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  • Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smallLa settimana scorsa l’avvocato Daniele Granara, tutore legale degli abitanti di San Biagio (Val Polcevera), ha ufficialmente depositato il ricorso al Tar contro il cantiere del Terzo Valico di Bolzaneto, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale della Biacca, chiedendo l’annullamento – previa sospensione – del permesso di costruire (n. 364 del 10 luglio 2013) inerente “…la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi nell’area di cantiere CLB 4 – Bolzaneto” e del provvedimento (prot. n. 223395 in data 10/07/2013) avente ad oggetto l’autorizzazione ad effettuare movimenti di terra in zona soggetta a vincolo idrogeologico, entrambi rilasciati dal Comune di Genova.

    Vietato costruire vicino ai cimiteri

    Il ricorso innanzitutto sottolinea la violazione e la falsa applicazione dell’art. 338 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 recante “Testo unico delle leggi sanitarie”. Ai sensi dell’art. 338 del R.D. 1265/1934 “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale… Per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igenico-sanitarie, il Consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici…”.

    “Alla luce della disciplina sopra riportata – si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Granara – la realizzazione di opere (da intendersi, in generale, quali trasformazioni del territorio) a distanza posta a meno di 200 metri dalla cinta cimiteriale, in assenza di espressa deroga da parte del Consiglio comunale, da assumersi previo parere favorevole dell’ASL competente, deve ritenersi vietata ex lege. Contrariamente, nel caso di specie, nessuna procedura finalizzata alla riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è mai stata attivata, né tantomeno portata a termine dal Comune di Genova. E ciò, nonostante l’opera progettata e autorizzata si collochi ad una distanza ben inferiore ai 200 metri prescritti normativamente, giungendo addirittura a lambire la cinta cimiteriale”.

    Secondo i ricorrenti “Nessuna indicazione circa l’avvenuta procedura in deroga è contenuta nel titolo edilizio rilasciato che, occorre rilevarlo, prevede opere definite dallo stesso Comune come nuove costruzioni. Peraltro, non solo non risulta alcuna delibera del Consiglio comunale, ma nessuna riduzione nella fattispecie è possibile, essendo l’opera in oggetto proprio a ridosso del cimitero”.

    L’intervento prevede la “modellazione del versante” (di fatto uno sbancamento del versante collinare ed il riversamento del materiale scavato nell’area posta “a valle”) finalizzata alla realizzazione di due piazzali dell’estensione di ben 3000 e 1000 metri quadrati che permetteranno l’abbancamento in loco di oltre 70 mila metri cubi di materiali di risulta, sopra ai quali saranno  realizzate strutture e manufatti prefabbricati, oltre alle opere di incanalamento e smaltimento delle acque superficiali connesse alla modifica del versante.

    I ricorrenti al Tar precisano che le opere in questione “saranno destinate a rimanere in loco per un periodo indefinito e comunque di lunga durata (l’intero periodo di durata del cantiere per la realizzazione del Terzo Valico). Del resto, l’attività di cantiere e la movimentazione del terreno comporterà la presenza, nell’area dei lavori, di personale, con conseguente aumento, per tutto il periodo di mantenimento in loco dell’opera, del carico antropico dell’area. Esattamente ciò che il vincolo mira ad evitare”.

    La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che “il divieto è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o costruzione rendendo del tutto inedificabile l’area colpita dal divieto medesimo” (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996, Cons. Stato 22 novembre 2013, n. 5544 Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 1971, n. 606). Da quanto sopra emerge “la portata assoluta ed inderogabile del vincolo cimiteriale destinato ad impedire ogni trasformazione del territorio che si ritiene per legge comportare pericolo alla salubrità dei luoghi”.

    Le opere autorizzate, per rilevanza e caratteristiche “comporteranno una trasformazione permanente del territorio – si legge nel ricorso dell’avvocato Granara – Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Nel permesso di costruire, infatti, si precisa che “l’area dovrà essere sistemata secondo un apposito progetto da sottoporsi all’approvazione del Comune prima della conclusione dei lavori”.

    Dunque, secondo i ricorrenti “Il progetto approvato non prevede in alcun modo una trasformazione del territorio con conseguente ripristino al termine dei lavori, bensì una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

    Il vincolo idrogeologico

    L’altra principale contestazione sollevata nel ricorso riguarda la violazione e la falsa applicazione della L.R. 22 gennaio 1999, n. 4. Come ricorda il ricorso “L’area oggetto dell’intervento è assoggettata, ai sensi della sopracitata L.R. n. 4/1999, a vincolo idrogeologico”.

    “L’autorizzazione alla movimentazione di terreno rilasciata dall’Ufficio geologico del Comune di Genova reca, tuttavia, una serie di prescrizioni connesse all’intervento, ad ogni evidenza contrastanti con l’intervento medesimo – scrive l’avvocato Granara – In particolare viene richiesto un piano di monitoraggio per la stabilità del versante e delle falde da proseguirsi anche oltre la fine dei lavori (circostanza che conferma i dubbi circa la stabilità del fronte e la realizzabilità dell’intervento), la necessità di un adeguamento della relazione geologica e geotecnica, la limitazione al minimo possibile delle movimentazioni di terra (circostanza evidentemente impossibile considerata l’entità dell’opera che prevede l’abbancamento di 70 mila metri cubi di terra), la realizzazione di tutti i possibili accorgimenti per garantire la stabilità del versante (circostanza che fa presumere che la stessa Amministrazione comunale dubiti della realizzabilità, in piena sicurezza, dell’intervento)”.

    Ma non è tutto. “Nell’autorizzazione viene prevista la realizzazione di prove geotecniche in cantiere per verificare la qualità geotecnica dei materiali abbancati – si legge ancora nel ricorso – Detta circostanza conferma le perplessità emerse e fatte proprie da molti residenti della zona in merito all’incertezza (manifestata dalla stessa Amministrazione comunale) circa le tipologie di materiali che verranno abbancati nell’area, con conseguente potenziale rischio per i cittadini della zona”.

    Insomma “Una tale serie di prescrizioni (ben 14), di tale portata e rilevanza, conferma l’assoluta irrealizzabilità dell’intervento […] che comporta grave pericolo per la stabilità dell’intero versante – conclude l’avvocato Granara – I ricorrenti che abitano nella zona subiscono grave danno dall’esecuzione di tali opere, venendo pregiudicata la loro vita dal continuo enorme movimento di mezzi e materiali, con conseguente produzione di intollerabile rumore, polveri ed emissioni di qualsiasi tipo… Si chiede, previa sospensione cautelare, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Genova e della società contro-interessata (“Cociv”, Consorzio collegamenti integrati veloci) al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari di giudizio”.

    Matteo Quadrone

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

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    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone

  • Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    La politica spinge, Autostrade temporeggia. Giovedì il sindaco aveva convocato la riunione dell’Osservatorio Gronda a cui avrebbe dovuto partecipare anche Autostrade, ma le 43 prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero (qui l’approfondimento di Era Superba) non sono da sottovalutare e l’incontro è stato rinviato perché società Autostrade non ha ancora preparato le controdeduzioni o comunque le risposte alle 43 prescrizioni.

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    La replica del vicesindaco Bernini è dura e non si fa attendere: «La motivazione fornita da Autostrade non sta in piedi, non è possibile che non abbiano avuto il tempo di leggersi quelle “poche paginette”. Che ci dicano chiaramente cosa vogliono fare. Noi ci eravamo anche resi disponibili a trattare solo le tematiche più urgenti».

    “La Spea autostrade ha comunicato che non potrà aderire all’invito alla riunione dell’Osservatorio “gronda” che il sindaco ha convocato per giovedì 13 febbraio – si legge nella nota stampa diffusa dal Comune – La società precisa di non aver “ancora ultimato l’istruttoria” sul decreto di Valutazione impatto ambientale riguardante l’opera. Poiché la presenza della società è indispensabile alla efficace trattazione degli argomenti all’ordine del giorno, in particolare per quanto attiene alle esigenze degli abitanti “interferiti” dal progetto, l’amministrazione comunale ha ritenuto di rinviare la riunione dell’Osservatorio in attesa di una auspicata, sollecita presenza di Spea.”

  • Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    terzo valico trasta3Il Municipio Valpolcevera ha approvato una mozione del M5S che sollecita l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico, tramite il supporto e la presenza in loco di personale qualificato delle istituzioni locali (Municipio e Comune) e del general contractor dell’opera (il consorzio Cociv). Il documento, passato con emendamenti di Pd, Sel e Idv, è stato votato dalla medesima maggioranza e dal gruppo misto, unico voto contrario quello di Davide Ghiglione, capogruppo di Fds.

    «Chiaramente immaginavamo che la maggioranza accogliesse con grande favore la nostra iniziativa – ammette Carlo Di Bernardo, capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Valpolcevera – cogliendo l’occasione per trasformarla in un’azione di propaganda tesa a rivendicare un presunto ruolo informativo avuto finora dalle istituzioni locali. Sono stati molto bravi in questo, ma già lo sapevamo». Detto ciò, aggiunge Di Bernardo «Quello che ci ha spinto a presentare il documento è un problema reale. Noi, come è noto, siamo contrari al Terzo valico e ci siamo opposti più volte in consiglio sui temi degli espropri e della cantierizzazione. Ma oggi, in un’ottica di realismo politico, preso atto che questa maggioranza vuole quest’opera, dobbiamo ragionare per il bene dei cittadini. Gli abitanti delle zone interessate si pongono diverse domande, dai tempi di durata dei lavori al pericolo amianto, quindi l’idea è mitigare un disagio, comunque enorme, fornendo almeno un supporto informativo».
    Resta il fatto che «Dovremo vigilare affinché tale sportello informativo funzioni realmente, dando risposte precise e chiare sull’opera – sottolinea Di Bernardo – Noi abbiamo richiesto la presenza sia del Comune sia del general contractor Cociv. L’interfaccia deve essere unica. Sono entrambi soggetti corresponsabili di ciò che sta accadendo e accadrà sul territorio». Certo, ammette il consigliere M5S «Vedendo come sono andate precedenti esperienze, ad esempio l’osservatorio comunale sulla Gronda, siamo pure noi scettici sull’effettiva funzionalità del punto informativo. È evidente però che, se lo sportello sarà un’altra operazione di facciata, inutile ai fini della trasparenza, dal punto di vista politico la maggioranza sarà chiamata a renderne conto».
    Ma ormai non è troppo tardi per promuovere un’azione informativa? «Forse è vero – conclude Di Bernardo – ma è altrettanto vero che i lavori del Terzo Valico perdureranno molti anni, così come i conseguenti disagi per la popolazione».

