Anno: 2012

  • Come leggere numeri e lettere delle uova

    Come leggere numeri e lettere delle uova

    Le Uova di PasquaSe ci trovassimo in una biblioteca o in una libreria, lì troveremmo un invito alla lettura del libro del mese… Immaginiamo se un giorno, entrando in un supermercato, trovassimo un cartellone con la scritta. “Invito alla lettura… delle uova“.

    Ebbene sì, leggere le uova… Spieghiamoci meglio: i numeri e le lettere stampate sopra il guscio rappresentano l’etichetta di tracciabilità ovvero il codice che ci permette di conoscere la filiera dell’uovo per capire il tipo di allevamento, lo stato di produzione, il codice ISTAT del comune di produzione, la provincia di produzione, il nome e il luogo dove la gallina ha deposto l’uovo e per finire in basso la data di scadenza o di deposizione.

    Alcuni dati importanti prima di passare ad un esempio concreto con il nostro uovo; il primo numero è forse il più importante, esso ci indica la tipologia di allevamento ovvero:

    “0” uova da allevamento biologico: le galline sono nutrite con mangime biologico, allevate all’aperto;
    “1” uova da allevamento all’aperto: le galline possono razzolare per alcune ore all’aperto – sono previsti nidi, trespoli e lettiere;
    “2” uova da allevamento a terra: allevamento a terra ma senza accesso all’esterno in capannoni al chiuso – uova deposte in nidi o a terra;
    “3” uova da allevamento in gabbia: allevamento in batteria in ambiente ristretto (5 galline in una gabbia grande quando una cassetta per la frutta) e deposizione delle uova direttamente in macchina.

    Come avrete sicuramente intuito questo dato è importante per due motivi: il primo attiene a ragioni prettamente etiche, infatti, a seconda della tipologia che scegliamo con il nostro acquisto, rafforziamo ed invogliamo la tipologia di allevamento che abbiamo indicato con la nostra spesa. In altri termini, se compriamo la tipologia 3, tanto per essere chiari, invogliamo e rafforziamo un tipo di allevamento che lucra sulle sofferenze inflitte a quelle sfortunate galline che vengono allevate in gabbie dove non hanno lo spazio per sgranchirsi le ali, poggiano le zampe 24 ore al giorno su barre d’acciaio e muoiono per sfruttamento e nevrosi dopo una breve vita di tormenti.

    Il secondo motivo è squisitamente economico, infatti, più ci avviciniamo alla tipologia “0” più le uova saranno care, e il perché è facilmente intuibile, le galline con tipologia diversa dalla “3” infatti, hanno un costo di allevamento ovviamente più basso di quelle allevate all’aperto… tuttavia sono certo che adesso, dopo aver saputo, non vorrete più risparmiare qualche centesimo di euro sapendo che quei pochi spiccioli procurano una vita di segregazione e sofferenze a degli esseri viventi.

    Ora passiamo all’esempio pratico: supponiamo di avere tra le mani un uovo con la seguente scritta “2 IT 096 VR 078”.
    Come avrete intuito il primo numero, ossia “2”, identifica il tipo di allevamento, uova da allevamento a terra, secondo la tipologia sopra descritta; la sigla IT identifica lo Stato di produzione; “096” è la cifra che identifica il codice ISTAT del comune di produzione; “VR” sono la sigla che indica la provincia di produzione; “078” sono i numeri che ci indicano l’allevamento in cui è stato deposto l’uovo. Sotto queste sigle troviamo la data di scadenza.

    Però, come abbiamo già avuto modo di rilevare, leggere le uova non è sempre semplice: le confezioni da sei uova, per esempio, spesso sono in cartone e non permettono la “lettura” del guscio. Inoltre, spesso le confezioni riportano la dicitura: uova biologiche e poi, una volta aperta la scatola, ecco che scopraimo che di biologico non vi è alcunchè…
    Insomma, se non impariamo a leggere le uova potremmo fare una bella frittata!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Alberto Terrile: corso di fotografia digitale e analogica al cinema Sivori

    Alberto Terrile: corso di fotografia digitale e analogica al cinema Sivori

    Alberto TerrileIl mondo della fotografia è quanto mai vario e complesso: dal primo dagherrotipo del 1839 all’ultimo modello di reflex digitale la strada fatta da questo straordinario mezzo è tantissima e infinite possibilità espressive si sono aperte lungo la via, mano a mano che tecnologie sempre più sofisticate sono progressivamente diventate alla portata del grande pubblico.

    Per gli appassionati che volessero approfondire le proprie conoscenze in merito, acquisendo nuove competenze, o per chi volesse cominciare ad avvicinarsi a questo mondo, giovedì 4 ottobre alle ore 18.30 presso il Cinema Sivori in Salita Santa Caterina si terrà la presentazione del corso semestrale di fotografia analogica e digitale tenuto da Alberto Terrile.

    Le lezioni, 16 in tutto tra teoria e pratica, inizieranno mercoledì 10 ottobre 2012 e proseguiranno fino a marzo 2013 con orario 18-20. Il corso base si propone di introdurre alla fotografia analogica e digitale, quindi non richiede capacità specifiche o attrezzature costose: «Per il base vanno bene una compatta, una bridge, una reflex analogica o digitale» dice Terrile. I temi affrontati saranno la ripresa e la realizzazione di immagini analogiche e digitali, la composizione ed il taglio, i generi fotografici. Le lezioni teoriche saranno corredate da proiezioni ed esempi provenienti dall’archivio personale del fotografo mentre le esercitazioni pratiche si faranno su set con luci professionali. Dopo la presentazione del corso si potrà fare l’iscrizione.

