Anno: 2012

  • In arrivo la moda dello “Zumba”, la danza salutare

    In arrivo la moda dello “Zumba”, la danza salutare

    Ballo ZumbaImpazza anche in Liguria, da un po’ di tempo, lo “Zumba”. Non vi spaventate non ha niente a che vedere con stralunate, spettrali  e barcollanti  figure del tempo che fu, uscite dai loro freddi sepolcri, per impietrirvi di paura : è un nuovo modo di affrontare quegli irriducibili chili di troppo che proprio non se ne vogliono andare dal vostro fianco botticelliano e, pur lontani dalla prova costume, meglio parlarne per  non lasciarsi cogliere impreparati.

    Questo ultimo ritrovato del fitness, dunque, nasce in California, negli anni ‘90 dalla fantasia del ballerino colombiano Alberto Perez, in arte Beto, guru del benessere e coreografo di Shakira, in un giorno in cui, avendo dimenticato le musiche per una lezione di aerobica, improvvisa l’allenamento su musiche latino-caraibiche. Non mi stupisce che tale pratica abbia subito incontrato il gradimento dei fautori della forma fisica perfetta perché unisce le noiosissime movenze ginniche di una palestra convenzionale alla festosità dei balli afro-sudamericani.

    Vederlo è sicuramente uno spettacolo, sopravvivere ad un allenamento è più difficile grazie all’obiettivo che si pone e cioè creare un alto consumo energetico, scopo  che si ottiene attraverso l’alternanza di fasi ritmiche di intensità variabile. Esercizi di resistenza, ottimi per tonificare e rinforzare tutta la muscolatura del corpo si mimetizzano con le movenze del ballo, a volte sfrenato a volte lento (per rifiatare) in una specie di “party volteggiante” che distoglie il pensiero dallo sforzo fisico che si sta compiendo.

    Se la genesi della danza convenzionale si perde lontano nei riti propiziatori-religiosi delle comunità arcaiche, ai giorni d’oggi il ballo rappresenta un momento di aggregazione sociale importante non scevro di virtù benefiche sia sulla psiche che sulla salute, liberando la mente  dallo stress e stimolando l’attività cardiovascolare, senza contare l’effetto benefico su colesterolo ed affini.

    La “ballo mania” che si è scatenata, anche in seguito a programmi nazional-popolari che imperversano sui media, ha fatto nascere una miriade di corsi frequentati da persone di ogni età. In particolare i cosiddetti “balli di gruppo” incontrano il favore di un vasto pubblico, soprattutto femminile,  perché non si è legati all’onerosa seccatura di cercarsi un partner disponibile e permette di unire la conoscenza delle tecniche di base a fantasiose coreografie da esibire in platee più ampie e in serate più mondane.

    Un ulteriore passo avanti, in questa direzione, è dato dallo Zumba, che si è divulgato rapidamente grazie alla “Zumba Academy”, società ufficiale, fondata con lo scopo di formare e perfezionare gli istruttori, i quali si sono resi promotori di percorsi “ginnici” differenziati  che vanno da quello base a quello dedicato a bambini dai 4 ai 12 anni fino a quello da praticarsi in acqua. A tempo di  merengue,  samba,  salsa,  reggaeton,  cumbia, passando per le movenze orientali della danza del ventre centri fitness, sale da ballo, palestre, sparse, anche a Genova da levante a ponente, aspettano coraggiosi “contorsionisti” per cimentarsi in una frenetica attività che, come è stato scritto, “ non è una fatica, è una festa”.

    Se poi proprio non sopportate di far vedere ad altri la vostra pancetta che si muove a balzelli  in sincronia  con movenze tribali, esistono videogiochi “salutari” con tanto di marchio registrato  (versione per Wii, Xbox e PS3)  con cui potersi cimentare tra le pareti domestiche. Se qualcuno è interessato ad entrare a far parte di questo mondo di “zumbi” o di zumbisti, che dir si voglia,  basta andare sul sito ufficiale ”Zumba fitness” e in pochi click si possono trovare indirizzi,  giorni ed orari e allora… buon divertimento.

    Adriana Morando

  • Grecia, Ministero del Tesoro: on line i nomi degli evasori fiscali

    Grecia, Ministero del Tesoro: on line i nomi degli evasori fiscali

    Un dettagliato elenco di evasori fiscali pubblicato sul sito online del ministero del Tesoro. Accade in Grecia, come riporta Oipa Magazine, dove – senza porsi troppi problemi di privacy – ben 4152 nominativi vengono sottoposti alla gogna mediatica.

    Una lista nera comprendente persone, aziende, società che hanno truffato lo Stato in un momento di crisi per il Paese. Un danno pari a circa 15 miliardi di euro: cifra che da sola equivale al 5% del Prodotto interno lordo.

  • Incontro con Filippo Timi, in scena all’Archivolto con lo spettacolo Favola

    Incontro con Filippo Timi, in scena all’Archivolto con lo spettacolo Favola

    Filippo TimiGiovedì 26 gennaio, alle ore 17 presso la Feltrinelli Libri e Musica di via Ceccardi si tiene l’incontro con l’attore Filippo Timi, in scena al Teatro dell’Archivolto il 25 e 26 gennaio alle ore 21 con lo spettacolo “Favola. C’era una volta una bambina, e dico c’era perché ora non c’è più”.

    Una rappresentazione in cui niente è ciò che sembra, Una commedia nera ambientata negli anni ’50 in un tipico interno americano, tra rimandi a Hitchcock, canzoni di Doris Day, Nat King Cole e un albero di Natale perennemente sullo sfondo. Protagoniste due amiche di infanzia, Mrs Emerald e Mrs Fairytale, casalinghe disperate, prigioniere di un mondo dorato posticcio, che sin dall’inizio rivela più di una crepa. Ma un turbinio di eventi paradossali farà ben presto precipitare le loro vite apparentemente perfette verso l’inimmaginabile.

    Filippo Timi, considerato uno degli attori più interessanti della nuova generazione italiana incontra il pubblico genovese per parlare del suo lavoro, assieme a Lucia Mascino e Luca Pignanoli, che recitano con lui nello spettacolo. Ingresso libero.

  • Unione atei agnostici razionalisti: 11 domande in vista delle primarie

    Unione atei agnostici razionalisti: 11 domande in vista delle primarie

    Undici domande per i candidati sindaco del centrosinistra pronti ad affrontare la sfida delle primarie.
    Al centro dei quesiti posti dall’Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, il rapporto fra istituzioni pubbliche e Chiesa. L’obiettivo è comprendere il pensiero dei singoli candidati su alcune questioni cruciali.