    Federazione della Sinistra, con il capogruppo Davide Ghiglione (esponente del movimento No Tav-Terzo Valico), ha votato contro soprattutto perché la ritiene «Un’iniziativa tardiva che rischia di suonare come una beffa per i cittadini, mai interpellati sull’opportunità o meno di realizzare la grande opera ferroviaria. Io ritengo che una maggiore consapevolezza della popolazione in merito al Terzo Valico sia senza dubbio necessaria, infatti da circa due anni sono impegnato in assemblee informative, ma francamente affidare questo ruolo al Cociv mi sembra quanto meno pericoloso».
    Tra l’altro, la mozione approvata dal consiglio del Municipio Valpolcevera «È stata stravolta dagli emendamenti Pd, Sel e Idv, in cui sostanzialmente si rivendica il ruolo informativo, di presunto appoggio alle istanze della cittadinanza, svolto dalle istituzioni locali, e si ripropone la logica delle compensazioni e dei “tavoli di regia”», sottolinea Ghiglione. Dal punto di vista politico, conclude il consigliere Fds «È un atto che legittima i partiti che sostengono il Terzo Valico, i quali non hanno mai promosso reali azioni di informazione, soprattutto a tempo debito, cioè molti anni fa, quando si sarebbe potuta affrontare una discussione seria».

    Allo stesso modo l’esponente Fds giudica l’Osservatorio ambientale “partecipato” della Valverde, approvato una decina di giorni orsono dal consiglio comunale di Campomorone (nel quale siede anche lo stesso Davide Ghiglione). L’Osservatorio è un organismo creato insieme al Comune confinante, quello di Ceranesi, composto da rappresentanti amministrativi e cittadini volontari, il quale secondo statuto si occuperà del monitoraggio sui lavori del Terzo Valico, con particolare riferimento alla qualità ambientale. Sul territorio di Campomorone e Ceranesi, infatti, è prevista l’installazione di due cantieri collaterali ma non di piccole dimensioni: un grande campo base per l’alloggio degli operai in località Maglietto e soprattutto il cantiere per la finestra di servizio del tunnel vero e proprio, in località Cravasco nei pressi di un’ex cava di calcare.
    «Ritengo che tutto questo ormai sia tardivo per una popolazione che, da Fegino a Tortona, mai è stata interpellata in merito alla grande opera ferroviaria – conclude Ghiglione – Che senso ha creare un osservatorio dopo anni di silenzio sul Terzo Valico? Qualcuno sostiene che buona parte della popolazione è favorevole alla realizzazione del Terzo Valico. Ma se anche così fosse, qualcuno ha mai posto il quesito ai cittadini? Almeno per quanto riguarda la Gronda l’ex Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, aveva promosso un dibattito pubblico, sebbene non si sia rivelato un vero strumento di partecipazione. Per il Terzo Valico, invece, non c’è stato neppure un tentativo di coinvolgere la popolazione sulle scelte fondamentali che delineeranno il futuro del territorio».

    Matteo Quadrone

  • Il Mini Scolmatore Fereggiano e la bocciatura del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici

    Il Mini Scolmatore Fereggiano e la bocciatura del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici

    fereggiano2Il progetto per il mini scolmatore del Fereggiano è stato bocciato dal Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici. Questa la notizia circolata già nei giorni scorsi e confermata da 64 pagine di osservazioni (qui il pdf completo) che ufficializzano un parere tecnico il cui esito negativo era prevedibile già qualche mese fa, nonostante la presentazione in pompa magna del progetto (qui l’inchiesta di Era Superba di settembre che anticipava le problematiche relative al mini scolmatore).

    L’Assemblea sottolinea nel documento innanzitutto l’incompatibilità della definizione di “1 Lotto dello Scolmatore del Bisagno” con il progetto del mini scolmatore: “Il progetto presentato, per le soluzioni adottate, prevede una configurazione di opere con variazioni rispetto all’originario progetto generale; pertanto rappresenta un progetto a sé stante, anziché costituire il 1 Lotto del progetto definitivo (dello Scolmatore del Bisagno)”, si legge nel documento. Le osservazioni del Consiglio si soffermano poi sia sugli aspetti idrologici che su quelli idraulici, ma anche quelli legati alla copertura finanziaria, oltre agli ambientali, urbanistici, impiantistici ecc.

    In particolare viene richiesto l’aggiornamento dello studio idrologico fermo a oltre trent’anni fa, evidenziando che: “La portata di dimensionamento dell’opera è stata definita in maniera convenzionale senza sviluppare un apposito studio idrologico riferito ai bacini idrografici di interesse.” E ancora: “Essendo basate su serie idrologiche aggiornate alla fine del secolo scorso, le stime del tempo di ritorno della portata di progetto definiscono probabilmente in modo non sufficientemente preciso il rischio residuo di inondazione per incapacità dell’opera di scolmo di convogliare la portata in arrivo da monte”.

    Una delle critiche è quella di non aver preso in esame eventuali soluzioni alternative prima di sviluppare il progetto definitivo: “[…] l’Assemblea rileva che il criterio guida, che ha condizionato il progetto in esame ed il piano degli interventi, è riconducibile alla ristretta disponibilità delle forme e fonti di finanziamento. Peraltro, la soluzione sviluppata dal Progetto Definitivo in esame non è stata selezionata tra diverse alternative, ma piuttosto è stata ritenuta l’unica realizzabile con il finanziamento disponibile, senza supportare la soluzione prescelta con una sommaria stima economica del costo di una soluzione diversa che non prevedesse quale condizione il reimpiego della tratta di galleria esistente, con una galleria unica, sia per il Fereggiano – Rovare – Noce, che per il Bisagno”.

    Osservazioni tecniche specifiche, inoltre, per quanto riguarda il funzionamento della galleria Fereggiano; lo sbocco a mare e gli accessi per la manutenzione; le opere di presa e le vasche di dissipazione al sotto dei pozzi a vertice.

    “Come insieme di associazioni e comitati – si legge in una nota congiunta diffusa da WWF Genova, Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato Protezione Bosco Pelato, Associazione Vivere in Collina Quezzi, Comitato NoCementificazione Terralba  Genova – abbiamo cercato di indicare strade diverse con il nostro evento dello scorso 8 e 9 Novembre ed in particolare durante il convegno a Palazzo Ducale abbiamo proposto un’idea progettuale alternativa allo scolmatore del Fereggiano, bellamente accantonata dagli assessori presenti seppur ritenuta interessante da uno dei Professori intervenuti. L’assessore Garotta ha detto che si applicava il Piano di Bacino in quanto era il primo lotto dello scolmatore del Bisagno, mentre l’assessore Crivello ha detto che c’erano da prendere i soldi del “Piano Città” grazie a questo progetto definitivo”.

     

  • Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Bolzaneto, cimitero della Biacca. Il cantiere del Terzo ValicoA Bolzaneto, per bloccare il cantiere del Terzo Valico nei pressi del cimitero della Biacca, sotto l’abitato di San Biagio, residenti e comitati sono pronti a ricorrere al Tar della Liguria. Nel frattempo, gli operai scavano e disboscano per preparare l’area, destinata a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terra di scavo, il cosiddetto “smarino” (qui l’inchiesta di Era Superba). Il cantiere, in questi mesi, è stato contestato dai cittadini in tutte le sedi opportune (a partire dalla seduta di Commissione comunale in loco) e tramite la diffusione di appelli indirizzati a tutte le istituzioni locali (Municipio Valpolcevera, Comune di Genova e Regione Liguria) al fine di segnalare quelli che sarebbero i pericoli per la salute pubblica e l’ambiente circostante, conseguenti ad un simile conferimento.

    Comunque sia i lavori proseguono, come racconta Marco Torretta, portavoce del Comitato San Biagio Serro «Da alcune settimane gli operai hanno iniziato a scaricare una parte dei 70 mila mq di terra di scavo, al ritmo di 4-5 camion ogni quarto d’ora. Diciamo che, grazie alle nostre lamentele, adesso il cantiere è in regola. È stata installata l’adeguata cartellonistica e gli orari di lavoro vengono rispettati». Ma gli abitanti continuano a non essere per nulla convinti che sia lecito costruire – seppur in maniera provvisoria – così vicino al cimitero della Biacca. Per questo hanno deciso di agire per vie legali. «Il ricorso al Tar che stiamo preparando verterà proprio sulla eccessiva vicinanza del cantiere al cimitero – sottolinea Torretta – La Legge, infatti, vieta nuove costruzioni intorno ai cimiteri entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’area cimiteriale. Nel caso di Bolzaneto stanno accatastando la terra di scavo a ridosso del muro del cimitero della Biacca».

    L’amministrazione comunale, invece, afferma che le autorizzazioni necessarie sono state rilasciate sulla base di elementi di consolidata giurisprudenza. «Si tratta soltanto di un’interpretazione di Legge – conclude Torretta – Basata su alcune sentenze che sanciscono la possibilità di costruire a minori distanze. Ma noi non ci diamo per vinti e proveremo a sollevare la questione davanti ai giudici per bloccare il cantiere».

    Matteo Quadrone

  • Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    La Gronda per il Pd non è più un tema politico. «Il percorso è già tracciato: la decisione è stata presa già da tempo ed è frutto di un dibattito condiviso, sul modello francese, a cui hanno avuto modo di partecipare tutti i cittadini. Ora che si hanno le necessarie autorizzazioni ministeriali, si tratta di convocare la Conferenza dei servizi, azione che spetta al Ministero delle Infrastrutture e a Società Autostrade». Chiaro e sintetico il messaggio lanciato ieri da Alessandro Terrile, segretario provinciale del Partito democratico.

    Destinatario ancora una volta, anche se mai direttamente esplicitato, il sindaco Marco Doria accusato di eccessivi tentennamenti e di una mancata presa di posizione chiara e definitiva su un’opera che al primo cittadino, e non solo, solleva in realtà grandi perplessità (qui l’inchiesta di Era Superba che precedeva la VIA del Ministero, ndr).

    «In Conferenza dei servizi – ha proseguito Terrile – Regione e Comune dovranno arrivare con una posizione unitaria che è quella di far partire i cantieri il prima possibile. Il problema allora non è più politico ma, tutt’al più tecnico: si dovrà, cioè, far capire al territorio quali saranno i disagi necessari e inevitabili e come contenerli al minimo negli anni di costruzione della Gronda».

    Secondo il Pd, dunque, i giochi sarebbero sostanzialmente fatti. Ma la realtà non è poi così semplice. Innanzitutto, bisognerebbe capire chi saranno i rappresentati del Comune che prenderanno attivamente parte alla Conferenza dei servizi. Se si trattasse di un’anima democratica, allora l’unità di intenti con la Regione, fortemente caldeggiata dai fautori dell’opera, potrebbe essere cosa semplice. Diverso, invece, il panorama che potrebbe aprirsi se i dubbi del sindaco Doria dovessero farsi “ufficiali”. In questo caso, al primo cittadino non mancherebbe il sostengo di tutte quelle associazioni e movimenti che, per buona parte, hanno contribuito al suo successo elettorale.

    Le autorizzazioni ministeriali, VIA (Valutazione Impatto Ambientale): facciamo chiarezza

    È proprio sulle prescrizioni del Ministero inserite all’interno della VIA che punta chi la Gronda non la vede proprio così di buon occhio: «Le prescrizioni sono osservazioni in gran parte già emerse nel corso del dibattito pubblico – dice Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e il tempo che è intercorso da allora non fatto altro che produrre un peggioramento di queste situazioni dal punto di vista idrogeologico. Insomma, se il Ministero dell’Ambiente ha imposto 43 prescrizioni, comprese alcune che riguardano la tutela monumentale e archeologica del paesaggio, non è vero che non c’è impatto ambientale, anzi. Poi – conclude Pignone – dal punto di vista ingegneristico, come gli ingegneri insegnano, tutto è possibile: infatti, è talmente tutto possibile che crollano ferrovie, vengono giù i monti e le persone perdono la vita a seguito delle alluvioni».

