Tag: quartieri di Genova

Tutte le notizie e gli aggiornamenti dai municipi di Genova, gli articoli e le inchieste. Per le segnalazioni dei cittadini redazione@erasuperba.it

  • Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    Molassana, progetto per il restyling del quartiere: facciamo il punto

    molassana-progetto-porIl cosiddetto Progetto Integrato per Molassana è un importante piano europeo (Por-Fesr 2007-2013) per la riqualifica della Media Valbisagno. Grazie ad un investimento di 15 milioni di euro (di cui il contributo concesso sul Por è di 9 milioni, pari al 74,48 % dell’investimento complessivo), il restyling del quartiere si è concretizzato in un ampio progetto che interessa diverse aree e strutture: oltre alla riconversione dell’area ex-Boero, anche la realizzazione della strada sulla sponda destra del Bisagno, la pedonalizzazione di via Molassana, il recupero dell’antico acquedotto, il rafforzamento degli argini del torrente Geirato e la costruzione (ultimata) dell’edificio che ospita il nuovo centro civico.  Il finanziamento stanziato dal Comune di Genova ammonta a 4 milioni di euro. Cerhiamo di fare chiarezza sui vari interventi previsti.

    IL PROGETTO INTEGRATO E GLI INTERVENTI

    Il Programma Operativo Regionale (Por) per l’utilizzo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) è stato predisposto dalla Regione Liguria per consolidare la coesione economica, sociale e territoriale nel periodo compreso tra 2007-2013. Il Por-Fesr Liguria, approvato dalla Commissione Europea nel novembre 2007, si articola su cinque priorità, o assi, strategiche di intervento, con obiettivi e dotazioni finanziarie differenti.

    Nell caso di Molassana, si tratta di interventi che fanno parte dell’asse strategico 3, per aumentare l’attrattività turistica dei territori e migliorare la vivibilità in ambito urbano attraverso interventi infrastrutturali e non. Tutti questi progetti previsti nell’ambito di Por-Fesr vengono realizzati mediante un Progetto Integrato di sviluppo urbano: gli interventi del Progetto, finalizzati alla riqualificazione del centro abitato di Molassana, sono pensati per favorire il tessuto commerciale della zona e per rendere il quartiere più vivibile  dal punto di vista sia urbanistico e infrastrutturale, che ambientale e viario, facendo di Molassana un nodo di interscambio tra le alture e il centro cittadino.

    Nello specifico, gli interventi previsti sono:

    Molassana, ValbisagnoRiassetto della mobilità, per risolvere le criticità relative all’attraversamento del centro di Molassana ed eliminare il traffico privato, consentendo la riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico. L’intervento prevede, appunto, la pedonalizzazione di Via Molassana, con conseguente spostamento del tratto di viabilità sulla parallela, sulla sponda del Bisagno. Il nuovo tratto (430 metri a due corsie dall’incrocio tra via Emilia e via Molassana sino al ponte Fleming) è stato pensato per consentire la riorganizzazione del trasporto pubblico locale. Costo: 1,62 milioni di euro.

    Pedonalizzazione di Via Molassana, per migliorare la coesione fra cittadini ed esercizi commerciali e vari servizi connessi al parco pubblico previsto nell’adiacente ex area Boero. L’intervento prevede la pavimentazione dell’area su un tratto di 430 metri, l’inserimento di arredi urbani, alberature e il rifacimento della rete di illuminazione pubblica. Costo: 1,85 milioni di euro.

    Piazza Centro Civico, ovvero la creazione di una piazza pubblica pedonale antistante la nuova sede del Municipio IV Media Valbisagno. La piazza, da realizzarsi previa acquisizione e successiva demolizione dell’edificio ex Trattoria dell’Olmo, che occupa l’area preposta al Municipio, prevede la creazione di un parco giochi e area hotspot per la trasmissione dei dati con tecnologia wifi. Costo: 670 mila euro.

    Anche per Via Geirato e Via Bernardini, si prevede l’allargamento delle due vie che “incorniciano” l’ex area Boero, costeggiandola, allo scopo di favorire lo scorrimento pedonale. Inoltre, la creazione di parcheggi pubblici, in previsione di una razionalizzazione dei flussi di traffico indotti dal nuovo insediamento nella zona Boero riqualificata. In Via Geirato, anche un’apposita passerella pedonale per collegare l’insediamento urbano di Via Sertoli con il nuovo complesso Boero. Costo: 430 mila euro.

    Per quanto riguarda l’acquedotto storico, nel suo tratto compreso tra la Casa dei Filtri di Molassana fino al Fossato del rio Cicala, la realizzazione e consolidamento del percorso pedonale e -per alcuni tratti- ciclabile, nel rispetto delle caratteristiche storico-ambientali della zona, con il contenimento e la sistemazione della vegetazione boschiva e il posizionamento di arredi urbani. Inoltre, il miglioramento generale, non solo della percorribilità pedonale, ma anche del collegamento con il tessuto urbano. Costo: 400 mila euro.

    Su un’area di circa 4 mila metri quadri sorgerà invece il nuovo parcheggio sul Ponte Fleming. La superficie in questione è attualmente occupata da un parcheggio pubblico a raso, ma nelle misure del Piano è previsto lo sgombero dell’area e la creazione, al suo posto, di un park di 3 piani, due interrati e uno fuori terra, per un totale di circa 400 posti. Il parcheggio, funzionale all’interscambio con il sistema pubblico di trasporto, ha previsto un percorso per i mezzi pubblici che colleghi Val Bisagno con Sampierdarena, attraverso l’asse centrale Via XX Settembre–Piazza Portello–Stazione Principe, volto sia a decongestionare le strade di attraversamento dal traffico privato, sia a limitare il danno ambientale dovuto all’inquinamento. Costo: 4,5 milioni di euro.

    Anche un intervento per il risanamento del torrente Geirato, con l’arginatura di un tratto della sponda destra del Torrente e sistemazione dell’area stradale limitrofa, dotata di impianto di illuminazione pubblica, verde e arredo urbano. Costo: 2 milioni di euro.

    E da ultimo, l’intervento di tombinatura del rivo Ca’ de’ Rissi (secondo le analisi del Piano di Bacino Bisagno-Geirato, il responsabile dell’esondazione dell’area ex Boero e delle zone limitrofe ai tempi dell’alluvione 2011), che prevede la chiusura con tombini in cemento armato della canalizzazione, secondo le prescrizioni contenute nel Piano di Bacino del Geirato. Costo: 613 mila euro.

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoVal Bisagno, Sciorba

     

     

     

     

     

     

     

    I RISULTATI E L’ITER DEI VARI PROGETTI

    I vari progetti, nell’ambito del Por-Fesr 2007-2013, dovrebbero volgere al termine a breve. Tuttavia, a causa della grande entità del Programma e della diversità degli interventi previsti nei diversi quartieri cittadini, ci sono stati vari rallentamenti. Anche a Molassana i lavori sono slittati e ciascuno dei singoli progetti ha preso avvio in tempi differenti.

    Risolto il problema della viabilità con lo spostamento del traffico dal lato del Bisagno, Via Molassana verrà completamente ripavimentata con calcestruzzo architettonico, per eliminare la separazione strada/marciapiede lasciando comunque percepire gli spazi esistenti. Per ora, tuttavia, si attende che vengano iniziati tutti gli interventi sul versante Via Emilia/Via Piacenza.

    Lo spostamento degli uffici municipali dalla sede precedente alla nuova, nei locali realizzati accanto allo scheletro dell’ex Cinema Nazionale, sono stati ultimati: il nuovo complesso (a onor del vero accolto non benissimo da una parte della cittadinanza, già definito “ecomostro” in più di un’occasione) è oggi funzionante e tutte le strutture (ufficio anagrafe, vari esercizi commerciali, ecc) pensate per essere trasferite in questi locali occupano attualmente la loro nuova sede, in un edificio a quattro piani con annesso corpo allungato di due:  la struttura ospita gli uffici della Circoscrizione, della Divisione Territoriale, della Pubblica Assistenza, oltre a esercizi commerciali vari al piano terra. Il corpo basso, quello su due piani, è coperto da un giardino pensile attrezzato per la sosta e per il gioco.

    Il caso della piazza antistante il Municipio, invece, è diverso: i lavori sono attualmente in corso, ma non sono ancora stati ultimati. Terminata la gara, assegnato l’appalto e aperto il cantiere, resta ancora in piedi l’edificio dell’ex Trattoria dell’Olmo: sembra ancora lontano il progetto innovativo di realizzazione di un’area wifi e parco giochi per bambini. Si è venuta a creare una fase di stallo, dovuta ai limiti nello stanziamento di finanziamenti previsti dal nuovo Patto di Stabilità interno ai Comuni, per cui i lavori sono bloccati e per ora non si sa quando potranno riprendere.

    Anche per l’ex area Boero, i lavori previsti non hanno ancora visto l’avvio ufficiale e il maxi-cantiere, già aperto, è deserto, a creare una “voragine” nel centro del quartiere. Va da sé  che anche tutti i progetti previsti per le aree limitrofe (come Via Geirato e Bernardini) non saranno avviati finché non inizieranno i lavori –certamente prioritari- nell’ex area industriale da riconvertire.

    Buone notizie, invece, per quanto riguarda gli interventi sull’acquedotto storico: già iniziati (bando con scadenza al 24 marzo 2011, per un importo totale di 195 mila euro), è stato anche recuperato un vecchio box in disuso nei pressi del Ponte Sifone sul Geirato di Molassana e trasformato in casetta adibita a aula didattica, gestita da un’associazione privata. Inoltre, anche sull’altro lato dell’acquedotto, all’altezza del Ponte Sifone sul Veilino, che si affaccia sul cimitero di Staglieno, è stato realizzato il recupero dell’area e vengono attualmente organizzate visite guidate con cadenza mensile, ogni primo sabato, dall’Associazione “Acqua Fresca”.