    Il circolo Uaar di Genova si impegna a diffondere le risposte che giungeranno ai propri soci e simpatizzanti sui canali informativi a disposizione (stampa, siti internet, blog, notiziario, via email, riunioni, ecc.).

    Dal generale al particolare, dalla serie di agevolazioni concesse alla Chiesa, al costo eccessivo degli spazi per lo svolgimento dei matrimoni civili, dal Testamento biologico al registro delle coppie di fatto, dall’ora di religione nelle scuole alla presenza di tempi laici in città.

    Di seguito le 11 domande.

    1) E’ favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari riconducibili alle confessioni religiose al fine del pagamento dell’imposta comunale sugli immobili? Cosa ne pensa dell’esenzione per le attività “non esclusivamente commerciali” di cui godono le confessioni religiose?

    2) In Liguria le legge regionale obbliga il comune a finanziare l’edilizia di culto consegnando alle Chiese il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria. Ne è a conoscenza? Il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto 106.904,92 euro alle confessioni religiose quali quote dei contributi per oneri di urbanizzazione secondaria riscossi nel 2010. Lo sa che l’Arcivescovo di Genova nell’ultima richiesta ha dichiarato un numero di fedeli superiore al numero degli abitanti di Genova? In un periodo di ristrettezze economiche, non pensa che questi soldi potrebbero essere diversamente utilizzati? E’ disponibile ad adoperarsi affinché venga modificata tale legge regionale?

    3) Sebbene non sia possibile verificare la cifra esatta, i dati finora disponibili mostrano che lo Stato Italiano, sotto diverse voci, finanzia la Chiesa Cattolica con oltre 6 miliardi di euro all’anno (http://www.icostidellachiesa.it). In un momento di crisi in cui sono richiesti enormi sacrifici ai cittadini, non crede che alcune voci debbano essere riviste? In particolare, quale è il suo parere sulla modifica della legge sull’8×1000 per destinare alle Religioni solo la quota esplicitamente espressa?

    4) Cosa ne pensa del finanziamento comunale alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali attuato in molti comuni d’Italia?

    5) L’ora alternativa, ossia l’attività didattica per chi non sceglie le ore di religione cattolica nella scuola pubblica, dovrebbe essere un diritto. In realtà si incontrano sempre difficoltà organizzative e spesso forme di emarginazione (anche l’UNICEF ha denunciato questa situazione). Ritiene utile istituire un osservatorio sul rispetto dei diritti di genitori e studenti relativamente all’accesso all’ora alternativa? E’ disponibile a sostenere finanziamenti comunali per progetti didattici ed educativi a sostegno degli studenti dell’ora alternativa?

    6) E’ stata di recente inaugurata la sala del commiato presso il cimitero di Staglieno, l’unica disponibile in tutta Genova. Occorrerebbe avere più spazi da adibire a “sala del commiato”: non solo nelle zone cimiteriali ma anche vicino ai luoghi in cui si è vissuto (ad es. preparando allestimenti su richiesta in sale presso centri civici, sociali, sportivi). Quale è il suo parere?

    7) A Genova è stato istituito il registro del Testamento Biologico. E’ sua intenzione mantenerlo? E’ disponibile ad impegnarsi per favorire una legge nazionale che lo renda valido opponendosi a quella liberticida in discussione in Parlamento?

    8 )I matrimoni civili a Genova sono circa il 60% del totale. I cittadini possono utilizzare a prezzi accessibili solo la Sala Matrimoni di Corso Torino, in tempi contingentati e orari ristretti. Come già avviene in altri comuni, sosterrà l’ampliamento dell’orario ai giorni festivi e la riduzione delle tariffe presso le sale prestigiose messe a disposizione dal Comune?

    9) In alcuni Comuni e/o circoscrizioni di altre città è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Qual è la sua opinione a proposito? E’ disponibile ad istituirlo anche a Genova e ad adoperarsi per una legge nazionale?

    10) Riti e simboli religiosi negli uffici pubblici e in orario di lavoro, benedizioni, visite pastorali, messe natalizie e pasquali, inviti da parte dei superiori a cerimonie religiose sul luogo di lavoro e in orario di servizio, esposizione di simboli religiosi negli uffici pubblici. Tutto questo anche se non esiste più la religione di Stato, e senza considerare esigenze di chi professa altre religioni e men che meno i cittadini atei e agnostici. Si impegna a rendere liberi dalla religione gli uffici pubblici e ad evitare la presenza di membri della Chiesa Cattolica ad ogni cerimonia ufficiale laica?

    11) Qual è il suo parere sulla costruzione della moschea a Genova? Come risponderebbe ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose?

     

     

    Matteo Quadrone

  • “Sottopassi e Dintorni” e “I Giovani per i Giovani”, i risultati dei bandi

    “Sottopassi e Dintorni” e “I Giovani per i Giovani”, i risultati dei bandi

    Domani, mercoledì 25 gennaio, alle ore 15 presso la Loggia di Banchi vengono presentate  le pubblicazioni dedicate ai progetti “Sottopassi & Dintorni” e “I Giovani x i Giovani” che il Comune di Genova aveva lanciato nel 2011 per promuovere la creatività giovanile nell’ambito del Piano Locale Giovani collocato nel più ampio programma del Ministero della Gioventù.

    L’assessore alla Cultura del Comune Andrea Ranieri, insieme a Pasquale Ottonello assessore ai Municipi, presenta la raccolta documentale delle due iniziative. Il programma comprendeva una serie di bandi e concorsi d’idee per la produzione di opere, imprese e progetti in collaborazione stretta con il territorio e i Municipi.

     

    – SOTTOPASSI & DINTORNI

    Con la collaborazione della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova e con l’Accademia Ligustica di Belle Arti, “S&D” ha portato alla progettazione di sette interventi di miglioramento urbanistico in aree indicate dai Municipi. Le proposte dovrebbero permettere un maggior utilizzo da parte della popolazione residente, fondamentale è stato il contributo delle associazioni locali  al fine di avere una continuità di uso dello spazio identificato e delle strutture realizzate (Arci, Link, x-Pression, Arci Quezzi Rino Barighini, Consorzio Agorà, ass.ne La Stanza e la Comunità di S. Benedetto). Ecco i progetti per ogni Municipio:

    Centro Est: intervento di Public Art nel sottopasso dell’Annunziata a cura dell’Accademia Ligustica (Prof. Alessandro Fabbris). Il progetto vede il coinvolgimento degli abitanti del Ghetto e della Comunità di S. Benedetto.

    Centro Ovest: realizzazione di murales nel sottopasso di piazza Montano. A cura dell’ARCI ragazzi che ha coinvolto alcune scuole di Sampierdarena.

