Tag: spettacoli teatrali

  • Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    STUDENTISTRANIERIDiretto da Carla Peirolero e curato da Chance Eventi – Suq Festival e Compagnia, Intercultura va a scuola” giunge alla quinta edizione. A partire dal 12 marzo e sino al 14 giugno, saranno i linguaggi espressivi e gli strumenti del teatro, attraverso laboratori teatrali, conferenze e spettacoli, il cuore di un percorso formativo che coinvolgerà 5000 studenti liguri fra scuole superiori e università contro il razzismo e per il dialogo fra culture.

    “Il progetto prevede tanti appuntamenti, a cominciare dai laboratori teatrali “Facciamo intercultura insieme”, che coinvolgeranno – in una serie di lezioni con gli artisti della Compagnia del Suq – studenti e docenti di tre istituti, per approfondire tecniche e strumenti della recitazione, della danza e della musica. I laboratori sono finalizzati allo spettacolo “Studenti in scena”, che il 14 giugno al Suq Festival al Porto Antico vedrà gli studenti protagonisti di una rappresentazione ispirata alle tematiche dell’educazione alla mondialità e alla non violenza”, si legge nella nota stampa.

    Dodici appuntamenti sull’ Arte del Dialogo, con gli artisti della Compagnia del Suq che porteranno nelle Scuole superiori della regione la loro esperienza artistica, per spiegare l’importanza delle contaminazioni dei linguaggi espressivi. Inoltre, dal 15 aprile al 27 maggio, in programma quattro incontri della rassegna Suq&Università con l’obiettivo di approfondire il tema dei “luoghi” in cui oggi si vive il dialogo, o lo scontro, tra culture e generazioni. I primi tre incontri si svolgeranno presso la Sala Gradinata Informagiovani di Palazzo Ducale:

    Martedì 15 aprile “Centri commerciali e outlet, nuove piazze di incontro?” con Marco Aime dell’Università di Genova e Davide Papotti dell’Università di Parma, dopo i saluti dell’Assessore Sergio Rossetti, del Presidente del Municipio 1 Centro Est, Simone Leoncini e del Direttore DISPO dell’Università di Genova, Giovanni Battista Pittaluga.

    Martedì 6 maggio “Comunità in rete, le piazze virtuali” con Pino Bruno, direttore dell’edizione italiana di Tom’s Hardware, Mario Dossoni dell’Università di Pavia, Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano. it e il cantautore Federico Sirianni.

    Martedì 20 maggio “Movimenti e rivoluzioni, le piazze della contestazione Saranno Luca Borzani, storico e Presidente della Fondazione per la Cultura Genova Palazzo Ducale, e Alessandra Stefani dell’Ecole Des Hautes Etudes Sciences Sociales di Marsiglia.

    Infine, Marco Aime e Carla Peirolero, direttrice del Suq Festival, intervisteranno il saggista e critico letterario e teatrale Goffredo Fofi nell’incontro “Le piazze e la cultura” previsto per martedì 27 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Genova (Via Balbi 2).

    Le scuole e gli artisti convolti nel percorso formativo:

    I.T.C. Montale Genova, Fondazione C.I.F Formazione Genova, IPSSAR Nino Bergese, IIS Gastaldi – Abba Genova, Istituto Duchessa di Galliera Genova, ISSS Firpo – Buonarroti Genova, Liceo Artistico Klee-Barabino Genova, Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda Genova, Liceo Collegio Emiliani Genova, Liceo Classico Colombo Genova, Ente Scuola Edile Savona, Liceo Calasanzio Carcare Savona, Villaggio del Ragazzo Chiavari, Liceo Costa La Spezia, DAMS Università Imperia.
    Tra gli artisti coinvolti: Carla Peirolero (direzione progetto), Roberta Alloisio (coordinamento attività formative), Mohamed Ba, Enrico Campanati, Jo Choneca, Arianna Comes, Susanna Gozzetti, Mirna Kassis, Eyal Lerner, Olmo Manzano Andres Anorve, Fabrizio Matteini, Laura Parodi, Esmeralda Sciascia, Anahita Tcheraghali, Tatiana Zakharova (conferenze- spettacolo)

    Aggiornamenti, calendario, commenti di studenti e docenti sul sito www.suqgenova.it

  • “Dieci”, Teatro Altrove: la compagnia genovese Narramondo sperimenta il crowdfunding

    “Dieci”, Teatro Altrove: la compagnia genovese Narramondo sperimenta il crowdfunding

    teatro-hops-altrove-d2Narramondo è una compagnia teatrale genovese nata nel capoluogo ligure nel luglio 2001 durante il G8. La scelta non è casuale, dal momento che attrici e attori che hanno fondato il gruppo e che ancora ne fanno parte condividono un forte impegno politico: tematiche legate ai problemi della Palestina, ai desaparecidos dell’Argentina, agli Anni di Piombo, Chernobyl, la Valle Bormida e le Torri Gemelle sono solo alcune di quelle affrontate da Narramondo in questi 13 anni. Alla militanza ha sempre fatto da contraltare un’attenta ricerca formale e stilistica, e questi due aspetti sono andati a coniugarsi e a trovare una propria espressione all’interno di un teatro scarno, mai povero, essenziale e al contempo poetico, come raccontano gli stessi membri della compagnia. Dal 2013, inoltre, Narramondo ha trovato una nuova casa al Teatro Altrove della Maddalena e prosegue qui la sua attività e l’instancabile sperimentazione, grazie alla contaminazione con altre realtà artistiche.

    Dallo scorso 2 febbraio la compagnia ha iniziato una campagna di fundraising per finanziare e mettere in scena un nuovo spettacolo a Genova dal titolo “Dieci”. C’è tempo fino al 6 aprile per raccogliere 2500 euro: mancano 34  giorni, finora i sostenitori sono stati 23 e hanno donato 520 euro. Lo spettacolo andrà in scena l’11 e 12 aprile proprio all’Altrove. Vediamo nel dettaglio.

    Il progetto “Dieci”

    “Dieci” è uno spettacolo teatrale in cui dieci personaggi attraverso dieci monologhi si raccontano: dieci vite narrate da dieci voci diverse, attraverso un’unica attrice. Il numero evoca i dieci comandamenti, ciascuno legato ad un singolo personaggio: il male di vivere, la fatica, lo sforzo pervadono le vite dei protagonisti, sospesi e in cerca di una via di scampo.

    Il background è «l’universo denso e variegato che è Napoli, non in quanto area geografica circoscritta ma in quanto realtà universale che racchiude in sé pieghe nascoste dell’animo umano. Le storie raccontate sono storie di tutti, in cui ciascuno può riconoscersi: basta cambiare il contesto, i riferimenti esterni, l’accento», commenta Gabriella Barresi di Narramondo.

    Si parte, dunque, da Napoli, ma non ci si ferma qui: lo spettacolo vuole rappresentare tutta la quotidianità italiana e quel modus vivendi che le è peculiare e la contraddistingue. Nello spettacolo, l’imprigionamento presente si scontra con il desiderio di cambiamento, in un contesto rappresentato come privo di regole e abbandonato dalle istituzioni. È «un’accettazione oltre la rassegnazione, una speciale capacità umana che permette di sopravvivere alle condizioni più estreme, di accettare e normalizzare anche l’intollerabile».

