Concepiamo la cura della nostra bellezza ed il benessere psicofisico come un’unica cosa; utilizziamo fitocosmetici perchè pensiamo che la natura ci sia amica e vogliamo rispettarla, scegliendo aziende che non testano su animali e sfruttano le qualità delle piante, da secoli conosciute in cosmetologia.
Vogliamo che la cura del viso e del corpo sia alla portata di tutte, e per questo abbiamo redatto un nostro listino “democratico”!
Crediamo che l’estetica non sia un qualcosa di futile, ma un valore aggiunto che può migliorare significativamente la qualità della vita di una persona, attraverso il miglioramento oggettivo della sua immagine e, di conseguenza, della percezione che la persona ha di essa.
Questo pomeriggio, intorno alle 14, dopo appena cinque minuti dall’inizio del consiglio comunale che avrebbe dovuto discutere le linee programmatiche del sindaco, la seduta è stata interrotta per l’irruzione nella sala rossa dei lavoratori della polizia municipale.
La causa principale che ha spinto i lavoratori comunali a far sentire la propria voce (negli ultimi anni il malcontento all’interno della categoria è cresciuto a dismisura) è la notizia di un taglio in busta paga di circa 100 euro sino alla fine del 2012.
Il presidente Guerello ha quindi convocato una commissione capigruppo per fare il punto della situazione con i rappresentanti dei lavoratori (presenti Cisl, Uil, Diccap) e il sindaco Marco Doria. I rappresentanti delle sigle sindacali hanno espresso in modo unanime la loro indignazione per il taglio previsto dal comune, sottolineando che vi erano stati degli impegni, sia da parte della giunta precedente sia da parte della giunta attuale, a non rendere troppo pesante la riduzione delle retribuzione in considerazione della particolare delicatezza del lavoro svolto, soprattutto se confrontato con le altre categorie di lavoratori alle dipendenze del Comune di Genova.
Ma la scure della spending review non fa distinzione e colpisce tutti i dipendenti comunali… Nonostante gli orari notturni e il porto dell’arma fossero stati considerati elementi tali da consentire una particolare salvaguardia/tutela del lavoro della polizia municipale.
Alcuni lavoratori sono intervenuti in modo del tutto personale esprimendo un forte disagio per la perdita di identità del loro corpo: «Non capiamo più quale sia il progetto di questa amministrazione per noi».
I primi capigruppo ad intervenire esprimendo la loro solidarietà ai lavoratori sono Lauro (Pdl) e Rixi (Lega Nord). Poi interviene Anzalone (Idv) ritenendo grave che in consiglio non fosse mai giunta la notizia del taglio previsto e aggiunge che se l’avessero saputo avrebbero sicuramente cercato di modificare i capitoli di spesa per ripristinare il fondo destinato agli stipendi di questi lavoratori… «Ci saremmo anche risparmiati un’invasione del consiglio».
Infine, è intervenuto il sindaco che ha cercato di fare chiarezza sul processo in corso e sulle sue fasi di attuazione. Il tentato accordo con i sindacati, da cui era scaturita l’ipotesi di una decurtazione degli stipendi, era solo un primo tentativo di trovare una soluzione alla necessità di risparmiare anche sulle spese della Polizia Municipale. Gli stessi sindacati non si erano impegnati, avendo firmato un documento in cui si precisava che sarebbe stato necessario il parere positivo dei lavoratori per proseguire.
Dopo la giorata di oggi nessuno avrà dubbi sul fatto che il parere positivo da parte dei lavoratori non arriverà, per cui si riprenderà a negoziare. Tuttavia, da parte dell’amministrazione, sottolinea Doria, «non c’è nessun comportamento scorretto o poco trasparente nei confronti dei lavoratori. Anzi c’è ampia disponibilità a discutere. Se aveste chiesto un incontro ve lo avremmo dato subito». Quello che invece il primo cittadino non ha accettato è che siano stati impediti i lavori del Consiglio Comunale e quindi il normale funzionamento degli organi democratici.
Nonostante l’impegno del sindaco e degli assessori competenti (Lanzone e Fiorini) a continuare le trattative, i lavoratori non si sono dimostrati soddisfatti, anzi… «abbiamo ottenuto zero» dice qualcuno. E infatti dopo pochi minuti di dibattito in aula avviene una seconda interruzione a suon di fischietti e schiamazzi.
Il Presidente Guerello decide una nuova sospensione della seduta e Doria, bersaglio privilegiato dei lavoratori, decide di recarsi sugli spalti dedicati agli ospiti per parlare con loro in prima persona. Il confronto è teso, qualcuno gli chiede di provare ad andare di pattuglia con loro una notte, per capire cosa succede e cosa si prova.
Pur capendo il disagio della Polizia Municipale Doria sottolinea che si tratta di un momento di generale difficoltà, per tutti gli impiegati comunali «che di certo non sono dei privilegiati», tuttavia non può dare risposte certe ad eccezione del confermare che la trattativa riprenderà per esplorare nuove soluzioni.
Il documentario “Loro Dentro”, realizzato l’anno scorso dalla videomaker Cristina Oddone e promosso dal Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Genova, è stato selezionato al Via Emilia Doc Festival. Il film racconta l’esperienza quotidiana e personale di dieci giovani uomini, italiani e stranieri, reclusi nel carcere genovese di Marassi, il penitenziario più affollato della Liguria.
Nato nel 2010, ViaEmiliaDocFest è il primo Festival italiano online del cinema documentario, promosso da Pulsemedia, organizzato da Kaleidoscope Factory in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Emilia Romagna Film Commission, Solares-Fondazione delle Arti, Arci Ucca e con gli Assessorati alla Cultura del Comune di Modena e di Reggio Emilia.
