Tag: spettacoli teatrali

  • Teatro della Tosse, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma

    Teatro della Tosse, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma

    Ingresso Teatro della TossePresentata questa mattina la nuova stagione del Teatro della Tosse. Confermato il binomio Sala Trionfo e Cantiere Campana. Per il quarto anno la direzione artistica è affidata a Emanuele Conte, affiancato dal curatore Fabrizio Arcuri. Il 4 ottobre 2013 alle ore 20.30 verrà presentata al pubblico la nuova stagione in una serata a ingresso libero.

    Ecco il cartellone completo della stagione 2013 / 2014. Per informazioni più dettagliate potrete visitare la nostra agenda eventi nei giorni che precedono lo spettacolo.

    Programmazione In Trionfo:

    – Antigone (prima nazionale): dal 23 ottobre al 3 novembre 2013
    – Circus Klezmer: dal 6 al 10 novembre (internazionale, di Adriàn Schvarzstein e Irma Borges)
    – Sogno in una notte d’estate: dal 14 al 16 novembre
    – The country: dal 22 al 24 novembre (di Roberto Andò, con Laura Morante e Gigio Alberti)
    – Il vangelo secondo Alloisio (prima nazionale): dal 20 al 22 dicembre
    – Bane (prima nazionale): dal 3 al 5 gennaio 2014 (internazionale – diretto da Joe Bon in collaborazione con Circumnavigando Festival)
    – Fratto_ X: dal 31 gennaio al 2 febbraio (di Antonio Rezza e Flavia Mastrella)
    – The wedding singers (prima nazionale): dal 13 al 15 febbraio
    – Il servitore di due padroni: dal 28 febbraio al 2 marzo (Carlo Goldoni, rivisitazione a cura di Ken Ponzio)
    – Quintorigo experience: 22 marzo (Quintorigo in concerto)
    – Adagio (prima nazionale): dal 25 marzo al 6 aprile
    – Bastard!: dal 17 al 19 aprile (internazionale, di Duda Paiva, liberamente ispirato al romanzo L’arrache-coeur di Boris Vian)

     

    Programmazione Cantiere Campana:

    1. Io sono il proiettile (prima nazionale): dal 16 al 20 ottobre 2013
    2. Zombitudine (prima nazionale): dal 28 novembre all’8 dicembre
    3. Psychosis 4.48: dal 12 al 14 dicembre
    4. Personaggi in cerca d’attori (prima nazionale): dall’8 al 12 gennaio 2014
    5. Not here not now: dal 6 all’8 febbraio
    6. Non e’ quel che sembra: dal 20 al 22 febbraio
    7. La solitudine dell’ape: 8 marzo
    8. I, Shakespeare: dal 12 al 16 marzo
    9. Lucido: dal 10 al 12 aprile
    10. Premio Scenario: maggio 2014

  • Tutto cambia: spettacolo al teatro della Tosse con Massimo Garbarino

    Tutto cambia: spettacolo al teatro della Tosse con Massimo Garbarino

    massimo-garbarinoMartedì 5 marzo il Teatro della Tosse ospita Tutto Cambia, un monologo teatrale ironico, meditativo, introspettivo e tagliente interpretato e scritto da Massimo Garbarino insieme ad Arturo Di Tullio e Alessandro Bergallo su ispirazione del grande scrittore, poeta drammaturgo e saggista cileno Alejandro Jodorowsky.

    Nello spettacolo Garbarino, organizzatore da 18 anni di Palco sul Mare festival e presenza ormai fissa della trasmissione  Striscia La Notizia nelle vesti del maggiordomo di Vittorio Brumotti, cerca il senso del vivere e lo trova nel “cambiamento”.

    Di fronte agli eventi l’uomo spesso si sente impotente, come intrappolato in abitudini che lo incatenano, perennemente coinvolto in situazioni senza via d’uscita, incastrato nei medesimi meccanismi.

    Questo malessere paradossalmente cresce con l’aumentare degli sforzi per combatterlo.

    Perché allora non cambiare il punto di vista? Forse, il vero potere non sta nell’opporsi ai mutamenti che lo scorrere della vita porta con sè, ma nella capacità di guardarsi dentro e accettare ciò che accade, piegandosi come una canna di bambù al vento.

    Tutto ciò implica una sorta di catarsi: ogni cambiamento è possibile solo grazie all’azione. Da qui parte il tentativo di riordinare i pensieri, rivivere ciò che è accaduto e considerare le dinamiche che si sono ripetute per far emergere i processi, i sentimenti, le sensazioni.

    Un monologo che esprime vicende comuni a tutti gli esseri umani, capace di emozionare e coinvolgere gli spettatori.

     

    TUTTO CAMBIA

    Monologo teatrale con Max Garbarino

    Martedì 5 marzo ore 21

    Teatro della Tosse – Sala Campana

    Piazzetta Negri, Genova

    Biglietti 12 euro intero, 10/ 8 euro ridotti

  • Stefano Ricci e Gianni Forte: il duo terribile del teatro contemporaneo

    Stefano Ricci e Gianni Forte: il duo terribile del teatro contemporaneo

    ricciforte-3Venerdì 15 e sabato 16 il Teatro dell’Archivolto ospita lo spettacolo “Grimmless” (letteralmente senza Grimm, quindi senza fiabe) per la drammaturgia e la regia del duo composto da Stefano Ricci e Gianni Forte: attualmente tra gli autori più acclamati della scena internazionale, i loro spettacoli vengono messi in scena in tutta Europa e oltreoceano.
    Il loro lavoro, estremamente vario, va dalla sceneggiatura di serie tv come i “Cesaroni” a quella della prima sit-com lgbt di produzione italiana, “Hot”, fino alla tanto prolifica attività teatrale, in cui scandagliano impietosi la realtà, portandone sul palco gli aspetti più crudi, senza indulgere ad eufemismo alcuno, al punto che i loro spettacoli sono spesso vietati ai minori di 18.

    Quali sono i punti fondamentali di “Grimmless”, quali i messaggi che porta al pubblico?

