Anno: 2012

  • Fight for money: al Lucrezia concorso per band hip hop e dance

    Fight for money: al Lucrezia concorso per band hip hop e dance

    band musicaFight For Money è un concorso rivolto ai gruppi hip hop e dance hall, che avranno la possibilità di vincere un premio in denaro ed esibirsi in una serata live al Lucrezia Bar di vico Caprettari.

    Per iscriversi è necessario telefonare ai numeri 340 2949920 o 388 4252548, oppure scrivere una mail a comparinigiordana@libero.it. Bisogna precisare la provenienza delle basi strumentali, se si tratta di cover o auto prodotte.

    Le band si esibiranno mercoledì 10 ottobre (dalle 21 alle 24) e il vincitore sarà scelto da una valutazione combinata tra giuria e pubblico. Nel corso di varie serate le band si sfideranno in gironi eliminatori, fino alla premiazione del vincitore.

  • Start 2012, l’apertura collettiva delle gallerie d’arte di Genova

    Start 2012, l’apertura collettiva delle gallerie d’arte di Genova

    La mostra nella galleria d'arteAnche quest’anno l’associazione Start, che riunisce le gallerie genovesi d’arte moderna e contemporanea, ha organizzato l’apertura collettiva che ha dato il via alla stagione espositiva 2012-1013. Le gallerie aderenti all’iniziativa sono state 22, la maggior parte di esse situate nel centro storico e quindi visitabili tutte in una sera, passeggiando da un vicolo all’altro a scoprire gli splendidi spazi espositivi nascosti nelle pance degli edifici storici; colonne, volte ribassate, conci grezzi e rampe di scale medievali che fanno da quinta teatrale a opere contemporanee, con effetti di contrasto incredibilmente suggestivi. Abbiamo curiosato anche noi tra le varie gallerie e parlato con artisti e galleristi in questa notte all’insegna dell’arte.

    La galleria Il Vicolo espone una collettiva di nove artiste che hanno lavorato sul tema “Beauty Case”, titolo stesso dell’esposizione: ce ne parla Francesca Gattoni, curatrice, insieme a Martina Gagliardi, gallerista: «Volevamo presentare, per Start, una mostra al femminile, un po’ anche per celebrare la tradizione della galleria che è matriarcale, e abbiamo deciso di presentare artiste che avessero indagato nel loro lavoro il tema della bellezza, declinato nelle tecniche proprie di ognuna di loro. Abbiamo scelto il tema del beauty-case perché è legato al viaggio e Genova è da sempre città di scambi culturali, quindi c’era l’idea di fare arrivare artiste di un’altra città che idealmente portassero il loro “bagaglio” fino a qui».
    Tecniche particolari come quella utilizzata da Francesca Gagliardi, che crea le sue opere mettendo insieme trucchi per il viso e ricoprendoli con una fusione in ceramica. La sua serie “Home”, incentrata sulla casa-gabbia, è affrontata con mezzi differenti, dal disegno, alla carta forata, ai rossetti, usati come piccoli pali a dar vita a case d’oro e d’argento, di cui si intende l’intima fattura solo a un’analisi molto attenta: «C’è l’idea del doppio, una gabbia che si riflette in uno specchio e che rimanda al prezzo che bisogna pagare per apparire belle… e c’è tutta una serie di trucchi che fanno da prigione, da gabbia dorata appunto». Miss Paka, writer, usa invece mezzi completamente diversi: «Qui cambiamo completamente genere – dice Francesca – con una gestualità più immediata e meno ricercata ma con un’identica profondità riflessiva, perché la bambina protagonista delle sue opere (che è poi il suo alter ego) si distacca dalla massa – rappresentata dai fogli di giornale usati come sfondo del quadro – e gioca con una palla rossa al di sopra dello scorrere troppo veloce degli eventi intorno a noi».

    Centro storico di GenovaArte moderna e contemporanea a Genova

     

     

     

     

     

     

     

    La galleria Guidi&Schoen presenta invece un confronto tra artisti italiani e americani, tutti molto giovani: «Il titolo è “Face to Face – dice Chico Schoen – perché la mostra vuole mettere faccia a faccia questi giovani artisti che lavorano attraverso la pittura in due continenti diversi. Noi abbiamo aperto dieci anni fa lavorando con artisti giovani, alcuni di loro continuano la loro collaborazione con noi, ma abbiamo anche l’esigenza di volgerci al nuovo e inserire nuovi nomi, ricominciare un percorso. Cerchiamo regolarmente perciò nuove voci». Guglielmo Castelli, uno degli artisti in mostra: «Questi ultimi lavori che ho fatto sono stati pensati ad hoc per questo progetto. Io parto come illustratore per l’infanzia, quindi il rapporto tra titolo e immagine, laddove il titolo aiuta l’immagine e viceversa, per me è fondamentale. Nel mio lavoro cerco di contrapporre un’idea di caduta e fallimento a toni cromatici molto leggeri. Tutte le mie figure sono ritratte di schiena o si coprono l’una con l’altra in modo che ci si possa identificare in ognuna di loro. Per me il fallimento è intrinseco alle cose e non per forza è qualcosa di negativo perché significa esperienza».

    Arte moderna e contemporanea

    Arte moderna e contemporanea, mostra Face to Face

     

     

     

     

     

     

    Dell’artista Vitaliano è invece “Reflex”, la personale ordinata alla galleria Cerruti Arte: «Vitaliano ha una grande tecnica pittorica – dice Edgardo Cerruti – a cui ha in qualche modo rinunciato in nome di una grande sintesi. Nelle tele esposte la perfezione scultorea diventa umana, c’è una Nike di Samotracia che diventa donna, e la trasformazione porta con sé tutte le imperfezioni dell’essere umani. Di qui è arrivato alle ultime opere, ombre cinesi quasi, dove toglie tutti i particolari per lasciare solo le forme scure: questo per evitare che le persone si fermino alla superficie, che guardino solo la tecnica, il disegno, venendo distratte dal significato». L’artista presenta anche una serie di “Piccoli”, gocce della nostra società li descrive il gallerista: questi non vengono venduti in blocco o con l’esposizione proposta, ma ciascuno può scegliere quelli che preferisce creandosi la propria composizione, la propria storia.

     

    La mostra di VitalianoCerruti Arte, Vitaliano

     

     

     

     

     

     

    Enrico Macchiavello, ViolaboxUna mostra alla galleria d'arte Violabox

     

     

     

     

     

     

     

    La galleria Violabox infine propone le irriverenti e divertenti opere di Enrico Macchiavello (già noto al grande pubblico per avere creato la serie di personaggi animati che per diverso tempo è stata protagonista dell’advertising della birra Ceres): con lo stile disegnativo che lo contraddistingue ha realizzato una serie di peepshows – da cui il titolo della mostra – scatole all’interno delle quali si sbircia (to peep significa sbirciare) grazie ad un foro che ci mostra immagini infinitamente ricche di particolari minuziosamente curati: «Il peepshow era un oggetto in uso nell’Ottocento come divertissement da salotto, e attraverso un’illusione ottica ricrea un ambiente dove l’occhio a causa della visione monoculare viene ingannato, e aumenta la sensazione di immersione nell’immagine. Io l’ho adattato al mio stile disegnando ambientazioni grottesche. La scelta di usare solo il bianco e nero aumenta l’effetto ottico di straniamento e concentra l’attenzione sul segno». Ecco quindi Peeping the Circles, in cui ogni immagine concentrica all’altra illustra un girone dantesco con le varie pene, Pino Peephole che ci mostra letteralmente il colon di Pino popolato di omini-batteri e….non solo!, Peeping the Reactor, in cui uomini e mostri da radiazioni nucleari si muovono all’interno di un reattore, o Peeping the Ocean che ci porta sempre più giù nel mare fino a tritoni, sirene e pesci abissali. Dice di lui Viola Gailli, gallerista: «Ho scelto lui perché mi ha davvero impressionata il suo lavoro particolarissimo, le immagini sono ricche di dettagli che si colgono uno alla volta e che bisogna andare a cercare osservando da vicino, ogni volta che si guarda dallo spioncino si vede un particolare in più, una storia diversa».

