Investire nella ricerca in particolare puntando sulle energie rinnovabili con la concreta possibilità di sviluppare occupazione nel settore della Green economy, l’unico comparto che ha un futuro assicurato.
Trasporto Pubblico:
Realizzare una vera metropolitana di superficie in grado di percorrere tutte le direttrici della città e costruire parcheggi di interscambio nelle periferie. Aumentare le corsie riservate per gli autobus ed installare semafori intelligenti in grado di dare prioritariamente il via libera ai mezzi pubblici. Premiare le aziende che invitano i propri dipendenti ad un uso consapevole dei mezzi privati ad esempio condividendo il viaggio con i colleghi di lavoro in maniera tale da utilizzarne il minor numero possibile.
Grandi opere:
Gronda e Terzo Valico dei Giovi sono inutili, devastanti per l’ambiente e dannose per la salute dei cittadini. Spesso cercano di vendere le grandi opere come soluzioni miracolose, in realtà i problemi vanno affrontati con opere – a volte anche onerose – però di altra portata e che non hanno l’obiettivo di far girare parecchio denaro nelle tasche di pochi individui.
Servizi:
No all’Inceneritore a Scarpino perchè produce diossina e polveri sottili, quindi morte. Sì alla raccolta differenziata porta a porta che potrebbe anche permettere nuove opportunità occupazionali.
I servizi sociali non possono subire un taglio del 50%, come prospetta il Comune e come da anni sta facendo il Governo, perché questo comporterà un’enorme ricaduta, anche economica, sulla società, per non parlare della ricaduta sulle persone.
– LA BIOGRAFIA
Genovese, cresciuto in Val Polcevera, si diploma al Liceo Scientifico “Fermi” di Sampierdarena nel 1988, si iscrive alla Facoltà di Fisica dell’Università di Genova, abbandonando gli studi a due esami dalla fine del corso con una tesi già pronta in “Analisi delle polveri emesse dagli impianti siderurgici di Ge-Cornigliano mediante fluorescenza X indotta da protoni”. Dal 2000 lavora come educatore presso il Consorzio Sociale Agorà Cooperativa Cosset. Da diversi anni sperimenta esperienze nel campo della fotografia fine art soprattutto nel campo del reportage di paesaggio sociale.
Il porto ha una potenzialità di sviluppo pari ancora a 2/3. Tutte le aree portuali vanno qualificate ed ottimizzate al meglio compresa l’area di Voltri che può dare risposta ad alcune esigenze particolari. I bacini di carenaggio devono essere sistemati una volta per tutte.
Trasporto Pubblico:
Innanzitutto bisogna portare avanti quella che è diventata «una vera e propria barzelletta», ovvero la metropolitana. Mentre il tpl va ripensato ma non solo in ambito cittadino. La Regione deve fare la sua parte, non può abbandonare i comuni della cintura. I cittadini di Valle Stura, Val Trebbia, Valle Scrivia, Val Fontanabuona, devono essere serviti adeguatamente dal trasporto pubblico.
Grandi opere:
Le grandi opere vanno realizzate, in caso contrario «continuiamo a praticare soltanto una prosecuzione del declino della città». Per quanto riguarda la moltiplicazione dei costi occorre essere particolarmente attenti. Il pericolo di infiltrazioni criminali è un pericolo concreto in Liguria ma anche a Genova e su questo punto «garantisco la massima vigilanza».
Servizi:
Oggi le famiglie italiane, dal punto di vista fiscale, sono tartassate. Le politiche familiari devono essere incentivate con un quoziente familiare autentico. «I figli sono un patrimonio pubblico, un vero e proprio investimento che le istituzioni devono tutelare». Inoltre è necessario un maggiore sostegno a favore delle madri lavoratrici.
– LA BIOGRAFIA
Pierluigi Vinai è genovese, ha 44 anni, è sposato con quattro figli. Due lauree conseguite presso l’Università di Genova in Pedagogia e Storia moderna e contemporanea, oltre al Diploma Universitario in Dottrina sociale della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense. Ragioniere, iscritto all’Albo dei Consulenti del Lavoro dal 1996 al 2008 (è stato consulente per i comuni Portofino e Santa Margherita Ligure, Ceriale, Bogliasco e Carasco), ha ricoperto il ruolo di Commissario Straordinario della Regione Liguria per l’I.P.A.B. (Istituto pubblico di Assistenza e Beneficenza), coordinatore della riforma del Sistema Formativo della Regione Liguria e, dal 2001, prima Consigliere d’Indirizzo e Membro della Commissione Arte, Cultura e Ambiente, poi Consigliere di Amministrazione e a seguire Vicepresidente e Presidente della Commissione Istruttoria della Fondazione Carige. Dal 2009 è anche Segretario Generale di Anci Liguria (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Presidente dell’ associazione Iter Agentes per la diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa.
Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Le opportunità sono numerose: il settore della ricerca scientifica grazie al ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. Inoltre Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.
Trasporto Pubblico:
Valorizzare il tpl è un obiettivo obbligato. Amt deve essere in grado di erogare un servizio funzionale. È necessario aumentare le corsie preferenziali per gli autobus. La metropolitana deve essere completata. Il tram in Val Bisagno è l’unica soluzione percorribile. Ma per realizzare tutti gli interventi occorrono risorse economiche sia locali che nazionali. Ci vuole un’integrazione intelligente tra le linee cittadine e quelle provinciali e partendo da questo presupposto si può immaginare una riorganizzazione a livello regionale.
Grandi opere:
Alcune grandi opere devono essere realizzate. È importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sì ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia. Il pericolo di infiltrazioni criminali e la certezza costi/tempi, sono sfide che le istituzioni devono assumersi. Occorre prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.
Servizi:
L’attività amministrativa deve porsi come obiettivo la riduzione delle diseguaglianze, sostenendo concretamente i servizi sociali, a partire dall’assistenza agli “ultimi”. Il Comune deve recuperare appieno un ruolo di regolazione consapevole: decisiva è l’interazione virtuosa con il terzo settore, ricco di competenze e idealità. Creare, innanzitutto nelle zone della città più a rischio di degrado, spazi pubblici per i cittadini, presidi di socialità e legalità, luoghi di incontro e confronto indispensabili per affrontare e risolvere positivamente le emergenze.
– LA BIOGRAFIA
E’ discendente dall’antica casata dei Doria e figlio di Giorgio Doria che negli anni sessanta venne diseredato dalla famiglia dopo essersi iscritto al Partito Comunista Italiano. Sposato, con tre figli, vive a Genova a un centinaio di metri da Palazzo Tursi. Diplomato presso il liceo Andrea D’Oria nel 1976, si laurea nel 1981 in Lettere e Filosofia e lavora come borsista dell’archivio storico dell’Ansaldo. Insegna lettere alle scuole superiori fino al 1995, anno in cui diventa ricercatore universitario in storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova. Nel 2010 ottiene l’idoneità a professore ordinario. É membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Ansaldo dal 2000 al 2007 e, successivamente, membro della Commissione scientifica a partire dal 2008.
In primis le scelte d’uso del territorio: le aree dismesse devono essere destinate ad attività economiche ed industriali che aumentino la ricchezza della città anche in termini di occupazione. Quindi non centri commerciali o speculazioni edilizie che forniscono lavoro per qualche tempo e poi lasciano il territorio privo di eccellenze produttive. Un altro fattore cruciale è la sicurezza delle scelte pubbliche: se l’amministrazione comunale dà il via libera ad un progetto questo si deve portare a termine.
Rilanciare il polo di eccellenze culturali, quali l’Università, i centri di ricerca, le realtà legate all’economia e alle scienze del mare, che Genova già possiede e che devono continuare a svolgere il loro ruolo.
Trasporto Pubblico:
Incentivare (incentivi a punti, minori tariffe sosta) la mobilità a zero o basso impatto ambientale: veicoli elettrici o ibridi, biciclette, pedoni. Amt: attivare un sistema di pagamenti elettronici con forte recupero dell’evasione (stima: 5 milioni all’anno) e risparmio sulla produzione cartacea e la distribuzione; sperimentare una rete ad “alta qualità” (solo posti a sedere, servizi aggiuntivi agli utenti) per recuperare traffico dal trasporto privato e aumentare l’occupazione; valutare il subappalto, anche a taxi, dei servizi a domanda debole; realizzare (anche in project financing) parcheggi d’interscambio.
Grandi opere:
Sono prioritarie e decisive per la città le grandi infrastrutture da tempo individuate, innanzitutto quelle ferroviarie (terzo valico appenninico, nodo di Genova, bretella Voltri-Ovada), senza rinunciare a quelle stradali (nuovo nodo autostradale, raccordo di Ponente – con il declassamento dell’autostrada Voltri-Sampierdarena a tangenziale urbana – raccordo di Levante, autoparco).