     «Grimmless è una ricognizione sullo stato comatoso in cui si trova immerso l’uomo in questo preciso momento storico. In sospensione incredula tra lo sfacelo di una società eticamente distrutta, di cui ricorda a stento i bagliori, e una rassicurante ustoria grande luce di confortevole annientamento verso la quale è attratto. Vaghiamo incerti in questa condizione apolide, provvisti solo del nostro trolley variopinto personale, fatto di tranquillizzanti oggetti che ci ristorano di un’appartenenza, e di fiabe dei Grimm, innestate sottopelle come microchips alla nascita. Flussi di obnubilata speranza i cui effetti tossici si sono manifestati durante l’età adulta. Non esistono messaggi o intenti pedagogici, nessuno può arrogarsi il diritto di salire in cattedra senza il rischio di sembrare patetico di fronte ad un cataclisma che non risparmia: esiste l’esposizione, il coraggio di mostrarsi senza casco di protezione tentando attraverso l’induzione un viaggio a ritroso verso una conoscenza sensibile del Sé. Recuperandone, nel migliore dei casi, anatomie di volo disperse».

     

    Fiabe che si scontrano con la realtà: ma queste fiabe erano davvero poi così rosee? C’era il lieto fine, d’accordo, ma un lupo sbranava esseri umani, genitori anaffettivi abbandonavano i figli nella foresta, una strega imprigionava dei bambini per ingrassarli e mangiarseli, una matrigna cercava in tutti i modi di assassinare Biancaneve…. Ci ho sempre trovato più analogie che differenze coi casi di cronaca, a dire il vero.

     «I riti di passaggio delle fiabe indicano al bambino la possibilità di crescita dettata dal cambiamento. Oggi, ormai, standardizzati nei gusti e nelle aspettative, avendo terrore del confronto e di un possibile arricchimento dettato dalle differenze con gli altri, restiamo isolati. Emarginati nel container di rinfrancanti certezze in cui ci si siamo avvoltolati. Scoperti i marker del contagio da fiaba, riconosciamo in noi quella passività da eroi intrappolati nel bosco, che disegnano mappe di sopravvivenza in attesa di un prodigio dall’esterno che venga a restituirci sollievo. Rantoliamo in un perenne sempiterno anacronistico Festival di Sanremo, unti di trucco e lustrini, con la testa sott’acqua per non sentire il suono degli spari. Un topo che canta, una madrina con la zucca, un principe azzurro su un destriero bianco, un gratta e vinci, qualunque prodigio esterno è meno impegnativo dell’attivazione di una analisi sui propri mezzi. Soli, siamo noi i veri casi di cronaca, bendati al mondo più di qualunque Bella Addormentata».

     

    ricciforteSpesso venite definiti enfants terribles. Non so se tale appellativo vi venga dato anche all’estero, ma la definizione di bambino applicata a persone di oltre trent’anni è una cosa tristemente tipica italiana, l’impressione è che questo approccio, nei confronti di qualcuno che fa qualcosa di nuovo e diverso, tenda in qualche modo a rassicurare il sistema (e il grande pubblico) usando parole mirate a “normalizzare” la sua attività riducendola alle bizze di un bambino terribile. Come dire: tranquilli, non prendeteli troppo sul serio, sono bambini, e la realtà fuori è diversa.

     «Il disegno è molto preciso e si ricollega allo stato da walking dead – zombie ambulante in cui spurga il nostro Teatro nazionale. Se lo spettacolo dal vivo è considerato esclusivamente quell’agonia a cui assistiamo di continuo – fatta di storie apparentemente edificanti e attori che prestano la voce per ordire personaggi/armatura distanti anni luce dalle tensioni contemporanee – è altrettanto logico che chiunque provi a trascinare un respiro “altro”, un singhiozzo autentico che rifranga uno stato che ci appartiene tutti, venga fatto sedere alla mensa degli infanti. La dittatura della noia prova a sistemare nel tavolo più basso e accanto alla cucina quei parenti scomodi, i nonni malati o i bambini terribili, che sconvenientemente potrebbero provocare strappi nel tessuto di omologazione corrente. Non è la realtà che è diversa. Les enfants terribles compiono l’assassinio più feroce uccidendo la standardizzazione dell’Arte, colpiscono a morte un falso proponendo un Presente trasfigurato da una visione poetica, non minimalista come vorrebbero i media, che impianti un intrico di riflessioni: questo è punibile, se non altro con una stella da cucire sulla giubba del campo in cui si è stati veicolati. La Storia ci ha insegnato che le disposizioni a tavola si cambiano quando si è esausti di sentirsi raccontare la trita fandonia di plastica spacciata per verità».

     

    Perché ritenete indispensabile portare in scena ferocia e violenza? È una reazione al teatro, come lo definite voi, postprandiale?

    «Siamo davvero sicuri che venga portata da noi in scena la brutalità? In cosa viene identificata, quali i termini di paragone? Se porre sotto lo sguardo pubblico il peso dei giorni, sfrondato di qualunque rincuorante ninnolo natalizio, può essere scambiato per efferatezza, l’imbarbarimento involutivo subìto ha radici decisamente più profonde. Troppo semplicistico, e liquidatorio anch’esso, contrapporre una terapia elettroconvulsiva ad un paziente prostrato e in odore di abulia. Le pupille arrese devono riprendere a camminare: è necessaria una fisioterapia che riabiliti le proporzioni degli agenti fenomenologici che attraversano i giorni permessi valorizzando il ruolo della coscienza».

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    Grimmless ricci/forte

     

     

     

     

     

     

     

    In un’intervista avete detto “in fondo le botte, la violenza, la sopraffazione non sono altro che forme d’amore”. Potete meglio spiegare quest’affermazione? In fondo le botte, la violenza, la sopraffazione fanno una donna morta ogni tre giorni solo in Italia, e la fanno perché vengono scambiate per amore al punto che chi subisce non si mette in salvo per tempo. Anche l’omicidio è una forma d’amore?

    «L’amore è un sentimento, un impulso dei sensi che ci spinge verso una cosa, uomo/donna oggetto o animale che sia.  Il modo di esercitare questa inclinazione, la sua grammatica, varia per individuo e mutevole rispetto alla direzione che quella corrente ha preso. Non è la percezione alla base che determina l’estinzione di un corpo ma le derive culturali che hanno metamorfizzato quello scoppio interiore masticandolo con la dentiera morale di un Paese obsoleto. L’omicidio, la violenza sulle donne o sugli animali diventa frustrazione di dominio che disegna una frana personale. Chi subisce, chi esercita sono solo cavie di un laboratorio dismesso dove l’eco di princìpi dissolti permette di assecondare chi, incapace di confrontarsi con la realtà, indossa quella passione ristrutturandone la detenzione con materiali scadenti come la mortificazione, l’insuccesso, la smania di possesso o di appartenenza, il sopruso».

