Tag: quartieri di Genova

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  • Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    via-ortigara-edilizia-begato-d12C’è la volontà di rivedere il progetto ma sull’eventuale nuova soluzione le idee sono ancora confuse. Ci riferiamo al contestato intervento edilizio previsto a Begato – tra via Maritano e via Ortigara – che nei mesi scorsi, a causa della sua invasività, aveva suscitato le vibranti polemiche di residenti e Municipio Valpolcevera.
    L’assessore regionale Giovanni Boitano (Politiche abitative, Edilizia, Lavori pubblici), rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha annunciato che il progetto sarà rivisto al ribasso, con una diminuzione degli alloggi (come già era stato ipotizzato) e soprattutto delle volumetrie sviluppate in altezza.
    «L’opera secondo noi va realizzata – spiega Boitano – e non ce la sentiamo di rinunciare a questo intervento, così come non se la sente il Comune di Genova. Pensiamo tutti che l’intervento debba essere rivisto. La Giunta comunale, già nella seduta del 31 gennaio, ha deciso di rivedere il progetto. Da 67 alloggi scenderemo ad una cinquantina. È stato affidato ai tecnici l’incarico di studiare una costruzione con una disposizione diversa, probabilmente suddivisa in due strutture».

    La Regione Liguria contribuisce alla nuova edificazione con un finanziamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. «Quando, invece, si potrebbero utilizzare queste risorse per ristrutturare i numerosi immobili sfitti sparsi per la città – spiega Pellerano – e recuperare gli altrettanto numerosi alloggi che versano in condizioni fatiscenti, al fine di una loro assegnazione alle persone in attesa di una casa popolare (oltre 4000 nell’ultima graduatoria)». Il Comune mette sul piatto la bellezza di quasi 6 milioni di euro.

    «Occorre modificare il progetto confrontandosi con gli abitanti – continua Pellerano – i quali, a priori, non sono contrari a qualsiasi intervento, ma semplicemente chiedono di non deturpare la zona con una nuova colata di cemento». Secondo il consigliere regionale, in questo modo «Sarebbe possibile stornare delle risorse da indirizzare verso altre opere di manutenzione degli alloggi pubblici che consentirebbero di dare una risposta immediata all’esigenza abitativa».

    Pellerano accoglie positivamente la disponibilità dell’assessore Boitano ma sottolinea «Forse tra Regione e Comune si è generato un equivoco: la riduzione a 50 appartamenti non basta. In questo contesto una trentina di appartamenti sarebbero più che sufficienti».
    La II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente) del Municipio Valpolcevera – già nel parere del 19 ottobre 2012 – aveva bocciato l’ipotesi di riduzione da 67 a 55 alloggi considerandola comunque troppo impattante. Inoltre affermava: «È necessario un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)».

    Il comitato di cittadini, da parte sua, è parecchio perplesso «Ancora non è chiaro quale sarà la nuova soluzione architettonica. Abbiamo chiesto lumi al Comune ma finora senza ottenere risposta».
    Il timore è che – fingendo di venire incontro alle esigenze degli abitanti – nella realtà delle cose tutto resti così com’è.

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena, via Buranello: nessuna modifica alla viabilità

    Sampierdarena, via Buranello: nessuna modifica alla viabilità

    Via Buranello SampierdarenaVia Buranello si rifà il look ma non cambia. Almeno per il momento gli abitanti di Sampierdarena possono stare tranquilli: anche al termine dei lavori di restyling, la viabilità del budello ponentino non sarà modificata. Ad assicurarlo è Anna Maria Dagnino, assessore a Mobilità e Traffico del Comune di Genova, ponendo fine alla voci che nelle ultime settimane ventilavano l’ipotesi di una chiusura al traffico privato nell’ultimo tratto della strada.

    Con una procedura un po’ inusuale, per rispondere all’interrogazione presentata dai consiglieri Lauro e Grillo, entrambi in quota Pdl, l’assessore ha anticipato gli argomenti dell’incontro di venerdì prossimo con i rappresentati del Municipio Centro Ovest, in cui verrà presentata ufficialmente la normativa della nuova circolazione nella zona.

    «Non c’è nulla di concreto che possa far pensare a un’eventuale chiusura al traffico privato di via Buranello. La risistemazione della segnaletica che avverrà entro giugno non modificherà l’attuale viabilità ma interverrà soltanto su una rimodulazione della sosta, essendosi allargati i marciapiedi con la creazione delle relative isole» ha dichiarato l’assessore in sala Rossa.

    Nonostante la riduzione da due a una corsia per consentire l’allargamento del marciapiede, via Buranello resterà aperta sia al traffico pubblico che a quello privato. Tra poche settimane, dunque, i cantieri saranno smobilitati e, una volta risolti gli ultimi problemi relativi alla dislocazione dei cassonetti Amiu, il restyling potrà essere completato con la riasfaltatura del manto stradale. Nelle nuove aree di sosta, incastonate nel marciapiede, troveranno spazio alcuni parcheggi destinati ai disabili, un buon numero di stalli tradizionali destinati alle vetture separati da quelli riservati ai motocicli, oltre ad alcune zone merci e un’area “un’ora zona disco” a servizio del tessuto commerciale. Il riordinamento coinvolgerà in parte anche la parallela via Sampierdarena che beneficerà di una ritracciatura dei parcheggi già esistenti, senza alcuna modifica per quanto riguarda la collocazione di aree blu e soste tradizionali.

    Certamente, l’aver dimezzato la superficie destinata ai veicoli per raddoppiare quella pedonale, in una strada che non ha certo la stessa affluenza di passanti di via XX Settembre, non aiuterà il decongestionamento del traffico. Tuttavia, i tempi non sono ancora maturi per pensare a un radicale riassetto della viabilità di Sampierdarena e si dovrà aspettare quantomeno il completamento dei lavori sulla strada a mare, la vera nuova arteria della mobilità a Sampierdarena.

    «La speranza – si augura l’assessore Dagnino – è che con la realizzazione della strada a mare il traffico di percorrenza vada naturalmente a concentrarsi sulla nuova arteria, lasciando la porta aperta a interventi diversi per via Buranello e zone limitrofe. Ma si tratta di ragionamenti da fare eventualmente in futuro, tenendo presente le esigenze del tessuto commerciale».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Via Buranello SampierdarenaA che punto sono i lavori del Programma Integrato POR-FESR di Sampierdarena? Gli interventi, da realizzarsi tra 2007 e 2013, erano stati pensati con l’obiettivo di promuovere la riqualificazione generale dell’abitato del quartiere, con la sistemazione della viabilità e degli assi stradali, il potenziamento dei servizi pubblici, la creazione di centri di aggregazione e servizi per anziani e bambini. Tra gli interventi, la riqualificazione di Via Buranello, Via Daste e Piazza Vittorio Veneto; il miglioramento della viabilità in Via Cantore e la ristrutturazione dei portici; l’incremento dei servizi del Municipio II, del centro anziani nell’ex biblioteca Gallino e dell’asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini. Infine, la ristrutturazione dell’ascensore tra via Cantore e Villa Scassi.

    Vediamo qual è lo stato dei lavori, punto per punto.

    Riqualificazione di Via Buranello: l’intervento prevedeva la riqualifica della strada, fiancheggiata da un lato dalla linea ferroviaria sopraelevata, la realizzazione di una corsia unica di 4 metri per mezzi privati/pubblici e di parcheggi sul lato mare, l’ampliamento dei marciapiedi, pavimentati in autobloccanti fotocatalitici. Per Piazza Barabino, la pavimentazione in arenaria, con bordi e cordoli in granito. Ancora, l’eliminazione e la razionalizzazione della segnaletica verticale e dell’arredo urbano. Investimento complessivo di 2 milioni di euro.
    Via Buranello SampierdarenaAttualmente, i lavori sono in via di ultimazione. È prevista la riasfaltatura finale dopo la realizzazione di attraversamenti per le reti impiantistiche in fibra ottica e di locali per la raccolta di rifiuti. Tuttavia, restano le perplessità dei cittadini: si riscontrano aspettative diverse tra commercianti e abitanti per l’organizzazione dei flussi di traffico ed è in corso di redazione un progetto complessivo di ridefinizione dell’assetto del traffico in tutta Sampierdarena, capace di soddisfare le aspettative di tutte le parti interessate. La fine dei lavori è prevista per  giugno 2013.

    Via Daste: in programma una pedonalizzazione e pavimentazione della strada, con riordino dei marciapiedi e delle aree di sosta. Inoltre, la riqualificazione dell’ingresso principale di Villa Scassi e della piazzetta davanti alle scuole Mazzini e Casaregis. Previsto anche il rifacimento dell’impianto di illuminazione pubblica e la realizzazione rete wi-fi. Il costo, 920 mila euro.
    Attualmente, i lavori sono sospesi a causa del fallimento della ditta. In corso le valutazioni per l’affidamento dei lavori a un altro partner, il termine per la chiusura del cantiere è quindi un’incognita.