Servizi:
Con la diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione, occorre far leva su: valorizzazione delle famiglie e delle associazioni di volontariato; incentivi a comportamenti virtuosi (quozienti famigliari, incentivi a punti). I risultati non saranno più misurati, come oggi, sulla quantità di risorse spese, ma sul reale soddisfacimento dei bisogni; occorre quindi un controllo indipendente sulla qualità dei servizi resi.
– LA BIOGRAFIA
Genovese, professore ordinario di economia urbana ed economia dei trasporti presso l’Università di Genova. Nel 1990 è professore ospite presso il Department of Land Economy dell’Università di Cambridge, e dal 1992 professore associato in Politica Economica. Autore di vari volumi e pubblicazioni internazionali è presidente della Società Italiana di Economia dei Trasporti. Nel 2007 è stato sconfitto alle elezioni amministrative di Genova da Marta Vincenzi, sostenuto dal Pdl. Nel 2008 è eletto in Parlamento Senatore della Repubblica per il Pdl. Due anni dopo abbandona il Pdl e si iscrive al Gruppo Misto per poi essere eletto vicesegretario nazionale del Partito Liberale Italiano. Appassionato di musica antica, è organista e nel 1997 ha pubblicato un disco. Nel 2009 ha anche pubblicato un romanzo dal titolo Amaurosi.
Siamo con Simohamed Kaabour, giovane cittadino italiano di origine marocchina, operatore sociale del Ce.Sto, storica associazione che da oltre trent’anni opera nel complesso contesto del centro storico, candidato sindaco delle lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Simohamed qual è l’esigenza che ha portato alla nascita di Fratelli e Fratellastri e alla vostra partecipazione alla competizione elettorale?
Fratelli e Fratellastri nasce come movimento culturale che in seguito ha deciso di connotarsi politicamente. L’idea è partita da un gruppo di persone, soprattutto giovani, ragazzi e ragazze che si sentivano esclusi dalla partecipazione politica. Abbiamo pensato di partecipare alla tornata elettorale per dire la nostra e proporre qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni anche a livello nazionale è cresciuta sempre di più la distanza tra cittadini e politica. Secondo noi è il caso di rilanciare una politica che sia davvero strumento di partecipazione del cittadino comune e non, come è stato finora, una politica solo subita passivamente.
La questione del diritto di cittadinanza è uno dei punti che caratterizza il vostro movimento…
Sì certamente, questo è uno dei punti fondamentali. Il fatto che io sia il candidato di Fratelli e Fratellastri non è una provocazione bensì una sorta di sfida culturale per vedere come reagisce la città e se davvero è pronta al cambiamento. Questa parola, cambiamento, la si usa spesso. Poi però, quando le proposte si concretizzano, si verifica sempre un passo indietro. I cittadini immigrati presenti a Genova che contribuiscono economicamente, culturalmente e socialmente alla crescita della città, oggi non sono rappresentati. Inoltre ci sono numerosi ragazzi di origine straniera ma italiani, genovesi che non hanno la possibilità di esprimersi in quanto italiani. Sappiamo bene infatti che a livello nazionale vige ancora la legge legata al diritto di sangue. Noi rivendichiamo il diritto ad essere riconosciuti come cittadini italiani partecipando alle prossime elezioni amministrative e nazionali.
L’immigrazione è stata spesso trattata – in particolare dal centro destra ma anche dal centro sinistra – soprattutto come una questione di sicurezza. Quando forse sarebbe il caso di affrontare l’argomento sul piano dei diritti/doveri di queste persone. Come si affronta a livello locale la questione immigrazione?
Spesso si parla di immigrazione e sicurezza sociale. Il punto è che non bisogna più parlare di immigrazione come fosse un problema. Non dovrebbe più esserlo perchè parliamo di immigrazione ormai da almeno trent’anni. Non è un fenomeno nuovo come qualcuno continua ad affermare. Io credo che la nostra città, ma anche l’intero Paese, debbano trovare il percorso giusto per giungere ad una situazione di equilibrio. Non si deve più intervenire solo con provvedimenti temporanei. Diventa necessario trovare una strada che conduca a dei risultati duraturi. Certamente la questione sicurezza è spesso associata al fenomeno dell’immigrazione perchè ciò fa comodo a coloro i quali vogliono raccogliere i voti delle persone frustrate a causa delle non risposte, da parte delle istituzioni, a queste tematiche.
Noi del Ce.Sto ci occupiamo di bambini immigrati e bambini italiani, questo è un esempio di vero lavoro sociale che porta ad una reale coesione sociale e culturale. Secondo me bisognerebbe valorizzare il lavoro sul territorio di tante associazioni come la nostra. Perchè le realtà associative danno risposta a quelle esigenze a cui le istituzioni non riescono a rispondere.
Tu sei un operatore sociale e conosci bene le difficoltà del terzo settore alle prese con l tagli a livello nazionale e locale. Ma come fare per continuare a garantire i servizi sociali?
Noi pensiamo che sia necessario assicurare a tutti i servizi sociali. Si tratta di servizi che producono un effetto di serenità nella persona stessa. Attualmente si parla di riduzione delle risorse. Allora bisogna pensare a come convogliare in maniera chirurgica i fondi a disposizione in maniera tale da mantenere un determinato servizio. Alcune risorse potrebbero essere recuparate grazie all’Imu su seconde e terze case. Se davvero siamo una comunità ognuno di noi deve sacrificare qualcosa cercando di partecipare alla creazione di un benessere sociale generale. Oggi per salvare alcuni servizi ci vuole la collaborazione di tutti.
Sul tema lavoro, grave problema di Genova ma in generale di tutto il Paese, come può un sindaco cercare di favorire la crescita dell’occupazione nella sua città?
A livello comunale è difficile favorire la crescita dell’occupazione. Si può parlare dei comparti dove il Comune dà lavoro alle persone. In particolare sono i settori più legati al sociale. Innanzitutto è necessario far proseguire questi progetti locali. Su un altro piano invece, una giunta comunale potrebbe farsi garante dei diritti dei lavoratori. Questo lo ritengo un aspetto fondamentale. Dare l’esempio a livello nazionale di quello che è l’impegno di un sindaco per quanto riguarda la difesa dei diritti dei lavoratori. Oggi ad esempio si parla di articolo 18 e sarebbe interessante sapere un sindaco da che parte sta, se da quella dei lavoratori oppure da quella di chi intende continuare a comprimere i diritti.
Il centro storico è un territorio complesso: alcune zone, nelle ore notturne, subiscono l’invasione dei giovani in cerca di locali e divertimento con i conseguenti problemi per i residenti, mentre durante il giorno, le medesime zone appaiono abbandonate a se stesse e poco frequentate da genovesi e turisti. Partendo dal presupposto che parliamo di un patrimonio che potrebbe rilanciare la città a fini turistici, secondo te è possibile coniugare le esigenze di tre attori così diversi ovvero i residenti, i giovani, i turisti?
Si possono coniugare se c’è la disponibilità di tutti. Spesso si sente parlare di Genova come una sorta di città che a 360 gradi è pronta ad accogliere eventi culturali e ricreativi, soprattutto a favore dei giovani. Ma in molti casi la maggior parte della manifestazioni vengono concentrate nel centro storico. Questo è un limite che non consente ai giovani ma neppure ai turisti, di conoscere davvero tutta la città. Esistono delle zone periferiche con ampi spazi disponibili per l’organizzazione di eventi. Bisogna pensare a Genova nel suo complesso. Queste zone, oggi non conosciute, potrebbero diventare sede di manifestazioni in grado di crescere con il passare del tempo e diventare dei punti di riferimento. In questo modo, invece di far vivere solo una parte di Genova, potremmo rivitalizzare l’intera città.
Siamo con Giuliana Sanguineti, medico in pensione, volontaria dell’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta” in prima linea per garantire a tutti il diritto alla salute, candidato sindaco del Partito comunista dei lavoratori( Pcl), movimento politico nato nel 2006 dalla scissione con Rifondazione comunista in aperta polemica con le scelte della dirigenza del partito e la partecipazione al governo Prodi. La sinistra italiana, nonostante siano mutati completamente gli scenari, ancora oggi continua a frammentarsi in mille parti, riuscirà mai a trovare una sintesi?
Le sinistre radicali in realtà sono sinistre riformiste ed infatti, non a caso, sono sempre sedute sulle poltrone del potere. E come tali hanno approvato una serie di provvedimenti che sono incompatibili con il dichiararsi comunisti. Il comunismo, nella sua vera espressione, non c’è mai stato. Neppure il vecchio Pci è stato in grado di rappresentarlo perchè era un partito stalinista. Oggi i partiti riformisti hanno fallito. Parlare di unità con queste forze politiche per noi non ha senso. Loro hanno accettato le logiche del padronato ed hanno sempre ostacolato tutte le lotte.