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    Pignone è anche uno dei più noti “Amici del Chiaravagna” che sulle pagine del proprio sito sottolineano un aspetto per nulla secondario proprio rispetto alla Valutazione di Impatto Ambientale:

    [quote]A causa della “Legge Obiettivo” la VIA non può che concludersi positivamente, ovvero con un assenso eventualmente corredato da prescrizioni. Questo succede perché, sempre per legge, la commissione VIA non può valutare l’utilità di una opera quando questa è stata dichiarata strategica dal Governo, come nel caso della Gronda.[/quote]

    In sintesi, il fatto che la VIA sia stata positiva non va salutato come un grande successo né tantomeno vuole dire che l’opera sia utile quanto, tutt’al più, fattibile nel rispetto di una lunga serie di prescrizioni. Che, se davvero rispettate alla lettera, sembrerebbero poter mettere seriamente a rischio la realizzabilità dell’opera. Un esempio? «Ne citiamo solo una – si legge in una nota stampa rilasciata dal Coordinamento Comitati No Gronda che punta il dito contro lo spreco di risorse da investire piuttosto per la messa in sicurezza del territorio – viene richiesto che la velocità del vento non debba superare i 5 m/s, pena il blocco del cantiere. Per carità, ci dicono, sarà tutto a tenuta stagna, non esisterà nessun rischio “amianto” per la popolazione e per la verdura del mercato ortofrutticolo, vicino al quale sarà stoccato il materiale di scavo, ma allora perché il Ministero ha ritenuto necessaria questa gravosa condizione? Osservando i dati della stazione meteo di Genova-Rivarolo, nel 2013, la misurazione della velocità dei picchi del vento è rimasta al di sotto della soglia indicata dal Ministero solo per 45 giorni dell’intero anno».

    Verso la Conferenza dei servizi, il Pd vuole l’unione di intenti

    Secondo quanto spiegato dal capogruppo del Pd Simone Farello, in Consiglio comunale la partita Gronda potrebbe tornare solo per due motivi, ovvero qualora dalla Conferenza dei servizi uscissero modifiche sostanziali all’accordo di programma sottoscritto da tutti gli enti interessati o che incidessero sugli strumenti della pianificazione urbanistica del Comune di Genova. «La Gronda – ha proseguito Farello – è un’opera di interesse nazionale per cui ci aspettiamo che in Conferenza dei servizi ci sia un ruolo attivo e forte non solo di Regione Liguria e Comune di Genova ma anche di Società autostrade perché deve mettere in pratica alcune richieste del territorio votate dal Consiglio comunale il 18 settembre 2012, come il declassamento dell’attuale tratto autostradale A10».

    La chiave di tutto, secondo Farello, sta nella necessità di far tornare centrale il tema degli investimenti: «Poi Possiamo avere la legge elettorale più bella di questo mondo ma se la gente non ha il salario non andrà a votare, sosterrà i movimenti dei forconi o tutt’al più continuerà a votare M5S. Per questo spero che si concluda velocemente la discussione della legge elettorale perché il Parlamento deve dedicarsi all’obiettivo primario del governo Letta ovvero investire nella crescita di questo Paese». Come si collega questo alla questione Gronda? «Se non si fanno gli investimenti – ancora Farello – non esiste la possibilità dello sviluppo né tantomeno di uno sviluppo sostenibile. La linea del Partito democratico che alcuni con disprezzo chiamano “sviluppista” è in realtà puramente realista. Se un Paese non investe, chi avrà investito a un certo punto ti sostituirà: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e, in questo caso, i nodi sono quelli delle non scelte. Oggi, a fronte delle certezze della Valutazione d’Impatto Ambientale sarebbe sciagurato rimandare ulteriormente un investimento che poi saremmo costretti a rimpiangere».

    Simone D’Ambrosio

  • Terzo Valico, Val Polcevera: il punto sui cantieri di Trasta e Bolzaneto

    Terzo Valico, Val Polcevera: il punto sui cantieri di Trasta e Bolzaneto

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 005 small

    Dopo il sopralluogo della commissione comunale in Val Polcevera (il 4 dicembre scorso) nelle zone interessate dai lavori per la realizzazione del Terzo Valico e la passeggiata al cantiere alle spalle di Trasta dei militanti No Tav un paio di settimane orsono (sabato 14 dicembre), rimangono vive tutte le perplessità di abitanti e cittadini in merito alla gestione della cantierizzazione da parte del consorzio Cociv (general contractor dell’opera) e degli enti locali.
    Nel frattempo qualcosa ha ripreso a muoversi: nel cantiere adiacente al cimitero della Biacca a Bolzaneto (sotto l’abitato di San Biagio) da alcuni giorni gli operai sono tornati a movimentare terra fin dalle prime luci dell’alba, mentre nell’area ferroviaria di Trasta, in via Polonio, è partita la costruzione degli alloggi che dovranno ospitare i lavoratori provenienti da fuori città. Stiamo parlando del campo base inizialmente previsto proprio nel sito della Biacca, oggi invece destinato a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere.

     

    Bolzaneto, cantiere della Biacca

    «La visita della commissione comunale si è rivelata una vera delusione, ma purtroppo ce lo aspettavamo – racconta Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – da parte del Comune non c’è stato neppure il tentativo di affrontare una seria discussione sulla pericolosità del cantiere. Abbiamo avuto la triste conferma che ognuno viaggia per la propria direzione. Noi parlavamo di “mele”, loro di “pere”. L’amministrazione si trincera dietro alla presunta regolarità delle autorizzazioni concesse al Cociv e non risponde alla domande sul rischio per la nostra salute e quella dei nostri figli. Infatti, il vicesindaco Stefano Bernini ha affermato che i 70 mila mq di terre di scavo, che dovrebbero servire da fondo alla soletta in cemento del cantiere della Biacca, saranno assolutamente privi di amianto, in quanto conterranno tufo». In precedenza, interpellato sulla questione da Era Superba, il vicesindaco aveva parlato di basalto. Tali affermazioni evidenziano che neppure il Comune ha le idee sufficientemente chiare.

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 small«Da alcuni giorni il cantiere della Biacca è nuovamente attivo – spiega Torretta – gli operai con benne e macchinari stanno movimentando la terra già a partire dalle ore 06:45 del mattino. Di conseguenza 500 famiglie di San Biagio si trovano a dover convivere con l’inquinamento acustico e ambientale». Ma in fin dei conti questo, forse, è il male minore. «Occorre ricordare alle istituzioni che l’area interessata dallo scavo è soggetta a frane, come confermano i relativi Piani di bacino sottolinea il portavoce del comitato – Infatti, nel 2007 parte del parcheggio di San Biagio “Il Colle” era sceso di mezzo metro verso il cimitero, richiedendo un urgente intervento di ripristino da parte di Coopsette, intervento durato quasi un anno. Siamo sicuri che andando a toccare questa parte di collina, disboscata di 3000 mq di alberi, non venga messa a rischio la stabilità della collina stessa, così come l’incolumità di 250 famiglie che risiedono nei residence sovrastanti denominati “Il Borgo” e “Il Colle”? Sono stati fatti tutti gli accertamenti del caso? ».

    Inoltre, ad oggi nessun cartello è stato affisso fuori dall’area su cui insistono i lavori «Pertanto ci chiediamo quanto sia in regola questo sito – continua Torretta – Abbiamo chiamato la Polizia Municipale lamentandoci dei rumori in orario mattutino ma ci è stato risposto che il cantiere è “privato” e quindi non servono autorizzazioni affisse all’esterno. Francamente, simili risposte sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Noi per tutelarci stiamo pensando di agire anche per vie legali. Non siamo per nulla convinti che si possa costruire, seppure provvisoriamente, così vicino ad un cimitero. Giovedì scorso qui a San Biagio si è svolta una riunione tra il nostro comitato e quello di San Quirico, alla presenza di una cinquantina di persone. Stiamo cercando di veicolare ai cittadini un’informazione corretta. Al contrario, Cociv e istituzioni locali giocano proprio sul fatto di nascondere eventuali problematiche, senza mai essere del tutto trasparenti».

     

    Trasta, Rocca dei Corvi

    terzo valico trasta2Sabato 14 dicembre un centinaio di persone hanno sfilato in corteo dall’imbocco di via Trasta fino al cantiere di via Rocca Inferiore dei Corvi per mostrare ai “foresti” quali radicali trasformazioni sta subendo il paesaggio della Val Polcevera. Quello che un tempo era un bosco popolato da migliaia di alberi – tra cui roveri e pini anche secolari – adesso è diventato un arido deserto deprivato di ogni forma di vita. I manifestanti sono facilmente entrati nell’area di cantiere per piantare le bandiere No Tav, rivendicando di non riconoscere alcuna legittimità ai divieti imposti.

    Sulla sommità della collina resiste ancora una casa, destinata a trasformarsi in uffici a servizio del Cociv. Un’altra abitazione, già demolita, rientrava tra i primi espropri portati a termine. «Per la residenza rimasta in piedi, invece, il Cociv ha dovuto faticare prima di trovare un accordo con il proprietario – spiega Davide Ghiglione, consigliere (Fds) del Municipio Valpolcevera – Alla fine il compromesso è stato raggiunto ma l’indennizzo economico corrisposto al privato risulta decisamente alto. Come accaduto in altre occasioni, ad esempio a Pontedecimo, i rimborsi paiono assai superiori al reale valore delle abitazioni espropriate. Indennizzi pagati con soldi pubblici, quindi con risorse di tutti noi cittadini».

     

    Piano Utilizzo Terre e rocce di scavo e protocollo amianto

    Davide Ghiglione e Antonio Bruno (consigliere comunale Fds) hanno presentato due interpellanze (rispettivamente in Municipio Valpolcevera ed in Comune) con le quali sollevano forti dubbi – dal punto di vista strettamente procedurale – sulle modalità di gestione e trattamento della terra di scavo. «Non sappiamo ancora quando i documenti verranno discussi – precisa Ghiglione – Ma riteniamo doveroso fare chiarezza al più presto. Ci domandiamo: allo stato attuale la terra che gli operai del Cociv stanno movimentando, secondo quali procedure viene gestita?».

    Il permesso a costruire i piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati nell’area di cantiere “CLB 4 – Bolzaneto”, dietro il cimitero della Biacca prevede due distinte modalità di gestione dell’abbancamento di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo provenienti da cantieri del Terzo Valico, in particolare «come terre da scavo ai sensi del DM 161/2012, se ed in quanto approvato il Piano di Utilizzo ai sensi dell’art. 5 di tale D.M; come rifiuti (CER 170504) ai sensi dell’art. 214 e seguenti del Decreto Legislativo 152/2006 e s.i.m. secondo la procedura di cui alla D.G.R. 1567/2008, ove prima dell’inizio delle attività non sia approvato il suddetto Piano di Utilizzo», si legge nell’interpellanza del consigliere municipale.
    Invece, il provvedimento di approvazione del Piano Utilizzo Terre secondo il D.M. 161/12, recita testualmente al punto 2 «l’inizio delle attività che generano materiali da scavo riferiti ai lotti 1 e 2 “Terzo Valico dei Giovi” è condizionato all’approvazione, da parte delle Regioni e altre amministrazioni competenti, dei progetti relativi ai siti di destinazione, così come individuati nel PdU di cui trattasi».
    Il Piano di Utilizzo, secondo i firmatari delle interpellanze «dovrebbe valutare con attenzione la movimentazione di terre amiantifere presenti, secondo le carte regionali, su gran parte del tracciato ligure del Terzo Valico».

