma la legittimità del progetto

    san fruttuoso 2Manca ancora il permesso a costruire. Ma è solo questione di tempo perché l’amministrazione comunale ha confermato la legittimità dell’operazione. Stiamo parlando del discusso progetto del maxi silos di 5 piani (per 152 posti auto) nel cuore di San Fruttuoso, tra Piazza Solari e via Amarena, sul terreno di proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis.
    Dopo la presentazione delle osservazioni da parte del comitato dei residenti e la manifestazione di protesta andata in scena Lunedì 3 giugno, ieri tutte preoccupazioni dei cittadinisoprattutto in merito al rischio idrogeologico – sono approdate a Palazzo Tursi.
    Il 13 giugno i consiglieri comunali eseguiranno un sopralluogo sull’area interessata dall’intervento, mentre la prossima seduta di Commissione Consiliare Territorio è fissata per il 19 giugno. In quell’occasione, probabilmente, si tireranno le somme e verrà presa una decisione definitiva.

    Il direttore della Fondazione Contubernio D’Albertis, Gianluigi Magaglio, presente all’incontro di ieri, esprime soddisfazione per quello che considera un passo avanti verso la realizzazione del progetto: «La Commissione ha ribadito il fatto che noi abbiamo rispettato alla lettera le procedure. Tutti i consiglieri hanno riconosciuto la legittimità dell’operazione. La Fondazione, dal punto di vista amministrativo, ha svolto il proprio dovere. L’iter approvativo è praticamente concluso. I pareri sono stati tutti favorevoli».
    A seguito del parere del Municipio Bassa Valbisagno, che chiedeva ulteriori approfondimenti «Abbiamo integrato la documentazione – continua Magaglio – Il progetto è stato modificato con l’ampliamento delle vasche di laminazione per la raccolta delle acque. Erano già a norma ma così una vasca ha raddoppiato la sua portata, passando da 18 a 32 metri cubi. Inoltre, è prevista una seconda vasca da 3 metri cubi, dedicata esclusivamente alla parte di opera pubblica (l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena; il campetto polivalente)».
    La Fondazione Contubernio D’Albertis ha sottolineato la propria disponibilità a collaborare – in particolare sugli aspetti idrogeologici – con il Comune, con il Municipio, con esperti dell’Università e anche con il comitato di cittadini. «Questa è una nostra precisa istanza: concordare tutti gli interventi passo dopo passo, dalla cantierizzazione allo sviluppo dei lavori – spiega Magaglio – Adesso, con la consegna delle fideiussione in originale presso l’ufficio del dirigente del Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizie Paolo Berio, noi attendiamo soltanto che ci venga rilasciato il permesso a costruire. La fideiussione supera il milione di euro e consentirà al Comune, qualunque cosa succeda, di disporre del denaro per realizzare le 2 opere pubbliche, ovvero ascensore inclinato e campetto polivalente».

     

    Le motivazioni economiche dell’operazione

    Il 1 giugno 2013 la Fondazione Contubernio D’albertis ha festeggiato il suo 150° compleanno. Nata a metà del 1800 come donazione del vescovo di Ventimiglia Giambattista D’Albertis, era destinata ad accogliere le bambine sordomute che nella storica struttura di via Amarena vivevano, studiavano e apprendevano un lavoro.
    La trasformazione da convitto a scuola risale alla fine degli anni ‘60. Oggi le sordomute sono ospitate in una residenza protetta, autorizzata e convenzionata con il Comune, mentre l’istituto è diventato un grande complesso scolastico: asilo, elementari e medie, per un totale di 550 alunni e 47 dipendenti diretti.
    «Il nostro edificio in 150 anni di storia è rimasto uguale a se stesso, circondato da un parco di circa 20 mila mq – spiega Magaglio, che non ci sta a passare per l’ennesimo artefice della cementificazione selvaggia di San Fruttuoso – Intorno al Contubernio, invece, i palazzi sono spuntati come funghi, anche in zone sottoposte a vincoli».
    La salvaguardia dell’ambiente, secondo il direttore, è sempre stata una prerogativa della Fondazione: «Abbiamo spazi con animali (capre, conigli, tartarughe), un bosco dove portiamo i bambini a giocare, piante ed alberi di pregio, che curiamo con attenzione».
    Di questi 20 mila mq, solo 1700 sono inutilizzati: quelli della scarpata di Bosco Pelato. «Il notevole dislivello (35 metri tra la strada interna del Contubernio e Piazza Solari) e la presenza di una fitta vegetazione spontanea, impediscono di sfruttare questa porzione di verde – aggiunge Magaglio – Per recuperarla e rimetterla a nuovo è necessaria una spesa di migliaia di euro».

    Soldi di cui attualmente la Fondazione non dispone. Anzi, è proprio la stringente esigenza di recuperare risorse economiche, a giustificare la discussa operazione immobiliare. «Io sono un amministratore di una Fondazione che ha 47 dipendenti diretti e fa fronte a 550 alunni – racconta Magaglio, che è anche il vicepresidente regionale della Federazione delle Scuole Cattoliche – Noi forniamo un servizio scolastico in aule attrezzate e dotate di tutte le misure di sicurezza. Lo sa quanto costa mettere a norma gli spazi? Per garantire la sopravvivenza dell’istituto bisogna inventarsi delle soluzioni – conclude il direttore – Le uniche risorse della Fondazione sono i suoi spazi esterni. Abbiamo ceduto l’area a Codelfa (impresa controllata dal gruppo Gavio, ndr) ma seguiremo l’andamento dei lavori con i nostri tecnici, affinché tutto sia eseguito a regola d’arte. Cos’altro dovevamo fare nel 2007, quando abbiamo ipotizzato il progetto? Gli strumenti urbanistici consentono un tale intervento e questo è l’unico modo per sfruttare economicamente un’area di nostra proprietà».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Val Bisagno, aree di trasformazione urbana: incontro pubblico

    Val Bisagno, aree di trasformazione urbana: incontro pubblico

    bassa-valbisagno-marassi-stadio-ferrarisNel pomeriggio di ieri (lunedì 3 Giugno), presso il Salone di Rappresentanza del Municipio III della Bassa Val Bisagno, si è tenuto il seminario informativo “Le aree di trasformazione in Val Bisagno: a che punto siamo?”, voluto dai rappresentanti municipali e comunali, al fine di illustrare lo stato di avanzamento dei progetti urbanistici in corso e di quelli di prossima realizzazione. Un intervento che si inserisce sulla scia della serie di incontri di osservazioni al PUC che si stanno svolgendo in questo periodo (l’ultimo, il 30 maggio 2013 proprio nel Municipio III e il prossimo è previsto per il 5 giugno).

    L’area di interesse è la Val Bisagno, tutta: non a caso, all’incontro hanno partecipato i presidenti dei tre municipi di riferimento, ovvero Massimo Ferrante, del Municipio III Bassa Val Bisagno, Agostino Giannelli (Municipio IV Media Val Bisagno), e Alessandro Morgante, del Municipio VIII Medio Levante. Oltre a loro, presente anche l’Assessore all’Urbanistica Bernini e all’Ambiente Valeria Garotta. Assente Crivello, Assessore ai Lavori Pubblici, impegnato su altri fronti. Inoltre, presenti anche rappresentanti dell’Associazione territoriale Genova Bene Comune, con la presidente Barbara Comparini.