    La scelta stilistica dell’attrice unica presuppone un serrato lavoro di ricerca introspettiva e si avvale della collaborazione di coreografi, musicisti, video maker. La rappresentazione non sarà solo scenica e visiva, ma coinvolgerà tutti i sensi: odori, colori, suoni, sapori di Napoli, il vociare dei vicoli e il fermento metropolitano irromperanno sul palcoscenico.

    Il testo su cui si basa lo spettacolo è una riduzione del libro omonimo di Andrej Longo, in cui l’autore disegna personaggi in preda alle loro paure e debolezze. Il linguaggio è quello del parlato dialettale ma si esce dai confini del melodramma (tipico della tradizione partenopea) per sfociare nella tragedia contemporanea.

    Il fenomeno del crowdfunding

    Quella del crowdfunding è una modalità relativamente “nuova” ma già consolidata: ad alcuni suonerà come una novità; per altri – molti – più esperti delle dinamiche del web e di partecipazione dal basso, sarà un qualcosa di già sperimentato. Consiste nel presentare un progetto artistico – musicale, letterario, teatrale, ecc. – su una apposita piattaforma online (tra le più conosciute, Kapipal, Eppela, Starteed, PdB, DeRev, Com-Unity, Kendoo, Buona Causa, Terzo Valore) e chiedere alla schiera di ipotetici/futuri fruitori di sostenerlo economicamente, se lo ritengono meritevole. Tra i pionieri del crowdfunding, a Genova, la band Ex Otago, che nel 2011 aveva tentato questa strada per finanziare l’uscita del loro album “Mezze Stagioni” (primo disco italiano a essere prodotto “dal basso”); sempre nel 2013, era stata la volta, ancora a Genova, dei Meganoidi, che hanno fatto fundraising per sostenere i costi di pubblicazione del loro album live, offrendo la possibilità ai sostenitori di accedere a contenuti extra, di avere anteprime, di assistere a concerti in esclusiva, e così via. Una delle piattaforme per il crowdfunding più usate dai musicisti è Musicraiser fondata dal frontman dei Marta Sui Tubi Giovanni Gullino, e dalla sua compagna, e su cui hanno cercato finanziamenti sia i già citati Meganoidi che Casa del Vento, Cesare Malfatti, Bobby Soul e altri noti e meno noti.

    Ma non solo musica: da ultimo, pochi mesi fa ha fatto molto scalpore il caso del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che, avendo incontrato le resistenze di Regione Umbria e altre istituzione coinvolte nell’elargizione dei finanziamenti, per l’edizione 2014 hanno optato per la “colletta” e hanno raccolto in pochi mesi oltre 110 mila euro, superando la già ambiziosa soglia dei 100 mila. Anche nel giornalismo si sono sperimentate modalità analoghe: un caso su tutti, quello di Andrea Marinelli, che nel 2012, ai tempi delle primarie Usa del partito repubblicano, ha raccolto 3 mila euro e li ha impiegati per andare in giro per tutta l’America del nord, pagando voli, ostelli, taxi, bus e seguendo i candidati (Romney, Santorum, Paul, Gingrich) nella loro campagna elettorale. I lettori del suo blog sono riusciti così a seguire live gli sviluppi e a leggere articoli dalla prospettiva di “insider”. Il successo della sua iniziativa gli ha permesso perfino di ricavarne un libro, “L’Ospite”.

    “Dieci” e il foundraising

    Nel caso di Narramondo, invece, “è la prima volta che pensiamo ad una produzione dal basso (non a caso la piattaforma scelta è proprio PdB – Produzioni dal Basso, n.d.r.) per un nostro spettacolo. Le motivazioni principali sono due, una più romantica e una più pratica. La prima riguarda il fascino di una creazione artistica sostenuta collettivamente, e la possibilità che lo spettatore possa diventare parte attiva dei meccanismi di creazione, assumendo anche una posizione critica rispetto alla attuale situazione del sistema teatrale italiano. La seconda riguarda invece la concreta difficoltà di creare uno spettacolo senza avere adeguate risorse per offrire un compenso ai professionisti. A volte è solo la qualità della messa in scena a risentirne fortemente, spesso è anche la qualità di vita di chi ci lavora a tempo pieno”, come si legge sul sito della compagnia.

    Entro i primi di aprile, attraverso il fundraising, il pubblico potrà decidere di collaborare in prima persona alla realizzazione del progetto, versando una somma di denaro a propria scelta. I fondi raccolti (si parla di una base di 2500 euro) saranno impiegati per sostenere il lavoro di un’attrice (l’unica dello spettacolo) e di una regia collettiva, e i costi legati a coreografa, luci e audio, scenografia, costumi di scena e riprese professionali.

    I donatori saranno ripagati per il loro contributo diventando produttori a tutti gli effetti: i loro nomi e cognomi verranno inseriti nei titoli di coda del documento video dello spettacolo, nelle brochure di presentazione e sulle pagine Facebook e Twitter. Non solo: con l’aumentare della donazione, i privilegi crescono. C’è chi avrà la possibilità di assistere alle prove e seguire il processo creativo in corso; chi riceverà una copia del dvd dello spettacolo e/o un biglietto per una replica di debutto; chi addirittura una cena e una copia del libro di Longo da cui è tratto lo spettacolo. 

    A prescindere dal raggiungimento o meno della cifra prevista, “Dieci” sarà rappresentato: è già in cartello l’11 e il 12 aprile al Teatro Altrove. Commenta Gabriella Barresi: «Sappiamo che abbiamo avuto poco tempo per il crowdfunding: di norma, dura almeno 3 mesi, mentre nel nostro caso  durerà 45 giorni. Una follia! Però ci crediamo: oggi trovare sponsor è difficile e continuare a fare teatro di qualità ci dobbiamo “arrabattare”. Abbiamo deciso di percorrere questa nuova strada dal basso per creare un prodotto di maggior valore, pagando i professionisti, di norma costretti a lavorare come volontari».

    Auguriamo tanta fortuna a un progetto nuovo e audace, che non ha paura di adattarsi ai nuovi meccanismi 2.0: in un momento in cui si parla della carenza dei fondi destinati alla cultura e della scarsità dei programmi culturali cittadini (soprattutto genovesi), abbiamo la possibilità – più democratica che mai – di far vivere l’espressione artistica che più ci piace. Un invito a tutti a farlo.