    Bassa Valbisagno: intervento nell’area della Pista Rossa di Quezzi. Lo studio dell’area e la produzione di progetti sono della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. I progetti (otto) sono stati presentati il 16 giugno da 8 gruppi di studenti e il progetto vincitore è stato scelto dagli abitanti del quartiere invitati a partecipare dalle due associazioni ARCI Quezzi Rino Barighini e il Comitato Genitori. Queste associazioni realizzeranno il progetto in collaborazione con gli studenti.

    Valpolcevera: realizzazione di una pista di biciclette BMX nell’area dei Giardini di Morego. A cura di un gruppo di giovani che si è costituito in associazione e affiliato all’’Associazione LINK.

    Medio Ponente: intervento nell’area dei Giardini Melis di Cornigliano. Presso il gazebo nella parte alta dei giardini verrà costruito un piccolo palco con materiale edile di recupero per esibizioni “contenute” e piccole performance. Il progetto è a cura dell’Accademia Ligustica. L’associazione che collabora si chiama “la Stanza” e da anni lavora nell’area con interventi a favore dei ragazzi.

    Medio Levante: intervento nell’area del cosiddetto “Spazio Magico” presso piazza Palermo. Realizzazione di una “Merenda Artistica” – animata da laboratori di pittura murale – a favore dei ragazzi delle scuole medie ed elementari, gestiti dagli studenti dell’Accademia Ligustica, oltre all’intervento di writers della Valpolcevera

    Levante: intervento nell’area di Quarto Alto. L’associazione X-Pression ha organizzato una festa domenica 2 ottobre durante la quale sono stati organizzati intrattenimenti per ragazzi ed è stato realizzato un murales su una parete di cemento.

     

    “I GIOVANI X I GIOVANI”

    Si tratta di un concorso di idee su base municipale con lo scopo di favorire l’aggregazione sociale. Le proposte potevano essere di vario tipo, dal recupero e riuso di spazi da destinare ad eventi alla progettazione di rassegne, alle proposte di utilizzo di locali per attività sociali. In alcuni casi gli interventi si connotano come veri e propri start up di attività. Nei 9 Municipi 9 commissioni hanno premiato 18 progetti – 2 per Municipio – presentati da giovani fino a 29 anni.

    Al bando hanno partecipato 96 progetti, distribuiti sul territorio della città (il Centro e il Ponente hanno visto una partecipazione di poco più numerosa della media cittadina). Sono stati scelti durante il periodo estivo, da commissioni locali con il supporto della Direzione Cultura, 18 progetti (2 per Municipio) per un totale di 72.000€ di sostegno alla realizzazione degli stessi.

    Ecco, in breve, i progetti vincitori divisi per Municipio:

    Centro Est
    1) rivitalizzazione del quartiere della Maddalena attraverso un concorso e una mostra fotografica;
    2) attivazione di un laboratorio tipografico per la stampa di tessuti anche riciclati
    Centro Ovest
    1) realizzazione di un evento musicale a supporto della pubblicazione e distribuzione di un volume sulle giovani culture del territorio
    2) avvio di una sala musica presso il centro civico Cornigliano
    Bassa Valbisagno
    1) laboratorio di sartoria dedicato alle giovani del territorio
    2) laboratorio e eventi di giocolerie e arte di strada
    Media Valbisagno
    1) laboratorio teatrale di comunità
    2) eventi culturali con il coinvolgimento di giovani anche non italiani
    Valpolcevera
    1) realizzazione di una pista per bicicross
    2) realizzazione di murales al quartiere Diamante
    Medio Ponente
    1) percorso formativo sulle multimedialità volto a realizzare un video
    2) evento musicale hip hop con realizzazione di un DVD
    Ponente
    1) realizzazione di un database delle opportunità locali, istituzionali e non, per i giovani
    2) eventi temporanei di recupero partecipato di aree del territorio con progettazione partecipata
    Medio Levante
    1) recupero dello skate park dei Giardini Govi
    2) realizzazione di un laboratorio musicale multietnico diretto ad un evento pubblico
    – Levante
    1) recupero di un’area urbana di Quarto Alta con il coinvolgimento di abitanti e giovani
    2) evento di danza a Nervi

    A metà ottobre è iniziata la fase realizzativa di tutti i progetti con il supporto dell’operatore e degli uffici sia dei Municipi che della Direzione Cultura. Sempre in questa fase si stanno raccogliendo i materiali per realizzare la pubblicazione di supporto e promozione delle attività. Si prevede la conclusione delle attività per almeno i 2/3 dei progetti per i primi mesi del 2012.

  • Pali, lo spettacolo in scena al Teatro Cargo il 28 gennaio

    Pali, lo spettacolo in scena al Teatro Cargo il 28 gennaio

    I PaliSabato 28 gennaio al Teatro Cargo di Voltri va in scena lo spettacolo Pali, un lavoro pervaso da una vaga atmosfera beckettiana: in scena quattro personaggi che cercano una via d’uscita e si ribellano a una società sempre più individualizzata, una società che puzza di egoismo, d’intolleranza e d’indifferenza. Per salvarsi si sono rifugiati sui pali.

    Solo sui pali i loro occhi riescono a vedere quello che tanti occhi fanno finta di non vedere. Solo sui pali ritrovano il piacere e il gusto di sentirsi liberi.
    Solo sui pali possono urlare il loro malessere a tutti, anche al cielo. Senza perdere mai la speranza e la voglia di sognare. I sogni che cercano di realizzare, creano atmosfere e situazioni surreali, che spesso ci fanno sorridere, ma che tanto ci fanno pensare, raccontandoci le ingiustizie del nostro tempo, del nostro cattivo tempo.

    Teatro Cargo, Piazza Odicini – ore 21

    Ingresso 15 euro

  • La Svezia sono io: Twitter libero per una cittadinanza 2.0

    La Svezia sono io: Twitter libero per una cittadinanza 2.0

    sveziaI’m @sweden, la Svezia sono io. I paesi dell’area scandinava non sono nuovi a iniziative in cui si mette in luce il potere collaborativo del web (vedi un altro illustre esempio, quello della costituzione in Islanda).

    Il governo svedese ha istituito un account Twitter ufficiale della Svezia per promuovere il Paese a fini turistici in tutto il mondo. Questo account non è però gestito da un qualche stagista o da membri interni di ipotetici uffici istituzionali. No, ogni cittadino svedese può diventare @sweden per sette giorni.