In questa competizione c’è un proliferare di liste civiche, lei come giudica questa tendenza, i cittadini vogliono riappropriarsi della politica, hanno voglia di partecipare in prima persona?
La gente è stufa dei partiti che usano strumentalmente la politica per trasformarla in qualcos’altro e per rispondere solo ai propri interessi. I cittadini non credendo più nei partiti vogliono riappropriarsi della politica nel senso autentico della parola. Questo è un fatto positivo, d’altra parte non dimentichiamo che i Soviet sono nati così. Però bisogna fare molta attenzione perchè alcune liste nascondono o provano a mascherare dietro mentite spoglie, personaggi politici ben conosciuti.
C’è chi dice che oggi non esistono più le classi sociali come siamo abituati a conoscerle e non è più il tempo della lotta di classe… Ma il conflitto nella società è sempre presente. Secondo lei si può ancora parlare di lotta di classe?
Premessa: le classi sono sempre e comunque due: la classe lavoratrice nel suo insieme e la classe borghese e proprietaria.La diminuzione della classe operaia è una bugia storica. Oggi, è sufficiente guardare alla Cina, la classe operaia è numericamente aumentata. Nel nostro Paese è indubbiamente diminuita ma l’Italia rappresenta solo una piccola parte del mondo con cui dobbiamo confrontarci. A livello mondiale le lotte sono aumentate: guardiamo agli Stati Uniti o all’Inghilterra.La lotta di classe si sta esprimendo in altri modi perhè è cambiato il sistema in cui viviamo ma sotto la cenere è sempre presente ed è pronta ad esplodere.
A Genova il lavoro è uno dei problemi più sentiti. Non siamo più una città industriale, il porto probabilmente deve essere rilanciato, secondo lei qual è la vocazione futura della nostra città?
Genova è nata come città industriale poi in seguito c’è stato un tentativo di trasformarla in città turistica. Ma secondo me l’operazione è stata gestita male. Oggi il polo industriale si sta sgretolando giorno dopo giorno perchè gli investitori, per ragioni di convenienza, hanno preferito trasferirsi altrove. Per invertire lo stato delle cose è necessario modificare il sistema di produzione. Ad esempio la Fincantieri continua a costruire navi da crociera ma forse ci vorrebbe una spinta a cambiare il tipo di produzione. A livello locale non si può fare granchécon il sistema capitalistico vigente, ci vuole un impegno ed un ripensamento delle politiche a livello nazionale.
E sulle grandi opere, ad esempio il Terzo Valico, ovvero la nostra Tav, lei cosa ne pensa, è un intervento necessario?
Il Terzo valico non si deve assolutamente fare. La Tav è chiaramente un’opera per far ingrassare le mafie, punto e basta.
Un Sindaco, una giunta comunale cosa può fare per diminuire il trasporto privato e di conseguenza incentivare il tpl?
Certo è difficile pensare di cambiare la situazione se si continua a pubblicizzare la vendita di automobili… Tra l’altro occorre ricordare che l’iperproduzione è stata una delle cause primarie della crisi economica.
Secondo me l’unica soluzione è fare un’ordinanza che vieti il transito delle macchine e lo consenta solo in caso di necessità. Le persone che si recano al lavoro devono poter usufruire di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome. Le risorse economiche necessarie per rendere il tpl efficiente si possono prendere dalla fiscalità generale. Innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa. Inoltre basterebbe evitare lo spreco di denaro per lavori pubblici inutili ed anzi dannosi. Perchè non ripristinare la tranvia? questo sarebbe un lavoro pubblico veramente utile per i cittadini. Se si combatte seriamente l’evasione fiscale e la corruzione, la disponibilità economica per interventi a favore dei lavoratori che pagano le tasse, si trova.
Balla colossale, balla, mezzo e mezzo, abbastanza vero, vero: questi cinque criteri sono stati scelti da un gruppo di giovani genovesi per aiutare i cittadini nel valutare i candidati Sindaco di Genova a poco più di un mese dalle elezioni, che si terranno il prossimo 6 e 7 maggio.
Sul sito Politicometro.it le affermazioni di ogni candidato vengono riportate e valutate in base al loro grado di verità. “La nostra missione è difficile ma al tempo stesso necessaria per orientarsi nel politichese, riuscendo a scindere le affermazioni vere da quelle false”, è la dichiarazione d’intenti dei fondatori, che nelle ultime settimane di campagna elettorale si sono lanciati nell’ennesimo innovativo progetto di uso partecipativo della Rete.
A prescindere da chi vincerà le elezioni, è ancora una volta interessante notare come i progetti migliori sono quelli che partono dal basso. Anche perché Politicometro non mostra, almeno in questa fase iniziale, di fare partigianeria e ne ha assolutamente per tutti.
Siamo con Marco Doria, docente universitario di Storia economica presso la facoltà di Economia dell’ateneo genovese, vincitore delle primarie, candidato sindaco del centro sinistra. Marco Doria è stato per sette anni, dal 1978 al 1985, consigliere di circoscrizione di Albaro per il Pci e per tre, 1990-1993, consigliere comunale. Dopo quasi vent’anni da attivo spettatore nell’autunno 2011, grazie ad un appello di alcuni intellettuali genovesi, Doria ha deciso di tornare ad occuparsi di politica in prima persona.
Sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà, ha vinto con largo consenso le primarie ed oggi ci sono molte aspettative intorno alla sua candidatura. Lei è indubbiamente una figura libera ed indipendente ma la prima domanda che voglio porle è: pensa davvero di riuscire – nel caso diventasse sindaco – ad attuare le politiche che ha in mente, insomma ad avere testa e mani libere di agire, considerando che dovrà confrontarsi con interessi e logiche che muovono i partiti che l’appoggeranno?
La testa libera sicuramente sì. Io penso che la coalizione di centro sinistra sia una coalizione di cittadini. Mi auguro di ottenere tanti consensi e spero che anche la lista che mi appoggia, espressione della società civile, raggiunga un buon risultato. Ovviamente io dovrò confrontarmi, come già sto facendo, con tutti i componenti della coalizione, singole persone ed organizzazioni politiche, per trovare una linea comune. Oggi sono il candidato di tutta la coalizione del centro sinistra e per essa ho il massimo rispetto. Questo però non significa affatto che io debba piegarmi a delle logiche di spartizione del potere.
Vorrei affrontare con lei il tema del centro storico, una perla della città che andrebbe adeguatamente valorizzata a fini turistici e commerciali. Attualmente alcune zone, penso a via della Maddalena e al Ghetto, stanno provando a rialzarsi soprattutto grazie all’impegno di residenti, realtà associative ed al sostegno delle istituzioni; altre porzioni di città vecchia, ad esempio via di San Bernardo, sono frequentate solo nelle ore notturne a causa della cosiddetta “movida”, mentre durante il giorno sono abbandonate a se stesse. Come si possono coniugare le diverse esigenze degli abitanti, che chiedono di tutelare il loro sacrosanto diritto al riposo e dei giovani alla ricerca di luoghi per il divertimento, con la necessità di rilanciare il centro storico?
Il centro storico è un gioiello, un patrimonio di Genova ma ancheuna porzione di città che vive problemi complessi e seri. Quindi richiede politiche di intervento articolate. Innanzitutto occorre valorizzare sempre più l’insieme di bellezze storico-artistiche della città vecchia. E promuovere flussi di turisti non solo nei percorsi tradizionali, ovvero Palazzo Ducale, via San Lorenzo, via Garibaldi, area del Porto antico, ma anche in percorsi oggi meno frequentati. Penso ad esempio a Sarzano, S. Maria di Castello, le Vigne, la Commenda di Prè. Inoltre il centro storico deve diventare un’area dove favorire, con adeguate politiche di sostegno, l’insediamento di nuove attivitàeconomiche, in particolare piccole attività commerciali ed artigianali. Per quanto riguarda la questione della cosiddetta “movida” è necessario ricordare a tutti l’importanza del rispetto delle regole affinché il legittimo bisogno di svago dei giovani non entri in conflitto con le rispettabili esigenze dei residenti. Occorre una politica capace di distribuire in maniera più intelligente sul territorio cittadino i luoghi del divertimento giovanile, in modo tale da risolvere il problema della tutela dei diritti degli abitanti del centro storico.