    Questa sera martedì 2 ottobre invece, sempre presso Sala Sivori, ore 18, Terrile presenterà il corso “Fotografare la scena”, corso specifico teorico e pratico sulla fotografia, appunto, di scena; verrà tenuta una lezione di prova gratuita e si potranno effettuare le iscrizioni. Per questo corso le lezioni sono 12, dal 2 ottobre al 18 dicembre sempre in Sala Sivori con orario 18-20.

    Attraverso esempi fotografici verranno spiegate le basi della fotografia di scena, le modalità operative,il rapporto che si instaura tra il fotografo e il teatro, la compagnia di danza o di artisti rock o jazz. Il corso prevede 4 esercitazioni dirette in scena (danza, musica e teatro). Si richiede una minima familiarità con l’apparecchio fotografico.
    «In entrambi i corsi è prevista la visione di autori; lavoro molto a feedback sulla classe – dice Terrile – ma di certo al “base” mostrerò Robert Doisneau, Richard Avedon, Arno Rafael Minkkinen, Robert Mapplethorpe, Diane Arbus, Ralph Gibson; per “Fotografare la scena” Jim Marshall, Annie Leibovitz, Baron Wolfman oltre a mostrare in entrambi i casi mie creazioni».

    Per il corso base inoltre Terrile specifica che ci saranno «2 set in studio e un’uscita (potrebbe essere un esercitazione di Street life o un lavoro sull’innalzamento della soglia di percezione del colore)» mentre per Fotografare la Scena le quattro prove pratiche consisteranno in «un’esercitazione su una prova generale della Compagnia Teatrale Palco Giochi al Teatro Garage (una mise en scene da Goldoni) più due prove di danza Afro con l’Associazione Dancing Baobabs di Vico Tana e un evento rock in via di definizione».
    «Gli allievi di tutti i miei corsi – continua il fotografo – vengono regolarmente invitati a partecipare a workshop e seminari che tengo durante l’anno».
    Al corso base seguirà, per chi desidera continuare, un modulo “intermedio”. Contestualmente alle presentazioni dei corsi, Sala Sivori ospita la mostra fotografica “Il corpo del paesaggio/il paesaggio del corpo” realizzata con i lavori degli allievi dell’anno 2011-12, visitabile fino al 26 dicembre negli orari di apertura del cinema. A questo proposito Terrile ricorda che la mostra di quest’anno attinge sia a elaborati del base che dell’intermedio.

    Per qualsiasi dettaglio aggiuntivo si può contattare direttamente Alberto Terrile all’indirizzo contact@albertoterrile.it, visitare il suo sito blog.albertoterrile.it o la pagina Wikipedia dedicata al fotografo e completa di biografia.

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: via ai lavori di riqualificazione

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: via ai lavori di riqualificazione

    Villa Duchessa di GallieraA breve partiranno i lavori per la riqualificazione del parco storico di Villa Duchessa di Galliera, polmone verde del quartiere di Voltri, un patrimonio naturalistico del Ponente genovese che tornerà all’antico splendore dopo anni difficili – segnati da una manutenzione ordinaria spesso carente e dalle ripetute incursioni dei vandali che hanno devastato la vegetazione e gli arredi della villa – nonostante il prezioso impegno profuso da numerosi volontari per garantire la cura del parco.

    Il programma di manutenzione straordinaria è stato diviso in due lotti per un investimento complessivo del Comune di Genova che supera i 2 milioni di euro. L’obiettivo è terminare i lavori entro il settembre 2013.
    Il primo lotto riguarda il restauro dei giardini all’italiana e quindi della vegetazione, dei vialetti e degli arredi per un totale di circa 460 mila euro. «Il progetto si ispira in parte all’impianto originale del 1872, in parte ai giardini francesi – spiega Matteo Frulio, responsabile dell’associazione amici di Villa Duchessa di Galliera e consigliere Pd del Municipio Ponente – L’opera sarà realizzata dalla Cooperativa Archeologia SCRL che, nell’agosto scorso, ha vinto la gara d’appalto».

    Per quanto riguarda il secondo lotto, l’assessore ai Parchi storici del Comune di Genova, Valeria Garotta, spiega «Stiamo ancora mettendo a punto gli ultimi dettagli, comunque gli interventi saranno diffusi su tutto il parco. I lavori dovrebbero finire in un anno, per i due lotti, infatti, abbiamo previsto un tempo di 180 giorni ciascuno».

    Ma sulla seconda fase dei lavori pesa una grande incognita «Il rischio, ancora presente, è quello di perdere i finanziamenti, 1.600.000,00 euro per il secondo lotto, se non si procederà in maniera celere alla progettazione definitiva e al contestuale bando per i cantieri nel bosco romantico – continua Matteo Frulio – Ci auguriamo che il tutto venga fatto in tempi stretti, dato che i cantieri devono essere liquidati entro la fine del 2013, pena il ritiro dei fondi per il restauro dei parchi».
    Questi interventi, insieme ad una attenta gestione «Potrebbe portare il nostro parco storico alla ribalta nazionale, con qualche prospettiva di lavoro», conclude Frulio.