Ogni anno trenta tra le migliori produzioni documentaristiche in Italia vengono selezionate da una giuria di professionisti del settore per partecipare al concorso di ViaEmiliaDocFest, la visione online è gratuita per un mese. I film in concorso – per la maggior parte inediti – saranno visibili sia sul portale Viaemiliadocfest che sul canale dedicato YouTube di Via EmiliaDocFest e dovranno essere sottotitolati in inglese.
È possibile vedere ed eventualmente votare “Loro Dentro” direttamente all’indirizzo http://www.viaemiliadocfest.tv/dett.php?par=53&definiz=0&titolo=Loro-Dentro.html
Il panorama degli autori è vasto, comprende giovani registi emergenti e filmmakers già affermati. Le opere sono trasmesse online in alta definizione e votate per 1 mese dal pubblico del web che, previa iscrizione al sito, puo’ indicare fino a tre preferenze. Un mese per scoprire la vitalità e la ricchezza di un cinema che spesso è esclusiva dei circuiti festivalieri e cosiddetti indipendenti, ma che sempre più è espressione di un nuovo sguardo sul mondo, di inedite restituzioni della realtà, innovative e non convenzionali nelle forme narrative, linguistiche e produttive. Al titolo più votato dagli utenti viene attribuito il “Premio del Pubblico Web”, mentre una Giuria qualificata composta da professionisti del settore, quali produttori, registi, autori, critici cinematografici e distributori, assegna il “Premio della Giuria ViaEmiliaDocFest”. Inoltre una giuria composta dalla redazione di www.cinemaitaliano.info conferirà il “Premio cinemaitaliano.info” al miglior documentario tra le trenta opere del Festival.
Di cosa parliamo quando parliamo di prodotti a km zero? La filiera corta è ormai un elemento molto importante per i nostri consumi quotidiani, perché da un lato consente di aiutare i produttori della zona in cui si vive, e dall’altro garantisce l’acquisto di prodotti con ingredienti naturali e che non hanno viaggiato per centinaia di chilometri prima di arrivare alle nostre tavole. Circa 3/4 delle merci in Europa sono infatti portate a negozi e supermercati attraverso i camion: un dettaglio da non sottovalutare, perché il trasporto non solo inquina, ma contribuisce anche ad aumentare il prezzo finale dei prodotti.
Per questa ragione, sono sempre maggiori le iniziative che mirano a fare la spesa in modo sostenibile (e più economico): sono numerosi a Genova i gruppi d’acquisto solidale, e fra questi vi segnaliamo oggi un’iniziativa che da tempo è portata avanti dalla Cooperativa Sociale La Cruna. “Il cammello della spesa” è un servizio di consegna mensile della spesa a gruppi di almeno 5 persone, residenti a Genova, che potranno effettuare su Internet le loro ordinazioni (attraverso il sito ilcammellodellaspesa.it) e scegliere di farsi consegnare i prodotti nel luogo che preferiscono, che si tratti del condominio, l’ufficio o altro.
Su Il cammello della spesa si possono acquistare prodotti alimentari, per la casa e per l’igiene personale, tutti realizzati da aziende del territorio. L’ordine si effettua online, il pagamento è individuale (tramite bonifico o in contanti alla consegna) e i prodotti vengono portati a tutti i membri del gruppo nello stesso luogo e nello stesso giorno e ora, che sarà concordato preventivamente via mail.
Per aderire si può inviare una mail a info@ilcammellodellaspesa.it o telefonare allo 010 8567170.
Una quarantina di famiglie che per entrare ed uscire di casa sono costrette ad affrontare una scalinata di pietra; un ponte medioevale – uno dei pochi non completamente spazzati via dall’alluvione del novembre scorso – dichiarato inagibile e mai sostituito: il risultato finale è un’antica “crêuza”, via del Molinetto, dal difficile accesso, in particolare per anziani e disabili, ormai da quasi un anno. Nel mezzo il rimpallo di responsabilità, decisioni poco limpide ed una gestione degli interventi di somma urgenza che desta alcune perplessità.
Sono gli ingredienti di una storia di quartiere che arriva da Pedegoli, in Val Bisagno, dove scorrono il Rio Molinetto ed il Rio Finocchiara che uniscono le loro rapide acque all’altezza di piazzetta Pedegoli, per poi confluire nel torrente Fereggiano.
Il 4 novembre 2011 la furia dell’acqua danneggiò il ponte di accesso a via del Molinetto, da allora non più ripristinato, condannando gli abitanti della crêuza a fare i conti con una vera e propria barriera architettonica e cancellando per sempre l’unico passaggio pianeggiante.
L’amministrazione comunale, intervenuta immediatamente dopo i tragici eventi alluvionali, nel corso del tempo ha prospettato diverse ipotesi di collegamento alternativo al ponte, ma finora nella realtà dei fatti non si è visto nulla. Una cronaca raccontata con dovizia di particolari nel blog “Pedogli dalla Gabbri” (http://dallagabbri.blogspot.it/), curato da Giuseppe Pittaluga, consigliere di Rc (Rifondazione Comunista) nel municipio Bassa Valbisagno, il quale denuncia «Bisogna ridare l’accesso alla via. Sarebbe anche illegale tenere isolate 40 famiglie, ostaggio di una barriera architettonica».