    Le esposizioni attualmente in essere proseguono per un mese circa e possono essere visitate con gli orari specifici di ogni galleria, reperibili sui relativi siti.

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Collettivo Cantacronache e Folk studio, tutta un’altra musica…

    Collettivo Cantacronache e Folk studio, tutta un’altra musica…

    Folk Studio, RomaMi permetto, innanzitutto, di segnalare un bel libro… Si tratta di “Retromania” di Simon Reynolds, ISBN Edizioni. Il libro tocca almeno in parte il nostro argomento, a dimostrazione di quanto il senso di “mancanza di novità”, di continua (ed eterna?…) ricapitolazione ed il conseguente senso di smarrimento sia tema di profonda attualità.

    Nel 1958, nell’industriale Torino si formò il collettivo “Cantacronache”, che comprendeva un gruppo di musicisti, intellettuali, autori e scrittori (per fare alcuni nomi: M. L. Straniero, E. Jona, U. Eco, I. Calvino, F. Fortini, Margot, F. Amodei, S. Liberovici) che già esprimevano – in questo vicini alle tematiche care alla scuola di Francoforte, Adorno in primis – un giudizio decisamente critico nei confronti della nascente “industria culturale”, responsabile diretta della cultura di massa. Il movimento di “Cantacronache” (che poi sfocerà nel “Nuovo canzoniere italiano”) proponeva un tipo di canzone caratterizzata da una forte motivazione sociale; una canzone vissuta come impegno culturale e politico, che spesso traeva spunto da fatti di cronaca. Infine, una canzone che si voleva fuori dal circuito discografico/commerciale, fuori dalla logica del “prodotto di consumo”.

    Diversi fra i cantautori della prima ondata ebbero contatti più o meno episodici con i componenti di questo gruppo. Oggi è riconosciuta la notevole rilevanza culturale  che il collettivo “Cantacronache” esercitò in quegli anni e il ruolo di stimolo che continuò ad avere negli anni successivi, anche dopo lo scioglimento, ruolo importantissimo per la storia della canzone italiana e ancor più per la futura canzone d’autore.

    Nel 1960 nasce a Roma il “Folk studio”, rilevato nel 1967 da G. Cesaroni che lo fece diventare un punto di riferimento nazionale. La leggenda vuole che nei primissimi anni ’60 passasse dal “Folk studio” anche un giovane Bob Dylan agli inizi della sua carriera. Per il resto questo locale di Trastevere fu il ritrovo della “scuola romana” dei cantautori (F. De Gregori, A. Venditti, G Lo Cascio, R. Zenobi, R. Gaetano, E. Bassignano, S. Rosso, M. Locasciulli ecc…).

    Sempre nel 1960 ci furono i gravi fatti di Genova (sollevazione della popolazione per impedire un congresso nel partito neo-fascista M.S.I. con feroci cariche della polizia) che fecero registrare una forte partecipazione giovanile. Agli inizi degli anni ’60 F. De André inizia a scrivere le prime canzoni. Nel 1962 F. Guccini scriverà la struggente “Auschwitz”…

    Anche un altro gruppo di primissimo piano nella scena musicale italiana, I Nomadi, interpreterà molte canzoni di F. Guccini. In particolare “Dio è morto” (che la R.A.I. prontamente censurò) divenne un manifesto, così come importantissimo Lp di F. Guccini, “Folk-beat n1”, testimonianza di come si potessero scrivere le canzoni in maniera diversa, canzoni che erano espressioni del mondo di sentire, pensare, vivere delle giovani generazioni. Nella diffusione di questi primi fermenti di “controcultura” – in opposizione al modo di vivere borghese – per ora spontanei, esistenziali, e in questo senso pre-politici, giocarono un certo ruolo alcuni locali pioneristici che sorsero nelle più importanti città italiane. Locali diversi, frequentati da un pubblico forse più raffinato e anticonformista ma che, soprattutto, funzionavano da “luoghi identitari”, da “posti giusti”, in modo particolare per i musicisti e gli appassionati. Alcuni locali si ispiravano alle “caves” parigine frequentate dagli esistenzialisti. Sotto questo profilo non va dimenticato che per una buona parte dei primi cantautori il riferimento alla Francia e ai suoi chansonniers (C. Trenet, J. Greco, J. Brel, G. Brassens, L. Ferrè, ecc…) fu sempre molto importante.

    Si è detto che nel 1960 aprì i battenti a Roma il Folk studio. Ricordiamo almeno: il “Santa Tecla saloon”, “L’Aretusa” e la “Taverna messicana” a Milano dove suonavano G.Gaber e Jannacci, L. Tenco, A. Celentano e, successivamente, sempre a Milano, il “Capolinea”, ritrovo di molti jazzisti italiani e non, ed infine il “Derby club”.

    A Genova vanno ricordati i locali dell’ angiporto, il “Cafè borsa” e il “Ragno d’oro”, frequentati da G. Paoli, U. Bindi, B. Lauzi, F. De Andrè, i fratelli Reverberi, oltre i già citati G. Gaber e L. Tenco.

    Il 1962 fu anno di nascita del “Nuovo canzoniere italiano” che ebbe come figure di spicco G. Marini e il musicologo L. Pestalozza. Anche questo collettivo proponeva una maniera diversa di considerare e fare canzoni, impegnandosi in seri studi sulle tradizioni musicali popolari, nell’intento di salvaguardare l’identità e l’esistenza stessa della cultura operaia e contadina. Da ricordare un libro che ebbe culturalmente un notevole impatto, prodotto da questo ambiente: “Le canzoni della cattiva coscienza”.

    Gianni Martini

  • Pesto e Dintorni: al via la manifestazione gastronomica di Lavagna

    Pesto e Dintorni: al via la manifestazione gastronomica di Lavagna

    PestoDopo il grandissimo successo delle precedenti edizioni, Lavagna ospita nel primo weekend di ottobre la nona edizione della manifestazione gastronomica Pesto e Dintorni, una rassegna dedicata al condimento ligure più famoso del mondo e agli ingredienti per realizzarlo: basilico, aglio, olio, sale, pinoli, pecorino e formaggio grana.

    Come ogni anno, sono numerosissimi gli eventi in programma, dai laboratori  sulla preparazione del pesto ai corsi di cucina, dalle degustazioni guidate alle mostre. Obiettivo della manifestazione, quello di promuovere il pesto in tutte le sue forme e gli altri prodotti di qualità della Liguria.