    Per quanto riguarda poi la costruzione del parcheggio all’altezza del Ponte Fleming questi gli interventi: prima la già citata realizzazione della nuova strada di scorrimento, lato Bisagno, dalla parte di Via Emilia e Via Piacenza, fino all’altezza del Ponte Fleming; poi, la riconversione dell’attuale parcheggio, all’altezza del distributore di benzina, che verrà trasformato in parcheggio di interscambio. Ad oggi, i lavori in quest’area non sono ancora avviati: è stato però indetto un bando per la realizzazione di queste opere e si è ancora in fase di appalto. Lì vicino, sempre nei pressi del Fleming, sarà realizzato un parco giochi. Sempre lì, a chiudere l’area di sosta adibita a park, i parcheggi a  corona dell’area Boero.

    Infine, per quanto riguarda il risanamento del torrente Geirato, è stato indetto un bando a scadenza 17 ottobre 2011, è stato assegnato l’appalto per lo svolgimento dei lavori, ma ancora si attende.

     

    Elettra Antognetti

  • San Fruttuoso, Terralba e Piazza Giusti: quale futuro per le aree FS?

    San Fruttuoso, Terralba e Piazza Giusti: quale futuro per le aree FS?

    san-fruttuoso-terralbaUn tempo erano aree totalmente pubbliche dedicate ad ospitare strutture a sostegno del servizio di trasporto ferroviario, oggi sono divenuti enormi spazi privati perché Ferrovie dello Stato – da azienda pubblica qual era – è stata convertita in Società per Azioni (l’attuale assetto organizzativo è quello di gruppo industriale con una capogruppo – Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. – a cui fanno capo le società operative nei diversi settori della filiera ed altre società di servizio e di supporto al funzionamento del gruppo).
    Le aree ferroviarie di Piazza Terralba e Piazza Giusti sono l’emblema di questo profondo mutamento, nel prossimo futuro destinate a perdere la propria vocazione originaria a favore di una spasmodica ricerca del profitto, ragione inevitabile quando di mezzo c’è un soggetto privato che deve produrre utili da distribuire ai suoi azionisti.
    Il progetto preliminare del nuovo PUC – approvato dalla Giunta guidata dall’ex Sindaco Marta Vincenzi – inserisce i circa 146.000 mq dei sopracitati parchi ferroviari, compresi tra Corso Sardegna e Via Tripoli, nel Distretto di Trasformazione 2.06. «Si tratta di porzioni della città dove, in ragione delle loro caratteristiche dimensionali o localizzative, devono essere effettuati consistenti interventi di trasformazione che rivestono un ruolo strategico a livello urbano e per le quali il Piano Urbanistico Comunale indica opzioni, anche alternative di utilizzo del territorio, da definire mediante la preventiva approvazione di Progetti Urbanistici Operativi», così il PUC definisce i Distretti di Trasformazione.

    Oggi nelle aree di Piazza Terralba e Piazza Giusti sono presenti gli impianti di manutenzione dei treni passeggeri. Ma sul finire di gennaio i sindacati hanno lanciato l’allarme perché, secondo le intenzioni della proprietà, tali siti (insieme alla divisione Cargo di Rivarolo) saranno smantellati per trasferire le funzioni a Savona. «Nel frattempo FS ha chiesto al Comune di valorizzare, con cambi di destinazione d’uso, le aree che intende dismettere – spiegano le organizzazioni sindacali – Nel progetto preliminare del nuovo PUC questo è già previsto. Noi chiediamo all’amministrazione comunale di non andare dietro alle sirene di FS e non confermare questa scelta». Nel caso di una chiusura totale dei tre impianti «Ci sarebbe un netto peggioramento del servizio ferroviario, visto che da Genova transita la maggior parte dei treni passeggeri e circa l’80% dei treni merci – sottolineano i sindacati – se, infatti, si bloccasse un treno a Genova, occorrerebbe trasportare il convoglio a Savona per ripararlo, con conseguenti disagi per passeggeri e lavoratori, oltre all’inevitabile intasamento delle linee ferroviarie. Senza dimenticare che i tre impianti danno lavoro complessivamente a quasi 600 persone tra dipendenti e indotto».

    L’INDIRIZZO DEL PUC

    binari-trasporti-treniL’obiettivo della trasformazione previsto nel Distretto 2.06 è il seguente: «Realizzazione di un intervento integrato di ricucitura del tessuto urbano e mitigazione dei fattori di incompatibilità, comportante la riorganizzazione degli impianti ferroviari, la realizzazione, ove possibile, di una nuova fermata della metropolitana in corrispondenza di piazza Terralba e della fermata della linea ferroviaria metropolitana a Terralba connessa con un parcheggio di livello urbano (intermodale) e la realizzazione di edifici per servizi pubblici di interesse generale e funzioni urbane diversificate».
    Le funzioni ammesse sono numerose quanto variegate. Tra le principali troviamo: «Residenza, Uffici, Strutture ricettive alberghiere, Direzionale, Terziario avanzato, Servizi pubblici di interesse generale e locale (fermata della linea ferroviaria metropolitana; fermata della metropolitana), Parcheggi pubblici e privati». Le funzioni complementari, invece, sono: «Connettivo urbano, Esercizi vicinato, Servizi privati».

    Abbiamo chiesto lumi sul futuro della zona al Vicesindaco, nonché Assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, Stefano Bernini «Per noi Terralba vuol dire una preziosa opportunità di sviluppo della metropolitana in direzione Levante. FS intende valorizzare le aree oggi adibite ad impianti di manutenzione che prossimamente saranno smantellati. Per la città ci sarà un ritorno nei termini della disponibilità di un paio di binari per consentire il prolungamento della linea metropolitana. Adesso si tratta di concordare con il privato proprietario la rivisitazione delle funzioni urbanistiche ammesse nelle aree ferroviarie. Nel contempo l’amministrazione deve ragionare attentamente sul tema metropolitana. Occorre reperire le risorse economiche per coprire i costi ed avviare le procedure di gara. Ovviamente, i tempi non sono immediati, è un discorso di prospettiva anche perché il trasferimento dei siti di manutenzione non avverrà domani. La prima porzione interessata sarà quella di Piazza Giusti dove FS ha già espresso proposte più avanzate ed il percorso di dismissione sarà più veloce».

    Secondo il consigliere comunale Fds, Antonio Bruno, però «Non si può accettare il ricatto di FS che chiede di valorizzare le aree che intende dismettere per costruire case e centri commerciali». Gli fa eco il compagno di partito e consigliere del Municipio Bassa Val Bisagno, Giuseppe Pittaluga «Oggi FS è un’impresa privata ma ha mantenuto gli spazi acquisiti per scopi ben definiti ed ora, per ottenere maggiore profitto, smantella il comparto ferroviario investendo nell’immobiliare e nel commerciale, tradendo così la “mission” originale da cui, di fatto, deriva il privilegio. Per quanto ciò possa essere legale, sicuramente non è lecito – sottolinea Pittaluga – Le aree private urbane, di pregio in quanto non edificate, devono essere vincolate alla pianificazione del risanamento territoriale. La zona è quella dei continui allagamenti e delle molteplici alluvioni, della falda sottostante su cui le informazioni sono poche, delle colline che crollano (via Varese, via Donghi, ecc.) e dell’intensa edificazione selvaggia che mette a serio rischio, oltre che la qualità di vita, la vita stessa».

    IL PUNTO DI VISTA DI CITTADINI E ASSOCIAZIONI

    Marassi, Bassa ValbisagnoGli abitanti di San Fruttuoso e Marassi non sembrano per nulla convinti dell’indirizzo urbanistico previsto per i parchi ferroviari e hanno manifestato tutte le loro perplessità tramite la presentazione di numerose osservazioni al PUC.
    «Le nostre contestazioni partono dall’analisi del progetto preliminare del PUC – spiega Sabina Leali, membro del Comitato costituitosi allo scopo di promuovere un percorso di “urbanistica partecipata” in merito al futuro delle aree ferroviarie – Le funzioni ammesse sono fin troppe: residenze, uffici, alberghi, parcheggi, ecc. e lasciano aperto il campo ad altrettante previsioni di edificazione, dietro le quali potrebbero nascondersi possibili speculazioni. Parliamo di una zona centrale che fa gola a molti».

    Legambiente, per voce di Andrea Agostini, esprime preoccupazione e si schiera a fianco dei residenti «Siamo contrari al cambio di destinazione d’uso delle aree ferroviarie innanzitutto perché si tratta di una zona esondabile e quindi non è ipotizzabile l’ennesima cementificazione a danno di un territorio, dal punto di vista idrogeologico, già di per sé fragile». Inoltre la possibilità di edificare case e parcheggi «Va contro le logiche urbanistiche e di sviluppo di un efficiente trasporto pubblico locale (tpl) – sottolinea Agostini – In merito a quest’ultimo aspetto, riteniamo che Piazza Terralba e Piazza Giusti siano essenziali per l’intera città».
    In sostanza la natura del problema è siffatta «Se da un lato l’opportunità di arrivare con la metropolitana fino a Piazza Martinez (e nel futuro proseguire in direzione Levante) è un elemento estremamente positivo in grado di migliorare il tpl, dall’altro non si possono fare simili concessioni a FS – continua Agostini – A Marassi e San Fruttuoso, infatti, c’è una densità abitativa senza eguali e non si può ulteriormente appesantire il carico cementifero della zona».

    Per cittadini è fondamentale che sia il Comune a stabilire la destinazione d’uso «Senza delegare a FS che bada esclusivamente al suo tornaconto, essendo ormai un soggetto privato – spiega Sabina Leali – All’amministrazione comunale, invece, spetta la funzione di salvaguardia dell’interesse pubblico. Il nostro auspicio è quello di avviare un percorso di “urbanistica partecipata” che preveda il coinvolgimento attivo di abitanti e Comune per rivalutare al meglio il destino di una così vasta superficie. I rari spicchi di territorio liberi dal cemento non devono essere “riempiti” con lo stesso metodo utilizzato negli ultimi anni».
    L’alternativa è uno stop al consumo di suolo in favore di un’implementazione del verde «Le aree dismesse potrebbero essere convertite in spazi alberati e giardini – suggerisce Agostini – con la creazione di una fascia verde tra la metropolitana che scorrerà a fianco dell’attuale linea ferroviaria ed il resto della città».