    Piazza Vittorio Veneto: razionalizzazione delle aree di sosta, privilegiando quelle pedonali, per la fruizione pubblica. Inoltre, anche l’inserimento di una rotonda per agevolare la fluidificazione del traffico, diminuendo l’inquinamento e valorizzando l’aspetto estetico. Investimento totale, circa 450 mila euro. L’intervento si è concluso nel 2007.

    Via CantoreVia Cantore: asse di scorrimento e via commerciale, era previsto il miglioramento del porticato, nella pavimentazione e nelle parti a mosaico, e la riqualificazione dei marciapiedi, con scivoli pedonali, riordino degli arredi urbani e sistemazione dell’illuminazione. Il tutto, con oltre 850 mila euro di investimento. Anche qui, i lavori sono già stati conclusi (maggio 2012 per la riqualifica dei marciapiedi, e 2011 per gli interventi sul porticato).

    Palazzo del Municipio: previsti per il palazzo di Via Sampierdarena interventi di restauro e risanamento e la realizzazione di un ascensore esterno. Per quanto riguarda i servizi, in programma il potenziamento delle infrastrutture telematiche e una nuova sede per la Polizia Municipale. L’intervento (per la cifra di circa 1 milione e mezzo di euro) si è concluso in data 18 ottobre 2012.

    Ex biblioteca Gallino: per il potenziamento dei servizi alla popolazione, con particolare attenzione agli anziani, un intervento di trasformazione dell’edificio in questione, per facilitare l’inclusione sociale e offrire alle persone anziane un centro diurno di aggregazione. Per l’ex biblioteca, la dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici. Il tutto al costo di 400 mila euro.
    Fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati affidati alla ditta seconda classificata e l’esecuzione richiede ancora 120 giorni, è prevista per giugno 2013.

    Asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini: demolizione del vecchio edificio e bonifica dell’intera area. Al suo posto, la creazione di un nuovo asilo nido, nell’area del Campasso, caratterizzata da forti criticità ambientali, nonché da alto tasso di natalità. Inoltre, in previsione il collegamento della scuola con le aree verdi retrostanti, finora non utilizzate, e la creazione di percorsi pedonali. Costituito da corpi indipendenti tra loro ma raccordati insieme da un unico “fulcro”, il corpo centrale è pensato in funzione di accoglienza e di spazio comune, anche per i genitori.
    Attualmente i lavori (1,6 milioni di euro) sono in corso di realizzazione. Approvata la variante di maggiori lavori, sono previsti ulteriori 110 giorno di lavoro. Si va a giugno 2013.

    Via CantoreAscensore di collegamento tra via Cantore e Villa Scassi: mediante la realizzazione di un impianto che prevede che la cabina sia prima traslata nella galleria attuale e poi sollevata su un piano inclinato, per poi uscire nella zona alta della Villa, in prossimità dell’Ospedale di Villa Scassi. La struttura deve favorire l’accessibilità al parco, al quartiere e all’ospedale stesso. L’intervento prevede la riqualificazione della galleria di accesso con l’inserimento di una cabina che verrà traslata in orizzontale e poi sollevata in obliquo fino a uscire al confine della villa, per eliminare le criticità di accesso e incrementare la sicurezza per gli utenti.
    Attualmente, c’è stata l’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto. La fine dei lavori (che sono costati circa 4,3 milioni), in questo caso, è stimata per febbraio 2015.

    Elettra Antognetti

  • Itinera, Genova insolita: ripartono i percorsi in centro storico

    Itinera, Genova insolita: ripartono i percorsi in centro storico

    Palazzo della MeridianaSabato 27 aprile 2013 (ore 16) riprendono le visite guidate nel centro storico di Genova a cura di Itinera, associazione nata nel 2004 che riparte con le sue attività dopo oltre un anno di stop.

    L’appuntamento è alle 16 presso Palazzo della Meridiana con il percorso tematico Genova Insolita, primo di una serie di eventi che si svolgeranno nel corso della primavera. Il format è lo stesso del passato: una visita guidata di circa 2 ore, chi vuole partecipare deve presentarsi direttamente al luogo dell’appuntamento (con almeno 15 minuti di anticipo sull’orario di inizio) e pagare in loco la quota di partecipazione, 15 € per gli adulti e 10 € per i bambini di età 6-12 anni.

    Gli altri appuntamenti in programma sono: Genova nascosta (domenica 12 maggio ore 16), I misteri di Genova (sabato 25 maggio ore 16), Cose mai viste (domenica 2 giugno ore 16) e Le case chiuse (sabato 15 giugno ore 21).

    Per info e prenotazioni 010 4073021 – info@itineraliguria.it.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Albaro, Ingegneria: quale destinazione futura per le aree universitarie?

    Albaro, Ingegneria: quale destinazione futura per le aree universitarie?

    villa giustiniani cambiaso. albaroUn’occasione di confronto sul futuro delle aree universitarie di Albaro nell’ottica del possibile trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli – sempre più vicino visto che ieri il presidente Claudio Burlando ha annunciato lo sblocco dei finanziamenti assegnati alla Regione Liguria (15 milioni di euro) che saranno investiti nei laboratori della nuova Facoltà di Ingegneria presso il Polo scientifico e tecnologico degli Erzelli e della conseguente riconversione degli spazi da essa occupati.
    È il senso dell’iniziativa, promossa dall’Associazione Amici della Scuola di Ingegneria e della Scuola Politecnica (Asing Genova), svoltasi lunedì pomeriggio presso il salone nobile di Villa Giustiniani Cambiaso in Albaro.
    Il cambiamento che si verrebbe a creare è di notevole impatto per il quartiere che, da quasi un secolo, ospita la Facoltà di Ingegneria con i suoi studenti, i docenti, il personale, le attrezzature e gli impianti. Con il trasferimento di questa grande struttura – onde evitare il rischio che si venga a creare un “vuoto urbano”, come temono i residenti di Albaro – è determinante l’elaborazione di un progetto che promuova la sinergia tra una valorizzazione volta al futuro e la memoria ancorata al passato.
    In quale considerazione dovranno essere tenuti – nei progetti futuri – la storia, la qualità del costruito e dell’ambiente, la memoria dei luoghi, l’integrazione con la vita del quartiere? Al di là di quelle che sono le previsioni dei piani urbanistici, è possibile pensare per queste aree destinazioni diverse che contribuiscano a promuovere lo sviluppo della città?

    LE AREE UNIVERSITARIE DI ALBARO
    Dal 1921 Villa Giustiniani Cambiaso (via Montallegro) ospita la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova. La Villa conserva, ancora oggi intatto, l’originale impianto cinquecentesco, in quanto le strutture scientifiche e didattiche si sono sapute integrare nel manufatto, rispettandone le caratteristiche distributive. I padiglioni – realizzati negli anni Venti nella parte orientale del giardino – sono stati realizzati nel rispetto delle preesistenze, contenendo la volumetria al di sotto della quota del piazzale antistante la Villa, riprendendone gli assi progettuali, le partizioni e gli schemi compositivi dei prospetti.
    Pure i successivi ampliamenti, resisi necessari ai fini delle rinnovate esigenze didattiche, non hanno mancato di attenzione nei confronti della Villa alessiana, la quale ospita, fin dall’originario insediamento universitario, il corso di Ingegneria Navale (un’eccellenza che rischia di non far parte del futuro Polo scientifico e tecnologico degli Erzelli ma destinata, invece, a La Spezia, come prevede un memorandum d’intesa che nelle prossime settimane sarà esaminato dal c.d.a. dell’ateneo genovese) oltre alla Presidenza, l’Aula Magna, la Biblioteca e gli uffici amministrativi.

    villa giustiniani cambiaso 1. albaro«Villa Giustiniani Cambiaso è un monumento dell’architettura rinascimentale italiana – spiega l’architetto Stefano Musso, insegnante della Scuola Politecnica – Rappresenta il tipico esempio di villa genovese con uno splendido parco che un tempo arrivava quasi fino al mare, in parte purtroppo sacrificato, per la realizzazione delle nuove strutture».
    «Fino ad oggi la destinazione d’uso quale sede della Facoltà di Ingegneria non ha avuto un impatto negativo sull’area di Villa Giustiniani Cambiaso – sottolinea l’ingegnere Sergio Lagomarsino, Presidente CCS Edile-Architettura – anzi, si può affermare che la presenza della Facoltà ha in qualche modo aiutato la preservazione del monumento. Sia i primi laboratori degli anni ’20-’30, sia le costruzioni più recenti, si sono inseriti con garbo all’interno del contesto, rispettandone il disegno originario. Sappiamo bene che, al contrario, non utilizzare i beni storici, spesso significa abbandonarli al loro destino consegnandoli all’abbandono».