    La campagna Curators of Sweden, che permette ai comuni cittadini di diventare rappresentanti ufficiali della Svezia sul web è stata avviata lo scorso 10 dicembre dall’Ente nazionale del turismo svedese. Ogni persona che si occupa dell’account può dunque raccontare come si vive e cosa c’è da vedere in Svezia  in un’ottica non istituzionale né tantomeno marchettara, ma semplicemente attraverso i propri pensieri. Lo staff dell’ente svedese ha così motivato l’iniziativa: “Nell’era di Internet e della trasparenza, se vuoi essere credibile, devi lasciare il controllo e il potere al popolo“.

    Marta Traverso

  • Storia di Genova: da San Domenico a piazza De Ferrari

    Storia di Genova: da San Domenico a piazza De Ferrari

    Piazza De Ferrari

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Pensi alla piazza più importante della città, la cartolina di Genova, quella fontana imponente che spesso il vento trasforma in getto per l’irrigazione di cemento e passanti, pensi a piazza De Ferrari, all’agorà genovese, e immagini secoli e secoli di storia. In realtà si tratta di una delle piazze più “giovani” del centro cittadino, figlia di numerosi interventi spalmati lungo un intero secolo.

    Venne ultimata soltanto nel 1934, quando fece la sua comparsa la grande fontana opera dell’architetto Giuseppe Crosa, realizzata grazie ad un cospicuo finanziamento della facoltosa famiglia Piaggio intenzionata a celebrare con un monumento l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Abissinia.

    Ma facciamo qualche passo indietro, procediamo con ordine. Fino al giorno in cui la Repubblica di Genova venne annessa al Regno di Sardegna, quella che oggi conosciamo come piazza De Ferrari era uno slargo secondario, di forma triangolare, stretto fra la grande chiesa del Rimedio, il Palazzo Ducale e l’antica sede del Secolo XIX (a nord del Ducale). Da lì partiva via Giulia (l’attuale via XX Settembre), non esisteva via Dante, né via XXV Aprile e neanche via Roma, salendo dalla chiesa si raggiungeva Porta Soprana e Ponticello, e quindi il colle di Sant’Andrea le cui pendici, che sovrastavano via Ravecca, andavano a distendersi proprio in piazza San Domenico, questo era il suo nome.

    Dalla piazza, impreziosita da un piccolo barchile risalente al 1536, si accedeva all’edificio sacro, la chiesa di San Domenico che conteneva le tombe dei Dogi (il complesso religioso era molto ampio, copriva la zona del Carlo Felice e l’attuale centro della piazza, proprio dove ora c’è la fontana). A pochi metri di distanza si trovava il vero agorà cittadino, ovvero quella piazza Matteotti sulla quale affaccia il palazzo Ducale. La facciata del Ducale che da su piazza De Ferrari, infatti, è stata riadattata e affrescata una volta ricavata la nuova piazza, prima si trattava semplicemente del retro, poco visibile, del più importante palazzo cittadino.

    Come detto, nel 1815, la Repubblica passò sotto il governo del Regno di Sardegna e le nuove autorità decisero di aprire un varco nel cuore della città, per dare un punto di riferimento e di snodo alla viabilità cittadina. Fu così che, provocando il dissenso di buona parte dei genovesi, venne demolita la chiesa di piazza San Domenico, prova di forza non da poco del regno di Sardegna visto che si trattava di uno dei simboli della città, rivale di sempre, finalmente annessa.

    La sistemazione dell’area venne affidata all’architetto genovese Carlo Barabino, il quale progettò la costruzione di una caserma sul lato orientale. Nel 1825 venne completato il porticato di levante (così come lo vediamo ora) che avrebbe dovuto “sorreggere” la caserma, e presentato il progetto per la costruzione del nuovo teatro dell’opera di Genova. Una prima fase dei lavori termino’ nel 1828 con l’inaugurazione del Teatro Carlo Felice (chiamato così in onore del re Carlo Felice) e della via Carlo Felice (attuale via XXV Aprile), la seconda fase nel 1832, quando si inaugurò un edificio di due piani che sostituì il progetto originale della caserma per ospitare l’Accademia Ligustica di Belle Arti, ancora oggi nella sua sede originale.

    Come conseguenza di questi importanti lavori di ammodernamento, San Domenico iniziò ad acquistare importanza nella vita cittadina. Il 10 dicembre 1875 si decise di dedicare la piazza a Raffaele De Ferrari, ricco filantropo genovese e promotore dell’Accademia; nell’ultima parte della sua vita, rientrato dall’esilio in Francia per aver ucciso il domestico durante la pulizia di un’arma da fuoco, De Ferrari decise di donare patrimoni enormi alla sua amata città natale, fra cui il Palazzo Rosso di via Garibaldi e venti milioni per il rifacimento dell’area portuale.

    Ma la svolta definitiva arrivò nel 1910, quando venne demolito l’antico quartiere di Ponticello per realizzare via Dante e il palazzo della Borsa (inaugurato due anni dopo). In quegli anni la conformazione della città di Genova venne stravolta, e con l’apertura di via Dante, la nuova piazza De Ferrari divenne il centro della viabilità, la piazza più frequentata a ogni ora del giorno. Nel 1920 venne ultimato anche l’ultimo palazzo che affaccia sulla piazza, quello che nasconde la chiesa del Gesù e che attualmente ospita gli uffici della Regione. Dopo la posa della fontana nel 34, arriva la seconda Guerra Mondiale e i relativi bombardamenti che distrussero parte del teatro. Piazza De Ferrari (a dieci anni dalla sua ultimazione) si trovò nuovamente monca. Per rivederla completa bisognerà aspettare addirittura il 1991, quando il Carlo Felice verrà finalmente riaperto alla città, dopo che per cinquantanni venne sostituito dal Teatro Margherita di via XX Settembre (oggi sede della Coin).

     

     

  • Centro Trapianti San Martino: sarà diviso in due strutture semplici

    Centro Trapianti San Martino: sarà diviso in due strutture semplici

    Sei grandi aree di intervento, 16 strutture complesse declassate a semplici, lo smembramento del Centro Trapianti in due strutture più “leggere”, una per l’attività del rene e l’altra per quella del fegato.

    Sono questi i punti principali del piano di riorganizzazione che l’azienda San Martino–IST, di concerto con l’Università, ha presentato la settimana scorsa alla Regione Liguria. Una proposta che l’ente guidato dal Presidente Claudio Burlando dovrà approvare in 40 giorni.

    Uno dei nodi più “caldi” e che già fa discutere è quello del Centro Trapianti.
    Il Centro Trapianti ligure ha avviato la sua attività all’inizio degli anni ’80 maturando una consolidata esperienza nel trapianto degli organi solidi addominali (fegato, rene, pancreas) su pazienti adulti e pediatrici. Presso il Centro di Genova sono stati effettuati 683 trapianti di fegato e 1560 trapianti di rene.
    Alcuni mesi fa – quando presunte criticità organizzative imposero la sospensione del trapianto di fegato – contro la ventilata ipotesi di smantellamento del Centro Trapianti, comuni cittadini raccolsero in breve tempo oltre 20 mila firme.

