Anno: 2012

  • “La Questione Morale”, letture di Enrico Berlinguer ed Eugenio Scalfari

    “La Questione Morale”, letture di Enrico Berlinguer ed Eugenio Scalfari

    The Kitchen CompanyVenerdì 30 marzo alle ore 19, Massimo Chiesa presenta presso la Sala Piccola del TKC Teatro della Gioventù una serie di letture rappresentate dagli attori della The Kitchen Company: voce recitante di questo primo appuntamento Barbara Alesse e Daria D’Aloia, in “La Questione Morale” di Enrico Berlinguer ed Eugenio Scalfari.

    “LA QUESTIONE MORALE

    “Roma, 28 luglio 1981. L’intervista rilasciata da Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari contiene una scudisciata che il giorno dopo farà sobbalzare i lettori della “Repubblica” e mezza classe politica italiana: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”. Nessun leader, nel tempo della Prima Repubblica – con l’esclusione dell’antisistema Marco Pannella – aveva mai osato tanto. Sono passati trent’anni da quel giorno. Trent’anni di questione morale. Trent’anni di rabbia e di oblio. È stato esattamente trent’anni fa, che in un’estate calda Enrico Berlinguer ha coniato – in un’intervista che sarebbe entrata in tutti gli archivi – questa locuzione destinata a raccontare l’Italia di allora, quella di Mani pulite (che sarebbe arrivata undici anni più tardi) e – purtroppo – anche quella che stiamo vivendo, nel tempo dei pizzini, degli appalti facili, della P3 e della P4″. Dalla prefazione di Luca Telese.

    L’ingresso è libero

     

    Teatro della Gioventù – Sala Piccola del TKC

    Ingresso principale in Via Macaggi 92A – 16121 Genova

  • Persoperperso: il sito web che rilancia il baratto

    Persoperperso: il sito web che rilancia il baratto

    Pace, Mondo e SolidarietàUn mercato antico quanto l’uomo trova nuovo vigore grazie al web. Parliamo del baratto, ovvero lo scambio di oggetti senza soldi: oggi un sito web dedicato (ww.persoperperso.com) consente di ridare vita alle cose che ormai non usiamo più. Attraverso questo circuito è possibile sviluppare una innovativa ed esclusiva esperienza di commercio, senza l’uso del denaro. Gli scambi infatti avvengono tramite una moneta virtuale, denominata “Valore”, pagando solo le spese di spedizione.

    «Persoperperso, frutto di un lungo e complesso lavoro di un prezioso staff di professionisti, arruolati in regime di volontariato, rappresenta un’ambiziosa sfida alla spreco ed all’indebita produzione dei rifiuti, profusa attraverso innovative e coinvolgenti logicità che stimolano gli utenti verso uno spontaneo e gratificante riuso dei materiali – scrivono gli autori sul sito – Persoperperso si è fatto carico di un pesante fardello: custodire, tutelare e diffondere una matrice conservativa, orientata allo sviluppo di un mercato esclusivo, incentrato sui Valori di un’economia etica».

    Ma come funziona?
    Semplice, basta registrarsi sul sito ed entrare a far parte della Community, ottenendo così i primi 25 Valori.
    Il secondo passo è individuare gli oggetti per noi inutili, proporli attraverso delle foto corredate da una breve descrizione e attribuire a ciascuno un Valore. In questo modo sarà possibile aggiudicarsi subito 5 Valori di bonus per i primi 15 oggetti esposti dei 30 pubblicabili.
    Quindi il Valore si acquisisce mediante ciò di cui si è già in possesso. L’utente esponendo quanti più oggetti ha a disposizione crea così la sua vetrina personale. E cedendo agli altri gli oggetti, acquisterà Valori.

     

    Matteo Quadrone

  • Agnese di Dio, spettacolo in scena al teatro Hop Altrove

    Agnese di Dio, spettacolo in scena al teatro Hop Altrove

    Teatro Hop altroveVa in scena sabato 31 marzo e domenica 1 aprile al Teatro Hop Altrove di Piazzetta Cambiaso lo spettacolo Agnese di Dio, una produzione di Officine Papage, pluripremiata compagnia formata da artisti provenienti dall’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Stabile di Genova e da operatori pedagogico teatrali di decennale esperienza.

    A Montréal una giovane suora, di nome Agnese, partorisce nella cella di un convento un neonato, ritrovato poco dopo strangolato nel cestino della carta straccia. La giovane dichiara di non ricordare né il concepimento, né la gravidanza, né il parto. Accusata di omicidio colposo, viene portata in giudizio. A una psichiatra, la dottoressa Martha Livingstone, il tribunale affida il compito di verificare la sussistenza degli estremi per chiedere l’infermità mentale. Nella sua ricerca della verità, la psichiatra si scontra con Madre Miriam Ruth, responsabile del convento dove suor Agnese vive. Le due donne, la psichiatra e la madre superiora, si trovano di fronte al mistero di Agnese. Una ragazza con un passato fatto di traumi e privazioni; e un presente che parla di miracoli. La dottoressa Martha Livingstone cerca  risposte. Madre Miriam Ruth non vuole domande. Rimarranno entrambe insoddisfatte.

    Tre attrici in scena, tre donne che raccontano vite, emozioni, strade diverse, e che si incontrano per una breve parte della loro esistenza, vicine e insieme distanti.

    A distanza di anni e dopo aver ispirato un celebre film con Anne Bancroft, Jane Fonda e Meg Tilly, il testo di John Pielmeier non ha perso attualità, anche perché Agnese di Dio è una vicenda che ha tutte le caratteristiche e il fascino dei grandi gialli: mano a mano che la storia si dipana i temi vengono sviscerati con naturalezza e maestria, pronti per essere raccolti dal pubblico.

    Uno spettacolo intenso, che sa essere profondo, leggero, emozionante e risponde pienamente alla volontà dichiarata della compagnia delle Officine Papage di porsi “al servizio dello sviluppo sostenibile e delle urgenze della collettività”, attraverso un Teatro di parola che coniuga qualità artistica e intrattenimento, lavoro d’attore e impegno civile.

    Ingresso 15 euro, comprensivi di consumazione al bar del teatro.