    Insomma, in altre parole, prima di procedere con le operazioni di cui sopra «La Regione Liguria è tenuta ad approvare il Piano di Utilizzo Terre e rocce di scavo, cosa che ancora non ha fatto – sottolinea Ghiglione – e non solo: occorre trovare anche un accordo con la Regione Piemonte sul Protocollo Amianto. Sono due documenti fondamentali e connessi. Anche a PdU approvato, infatti, è necessario aver già stabilito le precise procedure per trattare eventuali materiali amiantiferi».

    Per questo i consiglieri Fds di Municipio Valpolcevera e Comune interpellano rispettivamente Giunta municipale e comunale «per conoscere se non sia opportuno l’intervento da parte del Comune di Genova per adeguare puntualmente le prescrizioni della civica amministrazione alle normative dettate dal Ministero dell’Ambiente e, pertanto, a prevedere che non vengano movimentate terre di scavo del Terzo Valico prima che sia approvato il Piano di Utilizzo».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Ponte di CorniglianoNei giorni scorsi sono circolate notizie di un possibile blocco ai lavori della Strada a mare di Cornigliano, a causa di possibile rifiuto di Anas di coprire 4 milioni di costi non preventivati, dovuti alle sopraggiunte bonifiche belliche che hanno anche rallentato i tempi di consegna dell’appalto assegnato nel 2010 inizialmente per 67 milioni di euro.

    Inevitabile che la questione arrivasse in Sala Rossa, dove i consiglieri Bruno, Pastorino e Grillo hanno presentato un articolo 54 rivolto al vicesindaco Bernini. Di per sé, l’interrogazione a Cantiere fiume polceverarisposta immediata era in calendario già per la scorsa seduta di Consiglio comunale, ma le ben note vicende di Amt hanno portato a stravolgere l’ordine dei lavori. Sul tavolo non solo la questione economica ma anche lo smistamento del terreno e dei materiali asportati e i potenziali intralci alla linea ferroviaria che conduce al porto di Sampierdarena.

    «Si tratta di una grande opera stradale che non viene contestata da nessuno – ha detto il capogruppo di FdS, Antonio Bruno – neppure dai No Gronda. Anzi, viene considerata un contributo fondamentale per la mobilità nel Ponente cittadino, soprattutto se nel frattempo si allestiscono le strade interne con le corsie protette per gli autobus. È importante capire come stanno veramente le cose».

    «Insomma – gli fa da eco il collega Grillo (Pdl) – è vero che Anas non ha concesso l’ulteriore finanziamento e, anzi, ha richiesto i documenti della trattativa di base prima di valutare l’opportunità di sborsare nuove risorse?».

    La risposta è affidata al vicesindaco Bernini, che aveva seguito la questione fin da principio in qualità di presidente del Municipio – VI Medio Ponente, direttamente interessato dalla nuova infrastruttura: «Come si sa, gli incrementi di costo hanno riguardato soprattutto le necessarie bonifiche nell’area di cantiere di Sampierdarena per il rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. Imprevisto che ha anche generato un rallentamento dei lavori. La trattativa per la compensazione finanziaria che ne è conseguita ha portato all’individuazione di un maggiore esborso da parte del finanziatore, che entrambe le parti hanno concordato sarebbe stato anche l’unico aumento previsto rispetto alle spese indicate nel bando. I problemi nascono proprio sulle modalità con cui questo ammontare dovrebbe essere conferito. Noi abbiamo concordato un trasferimento ex ante per velocizzare le operazioni, ma Anas solitamente segue percorsi differenti, evitando le transazioni in itinere e aspettando una valutazione di un soggetto terzo alla consegna dei lavori. Ad ogni modo, Anas e Società per Cornigliano stanno lavorando su un ricalcolo congiunto del surplus necessario e nel giro di poco tempo dovrebbe arrivare l’assenso definitivo. A voler essere precisi, non si tratta neppure di un pagamento diretto, dal momento che finora i soldi sono tutti stati anticipati da Società per Cornigliano, anche quelli che riguardano le tranche concordate dall’appalto».

    Il vicesindaco è intervenuto anche sulla questione dello smaltimento del materiale rimosso che, tuttavia, non è stato trasferito ma resta depositato dietro alla stazione di Cornigliano perché sarà riutilizzato per costruire le massicciate sotto alle rampe della strada a mare.

    Il ponte di CorniglianoPiù complessa la situazione che riguarda il ventilato intralcio della linea ferroviaria portuale di Sampierdarena. «La strada a mare ha avuto un lungo iter di progettazione – ha ricordato Bernini – passato attraverso la Conferenza dei servizi Stato-Regione e ha avuto il parere positivo espresso da tutti gli enti interessati, compresa l’Autorità portuale che ha espresso la propria posizione tramite il Comitato portuale, dove siedono anche i terminalisti che oggi lamentano queste difficoltà». Il vicesindaco, dunque, conferma che, nel punto in cui si sovrappone ad alcuni binari in uscita dal porto di Sampierdarena, il ponte della strada a scorrimento veloce non ha altezze elevate. La costruzione della nuova infrastruttura, però, non poteva essere spostata per una questione di pendenze previste dalle normative di viabilità stradale.
    «È stato dunque necessario intervenire sulla linea ferroviaria» ha proseguito Bernini. «O si allungava leggermente il percorso, dovendo però procedere all’eliminazione di un capannone nel terminal di Sampierdarena, o si aumentava la pendenza dei binari. Per le Ferrovie la questione era indifferente, i portuali hanno preferito la seconda opzione. Gli stessi, ora, lamentano che, con i vecchi locomotori in funzione nel porto, ci sarebbe un maggiore consumo di carburante. Un problema che, comunque, potrebbe essere ovviato dal momento che nella progettazione si è intervenuti affinché fosse garantito il transito di treni elettrificati, portando la linea elettrica fino all’interno del porto. Naturalmente il locomotore nuovo costa leggermente di più, ma anche meno inquinante e più potente».

     

    Collegamento con l’Aeroporto

    marina-aeroporto-barche-d1Infine, il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha posto l’accento anche su un’altra problematica legata alla futura strada a scorrimento veloce, ovvero quella del collegamento con il casello autostradale di Genova Aeroporto. Si tratta del famoso “lotto 10”, di cui ci aveva già parlato proprio Bernini a giugno (qui). I problemi dipendono dal fatto che i lavori non sono stati inseriti nel bando principale, gestito dal precedente ciclo amministrativo e chiuso a marzo 2009. La speranza del vicesindaco era di poter allargare l’appalto esistente assegnando anche questo lotto alla Società per Cornigliano, come adeguamento imprevedibile dell’opera già appaltata, allo stesso ribasso d’asta, per accorciare notevolmente i tempi di realizzazione. Ma quest’ipotesi sembra ormai essere definitivamente tramontata, anche se la decisione ufficiale verrà presa solo nei prossimi giorni, dopo i necessari confronti con la Regione. «Abbiamo avuto pareri discordanti dal punto di vista legale – ha spiegato Bernini – e alla fine, per ragioni di massima trasparenza, abbiamo scelto di andare a nuova gara con il progetto comunque già pronto».

    Ciò comporterà un ulteriore ritardo nei tempi di consegna che, a questo punto, avverrà separatamente rispetto al tratto principale della strada a mare. «Avremo una continuità di cantiere – ha aggiunto il vicesindaco con delega all’urbanistica – ma non finiremo i lavori insieme. In ogni caso, cercheremo di stringere al massimo i tempi della nuova gara anche perché in quel periodo dovrebbero iniziare anche i lavori di riqualificazione di via Cornigliano e vorremmo limitare il più possibile i disagi per i residenti e i commercianti della zona».

    «Mi auguro vivamente che si faccia di tutto per completare i lavori nel più rapido tempo possibile – ha chiosato Pastorino – perché il rischio è che all’altezza di piazza Savio, dove le tre corsie della viabilità a mare si intersecheranno con quelle ordinarie, si venga a creare un grosso ingorgo di difficile smaltimento».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Terzo Valico, Val Polcevera: uno sportello informativo sui lavori

    Terzo Valico, Val Polcevera: uno sportello informativo sui lavori

    terzo valico trasta3Dopo l’amara sorpresa del campo base di Bolzaneto, trasformatosi sotto silenzio in deposito di materiali inerti e il caso degli espropri minacciati ma immediatamente sospesi anche per l’intervento del Comune – nella persona del vicesindaco Stefano Bernini – sentitosi scavalcato, per l’ennesima volta, dalle modalità interventiste del Cociv (general contractor dell’opera), adesso il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Val Polcevera presenta una mozione per chiedere al Municipio di sollecitare l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico.

    Intanto il 9 novembre scorso lungo le strade di Pontedecimo e San Quirico (con visita al cantiere dietro il Mercato dei Fiori), circa un migliaio di persone hanno manifestato il proprio dissenso alla realizzazione dell’opera, un evento che ha confermato ancora una volta, indipendentemente dalle opinioni, il ruolo determinante della cittadinanza della Val Polcevera nel cammino che porterà alla grande opera ferroviaria.

    «Considerato che i cittadini coinvolti direttamente o indirettamente nei lavori di quest’opera sono costretti a sopportare i disagi ad essi relativi – si legge nel documento presentato dal M5S – molto spesso non riescono neanche ad avere informazioni precise su lavori in esecuzione, modalità di realizzazione/tempistiche e questo può causare una degenerazione del dissenso ed avere effetti negativi sulla fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche».

    Il documento impegna il Presidente e la Giunta municipale «affinché si attivi a livello comunale per garantire l’apertura di uno sportello informativo in cui i cittadini possano ricevere, da parte della pubblica amministrazione comunale, con il supporto e la presenza di personale qualificato di Cociv, general contractor dell’opera, informazioni precise e chiare sull’opera e conoscere con congruo preavviso le tempistiche degli interventi previsti, specie quelli che potranno avere impatti sulle abitudini di vita dei cittadini (scavi, demolizioni, modifiche alla viabilità, ecc.)».

    Il punto informativo, secondo i consiglieri del M5S, dovrebbe essere realizzato al più presto, possibilmente in spazi comunali sul territorio della Val Polcevera, resi disponibili a tale scopo.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    san quirico. terzo valico.4jpgIl Movimento No Tav – Terzo Valico serra le fila, ad un anno di distanza dalla grande manifestazione dell’autunno 2012 e si prepara ad una nuova mobilitazione di massa lungo le strade della Val Polcevera. Sabato 9 Novembre, infatti, si svolgerà un corteo con partenza da Pontedecimo (concentramento ore 14 in piazzale Ghiglione, dalle piscine) per ribadire la contrarietà alla grande infrastruttura ferroviaria.