    Ma torniamo ad oggi. La divisione del Centro prevista nel piano di riorganizzazione aziendale prende le mosse da un ordine del giorno approvato all’unanimità nella seduta del Consiglio regionale del 22 dicembre scorso.
    “Visto che i conti del Centro, nell’attuale strutturazione, non sono più sostenibili alla luce dell’attuale quadro economico e comunque sovradimensionati rispetto all’attività svolta – si legge nell’o.d.g n. 320 – valutato che Centri internazionali di eccellenza nell’attività trapiantologica da tempo seguono modelli organizzativi ed economici diversi; considerato infine che per problematicità correlate all’attuale organizzazione si è dovuto sospendere da tempo l’attività di trapianto epatico; (l’o.d.g.) impegna il presidente della giunta regionale ad attivarsi affinché si segua un modello organizzativo e gestionale basato sulla separazione dell’attività trapiantologica epatica e renale, mediante l’attivazione di due separate strutture semplici dipartimentali ospedaliere in quanto modello organizzativo caratterizzato da economicità ed efficienza”.

    La decisione di rimodellare il Centro Trapianti unico in due strutture semplici, trova il plauso del Presidente della Commissione Sanità della Regione Liguria, Stefano Quaini “L’assetto futuro del Centro così come previsto da un recente ordine del giorno regionale è ovviamente condiviso in quanto consentirebbe un’azione di risparmio molto importante, pur mantenendo un alto standard di qualità all’assistenza dei pazienti liguri e non che afferiscono al Centro”. Il consigliere regionale Idv sottolinea “Non si tratta di uno smantellamento e neppure di una penalizzazione dell’attività del Centro ma è invece la messa in campo di strategie che consentiranno alla Regione di recuperare quasi dieci milioni di euro”.

    Non è d’accordo il professore Umberto Valente, da oltre vent’anni alla guida del Centro del San MartinoSpetta ai soggetti istituzionalmente preposti (Assessore alla Salute, Rettore, Direttore generale IRCSS San Martino-IST) decidere l’organizzazione di un Centro Trapianti come quello ligure? – si domanda il professore in un circostanziato dossier inviato al Presidente della Regione, a tutti gli Assessori e Consiglieri regionali – Oppure è compito di una votazione a maggioranza, espressa da Consiglieri regionali certamente non adeguatamente informati in una materia così delicata e specialistica?”.

    La creazione di due UOS dipartimentali una per il trapianto di fegato, l’altra per il trapianto di reni non comporterà una riduzione dei costi – secondo Valente – bensì al contrario potrebbe generare l’impressione di perseguire l’obiettivo di creare strutture “ad personam”. Anche perché “Le UOS dipartimentali altro non sono che entità autonome, esattamente come le UOC. Nel caso in questione da una preesistente struttura verrebbero a costituirsene due (UOS Trapianto di fegato, UOS Trapianto di rene), peraltro private dei fondamentali supporti dedicati (in particolare dell’UOS Anestesia e Rianimazione dei Trapianti)”.

    Per quanto riguarda il primo punto dell’odg del 22 dicembre scorso, vale a dire la sostenibilità dei conti del Centro Trapianti, il prof. Valente osserva come “Il livello organizzativo di una struttura autorizzata allo svolgimento del trapianto di organi solidi deve necessariamente avvalersi di strutture e turnazione del personale tali da assicurare la pronta operatività 24/h”. Poi aggiunge “Al di là della considerazione essenziale che primariamente in sanità si deve valutare il costo rispetto al beneficio ottenuto in termini di qualità e risultati, si concorda che in tutti i settori della sanità pubblica, compreso quindi il comparto del prelievo e trapianto di organi solidi, è indispensabile attivare processi virtuosi finalizzati al contenimento della spesa”.

    Ed è proprio per questo che “A partire dal 20 ottobre 2010, a seguito di deliberazioni attuate dall’allora Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino, la UOC di Chirurgia Generale ad Indirizzo Epatobiliopancreatico è stata accorpata all’UOC Chirurgia Generale e Trapianti d’organo, consentendo la soppressione di 20 posti letto, il recupero del relativo personale infermieristico, mentre 3 unità del personale medico sono state trasferite presso il Centro Trapianti”. Un accorpamento che ha permesso all’azienda di risparmiare ben 4,5 milioni di Euro (questo il conto economico complessivo, per l’anno precedente, della singola UOC di Chirurgia Generale ad indirizzo Epatobiliopancreatico).

    Limitando la valutazione alle strutture principali coinvolte nell’attività di trapianto di organi solidi (UOC Chirurgia Generale e Trapianti d’Organo e Unità operativa semplice Anestesia e Rianimazione dei trapianti) il totale dei costi per il 2010 ammontava a 17.342.021,03 Euro comprensivo dei costi indiretti e generali dell’azienda (ammontanti a 3.555.274,38 euro), sui quali le singole strutture non possono esercitare alcuna forma di risparmio – scrive Umberto Valente nel dossier – A tal fine presso il Centro Trapianti è stato avviato un programma di razionalizzazione dell’impiego delle risorse umane, il quale una volta giunto a compimento porterà un ulteriore risparmio di circa 2 milioni all’anno”. Ma non solo “Si prevede inoltre di ottenere un risparmio di altri 2 milioni all’anno agendo sulle modalità di utilizzo delle strutture”, ad esempio attivando a tempo pieno le due sale operatorie a disposizione delle altre UO chirurgiche aziendali, accorpando alcune attività ambulatoriali con altri servizi aziendali, diminuendo ricoveri impropri, tempi di degenza, spesa farmaceutica e “valorizzando al più possibile la chirurgia ad alta complessità correlata all’attività del trapianto”.

    Per quanto concerne invece il secondo punto dell’odg, secondo il quale i centri internazionali dell’attività trapiantologica seguirebbero modelli organizzativi ed economici diversi, “L’affermazione appare in controtendenza rispetto agli indirizzi di contenimento della spesa in atto sia nella nostra regione e nello stesso IRCSS San Martino–IST, sia sul territorio nazionale, volti alle riduzione delle Unità Operative attraverso il loro accorpamento”, spiega il prof. Valente.

