Mese: Novembre 2012

  • Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle: l’analisi politica

    Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle: l’analisi politica

    Beppe GrilloDi Grillo avevo scritto già all’inizio di maggio, sottolineando come la forza e nello stesso tempo la contraddizione del suo Movimento 5 Stelle (M5S) fosse quella di avere per leader un comico che non corre per nessuna carica politica: è una forza perché da a Grillo la possibilità di continuare a fare quelle battute che gli riescono così bene, di esercitare con successo il ruolo di “rompighiaccio” e contemporaneamente di essere percepito come estraneo agli interessi della casta; è una contraddizione perché gli attivisti, allorché eletti a una qualsiasi posizione di rappresentanza, acquistano inevitabilmente autonomia decisionale, e quindi diventa difficile poterli richiamare all’ordine stando al di fuori di un qualsiasi ruolo istituzionale o politico. Questa analisi mi pare confermata dai fatti: da Giovanni Favia a Federica Salsi, quello a cui stiamo assistendo non è altro che il fisiologico emergere dall’interno del movimento di personalità più o meno carismatiche.

    BEPPE GRILLO, IL “DITTATORE”

    Ovvio che la grande stampa sia interessata solo a propagandare “The dark side of Beppe Grillo”, “il lato oscuro della forza”; perché bisogna a tutti i costi spaventare l’elettorato moderato spiegando loro che votare il M5S porterà le camicie nere su Roma. Eppure, checché se ne dica, il problema di Grillo non è la “democrazia interna”. Anzi, un’organizzazione politica che voglia restare coerente rispetto ai principi attorno ai quali cerca il consenso degli elettori, anche a costo di espellere gli indisciplinati, è una buona cosa. Certo, il M5S è una forza giovane: e in questi casi è normale che il processo di strutturazione passi attraverso una dialettica anche aspra tra il gruppo fondatore ed ispiratore, da una parte, e le persone che vi si accostano con intenzioni anche molto diverse fra loro, dall’altra. Ma ciò non basta per affermare che il problema del M5S sia il decisionismo o il protagonismo del suo massimo rappresentante. Al contrario, le difficoltà che stanno emergendo dipendono piuttosto da un programma che è troppo radicalmente democratico.

    Su questa espressione bisogna intendersi bene. Ho già scritto più e più volte che il merito maggiore di Grillo è proprio quello di esortare il cittadino a riprendersi la vita civile, ad interpretare un ruolo attivo nella società, a smettere di fare “il guardone della politica”, sottraendo così il processo decisionale tanto al paternalismo del ceto dirigente di sinistra (per cui il popolo è, in fin dei conti, minorato) quanto al “ghe pensi mi! voi godetevi la vita” di berlusconiana memoria. Quindi non posso che vedere con favore qualsiasi progetto politico che voglia interpretare il termine “democrazia” secondo il suo significato corrente. Ciò non significa, però, che l’esercizio della democrazia sia un processo scontato. In particolare è difficile che si possa rinunciare alla democrazia rappresentativa in favore della democrazia diretta semplicemente perché “ora c’è la rete”.

    BEPPE GRILLO E LA RETE

    Grillo suppone un più stretto contatto tra elettori ed eletti attraverso l’uso delle nuove tecnologie, tale per cui diventa improvvisamente inutile un ceto di dirigenti di partito e, più in generale, la rappresentanza basata sulla leadership e sul carisma personale del singolo uomo politico. Il buon amministratore, infatti, si limiterà ad eseguire periodicamente gli ordini che gli arrivano dalla base, a sua volta organizzata per via telematica. Segue come corollario che non ci sarà più bisogno di un manifesto programmatico inteso classicamente, come insieme di valori che possano collocare il partito in un’ideologia più o meno di destra o di sinistra. Ne esce compromesso anche il ruolo dell’informazione, che perde completamente la sua funzione autonoma di controllo tra chi delega il potere e chi è delegato. In questo quadro c’è tutto: la spiegazione della degenerazione partitocratica, le ragioni della crisi economica (come prodotto di un sistema di potere corrotto), la promessa di un nuovo assetto politico (immune dai problemi del precedente), l’importanza delle nuove tecnologie digitali e – last but not least – un ruolo di primo piano, unico ed irripetibile, per il padre fondatore di questa meravigliosa architettura sociale.

    Tutto molto bello. Peccato solo che non stia in piedi…

    I commentatori politici appaiono come ipnotizzati vuoi dalla paura, vuoi dal fascino che esercita la novità di Grillo e del suo M5S. Pochi si sono avventurati in una critica che ne prenda seriamente in esame i presupposti. Ma l’idea che i benefici di internet possano sovvertire le normali dinamiche di una democrazia rappresentativa come l’Italia, se certo non è pericolosa, è comunque piuttosto ingenua.

    Grillo e il suo socio Caseleggio hanno certo avuto il merito di capire che la rete è un potentissimo veicolo di circolazione di idee e informazioni, oltre che un mezzo per democratizzare questo processo, sottraendolo all’oligopolio televisivo. Inoltre, può essere un eccellente strumento di controllo su l’operato di chi viene eletto. Eppure la rete da sola non basta per far stare in piedi un movimento senza un gruppo dirigente.

    BEPPE GRILLO E I PARTITI

    Che ci si creda o no, infatti, le strutture che i partiti si erano dati avevano all’origine una loro ragione d’essere: e questa ragione non aveva niente a che vedere né con lo sperpero di denaro pubblico, né con l’arricchimento personale. I congressi, i dirigenti e i leader servivano (e dovrebbero servire ancora oggi) a risolvere il problema della rappresentanza degli iscritti nel modo più congeniale possibile; un modo che non è mai stato né sarà mai quello di fare la somma algebrica delle singole posizioni. Al contrario, in un partito (come qualsiasi altro organismo democratico di dimensioni ragguardevoli) occorrerà sempre una minoranza che sia incaricata dalla maggioranza di gestire gli affari di tutti. E il rapporto non sarà mai completamente subalterno, nel senso di una minoranza unicamente interprete della volontà della maggioranza, ma proverà anche all’occorrenza a guidarla, a imprimerle una direzione, anche attraverso l’azione di personalità dotate di particolare carisma: purché, s’intende, emergano dal basso attraverso un processo di selezione, e non vengano calate dall’alto in quanto espressione di forti interessi particolari.

    Si, lo so: sono i tempi del post-berlusconismo e della Casta, e certi discorsi risultano indigesti. Ma questa non è una buona ragione per buttare via il bambino con l’acqua sporca. Anzi, dobbiamo stare molto attenti, perché è proprio in momenti come questi, in cui appare chiaro che si deve cambiare, che si rischia anche di fare dei danni. Negli anni ’90, dopo essersi scottata con Tangentopoli, l’opinione pubblica in gran parte si bevve la favola delle privatizzazioni con la scusa della maggiore efficienza dei servizi (perché nel pubblico – recita una vulgata in voga ancora oggi – la corruzione si annida per definizione): poi è andata come è andata, e oggi nessuno pensa più che privatizzare sia la ricetta magica.

    Allo stesso modo, un conto è dire che questi partiti sono tutti compromessi, che i vecchi leader sono al potere da troppo tempo e che abbiamo sbagliato ad assuefarci al culto della personalità politica; un altro conto sarebbe sostenere che è l’idea di partito in sé ad essere sbagliata. In realtà non sono stati solo i partiti a subire un processo di degenerazione, ma tutto il sistema nel suo insieme: dall’istruzione all’informazione, dal sistema legale alla finanza. Inoltre ci sono paesi dove i partiti funzionano benissimo. Insomma, che esigenza c’è di sperimentare sulla nostra pelle un estremo che sappiamo benissimo essere sbagliato, solo perché ci siamo già scottati con l’estremo opposto?

    Il fatto che per anni ci siamo preoccupati poco della qualità di chi ci governava, non significa che ora non dobbiamo più farci rappresentare da nessuno: significa solo che dobbiamo selezionare e controllare meglio.

    PERCHÈ LA DEMOCRAZIA DIRETTA SUL WEB “NON FUNZIONA”…

    La democrazia diretta “telematica” non funziona non perché il popolo non abbia la capacità necessaria per gestire direttamente la cosa pubblica (ripeto: diffidate da chi vi dice il contrario, perché vuole fregarvi), ma per due motivi estremamente pratici: il primo è che governare richiede tempo, e la maggior parte della gente non ne ha; il secondo è che l’Italia non è l’Atene del V secolo a.C.: è molto più grande.