    Nel prossimo futuro, per Villa Duchessa di Galliera, si profila un modello di gestione che seguirà, almeno in parte quello di Villa Serra di Comago nell’entroterra della Val Polcevera, gestito con successo da un consorzio che raggruppa tre comuni (Genova, Sant’Olcese, Serrà Riccò).
    «L’esempio di Villa Serra vale per alcuni aspetti e meno per altri – conferma l’assessore Valeria Garotta – Ma valuteremo tutto nei prossimi mesi».
    Nel frattempo alcune realtà associative si sono già fatte avanti «Su questo tema, alcuni mesi fa, era stata realizzata una delibera in consiglio comunale – conclude Garotta – Ne discuteremo con i soggetti che hanno manifestato interesse prima della fine dei lavori di ristrutturazione».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Cohousing a Genova: cos’è, come si può fare e dove cercare casa

    Cohousing a Genova: cos’è, come si può fare e dove cercare casa

    Danimarca, 1964: l’architetto Jan Gudmand-Hoyer raduna un gruppo di amici e propone loro di individuare uno spazio in cui andare a vivere tutti insieme, per ricreare “in piccolo” il clima di condivisione che nelle società antiche era tipico dei villaggi. Infatti, un tempo non esistevano né le grandi città di oggi né mezzi di trasporto che permettevano di arrivare rapidamente da un luogo all’altro: per questo, ogni singolo villaggio doveva badare da solo alla propria sussistenza. Inoltre, l’architetto voleva sperimentare un modo (quasi anacronistico, a ripensarci oggi) per contrastare l’assottigliarsi dei legami che la crescente globalizzazione ha portato nel vivere quotidiano delle persone.

    Questo è il cohousing: un percorso di vita in comune fra un gruppo di persone che si sono “scelte” e hanno individuato un luogo – per esempio un condominio – dove ognuno ha diritto al proprio spazio privato, ma dove al tempo stesso domina una logica di scambio e condivisione, per esempio con servizi in comune quali aree verdi e orti, biblioteca, area per bambini, pannelli fotovoltaici e così via.

    In questi cinquant’anni il modello si è diffuso, e in tutto il mondo – Italia inclusa – esistono ottimi esperimenti di cohousing. Un modello di vita che a Genova ancora manca.

    Per questa ragione si è costituita nei mesi scorsi “GE-COH: Associazione per la promozione del Cohousing a Genova“: un’associazione che si pone lo scopo di fornire aiuto e supporto a chiunque voglia tentare questa esperienza nella nostra città.

    Questi i vantaggi principali del cohousing, così come illustrato sul manifesto dell’associazione:
    l’aumento delle opportunità di relazione e la riduzione di patologie legate alla vita in solitudine (ad esempio per persone anziane);
    – maggiori punti di riferimento nella crescita dei bambini (aiuto nei compiti, assistenza quando i genitori non ci sono, ecc);
    – la creazione di rapporti tra gli adulti, che possono trovare occasione di confronto e dialogo con persone diverse dal proprio nucleo familiare;
    – la riduzione dell’uso improprio delle strutture, impiego più razionale delle risorse, riduzione dei consumi e dei costi;
    – possibilità di sperimentare nuove soluzioni costruttive, per esempio la bio architettura o strumenti di risparmio energetico e di miglioramento dell’impatto ambientale;
    – la partecipazione individuale alle attività di progettazione, realizzazione e mantenimento della propria casa.

    L’associazione ha sede presso il Circolo Arci Zenzero di via Torti, dove periodicamente terrà riunioni allo scopo di illustrare i principi del cohousing e prendere contatto con chiunque voglia aderire. Per contattarli ci si può recare presso il circolo Arci Zenzero o scrivere presso la pagina Facebook “Cohousing Genova”.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Corso fotografia gratis a Genova: riparte Mass alla Maddalena

    Corso fotografia gratis a Genova: riparte Mass alla Maddalena

    Ripartono alla Maddalena i corsi di fotografia gratuiti a cura del gruppo Mass – Maddalena Art & Street Spaces: da martedì 16 ottobre il laboratorio di piazza Cernaia 10r sarà aperto a tutti, con lezioni e materiali didattici gratuiti messi a disposizione dall’associazione.

    Le lezioni si terranno il martedì e venerdì dalle 18 alle 20, nei mesi di ottobre e novembre.

    Questo il programma:
    – tecniche fotografiche base (primi elementi: la macchina, come costruire un’ immagine, la luce)
    – elementi di fotoritocco e postproduzione
    – storia della fotografia
    – approfondimenti sulla fotografia e il video nei linguaggi contemporanei
    – progetti individuali

    Le iscrizioni sono aperte e i posti sono limitati (massimo 20 persone): per partecipare bisogna contattare Francesco al numero 334 7566202 o all’indirizzo mail massgenova@gmail.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    IL PRECEDENTE

    4 ottobre 2010 – Alluvione a Genova:  per l’intera giornata la pioggia si abbatte sulla Liguria, colpendo diversi Comuni del Savonese e molte zone del capoluogo, soprattutto a Ponente. La zona più colpita è Sestri, dove il Chiaravagna ha esondato e ha provocato una vittima (l’operaio Paolo Marchini) allagamenti e detriti nell’area compresa tra via Merano e via Clavarino: il punto di partenza della piena sembra essere ancora una volta il civico 15 di via Giotto, un palazzo costruito sopra l’alveo del torrente.

    L’edificio è stato costruito nel 1953, è composto da 28 appartamenti su 4 piani. Scriviamo “ancora una volta” perché si parla della sua demolizione da quasi vent’anni, poiché durante l’alluvione del 1992 la strada aveva vissuto un’emergenza analoga: la pioggia fa alzare il livello dell’acqua, il palazzo fa da “tappo”, detriti, rami e tronchi degli alberi si ammassano, il torrente straripa portando con sé acqua e fango. Da allora è in corso una querelle legale tra demanio e abitanti del palazzo: se viene demolito, a chi va l’indennizzo? Ai proprietari degli appartamenti o all’ente che rivendica quella dell’intero edificio?

    Durante un sopralluogo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso avrebbe detto: «Che ci fa qui quel palazzo?». Molto dura la replica del Sindaco Marta Vincenzi, contestata dagli abitanti del quartiere perché nei giorni dell’alluvione si trovava a Bruxelles per impegni istituzionali: «È una questione legale ventennale, io non posso buttare giù quel palazzo, è una questione tra demanio e proprietari. Non posso intervenire io con un’ordinanza. Se può farlo Bertolaso potrò superare il disappunto provato per la sua battutaccia».