Al di là delle considerazioni sull’utilità economica e sull’impatto ambientale di alcune grandi opere infrastrutturali, secondo lei un’opera come il Terzo valico, oggi in liguria e più in generale in Italia, le istituzioni sono in grado di gestirla? Oppure vista la moltiplicazione dei costi che spesso si registra nel nostro Paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente lo Stato italiano non è all’altezza?
Io ritengo che alcune grandi opere debbano essere realizzate. I temi che lei solleva, pericolo di infiltrazioni criminali e certezze costi/tempi, sono sfide ed impegni che dobbiamo assumerci. In altri termini voglio dire che questi rischi non devono bloccarci. Si tratta infatti di pericoli che riguardano anche altre opere, non necessariamente le cosiddette grandi opere. Penso ad esempio ai lavori pubblici per la messa in sicurezza del territorio. In tutti i casi bisogna prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.
Per quanto riguarda il Terzo Valico lei ha detto di essere favorevole, si tratta di un intervento che insiste su una vallata, la Val Polcevera, che già presenta diverse criticità e nel passato è stata ampiamente vessata…
Per me è importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sono favorevole ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia.Ovviamente sono consapevole dei disagi che questi interventi comportano nella popolazione residente. Per la realizzazione di qualsiasi opera, grande o piccola, bisogna fare in modo di controllare la certezza dei tempi/costi ed attenuare, per quanto possibile, le criticità sul territorio.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, l’inceneritore a Borzoli è una priorità?
La soluzione è aumentare la raccolta differenziata e soprattutto l’effettivo riciclo dei materiali recuperati, ovvero la via al riciclo spinto ai livelli indicati dalle normative europee e nazionali. Questo sistema riduce la quota residua di rifiuti che dovrà essere trattata. Una parte di questi sarà trattata in un impianto a freddo di prossima realizzazione. Quindi il problema va affrontato, da un lato stimolando la raccolta differenziata e dall’altro con l’impianto di trattamento a freddo. In questo modo, secondo me, potremmo ottenere risultati significativi ed in seguito valutare se saranno necessari ulteriori investimenti anche per sistemi diversi.
Secondo lei qual è la vocazione di Genova per il prossimo futuro, soprattutto per quanto riguarda la crescita economica e la creazione di nuove opportunità di lavoro?
Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Il porto deve continuare ad essere una colonna dell’economia genovese. Il settore industriale è stato pesantemente ridimensionatoed il Comune farà la sua parte per cercare di difenderlo.
E poi ci sono altre numerose opportunità: penso ad esempio al settore della ricerca, la ricerca scientifica, quindi l’importanza del ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. E ancora l’ambito del turismo e della cultura: Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.
Siamo con Pierluigi Vinai, candidato sindaco del centro destra, ex segretario generale dell’Anci regionale ed ex vicepresidente della Fondazione Carige (si è infatti autosospeso da entrambe le cariche), si presenta come indipendente (anche se è stato iscritto al Pdl e ha contribuito alla stesura della Carta dei valori), sostenuto oltrechè dal Pdl, anche da alcune liste civiche. In questa competizione elettorale c’è una tendenza dei candidati a presentarsi come espressione della società civile, penso anche ad Enrico Musso e Marco Doria, come a voler prendere le distanze dalla vecchia concezione di fare politica, oggi vissuta in maniera negativa dai cittadini, ma la domanda che le pongo è: pensa davvero di riuscire – nel caso diventasse sindaco – ad attuare le politiche che ha in mente, insomma ad avere testa e mani libere di agire, considerando che dovrà districarsi con gli interessi che muovono i partiti che l’appoggeranno? In altri termini riuscirà a governare senza subire i ricatti dovuti alle logiche di partito?
Su questo potete starne certi. Mi conoscono e mi hanno accettato sapendo che sono un uomo libero. Quindi la libertà per me viene prima di tutto. Ovviamente questa libertà deve stare in un contesto condiviso. E se dovessero esserci dei punti sui quali non c’è condivisione penso che prevarrebbe il buon senso mio e dei miei compagni di viaggio. Sono un candidato indipendente perchè siamo in un contesto, anche a livello nazionale, in cui c’è una profonda evoluzione del sistema. La cosiddetta seconda repubblica, almeno come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi anni, mi sembra sia giunta al suo crepuscolo. Dunque, se dobbiamo pensare un percorso nuovo per il bene comune dobbiamo farlo attraverso una strada che non è più quella dei partiti tradizionali. I partiti comunque continueranno ad esserci e forse nasceranno in forme nuove. Genova da sempre è una città laboratorio ed è giusto che questo esperimento parta dalla nostra città. L’obiettivo è ricondurre all’unità il mondo moderato. Visto che in questa fase ci sono molti candidati moderati, vorrà dire che considereremo il primo turno una sorta di primarie per scegliere chi affronterà il candidato della sinistra.
Inevitabilmente le devo chiedere il suo parere sulla realizzazione della moschea, visto che ha provocato polemiche il suo incontro con l’Imam ed il Pdl non sembra intenzionato a fare aperture su questo tema, lei come risponde alle critiche…
Io sono di matrice culturale cattolica quindi non posso neppure immaginare che altre forme di religione non dispongano di un luogo di culto degno ed adeguato. Detto questo però, bisogna vedere come viene gestita una questione così importante e che coinvolge una comunità numerosa come quella islamica. Diverse amministrazioni di sinistra hanno trattato l’argomento come fosse una pratica urbanistica. La comunità musulmana genovese ha un titolo giuridico in mano ed ha il diritto di vederlo riconosciuto. L’operazione è stata gestita male fin dall’inizio quando per il progetto fu scelta un’area in cui non si poteva realizzare, ovvero Coronata. In seguito l’amministrazione ha pensato al quartiere Lagaccio ma qui ha trovato molta difficoltà nel fare accettare l’operazione alla popolazione residente. Forse è necessario trovare un luogo dove vi sia maggiore accoglienza.Gli amici del Pdl che non hanno gradito il mio incontro con l’Imam sbagliano perchè io sto incontrando diverse figure istituzionali, sociali, culturali, di comunità. Stiano sereni perchè non intendo stravolgere le mie idee ma il mio è un pensiero aperto.
L’Immigrazione è una questione che in questi ultimi anni, in particolare da parte del centrodestra, è stata trattata soprattutto come una questione di sicurezza. Ma secondo lei, considerando anche il processo di integrazione in atto nella società, non è un tema che andrebbe affrontato dal punto di vista dei diritti e doveri di queste persone?
Sì, ma io parlerei di doveri e diritti.Invece della città dei diritti, che a parer mio è stata un esempio di declino, io vorrei istituire la città dei doveri. Certamente la popolazione immigrata deve essere inclusa socialmente. Pensiamo ai nostri emigranti che andavano in Germania, Belgio, America, inizialmente trovavano difficoltà ma in seguito si fermavano nei nuovi paesi e mandavano in Italia i loro guadagni che contribuivano ad aumentare il nostro Pil. Oggi noi stiamo subendo il processo inverso. Inoltre molte persone immigrate stanno pensando di tornare al paese natiodove investono le risorse guadagnate in Italia, impoverendo di conseguenza il nostro Pil. Per me non è un fatto positivo se queste persone tornano nelle nazioni di provenienza. Ciò significa che non siamo stati capaci di fare comunità ed offrire inclusione sociale. Ma quest’ultima deve partire dal rispetto, da parte degli immigrati, della nostra cultura e del nostro modo di vivere.
Il lavoro è uno dei punti centrali del suo programma, il porto deve essere rilanciato, lei cosa ne pensa della realizzazione del nuovo terminal di Voltri, un progetto osteggiato dai cittadini del ponente? è una priorità oppure prima occorre sfruttare a dovere le aree portuali esistenti?
Questa città è il suo porto, senza non esisterebbe. Il porto ha una potenzialità di sviluppo pari ancora a 2/3. Non svilupparlo come dovrebbe ha dell’incredibile. Genova è stata La Superba perchè il suo porto l’ha resa tale. E la comunità genovese è stata così intelligente da trovare, proprio nell’interesse portuale, il motivo di ricomposizione rispetto alle sue divisioni. Purtroppo negli ultimi anni neppure in questo ambito siamo riusciti ad andare d’accordo. Le vicende giudiziarie ne sono una lampante dimostrazione ed hanno comportato un grave deterioramento non solo nell’immagine del porto e delle persone coinvolte, ma anche in termini di risultati economici. Tutte le aree portuali vanno qualificate ed ottimizzate al megliocompresa l’area di Voltri che può dare risposta ad alcune esigenze particolari. I bacini di carenaggio devono essere sistemati una volta per tutte. Insomma il porto va rilanciato ed io in questi giorni ho incontrato i vertici della Culmv ed i lavoratori del porto – che rappresentano una risorsa fondamentale e da valorizzare – proprio per comprendere da vicino i problemi e provare a trovare dele soluzioni.