    E’ vero che la rete riduce le distanze fisiche e temporali, ma se fosse in grado di azzerarle, perché su molti importanti punti, soprattutto di respiro nazionale, ancora non si conosce quale sia l’orientamento del M5S? Eppure ne è passato di tempo da quando i sondaggi hanno accreditato la creatura di Grillo come la seconda forza del paese. La realtà, allora, è che fare politica su internet è si un processo interessante e innovativo, ma che non esclude una lunga dialettica. E questa non è una colpa del mezzo, ma è un merito delle persone, che per fortuna devono ancora informarsi, valutare, discutere, argomentare e trovare un compromesso prima di prendere una decisione comune. A maggior ragione un simile procedimento non sarebbe concepibile nel day by day di un normale governo. Un domani potrebbe scoppiare una guerra, crollare l’euro, o più semplicemente chiudere una piccola fabbrica che manda a casa una ventina di dipendenti: un eventuale governo “a 5 Stelle” cosa farebbe? Si connetterebbe su internet per sentire cosa ne pensano gli internauti? Ovviamente non sarebbe possibile, perché sarebbero necessarie decisioni rapide.

    Questo dimostra che avere un rigido ricambio, spersonalizzare la politica e chiedere coerenza rispetto ad un programma proposto sono tutte cose giuste e desiderabili; e tuttavia non escludono una certa sfera di autonomia per un dato gruppo dirigente, per quanto serrato il controllo e per quanto ristretto il mandato.

    L’utopia di Grillo, insomma, non è praticabile. Internet può restare un ottimo strumento per monitorare la trasparenza dei rappresentanti, ma non potrà mai teleguidarli. Resta la necessità di guardare benevolmente al riorganizzarsi spontaneo della società civile, che cerca di riprendersi uno spazio che le era stato a poco a poco sottratto. Tanto più che non c’è nulla da temere da questi esperimenti: anzi, se l’analisi è corretta, l’evoluzione da movimento a partito sarà inevitabile, oppure quella che adesso è una novità presto o tardi finirà per avvitarsi fatalmente su se stessa.

     

    Andrea Giannini

  • Torrenti Genova: lungo elenco di rivi ad alto rischio idraulico

    Torrenti Genova: lungo elenco di rivi ad alto rischio idraulico

    Ponte CarregaA Genova è ancora lungo l’elenco dei corsi d’acqua ad alto rischio idraulico. La conferma arriva dai tecnici degli uffici di Palazzo Tursi che mercoledì scorso, in occasione della seduta della Commissione consiliare Territorio, hanno consegnato ai consiglieri comunali una dettagliata scheda.

    Nel documento – firmato dal direttore settore Manutenzione, infrastrutture, verde e parchi del Comune di Genova, Stefano Pinasco – i torrenti sono stati divisi in due categorie: ad elevatissimo rischio idraulico oppure ad elevato rischio idraulico.

    Nella prima, quella che rappresenta le situazioni che destano maggiori preoccupazioni, troviamo il Chiaravagna ed il Ruscarolo. Entrambi presentano «elevatissime criticità per estrema insufficienza delle sezioni d’alveo nel tratto a valle del viadotto autostradale».

    Per quanto riguarda il torrente Chiaravagna sono stati avviati una serie di interventi e recentemente sono partiti anche i lavori per la demolizione del palazzo di via Giotto.

    Ma ad elevatissimo rischio viene considerato anche il Bisagno per il quale il 29 novembre si attende il verdetto del Tar per sapere se potranno proseguire i lavori per la risistemazione del secondo lotto dell’alveo, con annesso rifacimento della copertura, mentre attualmente sono in corso gli interventi per la messa in sicurezza della frana nell’ex area delle Brignoline sull’affluente Fereggiano.

    Situazione ad altissimo rischio anche per i rivi Noce, Rovare e Casaregis.

    Nella seconda categoria, quella dei corsi d’acqua a rischio elevato, invece, troviamo: il Cerusa ed i suoi affluenti a Voltri, il Branega ed i suoi affluenti a Prà, i rivi Molinassi e Cantarena nel quartiere Sestri Ponente, il Vernazza a Sturla.

    Per il Molinassi è stato approvato il progetto preliminare per adeguare il tratto urbano del rivo, da piazza Clavarino alla foce, nell’ambito del ribaltamento a mare di Fincantieri, anche se ancora si attende la conferma del finanziamento, mentre sono in fase di progettazione degli interventi su aree di frana.

    Per il Cantarena ed il Vernazza allo stato attuale non c’è nessun finanziamento disponibile ma sono previsti dei progetti di intervento. Infine, per quanto riguarda Cerusa e Branega, ancora non ci sono progettazioni in corso.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    don santoroLe Piagge, Nomadelfia, Monte Sole, Romena, Casa al Dono, Il Pungiglione. Luoghi diversi, dislocati in varie parti del Nord e Centro Italia, ma con una caratteristica comune: sono comunità che scelgono di «percorrere strade per un mondo migliore», lontani dai ritmi e dalle logiche della società dei consumi.

    Alcune sono nate come luoghi di accoglienza per ex carcerati, tossicodipendenti e persone disagiate, altre come punto di riferimento spirituale. Oggi ospitano anche persone che scelgono di cambiare radicalmente il loro stile di vita e basare i loro valori sulla condivisione e su uno stile di vita rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. I metodi scelti dalle diverse comunità non sono uguali tra loro, ma in tutte è presente una grande attenzione all’accoglienza e alla relazione con gli altri, che si spinge fino alla gestione in comune del denaro e valorizzazione del lavoro, in quanto ciascuno si impegna per contribuire al mantenimento e allo sviluppo della comunità stessa.

    Luoghi che dall’esterno sono spesso percepiti come sette o emanazione di gruppi religiosi. Il giovane regista genovese Pietro Barabino ha scelto di visitarli per mostrare un “volto diverso” di queste comunità: la scorsa estate, complice una settimana di ferie, ha girato con un amico in alcuni di questi luoghi, approfittando della loro ospitalità e “ricambiando” con una serie di interviste video.

    Il risultato di questo viaggio è “Vivere altrimenti”, un documentario che Pietro ha arricchito inserendo a posteriori la storia di tre amici (interpretati da Pietro Pesce, Federico Piana, Paolo Nunziante) e la “benedizione” di Don Andrea Gallo.

    Scopo del documentario è, come ci racconta Pietro, «far sapere alla gente che questi luoghi sono aperti, che chiunque può andare a visitarli e incontrare le persone che li abitano». Il regista ci tiene a precisare che il progetto non ha intenti prettamente “politici” né religiosi: le interviste sono state montate prediligendo il filo conduttore di «persone che scelgono di cambiare, a fronte di ritmi di vita oggi insostenibili».

    È lo stesso Pietro a spiegare i suoi intenti: «L’ascolto di persone che scelgono di cambiare, a fronte di un modello di sviluppo insostenibile che si ripercuote sulla qualità della nostra vita, può anche essere da stimolo per mettersi in discussione e quindi invitare al cambiamento. “Vivere altrimenti” non vuole proporre soluzioni ideologiche o preconfezionate, ma evidenzia come – prima e piuttosto che rivoluzionare la politica e la società nelle sue sovrastrutture – sia indispensabile ridiscutere le nostre scelte e il nostro stesso stile di vita. Le persone intervistate, che hanno fatto scelte radicali e mettono in pratica questa utopia di un mondo migliore, possono essere stimolo per la ricerca di ognuno di noi».

    Queste le persone intervistate nel documentario.
    Don Andrea Gallo (Comunità di San Benedetto al Porto, Genova)
    Don Alessandro Santoro (Comunità di base delle Piagge, Firenze)
    Beniamino Vitale (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Antonella Pelillo (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Luca Daolio (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Paolo Barabino (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Don Luigi Verdi (Fraternità di Romena, Pratovecchio)
    Pietro di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Monica di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Sefora di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Mauro Cavicchioli (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)
    Franco Di Nucci (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)

    Qui potete vedere il documentario: l’opera è prodotta e distribuita sotto una licenza Creative Commons: l’intenzione del regista è permettere a chiunque di “far girare” il video, citando fonte e autore, in modo che il documentario abbia la massima diffusione possibile. Chi vuole saperne di più sul progetto e fosse interessato alle interviste integrali può scrivere direttamente al regista, all’indirizzo loescludo@quipo.it.