    Secondo una prima stima, i danni provocati nel quartiere ammonterebbero a circa 30 milioni di euro. Il Comune ha stimato che la messa in sicurezza della città di fronte a calamità naturali comporta una spesa di oltre 18 milioni di euro, cifra non disponibile nelle casse della civica amministrazione.

    Vicoli di Sestri Ponente

    28 giugno 2012 – Il Sindaco di Genova Marco Doria, a poco più di un mese dalla sua elezione, annuncia ufficialmente quello che è stato uno dei punti chiave della sua campagna elettorale, ossia la demolizione del palazzo di via Giotto entro l’autunno, prima fase di una più complessa opera di messa in sicurezza del territorio. A questo scopo, precisa il Sindaco, «gli uffici comunali hanno predisposto un piano di interventi che prevederebbe un investimento di circa 440 milioni di euro». Il bando di gara per assegnare i lavori è stato pubblicato sul sito della Regione Liguria.

    28 agosto 2012 – Valeria Garotta, Assessore all’ambiente del Comune di Genova, scrive così sul suo profilo Twitter: “Dal 15 Settembre partono i lavori per la demolizione del palazzo di Via Giotto, causa dell’alluvione 2010 a Sestri”.

    2 settembre 2012 – La Regione Liguria, il cui presidente Claudio Burlando è anche commissario delegato al superamento dell’emergenza alluvione del 2010, annuncia lo stanziamento di 20 milioni di euro da parte del Ministero del Tesoro entro la fine del mese: si tratta di una parte dei fondi complessivi (100 milioni di euro) che devono ancora arrivare per essere ripartiti tutte le zone danneggiate dal maltempo.

    Questa la situazione: 10 milioni di euro sono arrivati subito dopo lo stanziamento e altri 45 milioni a luglio 2011. I restanti 45 milioni, a seguito di un taglio annunciato dal Governo Berlusconi e confermato anche successivamente dal Governo Monti, si sono ridotti a 27: secondo l’annuncio ufficiale della Regione, i 20 milioni di cui sopra fanno parte di questa quota, mentre i 7 rimanenti arriveranno entro fine ottobre. Di questi fondi, 5 milioni di euro sono serviti per acquistare i 28 appartamenti del palazzo di via Giotto, i cui inquilini hanno traslocato grazie a speciali agevolazioni previste in situazioni di emergenza come questa.

    La conferma arriva anche via Twitter, dal profilo di Burlando, che così ha scritto il 7 settembre in risposta a una signora di Cogoleto: “I soldi finalmente arrivano entro fine mese. Li assegnerò subito“.

    IL PRESENTE

    Ottobre 2012 – Al momento non è stata annunciata nessuna data ufficiale per la demolizione del palazzo di via Giotto. Non è quindi così scontato che entro la fine dell’anno si riesca a procedere, nonostante la volontà del sindaco.
    La giunta Vincenzi aveva indicato aprile 2013 come data per la demolizione e, se non si riusciranno a velocizzare le pratiche, non è ancora da escludere che il civico 15 possa restare in piedi fino alla prossima primavera. Attendiamo comunque gli annunci ufficiali, che metteranno definitivamente la parola fine a questo lungo iter.

    Se la data è ancora incerta, cerchiamo di capire con quali modalità avverranno i lavori e chi dovrà sostenerne i costi.

    Il primo e il secondo piano saranno demoliti mediante escavatori a pinza demolitrice, lavorando sull’alveo procedendo da monte verso valle; per quanto riguarda invece il terzo e il quarto, i mattoni verranno demoliti e calati a terra tramite appositi condotti (in modo da non diffondere la polvere), la parte strutturale verrà tagliata pezzo per pezzo e imbragata con una gru a torre – che l’impresa appaltatrice si è impegnata a montare nell’ambito dell’offerta – per poi calarla sul camion e portarla via. Il tutto a carico della Regione che, dopo aver acquistato i 28 appartamenti, ha destinato per la demolizione parte dei fondi già ricevuti dallo Stato.

    Per quanto riguarda invece il torrente Chiaravagna, è in corso da anni un progetto di adeguamento approvato in via preliminare fin dal 2001 ma finora completato solo parzialmente. In questi anni è stata allargata la vasca della foce; è stato realizzato un terzo fornice per il deflusso delle acque sotto i ponti ferroviari; è stata demolita una parte del civico 20 di via Giotto alla confluenza fra il Chiaravagna e il torrente Ruscarolo; è stato adeguato il ponticello di via Giotto sul Ruscarolo. Questi interventi, tuttavia, non hanno impedito il 4 ottobre 2010 al Chiaravagna di esondare. Da quel giorno non è stato effettuato nessun intervento strutturale sul rio Chiaravagna, tutti gli sforzi delle istituzioni si sono infatti concentrati nell’iter per la demolizione del civico 15.
    E’ bene ricordare, però, che finché non verranno realizzati tutti i lotti, i benefici e i miglioramenti effettivi saranno minimi

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Lagaccio, Voglio la Gavoglio: i residenti attendono risposte

    Lagaccio, Voglio la Gavoglio: i residenti attendono risposte

    Dopo la lettera aperta, spedita nel giugno scorso all’amministrazione comunale, la presentazione di 450 osservazioni al Puc (Piano Urbanistico Comunale) ed un incontro con il vice sindaco, svoltosi ai primi di agosto, qualcosa al Lagaccio si muove.
    Stiamo parlando del movimento eterogeneo di cittadini e associazioni che hanno dato vita al gruppo “Voglio la Gavoglio” per rivendicare un processo di partecipazione dei residenti in merito alla futura destinazione dell’area occupata dall’ex caserma Gavoglio, 60 metri quadrati in gran parte abbandonati a se stessi da lungo tempo.