    Elettra Antognetti

  • Crime Story, Teatro dell’Archivolto: in scena la nostra storia, quella che non vogliamo vedere

    Crime Story, Teatro dell’Archivolto: in scena la nostra storia, quella che non vogliamo vedere

    teatro-archivolto-2Prima nazionale a Genova, al teatro dell’Archivolto, per “Crime Story” il nuovo spettacolo in cui Massimo Carlotto si propone sia come autore che come attore in scena.
    Prodotto da Sosia&Pistoia srl, e diretto da Giorgio Gallione, la storia parte dalla preparazione di un romanzo sulle mafie, richiesto dall’editore allo stesso Carlotto che, nella parte di sé stesso, vorrebbe raccontare di Toni, un pentito di cui ha letto nelle cronache e che ha colpito la sua immaginazione. Ma via via che il collaboratore di giustizia ascolta l’autore dar vita al romanzo, e voce al suo personaggio, sente mistificata la propria storia e le proprie ragioni ed irrompe sulla scena. A questo punto, mentre lo scrittore si rende conto che è ben difficile ridurlo al protagonista del libro che vorrebbe scrivere, Toni occupa sempre di più la scena raccontando non solo la sua, ma anche la nostra storia, quella che non vogliamo vedere anche se è tutti i giorni sotto i nostri occhi. Lo scrittore però insiste, vuole piegarlo all’immagine che lui ha, o vorrebbe dare, del crimine, vuole che il lettore non si senta battuto.
    Ma il suo sforzo è tutt’altro che facile, il pentito vuole restare nel solco della realtà, ma della sua realtà, raccontando i fatti che ha vissuto dal suo punto di vista, con tutte le interazioni fra la società visibile ed il mondo chiuso, complesso e sfaccettato della nuova mafia. Ha il dono della memoria, vuole usare quella per salvarsi, ma nello stesso tempo difendere sia quello che è stato sia quello che è ora, un collaboratore.

    Il palcoscenico è spoglio, il sassofonista è sullo sfondo, di fianco a neon luminosi che richiamano le sbarre di una prigione. Dietro, un uomo seduto dal volto coperto. La musica si alza, lo scrittore entra in scena con i suoi appunti, brandisce la penna ed inizia a raccontare. I dati che legge sul crimine sono veri, la storia che vorrebbe raccontare è verosimile, il pentito ci ricorda che tutto, tutto ha un’altra chiave di lettura, cambiando il punto di vista di chi racconta.

    L’accompagnamento musicale, terzo protagonista in scena, si deve al bravissimo ed instancabile Maurizio Camardi, amico di Carlotto e da lui inserito come personaggio anche nella serie dell’Alligatore. Il pentito, Titino Carrara, ha grande presenza scenica ed appare risoluto nel volerci tutti coinvolti, tutti colpevoli.
    Il protagonista, scrittore non nuovo ad incursioni teatrali (come sempre più spesso gli autori amano fare, vedi Carofiglio o Pennac) appare perfettamente a suo agio nei… propri panni, il regista Giorgio Gallione ha la mano leggera, riuscendo a consegnarci un racconto avvincente nonstante la fine (forse) sia nota ma anche una sorta di guida al noir d’autore. E la domanda spunta inevitabile: ma sarà davvero questo ciò che capita scrivendo di delitti e delinquenti?

    Massimo Carlotto, 58 anni, di Padova, scrittore e sceneggiatore, ha lui stesso una biografia quanto mai “noir” suo malgrado.
    All’età di 20 anni fu accusato dell’omicidio di una studentessa di Padova da lui trovata agonizzante in casa. Dopo una prima assoluzione fu condannato in appello a 18 anni, pena confermata in Cassazione mentre si trovava già latitante all’estero, prima in Francia e poi in Messico. Qui rimase per tre anni prima di essere arrestato e nuovamente incarcerato in Italia, dove si ammalò gravemente; in seguito ad una campagna internazionale per la sua liberazione ottenne nel 1993 la grazia dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro dopo aver incassato una nuova condanna in seguito alla revisione del processo.
    Il suo primo romanzo “Il fuggiasco“, uscito nel 95, diventato un film nel 2003, attinge proprio da questa difficile esperienza. Sempre del 95 è “La verità dell’Alligatore” dove appare per la prima volta il suo personaggio più famoso, Marco Buratti detto l’Alligatore, un detective privato senza licenza ed ex detenuto che lavora, si fa per dire, nella zona di Padova.
    Ad oggi si può dire che Massimo Carlotto sia l’autore e non più ” il caso”. Ma non dimentica, nessuno dovrebbe farlo, tanto meno la sua generazione uscita dal ’77 può permettersi di farlo. La memoria è centrale nelle sue opere, e, come ha detto citando il suo romanzo di riferimento (Stefano Tassinari – Assalti al cielo):

    [quote]Non siamo capaci di mandarvi assolti, per le ferite che (non) avete aperto nella nostra memoria, per le strade che (non) avete interrotto nella nostra coscienza e, soprattutto, per non averci chiesto un’altra sera da passare insieme” è sulla memoria che noi ci giochiamo tutto.[/quote]

    Giorgio Gallione, 61 anni, di Genova, è regista e direttore artistico del Teatro dell’ Archivolto dal 1986. Collabora con Stefano Benni, Altan, Pennac, Michele Serra e molti altri artisti di primissimo piano. Nel 2006 e 2007 ha curato per La7 “Crozza Italia”. Sono numerosissimi gli allestimenti teatrali che ha diretto: attualmente sono in cartellone nei teatri italiani, fra gli altri “(L)’invenzione della solitudine” con Giuseppe Battiston, e “La misteriosa scomparsa di W” con Ambra Angiolini protagonista.

    Bruna Taravello

  • Antropolaroid: all’Altrove lo spettacolo in dialetto siciliano con Tindaro Granata

    Antropolaroid: all’Altrove lo spettacolo in dialetto siciliano con Tindaro Granata

    Tindaro GranataVenerdì 10 e sabato 11 gennaio il teatro Altrove della Maddalena ospita Antropolaroid, spettacolo in dialetto siciliano antico e moderno con Tindaro Granata.

    Antropolaroid è un testo originale e inedito, in bilico tra lo stile di Charlie Chaplin,  il teatro dei racconti e dei proverbi della terra sicula: il risultato è uno spettacolo di poesia popolare, in cui lo spettatore è accompagnato con grazia e ironia dentro una saga familiare dai contorni a tratti grotteschi, a tratti delicatissimi in cui corpo e parola danno vita alla “memoria.

    Si ride, si piange, ci si affeziona ai numerosi personaggi che sono raccontati con la semplicità di piccoli gesti, piccoli accorgimenti scenici che li rendono presenti, vivi e pulsanti sulla scena.

    Lo spettacolo, come dichiarato dal protagonista Tindaro Granata «Nasce dalla mia esigenza di sviluppare e rielaborare la tradizione del “Cunto”, trasmessami inconsapevolmente dai miei nonni entrambi contadini. Allontanandomi dal modello originario di tradizione orale, riscrivo e reinterpreto il passato della mia famiglia intrecciandolo ad episodi di cronaca avvenuti nel mio paese di nascita. Questi “Cunti” li ho istintivamente memorizzati come si fa con le favole della buonanotte, riportati dai miei nonni non consapevoli di utilizzare una tecnica antica, ma con il solo scopo di farmi addormentare o per dimenticare, per un’ora, la loro solitudine».

    Lo spettacolo ha ricevuto numerosi premi: Premio Giuria Popolare del “Borsa Teatrale Anna Pancirolli” 2010, premio della Critica “Associazione Nazionale Critici di Teatro” 2011, premio Fersen “Attore creativo” 2012, premio “Mariangela Melato” come Artista Emergente 2013.

    Antropolaroid
    di e con Tindaro Granata
    Rielaborazioni musicali Daniele D’angelo
    Luci e suoni Matteo Crespi
    Dir. Tecnica M. Baldoni e G. Buganza
    Produzione Proxima Res

    Ingresso 10 euro, ridotto 8 euro

    Inizio ore 21

  • Alloisio e il suo Vangelo: come se la passa il teatro canzone nel 2013?