  • Steel Drama live al Senhor do Bonfim

    Steel Drama live al Senhor do Bonfim

    Steel DramaVenerdì 30 marzo dalle 23.30 il Senhor do Bonfim ospita il  concerto delle Steel Drama, energica formazione tutta al femminile con un repertorio principalmente rock, che dagli anni ‘90 si è esibita in numerosi locali di tutta l’Italia e all’Estero e ha partecipato più volte allo storico programma musicale degli anni ’90 Roxy Bar con Red Ronnie.

    Il gruppo nasce negli anni 90 e ha all’attivo un cd, “Covers”, oltre che esibizioni come gruppo spalla di qrtisti del calibro di Whitesnake, Spencer Davis Group, Maurizio Solieri.

    La formazione, prodotta da Gianni Martini, comprende Paola Zamponi alla chitarra,  Michela Gatti, bassista-contrabassista,  Marina Esposito, voce, Lalli Cretella alla chitarra e Silvana Origgi alla batteria.

    Ingresso ore 22.30

    Prima consumazione € 8,00

  • Un concorso artistico per sensibilizzare sulla donazione di sangue

    Un concorso artistico per sensibilizzare sulla donazione di sangue

    Fino al 20 maggio 2012 si può partecipare a Share Care, concorso artistico organizzato in vista del prossimo 14 giugno, giornata mondiale del donatore di sangue. Il concorso è indetto dal Centro Nazionale Sangue allo scopo di sensibilizzare tutti i cittadini e aiutare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a diffondere la pratica della donazione di sangue, allo scopo che tutti i Paesi possano coprire il proprio fabbisogno di donatori volontari entro il 2020.

    Il concorso è rivolto a giovani dai 18 ai 28 anni che possono inviare un’opera sotto varie forme: un corto, un fumetto, un tube-game, un brano musicale o rap, un’azione di guerrilla marketing o di ambient marketing.

    Il contenuto dell’opera dovrà trasmettere questi messaggi:
    – uno stile di vita corretto e sano grazie al quale è possibile donare il sangue è un vantaggio non solo per il ricevente ma anche per il donatore;
    – il sangue donato diventa un farmaco salvavita non solo in situazioni di emergenza, ma anche per curare patologie croniche;
    – il sangue donato in maniera anonima diventa una risorsa a disposizione di tutti, da condividere per sostenere un sistema sanitario efficiente.

    Marta Traverso

  • Pedro Navaja in concerto a La Claque

    Pedro NavajaUn mix di sonorità latin-reggae-ska-punk sono pronte a invadere La Claque venerdì 30 marzo: a partire dalle 22.30 salgono sul palco i Pedro Navaja, formazione che nasce nel 2009 da una fusione di stili, suoni e ritmi provenienti dalle culture ed esperienze musicali di ognuno dei componenti del gruppo, che è molto eterogeneo.

    Marasinha Kasun Dias , il batterista, arriva dallo Sry Lanka; Paola Escobar Berrios (chitarra e voce), Kiangpo Hau (basso) e Sergio Rebolledo Gelos (chitarra solista) vengono dal Cile; italiani sono invece Marta Antonucci (voce, piccole percussioni), Mario Martini (tromba), Tekki Driver (sax), Tony Carvelli (trombone), Andrea Palermo (chitarra ritmica).

    Ciò nonostante i Pedro Navaja non si definiscono una “banda multietnica”, ma il perfetto risultato della realtà in cui vivono, che, di fatto, nell’ultimo ventennio ha dato vita a un tessuto sociale e culturale multietnico. Per questo i Pedro Navaja credono nella militanza della multiculturalità e dell’integrazione sociale e hanno scelto di contaminare il loro repertorio musicale con diversi stili, dalla cumbia al reggae, passando dal raggamuffin, il blues, il rock, lo ska, insomma, dando vita a quella che in Sud America chiamerebbero la “Pachanga”.

    Nella serata nel locale in via San Donato il gruppo presenta il primo disco Barrio Pachanga, registrato al Greenfog Studio e in esclusiva la proiezione del videoclip del singolo “Remedios” realizzato da Laboratorio Genova e Pedro Navaja Sound Machine in collaborazione con Ass.Princesa, Ghetup, Comunità di San Benedetto, Ass.Cesto e Festival Suq a Genova. 

     

  • Liguria, attività produttive: la regione semplifica le norme urbanistico-edilizie

    Liguria, attività produttive: la regione semplifica le norme urbanistico-edilizie

    Il consiglio regionale ieri ha approvato il disegno di legge sul riordino del Suap, sportello unico per le attività produttive, che diventerà l’accesso unico ai procedimenti amministrativi riguardanti l’insediamento e l’esercizio delle nuove attività produttive.

    «Il provvedimento soddisfa le richieste avanzate da Confartigianato Liguria in tema di semplificazione e razionalizzazione delle norme che regolano le procedure urbanistico-edilizie delle attività produttive – commenta Paolo Figoli, presidente regionale del settore Costruzioni di Anaepa Confartigianato – La ricaduta indiretta del provvedimento è lo snellimento e la sburocratizzazione in fase di avvio delle nuove imprese».

    In particolare, la legge regionale introduce la possibilità di ampliare gli insediamenti produttivi e artigianali, ovvero quella parte stralciata dalla legge regionale per il Piano casa, che la giunta si era impegnata a disciplinare mediante un autonomo provvedimento.

    La nuova legge – presentata dal vicepresidente e assessore regionale all’urbanistica Marylin Fusco – si pone l’obiettivo di semplificare le procedure urbanistico-edilizie e di incentivare la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

    Fra le tematiche affrontate dalla legge gli ampliamenti degli edifici esistenti, la sostituzione edilizia, l’attività edilizia delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti privati anche su aree demaniali. La disciplina delle procedure abilitative per la realizzazione delle infrastrutture per gli impianti di teleradiocomunicazione e per la produzione e distribuzione di energia, gli interventi di manutenzione ordinaria, gli interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche, i movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale, gli interventi urbanistico-edilizi soggetti a SCIA gli interventi urbanistico-edilizi soggetti a Dia obbligatoria e Dia alternativa al permesso di costruire.

    Assenti dall’aula i consiglieri dell’ala sinistra della coalizione,  Alessandro Benzi e Giacomo Conti della Federazione della Sinistra e Matteo Rossi di Sinistra Ecologia e Libertà, i quali contestano il rischio cementificazione contenuto nel provvedimento.