     

    Affermate l’annullamento della “quarta parete”. Se accadesse che l’interazione andasse un gradino oltre e qualcuno dal pubblico salisse deliberatamente in scena?

    «Succede ripetutamente che venga sollecitata una partecipazione attiva della gente all’interno degli spettacoli presentati. Troppo spesso si dimentica che “il pubblico” non è un vago organismo nascosto all’ombra di una platea ma un grappolo di persone, ognuna delle quali compie un viaggio intimo all’interno dell’evento performativo. Non facciamo altro che suggerire segnali di vernice rossa sui tronchi per permettere agli altri di affrontare questa foresta, magari apparentemente minacciosa ma sorprendentemente attraente per le continue inattese prospettive di sguardo, pur garantendogli che attraverso quelle pennellate di simboli sulle cortecce ritroverà la strada per uscirne portandosi dietro la pienezza di un’avventura nuova dentro la propria cassa toracica».

     

    Quali sono i temi della realtà che più vi interessano attualmente per i vostri spettacoli?

    «La vita. E quell’enzima troppo spesso dimenticato che risponde al nome di Fantasia. Un catalizzatore per accelerare il battito contro il vischioso equilibrio da degradazione di poltiglia pressapochista in cui quotidianamente siamo costretti a stagnare».


    Claudia Baghino

  • Il peso dell’aria, spettacolo di Altraluna in scena al teatro Garage

    Il peso dell’aria, spettacolo di Altraluna in scena al teatro Garage

    Spettacolo il peso dell'ariaVenerdì 23, sabato 24 e domenica 25 novembre il teatro Garage di San Fruttuoso ospita lo spettacolo Il peso dell’aria a cura della compagnia Altraluna.

    Un testo di Mirko Di Martino per la regia di Fabio Fiori e interpretato dallo stesso regista insieme a Manuela Mazzola, molto forte e profondo che è stato premiato con numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.

    L’autore con grande maestria porta lo spettatore a visitare una pagina della storia di cui pochi sono al corrente raccontanto le vicende di un marito, una moglie e una verità sconvolgente che li porterà a fare i conti con il loro passato.

    “Una donna vive sola in una stanza, con le finestre chiuse da anni. La stanza è il suo rifugio da cui non esce mai. E’ il solo luogo dove riesce a vivere, forse a sopravvivere. Nell’aria c’è un odore terribile, che non va mai via. Un odore che toglie il respiro, la fame e il sonno. Suo marito dice che non sente nulla e che lei si è inventata tutto. Anche gli altri lo dicono. Tutti. Ma lei sa che non è vero, che tutti fanno finta di niente. E sa anche il perché”.

    Venerdì e sabato inizio spettacoli ore 21, domenica ore 17 e ore 21. Ingresso 12 euro intero, 9 euro ridotto.

    Per prenotazioni: 010 510731, ilpesodellaria@gmail.com

  • Teatro della Tosse: in scena “Il processo da Franz Kafka”

    Teatro della Tosse: in scena “Il processo da Franz Kafka”

    Ingresso Teatro della TosseQuesto il programma per la serata di mercoledì 24 ottobre 2012 al Teatro della Tosse.

    Ore 18.30, foyer della sala Aldo Trionfo: inaugurazione della mostra di Leonardo Denoda Elohim_l’occhio del gorgo, ispirata allo spettacolo Il Conte di Lautréamont in scena alla Tosse dall’8 all’11 novembre 2012. La mostra resterà aperta con ingresso libero fino a domenica 11 novembre, in orario di apertura del teatro;

    Ore 19.30: i docenti dei corsi di teatro de La Falegnameria saranno a disposizione del pubblico per illustrare la nuova stagione;

    Ore 20.30, sala Trionfo: Il processo da Franz Kafka, laboratorio-spettacolo con la regia di Enrico Campanati, interpretato dagli allievi del corso avanzato di recitazione.

    Ingresso 5 €, l’incasso sarà devoluto all’Operazione Robin Hood, che permette di fornire biglietti gratuiti per assistere agli spettacoli teatrali a bambini con famiglie in difficoltà economiche.

  • Il maestro di tango, spettacolo di musica e parole al Teatro Garage

    Il maestro di tango, spettacolo di musica e parole al Teatro Garage

    Il maestro di tangoDa giovedì 18 a sabato 20 ottobre il teatro Garage nel quartiere genovese di San Fruttuoso propone lo spettacolo Il maestro di tango, una storia di musica, danza e parole ambientanta in una fumosa milonga di periferia.

    Una donna avvenente racconta e rivive la propria passione per il tango e quella per l’amore tout court, due sentimenti che si intrecciano tra presente e passato e che coinvolgono due uomini inquietanti.

    Uno cela un passato ambiguo e lascia intuire un presente altrettanto discutibile, l’altro resta sempre un po’ in disparte spiando gli eventi e incalzandola con i suoi interrogativi.

    Il risultato è una storia che ha come protagonista un personaggio femminile ironico e molto dark, in cui la danza si inserisca armonicamente nel tessuto narrativo affidato agli attori, giocando la cifra della leggerezza e dell’ironia.

    Lo spettacolo verrà riproposto nel teatro di San Fruttuoso anche da giovedì 25 a domenica 28 ottobre. L’orario degli spettacoli è ore 21 nei giorni feriali, ore 17 la domenica.

    Ingresso 12 euro intero, 9 euro ridotto

  • Fabrizio Matteini racconta il suo spettacolo: “Che ci fa la mafia a Genova?”

    Fabrizio Matteini racconta il suo spettacolo: “Che ci fa la mafia a Genova?”

    Fabrizio MatteiniNenti sacciu e nenti vitti, nenti vitti iu un c’era, e si c’era iu durmia, e cu dormi nenti vidi”. I primi versi della canzone di Pino Veneziano “La Mafia nun esisti” danno un’idea chiara del problema cardine che è alla base del cancro mafioso: l’omertà. Non è un caso, quindi, che la canzone apra lo spettacolo di Fabrizio Matteini  “Che ci fa la Mafia a Genova?”, un monologo recitato e cantato il cui scopo precipuo è raccontare e informare sulla reale portata del fenomeno mafioso all’ombra della Lanterna. Lo spettacolo scritto e interpretato dall’attore genovese Fabrizio Matteini, in calendario prossimo autunno al Teatro dell’Archivolto, offre un tragico resoconto del ruolo da protagonista che la mafia e in particolare la ‘ndrangheta, ricopre a Genova. L’obiettivo è quello di portarlo nelle scuole e alimentare il dibattito.