    Marta Traverso

  • L’ars topiaria: potatura rigorosa ed estro creativo

    L’ars topiaria: potatura rigorosa ed estro creativo

    Ars topiaria fioriAl di là di quanto già detto negli articoli precedenti, nell’“ars topiaria” la fantasia può liberamente sbizzarrirsi, a mezzo della potatura artistica delle piante è possibile realizzare una enorme, quasi infinita, varietà di forme. Le essenze vegetali che resistano alle periodiche potature si prestano infatti a soddisfare le più diverse esigenze del progettista o del semplice giardiniere. In verticale, si potranno scolpire sfere, spirali, coni, colonne… L’estro del giardiniere spesso porta però a realizzare anche forme estremamente elaborate e diversificate: spaventapasseri, uccelli, cani, gatti

    ars topiaria muri verdiLa realizzazione, la manutenzione ed i relativi costi nonché la tempistica (spesso anni!) necessari per creare e mantenere queste sculture vegetali variano, ovviamente, molto a seconda della tipologia scelta. Spesso sono infatti necessarie impalcature, fili tirati a piombo, cesoie e forbici di grandi dimensioni per mantenere, nel tempo, l’opera realizzata. Va anche ricordato che l’intervento di regolazione del verde dovrà essere ripetuto, sistematicamente ed ad intervalli abbastanza costanti (che tengano ovviamente conto della fase di sviluppo vegetativo e di riposo delle piante), più volte nel corso dell’anno.

    ars topiaria muri verdi 1In tema di forme, molto suggestiva risulta poi la realizzazione di veri e propri muri verdi, essi potranno avere una altezza molto variabile ed adeguarsi in modo sorprendente alle esigenze del giardino. Questi ultimi potranno infatti essere semplici o molto elaborati, caratterizzati da un profilo dentellato, diritto, ondulato o mosso.
    A volte tali opere possono persino assumere interessanti forme simil naturali, ossia riuscire ad emulare, attraverso uno studio attento e mirato, uno sviluppo solo apparentemente spontaneo della vegetazione presente in natura.
    In realtà un simile risultato è, però, sempre frutto di un meticoloso e lunghissimo lavoro, effettuato nel tempo da potatori esperti, che sanno assecondare alla perfezione lo spontaneo sviluppo delle singole piante del filare, piegandolo docilmente ed in modo impercettibile per l’osservatore, alle loro esigenze concrete.
    In questi casi, il risultato finale potrà essere davvero eccezionale. La linea della siepe sarà, infatti, moderatamente e spontaneamente irregolare in tutte le dimensioni spaziali: orizzontale, verticale e diagonale.

    ars topiaria muro berde dentellatoars topiaria misto

                                                                                                                                                                                                  Lo spessore, l’altezza ed il volume della siepe varieranno, infatti, nel giro di poche decine di centimetri, adeguandosi alle esigenze del progettista e tenendo, al tempo stesso, conto delle esigenze vegetative delle varie piante impiegate.
    Ogni scelta stilistica dovrà, ovviamente, adeguarsi al contesto paesaggistico ed urbanistico. Un alto muro verde dal profilo “dentellato” sarà, per esempio, perfetto per un castello, una siepe ondulata si adatterà molto bene alla spontaneità di un giardino di un cottage nella campagna rurale inglese, linee sobrie, regolari e pulite saranno, in genere, l’ideale per edifici e contesti più moderni (a meno che non si preferiscano le varianti “barocche”, di cui ad un precedente articolo).

    ars topiaria gallo

    Stupefacente può essere, infine, l’utilizzo dell’“ars topiaria”, ossia l’impiego delle piante quali forme geometriche e scultoree, in contrasto con altra vegetazione ed in particolar modo con l’erba, lasciata incolta nei prati. In alcuni giardini inglesi, lo schema ora delineato viene impiegato come mezzo di raccordo tra il giardino vero e proprio e lo spazio a verde circostante. Qui la natura riprende, infatti, il sopravvento e gli interventi dell’uomo sul paesaggio si attenuano via via che ci si allontana dagli edifici e dal parco “disegnato” dai progettisti.

    In simili casi si assiste, quasi stupiti, all’inserimento di grandi sculture regolari, svettanti su onde verdi di prato, mosse dal vento. In particolare, ricordo il caso di un parco inglese in cui vi era un vero e proprio filare di grandi opere ad “ars topiaria”, tutte simili tra loro per dimensioni, altezza ed ingombro volumetrico, ma al tempo stesso tutte differenti, fra loro, per finiture e diversamente potate nella loro parte apicale. Queste ultime sembravano quasi delle “torri”, collocate lungo il confine ed immaginate, nel capriccio del progettista, quali divagazioni sul medesimo tema di fondo. Esse spuntavano, per poi svettare, da un prato, lasciato volutamente incolto, composto di molte varietà di erbe e di fiori spontanei. Il contrasto era evidentemente molto forte e molto suggestivo.ars topiaria animali Da un lato, il rigore del progetto e del “controllo” dell’uomo sulla natura, dall’altro il paesaggio che domina incontrastato ma non, per questo, meno scenografico. Il verde chiaro, irregolare e screziato del prato contrastava poi, in modo al tempo stesso molto naturale ma, in realtà, molto studiato, con la massa scura delle alte piante di bosso. Il primo opaco ed irregolare, la seconda scultorea, compatta e lucente, sotto i raggi del sole.
    L’insieme risultava quindi ironico, strumento di passaggio e, al tempo stesso, “cerniera” tra il giardino “progettato e costruito” ed il terreno a pascolo, spontaneo.
    Il panorama così ottenuto sembrava ricordare all’osservatore, con sottile compiacimento del progettista, che, in fondo, l’opera della natura non è, pur nella sua assoluta semplicità, meno attraente della più elaborata e impegnativa, per manutenzione e costi, opera a verde realizzata dall’uomo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Gruppo di lettura Genova: incontri a Officina Letteraria

    Gruppo di lettura Genova: incontri a Officina Letteraria

    LibroSono sempre più numerosi gli appuntamenti a Genova, dedicati a chi ama la lettura e la scrittura creativa. Parte martedì 27 novembre una nuova iniziativa a cura di Officina Letteraria, lo spazio dedicato alla scrittura aperto da Emilia Marasco e Claudia Priano.

    Leggere e scrivere di libri è un gruppo di lettura sui generis, una serie di incontri in cui noti scrittori genovesi raccontano i testi che più li hanno appassionati e ne discutono insieme ai lettori. In parallelo, c’è la possibilità di partecipare alla costruzione di un blog collettivo dove inserire tutti gli spunti nati dagli incontri di lettura.

    Questo il calendario degli incontri, che si terranno ogni martedì (ore 18-20) nella sede di via Cairoli 4B.

    Novembre 2012: Nessun dove di Neil Gaiman, con Sara Boero

    Dicembre 2012: Quel che rimane di Paula Fox, con Claudia Priano

    Gennaio 2013: Body art di Don De Lillo, con Emilia Marasco; Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, con Elena Mearini

    Febbraio 2013: L’idiota di Fedor Dostoevskij, con Bruno Morchio; Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace, con Paola Ronco

    Marzo 2013: Le onde di Virginia Woolf, con Ester Armanino

    Aprile 2013: Tramonto e polvere di Joe Lansdale, con Sara Boero; Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, con Claudia Priano

    Maggio 2013: Una questione privata di Beppe Fenoglio, con Paola Ronco

    Il laboratorio intero costa 250 €, mentre ogni singolo testo costa 25 € (comprensivo di due incontri con l’autore e uno con Marta Traverso, curatrice del blog di Officina Letteraria). Per info e iscrizioni officinaletterarialab@hotmail.it.

  • Pechakucha Night Genova 2012: artisti e creativi a Sant’Agostino

    Pechakucha Night Genova 2012: artisti e creativi a Sant’Agostino

    Chiesa S.Agostino Venerdì 23 novembre a partire dalle 17.20, presso l’Ex Chiesa Sant’Agostino (accanto al Teatro della Tosse) si terrà PechaKucha Genova vol.#04, nuovo appuntamento con la maratona della creatività alla scoperta di progetti e idee made in Genova.

    Dopo le serate alla Claque, al Solidoc in piazza Matteotti e al Banano Tsunami al Porto Antico, nuovo momento di incontro tra artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori, in collaborazione con il progetto europeo Creative Cities.

    Nel corso della serata verranno presentati undici progetti, ciascuno dei quali avrà a disposizione 6 minuti e 40 secondi per descrivere il proprio lavoro.