    Quest’anno inoltre la manifestazione è arricchita da Vinolium, la sezione dedicata ai prodotti enogastronomici di qualità provenienti dalle altre regioni tra cui Emilia Romagna ed Piemonte e da due eventi in bicicletta: sabato 6 dalle 14.30 alle 17 distribuzione di bici del Bike Sharing, domenica dalle 9.30 alle 12 gita sul lungofiume Entella in bici (per info Marco Veirana – 339.1029558 • marcoveirana@tiscali.it)

    Le location degli eventi sono piazza Vittorio Veneto, Casa Carbone, Porticato Brignardello e l’Auditorium Campodonico di via Cavour; gli orari di apertura sono sabato 6 ottobre dalle ore 10 alle ore 22 con iniziative serali, domenica 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 20

    Ecco il programma completo.

    Sabato 6 ottobre

    ore 10.30 Cerimonia di inaugurazione. Taglio del nastro a cura delle Autorità presso le aree espositive

    PESTO CORNER – Piazza V. Veneto

    ore 10- 18 Laboratorio per la preparazione del pesto a cura dell’enogastronomo Virgilio Pronzati

    ore 11 Presentazione ufficiale e conferenza stampa della De.co. (Denominazione Comunale -del Comune di Lavagna). Primo Comune del Levante Ligure ad istituirla. Saranno presenti Giuliano Vaccarezza, Sindaco del Comune di Lavagna e Lorenzo Dasso, Assessore all’Agricoltura, Pesca e Demanio

    ore 15.30 Laboratorio di degustazione. La Liguria incontra l’Emilia. A cura di Creuza de Ma di Arenzano (GE), Pesto Bosio di Genova e Az. Agr. Ganaghello di Castel San Giovanni (PC)

    AUDITORIUM PESTO E DINTORNI VINOLIUM Auditorium G.B. Campodonico – Via Cavour

    ore 10.30 Corso di cucina “Il piatto re della tradizione ligure”: il cappon magro. A cura del Ristorante U Pescou di Lavagna

    ore 16 Corso di Cucina “Bagnun d’anciue”. A cura del Ristorante Raieu di Cavi di Lavagna

    ore 17.30 Cerimonia di consegna targa Giornalista Pesto e dintorni. VinOlium a Costantino Malatto.

    a seguire Degustazione guidata San Nicola in Chiavari: un’azienda agricola tra storia del territorio e recupero ambientale. A cura di Giorgio Getto Viarengo e Azienda Agricola San Nicola di Chiavari (GE)

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    ore 10-12 e ore 16-18 Pestrocchiamo, laboratori per bambini. A cura della Ludobiblioteca Libringioco del Comune di Lavagna, in collaborazione con Arciragazzi Tigullio e con merenda a cura del CIV Consorzio Centro Storico di Lavagna

    Domenica 7 ottobre

    PESTO CORNER – Piazza V. Veneto

    ore 10 – 18 A cura dell’enogastronomo Virgilio Pronzati

    ore 10.30 Laboratorio di degustazione Marmellate & Formaggi, binomio vincente. A cura di Az. Agrit. Lavagè di Rossiglione (GE) e Az. Agr. Riccardo Fernandez di Finale Ligure (SV)

    ore 16.30 Laboratorio di degustazione: La birra artigianale e i salumi si sposano a Sassello. A cura di Birrificio El Issor e Macelleria Salumeria Giacobbe di Sassello (SV)

    AUDITORIUM PESTO E DINTORNI VINOLIUM

    Auditorium G.B. Campodonico – Via Cavour

    ore 10.30 Corso di Cucina. Crepes, gelato e frutti di bosco…una leccornia! A cura del Ristorante Ca’ Melia di Cavi di Lavagna

    ore 17 Corso di Cucina. A cura dello Chef Alessandro Dentone del Ristorante Baia del Silenzio – Hotel Miramare di Sestri Levante (GE)

    A seguire cerimonia di chiusura

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    ore 16.00 Degustazione dei Testaieu. A cura del Consorzio Commercianti Centro Storico di Lavagna

    EVENTI COLLATERALI

    CASA CARBONE, piazza Cordeviola

    Il Pesto fatto in casa… 6/7 ottobre ore 11: un tuffo nel passato per conoscere storie, segreti e curiosità sul pesto e i suoi ingredienti, gustando il vero pesto fatto in casa – e sul momento – alla maniera delle nonne, seguito dalla visita guidata in costume d’epoca di Casa Carbone, dimora-museo donata al FAI da Siria e Emanuele Carbone nel 1987 e aperta al pubblico con l’intento di mostrare uno stile di vita ormai in disuso. All’interno degli ambienti domestici si scopriranno usi, costumi e ricette tipiche del territorio. Ingresso 8 euro intero, ridotto 6 euro (4-12 anni aderenti Fai)

    Aperigusto: aperitivo con degustazione di prodotti tipici 6/7 ottobre ore 11. Ingresso da Piazza Cordeviola. Visita guidata, in costume d’epoca, di Casa Carbone durante la quale verranno svelati i segreti del vivere fin de siècle, seguita da un aperitivo con degustazione di prodotti tipici locali servito nel caratteristico giardino della Casa-Museo. Ingresso 8 euro intero, ridotto 6 euro (4-12 anni aderenti Fai)

    MOSTRE

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    Mostra “Valle dei Berissi”, lo sguardo della memoria sulle radici. A cura di Julio Cesar Berisso (fotografo)

    Mostra sulla Rete Ciclabile Liguria. Ideazione e gentile concessione della Regione Liguria

     

    Manuela Stella

  • Prà, Fascia di Rispetto: progetti sbagliati, a rischio la riqualificazione

    Prà, Fascia di Rispetto: progetti sbagliati, a rischio la riqualificazione

    PraIl progetto di riqualificazione della Fascia di Rispettoa partire dal 2008 promesso alla popolazione in tutte le campagne elettoralirischia seriamente di saltare. E con esso 15 milioni di euro di finanziamento, di cui 9 messi a disposizione dalla Comunità europea. Stiamo parlando di un ampio programma di interventi definito come “Progetto integrato Prà Marina” che è stato riconosciuto idoneo di cofinanziamenti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (F.E.S.R. 2007-2013) relativamente all’Obiettivo “Competitività Regionale e Occupazione” – Programma Operativo Regione Liguria (P.O.R. Liguria 2007/2013) – Asse 3 “Sviluppo urbano”.
    L’intervento è destinato a cambiare radicalmente il volto della delegazione attraverso la ridefinizione dell’asse viabilistico, pedonale e veicolare, attorno al quale si organizzeranno una serie di operazioni di riqualificazione e integrazione tra le diverse parti del tessuto urbano. In particolare si provvederà al completo restyling della via Aurelia (via Prà) al fine di traslare la stessa, ove possibile (sedime ferroviario abbandonato), a maggior distanza dall’edificato storico del quartiere.

    Il progetto, tramite una gara ad evidenza pubblica, è stato affidato allo Studio Sibilla Associati. Già approvato in tutte le sedi competenti, oggi è pronto per l’appalto. «E adesso scopriamo che non si può fare a causa di un imprevisto aumento dei costi (il 23% in più) dovuto ad alcuni errori tecnici – spiega Ginetto Parodi, presidente del Consorzio Prà Viva che gestisce la Fascia di Rispetto insieme al Comune – il problema principale riguarda la viabilità che non sarebbe funzionale. A fine agosto durante una riunione con il vice sindaco Stefano Bernini e gli assessori Gianni Crivello e Anna Maria Dagnino, mi hanno annunciato che il progetto dovrà subire diverse variazioni. Mi chiedo come sia possibile che in 4 anni non siano mai state fatte delle verifiche progettuali. A questo punto rischiamo di perdere i finanziamenti. Il bando stabilisce il termine del 31 dicembre 2015, quale data del completamento del progetto».