    Legambiente e residenti hanno presentato le loro osservazioni ed adesso attendono con trepidazione le prossime mosse di Palazzo Tursi. «L’amministrazione ha cominciato ad esaminare le osservazioni al PUC riguardanti tutto il territorio genovese – conclude Agostini – e dovrà rispondere con controdeduzioni che ne decreteranno l’accoglimento oppure il rigetto. Solo allora potremmo fare le opportune valutazioni. Da questo punto di vista siamo fiduciosi che le nostre istanze arrivino dentro al consiglio comunale, visto che alcuni consiglieri di Sel, Lista Doria, Fds, M5S si sono dichiarati d’accordo con le posizioni espresse da Legambiente e Comitato di cittadini».
    D’altro canto la posizione del Comune rimane ben salda, ancorata all’indirizzo urbanistico individuato dal PUC preliminare «Il vicesindaco Bernini non ha mostrato un’apertura in questo senso – afferma il portavoce del Comitato, Sabina Leali – Noi comunque andiamo avanti e proveremo a diffondere le nostre idee. L’amministrazione afferma che, ancora non ci sono progetti in ballo. Appunto per questo, il comitato intende muoversi per tempo, provando ad incidere sul processo decisionale prima che sia troppo tardi. Il nostro, a priori, non è un atteggiamento di chiusura totale, semplicemente vorremmo delle opere e dei servizi utili per il quartiere ed i suoi abitanti».

    «Come ho pubblicamente dichiarato, anche in questo caso e ciò vale per l’intero PUC, ci saranno dei percorsi partecipati con i cittadini – risponde il Vicesindaco Bernini – Le osservazioni sono state, quasi totalmente, esaminate. E le controdeduzioni sono in via di definizione. A partire da aprile cominceranno i momenti di riflessione pubblica. Prima sul piano delle aziende RIR e poi sul PUC. Io conto di portare il nuovo PUC in consiglio comunale entro il prossimo dicembre».

    LA POSIZIONE DEL MUNICIPIO

    municipio-bassa-valbisagnoQuando i residenti, riunitesi in comitato, hanno manifestato preoccupazione per il destino della zona «Mi sono immediatamente prodigato affinché si svolgesse un incontro con la cittadinanza, alla presenza del Vicesindaco Bernini», sottolinea il presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante.
    Ad oggi, nessuna proposta progettuale per Piazza Terralba e Piazza Giusti è stata avanzata, tiene a precisare Ferrante e dunque, dal momento che il PUC non è ancora stato approvato in via definitiva «Esiste la possibilità di intervenire per decidere, tramite un’accorta valutazione all’interno del consiglio comunale, le funzioni urbanistiche ammesse e gli indici di edificabilità previsti».
    Tradotto in altri termini: è all’interno della Sala Rossa di Palazzo Tursi che si gioca la partita più importante. E questo vale per tutto il territorio genovese.
    «Io ho già convocato una commissione municipale sul tema – continua Ferrante – Alla quale ho invitato i tecnici dell’ex Urban Lab, a suo tempo impegnati nella stesura del preliminare di PUC, in modo tale da fornire ai consiglieri di municipio tutti gli elementi necessari sulle aree in questione».
    Il Municipio Bassa Valbisagno, dapprima si relazionerà con i tecnici, in seguito «Stiamo pensando di realizzare un documento da inviare al Comune per chiedere una qualche forma di tutela sui parchi ferroviari – afferma Ferrante – Per intenderci, vogliamo evitare il rischio di trovarci a fare i conti con l’opportunità di costruire palazzoni o altre strutture inadeguate al contesto». In pratica, l’azione del Municipio sarà rivolta a stimolare i consiglieri comunali affinché si impegnino a fondo sulla rivisitazione delle funzioni ammesse in Piazza Terralba e Piazza Giusti.
    Senza dimenticare che stiamo parlando di un’area privata, di conseguenza «L’interesse pubblico potrà essere salvaguardato soltanto trovando un accordo con il soggetto privato – precisa Ferrante – FS concederà la disponibilità di un paio di binari a favore del prolungamento della metropolitana fino a Piazza Martinez, in cambio di una valorizzazione delle aree. Ma non può essere uno scambio impari, ovvero l’amministrazione non deve lasciare mano libera a FS».
    Il Comune non ha chissà quanti mezzi per incidere sul futuro delle aree urbane private «Uno di questi è proprio il PUC, vale a dire lo strumento fondamentale che permette di individuare quale modello di sviluppo si vuole dare alla città – conclude Ferrante – Quindi ha perfettamente ragione il Vicesindaco: bisogna applicarsi a fondo sul tema della pianificazione urbanistica. Spero che anche gli organi di informazione possano risultare utili in questo senso, magari stando con il fiato sul collo del consiglio comunale, invitandolo a lavorare alacremente».

     

    Matteo Quadrone

  • Certosa, Comitato Liberi Cittadini: Agorà per discutere del quartiere

    Certosa, Comitato Liberi Cittadini: Agorà per discutere del quartiere

    certosa-san-bartolomeoL’Agorà, uno spazio aperto per discutere e confrontarsi sui problemi del quartiere, approda a Certosa. Ogni primo sabato del mese il comitato di cittadini polceveraschi organizza un’importante occasione di incontro, a partire dalle ore 9, in via Piombino.
    «Invitiamo tutti gli abitanti a partecipare attivamente – spiega il portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa, Enrico D’Agostino – per segnalare le criticità da affrontare insieme».

    Il prossimo appuntamento è in programma Sabato 6 Aprile. All’ordine del giorno c’è il tema viabilità, molto sentito dai residenti. Per quanto riguarda via Jori «L’allargamento dei marciapiedi e di conseguenza il restringimento della carreggiata continua a creare notevoli problemi al traffico – sottolinea D’Agostino – con continui rallentamenti nelle ore di punta e notevoli disagi per i mezzi di soccorso che devono percorrere la via in condizioni di emergenza».
    La situazione non è migliore sull’arteria parallela, via Canepari, dove «Il traffico in direzione Pontedecimo è compromesso dalla corsia preferenziale destinata ai mezzi AMT – aggiunge D’Agostino – e dalla notevole presenza di automezzi commerciali che svolgono attività di carico e scarico».
    Tuttavia, a destare maggiore perplessità è «Il posizionamento della telecamera AMT, posta all’altezza del civico n. 27, in pratica a metà della stessa via Canepari – continua D’Agostino – Abbiamo diversi dubbi sulla sua effettiva funzionalità. Certo, non vogliamo essere denigratori sulla possibilità che i mezzi pubblici possono avere una linea preferenziale. Ma la scelta degli orari e la posizione della telecamera, sono sicuramente da rivedere. L’attuale sistemazione ci fa pensare ad un mezzo ingiusto che serve soltanto per fare cassa e non aiuta in alcun modo la circolazione stradale».
    A partire da Sabato 6 Aprile, in occasione dell’Agorà in via Piombino, il Comitato Liberi Cittadini di Certosa inizierà una raccolta di firme per chiedere ad AMT di rimuovere la telecamera di via Canepari e modificare gli orari di posteggio nella corsia riservata agli autobus.

    Per chi volesse segnalare problemi e criticità del quartiere, il comitato sarà presente 3 giorni alla settimanaLunedì, Mercoledì e Venerdì, dalle ore 10 alle 12 – presso la sede dell’ANPI Certosa in via Bercilli (zona metropolitana di Brin). Per contatti: Pagina FB (Comitato Liberi Cittadini di Certosa); Blog (clccge.blogspot.com); E-mail (clccge@gmail.com). 

     

    Matteo Quadrone

  • Val Polcevera, legalità e sicurezza: confronto istituzioni-cittadini

    Val Polcevera, legalità e sicurezza: confronto istituzioni-cittadini

    Valpolcevera_da_MurtaIl Consiglio del Municipio Valpolcevera con l’approvazione all’unanimità di una Mozione sulla legalità (16 gennaio 2013) ha deciso di intraprendere un percorso di studio sul tema. Martedì scorso si è svolta la prima giornata nei locali municipali di via Reta a Bolzaneto, al fine di reperire i dati statistici e le informazioni necessarie a comprendere l’effettiva portata dei fenomeni criminali nella vallata. All’incontro hanno partecipato forze dell’ordine, associazioni e comitati attivi sul territorio, dirigenti scolastici ed operatori dei servizi sociali.

    «È stato un incontro conoscitivo sulle realtà della zona, un’iniziativa positiva che avvia un percorso di confronto – racconta Enrico D’Agostino del Comitato Liberi Cittadini di Certosa – In questo senso va riconosciuto l’impegno del Municipio. Speriamo che questo sia il punto di partenza per una proficua collaborazione tra tutti i soggetti interessati».
    Le forze dell’ordine hanno illustrato i dati statistici sui fenomeni criminali in Val Polcevera. Ebbene, in base alla denunce, risulta una diminuzione della microcriminalità.
    «Le statistiche sono inconfutabili, però, noi abbiamo sottolineato come tali dati siano lontani dalla sensazione che viviamo a contatto diretto con il quartiere – continua D’Agostino – Abbiamo la percezione di un generale distacco dalle istituzioni, dunque anche dai tutori dell’ordine pubblico». Le persone non si sentono adeguatamente protette e spesso non denunciano i reati subiti. «Teniamo conto che dal luglio 2011 ad oggi si sono verificati almeno una ventina di incendi dolosi che hanno coinvolto altrettanti esercizi commerciali della zona», sottolinea il portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa.

    «In Val Polcevera, come è noto, sono presenti numerose famiglie mafiose – continua D’Agostino – La crescita di sale giochi, sale scommesse e compro oro è la conseguenza di infiltrazioni criminali attive fin da inizio anni ’90. A Certosa tra via Canepari e via Jori, in una manciata di chilometri oggi ci sono 7 sale giochi e 4 compro oro».
    Il problema, secondo il Comitato, va affrontato in prospettiva diversa «Basta allungare l’occhio per notare come questi luoghi siano poco frequentati – spiega Enrico D’Agostino che è anche segretario dell’associazione antimafia Casa della Legalità – Evidentemente la loro funzione è ben altra: ovvero il riciclaggio del denaro sporco per conto della criminalità organizzata».
    Per quanto riguarda l’azione di contrasto alla Ludopatia «La proliferazione di slot e videolottery installate nei negozi, è sicuramente più preoccupante – continua D’Agostino – le persone si rovinano all’interno di bar, tabacchini, edicole. Fanno la spesa e buttano i loro euro nelle macchinette infernali. L’opera di sensibilizzazione dovrebbe essere indirizzata non solo ai cittadini, ma anche e soprattutto ai gestori degli esercizi commerciali. Le sale giochi e scommesse, invece, vanno combattute sul fronte della legalità, attraverso l’attività investigativa delle autorità competenti perché sono intrinsecamente legate agli interessi economici delle famiglie mafiose».