Sul tema grandi opere lei si è già espresso favorevolmente schierandosi contro chi dice sempre no. Ma secondo lei un’opera come il terzo valico – al di là delle considerazioni sull’utilità economica e sull’impatto ambientale – oggi in Liguria, ma più in generale in Italia, le istituzioni sono in grado di gestirla? Oppure vista la moltiplicazione dei costi che si registra solo nel nostro paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente lo Stato non è all’altezza ?
Per quanto riguarda la moltiplicazione dei costi occorre essere molto attenti. Quando si avvia un cantiere i calcoli devono essere ben fatti cercando di evitare il pericolo di infiltrazioni mafiose che purtroppo sono presenti in Liguria ma anche a Genova, come denunciato più volte dal magistrato Anna Canepa. E se sarò sindaco in merito a questo problema garantisco che starò molto attento e vigile. Nello stesso tempo però le grandi opere vanno realizzate. In caso contrario noi continuiamo a praticare soltanto una prosecuzione del declino. A me non interessa andare a gestire il declino. Ci sono altri candidati che forse hanno questa passione. La teologia della decrescita non mi appartiene, anzi la aborro. Io credo che lo sviluppo sia necessario, se non altro perchè ho 4 figli e non vorrei che dovessero fuggire altrove per trovare lavoro e realizzarsi. In merito alla gestione di cantieri così complessi va ricordato che intorno ad essi ruotano dei tavoli interistituzionali.Il sindaco di un comune interessato deve pretendere un momento di confronto costruttivo affinchè i problemi vengano affrontati in maniera limpida e trasparente.
A proposito di gestione rifiuti cosa ne pensa del progetto inceneritore a Borzoli?
Scarpino è arrivato ormai al capolinea. La raccolta differenziata è imprescindibile e va potenziata. Per quanto riguarda il gassificatore non abbiamo ancora dei dati sufficienti per affermare con sicurezza che – considerato il notevole investimento necessario – sia questa la soluzione. Invece il termovalorizzatore di ultima generazione, installato a Vienna e Brescia, funziona. E nelle città nominate non mi pare che gli abitanti siano scontenti della sua presenza. Oltre a ridurre il problema, perchè eliminarlo non si può, il termovalorizzatore produce energia. Per quanto riguarda la sua collocazione sarà necessario realizzare uno studio approfondito e poi decidere.
Cosa ne pensa dell’invasione dei box su tutto il territorio e quale potrebbe essere la strada da seguire per far sì che la mobilità privata diminuisca ed al contrario aumenti l’utilizzo del trasporto pubblico locale?
Purtroppo hanno proliferato i box ed i posti auto anche perchè molti esercizi commerciali sono stati costretti a chiudere. Per ridurre la mobilità privata, mi riferisco soprattutto alle automobiliperchè il trasporto sui mezzi a due ruote, con un’opportuna regolamentazione, secondo me va incentivato, occorre una risposta articolata sul versante del trasporto pubblico locale. Innanzitutto bisogna portare avanti quella che è diventata una vera e propria barzelletta, ovvero la metropolitana. Mentre il tpl va ripensato ma non solo in ambito cittadino. La Regione deve fare la sua parte, non può abbandonare i comuni della cintura. Penso ai cittadini di Valle Stura, Val trebbia, Valle Scrivia, Val Fontanabuona, che devono essere serviti adeguatamente dal tpl. Ci vuole insomma un ripensamento a livello regionale e questa sarà una delle prime condizioni che metterò sul tavolo.
Per quanto riguarda le società municipalizzate esse svolgono servizi essenziali come le manutenzioni, gestione rifiuti, tpl e oggi mostrano di non funzionare al meglio. La privatizzazione è una soluzione?
Io non sono ne pro ne contro le società a partecipazione pubblica. Ma ce ne sono alcune che versano in situazione fallimentare e non hanno prodotto risultati positivi. La manovra finanziaria del 2010 di Tremonti fornisce indicazioni precise in merito alle municipalizzate. Va a limitare e di molto l’operatività e l’ambito del personale. La gestione della forza lavoro deve essere necessariamente razionalizzata.
In tema di diritti, in questi giorni l’Europa si è espressa a favore di una concezione della famiglia che comprenda anche le unioni civili etero ed omosessuali. In alcuni Comuni di altre città è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Qual è la sua opinione a proposito?
La risposta è articolata. Io non credo ci sia la necessità di un registro delle coppie di fatto. Primo perchè non è materia comunale bensì statale. Inoltre la nostra Costituzione già spiega cosa è la famiglia. Se io assumo un obbligo ed una responsabilità davanti alla comunità con un atto formale, vale a dire il matrimonio, per questo motivo ho dei diritti/doveri. Non capisco per quale ragione chi non intende assumere questa evidenza pubblica, debba godere dei medesimi diritti. Tra l’altro dobbiamo andare a vedere di che diritti parliamo. Se i diritti sono quelli della fiscalità, considerando quanto viene tartassata la famiglia, allora prima è necessario intervenire in questo ambito. Senza contare che è la disgregazione della famiglia il male principale di questo paese.
Siamo con Edoardo Rixi, consigliere regionale, candidato sindaco della Lega nord che correrà da sola alle prossime elezioni amministrative. Nato nel 1974 a Genova, laureato in Economia e commercio, già consigliere comunale, eletto deputato alla Camera nel 2010, nello stesso anno lascia l’incarico a Roma per occuparsi di Genova e della Liguria.
Lei ha dichiarato di rappresentare l’unica novità in questa competizione elettorale: oggi i cittadini sembrano lontani dalla politica “tradizionale” però anche la Lega ormai è una presenza consolidata, pensate davvero di incarnare il desiderio di una nuova concezione del modo di fare politica?
Io credo che non si tratti tanto del movimento politico, quanto della mia figura a rappresentare una novità: un giovane, unico candidato del ponente, che ha deciso di rimanere a Genova per provare a dare un futuro alla città. La mia vuole essere una candidatura che unisce e non divide, sarò sostenuto da una lista civica per dare la possibilità anche a chi finora non ha mai votato Lega di poter esprimere le sue idee.
Ha affermato di voler mettere al centro del suo programma lavoro e sviluppo economico. Il porto in quale modo va rilanciato? Cosa ne pensa della realizzazione del nuovo terminal di Voltri, un progetto osteggiato dai cittadini del ponente?
Se l’avessero chiamato terminal d’Europa invece che porto d’Africa avrebbe dato un’immagine diversa ai cittadini di Voltri. Ma il vero problema è che noi dobbiamo creare reddito e posti di lavoro duraturi ed in loco. Nelle aree portuali ci sono grandi spazi che non sono utilizzati in maniera appropriata. Prima di pensare a nuovi terminal occorre sfruttare a dovere quelli attuali. Su questo punto ci deve essere l’impegno di tutte le forze politiche. E poi bisogna fare pressioni a livello nazionale affinchè, attraverso una legge ad hoc, una parte delle entrate economiche generate dal porto rimangano effettivamente sul territorio.
A proposito della gestione dei rifiuti cosa ne pensa del progetto inceneritore a Borzoli, è una priorità?
La priorità è la discarica di Scarpino, una delle più grandi in Italia. I cittadini di Borzoli e Sestri ponente non possono essere trattati in questa maniera. Rispetto al gassificatore esistono dei progetti alternativi che occorre valutare con attenzione. Ad esempio la torcia al plasma in piattaforma, un’idea che potrebbe portare a delle sinergie interessanti tra l’Università e lo stabilimento Fincantieri. Sicuramente non possiamo immaginare di sostituire la discarica di Scarpino con un maxi impianto che comunque non risolverebbe il problema rifiuti ma non sarebbe neppure in grado di alleggerire il traffico di mezzi pesanti nel quartiere. Al contrario è necessario proporre una seria politica di potenziamento della raccolta differenziata.
Per quanto riguarda il terzo valico, aldilà delle considerazioni economiche, sull’effettiva utilità e relative all’impatto ambientale, secondo lei, oggi, le istituzioni pubbliche – a livello nazionale e locale – sono in grado di gestire la realizzazione di un’opera simile? Oppure vista la moltiplicazione dei costi, che si registra solo nel nostro paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente Stato ed enti locali non sono all’altezza?