    Distinguendo tra i progetti ancora in fase di approvazione e quelli già in via di attuazione, si è fatto il quadro della situazione sotto il triplice aspetto legislativo, finanziario e ambientale.

    municipio-bassa-valbisagno«Nel territorio della Val Bisagno – sostiene il vicesindaco Stefano Bernini – sono due le problematiche principali: in primis, non c’è una linea ferroviaria, questo crea problemi nelle infrastrutture dei trasporti ed è necessario cercare nuove soluzioni come ad esempio collegare la zona al sistema della metropolitana esistente, o creando una rete filobus e altri percorsi. In secondo luogo, la vallata da sempre ha mostrato elevata densità abitativa e presenza industriale: questo ha trasformato il rapporto con il territorio circostante e ha oggi lasciato grandi aree libere, da riqualificare e trasformare».

    È questo il caso, ad esempio, dell’ex area Boero o del centro storico di Molassana, la cui riqualificazione è prevista dal POR. «Sono due casi virtuosi di mediazione tra i proprietari privati e l’amministrazione – continua Bernini – in cui sono state trovate linee comuni nell’interesse della collettività. Queste zone di trasformazione industriale, una volta riqualificate, devono rendere omogenea la vallata, con un’offerta di servizi funzionale alle nuove domande collettive e sociali: dobbiamo pensare a disegnare social housing, nuovi servizi sociali e un’offerta sanitaria decentrata e diffusa».

     

    Il nuovo stadio alla Foce

    Fiera di GenovaL’attenzione dei partecipanti è scesa poi più a valle verso lo stadio Luigi Ferraris e il carcere. Per entrambe le strutture il punto di partenza è lo stesso: ormai inglobate nel centro cittadino, andrebbero trasferite altrove. Ma se nel primo caso si può parlare di progetti quantomeno abbozzati, lo spostamento e l’adeguamento del carcere di Marassi rimane per ora una chimera.  Per quanto riguarda l’impianto sportivo rimane viva l’ ipotesi di riqualifica da parte del Genoa e di costruzione di una nuova struttura alla Foce di proprietà della Sampdoria. Su quest’ultimo progetto si è soffermato Bernini: «Da parte comunale ribadisco la disponibilità a ragionare insieme alla società Sampdoria per trovare una soluzione, migliorare la zona della Fiera del Mare –ora svuotata in molti locali all’interno- e decongestionare il centro della città dall’intasamento del traffico. Per fare questo, è importante un preventivo accordo con il sistema del Porto Antico, in modo da creare un percorso privilegiato di collegamento tra le varie zone: non è possibile pensare che lo stadio si realizzi mantenendo la viabilità attuale, perché ciò finirebbe per creare dei blocchi e boicottare il turismo. Le problematiche da affrontare, come si vede, sono tante, ma il tempo stringe: a settembre la Giunta vorrebbe finire queste fasi di consultazioni e raccogliere le informazioni ricevute in questi incontri in Municipio, in modo da essere pronti a dicembre con il nuovo PUC decennale».

     

    Scolmatore del Bisagno

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoL’assessore Garotta ha poi illustrato la questione dello scolmatore del Bisagno per alleviare il Fereggiano dai rischi di esondazione della rete di acque meteoriche e alleggerire il Bisagno dalle pressioni idrogeologiche, passando poi a lavorare anche sugli altri rivi minori (come il Finocchiara e altri affluenti alti del Fereggiano). «Si sta lavorando per creare anche uno sbocco a mare del Bisagno – ha dichiarato l’assessore – e ci sono trattative con Regione e Provincia, per creare la soluzione ottimale e fare una scelta progettuale. L’iter burocratico dovrebbe procedere in fretta: entro il 30 novembre si dovrebbe arrivare alla soluzione definitiva, rispettando i tempi imposti a livello ministeriale. L’intervento è complesso, già ai tempi dell’alluvione del ’70 vari tecnici si sono messi al lavoro per risolvere questa carenza in termini idrogeologici (risalenti a errori di valutazione commessi ai primi del ‘900), senza grandi risultati. Nel ‘900 la valutazione della portata del Bisagno era stata sottostimata, e la città si è sviluppata attorno a queste valutazioni errate: oggi intervenire su situazioni così complesse in un tessuto urbano consolidato è ben difficile e comporta scelte drastiche. Nel piano di bacino, si è pensato di optare per la soluzione dello scolmatore, attuandone per ora una parte grazie alle risorse messe a disposizione dall’amministrazione, e prevedendone la fine per il 2017».

     

    Gli interventi dei cittadini

    La discussione pubblica ha mosso l’interesse dei cittadini, associazioni, CIV e singole persone che hanno fatto sentire la loro voce. Ad esempio, proprio Solferino, presidente del CIV Corso Sardegna, tocca la spinosa questione dell’ex mercato di Corso Sardegna, auspicando una soluzione collettiva, per amministratori, cittadini e ditta appaltatrice. Altro intervento, quello di Massimiliano Bonacci, ideatore degli schermi CityMessage in Piazza Manzoni, che solleva la questione –molto attuale- della realizzazione di piste ciclabili e della dotazione di colonnine per la ricarica delle auto elettriche. E poi il “caso” Terralba: la prosecuzione del sistema ferroviario da Brignole, con l’annessa riqualifica della zona e il recupero di aree dismesse. O ancora il problema del monitoraggio del territorio sotto il profilo della sicurezza idrogeologica: per ora, si sta lavorando per riscrivere il piano di protezione civile –in collaborazione con ARPAL-, ridefinire le soglie di precipitazione e razionalizzare le emergenze e il comportamento in caso di allerta, per offrire adeguata protezione ai cittadini senza scadere nell’eccesso e senza portare danni agli esercizi commerciali.

     

    Elettra Antognetti

  • San Fruttuoso, silos Piazza Solari: girotondo per salvare Bosco Pelato

    San Fruttuoso, silos Piazza Solari: girotondo per salvare Bosco Pelato

    san fruttuoso 1Un “girotondo verde”, dedicato a tutti i bambini che frequentano le scuole e l’asilo di Piazza Solari, per chiedere che il bosco non venga distrutto e sostituito con un silos di 5 piani. È questa l’ultima iniziativa organizzata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti – un folto gruppo di cittadini indipendenti da ogni partito o movimento politico – che da alcuni mesi si batte contro la realizzazione della maxi autorimessa – tramite sbancamento della collina di Bosco Pelato, situata a San Fruttuoso tra piazza Solari, via Amarena e via Savelli – con conseguente cementificazione della zona da parte della Fondazione Contubernio D’Albertis e del Gruppo Gavio.

    Oggi pomeriggio (Lunedì 3 giugno) dalle ore 16:00 alle 16:30 i più piccoli sono invitati a partecipare al girotondo: «A ogni bambino verrà dato un palloncino verde del colore del bosco e faremo un girotondo intorno alla piazza tutti insieme – spiega il comitato – Partecipate numerosi all’uscita della scuola o dell’asilo e ditelo ai vostri amici».