     

    Matteo Quadrone

  • Museattivo Claudio Costa: arte e terapia nell’ex manicomio di Quarto

    Museattivo Claudio Costa: arte e terapia nell’ex manicomio di Quarto

    manicomio-quarto-D3Dopo mesi di rimandi, trattative e dubbi sulla sorte dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, tema di cui ci siamo spesso occupati su Era Superba, lo spazio è diventato un polo per incontri pubblici ed eventi culturali, grazie all’impegno dell’associazione Quarto Pianeta.

    Tra gli edifici ospitati nella struttura c’è anche il Museattivo Claudio Costa, un istituto dedicato allo studio delle “materie e forme inconsapevoli” e intitolato al pittore genovese morto nel 1995, che ha ampiamente contribuito all’allestimento del museo e all’attivazione di laboratori e iniziative di arte-terapia per i pazienti dell’ospedale psichiatrico.

    Come spiega Margherita Levo Rosenberg, «il Museattivo rappresenta un supporto importante per le attività del Centro Basaglia della ASL 3 Liguria: la sua è una funzione attiva di connessione, di costruzione di reti sociali e culturali. Permette al mondo dell’arte di frequentare i nostri spazi, a noi e ai nostri “artisti” di entrare a farne parte come semplici addetti ai lavori; una possibilità di non poco conto. Con la definizione “Materie e Forme Inconsapevoli” si indica che l’arte si racconta attraverso la forma che diventa visibile e si costruisce facendo ricorso alla materia, dalla materia immateriale del virtuale alla pittura».

    Per approfondire questi temi l’ex ospedale psichiatrico ospiterà venerdì 22 marzo un incontro pubblico sul tema Intrecci di sogni: confronto di esperienze tra arte e terapia e l’inaugurazione della mostra Tapis roulant.

    Cosa avverrà in dettaglio? «Nella biblioteca storica dell’ospedale psichiatrico di Quarto sarà presentato un libro, Tracce di sogno – L’irregolare nell’arte, a cura di Giorgi Bedoni, che tratta di un’esperienza “artistica” con gli operatori dell’ospedale Psichiatrico di Melegnano. Sarà inoltre inaugurata la mostra Tapis Roulant di Marco De Barbieri – a cura dell’Atelier di Arte Terapia del Centro Basaglia, del quale mi occupo personalmente da più di vent’anni – e proiettati tre filmati, I Corti di Prato Zanino, prodotti nelle Strutture Residenziali del Distretto 8 del Dipartimento di Psichiatria, in collaborazione con “Il giardino del mago”. Sarà un’occasione per mettere in comune le esperienze e per confrontarsi, non tanto sul piano dell’arte quanto sul piano della dimensione psicologica, relazionale e sociale delle attività espressive e dell’arte».

    Un evento che, insieme agli altri organizzati in questo spazio, vuole porsi come l’occasione per invitare i genovesi a visitare la struttura e alle istituzioni per valorizzarne le attività: «Ci attendiamo che il patrimonio di esperienze e di cultura sedimentato negli anni, a partire dal Centro Culturale del Levante prima, e attraverso Lo Spazio Agorà, l’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli, il Centro Socioriabilitativo Franco Basaglia e il Museattivo Claudio Costa poi, non vada disperso ma sia valorizzato come merita. L’iniziativa, la creatività e lo sforzo di tanti professionisti, volontari e appassionati non dovrebbero essere cancellati dalle inevitabili trasformazioni che segnano il trascorrere del tempo ma essere valorizzati insieme con le opere della collezione permanente del nostro museo».

    La mostra Tapis roulant sarà aperta al pubblico fino al 31 maggio, tutti  i giorni con orario 8-20. Come scritto nel testo di presentazione «L’artista Marco De Barbieri, che espone da alcuni anni in personali e collettive, ha scelto per questa occasione una dozzina di tele dalla pittura materica e densa, dai colori impastati e compressi a formare, volutamente, campiture dalle tinte indefinite e indefinibili. La materia pittorica, stesa e pressata come l’asfalto, lascia intendere un andamento verticale di strie cromatiche nelle quali si fanno strada venature metallizzate che aggiungono altra durezza ad un gesto pittorico che, da solo, non concede nulla alla seduzione».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sarzano in Festival: due giorni di musica dal vivo nel quartiere

    Sarzano in Festival: due giorni di musica dal vivo nel quartiere

    Piazza Sarzano, GenovaVenerdì 22 e sabato 23 marzo 2013 il Civ di Sarzano si anima con due giorni di festival di musica dal vivo, con un ricco programma di concerti, animazioni e laboratori.

    Un’iniziativa che vede coinvolte due importanti location del centro storico: piazza Sarzano e i Giardini Luzzati. Per capire l’importanza di questo evento abbiamo contattato Massimo Cudillo del Civ di Sarzano: «Sarzano in Festival è l’inizio di un percorso per la riqualificazione del quartiere: in questa occasione si esibiranno numerosi artisti, dai giovani (ad esempio le Barche a Torsio, grupppo folk genovese) ai più esperti (come il gruppo Folcloristico “Città di Genova” che si esibirà in costumi del 700/800 con tutto il loro repertorio) ai più tradizionali (ad esempio i Trallallero con “i Canterini della Valbisagno”), tutto esclusivamente in lingua Zeneize. In tutte queste manifestazioni possiamo contare sull’aiuto di Confesercenti, della Camera di Commercio e del Municipio Centro Est, che ci aiutano a interagire con il Comune di Genova e a sviluppare le esigenze che solo la gente del luogo vede e sa come poter valorizzare, abitandoci quotidianamente».

    Cosa si vedrà dunque in Sarzano in Festival? L’evento si svolgerà venerdì 22 e sabato 23 marzo in diversi spazi tra piazza Sarzano e i Giardini Luzzati. Si parte il venerdì sera ai Luzzati con il concerto e laboratorio di Ri-Percussioni Sociali (ore 22) e in Porta Soprana con il Duo Kabu (ore 23).

    Il sabato ai Luzzati nel pomeriggio, dalle 15 con animazioni per bambini e un laboratorio musicale per bambini con materiali di riciclo. A seguire Schegge di Culture, incontro a cura di Rete Genova Plurale (ore 19) e concerto di rumba tradizionale afrocubana (ore 22). In piazza Sarzano si parte dalle 18 con un festival di musica d’autore de Zena: in programma i concerti di Gruppo Folclorico Città di Genova, i Trallallero con i Canterini della Valbisagno, Andrea Incandela (vincitore del microfono d’oro del festival musica Genovese), il duo Barche a Torsio e dj-set finale.

    In entrambe le serate, nel Chiostro di Sant’Andrea, house music a cura dell’associazione culturale Motel1989.

    Come si integra questo evento con le attività che da tempo si realizzano nel quartiere, come la Festa di Carnevale dello scorso febbraio? «Il CIV è stato fondato nel 2010 per offrire, con l’aiuto di tutti i commercianti e degli abitanti, una nuova vità sociale al quartiere e per far riscoprire le proprie bellezze artistiche. Ciò è possibile anzitutto, in quest’epoca multietnica, facendo riscoprire alla gente le proprie origini, con feste tradizionali che servono per rafforzare quello che in questi anni si è un po’ perso, ovvero lo spirito che ci lega alle nostre radici. Gli eventi realizzati di recente sono stati accolti con grande entusiasmo dagli abitanti della zona, oltre che dalla gente accorsa dai quartieri vicini per unirsi ai festeggiamenti».

    Infine, quali sono i progetti per il futuro? «Quest’anno sarà allestito un mercatino fisso vicino al chiostro del Museo di Sant’Agostino, stiamo inoltre lavorando per poter avere in piazza, una volta alla settimana, anche un mercatino di merci varie che riempia di vita e colori questo quartiere, che è ormai diventato un grosso parcheggio grigio senza alberi. Il prossimo progetto di riqualificazione verrà presentato durante la Notte Bianca negli spazi dei Giardini Baltimora (meglio conosciuti ai più come Giardini di Plastica) e avrà nome LiveLife: stiamo organizzando una pulizia e un abbellimento attraverso delle forme d’arte contemporanea o Street Art, già attive in grandi città europee come Berlino, Londra e Parigi, e che riconsegnerebbero alla città un’area verde in pieno centro per metterla a disposizione della comunità (per esempio come giardino per portare fuori i nostri animali domestici o dove creare delle zone per i più piccini con gonfiabili o altro)».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prà, Fascia di Rispetto: futuro incerto, i cittadini si mobilitano

    Prà, Fascia di Rispetto: futuro incerto, i cittadini si mobilitano

    pra-fascia-rispetto«Oltre 150 persone si sono ritrovate venerdì sera a Prà per discutere della Fascia di Rispetto. In tempi di disaffezione dalla politica questo è un segnale in controtendenza che andava colto dalle istituzioni. Mentre, invece, non si è presentato nessuno». Così Nicola Montese, rappresentante del Comitato per Prà, racconta la sensazione di profondo abbandono che accomuna gran parte dei cittadini del quartiere. Nonostante il generale scoramento, però, la voglia di partecipazione è sempre alta. «L’assemblea presso la Sala Polivalente di San Rocco è stata l’occasione per confrontarsi con le realtà attive sul territorio, associazioni, comitati, singoli abitanti, allo scopo di studiare le prossime iniziative per far sentire la nostra voce».

