Mese: Ottobre 2012

  • Downshifting, rinunciare a parte dello stipendio per lavorare meno

    Downshifting, rinunciare a parte dello stipendio per lavorare meno

    Ormai penso sia chiaro alla maggior parte di noi nati negli anni 80: tutte le promesse che ci erano state fatte non saranno mantenute. Abbiamo studiato, preso lauree, master e dottorati. Ci era stato assicurato che questo sarebbe bastato per aprirci tutte le porte del mondo. Tutto sembrava già scritto: posto fisso, carriera, famiglia, mutuo e vecchiaia trascorsa nella casetta in campagna.

    Purtroppo qualcosa è andato storto e, dopo anni di sacrifici, ci ritroviamo a doverci ritenere fortunati se ci viene concesso di fare uno stage a 250 euro al mese. E i pochi che invece ce l’hanno fatta? Sanno di essere dei privilegiati? Hanno almeno loro trovato la felicità? Apparentemente non tutti, visto che un numero sempre maggiore di persone sceglie volontariamente di rifiutare tutto questo per cambiare vita intraprendendo la strada del downshifting.

    Se cerchiamo su Wikipedia la parola downshifting (letteralmente: “scalare marcia”) troviamo: “la scelta da parte di diverse figure di lavoratori – particolarmente professionisti – di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero”. Questo fenomeno, nato negli anni 90 negli Stati Uniti e in Australia ha avuto enorme eco in Italia a partire dal 2009 grazie al libro di Simone Perotti “Adesso basta”.

    Perotti fa scoprire al pubblico italiano questo nuovo stile di vita descrivendo la propria esperienza di ex manager che ha deciso di mollare tutto per dedicarsi alla scrittura e alla navigazione. L’incredibile numero di testimonianze ricevute dallo stesso Perotti, in seguito alla pubblicazione del libro, ha messo in evidenza come vi fossero già da tempo numerose persone che avevano scelto di cambiare vita. Il fenomeno del downshifting era quindi già ampiamente diffuso anche nel nostro paese, probabilmente ancora prima che gli americani lo etichettassero con questo termine. Ma cosa implica questa scelta nella vita di tutti i giorni?

    State tranquilli, non vi sto per descrivere una moda per ricchi annoiati che giocano a fare i poveri, al contrario stiamo parlando di persone che, volendosi riappropriare del proprio tempo, compiono la scelta consapevole di rinunciare a una parte dei propri guadagni in cambio di una riduzione dell’orario di lavoro.
    Ci sono diverse tipologie di downshifters: quelli che rinunciano al proprio lavoro per uno meno remunerativo ma più stimolante, altri invece richiedono il part-time, altri ancora rinunciano a opportunità di avanzamento di carriera.

    Alla base di questa scelta c’è la volontà di ritrovare una dimensione più umana e non più basata esclusivamente sul paradigma del consumo sfrenato. Alla frenesia della nostra società si contrappone la ricerca della lentezza. All’accumulo di cose che si rivelano presto inutili si contrappone il vivere con l’essenziale. Lavorare meno, consumare meno e avere più tempo per sé stessi.
    Ridurre i consumi in una società basata sul consumismo sfrenato non è certo facile ma le soluzioni non mancano: acquistare prodotti tramite G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale), auto-produrre alcuni cibi o almeno cercare di cucinare, cercare di ridurre lo shopping compulsivo e condividere alcuni beni (co-housing, car-sharing, swap party) sono solo alcune delle possibilità. Ma una volta ottenuto più tempo per sé stessi si pone un interrogativo fondamentale: cosa fare di tutto questo tempo?

    Molti di noi, abituati a uno stile di vita frenetico, si sentirebbero persi e, in poco tempo, sarebbero sopraffatti dalla noia. Ci siamo ormai assuefatti a considerare il coltivare le proprie passioni, l’inseguire i propri sogni e addirittura lo stare con la propria famiglia solo come piccole parentesi tra gli impegni lavorativi e perciò, non avendo nulla con cui riempirlo, lo spazio di libertà conquistato non avrebbe alcun valore. Magari ogni tanto, tra un impegno e l’altro, bisognerebbe staccare da tutto e fermarsi a pensare. “Pensare a cosa?” direte voi. Si hanno già così tanti pensieri e preoccupazioni nella vita che non ne abbiamo certo bisogno di ulteriori. Il fatto è che forse abbiamo perso il senso di ciò che è importante e ciò che non lo è.
    Siamo molto esigenti quando dobbiamo scegliere uno smartphone o un mega televisore, ma quando dobbiamo fare delle scelte che riguardano la nostra vita ci accontentiamo troppo facilmente di quei modelli che la società, in qualche modo, ci impone. Lavoriamo in uffici che sembrano un incrocio tra quelli di Fantozzi e quelli di Brazil di Terry Gilliam, facciamo orari assurdi, trascuriamo i nostri cari e noi stessi e cosa otteniamo in cambio? Beh, uno stipendio direte voi. È sicuramente vero, ma come spendiamo i soldi che, tanto faticosamente, ci guadagniamo ogni mese?
    Li spendiamo per andare in vacanza in posti esotici e poi rinchiuderci in resort uguali in ogni parte del mondo, per comprare automobili che usiamo per stare imbottigliati nel traffico o scarpe che costano un terzo del nostro stipendio. Lavoriamo per poterci permettere cose che servono a compensare lo stile di vita assurdo che conduciamo e di cui, alla fine, diventiamo schiavi.

    Se non dovessimo condensare il tempo dedicato a noi stessi in pochi attimi a fine giornata, pensereste davvero che avremmo bisogno di tutte queste cose? Quando siete in giro a fare shopping, prima di comprare qualcosa, chiedetevi: “Quanto tempo devo lavorare per potermelo permettere?”. Provateci. Potreste scoprire di essere dei potenziali downshifter.

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Drum Ladies Fest: a Carasco un evento micro-rivoluzionario

    Drum Ladies Fest: a Carasco un evento micro-rivoluzionario

    BatteriaDomenica 30 settembre scorso, dalle 10 del mattino fino a sera, si è svolto a Carasco (nell’entroterra Ligure, sopra Lavagna) “Drum Ladies Fest”, un workshop-concerto dedicato a batteriste professioniste e principianti, rigorosamente donne, provenienti da tutta Italia, con la presenza di due maestre internazionali, ospiti speciali, la canadese Emmanuelle Caplette e la brasiliana Vera Figueiredo.