    L’obiettivo è catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle criticità che un simile intervento potrebbe generare nel quartiere. Mentre sul piano della comunicazione, metodo e tempistica scelti dalle istituzioni, suscitano perplessità. Come spesso accade, infatti, il confronto con gli abitanti della zona è avvenuto ormai a giochi fatti.
    «L’iter approvativo del progetto è stato sviluppato senza informare in alcun modo la cittadinanza – sottolinea il comitato – si è svolta una sola riunione, il 16 gennaio scorso, presso il Municipio Bassa Valbisagno, quando l’intervento è stato illustrato mettendo la popolazione davanti al fatto compiuto. A dire il vero, l’iter progettuale non è del tutto concluso, perché manca ancora il permesso a costruire. Comunque sia, analizzando il progetto presentato, è evidente come parecchi dei pareri positivi siano stati dati in maniera affrettata; a volte senza che tutte le informazioni fossero state fornite al soggetto a cui veniva richiesta l’approvazione».

    I cittadini di San Fruttuoso, a spese proprie, hanno commissionato degli studi aggiuntivi a specialisti affermati che «Hanno confermato l’elevato rischio idrogeologico ed ambientale derivante da una tale opera – conclude il comitato – Abbiamo dato mandato ad un avvocato di mandare le nostre obiezioni alle autorità preposte». Le preoccupazioni sono sempre le stesse: rischio idrogeologico; sicurezza degli edifici scolastici e degli edifici limitrofi; ulteriore cementificazione; disagio viario ed aumento dei gas di scarico; sopravvivenza dell’area verde pubblica; inutilità delle opere compensative (ascensore inclinato e campetto da calcio).

     

    Matteo Quadrone

  • Sestreet skate contest: gara di pattinaggio per adulti e bambini

    Sestreet skate contest: gara di pattinaggio per adulti e bambini

    skater-street-art-CSabato 1 e domenica 2 giugno 2013 si svolge la seconda edizione del SeStreet Skate Contest presso lo Skatepark di via Galliano a Genova Sestri Ponente, nelle vicinanze del Circolo Arci Merlino.

    La gara è organizzata da Uisp Genova (nell’ambito del progetto Pronti, partenza, VIA!) in collaborazione con gli skaters che abitualmente si allenano nel parco: sabato il contest sarà riservato ai bambini, domenica agli adulti. Per i vincitori sono previsti dei premi.

    Info ed iscrizioni ppv.genova@gmail.com o 347 8454787 (ci si potrà iscrivere anche il giorno stesso).

    [foto di Constanza Rojas]

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  • Certosa, area ex Fillea: la sicurezza è il primo problema, interventi da rifare

    Certosa, area ex Fillea: la sicurezza è il primo problema, interventi da rifare

    certosa area ex fillea.010Nel cuore di Certosa l’area ex Fillea – sorta nel “libro dei sogni” quale parcheggio di interscambio per la futura fermata della metropolitana di Rivarolo – oggi è gestita da Genova Parcheggi ed ospita soprattutto posti auto per i residenti (a pagamento e non), in parte posteggi a tariffa oraria, ma è percepita dalla popolazione come una vera e propria “terra di nessuno”, abbandonata a se stessa e luogo pericoloso, in particolare con il calare del sole.

    Nel corso degli anni si sono susseguite diverse proteste per il taglio di posti auto riservati agli abitanti e per l’aumento delle tariffe orarie. L’ultima nel marzo 2012 quando Genova Parcheggi, con un colpo di mano truffaldino, si è impossessata di una sessantina di posti auto liberi applicando ad essi la tariffa di 1,50 euro all’ora.
    Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa ha protestato vivacemente per il “furto” dei parcheggi e ha rilanciato le sue proposte per migliorare la gestione di un’area fondamentale per il quartiere, anche in termini di vivibilità.
    Ovviamente la presenza di un maggior numero di posti auto per i residenti resta una delle priorità, ma secondo i cittadini è necessaria una più intelligente organizzazione degli spazi auto (per diversamente abili; a disco orario), la rivisitazione della segnaletica verticale/orizzontale, la realizzazione di percorsi pedonali protetti in grado di garantire la sicurezza dei pedoni.

    certosa area ex fillea007Ebbene, come racconta Enrico D’Agostino, portavoce del Comitato «Tutte le nostre richieste sono state disattese. Dal marzo 2012 nessuno si è più fatto sentire. Fino ad una ventina di giorni fa. I lavori sono improvvisamente partiti ed in quattro e quattr’otto sono stati portati a termine».
    Le proposte dei cittadini non sono state accolte. Ad eccezione del percorso pedonale. «Peccato, però, che l’abbiano realizzato troppo stretto e senza paletti di protezione – sottolinea D’Agostino – La domanda è: perché spendere i soldi in questo modo? È uno spreco di risorse pubbliche quando sarebbe stata sufficiente una maggiore attenzione».
    Altro punto critico è il nuovo senso di marcia. «Adesso le due entrate del parcheggio sono in corrispondenza di due ponti (via Piombelli e piazzetta Penne Nere) – continua D’agostino – la cui altezza è insufficiente a garantire un accesso agevole per alcuni automezzi di soccorso».
    Infine, la questione dei contrassegni. Il posto auto per residenti, infatti, si ottiene previo permesso comunale. Secondo il Comitato, però, molti sarebbero fasulli. «Per questo abbiamo chiesto al Comune di effettuare un controllo capillare».

    La mattinata dell’8 giugno i cittadini scenderanno in strada per richiamare l’attenzione sull’area ex Fillea e chiedere alle istituzioni di rivedere gli interventi eseguiti. «Invitiamo anche il Municipio Valpolcevera a confrontarsi con noi – continua D’Agostino – visto che lo stesso presidente, Iole Murruni, ha riconosciuto che sono stati fatti degli errori».

    certosa area ex fillea.002certosa. area ex fillea.005

     

     

     

     

     

     

    Tuttavia, al di là delle questioni legate alla viabilità e alla gestione dei posti auto, il problema principale resta la percezione di insicurezza.
    La parte di struttura coperta che ospita i posti auto a pagamento – in pratica una gabbia metallica chiusa da ogni lato, senza adeguate vie di fuga per pedoni e automobili – è dotata di scarsissima illuminazione e durante le ore notturne è già stata teatro di atti vandalici e di un paio di tentativi di violenza (fortunatamente sventati) a danno di altrettante donne.

    La settimana scorsa un incendio doloso, propagatosi sotto la medesima struttura , ha distrutto 3 automobili. E la paura ha serpeggiato tra gli abitanti. «Nell’aprile 2012 abbiamo fatto un esposto ai vigili del fuoco, con fotografie e filmati, per sottolineare la totale assenza di estintori, bocchette antincendio, vie di fuga e la scarsa illuminazione – spiega D’Agostino – Ci hanno risposto ad agosto 2012 affermando che da loro sopralluogo non emergono evidenti difformità rispetto alle norme di sicurezza».

    «Bisogna garantire la sicurezza e l’incolumità di tutte le persone che in qualche modo usufruiscono dell’area ex Fillea – conclude il Comitato – per questo chiediamo a gran voce la presenza delle forze di sicurezza: sono mesi che non vediamo passare un vigile urbano. Non c’erano neppure quando è stato approntato il cambio del senso di marcia …».

     

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Aspettando la Fiera della Maddalena: gli eventi nel quartiere

    Aspettando la Fiera della Maddalena: gli eventi nel quartiere

    maddalenaDa giovedì 30 maggio a sabato 1 giugno 2013 il centro storico di Genova si prepara alla fiera della Maddalena con una tre giorni di letture, conferenze e concerti che vogliono “preparare” gli abitanti all’evento.