    Alloisio e il suo Vangelo: come se la passa il teatro canzone nel 2013?

    alloisio-martiniNon rimarranno certo delusi i nostalgici del cantautorato anni ’70, quello che riempiva le sale con pochi semplici ingredienti e aizzava i cuori speranzosi, il cantautorato che avanzava i primi passi verso il teatro, seguendo le orme di Gaber, Luporini e… Gian Piero Alloisio.
    Ieri nella Sala Trionfo del Teatro della Tosse è andata in scena la prima del “Vangelo secondo Gian Piero“, lo spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato da Gian Piero Alloisioaccompagnato dalle sapienti dita del maestro Gianni Martini – che rimarrà in scena sino a domani (domenica 22 dicembre).

    Martini è compagno di viaggio di Gian Piero già ai tempi dell’”Assemblea Musicale Teatrale”, un progetto musicale che a partire dalla seconda metà degli anni ’70 riuscì a collezionare successi e collaborazioni di tutto rispetto. Tournèe con Guccini, Gaber… mica roba da tutti. E pazienza se oggi, agli occhi e alle orecchie dei più giovani, questo teatro canzone nudo e crudo risulterà un po’ “antico”, fa parte del gioco. I nostri due ex Assemblea sono sicuramente i primi a saperlo e non se ne curano, giustamente, perchè non avrebbe senso fingere di essere quello che non si è. I tempi cambiano, gli artisti restano, testimoni del cambiamento.

    «Fu Don Gallo a chiederci di salire sul palco del Carlo Felice per la grande serata musicale in onore di Faber – racconta sul palco Gian Piero – cantammo “King”, la storia di uno spacciatore dei vicoli, ed entrammo in classifica. Poi è arrivato il momento del brano “Ogni vita è grande”: è stato scelto come colonna sonora dell’evento “One World, One Family, One Love” alla presenza del pontefice Benedetto XVI e grazie a quella trasmissione in mondovisione il pezzo è stato scelto da Gianni Morandi per il suo ultimo disco e sta facendo il girod el mondo. Questo per dire che se fosse stato per i discografici saremmo già spariti da trent’anni!». Ironizza Alloisio sul palco, vuole parlarci del “suo” Vangelo e questi due testimonial d’eccezione sono il primo tramite in questo breve viaggio fra il sacro e il profano. D’altronde il teatro canzone di Alloisio è un marchio di fabbrica ben noto al pubblico, la freddura è sempre dietro l’angolo e ha il compito di distendere la sala che può così abbandonarsi alle risate liberatorie.

    Alloisio e Martini portano sul palco della Tosse la loro musica semplice, senza ghirigori. Eseguono i successi come “Ogni vita è grande”, “King”, “Venezia” e gli inediti, fra cui spicca “Chiara Luce”, un pezzo intenso che racconta la storia di una ragazza morta a soli 18 anni per una grave malattia e che decide di indire una grande festa prima di lasciare il mondo. La bravura degli esecutori non è in discussione, la chitarra di Martini è coinvolgente e la voce di Gian Piero è riconoscibile in mezzo a mille altre, non ci si può sbagliare.
    Nessun trucco, nessun inganno; Gianni e Gian Piero uno accanto all’altro in mezzo al grande palco deserto, camicia scura fuori dai pantaloni, due sedie e tre chitarre, una di queste appoggiata alla sedia, così, alla buona… mentre le luci di scena fanno risplendere le due canute chiome. Fra una lettura del Vangelo e una canzone, lo spettacolo ci parla delle tentazioni che Gesù riesce a domare provocato da quell’esserino dispettoso di nome Satana. “A volte sono ateo, a volte sono il tuo viso… Impara mio signore, ho il cuore bipolare. In ogni mia emozione io sto con l’opposizione”, canta Gian Piero… Ma nessuna paura, lo spettacolo non pretende di regalarci nessuna verità nascosta, alla fine finisce persino a taralucci e vino, o meglio, a taglierini e pesto.
    Perché la “genovesità”, ancora una volta, si rivela ingrediente fondamentale nell’opera di Alloisio.

     

    Gabriele Serpe

  • Vangelo secondo Gian Piero, il nuovo spettacolo di Alloisio alla Tosse

    Vangelo secondo Gian Piero, il nuovo spettacolo di Alloisio alla Tosse

    Gian Piero Alloisio e Gianni MartiniDa venerdì 20 a domenica 22 dicembre il teatro della Tosse ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Gian Piero Alloisio con Gianni Martini Vangelo secondo Gian Piero

    Uno spettacolo in cui monologo, canzone, recitato su musica, brano strumentale, improvvisazione, coinvolgimento attivo del pubblico si mescolano per affrontare la probabile divinità di Gesù come anticipo della possibile divinità di tutti.

    Sul palco, Gian Piero Alloisio, neo-apostolo di Gesù, e Gianni Martini, storico chitarrista di Giorgio Gaber che, nei panni di una controparte rigorosamente laica, proverà a confutare le tesi del Vangelo di Gian Piero. Ci riuscirà?

    Costretto fra una tradizione che esalta il Figlio di Dio al punto di allontanarlo da noi e il pregiudizio laico che riduce il Cristo a “brava persona”, Alloisio svela un Gesù uomo che via via impara a diventare Dio. Gesù quando è da solo, Gesù quando si sbaglia, Gesù che ogni giorno sceglie di essere pre-scelto è il protagonista di questo Vangelo cantato, recitato, suonato e continuamente riportato alla nostra vita quotidiana, alle nostre segrete intuizioni, alle nostre aspirazioni collettive.

    Per accompagnare gli spettatori in questo percorso, oltre a varie canzoni già note di cui racconterà la storia (spesso legata a noti personaggi del mondo dello spettacolo), Alloisio ha scelto sette inediti che eseguirà per la prima volta in pubblico.

    Molto musicale, molto divertente, molto laico, molto religioso, con un pizzico di gossip.

    Biglietti: intero: 20 € – ridotto: 18 € – studenti superiori: 10 €

    Venerdì 20 e sabato 21dicembre alle ore 20.30, domenica 22 dicembre alle ore 18.30
    A.T.I.D. in collaborazione con Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse
    Teatro canzone scritto e diretto da Gian Piero Alloisio
    Con Gian Piero Alloisio e Gianni Martini
    Tutte le canzoni sono di Gian Piero Alloisio, tranne “Il sogno e la rosa” (Ivano Fossati- Gian Piero Alloisio);
    “Cuore bipolare”, “Bellezza ovunque” (Gian Piero Alloisio – Maurizio Maggiani).

  • Giuseppe Battiston al teatro dell’Archivolto con ‘L’invenzione della solitudine’

    Giuseppe Battiston al teatro dell’Archivolto con ‘L’invenzione della solitudine’

    Giuseppe BattistonL’invenzione della solitudine è il nuovo spettacolo prodotto dal teatro dell’Archivolto insieme al teatro Stabile di Genova che vede protagonista Giuseppe Battiston; il debutto ufficiale, in prima nazionale, è in programma mercoledì 18 e giovedì 19 dicembre nel teatro di Sampierdarena alle ore 21

    Lo spettacolo, diretto da Giorgio Gallione,  è tratto dal libro – dichiaratamente autobiografico – che nel 1982 ha dato il via al successo letterario dello scrittore americano Paul Aster.