    Negli anni ’50 – a fronte di una carenza di spazi per la Facoltà – fu deciso di acquistare alcuni terreni di proprietà dell’Opera Pia situati in prossimità di Viale Causa, sui quali, tra il 1956 il 1980, furono costruiti quattro nuovi padiglioni. L’insediamento venne completato nel 1996 con la costruzione di un nuovo edificio, a ridosso e collegato al padiglione originario. Anche se frutto di interventi successivi, non facenti parte di un unico disegno, il complesso è tuttora funzionale ed ospita, tra gli altri, i corsi di Ingegneria Edile- Architettura, Chimica, Elettrica, Elettronica, Meccanica, ecc.
    Il padiglione originario – collocato all’ingresso del complesso provenendo da Viale Causa – è di stampo razionalista e connota l’impianto compositivo del compendio universitario, condizionandone i futuri sviluppi. La struttura distributiva del padiglione, impostata su criteri di efficienza funzionale, ne consente ancora oggi un valido utilizzo: esso contiene, oltre alle aule, diversi spazi dipartimentali e le aule magne.

     

    ingegneria-albaro-villa-cambiasoLE PREVISIONI UBANISTICHE

    Per quanto riguarda l’ambito di Villa Giustiniani Cambiaso, il P.U.C. (Piano Urbanistico Comunale) vigente del 2000 prevedeva una destinazione omogenea a servizi.
    Il progetto preliminare del nuovo P.U.C., adottato nel 2011, divide in due ambiti l’area, diversificandone la destinazione d’uso: la zona in cui è situata la Villa viene destinata a funzioni di pubblico interesse mentre la porzione ad est – quella occupata dai padiglioni – è destinata a funzioni di rango urbano (prevalentemente residenziale). Sono consentiti interventi di ristrutturazione e sostituzione edilizia a parità di superficie agibile con l’obbligo di garantire la sistemazione a verde in piena terra per una superficie minima pari al 30% dell’area.

    In merito al complesso di Viale Causa, il P.U.C. del 2000 inseriva la zona nell’Ambito speciale di riqualificazione urbana n. 66. Erano previsti un nuovo collegamento stradale carrabile tra Via Fasce e Viale Causa e un nuovo accesso pedonale alla zona da Corso Gastaldi. Le funzioni previste erano residenze e servizi e gli interventi consentiti prevedevano la ristrutturazione o la demolizione e ricostruzione, a parità di superficie agibile.
    Il progetto preliminare di nuovo P.U.C. individua l’area come Distretto di trasformazione locale n. 3.09. Viene eliminata la previsione di raccordo stradale tra Via Fasce e Viale Causa, mantenendo comunque l’obbligo di garantire un accesso veicolare all’area da Via Fasce. Le principali funzioni ammesse sono residenza, servizi pubblici e privati e parcheggi. L’Indice di Utilizzo Insediativo (I.U.I.) minimo previsto è di 1,40 m2/m2 fino a un massimo di 1,70 m2/m2.

    « Il nuovo P.U.C. prevede la demolizione totale dell’area di viale Causa ed una ricostruzione con indici piuttosto elevati – spiega l’architetto Sara De Maestri, docente di Composizione Architettonica III e di Progettazione Architettonica Sostenibile nel Corso di Laurea di Edile-Architettura – In pratica ciò comporterebbe l’azzeramento della memoria della Facoltà di Ingegneria in Albaro. All’interno di questo insediamento, invece, sarebbe possibile ipotizzare una proposta progettuale in grado di salvaguardare alcune strutture funzionali per il quartiere anche in ottica futura».

    «Il Comune ha deciso di realizzare un percorso partecipato ai fini della definizione finale del Piano Urbanistico coinvolgendo associazioni di categoria, realtà attive sul territorio, singoli cittadini, Municipi – afferma il vicesindaco Stefano Bernini – Sono giunte moltissime osservazioni al P.U.C. e riteniamo necessario che le scelte siano il più possibile condivise. Per le aree universitarie di Albaro vale il medesimo discorso: quindi l’impegno dell’amministrazione comunale è quello di ritornare a discutere sul futuro di questi spazi. Per dare un metodo al percorso, che vogliamo diventi la prassi, ci siamo rivolti all’Università di Genova e all’Istituto Nazionale di Urbanistica: un gruppo ristretto (3-5 docenti) svolgerà il ruolo di garante e offrirà un supporto anche attraverso l’organizzazione di tavoli tematici, in modo tale da arrivare a settembre con le controdeduzioni pronte e poter poi procedere all’approvazione definitiva del P.U.C. da parte del consiglio».

    «Una città che disegna il proprio futuro non lo fa solo seguendo gli aspetti infrastrutturali ed economici – spiega l’arch. Stefano Musso – ma lo può fare anche con una riconfigurazione dei suoi spazi. Non si può conservare tutto a priori, questa è un utopia. Bisogna conservare trasformando. Sembra un paradosso ma in realtà ogni conservazione è comunque una sorta di trasformazione. Il problema è in quale misura conservo/trasformo? La demolizione totale non è una soluzione a costo zero – continua Musso – Se vogliamo parlare di sostenibilità non possiamo pensare di conservare tutto così com’è, ma neppure immaginarne la totale demolizione. È necessario indagare le soluzioni alternative. Per quanto riguarda l’area di viale Causa dobbiamo ragionare in prospettiva di un riutilizzo funzionale».

    «Confrontarsi è un atteggiamento positivo – racconta l’ingegnere Davide Viziano, uno dei più importanti costruttori genovesi, presidente del Gruppo Viziano Progetti e Costruzioni – Noi collaboriamo con l’Università per alcune tesi di laurea, un’esperienza sicuramente stimolante e positiva ai fini del nostro lavoro. Le città hanno una loro dinamicità ed ogni cambiamento, secondo me, va misurato sul piano del miglioramento o meno delle situazioni di partenza. L’immobilismo, invece, non va bene perché non aiuta a risolvere i problemi. Genova, purtroppo, almeno fino ad oggi, è stata la città dei forse: saremo la città del turismo? Forse; saremo la città del porto? Forse. E via così. Al contrario, occorrono maggiori certezze e delle prospettive disegnate con convinzione. In questo senso la ridefinizione del P.U.C. mi lascia perplesso».

     

    LA TESI DI LAUREA: “PROGETTO DI RICONVERSIONE E VALORIZZAZIONE DEL POLO UNIVERSITARIO DI INGEGNERIA AD ALBARO”

    L’elaborazione del progetto di tesi di laurea in Ingegneria Edile-Architettura, delle allora studentesse Chiara Fasce e Federica Romiti, è un’occasione per approfondire il tema del possibile riutilizzo delle aree universitarie nell’ipotesi di un trasferimento delle funzioni didattiche in altra sede. Il progetto è stato sviluppato – sia per il comparto di Viale Causa sia per quello di Villa Giustiniani Cambiaso – sulla base delle previsioni del progetto preliminare del nuovo P.U.C. e di un’analisi approfondita dello stato di fatto e della storia evolutiva dei due complessi edilizi. Per completezza didattica, il progetto è stato approfondito, oltre che sul piano ingegneristico ed esecutivo, anche sul piano economico, fornendo indicazioni sui possibili costi realizzativi degli interventi.

    «L’idea era conservare la memoria all’interno delle aree tramite il mantenimento degli elementi più significativi delle due zone – spiegano i giovani ingegneri Chiara Fasce e Federica Romiti – È possibile un progetto di riconversione rispettoso della memoria e nello stesso tempo proiettato al futuro».

    Nel caso di Villa Giustiniani Cambiaso, l’obiettivo è stato principalmente quello di valorizzare l’immobile storico, restituendo un contesto visuale e paesaggistico oggi compromesso dall’edificazione avvenuta nel corso dell’espansione residenziale di Albaro del secondo dopoguerra. L’intervento proposto si sviluppa nell’ambito oggi occupato dai padiglioni universitari, aprendo al quartiere nuove prospettive per il godimento della Villa storica e destinando i padiglioni esistenti, opportunamente rimodulati e integrati con nuove costruzioni, a funzioni residenziali e a servizi di quartiere.
    «La presenza della Villa e la visibilità della stessa sono i punti di partenza – continuano Fasce e Romiti – La nostra proposta progettuale prevede la riapertura della corte tramite la demolizione dei volumi più recenti e l’esclusivo mantenimento dei padiglioni allungati che saranno destinati a residenze. L’area circostante la Villa sarà completamente pedonalizzata».

    L’ambito di Viale Causa ha concesso di sviluppare un progetto più articolato, dovendo affrontare problematiche di carattere urbanistico più complesse, implicanti la ricuciture di due fronti urbani facenti capo alla collina che separa la zona di Albaro da quella di San Martino e San Fruttuoso. Obiettivo del progetto è stato quello di mantenere la memoria dell’impianto universitario, salvaguardando l’originario padiglione di stampo razionalista, destinato a ospitare servizi di quartiere e spazi integrativi per le funzioni del Conservatorio di Musica, oggi insediato all’interno di Villa Bombrini, in Via Albaro. La restante volumetria preesistente è stata sostituita da nuove costruzioni a destinazione residenziale, più efficaci sul piano energetico ed ambientale, privilegiando tipologie edilizie che consentano l’utilizzo a verde della maggior parte del suolo. È stato così creato un grande giardino che consente anche un agevole collegamento pedonale tra i due quartieri cittadini, Albaro e San Martino.