    Come è noto il gruppo – nato sulla scia dell’esperienza attiva di numerose realtà e comitati che già da anni si occupano di una porzione del quartiere colpevolmente inutilizzata – si oppone strenuamente al disegno stabilito dal Puc approvato dall’ex giunta guidata da Marta Vincenzi. Per quanto riguarda l’area dell’ex caserma Gavoglio, considerata Distretto di trasformazione locale n. 3.06, le previste nuove destinazioni d’uso «cambierebbero radicalmente il disegno del precedente piano urbanistico, dando maggior peso all’edilizia abitativa e meno alla necessità di servizi e aree verdi per il quartiere», sottolinea il gruppo di cittadini del Lagaccio.

    «Il vice sindaco Stefano Bernini ci ha spiegato che l’amministrazione comunale sta stilando delle regole affinché sia possibile ridiscutere il Puc, alla luce delle numerose osservazioni  presentate dai cittadini su tutto il territorio genovese – racconta Enrico Testino, esponente del gruppo Voglio la Gavoglio – Bernini si è impegnato a consegnarci, entro settembre-ottobre, una bozza che proponga un percorso di partecipazione per affrontare le criticità da noi sollevate, in merito all’area dell’ex caserma Gavoglio. Il nostro obiettivo è costituire un tavolo di lavoro composto dai rappresentanti di tutte le realtà del Lagaccio».

    Mentre per quanto riguarda il pericolo ambientale – dovuto alla presenza di amianto nelle strutture dell’ex caserma – le risposte non sono state altrettanto positive. «In pratica abbiamo capito che non esistono studi attendibili e dettagliati sulla situazione dell’area – continua Testino – il vice sindaco ci ha confermato il suo impegno in questo senso e dovrebbe farci avere informazioni al più presto».

    Finora però nessuna comunicazione è giunta al gruppo “Voglio la Gavoglio” che nel frattempo continua la sua attività fatta di riunioni ed incontri pubblici. Se in breve tempo non dovessero arrivare le risposte promesse dall’amministrazione comunale, i cittadini sono pronti a fa sentire la loro voce, anche attraverso l’organizzazione di qualche iniziativa di protesta.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    A Trasta è iniziata la costruzione del campo base, opera propedeutica all’avvio dei lavori per la realizzazione del Terzo Valico, in particolare dei cantieri operativo e di servizio di Fegino. Si tratta del C.B.L. 3 (definizione da progetto) ed è uno dei 10 campi base complessivi che il Cociv dovrebbe costruire per alloggiare gli operai che saranno impiegati nei cantieri.

    Nel contempo, sul territorio genovese ed in Basso Piemonte, riparte la mobilitazione del movimento No Tav-Terzo Valico.

    Dopo i presidi dell’estate scorsa per bloccare gli espropri di terreni, la protesta del movimento che si oppone ad una grande opera considerata inutile quanto costosa, riparte. L’obiettivo è ostacolare e rallentare in ogni modo i lavori. Lunedì e martedì sera a Pozzolo Formigaro e Novi Ligure sono previste 2 assemblee pubbliche, mentre per mercoledì 3 ottobre l’appuntamento è dalle ore 17 presso via Ugo Polonio a Trasta per un presidio a cui seguirà in serata una fiaccolata con l’intento di accerchiare il cantiere. All’iniziativa di lotta popolare parteciperanno gli abitanti di Trasta, i genitori e i bambini della scuola Villa Sanguineti, i comitati liguri e piemontesi.

    I campi base sono dei veri e propri villaggi indipendenti dal tessuto socio economico locale. Nel campo base di Trasta – 14.372 metri quadrati di estensione – che sorge nell’area dismessa del parco ferroviario di Teglia con l’accesso da via Ugo Polonio sulla sponda destra del torrente Polcevera, è prevista la costruzione di un dormitorio a due piani per 320 operai, parcheggi, guardiania, infermeria, magazzini, ecc.

    Secondo il movimento No Tav-Terzo Valico il fatto che questo campo si realizzi in un’area ferroviaria dismessa è un evidente segno di debolezza del Cociv visto che «per aprire altri campi base o cantieri o per le opere di modifica della viabilità sarebbe stato necessario eseguire gli espropri e confrontarsi con il dato di partecipazione popolare consegnatoci dal mese di mobilitazioni estive, hanno pensato bene di prendere la strada più facile e iniziare a lavorare in un’area già loro messa a disposizione dalle ferrovie. Questo è un segno di debolezza del Cociv e di tutta la classe politica che sostiene il Terzo valico».

    Sabato 6 ottobre sarà la volta della marcia popolare No Tav-Terzo Valico da Serravalle ad Arquata. L’appuntamento è alle ore 14:00 a Serravalle in Piazza Coppi. Per favorire la più ampia partecipazione il comitato della Val Verde organizza un pullman dall’alta Valpolcevera con partenza da Isoverde alle ore 12:50 e da Campomorone alle ore 13:00, la spesa è di 10 euro circa per persona (per prenotazioni e info scrivere a valverdenotav@libero.it o chiamare il n. 348/8337597), mentre dal centro di Genova c’è un treno che parte da Piazza Principe alle 12.28 e arriva a Serravalle alle 13:02. Dalla Valpolcevera, invece, c’è un treno che ferma a Ge-Sampierdarena 11.37, Ge-Rivarolo 11.42, Ge-Bolzaneto 11.46, Ge-Pontedecimo 11:50, cambio ad Arquata S. alle 12:57 ed arrivo a Serravalle alle 13:02.