    Si tratta di un monologo che racconta la difficoltà di essere figli e padri e come il caso impercettibilmente governi le nostre vite e racconta

    Al centro della scena (Battiston), un uomo che deve affrontare la morte improvvisa di un genitore, con cui ha avuto sempre un rapporto conflittuale e distante.
    A poche settimane dalla scomparsa, si ritrova a occuparsi della grande casa in cui il padre si era ritirato a vivere, caparbiamente lontano dal figlio e dalla ex moglie. Così si imbatte in una serie di labili tracce – oggetti, fotografie, ritagli di giornale – che gli restituiscono l’immagine di un estraneo.

    La ricerca di quest’uomo semisconosciuto e assente lo porta a fare i conti anche con la propria esistenza e con una perdita che lo strazia come uomo e come figlio, in un momento in cui lui stesso sta per separarsi dalla moglie e di conseguenza anche dall’amatissimo figlio.

    La storia evolve in un mosaico di rimandi tra passato e presente, coincidenze e associazioni. Un grande specchio che incombe sulla scena, disseminata di vecchi abiti, riflette lo sdoppiamento di ruolo del protagonista, figlio e padre, abbandonato e a sua volta abbandonante.

    Biglietti da 7,50 a 22 euro

  • 4:48 Psychosis alla Tosse: “non voglio vivere qui, ora, in questo mondo”

    4:48 Psychosis alla Tosse: “non voglio vivere qui, ora, in questo mondo”

    elena-arvigo-psychosisLa coppia, Elena Arvigo (attrice) e Valentina Calvani (regia), al termine della rappresentazione si ferma a chiacchierare con il pubblico, una piacevole consuetudine firmata Cantiere Campana. «Non chiamiamolo dibattito, vi prego. Un confronto fra attori e spettatori per conoscere e approfondire quello che accade intorno, sotto e dietro al palcoscenico…»  come ricorda Yuri D’Agostino, responsabile del Cantiere. La sala Dino Campana della Tosse non si svuota, i più rimangono incollati alle poltrone dopo 50 minuti di intenso monologo. Il testo, 4:48 Psychosis, è l’ultimo atto della drammaturga inglese Sarah Kane, prima del suicidio avvenuto a Londra nel 1999.  La depressione, il dolore, un fiume in piena di discorsi pronunciati da altrettante voci appartenenti a un’unica persona.

    L’attrice genovese, Elena Arvigo, racconta di aver “evitato” Psychosis in più di un’occasione, sino all’incontro con Valentina. «Non volevo farlo, mi era già stato proposto. Inizialmente l’ho presa come una prova stimolante, si tratta di un testo difficile e impegnativo, ho lavorato soprattutto sulla memoria». Il dramma di una vita in frantumi che si consegna alla morte, una donna che non riesce a dividere il proprio tempo né con sé stessa né con gli altri, “io non sono qua, non ci sono mai stata”. La regia di Valentina Calvani è coinvolgente e la voce di Elena si piega e si contorce, sprofonda e risale. «Che cosa vuol dire questo o che cosa vuol dire quello…  ogni parola viene semplicemente detta. L’opera della Kane non contiene istruzioni per l’attore e non ce n’è bisogno,  è perfetta. Non è uno spettacolo sulla follia, Sarah Kane non era folle, era depressa ed è stata “curata” molto male».

    La medicina, il dottore, la lobotomia chimica per diventare bravi a stare al mondo.  “Il tuo cinismo non guarisce nessuno, il tuo scetticismo non guarisce nessuno, neanche te”, rimbomba la voce dal palco, “Non c’è nessun farmaco al mondo che possa dare un senso alla vita”. Lo spettacolo mette a nudo le contraddizioni dell’utilizzo massiccio degli psicofarmaci sino a sfiorare l’ammissione di colpa, il pentimento: “Lo sai che la maggior parte dei miei pazienti mi vorrebbe uccidere? Io odio il mio lavoro”. Per dirla con le parole di Elena e Valentina «una società che si ostina a voler curare, quando prendersi cura basterebbe a fare la differenza».

    Lo spettacolo, in scena sino a domenica (qui maggiori informazioni), ha debuttato a Roma nel 2010 e ha collezionato fino a qui oltre 80 repliche. È interamente autoprodotto, prima dall’associazione di Valentina Calvani “M15” e successivamente, dalla SantaRita Teatro frutto della collaborazione artistica fra Elena e Valentina.

     

     Gabriele Serpe

  • Stefano Benni, incontro a Villa Bombrini e spettacolo all’Archivolto

    Stefano Benni, incontro a Villa Bombrini e spettacolo all’Archivolto

    Stefano BenniSettimana ricca di appuntamenti genovesi per Stefano Benni: lo scittore/attore è infatti impegnato giovedì 12 dicembre alle ore 18.30 a Villa Bombrini di Cornigliano con un incontro aperitivo insieme a Brenda Lodigiani e condotto da Paolo Borio, in cui i due attori raccontano il loro amore per il teatro e introducono lo spettacolo Il poeta e Mary, in programma sabato 14 dicembre (ore 21) al teatro dell’Archivolto.

    Il poeta e Mary è un atto unico comico-musicale dove i protagonisti recitano, cantano, suonano, ballano in un ironico e scatenato scambio di ruoli e di invenzioni. Jack, interpretato da un Benni più che mai imprevedibile e scatenato in questa sua nuova avventura teatrale, è un poeta un po’ trombone e presuntuoso, che ha perso il suo talento e non riesce più a scrivere. Riceve la visita di una misteriosa creatura, una merla di nome Mary (Brenda Lodigiani), che canta, danza e inizia a provocarlo e prenderlo in giro.

    Forse è la voce della natura armoniosa, forse una dolce messaggera di morte. I due si beccano, litigano, discutono dell’arte, del destino e della crudeltà degli uomini verso gli animali, tutto al ritmo di musica, dalla lirica al rap, dal vaudeville al brano classico. Li accompagnano due musicisti, un merlo violista (lo scaligero Danilo Rossi) e un pettirosso tastierista (Stefano Nanni), che commentano tutta la vicenda. Alla fine la merla decide di volare in cerca dell’amore e lascia il poeta solo. Ma tornerà per convincerlo che amare, sognare e volare è bello, anche se rischioso.

    Biglietti per il teatro: da 20 euro

    Stefano Benni (Bologna 1947), scrittore, giornalista, umorista, è autore di vari romanzi e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar Sport, Elianto, Terra!, La compagnia dei celestini, Baol, Comici spaventati guerrieri, Saltatempo, Margherita Dolcevita, Spiriti, Il bar sotto il mare e Pane e tempesta. Ha scritto molto per il teatro. In particolare è legato da uno stretto rapporto di collaborazione al Teatro dell’Archivolto, per cui ha scritto o adattato diversi testi, da Il bar sotto il mare ad Amlieto, da Pinocchia a One Hand Jack.

    Brenda Lodigiani (Sant’Angelo Lodigiano) attrice e imitatrice, da adolescente è stata il volto di Disney Channel. Ha partecipato a varie trasmissioni tv, da Scorie a Quelli che il calcio a Glob ed è nel cast della sitcom Via Massena 2 su Deejay TV. Tra le sue imitazioni più note Arisa, Carolina Kostner, Shakira e Giulia Innocenzi.