Io sono favorevole al terzo valico perchè, considerando anche la situazione dei pendolari, una nuova arteria ferroviaria che colleghi Genova e Milano è necessaria. Mi domando però se queste risorse sono recuperabili a livello nazionale e soprattutto come saranno gestite. Inoltre occorre rivedere la legge nazionale sugli appalti: finchè continueremo a fare grandi appalti, di dimensioni tali da agevolare sempre e solo determinate aziende, il problema legato alle infiltrazioni criminali, non lo risolveremo mai. In altri termini se un appalto non produce ricchezza sul territorio non possiamo immaginare che i cittadini siano cornuti e mazziati. Da una parte l’ambiente subisce un inevitabile deterioramento e dall’altra rischiamo di non ottenere nessun beneficio economico concreto e diretto.
Io credo sia necessario aprire Genova ai grandi corridoi del Nord Europa. Ma detto questo, vorrei che in Italia si procedesse con una mentalità più francese e tedesca pittuosto che romana. La gestione degli appalti, insomma, deve smettere di essere una contrattazione di carattere politico.
Le campagne elettorali condotte dalla Lega nord spesso hanno puntato sulla necessità di migliorare la sicurezza dei cittadini. Secondo voi la questione immigrazione va trattata esclusivamente come una questione di sicurezza? Oppure visti i processi di integrazione in atto nella società – penso ai bambini stranieri nati in Italia e che frequentano le nostre scuole – è necessario affrontarla dal punto di vista dei diritti/doveri di queste persone?
Io credo che l’integrazione sia un elemento fondamentale. Ma sono altrettanto convinto che – in un periodo di grave crisi economica – esista il rischio concreto, soprattutto nei quartieri popolari dove vivono i ceti più deboli, di arrivare allo scontro. Non per motivazioni di carattere razziale che sinceramente non vedo proprio, quanto piuttosto per motivi di soppravivenza. Quando ai livelli di povertà della città si somma la massa di persone disperate provenienti da altri paesi, purtroppo diventa impossibile, per i servizi sociali del comune, fornire un aiuto a tutti. E così si scatena una corsa a chi riesce ad aggiudicarsi di più, una vera e propria guerra tra poveri che abbiamo il dovere di scongiurare.
Sicurezza ed Integrazione, per me, devono viaggiare di pari passo. Ma tutto ciò è legato al problema principale della città, ovvero la mancanza di lavoro. Se noi creiamo occupazione, quindi ricchezza ed opportunità per le nuove generazioni (italiani e stranieri, senza distinzioni), il processo d’integrazione sarà facilitato.
Giuseppe Viscardi, esperto ed appassionato di trasporti, è il candidato sindaco dell’associazione “Gente Comune”. Giornalista, proviene dal mondo del volontariato cattolico e crede fermamente nell’associazionismo.
Gente Comune «nasce dalla volontà di un gruppo di cittadini che condividono gli stessi valori di democrazia, impegno sociale, visione del futuro, guidati dagli stessi sentimenti riguardo allo stato attuale delle cose – si legge nel manifesto dell’associazione – si prefigge l’obiettivo comune di contribuire a superare la crisi del nostro paese, che noi tutti stiamo vivendo e subendo, rilanciando una strategia politica forte, costruita sui fatti concreti, e non sulle parole. La gente comune è quella che si incontra ad ogni angolo di strada, in ogni bottega, in ogni fabbrica; è quella che quando vede un problema, che riguardi sé o gli altri, sente il bisogno di cercare di risolverlo, e si rimbocca le maniche; la gente comune conosce il significato di “buona volontà”, ed agisce sempre dando il “buon esempio”».
In quale maniera una candidatura come la vostra, di “gente comune”, insomma “persone normali”, può mettere in difficoltà i grandi apparati politici che vi troverete di fronte nella competizione elettorale? in altri termini come farete ad evidenziare la vostra differenza ?
Proprio grazie al nome che abbiamo scelto evidenziamo la nostra volontà di distinguerci. Nasciamo infatti come associazione di volontariato e di solidarietà attiva. Negli ultimi anni e con maggiore intensità negli ultimi mesi abbiamo promosso diverse iniziative concrete ad esempio per quanto riguarda la pulizia di parchi pubblici ed aree degradate. Tutte azioni che hanno a cuore i bene comuni purtroppo troppo spesso dimenticati dalle istituzioni. L’idea è portare lo spirito, la spontaneità organizzata che contraddistingue il volontariato, anche in politica.
Ritenete che in un momento storico come questo, in cui il sentimento dell’antipolitica è molto forte, un movimento come il vostro possa essere in qualche modo favorito?
Non mi piace la definizione di antipolitica. I professionisti della politica per difendersi e conservare le proprie posizioni accusano i movimenti come il nostro di fare antipolitica. O ci definiscono semplicemente protestatari perché vogliamo distruggere il sistema fino ad oggi vigente. La nostra non è antipolitica al contrario è politica dal basso e rende giustizia al significato più nobile della parola. Inoltre noi avanziamo proposte concrete e tangibili, non siamo un movimento di protesta fine a s stessa.
L’esigenza di far crescere l’economia della città favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro è ormai improcrastinabile. Quali strumenti può mettere in campo un sindaco per agevolare investimenti ed insediamenti produttivi nella nostra città?
Le problematiche di tipo occupazionale che hanno penalizzato la città purtroppo rispondono a politiche che trascendono dal livello comunale. Detto questo rimane innegabile un dato di fatto: le forze che finora hanno governato Genova hanno difeso poco e male le nostre eccellenze produttive.
Secondo noi è necessario rilanciare il comparto portuale puntando su una forte integrazione tra porto e città. E poi occorre scommettere sul turismo promuovendo ad esempio nuovi percorsi culturali. Pensiamo all’enorme “giacimento” musicale che abbiamo a disposizione. Una lunga storia che va da Paganini fino al filone dei cantautori degli anni ’60 e ’70 e che prosegue ancora oggi. Genova artisticamente parlando è una realtà dotata di grande fermento che occorre assecondare. Senza contare che quella che si verrebbe a creare è occupazione giovanile.
Per quanto concerne le grandi opere, gronda autostradale e terzo valico, qual è la vostra posizione? Mentre per incentivare il trasporto pubblico locale su cosa occorre puntare?
Una linea di alta velocità tra Genova e la Pianura Padana è indispensabile. Per quanto concerne il trasporto su gomma occorre separare i traffici: quelli che direttamente riguardano la città rispetto ai movimenti che invece hanno un origine diversa. Ma tutti gli investimenti devono essere fatti pensando al futuro: utilizzando tecnologie il meno invasive possibile e cercando di salvaguardare l’ambiente.
In merito alla mobilità urbana secondo noi va incentivato il trasporto a trazione elettrica. Limitando il più possibile il trasporto a trazione termica. Bisogna investire sul trasporto su ferro. Quindi realizzare il completamento della metropolitana estendendola a Valbisagno e Levante. E poi sfruttare il metro ferroviario. Il quadruplicamento della linea Voltri-Brignole è fondamentale. Il Tpl dovrebbe essere visto come una libera scelta e non come un obbligo. Genova ha un orografia particolare che indubbiamente complica le cose. Ma le due funicolari esistenti hanno sempre svolto un ruolo eccezionale. Perché non immaginare di esportare questa tecnologia in altre zone della città? Infine ci sono dei provvedimenti da prendere subito. La rete Amt va ridisegnata completamente per renderla più efficiente.
Per quanto riguarda i servizi pubblici gestiti dal Comune, cosa intendete fare delle società municipalizzate?
Parto come spunto dall’igiene urbana che è un fatto tangibile per tutti i cittadini. La nostra idea è quella di avere una città che ricicla. Che non si vergogna di riutilizzare i materiali e non li butta via in maniera indistinta. Occorre innanzitutto non penalizzare i comportamenti virtuosi dei cittadini che riciclano oppure che portano i rifiuti ingombranti nei luoghi deputati a questo scopo. Oggi al contrario la tariffa sui rifiuti colpisce tutti senza fare distinzioni.
A Genova esistono tante associazioni che hanno a cuore la tutela della conservazione di aree pubbliche, zone rurali, di montagna, trascurate dall’amministrazione comunale. Il nostro obiettivo è affidarsi all’associazionismo per costituire una rete di soggetti che consenta di valorizzare in maniera adeguata gli splendidi spazi pubblici che abbiamo a disposizione.
Marco Doria, Pierluigi Vinai, Paolo Putti, Enrico Musso, Armando Siri, Giuliana Sanguineti, Simonetta Saveri, Giuseppe Viscardi, Susy De Martini, Simohamed Kaabour, Edoardo Rixi, Roberto Delogu e Orlando Portento: i candidati alle elezioni amministrative del 6 maggio 2012 si raccontano ai microfoni di Era Superba. Uno di loro sarà scelto dai cittadini per governare la città, una responsabilità importante visto il momento cruciale che vive Genova in questi anni, pericolosamente in bilico fra il rilancio e il definitivo ridimensionamento.