    «Dopodichè ogni giorno e ogni ora sono quelli buoni per contrastare il campo base di Trasta – conclude il movimento No Tav-Terzo Valico – Da queste parti lo scoraggiamento e la rassegnazione non sono di casa, la resistenza sarà lunga, determinata e al fine vittoriosa».

     

    Matteo Quadrone

  • Ebook: cos’è e come funziona? La risposta al Berio Cafè

    Ebook: cos’è e come funziona? La risposta al Berio Cafè

    ebook

    Partiamo con lo sfatare un mito: anche se ormai nel linguaggio comune i due termini si sono fusi, ebook è il file (che contiene un romanzo, saggio o altro materiale scritto), mentre l’oggetto che usiamo per leggere si chiama ereader o tablet, a seconda dei casi.

    Questione dei termini a parte, sono molti gli amanti della lettura che – per curiosità o comodità – hanno scelto l’ebook in alternativa o a complemento del libro di carta. Per coloro a cui questa materia sembra ancora molto oscura, il Berio Cafè ha organizzato due incontri dal titolo Praticamente èBook, dove sarà possibile “toccare con mano” i lettori di ebook, scoprire cosa sono, come si usano e dove si comprano, e sperimentare in prima persona un nuovo modo di leggere.

    I due incontri si terranno mercoledì 3 e mercoledì 17 ottobre 2012 (ore 17.30: relatori saranno Luca Calcinai di Ebook Club Italia e Marta Traverso, redattrice di Era Superba e social media editor della casa editrice digitale genovese Quintadicopertina.

    Per saperne di più, date un’occhiata a questo video girato da Daniele Orlandi lo scorso maggio, in un incontro sul tema a Palazzo Ducale dove erano presenti i due relatori.

  • Web radio: la Notte Bianca delle emittenti universitarie

    Web radio: la Notte Bianca delle emittenti universitarie

    RadioProgetti di tesi, materia d’esame per professori particolarmente 2.0, motivo di aggregazione per gli studenti: qualunque sia il fattore di origine, sono sempre di più le emittenti radiofoniche create e gestite all’interno delle Università.

    Ne abbiamo due esempi anche in Liguria: Campuswave, a cura degli studenti di Scienze della Comunicazione (sede distaccata di Savona) ed Effervescienze, il podcast di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.

    Vi piacerebbe seguire da vicino il lavoro di queste realtà? L’occasione arriva dal primo show-maratona di 24 ore in contemporanea mondiale, che si terrà domani – martedì 2 ottobre, ndr – e che vedrà coinvolte 530 emittenti in tutto il mondo, di cui 22 italiane, tra le quali ci sarà anche Campuswave.

    Il College Radio Day è stato ideato negli Stati Uniti da Rob Quicke, docente di comunicazione radiofonica alla William Paterson University e curatore della locale radio universitaria. L’evento si è tenuto per la prima volta l’anno scorso coinvolgendo solo i college americani: il successo è stato enorme, tanto che quest’anno si è deciso di replicare estendendo l’evento a tutti e cinque i continenti.

    Un esperimento molto interessante per portare alla luce le molte voci di ragazzi e studenti che in tutto il mondo sperimentano questo modo di imparare divertendosi, e che a livello europeo sarà coordinato proprio dall’Italia, grazie al lavoro del network universitario Ustation.

    Come collegarsi? La maratona partirà alle 2 di notte sul sito collegeradioday.com, sul quale cominceranno a trasmettere le radio degli Stati Uniti. Le altre nazioni si alterneranno nelle ore successive, prendendo la linea a turno: si parte dal Sud America (Colombia e Venezuela) per arrivare poi all’Europa con Spagna, Francia, Regno Unito e Italia. La diretta “da casa nostra” partirà alle 16 con Unis@und, la radio dell’Università di Salerno, e durerà per tre ore con collegamenti alle altre radio italiane che partecipano.

    Marta Traverso

  • Val Polcevera: manifestazione No camion a Borzoli e Fegino

    Val Polcevera: manifestazione No camion a Borzoli e Fegino

    Gli abitanti di Borzoli e Fegino scendono di nuovo in strada per protestare contro i disagi conseguenti all’intenso traffico di mezzi pesanti, tir e camion che, ormai da anni, rendono invivibili a causa di smog e rumore, i due quartieri polceveraschi.

    L’appuntamento è oggi, Lunedì 1 ottobre, alle ore 14:00 presso l’ufficio postale di Fegino dove è prevista la partenza di un corteo che bloccherà la circolazione fino all’incrocio con via Evandro Ferri.

  • Roberta Barabino, una genovese in finale al Tenco

    Roberta Barabino, una genovese in finale al Tenco

    La cantautrice genovese Roberta Barabino è candidata alla Targa Tenco nella categoria Opera prima, un prestigioso riconoscimento dedicato al grande cantautore Luigi Tenco, morto suicida nel 1967. La notizia è arrivata pochi giorni fa ed è motivo di grande soddisfazione per Roberta perché significa che «Il mio disco ha circolato, è stato ascoltato e soprattutto apprezzato. Quello che viene valutato, infatti, è il lavoro complessivo e non il singolo brano».
    Il suo album d’esordio si intitola “Magot”, uscito nel 2011 è stato prodotto insieme a Raffaele Rebaudengo, violista del noto quartetto genovese “Gnu Quartet”, con la collaborazione di numerosi musicisti provenienti da progetti diversi. «Quello che desideravo era mettere insieme le persone con cui avevo lavorato fino a quel momento», spiega Roberta. Sono 9 tracce originali con testi e musiche dell’autrice. L’album è stato registrato da Raffaele Abbate all’Orange Home Records di Leivi (Chiavari).
    «Magot è il soprannome con cui mio padre mi chiamava da bambina – racconta Roberta – dal francese significa “bertuccia” ma anche “tesoro” oppure “gruzzoletto di denaro”. Il disco comprende canzoni che risalgono a tanto tempo fa ed altre che ho scritto proprio mentre stavo registrando. Dopo l’uscita di “Magot”, nel 2011, ho iniziato a portare il progetto in giro per l’Italia insieme al violoncellista Jacopo Ristori e Tristan Martinelli, musicista di Torino ma genovese d’adozione. Nel frattempo ho iniziato a lavorare al nuovo album».