    Strettamente correlata c’è la questione amianto, la cui presenza è stata rilevata nei cumuli di terra e rifiuti accumulati ormai da lungo tempo nell’area di levante della Fascia di Rispetto, tra la ex-pizzeria San Pietro e l’isola ecologica, in una zona frequentata quotidianamente dai residenti per prendere le barche, fare jogging o recarsi al punto Amiu.
    «La Provincia ha chiesto di preparare l’area con interventi propedeutici all’avvio del progetto – spiega Ginetto Parodi – Una ditta privata ha analizzato i cumuli di terra e ha trovato amianto in misura superiore alla soglia consentita dalla legge. Arpal, incaricata della certificazione delle analisi, non ha confermato i risultati. Il Comune ha affidato l’indagine ad un’altra ditta privata che, al contrario, ha nuovamente rilevato la presenza di amianto».
    L’attendibilità dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Liguria è messa in forte discussione. Il rischio per la salute pubblica, infatti, è ribadito da un’ordinanza del Sindaco, datata 13 settembre 2012, la quale ordina l’immediata rimozione e lo smaltimento dei cumuli di terra. «Vista la pericolosità del rifiuto e delle lavorazioni connesse allo smaltimento la rimozione deve essere effettuata con procedure d’urgenza», sottolinea il documento firmato da Marco Doria. Il Comune per l’intera operazione – che dovrebbe partire a breve – spenderà 600 mila euro, a fronte della spesa ipotizzata inizialmente, pari a circa 40 mila euro.
    Ma non è tutto «L’amianto è stato ritrovato anche nel vecchio sedime ferroviario – sottolinea Parodi – Quest’ultimo è stato acquistato dall’amministrazione comunale con una spesa di 2 milioni e 600 mila euro. Questa decisione frettolosa è stata dettata da meri interessi elettorali, insomma per mettersi in mostra di fronte ai cittadini. Peccato però che sarebbe stato possibile acquisirlo ad un costo simbolico, grazie all’accordo di programma con Trenitalia per la realizzazione del Nodo ferroviario di Genova».

    «Nessun componente dell’amministrazione è ancora venuto a Prà per spiegare alla popolazione le intenzioni di Palazzo Tursi – continua Parodi – Quali sono le prospettive future? Qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità. Recentemente ho avuto un incontro in Regione con il sindaco Marco Doria e il presidente Claudio Burlando e da quello che è emerso, ci sono serie probabilità di perdere il finanziamento».
    Il 13 ottobre, presso il Centro Remiero sulla Fascia di Rispetto di Prà, le numerose associazioni di cittadini, i comitati, le realtà eterogenee che da sempre si battono per migliorare la vivibilità del quartiere, per l’ennesima volta manifesteranno tutto il loro disappunto.
    «Chiediamo di sapere, attraverso dei documenti ufficiali, qual è la reale percentuale di amianto presente nelle terre rimosse – spiega Nicola Montese del Comitato per Prà – Per quanto riguarda la riqualificazione della Fascia di Rispetto vogliamo chiarimenti sullo stato del progetto. Qualcuno deve pagare i suoi errori anche con le dimissioni. Su questo progetto tutti i partiti di maggioranza hanno fondato le loro campagne elettorali».
    I comitati chiederanno l’istituzione di un tavolo tecnico-operativo all’interno del Municipio Ponente con rappresentanti dei cittadini e del Comune, al fine di ripensare il progetto.
    «È inutile che i rappresentanti istituzionali vadano in giro a raccontare che i progetti sono stati condivisi – conclude Montese – Noi sappiamo che non è vero. Se il 13 ottobre qualche componente dell’amministrazione di Palazzo Tursi venisse a raccontarci come stanno realmente le cose, sarà ben accetto. Le realtà associative di Prà stanno riempiendo il vuoto lasciato dalla politica che si è dimostrata irresponsabile. I cittadini, al contrario, hanno dimostrato di essere responsabili e chiedono rispetto. Da troppo tempo non ci sentiamo rappresentati da questi amministratori pubblici. Noi non protestiamo, né urliamo contro il sistema, noi vogliamo parlare e desideriamo condividere, partecipare al processo decisionale».

     

    Matteo Quadrone

  • Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Oggi, 5 ottobre, termina l’ultima giornata di lavoro per gli oltre 60 dipendenti della storica Centrale del Latte di Genova. La chiusura del sito, che quest’anno compie 75 anni di attività produttiva, non determinerà la sparizione dagli scaffali dei supermercati dei prodotti marchio Oro, questi ultimi però non saranno più prodotti “in casa” nello stabilimento di Fegino.

    Martedì si terrà l’incontro con Comune e Regione per cercare di trovare al più presto soluzioni occupazionali per i dipendenti. Dopo l’incontro, le istituzioni incontreranno i vertici Parmalat .

  • Furti e scandali della classe politica italiana: non è un problema di soldi

    Furti e scandali della classe politica italiana: non è un problema di soldi

    Lo scandalo del consiglio ragionale del Lazio ha riportato all’attenzione generale il problema della degenerazione di questa classe politica, facendo divampare su tv, radio e giornali una propaganda “anti-casta” che probabilmente fa invidia a Beppe Grillo.

    La cosa fa anche un po’ sorridere: per anni la grande informazione è andata al rimorchio proprio di questa stessa classe politica, che minimizzava, distingueva, prometteva e puntualmente, alla resa dei conti, non faceva un bel nulla. Comunque – si potrebbe pensare – finalmente ci sono arrivati: meglio tardi che mai!
    E invece no. Sta passando il messaggio, infatti, che il problema siano i soldi rubati da una politica degenerata e sprecona, che va rottamata. Eppure, per quanto possano rubare i vari Lusi, Belsito e Fiorito l’importo sottratto non sarà mai così rilevante da poter essere comparato con i molti zeri dei problemi economici italiani o con i moltissimi zeri dei giochi dei mercati finanziari. Ciò non significa che gli scandali della classe politica siano irrilevanti: tutt’altro. Solo non è un problema di cifre: è qualcosa di più profondo.

    Per molti commentatori, il malaffare che emerge giorno dopo giorno in seno alla politica italiana è ormai una metastasi. Ma la realtà è ancora peggiore. Siamo già oltre il cancro, oltre la malattia endemica: altrimenti non si capirebbe come mai i partiti non siano riusciti e non riescano tuttora, nemmeno dopo un’indignazione collettiva così aspra, a darsi dei codici di autoregolamentazione o delle leggi che arginino il malcostume imperante.

    Si sente dire spesso in questi giorni che la migliore pubblicità a favore dell’antipolitica viene proprio dagli scandali della politica. Ed è vero. Ma allora bisogna concludere che se una classe politica cosciente di viaggiare verso l’autodistruzione non riesce a fermarsi, significa che non può farlo. La degenerazione a cui stiamo assistendo, insomma, non è un semplice inconveniente, per quanto grave: piuttosto è il presupposto stesso del sistema.