    Al centro dell’incontro la gestione del progetto di riqualificazione della Fascia di Rispetto, il famoso “Progetto Integrato Prà Marina” (inserito nel P.O.R. Liguria 2007/2009) che ha seriamente rischiato di perdere il finanziamento di circa 15 milioni di euro, a causa di grossolani errori tecnici scoperti in extremis.
    «Non abbiamo più avuto notizie dai “non” rappresentanti istituzionali che ci governano – continua Montese – È da dicembre 2012 che attendiamo una comunicazione ufficiale».
    Per quanto riguarda il restyling dell’asse viario, sembra che l’amministrazione comunale intenda proseguire con la soluzione progettuale – rivista e corretta in fretta e furia, senza accogliere le istanze della popolazione – che prevede una nuova via Aurelia a 4 corsie (2+2). Il consiglio del Municipio Ponente, al termine dell’animata seduta pubblica del 12 dicembre scorso, ha approvato tale progetto.

    «I cittadini, invece, prediligono la vivibilità del quartiere, piuttosto che la viabilità – sottolinea Montese – il Comitato dei Genitori dell’Istituto Comprensivo di Prà, in una manciata di giorni, ha raccolto ben 1840 firme per supportare la proposta degli abitanti».
    In sintesi il progetto dei cittadini praesi contempla una viabilità simile a quella odierna (2 corsie) ma trasferita sull’ex sedime ferroviario – quindi allontanata dal centro abitato con la conseguente e positiva diminuzione del traffico veicolare vicino alle case – mentre al posto dell’attuale via Aurelia è prevista una “zona a 30 Km/h” per dare priorità al traffico ciclabile, nella quale le automobili possano circolare, ma con forti limitazioni di velocità.
    «Grazie all’aiuto dell’Arch. Daniele Siviero, i comitati hanno studiato una soluzione di maggior dettaglio, più aderente allo spirito con il quale furono richiesti i finanziamenti europei – spiega il Comitato per Prà – inoltre, nel progetto c’è anche l’ipotesi di un’area polisportiva che, unitamente a campo di calcio e piscina, possa completare l’offerta dedicata all’utenza».

    La Fascia di Rispetto, nel frattempo, si sta trasformando in un vero e proprio allarme sociale. Oggi, nell’area in cui fino a qualche mese fa si trovavano i famosi 800 mq di terra contenente amianto, fortunatamente rimossi, c’è un accampamento di persone senza dimora che vivono in condizioni disumane.
    «Ormai c’è uno scollamento totale tra il territorio e le istituzioni – conclude Nicola Montese del Comitato per Prà – Quest’ultime hanno completamente perso il controllo della situazione. Mi chiedo a cosa servano i Municipi se al loro interno siedono partiti che non hanno più contatti con gli abitanti dei quartieri. Sarebbe più utile poter contare sul contributo di cittadini attivi, comitati e associazioni, forse così i problemi potrebbero essere affrontati con maggiore cognizione di causa».

     

    Matteo Quadrone

  • Sturla, aree verdi e difesa della spiaggia: incontro con il comitato

    Sturla, aree verdi e difesa della spiaggia: incontro con il comitato

    sturlaCom’è cambiata Sturla in questi ultimi decenni, e qual è la percezione generale oggi? Abbiamo incontrato Bianca Reggio presidente in carica del Comitato Difesa di Sturla, un gruppo di cittadini con sede in via Redipuglia e molto attivo nel quartiere levantino da quasi vent’anni. Il loro compito è quello di “ponte” tra l’amministrazione e il quartiere, dialogare con i rappresentanti comunali e intessere una fitta rete di contatti per portare l’attenzione su problematiche che altrimenti verrebbero trascurate.

    Verde pubblico: Villa Gentile e via Chighizola

    Il Comitato chiede la riapertura degli spazi verdi di Villa Gentile e di via Chighizola a Vernazzola. Centinaia di firme sono state raccolte in poco tempo: tra i firmatari, residenti e simpatizzanti, che si sono rivolti ai rappresentanti di Municipio IX Levante e Comune di Genova per ottenere l’accesso ai due siti, adesso impossibile. Il problema del giardino di via Chighizola, costruito sopra il solito, discusso, parcheggio interrato, è quello più controverso. Il progetto di edificazione del park, datato 2006, includeva una convenzione fra Comune e impresa appaltatrice e stabiliva un onere di urbanizzazione per la ditta privata: la creazione di un’area adibita a verde pubblico, l’inserimento di arredi urbani e di un percorso pedonale. L’area verde è stata effettivamente allestita come pattuito, tuttavia le condizioni non sono rispettate e alla cittadinanza non è mai stato concesso di usufruire del parco. I 68 box (nel progetto originale erano più del doppio e sono stati ridotti grazie all’impegno del Comitato), edificati come da progetto, sono stati venduti dalla ditta a privati, i quali a loro volta ne hanno affidato la gestione collettivamente ad un amministratore. In base alle disposizioni in vigore, a loro spetta anche la gestione del verde soprastante: anche se il giardino è pronto e arredato a dovere, resterà chiuso finché i proprietari dei silos non troveranno operatori per l’apertura-chiusura e manutenzione del giardino.
    Le proteste del Comitato per la Difesa di Sturla sono iniziate nel 2011: dopo due anni, ancora nessuna risposta. Una nota positiva però c’è: il comitato è riuscito ad avere un riscontro dai privati, i quali hanno dato la loro disponibilità a risolvere positivamente la questione. Quando, non è ancora dato saperlo.

    verde-parchi-villa-croce-DiPer quanto riguarda il parco di Villa Gentile, invece, la situazione è diversa: si tratta di un giardino pubblico, il cui accesso è sempre stato libero. Le sue sorti sono legate a quelle del complesso sportivo cui è annesso: inizialmente l’impianto –e quindi anche il parco- era gestito dalla società del Comune SportInGenova, che prevedeva l’apertura ininterrotta del giardino, provocando una situazione di grave degrado urbano. Con il passaggio della gestione alla Quadrifoglio srl (concessione ottenuta tramite bando di gara comunale), c’è stato un cambiamento: la società, per arginare degrado e conseguenti polemiche di amministrazione e cittadinanza, ha del tutto interdetto l’accesso allo spazio verde dal giugno 2012. Da qui, la protesta del Comitato, che chiede il rispetto degli accordi originari. Si pensi che il parco prima faceva parte del piano di evacuazione provvisorio del complesso scolastico adiacente, ma a causa della situazione che si è venuta a creare la scuola ha dovuto cambiare il piano e cercare altre zone di evacuazione. Qui, diversamente da via Chiglioza, il Comitato fa riferimento a soggetti pubblici e amministrazioni (dal Municpio, l’assessore all’Ambiente Garotta e Boero, allo Sport), ma le risposte stentano ad arrivare.  Così Bianca Reggio: «Finora abbiamo raccolto oltre 700 firme, che aumentano giorno dopo giorno. Ci stiamo rivolgendo ai nostri politici per ottenere gli spazi verdi che ci spettano e di cui Sturla è carente. Siamo riusciti a organizzare piccole manifestazioni per richiamare l’attenzione su queste problematiche, e confidiamo che a breve l’area verde venga restituita alla cittadinanza».

     

    Il litorale: la salvaguardia della spiaggia di Sturla

    sturlaE poi, resta il problema del litorale sturlese: forte l’attenzione per una problematica annosa, che si è trascinata –peggiorando- nel corso degli anni. Le parole della presidente: «La spiaggia di Sturla, la più grande spiaggia libera del Levante, necessita di una particolare tutela: stiamo sollecitando gli uffici competenti affinché realizzino una barriera di difesa a partire dalla sede della Sportiva Sturla e potenzino il molo levante contro le mareggiate che devastano la costa». Inoltre, il Comitato è impegnato nella battaglia per la riqualifica dell’area al di sopra del depuratore di Sturla, per cui propone la realizzazione di spazi giochi per bambini, chiosco per il ristoro, campi da bocce e pista ciclabile. Quest’area è stata affidata tramite concessione demaniale marittima dall’amministrazione comunale alla società Mediterranea delle Acque che, previo regolare pagamento al Comune per il mantenimento della concessione, gestisce la zona in questione. Tuttavia, sono in corso le trattative per la fuoriuscita di Mediterranea delle Acque. La proprietà sarà ritrasferita all’amministrazione, la quale la cederà –tramite regolare gara d’appalto- a privati, che realizzeranno migliorie varie. La situazione è da decenni in fase di stallo, e intanto cresce il degrado. È necessario l’intervento di soggetti privati, dicono dal Comitato, sollecitando l’amministrazione ripetutamente (l’ultima lettera è datata febbraio 2013).

    «Nonostante tutto – conclude Bianca Reggio – siamo fiduciosi, e il motivo è semplice: la voce del Comitato (che altro non è che la voce dei residenti) viene ascoltata! Negli anni siamo riusciti a creare un filo diretto con gli amministratori comunali e municipali, e ci siamo fatti conoscere. Nonostante la lentezza burocratica, c’è un rapporto preferenziale, e questo conferma che abbiamo fatto un buon lavoro in questi 18 anni».

     

    Elettra Antognetti

  • Conoscere la Val Bisagno: arte, letteratura e paesaggio

    Conoscere la Val Bisagno: arte, letteratura e paesaggio

    valbisagno-staglienoMartedì 12 marzo 2013 al Circolo Arci Zenzero inizia una rassegna di eventi dedicati alla scoperta della Val Bisagno nei suoi molteplici aspetto di arte, letteratura, natura e paesaggio.

    L’ingresso è gratuito per i soci del Circolo e possessori di tessera Arci.

    Questo il programma completo.