    «Abbiamo scelto di conservare il padiglione più antico nella sua configurazione originaria, prevedendone una destinazione d’uso socio/culturale – raccontano Fasce e Romiti – Le altre costruzioni, invece, saranno ad uso residenziale. I maggiori insediamenti sono previsti a nord per meglio armonizzarsi con il contesto circostante. Nell’edificio conservato la presenza di due aule magne è stata fondamentale ai fini della scelta. Qui troveranno spazio sale prove musicali e sale conferenze. Inoltre, prevediamo una zona ristorante a servizio del centro socio/culturale».

    «Questa tesi di laurea rappresenta una scommessa per capire come confrontarsi con le linee stabilite dal preliminare di P.U.C. – conclude l’architetto Sara De Maestri, relatore della tesi di laurea – Un Indice di Utilizzo Insediativo minimo pari a 1,40 m2/m2 è altissimo su Albaro e rischia di stravolgere la percezione del quartiere».

     

    Matteo Quadrone

  • Osservatorio del Righi: aperture straordinarie per il 25 aprile

    Osservatorio del Righi: aperture straordinarie per il 25 aprile

    L'Osservatorio Astronomico del Righi a GenovaMercoledì 24, giovedì 25 e martedì 30 aprile 2013 l’Osservatorio Astronomico del Righi apre al pubblico in vista della festa della Liberazione e del Primo Maggio.

    In queste giornate è possibile visitare la cupola dell’aula didattica-planetario installata nel Giardino del Sole e quella dell’Osservatorio, con turni di mezz’ora circa e senza bisogno di prenotazione.

    Programma delle visite

    Mercoledì 24 aprile, ore 21.30: in Osservatorio sarà possibile osservare la Luna al telescopio mentre all’interno dell’aula planetario si terrà l’animazione: La Luna e le stelle binarie della primavera.

    Giovedì 25 aprile, ore 11: in Osservatorio sarà possibile, a intervalli di 30 minuti circa, osservare il Sole al telescopio con il nuovo filtro H-alpha che permette l’osservazione delle protuberanze solari. All’interno dell’aula planetario si terranno le seguenti animazioni: alle 11 Il girotondo della Luna, alle 15.30 In viaggio fra i pianeti, alle 16.30 Fiabe sotto le stelle: Il cielo dei Nativi del Nord America, alle 17.30 Fiabe sotto le stelle: Costellazioni della primavera, alle 18.30 In viaggio fra i pianeti.

    Martedì 30 aprile, ore 21.30: in Osservatorio sarà possibile osservare al telescopio le stelle doppie della primavera mentre all’interno dell’aula planetario si terrà l’animazione: Meraviglie del cielo primaverile.

    Info 347 5859662.

  • Vivere e visitare la Maddalena: visite guidate offerte dai cittadini

    Vivere e visitare la Maddalena: visite guidate offerte dai cittadini

    Campanile delle Vigne, GenovaUn quartiere, una reputazione critica, l’assenza di spazi “aperti” e sicuri, un patrimonio artistico consistente ma trasandato: ecco come il sestiere della Maddalena si presentava, fino a qualche tempo fa, ai visitatori, spesso scoraggiati da un degrado e da un abbandono non solo “storici”, ma anche istituzionali. Nel 2008 la situazione comincia, forse impercettibilmente, a migliorare: gli abitanti di uno dei quartieri più controversi del centro storico iniziano a unirsi, a organizzarsi; come riconoscimento per l’impegno concreto, il Comune sigla, insieme a Job Center, Camera di Commercio, CIV e associazioni, il Patto per lo Sviluppo della Maddalena, un accordo volto a riqualificare e promuovere il quartiere attraverso incontri, iniziative e laboratori.

    “Vivere e visitare la Maddalena” (che ha come sottotitolo “Itinerari di esplorazione nel cuore di Genova”) è un progetto per migliorare la vivibilità del quartiere attraverso il turismo, proponendo due itinerari, guidati e gratuiti, uno attento all’architettura e alle leggende, l’altro alla scoperta delle botteghe storiche; l’organizzazione delle visite sfrutta non solo la segnaletica più dettagliata e il selciato rinnovato, ma anche la rete wi-fi gratuita offerta dal Comune e la tecnologia dei QR Code, che offrono al visitatore un’esperienza più coinvolgente attraverso informazioni aggiuntive acquisibili con il proprio dispositivo portatile.

    Caratterizzati da esplorazioni e da degustazioni, i percorsi non trascurano i luoghi in cui l’iniziativa autonoma e la riappropriazione dello spazio sono più evidenti: Mielaus, bottega in cui la famiglia Piccardo produce idromele e da cui presidia la zona circostante, il centro di aggregazione di piazza della Posta Vecchia o, ancora, il Laboratorio sociale di vico Papa.

    La crescita della Maddalena, però, non si arresta: tenendo a mente i tre pilastri di una società sana, cioè educazione, formazione professionale e svago, è in corso la costruzione di un asilo in piazza della Maddalena (i lavori sono stati rallentati dopo il ritrovamento di alcuni reperti archeologici), la fondazione di una Città Dei Mestieri a Palazzo Senarega e la riapertura, in attesa di un vincitore del bando, del teatro Hop Altrove.
    Certo, sottrarre uno spazio al degrado, all’abbandono e alla criminalità, sebbene rappresenti un risultato esaltante, è solo un primo passo e lo sanno bene gli abitanti della Maddalena il cui obiettivo è proprio quello di dare nuovo impulso alla zona anche dal punto di vista commerciale: l’occupazione deve essere seguita da un riutilizzo effettivo e produttivo, anche perché un quartiere più vitale (dal punto di vista commerciale e non) è un quartiere più sicuro; piazza dell’Amor Perfetto, rivitalizzata dalla comparsa di una gastronomia, ne è un esempio calzante.

    Infine, una nota dolente. Non tutti aderiscono alle iniziative con lo stesso entusiasmo: accanto a modelli virtuosi, alcune attività del quartiere preferiscono non aderire alle attività di promozione del territorio, rifiutandosi perfino di esporre i QR Code necessari alle guide turistiche.

    Sebbene la risoluzione della criticità di questo quartiere sia ancora “work in progress”, la ricetta per la rinascita è quella proposta dagli abitanti della Maddalena: valorizzare la toponomastica leggendaria, l’amor sacro di Tommasina Spinola, quello profano della Maddalena, la peculiarità delle botteghe, la vitalità degli spazi pubblici, spingendo i visitatori a “esplorare” il problema, senza ignorarlo né nasconderlo.

    Giulia Fusaro

  • Librerie a Genova: le iniziative in centro storico e nei quartieri

    Librerie a Genova: le iniziative in centro storico e nei quartieri

    LibreriaGli italiani non leggono: i dati in merito mostrano percentuali in costante ribasso – solo il 46% dichiara di aver letto almeno un libro durante tutto il 2012, secondo il Rapporto sulla promozione della lettura presentato da Cepell lo scorso 18 marzo – un trend su cui non sembra influire più di tanto la lettura di ebook (né tantomeno la possibilità di scaricarli senza troppo curarsi del diritto d’autore).

    Tuttavia, in un Paese che legge poco ci sono molte librerie: nella maggior parte dei casi sono piccole, nel senso che non appartengono a nessuna catena, gestite da coraggiosi imprenditori e spesso collocate in quartieri periferici o in zone cosiddette “depresse”, fuori dallo struscio del centro città.

    Negli ultimi tempi stiamo assistendo a numerose iniziative che coinvolgono le librerie indipendenti di Genova. In alcuni casi per scongiurarne la chiusura, in altri per incoraggiare il loro ruolo di presidio culturale. Oggi vi presentiamo alcuni progetti che proprio in questi giorni riguardano la nostra città.

    Partiamo da Assolibro, la libreria di via San Luca che chiuderà definitivamente il 30 aprile: noi di Era Superba ci siamo impegnati in prima persona nel sostenere un mantenimento dello spazio (o un suo cambio di sede), attraverso una pagina Facebook creata e gestita da Dottor Grigio e che a oggi ha oltre 1.500 like.

    Sono due gli eventi in programma per salutare lo spazio: il primo è questo pomeriggio (giovedì 18 aprile), alle 17.30 la banda Murga dei vicoli suonerà i propri tamburi in piazza San Luca per dire Sì ad Assolibro, no a McDonalds. Domani (venerdì 19 aprile) alle 18 un piccolo flash-mob organizzato da Dottor Grigio: appuntamento ad Assolibro per adottare un libro prima della chiusura definitiva.

    Nella serata di venerdì un’altra iniziativa in centro storico: Mani Tese organizza una Notte Bianca (ore 19-24) alla libreria Booksin di vico del Fieno, una serata con reading e musica per sostenere il progetto Dalla casa alla scuola in Guatemala. Si tratta di un’iniziativa legata a Mojoca (Movimento dei Giovani di Strada), che nel Paese dell’America Latina si impegna a contrastare l’abbandono scolastico e la presenza di numerosi bambini e ragazzi “in strada” attraverso programmi di formazione e di reinserimento sociale. Il finanziamento del progetto permetterà di fornire borse di studio a bambini e ragazzi per frequentare le lezioni di scuola, università o corsi di specializzazione.