    Il Centro Trapianti di Genova dispone di un organizzazione consolidata sulla falsariga dei principali Centri Trapianti degli Stati Uniti d’America, finalizzata all’interscambiabilità degli operatori, alla condivisione delle strutture, delle attrezzature e del supporto multimediale, con la coesistenza di componenti universitarie ed ospedaliere – si legge nel dossier – Anche in Italia, dove possibile per motivi di razionalizzazione e di costi, viene attuato come modello organizzativo prevalente l’accorpamento delle attività trapiantologiche (Udine, Bologna, Milano Niguarda, Verona, Roma Policlinico, Roma Tor Vergata, Roma Cattolica, Bari, ISMETT-Palermo)”.

    Infine in merito all’ultimo punto dell’odg, relativo alla forzata sospensione dell’attività di trapianto epatico a causa di problematicità correlate all’attuale organizzazione, Valente precisa “Contrariamente a quanto affermato l’organizzazione propria del centro trapianti e dell’intero sistema operante all’interno dell’azienda ospedaliera, è perfettamente funzionante, peraltro come prima dell’interruzione, in grado di disporre nel caso di trapianto di fegato sia di più equipe di prelievo e trapianto sia di un pool di anestesisti, rivelandosi pienamente rispondente ai requisiti richiesti dalle norme di legge”.

    L’interruzione dell’attività di trapianto di fegato è stata conseguente ad una lettera inviata nell’aprile 2011 al Direttore generale del San Martino, sottoscritta da numerosi operatori del Centro Trapianti, in cui si chiedeva che venissero rimosse le ripetutamente segnalate difficoltà interne, conseguenti a comportamenti individuali inappropriati riconducibili ad un singolo dirigente medico – scrive Valente – A seguito di tale lettera la Direzione generale disponeva la sospensione temporanea dell’attività di trapianto di fegato mantenendo le sole procedure di emergenza”.

    Una scelta gravemente penalizzante per i pazienti in lista d’attesa o prossimi all’inserimento in lista, da allora costretti a rivolgersi presso centri situati al di fuori della regione Liguria”, sottolinea il professore.
    La sospensione dell’attività di trapianto di fegato infatti, contrariamente alle iniziali e formali deliberazioni che ne attestavano la natura transitoria, si è prolungata nel tempo.

    Oggi tale situazione, “nonostante il dirigente medico abbia mantenuto gli stessi comportamenti di reiterato rifiuto all’osservanza delle direttive proprie dell’azienda, si deve considerare superabile grazie alla rigorosa applicazione delle norme che regolano le attività assistenziali a livello aziendale ed all’impegno degli altri operatori della struttura – continua Valente – In ogni caso comportamenti inappropriati di un singolo operatore non possono rappresentare un giustificato motivo per una così prolungata sospensione di un pubblico servizio assistenziale e salvavita, non essendo tale sospensione motivata da ragioni tecniche ed organizzative”.

    L’ingiustificata interruzione del programma di trapianto di fegato, “oltre a causare un grave danno per i pazienti liguri in attesa di trapianto, comporta il concreto rischio di una penalizzazione degli operatori medici ed infermieristici che con il prolungarsi del periodo di sospensione rischiano di compromettere il know-how acquisito in anni di attività dedicata e certificata”, sottolinea Valente.
    E non dovrebbe essere trascurato neppure il danno di immagine per la stessa azienda ospedalieracon il rischio di perdita di fiducia da parte delle strutture sanitarie regionali e nazionali che da sempre hanno indirizzato i pazienti presso il nostro Centro”, conclude il professore.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Ardecore, I Cani e Tom Freund live a La Claque

    Ardecore, I Cani e Tom Freund live a La Claque

    I CaniGiovedì 26 gennaio ore 22.30

    Concerto di Ardecore, a cura di Disorder Drama

    Eccezionale formazione romana, già vincitrice di un Premio Tenco, che fa del recupero e della riscrittura della tradizione storica il proprio marchio di fabbrica senza pari. Struggenti, emozionanti, carichi, divertenti presentano il nuovo disco San Cadoco. Ardecore nasce spontaneamente dal bisogno di ricollocare la musica romana in un contesto più ampio di quello in cui è stata relegata nell`ultimo scorcio di storia musicale. Le particolarità della sua struttura, nei suoi arrangiamenti come nei suoi testi la rendono unica ed era impossibile non accorgersi di questo senza tentare di porvi rimedio.

    Biglietto 7 euro

    Venerdì 27 gennaio Ore 22.30

    I Cani in concerto con Ancora posti liberi

    La domanda gira da quasi un anno, e ha fatto il giro di forum, blog, webzine e riviste specializzate di musica italiana? “Chi sono i cani?”.

    Biglietto : 10 euro

    Mercoledì 1 febbraio Ore 22.30

    Tom Freund in concerto“The Edge Of Venice”

    Tom Freund torna in Italia per il secondo headliner tour dopo aver aperto i concerti europei dell’amico Ben Harper. Il songwriter di Venice Beach presenterà il suo ultimo album, “The Edge Of Venice”, targato Surf Road Records e prodotto da John Alagia (John Mayer, Jason Mraz, Dave Matthews) . “The Edge Of Venice” arriva sulla scia dell’ultimo EP “Fit To Screen”, le cui canzoni sono apparse nella soundtrack della serie televisiva “Parenthood”, e di “Collapsible Plans” uscito nel 2008 e che lo vede collaborare col suo amico di sempre, quel Ben Harper con cui all’inizio degli anni ‘90, quando Harper era ancora uno sconosciuto, aveva registrato un vinile tutto acustico a tiratura limitata che ricalcava le orme di Taj Mahal. Nel disco in questione Harper siede in veste di produttore e compare in quasi tutti i brani insieme a Jackson Browne. Questo impreziosisce non poco un disco che comunque già di suo brilla per l’intimità delle composizioni e per le atmosfere molto tranquille.

     

    Biglietto 10 euro

     

  • Meatless Monday: i lunedì senza carne sostenuti da Paul McCartney

    Meatless Monday: i lunedì senza carne sostenuti da Paul McCartney

    meatless mondayChi è cattolico conosce bene la tradizione secondo cui non bisogna mangiare carne di venerdì. Una tradizione nata soprattutto per combattere la povertà: la carne è un cibo molto costoso, e abolirla dalla propria dieta per un giorno a settimana era un modo per sostenere l’acquisto di pietanzepiù economiche.

    Una dieta in cui si limita il consumo di carne è in realtà molto importante, e non solo per il portafoglio. Mangiare poca carne contribuisce a salvaguardare gli animali, ridurre i gas serra prodotti negli allevamenti – è infatti stimato che  la produzione di 1 kg di manzo comporta la stessa quantità di CO2 emessa da un automobile che ha percorso 250 km – e tutelare la propria salute, in quanto un rapporto del 2007 della World Cancer Research Fund ha stabilito una maggiore incidenza di cancro al colon per chi consuma tanta carne rossa.