    L’evento è preceduto da due assemblee pubbliche (la prima si è tenuta martedì scorso a Ceranesi, la seconda si tiene oggi alle 21 presso il salone municipale di Via Guido Poli 12 a Pontedecimo) che hanno l’obiettivo di informare la cittadinanza su quelle che sono le “ragioni del no” dei manifestanti, iniziativa lodevole se si considera la grande varietà di informazioni, spesso discordanti, che ruotano intorno alla grande opera (qui l’inchiesta di Era Superba che cercava un anno fa di illustrare l’opera nel dettaglio, riportando pareri autorevoli, sia favorevoli che contrari).

    In occasione della mobilitazione di sabato, abbiamo raccolto il punto di vista di un militante del Movimento No Tav Terzo Valico: «L’anno trascorso ha reso più evidente come contemporaneamente nel Paese scarseggino le risorse per soddisfare i bisogni fondamentali delle persone e si continui invece a parlare di grandi opere. In Val Polcevera abbiamo assistito, per mancanza di denaro, alla chiusura del reparto di cardiologia dell’Ospedale Gallino di Pontedecimo e in concomitanza all’apertura di cantieri per un’opera inutile e dannosa come il Terzo Valico».

    Cantieri che, va detto, al momento appaiono piuttosto effimeri visto che, appena concluse le operazioni di bonifica, pulizia e disboscamento delle aree, i lavori si sono già fermati.

    «Risorse dell’intera collettività sono state canalizzate in mano a pochi affaristi – continuano dal Movimento – mentre potrebbero e dovrebbero essere impiegate altrove, creando nuovi posti di lavoro finalizzati a soddisfare i reali bisogni della comunitàTra presidi, assemblee informative e blocchi degli espropri le persone si sono ribellate a questo sopruso e l’opposizione al Terzo Valico, da una parte all’altra dell’Appennino, ha posto radici sempre più profonde sul territorioIl Movimento ha anche subito la repressione: denunce, fogli di via e militarizzazione. Misure intimidatorie che non ci spaventano e che, al contrario, ci confermano di essere come bastoni tra le ruote dei poteri forti e quindi sulla strada giusta».

    A San Quirico, Trasta e Bolzaneto sono iniziati i lavori di cantierizzazione della Finestra Polcevera, del Cantiere Fegino e del Campo Base CLB 4 (oggi divenuto deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere, leggi l‘inchiesta di Era Superba).

    «Per ora semplici recinzioni, all’interno delle quali al posto di alberi, prati e orti hanno creato il deserto – concludono i militanti – Adesso la distruzione del territorio che comporta il Terzo Valico è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti sono l’inutilità dell’opera e la connivenza tra imprese poco limpide e politica. Il 9 novembre 2013 torneremo di nuovo in strada, tutti insieme, uomini e donne, anziani e bambini, Liguri e Piemontesi».

     

    Matteo Quadrone

  • Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    San BiagioIl campo base CLB 4, villaggio con dormitorio, mense e altri servizi logistici per gli operai del Terzo Valico – inizialmente previsto a Bolzaneto, in via Santuario di Nostra Signora della Guardia, sotto l’abitato di San Biagio (costruito a seguito della bonifica dei terreni della Erg) – cambia destinazione in corso d’opera e si trasforma in deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere. I lavori di disboscamento e pulizia dell’area Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smalladiacente al cimitero della Biacca sono partiti da circa un mese (come documentato da Era Superba) ma solo grazie all’interessamento dei cittadini e del Comitato San Biagio-Serro è possibile fare luce sulla vicenda. Da parte delle istituzioni, infatti, si registra un silenzio assordante indice di un deficit di trasparenza, per noi alquanto significativo, riguardo alla gestione della grande opera ferroviaria a livello locale.

    In Val Polcevera l’avviata cantierizzazione del TAV nostrano finora ha portato soltanto disagi. L’esempio più eclatante è il sito di San Quirico, dietro al Mercato dei fiori, dove lo smembramento della collina – sommato alle intense piogge dei giorni scorsi – ha generato uno sversamento di fango sulla sottostante via Isocorte, problema che ha richiesto l’intervento di mezzi speciali per ripulire e rendere nuovamente agibile la strada. Adesso è il turno dell’area della Biacca (interamente di proprietà comunale) che, a fronte delle mutate esigenze del Consorzio Cociv (general contractor dell’opera) – probabilmente considerata l’eccessiva vicinanza del cantiere con il cimitero e il contestuale divieto di costruire nuovi edifici nella fascia di rispetto dell’impianto cimiteriale – verrà utilizzata esclusivamente per il deposito di semilavorati tramite l’esecuzione di due zone pianeggianti con l’impiego di terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalla realizzazione del Terzo Valico. «Da anni si diceva che qui sarebbe sorto un campo base per gli operai – spiega Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – Noi ci siamo mossi autonomamente per saperne qualcosa di più e, dopo aver chiesto e ottenuto dal Comune l’accesso agli atti, abbiamo scoperto la nuova soluzione progettuale. In pratica, l’intenzione del Cociv è quella di riempire con terre potenzialmente amiantifere l’avvallamento esistente e poi costruire due grandi piazzali sui quali depositare le attrezzature. Il problema è che, come al solito, è stato fatto tutto in sordina, mentre nessuno sembra preoccuparsi del rischio per la salute pubblica conseguente allo stoccaggio di simili materiali ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni di San Biagio in cui vivono almeno 500 famiglie, molte delle quali con bambini piccoli».

    Con Provvedimento Dirigenziale n. 364 del 10 luglio 2013, il Comune ha rilasciato al Consorzio Cociv il “Permesso di Costruire inerente la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, nell’ambito dei lavori del “Terzo Valico dei Giovi” nell’area di cantiere “ CLB 4 – Bolzaneto”. Soluzione progettuale che «recependo raccomandazione espressamente formulata in sede di approvazione del progetto definitivo dell’opera pubblica (allegato 1 Delibera CIPE 80/2006 – parte seconda, lettera g), allo scopo di evitare il posizionamento di manufatti diretti ad assolvere esigenze logistiche, comportanti permanenza di persone in area prossima alla cinta del cimitero della Biacca, prevede l’utilizzo dell’area per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, in luogo del posizionamento di dormitori ed altre strutture logistiche».

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 005 smallBolzaneto Biacca Terzo Valico 004 small

     

    «Stiamo parlando di 70 mila metri cubi di terre da scavo, così è scritto nero su bianco nei documenti ufficiali – racconta il Comitato – ciò equivale a diverse migliaia di camion. La nostra paura è che possano esserci anche rocce amiantifere, presenti senza ombra di dubbio lungo il tracciato dell’opera. Chi ci assicura i necessari controlli in questo senso? In particolare sullo stoccaggio del materiale di risulta? Inoltre, quale beffa ulteriore viene promesso che “a lavori terminati verrà ripristinata l’area”. Nessuno, però, parla del rischio amianto. Ad oggi siamo ancora in attesa di chiarimenti ufficiali da parte del Municipio Valpolcevera da noi interrogato a riguardo». Ma pure il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle e la Federazione della Sinistra hanno posto la questione all’attenzione dell’ente municipale con due distinte interrogazioni che saranno discusse prossimamente.

    La collina di San Biagio, pubblicizzata dai costruttori come area finalmente riconsegnata alla natura “Vi addormenterete al suono delle cicale e vi sveglierete al canto degli uccellini”, così recitava un vivace slogan promozionale «Ha dovuto e forse dovrà confrontarsi con la Gronda – sottolinea Marco Torretta – poi con l’ecomostro Selom (la lavanderia industriale) e i capannoni di Via Albisola (alcuni dei quali attualmente vuoti), oggi con un’area di stoccaggio di materiali semilavorati. Gli abitanti auspicano che qualcuno (Municipio, Comune, Provincia, Regione) affronti il problema in modo serio e responsabile perché, fino a dimostrazione contraria, stoccare 70000 metri cubi di terre di scavo provenienti dalle montagne dei Giovi potrebbe significare far inalare ai residenti di San Biagio e non solo polveri potenzialmente inquinate da asbesto che se assimilato dal corpo umano, anche in una sola fibra, provoca tumori alla pleura (mesotelioma pleurico) così come il temibile carcinoma polmonare». Senza dimenticare che soltanto nel comprensorio detto “Il Colle” su 104 famiglie residenti si contano circa 50 bambini in età compresa tra 1 mese e 16 anni. «A Genova sfido chiunque a trovare un tale agglomerato di gioventù, per altro in una città tristemente famosa per l’alto numero di anziani residenti – conclude l’esponente del Comitato – Non vogliamo che tra vent’anni la Val Polcevera debba diventare famosa come oggi purtroppo sono Marghera, Caserta o Taranto».

    La posizione del Comune  e la ricostruzione del vicesindaco Stefano Bernini

    Non è dello stesso parere il vicesindaco Stefano Bernini, che scongiura il rischio amianto e ricostruisce così la vicenda: «L’area della Biacca rimane destinata a campo base. Lo stoccaggio delle terre di scavo è funzionale proprio alla realizzazione di alcuni capannoni con funzioni di dormitorio per gli operai. Qui finirà esclusivamente il materiale di risulta della galleria in via di escavazione sotto gli Erzelli. Si tratta di basalto, rocce effusive spesso impiegate nelle pavimentazioni stradali, che sicuramente non contengono fibre di amianto». Bernini, dunque, respinge al mittente ogni accusa. Eppure la presenza di rocce amiantifere lungo il tracciato del Terzo Valico è stata riscontrata anche in alcuni studi: nel versante ligure il documento di riferimento è quello redatto dal “Dipartimento Ambiente” della Regione Liguria e definito “Carta delle “pietre verdi” di cui alla DGR n. 859/2008 – “Criteri per la gestione e l’ utilizzo delle terre e rocce da scavo”, nel quale sono evidenziate in verde e in giallo le zone in cui è definita “probabile” la presenza di amianto (qui il pdf). «Tutti i carotaggi eseguiti all’interno del Comune di Genova hanno appurato una presenza di amianto entro i limiti di legge», risponde il vicesindaco. Dunque i materiali estratti privi – del tutto o quasi – della famigerata fibra killer, saranno gestiti secondo il PUT (Piano di utilizzo delle terre e rocce di scavo) approvato dal Ministero dell’Ambiente il 4 ottobre scorso e che per la Liguria prevede quali destinazioni, tra le altre, la discarica di Scarpino, il riempimento Ronco-Canepa, la discarica del colle di Uscio (mentre il riempimento legato al ribaltamento a mare di Fincantieri per ora rimane in standby).