    «Quotidianamente i commercianti del CIV della Maddalena e gli abitanti si incontrano e “parlano”, escono dalle loro attività nonostante il difficile momento economico e si confrontano: così nasce questo evento su un semplice foglio di carta, una tovaglietta di un ristorante, e diventa grazie ad un importante sforzo organizzativo un’occasione da regalare al nostro centro storico»: così Associazione A.Ma presenta l’iniziativa sulla sua pagina Facebook.

    Il programma di “3 Settimane alla Fiera della Maddalena prevede numerosi incontri che ruotano intorno al tema delle donne: tra gli ospiti la scrittrice Claudia Priano, la cantautrice Karen Ciaccia, il gruppo Se non ora quando Genova.

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  • Sestri, Chiaravagna: demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara

    Sestri, Chiaravagna: demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara

    aeroporto-sestri-ponente-dProseguono i lavori per la messa in sicurezza del torrente Chiaravagna. Giovedì prossimo approderà in Giunta la delibera promossa dal vicesindaco Bernini per la demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara a Sestri e l’ampliamento dell’alveo all’altezza del palazzo di Elsag, per cui il Comune è dovuto intervenire con un esproprio dei terreni necessari e un’inevitabile modifica della destinazione d’uso dell’area in cui, attualmente, sorge parte delle fondamenta dell’azienda con sede a Sestri.

    Il tempo previsto per la durata dei lavori è di circa un anno, durante il quale saranno inevitabili alcuni disagi al traffico e alla mobilità. Disagi che riguarderanno principalmente l’accesso a via Borzoli e il percorso degli autobus diretti in via Siffredi. «Speravo si potesse intervenire per lotti separati – spiega Bernini – ma pare sia necessario operare in un’unica soluzione. Tuttavia, è un disagio che dobbiamo sopportare in virtù di un bene maggiore, ovvero l’adeguamento della portata del torrente che consentirà di evitare futuri rischi di esondazioni, anche di fronte a quantità d’acqua improvvise ed elevate come quelle del 2010».

    alluvioneSecondo quanto illustrato dal vicesindaco, il costo complessivo dell’opera rientra nell’ordine dei 2 milioni di euro, coperti in parte da finanziamenti europei destinati ai Por, in parte da fondi del Comune di Genova e in parte da trasferimenti straordinari legati all’emergenza post alluvione.

    «Intanto – prosegue Bernini – stiamo già lavorando in previsione dell’intervento successivo che riguarderà la zona Piaggio – aeroporto . In questo caso, per poter allargare l’alveo si dovrà procedere con la demolizione della cabina di verniciatura dell’azienda che attualmente risiede sul torrente. Per questo disagio produttivo, Piaggio verrà indennizzata da parte dell’Autorità portuale». Intanto, la nuova cabina è già in fase di progettazione.

    Solamente quando anche questa tranche di lavori sarà completata, si potrà finalmente intervenire con la definitiva demolizione del ponte di via Giotto, completando così la messa in sicurezza della zona “a mare” del Chiaravagna, così come previsto dal Piano di bacino. Il tutto, dovrà avvenire entro il 2015 per non perdere la disponibilità dei finanziamenti. Entro il 2016, invece, dovrebbero terminare anche i lavori sul tratto “a monte”. Un traguardo assolutamente, raggiungibile, assicura Bernini, dato che si può contare su una progettazione in larga parte già effettuata e che necessita solo dei tempi tecnici di attesa relativi ai bandi e, naturalmente, al completamento dei lavori.

    Come si evince, il cronogramma degli interventi sul Chiaravagna, dalla demolizione del palazzo di via Giotto fino a scendere alla foce in zona aeroporto, è stato studiato in maniera minuziosa per non andare a creare nuove criticità in seguito alla rimozione di quelle passate. «Se si fosse proceduto con la demolizione del ponte su via Giotto contestualmente al palazzo – spiega il vicesindaco – il problema dello smaltimento delle acque si sarebbe potuto ripresentare più a valle, ad esempio all’altezza del ponte di via Manara. L’ordine dei lavori è stato organizzato in maniera strategica proprio per evitare tutto ciò».

    Simone D’Ambrosio

  • Puc Genova: incontri nei Municipi con i cittadini, il metodo non convince

    Puc Genova: incontri nei Municipi con i cittadini, il metodo non convince

    sestri-ponente-DLa tanto decantata partecipazione rischia di rivelarsi l’ennesimo flop. Va dato atto all’amministrazione di Palazzo Tursi, in particolare al vicesindaco Stefano Bernini, di aver intrapreso un’iniziativa coraggiosa, quella di aprire un percorso partecipativo per la definizione finale del Piano Urbanistico Comunale (PUC), ma tempi, metodo e organizzazione lasciano quanto meno perplessi.
    Tempi ristretti perché a settembre Bernini vuole portare il PUC in Consiglio Comunale per la discussione finale, periodo sbagliato perché quando si entrerà nel vivo dei temi sollevati – se davvero succederà – sarà piena estate.
    Criticabile pure il metodo scelto: chiamare in causa i cittadini per illustrare loro le osservazioni senza neppure sapere se gli uffici comunali le accoglieranno o meno; mentre i Municipi hanno appena incominciato a lavorare sulle proposte riguardanti il proprio territorio di riferimento.
    È vero coinvolgimento, questo?
    Infine l’organizzazione: scarsa informazione e promozione degli eventi non favoriscono l’affluenza del pubblico, almeno di quello composto da persone comuni.

    IL PUC, IL PERCORSO

    Il procedimento di formazione del Piano Urbanistico – lo strumento principale della pianificazione territoriale di livello comunale – è in via di svolgimento da parte del Comune di Genova. Nel dicembre 2011 è stato adottato il progetto preliminare. Gli enti competenti hanno espresso 4 pareri; da singoli individui, associazioni (di categoria e non), comitati, ecc., sono pervenute oltre 800 osservazioni.
    La legge regionale prevede che chiunque ha facoltà di prendere visione del progetto preliminare del Piano e di presentare osservazioni e proposte, nell’intento di contribuire alla sua migliore definizione. La sintesi delle osservazioni pervenute è consultabile sul portale dedicato (http://geoserver.comune.genova.it/osservazionipuc/index.htm).
    Adesso l’amministrazione è tenuta ad elaborare un documento contenente le determinazioni comunali in merito ai pareri ed alle osservazioni pervenuti, nonché la specificazione delle eventuali conseguenti modifiche da apportare al progetto preliminare.