    Qualcuno, a questo proposito, ha già coniato il termine “peggiocrazia”. Se in un normale sistema parlamentare è interesse dei cittadini essere rappresentati dalle persone più oneste e più capaci, che meglio cioè li amministrino e li rappresentino, nel nostro paese vige la regola contraria: una selezione naturale, scientificamente tollerata, che premia i disonesti, gli ignoranti, gli incapaci ed allontana i migliori.

    Il motivo è semplice: gli onesti e i capaci non si controllano facilmente. Al contrario è necessario circondarsi di persone ricattabili, senza reputazione, avide o semplicemente ignare ed ignoranti, perché basta garantire denaro, potere, impunità, difesa corporativa, libero arricchimento personale (lecito od illecito non fa differenza) per assicurarsi il loro voto. In questo modo il parlamento è venduto al miglior offerente.

    Questo è il senso della peggiocrazia; e questo è ciò che dovrebbe allarmarci davvero nel fenomeno della degenerazione della politica: vale a dire che i rappresentanti eletti da noi cittadini, al di là di quanto si intaschino, non stanno lavorando per noi, ma per qualcun altro. Il parlamento è di fatto alla mercé delle segreterie dei partiti, che impongono un certo voto ad un esercito di yes-man.
    Così, ad esempio, si è consolidata la pratica del decreto-legge, fatta apposta per bypassare il voto parlamentare e già abbondantemente usata da Prodi prima, da Berlusconi poi e da Monti ora. I vertici dei partiti, non certo campioni di adamantina onestà e comprovata coerenza, sono avvicinabili ed influenzabili: l’attività lobbistica non è mica un reato.

    Berlusconi, che perseguiva solo i suoi interessi personali, aveva trovato tranquillamente 314 parlamentari disposti a sostenere che è possibile scambiare una cubista minorenne marocchina per la nipote di un capo di Stato egiziano. Con un parlamento simile, qualcuno pensa davvero che sia difficile ottenere leggi contrarie agli interessi pubblici, ma favorevoli a ben precisi interessi privati?
    Certo, ci sarebbe il quarto potere: l’informazione. Ma non è un segreto che i media italiani dipendano quasi tutti dalla politica o da quel corpo finanziario e industriale che con la politica ha sempre fatto comunella. E infatti ci viene raccontato che il problema è “Er Batman” Fiorito, non la democrazia italiana ormai ridotta a terra di conquista per potenti interessi privati. In questo contesto come si fa ad essere sicuri che le tasse si alzino, le banche siano rifinanziate, i diritti siano messi in discussione, i servizi pubblici vengano ridotti, tutto esclusivamente nel nostro interesse?

    Andrea Giannini

  • Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    La crepa nel muro di via BocciardoOltre il danno la beffa. La scandalosa telenovela del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la frana causata dal cantiere per la costruzione di posti auto (il permesso a costruire venne concesso dal Comune di Genova), dal 4 dicembre scorso gli abitanti sono fuori casa e oggi, nonostante la sentenza di questa estate che ha obbligato committente e ditta costruttrice a mettere in sicurezza l’edificio, arriva la notizia che «su disposizione del Dirigente Responsabile del Settore Protezione Civile, Pubblica Incolumità e Volontariato – fanno sapere gli abitanti con una nota –  e secondo le procedure standard dell’Ufficio Pubblica Incolumità, l’accesso al fabbricato in trattazione deve essere preventivamente autorizzato dall’Ufficio Pubblica Incolumità e le chiavi dello stabile possono essere consegnate solamente a tecnici abilitati alla professione che ne facciano richiesta all’Ufficio, dichiarando che non sussiste la pericolosità nel rientro temporaneo negli appartamenti […] Il privato cittadino non può richiedere autonomamente la consegna delle chiavi.»

    Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato la rabbia e lo sdegno delle famiglie già sufficientemente umiliate e provate da una situazione che inizia ad assumere i contorni del surreale «…per poter rientrare in casa nostra a prendere le nostre cose, dobbiamo ogni volta pagare un tecnico specializzato che dichiari che non c’è pericolo

    «Lo stesso Comune a dicembre 2011 con sua ordinanza aveva disposto che in caso di inottemperanza della messa in sicurezza da parte di quanti obbligati a farlo, avrebbe provveduto a farlo in prima persona… in pratica il Comune ha disatteso alla sua stessa ordinanza».

    «Quando avremo un po’ di giustizia? Quando smetteremo di pagare per le colpe di altri?». E con la parola “vergogna” ben sottolineata si chiude la nota informativa delle famiglie del civico 1.

    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Centro storico, GhettUp Tv: la città e i suoi abitanti si raccontano

    Centro storico, GhettUp Tv: la città e i suoi abitanti si raccontano

    Stasera alle ore 20 in Piazza Princesa del Ghetto, appuntamento con le proiezioni dei filmaker di GHETTUPTV, un’attività realizzata nell’ambito del progetto della Casa di Quartiere GhettUp.

    LA CITTA’ E I SUOI ABITANTI SI RACCONTANO:

    Uno sguardo fatto di immagini in libertà insofferenti, scomode, nervose, irriducibili alle tesi precostituite. Ma anche tenere, fragranti, poetiche. Immagini che non temono di guardare in faccia la realtà.

    PROGRAMMA:

    La vita degli altri di Aatif Mostafa (GhettUp Tv)

    Software libero_ Società libera a cura di Lanterna Digitale Libera

    Dec: derive e cantieri di Pascal Bernhardt (GhettUp Tv)

    L’Italia sono anch’io di Pascal Bernhardt (GhettUp tv)

    Palestinese di Riccardo Navone (2003)

    Racconti dai territori occupati della Palestina a cura di Maria Di Pietro

    Vagonero (venditore ambulante) di Javier Sanchez presentato da Ehecatl Sanchez

    Il matrimonio di Pascal Bernhardt e Gianfranco Pangrazio (GhettUp tv)

    Summertime di Gianfranco Pangrazio (2003)

    Sbirri in action di Lollo Navone (2003)

    Pane Miele Sartoria di Maddalena Bartolini e Alessandro Diaco (Laboratorio di sociologia visuale)

    Il notiziario di GhettUp tv

     

     

     

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Joan Mirò a Genova: a Palazzo Ducale la mostra “Poesia e luce”

    Joan Mirò a Genova: a Palazzo Ducale la mostra “Poesia e luce”

    «Palma di Maiorca è per me poesia e luce»: sono queste le parole dell’artista Joan Mirò che hanno dato il titolo alla mostra inaugurata ieri a Palazzo Ducale (giovedì 4 ottobre, ndr), e che rimarrà aperta al pubblico fino al 7 aprile 2013.

    Proprio nel periodo in cui Mirò è vissuto sull’isola, che corrisponde agli ultimi trent’anni della sua vita, sono state realizzate le opere che si possono vedere nella mostra: sono oltre 80 fra quadri a olio, acquerelli e sculture, che rappresentano questa fase della vita e della carriera di Mirò e che culminano con una ricostruzione dello studio in cui lavorava, i cui arredi originali sono stati portati a Genova grazie alla Fundaciò Pilar i Joan Mirò, costituita mentre lui era ancora in vita (tre anni prima di morire ha donato infatti alla cittadinanza parte delle sue opere) e che ha contribuito alla realizzazione della mostra.