    Infine iscrizioni aperte per la prima festa delle librerie indipendenti, che si terrà il 22 maggio al Berio Cafè e vedrà riunite le principali librerie di quartiere in città. L’evento si terrà nel pomeriggio, fino a sera inoltrata, sia all’interno del locale sia nel cortile della biblioteca: tema del giorno I libri consigliati dai librai indipendenti.

    Chi gestisce una libreria e vuole partecipare ha pochissimi giorni per farlo: le iscrizioni terminano sabato 20 aprile, è necessario inviare una mail a battistina.dellepiane@cheapnet.it.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    villa-pallavicini-pegli-d6IL PRECEDENTE

    Maggio 2010: il Parco di Villa Pallavicini è tra i dieci finalisti del concorso “Il parco più bello”, patrocinato annualmente da vari enti pubblici fra cui il Ministero per i Beni Culturali.

    Dicembre 2011: la Giunta del Comune di Genova dà il via libera alla gestione privata dei parchi del Ponente, fra cui Villa Pallavicini. In seduta vengono pubblicate le linee guida, che porteranno a bandi di gara indetti entro febbraio 2012: un primo passo che intende portare alla concessione ai privati di tutti i parchi della città. In particolare, per Villa Pallavicini sarà fornito un contributo economico di 100.000 € nei primi tre anni, per sostenere l’avvio dei progetti. La concessione avrà durata di 5 anni, rinnovabile per altri 5.

    Aprile 2012: il centro culturale La Maona organizza un incontro pubblico con la Sindaco uscente Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente. Tema dell’evento è la costituzione di un comitato promotore per il giardino botanico, allo scopo di riqualificare e dare prestigio internazionale a quello che è uno dei fiori all’occhiello del parco, tuttavia inutilizzato. Il comitato potrebbe anche sostenere la riqualificazione di spazi analoghi in città, fra cui l’orto botanico dell’Albergo dei Poveri.

    Maggio 2012: il Comune di Genova – Direzione Città Sicura aderisce al progetto Peripheria, un’iniziativa europea che ha l’obiettivo di promuovere una migliore vivibilità e accessibilità degli spazi pubblici all’aperto attraverso le nuove tecnologie. Si tratta di un progetto legato a Smart City, che vede come “aree-pilota” Villa Pallavicini e il Forte Santa Tecla.

    Agosto 2012: Era Superba visita il Parco di Villa Pallavicini per fare il punto sui lavori di restauro e manutenzione dello spazio. Le problematiche in campo sono diverse, dal presidio contro atti di vandalismo a una maggiore cura degli spazi verdi.

    Dicembre 2012: in Consiglio Comunale si discute circa i compiti della Consulta del Verde – un organismo che si occupi di tutti i problemi legati alla cura dei parchi, delle aiuole e degli alberi – e di una figura specifica denominata Curatore dei parchi, i cui incarichi vertano sulla ricerca di fondi e contributi per il rilancio e la manutenzione delle aree verdi. Queste due istituzioni sono nate nell’ultimo periodo della Giunta Vincenzi, come parte di un più ampio progetto chiamato Piano del Verde.

    IL PRESENTE

    Qual è il futuro di Villa Pallavicini? Ne parliamo con Silvana Ghigino, l’architetto che sta seguendo i lavori di riqualificazione su incarico del Comune di Genova (proprietario della Villa) attraverso Aster.

    Il progetto di restauro – il cui titolo preciso è “Revisione e integrazione del progetto di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale del parco Pallavicini a Pegli” – è stato affidato allo studio Ghigino grazie a un’estensione dei finanziamenti “residui” delle opere Colombiane del 1992. «Il progetto è diviso in tre lotti: il primo interessa il restauro del Tempio di Flora, della Serra e dei giardini relativi; il secondo interessa il restauro del Castello e del mausoleo del Capitano; il terzo è relativo al parco nel suo insieme, ovvero l’assetto compositivo- scenografico, le aree vegetate (sottobosco, fascia arbustiva e fascia arborea), i percorsi, muri di contenimento e sostegno, sistema di regimentazione delle acque piovane, impianto idrico e impianto elettrico, videosorveglianza. I lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014, con un finanziamento di 3.594.500 € suddivisi nei tre lotti di cui sopra».

    I tempi sono lunghi, così come sono complesse le attività di riqualificazione. A questo punto sorge spontanea una domanda: sarà possibile mantenere aperto al pubblico il Parco? «Il parco è stato mantenuto aperto durante l’esecuzione dei primi due lotti e si intende mantenerlo parzialmente aperto anche durante l’esecuzione dell’ultimo, nonostante si prevedano interventi sulla vegetazione e sui percorsi diffusi in tutto il parco. Durante l’esecuzione dei lavori dei primi due lotti sono state organizzate anche alcune visite guidate ai cantieri in corso: la stessa possibilità sarà concessa durante gli interventi sulla vegetazione la cui dimostrazione, si ritiene, possa facilitare la comprensione di alcune scelte progettuali e la diffusione di una consapevolezza maggiore circa il significato della conservazione di un sistema antropico quale è questo parco storico».

    Infine, una volta terminati i lavori, quali interventi di pulizia e manutenzione saranno necessari per presevare il parco e la villa nel lungo periodo? «Il progetto è corredato, come da richieste di legge, da un piano che individua azioni e tempistiche della manutenzione futura. Questo strumento sarà essenziale per il futuro gestore del parco. Io sono convinta che viste le valenze artistiche, la complessità scenografica e compositiva e le particolari caratteristiche della vegetazione, sia necessario affidare la gestione ad una struttura mirata, articolata dal punto di vista delle competenze e guidata da un esperto. Non nascondo di aver presentato al Comune un progetto di gestione che prevede la costituzione di una Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Valbisagno, Prato e Struppa: orti urbani e recupero aree verdi

    Valbisagno, Prato e Struppa: orti urbani e recupero aree verdi

    valbisagno-verdeMolassana è un quartiere in movimento verso un futuro più roseo: lo dimostrano in primis le tante proposte del Progetto Integrato per Molassana, ora in via di realizzazione, che fanno ben sperare anche per le sorti dell’ex area Boero: il tutto, nell’ottica della riqualifica generale di un quartiere che aspira a trasformarsi in punto di snodo viario e commerciale, e in centro di aggregazione cittadino.

    Proprio in questa stessa direzione si inseriscono le due recenti iniziative dell’amministrazione della Media Valbisagno: si tratta del recupero delle aree verdi nelle zone di Prato e Struppa, situate rispettivamente in Via Prato Verde, all’altezza dell’asilo Coccinella di Via Benedetto da Porto, e nei pressi della residenza “Villa Invrea”, all’altezza del capolinea dei bus delle linee 13 e 14. Nel primo caso l’assegnazione di 14 lotti a privati, da adibire a orti urbani, e nel secondo l’inaugurazione di un giardino condominiale, da oltre un anno chiuso e ora restituito alla cittadinanza.

    PRATO E STRUPPA: I PROGETTI NEL DETTAGLIO

    Nel caso di Prato, è stato indetto dal Municipio IV Media Valbisagno un bando per l’assegnazione di 14 lotti di terra ad uso ortivo in Via Prato Verde (situati proprio in fondo alla Via, nei pressi dell’asilo Coccinella), in locazione per quattro anni. Si tratta di appezzamenti di terreno pianeggiante siti nei pressi di alcuni condomini collocati alla fine della strada: in base agli oneri di urbanizzazione conseguenti alla costruzione dei caseggiati, era stato predisposto dall’amministrazione che questi terreni fossero adibiti a coltivazione. Di dimensioni comprese tra i 180 e i 300 metri quadri, per la loro gestione è stato richiesto –come si legge nel bando- un canone annuale di locazione corrispondente a 63,69 euro per i terreni più piccoli, fino a 103,73 euro per i terreni di dimensioni più importanti.

    orto-urbanoL’iniziativa, che risale al gennaio 2013, ha riscosso grande successo nel quartiere, superando le aspettative degli stessi amministratori municipali: alla scadenza del bando, nel febbraio scorso, le richieste avanzate dai cittadini ammontavano a ben 71, quasi sette volte di più dell’effettiva disponibilità territoriale.

    Lo scorso 15 marzo, a poco più di un mese dalla chiusura del bando, è stata resa pubblica la graduatoria stilata dal Municipio e a breve gli appezzamenti verranno ufficialmente assegnati. Tra i criteri utilizzati per la valutazione dei candidati, l’essere residenti nei territori della Media Valbisagno, l’essere pensionati o non svolgere attività lavorative retribuite e avere più di 50 anni d’età sono stati preferenziali in sede decisionale. Inoltre, favoriti anche i portatori di handicap o i conviventi con persone disabili. Il tutto, nel rispetto del “Regolamento comunale per l’assegnazione e la gestione degli orti urbani” e delle relative norme di attuazione, in base ai quali gli assegnatari sono tenuti a non installare alcuna struttura senza autorizzazione da parte della competente Area Tecnica del Municipio e non utilizzare la superficie assegnata per scopi diversi dall’attività agricola (ovvero, non a fini commerciali). Inoltre, importante anche il divieto di non scaricare materiali inquinanti, nel rispetto delle norme ambientali e delle norme di pulizia e manutenzione della porzione di terreno e del vano attrezzi, posto all’interno dell’edificio comune.