    Il percorso di partecipazione – nelle migliori intenzioni di Palazzo Tursi – è finalizzato all’analisi delle osservazioni. Gli esiti del percorso di partecipazione confluiranno in un testo di linee guida per le “controdeduzioni” (ovvero le risposte di accoglimento o rigetto delle osservazioni) da sottoporre al Comune. «Si tratta di una scelta della civica amministrazione, non di una norma di legge – sottolinea il vademecum – voluta per garantire: informazione e coinvolgimento dei cittadini nelle scelte strategiche di pianificazione urbanistica; acquisire ulteriori punti di vista e opinioni delle persone e dei principali portatori di interesse sociali, culturali, economici e professionali; semplificare la fase di formulazione delle controdeduzioni alle osservazioni grazie ad un processo aperto e progressivo di ascolto delle diverse posizioni».
    Una prima fase di comunicazione è condotta dai Municipi, tramite l’organizzazione di incontri pubblici che affrontano il tema da un punto di vista soprattutto territoriale. Una seconda fase, dedicata ad approfondire i temi che possono presentare più e/o distinti scenari in sede di controdeduzioni, prevede l’organizzazione di tavoli tematici di esame e discussione dei principali temi sollevati dai pareri e dalle osservazioni, con il supporto di una commissione di esterni. Infine, una terza fase, aperta alla città, è volta alla restituzione del percorso di partecipazione nel corso di un evento finale pubblico.
    Lungo il percorso di partecipazione sono previsti periodici aggiornamenti della commissione consiliare comunale e di quelle municipali. La commissione di esterni – composta da un ristretto gruppo di esperti in materie di pianificazione urbanistica, gestione di processi di partecipazione ed attuazione di politiche pubbliche in tema di governo del territorio, individuati dall’Università degli Studi di Genova e dall’Istituto Nazionale di Urbanistica – seleziona i temi da esaminare nei tavoli partendo dalle osservazioni, mette a punto una metodologia di gestione dei tavoli, analizza gli aspetti strategici delle scelte, facilita il confronto e la condivisione, tiene traccia delle diverse posizioni, redige un documento finale di restituzione.

    Critiche sull’effettivo coinvolgimento della cittadinanza arrivano da consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.
    Il capogruppo Fds (Federazione della Sinistra), Antonio Bruno, afferma «Quello che è stato deciso è un percorso di consultazione più che di partecipazione, perché i cittadini non verranno coinvolti nel processo decisionale».
    Per il Movimento 5 Stelle si tratta di un’operazione di facciata e pure mal organizzata, come spiega il consigliere Stefano De Pietro «Il vicesindaco Bernini ha deciso che è necessario un “percorso partecipato” prima ancora di rendere note le risposte degli uffici alle oltre ottocento segnalazioni inviate da associazioni e singoli individui. Vista la partecipazione molto sentita ma poco numerosa della riunione nel Medio Levante, si comprende che la comunicazione, come al solito quando si parla di Comune, è davvero poco efficace: niente mail, niente Facebook, nessun mezzo post ottocentesco. I gruppi consiliari hanno divulgato loro l’informazione, ovviamente non con quella capillarità che una campagna pubblicitaria, ad esempio in televisione e sui mass-media, avrebbe consentito di sviluppare. La riunione del Medio Levante si è svolta senza avere ancora a disposizione le osservazioni e le controdeduzioni degli uffici, con pochi giorni di preavviso, in un clima da “tanto alla fine fate comunque quello che volete”. È il metodo usato che lascia fuori i cittadini, ma consente alla Giunta di avere scritta la parola “partecipazione” sui giornali».

    GLI INCONTRI NEI MUNICIPI

    La partenza sicuramente non è stata delle migliori. Il primo incontro presso il Municipio Ponente, svoltosi il 16 maggio scorso, complici l’ora (le 14) e la scarsa pubblicità, ha visto la presenza di appena una ventina di abitanti.
    «È stata un’occasione persa – ha spiegato Carlo Besana, anima del Consorzio Pianacci del Cep (Corriere Mercantile, 17-05-2013) – Prima di tutto per la scarsa organizzazione, visto che i consiglieri sono venuti a conoscenza delle proposte durante la seduta. E poi l’orario scelto era davvero infelice: alle 14 possono partecipare solo disoccupati e pensionati. Se è questa la partecipazione che intendono Comune e Municipio …».

    Ad oggi sono già andati in scena 6 appuntamenti: Ponente, Medio Levante, Medio Ponente, Centro Ovest, Media Valbisagno, Levante. Le ultime tre tappe della prima fase del percorso sono previste il 29 maggio (Valpolcevera); il 30 maggio (Bassa Valbisagno); il 5 giugno (Centro Est).
    Ma è già possibile tracciare un bilancio dell’esperienza attraverso le parole di alcuni protagonisti.

    Case di piazza Rossetti alla Foce«Il percorso partecipativo è un’iniziativa apprezzabile, soprattutto perché in precedenza non c’è stato alcun coinvolgimento dei cittadini – afferma Bianca Vergati, consigliere del Municipio Medio Levante (Sel-Lista Doria) – Certo, però, il tutto si sta sviluppando in maniera troppo frettolosa. Il modus operandi è inconsueto. Il processo è partito, ma il Municipio ha potuto visionare le osservazioni al PUC, solo un mese fa. E ci troviamo a discutere delle proposte che non sappiamo ancora se saranno accolte o meno dagli uffici comunali. E così, forse, rischiamo di parlare di “aria fritta”».
    Secondo Vergati «Qualunque tipologia di incontro istituzioni-abitanti è un fatto positivo. Tuttavia il percorso poteva essere organizzato in maniera migliore. Magari rendendo pubblici i pareri e le osservazioni (da alcuni giorni pubblicati sul sito web di Urban Center). Ma molti cittadini non ne sono a conoscenza e comunque, in precedenza, non avrebbero avuto modo di consultare la documentazione. Insomma, un deficit di informazione c’è stato».
    Finora gli uffici comunali non hanno ancora preparato le controdeduzioni, ovvero le risposte (positive o negative) alle osservazioni. «Questi eventi pubblici potrebbero servire per far comprendere agli uffici che ci sono delle osservazioni puntuali – sottolinea Vergati – le quali necessitano di un’attenta valutazione. Per quanto riguarda il Municipio, in seguito sono previsti altri momenti di confronto con il Comune, ma i tempi del percorso sono assai ristretti».

    Lucia Gaglianese, consigliere del Municipio Centro Ovest (Pdl), punta il dito contro il metodo scelto «I cittadini sono stati coinvolti a posteriori, come spesso accade. Prima decidono e dopo organizzano i dibattiti pubblici. È lo stesso iter della Gronda. È sbagliata l’impostazione degli incontri. L’assemblea del Centro Ovest ha visto un’illustrazione generale del PUC che non si è addentrata più di tanto sulle specificità del territorio. Eppure noi, a livello municipale, stiamo lavorando su diversi punti. Il Municipio, infatti, è chiamato ad esprimere il suo parere sul PUC. Il percorso dovrebbe avere la finalità di coinvolgere anche i cittadini nel processo decisionale. Ma è solo fumo negli occhi».

    Nel Medio Ponente l’assemblea è stata abbastanza partecipata, come sottolinea il consigliere municipale Fabio Manganaro (Pd) «Quindi la comunicazione, almeno in parte, è arrivata agli abitanti. Sicuramente c’erano molti cittadini attivi, per esempio gli “Amici del Chiaravagna”. Quando parliamo di “partecipazione”, però, vorrei capire quanti genovesi abbiano davvero idea di che cosa sia il PUC». In altri termini, secondo Manganaro «L’informazione e la consultazione della cittadinanza sarebbe dovuta partire già diverso tempo fa».
    Da parte sua il Municipio, escluso un precedente incontro con i referenti degli uffici comunali e l’assemblea sopracitata, sulla questione PUC è praticamente fermo. «A livello di Commissione Consiliare non abbiamo ancora discusso le osservazioni», sottolinea Manganaro. Che non lesina un ultimo appunto critico «Il fatto di organizzare una serie di incontri pubblici, partiti a fine maggio e che si svilupperanno nel periodo estivo, è un elemento che disincentiva la partecipazione. Così come non si può affermare che, tramite questo percorso, il Municipio sia stato coinvolto nella discussione del PUC».