Ma andiamo con ordine. In primis gli operai intervenuti sul posto optarono per la soluzione più pragmatica, ovvero la costruzione di una pedana provvisoria che, senza toccare l’alveo del rio e il ponte sottostante, permetteva il passaggio. I tecnici comunali però, imposero di smontare il tutto e decisero di avviare, attraverso la Soprintendenza, l’iter per mettere i vincoli di tutela al manufatto medioevale. Oggi l’iter è ancora in via di svolgimento, motivo per cui il ponte non si potrà più toccare.
Eppure, secondo gli abitanti, con un’operazione veloce e dal costo di poche migliaia di euro, sarebbe stato possibile ripristinare il collegamento esistente.
Ormai però quest’ipotesi è stata definitivamente scartata, come spiega Giuseppe Pittaluga «Oltre alla questione dei vincoli di tutela, infatti, occorre verificare il “franco idraulico”, vale a dire la distanza tra il ponte e l’altezza dell’acqua. Serve una perizia ordinata dal Tribunale che ancora non è stata eseguita».
E poi c’è l’ostacolo più importante, quello dei soldi che mancano «Non avendo svolto l’intervento con i fondi di somma urgenza, abbiamo perso l’occasione propizia perché il Comune ci ha detto chiaramente di non avere nessuna disponibilità economica per fare altri lavori», sottolinea Pittaluga. I Fondi della somma urgenza sono stati utilizzati per rifare parte della fognatura e soprattutto per ricostruire gli spessi muretti di cemento che fiancheggiano via del Molinetto, nonostante gli abitanti chiedessero delle ringhiere considerato che la crêuza – recentemente asfaltata e con pochi tombini – si allaga di continuo (un aspetto fondamentale che vedremo in seguito), in maniera tale che l’acqua potesse fluire più agevolmente nel letto del rio.
«Abbiamo scritto a tutti gli enti locali, alla fine ci siamo rivolti anche alla Procura della Repubblica – racconta la signora Marina, abitante in via del Molinetto – Io oltre al danno ho subito anche la beffa. Con i lavori di somma urgenza, infatti, hanno posizionato i tubi della fogna in una porzione del mio terreno, doveva essere una cosa temporanea, invece sono ancora lì».
Arriviamo alla calda estate 2012, quando finalmente qualcosa si muove e viene annunciata un’operazione risolutiva: la costruzione di una rampa carrabile alternativa al ponte che garantirebbe l’accesso diretto alla via, realizzata abbattendo quattro vecchi e piccoli edifici privati. La regia del progetto è della Regione Liguria mentre Coopsette eseguirà tutti i lavori compreso l’acquisto degli immobili in questione, il tutto a costo zero per il Comune perché l’azienda dovrebbe essere pagata grazie alla disponibilità di fondi europei.
«Saranno acquisiti e demoliti 4 magazzini, 1 dei quali abusivo, sito proprio all’interno dell’alveo del Rio Molinetti – spiega Pittaluga – ovviamente ci sarà una trattativa privata tra Coopsette ed i proprietari. Alcuni di loro però non sono molto convinti perché questi spazi rappresentano un valore aggiunto rispetto ad abitazioni di ridotte dimensioni».
Il problema principale è che l’amministrazione comunale aveva promesso un percorso di partecipazione che finora non è stato attivato «Noi chiediamo il coinvolgimento delle 40 famiglie interessate – continua Pittaluga – vogliamo vedere il progetto in modo da fare le necessarie valutazioni ed eventualmente esporre le nostre critiche. Il Municipio sta facendo pressioni verso la Regione e il Comune affinché si sblocchi la situazione». Gianni Crivello, assessore comunale ai Lavori Pubblici risponde «Fortunatamente abbiamo l’opportunità di sfruttare la disponibilità di un’azienda che volontariamente ha voluto fornirci il suo aiuto, di conseguenza dobbiamo attendere i tempi necessari. Pochi giorni fa ho avuto un incontro in Regione per sollecitare l’avvio del percorso di partecipazione».
In fin dei conti, secondo il consigliere del Municipio Bassa Valbisagno, le demolizioni sono un fatto positivo perché consentono di eliminare del cemento dalla crêuza.
Però l’approccio al problema continua ad essere completamente sbagliato «Con il vecchio ponte le automobili non potevano passare – spiega Pittaluga – al contrario, con una rampa, la crêuza viene trasformata in una strada carrabile». Via del Molinetto, invece, è un antico percorso pedonale che dovrebbe essere valorizzato come, d’altra parte, tutto il territorio circostante, riacquisendo la sua vocazione agricola e naturalistica originaria.
«Le crêuze mattonate garantivano un certo grado di permeabilità – conclude Pittaluga – oggi la tendenza è quella di asfaltarle ed ampliarle (è successo ad esempio in via del Molinetto, via Finocchiara, via Mottachiusura, ecc.), un’operazione pericolosa perché in caso di forti piogge, senza un minimo drenaggio, queste vie si trasformano in canali impermeabili, com’è accaduto nel novembre 2011, quando la massa d’acqua che precipitava dalle fasce, raggiungendo una velocità folle, ha sfondato i muretti scaricandoli nel letto del rio, insieme a detriti lamiere, motorini e cassonetti».
Torna a Genova Pekakucha Night, l’evento organizzato da Linkinart che permette ad artisti e creativi di condividere e far conoscere il loro progetto: la quarta edizione dell’evento si terrà venerdì 23 novembre 2012 presso la chiesa di Sant’Agostino e sono aperte le selezioni per partecipare.
Il bando è rivolto a creativi di ogni settore: designer, architetti, grafici, fotografi, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, professionisti della comunicazione o editoria e così via.