    Nel caso del percorso della Gronda di Ponente, invece «Dove è stata confermata l’esistenza di amianto in misura superiore – continua Bernini – esiste un protocollo di comportamento che prevede maggiori tutele con l’immediato blocco dei cantieri, il successivo “impacchettamento” del materiale pericoloso e la spedizione dello stesso presso discariche speciali, ad esempio in Germania». Bernini implicitamente ammette come questo tema, riguardo al Terzo Valico, debba quantomeno essere approfondito: «Il comportamento sarà il medesimo, come sopracitato. Innanzitutto, per decisione dell’Osservatorio Ambientale, saranno eseguiti dei sondaggi preventivi e propedeutici rispetto all’escavazione, sotto il controllo dell’Arpal. E, se fosse riscontrata una presenza di amianto superiore alla soglia di legge, si attiveranno dei percorsi di stoccaggio differenti. È un argomento che recentemente abbiamo affrontato anche con il Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ma io ho visto i dati del territorio genovese e ripeto, escludo che ciò possa accadere nell’ambito del Comune di Genova. Discorso diverso riguarda il territorio del Piemonte in cui effettivamente esistono delle situazioni di superamento».

    La questione approderà nelle aule di palazzo Tursi la prossima settimana grazie al consigliere comunale Antonio Bruno (Fds) che due giorni orsono ha depositato un’interpellanza in merito. «Sottolineato che secondo il testo dell’art. 338 R.D. 27.7.1934 n. 1265 “I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi,comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”. Rilevato che le “Norme Generali” del PUC Comune del Comune di Genova a pagina 16, prescrivono che “le fasce di rispetto delle nuove costruzioni dal perimetro degli impianti cimiteriali sono fissate in metri 200; tale distanza può essere ridotta fino al limite di metri 50 con deroga da parte del Consiglio Comunale, previo parere favorevole della ASL”. Interpello il Sindaco al fine di relazionare sull’effettiva rispondenza delle autorizzazioni alle succitate norme e sulle misure che si intendono adottare per lo stoccaggio di materiale amiantifero proveniente dagli scavi del collegamento ferroviario Fegino – Tortona».

    L’interpellanza «Ha proprio lo scopo di chiedere alla Giunta comunale se almeno si è posta il problema del rischio per la salute pubblica e quindi dei necessari controlli – spiega il consigliere Bruno – Mentre per la Gronda, seppure in maniera insufficiente, un minimo di attenzione riguardo al pericolo amianto c’è stata, per il Terzo Valico siamo ancora decisamente indietro. Le maggiori incognite riguardano il trasporto del materiale di risulta, la fase dello scarico e del conseguente stoccaggio. Occorrono dei controlli puntuali e specifici. Ma in questo senso a noi non risulta l’esistenza di piani dettagliati. Il problema è verosimilmente sottovalutato. Il cambio di destinazione del cantiere della Biacca è un fatto nuovo che francamente ci ha colto di sorpresa. Dal punto di vista politico, come minimo, siamo di fronte ad un deficit di comunicazione istituzioni-cittadini».

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    Incroci pericolosi

    Proprio dinanzi a via Santuario di Nostra Signora della Guardia, si trova il self-service all’ingrosso “Metro”. Coincidenza vuole che proprio in quest’area, a poca distanza dal cimitero della Biacca, se e quando mai sarà avviata la realizzazione della Gronda di Ponente, è prevista la costruzione del deposito di caratterizzazione delle rocce provenienti dallo “scavo più grande del mondo” (definizione di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia). Parliamo di un mega deposito alto 30 metri – in cui arriveranno e partiranno continuamente camion – e che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio, ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile spiega il WWF sezione di Genova – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini farebbero bene a preoccuparsi e molto». Secondo il WWF, Bolzaneto potrebbe diventare la nuova Casale Monferrato: «Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al canale di calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Le opere compensative mai realizzate a favore del quartiere

    Infine, c’è da menzionare un’altra vicenda, secondaria ma emblematica delle promesse fatte e mai mantenute. I residenti della zona, infatti, ormai da anni attendono la partenza dei lavori – a carico dei costruttori del nuovo quartiere di San Biagio – per l’edificazione di una scuola materna e di un asilo nido, come previsto a titolo di oneri di urbanizzazione nella convenzione urbanistica del 2011, sottoscritta dal Comune e dalla San Biagio Nuova srl (società di Coopsette). Ma, come ricorda il Comitato, l’impresa e il Comune hanno deciso «Unilateralmente e senza fornire di fatto motivazione, di eliminare la scuola materna, vanificando così le aspettative di numerose famiglie del quartiere». Dopo uno scambio di corrispondenza tra Coopsette e amministrazione comunale, quest’ultima, senza interpellare Municipio Val Polcevera e cittadini, nell’ottobre 2011 ha approvato una “variante in corso d’opera” che «A parità di superficie agibile della struttura prevede la realizzazione del solo asilo nido». Successivamente – a seguito delle proteste dei cittadini – la società costruttrice ha fatto un passo indietro, promettendo nuovamente la costruzione di entrambe le strutture. Ma da allora nulla si è più mosso. Oggi, a distanza di due anni, non è stata posata neppure una pietra. Viste le attuali difficoltà economiche di Coopsette e i suo rapporti consolidati con il Comune, è davvero difficile ipotizzare che ci sia ancora la volontà di spingere a favore della soluzione inizialmente prospettata ai residenti. Per altro «Pensare di far coesistere un asilo e una scuola materna con dei cumuli di terre potenzialmente inquinati, non sembra essere un’idea geniale», sottolinea Torretta.

    «Noi ovviamente non pretendiamo di fermare la costruzione del Terzo Valico – conclude il rappresentante del Comitato San Biagio-Serro – Ma almeno pretendiamo chiarezza e trasparenza. Inoltre, pensiamo che un sito destinato allo stoccaggio di tali materiali non debba essere realizzato ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni».

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    terzo valico trasta4Mentre a San Quirico nulla si muove eppure il tutto è tenuto sotto controllo 24 ore su 24, a Trasta e Bolzaneto si disboscano colline e la zona di rispetto del cimitero comunale della Biacca. Sono i lavori “stop and go” per la realizzazione del Terzo Valico nella valle del Polcevera, continuamente annunciata come imminente ma nella realtà dei fatti ancora lontana.

    Partiamo da San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove il cantiere aperto in piena estate con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, oggi è pressoché fermo. «Gli operai hanno terminato le operazioni di disboscamento e di bonifica da eventuali ordigni bellici, poi sono letteralmente spariti», racconta Davide Ghiglione, esponente del Movimento No Tav, residente in zona e consigliere Fds nel Municipio Valpolcevera.
    Da mesi, l’area recintata è illuminata a giorno con grande dispiego di energia, peraltro a carico dei contribuenti. Inoltre «Hanno praticamente “fortificato” la caserma della Guardia Forestale che si trova sul vicino ponte – continua Ghiglione – e sono comparse pure alcune telecamere». Una blindatura forse eccessiva per sorvegliare i dintorni di un’area di cantiere, manco fosse un caveau di una banca. «Francamente non comprendo il motivo di tali scelte – si domanda Ghiglione – così l’unico risultato che si ottiene è quello di creare inutili tensioni».

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    Nel mese di settembre, a Trasta, zona Rocca dei Corvi, in sordina gli operai incaricati dal Cociv «Hanno cominciato a disboscare, sventrando mezza collina – continua il consigliere del Municipio Valpolcevera – a differenza di San Quirico, in questo caso non c’è alcuna sorveglianza e soprattutto nessun cartello di autorizzazione. Ma ormai lo scempio è stato compiuto».
    Resta da salvare un abitante “particolare”, un magnifico pino secolare in difesa del quale si è mobilitato il Comitato Salviamo Villa Sanguineti. Senza dimenticare che nel cuore degli stessi boschi si trova il sacrario dedicato ai caduti partigiani di Rocca dei Corvi, ricordo indelebile della lotta per la Liberazione così sentita in Val Polcevera. «Anche qui la vegetazione è stata pesantemente tagliata – sottolinea Ghiglione – ma ci hanno assicurato che il monumento dei partigiani non sarà minimamente toccato».

    Infine, bisogna segnalare l’avvio dei lavori, durante il mese di ottobre, nell’area immediatamente contigua al cimitero della Biacca a Bolzaneto, in via al Santuario della Madonna della Guardia. Parliamo nuovamente di operazioni relative al disboscamento e alla bonifica da eventuali ordigni bellici. Qui sorgerà un campo base. «Il terreno, di proprietà dell’Aster, è attualmente destinato a deposito di materiali stradali», spiega Ghiglione, che intende presentare un’interpellanza «Per chiedere la verifica di tutte le autorizzazioni per costruire fabbricati nella fascia di rispetto del cimitero della Biacca».
    Stessa cosa ha fatto il gruppo consiliare del M5S in Municipio Valpolcevera con la presentazione di un’interrogazione che impegna la giunta municipale ad informarsi presso gli uffici preposti del Comune affinché «si verifichi l’effettivo adempimento ed osservanza da parte delle ditte appaltatrici del Cociv, (general contractor per la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi), di tutti i permessi necessari per l’esecuzione dei lavori».

    «Insomma, sembra un bollettino di guerra – conclude Davide Ghiglione – A ben vedere, però, l’apertura di questi cantieri lascia il tempo che trova: sono cantieri effimeri che nascono e poi evaporano nel giro di pochi mesi. Dopo aver tagliato alberi e vegetazione gli operai spariscono, come è successo a San Quirico. E cosa rimane? Solo dei buchi neri nei nostri quartieri».
    Anche per questo motivo, il prossimo 9 novembre – a distanza di un anno dalla grande manifestazione del 2012 – la Val Polcevera scenderà nuovamente in strada per dire No al Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore, Trasta, Rocca dei Corvi]

  • Mini scolmatore Fereggiano, c’è chi dice no: costi e dubbi sull’utilità

    Mini scolmatore Fereggiano, c’è chi dice no: costi e dubbi sull’utilità

    foto-alluvione-genova-via-fereggiano-novembre-2011-3La logica è quella di sempre: la grande opera – anche se stavolta paradossalmente in versione “mini” – lava le coscienze e dà l’unica risposta possibile al problema. Il nodo del contendere è soprattutto politico, prima di essere una questione di ingegneria idraulica. Parliamo del progetto per lo scolmatore del Fereggiano presentato in pompa magna giovedì scorso presso il Municipio Bassa Valbisagno dal Sindaco Marco Doria e dall’Assessore comunale ai Lavori Pubblici Gianni Crivello.
    Una galleria di 3,7 Km che risalirà la città da Corso Italia fino a Quezzi (precisamente in via Pinetti – altezza via Ginestrato) per intercettare l’acqua del torrente Fereggiano e convogliarla a mare. La soluzione progettuale prescelta è quella del prolungamento di circa 2,8 Km della galleria rimasta incompiuta del vecchio progetto per il “deviatore” del Fereggiano – poco più di 900 metri sviluppati in direzione monte a partire dall’altezza dei Bagni Benvenuto, lavori realizzati negli anni ’90 e poi stoppati dalla Magistratura – che sarà dunque utilizzata a fini idraulici per la captazione della portata di morbida e di piena dei rivi Fereggiano, Rovare e Noce.
    Inizialmente, però, sembrava che i progettisti fossero orientati a sostenere la soluzione che prevedeva la realizzazione di una nuova galleria di 3,3 Km parallela a quella esistente e che avrebbe rappresentato un vero e proprio primo lotto dello scolmatore definitivo. La scelta di Comune, Regione e Provincia (l’unico ente ad aver espresso dubbi in merito), invece, è stata diversa. Tuttavia, se mai un giorno dovessero rendersi disponibili le risorse per costruire l’agognato scolmatore del Bisagno del quale si parla da tempo immemorabile – costo che oscilla tra i 230 e i 265 milioni di euro secondo le ultime valutazioni – la galleria che si intende realizzare sarà destinata a diventare una galleria di servizio (a fini di manutenzione) rispetto a quella principale.