    Devo dire che è stato davvero molto interessante vedere bambine e giovani donne e ancora donne adulte che picchiavano sui piatti e rullanti con forza e precisione:  dava una sensazione piacevole che non so spiegare. Forse era dovuta al fatto che ad esibirsi non c’era neanche un uomo, il che ha creato, sicuramente, un effetto sorpresa. Forse era perché, suonando, le donne mostrano una femminilità particolare (come liberata dal fatto di dover essere femminili per forza)… O forse perché se uomini colpiscono una batteria non è niente di nuovo, è la guerra, ma se invece sono delle donne a farlo, è diverso: è come se sprigionassero, al contrario, un senso di pace.

    Non c’era nulla di forzato, come si potrebbe pensare. Le donne in quel clima erano nel loro. Erano molto più naturali e a loro agio di quando si trovano alle prese con qualcosa di più tradizionalmente femminile come la danza o il canto, o fare le hostess o segretarie… C’erano donne di tutti i tipi: donne belle, donne brutte, piccolissime come delle bamboline, oppure  grandi e grosse come uomini, dolci o rudi, arrabbiate o allegre… tutte comunque erano piene di fascino perché erano fuori dal giudizio del mondo, come se il festival avesse creato un’isola anomala dove vigono delle altre regole sociali rispetto a quelle del mondo che conosciamo. Ogni donna era se stessa e, quindi, era magnifica. Le rudi nascondevano, dietro le giacche strappate e i capelli spettinati, un sorriso dolce o un gesto delicato e le dolci, invece, sotto una gli occhi da Bambie trasmettevano una risolutezza nei movimenti e un’autorevolezza degne di grandi leader. Le piccole erano tigri e le grosse agnellini. Le arrabbiate facevano sorridere infondendo tenerezza e le allegre avevano gli occhi di chi è cresciuto, come tutti, soffrendo. L’armonia che univa tutto e tutti era la caratteristica più importante.

    Lo spettacolo più tenero e rivoluzionario erano i giovani uomini seduti tra il pubblico ad ascoltare in silenzio le lezioni di batteria di due grandi professioniste donne. Per pranzo e per cena, due signore della zona sfornavano torte e focacce fatte con le loro mani e le servivano col sorriso nonostante il sole accecante del pomeriggio e il freddo della sera. Alcuni bambini giocavano e provavano le batterie, felici di esprimersi liberamente. Si respirava creatività e nessuna voglia di litigare. Poi si è messo a piovere e le persone si sono semplicemente spostate al riparo del tendone, senza una lamentela. Alla fine i ringraziamenti.

    Un applauso sincero a tutti i partecipanti, alle ospiti straniere e all’organizzatrice, ovviamente, donna, Elisa Pilotti. Ed erano davvero tutte da ringraziare profondamente per averci fatto vivere 12 ore in una realtà diversa e possibile. Quel giorno a Carasco si è tenuto un primo appuntamento di questo evento di musica, ma anche un esperimento sociale che ha messo insieme donne libere da schemi, persone motivate, musica e creatività, un mix non così consueto che ha trasmesso speranza ai partecipanti e ha regalato a tutti una boccata di aria fresca. Ognuno alla fine ha portato a casa un piccolo segno nella memoria di quell’evento micro-rivoluzionario.

    I CONSIGLI DI CAFFE’ SCORRETTO

    Consiglio web: Per capire l’atmosfera dell’evento che ho descritto date un’occhiata ai siti delle due ospiti, Emmanuelle Caplette e Vera , donne intelligenti e profonde che amano la musica e si divertono suonando.

    Consiglio da vedere:Frida” della bravissima Julie Taymor, film sulla vita di Frida Kahlo, grande artista e donna affascinante e controversa, un ritratto aderente e preciso della complessità femminile che intreccia fragilità e debolezza in un mix diverso e unico per ogni donna. Film “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, di Almodovar, maestro nel rappresentare il fascino femminile, che costruisce trame in cui le vere protagoniste sono sempre donne, con i loro diversi caratteri, il loro modo di affrontare coraggiosamente la vita in situazioni sempre molto complicate.

    Consiglio da leggere: Giallo di Giménez Bartlett Alicia, Riti di morte, in cui la protagonista, una donna ironica e dissacrante, si ritrova a rivestire il ruolo di leader in un ambiente maschile, quale la polizia. La storia si sviluppa grazie a un caso di violenze seriali che è solo apparentemente ordinario e che viene assegnato alla protagonista e grazie all’amicizia improbabile che nasce lentamente tra la lei e il compagno che le viene assegnato per il caso, con un poliziotto più anziano di lei, vicino alla pensione, stanco e pieno di pregiudizi, ma con in realtà con una mentalità sorprendentemente aperta.

     

    Linda Priario

  • Acquasola, Semi Liberi: una giornata per la tutela della biodiversità agricola

    Acquasola, Semi Liberi: una giornata per la tutela della biodiversità agricola

    Un’intera giornata dedicata ai semi, un patrimonio collettivo da salvaguardare: incontri, dibattiti, video, bancarelle espositive, Sabato 13 ottobre a partire dalle ore 10 fino alle 19:30, animeranno il parco dell’Acquasola.
    «I semi non sono liberi, a rischio c’è la biodiversità agricola del nostro Paese – racconta Roberto Pisani dell’Asci Liguria (Associazione di Solidarietà per la Campagna Italiana), tra i promotori dell’iniziativa “Semi liberi all’Acquasola” nell’ambito della campagna mondiale “Salviamo i nostri semi” – Quando le persone lo scoprono rimangono stupite. La questione è parecchio intricata e Sabato proveremo a fare un po’ di chiarezza».

    Di mezzo c’è una legge incompleta visto che gli agricoltori italiani ancora aspettano un decreto ministeriale che regolamenti il loro diritto al commercio di semi di varietà da conservazione. Parliamo di sementi locali, spesso periferiche rispetto al mercato agroalimentare, ma fondamentali per le qualità organolettiche ed il valore culturale. Il diritto alla vendita delle varietà da conservazione garantirebbe agli agricoltori il miglioramento e la differenziazione delle loro coltivazioni. Inoltre sarebbe tutelata la biodiversità agricola, un bene comune alla base del diritto universale ad un’alimentazione libera e sana.
    In Italia la legge quadro del settore, la numero 1096 del 1971, prevede che anche gli agricoltori possano selezionare, riprodurre e commercializzare semi, ma solo quelli da conservazione. A distanza di 42 anni, però, manca il decreto attuativo che renda effettivo questo diritto.
    E così i contadini possono coltivare e commercializzare solo frutta, ortaggi e cereali a partire da semi autorizzati dalle leggi nazionali. Ovvero semi brevettati da quelle che il quotidiano “Terra” chiama «Le 5 sorelle, cinque multinazionali che controllano la produzione di sementi: Monsanto e Dow (Usa), Syngenta (Svizzera), Bayer (Germania) e Du Pont (Francia)».
    Per fortuna esistono piccoli produttori coraggiosi che si oppongono strenuamente a questo oligopolio, tenendo in vita varietà a rischio d’estinzione, poco appetibili per il mercato perché poco produttive.