     

  • Il Mercante di Venezia, Silvio Orlando al Politeama Genovese

    Il Mercante di Venezia, Silvio Orlando al Politeama Genovese

    Politeama GenoveseDal 27 al 29 novembre il teatro Politeama Genovese ospita lo spettacolo Il Mercante di Venezia, con Silvio Orlando e Popular Shakespeare Kompany per la regia di Valerio Binasco.

    L’opera scritta da William Shakespeare tra il 1596 e il 1597 è ambigua e complessa, e racconta di conflitti sociali e culturali, valori come legalità e giustizia, passioni e intrighi amorosi, in cui a prevalere è il potere del denaro.

    Caratteristiche che rendono l’opera molto attuale, soprattutto per i temi dell’intolleranza e del razzismo, del senso dell’etica e della denuncia delle false apparenze.

    Silvio Orlando indossa i panni dell’usuraio ebreo Shylock, avido e vendicativo e degno rappresentante di una società in cui tutto può essere comprato o venduto.

    Ore: 21 Durata: 2 ore e un quarto + intervallo
    Prezzo: € 20 + prevendita

  • Teatro della Tosse, Laura Morante in scena con The Country

    Teatro della Tosse, Laura Morante in scena con The Country

    Laura MoranteDal 22 al 24 novembre il teatro della Tosse ospita la messa in scena dello spettacolo The Country, interpretato da Laura Morante e Gigio Alberti per la regia di Roberto Andò.

    The Country di Martin Crimp è un testo durissimo che racconta i peccati di una famiglia della middle class occidentale senza lasciare uno spiraglio di salvataggio; è un testo ironico, caustico e impietoso, come solo la scrittura inglese contemporanea sa architettare, un costante contrappunto di detti non detti, silenzi e pause che tra ferocia e mistero dipingono un prezioso affresco di menzogne e verità nascoste, attrazioni e sottomissioni.

    TRAMA Nella casa in campagna in cui ha convocato i tre personaggi della sua commedia, Corinne, Richard e Rebecca, Crimp muove il mistero a partire da un incidente che fa da antefatto all’azione: il me dico Richard, che si è appena trasferito dalla città insieme alla famiglia, ha trovato una giovane donna americana ai margini della strada, in stato confusionale, e l’ha portata in casa.
    La moglie, Corinne, ha il dubbio che lui la conoscesse già. Da qui, passo dopo passo, lo spettatore viene informato che la coppia è da tempo ostaggio di un altro ospite inquietante…

    Orario: repliche ore 20.30; domenica 24 novembre ore 18.30
    Biglietti: 25 euro è prevendita

  • Teatro Govi: al via la rassegna di prosa dedicata a Mario Alessandri

    Teatro Govi: al via la rassegna di prosa dedicata a Mario Alessandri

    Teatro GoviSabato 12 ottobre inizia al teatro Govi di Bolzaneto la terza edizione della rassegna di prosa Mario Alessandri, dedicata al giovane attore, figura di spicco della Compagnia Stabile del Teatro Govi, deceduto nel maggio 2010 a causa di un incidente stradale.

    Numerosi gli spettacoli in cartellone: si iniza con Rumori fuori scena di Neil Simon, poi un omaggio a Giorgio Gaber con Gian Piero Alloisio, una commedia di Eduardo De Filippo, per finire poi a maggio 2014 con uno spettacolo interpretato dalla Compagnia Stabile Teatro Govi.

    Ecco tutti gli spettacoli in programma (ore 21).

    Sabato 12 ottobre – Compagnia Stabile R & GG Teatro Govi
    La Strana Coppia femminile – Neil Simon
    Regia di Ivaldo Castellani

    Sabato 30 novembre
    Il mio amico Giorgio Gaber
    Teatro-Canzone di Gian Piero Alloisio
    con Gian Piero Alloisio e Gianni Martini

    Sabato 7 dicembre
    Canto alla luna . Giovanna Vallebona, Associazione Culturale “Le Fusa”
    Regia di Giovanna Vallebona

    Sabato 11 gennaio
    Rumori fuori scena – Compagnia Teatrale “La Pozzanghera”
    Michael Frayn.
    Regia di Lidia Giannuzzi

    Sabato 8 febbraio
    Non ti pago – Compagnia Crocogufo
    Eduardo De Filippo
    Regia di Angelo Formato

    Sabato 22 febbraio
    California Suite – Associazione Cutlurale Altea
    Neil Simon
    Regia di Gino Versetti

    Domenica 2 marzo
    Sarto per Signora- Gli Insoliti – Associazione Culturale Théatron – Gruppo Teatrale
    George Feydeau
    Regia di Ivan Raso

    Venerdì 28 marzo
    Gioann Brera l’inventore del centravanti
    con Bebo Storti – Sabina Negri
    Regia di Bebo Storti

    Sabato 5 e domenica 6 aprile
    La Mandragola – Compagnia Stabile Teatro Govi
    Niccolò Machiavelli
    Regia di Ivaldo Castellani

    Sabato 3 maggio
    Un amore imperfetto – Compagnia M.M.
    Cesare Belsito
    Regia di Carlo Novella

    Sabato 10 e domenica 11 maggio
    Eppure—gli uomini preferiscono le bionde- Compagnia Stabile Teatro Govi
    Riduzione teatrale di Francesca Mevilli
    Libero adattamento di Ivaldo Castellani
    Regia di Franco Valenti e Luca Mevilli

    Biglietto intero 15 euro, ridotto 12 euro.

  • Amici assenti, il nuovo spettacolo in scena al teatro della Gioventù

    Amici assenti, il nuovo spettacolo in scena al teatro della Gioventù

    Amici assenti teatro della GioventùLa stagione del teatro della Gioventù riprende con lo spettacolo Amici assenti di Alan Ayckburn e con una novità: più spettacoli in cartellone senza però diminuire il numero delle repliche.

    Per questo, a partire da ottobre, andaranno in scena spettacoli dal martedì al sabato alle 19 e la domenica e il lunedì sia alle 19 che alle 21, oltre che i consueti show delle 21 (fino al 13 ottobre La Strana Coppia di Neil Simon).

    Amici assenti, in scena dal 30 settembre al 14 ottobre, è una commedia scritta nel 1974 e l’azione è tutta incentrata sull’immancabile appuntamento inglese per il tè, durante il quale i sei personaggi della storia cercano di nascondere le proprie infelicità scatenando reazioni comiche a catena.

    LA TRAMA. Gli amici di Colin decidono di organizzare un tè pomeridiano per confortare l’amico della recente perdita della sua fidanzata, donna che loro non hanno mai conosciuto. Il giorno dell’appuntamento il gruppo di “amici”, nell’attesa dell’arrivo di Colin, si interroga su cosa dirgli. Ma il loro disagio ha radici molto più profonde poichè tutti loro sono uniti da un insieme di legami di affari e di relazioni matrimoniali incrociate tali che quando Colin arriva la loro tensione contrasta terribilmente con il loro atteggiamento, volutamente rilassato e allegro. L’accettazione di Colin nei confronti di questa situazione è atta ad evidenziare e ampliare i dissensi esistenti fra lui e tutti gli altri intorno a lui.