    «La possibilità di ampliare le attività produttive introdotta nella legge regionale per la riorganizzazione dello sportello unico rappresenta un’opportunità di sviluppo molto importante per il settore edile che ha un forte bisogno di ossigeno-  sottolinea Figoli – I principi stabiliti dal provvedimento oggi approvato, se effettivamente attuati, potranno finalmente portare all’omogeneità a livello locale delle interpretazioni normative e delle prassi applicative. La necessità di standardizzare le procedure e le modulistiche del Suap, che la nostra categoria chiede da tempo, potrà assicurare a ogni impresa ligure l’uniformità dei servizi erogati dai singoli sportelli».

    Novità anche per il settore dell’energia rinnovabile. «La legge regionale prevede una semplificazione anche per le procedure per il rilascio dei permessi di installazione degli impianti energetici da fonti rinnovabili – spiega Anna Alfano, responsabile energia di Confartigianato Liguria –  Snellimento che avrà ricadute positive per le micro e piccole imprese del settore della green economy. Auspichiamo, tuttavia, che le previsioni normative diventino effettivamente operative a tutti gli effetti e applicate correttamente dalle parti interessate: il rischio, in caso contrario, potrebbe essere la dilatazione dei tempi tecnici per gli interventi più complessi».

     

    Matteo Quadrone

  • Servizio civile: appello dei giovani per nuovi finanziamenti

    Servizio civile: appello dei giovani per nuovi finanziamenti

    Il Servizio Civile in LiguriaLa situazione di tutti coloro che hanno superato le selezioni dell’ultimo bando di servizio civile in Italia si sta lentamente avviando verso una felice conclusione: mese dopo mese, da qui a fine 2012 tutti i volontari saranno avviati in servizio nelle loro sedi.

    Nonostante questo, è assai dubbia la possibilità che venga pubblicato un nuovo bando entro la fine di quest’anno. I finanziamenti scarseggiano e per tutti i giovani che in futuro volessero usufruire di questa opportunità le porte sembrano lentamente chiudersi.

    Questo l’appello lanciato alcuni giorni fa da Silvia Conforti, Rappresentante Nazionale dei giovani volontari, nel corso di una tavola rotonda che ha cercato di fare il punto sulla crisi del Servizio Civile.

    “Giovani volontarie e volontari,

    la Rappresentanza Nazionale dei Volontari in Servizio Civile, continua ad urlare forte: SOS Servizio Civile Nazionale.

    Che il Governo prenda posizione e dia certezza anche e soprattutto per il futuro di questa straordinaria esperienza.

    Premetto che siamo pienamente consapevoli delle priorità che in questo momento il governo deve affrontare, ma torno a dire che occuparsi di Servizio civile e trovare il modo di rifinanziare il suo fondo nazionale non sia soltanto un valore per noi e per tutti quelli che hanno diritto ad avere l’opportunità di scegliere questa esperienza, ma è un valore aggiunto per tutto il Paese.

    Un dato importante è scaturito dalla tavola rotonda: comincia a crearsi uno spazio, anche se ancora troppo piccolo, per noi giovani.

    Abbiamo voglia di impegnarci, non vogliamo tirarci indietro e non vogliamo farlo soprattutto in questo momento così incerto e difficile.

    Il Servizio Civile come quello Militare operano nel nostro Paese per il bene sociale e la pace. Abbiamo confini diversi, strumenti diversi ma cooperiamo insieme per un unico fine la difesa della patria sancita all’art. 52 della nostra Costituzione.

    Perché dunque operare dei tagli così drastici per il mantenimento del servizio civile?

    Non possiamo tollerare 23 miliardi per il servizio militare e ”0 euro” per il servizio civile.

    11 miliardi di euro per i cacciabombardieri e “0 euro” per l’educazione dei giovani …’educazione’, per altro, sancita a livello Costituzionale.

    Il servizio civile educa i giovani ad essere cittadini attivi, a capire i bisogni del proprio paese e a sentirsi responsabili verso il prossimo.

    E’ necessario lavorare per aprirsi all’Europa, altrimenti rimaniamo ancorati ad una visione che non guarda al futuro. Non possiamo creare, proprio con il Servizio Civile, un confine territoriale, quando invece tutta l’Europa sta abbattendo i propri di confini.

    Una gestione nazionale ha creato e continua a creare, invece, il giusto equilibrio facendo da filo conduttore tra tutti i progetti, prevedendo degli elementi in comune, i quali danno l’idea al volontario di un Paese che non ha più confini territoriali.

    Non si può e non si deve tornare indietro!

    Da non sottovalutare, in questo senso, l’esperienza della Rappresentanza, momento forte di democrazia tra i delegati e Rappresentanti di tutte le Regioni, che quasi quotidianamente sono in contatto per scambiare opinioni, valutazioni, e proposte da portare in Consulta. Strumento vero di confronto che riunisce tutti quelli che sono i protagonisti del Servizio Civile.

    Se il Governo vuole davvero investire nel futuro dei suoi giovani non può dimenticare di pensare alla loro educazione e formazione civica.”

    Marta Traverso

  • Figli del demonio: alla Feltrinelli un libro sul punk a Genova

    Figli del demonio: alla Feltrinelli un libro sul punk a Genova

    dirty actions genovaOggi pomeriggio (giovedì 29 marzo, ndr) la Libreria Feltrinelli di via Ceccardi ospita alle 18 la presentazione di un libro edito da Liberodiscrivere che ripercorre la storia del punk a Genova. Diego Curcio e Johnny Grieco sono i protagonisti di Figli del demonio, biografia della loro band punk-new wave Dirty Actions, attiva a Genova tra il 1979 e il 1982.

    Oltre agli autori e ai musicisti, guidati dall’editore Antonello Cassan, saranno presenti vari testimoni diretti della scena punk genovese di fine anni Settanta.

    Questo l’abstract del libro:
    Figli del demonio (Liberodiscrivere, 2012, 216 pp., 15 Eu) è un libro corrosivo, che però non racconta solo la storia del primo gruppo punk genovese, ma anche l’epopea della scena new wave cittadina di quegli anni. Un viaggio nella Genova punk fra il 1977 e il 1982, quando gruppi come Scortilla e locali come lo Psycho erano punti di riferimento per chi seguiva la nuova ondata rock.

  • Esame di maturità 2012, si apre al digitale: online le tracce delle prove scritte

    Esame di maturità 2012, si apre al digitale: online le tracce delle prove scritte

    A partire dai prossimi esami di maturità delle scuole secondarie di II grado, le tracce delle prove scritte saranno inviate telematicamente, sancendo così il lento tramonto dei fascicoli cartacei. L’iniziativa si chiama “Plico telematico“, rientra nel progetto di semplificazione e modernizzazione della Scuola promosso dal ministro Profumo.