    «Noi vogliamo che i semi locali possano essere commercializzati, valorizzati ed offerti al grande pubblico – spiega Pisani – Tutti devono conoscerne il valore. Bisogna promuovere un modello alternativo, un’agricoltura di piccola scala che metta al centro l’agricoltore, la terra, i consumatori».
    Al contrario, la cosiddetta agricoltura moderna applica un modello produttivo industriale ad alto impatto ambientale che minaccia le basi della pratica tradizionale. Il sistema agricolo, appare sempre più connesso con gli interessi del mondo del petrolio, della chimica, della finanza, piuttosto che con il diritto alla sicurezza e alla sovranità alimentare delle comunità e dei popoli.
    Una delle inevitabili conseguenze è l’erosione della biodiversità. L’agricoltura italiana purtroppo va in questa direzione. «Determinati semi vengono commercializzati solo per motivi di opportunità economica –continua Pisani – Sono sementi che si adattano a climi e Paesi diversi. Andando avanti di questo passo perderemo tutte le varietà locali».
    «In Italia esistono degli organismi di controllo, come l’albo registro sementi, che proibiscono la commercializzazione di semi non iscritti all’albo – racconta Pisani – Ma per l’iscrizione occorre affrontare un percorso dai costi notevoli. Quindi al registro sementi hanno accesso solo le ditte che possono permetterselo».
    Con buona pace dei piccoli contadini. Senza dimenticare le sanzioni «Oggi se commercializzi semi locali commetti un reato – sottolinea Pisani – L’unica possibilità è scambiarli, esclusivamente a fini conservativi. Però la nostra paura è che un domani, le società più potenti, possano accaparrarsi i nostri semi».

     

    L’appuntamento di Sabato sarà un’occasione per parlare di tutti questi temi, ascoltando le diverse opinioni di coltivatori ed esperti.

    Questo il programma della giornata:

    DALLE 10 ALLE 19,30 DIBATTITI E CIBO DAL CONTADINO ALLA PIAZZA A CURA DI ASCI

    Ore 10 Distribuzione di semi tradizionali come atto di disobbedienza civile dei Contadini

    Ore 11 “La legislazione europea sulla commercializzazione di semi: facciamo chiarezza” Relatore: Ivo Bertaina (Agri.Bio Piemonte) a seguire: dibattito

    Ore 12,30 Buffet ad offerta con i prodotti dei Contadini

    Ore 14 “Il punto sull’Acquasola” il Comitato Acquasola racconta le ultime notizie sulla vertenza

    Ore 15 Contadini “sostenibili”: il contributo alla sovranità alimentare di chi mantiene in vita sementi

    tradizionali. Relatori: Contadini ASCI

    Ore 15 Animazione bimbi

    Ore 16 Coro “4 canti”: la Banda Daneo diretta dal M° Martini

    Ore 16,45 Merenda per i bambini con i prodotti dei nostri campi

    Ore 17 “Seminare liberamente: una questione complicata; che fare ?” Relatore: Ernesto Olivucci

    (presidente di Civiltà Contadina, in rappresentanza della Rete Semi Rurali)

    Ore 18,30 Proiezione di video della campagna “Salviamo i nostri semi”

    Durante l’intera giornata vendita di prodotti biologici direttamente dalle cascine di produzione

    In caso di pioggia l’evento è rinviato a sabato 20 ottobre

    Diminuisci il tuo impatto: porta piatto e bicchiere da casa

     

     

    Matteo Quadrone

  • Mostra del fungo e sagra della ballotta a Gattorna

    Mostra del fungo e sagra della ballotta a Gattorna

    CastagneSabato 13 e domenica 14 ottobre torna l’appuntamento autunnale più importante della Valfontanabuona: la mostra del fungo e la sagra della ballotta di Gattorna.

    L’evento, giunto alla 28esima edizione, inizia sabato alle 19 con la mostra micologica organizzata in collaborazione con il Gruppo Micologico di Rapallo: i funghi, velenosi o commestibili, sono scientificamente determinati ed esposti con cartelli esplicativi e da qualche anno si è aggiunta la mostra delle piante medicinali, con oltre 80 esemplari dal vivo con indicazioni sulle proprietà terapeutiche, dove trovarle e come usarle.

    In serata aprono anche gli stand gastronomici che offrono polenta con sugo di funghi, asado, focaccia al formaggio, funghi fritti, scaloppine ai funghi e frittelle e dolci di castagna e dalle 21 è in programma una serata danzante con l’orchestra Caravel.

    Domenica invece le mostre aprono alle 10.30, dalle 14.30 si possono visitare il primo museo del videogioco d’Italia e le visite al polimuseo, piccolo museo del giocattolo, il museo etnografico e il museo di curiosità naturalistiche.

    Gli stand gastronomici sono aperti alle 12 e alle 19, l’orchestra Papillons si esibisce alle 16 e alle ore 21.

    L’ingresso è libero e a tutti i partecipanti vengono offerti funghetti e ballotte, nome locale che si da alle castagne bollite con la buccia.

  • Maddalena: corso di inglese, arabo e italiano gratis in vico Papa

    Maddalena: corso di inglese, arabo e italiano gratis in vico Papa

    Si stanno per chiudere le iscrizioni ai corsi gratis di inglese, arabo e italiano per stranieri che si terranno al Laboratorio Sociale di vico Papa, nel quartiere Maddalena: per informazioni e per iscriversi si può contattare l’associazione Centro delle Culture Genova all’indirizzo mail centrodelleculturegenova@gmail.com o al telefono 338 7949332. Le iscrizioni saranno anche attive durante la festa inaugurale con buffet e musica, che avrà luogo al Laboratorio sabato 13 ottobre dalle 18 alle 20.

    I corsi sono organizzati dal Centro delle Culture di Genova in collaborazione con il Municipio 1 Centro Est, le lezioni cominceranno lunedì 15 ottobre.