    INCONTRO MUNICIPIO CENTRO EST: IL BOICOTAGGIO DI “VOGLIO LA GAVOGLIO”

    L’ultimo evento pubblico sul PUC è previsto il 5 giugno presso il Municipio Centro Est che racchiude una vasta e popolosa porzione della città, tra cui il quartiere Lagaccio, ormai purtroppo quotidianamente al centro delle cronache locali a causa della recente frana di via Ventotene che, da quasi due mesi, costringe centinaia di persone a vivere isolate.
    A pochi metri di distanza dalla famosa Caserma Gavoglio, storico “buco nero” della zona. Intorno al futuro dell’area è nato “Voglio la Gavoglio” – gruppo di associazioni, comitati e residenti – da lungo tempo impegnato per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul degrado del Lagaccio.

    “Voglio la Gavoglio” ha presentato ben 450 osservazioni al PUC in merito al Distretto di Trasformazione Locale 3.06 Lagaccio-Gavoglio. Ed oggi contesta apertamente il percorso promosso dal Comune. «Ma quale partecipazione, in questo modo viene tradito lo spirito del PUC – affermano gli esponenti del gruppo – questo sembra un percorso atto a reindirizzare le domande, piuttosto che a coinvolgere la popolazione. Il Comune il 6 maggio ci ha convocato per illustrarci il percorso che noi abbiamo rifiutato».
    Dal Lagaccio sono partire 450 delle 800 osservazioni fatte al PUC a livello cittadino. «Il Lagaccio, quindi, costituisce una situazione significativa per il percorso del prossimo PUC – continua “Voglio la Gavoglio” – Da circa 11 mesi attendiamo le risposte alle nostre osservazioni. Le risposte sono un obbligo amministrativo e di Legge, dunque devono essere date. Esiste un progetto preliminare di PUC, quello del 2011, che l’amministrazione intende “aggiustare”. Ma non si può andare a discutere nulla se prima non arrivano le risposte alle osservazioni. A quel punto possono aprirsi vertenze, discussioni, convergenze».
    Gli esponenti del gruppo concludono così: «La prima delle assemblee pubbliche a Ponente ha avuto circa 30 partecipanti. Quindi non parteciperemo a questi appuntamenti e organizzeremo, nella stessa giornata del 5 giugno, una “contro assemblea pubblica” nella sala parrocchiale San Giuseppe del Lagaccio, dove parleremo del quartiere che vorremmo, senza andare a perdere tempo in un percorso senza logica».

     

    Matteo Quadrone

    [Sestri Ponente, foto di Daniele Orlandi]
    [Piazza Rossetti, foto di Roberto Manzoli]

  • Cimitero di Staglieno: visite guidate per tutta la settimana

    Cimitero di Staglieno: visite guidate per tutta la settimana

    Statue, cimitero di StaglienoDal 2001 si celebra in tutta Europa la Settimana dei Cimiteri Storici Europei, un’iniziativa che vede coinvolti oltre 150 cimiteri monumentali e che permette alla cittadinanza di scoprirne patrimonio artistico e architettonico.

    A Genova aderisce il Cimitero Monumentale di Staglieno, che fino a domenica 2 giugno 2013 propone ogni giorno visite guidate gratuite e senza bisogno di prenotazione: appuntamento alle 9.30, 11 e 15 presso la Statua della Fede, in prossimità dell’ingresso principale.

    Presso il Cimitero è anche allestita la mostra fotografica Il Tempo Ritrovato di Elisa Peccenini.

    Per maggiori informazioni contattare l’ufficio preposto del Comune di Genova, al numero 010 5576874.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    giardini-baltimora-plastica-splace-3IL PRECEDENTE

    2003: il Comune di Genova affida agli architetti Susanna Bordoni e Michele Pisano la stesura di un progetto di riqualificazione dei Giardini Baltimora. Tra gli ambiti di intervento: messa in sicurezza degli accessi e dei percorsi interni, illuminazione pubblica, manutenzione del verde, creazione di un programma di attività e iniziative socio – culturali e sportive. Il piano sarà realizzato in maniera congiunta con gli abitanti del quartiere di Sarzano e il corso di laurea in Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova.

    2006: il progetto ottiene un finanziamento di 200.000 €, stanziati complessivamente da Regione Liguria, Aster e Fondazione Carige

    25 settembre 2007: il Comune di Genova approva le linee guida del PUC (Piano Urbanistico Comunale), tra le cui voci di obiettivi si legge «Struttura polisportiva con copertura a verde nei Giardini Baltimora con sottostanti parcheggi per residenti e fruitori».

    Contestualmente, il piano di riqualificazione dei Giardini ottiene il via libera ufficiale della Giunta. Il finanziamento, stanziato e approvato da oltre un anno, è tuttavia vincolato all’avvio dei lavori entro il prossimo 31 ottobre.

    5 novembre 2007: iniziano i lavori nei Giardini Baltimora, anche se la riduzione dei finanziamenti ai singoli Municipi pone seri dubbi sulla prosecuzione a lungo termine. Con il passare dei mesi e degli anni, pur avendo portato a termine alcuni degli ambiti di progetto (esempio: l’illuminazione pubblica), la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle aree verdi è al palo.

    Novembre 2008: il Comune di Genova, tramite Urban Lab, affida a due architetti di Mosca – Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich – la stesura di un nuovo progetto per i Giardini Baltimora. Le due ragazze (rispettivamente 24 e 26 anni) rimarranno a Genova fino a gennaio 2009 per lavorare con il team coordinato da Renzo Piano. Le idee in cantiere per i Giardini riprendono in buona parte il progetto precedente: messa in sicurezza dei percorsi, potenziamento dell’illuminazione pubblica e manutenzione del verde, installazione di punti di interesse culturale quali uno spazio sportivo polivalente, un bar e un cinema all’aperto.

    IL PRESENTE

    giardini-baltimora-plastica-splace-1Senza dilungarci oltre su quanto si è discusso e operato in questi anni per i Giardini Baltimora – più noti alla città come Giardini di Plastica – si nota che negli ultimi dieci anni (e oltre) le problematiche rimangono le stesse: presenza di senzatetto e tossicodipendenti, scarsa manutenzione del verde pubblico, assenza di un programma costante di iniziative culturali.

    Per comprendere quanto si sta attualmente facendo per la valorizzazione dell’area abbiamo contattato Andrea Bosio e Paolo Spoltore – rispettivamente architetto e perito agrario – che in collaborazione con il gruppo Splace hanno avuto dal Municipio Centro Est l’affidamento della manutenzione e sorveglianza dei Giardini.

    Il loro programma, denominato Down Plastic Town, ha un obiettivo ambizioso: togliere ai Giardini Baltimora l’etichetta di “luogo abbandonato e degradato” e sensibilizzare i cittadini ad attivarsi in prima persona per dare loro nuova vita. Nulla di totalmente definito per il momento, bensì un piano in continuo divenire aperto a proposte e contributi di cittadini, enti, associazioni e scuole (è in definizione, per esempio, una collaborazione con l’Istituto Agrario Marsano).