    Siamo nel 2010 tra la fine di giugno e gli inizi di luglio: l’estate è ormai seduta comodamente sulle teste dei genovesi che si trascinano fiaccati dall’umidità boccheggiando in attesa delle ferie.  Nello stesso periodo l’operazione “Minotauro” avviata a Torino porta all’arresto di Mimmo Gangemi, riconosciuto come il capo della ‘ndrangheta in Liguria. E’ bene ricordare che l’allora sindaco Vincenzi aveva già lanciato l’allarme per probabili infiltrazioni mafiose nella nostra Regione e che il Prefetto Anna Maria Cancellieri, oggi Ministro degli Interni del governo Monti, si era affrettata a smentire seccamente tali dichiarazioni.

    «Il Comune di Genova mi chiese di realizzare un recital sulla mafia nell’ambito di Genova Città dei Diritti prendendo spunto da un’idea di Nando dalla Chiesa – dice Matteini – confesso che fui sorpreso: fino a quel momento non mi ero mai interessato all’argomento condividendo forse quel sentimento misto d’indifferenza e sbadigli che hanno molte persone. Oggi mi è fin troppo chiaro che un clima di questo tipo non fa altro che favorire la prosperità della malavita organizzata».
    Matteini ha scritto il testo avvalendosi della collaborazione di alcuni giornalisti che l’hanno aiutato nella ricostruzione della cronistoria della mafia in Liguria dagli anni Cinquanta a oggi: in particolare Marco Mendumi, Fabio Pin e Simone Traverso.
    «Dovendo interpretare un cantastorie sapevo che la musica avrebbe rappresentato un elemento portante dell’ossatura dello spettacolo e per questo mi sono rivolto a Filippo Gambetta che conosco e stimo. Il suo repertorio di musica popolare era l’ideale per l’intenzione e il taglio che volevo dare e l’utilizzo di strumenti quali l’organetto, il mandolino e lo scacciapensieri, tanto per citarne alcuni, costituiscono un accompagnamento perfetto», aggiunge l’attore.

    A farla da padrone in “Che ci fa la mafia a Genova?” sono prima di tutto le parole. «Utilizzo per la maggior parte notizie prese da atti giudiziari e articoli di giornale e cerco di raccontare con ironia e provocazione i fatti, che purtroppo sono tutti veri. Quello che colpisce di più è l’ambivalenza di certi personaggi che vengono da questo mondo: molti di loro sono uomini apparentemente comuni e spesso con lati buffi per non dire comici. Ad esempio Mimmo Gangemi, che a Genova faceva il fruttivendolo, aveva una passione smodata, diciamo così, per le ragazze sudamericane…»

    Ovviamente la comicità resta tutta in superficie, sollecita la risata istintiva e piacevole lasciando tuttavia un senso d’inquietudine che è difficile scrollarsi di dosso. «Il mio obiettivo non è certo quello di creare allarmismi o panico nei cuori dei genovesi. Si tratta piuttosto di risvegliare le coscienze e far prendere atto di una realtà che si è già materializzata ed è intorno a noi. I Comuni di Bordighera e Ventimiglia sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa e pochi giorni fa (il 7 agosto ndr) Carmelo Griffo, ex armiere della ‘ndrangheta, ha subito il sequestro preventivo di alcuni immobili di sua proprietà intestati a teste di legno, da quanto accertato fino a ora dalla Direzione Investigativa Antimafia. Per non parlare del coinvolgimento in cose di mafia da parte di diversi esponenti politici locali come Alessio Saso e Aldo Praticò sui quali sono state svolte indagini.»

    Insomma, la malavita organizzata non è un fenomeno presente solo in Meridione e, anzi, attecchisce ovunque ci sia indifferenza e connivenza. La nostra regione non ne è esente e secondo quanto sottolinea lo stesso Matteini «in Liguria l’incidenza è proporzionalmente maggiore rispetto a regioni come Toscana ed Emilia. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il Porto di Genova ha un’importanza strategica per l’economia criminale e la vicinanza con la Francia e la Costa Azzurra rende la Liguria ancora più appetibile per gli scambi di merce tra frontiere. C’è, poi, il casinò che rappresenta un’efficace lavatrice per il denaro di provenienza illecita».

    Ciò che risulta evidente da quanto detto e da quanto si apprende sui giornali è che la mafia in Liguria (e non solo) parla calabrese: la ‘ndrangheta ha preso piede nel corso degli anni in tutto il nord Italia come spiega bene Roberto Galullo nel suo libro uscito nel 2010 e intitolato “Economia Criminale”. Basti pensare che attualmente è l’interlocutrice privilegiata dei cartelli colombiani nel traffico di droga. Un curriculum di tutto rispetto. Altra caratteristica è che, a differenza di altre organizzazioni mafiose come Cosanostra, l’affiliazione avviene per appartenenza a una famiglia, fatto che spiega i rari casi di pentitismo provenienti da quest’organizzazione: tradire il proprio sangue è una questione che va oltre l’onore.
    Occorre riflettere, dunque, e agire. Come individui e come collettività. L’azione comincia dalla consapevolezza e da essa trae la linfa che le consente di corroborarsi.

    “Che ci fa la mafia a Genova?” è andato in scena a Valle Christi l’otto agosto e a Imperia il nove mentre nella prossima stagione, come detto, sarà in calendario al Teatro dell’Archivolto. «L’intenzione è di andare nelle scuole e parlare con gli studenti perché più si è giovani e più si ha voglia e forza di indignarsi, di fare qualcosa. Il problema sono i soldi. Lo scorso marzo i ragazzi del Liceo Colombo si sono autotassati per assistere allo spettacolo ma la speranza è che il Comune e la Regione reperiscano i fondi per ripetere l’esperienza in modo capillare e senza arrivare a tanto”. Una speranza, quella di Fabrizio Matteini, che condividiamo, pienamente convinti che l’informazione sia il primo passo per diffondere conoscenza, creare uno spirito civico autentico e dare vita a un miglioramento tanto progressivo quanto inarrestabile della società: per fare questo occorre tanto sudore della fronte nonché la volontà di uscire dal proprio guscio e dai propri interessi particolari. Combattere, in altre parole, quello stato di apatia e di mera coltivazione del proprio orticello che Tocqueville definiva il più grande pericolo insito nella democrazia.