    È qui che incontriamo la curatice Maria Luisa Lax Cacho, una delle maggiori esperte di Mirò a livello internazionale, che ci spiega il rapporto che l’artista aveva con il suo lavoro e con la sua terra. Nato a Barcellona e vissuto poi a Palma di Maiorca, Mirò ha avuto da sempre un legame molto profondo con la terra e con il mare, elemento che caratterizza anche Genova, che proprio con la Spagna condivide il fatto di essere affacciata sul Mediterraneo.

    Joan Mirò Genova

    Che cosa spera che questa mostra lascerà a Genova e ai genovesi?
    «Spero che attraverso questa mostra i genovesi scoprano un Mirò molto più sconosciuto al pubblico in generale, legato soprattutto all’ultima tappa della sua vita, al periodo della maturità, dove vediamo un artista molto più “violento e aggresstivo”, nel senso che si sentiva molto più libero di creare quello che veramente voleva, indipendentemente dal fatto che piacesse o meno, anche se al tempo stesso ha avuto interesse a creare un’arte accessibile al pubblico».

    Mirò è nato a Barcellona e vissuto a Palma di Maiorca: due città si mare, così come Genova. Si può parlare di un legame tra la nostra città e il mondo dell’artista?
    «Certo, secondo me Mirò sarebbe stato molto felice in questa città. Qui ci sono elementi a lui molto cari, come il mare, il cielo e la natura, perciò penso che a Genova Mirò si sarebbe sentito come a casa sua».

    C’è un’opera in particolare che si possa definire più bella e più significativa, tra tutte quelle esposte nella mostra?
    «Ognuno ha le sue preferenze, che non sono per forza le stesse per tutti. Ci sono in particolare tre opere, appartenenti al periodo del 1959, realizzate in inchiostro e guazzo e legate alla collezione delle costellazioni, che sorprenderanno molto il pubblico. Abbiamo anche tele molto grandi che hanno un senso molto diverso: appartengono al periodo in cui Mirò decide di iniziare la sua “antipittura”, ossia rompere la tradizione e utilizzare elementi non tradizionali. In questa mostra possiamo dunque vedere due tendenze molto diverse nell’opera di Mirò: una molto più poetica e una molto più aggressiva».

    Le opere che vediamo nel museo caratterizzano una fase non tanto di “maturità artistica”, quanto di “purificazione dell’opera“. «Sono una pianta che cresce»: così definiva se stesso, ed era infatti solito realizzare ogni opera con tempi molto lunghi, perché ogni giorno dedicava molto tempo a riflettere su quanto aveva fatto e su come poteva proseguire. In questi anni Mirò riprende in mano alcune sue vecchie tele e ci ridipinge sopra, in una sorta di rivisitazione da zero del suo processo creativo. Ripensa la materia, raccogliendo oggetti abbandonati e collezionandoli nel suo studio in attesa di trovare un modo creativo per “combinarli”. Realizza dipinti-collage dove la base per la pittura è fatta di ritagli di giornale, compensato, cartone o altri materiali da riciclo. Arriva infine a stendere il colore con i pugni, con i piedi (camminando sulla tela) e con i capelli, perché tutto il suo corpo partecipasse alla realizzazione dell’opera: al termine della mostra, i visitatori sono invitati a porre la propria mano in una vasca di colore e a imprimerla su una tela alla parete, per sperimentare in prima persona quanto hanno osservato nel percorso.

    Sono anche gli anni in cui Mirò dipinge grandi opere site specific per luoghi pubblici e visibili a tutti (e riprodotte nella mostra tramite immagini fotografiche), dal Terrace Plaza Hotel di Cincinnati alla sede delle Nazioni Unite a New York.

    Marta Traverso

  • Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Eravamo tutti pronti a seguire il dibattito sulle linee programmatiche del Sindaco, ed invece ieri a Palazzo Tursi la politica si è dovuta fermare. Lo ha fatto innanzitutto per l’irruzione nella Sala Rossa dei lavoratori della Polizia Municipale sul piede di guerra per il piano di tagli ipotizzato dall’amministrazione e poi per la lunga discussione procedurale che ha preceduto il dibattito sul documento presentato da Marco Doria.
    Vista la delicatezza del tema e la natura tecnica di molti degli interventi dei consiglieri, vale la pena cercare di spiegare ai lettori cosa sono le linee programmatiche del Sindaco e in che modo esse dovrebbero essere  presentate ai consiglieri. Si tratta di un documento in cui viene definito il programma che l’amministrazione intende portare a termine nei 5 anni di mandato, individuando degli obiettivi generali e degli interventi specifici che ne permettano la realizzazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare non è solo una pura formalità, visto che su queste basi verranno stabiliti i finanziamenti per progetti e opere pubbliche all’interno del Comune.
    La norma di riferimento è il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) introdotto nel 2000, il quale prevede che “Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della provincia, sentita la Giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato”. Vi è quindi un rimando allo Statuto di ogni Comune per la definizione specifica della norma. La Statuto del Comune di Genova si esprime su questa materia con l’articolo 39, in cui si possono ritrovare tre principi fondamentali:

    • Il Sindaco neoeletto, sentita la Giunta, entro due mesi dalla proclamazione e comunque non oltre il 15 settembre, presenta al Consiglio le linee programmatiche relative ai progetti che intende intraprendere e alle azioni che intende realizzare nel corso del mandato;
    • Le linee programmatiche del Sindaco costituiscono la base per la formazione dei bilanci preventivi annuale e pluriennale nonché per i relativi assestamenti;
    • Il Consiglio partecipa alla definizione delle linee programmatiche presentate dal Sindaco mediante discussione ed eventuali proposte di emendamento. Tali proposte vengono valutate congiuntamente al Sindaco e di comune accordo sono inserite in modo organico nelle linee.

    Questo, in estrema sintesi, è il quadro normativo di riferimento, che abbiamo pensato di presentare al lettore anche per aiutarlo a farsi un’opinione informata sulla discussione avvenuta in Consiglio Comunale. Un quadro di riferimento piuttosto chiaro, che, tuttavia, ha provocato un duro scontro tra maggioranza e opposizione.
    Tutto ha avuto inizio con la dichiarazione di inammissibilità di alcuni ordini del giorno presentati da esponenti della minoranza (Campora, Lauro e Baroni del Pdl) perché depositati oltre la scadenza prefissata (giovedì alle ore 11, ndr). Tale limite massimo era stato stabilito durante una commissione dei capigruppo di tutte le forze politiche comunali, su proposta del capogruppo del Pd Farello. La decisione comunicata in aula dal presidente Guerello non è stata digerita dagli esponenti del Pdl che si sono appellati proprio allo statuto e al regolamento per difendere l’ammissibilità dei propri ordini del giorno. In particolare non hanno ritenuto corretto che la decisione di fissare un limite sia stata assunta dai capigruppo a maggioranza invece che all’unanimità, come accade di norma. In questo modo, spiega Lilli Lauro, «ci impediscono di lavorare in commissione capigruppo oltre che in aula» poiché il centrosinistra dispone del maggior numero di rappresentanti anche in tale organo. E poi, precisa il consigliere Campora, lo stesso Sindaco ha formalmente presentato le proprie linee programmatiche oltre il tempo massimo previsto dallo statuto (15 settembre).