    Il rilancio dei Giardini Baltimora è molto importante soprattutto per la collocazione geografica dell’area, vicinissima a numerosi punti “strategici” del turismo genovese quali centro città, centro storico e Porto Antico, oltre che a luoghi di grande passaggio quotidiano come la Facoltà di Architettura e gli uffici della Regione in via Fieschi. Come si legge nel documento di presentazione «La genesi di questo grande spazio aperto è legata ai grandi interventi urbanistici che negli anni ‘70 hanno portato allo sventramento di una vasta porzione del tessuto medievale – il Borgo dei Lanaioli e via Madre di Dio – e la costruzione di due grandi centri direzionali; la realizzazione dei giardini, progettati da Ignazio Gardella, si configurava anche come un risarcimento per la ferita operata sulla città. In questo senso alcune scelte progettuali appaiono giustificate solo tenendo in considerazione il contesto sociale e culturale di quarant’anni fa».

    Questi, in sintesi, gli obiettivi principali:
    -incentivare la fruizione dei giardini;
    – coinvolgere associazioni e realtà istituzionali che rappresentino i diversi cittadini per età, bisogni e interessi;
    – sperimentare diversi modi d’uso e nuove funzioni all’interno dell’area attraverso la progettazione e l’allestimento di installazioni artistiche temporanee che facilitino e incentivino la fruizione e l’utilizzo dei giardini;
    giardini-baltimora-plastica-splace-2-organizzare e pianificare il sistema del verde, valorizzandolo in maniera sostenibile;
    – delineare possibili modifiche al layout architettonico attualmente esistente;
    – stimolare azioni partecipative di manutenzione, gestione e trasformazione da parte della cittadinanza;
    – attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui problemi dell’area.

    Un progetto di sensibilizzazione ad ampio spettro, che si sviluppa attraverso una pagina e un gruppo su Facebook attraverso cui si coordinano le attività di pulizia e manutenzione, si monitora con foto e video lo stato dei lavori (le immagini presenti nell’articolo sono realizzate dal comitato, ndr), si raccolgono idee per portare avanti il progetto.

    L’innovazione di questo programma rispetto ai piani precedenti – che può servire da esempio anche per iniziative analoghe in città – è la presa di coscienza che la scarsità di risorse (soprattutto economiche) limita l’attuazione “in prima battuta” di piani di intervento permanenti. Le fasi attraverso cui si articola Down Plastic Town prevedono l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’ascolto delle loro esigenze e il loro inserimento attivo nelle attività di recupero e valorizzazione dei Giardini attraverso piani d’azione temporanei, da rendere definitivi solo una volta che ne sarà verificata la fattibilità.

    Tra le iniziative in cantiere, da segnarsi in agenda per il prossimo 23 giugno l’evento di “musica zeneize” I Giardini di Cartapesto, organizzato da Arge Genova.

    Marta Traverso

  • Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    Forti di Genova, sentieri e percorsi: le proposte dei genovesi

    righi-forti-DIIL PRECEDENTE

    Aprile 2010: «D’accordo con la Regione Liguria e il Comune di Genova, stiamo trovando una soluzione a canone agevolato per due forti. A Forte Tenaglia andrà una casa-famiglia con fattoria didattica, a Forte San Martino andrà il comando regionale del corpo Forestale dello Stato. Il canone agevolato è per la valenza sociale delle due istituzioni». Questa dichiarazione del Demanio pone nuovamente l’accento sulla questione dei Forti di Genova, un ricco patrimonio cittadino che copre tutte le alture – da Begato alla Valbisagno – e che negli anni è stato tuttavia abbandonato in condizioni di degrado.

    La dichiarazione riguarda solo due dei tanti Forti che compongono il Parco Urbano delle Mura, ma esemplifica a dovere la necessità di trovare opportune destinazioni d’uso per tutte queste strutture.

    Aprile 2011: di chi sono i Forti di Genova? Una sentenza del Tar della Liguria ribadisce che la proprietà effettiva di questi beni culturali è dello Stato: una causa iniziata nel 2000 con un ricorso del Comune che voleva impedire l’eventuale vendita – da parte del Demanio – di una serie di beni fra cui i Forti stessi.

    Aprile 2012: nuovi spiragli sulla sorte dei Forti di Genova, la cui gestione potrebbe passare al Comune. Pare infatti imminente l’applicazione della legge sul federalismo demaniale, approvata nel maggio 2010 e che consente al Demanio di delegare agli enti locali la gestione dei Forti. Un gruppo di lavoro dovrà, entro giugno 2012, individuare quali aree possono essere destinate al Comune per opportuni progetti di valorizzazione paesaggistica e culturale.

    Giugno 2012: Era Superba indaga sui lavori per la casa famiglia di Forte Tenaglia, gestita dall’associazione La Piuma. Il progetto non è ancora stato realizzato, ma presto lo spazio ospiterà una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, una fattoria didattica, un giardino pubblico e laboratori per giovani studenti.

    Marzo 2013: il Forte Santa Tecla è uno dei due spazi cittadini – l’altro è Villa Pallavicini a Pegli – ad aderire al progetto europeo Peripheria, che unirà la riqualificazione del Forte a quella delle aree verdi circostanti.

    IL PRESENTE

    Negli ultimi anni, varie testate giornalistiche locali hanno dedicato periodicamente reportage fotografici all’immondizia del Parco delle Mura, per sottolineare un’incuria di cui nessuna istituzione pare realmente responsabile. Chi dovrebbe occuparsi della pulizia e manutenzione dell’area? Esistono associazioni del territorio cui può esserne affidata la gestione per eventi e iniziative?

    Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 14 maggio, è stata lanciata la proposta di rendere i Forti di Genova Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’Assessore Valeria Garotta ha spiegato che il processo di acquisizione da parte del Demanio non è ancora ultimato e che a seguire sarà creato un gruppo di lavoro per individuare fattibilità dei progetti e tempi di realizzazione. L’obiettivo del Comune pare quello di realizzare un museo a cielo aperto nelle aree meglio conservate, mentre per la riqualificazione dell’intero complesso si tenterà di accedere a fondi europei.

    Cosa ne pensano i genovesi? Nel condividere l’articolo sulla pagina Facebook e su Twitter, diversi lettori hanno espresso la loro opinione su presente e futuro dei Forti. Riportiamo alcune testimonianze, sperando che possano essere utili ha chi avrà l’autorità di prendere decisioni in merito.

    Anzitutto Matteo Braschi, che ci scrive su Facebook: «Con i forti patrimonio dell’Unesco, il centro storico più grande d’Europa, il secondo Acquario piu grande d’Europa, i parchi di Nervi, villa Pallavicini e un patrimonio enogastronomico inestimabile potremmo vivere di turismo e invece grazie all’ottusità della classe politica locale – secondo cui Genova non può essere una città di camerieri – siamo costretti a emigrare e vedere questa meravigliosa città morire.

    Contribuisce anche Gianluca Fontana, curatore del blog Anemmu in bici a Zena, che rilancia: «Se servisse per tenerli in attività e non lasciarli morire…. ci metterei anche i tratti di costa non ancora trasformata che rischiano di essere cancellati. È l’unica parte di Genova che non è stata trasformata nei millenni, preserviamola». Sempre Gianluca, su Twitter, fa una segnalazione importante: «per le famiglie e turisti manca un collegamento tra l’arrivo della funicolare del righi e l’imbocco dei sentieri».