    ​​​​​​​​​​​Michele Archinà

  • Un fischio, samba, morte: spettacolo del Gruppo di Teatro Campestre

    Un fischio, samba, morte: spettacolo del Gruppo di Teatro Campestre

    Giardini LuzzatiMartedì 10 luglio i Giardini Luzzati ospitano una nuova replica genovese dello spettacolo Un fischio, samba, morte a cura del Gruppo Teatro Campestre.

    Lo spettacolo – scritto e interpretato da Elisabetta Granara, Chiara Valdambrini e Luca Agricola – è stato portato in scena lo scorso autunno a Genova e in questi mesi è stato rappresentato a Sarzana, Torino, Trieste, Cortona e altre città italiane. Un fischio, samba, morte ha inoltre vinto il Premio Medaglia del Presidente della Repubblica al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, Udine 2011.

    La serata è organizzata in collaborazione con l’associazione Il Ce.Sto.

  • Il Castello dei sette peccati, il teatro della Tosse si sposta ai Parchi di Nervi

    Il Castello dei sette peccati, il teatro della Tosse si sposta ai Parchi di Nervi

    Il Castello dei sette Peccati.Come ogni anno, il Teatro della Tosse si sposta ai Parchi di Nervi per la stagione estiva: nella suggestiva location del levante genovese quest’anno si tiene dal 3 al 28 luglio lo spettacolo Il Castello dei sette Peccati, per la regia di Emanuele Conte e Amedeo Romeo da un’idea di Tonino Conte.

    Uno spettacolo che porterà alla riscoperta dei sette peccati capitali, Superbia, Avarizia, Ira, Lussuria, Gola, Accidia e Invidia, in cui il pubblico peccatore potrà ascoltare le ragioni di ogni vizio e confrontarsi con le proprie debolezze senza temere per la salvezza della propria anima.

    Alla fine del viaggio gli spettatori scopriranno quali sono i nuovi vizi del nostro tempo, prima di congedarsi con una grande abbuffata, tra le note liberatorie e allegre della canzone della gola.

    I sette peccati sono liberamente ispirati a grandi autori o personaggi emblematici che fanno ormai parte della storia e della nostra cultura.

    Domenica sono in programama anche degli spettacoli per i più piccoli con quattro appuntamenti a entrata libera con Alì Baba (1 luglio), Gulliver (8 luglio), La favola del flauto magico (15 luglio) e Il cappellaio matto (22 luglio).

    In più è organizzata anche una mostra Vizi D’Arte, Metti in mostra i tuoi peccati, in esposizione dal 5 al 26 luglio nella Sala Anita Garibaldi (passeggiata Anita Garibaldi 35, Nervi) dal martedì alla domenica ore 17.00/22.00 ingresso libero.

    In mostra i 7 peccati capitali nella reinterpretazione di Tonino Conte, Andrea Corbetta, Luigi Ferrando, Gregorio Giannotta, Andrea Morini, Paola Rando, Renza Tarantino e le opere d’arte selezionate dal concorso Metti in mostra i tuoi peccati, lanciato dallo stesso teatro nel mese di maggio.

    Lo spetatcolo teatrale si tiene alle ore 21, il lunedì è il giorno di riposo.

    Biglietti intero 15 euro

     

  • Mi chiamo Aram e sono italiano: una storia sugli immigrati di seconda generazione

    Mi chiamo Aram e sono italiano: una storia sugli immigrati di seconda generazione

    Uno spettacolo teatrale che racconta la storia dei cosiddetti immigrati di seconda generazione, ragazzi nati e cresciuti in Italia quindi di fatto italiani, che ancora si trovano a dover fare i conti con pregiudizi infondati, ripetute diffidenze e atteggiamenti razzisti, un’esistenza in bilico fra diverse identità culturali che spesso si contrappongono ma che in realtà sono un’enorme fonte di arricchimento.

    “Mi chiamo Aram e sono italiano” è il titolo della pièce che andrà in scena stasera, Giovedì 21 giugno alle ore 21:30 nella cornice del Festival Suq al Porto Antico. Una produzione del Teatro Regionale Alessandrino, scritta a quattro mani dal regista Gabriele Vacis e dal protagonista e principale ispiratore dell’opera, Aram Kian, 39 anni, nato a Roma da padre iraniano e madre italiana, cresciuto in una cittadina del profondo nord italiano, Busto Arsizio, si è diplomato alla “Civica scuola d’arte drammatica Paolo Grassi” nel 1996 .

    Tutto nasce da una chiacchierata tra Vacis ed Aram, nel 2005, poco dopo che Londra era stata colpita dagli attentati alla metropolitana, un massacro compiuto da immigrati di seconda generazione, apparentemente integrati nella società inglese ma che in realtà covavano un feroce rancore nei confronti della civiltà occidentale. “Come mai anche tu non vai in giro a piazzare bombe?”, questa la domanda che il regista rivolse, in tono scherzoso, all’attore. La risposta è stata raccontare l’esperienza dei figli degli immigrati, l’infanzia e la giovinezza di questi “nuovi italiani”, intrecciando il teatro di narrazione con la memoria dei nostri tempi.

    «Se uno alto, biondo venisse qui a dirti: ho lo zainetto pieno di bombe, tu ti metteresti a ridere, no? – spiega Aram Kian – Ma se te lo dico io? Un brivido ti viene, no? Solo perché sono basso e nero. Che poi non sono neanche tanto nero, al limite un po’ olivastro».
    Divertente e assolutamente autentico, Aram è in scena da solo ed interpreta vari personaggi, immigrati di seconda generazione ed italiani, con irresistibile comicità, sempre con lucida ironia, qualche volta con legittima rabbia.

    Ovviamente non mancano gli spunti autobiografi perché molte delle cose che accadono in scena sono state vissute in prima persona dal protagonista, come ad esempio gli immancabili e reiterati controlli di polizia «È tutta la vita che mi chiedono i documenti o mi fermano quando sono in macchina – spiega Aram Kian – Ti senti come se fossi colpevole di qualcosa, pur non avendo fatto nulla».
    A volte basta un nome considerato “stravagante”, oppure un colore della pelle leggermente più scuro, per complicare l’esistenza ad un onesto cittadino.

    L’obiettivo dello spettacolo – che alcuni mesi fa aveva già riscosso notevole successo al Teatro dell’Archivolto – è abbattere le barriere culturali ed evidenziare gli aspetti della positivi della diversità, proponendo al pubblico uno sguardo al futuro di una società che deve necessariamente imparare, giorno per giorno, a dare un significato concreto all’aggettivo “multietnica”.