    “Magot” è stato selezionato da una giuria composta da circa 200 giornalisti e critici musicali ed è in corsa per aggiudicarsi la Targa Tenco 2012 nella sezione Opera Prima. A partire dal 1984 la “Targa Tenco” viene assegnata ai migliori dischi italiani di canzone d’autore. Il voto avviene in due fasi. Con la prima, appena svoltasi, vengono selezionati i 5 finalisti (o più, in caso di ex aequo, come accade quest’anno in due sezioni). Con la seconda, che si terrà nei prossimi giorni, verrà proclamato il vincitore di ogni sezione. La sezione “Opera prima” (di cantautore) vede in lizza, oltre a Roberta Barabino con “Magot”: Giovanni Block, “Un posto ideale”; Colapesce, “Un meraviglioso declino”; Dellera, “Colonna sonora originale”; Giacomo Lariccia, “Colpo di sole”; Elsa Martin, “vERsO”.

     

    Quando comincia l’avventura artistica di Roberta Barabino?
    «Fin da bambina ho sempre scritto poesie, in seguito ho iniziato a suonare la chitarra classica e ad un certo punto, quasi naturalmente, ho messo insieme le 2 cose e sono nate le prime canzoni – spiega la cantautrice genovese – Per un sacco di tempo le ho suonate e cantate solo ad amici e parenti».
    Subito dopo arriva la svolta, grazie ad un incontro prezioso con quella che si trasformerà in una presenza forte in tutto il suo percorso, ovvero Roberto “Bob” Quadrelli, personaggio geniale, anima e voce dei Sensasciou, gruppo nato nel 1992, composto da Bob Quadrelli, Bobby Soul (Alberto De Benedetti) e Renato Rassis. La musica nera era la fonte di ispirazione ed il loro stile lo chiamarono “trallamuffin”, ritmo africano e testi in genovese. Nel 1994 esce il primo album, “In scio bleu” e nel 1997 i Sensasciou vincono la Targa Tenco nella sezione Opera in dialetto con “Generazione con la x”. «Il fatto di essere candidata a questo premio è davvero una grande gioia perché mi sembra di ripercorrere le orme di colui che in pratica è il mio mentore», sottolinea Roberta. «Bob Quadrelli ha apprezzato il mio lavoro ed è stato importante nel convincermi ad uscire di casa e confrontarmi con il pubblico – continua Barabino – e così ho iniziato a suonare nei locali e a partecipare a qualche concorso». La spinta del leader dei Sensasciou è decisiva ma il processo è naturale e arriva un momento in cui nasce il desiderio di comunicare attraverso, quelle che lei chiama, piccole creazioni. «È un modo molto intimo di dare forma a dei pensieri, di superare delle difficoltà, di elogiare o fare un regalo a qualcuno», racconta Roberta. Ma la sua è una ricerca continua, c’è sempre un movimento alle spalle, il desiderio di creare qualcosa è una lampadina sempre accesa, a volte è sufficiente una piccola immagine oppure una semplice frase, per aprirle un mondo.
    «La mia prima esperienza musicale è stata con una band di metallari – continua Roberta – quando suonavano con me hanno messo da parte il loro sound, accompagnandomi per un lungo tratto del percorso». A loro è dedicata la canzone “Angeli metallo pesante” «Mi hanno fatto scoprire il piacere di avere qualcuno accanto nel fare musica. “Angeli metallo pesante” perché sono presenze su cui fare affidamento, su cui puoi contare, sia umanamente che musicalmente».
    Per quanto riguarda le influenze musicali, Roberta racconta «Ho sempre ascoltato i cantautori come Francesco De Gregori, Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, tutta la musica inglese, in particolare i Beatles con una passione sfegatata per John Lennon. Nel salotto di casa mia c’era una sua foto ben in vista e non so per quale motivo, ma da bambina ero convinta che John Lennon fosse un parente di famiglia». E ancora «Lou Reed, Velvet Underground, le cantanti jazz come Billie Holiday e Nina Simone, insomma ascolto la musica più disparata, anche molto lontana dalla mia produzione artistica».

    All’interno del disco “Magot” troviamo alcune canzoni che sintetizzano al meglio la visione musicale di Roberta. Ad esempio “Buongiorno a te”, una composizione scritta per il cuginetto, un regalo per un bambino che in realtà raggiunge tutti, una melodia luminosa capace di rapire l’ascoltatore con la semplicità del ritmo. Su youtube sono disponibili alcuni video della cantautrice genovese, tra i quali consiglio la visione di “Buongiorno a te”, realizzato dal fratello di Roberta, Stefano Barabino e ambientato in uno scenario notturno particolarmente suggestivo, sul tetto della sua casa nei vicoli.
    “Madame Cecile”, invece, è dedicata ad una donna che vive per strada «Una persona con cui non ho mai parlato ma spesso ho pensato a lei e alla distanza che c’è tra la mia vita e la sua – racconta Roberta – Nella canzone questa distanza si riduce ed immagino che i nostri pensieri si incontrino nella notte senza più distinguersi, gli uni dagli altri. Anche se abbiamo due vite così diverse, in fondo c’è una dimensione dove siamo vicine. È una canzone che soddisfa la mia idea delle cose, attraverso la quale riesco a trasmettere una profonda emozione che in altro modo, non saprei come spiegare».
    Infine “Una mezza luna” è la trasposizione di un lungo pensiero concepito in una giornata di dicembre passeggiando al Righi con il suo cane, la splendida Olivia, fedele scudiera, sempre presente durante le registrazioni. «È un elogio alla malinconia, però una malinconia produttiva – conclude Roberta – “una malinconia forse dell’altro mondo”, sicuramente dolorosa ma se riesci a non farti travolgere del tutto, diventa un sentimento stimolante».