Marco Doria è il candidato del centrosinistra, appoggiato da Sel e uscito vincitore alle primarie dello scorso febbraio sconfiggendo le candidate del Pd Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. “Io penso che la coalizione di centro sinistra sia una coalizione di cittadini. Mi auguro di ottenere tanti consensi e spero che anche la lista che mi appoggia, espressione della società civile, raggiunga un buon risultato.”
Paolo Putti è il candidato del Movimento 5 Stelle. “Ho condiviso per tre anni un percorso di relazione con la gente di Genova e del territorio della Valpolcevera. Tutte queste persone e altre ancora del Movimento 5 stelle mi hanno chiesto di dedicare alcuni anni per provare a rilanciare la città e così dopo averci riflettuto con la mia famiglia ho deciso di provare“.
Enrico Musso è candidato sindaco con la propria lista civica. Senatore, ex Pdl, oggi nel gruppo misto, vice segretario del Partito liberale italiano, già avversario di Marta Vincenzi alle scorse amministrative: “Occorre rilanciare il polo di eccellenze culturali, quali l’Università, i centri di ricerca, le realtà legate all’economia e alle scienze del mare, che Genova già possiede e che devono continuare a svolgere il loro ruolo. Per quanto riguarda il patrimonio storico – artistico – architettonico, la nostra città non teme confronti”.
Pierluigi Vinai è il candidato sindaco del Pdl. Anni 44, di matrice cattolica, vice presidente della Fondazione Carige e segretario generale dell’Anci Liguria: “Non sarò vittima delle logiche di partito, mi conoscono e mi hanno accettato sapendo che sono un uomo libero e che la libertà per me viene prima di tutto. Ovviamente, se dovessero esserci dei punti non condivisi con il partito, penso che prevarrebbe il buon senso mio e dei miei compagni di viaggio.”
Edoardo Rixi è il candidato sindaco della Lega Nord. Classe ’74, già consigliere comunale da maggio 2002 a maggio 2007, è capogruppo della Lega in Consiglio regionale: “A noi genovesi brucia dentro l’amore per la nostra città. E la cosa più triste è quando hai già scritto il tuo destino e continui a vivere sapendo che stai indando in una direzione che non vuoi… Tutti noi, destra, sinistra e centro dobbiamo chiederci: cosa vogliamo che diventi Genova? Una città che torna a dare lavoro ai propri figli…”
Giuseppe Viscardi è il candidato dell’associazione Gente Comune. “La nostra non è antipolitica, bensì politica che parte dal basso. Nasciamo come associazione di volontariato e vogliamo portare questo impulso sociale anche in politica. Il nostro tentativo è quello di rilanciare l’occupazione puntando sulla portualità con la promozione dell’integrazione fra porto e città e sul turismo, pensiamo soltanto alle risorse musicali e artistiche che Genova può offrire ai turisti…”
Sidimohamed Kaabour è il candidato sindaco per la lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Socio dell’associazione Ce.sto che da tanti anni opera nel terzo settore nella zona del Centro Storico: “Noi del Ce.Sto ci occupiamo di bambini immigrati e bambini italiani, questo è un esempio di vero lavoro sociale che porta ad una reale coesione sociale e culturale. Secondo me bisognerebbe valorizzare il lavoro sul territorio di tante associazioni come la nostra. Perchè le realtà associative danno risposta a quelle esigenze a cui le istituzioni non riescono a rispondere”.
Giuliana Sanguineti è il candidato sindaco per il Partito Comunista dei Lavoratori. Medico in pensione, volontaria dell’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta”: “Le risorse economiche per rendere efficiente il servizio di trasporto pubblico ci sono: innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa e combattiamo l’evasione fiscale e la corruzione”
Armando Siri è il candidato del Partito Italia Nuova (PIN). Genovese di nascita, vive e lavora a Milano come giornalista: “Oggi percepiamo – nei singoli cittadini e negli operatori economici – un sentire comune per cui l’ente pubblico rappresenta un fattore di profondo disagio. Questo perché viviamo in uno stato punitivo. Le persone arrancano per mettersi in regola con delle istituzioni sempre più complicate e la loro stessa esistenza risulta ipotecata da un eccessivo sistema di regole.”
Simonetta Saveri è il candidato della lista civica Primavera Politica. “Vogliamo introdurre il quoziente famigliare modificando i parametri del modello ISEE non solo a seconda del reddito, ma soprattutto dei figli e delle persone non autosufficienti a carico. Questo può essere fatto a costo zero. Vogliamo investire i soldi ricavati dall’IMU (Imposta Municipale Unica) sulla famiglia, questo significa sviluppo e risparmio nei servizi.”
Susy De Martini è candidata sindaco per il partito La Destra. Docente di ruolo in Psicologia Medica e Psicologia del Lavoro presso l’Università di Genova: “Sono 15 anni che l’alleanza fra i due Claudio (Burlando e Scajola) sta conducendo alla morte la città , Genova è nelle mani di un clan politico trasversale che lavora sempre e solo per i suoi interessi, quello che io chiamo Pdp, il partito del potere”.
Roberto Delogu è il candidato sindaco del partito Comunisti Sinistra Popolare. Dipendente Amiu, già consigliere comunale: «Le aree industriali e produttive devono rimanere tali, bisogna difendere i dipendenti del Comune fornendo loro un’adeguata formazione professionale e tutelare i lavoratori di tutte le aziende pubbliche»
Orlando Portento è il candidato sindaco della lista civica Portento per Genova. Noto come personaggio televisvo e cabarettista: «Lo sport è una cosa su cui puntare. Pochi ci pensano, ma lo sport può creare indotto… Palestre, piscine, campi da tennis… perchè devono gioicare a tennis solo ad Albaro? Propongo campi da tennis in tutta la città!»
Interviste a cura di Matteo Quadrone Video di Daniele Orlandi
Quest’anno, in corsa per Palazzo Tursi, troviamo un discreto numero di liste civiche, diretta espressione della società civile, intenzionate a dire la loro in maniera autonoma, ritagliandosi uno spazio nel dibattito politico odierno.
“Primavera Politica” è una di queste. Il candidato sindaco della neonata associazione è Simonetta Saveri, giovane avvocato di formazione cattolica. Lo slogan della lista è “Una città in cui si vive bene perché ci si vuole bene!” , per sottolineare il nuovo stile di fare politica che il candidato sindaco di “Primavera Politica” intende portare avanti.
Noi proponiamo una politica “normale”, fatta di persone che comprendono i bisogni della gente perché sono persone che vivono gli stessi bisogni – spiega Simonetta Saveri – Persone che prendono l’autobus, lavorano, vanno a fare la spesa, fanno la coda in banca, in posta, ovunque … e a volte faticano a sostenere le spese, a pagare l’affitto o il mutuo, attendono una visita medica da tempo e pagano il parcheggio perché non hanno un posto auto o perché non hanno l’auto blu.
In quale maniera una lista civica come la vostra, di persone “normali”, può mettere in difficoltà i grandi apparati politici che vi troverete di fronte nella competizione elettorale? in altri termini come farete ad evidenziare la vostra differenza ?
Vogliamo essere una voce che in mezzo a tante altre si distingue per l’obiettivo che si pone, ovvero costruire una città in cui si vive bene. La differenza è in parte generazionale, ma anche di linguaggio e di stile.
Ritenete che in un momento storico come questo, in cui c’è un forte sentimento di antipolitica, un movimento come il vostro possa essere in qualche modo favorito?
Noi non vogliamo essere inclusi nella cosiddetta anti politica. Al contrario vogliamo fare politica intesa come l’arte più nobile a servizio dei cittadini. D’altra parte è evidente la stanchezza dei cittadini nei confronti di un certo modo di fare politica. Noi speriamo di poter dare un segno di speranza.
Per quanto riguarda il vostro programma, in merito al tema Lavoro, proponete di semplificare la burocrazia ed agevolare gli investimenti provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero. Ci può fare qualche esempio di semplificazione burocratica in questo ambito? ed invece quali strumenti può mettere in campo un sindaco per agevolare investimenti ed insediamenti produttivi nella nostra città?
Faccio solo un esempio. Per installare una piccola insegna nella nostra sede in via di Sottoripa abbiamo dovuto consegnare molta documentazione e ci sono voluti circa 50 giorni per ottenere i permessi necessari. Io non posso credere che le piccole imprese ed i commercianti debbano sottostare a questa tempistica. Per quanto riguarda il Porto permane un sistema fin troppo rigido di regole burocratiche che devono affrontare tutte le navi che attraccano nello scalo genovese. Negli altri Paesi d’Europa esistono norme più elastiche. Il primo strumento ovviamente è non ostacolare gli investimenti. Poi si possono concedere aree a basso costo ed ipotizzare misure di defiscalizzazione. E ancora un minor costo per l’energia visto che il Comune in questo ambito ha un forte potere contrattuale e può agire di conseguenza.