    Programma della serata.
    17:20 Progetti Impresa a cura di Creative Cities
    19:00 Aperitivo in city loop
    20:20 PechaKucha Night parte I
    21:15 Beer Break con Dj Set/Video Proiezioni
    22:00 PechaKucha Night parte II
    23:20 Musica e Video Proiezioni

    Questi i progetti che saranno presentati:
    – Repertorio primo – Oratura per figure | Giancarlo Contu + Laboratorio Defunto bib(h)icante
    – Manifesto del teatro fluttuante | Cri Eco + Filippo Vassallo
    Intrecci urbani – Yarn bombing a Genova | Chiara Pirrone + Sara Parodi || Ufficio Culturà e Città Comune di Genova
    Eticologiche | Luana Ciambellini + Silvia Dalla Dea
    – Tiny Game Design Tool| Federico Fasce || Urustar
    – Master of the midfield – All round you | Gianni Stevano
    – Cercasi Eva disperatamente | Alfonso Bonavita
    – Cuo(lo)ri | Valeria Caico + Marinella Pagano
    – Il ramo filosofico | Gianluca Marconi
    – Webradio Internazionale | Riccardo Rostirolla + Claudio Marchi || Bob Dreamer
    – Città del deserto | Luca Vigliero

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gronda di Ponente: il progetto, l’iter, gli obiettivi e le critiche

    Gronda di Ponente: il progetto, l’iter, gli obiettivi e le critiche

    Il progetto Gronda di Ponente – di cui si parla almeno da inizio anni 2000, ma il processo progettuale, sviluppatosi attraverso numerose e diverse ipotesi di tracciato, è partito addirittura negli anni ’80 – si prefigge l’obiettivo di alleggerire il traffico del nodo autostradale di Genova: «Uno dei tratti maggiormente congestionati del nostro Paese – secondo Autostrade per l’Italia (Aspi) – a causa della confluenza nell’area metropolitana genovese di 4 diverse autostrade (A7, A10, A12, A26) soggette sia al traffico passeggeri sia al traffico merci a servizio del porto di Genova e degli assi est-ovest».

    L’intervento è volto a portare un miglioramento della circolazione e una diminuzione dei tempi di percorrenza nelle tratte autostradali interessate. «L’opera consentirà di trasferire la metà del traffico leggero e la quasi totalità di quello pesante sul nuovo itinerario, così da sostenere la crescita economica cittadina e migliorare la sicurezza stradale», spiega Autostrade per l’Italia. Ma il progetto «Risulta fondamentale anche per lo sviluppo futuro dei traffici portuali e per la riduzione delle esternalità negative provocate dal rilancio su gomma delle merci che transitano per il porto di Genova».
    In sostanza la Gronda di Ponente è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

     

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    IL TRACCIATO DEFINITIVO DELLA GRONDA

    Il tracciato della Gronda di Ponente si sviluppa per circa 33 km, il 90% dei quali in galleria. La Gronda sfocerà all’aperto solo nelle vallate adiacenti al Polcevera e a Voltri dove sono previsti collegamenti con le autostrade attuali. Autostrade per l’Italia finanzierà l’intervento per un costo totale di circa 3,2 miliardi di euro. La durata dei lavori prevista è di circa 8 anni.

    Guardando i monti, a destra del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto nascerà il nuovo nodo autostradale che contemplerà tutti i raccordi con le autostrade preesistenti. Da qui partirà la nuova Gronda. Il viadotto passerà sopra il mercato, attraverserà il torrente Polcevera (1 pilone sarà posizionato nell’area mercato, 1 nell’alveo del corso d’acqua) e, praticamente all’altezza di Babyfarma (che verrà demolito), partirà la galleria (è stato deciso lo spostamento di alcuni metri per salvare dalla demolizione il settecentesco Palazzo Pareto) che sbucherà in Val Varenna (zona a rischio frane e dissesto idrogeologico).

    Parliamo di una galleria di 6 km (2 canne affiancate da circa 12-13 metri l’una) che scorrerà sotto la collina di Murta (anch’essa zona a rischio frane) per giungere all’altezza delle cave dismesse della Val Varenna (dove è sicura la presenza di amianto in grande quantità) e attraversarle. Seguiranno 200 metri all’aperto per scavalcare il torrente Varenna. Poi altri 6 km di galleria fino in prossimità del parco di Villa Duchessa di Galliera, in pratica sotto la collina, tagliando una fetta del parco storico. La Società Autostrade con le ultime modifiche ha rivisto il fronte di accesso per ridurre l’impatto sulla vegetazione e su due manufatti storici (la Grotta del Leone e la Latteria che probabilmente verranno salvati). Inoltre ha promesso di realizzare delle opere di mitigazione ambientale, ma la composizione originaria del complesso di Villa Duchessa di Galliera, sarà inevitabilmente compromessa. Infine un viadotto condurrà a Fabbriche di Voltri dove è prevista un’altra galleria che sbucherà nei pressi dell’abitato di Vesima.

     

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    IL DIBATTITO PUBBLICO

    La definizione del tracciato dell’intervento è stato oggetto di un dibattito pubblico, svoltosi nel periodo compreso tra febbraio e maggio 2009, promosso dal Comune di Genova (guidato all’epoca dall’ex sindaco Marta Vincenzi che del presunto processo partecipativo al progetto Gronda ha fatto il suo cavallo di battaglia) in accordo con il soggetto proponente (Autostrade per l’Italia). Lo scopo era «Diffondere tutte le informazioni necessarie con la massima trasparenza e capillarità, dando voce a tutti i cittadini, senza preclusioni – spiega Autostrade – Per rendere imparziale il confronto, il dibattito pubblico è stato gestito da una Commissione indipendente, formata da esperti esterni al mondo genovese».

    Secondo alcuni è stato il primo caso in Italia di débat public “alla francese” relativo a una grande opera infrastrutturale (l’idea di fondo del débat public è quella di aprire un confronto pubblico preventivo su una grande infrastruttura, prima che essa sia giunta allo stadio della progettazione). Per i comitati No Gronda e le associazioni, invece, la decisione era già stata presa ed il dibattito è servito soltanto a porre la cittadinanza di fronte a 5 ipotesi di tracciato, escludendo di fatto l’opzione zero, vale a dire l’eventualità di non realizzare la grande opera.

    «Le riflessioni sviluppate attorno al problema della congestione del nodo di Genova hanno confermato che la gronda non è il rimedio ma uno dei possibili rimedi – ha dichiarato il presidente della Commissione indipendente, il professore Luigi Bobbio, esperto in analisi delle politiche pubbliche e in processi decisionali inclusivi, Università di Torino – Il merito dei sostenitori dell’opzione zero è stato quello di richiamare l’attenzione sullo sviluppo del trasporto su ferro e di aver proposto politiche integrate per una mobilità dolce».
    Il dibattito pubblico ha evidenziato che «L’impatto sul sistema residenziale è vissuto come l’aspetto più critico del progetto –sottolinea Autostrade per l’Italia – Questo ha portato a identificare una sesta alternativa (basata sulla soluzione medio‐alta, considerata la più idonea) che permetterebbe di ridurre notevolmente il numero di alloggi interferiti e potenzialmente espropriati, da cui si è preso spunto per il progetto definitivo».

    La soluzione presentata da Autostrade il 29 maggio 2009 è stata approvata dal Consiglio Comunale e inserita nel protocollo di intesa tra Provincia di Genova, Anas S.p.A., Autostrade per l’Italia S.p.A e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova, sottoscritto l’8 febbraio 2010. Con tale protocollo d’intesa si è anche annunciato la costituzione da parte del Comune di Genova dell’Osservatorio locale per la Gronda di Ponente. L’Osservatorio, il cui primo incontro risale al 13 dicembre 2010, ha l’obiettivo di monitorare l’avanzamento dell’intervento e offrire massima trasparenza alla cittadinanza.
    Il 13 aprile 2011 il protocollo di intesa sopra citato è stato sottoscritto anche da Regione Liguria dopo che è stato raggiunto un accordo sulle attività di progettazione preliminare del tunnel della Val Fontanabuona, opera non presente nella Convenzione Unica Anas/Aspi del 2007.
    Il 14 aprile 2011 è stato inoltrato dalla società Spea Ingegneria Europea S.p.A. (la società di ingegneria di Autostrade) all’Anas il Progetto Definitivo per la validazione tecnica.
    Il progetto definitivo e lo studio di impatto ambientale per l’avvio della Conferenza dei Servizi sono stati presentati il 4 maggio 2011 presso l’auditorium del Palazzo Rosso.
    Il 15 giugno Autostrade ha presentato istanza al Ministero dell’Ambiente e in data 16 giugno 2011 si è dato inizio alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Nazionale.

     

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    LE CRITICITA’: UTILITA’ E OBIETTIVI DELL’OPERA

    Innanzitutto la Gronda di Ponente sarà davvero utile per decongestionare il traffico sul nodo autostradale genovese?
    È questa la prima domanda da porsi per affrontare una discussione seria.
    «Nel dibattito pubblico Autostrade si è presentata solo per decidere quale tracciato sarebbe stato accettato con minori contestazioni – spiega Vincenzo Cenzuales del WWF – ma è stata costretta a giustificare l’utilità dell’opera grazie al pressing di cittadini e associazioni».