     

    Matteo Quadrone

  • Limpidofestival, quattro giorni di spettacoli al teatro Garage

    Limpidofestival, quattro giorni di spettacoli al teatro Garage

    teatro palcoscenicoDal 21 al 25 giugno 2012 al Teatro Garage di san Fruttuoso prende il via la terza edizione di Limpidofestival, carrellata dei lavori finali dei corsi tenuti da Gruppolimpido.

    Gruppolimpido – Laboratorio di Teatro e Libera Espressione è un laboratorio permanente di ricerca e formazione teatrale unico a Genova e fra i pochi in Italia che forma attori non convenzionali, diretto e fondato dall’attrice e regista Raffaella Russo.

    Dall’esperienza di Gruppolimpido nasce la Compagnia teatrale Banda Kurenai, che mette in scena gli spettacoli Quando non avrò più male  da “Antigone” di Anouhil e Io vivo delirio per attore solo, premiato nel 2009 al Miteu festival di Ourense (Spagna), con Carlo Strazza,  prima tappa di un lavoro che indaga le possibilità del corpo e dell’energia dell’attore; la seconda tappa – My name – vedrà il debutto nel 2013.

    Quest’anno il filo conduttore che unisce i tre spettacoli del festival è la scomparsa nelle sue più svariate declinazioni.

    Giovedì 21 giugno alle ore 21 si parte con Il conte Gadosky , un “delirio teatrale“ esilarante, grottesco, sfrontato e irriverente che ruota intorno alla scomparsa del disinibito Conte Gadosky. Lo spettacolo è portato in scena dagli attori del Lab Sperimentale ed è in replica sabato 23 giugno alle ore 17.

    Venerdì 22 giugno alle ore 21 (con replica domenica 24 alle ore 21), è invece in programma Volevo essere la montagna, un thriller psicologico che ruota intorno alla scomparsa di 15 donne; lo spettacolo è inerpretato da l’Officina, gruppo che da molti anni opera all’interno di Gruppolimpido, e utilizza le musiche di Edmondo Romano tratte dal cd Sonno Eliso.

    Sabato 23 giugno alle ore 21 (con replica domenica 23 alle ore 17) è in scena il Lab 2 con Vado via: 20 persone sono accomunate da un’unica decisione, quella di andare via

    Lunedì 25 giugno alle ore 21, per il terzo anno consecutivo, Gruppolimpido ospita in chiusura del Festival la compagnia galiziana  Maricastana diretta dal regista Fernando Da Costa che propone lo spettacolo  in lingua spagnola Un nuevo mundo feliz tratto dall’opera di A. Huxley.

    Per gli spettacoli è richiesto un contributo di 10 euroa sostegno dell’attività di Gruppolimpido, lo spettacolo spagnolo in programma il 25 giugno è a ingresso libero.

  • Estate al teatro della Gioventù con lo spettacolo “Le conquiste di Norman”

    Estate al teatro della Gioventù con lo spettacolo “Le conquiste di Norman”

    Le conquiste di NormanIl teatro della Gioventù invita i genovesi ad andare a teatro anche nei mesi estivi: Restate a teatro è il nome dell’iniziativa portata avanti da Massimo Chiesa ed Eleonora d’Urso, che sulla scia di quanto accade nelle grandi città europee e non, hanno deciso di proseguire la programmazione degli spettacoli anche nel periodo estivo.

    Dal 16 giugno scorso e sino al 5 agosto è possibile quindi assistere allo spettacolo Le conquiste di Norman, una trilogia comica del drammaturgo britannico Alan Ayckbourn.

    Tre travolgenti commedie, “In giardino”, “In sala da pranzo” e “In salotto”, che raccontano le vicende di tre coppie che si ritrovano a trascorrere un fine settimana in campagna e che tra il salotto, il giardino e la sala da pranzo, si vedono costrette, loro malgrado, a fronteggiare i disastri causati dalle avances che Norman non può trattenersi dal fare a tutte le donne presenti.

    Un pacifico fine settimana estivo si trasforma così in una vera e propria guerra civile combattuta a colpi di invidie, ripicche, dispetti, baci rubati, letti sgualciti, inesorabili equivoci, cazzotti mal dati, biscotti lanciati, stufati brodosi, barzellette inascoltabili e tappeti aggrovigliati intorno a chi, del tappeto, saprà farne un insolito uso.

    Tre commedie e una stessa commedia. Tre spettacoli intercambiabili che possono essere visti nell’ordine che si vuole senza che questo ne comprometta la comprensione della storia o il potenziale comico.

    Lo spettatore avido di divertimento potrà decidere quali e quante delle tre commedie vedere, in un crescendo di comicità che andrà di pari passo con la sua curiosità.

    Le anteprime  dello spettacolo si tengono dal 16 al 29 giugno , le repliche dal 30 giugno al 5 agosto. Calendario conquiste Norman

     

    Prezzi biglietti per le anteprime: posto unico 8 euro

    Prezzi biglietti per le repliche: intero  15 euro, ridotto (over 60) € 12, ridotto (under 28) € 8, ridotto (convenzioni, cral, associazioni, ecc) € 8, ridotto (soci Coop e familiari) € 7, ridotto (possessori SOSTENITORI CARD) € 5

     


  • Il diritto di essere bambini: la storia di Iqbal raccontata dai ragazzi

    Il diritto di essere bambini: la storia di Iqbal raccontata dai ragazzi

    Uno spettacolo teatrale realizzato dai ragazzi della “Compagnia dell’amor distratto” – gruppo formatosi presso la scuola elementare Maria Mazzini nel 2003, sotto la guida della maestra Enrica Origo, attualmente i suoi componenti frequentano le scuole medie e superiori, sono cresciuti facendo teatro insieme – con il sostegno dell’Associazione Almamusica, per raccontare “La storia di Iqbal Masih“, il coraggioso bambino pakistano ucciso il 16 aprile 1995, all’età di dodici anni, per essersi liberato dalla schiavitù ed aver denunciato al mondo intero il lavoro schiavizzato di centinaia di migliaia di bambini, facendo calare a picco le vendite dei tappeti.