    E di puntiglio in puntiglio si è proseguito a discutere per più di un’ora. Perché per consentire ai consiglieri di intervenire più a fondo sulle sue linee di indirizzo, Marco Doria aveva anche previsto, in modo effettivamente irrituale, che gli ordini del giorno – ovvero le modifiche o aggiunte al documento proposte dai consiglieri – fossero sottoposti a votazione. In caso di approvazione a maggioranza questi odg sarebbero entrati a far parte del testo definitivo. Anche nelle precedenti amministrazioni venivano accolti degli ordini del giorno dei consiglieri, nonostante la norma, riconoscendo le linee programmatiche come un documento proprio del Sindaco, stabilisca che solo lui possa decidere se accettarli o respingerli.

    Su queste basi i consiglieri del Pdl hanno cercato di sottolineare che solo al Sindaco poteva spettare, quindi, la  facoltà di non ammettere i loro odg, a prescindere dalla scadenza prefissata.
    Né gli interventi della segreteria generale, né il tentativo del capogruppo del Pd Farello di spiegare che la sua proposta di porre un limite di tempo voleva essere una garanzia perché tutti leggessero attentamente le proposte di modifica dei consiglieri, sono riuscite e riportare la calma in aula. E lo scontro è culminato con l’abbandono dell’Aula del Pdl, che ha annunciato anche un esposto al Prefetto per accertare se vi sia stata una violazione del regolamento del consiglio comunale.

    Il dibattito è proseguito anche in serata quando, in un’aula ormai priva dell’attenzione dei giornalisti, verso la mezzanotte è finalmente arrivata la parola fine alla seduta più lunga della neonata “era Doria”con Idv e Pd a un passo dallo strappo quando il sindaco ha deciso di accogliere alcuni ordini del giorno presentati dall’opposizione (Movimento 5 Stelle e Lega Nord). Ma andiamo con ordine: innanzitutto Doria  ha chiesto al Consiglio, come gli consente il regolamento, che non fossero votate direttamente le linee programmatiche; i documenti della minoranza che avevano fatto esplodere il caos nella maggioranza, alla fine sono stati accolti come “raccomandazioni” e quindi votati in blocco. Per quanto riguarda la maggioranza, è stato approvato un ordine del giorno del centrosinistra di adesione generale alle linee programmatiche. Il documento in questione si limita esclusivamente a fissare alcune priorità come la città metropolitana, il Puc, il welfare, il delicato tema delle società partecipate e la sicurezza idrogeologica.

    Il rispetto delle regole non è di certo un aspetto secondario e lo stanno dimostrando i vari scandali che coinvolgono diversi Consigli Regionali e i loro membri. Al tempo stesso lo scontro di oggi ha probabilmente impoverito il dibattito sul merito delle proposte del Sindaco, lasciando parzialmente in ombra il vero significato della seduta del Consiglio.

    La definizione delle linee di indirizzo per la crescita e lo sviluppo della città, soprattutto nella delicata fase che stiamo vivendo, avrebbe potuto – e forse dovuto – essere un’occasione per trovare punti di contatto tra le forze politiche perché il bene di Genova dovrebbe essere l’obiettivo comune di maggioranza e opposizione. Resta quindi un po’ di delusione nel constatare  come da nessuna delle parti sia giunto uno stimolo per cercare di ricomporre il conflitto e si sia consentito, invece, che una polemica su 6 ordini del giorno depositati alle 13 invece che alle 11 di giovedì u.s. potesse di fatto monopolizzare gran parte della seduta.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Diventare attore a Genova: incontri al Teatro della Gioventù

    Diventare attore a Genova: incontri al Teatro della Gioventù

    Fuori Scena, spettacolo al teatro della gioventùNon è una scuola di recitazione. Il titolo scelto da Eleonora D’Urso nel presentare Tkc Playing Comedy, nuovo progetto del Teatro della Gioventù, è Caruggi, Creuze e Ciasse di recitazione: tre tipi di corso, tre strade possibili che un aspirante attore può percorrere.

    I corsi inizieranno lunedì 15 ottobre 2012 e dureranno otto mesi, ciascuno con cadenza settimanale. Scopo degli incontri sarà imparare a divertirsi e far divertire, attraverso le parole dei più importanti autori comici del teatro internazionale (Alan Ayckbourn, Neil Simon, Michael Frayn e così via), scoprendo il lavoro dell’attore, vivendo al tempo stesso il palcoscenico, fino a provare la messa in scena. Al termine degli otto mesi i partecipanti saranno infatti coinvolti in una messa in scena presso il TKC Teatro della Gioventù, una sorta di “saggio di fine per-corso”.

    La prima lezione di lunedì 15 ottobre sarà gratuita e aperta a tutti, mentre i corsi veri e propri (a pagamento e a numero chiuso) inizieranno da lunedì 29 ottobre.

    Chi desidera maggiori informazioni potrà partecipare a uno dei tre incontri introduttivi, che si terranno lunedì 8, martedì 9 e mercoledì 10 ottobre con orario 19.30-20.30.

    Costi TKC Playing Comedy:
    Iscrizione annuale € 35,00
    Caruggio: € 90,00 mensili
    Creuza: € 110,00 mensili
    Ciassa: € 110,00 mensili
    La quota mensile andrà pagata il 29 di ogni mese.

    Orari e giorni:

    Il Caruggio di recitazione
    Fascia d’età 14-18
    Lunedì dalle 16:00 alle 18:00

    La Creuza di recitazione
    Fascia d’età 18-30
    Lunedì dalle 19:00 alle 21:00

    La Ciassa di recitazione
    Fascia d’età 30 in poi
    Lunedì dalle 21:30 alle 23:30 (o in alternativa 21:00-23:00)

    [foto di Daniele Orlandi]

  • I colori e i significati dell’elemento “acqua” nel giardino

    I colori e i significati dell’elemento “acqua” nel giardino

    forme dell'acquaCome abbiamo avuto modo di vedere nel corso di queste ultime settimane, l’acqua si estrinseca nel giardino nelle forme più diverse: è talvolta immobile e stagnante, talaltra scorre nelle fontane e nei torrenti, è silenziosa o fragorosa, può produrre un effetto di calma o attirare invece, con il suo gorgoglio, l’attenzione dell’osservatore. L’acqua è poi azzurra, se riflette il cielo, grigia se le pietre di un palazzo storico, verde se la vegetazione circostante.