    Oltre alle tracce delle prove scritte, la scuola negli ultimi mesi ha compiuto qualche passo avanti nel campo delle moderne tecnologie: la rassegna stampa digitale, inviata agli studenti e a tutti i presidi, la cabina di regia sull’Agenda digitale, il lancio della consultazione pubblica sul valore legale del titolo di studio, l’iscrizione online a scuola per gli studenti e, infine, il primo progetto di open data del Ministero con i dati della “Scuola in chiaro“.

    In una lettera inviata nei giorni scorsi alle scuole, il ministro ha confermato che i testi delle tracce d’esame rimarranno segreti – e adeguatamente protetti da ogni tentativo di accesso – fino all’inizio delle prime due prove scritte, che quest’anno si svolgeranno rispettivamente il 20 e il 21 giugno. Ogni scuola dovrà garantire per ciascuna sede in cui si svolgeranno le prove la presenza della dotazione tecnica indispensabile e di almeno un referente che segua la nuova procedura e assista i componenti della commissione d’esame nella riproduzione cartacea dei testi.

  • L’apparenza inganna, Tullio Solenghi e Maurizio Micheli al Politeama Genovese

    L’apparenza inganna, Tullio Solenghi e Maurizio Micheli al Politeama Genovese

    L'apparenza inganna, Tullio Solenghi e Maurizio MicheliTullio Solenghi e Maurizio Micheli sono in scena al Politeama Genovese dal 3 al 5 aprile con lo spettacolo “L’apparenza inganna” di Francis Veber.

    Lo show, tratto dall’omonimo film francese del 2000, riporta in scena per la quinta volta il personaggio di François Pignon inventato da Veber con la pièce teatrale L’emmerdeur (Il rompiballe), successivamente portata sul grande schermo da Edouard Molinaro.

    Contabile diligente e uomo mite senza qualità, Pignon lavora per un’azienda di produzioni derivanti dal caucciù, preservativi in primis. Sfortunatamente, è stato deciso il suo licenziamento, che unito al divorzio dalla bella moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio diciassettenne non lo considera minimamente, lo porta a contemplare il suicidio.

    Il suo vicino lo ferma in tempo, dando via a una serie di eventi che cambieranno totalmente la sua vita e persino il suo carattere: il primo passo è quello di fingersi gay, in modo da spingere la dirigenza a non procedere al licenziamento per paura di mobilitare la associazioni omosessuali.

    L’idea per quanto assurda ha successo su tutti i fronti e ribalta completamente le sorti del povero Pignon, in ufficio, nella società e anche nella vita privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona del movimento omosessuale, con tutte le esilaranti conseguenze del caso.

    Politeama Genovese, via Bacigalupo

    Inizio ore 21

    Biglietti da 19 a 27 euro

  • Incontro con Simohamed Kaabour, candidato sindaco di “Fratelli e Fratellastri”

    Incontro con Simohamed Kaabour, candidato sindaco di “Fratelli e Fratellastri”

    Fratelli e FratellastriSiamo con Simohamed Kaabour, giovane cittadino italiano di origine marocchina, operatore sociale del Ce.Sto, storica associazione che da oltre trent’anni opera nel complesso contesto del centro storico, candidato sindaco delle lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Simohamed qual è l’esigenza che ha portato alla nascita di Fratelli e Fratellastri e alla vostra partecipazione alla competizione elettorale?

    Fratelli e Fratellastri nasce come movimento culturale che in seguito ha deciso di connotarsi politicamente. L’idea è partita da un gruppo di persone, soprattutto giovani, ragazzi e ragazze che si sentivano esclusi dalla partecipazione politica. Abbiamo pensato di partecipare alla tornata elettorale per dire la nostra e proporre qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni anche a livello nazionale è cresciuta sempre di più la distanza tra cittadini e politica. Secondo noi è il caso di rilanciare una politica che sia davvero strumento di partecipazione del cittadino comune e non, come è stato finora, una politica solo subita passivamente.

    La questione del diritto di cittadinanza è uno dei punti che caratterizza il vostro movimento…

    Sì certamente, questo è uno dei punti fondamentali. Il fatto che io sia il candidato di Fratelli e Fratellastri non è una provocazione bensì una sorta di sfida culturale per vedere come reagisce la città e se davvero è pronta al cambiamento. Questa parola, cambiamento, la si usa spesso. Poi però, quando le proposte si concretizzano, si verifica sempre un passo indietro. I cittadini immigrati presenti a Genova che contribuiscono economicamente, culturalmente e socialmente alla crescita della città, oggi non sono rappresentati. Inoltre ci sono numerosi ragazzi di origine straniera ma italiani, genovesi che non hanno la possibilità di esprimersi in quanto italiani. Sappiamo bene infatti che a livello nazionale vige ancora la legge legata al diritto di sangue. Noi rivendichiamo il diritto ad essere riconosciuti come cittadini italiani partecipando alle prossime elezioni amministrative e nazionali.

    L’immigrazione è stata spesso trattata – in particolare dal centro destra ma anche dal centro sinistra – soprattutto come una questione di sicurezza. Quando forse sarebbe il caso di affrontare l’argomento sul piano dei diritti/doveri di queste persone. Come si affronta a livello locale la questione immigrazione?

    Spesso si parla di immigrazione e sicurezza sociale. Il punto è che non bisogna più parlare di immigrazione come fosse un problema. Non dovrebbe più esserlo perchè parliamo di immigrazione ormai da almeno trent’anni. Non è un fenomeno nuovo come qualcuno continua ad affermare. Io credo che la nostra città, ma anche l’intero Paese, debbano trovare il percorso giusto per giungere ad una situazione di equilibrio. Non si deve più intervenire solo con provvedimenti temporanei. Diventa necessario trovare una strada che conduca a dei risultati duraturi. Certamente la questione sicurezza è spesso associata al fenomeno dell’immigrazione perchè ciò fa comodo a coloro i quali vogliono raccogliere i voti delle persone frustrate a causa delle non risposte, da parte delle istituzioni, a queste tematiche. 

    Noi del Ce.Sto ci occupiamo di bambini immigrati e bambini italiani, questo è un esempio di vero lavoro sociale che porta ad una reale coesione sociale e culturale. Secondo me bisognerebbe valorizzare il lavoro sul territorio di tante associazioni come la nostra. Perchè le realtà associative danno risposta a quelle esigenze a cui le istituzioni non riescono a rispondere.