    Martedì 12 marzo 2013 (ore 15-17)
    Un torrente di parole: voci e memorie della Val Bisagno (a cura di Donata Ortolani)

    Martedì 19 marzo 2013 (ore 15-17)
    Lo sguardo di Caproni e Sbarbaro sulla Val Bisagno (a cura di Luigi Surdich)

    Martedì 26 marzo 2013 (ore 15-17)
    Racconti partigiani in Val Bisagno (a cura di Giuseppe Morabito e Giordano Bruschi)

    Martedì 2 aprile 2013 (ore 15-17)
    Edoardo Firpo (a cura di Silvio Ferrari e Bubi Senarega)

    Martedì 9 aprile 2013 (ore 15-17)
    Il paesaggio urbano tra pittura e fotografia (a cura di Giuseppe Marcenaro)

    Martedì 16 aprile 2013 (ore 15-17)
    Il paesaggio naturalistico (a cura di Mario Calbi)

    Martedì 23 aprile 2013 (ore 15-17)
    Il sistema dei Forti (a cura di Matteo Marino)

    Martedì 30 aprile 2013 (ore 15-17)
    Le trasformazioni urbanistiche, dal sistema delle ville ai quartieri dormitorio (a cura di Bruno Giontoni)

    Martedì 7 maggio 2013 (ore 15-17)
    L’acquedotto storico (a cura di Maria Pia Turbi)

    Martedì 14 maggio 2013 (ore 15-17)
    Il cimitero di Staglieno (a cura di Paola Balbi)

    Martedì 21 maggio 2013 (ore 15-17)
    Il Bisagno: i ponti, le alluvioni, il porto preistorico (a cura di Paolo Tizzoni)

  • Piazza della Vittoria: mega parcheggio sotto la scalinata delle Caravelle

    Piazza della Vittoria: mega parcheggio sotto la scalinata delle Caravelle

    Piazza della Vittoria. scalinata caravelleIl progetto per un maxi parcheggio interrato da 400 posti auto in pieno centro città – all’interno dell’area dei giardini e della “Scalinata delle Caravelle” (il nome reale è Scalinata del Milite Ignoto) – stoppato dopo l’alluvione del 2011, ritorna prepotentemente in auge.
    Nel luglio 2008 il consiglio municipale del Medio Levante si era espresso favorevolmente. Durante la fase di progettazione preliminare del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) venne accolta l’istanza di variante (presentata dal progettista-proponente nel dicembre 2008) e fu inserita una “norma speciale” specifica per il sito delle Caravelle che consentiva la realizzazione dell’autorimessa.
    In seguito ai tragici eventi del 4 novembre 2011, che provocarono pesanti allagamenti anche nella zona di Piazza della Vittoria, tale norma era stata cancellata (tuttavia, nel testo del nuovo PUC, ne rimane traccia, laddove esso recita «Eventuali opere realizzate in sottosuolo devono prevedere la ricomposizione della scalinata e delle aiuole delle Caravelle, in quanto fondale unitario ed elemento consolidato del paesaggio urbano che caratterizza la zona»).
    Oggi il progettista-proponente, l’architetto Mario Mazzei, ci riprova, sollecitando il Municipio a riesaminare il progetto ed esprimere un parere che – nel caso fosse favorevole – si tradurrà in osservazioni al nuovo PUC, inerenti la destinazione urbanistica dell’area.
    Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, conseguente ad una simile costruzione in una zona considerata esondabile, l’architetto Mazzei spiega «Sotto il profilo idraulico l’area delle Caravelle si trova in posizione migliore rispetto al settore nord di Piazza della Vittoria, il cui silos interrato non è mai stato esposto ad episodi di inondazione. Inoltre, la protezione dal rischio idraulico sarà ulteriormente potenziata con la definitiva messa in sicurezza del Bisagno». Prima di ipotizzare qualsiasi intervento, però, occorre attendere gli approfondimenti sul Piano di Bacino del Bisagno che la Provincia di Genova sta per affidare, tramite bando di gara, ad un gruppo di professionisti.

    La Commissione II (Assetto Territorio) del Municipio Medio Levante, riunitasi giovedì 7 marzo, ha dato parere favorevole a maggioranza «Perché l’infrastruttura sarebbe di interesse pubblico – spiega il vicepresidente della Commissione, Bianca Vergati (Lista Doria-Sel), unico voto contrario – Vedremo cosa dirà il Comune, che al momento ignora la questione».
    Il parcheggio interrato contempla circa 400 posti auto da ripartirsi tra quelli a rotazione, quelli per le forze dell’ordine e quelli per i residenti. «Venti milioni di euro di previsione, 400 posti, tre piani interrati e tre nella scalinata delle Caravelle a disposizione dei mezzi della Questura – continua Vergati – si servirebbero cosi i quartieri Foce, Brignole e Carignano-Galliera, tramite ascensori e scale mobili di collegamento a carico del pubblico, ossia Amt».
    Secondo il progettista, la nuova infrastruttura consentirebbe di eliminare i parcheggi di superficie ancora esistenti in Via A. Diaz ed in Piazza della Vittoria, al fine di restituire ai pedoni anche il lato mare della piazza. «Bellissima idea ma in che modo la si può imporre ai privati del parcheggio in superficie? – ribatte il consigliere Vergati – Senza contare che in Piazza della Vittoria già esiste un autopark di tre piani, di cui due semivuoti, per un totale di 750 posti auto».
    E poi si potrebbero cancellare i parcheggi per i veicoli delle forze dell’ordine, attualmente ubicati all’inizio di Corso Aurelio Saffi di fronte alla Questura, migliorando le condizioni di operatività delle stesse forze dell’ordine. «Si parla di 150 posti auto, perché così tanti? – si domanda Vergati – la Questura non è stata neppure interpellata. E soprattutto perché non ipotizzare di trasferire quest’ultima in un’altra zona? Ad esempio all’interno di una caserma vuota? (vedi la Gavoglio al Lagaccio)».
    Infine l’interesse pubblico, ovvero «Far parcheggiare i residenti della Foce – conclude Vergati – quelli che adesso posteggiano nel cosiddetto “isolone” centrale di Viale Brigate Partigiane e nel prossimo futuro soffriranno per la creazione dell’aiuola che comporterà la sparizione di un discreto numero di posti auto».

    piazza-vittoriaIl complesso urbano del Parco della Vittoria (Piazza Verdi, Piazza della Vittoria, Via A. Diaz), di cui fa parte la Scalinata delle Caravelle, venne progettato in epoca fascista dall’architetto Marcello Piacentini e rappresenta un complesso di costruzioni edilizie, verde ed aree urbane di grande pregio e valore architettonico, storico, urbanistico, monumentale e paesaggistico. Per questo motivo, qualunque intervento nell’ambito di tale complesso, non dovrebbe alterare finalità, aspetti urbanistici, monumentali e paesaggistici del progetto originario.
    «Le attuali quote del terreno e le caratteristiche estetiche dei luoghi esistenti in superficie (scalinata, aree verdi) verrebbero mantenute con un adeguato intervento di ripristino – spiegava il progettista nel 2009, durante un incontro svoltosi presso il circolo Pd di Portoria-Carignano – fatta salva la nuova presenza: di due tunnel vetrati con scale mobili realizzati in superficie, in corrispondenza delle due attuali rampe di scale della Scalinata delle Caravelle, colleganti Via A. Diaz con la sommità della Scalinata stessa e poi con i sovrastanti bastioni di Mura delle Cappuccine, fino a raggiungere la quota della strada; di due rampe per il transito dei veicoli da e per il nuovo parcheggio interrato, da realizzarsi in corrispondenza dell’aiuola centrale di Via A. Diaz; degli accessi pedonali al parcheggio».
    In quell’occasione emersero con evidenza tutte le criticità del progetto «La realizzazione dei tunnel sarebbe incompatibile con il mantenimento dei valori estetici e paesaggistici della Scalinata, nel più ampio contesto del Parco della Vittoria», sottolinea la relazione finale dell’incontro. «L’impiego di più impianti di scale mobili é particolarmente costoso anche in termini manutentivi e si può difficilmente giustificare in assenza di un transito di persone numericamente significativo – continua la relazione – I costi di manutenzione delle scale mobili, visto il loro uso pubblico, finirebbero per gravare sul Comune o su aziende a partecipazione pubblica, che già oggi hanno non pochi problemi economici per assicurare la manutenzione delle varie aree, immobili e servizi pubblici della città».

     

    I DUBBI SULL’ITER BUROCRATICO E LE OSSERVAZIONI TARDIVE AL PUC

    Il progetto preliminare del PUC è stato adottato dal consiglio comunale il 7 dicembre 2011. In base alla legge, dopo la pubblicazione del PUC, ci sono 90 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Il termine è ormai scaduto ma, nonostante ciò, la nuova amministrazione comunale ha deciso di esaminare anche le osservazioni arrivate fuori termine, almeno finché la Giunta non avrà definito la delibera con le controdeduzioni alle osservazioni, che poi dovrà essere approvata anche dal Consiglio.
    Palazzo Tursi non ha ritenuto opportuno divulgare una formale comunicazione pubblica per informare la cittadinanza in merito alla sua disponibilità a vagliare anche le osservazioni al PUC presentate fuori tempo massimo. Una scelta che desta perplessità, considerato che molti genovesi non conoscevano questa ulteriore opportunità e, dunque, si corre il rischio di una disparità di trattamento tra i cittadini.

    Il Vicesindaco ed Assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, interpellato dal “Corriere Mercantile”, risponde così «Ho deciso di riaprire un percorso partecipato sul nuovo PUC, come ho già dichiarato in varie sedi pubbliche, anche in Consiglio comunale. La decisione di esaminare le osservazioni tardive rientra in questo percorso. Non si tratta di un atto amministrativo, bensì di una concessione politica. Comunque gli ordini professionali, le associazioni dei costruttori ed altre associazioni sanno di questa possibilità, infatti, negli uffici continuano ad arrivare osservazioni».

    «La procedura è senza dubbio legittima – spiega il consigliere Vergati – tuttavia mi chiedo quanti ne fossero a conoscenza».
    Per quanto riguarda il progetto di Piazza della Vittoria, il consigliere aggiunge «Trovo poco corretto, dal punto di vista politico, che un Municipio si faccia carico di un’istanza di questo tipo».
    L’approvazione è strettamente legata a motivazioni di carattere territoriale «Molti consiglieri presenti in Commissione abitano alla Foce – conclude Vergati – e quindi sono interessati a dare una risposta ai propri elettori che lamentano la carenza di posti auto in zona».

     

    Matteo Quadrone

  • Bolzaneto: no alla chiusura del centro di formazione professionale

    Bolzaneto: no alla chiusura del centro di formazione professionale

    Bolzaneto.Centro Provinciale di Formazione Professionale Luciano TruccoIl Municipio Valpolcevera si schiera compatto in difesa del Centro Provinciale di Formazione Professionale “Luciano Trucco”, un’eccellenza che da ormai 30 anni opera a Bolzaneto, svolgendo un’importante funzione sociale per l’intera vallata. A breve, però, come anticipato da una nostra inchiesta, l’istituto è destinato a chiudere i battenti.
    Nell’ultima seduta il Consiglio municipale ha approvato all’unanimità una mozione proposta dai gruppi Pd, Sel e Fds che impegna il Presidente e la Giunta ad attivarsi presso il Commissario Straordinario della Provincia di Genova per verificare quali siano le intenzioni in merito al prossimo futuro del Centro Trucco.

