Togliere un po’ di grasso da pancia e fianchi e spostarlo nel décolléte per avere un seno più prosperoso: l’intervento si chiama lipofilling del senoo lipostruttura e sta prendendo sempre più piede nel mondo della chirurgia estetica, anche in Italia. L’ultimo segnale positivo nei confronti di questa tecnica arriva dalla Società francese di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica che ha sdoganato l’intervento esprimendo un parere favorevole: “la tecnica di trasferimento di grasso nelle mammelle è attualmente una tecnica cui va riconosciuta grande efficacia” ed è stata indicata come “eventuale alternativa all’utilizzo delle tradizionali protesi”, pur suggerendo un attento monitoraggio dei casi trattati.
«Lo scandalo Pip, quello delle protesi riempite con silicone industriale dalla francese Poly Implant Prothése, afferma Giovanni Botti, presidente dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica – ha spinto i medici a riconsiderare le soluzioni esistenti e a orientarsi anche verso tecniche alternative per aumentare il volume del seno o correggere eventuali asimmetrie: fra queste la più convincente si è rivelata il trasferimento di grasso».
Se i francesi hanno sostanzialmente dato il via libera al trattamento, la posizione espressa dall’associazione italiana è più prudente: «La lipostruttura al seno oggi è un intervento piuttosto diffuso in Italia e i riscontri che abbiamo sono molti positivi – continua il presidente – esistono studi che confermano la bontà di questo tipo di intervento in casi di ricostruzione: sono stati monitorati i risultati dei trattamenti di mastoplastica ricostruttiva con lipofilling dopo asportazione del seno per tumore per più di dieci anni e i risultati sono confortanti. In campo puramente estetico però, stiamo attendendo studi clinici che sono ancora in corso. Ci vuole tempo per conclusioni definitive.»
«Parliamo di un tipo di intervento che non ha fornito finora elementi di pericolosità. E, se questo dovesse essere definitivamente confermato, ci troveremmo davanti ad una possibilità nuova, da considerare in molti casi alternativa alla più tradizionale mastoplastica additiva».
L’intervento di lipostruttura delle mammelle non comporta cicatrici, in quanto il grasso, opportunamente trattato dopo il suo prelievo da altre parti del corpo, viene iniettato con delle punture e i fori scompaiono in breve tempo senza lasciare traccia. Anche il decorso è molto più soft rispetto all’inserimento di una protesi. «Occorre però – conclude Botti – che il trattamento sia praticato in modo conforme ai dati e ai protocolli verificati della scienza e che sia realizzato in ambiente chirurgico, da un chirurgo plastico o da un chirurgo formato specificamente per eseguire questa procedura. La pratica di questa tecnica al di fuori di questo quadro chirurgico deve essere considerata pericolosa per le pazienti».
Domenica primo aprile in Liguria i lavoratori di RFI che si occupano della circolazione dei treni e della manutenzione della rete e i dipendenti Trenitalia del personale di bordo, della manovra, delle biglietterie e delle squadre antievasione dei treni regionali scioperano otto ore,dalle ore 9 alle ore 17.
«Le pesanti carenze tra il personale che si occupa della manutenzione dell’infrastruttura e del movimento dei treni nelle stazioni e lungo la linea ferroviaria non trovano soluzione poiché RFI ha bloccato le assunzioni concordate con le Organizzazioni Sindacali – scrivono i sindacati – A causa della decisione di non effettuare nuovi apporti, RFI sta procedendo a riorganizzazioni unilaterali delle attività, eliminando posti di lavoro strettamente legati all’esercizio, rischiando quindi di procurare pesanti ricadute sulla regolarità della circolazione dei treni in caso di guasti e anormalità».
«Nella logica miope del puro contenimento dei costi vengono soppressi molti turni di reperibilità, chiusi posti di presidio e modificate le modalità di presenza durante i fine settimana – continuano le organizzazioni sindacali – Ciò non potrà che produrre ritardi in caso di malfunzionamenti per l’impossibilità di provvedere con interventi rapidi al ripristino dei guasti».