  • Municipio Centro-Est: lotta al gioco d’azzardo, dalle parole ai fatti

    Municipio Centro-Est: lotta al gioco d’azzardo, dalle parole ai fatti

    Quando alle dichiarazioni d’intento seguono i fatti, siamo sulla buona strada. È quanto accade nel Municipio Centro-Est che ha deciso di intraprendere una dura battaglia contro la proliferazione di slot machine, videopoker e tutti i dispositivi elettronici dedicati al gioco d’azzardo. Dalla vigilanza alla prevenzione, sono due i documenti significativi, recentemente approvati all’unanimità dal Consiglio municipale.

    «Abbiamo intenzione di procedere con una serie di interventi organici – spiega l’assessore  Maria Carla Italia – Il Municipio non ha molte competenze in questo ambito, eppure qualcosa è possibile fare».
    Il 1° agosto scorso è stata la volta della mozione con la quale il Municipio Centro-Est «si impegna a vigilare sul rispetto delle norme esistenti e sulle situazioni di irregolarità che sono di sua competenza, nonché ad intraprendere azioni educative e di prevenzione del fenomeno» e chiede l’attivazione della Consulta permanente sul gioco con premi in denaro – approvata dal precedente Consiglio Comunale all’inizio del 2012 – e la partecipazione di diritto dei rappresentanti dei Municipi, attualmente previsti solamente come eventuali.
    «Una delle prerogative del Municipio è concedere immobili di proprietà comunale siti nel territorio municipale alle realtà associative del territorio – continua l’assessore Italia – Esiste un regolamento che fissa dei criteri sulla base dei quali le domande vengono valutate. Nella seduta del 9 ottobre abbiamo approvato delle modifiche ai criteri sopracitati. In particolare è stata inserita, quale clausola ostativa al rinnovo delle concessioni, la presenza nei locali di slot machine ed altri apparati per il gioco d’azzardo».

    «Il regolamento precedente, risalente al 2008, quando il fenomeno non aveva assunto queste preoccupanti dimensioni, non prevedeva paletti in questo senso – sottolinea l’assessore – Oggi se un’associazione vorrà ottenere l’autorizzazione all’uso del locale non dovrà installare le macchinette per il gioco d’azzardo».

    «Un altro aspetto su cui intendiamo darci da fare è quello relativo alla prevenzione, soprattutto rivolta ai più giovani –  conclude Maria Carla Italia – Stiamo organizzando delle iniziative dedicate alle scuole elementari e medie che abbiamo già proposto ai dirigenti scolastici.

    In forme diverse, anche altri municipi stanno portando avanti battaglie simili. Ricordiamo ad esempio l’iniziativa del Municipio Medio-Levante che ha inventato un logo per sostenere chi dice no al gioco d’azzardo. Un adesivo riportante la dicitura “No slot, Apprezzalo” identificherà ogni locale virtuoso in cui non sono presenti le macchinette per il gioco d’azzardo.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Quando mangio mi sento un re: evento ai Giardini Luzzati

    Quando mangio mi sento un re: evento ai Giardini Luzzati

    giardini luzzatiIn vista della Giornata Mondiale Onu per l’Alimentazione, che avrà luogo in tutto il mondo martedì 16 ottobre, l’organizzazione non governativa Mani Tese organizza una serie di iniziative per promuovere e rendere attivo l’impegno per il diritto al cibo buono e sostenibile.

    Venerdì 12 ottobre sono in programma due eventi a Genova: il primo alle 18.30 presso i Giardini Luzzati (sopra piazza delle Erbe), un aperitivo con musica degli Zenaswingers e spettacolo di improvvisazione teatrale a cura di Rubik teatro.

    Alle 21 presso il Teatro Tosse andrà in scena “Quando mangio mi sento un re“, spettacolo teatrale di cabaret, musica, jazz e arte con la performance teatrale di Diego Parassole, la voce jazz di Cinzia Tedesco e la pittura di Rosalba Falzone.

    L’ingresso a tutti gli eventi è gratuito.

  • Stato Sociale, sanità e istruzione: gli USA sono un esempio negativo

    Stato Sociale, sanità e istruzione: gli USA sono un esempio negativo

    Ospedale San Martino, GenovaMi è capitato di leggere sul Corriere della Sera di qualche settimana fa un articolo di Francesco Giavazzi e Alberto Alesina. I due economisti, bocconiani D.O.C., non smettono di battere sul tasto della revisione dello Stato sociale, nonostante siano anni che lo si smantella un pezzo dopo l’altro e questo non sia servito affatto a salvarci dalla crisi (anzi, è probabile che l’abbia aggravata).

    Mi va benissimo che si ponga il tema dell’invecchiamento della popolazione in relazione al conseguente aggravio dei costi per la spesa sanitaria: è un problema che esiste. Posso capire, quindi, l’apprezzamento per la riforma Fornero e l’aumento dell’età pensionabile. Posso accettare anche che si dica che il problema era stato finora affrontato male, rispondendo alle aumentate spese solo con aumentate tasse. Dopo un po’ però diventa chiaro che tutti questi bei discorsi servono solo da grimaldello per rimettere in discussione la stessa idea di spesa sociale. Scrivono infatti gli autori: «Che senso ha tassare metà del reddito delle fasce più alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino e contemporaneamente che le loro aliquote vengano ridotte». Cioè: tassate meno i ricchi, perché non usano la sanità pubblica, potendosi già permettere la più costosa sanità privata. Nessuno deve aver detto ai due che le tasse dei più ricchi servono anche a pagare la sanità dei più poveri, e che proprio questo è il senso della Stato sociale: ma se lo capissero, probabilmente inorridirebbero all’idea. Ancora: «Aliquote alte scoraggiano il lavoro e l’investimento». Vero. Ma le aliquote troppo alte sono un problema anche per la classe media, che di solito è in maggioranza e fa il grosso dei consumi: il ricco invece tende ad ammucchiare i soldi, anziché spenderli.

    Poi: «Uno studente universitario costa circa 4.500 euro l’anno. Le famiglie ne pagano solo una parte; il resto lo paga il contribuente. Perché non dare borse di studio ai meritevoli meno abbienti e far pagare a chi se lo può permettere il vero costo degli studi?» Ancora una volta sfugge il concetto: lo Stato non si limita a prelevare per poi dare indietro esattamente quello che ha preso (il che non servirebbe a nulla), ma si preoccupa di redistribuire le risorse, possibilmente secondo criteri di equità. Se l’università costasse il doppio, troppe famiglie italiane non potrebbero permettersela: e il problema, come è evidente, non si potrebbe risolvere semplicemente con qualche borsa di studio per i “meritevoli”, che sarebbero sempre una parte esigua degli esclusi. Il risultato, quindi, sarebbe un ridotto accesso all’istruzione superiore.