    Risponde anche Pierluigi Deodato, sia su Facebook sia tramite mail. Ecco una parte del suo contributo: «Credo che le segnalazioni fatte nei commenti (su Facebook, ndr) siano già due spie che i cittadini non si sono dimenticati del loro patrimonio. Ciò è sicuramente un buon passo, ma da solo non basta. Tursi pare si stia muovendo con una certa cognizione di causa: occorre però uno zoccolo duro e resta auspicabile la nascita di un comitato dedicato ed esclusivo, che funga da coordinamento tra tutti gli enti che per competenza hanno voce in capitolo sui Forti. Sono molte le associazioni che avrebbero interesse alla valorizzazione di questi edifici e che possiedono conoscenze e competenze che vanno necessariamente raccolte e concertate. Non ultimo il “soldo” del privato, lo sponsor. Il rischio? Che una grande occasione per mostrare quanto sia possibile innovare nella gestione del patrimonio naufraghi nella gretta gestione dei beni artistici comunali,  in cui troppo spesso siamo incappati in passato».

    Su Twitter vari contributi, tra cui quello di Fabio…

     

    …che ci ha anche inviato una mail con alcune idee, di cui riportiamo un estratto: «Penso che a differenza di tante altre cose, i Forti di Genova siano già pronti non già per una trasformazione, ma per un vero e proprio consolidamento di usi e costumi esistenti. Parte tutto dal “mitico” Giro dei Forti, quell’allegra scampagnata fai-da-te che chi prima o chi dopo ha fatto o avrebbe voluto fare. Nulla di codificato, nessuna regola scritta, solo la consuetudine rituale che porta ogni anno tantissimi genovesi a farsi tranquille e gioiose passeggiate sulle alture che cingono la città. Quale idea potrebbe essere migliore di quella che assume questa usanza come una pista tracciata per creare qualcosa di codificato, assistito, divulgato oltre i confini genovesi? Bisognerebbe fare tre cose importanti per rendere il “Giro dei Forti” un modello:
    1) investire sul restauro dei Forti, facendo in modo che tutte le strutture siano stabili, sicure e visitabili. Che sia un restauro finalizzato alla conservazione e non alla trasformazione, eccetto nei casi che fossero ritenuti idonei a supportare attività complementari come allestimenti museali o spazi per spettacoli di intrattenimento (che siano musica, teatro, balletto, non importa)
    2) investire sulla strutturazione dei percorsi che collegano le strutture, con la necessaria pulizia delle piste, la necessaria segnaletica sia per i camminatori che per i ciclisti (non vorremo mica escludere le mountain bike dal discorso?), allestimento di aree attrezzate per la sosta e i pic nic e tutti quegli interventi necessari per trasformare quello che ora è un giro autonomo e disordinato in un percorso pulito, accessibile e organizzato.
    3) investire sui collegamenti per accedere al percorso in tutti i punti da dove è possibile farlo, con un pensiero di riguardo al Trenino di Casella, che tra tutte le opzioni è quella sicuramente che offre – turisticamente parlando – la scelta più suggestiva. Mi immagino che se il percorso fosse “usabile” come si diceva al punto 2, una bella carrozza per le mountain bike per quelli che vogliono iniziare il loro giro da uno dei forti raggiungibili col trenino, sarebbe un’ottima innovazione».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Officine Sampierdarenesi: il comitato incontra le istituzioni

    Via Buranello SampierdarenaDopo gli incontri con l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini (2 maggio) e quello con presidente e capigruppo consiliari del Municipio Centro Ovest (14 maggio), il comitato di cittadini Officine Sampierdarenesi continua il suo impegno a favore della vivibilità del quartiere e non perde occasione per sottolineare le criticità di Sampierdarena affinché dalla presa di coscienza si passi – al più presto – alle azioni concrete.

    Sono tre i livelli che il comitato chiama “d’urgenza”. Innanzitutto i locali “disturbatori della quiete pubblica”: alcuni dei quali, nonostante le proteste degli abitanti, non sono ancora stati chiusi. A onor del vero qualcosa è stato fatto, vedi la recente chiusura definitiva del club ex Govi di Piazza Ghiglione. Tuttavia, è necessario intensificare i controlli sui locali che in passato hanno creato problemi di sicurezza non escludendo misure drastiche, come la revoca della licenza, per i casi più gravi.
    La richiesta di maggiori controlli si estende anche a sale gioco e minicasinò che prolungano l’attività oltre le ore 21 – orario di chiusura stabilito dal nuovo regolamento comunale in materia di videolottery – spesso completamente disatteso.
    Quindi l’ordinanza anti alcol: invocata da Officine, cittadini e dallo stesso presidente del Municipio, Franco Marenco, il decreto che limita la vendita di bevande alcoliche deve essere ripristinato, come è già stato ribadito all’assessore comunale Fiorini.

    Per quanto riguarda il tessuto commerciale, il comitato ritiene importante studiare delle formule in grado di facilitare l’avvio di nuove imprese, onde scongiurare l’inesorabile chiusura delle attività di quartiere. Le Officine citano a titolo di esempio il mercato Tre Ponti che lentamente sta scomparendo. E propongono l’istituzione di una zona franca urbana nel centro storico di Sampierdarena che comprenda le vie Daste, Buranello, Dottesio, Sampierdarena.

     

    Matteo Quadrone

  • Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    Sestri Ponente, eventi: dal forno di quartiere al corso di pesca

    marina-aeroporto-d3Domenica 19 maggio 2013 tanti appuntamenti nel quartiere di Genova Sestri Ponente: il più interessante è senza dubbio l’inaugurazione del forno di quartiere, costruito in terra cruda e che potrà essere usato dagli abitanti della zona su coordinamento del Circolo Arci Merlino.

    Per chi ama il mare e l’ambiente, Marina Genova Aeroporto ospita l’ultima giornata della fiera Yacht & Garden, mostra mercato di arte e fiori giunta alla sesta edizione. In programma incontri pubblici e laboratori per bambini.

    Infine, sempre in zona Marina in programma un corso di pesca gratuito a partire dalle 15, con la prima edizione dell’evento Mare nostro.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    Maddalena: fiori in strada, visite guidate e giochi per bambini

    maddalenaSabato 18 maggio tanti appuntamenti nel quartiere della Maddalena, il cuore del centro storico di Genova: per l’intera giornata piante e fiori decoreranno piazza della Posta Vecchia, piazza delle Vigne, piazza Quattro Canti di San Francesco e piazza del Ferro, con l’evento Maddalena Jungle.

    In programma un seminario sul valore sociale del verde alla presenza di alcune associazioni attive in città, come Terra! Onlus, il comitato di riqualificazione dei Giardini di plastica e gli Angeli col fango sulle magliette.

    Nel pomeriggio appuntamento con i bambini in piazza Cernaia per Tira il dado e scopri la Maddalena, appuntamento conclusivo del ciclo di visite guidate nel quartiere. Alle 15 gioco dell’oca, merenda collettiva e la possibilità di visitare una mostra con i disegni dei bambini di 10 scuole genovesi, che nel corso di questo anno scolastico hanno dato una loro “interpretazione” del quartiere.

    Le iniziative per rilanciare la zona del centro storico però non si fermano qui: questo è il video girato dal laboratorio probabile Bellamy, ideato dal Civ Maddalena e dall’associazione A.Ma Abitanti Maddalena.

    Maddalena vive from laboratorio probabile on Vimeo.