    Altro importante obiettivo raggiunto per il quartiere, l’apertura –dopo un anno dalla chiusura definitiva- del giardinetto condominiale di Via Struppa, all’altezza della residenza “Villa Invrea” e del capolinea dei bus 13 e 14: da tempo i giardinetti di quartiere restavano chiusi per problemi di gestione e di attribuzione tra pubblico e privato. Di proprietà condominiale, il giardino –in base agli oneri di urbanizzazione- doveva essere aperto alla cittadinanza, ad uso pubblico. Sui condomini, però, come da accordi amministrativi, pesava l’onere di mantenimento del verde, di cui dovevano garantire la fruizione pubblica. Tuttavia, da tempo la situazione restava in fase di stallo: restaurati e collaudati, i giardini erano chiusi e l’accesso precluso ai cittadini. Da poco la situazione si è sbloccata e oggi i giardini restaurati sono accessibili.

    «A Prato e Struppa – racconta Gianpaolo Malatesta, consigliere comunale (Pd) – il successo è stato grande e la risposta per le iniziative più che positiva. Tutto ciò è sintomatico della voglia dei residenti di impegnarsi per la riqualifica di un quartiere. Si tratta di piccole iniziative ma dalla forte valenza simbolica che lasciano ben sperare e che è bene segnalare. Gli abitanti della Media Valbisagno spesso lamentano che non sempre vengano messe in luce le iniziative positive di questi territori, e penso sia giusto dare risalto non solo alle criticità, ma anche alle spinte verso lo sviluppo dell’area».

     

    Elettra Antognetti

  • Discarica via Piombelli: monitoraggio ambientale in attesa della bonifica

    Discarica via Piombelli: monitoraggio ambientale in attesa della bonifica

    ambiente-rifiuti-DLa discarica abusiva di rifiuti tossici di via Piombelli, a Rivarolo – vera e propria bomba ecologica in mezzo alle case – dopo anni di silenzi e omissioni, oggi è sotto stretto controllo degli enti competenti, tuttavia, i dati sul monitoraggio ambientale in via di esecuzione, ancora non sono in grado di confermare o smentire la necessità di una bonifica integrale del sito.
    Se ne è discusso venerdì 6 aprile durante la seduta consiliare del Municipio Val Polcevera, come racconta l’assessore con delega all’Ambiente, nonché abitante della zona, Patrizia Palermo «Abbiamo illustrato al Consiglio gli ultimi risultati delle rilevazioni sullo stato di inquinamento dell’area che continueranno durante il mese di aprile. Presidente e Giunta hanno anche svolto un sopralluogo in via Piombelli».

    I soggetti interpellati durante l’istruttoria sono stati: la Regione Liguria, il Comune di Genova, l’ARPAL, l’AMIU, l’ASL 3 e la Provincia di Genova. Le risposte fornite sono interlocutorie e hanno evidenziato una situazione di indagine non ancora conclusa. Sono tuttora in corso di svolgimento le attività di monitoraggio delle acque sotterranee, delle acque superficiali e non solo.
    Con nota del 19 marzo 2013, la Direzione Ambiente Igiene Energia del Comune di Genova ha evidenziato che, mediante i nuovi piezometri, sono state eseguite due campagne di campionamento e analisi (giugno e ottobre 2012). Gli esiti pervenuti sono sempre stati «conformi alle concentrazioni soglia di contaminazione». Un’ulteriore campagna verrà realizzata ad aprile 2013.
    Per quanto riguarda l’attività di monitoraggio dell’aria, i dati comunicati, emergenti dalle campionature quindicinali sul campo dal 17 luglio 2011 ed analisi di laboratorio, affermano che «l’attuale assetto normativo in materia di qualità dell’aria stabilisce per il parametro benzene (l’unico tra le sostanze rilevate, potenzialmente cancerogeno e con limiti normati) un limite massimo di concentrazione pari a 5 µg/mc (sempre ampiamente rispettato), tranne in un campionamento, tra fine aprile ed inizio maggio 2012 (valore pari a 5,34)». L’esame dei dati tecnici è ancora al vaglio di Arpal.
    In merito alla staticità del sito sono in via di completamento le indagini avviate per controllare le condizioni di stabilità dell’area, per mezzo di 2 sondaggi geognostici attrezzati ad inclinometro. Uno dei due inclinometri ha rilevato uno spostamento (lettura 8/8/2012 pari a circa 1,7 mm in direzione Nordovest; lettura 10/12/12 pari a circa 3,5 mm in direzione Nordovest).
    Nella nota della Direzione Ambiente, Ambiti Naturali e Trasporti della Provincia di Genova si evidenzia che «le azioni svolte fino a questo momento hanno avuto la finalità di indagare sulle condizioni dell’area per definire eventualmente un percorso che vada oltre la messa in sicurezza del sito, .non è escluso, infatti, che tale fase possa evolvere in un procedimento più complesso per la valutazione dell’eventuale rischio e la definizione degli interventi destinati ad eliminarlo»

    Il problema, se dovesse emergere la necessità di una bonifica integrale (i primi interventi sono stati eseguiti nel 2001 e nel 2005), è che «Non ci sarebbero le risorse economiche necessarie per eseguire un’operazione molto costosa», sottolinea l’assessore. I costi, infatti, graverebbero sulla collettività, visto che i proprietari dell’area, i marchesi Catteneo Adorno, con sentenza del Tribunale penale di Genova n. 3997/05, sono stati assolti – per non aver commesso il fatto – dall’imputazione di aver realizzato sul loro terreno una discarica di rifiuti. I contenziosi tra proprietari e Comune di Genova si sono conclusi nel 2010 con sentenza del Consiglio di Stato Sez. V, 16/07/2010, Decisione n. 4614, la quale ha stabilito che la rimozione dei rifiuti non costituisce onere reale a carico del proprietario non responsabile con conseguente obbligo per l’amministrazione competente di procedere in merito.
    Attualmente, la causa intentata dall’amministrazione comunale contro i marchesi Cattaneo Adorno, è ancora pendente in sede civile «Ma considerato l’esito negativo dei precedenti contenziosi penali ed amministrativi, sono scettica sul fatto che questa volta possa andare in maniera diversa», spiega Palermo.

    In questa lunga vicenda che si trascina ormai da un decennio, un aspetto positivo finalmente c’è: il sito è stato recintato e reso completamente inaccessibile. «Cittadini, Comitato di via Piombelli, associazioni (in particolare la Casa della Legalità) hanno lottato per lungo tempo affinché si intervenisse – continua l’assessore – l’amministrazione comunale, da parte sua, ci ha messo dei soldi per una parziale bonifica (2001 e 2005) ed in seguito, a partire dal 2009, ha cominciato a mettere in sicurezza l’area».

    rifiutiOggi, però, un altro rischio incombe dietro l’angolo. A fianco della discarica di rifiuti tossici, a causa del comportamento incivile di alcuni, sta nascendo una nuova discarica abusiva di rifiuti ingombranti. «Ci sono persone che scaricano materiali, anche pericolosi per l’ambiente come l’amianto, nelle vicine acque del Rio Maltempo – spiega Patrizia Palermo – La pericolosità di quest’ultimo è ben nota fin dagli anni ’70 quando, durante gli eventi alluvionali, il rivo creò enormi danni in zona. Stiamo ragionando sulla possibilità di sbarrare la strada di accesso, come chiedono gli abitanti, ma il tratto interessato risulta di proprietà privata. Le conseguenze della rimozione di tali rifiuti, però, ricadono sulle casse comunali. Dobbiamo verificare le intenzioni del soggetto proprietario e trovare un accordo».

     

    Matteo Quadrone

  • Maddalena on the road: scopriamo il vero volto del centro storico

    Maddalena on the road: scopriamo il vero volto del centro storico

    piazza-maddalenaSabato 13 aprile 2013, a partire dalle 15, un nuovo evento organizzato nel Sestiere della Maddalena per ridare vita al quartiere del centro storico: slogan della giornata è Riprenderci la Maddalena per un giorno, poiché i vicoli saranno pacificamente “invasi” dai commercianti, artigiani e artisti che lo vivono quotidianamente, accompagnati da un gruppo di attori delle più importanti compagnie teatrali della città.

    Per capire meglio la natura di questa giornata abbiamo parlato con Manuel Sifuentes, uno dei titolari del Manena Hostel. «Il titolo Maddalena on the road è nato in una delle tante riunioni che facciamo con il CIV: volevamo che fosse chiara la nostra volontà di stare sulla strada di impegnarci concretamente per questo quartiere e di rispondere in modo coerente a una crisi economica schiacciante e a una situazione ormai di degrado, di cui via della Maddalena diventa il simbolo ma anche il punto di partenza per una svolta positiva».