    Iqbal, venduto dai genitori ad un mercante di tappeti e incatenato al telaio dall’età di quattro anni, riuscì a scappare a dieci anni e, grazie all’aiuto del BLLF (Fronte di liberazione dal lavoro schiavizzato) e del suo fondatore Ehsan Khan, si mise in salvo. Da allora non smise di agire insieme ad Ehsan per salvare centinaia di bambini dalle fabbriche di mattoni e di tappeti fotografandoli di nascosto e mandando le foto ai giornali. Presto tutto il mondo venne a conoscenza di lui e del lavoro schiavizzato. Nel novembre del 1994 parlò in Svezia alla conferenza internazionale sul lavoro minorile e poi negli USA a Boston, in occasione del Premio assegnatogli dalla Reebook, “Young in action”. Pochi mesi dopo il viaggio, il giorno di Pasqua, mentre andava in bicicletta nei pressi del suo paese, Muridke, una raffica di colpi di arma da fuoco lo uccise. In America avrebbe potuto fermarsi a studiare, grazie al premio di 15 mila dollari che ricevette, ma volle tornare in Pakistan per salvare altri bambini.

    Un gruppo di ragazzi racconta la sua storia, per ricordare il suo esempio e il suo coraggio, richiamando l’attenzione sulla realtà inaccettabile del lavoro schiavizzato dei bambini. Si tratta di una narrazione corale attraverso l’azione che si svolge in uno spazio centrale, con gli spettatori disposti ai lati come testimoni.

    Lo spettacolo, presentato per la Storia in piazza al Munizioniere di Palazzo Ducale il 14 aprile 2011 e poi nelle scuole, verrà replicato il 3 giugno prossimo a Genova nel chiostro di Santa Maria di Castello alle ore 21 per il sindacalista pakistano Ehsan Khan, leader del BLLF (Fronte per la liberazione dal lavoro schiavizzato), che salvò Iqbal dalla schiavitù e che accusò la “mafia dei tappeti” del suo omicidio.

    Il 4 e il 5 giugno altri due spettacoli con altre due compagnie di bambini verranno rappresentati per lui, questa volta nel teatrino della scuola Maria Mazzini che verrà dedicato ad Iqbal.

    Ehsan Khan sarà a Genova dal 3 al 6 giugno, invitato dai bambini e dai ragazzi, per parlare ai più piccoli e a tutti i cittadini di Iqbal e della lotta contro il lavoro schiavizzato che il BLLF sta conducendo da molti anni. L’incontro con la cittadinanza sarà lunedì 4 alle ore 17 a S.Maria di Castello.

    Attualmente non esiste in Italia una sede di BLLF e l’occasione offerta dalla presenza del suo fondatore, potrebbe essere propizia per prendere accordi affichè ne nasca una, magari a Genova.

    L’iniziativa promossa da Associazione S.Maria di Castello, scuola Maria Mazzini, Circolo didattico di Castelletto è sostenuta da Amnesty International Liguria, CoGeDe, Teatro della Tosse Fondazione Luzzati, PiDiDa, Almamusica, Arci Trasta Barabini, ReMida e molti altri.

  • FesTeatrodistrada, tre giorni a Villa Bombrini a cura dell’associazione Sarabanda

    FesTeatrodistrada, tre giorni a Villa Bombrini a cura dell’associazione Sarabanda

    Arte di Strada teatro attoriQuest’estate Villa Bombrini a Cornigliano ospita un lungo programma di eventi e initiative organizzati dalla Società Per Cornigliano: spettacoli teatrali, concerti e le esibizioni degli artisti di strada.

    Uno degli appuntamenti più attesi è il FesTeatrodistrada, una no stop di spettacoli di teatro di strada, laboratori di circo e workshop a cura dell’ associazione culturale Sarabanda, già ideatrice e realizzatrice di Circumnavigando Festival Internazionale di teatro e circo contemporaneo.

    Da venerdì 1 a domenica 3 giugno sono previsti 15 spettacoli al giorno e 9 compagnie, laboratori pomeridiani di arti circensi per bambini, un punto ristoro dove poter mangiare continuando a esser dentro lo spettacolo, un mercatino creativo e di prodotti biologici con la presenza di Emergency.

    Le giornate iniziano alle 17.30 con i laboratori di circo: la compagnia Fuma che n’duma coinvolge i più piccoli in giochi d’equilibrio con l’utilizzo di attrezzi tipici dell’arte circense: corde, filo, clave, diablo, monocicli. L’obiettivo di questi laboratori è quello di far conoscere ai più piccoli le discipline circensi ma soprattutto di coinvolgerli in  una dimensione creativa fatta di gioco, immaginazione, movimento, confronto e interazione di gruppo.

    Seguono poi gli spettacoli di Streat theatrre session, con protagonisti gli artisti Peter Weyel, Mr Bang, Francesco Giorda, Beppe “Sipy” Tenenti, Luca Tresoldi, e le compagnie Duodorant, Teatro del Piccione, La Sbrindola, Fuma che N’duma.

    Ogni compagnia ha una postazione assegnata all’interno dei giardini e propone  due volte al giorno la propria performance per dare la possibilità al pubblico di vedere tutti gli spettacoli nel corso dei tre giorni di Festival.

    La serata di punta dell’evento è in programma sabato 2 giugno: dalle 20.45 si esibisce il gruppo Karabà, composto da sei donne accompagnate alle percussioni da Marco Fossati. Sei voci femminili che unite dalla stessa passione e dagli stessi valori hanno iniziato un percorso musicale scegliendo il genere afro-cubano, messaggero di spirito d’unione, solidarietà, forza delle donne e integrazione.

    Karabà è il nome della strega nella favola africana KiriKu. Il loro repertorio musicale ripercorre pezzi storici di voci femminili significative come Miriam Makeba e Angelique Kijo, con canti del Burkina Faso e del Congo che parlano di gioia, condivisione e amore.

    A seguire, alle ore 22, il grande varietà con  tutti gli artisti  presenti al festival a proporre  numeri circensi e gag,  giocoleria, equilibrismi e performance divertenti. La serata è condotta dell’artista Francesco Giorda.