Per partecipare è necessario creare 20 slide Power Point di presentazione del progetto, ciascuna con durata massima 20 secondi (perciò durata massima della presentazione 6 minuti e 40 secondi). Un software gestirà automaticamente la sequenza delle immagini e dei creativi e non sarà possibile bloccare la sequenza. Le slide dovranno essere create secondo il modello scaricabile dal sito di Linkinart.
Sarà poi necessario inviare entro domenica 4 novembre almeno 7 slide e la scheda di partecipazione all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com.
La partecipazione è gratuita.
Entro l’11 novembre i creativi selezionati riceveranno una mail di conferma.
Edmondo Romano, musicista e compositore, classe ’69, ci accoglie nella sua casa nei caruggi per questa intervista. Grande esperienza maturata negli anni in progetti di varia natura, dal teatro alla composizione, passando per la partecipazione a progetti come le colonne sonore di note serie televisive (Distretto di Polizia, Giudice Mastrangelo), film per il cinema (Si può fare, protagonista Claudio Bisio), collaborazioni con altri artisti (Vittorio De Scalzi, Gian Piero Alloisio, Federico Sirianni).
In una stanza adibita a studio di registrazione, circondati da una quantità di strumenti a fiato, parliamo della sua esperienza di musicista e del suo ultimo lavoro, recentemente pubblicato, “Sonno Eliso”, disco di composizioni strumentali in cui si fondono il mondo musicale contemporaneo alla musica etnica, la musica di ricerca e sperimentazione al minimalismo, grazie alla coesistenza di strumenti molto diversi tra loro (sax, zarb iraniano, fagotto classico, liuto arabo…). Il cd è stato prodotto in collaborazione con Pivio ed Aldo De Scalzi, ed è il primo, interamente composto da Edmondo, di una trilogia dedicata alla comunicazione tra diverse realtà.
Quando e quale strumento hai preso in mano la prima volta?
Il primo strumento che ho preso in mano è stato il violino, poi sono passato al clarinetto, che ho suonato in conservatorio per un po’ di anni, finché ho cominciato ad interessarmi alla musica etnica, folk, che negli anni ’90 era molto di richiamo: ho approcciato lo studio di diversi strumenti, dalla zurna turca al bansuri indiano… strumenti di diversi luoghi del mondo.
Come hai sviluppato interesse per strumenti etnici, generalmente poco usati, così particolari? Hai imparato da solo a usarli? Cosa ti danno in più rispetto alla strumentazione classica?
La scelta degli strumenti è dettata dal tipo di brano che si compone, comunque non c’è stato un percorso preciso, la cosa è avvenuta naturalmente. Quando ho cominciato a studiare questi strumenti non esisteva internet come adesso, quindi per riuscire a imparare dovevi trovare qualcuno che sapesse suonare quello strumento o dei vinili che ti permettessero di ascoltarne il suono. Adesso se hai una certa base e vuoi imparare a tirar fuori due note dal duduk (flauto tradizionale armeno, n.d.r.) vai in rete e trovi come trattare l’ancia, come accordarlo, come soffiare; una volta questo non era possibile. Per esempio per imparare il mizmar africano me lo facevo portare da amici in viaggio e poi imparavo da solo attraverso i dischi reperibili appunto. Questo però mi ha permesso di sviluppare una tecnica personale, corretta ma più occidentale diciamo, in confronto a un musicista egiziano che lo suona in maniera diversa, più approssimativa volendo, ma – poiché facente parte della sua tradizione – anche più semplice ed istintiva. Tutto questo si palesa nel mio modo di esprimermi con gli strumenti: si è creato negli anni uno stile personale.
Tra gli strumenti che suoni ce ne sono alcuni la cui genesi risale al sesto secolo, mi sembra che il tuo sia un interesse di tipo etnoatropologico che va oltre il singolo strumento. Non puoi essere interessato a uno strumento se non sei stimolato anche dalla cultura di quel popolo. La musica mediorientale, orientale e la musica classica indiana mi hanno sempre affascinato a partire dai suoni, passando per lo stile della danza indiana fino alla cinematografia. C’è qualcosa che mi attira naturalmente verso quei popoli. Il duduk di cui parlavo prima è uno strumento armeno da cui si è passati all’antenato del clarinetto, lo chalumeau, e da questo gradualmente si è arrivati al clarinetto classico che usiamo oggi. Non solo molta cultura o i numeri, ma anche tutti gli strumenti che noi utilizziamo vengono dal mondo arabo, orientale, che era molto più avanzato nella fattura degli strumenti (tolte eccezioni come l’Irlanda dove si sono sviluppati strumenti simili).
Coerentemente con la pluralità degli strumenti, le tue collaborazioni sono estremamente varie, dal gruppo yiddish a Vittorio De Scalzi… Si arriva a collaborare con persone così diverse perché ci si trova e si vede che si hanno gli stessi interessi. Non c’è una scelta metodica o razionale, semplicemente ci si scambia emozioni, esperienze… ho collaborato con tante realtà perché questa è la mia indole; ho affrontato negli anni anche tanti generi musicali diversi, quindi mi trovo a suonare – con tante persone diverse – tanti strumenti diversi ognuno in modo diverso: clarinetto in stile yiddish, flauto irlandese in stile irish…
“Sonno come affievolimento della vita, Eliso come rimozione o paradiso…” è una frase che compare nel disco.