    Le attività dei negozi del quartiere si sposteranno per un giorno in via della Maddalena, con il contributo del CIV e di tutte le associazioni del territorio, che da tempo organizzano periodicamente eventi di questo tipo, sul tema CIVivo CIVengo CIViaggio: «La risposta è stata positiva per quasi tutte le iniziative fatte. I visitatori sono stati in crescita fino a Natale con una piccola flessione sulle ultime, ma per ragioni indipendenti dall’organizzazione, a partire dalle condizioni metereologiche che non ci hanno aiutato. Non è facile fare una stima precisa dei visitatori in totale, ma diciamo che ogni volta – tra occasionali e interessati, comprendenti bambini genitori etc – abbiamo avuto circa 300 presenze a evento».

    Il quartiere sarà “occupato” con sette postazioni, così collocate:
    1. Chiesa della maddalena
    2. Spiazzo vico rosa/vico dietro il coro
    3. Angolo vico dietro coro vigne
    4. Piazzetta Boccanegra
    5. Quattro canti
    6. Pellicceria
    7. Angolo Via San Luca

    Ci sono iniziative per riaprire le attività commerciali della Maddalena? «In questo momento purtroppo non ci sono più bandi aperti: il riscontro sui passati bandi è buono, poiché hanno rappresentato l’unico argine alla linea di chiusura ascendente, lo strumento dei bandi ha consentito ad alcuni di resistere, rinnovare e potenziare e ad altri di insediarsi con attività innovative e utili per il territorio. Finché questo passaggio è stato governato determinava prospettive, al momento siamo comunque in attesa».

    Una di queste attività di recente inaugurazione è proprio l’ostello Manena, che da pochi mesi è attivo in città. «Facendo un piccolo bilancio di questi primi sei mesi di ostello non possiamo che sorridere: i risultati ottenuti sono andati oltre le nostre più rosee aspettative, abbiamo avuto un’occupazione alta anche nei mesi di bassa stagione, riscontrando un entusiasmo e un apprezzamento da parte degli ospiti – anche per Genova in generale – che ci ha dato ancor più energia e ottimismo. Abbiamo da poco superato quota 1.000 ospiti e ci è difficile elencare tutte le nazionalità, sono troppe! Crediamo fermamente che i servizi siano l’arma in più per continuare a crescere, quindi abbiamo in progetto walking tour, pubcrawl e cene in ostello. Questo grazie anche all’impegno forte con il Civ Maddalena e l’associazione Ama Abitanti Maddalena, due splendide realtà che sono letteralmente il motore della rinascita del quartiere, tante idee e tanto impegno disinteressato sono le caratteristiche che le accomunano».

    In particolare, la nascita di questa associazione di cittadini – costituita anch’essa pochi mesi fa – ha permesso il vero rilancio del quartiere: «La nascita di Ama ha permesso la conoscenza tra abitanti del quartiere e la loro partecipazione attiva alle iniziative, raccogliendo la necessità di poter aderire a uno strumento organizzato e ufficialmente costituito, in grado di operare azioni di riqualificazione sociale e culturale e di essere soggetto relazionale con le istituzioni. Le azioni fino ad oggi svolte hanno contribuito ad elevare tra gli associati, ma non solo, il senso di vivibilità degli spazi pubblici, la presa di coscienza che se uno spazio è pubblico allora è anche nostro e non dobbiamo essere renitenti nel viverlo e attraversarlo. Le cose possono migliorare se tutti lo vogliamo ed ognuno di noi è disposto a mettersi in discussione e a partecipare».

    Marta Traverso

  • Nervi, piscina del porticciolo: il Municipio lavora per la riapertura

    Nervi, piscina del porticciolo: il Municipio lavora per la riapertura

    NerviNervi: dalla passeggiata Anita Garibaldi, arrivati al bel Porticciolo, con suggestiva vista sulla riviera, Portofino sullo sfondo. Mamme, bambini, nonni, tra il fermento generale di bar, edicole, stabilimenti balneari: a Nervi sembra estate tutto l’anno. Un angolo di paradiso e di perfezione quasi spasmodica. Sì, ma a uno sguardo più attento, ecco una nota dissonante: svoltando su via Caboto, continuando a costeggiare il Porticciolo, eccola là, la piscina Mario Massa.

    In passato sede di tanti successi della Società Sportiva Nervi, ha ospitato molte gare agonistiche, di pallanuoto soprattutto, in quella esclusiva posizione con vista direttamente sul mare. Piscina di acqua di mare, dotata di tribune laterali su tre livelli, è stata costruita negli anni ’60: ancora prima la squadra nerviese si allenava già nel Porticciolo, ma in mare, e la costruzione dell’impianto è avvenuta solo in un secondo tempo. Proprio la Sportiva Nervi si è occupata della gestione dell’impianto Mario Massa dal 2002 fino al 31 dicembre 2011 (con una proroga alla fine di giugno 2012), poi  lasciandola nelle mani dell’amministrazione comunale. La piscina non è più a norma di regolamento per ospitare partite di serie A e il Nervi è emigrato prima alla Sciorba, poi a Sori. Bisognosa di un restauro dai costi ingenti, la piscina del Porticciolo è stata gradualmente abbandonata. Chiusa dal 15 maggio 2012, i nerviesi –e i genovesi tutti- sono in attesa di sapere quali saranno le sorti della vasca di Via Caboto, cui non sembrano intenzionati a rinunciare.

    RIPERCORRIAMO LA STORIA RECENTE

    nervi-porticciolo-A1Nel 2002 la Società Sportiva Nervi aveva preso in gestione lo stabilimento natatorio, facendosi carico di costi di amministrazione dell’ordine di 100 mila euro all’ anno (quadruplicati a sfiorare i 400 mila nel 2012).  Molti anni di glorie, successi e prestigio, seguiti però da una brusca e recente inversione di rotta: soprattutto questi ultimi, sono stati anni di polemiche, con “focolai di proteste” che si riattizzano sempre in concomitanza dell’avvento della stagione estiva.

    Nel 2011 parlava così l’ex Presidente del Municipio IX Levante, Francesco Carleo: «Nervi avrà un nuovo porticciolo. Il piazzale deve restare libero e le barche devono essere ormeggiate in mare», prevedendo per la rinascita del porticciolo anche il trasferimento della piscina Mario Massa da via Caboto all’ex Stabilimento Aura. All’epoca ci si appellava al Puc per spostare la vasca all’Aura di Via del Commercio e aumentarne la capienza ad un numero di oltre 500 spettatori, con tanto di polo di servizi pubblici e l’inserimento di centri urbani e commerciali. Un bel progetto di riqualifica e valorizzazione, che certo non è stato esente dall’incontrare polemiche, e che è andato pian piano morendo. Nel maggio 2012, poi, la piscina è stata chiusa (per la precisione, il 15 maggio) a causa degli elevati costi di gestione. A quel tempo risale anche l’uscita dalla gestione della Sportiva e il passaggio, al 20 giugno 2012, al Comune. Subito, la mobilitazione generale, con tanto di pagina facebook “Salviamo la piscina Massa di Nervi” e raccolta firme (un successo, superando quota mille) nel quartiere.

    La chiusura è stata però inevitabile: le criticità tecniche dell’impianto non hanno permesso un adeguato intervento sanatorio. Più difficile e dispendioso adeguare la vasca alla norme vigenti, che trasferire gli allenamenti e le varie attività in altri impianti cittadini. Restava, però, il fermo no da parte della cittadinanza alla chiusura dell’impianto natatorio e alla soluzione-palliativo di riportare in vita la vasca solo per la stagione estiva alle porte. C’era una richiesta pressante di intervento all’amministrazione competente, che doveva decidere se investire ingenti somme per risanare le falle della piscina, oppure chiuderla definitivamente andando contro il volere collettivo, o ancora sperare nell’arrivo di soggetti privati, interessati all’acquisto o alla gestione del sito e disposti a erogare finanziamenti di tasca propria.

    I PROGETTI PER IL FUTURO

    NerviNerio Farinelli, presidente del Municipio IX Levante, ci illustra i progetti per il futuro. «Attualmente sono due le questioni da risolvere. La prima, il fatto che la precedente gestione della Sportiva ci ha lasciato da coprire un buco di 220 mila euro, da pagare alla società Mediterranea delle Acque, che ha il monopolio per la gestione delle acque e l’erogazione dei contratti per le forniture. Dobbiamo ottemperare al pagamento e reperire i fondi, prima di procedere con la riapertura degli impianti. In secondo luogo, vogliamo rispettare l’impegno contratto con i cittadini lo scorso 10 gennaio, nel corso dell’assemblea con la cittadinanza, che chiede la riapertura della vasca ad uso balneareLo scorso 2 aprile ho inviato una mail agli assessori Crivello, Boero, Bernini e Garotta, chiedendo un incontro per definire i termini della riapertura e valutare lo stato attuale. Dall’ispezione svolta recentemente, è risultato che lo stato della piscina è buono e non ci sono grandi interventi da apportare. I presupposti per la riapertura ci sono».