    La manifestazione è in gran parte autofinanziata, il costo di ingresso costa 5 euro. L’evento si tiene anche in caso di maltempo, all’interno della Villa Bombrini

     

    Foto Constanza Rojas

  • Laura Sicignano, incontro con la regista e direttrice del Teatro Cargo

    Laura Sicignano, incontro con la regista e direttrice del Teatro Cargo

    Laura SicignanoAbbiamo incontrato Laura Sicignano, regista teatrale e direttrice del Teatro Cargo di Voltri, sul trenino di Casella in occasione dello spettacolo “Donne in guerra“. Un testo scritto da Laura appositamente per l’antico trenino genovese, dove le attrici alzano la voce per sovrastare il rumore del treno, un’ambientazione insolita e ricca di fascino. «Il testo è nato proprio per questo spazio così particolare. Durante la seconda guerra mondiale molte persone, soprattutto le donne, usavano questo treno perché erano sfollate nell’entroterra ed era un mezzo indispensabile per raggiungere Genova e trovare parenti, lavorare o fare acquisti. Lo spettacolo non è solo un viaggio fisico su questo antico treno, ma anche un viaggio mentale nella memoria di quelle donne che negli anni del conflitto ebbero un ruolo importantissimo. Alla fine della guerra queste donne si sono nascoste… le loro gesta, spesso anche eroiche, raramente sono uscite allo scoperto, ma proprio quelle donne furono protagoniste di una grande emancipazione, si trovarono sole e con la responsabilità di ruoli che fino a quel momento erano sempre stati degli uomini… Questa situazione, non a caso, portò ben presto al diritto di voto…»

    Quella del Teatro Cargo è un’avventura che parte nei primi anni novanta… Un’associazione, una compagnia, un teatro, una realtà consolidata. Oggi, dopo anni di arrampicata, Laura e le sue fidate socie possono guardarsi alle spalle con soddisfazione…

    «E’ stato un lavoro veramente faticosissimo condiviso con una formidabile squadra di socie come Laura Benzi e Maria Grazia Bisio che fin dalla fondazione mi sono state accanto. Una grande impresa personale costellata di tante soddisfazioni e anche tanto lavoro fuori Genova con tournee importanti. Sicuramente di questi tempi la sensazione è quella che si prova quando si compie il massimo sforzo e si ottiene il minimo risultato, per raggiungere i risultati di qualche anno fa bisogna lavorare molto di più, insomma sono davvero tempi duri. Poi aggiungiamoci che Genova non è certo una città con una vocazione di apertura al nuovo, basti pensare che un teatro come il nostro che esiste dal ’94 viene ancora considerato “giovane”, e questo a volte è un po’ buffo… La cosa che rimane molto gratificante è la risposta di pubblico e stampa, quello si…»

    Un matrimonio felice quello fra il quartiere di Voltri e il Teatro Cargo, arricchito in questi ultimi tempi dall’esperienza a Villa Duchessa di Galliera nell’antichissimo teatro restaurato…

    «Adesso Voltri vede il Cargo come il “suo” teatro, abbiamo un legame stretto con il territorio. Io per prima mi sento un po’ voltrese ormai anche se non abito lì, guai a chi me la tocca! E’ un quartiere vivo e attivo, con gente pensante… ed è molto buono anche il rapporto con le scuole del territorio.»

    Hai detto… “lotto per raggiungere quello che un anno fa avrei ottenuto faticando meno”… Come vivi il tuo lavoro, sei serena?

    «Questo non è certo un lavoro che ti rende sereno, è il lavoro della precarietà, ma lo sapevo bene anche prima di iniziare. Sono una persona combattiva di natura, le difficoltà mi stimolano ad essere ancora più agguerrita. Certe volte però alcune opportunità che la città perde creano un po’ di depressione, perché pensi che il tuo lavoro abbia un costo bassissimo per la collettività e che sia un buon lavoro, eppure le istituzioni spesso sembrano non accorgersene. La cosa bella e che da forza e serenità è la squadra, quando riesci a fare squadra con le persone con cui collabori… proprio come nel caso di questo spettacolo».

    Spesso ti abbiamo vista in prima linea contro i tagli alla cultura annunciati più volte sia dal Comune che dal governo. Credi sia possibile immaginare il teatro, ma anche la cultura più in generale, libera da ogni sorta di finanziamento pubblico?

    «Non è possibile perché il teatro non funziona come il mercato, è come una biblioteca o una scuola e i costi non possono essere sostenuti solo con i biglietti. Se le istituzioni smettessero di finanziare i teatri, i biglietti per gli spettacoli costerebbero cifre altissime e lo spettacolo diventerebbe un bene per pochi privilegiati. Poi ci sono realtà che hanno capacità di far fruttare meglio i contributi pubblici altre meno… ma questo non sta a me valutarlo, è compito delle istituzioni valutare i risultati: io ho dato 100 a questo teatro, quali benefici ho in cambio? Questo dovrebbe essere il ragionamento da fare…»

    Credi ci sia meritocrazia oggi a Genova nella distribuzione di questi finanziamenti?

    «In parte… Nel senso che chi si lamenta più forte solitamente ottiene il risultato migliore, ma c’è anche da considerare che tutto ciò che è cultura passa il più delle volte come superfluo e questo atteggiamento non aiuta certo nelle valutazioni. La cultura non è un bene di lusso, ma essenziale per il benessere e l’arricchimento delle persone. Inoltre la cultura crea posti di lavoro e indotto, benefici primari… ciò nonostante in Italia questo concetto non è ancora stato assimilato. Tornando più precisamente alla domanda, nessuno si prende la responsabilità di dare un giudizio artistico e suddividere i finanziamenti in base al gusto artistico… io potrei anche starci, ma nessuno si prenderà mai questa responsabilità. Se un ingegnere costruisce un ponte e questo crolla significa che l’ingegnere ha lavorato male, ma per uno spettacolo teatrale non può funzionare così, il giudizio è soggettivo. Chiaramente poi ci sono istituzioni nel mondo della cultura che è più difficile intaccare, realtà che rischiando capitali propri si sono costruiti negli anni una storicità e penso sia giusto valutare anche questo aspetto quando si finanzia la cultura. Ad ogni modo un po’ più di equità non guasterebbe, quello è sicuro, in particolare considerando il rapporto, come detto prima, fra costi e benefici.»

    Alla luce di quanto detto, che futuro vedi per il Teatro Cargo?

    «Di questi tempi non è più possibile pensare più in là di quelli che saranno i prossimi sei mesi, bisogna adeguarsi a questo stile di vita. Una condizione psicologica di assoluta precarietà, una situazione molto darwiniana dove sopravvivono non i migliori ma i più adatti… Noi siamo nati in mezzo alla spazzatura, ce la siamo sempre cavata, l’arte del funambolismo non ci manca per cui, che dire… “io me la cavo”!»

     

    Gabriele Serpe
    video di Daniele Orlandi