    L’obiettivo primario perseguito da Autostrade è migliorare le condizioni di circolazione e ridurre i tempi di percorrenza dei tratti autostradali afferenti al capoluogo ligure, nonché «Evitare un ulteriore futuro peggioramento delle condizioni, ineluttabile in caso di non intervento, tenuto conto che già oggi questi risultano disturbati da notevoli code e blocchi. Il traffico merci, insieme con quello cittadino e pendolare e con quello turistico nel periodo estivo è causa di elevati livelli di congestionamento dell’area metropolitana genovese. Le verifiche effettuate sulla funzionalità del sistema nello scenario attuale pongono in chiara evidenza come, nella fascia di punta della mattina, la domanda di spostamento polarizzata sul capoluogo ligure dia luogo a situazioni di marcata congestione del sistema autostradale ed in particolare proprio dell’autostrada A10 Genova–Ventimiglia e dell’autostrada A7 Genova–Serravalle».

    Il progetto di Gronda di Ponente ambisce a una separazione dei flussi che transitano attualmente nel nodo stradale genovese provenienti da Ovest, consentendo di canalizzare i flussi di attraversamento sul nuovo tronco autostradale e di dedicare il tratto della A10 tra Voltri e Genova Ovest ai traffici di penetrazione nel centro cittadino.

    «Il dato più significativo riguarda l’analisi del dove e del quando si verifica un alto volume di traffico – spiega Cenzuales – il traffico intenso è concentrato nell’ora di punta del mattino e cresce man mano che ci si avvicina al centro del nodo. Appare del tutto evidente che la congestione sia da imputarsi principalmente al traffico interno al nodo (dovuto agli spostamenti dei pendolari che afferiscono all’area urbana) e solo in secondo luogo al traffico di scambio, mentre esercita un ruolo marginale il traffico di attraversamento cioè quello che dovrebbe innanzitutto trarre giovamento dalla realizzazione di un by-pass autostradale (Gronda, bretella, tangenziale che sia). Pensare di risolvere il presunto problema della congestione con un by-pass quando il traffico è di accentramento sembra davvero insensato».

    La soluzione del problema, secondo il WWF, è molto semplice: bisogna creare le condizioni affinché i pendolari siano nella possibilità di utilizzare convenientemente i mezzi di trasporto pubblico.
    «Rispetto alle numerose critiche che si possono muovere al modello di simulazione implementato è rilevante evidenziare l’assoluto sottodimensionamento dell’apporto del trasporto pubblico – scrive il WWF – Basti pensare che, a seguito dei lavori per il nodo ferroviario in corso di esecuzione, la frequenza teorica di convogli nella linea costiera del ponente scenderà a 5 minuti dagli attuali 15. Già solo l’incremento di offerta derivante potrebbe assorbire tutto il picco dei pendolari che oggi riempie la A 10 (ma, ricordiamo, intasandola raramente). Il modello di simulazione sembra non “accorgersi” di questi lavori (come di altri) non assegnando quantità significative di nuovi utenti al trasporto pubblico. La domanda da porsi è comunque un’altra: se già oggi la Regione non è in grado di finanziare una frequenza di 15 minuti come potrà, domani, trovare i soldi per frequenze ben superiori? Insomma, le finalità della Regione andranno ancora, come oggi, a finanziare interventi per strade e autostrade o saranno orientate verso servizi moderni e sostenibili?».

    Un elemento che Autostrade ritiene basilare al fine di un efficace utilizzo dell’infrastruttura è la limitazione del transito dei veicoli pesanti sulla A 10 tra Genova Voltri e Genova Aeroporto. «Segnaliamo che non viene indicato alcun modo in cui tale interdizione possa, nella realtà, essere implementata – conclude il WWF – E ancora, nulla si dice sugli effetti che tale interdizione avrà sulla viabilità urbana. Provando a fare dei calcoli abbiamo stimato un incremento di più di 5000 veicoli giornalieri sull’Aurelia che corrispondono, nel periodo diurno, al transito aggiuntivo di un camion ogni 12 secondi».

     

    Valvarenna, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Varenna est e ovest (zona cave amianto)

    IMPATTO AMBIENTALE E RISCHIO AMIANTO

    Gli scavi delle gallerie della Gronda produrranno una quantità di detriti stimata pari a 11 milioni di metri cubi. D’altronde lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci l’ha definita «Lo scavo più grande del mondo».

    «È stato rilevato che alcuni dei terreni dei tracciati potrebbero essere potenzialmente amiantiferi, in particolare sono considerati a rischio gli scavi sulla sponda sinistra della Val Polcevera – scrive Autostrade – Di conseguenza, mentre per la zona a est del torrente Polcevera (zona non amiantifera) verranno utilizzati per gli scavi metodi tradizionali, per la parte ad Ovest del Polcevera la realizzazione delle gallerie avverrà tramite l’utilizzo di una Fresa EPB che consente lo scavo meccanizzato, riducendo i tempi di realizzazione dell’opera (100 mesi) e la produzione di polveri da realizzazione. Lo smarino verrà poi diluito e trasportato via mare tramite un impianto di gestione dello smarino (slurrydotto) da Bolzaneto (dove verrà analizzato e ri‐indirizzato in base alla sua natura) alla foce del Polcevera. In particolare, se lo smarino presenta un tenore di amianto rientrante nei limiti di legge consentiti, verrà utilizzato per riempire l’arco rovescio delle gallerie. La maggior parte dei detriti verrà invece utilizzata per ampliare la pista aeroportuale».

    «Si andrà a scavare sotto una montagna particolarmente ricca di rocce amiantifere – spiega il WWF – Si parla di 500.000 m3 di rocce ad alto contenuto di amianto che verranno riutilizzate e di 100.000 m3 che verranno portate in discarica (senza per altro precisare in quali discariche finirà tutto questo materiale)».
    Secondo il WWF la procedura predisposta dai proponenti per il trattamento delle rocce contenenti amianto appare non corretta e non sicura. «Non corretta, in quanto la caratterizzazione viene fatta dopo e lontano dal fronte di scavo, con il rischio di sporcare il campione e di diluire l’elemento pericoloso che si vuole cercare – continua il WWF – Non sicura, in quanto tutta la movimentazione dello rocce deve avvenire all’interno di zone confinate (al 99.95%) e molti passaggi (imbocco gallerie, trasporto con camion dalla zona di Voltri, fangodotto, aree di caratterizzazione) lasciano alquanto perplessi al riguardo; anche la procedura di monitoraggio appare decisamente non adeguata. Dubitiamo che la Asl potrà trovare accettabile un Piano di Lavoro di questo tipo».

    L’area di caratterizzazione delle rocce prevista a Bolzaneto, in prossimità della zona dove sorge il self-service all’ingrosso “Metro”, ospiterà un mega deposito alto 30 metri (in cui arriveranno e partiranno continuamente camion) che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile – sottolinea il WWF – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini di Bolzaneto farebbero bene a preoccuparsi e molto».
    «A Bolzaneto rischiamo di ritrovarci alle prese con una nuova Casale Monferrato – denuncia Cenzuales – Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al Canale di Calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Ma non è tutto. Oltre all’amianto, l’altro aspetto che desta maggiori preoccupazioni è lo sconvolgimento della rete idrica. «Viene, infatti, asserito il pressoché totale prosciugamento delle sorgenti della Valpolcevera – sottolinea il WWF – Ai cittadini che vedranno la perdita del loro approvvigionamento idrico vengono prospettate non ben precisate compensazioni al rifornimento, intendendo forse che non saranno loro a provvedere all’allaccio agli ex-acquedotti civici (di tali costi a carico dei proponenti non si trova traccia) o allo scavo di nuovi pozzi».
    È comunque evidente che tali acque non scompariranno nel nulla. «Esse andranno a cercarsi altri e diversi percorsi alterando completamente il sistema irriguo della valle – continua il WWF – In questo modo si determinerà un’importante e sconvolgente mutazione dell’ambiente dato che il tipo di vegetazione e di attività sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua. La modificazione, incontrollata, del Paesaggio è quindi il primo importante impatto dell’opera».
    Ma esistono diversi e altrettanto gravi impatti legati a questo aspetto. «I nuovi percorsi dell’acqua non potranno che provocare nel sistema di irreggimentazione e di canalizzazione una mutazione profonda, producendo ed aggravando importanti e vasti fenomeni di dissesto idrogeologico», conclude il WWF.