    Tu sei un operatore sociale e conosci bene le difficoltà del terzo settore alle prese con l tagli a livello nazionale e locale. Ma come fare per continuare a garantire i servizi sociali?

    Noi pensiamo che sia necessario assicurare a tutti i servizi sociali. Si tratta di servizi che producono un effetto di serenità nella persona stessa. Attualmente si parla di riduzione delle risorse. Allora bisogna pensare a come convogliare in maniera chirurgica i fondi a disposizione in maniera tale da mantenere un determinato servizio. Alcune risorse potrebbero essere recuparate grazie all’Imu su seconde e terze case. Se davvero siamo una comunità ognuno di noi deve sacrificare qualcosa cercando di partecipare alla creazione di un benessere sociale generale. Oggi per salvare alcuni servizi ci vuole la collaborazione di tutti.

    Sul tema lavoro, grave problema di Genova ma in generale di tutto il Paese, come può un sindaco cercare di favorire la crescita dell’occupazione nella sua città?

    A livello comunale è difficile favorire la crescita dell’occupazione. Si può parlare dei comparti dove il Comune dà lavoro alle persone. In particolare sono i settori più legati al sociale. Innanzitutto è necessario far proseguire questi progetti locali. Su un altro piano invece, una giunta comunale potrebbe farsi garante dei diritti dei lavoratori. Questo lo ritengo un aspetto fondamentale. Dare l’esempio a livello nazionale di quello che è l’impegno di un sindaco per quanto riguarda la difesa dei diritti dei lavoratori. Oggi ad esempio si parla di articolo 18 e sarebbe interessante sapere un sindaco da che parte sta, se da quella dei lavoratori oppure da quella di chi intende continuare a comprimere i diritti.

    Il centro storico è un territorio complesso: alcune zone, nelle ore notturne, subiscono l’invasione dei giovani in cerca di locali e divertimento con i conseguenti problemi per i residenti, mentre durante il giorno, le medesime zone appaiono abbandonate a se stesse e poco frequentate da genovesi e turisti. Partendo dal presupposto che parliamo di un patrimonio che potrebbe rilanciare la città a fini turistici, secondo te è possibile coniugare le esigenze di tre attori così diversi ovvero i residenti, i giovani, i turisti?

    Si possono coniugare se c’è la disponibilità di tutti. Spesso si sente parlare di Genova come una sorta di città che a 360 gradi è pronta ad accogliere eventi culturali e ricreativi, soprattutto a favore dei giovani. Ma in molti casi la maggior parte della manifestazioni vengono concentrate nel centro storico. Questo è un limite che non consente ai giovani ma neppure ai turisti, di conoscere davvero tutta la città. Esistono delle zone periferiche con ampi spazi disponibili per l’organizzazione di eventi. Bisogna pensare a Genova nel suo complesso. Queste zone, oggi non conosciute, potrebbero diventare sede di manifestazioni in grado di crescere con il passare del tempo e diventare dei punti di riferimento. In questo modo, invece di far vivere solo una parte di Genova, potremmo rivitalizzare l’intera città.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Gems à la Paganini, concerti in via Garibaldi e alla Biblioteca Berio

    Gems à la Paganini, concerti in via Garibaldi e alla Biblioteca Berio

    ViolinoPrende il via venerdì 30 marzo la rassegna musicale “Gems à la Paganini”, in cui i migliori musicisti del momento interpretano le musiche del violinista e compositore genovese e di altri grandi autori classici.

    Si inizia con la lezione-concerto sulla sonata per violino e pianoforte in do minore n. 7 op. 30 di Ludwig van Beethoven. Ad esibirsi saranno Paolo Andreoli al violino e Marcella Coletti al pianoforte. L’appuntamento, che prosegue la tradizione di grandi concerti nella prestigiosa cornice dei Musei di Strada Nuova, è organizzato dall’associazione Amici di Paganini.

    Il programma prevede altre tre date nel mese di aprile per poi concludersi a maggio con il Quartetto Mitja. Ecco nel dettaglio tutte le iniziative:

    Venerdì 30 marzo, ore 20.30 – Auditorium Musei di Strada Nuova

    Paolo Andreoli, violino e Marcella Coletti, pianoforte

    Lezione/concerto sulla sonata per violino e pianoforte in do minore n.7 op. 30 di L. van Beethoven

    ingresso libero

    Venerdì 13 aprile, ore 20.30 – Palazzo Tursi, Salone di Rappresentanza

    Cristiano Rossi, violino e Marco Vincenzi, pianoforte

    L.van Beethoven: sonata per violino e pianoforte op.12 n.1, sonata per violino e pianoforte op.24, “La Primavera”, sonata per violino e pianoforte op.96

    Offerta libera, il ricavato del concerto andrà a favore della Comunità di San Egidio

     Mercoledì 18 aprile, ore 17 – Biblioteca Berio, Sala dei Chierici

    Roberto Iovino e Maria Rosa Moretti

    Presentazione volume “I fondi paganiniani di Pietro Berri e Zdenék Výborný” e concerto di Oleksandr Pushkarenko, violino

    ingresso libero – rinfresco per gli ospiti

     Venerdì 27 aprile, ore 20.30 – Auditorium Musei di Strada Nuova

    Cecilio Perera, chitarra (Vincitore del Concorso “Premio Pittaluga” 2011)

    -M. Ponce: Preludio, Balletto, Giga, Tres Canciones Populares Mexicanas – D. Scarlatti: 3 Sonate – L. Brower: Sonata, Fandangos y Boleros, Sarabanda de Scriabin, Toccata de Pasquini – F. Sor: Grand Solo – N. Paganini: 2 Capricci – J.C. Oliva: Tres Canciones Mexicanas, Cielito Lindo, La Llorona, Son de la Negra

    ingresso a pagamento (€ 12 – soci € 8 – studenti € 3)

    Venerdì 25 maggio, ore 20.30 – Auditorium Musei di Strada Nuova

    Quartetto Mitja, quartetto d´archi

    Lezione/Concerto sul Quartetto per archi di M. Ravel

    ingresso libero

  • Mario Monti: il bilancio dopo quattro mesi di governo

    Mario Monti: il bilancio dopo quattro mesi di governo

    Mario MontiA più di quattro mesi di distanza dall’insediamento, possiamo tentare un primo bilancio dell’operato del governo Monti, cogliendo l’occasione anche per tirare le fila di una serie di  considerazioni fatte in precedenti articoli.