    Orari recite tutti i giorni ore 19
    lunedì 30 settembre, domenica 6 e 13 ottobre anche ore 21. Martedì 1 e lunedì 7 ottobre riposo

    Per la prima settimana di Amici assenti, solo per le repliche delle ore 19 (fino a domenica 6 ottobre), il costo del biglietto è 5 euro.

  • Parco della Lanterna: estate 2013 con polemica e senza spettacoli

    Parco della Lanterna: estate 2013 con polemica e senza spettacoli

    LanternaAlzi la mano chi, quest’estate, ha sentito la mancanza dell’ormai consueta programmazione teatrale all’ombra della Lanterna? Certo, lo scorso fine settimana è stato allestito lo spettacolo “100% portuali” a cura della compagnia “La pozzanghera”, ma si trattava più che altro di un’anticipazione della prossima stagione estiva, quella del 2014, quando nel parco che sorge attorno al faro genovese verrà ospitato il “Festival del Porto”. Che fine ha fatto, invece, quest’anno quel ricco cartellone di spettacoli che era ormai solito Lanterna, di Daniele Orlandivedere impegnati anche gli storici protagonisti della rassegna “Luci sui forti”? Insomma, perché la stagione estiva 2013 è sostanzialmente saltata? Le ragioni, che Era Superba è in grado di spiegarvi in maniera piuttosto dettagliata, vanno ricercate soprattutto in un sottile intreccio burocratico e nell’ormai consueta mancanza di fondi da investire sulla cultura.

    «Mi ci sono ammalata dietro a questa storia. Non dormivo più. Non facevo altro che fumare. Mi sono sentita tradita, beffata». Inizia così il suo racconto, Giovanna Vitagliano, storica organizzatrice della kermesse “Luci sui forti”, che ci ha voluto spiegare che cosa, a suo dire, sia successo. «Dopo 24 anni che facevo “Luci sui forti”, gli ultimi due proprio nel parco della Lanterna, dove la Provincia mi aveva pregato di allestire una lunga stagione per questa estate, mi sono ritrovata a dover lasciare a casa una trentina di compagnie teatrali a pochi giorni dalla messa in scena. Hanno fatto tutto ad arte perché non volevano investire un euro». Sorseggiando il suo caffè, la signora Giovanna ci spiega che la scorsa primavera, mentre stava già lavorando al cartellone da un paio di mesi, Provincia di Genova e Muvita (società al 100% di proprietà dell’istituzione a cui, tra l’altro, è affidata la gestione della Lanterna), la informano che l’unico modo per poter accedere agli spazi sarebbe stata la partecipazione a regolare gara pubblica. «Nonostante le mie preoccupazioni di veder saltare un lavoro già in corso di realizzazione, decidiamo di partecipare al bando, non prima di aver ricevuto diverse rassicurazioni sul buon esito».

    «Abbiamo fatto un bando perché la Lanterna è un’area pubblica – risponde il direttore della Fondazione Muvita, Marco Castagnala cui assegnazione deve sottostare a delle regole e delle procedure ben precise. A maggior ragione, visto che l’area veniva concessa sostanzialmente a titolo gratuito e che la signora Vitagliano avrebbe fatto spettacoli a pagamento, ci sembrava corretto muoverci attraverso un bando pubblico. Non sarebbe stato giusto se alla signora Vitagliano, a cui avrei dato lo spazio per 15 serate a pagamento, avessi regalato il personale che per la Provincia ha un costo. Sarebbe stato l’equivalente di una sponsorizzazione che io, però, non posso fare».

    Tuttavia, la domanda della signora Vitagliano, a suo dire unica partecipante al bando, viene respinta due volte per mancanza di requisiti formali. «Nessuno voleva impedire nulla a chicchessia», spiega Castagna. «Lei ha pensato che si trattasse di una questione di antipatie nei suoi confronti ma non è così. È tutto trasparente. Si tratta di questioni formali e oggettive che per una società pubblica sono sostanziali».

    Intoppi e ritardi, a cui si sarebbe potuti tranquillamente soprassedere dal momento che non essendoci stato alcun vincitore del bando, si decise di proseguire a trattativa privata. Una trattativa che si arena ben presto, non appena entra in ballo l’aspetto economico.

    luci-sui-forti

    «Sapevamo fin dall’inizio che non ci sarebbe stata alcuna disponibilità economica da parte degli organizzatori – riprende Giovanna Vitagliano – se non per la copertura delle utenze e per i costi i costi di allestimento dei palchi. Ma ci siamo trovati spiazzati di fronte alla richiesta di pagamento del servizio di sorveglianza, nonostante potessimo disporre in autonomia di un servizio gratuito, e di una fidejussione da 50 mila euro a garanzia degli spazi occupati. Tra l’altro, verbalmente ci era stato fatto intendere che ci sarebbero potuti essere anche dei problemi sulla copertura dei costi per palchi, sedie e trasporti del materiale».

    «Chiedevamo semplicemente la copertura dei costi del servizio di presidio – ribatte Castagna – peraltro effettuato da una cooperativa sociale. Stiamo parlando di 160 euro a serata, solo per le ore di spettacolo dalle 19 a mezzanotte; per allestimenti e altro non avremmo chiesto nulla. È una questione di sicurezza: nel contratto che la fondazione Muvita ha con la Provincia, c’è l’obbligo di presidio e controllo da parte della Fondazione per qualunque evento che venga fatto in quell’area. La signora Vitagliano sta facendo una polemica che a mio modo di vedere non ha ragione d’essere. Gli anni precedenti avevamo (poche) risorse della Provincia – 5 mila euro con cui è stata coperta circa una quindicina di spettacoli – che ci consentivano di sostenere anche i costi di guardianaggio. Quest’anno, invece, la Provincia ci ha dato lo spazio senza budget ma con l’obbligo di copertura del personale».

    E per quanto riguarda la richiesta di fidejussione? «Per la concessione della Lanterna, come previsto dal regolamento, la Provincia chiede da tre anni la sottoscrizione di un contratto disciplinare in cui è prevista una fidejussione o un’assicurazione a tutela del bene monumentale. Questione su cui nessuno ha mai storto il naso. Ad esempio, il 7 settembre i “Fedelissimi” della Sampdoria hanno fatto la loro festa e si sono pagati la loro assicurazione».

    Comunque intenzionata a non mollare la presa, Vitagliano decide di chiedere una partecipazione economica alle stesse compagnie coinvolte negli spettacoli. «Tra assicurazione e spese varie eravamo arrivati a superare i 10 mila euro di costi. Naturalmente metà delle compagnie si sono tirate indietro ma abbiamo chiesto a Muvita di procedere con il contratto. Peccato che questo ci sia arrivato solo tre giorni prima del debutto, previsto per il 3 luglio. Impossibile pensare di organizzare tutto, promozione e conferenza stampa compresa in così poco tempo. Era stato tutto realizzato ad arte perché Provincia e Muvita, che continuavano a passarsi la palla, non volevano spendere neanche i soldi per l’allestimento del palco. A quel punto siamo stati costretti a tirarci indietro. Certo, avrei potuto fare ricorso ma non mi sono sentita di mettermi contro le istituzioni. E mi arrabbio con me stessa perché sono scesa a compromessi. Ma a costo di andare sul pennone di non so cosa o di farlo per strada, può stare pur certo che “Luci sui forti” non morirà. Lo scriva, mi raccomando».