     

    COSTI E OPPORTUNITA’ OCCUPAZIONALI SUL TERRITORIO

    Come detto in precedenza, Autostrade per la realizzazione dell’opera ipotizza una spesa complessiva di circa 3,2 miliardi di euro.

    «Per quanto riguarda i costi abbiamo visto il quasi dimezzamento (3 miliardi di euro) della cifra ventilata durante il Dibattito Pubblico (più di 5 miliardi per l’ipotesi 2) seppur, visto l’incremento di tracciato e gallerie, c’era d’aspettarsi un aumento – sottolinea il WWF – I costi per imprevisti (5%) sono la metà di quelli da letteratura e, considerando l’aleatorietà dovuta alle rocce amiantifere e l’incertezza legata alla preponderanza dei lavori di scavo, tale cifra è veramente inaccettabile. Inoltre, il numero degli anni teorico non subirà incrementi, dimenticando se non altro, che siamo in Italia e che quindi almeno un 20% di dilatazione dei tempi è da mettere in conto».

    Secondo Autostrade la gronda rappresenta un’opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro. «Nella costruzione della Gronda saranno coinvolti 1.600 operai e 250 impiegati per gli 8 anni di durata dei lavori. L’occupazione attivata è pari a 4.680 posti di lavoro per anno».
    Difficilmente, però, si tratterà di opportunità occupazionali per il territorio visto che, solitamente, impegnate in prima linea nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali, troviamo imprese specializzate ma non genovesi. Le uniche realtà del luogo che potrebbero trarre qualche giovamento dalla costruzione della Gronda sono le aziende che lavorano nel settore della movimentazione terra.

     

    Begato, progetto Gronda
    Simulazione progetto: zona Torbella – Begato vecchia, svincoli e deviazioni (Ge Ovest – Ge Est)

    A CHE PUNTO SIAMO CON L’ITER DELL’OPERA?

    Attualmente è ancora in corso la Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente. Una procedura amministrativa atta a descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dall’attuazione di un determinato progetto. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di favorire l’emanazione di una decisione il più possibile completa, fondata e condivisa o di rimettere in discussione l’opportunità del progetto.
    I tratti principali del tracciato che si sottopone alla Valutazione di Impatto Ambientale sono i seguenti: a partire dalla A10 in corrispondenza dell’abitato di Vesima, si sviluppa un lungo tratto fuori sede (la cosiddetta “Gronda di Ponente”) che, superata la zona di Voltri, si sposta progressivamente verso Nord presentando due flessi successivi, per poi, attraversata la Val Polcevera in corrispondenza del casello di Bolzaneto, descrivere un’ampia curva in direzione Sud alla metà della quale (siamo sotto Begato Vecchia in zona Valtorbella) si sfioccano due rami, uno in direzione del casello della A12 di Genova Est e l’altro in direzione del casello della A7 di Genova Ovest.

    La Commissione Via ha richiesto ad Autostrade per l’Italia delle opportune integrazioni in risposta alle osservazioni presentate dalle istituzioni, associazioni e cittadini (singoli e comitati). Recentemente Aspi ha illustrato le sue controdeduzioni nell’ambito della procedura di Via. Anche le istituzioni sono state chiamate a presentare le loro controdeduzioni. Il Comune di Genova le ha già presentate. Mentre si attendono ancora quelle della Regione Liguria che ha recepito le controdeduzioni del comune.

    Fino a quando non arriverà il pronunciamento del Ministero dell’Ambiente altre considerazioni sono pressoché inutili.
    Nonostante ciò Aspi ipotizza che i lavori possano partire nel 2014 se la Valutazione di Impatto Ambientale e la Conferenza dei Servizi fossero concluse entro il 2013.
    Nel frattempo la maggioranza del Comune di Genova si sta spaccando tra favorevoli alla Gronda (Partito Democratico in primis), scettici (Lista Doria) e contrari (Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà). Sul fronte dell’opposizione è nota la contrarietà del Movimento 5 Stelle che annovera tra le sue fila i consiglieri Paolo Putti e Mauro Muscarà, due delle anime dei comitati No Gronda, mentre il Pdl ha sempre espresso un giudizio positivo sull’opera.

    Genova ovest, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: casello Genova Ovest

    All’inizio di novembre, il Movimento 5 Stelle ha chiesto di ascoltare in audizione i tecnici di Autostrade per l’Italia e di Spea (la società di ingegneria di Aspi). «Abbiamo posto un sacco di domande a molte delle quali Aspi e Spea non sono state in grado di rispondere – spiega Putti – All’audizione non era presente nessun membro del famoso Osservatorio per la Gronda e non ho sentito intervenire consiglieri di Pd e Pdl per chiedere delucidazioni in merito ai pericoli per la salute pubblica dei cittadini».
    In particolare i tecnici sono stati interrogati sui rischi idrogeologici connessi al fatto che lo slurydotto – il tubo che porterà parte dello smarino da Bolzaneto a mare – poggerà su pali che, per gli 8 anni di durata dei lavori, staranno nell’alveo del torrente Polcevera. «Per evitare rischi abbiamo fatto verifiche con la piena duecentennale del Polcevera», hanno provato a spiegare gli esperti di Spea, ma Mauro Solari (il tecnico invitato dai consiglieri) ha obiettato sul concreto pericolo dell’effetto diga che, in caso di alluvione, potrebbe essere causato dall’accumulo di alberi e altri detriti, bloccati dai pali.

    Giovedì 22 novembre in comune si è tenuta la commissione consiliare sull’Osservatorio per la Gronda, l’ente partecipativo che dovrebbe rappresentare i cittadini e vigilare sull’opera ma che, invece, sarebbe «Un ente di costruzione del consenso – secondo Paolo Puttidove siedono rappresentanti di comitati che non sono più interessati dal tracciato della Gronda, come ad esempio quelli di via Piombelli, via Porro, alcune abitanti di Corso Perrone. Sono comitati addomesticati, politicamente molto vicini alla maggioranza. Noi abbiamo chiesto di chiudere l’Osservatorio perché non serve a niente ed è soltanto una truffa».
    Ma l’occasione è stata propizia anche per discutere delle controdeduzioni presentate dagli uffici tecnici di Palazzo Tursi. «Sono fragili e non entrano nel merito di enormi problematiche – questo il giudizio di Putti – eppure ci sarebbe stata l’opportunità di fare le cose seriamente ma non è questo l’obiettivo dell’amministrazione».

    «Secondo noi il Ministero dell’Ambiente non ha intenzione di turbare determinate dinamiche politiche – continua Putti – quindi a breve, è ipotizzabile a febbraio marzo 2013, potrebbe dare il suo assenso. Comunque sull’opera pende anche il ricorso al Tar presentato da 1200 cittadini. Ogni qual volta che c’è un nuovo atto formale, noi continuiamo ad aggiungere motivazioni».
    E poi arriverà il momento di affrontare la discussione nell’aule politiche, innanzitutto la Sala Rossa di Palazzo Tursi. «Il consiglio comunale aveva già approvato l’opera – conclude Putti – ma sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente».

     

    Matteo Quadrone

  • Pierpaolo Rovero alla Maddalena, mostra alla galleria Il Basilisco

    Pierpaolo Rovero alla Maddalena, mostra alla galleria Il Basilisco

    Pierpaolo RoveroVenerdì 23 novembre alle ore 18 alla galleria d’arte Il Basilisco di piazza della Maddalena 7 sarà inaugurata La controparte del vuoto, la mostra personale di Pierpaolo Rovero, pittore e fumettista. Venti le opere in esposizione, visitabili da domani fino all’8 dicembre nel cuore della Maddalena, tra i carrugi a un passo da via Garibaldi. Reduce da recenti successi milanesi, l’artista approda a Genova: proprio il riscontro positivo ottenuto nel capoluogo lombardo ha dato l’input per la realizzazione della Controparte del vuoto. La responsabile della galleria, Silvia Ruffini, ci racconta con orgoglio di come proprio il Basilisco abbia contribuito a far conoscere l’artista nel panorama ligure e a consolidare la sua fama di pittore: già nel 2011 la galleria aveva ospitato una tappa di Omnia, la sua personale itinerante, approdata –oltre che a Genova- prima a Barcellona e poi a Torino.