    Forme dell'acqua

    L’acqua è poi duttile e scintillante in estate o algida e rigida, se ghiacciata durante la stagione invernale. L’acqua è infine uno sfondo e parte integrante dello stesso paesaggio a Blenheim Palace o forse è essa stessa il paesaggio, è opera d’arte tra le opere d’arte al Paul Getty Museum di Los Angeles, è quasi un mero “status symbol” (dati, all’epoca, i costi di gestione e di suo incanalamento) nelle peschiere delle ville cinquecentesche, o, al limite, è il semplice contenuto in una moderna piscina!Fontana
    Abbiamo però avuto anche occasione di sottolineare nel corso di questi articoli che questo, più di molti altri elementi, concorre a decretare il successo o meno di un giardino, sia esso piccolo o di grandi dimensioni.
    Infatti, l’acqua se zampilla nelle fontane o è lasciata scorrere, gorgoglia e dà vita al paesaggio, se ferma nelle vasche riflette il cielo, gli edifici e la natura, movimentando il contesto circostante. Infine, se vi si piantano essenze acquatiche essa diventa un vero e proprio giardino nel giardino.Forme dell'acqua
    Tanto rilevante è poi stata, da sempre, ritenuta l’acqua che l’intero parco di Versailles (uno dei più celebri esempi di giardino classico) ruota intorno a tale elemento.
    Proprio l’acqua è infatti la protagonista assoluta dell’insieme e fornisce, grazie ad un ingegnoso sistema di pompe e di sorgenti, uno spettacolo che doveva apparire all’uomo dell’epoca, per la sua complessità ed estensione, davvero inimmaginabile e quasi surreale.
    Ad un osservatore attento appare infatti chiaro che, in tale parco, il verde dei prati è, in realtà, solo sfondo all’azzurro dell’acqua, che riempie vasche e fontane, che scorre e si propaga nei numerosi rivoli e canali presenti sul terreno. Anche le imponenti alberature ed i boschi sono qui solamente cortine vegetali che delimitano, sottolineano e fanno da sfondo all’articolato complesso delle fontane. Tutto ruota intorno all’acqua ed è stato ideato e progettato al solo scopo di esaltare tale prezioso e sempre mutevole elemento.

    La piantina di VersaillesVersailles

    Volutamente stupefacente doveva pertanto essere lo spettacolo, specie la sera ed alla luce delle torce, per l’ignaro osservatore dell’epoca quando lo scorrere delle acque e lo zampillare dell’intricato gioco delle innumerevoli fontane veniva teatralmente azionato, con tempismo studiato e perfetto, al solo passare del re e della sua corte!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Rifiuti«Amiu è un’azienda del Comune e noi facciamo quello che dice l’amministrazione. Se si vuole portare la raccolta differenziata al 65% in un anno, si può fare, ma servono più risorse e più persone». Questa la risposta di Pietro D’Alema, amministratore delegato di Amiu, alle critiche dei consiglieri comunali in merito ai risultati ottenuti dalla raccolta differenziata nella nostra città. Mercoledì 3 ottobre, presso la commissione Sviluppo economico a Palazzo Tursi, D’Alema ha fatto il punto della situazione e ha illustrato il piano con gli impegni futuri per migliorare il servizio.
    L’assessore all’Ambiente, Valeria Garrotta ha ricordato «A Genova la raccolta differenziata ha raggiunto il 32%. L’obiettivo di legge per il 2012 è il 65%, mentre l’Unione Europea parla di avvio al riciclo del 50% dei rifiuti entro il 2010».
    Sono sufficienti questi semplici dati per confermare Genova quale città fuorilegge. Ma sarebbe pretestuoso chiedere un balzo in avanti del genere – vale a dire il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata (RD) nel giro di un anno – ma almeno gli obiettivi dovrebbero essere più ambiziosi del 50% entro il 2016, prospettato da Pietro D’Alema.
    «Genova è la città che negli ultimi anni ha fatto i passi avanti più lunghi – ha affermato l’a.d. di Amiu – nel 2006 eravamo all’11,9%, nel 2011 siamo arrivati al 31%, il 130% in più. Le altre grandi città non sono tanto più avanti: Torino è al 42% e Milano al 33,8%».
    Poi ha sottolineato «Tutta la nostra RD finisce al riciclo: ricaviamo 3,5 milioni all’anno ma ne spendiamo 14».

    Per quanto riguarda il piano di sviluppo, questo si dipana in tre fasi e non contempla la raccolta porta a porta, giudicata troppo difficoltosa nel contesto genovese.
    «La nostra linea è quella di individuare sistemi di multi raccolta mettendo vicino i cassonetti dell’indifferenziata e della differenziata – ha spiegato D’Alema – Adesso, solo nel 36% delle postazioni ci sono cassonetti per tutti i materiali».
    La prima fase prevede il completamento delle postazioni nelle strade principali, la seconda l’inclusione di vie secondarie e vicoli, la terza l’estensione della raccolta dell’organico. Mentre il numero delle isole ecologiche, attualmente 4, dovrà aumentare.
    «Il recupero dell’organico è il più costoso, per questo lo lasciamo all’ultimo – ha concluso l’a.d. di Amiu – non ha senso puntare su tutto subito».

    Peccato però che, come spiega Enrico Pignone, consigliere della Lista Doria ed esponente degli Amici del Chiaravagna, associazione che ha sviluppato il progetto pilota di RD a Sestri Ponente «Sulla raccolta dell’umido bisogna puntare immediatamente per mettere in sicurezza la discarica di Scarpino, riducendo la quantità di rifiuti putrescibili. Il piano di Amiu si pone degli obiettivi che sono fuorilegge».
    In merito ai costi, Pignone sottolinea «Bisogna aggiungere un altro fattore: a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi, il Comune paga sanzioni alla Regione Liguria per circa 2 milioni all’anno».

    Ma come si spiega una tale ritrosia nei confronti della raccolta dell’umido? Parliamo di un elemento essenziale affinché la RD diventi veramente efficace. Solo questa frazione, infatti, rappresenta almeno il 30% in peso degli scarti prodotti in ambito urbano. Trattandola in maniera differenziata si abbatterebbe l’impatto ambientale della discarica di Scarpino, eliminando le dannose emissioni o eluati derivanti dalla frazione umida.
    La risposta è semplice: da ormai 2 anni, l’organico viene trattato in un impianto di compostaggio dell’alessandrino perche Genova e tutta la sua provincia sono prive di un sito dedicato. Gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 hanno reso impossibile l’utilizzazione dell’impianto Amiu ricavato da una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna. Da allora e tutt’oggi, Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, presso una struttura privata in Provincia di Alessandria, con un costo significativo – circa 1 milione di euro all’anno – per le casse dell’azienda controllata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini (leggi l’inchiesta di Era Superba).

    «Siamo all’anno zero per la differenziata perché manca la politica – ha commentato dalle file dell’opposizione, Lilli Lauro, consigliere Pdl – quello che fa Amiu non è quello che sta scritto nel programma del Sindaco».
    Mentre per la maggioranza, Stefano Anzalone, consigliere Idv, ha chiesto chiarimenti sugli indirizzi politici e sul futuro impianto di compostaggio.
    Purtroppo non c’è ancora nessuna risposta sulla localizzazione del futuro sito dedicato al trattamento della frazione umida e così Amiu continuerà a spendere soldi pubblici per il suo conferimento fuori dai confini regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Genova, Fnac: sciopero dei dipendenti in difesa del posto di lavoro

    Genova, Fnac: sciopero dei dipendenti in difesa del posto di lavoro

    Oggi i dipendenti italiani della catena mondiale Fnac scioperano per difendere il proprio posto di lavoro, messo a repentaglio dalle scelte del gruppo proprietario Ppr, che non intende più investire sull’Italia ed è alla ricerca di un compratore interessato ai suoi 8 punti vendita presenti nel nostro Paese (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli).

    Nel frattempo online si è attivata anche una raccolta firme all’indirizzo http://firmiamo.it/salviamo-fnac

    «NE ABBIAMO IL DIRITTO E IL DOVERE:
    SALVIAMO FNAC, FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE ONLINE SU firmiamo.it BASTA UN MINUTO PER CONTRIBUIRE ATTIVAMENTE ALLA CAUSA DI MOLTISSIMI DIPENDENTI: COSA ASPETTI?»