«Scioperiamo per un servizio efficiente per tutti i cittadini – concludono i sindacati – efficienza non significa tagli degli organici e tagli di servizi».
Dal 31 marzo al 9 aprile il piazzale Mandraccio del Porto Antico ospita il mercatino la Golosona, un’esposizione gastronomica dei prodotti tipici di qualità provenienti da tutta Italia.
Una vera e propria festa dei sapori con vendita e assaggi di prelibatezze della penisola, dalla ‘nduja alla piadina, dal parmigiano al pecorino passando per vini, salumi, mozzarelle di bufala, limoncino.
Questai manifestazione è stata ideata e rappresentata in tutta Italia da Agrifoglio Arte Sapori per far scoprire e mantenere viva nella popolazione la voglia di conoscere la grande tradizione alimentare e culinaria italiana.
L’ingresso è libero, gli orari di apertura sono dalle ore 10 alle ore 23
Le spese veterinarie per gli animali da compagnia potrebbero essere inserite nel nuovo redditometro, ovvero lo strumento che a partire da maggio dovrebbe misurare la ricchezza e quindi il livello contributivo degli italiani. Alle proteste degli animalisti si aggiunge l’intervento del consigliere regionale Pdl, Raffaella Della Bianca che chiede alla Regione Liguria di intervenire, con un emendamento, per stralciare questo provvedimento.
«Gli animali, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona dell’Unione europea e dal codice deontologico dei medici veterinari, sono creature senzienti e non beni di lusso – spiega Della Bianca – Per questo motivo ritengo assurdo che le spese veterinarie per cani, gatti e tutti gli animali da compagnia vengano inserite tra gli indicatori di ricchezza che l’Agenzia delle Entrate ha individuato nel nuovo redditometro sperimentale».
E così il consigliere regionale si unisce all’appello lanciato dalle associazioni animaliste «È ora di finirla con questi provvedimenti – denuncia Della Bianca – il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia riducendo le detrazioni sulle spese veterinarie, aumentando le tasse e portando l’Iva ai massimi livelli per quanto riguarda il cibo e le cure mediche degli animali da compagnia che sempre più numerosi popolano le case degli italiani. Tutto questo è allarmante perchè rischia di aumentare un’altra piaga gravissima, vale a dire il fenomeno dell’abbandono degli animali ed il consegente randagismo».
“Il punto di riferimento di appassionati, intenditori ed esperti di vini, di ogni nazionalità e anche non recensiti altrove, per andare a completare i punteggi delle guide attraverso il giudizio diretto dei consumatori”.
Con queste parole viene presentato un nuovissimo social network, che proprio nei giorni in cui si sta svolgendo la nota rassegna Vinitaly è dedicato a tutte le sfumature del vino e della cultura enologica.
E proprio un nativo di Verona, città in cui si sta svolgendo Vinitaly, è l’ideatore e costruttore di Enoticon.com: si tratta di Stefano Borghetti, appassionato di vino e proprietario di un’enoteca molto nota nel territorio veneto.
Finora il sito è consultabile solo nella versione beta: tra qualche mese sarà rilasciata la versione definitiva, che si presenterà come una via di mezzo tra motore di ricerca, social network e guida al mondo del vino.
Giovedì 29, alle ore 18 nella sede di Genova Cultura in via Roma 8b cancello/7 si svolge l’incontro “Come leggere le opere di Van Gogh in mostra a Palazzo Ducale”.
Un incontro con Matilde Fassio, docente di Storia dell’arte, alla scoperta dei “segreti” che si celano all’interno delle opere più rilevanti del pittore olandese, con l’ausilio di proiezioni
Un’occasione per capire l’arte dei maggiori protagonisti della pittura europea e americana del XIX e XX secolo.
Dal 29 marzo al 1 aprile, all’interno della 43esima edizione della Fiera Primavera di Genova si tiene un appuntamento imperdibile per gli amanti dell’arte della decorazione delle torte: Cake Away, quattro giorni dedicati al cakedesign con corsi tenuti da celebri professionisti del settore come Toni Brancatisano, Fiorella Balzamo, Chiara Pennati, Ellie SleekCakes, Nana & Nana, Sarachan, Dolcimaterieprime e Jörg Schikore.
Novità importante per dare risalto ai cakedesigner, è la possibilità di esporre le proprie torte all’interno della Fiera: il pubblico potrà votare, scegliendo la creazione più bella e domenica 1 aprile verrà decretata la torta vincitrice, che avrà in premio un regalo a sorpresa offerto da uno degli sponsor di Cake Away e la pubblicazione per un mese della propria torta nell’homepage del sito cakemania.it
Tra gli eventi in programma, le lezioni dedicate sia agli adulti che ai bambini, e le dimostrazioni gratuite tenute dalle cakedesigner liguri.
Presente con il proprio stand anche Mani di Fata – Mani di Burro, il grazioso negozio di via Piacenza a Molassana diventato vero e proprio punto di riferimento genovese per gli amanti del Cake design.
All’interno di Mani di Burro si possono trovare tutti gli articoli per lo Sugar Crafts, tecnica anglossassone per la decorazione di torte all’americana e una vasta gamma di prodotti inglesi per la decorazione della pasta di zucchero. In negozio inoltre vengono organizzati corsi speciali di Cake Design di vari livelli con Cake Designer Liguri e non.
Per informazioni su Mani di Fata, visitare il sito manidifatagenova.blogspot.com, oppure chiamare allo 01088593470 o al 3284347687 o scrivere a info.manidifata@libero.it
A partire dal 1 aprile, Domenica delle Palme, cambia l’orario di apertura al pubblico del Museo della Lanterna, una delle cornici più note e suggestive di Genova, realizzato nel 1995 a cura dalla Provincia di Genova in collaborazione con altri enti tra cui la Marina Militare .
Il museo sarà aperto sabato, domenica e nei giorni festivi nel pomeriggio, anziché la mattina com’era consueto fino a questi giorni.
Chi desidera visitare la Lanterna nei giorni feriali potrà contattare i gestori del Museo, ossia la Fondazione Muvita, ai numeri 010 5499411 o 333 9778048.
Giovedì 29 marzo 2012 alle 17.00 la Sala Conferenze dell’Accademia Ligustica di Belle Arti ospita la presentazione del libro Disimparare l’arte. Manuale di antididattica di Serena Giordano. Nata a Milano e residente da molti anni a Genova, l’autrice si occupa di produzione artistica e arti applicate e dal 1999 è docente di Arti visive presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova.
Insieme all’autrice intervengono Matteo Fochessati (curatore Wolfsoniana), Taina Rajanti (research manager Department of Art, Università di Pori, Finlandia) e Cesare Viel (artista e docente dell’Accademia di Belle Arti).
Questo l’abstract del libro:
Perché di fronte alle “immortali” opere d’arte del passato il pubblico comune nutre sentimenti di deferenza? E perché in quello stesso pubblico gli “incomprensibili” capolavori contemporanei suscitano invece diffidenza? Dalla prima infanzia all’età adulta, lo spettatore si sente sempre giudicato dall’arte: a partire dalla scuola, che utilizza l’espressione creativa come indicatore dello sviluppo cognitivo o persino morale del bambino, per giungere al museo, in cui bambini e adulti sono spesso vittime di un’ossessione per l’assistenza e la cura. Analizzando le cause del difficile rapporto tra pubblico e prodotto artistico, l’autrice discute le tendenze più in voga nella didattica dell’arte e suggerisce una via alternativa alla pedagogia corrente, che avvilisce spesso la voglia di informarsi, di sapere e, perché no, di fare arte.
Siamo con Giuliana Sanguineti, medico in pensione, volontaria dell’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta” in prima linea per garantire a tutti il diritto alla salute, candidato sindaco del Partito comunista dei lavoratori( Pcl), movimento politico nato nel 2006 dalla scissione con Rifondazione comunista in aperta polemica con le scelte della dirigenza del partito e la partecipazione al governo Prodi. La sinistra italiana, nonostante siano mutati completamente gli scenari, ancora oggi continua a frammentarsi in mille parti, riuscirà mai a trovare una sintesi?
Le sinistre radicali in realtà sono sinistre riformiste ed infatti, non a caso, sono sempre sedute sulle poltrone del potere. E come tali hanno approvato una serie di provvedimenti che sono incompatibili con il dichiararsi comunisti. Il comunismo, nella sua vera espressione, non c’è mai stato. Neppure il vecchio Pci è stato in grado di rappresentarlo perchè era un partito stalinista. Oggi i partiti riformisti hanno fallito. Parlare di unità con queste forze politiche per noi non ha senso. Loro hanno accettato le logiche del padronato ed hanno sempre ostacolato tutte le lotte.
In questa competizione c’è un proliferare di liste civiche, lei come giudica questa tendenza, i cittadini vogliono riappropriarsi della politica, hanno voglia di partecipare in prima persona?
La gente è stufa dei partiti che usano strumentalmente la politica per trasformarla in qualcos’altro e per rispondere solo ai propri interessi. I cittadini non credendo più nei partiti vogliono riappropriarsi della politica nel senso autentico della parola. Questo è un fatto positivo, d’altra parte non dimentichiamo che i Soviet sono nati così. Però bisogna fare molta attenzione perchè alcune liste nascondono o provano a mascherare dietro mentite spoglie, personaggi politici ben conosciuti.
C’è chi dice che oggi non esistono più le classi sociali come siamo abituati a conoscerle e non è più il tempo della lotta di classe… Ma il conflitto nella società è sempre presente. Secondo lei si può ancora parlare di lotta di classe?
Premessa: le classi sono sempre e comunque due: la classe lavoratrice nel suo insieme e la classe borghese e proprietaria.La diminuzione della classe operaia è una bugia storica. Oggi, è sufficiente guardare alla Cina, la classe operaia è numericamente aumentata. Nel nostro Paese è indubbiamente diminuita ma l’Italia rappresenta solo una piccola parte del mondo con cui dobbiamo confrontarci. A livello mondiale le lotte sono aumentate: guardiamo agli Stati Uniti o all’Inghilterra.La lotta di classe si sta esprimendo in altri modi perhè è cambiato il sistema in cui viviamo ma sotto la cenere è sempre presente ed è pronta ad esplodere.
A Genova il lavoro è uno dei problemi più sentiti. Non siamo più una città industriale, il porto probabilmente deve essere rilanciato, secondo lei qual è la vocazione futura della nostra città?
Genova è nata come città industriale poi in seguito c’è stato un tentativo di trasformarla in città turistica. Ma secondo me l’operazione è stata gestita male. Oggi il polo industriale si sta sgretolando giorno dopo giorno perchè gli investitori, per ragioni di convenienza, hanno preferito trasferirsi altrove. Per invertire lo stato delle cose è necessario modificare il sistema di produzione. Ad esempio la Fincantieri continua a costruire navi da crociera ma forse ci vorrebbe una spinta a cambiare il tipo di produzione. A livello locale non si può fare granchécon il sistema capitalistico vigente, ci vuole un impegno ed un ripensamento delle politiche a livello nazionale.
E sulle grandi opere, ad esempio il Terzo Valico, ovvero la nostra Tav, lei cosa ne pensa, è un intervento necessario?
Il Terzo valico non si deve assolutamente fare. La Tav è chiaramente un’opera per far ingrassare le mafie, punto e basta.
Un Sindaco, una giunta comunale cosa può fare per diminuire il trasporto privato e di conseguenza incentivare il tpl?
Certo è difficile pensare di cambiare la situazione se si continua a pubblicizzare la vendita di automobili… Tra l’altro occorre ricordare che l’iperproduzione è stata una delle cause primarie della crisi economica.
Secondo me l’unica soluzione è fare un’ordinanza che vieti il transito delle macchine e lo consenta solo in caso di necessità. Le persone che si recano al lavoro devono poter usufruire di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome. Le risorse economiche necessarie per rendere il tpl efficiente si possono prendere dalla fiscalità generale. Innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa. Inoltre basterebbe evitare lo spreco di denaro per lavori pubblici inutili ed anzi dannosi. Perchè non ripristinare la tranvia? questo sarebbe un lavoro pubblico veramente utile per i cittadini. Se si combatte seriamente l’evasione fiscale e la corruzione, la disponibilità economica per interventi a favore dei lavoratori che pagano le tasse, si trova.
Castello D’Albertis, il museo delle Culture del Mondo ospita dal 6 aprile al 3 giugno una mostra dedicata alla cultura messicana attraverso lo sguardo di due pittori di origini indigene, Nicolás de Jesús e Gabriel Trinidad, che fanno della loro individualità etnica uno strumento di interpretazione della realtà. Attraverso un forte legame con la loro cultura e identità riescono a interpretare la realtà circostante e a proporre modelli alternativi di esistenza.
Le opere realizzate da Nicolás de Jesús rappresentano il tipico immaginario messicano incentrato sulla tradizionale figura dello scheletro o calavera; una figura le cui origini si rintracciano nella tradizione azteca, e che nel corso dei secoli è giunta a costituire una delle immagini più ricorrenti e diffuse sia nell’iconografia popolare che in quella artistica messicana.
L’artista utilizza quest’immagine come strumento di denuncia sociale e politica e rivendica la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. L’arte diviene così un momento di profondo coinvolgimento politico e personale attraverso cui l’artista può esprimere le sue più profonde convinzioni etico-morali invitando il pubblico alla riflessione.
I temi che affronta Gabriel Trinidad nelle sue opere sono legati al rapporto dell’individuo con se stesso, con la natura e con la collettività . Le figure che appaiono in ogni incisione non fanno più riferimento a un immaginario prestabilito ma rimandano ad un percorso del tutto originale ed autonomo dell’artista
In entrambi i casi gli artisti sono riusciti a sviluppare un linguaggio espressivo che sia personale ed efficace strumento di critica e di interpretazione del reale.
Le tecniche usate per la realizzazione delle loro opere sono quelle classiche dell’acquaforte e dell’acquatinta, il supporto sul quale la maggior parte di esse sono stampate è il “Papel Amate”, un tipo di carta in fibra vegetale ricavata dalla cottura della corteccia di “jonote” bianchi e rossi (Ficus e Ficus cotinifolia padifolia), utilizzata sin dal I sec. a.C nei codici Maya e Aztechi e tutt’oggi prodotta artigianalmente.
Esistenze. La vita e la morte nell´arte messicana contemporanea
Castello D’Albertis – Museo delle Culture del Mondo
dal 7 aprile al 3 giugno 2012 Inaugurazione venerdì 6 aprile 2012, ore 18.30
Orari da martedì a venerdì 10-18; sabato e domenica 10-19
In occasione della 4a Giornata di formazione dedicata al settore della comunicazione in materia di sanità, venerdì a Bologna è in programma “Comunicazione sociale per la salute. Salute 2.0: fra domanda e offerta di informazione“, iniziativa nazionale promossa dall’Agenzia Informazione e Comunicazione della Giunta Regionale Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Università di Bologna e la Fondazione Pubblicità Progresso.
Il convegno raccoglierà le testimonianze dei più innovativi operatori attivi nel settore della comunicazione in campo sanitario e medico-scientifico, con un’attenzione particolare alle nuove realtà in ambito social media.
Proprio in quest’ottica, la relazione che aprirà il meeting sarà incentrata sul progetto “Nuto“, un social network medico nato in Italia nell’ottobre 2011 e che già conta oltre 1.000 utenti.
Tutti i dibattiti interni a Nuto sono liberi, in quanto avvengono su uno spazio di comunicazione indipendente da logiche di mercato e di lobbying. I medici iscritti si scambiano domande diagnostiche o terapeutiche, opinioni sull’attualità, segnalazioni di corsi e congressi, opportunità di lavoro e notizie, dando vita a gruppi tematici di discussione come ad esempio “Medicina generale”, “Psichiatri”, “Scienza e Fede”, “Medicina legale” e “Medicina estetica”.
Ma Nuto.it è anche biblioteca digitale con le linee guida nazionali e internazionali per la diagnosi o il trattamento di varie patologie, servizio utile per una professione che impone una formazione continua e aggiornamenti costanti.
L’anno scorso sono stati pubblicati gli atti, sono partite le ingiunzioni per gli espropri ai terreni dei privati, e il progetto della nuova strada in via Shelley a Genova Quarto sembrava essere giunto nella fase ultima dell’iter, a un passo dalla realizzazione: invece è arrivato puntuale il settimo ricorso al Tar presentato dai residenti riuniti in comitato.
Ora si attende la data della discussione del ricorso, se il Tar darà ragione ai residenti il Comune si affiderà ancora una volta al Consiglio di Stato, in caso contrario l’appalto potrebbe partire. Un progetto da 8 milioni di euro, che prevede la tombinatura del rio Penego e la costruzione della strada di collegamento, di cui 2,2 milioni sarebbero pagati dai privati come oneri di urbanizzazione in cambio del permesso di costruire 5 palazzi di 4 piani nella valletta dei rio Penego, ovvero in quel versante denominato “collina degli ulivi” di fronte alle abitazioni di via Shelley.
I residenti bocciano con forza la realizzazione delle abitazioni definendo l’intera operazione una speculazione edilizia e chiedono che la strada venga costruita fuori dal terreno di loro proprietà. Allo stato attuale del progetto la parte di tracciato che coincide con la via privata è quella iniziale per chi giunge da corso Europa, e questa sarebbe una delle argomentazioni del loro ultimo ricorso.
Ma cerchiamo di capire meglio. Il nucleo di via Shelley venne realizzato negli anni 60/70 da un gruppo di cooperative, si tratta di una decina di condomini lungo il corso dei rio. Il progetto della strada di collegamento fra corso Europa e Apparizione è una storia “vecchia come il cucco”, risale addirittura all’epoca di Cesare Campart sindaco di Genova, venne infatti deliberata nel 1986 con un piano particolareggiato. Da quel momento una battaglia fatta di tribunali, ricorsi, giudici, Consiglio di Stato, commissario ad acta e chi più ne ha più ne metta ha fatto sì che venissero progettate sette diverse ipotesi di tracciato che oggi, dopo ventisei anni, non hanno portato a nulla di concreto. Negli anni il Comune è riuscito solo a completare il primo lotto di lavori, ovvero la parte a monte del tracciato stradale da via Monaco Simone (tre miliardi di vecchie lire gettati dalla finestra) che non è mai stato aperto perché scatenerebbe una guerra locale fra i residenti di via Shelley, le cooperative a valle chiuderebbero la strada e le auto da via Monaco Simone si ritroverebbero una sbarra a metà del tragitto prima di raggiungere corso Europa.
In sostanza un centinaio di persone riunite in comitato tengono in scacco il Comune di Genova da ventisei anni, forti dei ricorsi vinti al Tar e di una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il progetto comunale a causa, soprattutto, di errori procedurali per quanto riguarda la lottizzazione.
Via Tanini a Borgoratti
Dall’altra parte della valle, invece, il tracciato è considerato un’opera fondamentale. Parliamo del quartiere di Borgoratti, via Posalunga e via Tanini budello di automobili da almeno trentanni, una strada, quest’ultima, che dovrebbe essere a senso unico vista la ridotta larghezza della corsia e che invece è l’unica possibilità di percorso per i mezzi diretti ad Apparizione e da Apparizione verso il centro, costretta a sopportare ad ogni ora del giorno autobus incastrati fra muro e macchine parcheggiate, code interminabili, smog e inquinamento alle stelle… scene di ordinaria amministrazione.
Ma per il Comune di Genova non è solo una questione legata al traffico. A Tursi sostengono che via Shelley sia allo stato attuale una delle zone di Genova maggiormente esposte al rischio idrogeologico, l’ultimo tratto del rio Penego verserebbe in condizioni definite disastrose a causa di tombinatura abusiva realizzata in occasione della costruzione da parte delle cooperative (Comune e Provincia avevano emesso due ordinanze perché le cooperative effettuassero verifiche alla tombinatura del rio, cosa che non è mai stata fatta). La tombinatura non ricalcherebbe fedelmente l’alveo demaniale cadendo anche in terreni privati e la sezione del rio a valle sarebbe troppo stretta e danneggiata, generando una situazione che gli esperti definiscono di “pericolo assoluto”.
Ma non tutti gli esperti sembrano essere dello stesso parere. Se infatti il progetto del Comune ha come priorità la messa in sicurezza idrogeologica, Andrea Agostini di Legambiente sostiene che l’area in questione non sarebbe soggetta a nessun tipo di rischio e che si tratterebbe soltanto di un pretesto per ottenere il via libera al progetto.
«Se andiamo a vedere i documenti della Provincia, la zona di via Shelley è indicata come Zona Azzurra, ovvero non soggetta a particolari rischi idrogeologici. Siamo davanti ad un pretesto per poter realizzare la strada utilizzando parte dei fondi privati di Coopsette che procederà con la costruzione delle palazzine. Per carità, è vero che l’ultimo tratto del rio Penego nella confluenza con il torrente Sturla ha qualche problema da risolvere, ma si tratterebbe di un intervento singolo, su 50/60 metri di corso, non di più. Un intervento che non giustificherebbe certamente la copertura dell’intero rio.»
«Noi non siamo contrari alla costruzione di una strada di collegamento, siamo contrari alla speculazione edilizia – continua Agostini -e appoggiamo la proposta del comitato che è quella di un percorso alternativo, un progetto che costerebbe al Comune molto meno di quello per cui si sta combattendo da anni e anni. Si potrebbe passare più alti, collegare via Monaco Simone alla strada già esistente di Quarto Alta grazie ad una brevissima galleria, nemmeno 50 metri. Le auto sfocerebbero così nel cavalcavia di Quarto potendo poi procedere sia in direzione Nervi che in direzione centro. E’ bene sottolineare che nel progetto del Comune le auto, una volta scese in corso Europa, potrebbero esclusivamente svoltare verso il centro città.»
«Infine – conclude Agostini – l’assessore Mario Margini durante un incontro pubblico ha dichiarato che ci sono i soldi per la tombinatura e per fare la strada sopra la tombinatura… ma solo sino a metà di via Shelley, ovvero sino al termine delle palazzine costruite da Coopsette».
E per quanto riguarda gli abitanti di via Tanini, il quartiere di Borgoratti non è la prima vittima in questa storia? «Negli anni passati via Tanini è stato il teatro di una speculazione edilizia senza precedenti – afferma Agostini – i cittadini hanno venduto i terreni al Comune perché venissero costruiti palazzi su palazzi, portando così la portata abitativa a livelli incontrollabili e decisamente superiori alle reali e concrete possibilità della zona. Quello che vive via Tanini ogni giorno, purtroppo, è il risultato di un errore del passato, un errore la cui responsabilità è anche degli stessi abitanti, magari non direttamente di chi ci vive ora, ma dei padri o dei nonni…”
Il teatro Politeama Genovese ospita dal 28 marzo all’1 aprileSlava’s Snowshow, uno spettacolo unico che ha ottenuto in tutto il mondo un grande successo, con milioni di spettatori e più di 3.000 rappresentazioni.
E’ uno show fatto di gag, invenzioni continue, incursioni in platea e spettatori che si trasformano in protagonisti. Si parla di tristezza, gioia, introspezione commozione e la neve è il tema dominante e il filo conduttore delle due ore in scena.
E’ un teatro in continuo mutamento, che si nutre dell’improvvisazione spontanea nel rispetto scrupoloso della tradizione. Così Snowshow, in continua evoluzione di idee, innovazioni e invenzioni, incanta il pubblico con immagini mozzafiato, in cui trovano perfetto equilibrio gli effetti teatrali più spettacolari, e le più sottili sfumature espressive.
“È un teatro rituale, magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulla fantasia -spiega Slava, l’autore- È un teatro che nasce inesorabilmente dai sogni e dalle fiabe; è un teatro ricco di speranze e sogni, di desideri e di nostalgie, di mancanze e disillusioni. Da vedere, rivedere, e ancora vedere, rivedere… per tornare bambini… almeno una volta al giorno!
Politeama Genovese
da mercoledì 28 marzo a domenica 1 aprile
Orario ore 21 – sabato anche alle 16, domenica anche alle 15
Biglietti adulti da 27,50 a 38 + prevendita, bambini 22 euro
Domani alle ore 16 presso la sede del Liceo Cassini le Consulte Comunale, Provinciale e Regionale Handicap hanno organizzato una iniziativa pubblica rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, alle Associazioni, alle organizzazioni e gli enti locali per fare il punto su quanto sta avvenendo nell’ambito dell’integrazione scolastica.
«Nelle scuole gli studenti con disabilità sono in aumento e contemporaneamente vengono tagliati sempre più gli insegnanti e le ore di sostegno – scrivono Silvana Benzi, Giorgio Cereseto, Giacomo Piombo, rappresentanti Consulte Handicap – L’aumento degli alunni con disabilità certificata scardina il rapporto di due alunni disabili per singolo insegnante di sostegno colpendo anche la realtà delle scuole di Genova e Liguria. L’integrazione scolastica, la cui normativa in Italia, costituisce vanto presso tutti gli altri Paesi del mondo, negli ultimi anni ha subito un forte calo di attenzione; non ci sono stati arretramenti normativi ma notevoli tagli alla spesa pubblica».
«L’inerzia generalizzata e il mancato rispetto della pur avanzata legislazione, hanno determinato forti arretramenti nella qualità dell’integrazione realizzata precedentemente – continuano i rappresentanti Consulte Handicap – In molte scuole della nostra regione viene segnalato un sovraffollamento delle aule, un inserimento selvaggio di più alunni disabili per classe e un utilizzo improprio del docente di sostegno per coprire le ore di supplenza. Per questi motivi all’iniziativa è stato invitato un rappresentante della direzione scolastica che sia in grado di fornire reali dati di quanti sono gli alunni disabili di ogni ordine e grado».
«Sono molti i quesiti che arrivano ai nostri uffici, in particolare non è chiaro quanti insegnanti siano stati previsti per il sostegno (quanti specializzati di ruolo, quanti non specializzati e precari) – spiegano le Consulte Handicap – la legge finanziaria del 2008 ha stabilito che, a livello nazionale, deve esserci un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità e ha limitato, contemporaneamente, l’accesso alle deroghe (legge n. 244/2007)».
«Perché il rapporto nazionale un docente di sostegno ogni due alunni disabili viene disatteso? – denunciano le Consulte Handicap – Per quale motivo gli alunni con gravità non possono avere le ore di sostegno previste dalla normativa? Come eliminare gli atteggiamenti di quei Dirigenti Scolastici che inseriscono più alunni disabili nelle classi e utilizzano sistematicamente i docenti di sostegno come tappabuchi per coprire le ore di supplenza?».
A fronte dell’aumento dei casi di disabilità anche nella nostra città, la riunione di domani alla quale sono stati invitati il Ministro dell’Istruzione, i sottosegretari e i rappresentanti locali del MIUR sarà un momento importante di confronto tra l’amministrazione e le famiglie dei bambini disabili che ogni giorno devono combattere per vedere applicati i loro diritti.