    L’amministrazione, quindi, è al lavoro: diverse le soluzioni in ballo e sono in corso le fasi di valutazione degli interventi possibili. Tra le idee, era stata adombrata anche quella –certamente ambiziosa- della trasformazione della piscina in un silos adibito a rimessaggio barche, con campo da calcio in erba sintetica sulla copertura, prontamente smentita dall’amministrazione.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Andrea Vagni e Daniele Orlandi]

  • Castelletto, Valletta San Nicola: il Comune apre al progetto dei cittadini

    Castelletto, Valletta San Nicola: il Comune apre al progetto dei cittadini

    Valletta Carbonara San NicolaUn passo avanti verso la salvaguardia di Valletta San Nicola – il polmone verde di Castelletto alle spalle dell’ex Albergo dei Poveri – contro le ipotesi di cementificazione paventate nel corso degli anni dalla proprietà, l’istituto Asp Brignole che, vista la profonda crisi economica, intende monetizzare al massimo il valore dell’area. È quello compiuto venerdì scorso, quando le Commissioni Consiliari del Comune di Genova “Promozione della città” e “Territorio”, hanno ascoltato il Comitato Le Serre di San Nicola, il quale – con la collaborazione di Isde – Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Movimento Decrescita Felice – ha redatto un progetto interessante ed articolato, già presentato alla cittadinanza il 14 febbraio scorso, che prevede la trasformazione della valletta in spazio pubblico di aggregazione sociale e modello di gestione sostenibile attento alle sue risorse agricole, alla sua storia, alle sue caratteristiche ambientali.
    Ma per concretizzarlo occorre cancellare dal progetto preliminare di PUC, approvato dall’ex Giunta Vincenzi, qualsiasi previsione di nuove edificazioni, attraverso un processo di revisione del piano urbanistico alla luce delle numerose osservazioni arrivate sui tavoli degli uffici comunali, da ogni parte della città.

    «L’incontro è andato benissimo – afferma soddisfatto Franco Montagnani del Comitato Le Serre di San Nicola – abbiamo illustrato il progetto riscontrando l’apprezzamento dei consiglieri di maggioranza e opposizione che sembrano condividere le linee di sviluppo e sostenibilità immaginate da cittadini e associazioni per il futuro del polmone verde di Castelletto»
    «Il vicesindaco Stefano Bernini si è detto disponibile a seguire un percorso partecipativo che tenga in dovuta considerazione le osservazioni al PUC – racconta Montagnani – A questo proposito la zona della Valletta potrebbe non essere più denominata Distretto di Trasformazione». Bernini ha aggiunto che l’intenzione del Comune è quella di acquisire i diritti di calpestio della Valletta – dell’intera area e non solo della parte dove oggi si trovano i vivai comunali – per poter usufruire della superficie ai fini di una sua valorizzazione.

    Valletta Carbonara San NicolaDa ricordare l’intervento di Massimo Quaini, professore dell’Università di Genova, nonché uno dei più noti geografi italiani, il quale ha auspicato la creazione di un osservatorio sul paesaggio agricolo con sede all’interno di Valletta San Nicola, da realizzarsi in sinergia con il progetto del Comitato Le Serre.

    Per il professor Quaini gli osservatori sul paesaggio (previsti dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000) se ben interpretati «Possono essere degli strumenti molto importanti di autoconsapevolezza delle persone nei confronti della grande eredità costituita dai paesaggi».

     

    Marianna Pederzolli, giovane consigliere della Lista Doria, ha parlato di “bel buco verde della città”. «Un’espressione che calza a pennello per Valletta San Nicola – spiega Montagnani – questo luogo ha una sua storia, una sua vocazione, è uno stimolo per l’aggregazione sociale ed una fonte di vita per la città che non deve essere “riempito” con nuovo cemento. Può essere il simbolo di un decisivo cambio di rotta: non si devono più sacrificare gli spazi aperti della città per risanare bilanci o favorire speculazioni edilizie».
    Alcuni consiglieri sono pronti a presentare una mozione sul tema e, vista l’unità di intenti dimostrata, probabilmente l’iniziativa sarà accolta in maniera favorevole dall’intero consiglio.
    Venerdì i membri delle commissioni consiliari di Palazzo Tursi hanno avuto l’occasione di visitare da vicino Valletta San Nicola, rendendosi conto in prima persona della bellezza del luogo. «Adesso possiedono tutti gli elementi necessari per poter valutare nella maniera migliore il da farsi – conclude Montagnani – auspichiamo che alle parole seguano i fatti ed al più presto possa partire il percorso partecipativo, il primo passo verso la realizzazione del nostro progetto».

     

    Matteo Quadrone

  • Piazza Solari, via Amarena: i residenti contestano il progetto autosilos

    Piazza Solari, via Amarena: i residenti contestano il progetto autosilos

    san fruttuoso 2Il progetto per la costruzione di un maxi silos a 5 piani (per 152 posti auto) tra Piazza Solari e via Amarena, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis, suscita la contrarietà di un folto gruppo di cittadini – indipendenti da ogni partito o movimento politico, di formazione ed età molto diverse ma attivi per tutelare il paesaggio e la qualità della vita, tengono a sottolineare – che si sono spontaneamente uniti nel “Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti di via Amarena, piazza Solari, via Savelli, via Ferretto”, raccogliendo oltre un migliaio di firme a supporto di un corposo documento di osservazioni, recentemente inviato all’amministrazione comunale.

    Il gruppo chiede di non sacrificare l’ultima area verde del quartiere ed esprime forti dubbi sulla stabilità del terreno interessato dalla nuova opera. «La popolazione subirà disagi per non meno di 18 mesi e poi rischi idrogeologici e riduzione della qualità della vita dovuta alla sparizione di verde a vantaggio di muraglioni di cemento – spiega il comitato – Inoltre, sappiamo che nei 184 box già costruiti dalla Fondazione in via Savelli (a circa 30 metri dal prospettato nuovo ecomostro) si verificano infiltrazioni d’acqua e sono in corso opere aggiuntive di impermeabilizzazione (la foto a sinistra mostra il muraglione di via Bozzano dove sono state fissate delle piastre metalliche per rompere gli spruzzi dell’acqua che scende quando piove ma che continua a fuoriuscire anche quando non piove n.d.r.)».

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    Secondo il comitato lo sbancamento della collina – la stima fatta dal progettista è di 15.000 m3 di terra – in una zona già soggetta a smottamenti, crepe e frane «Aggraverà ulteriormente il già delicato equilibrio idrogeologico con il conseguente rischio di frane e quindi di situazioni di pericolo in una zona densamente popolata che ospita due scuole nelle immediate vicinanze (frequentate da più di 1000 bambini di età compresa tra i 3 mesi ed i 14 anni)».
    Le continue opere di cementificazione nella collina soprastante al Contubernio «Hanno obbligato a suo tempo ad ancorare la zona direttamente sottostante a N.S. del Monte con un grosso muraglione in cemento armato a spese dei cittadini, onde evitare e prevenire frane – precisa il comitato – i civici di via Amarena 23-25-27 hanno dovuto sostenere opere di risanamento delle loro proprietà per limitare eventi franosi (NB: il Contubernio è esattamente sotto questi caseggiati, potete andare a vedere con i vostri occhi le crepe alquanto inquietanti nelle scale dei civici 23-25-27)».Questa ennesima depauperazione del paesaggio naturale «È in contrasto con le nuove tendenze a ridurre la cementificazione a seguito dei recenti tragici eventi alluvionali– continua il comitato – Siamo tutti testimoni della frana in via Carlo Varese dello scorso mese. Sicuramente, anche in questo caso, saranno stati fatti tutti i rilievi necessari e le analisi previste, ma la natura è alquanto imprevedibile e sappiamo che i mutamenti climatici in corso porteranno a precipitazioni più violente che in passato. Ed anche la nuova frana in via Ventotene dovrebbe farci riflettere».

    La collina Bosco Pelato, nonostante versi in stato di forte degrado, resta comunque l’ultimo polmone verde della zona «Tutto il quartiere beneficia dell’aria ricca di ossigeno dovuta ai parecchi alberi, tra cui alcuni ulivi – sottolineano i cittadini – destinati a scomparire per lasciare spazio a centinaia di metri cubi di cemento. Se il problema è la sicurezza della scalinata Bosco Pelato, basta aumentare l’illuminazione e ricostruire il muro di confine con la Fondazione stessa che viene mantenuto con puntelli da parecchi anni».

    Infine, i cittadini sottolineano «È già successo, purtroppo tante volte, che opere così grandi non siano state portate a compimento per diverse ragioni, lasciando l’ambiente in stato di degrado totale. Ricordiamo la costruzione dei box in via Bocciardo a Borgoratti, dove gli abitanti del civico 1 sono stati sfollati il gennaio 2012 e sono tuttora sfollati a loro spese perché l’edificio è stato dichiarato inagibile a causa dei danni subiti in seguito alle trivellazioni».

    «Il progetto in esame si rivela assolutamente incompatibile con i valori paesistici, ambientali, architettonici e geologici dell’area, oggetto di specifica tutela e recepiti dalla strumentazione urbanistica vigente – si legge nella conclusione del documento inviato al Comune – e deve pertanto ritenersi non realizzabile».

     

    Matteo Quadrone