    Una dieta senza carne è al tempo stesso impensabile, per chi non ha fatto una scelta alimentare vegetariana o vegan, perché si tratta comunque di un alimento importante per il nostro organismo. I nutrizionisti consigliano di ridurre al minimo il consumo di carne rossa, e più in generale di limitare la carne a non più di tre volte a settimana.

    Ancora meglio, per dare una regola alla propria dieta e sensibilizzare sugli effetti dell’elevato consumo di carne, nel 2003 sono nati i Meatless Monday: una campagna i cui aderenti si impegnano a non mangiare carne il lunedì. Sono molti i siti e blog che hanno aderito all’iniziativa (in Italia c’è Meatless Monday Italy), approfittandone per scambiarsi ogni lunedì ricette curiose per un pasto diverso dal solito.

    La tradizione del Meatless Monday nasce negli Stati Uniti e in questi anni si è diffusa in tutto il mondo vantando anche un testimonial d’eccezione: l’ex Beatle Paul McCartney ha infatti parlato della sua scelta Meat Free Monday nella sua autobiografia, e ha posato insieme alle figlie Stella e Mary in una foto sul sito ufficiale dell’iniziativa.

    Marta Traverso

  • Indonesia, accusato di blasfemia rischia 5 anni di carcere

    Indonesia, accusato di blasfemia rischia 5 anni di carcere

    Un impiegato statale è stato arrestato in Indonesia per aver postato su Facebook la frase “Dio non esiste”.

    Alexander Aan, 31 anni, rischia fino a cinque anni di reclusione in virtù di una legge indonesiana sulla blasfemia.

    Il giovane è accusato di aver usato il social network per diffondere idee che violano la legge. In Indonesia infatti la legislazione è orientata su canoni rigidamente islamici e la “blasfemia” – quindi anche affermare l’ateismo – è reato.

    I suoi commenti hanno scatenato indignazione nella provincia di Sumatra tanto che il giovane è stato assalito dalla folla mentre si recava sul posto di lavoro.

  • San Martino e Istituto Tumori: la fusione porterà benefici?

    San Martino e Istituto Tumori: la fusione porterà benefici?

    ist san martinoIL PRECEDENTE

    28 gennaio 2011: la Regione Liguria licenzia il disegno di legge che porta uno dei più cruciali e contestati riassetti del sistema sanitario nel capoluogo, la fusione tra Ist e San Martino. Ospedale, cliniche universitarie e istituto di ricerca verranno fusi nel Centro Oncologico Ligure, che si occuperà a livello regionale di emato-oncologia, con l’obiettivo di triplicare rispetto al passato i posti letto e l’attività di ricerca.

    Una fusione ritenuta preoccupante per i molti precari degli ospedali liguri, ai quali l’Assessore Regionale alla Sanità Claudio Montaldo ha promesso «passi avanti nel piano di stabilizzazione».

    IL PRESENTE
    Gennaio 2012: la fusione tra i due centri è diventata effettiva il 2 settembre 2011. Un mese dopo sono scattati i primi licenziamenti: dieci infermieri e cinque tecnici di radiologia – tutti assunti con contratto interinale – sono rimasti senza lavoro all’inizio di ottobre, uno spettro licenziamenti che coinvolge altri precari del settore, come sempre avviene in ogni “riorganizzazione dell’assetto aziendale”. Negli ultimi giorni si è parlato di un ulteriore taglio che potrebbe coinvolgere 20 ricercatori.

    La riorganizzazione del sistema sanitario genovese sta coinvolgendo altri istituti, dalla chiusura del poliambulatorio del Pammatone alle proteste dei precari del Gaslini, e coinvolge al tempo stesso anche alcune ditte che tramite appalto forniscono servizi esterni agli ospedali (mensa, pulizie…).

    Nel frattempo è stata annunciata una riorganizzazione dei padiglioni dell’ospedale, che secondo quanto comunicato dal Direttore Generale Mauro Barabino comporterà un finanziamento di almeno 25 milioni di Euro, se approvato dal Ministero per la Salute.

    Marta Traverso

  • Servizio Pubblico, i dibattiti di Santoro: che cosa impariamo?

    Servizio Pubblico, i dibattiti di Santoro: che cosa impariamo?

    Michele SantoroPremetto che ho sempre apprezzato Santoro: non mi sono perso una puntata di Annozero, che consideravo un programma con approfondimenti interessanti e con il coraggio di toccare argomenti considerati tabù. Pensavo insomma che fosse un’importantissima risorsa per l’informazione televisiva. Ma devo dire che recentemente sono rimasto deluso.

    Da quando non c’è più Berlusconi e il paese è in fermento per una crisi economica acuta e per le manovre del governo Monti, la nuova trasmissione, Servizio Pubblico, è diventata un calderone senza capo né coda. Ovviamente qui – come per l’articolo sugli editoriali del Corriere della Sera di due settimane fa – non mi interessa fare una critica giornalistica: anche perché non ho né le competenze né l’autorità per farla.

    Mi interessa piuttosto cercare di capire come i problemi di oggi vengano percepiti e affrontati dall’opinione pubblica. Ora, se Servizio Pubblico, che pure ha tanti pregi, è il meglio che sappiamo fare, significa che la nostra consapevolezza della situazione attuale e il nostro livello di maturità nel fronteggiarla sono ancora scarsi. Innanzitutto non si capisce perché Santoro continui ad invitare questi politici.

    Annozero era ostaggio di una RAI politicizzata che imponeva di portare in trasmissione i rappresentati dei diversi schieramenti per rincorrere il falso mito del “contraddittorio”. Ma ora che Servizio Pubblico va in onda su emittenti locali e sul web, che necessità c’è di ritornare a sentire il parere dei partiti? Questa classe politica, nel suo complesso, è la stessa di vent’anni fa ed è la principale responsabile del disastro attuale: non ha saputo gestire i problemi, li ha anzi aggravati e non ha mostrato nemmeno il buon senso per ridursi un po’ di quei privilegi che si è preoccupata spasmodicamente di accumulare da quando è al potere. Con che diritto ora possono presentarsi in televisione per spiegarci cosa fare? Che credibilità possono avere?

    Personalmente mi sono stancato di sentire i soliloqui inconcludenti di Vendola, così come non posso più sopportare il populismo e la spregiudicata incompetenza di personaggi come Santanché e Mussolini. Ma ci sono anche altre pecche. Santoro pensa forse che trasformare una trasmissione nella cassa di risonanza dei problemi sociali del paese possa essere di per sé buona informazione. Eppure non basta sbattere in prima serata il dramma dei dipendenti delle cooperative che hanno perso i subappalti delle FS, se poi, prima di capire come mai delle persone hanno perso il lavoro, bisogna aspettare più di metà trasmissione.