La tematica di Sonno Eliso è il maschile e il femminile: il “sonno” è un elemento che sento e noto fortemente in questo momento storico, trovo che ci sia una generale sonnolenza che ci sta pervadendo facendoci perdere il coraggio di dire ciò che pensiamo e proviamo, di esprimere quindi la voglia di un cambiamento. “Eliso” da elidere, quindi in qualche modo togliere la sonnolenza. Mi piacevano questi termini antitetici. Credo sia importante cominciare a risvegliarsi. Maschile e femminile perché sono i due elementi principali della comunicazione, è il primo rapporto che abbiamo col diverso, che poi nella vita può diventare diverso socialmente, etnicamente… se non si impara a dialogare col diverso ci si trascina un pesante bagaglio per tutta la vita. Per me, uomo, la donna è in realtà l’essere più vicino, quello a cui mi rapporto tutta la vita ma anche quello con cui a volte non riesco a comunicare; quindi il fulcro di tutto è questo: se davvero si riuscisse a instaurare un rapporto più completo, chiaro e sincero con l’altra metà sicuramente tutto il resto si allargherebbe, saremmo più completi.
Parlando di rapporti tra persone, non si può non riflettere su come sia cambiata la comunicazione: compulsiva, frenetica e spesso superficiale su web, molte volte quasi assente dal vivo.
Già. Ma non è il mezzo ad essere il diavolo, è come lo si usa… c’è da dire anche che purtroppo stiamo vivendo in un paese che sta lentamente morendo, mi chiedo come possano le generazioni più giovani affrontare questa distruzione culturale che è avvenuta negli ultimi vent’anni, credo che non basterà una generazione per rimediare a ciò che è stato fatto, questo a mio avviso è il problema più grosso; i danni che sono stati fatti non consistono semplicemente nel tagliare o togliere: il problema è che quando si elimina una voce questa non esiste più, e ci vuole tantissimo per ricostruirla e ridarle spazio e valore. Chi fa musica in modo libero e non commerciale come me ha visto ridursi moltissimo gli spazi, perché essendo compositori e creativi che fanno ricerca, sperimentazione, non rientriamo in una categoria precisa. Questo è un discorso che vale anche in altri campi ovviamente.
Se questo primo lavoro riguarda la comunicazione tra l’universo femminile e quello maschile, cosa prepari per gli altri due capitoli di questa trilogia?
Il secondo lavoro riguarderà la comunicazione come verbo, quindi parola scritta o detta, il terzo riguarderà l’argomento a mio avviso più complesso, la religione. In quest’ultimo disco affronterò sicuramente anche il canto, mentre questo primo disco è totalmente strumentale. Per ogni lavoro mi avvalgo di diversi collaboratori, che non sono scelti con un ragionamento particolare, ma è la musica stessa via via che viene scritta a suggerirmi quello specifico musicista che conosco, e che con la peculiarità della sua espressione completa il brano.
Questo disco è interamente composto da te…
Fin dal ’91 ho sempre composto per diverse realtà musicali, per altri artisti, per cinema, teatro… questo però è il primo lavoro che porta il mio nome, ho avuto la possibilità di mettermi maggiormente in gioco, di esprimermi più liberamente, far uscire più forte quello che sento e che sono. Tutta la ricerca sulla tematica di Sonno Eliso non si sarebbe altrimenti sviluppata in modo così preciso. Di certo ciò ha comportato una maggiore responsabilità e devi dedicare quaranta volte tanto al lavoro, perché tutto dipende da te. Ma l’ho presa in modo molto positivo. Oggi il musicista non può essere più solo musicista, specialmente se compone qualcosa di proprio deve essere in parte anche tecnico del suono, saper curare l’immagine grafica del proprio lavoro, essere produttore artistico, arrangiatore… si va sempre di più incontro a una completezza dell’artista, non solo perché tecnologia e comunicazione ce lo permettono ma perché i rapporti con la conoscenza e la cultura che noi abbiamo acquisito negli ultimi anni è enorme rispetto a quella che si poteva avere in passato, perciò siamo in grado di avere un’ottima conoscenza dei vari aspetti che compongono il nostro lavoro. Io ho voluto curare e seguire tutto nel mio disco, dalla scrittura musicale alla confezione finale, cosa che mi ha permesso di offrire al fruitore esattamente il prodotto che io volevo fare.
Farai dei concerti con i pezzi di questo album?
Ho riscritto tutto il disco per una piccola formazione da camera, con violoncello, fagotto, pianoforte e violino e io ai vari fiati, un piccolo concerto che ripropone però tutti i temi del disco. Dal vivo inoltre i pezzi verranno anticipati da letture tratte da diversi autori, per esempio Frida Khalo, Jung, Freud, Michelangelo… tutti che dicono qualcosa di personale sui temi del disco. Ho cercato queste citazioni insieme a Simona (Fasano, attrice di teatro di prosa e teatro-danza, drammaturga, regista, sua compagna e collaboratrice, n.d.r.), sarei stato ipocrita a realizzare un album su maschile e femminile e non avere uno scambio con l’altra metà della mia vita, e il lavoro sarebbe stato incompleto: non riusciamo da soli a vedere tutto, in due si riesce ad avere una maggiore visione d’insieme, basta sapere ascoltarsi.
Dal 22 al 24 novembre 2012 si terrà presso il Muvita di Arenzano la quarta edizione di FIDRA – Festival Internazionale del Reportage Ambientale a cura dell’Associazione Culturale Cinematografica Daunbailò (organizzatrice anche del Genova Film Festival): a questo scopo è aperto un bando nazionale per documentari e reportage dedicati all’ambiente, prodotti dopo il 1 gennaio 2009.
Il concorso è riservato ad autori nati o residenti in Italia e le opere non in lingua italiana dovranno essere sottotitolate in italiano. Le opere dovranno pervenire in dvd, unite alla scheda di iscrizione compilata e firmata, entro sabato 20 ottobre 2012 all’indirizzo: Associazione Culturale DAUNBAILÒ – Via Tavella 10R – 16136 Genova.