    Costo complessivo e copertura finanziaria

    La copertura finanziaria dell’opera desta qualche perplessità: i 45 milioni di presunto costo complessivo arriveranno dal finanziamento del Piano Città dell’ex Governo Monti (25 milioni), dalla Regione Liguria (5 milioni) e dal Comune di Genova (15 milioni mediante l’accensione di un mutuo). Occorre sottolineare che tali fondi, sulla carta, dovrebbero garantire solo la captazione dell’acqua del Fereggiano. «Con il ribasso d’asta potremmo riuscire ad avere margine anche per costruire le opere di presa del Noce e del Rovare», dichiara l’assessore Crivello. Vale a dire due mini tunnel che capteranno l’acqua dei due rivi attraverso dei pozzi: costo altri 14 milioni (dunque per un totale di 59 milioni e non 45) che al momento non ci sono.
    L’iter approvativo – partito l’8 agosto scorso con la Conferenza dei Servizi in seduta referente – proseguirà con la presentazione delle osservazioni entro il 6-7 settembre, una delibera del consiglio comunale per la variante al PUC, l’accensione del mutuo entro dicembre e, per la prima metà di gennaio 2014, l’approvazione del progetto definitivo del primo lotto del canale scolmatore del Bisagno. Seguirà la gara d’appalto e l’amministrazione conta di poter partire con i lavori – che dureranno 4-5 anni – nell’ottobre 2014. Nel frattempo il progetto ha incassato il sì del consiglio municipale della Bassa Valbisagno – con l’eccezione del voto contrario di Rifondazione Comunista che mette in bilico la sua posizione nella maggioranza e del Movimento 5 Stelle per l’opposizione – mentre questa settimana tocca al Municipio Medio Levante che sarà maggiormente interessato dalla cantierizzazione.

    torrente-bisagno«La Val Bisagno aspetta da tantissimi anni che si approntino strumenti adeguati per risolvere una questione drammatica come quella della sicurezza del territorio – afferma il Sindaco Marco Doria – Questa amministrazione ha avuto una grande opportunità poco dopo essersi insediata con l’importante stanziamento del Piano Città destinato a progetti di riqualificazione del territorio cittadino. Noi abbiamo pensato a progetti immediatamente cantierabili, individuando una sola porzione: la Val Bisagno. A livello politico la nostra iniziativa è stato un successo. Ma la partita è complicata anche dal punto di vista tecnico. Questo è stato il lavoro dei tecnici chiamati a valutare diverse opzioni. Vogliamo realizzare un’opera che raggiunga un obiettivo e non un’incompiuta. Adesso ci siamo messi in cammino. Da domani avremo degli impegni precisi: monitorare i tempi di gara e di realizzazione. E controllare i costi».

    Le voci fuori dal coro

    In Municipio Bassa Valbisagno si è registrato un coro unanime di approvazione, da sinistra a destra. Uniche due voci stonate quelle di Rifondazione Comunista e del M5S.
    I grillini dall’opposizione hanno puntato il dito sui costi «Nel documento che abbiamo ricevuto pochissimi giorni fa per valutare il progetto è completamente assente il quadro economico», spiega Iliana Pastorino, consigliere M5S. «I 45 milioni necessari per il primo stralcio del primo lotto saranno sufficienti per “scolmare” solo il Ferregiano – aggiunge Cosimo Gastaldi, consigliere M5S – Mentre per il Noce e il Rovare servono altri 14 milioni che al momento non sono stanziati. Manca qualsiasi previsione di copertura finanziaria del secondo stralcio del primo lotto che è parte integrante di quest’ultimo. Insomma, stiamo approvando un progetto di cui non conosciamo neppure i dati economici completi».

    «Il mini-scolmatore del Fereggiano è una cosa ben diversa dallo scolmatore del Bisagno il cui costo era stimato in 153 milioni dal progetto definitivo del 2008 (più 100 milioni destinati alle opere generali di riqualificazione idraulica e paesistica dell’alveo e del bacino), che aveva ricevuto l’assenso preventivo del Consiglio superiore dei lavori pubblici nel marzo dello stesso anno – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere Rifondazione Comunista – un intervento diverso nell’origine del finanziamento, nei costi, negli obiettivi. E soprattutto nella reale effettiva utilità. Viene proposta l’idea di convogliare il Fereggiano verso Corso Italia attraversando il sottosuolo sconosciuto di un territorio vasto ed in equilibrio assai precario, con un tubo dalle dimensioni ridotte, che non riceverà i due rivi Rovare e Noce. Sono diverse le criticità riscontrate nel progetto da analizzare e approfondire. Ad esempio la sottostima dell’apporto di materiale solido trasportato dal Fereggiano che potrebbero intasare la “presa” dello scolmatore. I due rivi che determinano il flusso del torrente, infatti, scorrono a valle di ripide e franose pendici, dove si contano almeno una decina di grossi smottamenti e da dove tonnellate di pietre, terra, rocce e alberi vengono trascinate violentemente a valle dalle piogge. La piena del 2011 ha alzato il livello del greto del Fereggiano di almeno 50-70 centimetri: decine di tonnellate di legni e detriti sono stati in seguito asportati. Per non parlare di un intero versante a picco costituito dai materiali di risulta della Cava e contenuto da muri costruiti negli anni ‘40».

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    Secondo Pittaluga, per provare a risolvere una situazione così drammatica occorre attuare il Piano di Bacino, compreso il grande scolmatore del Bisagno. Mentre l’operazione oggi in discussione «Ha come obiettivo prioritario la possibilità di “vendersi”, per buone, le aree interessate dal problema e da questo vincolate, in primis l’ex mercato di Corso Sardegna. È una pura illusione quella di risanare centinaia di situazioni esasperate tramite un azzardo che vede poche possibilità di riuscita con i finanziamenti messi in gioco: i costi sono destinati ad aumentare con le criticità in corso d’opera, che già s’intravedono. Del resto, anche nella recente Conferenza dei Servizi i pareri erano discordanti: la Provincia, ente che ha maggiore competenza e conoscenza delle problematiche, si è espressa criticamente».

    La principale accusa rivolta all’amministrazione è quella di aver sottovalutato le alternative al mini-scolmatore previste dal Piano di Bacino. «Si potrebbe ottenere un risultato migliore continuando l’intervento iniziato dalla regione con l’allargamento dell’alveo del Fereggiano – spiega Pittalugaè necessario proseguire l’allargamento oltre Largo Merlo, raddoppiando la portata del torrente sia in via Fereggiano che in via Monticelli e permettere l’affluenza al Bisagno modificandone lo sbocco in esso. I costi sarebbero compatibili, compresa la realizzazione degli interventi diffusi, dai crinali, ai versanti, sino agli argini del rio. Distribuendo lavoro, risorse e miglioramenti in tutto il territorio della valle».

    La contrarietà al progetto nella sua versione minimale viene espressa con forza dagli ambientalisti. «Noi siamo contrari a questo mini-scolmatore – afferma Andrea Agostini di Legambiente Concordiamo, invece, con la posizione del Commissario straordinario della Provincia di Genova (Piero Fossati) che ha espresso dubbi in merito. Secondo noi i costi dell’opera proposti dal Comune non sono per niente realistici. Con 45 milioni di euro non mettiamo in sicurezza il Fereggiano».
    Inoltre, nel caso in cui in futuro si liberassero le risorse necessarie per costruire il vero canale scolmatore del Bisagno «Lo scavo oggi previsto sarà pressoché inutile e si dovrà realizzare un altro scavo per la galleria principale – continua Agostini – in pratica, stiamo per spendere 45 milioni per una galleria di manutenzione, mi sembra una scelta folle».
    Sulla stessa lunghezza d’onda è anche la sezione genovese del WWF, per voce di Vincenzo Cenzuales «Diciamo no al mini-scolmatore innanzitutto perché l’intervento non è completamente finanziato. L’approccio è sbagliato. Si spaccia la grande opera quale unica soluzione al problema. Si tratta di una scelta politica miope».

    I maggiori dubbi riguardano il tracciato sotterraneo del mini-scolmatore con tutte le incognite che potrebbero spuntare. «Non sono stati eseguiti nuovi carotaggi – spiega Agostini – Il progetto si basa su quelli eseguiti anni fa. In pratica, là sotto nessuno sa che cosa c’è. Ammesso e non concesso che si arrivi con gli scavi a Terralba, visto che quella è una zona alluvionale e inquinata da attività pluridecennali, sarà molto difficile, se non impossibile, poter scavare con dei mezzi meccanici. Si dovranno usare molte cautele negli scavi e tutto ciò farà aumentare i costi: i 45 milioni non basteranno».
    Dal punto di vista tecnico Legambiente sottolinea la vistosa assenza di alcuni elementi fondamentali. «Non esistono analisi attuali sulla situazione statica dei palazzi e delle costruzioni al di sotto dei quali dovrebbe passare il tunnel. Manca una conoscenza dello stato in essere dei terreni oggetto di possibile escavazione. Di conseguenza non conosciamo quale tipologia di terreno e quali eventuali ostacoli ci troveremo di fronte. Se il terreno è a rischio di cedimento o meno. Se saranno necessarie opere di consolidamento dei palazzi esistenti oppure no. I carotaggi risalgono ad almeno 10-15 anni fa. Nel frattempo è successo di tutto: nuove costruzioni, eventi alluvionali, modifiche urbanistiche. Ma non è disponibile nessuno studio recente in merito».

    Insomma, con queste risorse economiche a disposizione, sarebbe più utile garantire una concreta e immediata sicurezza agli abitanti, tramite altre soluzioni. Per i prossimi anni, invece, non ci saranno fondi in questo senso. Se il Comune si indebita, infatti, non potrà spendere denaro per liberare l’alveo del torrente dalle indecenti costruzioni che ostacolano il naturale deflusso dell’acqua.
    «La messa in sicurezza del Fereggiano passa attraverso interventi meno costosi e realizzabili in pochi mesi, anziché in anni – spiega Agostini – come la demolizione degli edifici situati nell’alveo (e la ricollocazione delle persone in posti più sicuri), l’abbassamento del letto del torrente in via Pinetti ed altri interventi di questo genere, ad esempio la revisione idraulica delle decine di caditoie presenti, ma completamente ostruite, in tutta la valle del Fereggiano». Il WWF è favorevole agli interventi alternativi «Come il rifacimento della copertura del Fereggiano fino all’imbocco nel Bisagno – aggiunge Cenzuales – 1-2 anni di lavoro invece di 4-5, con una spesa inferiore ai 25 milioni. E poi la riqualificazione dei versanti montuosi, ad esempio in zona Quezzi e Pedegoli. Inoltre, gli interventi diffusi sul territorio potrebbero rimettere in moto l’economia».