    Sandro Ruotolo gira l’Italia ovunque si crei un capannello di persone in situazioni critiche, mette loro un microfono davanti alla bocca e sicuramente raccoglie il dramma in corso, coinvolgendo lo spettatore in un’empatica percezione di un problema sociale potenzialmente esplosivo. Ma poi? Che lezione se ne trae, a parte la consapevolezza che ci sono parecchie cose che non vanno?

    Prima, con Berlusconi che negava la crisi, si poteva capire il senso di mostrare quelle realtà che si preferiva non vedere. Ma oggi che la gente sa benissimo quanto siano drammatiche le cose, quello che interessa è capire dove siano le responsabilità e cosa si possa fare per cambiare. O più semplicemente ci si aspetta di acquisire nuovi elementi e ascoltare analisi interessanti per valutare meglio. Ma questo passo successivo manca o è raffazzonato. Giovedì era il turno dei Siciliani in rivolta: gente con salari bassi, servizi inefficienti, tasse alte, beni di prima necessità costosi, figli senza futuro. Un problema vero, questo non si discute. Ma che fare? Inevitabilmente si finisce a parlare della manovra di Monti, che si è scaricata anche su queste persone. Ma con la gente frustrata ed arrabbiata che non sa bene con chi prendersela, i vecchi politici sempre troppo loquaci e i pochi opinionisti competenti a fare da tappezzeria, il dibattito non può avere spunti d’interesse. A Travaglio è riservato il solito spazietto: una decina di minuti per trattare una manciata di argomenti con la solita competenza e il solito spirito sferzante. Ma poi si ricomincia come se niente fosse. E che fine ha fatto Gianni Dragoni, il bravissimo giornalista del Sole 24 Ore che in altre puntate aveva fornito contributi rilevanti?

    Poi si tocca anche l’argomento della Costa Concordia – ma che c’entra? – e qui si sfiora il ridicolo. Un ospite se la prende con le navi da crociera che passano per il Canal Grande di Venezia, sostenendo che creino dei problemi alla delicata struttura delle città lagunare. Se davvero è così, bisogna indubbiamente far pressioni sulla Costa e le altre compagnie affinché adottino un itinerario esterno. Ma il problema dell’inquinamento creato da questi giganti del mare, se vale per Venezia, vale anche per le altre città. Perché noi a Genova dovremmo tenercele in porto? Perché qualsiasi altra città dovrebbe ospitarle? Con questo atteggiamento si rovina un settore economico molto importante: davvero dopo la tragedia della Concordia, dobbiamo rinunciarci? In effetti Santoro si mette a parlarne al passato, come se l’era delle grandi navi da crociera fosse finita. Un’opinione rispettabilissima, sia chiaro. Solo c’è da chiedersi cosa ne pensino gli operai di Fincantieri che qualche settimana fa erano ospiti in trasmissione a chiedere nuove commesse per costruire proprio nuove navi da crociera!

    Insomma, si fa presto a raccogliere le voci di chiunque manifesti un forte malcontento: ma anche un po’ di coerenza non guasterebbe, se no si ha solo l’impressione che l’unica preoccupazione sia quella di spettacolarizzare dei drammi. Non si può buttare ogni disagio sociale nel calderone della prima serata televisiva. Ci vuole anche discernimento. I Siciliani hanno tutte le ragioni del mondo per essere arrabbiati: ma si potrebbe ricordare loro di prendersela un po’ anche con se stessi, dato che nel 2001 votarono in massa (61 collegi uninominali su 61) per quel Berlusconi che in dieci anni governati quasi in solitaria ci ha portato serafico fino al baratro attuale.

    Per la verità un contributo positivo alla trasmissione ci sarebbe anche stato. Santoro a un certo punto afferma che dalla crisi si potrebbe uscire anche prestando attenzione alle parole di Serge Latouche (leggi l’articolo e l’intervista di Era Superba), il teorico della decrescita intervistato da Giulia Innocenzi. Ora, io non sono un esperto dell’argomento, ma in ogni caso le cose sono due: o Latouche è un venditore di fumo, e allora sarebbe stato meglio non intervistarlo, oppure è un studioso serio, e allora le sue teorie meritano un dovuto approfondimento: magari un’intera trasmissione dedicata, visto che si parla di ribaltare l’intero paradigma economico mondiale fondato sulla crescita! Ma dedicargli cinque minuti è utile solo a creare confusione, ingenerando nella gente già abbastanza spaesata la convinzione populista che la colpa sia sempre degli altri, dai ricchi arraffoni ai politici spreconi; di tutti meno che di noi stessi, che fino all’altro giorno, fintanto che ce la passavamo bene, ce ne stavamo tranquilli e non ci scandalizzavamo di nulla.

    Dubito che ai Siciliani importi davvero della decrescita: se a loro, come a tutti gli Italiani, fosse offerta una crescita prosperosa e buoni salari, non ci sarebbero queste proteste. Questo significa, allora, che siamo ancora lontani dal modo maturo e consapevole in cui una società informata affronta problemi cruciali e complessi.

    Andrea Giannini

  • Approposito di app: crea un’applicazione per i consumatori

    Approposito di app: crea un’applicazione per i consumatori

    appLa tecnologia può risultare un supporto notevole per i consumatori: ormai molti di noi possiedono cellulari in grado di connettersi a Internet e sfruttare applicazioni (molte delle quali gratis) capaci di fare praticamente ogni cosa.

    A questo scopo l’Unione Nazionale Consumatori ha bandito un concorso per sviluppatori di app per cellulari, smartphone o tablet dal titolo APProposito di APP, per il quale sarà possibile inviare entro venerdì 3 febbraio 2012 l’idea per un’applicazione utile ai consumatori nella loro vita quotidiana.

    La domanda di partecipazione dovrà indicare i dati personali del partecipante (nome e cognome, luogo e data di nascita, residenza, codice fiscale, telefono ed e-mai) e una sintesi di contenuto, utilità e modalità di funzionamento dell’applicazione.

    Il materiale dovrà essere  spedito all’Unione Nazionale Consumatori (via Duilio 13 – 00192 Roma) o all’indirizzo mail info@consumatori.it.

    In palio, oltre alla realizzazione dell’app, il vincitore avrà un iPad 2 e la possibilità di effettuare uno stage di tre mesi nell’area stampa dell’Unione Nazionale Consumatori.

    Marta Traverso