    Questo sistema negli USA garantisce un’ottima istruzione per i ricchi, ma ha ridotto drasticamente la mobilità sociale, ha impoverito la classe media e quindi ha contratto i consumi. Ed è stato proprio questo il motore della crisi. Gli Stati Uniti possono essere chiamati ad esempio negativo anche in altri settori dove si sono tentati esperimenti di privatizzazione (intelligence, sicurezza, addirittura ricostruzione post-disastri naturali e guerre, e persino l’ordinaria amministrazione comunale): quasi sempre ne hanno tratto grandi profitti le multinazionali che si sono aggiudicate gli appalti, mentre le classi meno agiate sono risultate ulteriormente penalizzate. Si pensava che ormai, con tutti gli esempi disastrosi di privatizzazione che abbiamo avuto anche qui da noi, il vecchio pregiudizio per cui il pubblico non sarà mai abbastanza efficiente fosse alle spalle. Ma a certe persone proprio non va giù che lo Stato non solo possa, ma anzi debba svolgere una funzione regolatrice di primo piano. E quando non funziona, anziché andare alla ricerca frenetica del grande appaltatore, forse faremmo meglio ad andare a chiedere a quelli nelle cui mani lo avevamo lasciato.

    Andrea Giannini

  • Notte della Poesia 2012 Genova: reading nel centro storico

    Notte della Poesia 2012 Genova: reading nel centro storico

    Via Garibaldi, le luci sui palazziLa data scelta per la Notte della Poesia 2012 è venerdì 12 ottobre, anniversario della scoperta dell’America. L’omaggio a Cristoforo Colombo è al centro della serata: il viaggio – che esso sia geografico, metafisico e sentimentale – è protagonista dei reading, performance e spettacoli che andranno in scena nel centro storico di Genova dalle 18 alle 24.

    Questo il programma completo della Notte della Poesia 2012.

    Ore 18, Palazzo spinola (piazza Pellicceria 1): Voci a bordo di un pianoforte
    Concerto-reading a cura di association poésir, con Fabio Vernizzi (pianoforte), Marie Antonazzo (voce) e Claudio Pozzani (voce recitante).

    Ore 19, Palazzo Imperiale (piazza campetto 8a): Aperitivo letterario della notte della poesia
    Presentazione dell’antologia della poesia ecuadoriana Separare il bianco dalla luce a cura di Ramiro Noriega.

    Ore 21, Camera di Commercio (via Garibaldi 4): La città a cui tende il mio viaggio…
    Lettura a cura della biblioteca universitaria di Genova, con Laura Accerboni, Guido Caserza, Vanessa Cimiero, Marco Furia, Mia lecomte, Domenico Lombardini, Luciano Neri, Cetta Petrollo, Gilda Policastro, Rossella Maiore Tamponi, Enrico Testa. Interventi musicali di Susanna Roncalli.

    Ore 21, Palazzo Nicolosio Lomellino (via Garibaldi 7): Duplex talk night
    Reading multimediale di musica elettronica e immagini a cura di Duplex Ride

    Ore 21, Palazzo Tursi: Il viaggio di Taraffo – da Lisbona a Genova
    Spettacolo musicale a cura di elegantia doctrina, con Claudia Pastorino (voce), Fabrizio Giudice (chitarra e chitarra-arpa), Andrea Nicolini (voce recitante) e Tullio Gardini (testi).

    Ore 21, Palazzo rossoFree ride – omaggio a Nick Drake
    Con Marco Matta, Marco Fossati, Joanna Pedziwiatr, Mariana Carli

    Ore 21, Palazzo Bianco: Il Kashmir: suggestioni ed echi d’incanto
    Poesia e musica dall’antico oriente a cura dell’associazione Polimnia.

    vico del DucaIl viaggio di lovecraft
    Installazione di Attilio Caffarena

    Palazzo della Meridiana (salita San Francesco 4): Love difference
    Installazione di Michelangelo Pistoletto.

    Vico AngeliViaggi poetici in (t)riciclo
    Letture in collaborazione con Centro Re Mida, con Stefano Rissetto, Giuliano Galletta, Viviane Ciampi, Thomas Guarino, Antonino Ricca, Maria Luisa Gravina, Gianluca Motta, Matteo Rovere.

    Via della Maddalena 29: Installazione a cura di Angelo Gualco

    Via della Maddalena 32r Happy accident, happening a cura di Galleria d’arte Wunderkammer e Ass.ne empty city; Pittura magra, mostra personale di Francesca Bellati; Caproni tra Genova e la Val Trebbia, presentazione spettacolo con Fabrizio Maiocco (voce recitante) e Adriano Fontana (chitarra).

    Via maddalena 50Neve panis – forno artigianale biologico

    Via maddalena 52Bligal di pietra e luce
    Letture di Daniela Malini e Roberto Malini, mimo Fabio Bonelli, performance musicali di Delirio da Luci Compresse, letture di poesie di Angelo Pini e Alessandro Prusso.

    Vico inferiore Del FerroPoetiaportè 1: il poeta Pargolo
    Performance di Alberto Nocerino.

    Le gramole (via macelli di soziglia 69r): Poetiaportè 3: il poeta pop
    Performance di Federico Foce.

    La pulsatilla bioerboristeria (via Macelli di Soziglia 23r): Poetiaportè 4: il Poeta Papavero
    Performance di Luca Valerio.

    Mielaus (via della Rosa 20r): La dolce via dell’eros
    Poesie di Barbara Garassino con le illustrazioni di Pier Canosa e l’intervento musicale di Farfalle Impazzite.

    Vico Papa 9: Franca Fioravanti legge Pier Paolo Pasolini.

    Via delle Vigne 17r: reading con Carlo di Francescantonio, Paolo Donadoni e Roberto Djkeller Veirana, interventi musicali di Pietro Paroletti.

    Vico Mele 3Lontanamente qui
    Poesie e immagini a cura di Associazione Soffoco, letture di Mauro Maraschin e foto di Chiara Natta.

    In scia stradda (vico Mele): reading a cura di Liberodiscrivere.

    Piazza Cernaia 10: viaggiando tra musica e versi
    Concerto-reading a cura dell’Acustico medio levante con Renato Uccelli (voce, chitarra), Chicco Sciaccaluga (voce, chitarra), Paolo Agnello (voce, chitarra), Carlo Tasso (percussioni e rumori), Nadia Battaglia (voce recitante), Stefano Marelli (voce e chitarra).

    Via delle vigne 22: Per questo, a volte, non si torna
    Racconto tra parole e musica di e con Antonio Tancredi e con Adriano Fontana.