Ogni DVD dovrà contenere una sola opera (pena l’esclusione dalle selezioni), ma ogni autore potrà partecipare con più opere. Per ogni lavoro presentato dovrà essere allegata l’apposita scheda d’iscrizione.
La partecipazione al concorso è gratuita.
Una giuria selezionerà le opere che parteciperanno a Fidra e il vincitore, che avrà un premio di 500 €.
Gli autori delle opere selezionate verranno avvisati tempestivamente sull’esito del concorso e sull’eventuale programmazione della loro opera all’interno del Festival.
Introducendo la Received Pronunciationnelle precedenti puntate, abbiamo spostato la nostra attenzione sulla pronuncia dell’inglese. “Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire,” direbbe Dante Alighieri…
Eh sì. Perché non si capisce bene per quale motivo, ma troppo spesso l’insegnamento e il conseguente apprendimento dell’inglese tralascia la componente fonologica, ovvero relativa ai suoni della lingua, a vantaggio di quella grammaticale e lessicale.
Eppure, la fonologia dell’inglese meriterebbe davvero di essere approfondita. Infatti, per ragioni di storia della lingua, spesso spelling e pronuncia non corrispondono. Prendiamo per esempio le parole: doubt e debt (“dubbio” oppure “dubitare” e “debito”). In entrambi i casi la “b” è muta, nonostante sia stata mantenuta nella grafia in ossequio ai termini latini originari, dubitare e debitum. Il suono /b/ risulta assente anche in thumb e bomb (“pollice” e “bomba”), così come in tomb , che si legge: /tuːm/ e forse manderà in crisi alcuni di voi che hanno sempre letto il titolo del famoso gioco e poi film Tomb Raider in un modo molto distante da quello corretto.
Potremmo poi parlare della “k” muta nei vocaboli che iniziano per “kn-“ quali know, knowledge, knee (“conoscere/sapere”, “conoscenza”, “ginocchio”); oppure della “p” che non si pronuncia in psychology, psychiatry, psycho (quest’ultimo ha il significato di “folle” e “psicopatico” oltre a essere il titolo di un celebre film di Hitchcock) e di diversi altri esempi.
Ma perché è così importante conoscere la pronuncia di ogni singola parola? Si tratta forse di una fissazione di alcuni insegnanti particolarmente severi o, per dirla con un termine inglese, nitpicking, “pignoli”? Non è soltanto un discorso relativo a ciò che noi stessi riusciamo o non riusciamo a comunicare. Il nostro interlocutore, infatti, visto il contesto, sarà presumibilmente in grado di capirci se sbaglieremo la pronuncia di una parola all’interno di un intero discorso articolato.
Conoscere la pronuncia corretta è invece quanto mai utile se la direzione della comunicazione va nel senso opposto, ovvero dal nostro interlocutore a noi. Se veniamo colti impreparati e siamo sorpresi di fronte alla pronuncia di alcune parole, potremo tendere a perdere anche il senso più generale del discorso, specialmente se si tratta di parole chiave.
Pensate per esempio a quanto importante può essere la mancata comprensione della sopracitata parola “debt” all’interno di un intervento di carattere economico – e attualmente quante volte si sente parlare di sovereign debt!
Se l’intento è quello di perfezionare sempre di più la conoscenza dell’inglese, l’impegno dovrà quindi andare nello sviluppo di una “coscienza fonetica” oltre che di uno sforzo teso all’arricchimento del vocabolario o a una comprensione più approfondita delle strutture grammaticali. “Che noia e che barba”, potrete pensare: “La vita è già dura e ci mancava solo la “coscienza fonetica” a rendere più difficile lo studio dell’inglese.”
Nonostante la presenza di diversi venditori di fumo – in inglese si definiscono cheats – che invadono il mercato dell’insegnamento dell’inglese con titoli come “Easy English”, “L’inglese veloce”, “Imparare l’inglese senza sforzi”, ecc. l’apprendimento dell’inglese, così come di ogni disciplina, prevede invece grandi sforzi e un costante desiderio di migliorare… Il processo sarà forse lento, magari costellato di ostacoli e difficoltà, ma proprio per questo alla fine darà enormi soddisfazioni e risultati garantiti e molto più duraturi.
Lagreen economy – nell’attuale situazione economica segnata da una crisi senza fine – può essere un volano in grado di contribuire in maniera significativa al rilancio del sistema produttivo ed occupazionale del nostro Paese. La conferma arriva dai buoni risultati ottenuti dalla Ecomission, azienda genovese leader assoluta, in Italia, per quanto riguarda il mercato della mobilità elettrica su due ruote.
Oggi alle ore 18:00, a Sestri Ponente, in via Buccari n.21 sarà inaugurata, alla presenza del presidente della Regione, Claudio Burlando, la nuova linea di assemblaggio dello scooter elettrico made in Italy “Ecojumbo”, realizzato da Ecomission.
In uno scenario generale in cui, ogni giorno, si ha notizia di aziende che fuggono dall’Italia per approdare in nuovi lidi dove “delocalizzare” la produzione, a discapito di migliaia di lavoratori italiani e genovesi, la scelta di puntare forte su Sestri, rappresenta una netta, quanto lodevole, inversione di tendenza.