    Il mini-scolmatore, secondo Agostini «È una grande opera che non risolve nulla. Meglio puntare su opere minori ma subito realizzabili a costi inferiori. In primavera abbiamo manifestato di fronte al civico 2b di via Fereggiano nelle cui cantine 4 persone sono morte per annegamento nel 2011. A distanza di 2 anni i sotterranei di quello e di altri palazzi a rischio inondazione non sono ancora stati messi in sicurezza nonostante questi interventi siano scritti nero su bianco in documenti ufficiali, precedenti e successivi alla tragica alluvione del 2011. Questo vale per tutta una serie di lavori in alcuni palazzi che non sono mai stati eseguiti. Oggi, se si verificasse un altro evento alluvionale, bisogna sperare che nessuno sia presente all’interno degli scantinati sennò sarebbe inevitabile il ripetersi di quei drammatici accadimenti».

    Senza dimenticare che, come detto, il progetto non prevede, almeno inizialmente, la captazione dell’acqua dei rivi Noce e Rovare. L’amministrazione, infatti, pensa di completare l’opera con i ribassi d’asta. «Francamente mi sembra un’ipotesi allucinante che non è detto si concretizzerà – sottolinea Agostini – Così non si mette in sicurezza la zona di San Fruttuoso, abitualmente allagata da Noce e Rovare che continueranno ad esondare con tanto di violente esplosioni, come accaduto in via Donghi».
    E così non si mette in sicurezza il Bisagno e l’area di Corso Sardegna. Insomma «Se parliamo di salvare vite umane, sono altre le priorità – continua Agostini – Non c’è nessuna volontà reale in questo senso. Piuttosto siamo dinanzi al solito business appannaggio di pochi».

    Per quanto riguarda i costi, Legambiente si domanda: come verranno spesi nel dettaglio i 45 milioni? «Non è stata fatta un’accurata analisi econometrica dell’opera – conclude Agostini – I dati di costo previsti sono riferibili a studi fatti alcuni lustri fa e superati dall’avanzamento dei procedimenti tecnici, dei costi e delle conoscenze. Pertanto non vi è nessuna certezza scientificamente fondata che l’opera proposta possa essere completata con le disponibilità messe in campo da Stato, Regione, Comune. Se così sarà chi pagherà la differenza?».

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: il primo cantiere a San Quirico e il punto sugli espropri

    Terzo Valico: il primo cantiere a San Quirico e il punto sugli espropri

    san quirico. terzo valicoSan Quirico, Lunedì 22 luglio: alle prime luci dell’alba, con un’eccezionale mobilitazione di forze dell’ordine e squadre di operai, è stato aperto il primo cantiere del Terzo Valico sul territorio genovese. Parliamo della “Finestra Polcevera”, ossia la galleria di servizio che dovrebbe sorgere proprio alle spalle del Mercato dei Fiori. Le operazioni – stoppate il 2 maggio scorso da una giornata di mobilitazione del movimento ligure e piemontese contrario all’alta velocità/capacità ferroviaria – sono riprese quattro giorni fa, circondate da un massiccio dispiegamento di polizia, carabinieri, corpo della Forestale e Digos.
    Ma questa volta i militanti No Tav si sono limitati ad osservare da lontano. «Avevamo ampie informazioni su quello che sarebbe successo – spiegano – e abbiamo deciso di non esserci. Il quando lo stabiliremo noi perché i tempi sono dalla nostra parte (oggi alle 17 è in programma una “visita”, ndr). Cantieri come questo dovranno restare aperti per almeno 10 anni e siamo curiosi di metterli alla prova di una opposizione popolare e duratura». Davide Ghiglione, consigliere Fds in Municipio Valpolcevera, aggiunge «Forse non così massiccia, ma comunque ci aspettavamo una mobilitazione consistente delle forze dell’ordine. D’altra parte c’erano già stati dei segnali in questo senso nella precedente giornata di lotta contro gli espropri il 10 luglio a Trasta. Certo, qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini perché è necessario impiegare contingenti di polizia e carabinieri soltanto per aprire un cantiere».

    Parliamo di 16 mila metri quadrati di terreno: la parte a valle – dove lunedì sono partiti i lavori – possedimento della società pubblico-privata Sviluppo Genova Spa (detenuta al 52% dal Comune di Genova mentre il restante 47,5% è suddiviso equamente tra istituti bancari e società a capitale misto); la porzione a monte proprietà della famiglia di residenti che fino all’ultimo ha provato a resistere all’esproprio, sostenendo di non aver mai ricevuto alcuna notifica da parte del Cociv (il general contractor incaricato della realizzazione del Terzo Valico). Alla fine, come era facile supporre, le carte hanno dato ragione al Cociv, a cui è stato sufficiente intavolare una trattativa con i proprietari e pattuire un congruo indennizzo economico, per sanare la situazione. In questa sede la famiglia è riuscita ad ottenere lo spostamento del cantiere, seppur di alcuni metri, in direzione monte.
    Lunedì gli operai hanno iniziato le operazioni di disboscamento nell’area di Sviluppo Genova dove realizzeranno la strada di accesso al cantiere vero e proprio. In seguito gli interventi interesseranno il terreno appena espropriato con trattativa privata. «Il cantiere sarà traslato verso monte in modo tale da causare minori disagi alla famiglia – racconta Ghiglione – Al di là dell’indennizzo economico, queste persone non sono soddisfatte dell’esito finale della vicenda. Per almeno 10 anni, infatti, si troveranno a convivere con i lavori a 100 metri dalla propria abitazione».
    Ma a suscitare maggiori perplessità è un aspetto apparentemente secondario, in realtà significativo dal punto di vista procedurale «Nutro forti dubbi sul fatto che una variante progettuale (lo spostamento del cantiere) sia stata concessa in così breve tempo – afferma Ghiglione – ricordo che l’anno scorso ci sono voluti mesi per ottenere le modifiche necessarie a mitigare l’impatto dei lavori nei pressi della scuola Villa Sanguineti a Trasta».

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    Amianto: confermata la presenza lungo il percorso del Terzo Valico

    Dunque il primo cantiere – almeno simbolicamente – ha aperto i battenti. Tuttavia, le notizie susseguitesi negli ultimi tempi non sono per nulla confortanti. Nella recente seduta dell’Osservatorio ambientale sul Terzo Valico, svoltasi il 16 luglio a Genova, all’organismo del Ministero dell’Ambiente è stato consegnato lo studio sull’amianto – prodotto dai tavoli tecnici regionali – dal quale emergerebbe che le rocce amiantifere sono presenti lungo il tracciato del Tav, soprattutto nella zona di Arquata.

    galleria-scavi«Il documento dovrà essere valutato dalla Commissione Valutazione di Impatto Ambientale (Via) del Ministero dell’Ambiente – “La Stampa”, edizione di Alessandria (17-07-2013) – Nelle intenzioni della Regione e degli enti piemontesi dovrà essere trasformato in prescrizioni alle quali il Cociv dovrà attenersi durante i lavori. Lo studio finora non è stato reso pubblico neppure tra i sindaci tanto che Paolo Spineto, primo cittadino di Arquata, ha fatto sapere che il suo Comune si riserva di pronunciarsi sul contenuto».

    Il Cociv, però, ha fretta ed intende avviare al più presto i lavori. Ma per l’apertura di alcuni cantieri a Genova Borzoli e nella val Chiaravagna – dove dovrebbero essere realizzate le strade di collegamento per trasportare i materiali inerti provenienti dallo scavo dell’opera e destinati a finire nelle cave della valle – è già stato diffidato dal Ministero dell’Ambiente, causa presenza di amianto.

     

    Il “fortino” di San Quirico: fogli di via per gli attivisti piemontesi

    Oggi i dintorni del Mercato dei Fiori di San Quirico sono diventati una zona militarizzata. Presidiata giorno e notte 24 ore su 24 dalle forze dell’ordine. Una scelta che non trova giustificazione negli eventi. «A parte i blocchi pacifici del 26 aprile e del 2 maggio a San Quirico si sono sempre svolte iniziative ludiche, pranzi, merende e giochi per bambini all’interno di terreni ancora di proprietà privata – continua Ghiglione – Non mi sembra il caso di alimentare inutili tensioni con delle dimostrazioni di forza. A maggior ragione se si tratta, come affermano le istituzioni, di un’opera condivisa da tutti. In realtà sappiamo bene che non è così».
    Un altro segnale, però, conferma il cambiamento di clima. Venerdì 19 Luglio – mentre il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) decideva di concedere la proroga di due anni della dichiarazione di pubblica utilità per il Terzo Valico e di stanziare complessivamente 802 milioni di euro finalizzati al finanziamento parziale del secondo lotto costruttivo (circa 80 milioni di euro all’anno per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024) – a dieci attivisti No Tav–Terzo Valico dei comitati di Arquata Scrivia, Novi Ligure e Alessandria venivano notificati fogli di via dai Comuni di Genova, Ceranesi, Campomorone e Ronco Scrivia.

    polizia«Il Questore di Genova ha stabilito arbitrariamente che i dieci attivisti sono da considerarsi soggetti socialmente pericolosi a causa della loro partecipazione alla lotta contro la costruzione del Terzo Valico e pertanto vieta loro di recarsi nei Comuni liguri interessati dal tracciato della grande opera inutile per un tempo di tre anni – si legge sul sito www.notavterzovalico.info – si tratta di provvedimenti restrittivi della libertà personale a discrezione del Questore senza che avvenga nessun processo in nessuna aula di tribunale, contro i quali verrà presentato collettivamente ricorso dai legali del movimento». Secondo i No Tav, la ragione scatenante di tali provvedimenti sarebbe la giornata di lotta contro gli espropri del 10 Luglio a Trasta «quando insieme ad altre duecento persone i dieci attivisti impedirono pacificamente, come avviene ormai regolarmente dall’estate dell’anno scorso, l’esecuzione degli espropri di alcuni terreni».

     

    Trasta e Fegino: il punto sugli espropri

    san quirico. terzo valico.2jpgNonostante i cattivi presagi e alcune sconfitte sul campo degli espropri, i contrari all’opera rimangono ben saldi sulle loro posizioni. «A prescindere dalle decisioni dei singoli – sottolinea Ghiglione – noi contestiamo l’opera sulla base del rapporto costi-benefici. Se mi metto nei panni degli espropriati, questa è una mia considerazione personale poi all’interno del movimento ci sono visioni differenti, capisco che qualcuno, magari messo alle strette, decida di scendere a compromessi. Perché poi di questo si tratta. Le persone a volte vengono “comprate”. In questi casi, soprattutto per le abitazioni, c’è sempre una lievitazione degli indennizzi economici rispetto alle previsioni iniziali. Parliamo di soldi pubblici e ciò dovrebbe suscitare almeno una riflessione».
    Le prossime iniziative contro gli espropri sono previste il 30 luglio a Trasta (in via Trasta dalle ore 06:00) e il 31 luglio a Fegino (in via dei Molinussi, dietro all’ex Centrale del Latte, dalle ore 06:00). «Qui i proprietari dei terreni non hanno mai risposto ai solleciti – conclude Ghiglione – bisogna ricordare che, finora, gli espropri di case o terreni sono stati portati a termine soltanto tramite trattative bonarie con il Cociv. A Trasta e Fegino, invece, i privati hanno sempre rifiutato qualsiasi trattativa».

     

    Matteo Quadrone