    La Genesi: perché Monti?

    Tra ottobre e novembre del 2011 la tensione dei mercati sulla sostenibilità del debito pubblico italiano sale ai massimi e il governo Berlusconi, tra scandali di tutti i tipi, una risicata maggioranza parlamentare in cui si mercanteggiano voti e la manifesta incapacità di operare scelte risolutive, è in crisi irreversibile di credibilità. Quando l’8 novembre il governo approva il rendiconto senza raggiungere la maggioranza, la crisi politica è certificata. Il 16 novembre, a tempo di record, c’è già il passaggio di consegne e inizia il governo Monti, fortissimamente voluto dal Presidente della Repubblica. Non c’è dubbio, infatti, che la responsabilità di questa nomina sia stata assunta in pieno da Giorgio Napolitano, che ha spinto al limite tutte le prerogative che gli attribuisce la Costituzione per costruire l’accordo tra le forze politiche necessario a sostenere il nuovo governo tecnico. Se puntare sulla figura di Monti sia stata una scelta azzeccata o meno, ce lo dirà solo la Storia.

    Tuttavia resto del parere che un governo politico non fosse un’opzione praticabile. Le opposizioni in parlamento non avevano numeri sufficientemente ampi per governare, e pure l’ipotesi del voto anticipato non dava sufficienti garanzie che si potesse insediare una maggioranza forte e stabile: la destra era (e resta) in fortissima crisi di consensi e la sinistra, dal canto suo, nonostante la lunga agonia del governo Berlusconi, si era presentata all’appuntamento ancora in fase di costruzione, senza un’alleanza precisa e senza un programma, a causa del tafazzismo cronico del PD e dell’incapacità di IDV e SEL di guidare il processo di aggregazione di una coalizione di governo. Che si potessero ipotizzare scenari alternativi al governo tecnico mi sembra quindi poco credibile; e dunque, se questo governo prende decisioni che non piacciono, o peggio se davvero, come ipotizzano alcuni, Monti è un emissario di Goldman Sachs che fa gli interessi della finanza internazionale, resta comunque il fatto che i partiti non sono in cabina di regia solo per la loro inadeguatezza, certificata dai sondaggi che fissano il tasso di fiducia nei loro confronti al 4 %.  Insomma, condividono tutte le responsabilità del caso.

     

    Dal Vangelo secondo Mario: tecnica Vs politica.

    Anche se sui partiti possiamo dire tutto il male possibile, ciò non significa incensare Monti a prescindere. Occorre invece valutare il suo operato nel merito di quanto fatto, evitando di farsi fuorviare da classificazioni che non hanno alcun senso, ad esempio laddove si pretende di distinguere tra “tecnici” e “politici”. Secondo questa distinzione, infatti, il governo “politico”, in quanto eletto dal popolo, dovrebbe avere l’autorità e la forza per prendere grandi scelte; mentre un governo “tecnico”, in quanto chiamato a svolgere un compito ristretto e poi a dimettersi, dovrebbe preoccuparsi solo di quello, senza urtare la normale dialettica politica e mettendo a capo dei vari ministeri figure di riconosciuto valore professionale che si occupino semplicemente dell’ordinaria amministrazione.  Tuttavia un governo tecnico a cui si chiede nientepopodimeno che di salvare il paese dalla bancarotta in un anno e mezzo difficilmente potrà permettersi di adottare un basso profilo. A ciò si aggiunga che ormai, a causa del discredito di cui gode la classe politica e degli equivoci che si generano dalla terminologia, l’aggettivo “politico” ha acquisito per tanti una valenza negativa, mentre l’aggettivo “tecnico” ispira, al contrario, un senso di rassicurazione e competenza. Cioè il “tecnico” farà bene per forza, perché è competente. Ora, è ovvio che le cose non siano così semplici. Anzi, non esiste praticamente area dello scibile umano in cui gli esperti, per quanto esperti essi siano, non si dividano aspramente; e questa è la dimostrazione più tangibile del fatto che avere una preparazione tecnica non sempre permette di poter distinguere con sicurezza una verità univoca.

    Ma soprattutto la politica non è questione di verità, ma di accordi e consensi. Il politico media e cerca compromessi fra le parti, mentre il tecnico dovrebbe essere interpellato quando c’è bisogno di pareri tecnici. Un tecnico può dire quanto potrebbe costare realizzare un’opera e a cosa potrebbe servire: ma la decisione se costruirla o meno è politica, perché dipende dalle priorità che una società si da. Ecco perché il governo Monti non si può definire “tecnico”: perché si è segnalato per il decisionismo fortissimo con cui ha intrapreso le scelte più smaccatamente politiche degli ultimi vent’anni, scelte per nulla neutre e su cui si può tranquillamente dissentire. Piuttosto la differenza tra un governo politico e un governo tecnico dovrebbe essere aggiornata a partire da un’altra costatazione: vale a dire che il governo politico deve stare attento al fatto che renderà conto agli elettori, ed è quindi disincentivato dal prendere decisioni impopolari per la gente; ma dall’altra parte il governo tecnico deve rendere conto al parlamento, ed è quindi disincentivato dal prendere decisioni impopolari per la maggioranza che lo sostiene. Una ragione in più per non cadere nell’equivoco che la competenza e la serietà di Monti (che non è in discussione) sia di per sé garanzia sufficiente che quello che fa è buono e giusto.