Sempre per il sostegno alle imprese, parlate anche dell’importanza della creazione di infrastrutture. Per quanto concerne le grandi opere, gronda autostradale e terzo valico, qual è la vostra posizione?
Genova deve aprirsi all’Italia e all’Europa nel rispetto della persona umana. La Gronda è sicuramente un’opera imponente che sarà conclusa tra molti anni ed inevitabilmente creerà disagio ai cittadini. Io credo sia opportuno iniziare dalle piccole opere come il nodo di San benigno, il raddoppio della ferrovia Voltri-Genova ed aumentare i treni metropolitani. Occorre valutare quali effetti avranno sulla viabilità questi interventi ed in seguito si potrà pensare se continuare il progetto Gronda.
In merito ai servizi pubblici gestiti dal Comune, cosa intendete fare delle società municipalizzate?
Queste aziende devono essere efficienti, produttive e fornire davvero un servizio ai cittadini. Faccio un esempio: Comuni e Regioni, per Amt mettono in campo 100 milioni di euro in conto esercizio all’anno, questo non è più sostenibile. Noi pensiamo ad una collaborazione tra l’ente pubblico e soggetti privati. All’interno di primavera politica abbiamo istituito una commissione di studio sul bilancio, quindi anche sulle società municipalizzate e pubblicheremo i risultati a marzo.
Al centro del vostro programma è sempre presente la famiglia. Proponete un sistema di riduzione delle tariffe dei servizi pubblici ed agevolazioni fiscali, ma considerando i tagli agli enti locali, dove pensate di recuperare le risorse necessarie per attuare questi interventi?
I soldi per quello in cui si crede in un modo o nell’altro bisogna trovarli. Il quoziente familiare che vogliamo introdurre è semplicemente una modifica dei parametri del modello Isee con cui attuare una riduzione delle tariffe dei servizi in base al reddito, al numero dei figli e alla presenza in famiglia di persone non autosufficiente. Si tratta di un’operazione a costo zero immediatamente realizzabile.
In tema di formazione volete un maggiore collegamento tra scuola, Università ed operatori professionali. Per i giovani quale modello di formazione avete in mente?
Io ritengo fondamentale sviluppare un processo educativo e culturale già a partire dalla scuola primaria per ridare valore ai lavori tecnici e manuali. Penso che la formazione debba puntare su qualifiche professionali che davvero sono utili per il territorio. Inoltre è importante incentivare le aziende a fare formazione al loro interno.
Il problema della casa è molto grave, voi proponete interventi di edilizia residenziale pubblica a favore di giovani sposi. Ma intendete fornire un aiuto esclusivamente a questa categoria o vi rivolgete anche alle giovani coppie ed ai giovani in generale?
La nostra Regione ha il tasso di natalità più basso d’Italia. Il calo demografico può portare al collasso economico e sociale della città. Occorre fare scelte precise ed aiutare quelle giovani coppie che intendono assumersi una responsabilità, che vogliono sposarsi e creare una famiglia aperta alla vita.
E’ partita la campagna elettorale del movimento politico “La Destra”, con la presentazione del candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative genovesi.
Si tratta di Isabella Susanna De Martini, docente di ruolo in Psicologia Medica e Psicologia del Lavoro presso l’Università di Genova, con alcune esperienze politiche alle spalle da indipendente (ma nel 2009 candidata del Popolo delle Libertà al Parlamento Europeo) – «è l’unica donna rimasta in campo», non rinuncia a provocare il Partito Democratico, il leader nazionale de “La Destra” Francesco Storace (a onor del vero occorre ricordare la candidatura di Giuliana Sanguineti per il Pcl, partito comunista dei lavori e non è escluso che emergano altre candidature femminili) – dal 2003 collabora con il preside della facoltà di Ingegneria di Genova per i progetti speciali ed internazionali e dal 2008 è membro della commissione relazioni internazionali dell’ateneo genovese.
«Offriamo questa candidatura ai cittadini di Genova – dichiara Storace– ma diamo la possibilità al centrodestra, qualora questa coalizione volesse fare, per una volta, il bene del capoluogo ligure, la possibilità di aggregarsi sotto il nome di una persona seria, la nostra candidata Susy De Martini».
Al contrario nel caso in cui il Pdl dovesse trovare un nome capace di unire le sue varie anime «Se ne riparlerà quando De Martini arriverà al ballottaggio – afferma spavaldo, Storace – ed il centrodestra dovrà confrontarsi con noi e decidere come comportarsi».
«Sono 15 anni che l’alleanza fra i due “Claudio”, Burlando e Scajola, sta conducendo alla morte la città – esordisce così Susy De Martini – Genova è nelle mani di un clan politico trasversale che lavora sempre e solo per i suoi interessi, quello che io chiamo Pdp, il partito del potere».
«I genovesi quando si stancheranno di veder buttati via un sacco di soldi pubblici? – è la domanda retorica che si pone De Martini – Basta ricordare la scellerata gestione del G8, 8 miliardi spesi per rendere quadrata Piazza De Ferrari, oppure il denaro gettato al vento nella fallimentare società per la realizzazione del tunnel sotto il porto. Con queste risorse si sarebbe potuto realizzare il famoso scolmatore del Bisagno e forse evitare il disastro del novembre scorso».
«I cittadini non possono essere continuamente ingannati, come nel caso del famoso progetto Erzelli – continua De Martini – L’università non deve essere utilizzata come foglia di fico per mascherare una vera e propria speculazione edilizia che prosciugherà tutte le risorse finanziarie disponibili per i prossimi anni. La sede di Ingegneria avrebbe dovuto trasferirsi presso il silos Hennebique, accanto alla facoltà di Economia. Questa sarebbe stata una soluzione consona ed in grado di rilanciare il vicino centro storico».
Marco Doria è il candidato sindaco di Genova per il centro sinistra. Quella che per molti era una sfida a due fra le amiche-nemiche Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, si è rivelata invece una passeggiata per il candidato “professore” sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà che ha ottenuto il 46% dei consensi.
Marco Doria (leggi l’intervista che Era Superba realizzò al professore sul tema del “debito pubblico”) è professore di Storia Economica presso l’Università di Genova. La sua campagna elettorale si è concentrata sul web, sui social network facebook e twitter, e la ricetta si è rivelata vincente. Inoltre, questa domenica di voto ha dimostrato ancora una volta il momento nero dei partiti che hanno perso appeal, la tendenza degli elettori è quella di ricercare un taglio netto con la politica del passato, premiando le candidature, per utilizzare le parole dell’assessore Mario Margini, “maggiormente radicali”.
Detto ciò, viene naturale porsi una domanda: se all’interno del PD non ci fosse stata la spaccatura Vincenzi – Pinotti il risultato delle primarie sarebbe stato lo stesso? Probabilmente si viste le percentuali, e c’è anche chi sostiene che i voti di Roberta Pinotti non sarebbero mai andati alla Vincenzi in caso di unica candidatura, e viceversa. Se questa lettura fosse corretta, e a nostro avviso si tratta di un’ipotesi quantomeno sensata, per il PD le cose sarebbero potute andare anche peggio.
Ora bisognerà vedere quale sarà la reazione dei vertici locali del PD, qualcuno nei giorni scorsi aveva parlato di dimissioni nel caso di vittoria di un candidato diverso da Marta Vincenzi o Roberta Pinotti…
LA GIORNATA DI VOTO
Queste primarie saranno ricordate soprattutto per il gelo, con un’affluenza che ha raggiunto i 25 mila elettori, in netto calo rispetto al 2007 quando andarono a votare 35.423 persone. I gazebo di Palazzo Ducale, Sestri Ponente, Albaro e Pegli hanno accolto il maggior numero di votanti, Prà con poco meno di 70 votanti è stato invece il seggio meno frequentato della città. Situazioni “particolari” nei seggi di Oregina e Staglieno dove le condizioni climatiche hanno costretto il personale addetto a rientrare in sezione, e a Carignano (piazza Piaggio), in questo caso seggio è rimasto al buio a causa di un guasto: nel pomeriggio si è potuto votare grazie all’aiuto dei fari dell’auto del presidente, ma quando poco dopo le 19 la batteria della vettura ha alzato bandiera bianca, il comitato che sostiene Doria ha recuperato un gruppo elettrogeno riportando la luce.
Già alle 21 al momento della chiusura dei seggi, gli exit poll realizzati dall’Università di Genova indicavano Marco Doria in vantaggio di ben 14 punti su Marta Vincenzi e addirittura 20 su Roberta Pinotti.