    Trentaseienne torinese, artista figurativo ed insegnante di Arte del Fumetto all’Accademia delle Belle Arti della sua città, Rovero –a dispetto della giovane età- è già un nome di spicco per i cultori del fumetto: oltre al diploma all’Accademia Disney di Milano, collabora dal 1996 con la testata Topolino della Walt Disney, sia in veste di disegnatore che di sceneggiatore. Eclettico, Rovero spazia dal cinema (disegna tavole per il cartone della Pixar Monster &Co nel 2004) alla letteratura, con le trasposizioni dei romanzi noir del francese Michel Rio, e pubblicando tra 2006 e 2009 i suoi volumi a fumetti Gate 22, MaloneTerroriste, che gli hanno valso indiscussa fama in Francia, Belgio, Olanda e nel resto d’Europa. Non da ultimo, disegna per l’azienda Kinder  le nuove sorprese del celeberrimo ovetto (www.pierpaolorovero.com).

    Qual è l’idea alla base della mostra? «È difficile spiegare una mostra. L’arte deve essere diretta. Deve poter arrivare in modo diverso ad ognuno di noi. Per questo voglio che i miei quadri si prestino a essere interpretati in modo non mediato e senza i filtri dell’arte concettuale», ci racconta l’autore. «L’opera dev’essere ambigua. È come una finestra socchiusa: una finestra spalancata mostra già tutto, non stimola alcuna curiosità. Ma una finestra aperta solo a metà spinge a chiedersi cosa ci sia dietro. I quadri sono narrazioni che chiedono di essere sbirciate: non solo il fumetto ma anche la pittura è una storia. La prima, da leggere. La seconda, da osservare».

    L’idea dell’autore è, dunque, quella di creare un racconto. In particolare, “raccontare le persone attraverso gli oggetti”: fedele a un’ideale di pienezza ossessiva degli spazi, tipica del fumetto underground, Rovero riempie i suoi quadri di dettagli che si moltiplicano all’infinito: «In questa personale» –spiega- «ho voluto definire una condizione, quella del vuoto, attraverso l’uso del pieno estremo. Non a caso, il nome della mostra è una strategia retorica, una litote, che richiama proprio questo stato di cose: la controparte del vuoto altro non è che il pieno». Pieno e vuoto, l’uno evoca l’altro. Dietro l’estremizzazione del primo, si nasconde il secondo: «Quella del vuoto è un’idea da riscoprire, in una società schizofrenica e onnivora, in cui non si è più in grado di cogliere l’interezza di ciò che ci circonda».

    Oltre alle suggestioni dal mondo del fumetto e della pop-art, ora Rovero evolve verso un più sobrio classicismo, con rimandi all’arte fiamminga. Qui esposte, le opere della serie Babette, raffiguranti pentole e cucine, e i libri della serie Alma. Inoltre, sono presenti anche tre nuove opere ispirate alla città di Genova: prospettive insolite della città, dall’alto dei tetti della Superba. Mai oggetti animati, mai persone: ad essere raffigurati, solo oggetti inanimati e nature morte, che Rovero prova a rendere “vive”. Tutti i soggetti, le cucine e i libri in particolare, sono per lui “contenitori”: i primi, contenitori di cultura, i secondi dell’anima. Le sue raffigurazioni sono archetipi che, partendo da qualcosa di apparentemente finito, aprono scenari infiniti e suggeriscono molto altro.

    Qual è la tecnica usata per la realizzazione di questi quadri? «Tutte le opere sono state realizzate con la tecnica undercolor, combinazione di elaborazione digitale e intervento manuale. Elaborato al computer, poi stampato e modificato a mano con pennelli e smalti, o con solventi a spruzzo e acrilici, che consentono di asportare il colore con un pennino. È un procedimento scelto apposta per ottenere nuovi effetti, per creare nuovi colori. Bisogna adattarsi ai cambiamenti nel modo di comunicare, adottare strumenti contemporanei. Mi piace pensare che il mio modo di fare quadri, unendo tecnica pittorica e fumetto, sia un modo per fare incontrare Tintin e i fiamminghi. Un’idea di arte trasversale, in linea con l’evoluzione multimediale della società di internet e dei consumi».

     

    La controparte del vuoto di Pierpaolo Rovero
    Inaugurazione: 23 novembre 2012 ore 18, alla presenza dell’artista
    Mostra: 23 novembre – 8 dicembre 2012 | orari: da martedì a sabato 10.00-12.30, 16.00-19.00 e il giovedì 14.30-19.00
    Il Basilisco, Piazza della Maddalena 7 – Genova galleria@ilbasilisco.info | www.ilbasilisco.info

     

    Elettra Antognetti

  • Università di Ingegneria: inaugura il nuovo Centro di Ricerca

    Università di Ingegneria: inaugura il nuovo Centro di Ricerca

    ErzelliDomani (23 novembre, ndr) è una giornata importante per l’Università degli Studi di Genova. Presso il Polo universitario di Savona (distaccamento dell’Università di Genova, ndr) verrà inaugurato il nuovo Centro di Ricerca Sperimentale per sistemi di combustione realizzato grazie alla collaborazione tra l’Università e la società Danieli Centro Combustion.

    L’azienda (del gruppo della multinazionale italiana Danieli s.p.a., uno dei leader a livello internazionale nella produzione di impianti siderurgici) che si occupa di progettazione e produzione di impianti termici e di riscaldamento per l’industria ferrosa e non ferrosa (forni industriali e bruciatori), ha deciso di investire sull’Università e quindi sulle competenze degli studenti per l’ottimizzazione dei processi di combustione, la riduzione delle emissioni inquinanti e il miglioramento delle performance dei bruciatori.

    Gli studenti avranno a disposizione strumenti e laboratori per mettere in pratica conoscenze e teorie, cosa che normalmente accade solo una volta inseriti nel mondo del lavoro. Un esempio di collaborazione attiva fra imprese private e università, uno dei temi centrali della lunga discussione che nei mesi scorsi ha animato i “salotti” genovesi in merito al trasferimento della Facoltà di Ingegneria sulla collina degli Erzelli. Il Polo di Savona è stato preferito alla sede centrale di Genova anche per una questione di spazi: un segnale che fa riflettere sull’importanza dell’investimento Erzelli?

     

  • Prà: gli spazi del Cep ospitano la festa della Comunità albanese

    Prà: gli spazi del Cep ospitano la festa della Comunità albanese

    Un grande evento per la comunità albanese residente in Liguria (15 mila persone distribuite tra le 4 province) ma non solo, andrà in scena Domenica 25 novembre a partire dalle ore 16 al PalaCep di Prà (via della Benedicta) dove è previsto il concerto degli artisti albanesi Pajtim Struga, Milva Doraci e Aida Cara.

    Grazie alla disponibilità degli spazi finora gestiti dal Consorzio Pianacci, questa giornata sarà un’occasione per dimostrare che è possibile realizzare momenti di reale integrazione, incontro e scambio di esperienze tra cittadini di culture diverse che quotidianamente vivono e lavorano nei medesimi luoghi.

    Purtroppo, a causa di alcune note vicende, ultimamente il Consorzio Pianacci non ha più potuto organizzare propri eventi (vedi l’intervista a Carlo Besana), ma nello stesso tempo è orgoglioso di ospitare simili iniziative che consentono di non abbassare la luce dei riflettori su un fondamentale luogo di aggregazione per il ponente genovese.

    Per la festa di Domenica 25 novembre «Ci attendiamo un migliaio di persone, soprattutto giovani – spiega Antonietta Di Rienzo, presidente del Comitato Internazionale Migranti nel Mondo che organizza l’evento insieme all’associazione Fratelli nel Mondo – Nel 2008 per un evento simile al Mazda Palace erano arrivate oltre 2500 persone provenienti da tutto il Nord Italia».

     

    Matteo Quadrone

  • Il peso dell’aria, spettacolo di Altraluna in scena al teatro Garage

    Il peso dell’aria, spettacolo di Altraluna in scena al teatro Garage

    Spettacolo il peso dell'ariaVenerdì 23, sabato 24 e domenica 25 novembre il teatro Garage di San Fruttuoso ospita lo spettacolo Il peso dell’aria a cura della compagnia Altraluna.

    Un testo di Mirko Di Martino per la regia di Fabio Fiori e interpretato dallo stesso regista insieme a Manuela Mazzola, molto forte e profondo che è stato premiato con numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.

    L’autore con grande maestria porta lo spettatore a visitare una pagina della storia di cui pochi sono al corrente raccontanto le vicende di un marito, una moglie e una verità sconvolgente che li porterà a fare i conti con il loro passato.

    “Una donna vive sola in una stanza, con le finestre chiuse da anni. La stanza è il suo rifugio da cui non esce mai. E’ il solo luogo dove riesce a vivere, forse a sopravvivere. Nell’aria c’è un odore terribile, che non va mai via. Un odore che toglie il respiro, la fame e il sonno. Suo marito dice che non sente nulla e che lei si è inventata tutto. Anche gli altri lo dicono. Tutti. Ma lei sa che non è vero, che tutti fanno finta di niente. E sa anche il perché”.