     

    Opere: cosa è stato fatto e pubblicizzato…

    Il governo Monti, che formalmente è sempre impegnato a portarci fuori dalla crisi, si è segnalato soprattutto per nuove tasse, per la riforma delle pensioni e per quella, in dirittura di arrivo, sul mercato del lavoro. Le liberalizzazioni non si sa bene che fine abbiano fatto. Gli sgravi alle imprese sbandierati dal ministro Passera hanno impressionato poco. Ancora meno effetto ha avuto il minimo aumento dell’aliquota sui capitali rimpatriati con l’ultimo scudo fiscale, che avrebbero dovuto portare nelle casse dello Stato quasi 3 miliardi di euro, ma che nella pratica, come ha spiegato Radio 24, probabilmente non si intascheranno mai. Verrà ricordata, invece, la storica riforma delle pensioni, un provvedimento ambizioso e salutare per i conti pubblici, che però deve essere inserito nel quadro economico complessivo per poterne valutare l’utilità e, soprattutto, l’equità. Ci si chiede, ad esempio, cosa si possa fare per quei tanti giovani che oggi, avendo un reddito troppo basso o essendo precari, si trovano in condizioni pensionistiche molto svantaggiose. Ci si chiede cosa ne sarà dei 350.000 “esodati” e “mobilitati” che, pur avendo raggiunto un accordo di pensionamento, da oggi, proprio a causa dell’aumento dell’età pensionabile, si trovano improvvisamente senza pensione e senza lavoro. Ci si chiede anche come verrà gestito il mercato del lavoro, visto che da adesso i normali lavoratori dovranno passarci 40 anni e più. I giornali della buona borghesia e dei circoli industriali non fanno che parlare dei pregiudizi ideologici della CGIL, ma la realtà è che i lavoratori cominciano a sentirsi presi di mira. E hanno anche paura, perché non è affatto chiaro cosa succederà, se davvero per i licenziamenti cosiddetti “economici”  rimarrà escluso il reintegro. Eppure il “modello tedesco“, caldeggiato dalla CISL e probabilmente anche dalla CGIL, prevede il reintegro in tutti i casi. E in Germania i sindacati partecipano direttamente alle decisioni, dato che siedono addirittura nei consigli di amministrazione delle aziende. In Italia, invece, se si continua ad escludere la possibilità di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato, basta che l’azienda riesca a dimostrare di non aver licenziato per motivi discriminatori di razza o religione – cosa molto rara, vista la tendenza a delocalizzare nel terzo mondo… – oppure di natura disciplinare, e il gioco è fatto: l’azienda adduce motivazioni economiche ed ecco che, anche se non sono giustificate, il lavoratore resterà comunque a casa. Si tratterebbe pertanto di un’arma di ricatto potentissima per le grandi aziende, che si potranno così permettere di “comprare” il diritto di licenziare un lavoratore semplicemente pagando, mal che vada, due anni di mensilità. Non si capisce per quale motivo Monti e la Fornero non vogliano rivedere questa formulazione. A meno che, ovviamente, non sia tutto un pretesto (questo si, ideologico) per spaccare il PD e isolare la CGIL. In ogni caso, se persino il neo presidente di Confindustria Squinzi ammette che l’articolo 18 non è una priorità, è evidente che, qualunque sia la formulazione finale, i benefici per l’economia italiana non saranno decisivi.

    Molto più grave, invece, dal punto di vista dell’impatto sull’economia reale, è stato l’aumento dell’IVA e quello sulle accise, con i prezzi della benzina alle stelle. Detto questo bisogna anche ammettere che il governo qualcosa di indubitabilmente buono ha fatto. Se, ad esempio, davvero la Chiesa pagherà l’IMU sui beni immobili ad uso commerciale, Monti avrà concluso una grande impresa. Di sicuro è stato saggio rinunciare alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020, che sarebbe stata con ogni probabilità una voragine di spesa senza fondo. Con lo stesso principio, però, vale a dire evitare grosse spese in tempo di crisi, si sarebbe dovuto rinunciare anche alla Torino – Lione. Questa tratta, infatti, ci costerà ben di più dei 3 miliardi scarsi che ha preventivato il governo, a fronte di benefici incerti a dir poco. Basterebbe andarsi a rivedere su internet quei (rarissimi) dibattiti dove i “tecnici” a favore confrontano le loro ragioni con quelle dei “tecnici” che sono contro, per capire che i finanziamenti europei probabilmente saranno meno di quelli preventivati (e la differenza la mettiamo noi), che i preventivi non sono mai rispettati (nemmeno in Europa, figuriamoci in Italia) e che l’obiettivo dell’opera, cioè spostare le merci dalla gomma alla rotaia, in casi analoghi non è mai stato raggiunto, se non a prezzo di realizzare non una, ma una pluralità di infrastrutture (per cui i soldi mancano) e di tassare drasticamente il trasporto su camion (settore che già oggi è allo stremo e opera blocchi e scioperi un po’ in tutta Italia). Davvero ci conviene tutto questo? Eppure la fiducia di cui gode Monti sembra metterlo al riparo da qualsiasi obiezione. Il ricordo di quello che c’era prima gioca la sua buona parte; ma soprattutto sembra innegabile che Monti abbia già ottenuto il risultato dei risultati: abbassare lo spread.

     

    … e omissioni: cosa è stato fatto e taciuto

    In effetti non si può negare che a Monti vada il merito di una drastica riduzione dello spread, l’indice che esprime la differenza tra quanto costa indebitarci rispetto a quanto costa ai Tedeschi. Il 9 novembre 2011 lo spread correva fino a quota 575 punti base: nel momento in cui scrivo siamo a 310 tondi, meglio della Spagna che oggi è percepita più a rischio di noi. Quindi dobbiamo concludere che pensioni, liberalizzazioni, riforma delle regole sul lavoro e persino l’aumento della tassazione siano stati gli ingredienti decisivi della ricetta che ci ha salvato dalla bancarotta? Assolutamente no. O meglio: un contributo rilevante queste misure l’hanno pur dato. Non si può escludere, ad esempio, che se Monti incasserà una riforma sul lavoro contro il parere della CGIL, al di là del merito della riforma, ciò non sia letto dai mercati come un segnale simbolico indicativo del fatto che in Italia è possibile fare scelte coraggiose contro le resistenze sociali: e quindi che non ci sia una reazione positiva delle borse e una diminuzione ulteriore dello spread. Può darsi che il carisma di Monti e il valore che gli investitori attribuiscano alla sua opera abbia davvero contribuito a sciogliere le tensioni sull’Italia. Ma il punto è che, in termini sostanziali, tutto questo non ha alcun senso. Per anni si è pensato esattamente il contrario, ma oggi pochi economisti si azzarderebbero a sostenere che i mercati abbiano andamenti razionali e sensati. In realtà sono irrazionali, in preda alle ansie e alle paure, magari ingiustificate, che fanno parte della vita di tutti. Nei mercati non si sa tutto, molte informazioni sono nascoste, l’investitore della strada è suggestionabile, insomma: il rischio di valutazioni errate è sempre presente. A volte ci sono esplosioni di fiducia ingiustificate che determinano bolle speculative o timori inesistenti che paralizzano gli scambi. C’è addirittura un ramo, l’economia comportamentale, che si occupa proprio di questo. Ma non basta.