    «Da segnalazioni provenienti dagli operatori del settore e dagli amministratori di altri comuni della Val Polcevera emerge la preoccupazione di eventuali dismissioni di attività di formazione professionale sul territorio ed in particolare della presunta chiusura del CC.PP.F.P. “Trucco” di Bolzaneto – scrivono i consiglieri nella mozione – I Sindaci dei Comuni della Val Polcevera hanno già formalizzato una richiesta di maggiori informazioni agli enti preposti su queste eventuali dismissioni».

    L’attività dei Centri Provinciali di Formazione Professionale, fin dalla loro istituzione «È sempre stata ed è tuttora preziosa per quanti vivono e lavorano sul nostro territorio – continua la mozione – in particolare il Centro “Trucco”, nella sua diversificata attività di Formazione Professionale, ha sempre sostenuto la frequenza dei ragazzi della vallata in sinergia con tutti gli altri attori del territorio, compresi i Servizi di questo Municipio, diventando punto di riferimento per le famiglie e gli insegnanti di tutte le scuole, con particolare riguardo all’occupazione, all’integrazione e all’inserimento nel mercato del lavoro delle persone esposte a rischio di esclusione sociale quali disoccupati, persone disabili o comunque in difficoltà, donne e anziani».

    I consiglieri sottolineano i punti di forza del Centro “Luciano Trucco”, il quale «Ha sviluppato la propria attività didattica ed educativa migliorando sempre più i servizi resi all’utenza, dotandosi di laboratori ed attrezzature che, probabilmente, nessuna altra realtà formativa possiede nell’intera Provincia di Genova».
    «In questo momento di crisi economica è di vitale importanza non solo mantenere, ma investire in una struttura come quella del Centro Trucco – concludono i consiglieri della Valpolcevera – perché il lavoro nell’area delle produzioni meccaniche ed industriali in genere è una delle poche risorse rimaste e, rinunciandovi, si rinuncia alla speranza di una ripresa e si aumenta l’impoverimento del territorio».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Castelletto, circolo Primo Maggio: un impegno per il quartiere

    Castelletto, circolo Primo Maggio: un impegno per il quartiere

    castelletto-oregina-circonvallazione-monteA Castelletto, nell’antico Borgo Carbonara di San Nicola, sorge il circolo ARCI Primo Maggio, un centro presente a Genova dal secondo dopoguerra, punto di riferimento per il quartiere, e non solo. La sede si trova nella storica Villa Rovereto, tra la crêuza di San Nicolò e corso Firenze, accanto ai locali dell’azienda Emanuele Brignole.

    I circa 180 soci del circolo – “centro permanente di vita a carattere volontario”, come si legge nello statuto – operano nei campi della cultura, della comunicazione, della ricreazione, della formazione, del tempo libero, dello sport e della solidarietà, con lo scopo di creare nel quartiere un punto d’incontro per tutti i cittadini, proponendo programmi di iniziative vasti e di valore formativo e culturale. Il circolo è gestito da volontari e promuove una gestione di “impresa sociale” senza scopo di lucro.

    Abbiamo incontrato il presidente, Vittorina Bruzzone, dal 1986 nel Consiglio di Amministrazione e prima ancora socia e volontaria molto attiva nel quartiere: «I nostri programmi bimestrali propongono appuntamenti fissi e creano una periodicità e continuità, che permette di richiamare molte persone, del quartiere e anche da fuori. Contando i nostri soci, gli “amici” e i frequentatori non tesserati, gli iscritti ai corsi di sport, o chi frequenta le altre associazioni ospitate a Villa Rovereto, siamo più di mille, ed è un gran risultato per il quartiere».

    Tutte le iniziative – tranne quelle sportive, gestite da UISP, e i corsi di musica, a cura della scuola Music Line– sono svolte da volontari e appassionati. «I nostri incontri sono quasi tutti liberi e per partecipare non è indispensabile diventare soci».

    La direttrice ci racconta la storia recente del circolo Primo Maggio; dagli anni ’60 nella sede di Villa Rovereto –prima gestita dal PCI-, inizialmente questo ARCI si limitava a organizzare eventi, balli, pranzi e feste di quartiere, a discapito della parte culturale. Nel corso degli anni, però, si è ampliato sempre di più, richiamando un numero crescente di persone, con esigenze diverse e più complesse. Soprattutto dai tardi anni ’80, l’attività riserva maggiore attenzione al settore culturale: si è iniziato a dar vita a programmi di incontri, conferenze, eventi, in ossequio al motto del circolo “conoscere per capire”. Nello specifico, le iniziative culturali sono curate da un coordinamento per la cultura e tempo libero, formato da volontari, e prevedono anche visite guidate e gite, con percorsi insoliti alla scoperta di una Genova poco nota, cineforum e incontri per la lettura e la conversazione in inglese, incontri di poesia e circoli di lettura in cui si discutono insieme testi di scrittori contemporanei. Inoltre, una volta al mese, la “Finestra sull’Attualità”, per discutere dei temi all’ordine del giorno.

    Nel corso degli anni – oltre alla creazione del campo da tennis (nell’area dove un tempo c’era stata la pista da ballo usata per le feste), di recente ristrutturato con il contributo della Fondazione Carige e di volontari – il circolo ha acquisito progressivamente spazi di proprietà dell’Azienda Brignole e ha potuto creare una piccola biblioteca, una saletta per corsi di musica, gioco del bridge e giochi di carte, e una palestra per i corsi organizzati dalla Polisportiva 1°Maggio.

    Elettra Antognetti

  • San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    certosa-san-bartolomeoA pochi metri dalla fermata della metropolitana di Brin sorge il Complesso di San Batolomeo della Certosa, un edificio realizzato nel 1300, oggi completamente inglobato all’interno del quartiere di Rivarolo. La maggior parte di questa struttura è gestita dalla parrocchia che l’ha mantenuta in buono stato e nel suo chiostro ha realizzato un campo da calcio in erba sintetica utilizzato quotidianamente per partite di calcetto.

    Peggior sorte è toccata all’ala di proprietà del Comune, che giace in uno stato di quasi totale abbandono, gravemente danneggiata dalla mancanza di interventi di ristrutturazione, tanto da rendere necessario, circa un anno fa, la delimitazione dell’accesso al pubblico collocando delle transenne. All’interno vi è un chiostro più piccolo sul quale si affacciano le vecchie celle dei monaci e al centro di esso sorge un giardino pubblico con dei giochi per bambini.

    Il degrado è avanzato nel più totale silenzio delle istituzioni, ma chi conosce le strade del quartiere ricorda bene i giardini prima della loro chiusura. E proprio grazie a queste persone il Piccolo Chiostro di San Bartolomeo della Certosa ha potuto riemergere dall’oblio. In occasione del censimento dei “luoghi del cuore” promosso dal FAI, il presidente della Società Operaia Cattolica della Certosa, che ha sede nello stesso complesso, ha deciso di girare questo breve video per mostrare a tutti in che condizioni giacesse il chiostro e per far conoscere a tutti la bellezza di un complesso che rischia di essere dimenticato.
    Il risultato è andato oltre ad ogni attesa, visto che questo luogo del cuore ha ricevuto 214 segnalazioni classificandosi come il terzo luogo del cuore a Genova (dopo il Ponte Carrega in Valbisagno e l’oratorio di Sant’Antonio Abate a Mele) il decimo in tutta la Liguria insieme ad altre bellezze delle cinque terre e il grande parco cittadino dell’Acquasola.

    Il presidente della Società OperaiaAndrea Brina: «Vogliamo far conoscere alle persone l’esistenza di questi luoghi storici» e l’iniziativa, nel suo piccolo, rappresenta un importante tentativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di certe zone della città di Genova in cui, dice Brina, «si ha la sensazione di essere un po’ snobbati». Al danno si aggiunge anche la beffa, poiché grazie ai ponteggi, che sono stati realizzati per mettere in sicurezza l’area del piccolo chiostro, i ladri hanno potuto introdursi due volte all’interno della sede della società.

    Il Municipio Valpolcevera ha segnalato in diverse occasioni i problemi legati a questa struttura agli assessori competenti, ma il problema è sempre lo stesso: mancano le risorse per intervenire. In realtà nel piano triennale dei lavori pubblici, presentato in Consiglio Comunale dall’assessore ai Lavori Pubblici Crivello, è previsto lo stanziamento di 500 mila euro per un primo intervento di messa in sicurezza, ma, in attesa di approvazione del bilancio, non vi è nessuna certezza in merito.

    «Per ristrutturare tutta la parte storica del complesso – ha detto Brina servirebbero dai 2 ai 3 milioni di euro». Il sogno sarebbe quello di creare dei laboratori artigianali nei locali che circondano il chiostro e poter restituire ai cittadini di Certosa uno dei pochi spazi di incontro che vi sono in questa zona di Genova.

     

    Federico Viotti

  • Quartiere Molo, vico Palla: i progetti per gli antichi magazzini

    Quartiere Molo, vico Palla: i progetti per gli antichi magazzini

    magazzino-vico-palla3
    Foto di PRD Progetti e Costruzioni srl

    Non solo Magazzini del Cotone e Magazzini dell’Abbondanza: nascosti fra i tetti del quartiere del Molo, a pochi passi dal Porto Antico, si trova una concentrazione di edifici storici (per lo più risalenti al 1400-1500, alcuni ristrutturati nel 1800) dall’alto valore architettonico. Magazzini per le merci del vecchio porto di Genova, poi adibiti ad altri usi, alcuni di questi immobili sono stati trasformati in residenze condominiali o in locali pubblici, mentre ad altri è toccata sorte peggiore: dimenticati, abbandonati al degrado.
    È il caso dei magazzini di vico Palla, in particolare del grande edificio collocato al civico 9 rosso che rivela, impietoso, le ferite ancora aperte della Seconda Guerra Mondiale.

    vico-palla-9-magazzinoVICO PALLA, 9r
    Questo antico magazzino si trova oggi in condizioni pessime: costruito in pietra – la struttura è tipicamente medievale con le pareti inclinate a restringersi verso l’alto ad assumere la classica conformazione a trapezio – intorno al 1810 l’immobile venne trasformato e adibito presumibilmente a ricovero delle truppe francesi. Danneggiato dai bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale, ha resistito al passare del tempo ma è inaccessibile da decenni, immerso nella sporcizia e nel degrado urbano. Gli stessi abitanti non si scandalizzano più ormai  per lo stato in cui versa l’antico edificio. Eppure, il 9 rosso di Vico Palla, è riconosciuto parte del patrimonio storico-artistico nazionale.