    Via delle vigne 22: Poesieextracomunicanti
    Spettacolo di teatro, pittura e musica di e con Roberto Marzano, con Maria Pia Altamore, Laura Campagnoli e Simona Ugolotti.

    Piazza Posta VecchiaIdea di viaggio
    Performance poetica e musicale con Francesco Macciò, Angelo Tonelli, Lucetta Frisa, Marco Ercolani e Giulio Viano.

    Piazza Posta VecchiaMartin – lo spazio limitato
    Spettacolo a cura Dimatreska – gruppo artistico. Testi e regia di Daniel Nevoso, con Vittorio De Ferrari e Dederica Lùgaro. Musiche di Mirko Viscuso.

    Piazza Cernaia 3Trita provincia e altri viaggi
    Reading musicale con Max Manfredi (voce e chitarra), Elisa Montaldo (tastiere) e Matteo Nahum (chitarre).

  • La notifica di una multa, un problema annoso

    La notifica di una multa, un problema annoso

    Questa settimana vi parlo di un argomento rognoso ma importante: la notifica degli atti giudiziari, le multe in particolare.
    Il sig. Mirko mi ha posto un quesito che trovo interessante dal punto di vista sociale… Come funziona la notifica di una contravvenzione al codice della strada?

    Se io commetto un’infrazione in data odierna, l’Organo che emette il verbale me lo deve notificare entro 90 giorni; questo non significa tre mesi, ma 90 giorni precisi. Alcuni mesi ne hanno 30, altri 31 ed un giorno di differenza può far sì che i termini siano rispettati come no.

    Mirko ha ricevuto una raccomandata il 30 settembre 2012 per un’infrazione commessa in data 18 maggio 2012, ovvero ben oltre i 90 giorni dalla data della presunta infrazione. Di primo acchito potremmo dire che la multa sia stata notificata oltre i termini e quindi si sia prescritta; in altre parole non dovuta.

    E invece, siamo in Italia, non funziona così. L’organo che emette il verbale lo consegna alle Poste affinché esso venga notificato. Nel caso di cui sopra, le poste hanno ricevuto il verbale da notificare in data 4 agosto 2012, ossia in tempo utile per la notifica.
    Le poste hanno dormito, è vero, ma quella notifica per la legge è valida!

    In passato mi accadde un caso simile e il malcapitato di turno aveva fatto ricorso presso il Giudice di Pace e lo aveva vinto; si è così potuto procedere alla richiesta di risarcimento contro Poste Italiane.

    La morale è semplice: non vi è uniformità tra la notifica dal punto di vista di chi riceve un atto giudiziario e dal punto di vista di chi lo emette. Incostituzionalità talmente evidente che la Corte Costituzionale ha detto che va bene così…
    E se va bene all’organo supremo del nostro sistema giudiziario, va bene a tutti.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Concorso musicale 2012: bando di Silfreed Records a Genova

    Concorso musicale 2012: bando di Silfreed Records a Genova

    Concerto musica liveGrazie a un finanziamento ottenuto dal Comune di Genova nell’ambito dei Progetti Culturali 2012, l’etichetta discografica genovese Silfreed Records ha bandito un concorso di idee per progetti musicali.

    La selezione è aperta a ogni genere di musica purché si avvicini a un’idea di musica di alta qualità e a bassa intensità tecnologica, caratteristiche proprie dell’etichetta Silfreed. I progetti sottoposti alla selezione dovranno avere una durata non inferiore a 50 minuti. La durata della demo da sottoporre alla giuria deve essere al massimo di 10 minuti e deve essere rappresentativa del progetto.

    Il materiale va inviato entro il 15 dicembre 2012 su CD (in formato mp3 o wave) all’indirizzo: Silfreed Records – via S. Maria di Castello, 35 – 16123 Genova, oppure via mail a  info@silfreed.com (purché l’allegato non superi i 10 MB).

    Le demo saranno caricate sulla pagina Facebook che Silfreed Records creerà appositamente per il concorso: i mi piace degli utenti si sommeranno alla valutazione della giuria per stilare la graduatoria finale. I primi tre progetti selezionati riceveranno un premio in denaro (1.000 € il primo, 250 € rispettivamente il secondo a terzo) e saranno prodotti e pubblicati nel catalogo di Silfreed Records. Inoltre parteciperanno a una serata finale con concerto pubblico che si terrà tra febbraio e marzo 2013.

  • Il particolare Jardin Majorelle di Marrakech

    Il particolare Jardin Majorelle di Marrakech

    Jardin MajorelleMi sono trovato di recente a Marrakech, nel Nord Africa. Questa città mi ha profondamente colpito per i suoi forti contrasti umani, architettonici e paesaggistici.
    Durante questa vacanza ho avuto l’occasione, in un caldo pomeriggio di fine estate, di visitare un celebre giardino, di cui avevo letto e ripetutamente sentito parlare: il Jardin Majorelle. Devo dire che la visita è valsa l’intero viaggio e che si è rilevata, forse per me che sono appassionato della materia, l’attrazione migliore della città marocchina.

    Jardin luciLa zona di Marrakech in cui si inserisce il giardino è caratterizzata da vie regolari, ampie, tendenzialmente perpendicolari e fiancheggiate da alberi di agrumi. L’insieme appare quindi, in un certo senso, monotono rispetto alle tormentate ed intricate stradine della Medina.

    Jardin cactacee Gli edifici sono nascosti dietro alte mura ed il rigoglioso svilupparsi dei giardini può essere percepito solo grazie ai rami che si protendono, oltre i confini, sulla strada: colorate bouganvillee che si stagliano evidenti sui muri di un rosso acceso.
    Il Jardin Majorelle non fa eccezione a questa regola generale. Dall’esterno, non può però sfuggire, ad un occhio attento, che si è dinnanzi ad un giardino particolare e diverso da tutti gli altri. Dalle alte mura si protendono infatti rami, foglie e corimbi di numerose varietà botaniche.