    Venerdì e sabato inizio spettacoli ore 21, domenica ore 17 e ore 21. Ingresso 12 euro intero, 9 euro ridotto.

    Per prenotazioni: 010 510731, ilpesodellaria@gmail.com

  • Rendere visibile l’invisibile: bando di concorso fotografico

    Rendere visibile l’invisibile: bando di concorso fotografico

    Mostra fotograficaIl Liceo Scientifico Nicolosio da Recco, con il patrocinio del Comune di Recco, bandisce la prima edizione di un concorso fotografico aperto a tutti gli studenti delle scuole superiori di Genova e Provincia, in memoria di Marco Corvisiero, ex studente della scuola morto in un incidente a Santo Stefano D’Aveto nel gennaio 2011.

    Tema del concorso è “rendere visibile l’invisibile”: le immagini proposte possono essere a tema libero ma dovranno rispondere a uno dei seguenti fili conduttori, “vedere” oppure “fermare”.

    Si potranno inviare fino a tre foto, a colori o in bianco e nero, in formato .jpeg e stampabili 20×30 a 300 dpi. Non sono ammessi fotomontaggi o elaborazioni digitali.

    Le opere dovranno essere inviate entro il 20 gennaio 2013 all’indirizzo mail renderevisibilelinvisibile@gmail.com. Una giuria selezionerà 50 opere che verranno esposte presso il Liceo Scientifico Nicolosio da Recco, in una mostra fotografica che verrà inaugurata il 12 febbraio 2013.

    I primi tre classificati vinceranno inoltre un premio in denaro (borsa di studio intitolata a Marco Corvisiero), rispettivamente del valore di 1.500 €, 700 € e 300 €.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Zapatos Rojos a Genova: installazione contro la violenza sulle donne

    Zapatos Rojos a Genova: installazione contro la violenza sulle donne

    Zapatos rojos a MilanoAnche Genova si unisce a Zapatos rojos (in italiano: scarpe rosse), un progetto di installazione collettiva per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne ideato dall’artista messicana Elina Chauvet, che l’ha rappresentata per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez – nello stato del Chihuahua – e successivamente in altri stati del Messico e in Texas, per commemorare le donne che annualmente spariscono per mano delle Gang in quella città.

    In vista del 25 novembre, Giornata mondiale dedicata alla violenza sulle donne, anche Genova sarà “tappezzata” di scarpe rosse per un’iniziativa a cui tutti sono chiamati a partecipare.

    Leggiamo dalla pagina Facebook del Centro Antiviolenza Mascherona le istruzioni per chi desidera dare il proprio contributo. Le scarpe verranno raccolte per l’installazione, che verrà completata domenica 25 novembre a Palazzo Ducale. Per maggiori informazioni contattare il Centro al numero 010 2097622.

    Chi non possiede un paio di scarpe rosse può dipingerle utilizzando questi materiali:
    – pennello da 2 o 3 cm di larghezza;
    – smalto ad acqua, acrilico e inodore, oppure tempera acrilica (no tempera ad acqua, tipo quella che si usa a scuola: se piove il colore si scioglie), oppure bomboletta spray.

    Marta Traverso

    (nella foto, un’immagine dell’installazione realizzata la scorsa settimana a Milano)

  • GrimmRemix Live: reading di fiabe al Teatro dell’Archivolto

    GrimmRemix Live: reading di fiabe al Teatro dell’Archivolto

    grimm archivolto genovaDuecento anni fa, nel 1812, veniva data alle stampe la prima edizione di una raccolta di favole scritta dai fratelli Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl Grimm, autori di note opere della tradizione tedesca e francese diventate oggi (complice Walt Disney, in molti casi) le più note fiabe raccontate ai bambini.

    Opere molto diverse da quelle che conosciamo oggi: nella versione dei Grimm, le sorellastre di Cenerentola vengono accecate da uccelli che cavano loro gli occhi, mentre Biancaneve si vendica della matrigna facendole indossare delle scarpe di ferro arroventate.

    I due fratelli vengono celebrati nel ciclo di eventi “Grimmland” organizzati dal Goethe Institut e che culminano nella serata di giovedì 22 novembre in GrimmRemix Live, reading a cura di Matteo Caccia che si svolge al Teatro dell’Archivolto (Sala Mercato).

    Le fiabe che i Fratelli Grimm raccolsero duecento anni fa ascoltando i cantastorie locali nelle case e nelle osterie intorno a Kassel non sono fedeli trascrizioni di quanto essi udirono, ma veri e propri “remix” operati dai due germanisti dopo un lungo lavoro di selezione e rielaborazione testuale. Matteo Caccia è noto su Twitter per il suo account @fratelligrimm, con il quale interagendo con gli altri utenti ha iniziato a remixare cinque fiabe (“Cappuccetto rosso”, “Pollicino”, “Cenerentola”, “I musicanti di Brema” e “Hänsel e Gretel”). L’evento live all’Archivolto prevede la lettura delle fiabe riscritte, con un accompagnamento sonoro, la proiezione dei tweet che le ha originate e il racconto di come esse sono rinate.

    In occasione della serata sarà possibile vedere Foreste incantate, un reportage fotografico di Norbert Enker che trasmette l’atmosfera dei Märchenwälder sparsi in tutta la Germania.

    La serata è a ingresso libero.

  • Bassa Valbisagno: Municipio investe per messa in sicurezza scuole

    Bassa Valbisagno: Municipio investe per messa in sicurezza scuole

    Il consiglio del Municipio III Bassa Val Bisagno, sul finire dello scorso ottobre, ha approvato all’unanimità la programmazione relativa al piano degli investimenti in conto capitale 2012, decidendo di investire soprattutto in “cultura”, ovvero in interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza delle scuole.

    In totale parliamo di circa 281 mila euro, fondi a disposizione del Municipio per lavori di manutenzione straordinaria sul territorio di riferimento, dei quali circa ¾ saranno destinati a questo scopo. La restante quota, invece, sarà utilizzata per i sedimi stradali – tra i quali è compreso il rifacimento del primo tratto della mattonata di Salita Costa dei Ratti – e la riqualificazione di alcune aree verdi.

    Nel dettaglio gli edifici scolastici interessati sono: Scuola XII Ottobre (via Galeazzo 26), Scuola Papa Giovanni XXIII (piazza G. Ferraris 4), Scuola elementare C. Battisti (via Donghi 10), Scuola elementare G. Marconi (piazza Martinez 4), Scuola media Usodimare (via Berghini 1), Scuola media Cambiaso (viale V.C. Bracelli 59), Scuola media ex Govi (via Pinetti 68).

    Per quanto riguarda il verde si procederà al recupero di un magazzino comunale con annesso piazzale in viale Bracelli, un’area adiacente alle scuole Cambiaso e Fanciulli, interessata da una riqualificazione che garantirà nuovi spazi a disposizione di alunni e abitanti della zona.

    Ma l’operazione forse più importante – perché rappresenta una sorta di rivoluzione rispetto alla prassi consolidata – sarà il rifacimento di Salita Costa dei Ratti, un’antica creuza mattonata nella parte alta di Quezzi. Solitamente, infatti, il recupero di questi percorsi storici comportava una loro pesante cementificazione con i conseguenti pericoli di impermeabilizzazione che in molti casi li hanno trasformati in veri e propri “canali” (vedi via del Molinetto, oggi alle prese anche con la mancanza del ponte).

    Circa 40 mila euro serviranno per il 1° lotto di regimentazione parziale delle acque piovane e la sistemazione del primo tratto di mattonata. Anche in questo caso qualcuno aveva proposto di asfaltare la creuza ma per fortuna, come ricorda Giuseppe Pittaluga, consigliere (Fds) del Municipio Bassa Valbisagno «Ha prevalso una nuova linea quella di una maggiore attenzione al rischio di incanalamento dell’acqua piovana. Si tratta solo di una prima parte di mattonata ma è un’inversione di rotta davvero significativa».

    «Lo “spaccato genovese”, a livello tecnico, è quello più difficile da realizzare – spiega Giuseppe Pittaluga – bisognerà fare uno studio accurato per capire quale tipologia di selciato è più funzionale ai fini di minimizzare il rischio idrogeologico. Ad esempio a Sant’Ilario hanno utilizzato una mescola di cemento, complementare alla presenza dei tombini, che aiuta a far fluire l’acqua, lasciando al loro posto i mattoni centrali».

     

    Matteo Quadrone