«Siamo molto fieri di essere, al momento, i primi in questa nicchia di mercato secondo i dati Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) – spiega Walter Pilloni, amministratore delegato di Ecomission, ramo aziendale di Teknit – ma, soprattutto, siamo fieri di essere uno dei primi esempi di delocalizzazione “al contrario”, visto che abbiamo deciso di implementare le linee di montaggio a Genova». E sempre nella nostra città, l’azienda sta portando avanti un progetto per la realizzazione di una ventina di colonnine di ricarica per scooter elettrici in altrettante scuole.
La nuova linea, lunga 25 metri, ha una capacità produttiva di 12 scooter per la costruzione di 2 modelli al giorno. L’obiettivo di Ecomission è realizzare 50 mezzi elettrici al mese.
«Lo stabilimento di Sestri Ponente consente, per dimensioni e tecnologia, di accogliere la crescente domanda che suscita questo prodotto – continua Pilloni – Una richiesta che è in aumento viste le eccezionali prestazioni di questo mezzo, del tutto identiche a quelle dei modelli a benzina e visti i prezzi dei carburanti tradizionali. Un confronto in cui non possiamo che uscirne vincenti in termini economici ed ecologici».
Venerdì 5 ottobre 2012, sempre alle ore 18, sarà possibile per tutti i cittadini accedere liberamente agli impianti e toccare con mano la nuova idea di mobilità ideata da Ecomission. L’amministratore delegato, Walter Pilloni, sarà a disposizione del pubblico per presentare e far provare agli ospiti il suo Ecojumbo.
La società immobiliare proprietaria del complesso monumentale, infatti, aveva ottenuto i permessi a costruire il 7 dicembre 2011, appena poche ore prima dell’approvazione del nuovo Piano Urbanistico che, per quell’area, prevede una norma di salvaguardia.
Oggi arriva la risposta del Ministero che accoglie le istanze delle 2 associazioni e con una lettera chiede alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria di riesaminare la vicenda. La missiva, firmata dal direttore del servizio Tuela del Patrimonio architettonico della direzione generale del Ministero, Stefano D’Amico, invita la Soprintendenza ad eseguire gli accertamenti necessari e poi inviare un riscontro al Ministero.
Nel frattempo i lavori a Villa Raggio stanno proseguendo ed i vertici della Soprintendenza sono cambiati, ma questa risposta è comunque un passo avanti nel tentativo di fermare dei lavori che rischiano di stravolgere per sempre un patrimonio culturale della città.
Vintage a Palazzo Ducale: da venerdì 12 a domenica 14 ottobre 2012 si terrà la mostra-mercato “Un pasto al giorno“, che mette in vendita abiti e accessori usati per beneficenza: il ricavato andrà infatti ai bambini ospitati nei campi profughi di Mai Haini, in Etiopia.
L’Associazione Gandhi, che si occupa di organizzare l’evento, ha preso contatto con stilisti di fama che hanno donato abiti di qualità firmati o vintage, accessori, abiti da sposa e da cerimonia e così via.
Inoltre si stanno cercando pacchi dono di abiti e accessori che le persone non usano più e che potranno essere venduti nel corso della fiera: chi volesse dare il proprio contributo può rivolgersi ai negozi Bulgaro, via Albaro 53r (010 363220); Funny Shop, via Fieschi 9r (010 590604); Lipstick, via XXV Aprile 62r (0102474256); Sempreinmoda, via Cipro 44r (010 565571).
Dal 19 al 25 novembre 2012 torna in tutta Italia la Settimana del baratto: un evento che coinvolge decine di bed and breakfast, che ospiteranno i clienti senza chiedere denaro, ma prodotti o servizi.
Qualche esempio: siete abili nell’usare il computer? Ci sono strutture a cui serve il sito, una pagina Facebook, qualche lezione su come si usano i software più comuni. Sapete cucinare? Potete portare conserve, salse, dolci e molto altro. Siete dei tuttofare? Allora potete soggiornare gratis in cambio di riparazioni, imbiancature, giardinaggio e così via. Volete sperimentare le attività della campagna? C’è per voi l’opportunità di dare una mano a coltivare l’orto, raccogliere le olive, piantare alberi da frutto.
Su Era Superba abbiamo spesso dato spazio a temi che riguardano il baratto: tra gli swap partye il successo di siti web come Reoosee Persoperperso e del gruppo Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo“, passando per iniziative imprenditoriali come il negozio Passamanoa Bolzano, fino a progetti più vicini a noi come quello di Silvia e Luana, che barattano saponi creati da loro con prodotti alimentari biologici.
L’elenco delle strutture aderenti è consultabile sul sito settimanadelbaratto.it: ci sono molti bed and breakfast anche a Genova e in Liguria, per chi non vuole andare troppo lontano. Come abbiamo detto anche in altre occasioni, si tratta di iniziative molto importanti per sostenere l’economia del dono e al tempo stesso dare una mano a piccole realtà che cercano di mantenersi attive nonostante la crisi.
Ami il teatro e la danza, non ti perdi uno spettacolo e ti piacerebbe lavorare come critico? Se apparire in video non ti spaventa, puoi partecipare al concorso organizzato da Studio28 Tv in collaborazione con Fondazione Cariplo.
Critica in MOVimento è un bando destinato a persone di età superiore ai 18 anni, che abbiano assistito in prima persona a uno spettacolo di danza o teatro in qualsiasi luogo del mondo. Per partecipare è necessario realizzare un video lungo fino a 10 minuti, in cui recensire lo spettacolo secondo lo stile e il metodo che l’autore preferisce (anche con interviste, backstage ecc).
Non è prevista quota di partecipazione e si può partecipare con uno o più video, senza limiti di numero, purché rispettino il tema del concorso. L’iscrizione avviene postando il video sulla pagina Facebook “Critica in MOVimento” entro il 31 ottobre 2012.