    Jardin vasiJardin casa

    Oltre questa selva vegetale si stagliano poi, alte, numerose varietà di palme e si scorgono foglie di banani, dalle notevoli dimensioni, molti bambù di numerose varietà ed un grande numero di papiri e di cactacee pienamente sviluppate, grazie al clima africano.
    Jardin flora
    L’accesso al giardino avviene attraverso un colorato portone in legno, dall’esterno del quale si può solo immaginare cosa si celi all’interno delle mura. Il dentro è completamente separato dal fuori e viceversa. Il verde, ivi racchiuso, è infatti un mondo a parte, silenzioso, fresco e in tutto contrastante con l’esterno, caldo, assolato, disordinato e polveroso. Il giardino, sebbene percepibile da fuori le mura, appare non scontato e, seppure non di enormi dimensioni, molto articolato. Il notevole sviluppo della vegetazione crea poi un forte contrasto di luci ed ombre, sole e buio, per lo più assente all’esterno dove la luce pervade tutto e cade verticale su ogni cosa, senza creare coni scuri.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

     

     

  • Galleria Studio 44 Genova: mostra itinerante “Torno subito”

    Galleria Studio 44 Genova: mostra itinerante “Torno subito”

    Galleria Studio 44Sabato 13 ottobre alle 17 la Galleria Studio 44 (vico Colalanza) presenta una mostra itinerante che si richiama alla collaborazione fra Genova e la città svizzera di Zugo, già presentata lo scorso venerdì nel corso di Start 2012.

    La mostra Torno subito è un percorso itinerante di arte contemporanea attraverso le edicole votive del centro storico, in particolare quelle che hanno sofferto maggiormente le ingiurie del tempo e lo stato di degrado: le opere saranno esposte al pubblico fino a domenica 28 ottobre 2012.

    Gli artisti in mostra sono: Quido Sen, Nina Stähli, Eugen Jans, Johanna Näf, Michel Kiwic ,Nano Valdes, Alfredo Zamorica, Francesca Bellati, Paolo Lorenzo Parisi e Reto Bärtschi.

  • Quarto, Villa Gervasoni: un bene culturale da salvaguardare

    Quarto, Villa Gervasoni: un bene culturale da salvaguardare

    Villa GervasoniUna villa nobiliare di villeggiatura risalente al ‘600 ubicata lungo l’antica via romana Aurelia (la “creuza” di via Romana della Castagna che sotto uno strato di asfalto ancora conserva l’antico ciottolato), composta fin dalle origini di due corpi di fabbrica simmetrici – attualmente di differenti proprietari – separati dal portale medioevale di accesso a Castel Perasso (distrutto nel ‘300 dai Fieschi), con le sue pertinenze, ovvero le rovine del castello e l’adiacente Uliveto Murato incluso il parco rustico (ora in parte di proprietà comunale, in parte di un altro privato), rappresenta un complesso unitario importante al pari di quello dei Parchi di Nervi, ma ben più rilevante dal punto di vista storico.

    Secondo la documentazione esistente presso il Santuario della Castagna, pubblicata da Stefano Costa nel 1919, la Villa – poi Gervasoni – con i ruderi di Castel Perasso ed il fondo finitimo ora noto come Uliveto Murato, fino alla metà del ‘700 era proprietà di Giovanni Battista Priaruggia. Alla morte del Priaruggia la vedova cedette questi beni all’Abate Gervasoni, ai Burlando e ai Boero.
    La Villa, da sempre catalogata e descritta nelle pubblicazioni sulle Ville genovesi, ha una lunga storia che chiama in causa personaggi del calibro di Giuseppe Garibaldi – nell’archivio Gervasoni rimane un suo prezioso autografo in cui ringrazia la famiglia per l’aiuto ricevuto – e di Giacomo Puccini che divenne una presenza abituale in quanto amico del pianista e compositore Giuseppe Frugatta, il quale aveva acquisito la proprietà dai Giuliano.
    All’interno della dimora, con un proprio ingresso su via Romana, è ancora conservata una cappella di ragguardevoli dimensioni, con un altare barocco a stucco e volte a vela dipinte. Anche gli ambienti interni sono articolati secondo gli schemi di una villa nobiliare con volte decorate e una seconda scala che congiunge le cucine al piano nobile. In facciata si può ammirare una pregevolissima statua marmorea di finissima fattura di San Giovanni Battista, già citata nei documenti del ‘700.
    Quel che rimane del Parco che comprendeva le rovine di Castel Perasso – in gran parte demolite con la costruzione dello svincolo di Corso Europa, alcune superstiti inglobate nelle mura dell’uliveto – ospita l’ippocatastano forse più grande ed antico della Liguria (due metri circa di diametro), un raro albero di canfora ed altre piante di pregio.

    Oggi però Villa Gervasoni rischia di veder compromessa la sua originalità a causa degli interventi di ristrutturazione previsti dal nuovo proprietario dell’ala ovest. A destare preoccupazione non sono sole le probabili modifiche che saranno apportate a livello architettonico, ma anche gli stravolgimenti ambientali dovuti ai lavori in via di svolgimento nel giardino: buona parte del tradizionale paesaggio ligure è già stata spazzata via – fichi, allori, rampicanti secolari, ecc. – perché non in linea con il previsto restilyng degli spazi verdi.

    Occorre sottolineare che su Villa Gervasoni grava una procedura di vincolo avviata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria su sollecitazione del Comitato Pro Uliveto di Quarto e del proprietario dell’altra ala della Villa, il quale ha il medesimo interesse nel veder preservata l’integrità originaria del complesso. Non sappiamo ancora se la pratica di tutela andrà a buon fine ma si tratta di un passaggio cruciale per mantenere viva la speranza di salvaguardare il manufatto, considerando che in caso contrario, il nuovo proprietario dell’ala ovest avrebbe carta bianca.

    Villa GervasoniIl Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto – che da anni si batte per la conservazione e la valorizzazione di un sito di altissima qualità che conferisce una preziosa identità storico culturale al territorio (come vedremo nel dettaglio in seguito) – ha presentato alcune osservazioni al Piano Urbanistico Comunale (PUC) chiedendo una maggiore tutela dell’area attraverso il riconoscimento dell’Uliveto Murato, quale parco storico di Villa Gervasoni.

    Questo complesso unitario per connotazioni ambientali e storiche, secondo il Comitato «rientra nella previsione del PUC che si riferisce agli ambiti di disciplina speciale Lettera O e cioè nel Sistema delle ville e dei parchi Carrara e Quartara che a pag. 26 delle norme di conformità così viene descritto: “O – Sistema delle ville e parchi Carrara e Quartara – Descrizione dei caratteri del territorio. I caratteri stilistici e costruttivi delle ville del genovesato e di quanto ancor oggi residua degli originari parchi appartengono al patrimonio della città. I due grandi bacini del Levante, costituiti dalle vaste proprietà Carrara e Quartara e di alcune emergenze di ville costruite sul sistema dell’antica romana, costituiscono sistemi da preservare”».
    «Una di queste emergenze è proprio la Villa Gervasoni e connesso Uliveto Murato – scrive il comitato – Pregheremmo quindi di far rientrare la Villa Gervasoni, di Via Romana della Castagna n. 42 e 44 e il pertinente Uliveto Murato nella previsione di cui alla lettera O – Sistema delle ville e parchi Carrara e Quartara – negli ambiti di disciplina speciale e di integrare le relative norme di conformità. Visto che le altre ville del genovesato sono nominate nelle dette norme, vorremmo che anche questa lo fosse».