    Nel dibattito pubblico italiano c’è la tendenza, per dire così, a “tirare lo spread per la giacca”, a voler dimostrare che i mercati reagiscono in base a quello che facciamo in politica. Ma in realtà c’è un motivo ben più sostanziale che spiega come mai lo spread è sceso. Si tratta della “bolla della liquidità“. L’altro Mario, Draghi, quello che guida la BCE, ha prestato soldi alle banche europee al tasso dell’1 %. Le banche hanno reinvestito in titoli di Stato, facendo abbassare lo spread e assicurandosi a costo zero tassi di rendimento molto alti. Il nostro governo, poi, ha messo la garanzia dello Stato sui debiti delle banche italiane, alzando così la posta in gioco e scoraggiando la speculazione. Eppure le banche, preoccupate soprattutto di ricapitalizzarsi, non hanno allentato i cordoni del credito e di conseguenza i benefici per l’economia reale non si sono sentiti. Non c’è dubbio che l’effetto di guadagnare tempo, allentando la tensione e spostando le tensioni dei mercati altrove (leggi Spagna), sia stato ottenuto. Ma al di là di questo, al di là della psicologia dei mercati, rimane il fatto che il quadro complessivo dell’economia non è per niente roseo: il debito pubblico rimane elevatissimo, l’obiettivo di ridurre il deficit annuo (vale a dire le spese non coperte) non è ancora stato raggiunto e soprattutto siamo in piena recessione. Monti ha fatto qualche passettino avanti che, se vogliamo, è significativo in termini simbolici e ha anche il pregio di essere strutturale. Ma ha scaricato tutto il peso sui lavoratori e sulla pressione fiscale, che minaccia di uccidere sul nascere un’eventuale ripresa. E soprattutto, siccome i problemi ci sono sempre e il mercato è stato inondato solo temporaneamente da una liquidità limitata che non è il frutto della produzione di ricchezza, la bolla potrebbe scoppiare presto e le nuvole potrebbero tornare a raddensarsi.

    E poi c’è sempre la “bomba derivati” in agguato. Recentemente, per contratti stipulati nel lontano 1994 da Mario Draghi, quando era al ministero del Tesoro, abbiamo pagato a Morgan Stanley 2,5 miliardi di euro (attenzione: parliamo di miliardi! – E’ lo 0,15 % del PIL e metà di quanto lo Stato prevede d’incassare quest’anno grazie all’aumento IVA!). Quanti di questi strumenti finanziari a orologeria sono pronti a scoppiare nelle casse pubbliche? E’ un segreto. O meglio, si sa che il debito dello Stato in titoli derivati ammonta a 160 miliardi e il governo assicura che le condizioni capestro che hanno permesso a Morgan & Stanley di guadagnarci non sono state più sottoscritte. Ma se sia vero o no, è impossibile verificarlo, perché lo Stato non ci da le informazioni. Il New York Times è convinto che l’Italia si sia esposta moltissimo in questo senso quando negli anni ’90 riuscì miracolosamente ad entrare nei rigidi parametri di Maastricht. Bloomberg invece stima per i nostri derivati una perdita secca di 23,5 miliardi di euro. Non sarà che tutti i sacrifici che stiamo facendo servano anche a coprire questi buchi che sono pronti ad aprirsi in un prossimo futuro?

    Capisco che sarebbe molto più confortante pensare che la crisi sia finita e che noi ne siamo fuori. Capisco che un primo ministro come Monti fa tutto un altro effetto rispetto a Berlusconi e che ci farebbe piacere dormire sonni tranquilli confidando nella sua competenze e nel suo carisma. Ma è proprio così facendo che succedono i peggiori disastri. In democrazia non ci si può permettere di dormire, ma si è obbligati a vigilare costantemente, perché, come scrisse Goya, «il sonno della ragione genera mostri». E non ci possiamo fidare completamente, purtroppo, nemmeno dei moniti dell’OCSE e dell’Unione Europea. Non perché sia gente cattiva, ma perché hanno le loro idee e potrebbero essere impreparati sulle dinamiche profonde della società italiana. E forse non sempre ne condividono gli obiettivi. “OCSE” sta per “Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico“.

    Il Trattato di Lisbona, considerato la Costituzione dell’Europa, cioè un atto normativo che, da che mondo è mondo, dovrebbe servire a garantire diritti, all’art. 119 garantisce anche il “principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”. Che di per sé è una buona cosa, ma inedita in una carta costituzionale. Questi organismi, insomma, sono mossi dall’esigenza di tutelare l’economia europea: che è un obiettivo anche condivisibile, ma che talvolta potrebbe non coincidere con quello della nostra Costituzione, che invece fonda la Repubblica Italiana sul lavoro come fattore positivo di aggregazione sociale (non per salvare i fannulloni, come vuole sottintendere qualche “spiritoso”). E che soprattutto tutela i nostri diritti, prima di e come requisito fondamentale per lo sviluppo economico.

    P.S. – A quelli a che hanno pronta la classica e noiosissima obiezione: «Sono tutti bravi a criticare, ma bisognerebbe proporre qualcosa», do appuntamento alla settimana prossima.

     

    Andrea Giannini

  • M+A, El Sankto Spiño e Mariborange in concerto a La Claque

    M+A, El Sankto Spiño e Mariborange in concerto a La Claque

    M+AGiovedì 29 marzo a La Claque si tiene l’ultima serata della stagione a cura di Disorder Drama: ospiti M+A, El Sankto Spiño e Mariborange a partire dalle 22.30.

    Gli M+A da Forlì fin dalle prime esibizioni del 2010 stupirono tutti  per la maturità e la bravura delle loro composizioni e per il gusto nella scelta e cura dei suoni.  Di queste doti si accorse ben presto la Monotreme, una delle migliori etichette europee, per portarseli rapidamente fuori dall’Italia e per produrre loro un album pop elettronico considerato tra i migliori dell’ultimo periodo. Canzoni pop suonate con strumenti giocattolo, il tutto passato attraverso i fili elettrici di un Powerbook, voci che si perdono sullo sfondo e una melodia irresistibile

    In apertura, El Sankto Spiño, minimal house pop band e Mariborange.

    La Claque in Agorà / Teatro della Tosse
    Vico San Donato 9 angolo vico Biscotti

    Ingresso: 7euro – Under 21: 5 euro

     

     

    photo Martine Flor Thunold