I video saranno votati dagli utenti di Facebook: i 20 video che avranno ottenuto il maggior numero di “Mi piace”, saranno successivamente valutati da una giuria composta dai membri di Rete Critica, che unisce i principali siti e blog italiani di informazione e critica teatrale.
L’autore del video vincitore avrà un premio di 1.000 € che saranno consegnati durante la cerimonia di premiazione (data e luogo ancora da stabilire).
Le hanno provate davvero tutte per eliminarli, ma loro, irriducibili non ci pensano neppure a sloggiare. Parliamo di gabbiani, migliaia di esemplari che hanno adottato l’aeroporto Cristoforo Colombo, costruito proprio a ridosso del mare, quale luogo di residenza, a due passi dalla discarica di Scarpino dove abitualmente si recano per sfamarsi.
La settimana scorsa un aereo della British Airways partito da Genova e diretto a Londra è stato costretto a rientrare in pista subito dopo il decollo a causa dell’impatto con uno stormo di gabbiani. Per fortuna non ci sono state conseguenze per i passeggeri, ma il fatto è tutt’altro che casuale. Il fenomeno si chiama “bird strike”, ovvero l’impatto tra volatili e aerei. L’aeroporto di Genova si conferma uno dei più a rischio in Italia, insieme a Palermo, anch’esso uno scalo costiero. Nel 2010 secondo il rapporto annuale dell’Enac, l’ente che vigila sulla sicurezza degli aeroporti, gli episodi di “bird strike” al Cristoforo Colombo sono stati 19. Nel 2011 si è scesi a 10, mentre quest’anno siamo già arrivati a quota 8.
Dalle pagine del “Secolo XIX” apprendiamo che l’aeroporto di Genova spende ogni anno 400 mila euro per fronteggiare l’emergenza volatili.Per allontanarli ed evitare il ripetersi di incidenti che potrebbero anche trasformarsi in tragedie, sono stati utilizzati ultrasuoni, cannoncini a gas, registrazioni di gabbiani in agonia, con squadre attive giorno e notte. Risultato: zero assoluto, grazie alla loro intelligenza gli animali, dopo breve tempo, comprendono che si tratta di falsi allarmi e ritornano a planare sulle piste aeroportuali.
«Da soli non ce la facciamo – dichiara al “Secolo XIX” il direttore dell’aeroporto, Paolo Sirigu – abbiamo bisogno d’aiuto altrimenti perderemo la battaglia». Sono circa 6 mila gli animali osservati ogni mese, fino a 80 mila l’anno, spiega l’ornitologo Alessandro Montemaggiori, consulente ingaggiato per risolvere la situazione, che aggiunge «Operiamo in una condizione ambientale difficile: di fronte abbiamo la diga foranea, il luogo dove dormono, a fianco le acciaierie Ilva e il letto del Polcevera, dove stazionano e dietro c’è Scarpino dove vanno a mangiare».
Per risolvere definitivamente la situazione una soluzione in realtà ci sarebbe.
Come spiega dalle pagine del suo blog “Scienziato preoccupato” (http://federico-valerio.blogspot.it/), il professore Federico Valerio, esponente dell’associazione Italia Nostra, per anni ha diretto il Servizio di Chimica Ambientale dell’Istituto Italiano Tumori.
«Al mattino presto, migliaia di gabbiani si alzano in volo e si dirigono verso la discarica del monte Scarpino, a pochi chilometri dalla costa, dove, da oltre 40 anni, mandiamo la rumenta dei genovesi. L’ora della partenza dei gabbiani non è affatto casuale, coincide esattamente con l’arrivo del primo camion carico di rifiuti. Prima che, come previsto, la rumenta spianata, sia ricoperta con uno strato di terra, i gabbiani fanno piazza pulita degli scarti organici e, una volta satolli, ritornano tranquilli al mare, sui prati dell’aeroporto e sui moli che lo proteggono».
Eppure «sarebbe sufficente una conoscenza elementare di ecologia per risolvere alla radice il problema – sottolinea Valerio – eliminare totalmente l’alimentazione artificiale e costringere i gabbiani a ritornare ai loro antichi sistemi di sussistenza: pescare faticosamente pesci e crostacei. Meno cibo, meno gabbiani: elementare Watson!».
Senza dimenticare che «In base a normative europee, da anni sarebbe vietato conferire scarti organici e biodegradabili in discarica – precisa Valerio – norma che elimina ben più gravi e costosi problemi, quali la produzione di eluato e il conseguente inquinamento di falde, di corsi d’acqua, del mare».
Ma nonostante ciò «Nel nostro Bel Paese questa norma è regolarmente elusa, con continue deroghe – continua Valerio – basterebbe ridurre la produzione di rifiuti organici, eliminando gli sprechi di cibo (gli esempi ci sono: Banco Alimentare, Last Minute Market), organizzare su tutta la città una capillare raccolta differenziata dell’organico, da trasformare in buon compost da vendere ed incentivare il compostaggio domestico da parte di tutte le famiglie che hanno giardini, orti, terrazzi e poggioli fioriti».
Così facendo, tra l’altro, si potrebbe realizzare una seria raccolta differenziata Porta a Porta degli altri scarti. «Ma a questo punto, con una raccolta differenziata superiore al 65%, cosa si darebbe da bruciare all’inceneritore/ gassificatore? – è la domanda retorica che si pone Federico Valerio – Che fine farebbero i previsti lauti guadagni? E i dividendi per il maggiore azionista ovvero il Comune?».