    Auspicio accolto, infatti nelle cosiddette “emergenze esteticamente rilevanti e tracce storiche artistiche”, oggi compaiono anche “La Villa Gervasoni con il connesso Uliveto Murato”.
    Il Comitato sollecita poi una tutela ancor più specifica in particolare per l’edificio antico, osservazione fatta propria dal PUC che ha integrato la frase “mantenendo le coperture in abbadini d’ardesia”, con le parole “nonchè le volte, specie se dipinte, gli stucchi, la pavimentazione antica, la struttura delle porte, delle finestre, e degli scuri. Ammessa la posa di tiranti e chiavi antisismiche”.
    Infine, per quanto riguarda gli interventi di sistemazione degli spazi esterni, dopo le parole “misure compensative atte alla conservazione del verde”, la versione aggiornata del PUC sottolinea “Gli alberi secolari o con diametri superiori a 50 cm dovranno essere tutelati”.

    Le integrazioni al PUC rappresentano un altro successo raggiunto dal Comitato che si somma al riconoscimento dell’Uliveto Murato quale sito di interesse culturale particolarmente importante, sancito dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria nel 2007 con l’apposizione del vincolo monumentale di tutela.

    Oggi il sito è salvaguardato grazie all’impegno dei cittadini che negli anni scorsi sono riusciti a fermare una pericolosa operazione immobiliare, già approdata in Conferenza dei Servizi.

    UlivetoUliveto

    L’area dell’Uliveto Murato è in parte di proprietà comunale, in parte privata. Adesso diventa fondamentale ottenere la disponibilità della porzione privata – in sinergia tra Comune e Regione – per poter avviare il progetto di recupero e valorizzazione promosso dal Comitato. Parliamo della realizzazione di un “ecomuseo precolombiano vivente” – mantenendo l’assetto agrario tradizionale e paesaggistico di peculiare valore storico e monumentale – accessibilissimo per la fruizione culturale e turistica ed integrabile nel sistema dei parchi di Quarto – Nervi e sull’antica via romana Aurelia (la “creuza” di via Romana della Castagna il cui restauro fa parte del progetto).

    La Regione Liguria ha costituito il progetto di valorizzazione in “progetto pilota” per creare le linee guida per interventi di conservazione e valorizzazione di tutti i siti che conferiscono identità culturale alla Regione Liguria e lo ha finanziato con un primo stanziamento di 78.000 Euro (che possono essere sufficienti per i restauri ma non bastano per l’indispensabile acquisizione della parte privata all’interno delle mura).

    L’obiettivo è trasformare l’Uliveto Murato in un luogo didattico dove tramandare antichi valori e conoscenze, esperienze a contatto con la terra, le piante, i rivi, ecc. Una soluzione concreta per tutelare questi manufatti, le fasce antichissime della zona di Quarto, un patrimonio che potrebbe essere sfruttato a fini turistici.

    Il Comune conferirà la parte di sua proprietà – anzi l’ha già affidata – alle cure della famiglia di olivicoltori che da molte generazioni curano il sito con i metodi della antica tradizione ligure e che si è dichiarata disposta a continuare in regime di volontariato la conduzione di tutto il fondo sotto la supervisione della direzione del futuro Ecomuseo, partecipando anche al programma formativo.
    Un luogo del genere a Genova manca, un’occasione per mantenere intatta l’identità culturale del territorio, attraverso un’operazione che non comporta costi elevati. Ma va fatta al più presto perché in caso contrario, se non si valorizza adeguatamente il sito, con il passare degli anni, esiste il concreto rischio che vengano concessi dei nuovi permessi a costruire.

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]
    (Villa Gervasoni, foto dell’autore)

  • Val Trebbia: chiusura guardia medica, mobilitazione dei cittadini

    Val Trebbia: chiusura guardia medica, mobilitazione dei cittadini

    Sanità, l'ambulanzaTutta la Val Trebbia è in mobilitazione contro l’annunciata chiusura – a partire dal 1 novembre – dei poli di Guardia Medica di Rovegno e Bargagli, decisa dall’Asl 3 con la delibera n. 837 del 14 settembre scorso che prevede l’accorpamento delle due sedi sopracitate con quella di Torriglia. Un disegno che fa storcere il naso a cittadini e istituzioni locali perché l’assistenza territoriale rischia di subire un colpo terribile. La Guardia Medica di Torriglia, infatti, si troverà a dovere servire un’area di 231 km quadrati, con diverse località situate in zone impervie, molte delle quali raggiungibili dopo oltre un’ora di strada.

    Il Comune di Rovegno ha scritto una lettera all’azienda sanitaria locale per chiedere informazioni ufficiali visto che la scoperta della chiusura è avvenuta leggendo i giornali e non tramite la consueta comunicazione degli uffici competenti. Altri Comuni hanno fatto lo stesso.
    Anche il popolo di Facebook si è attivato con una raccolta firme contro la soppressione della Guardia Medica di Rovegno. Per sottoscrivere la petizione collegarsi al link : http://firmiamo.it/no-alla-chiusura-del-servizio-guardia-medica-di-rovegno-ge

    Domani a Bargagli si svolgerà un incontro pubblico, organizzato dalla Croce Rossa locale, per fare il punto della situazione. Per l’occasione sono stati invitati il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, l’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo ed il direttore dell’Asl 3, Corrado Bedogni.

    «Dal 1 novembre assisteremo ad un progressivo aumento degli interventi in emergenza coordinati dal 118 con l’impiego di ambulanze ed auto mediche per ospedalizzare pazienti che, magari, avrebbero potuto essere trattati direttamente a domicilio – spiega una nota della Croce Rossa di Bargagli – Ciò si tradurrà in un sensibile aumento dei costi a carico del servizio sanitario ed un appesantimento delle conseguenze legate alle attività diagnostico/strumentali dei Pronto Soccorso che dovranno gestire un numero sempre maggiore di accessi, molti dei quali perfettamente inutili. Ma oltre al danno c’è anche la beffa: coloro che dopo alcune ore saranno dimessi, come potranno tornare a casa, soprattutto nelle ore notturne? Semplicemente chiamando un’ambulanza e pagando per intero il trasporto, in quanto non di competenza dell’ospedale».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi