Anno: 2012

  • Campionato mondiale di pesto genovese al mortaio: iscrizioni aperte

    Campionato mondiale di pesto genovese al mortaio: iscrizioni aperte

    Sabato 17 marzo 2012 il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale ospita la quarta edizione del Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio, che come ogni anno ospita professionisti, dilettanti e appassionati che si cimentano in nuovi e originali modi di preparare il cibo per antonomasia della cucina genovese.

    I concorrenti saranno in tutto 100, selezionati in base e due criteri: la data di iscrizione e la provenienza geografica (50 liguri, 25 dal resto d’Italia e 25 dall’estero).

    La giuria è formata dal Presidente dell’Associazione Palatifini e da trenta giudici fra ristoratori, degustatori e giornalisti enogastronomici.

    È possibile preiscriversi sul sito dell’associazione Palatifini. Per informazioni contattare l’indirizzo mail info@pestochampionship.it.

    Marta Traverso

  • Il clima del futuro, incontro con Luca Mercalli a Palazzo Ducale

    Il clima del futuro, incontro con Luca Mercalli a Palazzo Ducale

    Luca MercalliLuca Mercalli, climatologo e presidente della Società Metereologica Italiana partecipa mercoledì 29 febbraio al secondo incontro del ciclo Come cambia la Terra, organizzato a Palazzo Ducale.

    Partendo dalle lunghe serie storiche di dati meteo e dai modelli fisici per la formulazione di scenari climatici, lo studioso afferma che è necessario e urgente un cambiamento per non dover affrontare emergenze inedite.

    Mercalli ha fondato e dirige la rivista Nimbus. Durante gli ultimi vent’anni ha testimoniato e spiegato la crisi climatica ed energetica in oltre mille conferenze per il grande pubblico e seminari per la scuola e l’università.
    Tra i suoi libri più recenti: Le mucche non mangiano cemento (Sms 2004), Filosofia delle nuvole (Rizzoli 2008), Che tempo che farà (Rizzoli 2009) e Viaggi nel tempo che fa (Einaudi 2010).

    In collaborazione con Codice – Idee per la Cultura e Fondazione Edoardo Garrone.

    Palazzo Ducale, piazza Matteotti

    Inizio ore 1745

    Ingresso libero

  • Olimpiadi Londra 2012: rischio boicottaggio a causa di uno sponsor pericoloso

    Olimpiadi Londra 2012: rischio boicottaggio a causa di uno sponsor pericoloso

    Tutti ormai conoscono l’immane tragedia avvenuta nel 1984 nella città indiana di Bhopal.

    Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984 quaranta tonnellate di isocianato di metile (MIC) fuoriuscirono dallo stabilimento della Union Carbide India Limited (UCIL) di Bophal, consociata della multinazionale americana Union Carbide, specializzata nella produzione di pesticidi. La nube tossica causò oltre ventimila morti – i dati ufficiali del governo indiano parlano di 8.000 vittime nei primi tre giorni e 15.000 nei mesi ed anni successivi a causa di malattie e deformazioni – ma il disastro ambientale non si è mai fermato vista l’assenza di interventi di bonifica. Sono 500 mila le persone tuttora malate e solo una piccola parte di loro è stata risarcita.

    Lo scrittore indiano Indra Sinha, nel 2004, ricordò così quella terribile notte <<Quando scattò l’allarme tutti scapparono portandosi dietro vecchi, bambini nelle culle, ammalati, vacche e cani. La gente moriva mentre gli escrementi colavano loro dalle gambe, il gas lacerava le pupille, ulcerava i polmoni>>.

    Nel giugno 2010, dopo 26 lunghissimi anni scanditi da proteste, sit-in, marce di centinaia di chilometri, sette imputati tutti indiani – oggi settantenni, all’epoca dirigenti di medio-alto livello dello stabilimento della Union Carbide – sono stati condannati da una Corte indiana a due anni di carcere ed al pagamento di circa 2.000 dollari di multa. Una sentenza beffa anche perchè i colpevoli sono stati immediatamente scarcerati dietro una cauzione di meno di 500 dollari.

    Inoltre al processo non c’era il maggiore indiziato, ovvero Warren Anderson, l’ex presidente della Union Carbide che non è mai stato estradato dagli Stati Uniti.

    Nel 2001 la Dow Chemical acquistò la Union Carbide ma si è sempre rifiutata di ereditare i debiti legali della società ed ancora oggi opera liberamente in India con alcune consociate.

    <<La Dow Chemicals ha rilevato la Union Carbide pagandola 10,3 miliardi di dollari. La condanna per i responsabili fu pari al massimo previsto di due anni di carcere e 100.000 rupie (circa 2000 dollari) di multa, una cifra che è stata giudicata irrisoria dagli attivisti e dalla società civile. I condannati sono stati scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari e hanno pure presentato appello. Non vi è nemmeno l’intenzione di risanare il territorio. Ed è sconvolgente scoprire che dopo 27 anni, la zona non sia ancora stata ripulita e migliaia e migliaia di persone stiano ancora subendo le conseguenze della tossicità dell’acqua e del terreno della zona colpita>>, così scrivono in un accorato appello le organizzazioni internazionali di Yoga e della Cultura Indiana: International Yog Confederation (IYC); The World Community Of Indian Culture & Traditional Disciplines, Italy; World Movement for Indian Fine Arts; World Movement for Yoga and Ayurveda; C.U.I.D.Y. Confederazione Ufficiale Italiana Di Yoga.

    <<EBBENE, LA DOW CHEMICALS SARÀ’ LO SPONSOR DELLE OLIMPIADI DI LONDRA DEL 2012!! Tutta la Yoga Community è fortemente contraria al coinvolgimento della Società con i Giochi Olimpici che dovrebbero iniziare nel mese di luglio e ha chiesto il ritiro della Dow Chemicals, la società responsabile di una delle peggiori violazioni dei diritti umani di questa generazione, esprimendo l’angoscia della nazione per la più grande tragedia industriale del mondo – continua l’appelloMa gli organizzatori delle Olimpiadi di Londra 2012 sembra non intendano eliminare la Dow Chemical come sponsor dallo stadio principale. Come può il mondo rimanere in silenzio su questa offesa ai diritti umani? La gente dovrebbe essere libera di godersi i Giochi Olimpici di Londra 2012 senza questa eredità tossica sulla loro coscienza. Non è cambiando nome che si possono cancellare i danni tremendi su vittime innocenti>>.

    <<Le vittime di Bhopal hanno bisogno del sostegno di tutta l’umanità, il denaro che si spende per la sponsorizzazione dovrebbe andare alle vittime dell’UNION CARBIDE come risarcimento per il crimine commesso nei loro riguardi concludono le Organizzazioni – Vi prego di sostenerci come potete in ogni Paese e chiedete al vostro Governo di boicottare le Olimpiadi di Londra 2012. Non mandate le vostre squadre, i vostri campioni, se gli organizzatori non rifiutano la DOW come Sponsor, e riscattino quest’assassinio del genere umano, con un giusto risarcimento alle vittime. Si deve prendere coscienza del dolore di chi ha sofferto e il Comitato Olimpico LOCOG, organizzatore dei giochi, dovrebbe esaminare la questione. Si è parlato anche di alcuni atleti indiani che minaccerebbero di boicottare l’evento, in memoria dei connazionali toccati dalla tragedia. La DOW CHEMICAL deve essere rimossa dalla sponsorizzazione delle Olimpiadi oppure il mondo intero dovrebbe boicottare le Olimpiadi di Londra 2012>>.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Genova: il 17 marzo è la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie

    Genova: il 17 marzo è la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie

    <<Vorrei prestarvi i miei occhi per aiutarvi a toccare da vicino la vergogna delle mafie perché nessuno può sentirsi estraneo a questo problema>>, così dice commossa Alessandra, giovane campana, figlia di una vittima di mafia, in rappresentanza delle migliaia di familiari che giungeranno a Genova il 17 marzo in occasione della diciassettesima “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” promossa da Libera – 1600 gruppi nazionali ed una miriade di realtà locali – Avviso Pubblico (Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie), in collaborazione con la Rai Segretariato Sociale e Rapporti con il pubblico, con il patrocinio di Comune e Provincia di Genova, Regione Liguria, Provincia di Savona e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

    La “Giornata della memoria e dell’impegno” ricorda tutte le vittime innocenti della mafia e rinnova il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata. Tradizionalmente si svolge il 21 marzo, quest’anno a Genova sarà anticipata a sabato 17 marzo per favorire la massima partecipazione di quanti arriveranno da ogni parte d’Italia. Ci sarà una marcia con partenza da Piazza della Vittoria e arrivo nell’area del Porto Antico. Dal palco saranno letti gli oltre 900 nomi di vittime della mafia, semplici cittadini, magistrati giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici ed amministratori locali, morti perché con rigore e coerenza hanno compiuto il loro dovere. Ma da questo terribile elenco mancano tantissime altre vittime impossibili da conoscere e da contare, perché le mafie provocano anche morti sul lavoro, vittime del caporalato, dello sfruttamento della prostituzione, del traffico di armi e stupefacenti, della criminalità dei rifiuti.

    Il 21 marzo si replica in centinaia di piazze, strade e scuole di tutto il Paese, dove i presidi di Libera, associazioni, scout, movimenti, studenti, comunità ecclesiastiche, si raduneranno per rileggere quell’interminabile elenco.

    <<Il primo diritto di una persona è essere chiamato per nome – afferma don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – a Genova ricorderemo a voce alta tutti i nomi delle persone innocenti uccise dalle mafie perché abbiamo la responsabilità ed il dovere di trasmettere la memoria. Ma questo impegno riguarda ogni area del Paese e deve essere continuo, 365 giorni all’anno>>.

    <<Libera quest’anno ha scelto Genova in segno di stima e riconoscenza verso quanti in questo territorio realizzano iniziative concrete che attraverso l’incontro accrescono la consapevolezza delle persone – continua don Ciotti – dall’altro lato perché era giusto puntare l’attenzione su una regione che purtroppo è stata interessata da alcuni episodi riconducibili alla presenza invasiva delle mafie>>.

    <<Genova è una porta d’Europa, storicamente è sempre stata una realtà accogliente pronta ad aprire la porta agli altri – spiega don Ciotti – Oggi però questa porta la dobbiamo sbattere in faccia alla criminalità organizzata>>.

    Il 17 marzo non parliamo di un corteo, di una manifestazione, nel senso classico del termine <<Sarà un abbraccio collettivo a centinaia di padri, madri, figli, intere famiglie che hanno perso delle persone care –racconta don Ciotti – perché, come mi ha detto Saveria Antiochia, madre di Roberto, un agente di polizia che scortava il vicequestore di Palermo, Antonino Cassarà, entrambi uccisi il 5 agosto 1985, “Quando ti ammazzano un figlio è come se sparassero anche a te>>.

    Nel capoluogo ligure giungeranno migliaia di persone che <<Chiedono soltanto una cosa, pretendono che il Paese si impegni con una forza ancora maggiore nella ricerca di verità e giustizia – conclude don Ciotti – il 70% dei familiari delle vittime infatti non conosce fino in fondo la verità. Occorrono meno parole e più fatti>>.

    <<L’appuntamento genovese è preceduto da un importante percorso di coinvolgimento – ricorda Matteo Lupi, referente regionale di Libera – oltre 100 iniziative promosse su tutto il territorio regionale tra incontri nelle scuole, cineforum, dibattiti e convegni>>.

    Il presidente della Regione Claudio Burlando ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa <<In una regione come la nostra che fino a poco tempo fa sentiva distante da sé questo fenomeno. Oggi abbiamo preso atto che invece è assai vicino. Ho seguito con ammirazione l’incredibile lavoro svolto da don Ciotti nelle scuole liguri. Noi avevamo il dovere di sostenere questo impegno>>.

    Poi ha aggiunto <<In Liguria, a Genova in particolare, è prevista la realizzazione di grandi opere infrastrutturali. Sappiamo bene che inevitabilmente si scateneranno appetiti attorno a queste opportunità, anche da parte delle organizzazioni criminali che cercheranno di infiltrarsi e lucrare il più possibile. Ma secondo me si tratta di opere pubbliche fondamentali per la regione ed io intendo difenderle. Non può esistere una contrapposizione tra investimenti e legalità. La risposta non può essere quella di non fare. Un Paese che ragiona così è destinato a fare poca strada. Al contrario le opere pubbliche vanno portate avanti ma è necessario un controllo capillare sul territorio onde evitare pericolose infiltrazioni>>.

    <<Inoltre voglio lanciare un invito a Libera affinché ci aiuti a ragionare e lavori fianco a fianco con noi per trovare la maniera migliore per utilizzare i beni confiscati alle mafie – ha concluso Burlando – Il centro storico, penso ad esempio alla zona della Maddalena dove si trovano alcuni locali confiscati alle organizzazioni criminali, è il terreno ideale per un tentativo di rinascita che prenda spunto proprio dall’insediamento di nuove attività in questi spazi liberati dalla presenza mafiosa>>.

    Infine, il Prefetto di Genova, Francesco Antonio Musolino, ha ribadito <<Dobbiamo usare gli occhi di Alessandra e di tutti i familiari delle vittime per prendere coscienza della gravità di un problema che coinvolge l’intero Paese. Grazie a loro abbiamo una testimonianza diretta di tragiche vicende accadute in altri luoghi, lontani da noi. Ma bisogna fare attenzione perché se non ci attiviamo a dovere con il massimo impegno corriamo il rischio di vivere situazioni simili anche in Liguria>>.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Briscola, due atti in lingua genovese al teatro Garage

    Briscola, due atti in lingua genovese al teatro Garage

    BriscolaSabato 3 e domenica 4 marzo alla Sala Diana del Teatro Garage la Compagnia Piesintöa presenta Briscola una commedia in genovese surreale, divertente, intrigante, scritta dall’autore ligure Plinio Guidoni nell’estate del 1989.

    La storia si svolge sui tavoli di un bar dell’angiporto genovese dove due personaggi, affiancati da un barista e una prostituta, giocano una partita a briscola.

    I misteriosi avventori suscitano i sospetti del barista che li crede implicati in un giro di droga. Da qui ne nasce susseguirsi di azioni e reazioni imprevedibili ed avvincenti.

    Il gioco (così come la vita), mette in scena rapporti provvisori, effimeri, mutabili, dove l’incomunicabilità tra gli individui, alimentata dalla paura, dal malessere, dal disagio origina personaggi apparentemente  in cerca di qualcosa o qualcuno, in verità in cerca di se stessi.

    La difficoltà di relazione, anche tra i sessi, rimarca la paura di affrontare l’esistenza.

    Le due coppie si contrappongono e il realismo della quotidianità si incontra e si scontra con il mistero, a tratti si confondono creando un’atmosfera carica di inquietudine, dove si sfida la solitudine dell’uomo.

    Teatro Garage

    Via Paggi 43 b – Ge San Fruttuoso

    Orario spettacoli: sabato 3 marzo ore 21, domenica 4 marzo ore 17

    Biglietti: 12 euro intero, 9 euro ridotto

  • Rapporto Unicef: i ragazzi genovesi sono malati di solitudine

    Rapporto Unicef: i ragazzi genovesi sono malati di solitudine

    <<Malati di solitudine>>, questa la diagnosi impietosa ma puntuale di Franco Cirio, presidente provinciale dell’Unicef, sui ragazzi genovesi, espressa in occasione della presentazione dei dati del rapporto “Sulla condizione dell’infanzia nel mondo 2012”.
    Il tema di quest’anno sono i “Figli della città”. Oltre il 43% dei bambini al mondo vive nelle aree urbane. In Italia siamo al 68%. Lontano però dalle punte del 92% dell’Argentina o dell’85% della Francia, per restare in Europa.

    A Genova la situazione è particolare, come ha spiegato lo psicologo Marco Ventura <<La contiguità di quartieri borghesi, operai, benestanti, ad alto tasso d’immigrazione rende ancora più problematica una situazione di disagio che è planetaria. La confusione fra bisogni reali e bisogni indotti, facilitata dalla perdita dei valori, mette i ragazzi ancora più a rischio>>.

    Il rischio nascente è il gioco. Le scommesse on-line sono la nuova frontiera del disagio giovanile, in prospettiva ancora più pericolosa dell’abuso degli alcolici, che complice una sottocultura nazionale diffusa, ha scalzato il pericolo droga.
    Ecco che riemerge la solitudine. Internet non è il male, come non è lo è la tv. Lo è l’uso sbagliato e bulimico. Induzione al gioco e alla pornografia sono i pericoli che i ragazzi corrono. Per questo famiglia, scuola, istituzioni devono collaborare.
    <<Eppure a Genova siamo all’avanguardia mondiale – ricorda Cirio – Abbiamo 44 punti di incontro grazie alla collaborazione delle biblioteche provinciali e comunali. Abbiamo attrezzato via Fiasella, come prima strada di spazio liberato, per il gioco creativo. Ma manca la partecipazione. I ragazzi sembrano muti>>.

  • Consultori: il ridimensionamento rischia di snaturare il servizio

    Consultori: il ridimensionamento rischia di snaturare il servizio

    La riorganizzazione aziendale della Asl 3 – fortemente voluta dalla Giunta della Regione Liguria per esigenze di contenimento delle spese – rischia di compromettere un particolare servizio, dedicato all’utenza più fragile, che rappresenta ormai un presidio socio-sanitario consolidato.
    Parliamo dei consultori, luogo per eccellenza della salute sessuale e riproduttiva delle donne, ma non solo, istituiti nel 1975 con la Legge n. 405. Uno spazio deputato all’educazione sessuale e alla contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, all’assistenza durante tutta la gravidanza e in ogni fase della vita fertile fino alla menopausa e anche dopo, all’applicazione della legge 194 sull’aborto volontario, ma anche a dare sostegno, assistenza psicologica e legale nei momenti difficili della relazione di coppia.

    A Genova i consultori sono dislocati nei 6 distretti sociosanitari. In totale ben 27 sedi, 14 all’interno dell’area comunale, 13 extraurbane. Tra queste troviamo 2 Centri giovani in via Rivoli ed in via Operai (Fiumara), riservati a ragazzi tra 14 e 21 anni, il Centro sovrazonale per le adozioni nazionali ed internazionali presso l’ex ospedale Celesia a Rivarolo, dove, in stretta collaborazione con il Tribunale dei minorenni di Genova, si valuta l’idoneità delle coppie e si fornisce sostegno/consulenza lungo tutto il percorso adottivo. E ancora un Centro di mediazione famigliare, sempre in via Rivoli, rivolto a coppie in via di separazione e divorzi con elevata conflittualità; un Collegio multi professionale per la certificazione dell’alunno in situazione di handicap ai fini del riconoscimento al sostegno scolastico (via Rivoli); un Polo autismo in via Struppa ed altri centri specialistici dedicati a patologie specifiche (trattate da neuropsichiatri infantili o psicologi) quali disturbi di apprendimento, disturbi psicologici e psicopatologia dell’età evolutiva, disturbi del comportamento, ecc.

    Il ridimensionamento delle Strutture complesse, approvato dalla Asl 3 con la delibera n. 1430 del 28 dicembre 2011, prevede una riduzione dalle attuali 57 strutture cliniche a 33, mentre le strutture non cliniche scenderebbero da 63 a 45.
    All’interno di queste ultime è compresa la Struttura complessa relativa all’Assistenza Consultoriale, che la stessa Asl 3 ipotizza di preservare perché si tratta di un servizio che necessita di autonomia gestionale e richiede omogeneità d’intervento. L’assistenza alle donne, alle famiglie e all’infanzia, insomma, deve mantenere intatta la sua peculiare capacità organizzativa, pena lo snaturamento di attività finora eccellenti.

    Ma c’è un ostacolo. La Regione infatti non ritiene sufficiente lo sforzo di riordino aziendale compiuto dalla Asl 3. Con la delibera n. 27 del 13 gennaio 2012 – passata quasi sotto silenzio – la Giunta regionale approva la riorganizzazione aziendale proposta dalla Asl 3 ma prescrive di avviare una verifica sulle attività svolte dalle strutture complesse di Assistenza Consultoriale, Assistenza Geriatrica, Integrata Fragilità e Continuità terapeutica, da compiersi entro il 31/12/2012. In caso di esito positivo le funzioni delle strutture complesse dovranno essere trasferite ai Distretti, anch’essi sottoposti a riorganizzazione.

    In pratica se davvero si procederà in questo senso si rischia di parcellizzare un servizio che per sua natura risponde ad esigenze particolari, con tempi e qualità di intervento per forza di cose distanti dalle attività distrettuali.

    <<Perdere questa struttura organizzativa è una sconfitta per tutto il sistema sanitario genovese – afferma Gabriella Trotta, segretario regionale sanità Uil e membro della Rete 194, un gruppo di uomini e donne che per primo ha lanciato l’allarme – Non si possono distruggere i consultori perché sono presidi fondamentali, frequentati da moltissime donne, tra le quali molte straniere>>.
    Occorre ricordare che i consultori si confrontano con una materia complessa e nello stesso tempo delicata, fornendo un supporto psicologico qualificato a minori, madri, giovani, uomini e donne, coppie, famiglie. Non rispondono solo al bisogno sanitario ma anche a quello sociale, si occupano di assistenza legale e di tutta la parte giuridicamente rilevante, ad esempio i rapporti con la magistratura per quanto riguarda gli affidi familiari, le adozioni, ecc.

    <<Lo smantellamento della struttura complessa di Assistenza Consultoriale  comporterà la scomparsa della loro capacità organizzativa – spiega Trotta – Dipendere gerarchicamente dai distretti sanitari è tutta un’altra storia. I distretti infatti hanno esigenza di fare numeri e tutto ciò che non è prestazione sanitaria non conta>>.
    Secondo il disegno della Regione i consultori finirebbero dissolti nel sistema ambulatoriale, perdendo completamente la loro ragione d’esistere.

    <<Oggi una visita consultoriale sia per i minori che per le donne non è neppure lontanamente paragonabile ad una visita ambulatoriale – continua Trotta – Parliamo di un servizio completamente diverso. Nell’ambulatorio pubblico ci sono delle tabelle da rispettare. Tabelle di marcia e produttività relative a tempi e qualità delle visite>>.
    Presso i consultori si sono formate competenze e capacità per quanto riguarda il rapporto instaurato con il paziente, il carico di complessità sociale, la qualità dell’intervento, che non possono esprimersi al meglio in una logica puramente ambulatoriale.

    <<Una donna straniera con il proprio figlio che si rivolge al pediatra ambulatoriale senza una mediazione culturale potrebbe avere alcune difficoltà oggettive – continua Trotta – una risposta efficace la può trovare proprio nei consultori. Oppure pensiamo al minore figlio di genitori irregolari che magari è privo di un proprio medico di famiglia. In un consultorio riceve le adeguate attenzioni alle sue problematiche, cosa che un semplice ambulatorio non può garantire>>.

    Non vanno dimenticati gli eccellenti risultati ottenuti in questi anni dall’assistenza consultoriale <<Ha lavorato sempre bene  – sottolinea Trotta – Ad esempio la riduzione nel numero di ricorsi all’aborto è merito dell’attività dei consultori>>.
    Questi alcuni numeri: circa 60.000 visite ginecologiche; 10.000 interventi legati all’area neuropsichiatrica e psicologica; 150.000 interventi di pediatria di comunità e pediatria consultoriale, ovvero vaccinazioni e interventi negli asili nido e nelle scuole come medicina scolastica; sono state seguite in gravidanza 600 donne, eseguiti 12000 Pap test  tra accesso spontaneo e screening cervicale; 1200 donne hanno frequentato i corsi di preparazione al parto e le attività del dopo nascita; 3500 pazienti si sono rivolti agli psicologi; 4000 pazienti sono trattati dall’area Neuropsichiatria Infantile; 1400 ragazzi sono stati seguiti dai Centri Giovani per contraccezione o interventi psicologici.

    Infine a poca distanza da noi abbiamo un esempio di una simile esperienza che non fa ben sperare. Parliamo di Savona e della Asl 2 dove il ridimensionamento dei consultori è già un dato di fatto. Un accorpamento che secondo la Rete 194 ha provocato <<Disorientamento nell’utenza e negli operatori a causa del depauperamento del servizio>>.

     

    Matteo Quadrone

  • Astice al veleno, spettacolo al Politeama Genovese

    Astice al veleno, spettacolo al Politeama Genovese

    Vincenze Salemme Astice al VelenoDall’1 al 4 marzo il teatro Politeama Genovese ospita lo spettacolo di Vincenzo Salemme “Astice al Veleno”, una commedia brillante e romantica con Benedetta Valanzano, Antonella Morea, Maurizio Aiello e con Nicola Acunzo, Domenico Aria, Antonio Guerriero, Giovanno Ribò.

    Protagonisti della vicenda, che inizia e finisce nella giornata del 23 Dicembre, sono Barbara, un’attricetta che sta provando uno spettacolo ed attualmente è l’amante addolorata e delusa del regista, e Gustavo, un pony express che porta in giro i pacchi dono per il Natale imminente.

    Nel teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni, in scena coi protagonisti, ci saranno quattro statue. Barbara, che è una donna molto suscettibile e sognatrice, parla con queste figure inanimate che però nella sua fantasia, prendono vita. Solo lei (oltre al pubblico in sala) le vede “vivere”.

    Quando però in teatro arriva Gustavo per una consegna, vestito da Babbo Natale, anche lui vede le statue animarsi: significa che tra i due c’è molto in comune. Barbara si convince quindi a troncare la relazione con il regista adultero attuando un piano diabolico e a tal fine organizza una cena a lume di candela in teatro. Il tutto condito dalle incursioni di un astice vivo da cucinare, ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare.

     

    Astice al veleno

    Teatro Politeama Genovese, via Bacigalupo 2

    Inizio ore 21.00, domenica ore 16.00

    Biglietti da € 19 a € 27 + prevendita

  • Arte a km zero: concorso per residenza artistica a luglio 2012

    Arte a km zero: concorso per residenza artistica a luglio 2012

    Dal 1 al 22 luglio 2012 gli artisti pittoreElizabeth Aro, Silvia Levenson, Guido Anderloni e Natalia Saurin guideranno otto giovani creativi di età compresa tra i 20 e i 35 anni in una residenza artistica chiamata Arte a km0, organizzata dall’Associazione Culturale Big Bang con il contributo dalla
    Fondazione Cariplo.

    Gli artisti selezionati parteciperanno a una serie di laboratori e workshop sul territorio, incontreranno critici e curatori e realizzeranno lavori che verranno poi allestiti in una mostra.

    La residenza si svolgerà in una cascina immersa nel verde a Invorio (zona Alto Vergante, fra il Lago Maggiore ed il Lago D’Orta, 65 km da Milano).

    Vitto e alloggio saranno a carico dell’ente organizzatore, mentre i costi di realizzazione delle opere saranno a carico
    degli artisti.

    Chi è interessato deve compilare la domanda di iscrizione, scaricabile dal sito dell’Associazione Big Bang Projects, e inviarla insieme a cv artistico, portfolio e lettera motivazionale all’indirizzo mail info@bigbangprojects.org entro il 20 maggio 2012.

    Marta Traverso

  • Sopraelevata: da martedì 6 marzo entrano in funzione i tutor

    Sopraelevata: da martedì 6 marzo entrano in funzione i tutor

    Tutor in SopraelevataFonte di polemiche, brutta, insicura, ma utile. Si torna a parlare di Sopraelevata, quel mostro di acciaio e cemento che si snoda  come un lungo serpentone per 6 km, incuneandosi, come un elemento avulso, tra le vecchie facciate storiche della Ripa Maris e le immagini fugaci del porto nelle sue molteplici attività. Un mostro sospeso a mezz’aria  con le sue 73 mila tonnellate di calcestruzzo  e le 15 mila  di  materiale ferroso che 120 pilastri  sostengono per dare respiro al traffico caotico della nostra città.

    Dopo un restyling parziale su una pavimentazione che, specie in caso di pioggia, risultava essere un vero agguato alla sicurezza dei mezzi in transito, in nome di quella stessa sicurezza sono stati installati dei controllori di velocità che, dopo un lungo monitoraggio, entreranno ufficialmente in funzione a partire dal prossimo 6 marzo. L’annuncio dato in una conferenza stampa dall’Assessore Comunale al Traffico Simone Farello, congiuntamente al Comandante della Polizia Municipale Roberto Mangiardi, ha scatenato immediate polemiche sia per la velocità imposta sia per l’entità delle sanzioni previste in caso di non osservanza dei limiti.

    Etichettata come strada urbana a scorrimento rapido, non sarà possibile superare i 60km/h,  andatura che poco si sposa col l’aggettivo “rapido” e che con più proprietà andrebbe attribuito alla proverbiale lentezza delle lumache. Tale sbarramento, infatti, risulta inutile in concomitanza delle interminabili code che, ogni giorno, affollano le 4 careggiate da Levante a Ponente (e viceversa) nei momenti cruciali della giornata ed è altrettanto aleatorio quando, traffico permettendo, un limite superiore sarebbe utile a snellire la circolazione come si richiede alle vere arterie di deflusso veloce, caratterizzate come la Sopraelevata da mancanza di semafori, incroci, attraversamenti pedonali, limitazione ai mezzi pesanti, elementi critici di pericolo. Se, poi, si punta l’attenzione sulla struttura stradale si può facilmente rilevare come la sua insicurezza sia principalmente da imputare a guardrail poco rassicuranti e mancanza di spazi per sosta di emergenza.

    In relazione alle sanzioni si parte da un minimo di 39 euro, per piccoli sforamenti per poi a salire fino a 750 euro per improvvisati piloti di formula uno. L’ennesimo modo per fare cassa, questa la protesta che dilaga sul web e che parrebbe essere fondata alla luce del periodo di monitoraggio in cui si sono rilevate una media di 25-30 mila infrazioni al mese che avrebbero fatto affluire nelle casse del Comune un vero tesoretto: basta fare i conti.

    Sorge anche spontaneo il dubbio sulla certezza della rilevazione ma è stato assicurato che le apparecchiature del Celeritas, questo il loro nome, sono di ultima generazione, resistenti alla salsedine e risultano essere state ampiamente testate.

    Rimango dell’idea che non sarà certo l’occhio puntato al contachilometri che aumenterà l’attenzione del conducente impegnato a scansare motocicli che zizzagano a destra e a manca né l’acuirsi  dell’esasperazione per un traffico ulteriormente rallentato a dare la serenità necessaria per una guida tranquilla. Il problema è biblico: sarebbe stata necessaria una programmazione, risultata inesistente, per rendere efficiente il trasporto pubblico con treni locali e reti metropolitane degne di questo nome… Ma questo ormai lo si e’ detto un migliaio di volte. Si era addiritura progettato di demolirla per lasciare spazio ad un tunnel subacqueo sotto il porto, una strada invisibile a tre corsie da San Benigno alla Foce, progetto faraonico che dopo dieci anni di studi e’ stato definitivamente accantonato poco tempo fa.

    Teniamoci, dunque, la sopraelevata che andrà percorsa con l’andatura della gita domenicale, gettando fugaci sguardi sul Porto nuovo, sulla Lanterna  aggrappate agli scogli, sulle grandi navi in partenza per mete lontane, sugli affreschi di Palazzo S. Giorgio, sull’antico quartiere Madre di Dio, grigio nelle sue colate di cemento, sulle fugaci propaggini di Villa Croce  e quando spunteranno i contorni circolari del Palazzetto dello Sport, con un sospiro di sollievo, sapremo di essere giunti alla fine del viaggio, sperando nella clemenza del Tutor.

    Adriana Morando

  • Stipendi italiani tra i più bassi d’Europa: proviamo a capire perché…

    Stipendi italiani tra i più bassi d’Europa: proviamo a capire perché…

    Soldi e MoneteQuasi tutti i giornali lunedì hanno aperto con la notizia del rapporto Eurostat sul mercato del lavoro. L’Eurostat è una Direzione Generale della Commissione Europea che si occupa di fornire statistiche; e la statistiche in questione ci interessano molto da vicino, anche se sanciscono quello che già si sapeva: vale a dire, che siamo tra i meno pagati di Europa.

    La retribuzione media lorda in Italia è pari a 23.406 euro, mentre in Germania, ad esempio, è praticamente il doppio (41.100 euro). Questa notizia fa il paio con quella di qualche giorno fa relativa alla pubblicazione delle retribuzioni dei ministri e degli alti dirigenti pubblici, voluta dal governo Monti per ragioni di trasparenza della pubblica amministrazione. Di qui sono emerse cifre stratosferiche. Era prevedibile che il ministro Passera e il ministro Severino si rivelassero due “paperoni”, viste le professioni che svolgevano in precedenza (rispettivamente avvocato di successo e AD del gruppo Intesa San Paolo).

    Forse stupisce un po’ di più leggere che il capo della polizia Manganelli ha guadagnato in un anno 621.253,75 euro. La somma appare ancora più spropositata, se confrontata con la retribuzione del capo di Scotland Yard, che prende circa la metà (meno di 300.000 euro), o con quella del capo dell’FBI, che ne prende “solo” circa 116.000.

    Questi dati sanciscono un quadro già ampiamente noto. Nel nostro paese il mercato del lavoro non è omogeneo: una parte minoritaria può accedere a guadagni molto elevati, ma la maggioranza delle persone si deve confrontare con un tenore di vita in netta diminuzione. A tutti i livelli, il semplice fatto di “essere dentro”, cioè di avere già un contratto, competenze, amicizie, parentele o liquidità garantisce il perpetuarsi dello status quo; mentre il fatto di “essere fuori”, cioè di doversi conquistare tutto dall’inizio, esclude dall’accesso a un tenore di vita migliore.

    La mobilità della scala sociale è bloccata e questo spiega la differenza dei massimi e dei minimi di retribuzione che c’è tra noi e la Germania: da noi i poveri restano poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. Come mai? E’ ovvio che, quali che siano gli strumenti per scardinare l’immobilismo sociale, da noi non funzionano. Questi strumenti, che in Italia si rivelano inefficaci, classicamente sono tre.

    Il primo è il sindacato. La redistribuzione della ricchezza parte dalle iniziative sindacali per trattare migliori condizioni e migliori retribuzioni. Ma se abbiamo un costo del lavoro molto alto, che è un peso per le aziende, e un adeguamento salariale bloccato, è evidente che i sindacati funzionino male o che abbiano sbagliato strategia. Ad esempio, salta subito all’occhio che i sindacati italiani sono divisi e si fanno dividere facilmente. Ma è probabile anche che abbiano sbagliato tante volte obiettivo, difendendo chi non andava difeso o lasciando andare chi meritava maggiori tutele.

    Il secondo strumento sono i controlli. Chi occupa posizioni di privilegio o di potere può abusarne per consolidare e prolungare lo status quo. Se esistono enti terzi ed indipendenti con adeguatati strumenti di controllo e poteri di sanzione, il rischio di abusi è limitato e il ricircolo assicurato. Purtroppo in Italia il conflitto di interessi è la costituzione non scritta: controllato e controllore si danno del tu e si nominano a vicenda, garantendosi le poltrone e vanificando intromissioni esterne.

    Il terzo strumento è l’istruzione. Niente più della preparazione culturale e della qualificazione professionale garantiscono l’ascensione sociale. L’impegno e le qualità personali, in un sistema che garantisce a tutti l’accesso all’insegnamento, sono la migliore arma a disposizione del singolo per migliorare il proprio tenore di vita. Ma in Italia l’istruzione poche volte garantisce una qualifica utile da spendere nell’attività lavorativa; e di solito, gli istituti che garantiscono una buona preparazione, sono frequentati per lo più dai figli dei ricchi. L’insegnamento pubblico è stato per anni uno sfogo per assunzioni di massa clientelari; e oggi gli insegnanti sono precari, demotivati e malpagati. Secondo un rapporto dell’Istat del 2009 i giovani laureati italiani sono il 19% contro il 30% della media europea. Inoltre siamo scarsi anche nella formazione di chi già lavora. E’ ovvio che una buona politica industriale e fiscale è una componente essenziale per l’economia; ma una buona riforma del lavoro, per essere presa sul serio, dovrebbe partire da una seria riforma dell’istruzione, che nessun governo ha finora davvero affrontato. Se questi tre strumenti continuano ad essere inefficaci, tutti i discorsi su modernità, flessibilità e articolo 18 resteranno sempre accademia.

     

    Andrea Giannini

  • Stefano Battaglia e Michele Rabbia in “Stravagario” a Villa Bombrini

    Stefano Battaglia e Michele Rabbia in “Stravagario” a Villa Bombrini

    Battaglia RabbiaVenerdì 02 marzo alle ore 21 presso Villa Bombrini si tiene ” Stravagario”, un concerto di Stefano Battaglia al pianoforte e Michele Rabbia alle percussioni.

    I due musicisti hanno in comune la formazione classica, l’attrazione sensuale per il jazz e l’amore per la musica colta del ‘900, da una parte il mondo del suono e dall’altra l’improvvisazione.

    Risonanze, incastri metrici e armonici, frammenti di melodie tracciate dal pianoforte di Stefano Battaglia e da quell’universo di timbri che solo Michele Rabbia sa costruire in un’esibizione in bilico tra l’improvvisazione pura e i temi scritti da Battaglia utilizzati come piano di lavoro aperto all’accadere, all’attimo, agli intrecci sinergici tra le timbriche di percussioni e pianoforte.

    Venerdì 02 marzo ore 21

    Villa Bombrini – Via L.A. Muratori, 5 – Cornigliano Genova

    Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

     

  • Vuoi diventare regista? A Celle Ligure workshop di Daniele Gaglianone

    Vuoi diventare regista? A Celle Ligure workshop di Daniele Gaglianone

    regiaDa giovedì 29 marzo a domenica 1 aprile Celle Ligure ospita la terza edizione di Spaziocinema, un laboratorio intensivo dedicato all’approfondimento teorico e pratico su tutto ciò che ruota intorno alla realizzazione di un film.

    Questa edizione, organizzata come sempre dal Laboratorio Probabile Bellamy, avrà come ospite d’onore il regista torinese Daniele Gaglianone, autore di documentari e cortometraggi e che ha diretto il film Ruggine, presentato all’ultimo Festival di Venezia e il cui cast annovera Stefano Accorsi, Valeria Solarino, Filippo Timi e Valerio Mastandrea. Il film sarà proiettato – come evento collaterale al workshop – venerdì 30 marzo alle 21 presso il cinema Nuovofilmstudio di Savona.

    Chi vuole partecipare può iscriversi entro martedì 20 marzo sul sito del Laboratorio Bellamy: una commissione selezionerà i 20 partecipanti del workshop. Il costo (comprensivo dell’alloggio a Celle Ligure) è di 280 €.

    Marta Traverso

  • Il Teatro Cargo contro i tagli alla cultura, mancano i denari per il rilancio

    Il Teatro Cargo contro i tagli alla cultura, mancano i denari per il rilancio

    Teatro CargoIL PRECEDENTE

    Questo non è solo il solito mugugno di un teatrino, ma la richiesta di una programmazione culturale a lungo termine, di una razionalizzazione delle risorse, premiare l’innovazione, coordinare turismo e cultura, Regione, Provincia e Comune, indirizzare i privati a finanziare ciò che funziona“.

    26 febbraio 2011: il quotidiano Il Secolo XIX pubblica una lettera di Laura Sicignano, direttrice del Teatro Cargo di Genova Voltri, che con queste parole denuncia la situazione del proprio teatro e più in generale dei piccoli teatri italiani, che pur avendo una programmazione di qualità sono spesso soffocati dalle più grandi e meglio finanziate realtà locali.

    IL PRESENTE

    Un anno dopo, cosa resta di quelle parole? In un contesto di crisi economica come quello in cui viviamo, dove i tagli alla cultura continuano ad aumentare, la scelta di puntare su una programmazione di qualità e fare in modo che un (apparentemente) piccolo teatro di periferia abbia una forte eco sui media locali, sul pubblico e sulle istituzioni non sempre paga in termini di lungo periodo.

    Il Teatro Cargo vanta – oltre alla normale stagione teatrale – eventi di punta che hanno attirato negli anni grosse fette di pubblico: Collasso energetico nel 2008, Festival del corpo femminile nel 2009 e Donne in guerra nel 2010. Non solo: la normale programmazione è molto ricca, con un calendario di appuntamenti in costante crescita (44 nel 2011, 47 nel 2010, 30 nel 2009) e una buona risposta in termini di pubblico.

    Gli spettatori paganti registrati sono stati 8.643 nel 2011, in leggera flessione rispetto ai 9.402 del 2010 ma comunque nettamente superiori ai 7.100 nel 2009. Un numero considerevole per un teatro posto nell’estremo ponente cittadino e che gode di una eco mediatica inferiore rispetto ai “centrali” Teatro Stabile, Politeama o Carlo Felice. Un dato da non sottovalutare, per premiare l’impegno di chi riesce a programmare di anno in anno spettacoli di qualità per gli amanti del teatro e della cultura.

    Marta Traverso

  • Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Il Bisagno in pienaL’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini invia un preoccupante grido di allarme in seguito al rapporto redatto dalla Commissione speciale che il Comune ha deputato a far luce sulle cause e responsabilità dell’alluvione di Genova del 4 novembre 2011.

    Se ritorneranno piogge superiori al 30-40% di quelle previste dall’allerta 2, rischiamo una nuova esondazione: questa in sintesi la sua dichiarazione dopo la disamina del documento conclusivo dell’inchiesta in cui, da una parte, emerge il disastroso degrado dei greti e degli argini dei torrenti, dall’altra si evidenzia l’insufficiente capacità di deflusso delle acque.

    Discariche a cielo aperto e abusi edilizi di tutti i generi da semplici orti o campetti bocciofili a box e capannoni in lamiera, fatiscenti pollai, muretti contenitivi, ponticelli improvvisati, sbarramenti per piccole dighe, frane mai sanate, vegetazione incolta, questo è lo sconsolato panorama rilevato da un team, composto da un geologo, un ispettore dell’edilizia privata e un rappresentante per ogni municipio comunale interessato, insieme a tecnici della Provincia, dell’A.S.ter e della Mediterranea acque.

    Lungo l’alveo dello Sturla sono stati individuati ben 169 illeciti a cui si accompagnano i 569 del Bisagno e i 262 del bacino del Fereggiano. A tutto ciò va aggiunto il non meno drammatico problema legato all’afflusso di improvvise e abnormi quantità d’acqua di rii secondari in corsi più grandi. Tale è la condizione del Bisagno che, già oberato da annosi problemi di cementificazione, in caso di forti piogge, non riesce a ricevere ed a smaltire le acque del confluente Ferreggiano che lo raggiunge a pochi metri della Stadio, all’altezza di via Monticelli, punto nodale responsabile degli allagamenti di Brignole e della Foce.

    Dal 2008 si è arenato in qualche cassetto polveroso, il progetto per uno scolmatore lungo 6 km e dal costo iniziale di 50 miliardi di lire, stimato oggi superiore ai 250 milioni di euro, il cui fine era proprio quello di stornare le acque del Fereggiano, del Noce e del Casaregis, e, tramite questo bypass, veicolarle direttamente verso il mare.

    La pianificazione partita nei primi anni 90, a cantiere già avviato, fu bloccata per una tangentopoli tutta genovese e che l’unico tunnel che partorì fu quello, senza sbocco, di un affare giudiziario e politico che travolse due assessori della giunta Campart, Roberto Timossi e Giuseppe Saitta, e che, solo di penali, costò al Comune di Genova 9 miliardi di lire.

    E’ pur vero che si stanno alzando e rinforzando gli argini nel tratto di Borgo Incrociati, che è in corso la copertura allargata del fiume da Brignole alla Foce, che il Rio Noce è stato completamente ripulito, che si sono completati i lavori di ampliamento dell’alveo dello Sturla nel suo tratto terminale il cui restringimento, oggi risolto, era costato, in passato, la vita di una nonna e della sua nipotina, che si è intervenuti sulle emergenze di via Donghi e del Fereggiano ma poco si può sull’urbanizzazione selvaggia che ha il suo miglior modello esemplificativo nella casetta costruita, con tanto di regolari permessi, praticamente in mezzo al torrente e che per procedere alla sua demolizione è stato necessario comprarla.

    Oltre a una periodica manutenzione e ad una attenta vigilanza sul territorio per prevenire pratiche incivili, dunque, l’unica alternativa possibile è individuare nuove vie di fuga quali quella dello scolmatore anche se qualcuno non è convinto della sua efficacia e punta di più nel miglioramento del deflusso del corso principale (lavori in corso zona Foce).

    Saranno questi gli argomenti di cui si dovrà discutere in consiglio Comunale insieme alle note dolenti dell’esborso economico che vede il Comune con le casse vuote e un governo sordo ad ogni richiesta. Tempi più lunghi, invece, per l’inchiesta coordinata dal procuratore Vincenzo Scolastico affiancato dal pm Luca Scorza Azzarà, con cui si tenterà di chiarire tutte le responsabilità passate e presenti delle tristi vicende del 4 novembre.

    Una ricostruzione storica a partire dalla prima copertura del Bisagno nel lontano 1928, per proseguire con permessi edilizi irresponsabili, mancati interventi per la messa in sicurezza delle situazioni a rischio e, non ultimo, l’individuazione di coloro che con pratiche illecite hanno peggiorato una situazione già gravemente compromessa. Come al solito si cerca di correre ai ripari solo a tragedie avvenute: ci rimane la speranza che, almeno questa volta, il sacrificio di persone innocenti serva a far partire, in tempi certi, un programma di seria ristrutturazione e che il denaro occorrente arrivi, magari, recuperato da sprechi, comportamenti “disinvolti” ed abrogazione di privilegi piuttosto che dalle tasche dei cittadini.

     

    Adriana Morando