    Di proprietà statale, l’edificio rientra nel progetto Valore Paese promosso dall’Agenzia del Demanio, più precisamente nel sottobrand Valore Paese – Dimore, pensato per il recupero di immobili inseriti in ambiti di particolare pregio storico, artistico e paesaggistico, competitivi per i settori del turismo e della cultura rispetto al contesto territoriale di riferimento. Il progetto coinvolge immobili spesso non utilizzati o sottoutilizzati e ha l’obiettivo di incrementarne il valore economico attraverso progetti di riqualificazione ad uso collettivo.

    Con questo scopo, aderendo al Protocollo d’intesa tra comuni e Agenzia del Demanio per una collaborazione tecnico-operativa costante nella realizzazione di specifici progetti di valorizzazione del patrimonio immobiliare, il Comune di Genova ha avviato la richiesta per il trasferimento gratuito della proprietà del magazzino avvalendosi dell’articolo 5 comma 5 del decreto legislativo 28 maggio n. 85 sul federalismo demaniale. Si tratta di un articolo che non ha mai avuto piena attuazione, ma che è considerato applicabile nel suo quinto comma, sul trasferimento di beni demaniali di interesse storico-artistico agli enti locali, previa presentazione di un piano per la riqualifica del bene stesso.
    I soggetti che intendono avvalersi di questo articolo devono presentare un’istanza che, se accettata, dà avvio a una serie di “tavoli tecnici” per vagliare i piani di riqualificazione e le ipotesi di valorizzazione per l’immobile in questione che, una volta approvati, devono sottostare a vincoli precisi (per esempio, limite temporale di realizzazione del progetto). Solitamente gli immobili vengono trasferiti alle amministrazioni locali se queste ultime presentano un progetto considerato adatto e di alto valore per l’intera cittadinanza, anche con il coinvolgimento di soggetti privati, disposti a fornire sostegno economico. Ad oggi il Comune è in attesa di ottenere a tutti gli effetti il passaggio di proprietà, tuttavia rimane difficile, per il momento, immaginare un futuro per l’antico magazzino.

     

    render-vico-palla-4VICO PALLA, 4
    Un altro tipo di discorso quello che interessa, invece, il civico 4 di Vico Palla. Stessa datazione storica (sempre risalente al periodo tra fine ‘400 e inizio ‘500), stesse modalità di costruzione e impiego di materiali. Anche l’uso era lo stesso: stando alla documentazione storica, al 4 di Vico Palla si trovava un antichissimo magazzino, prima deposito di sale, poi di tè, poi in tempi più recenti adibito a officina meccanica, per poi restare in disuso per decenni.
    A differenza del 9rosso, questo antico deposito in passato è stato ristrutturato nella parte esterna: l’originaria costruzione in pietra è stata coperta e la facciata rifatta completamente, lasciando solo in alcune parti visibili resti della costruzione originale, con la pietra riportata “al vivo”. E poi, altra differenza importante rispetto al dirimpettaio, il civico 4 appartiene a privati (la società di costruzione P.R.D., Progetti e Costruzioni s.r.l.). In questo caso esiste già un progetto di recupero dello stabile che prevede la trasformazione in ristorante-sala espositiva.
    L’ipotesi è stata avanzata dagli ingegneri della P.R.D.: «Il locale all’interno –ci racconta l’ingegnere Alessandro Romelli dello Studio PRD- ha un’altezza di 12 metri, per questo nel nostro progetto abbiamo avanzato l’ipotesi di sfruttare al meglio le altezze, creando un’articolazione con soppalchi sfalsati, per non ostruire la visione in nessun punto e non perdere la prospettiva d’insieme. La nostra ipotesi prevede la creazione di un ristorante o sala espositiva: teniamo aperte entrambe le possibilità, in attesa di trovare acquirenti. Abbiamo già avuto l’ok della Soprintendenza ai Beni Architettonici e siamo in attesa di trovare soggetti interessati a finanziare il progetto». A breve partiranno i primi interventi di ripristino del varco d’accesso –una struttura di 2 metri di altezza per 6 di larghezza- su Vico Malatti.

     

    Elettra Antognetti

  • Val Bisagno: Teatro dell’Ortica, la Provincia dà l’avviso di sfratto

    Val Bisagno: Teatro dell’Ortica, la Provincia dà l’avviso di sfratto

    Val Bisagno, SciorbaLa Cultura è sempre l’ultima ruota del carro: con questa frase inizia l’appello che da alcuni giorni circola sulla pagina Facebook del Teatro dell’Ortica, per far conoscere alla cittadinanza la difficile situazione dello spazio.

    Lo scorso 13 febbraio il Presidente Mirco Bonomi è stato convocato dal Municipio IV Media Val Bisagno, ed è stato informato che la Provincia intende dare un avviso di sfratto entro l’inizio del prossimo anno scolastico (ossia settembre 2013) per trasferire in quei locali l’Istituto Marsano. Questo nonostante un mese prima fosse stato firmato con la Provincia il rinnovo del contratto (concessione con affitto a canone agevolato) per altri tre anni, ovvero fino al 14 gennaio 2015.

    «Attualmente non abbiamo ricevuto alcuna richiesta ufficiale di sfratto – ci spiega Bonomi – Riteniamo che la situazione sia ingiusta per due ragioni: la questione della sede dell’Istituto Marsano è aperta da molto tempo, non capiamo come si sia potuti arrivare a questa decisione un mese dopo il rinnovo del nostro contratto; inoltre la Provincia non è più formalmente un ente pubblico, ma nonostante il vuoto politico rimangono operative le mansioni di funzionari e dirigenti. Accettiamo di andare via solo se viene trovata per noi una soluzione – anche perché il contratto ci lega alla Provincia per altri tre anni – e non delegare al Comune o ad altri enti il compito di individuare una nuova sede e finanziare i lavori di ristrutturazione che inevitabilmente saranno necessari».

    Il Municipio Media Val Bisagno ha offerto al Teatro un altro spazio dove svolgere le proprie attività. Un sopralluogo ha tuttavia mostrato che si tratta di locali inadeguati alle esigenze dell’associazione e dei servizi che offre, per tre ragioni: la complessiva metratura di 200 mq (mentre la metratura dei locali attuali è di oltre 250 mq); un’altezza di m 2,70 che rende difficile l’agibilità, visto che un teatro necessita di soffitti alti per installare gli impianti di luci e audio; infine una colonna in mezzo alla sala che impedirebbe ogni visuale al pubblico.

    «Abbiamo visto anche altri spazi, ma non sono di proprietà del Comune e questo porterebbe un allungamento dei tempi burocratici, non rendendo possibile riprendere le attività a partire da settembre 2013 – prosegue Bonomi – Un’ipotesi può essere lo scorporo delle due attività, Spazio Famiglia e Teatro/laboratori attraverso “locali-tampone” in attesa di trovare uno spazio definitivo: il primo potrebbe trovare spazio presso la Casetta degli Orsacchiotti di via Bobbio, mentre per il secondo si dovrebbe individuare un locale adeguato alle esigenze. Abbiamo per esempio un contatto con l’Area ex Boero, dove si progetta la creazione di uno spazio polivalente ma i lavori sono fermi da tempo (se ne parlerà mercoledì 6 marzo in un incontro pubblico Municipio Media Val Bisagno, ndr) e con Coop Liguria, per inserirci eventualmente nel progetto di centro commerciale presso le ex Officine Guglielmetti. In entrambi i casi i tempi sono più lunghi perché si dovrà attendere l’esito del piano di bacino».

    Attivo dal 1996 in alcuni locali di via Allende (Molassana) di proprietà della Provincia di Genova, l’Ortica è l’unica grande realtà professionale della Val Bisagno: nell’auditorium svolge da anni una stagione teatrale con spettacoli nel solo fine settimana – sabato sera e domenica pomeriggio – che ha all’attivo un calendario di 30 rappresentazioni per la stagione in corso (l’ultimo andato in scena è My name della Compagnia Banda Kurenai). Inoltre il teatro ospita diversi laboratori di teatro e recitazione, dai corsi per bambini e ragazzi fino al corso di formazione biennale per Operatore Pedagogico Teatrale in convenzione con l’Università degli Studi di Genova, che ha attualmente 70 iscritti. Infine, ultimo ma non meno importante, il teatro è sede del laboratorio Stranità, che vede coinvolte circa 50 persone fra attori, cittadini volontari, operatori e pazienti psichiatrici, i quali sperimentano attraverso il “fare teatrale” percorsi di inclusione sociale e di integrazione.

    Un altro spazio del teatro, gestito sempre da Nuovo CIEP in collaborazione con il Consorzio Sociale Agorà, ospita dal 1999 un asilo nido per bambini/e dai 16 ai 36 mesi e uno spazio per incontri protetti per bambini affidati dal Tribunale dei Minori: l’associazione è infatti promotore dello “Spazio famiglia Valbisagno”, progetto nato in convenzione con il Comune di Genova e finanziato grazie ai fondi della Legge 285/97 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza).

    «Come possiamo mobilitarci?» hanno domandato diverse persone su Facebook,  nel commentare e condividere il post in cui si segnala la difficoltà del teatro. «La prima mobilitazione possibile è far conoscere quello che sta avvenendo, perché le persone siano informate e perché atti come questo non si debbano più ripetere». Per il momento si dovrà aspettare venerdì 8 marzo, quando il Consiglio Comunale ospiterà una riunione congiunta delle Commissioni Cultura e servizi Educativi del Comune di Genova, che ha come ordine del giorno proprio la situazione del Teatro dell’Ortica e a cui lo staff e i referenti della Provincia prenderanno parte.

    Marta Traverso