    «Sono il primo a rammaricarmi che alla Lanterna quest’anno non ci siano stati spettacoli – dice molto sinceramente il direttore di Muvita – però gli spettacoli costano. Nessuno vuole impedire che Lanterna diventi un luogo aperto alla città. Figuriamoci. È da più di dieci anni che ci siamo e cerchiamo di gestirlo in quell’ottica. E lo vorremmo molto più attivo che adesso. Ma la situazione economica della Provincia, e degli enti pubblici in generale, è sotto gli occhi di tutti. Io devo muovermi tra esigenze di budget ed esigenze di trasparenza. Non vorrei che sembrasse che siamo quelli che non vogliono fare le cose per non lavorare. La Provincia mi ha dato un bene in gestione che è Lanterna: è ovvio che per coprire i costi devo lanciare delle iniziative. La dimostrazione che abbiamo voglia di fare è data dal fatto che sono andato a cercami dei fondi europei per organizzare il Festival del porto per il prossimo anno».

    Una telenovela senza fine, che ha ancora un’ultima puntata. «Per provare a spostare la rassegna quantomeno a settembre – racconta la signora Vitagliano, avviandosi verso la conclusione – chiediamo un ultimo incontro a Provincia e Fondazione, al quale partecipano anche le nostre due compagnie storiche. Per salvare capra e cavoli, Castagna ci illustra il progetto del “Festival del Porto” per il 2014 e propone già per quest’anno un’anteprima, senza spese, alla compagnia “La pozzanghera”, che aveva in programma proprio uno spettacolo a tema portuale. Avrei preferito che non avessero accettato, ma almeno siamo riusciti a dare un minimo di continuità a “Luci su forti”. Non senza litigi anche per la presenza del nostro logo sui manifesti dello spettacolo che è andato in scena lo scorso weekend».

    Il bilancio, dunque, è quello di una partita senza vincitori. E di una situazione sempre più tragica per le finanze pubbliche da investire sulla cultura. La partita, però, potrà essere nuovamente giocata la prossima estate, quando all’ombra della Lanterna troverà spazio il Festival del Porto, finanziato con circa 9 mila euro da un bando europeo. Tolti i costi interni, rimarranno 5 mila euro che Muvita metterà a disposizione per una decina di compagnie teatrali. Le selezioni avverranno nel corso dell’anno attraverso uno specifico bando. Insomma, il 2013 ormai è andato, adesso tocca rimboccarsi le maniche per la prossima estate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Irene Lamponi e Beppe Casales: il teatro genovese vola in Cina

    Irene Lamponi e Beppe Casales: il teatro genovese vola in Cina

    Irene LamponiIrene Lamponi, attrice e regista, e Beppe Casales, attore e drammaturgo, vivono a Genova dove hanno già sperimentato in precedenza forme di collaborazione in ambito teatrale, condividendo progetti di “teatro politico”; quest’estate si sono imbarcati in un’avventura senza precedenti e dai vicoli della nostra schiva città sono volati verso gli spazi immensi della Cina, per portare sui palcoscenici cinesi “Il Grande Salto”, uno spettacolo interamente pensato da loro.

    Dai caruggi genovesi alla muraglia cinese: come è arrivata l’idea di fare teatro proprio in Cina?

    «Il progetto di cui abbiamo fatto parte è stato organizzato dal Festival della Scienza di Genova e dalla Sast (Shanghai association for science and technology). Siamo stati chiamati da uno dei partner italiani che conosceva i nostri lavori e che aveva visto alcuni nostri spettacoli a Genova. Ciò di cui avevano bisogno era uno spettacolo teatrale su un tema scientifico da presentare all’interno del corso di formazione per animatori scientifici che il Festival della Scienza avrebbe portato in Cina per 3 mesi. Inoltre avevano bisogno che gli stessi attori potessero gestire un pomeriggio di workshop teatrale all’interno del corso.
    Abbiamo dovuto presentare un progetto di spettacolo che ha passato l’approvazione di tutti i partner italiani e cinesi e così è iniziata la nostra avventura in Asia. La tournée ha toccato undici teatri diversi, ogni settimana eravamo in un luogo diverso. Siamo stati principalmente a Shanghai data la sua vastità, rappresentando lo spettacolo in diversi distretti. Ma abbiamo portato lo spettacolo anche in altre città come Nanchino, Ningbo».

    “Il Grande Salto”: che significa? Di cosa trattava lo spettacolo? C’erano dialoghi? Se sì, la distanza culturale-linguistica ha costituito un ostacolo al coinvolgimento del pubblico?

    «Il testo dello spettacolo prevalentemente è stato tratto da “Vita di Galileo” di Brecht. Abbiamo inserito anche il ventiseiesimo canto della Divina Commedia (quello di Ulisse) e degli scritti di Einstein. Tutti i testi ragionano sull’innata tendenza umana ad andare oltre i propri limiti per scoprire il mondo: questo è il “grande salto”. Abbiamo voluto portare in scena il coraggio degli scienziati – e non solo degli scienziati – di provare ad andare oltre il conosciuto. Lo spettacolo è in lingua italiana. Lì in Cina il pubblico aveva i sopratitoli, ma questo non è stato un problema perché in Cina convivono molte lingue differenti, quindi il pubblico cinese è molto abituato a leggere i sopratitoli».

    irene-lamponi-casalesIl teatro cinese ha origini molto antiche, ma oggi i cinesi amano il teatro, lo frequentano? Che tipologia di pubblico avete avuto? Quali le differenze tra il pubblico cinese e quello italiano o meglio ancora genovese?

    «È stata decisamente una scommessa portare un testo contemporaneo come quello di Brecht in un paese che non ha drammaturgia contemporanea. In Cina il teatro è quello tradizionale, come potrebbe essere la nostra lirica o la commedia dell’arte. Il pubblico cinese è abituato a un teatro molto più esteriore. La reazione al nostro spettacolo è stata comunque buona. Abbiamo avuto pubblici estremamente differenti, dai bambini agli adulti, da professori ed esperti di scienza a non addetti ai lavori. Tutte le volte la reazione è stata positiva: i cinesi sono curiosi di tutto, soprattutto di ciò che non conoscono».

    In cosa è consistito il laboratorio?

    «Abbiamo tenuto un workshop di comunicazione per animatori scientifici e insegnanti di scienza. L’obiettivo era di farli lavorare su tecniche teatrali per migliorare la comunicazione con il pubblico dei Science Center e degli studenti. È stata un’esperienza straordinaria perché abbiamo avuto la possibilità di lavorare direttamente con loro (ogni settimana una sessantina di persone)».

    Avete avuto la possibilità di interagire per un periodo abbastanza lungo con una cultura millenaria e così lontana dalla nostra, in un paese ricco di contraddizioni…..cosa avete capito, cosa ne avete tratto?

    «La Cina è un paese straordinario e la parola che racchiude tutta la nostra esperienza lì è “contraddizione”. Sono tanto più avanti rispetto all’Europa (per non parlare dell’Italia) in alcune cose, e molto più indietro in altre. In generale quello che ci ha più colpito è la praticità con cui affrontano le cose, la loro curiosità. Dall’altra parte hanno grandi problemi di gerarchia e burocrazia. È insomma una continua e bellissima contraddizione».

     

    Claudia Baghino