     

    Matteo Quadrone

  • Concorso letterario per racconti: il bando Gutenberg Lab

    Concorso letterario per racconti: il bando Gutenberg Lab

    Gutenberg#Lab è un concorso letterario per racconti indetto da Laboratorio Gutenberg in collaborazione con il sito mangialibri.com.

    Il bando vuole scoprire e promuovere opere inedite di autori italiani e stranieri, sia esordienti sia già affermati. Per partecipare si dovrà inviare un racconto con il tema “l’inizio” all’indirizzo mail concorso@gutenberglab.it.

    Una commissione esaminerà gli scritti e designerà il vincitore, che sarà scelto entro una rosa dei primi trenta racconti classificati, che saranno tutti pubblicati in una raccolta edita da Gutenberg#Lab. La premiazione del vincitore si terrà il 2 febbraio 2013 a Roma, presso la libreria Arion Prati: il vincitore avrà un eReader Kindle Touch 3G Wi-Fi e una targa.

  • Massimo Grimaldi ed Emergency, il museo Villa Croce presenta Slideshows

    Massimo Grimaldi ed Emergency, il museo Villa Croce presenta Slideshows

    Installazione di Massimo GrimaldiMassimo Grimaldi, classe ’74, ha inaugurato ieri 28 settembre presso il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce la sua personale dal titolo Slideshows: una serie di lavori realizzati a partire dal 2003 e consistenti in gallerie fotografiche digitalmente riprodotte su supporti Apple; la peculiarità di questi lavori è la loro intima connessione con la realtà.

    Massimo infatti riflette confrontando il sistema dell’arte e la sua tendenza all’autoreferenzialità con emergenze sociali quali povertà e guerra, interrogandosi sul ruolo dell’arte nella società, sull’utilità della figura dell’artista, ma la sua non è soltanto un’opera di denuncia: fa un passo oltre, facendo sì che il suo lavoro raggiunga un risultato ultimo assolutamente concreto e utile. Negli ultimi anni ha infatti deciso di donare i premi vinti e le somme ricevute dai committenti ad Emergency, supportando i suoi ospedali in Sudan, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana e Cambogia e recandosi in loco per documentare l’attività quotidiana degli ospedali e delle comunità locali.

    Sono le immagini di tali reportage (ma non solo) a passare in sequenza sugli schermi dei computer in mostra, creando una forte contrapposizione tra la perfezione formale, fredda e astratta dell’oggetto di design e i contenuti spesso drammatici delle immagini. Questo tipo di ricerca raggiunge il suo obiettivo estremo nel caso dell’opera Emergency’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by MAXXI che, nel 2009, ha vinto il concorso internazionale MAXXI 2per100, il cui regolamento prevedeva di devolvere il 2% della spesa prevista per la costruzione del museo MAXXI (nuovissimo museo d’arte contemporanea di Roma realizzato su progetto dell’architetto di fama mondiale Zaha Hadid, n.d.r.) alla produzione di opere d’arte. Il progetto di Massimo è consistito nel destinare il 92% dei 700.000€ previsti dal bando alla costruzione di un Centro sanitario pediatrico di Emergency in Sudan, documentando poi personalmente le fasi di costruzione del centro e inserendo le immagini nel suo lavoro. Il reportage è mostrato in una videoproiezione serale su una parete esterna del museo.
    La mostra è curata da Ilaria Bonacossa, nuova direttrice del museo, e Alessandro Rabottini, autore del catalogo, ed è la prima esposizione della nuova stagione 2012-2013. Resterà in allestimento fino al 18 novembre. Tutti gli incassi della mostra saranno devoluti ad Emergency.

    Villa Croce

     

     

     

     

     

     

    Massimo, tu sviluppi la tua ricerca in maniera fortemente legata alla realtà, con una concretezza estrema, invece che rimanere in un contesto autoreferenziale; pure vengono mosse critiche al tuo lavoro, secondo te perché?        

    In qualche modo i lavori che hanno generato diversi miei reportage con Emergency sono stati realizzati a seguito di premi che in realtà non ho vinto: è come se li avessi razziati, perché ho operato con una modalità scorretta. Mentre altri artisti partecipano proponendo opere d’arte, ciò che propongo è sostanzialmente diverso: girare l’importo dei premi ad Emergency e realizzare un lavoro low cost che prevede la realizzazione di  un reportage di carattere affettivo sull’attività dell’ospedale del luogo cui i soldi sono stati destinati; quindi credo che molti abbiano, anche giustamente, percepito questa come una scorrettezza. È chiaro che una giuria di fronte a una proposta come questa non deve dare una giustificazione sul perché ha scelto un lavoro, nel mio caso deve dare una giustificazione sul perché non lo premierebbe. Come fai a giustificare il fatto di aver scelto una scultura di fronte alla possibilità di salvare vite umane? Ed è in questo che risiede il soggetto stesso del mio lavoro, cioè nell’impossibilità dell’arte tradizionalmente intesa di proporre qualcosa che sia altrettanto forte; però nel mio caso questi ricatti morali, fatti ai giurati che devono decidere a chi assegnare i soldi della vittoria, sono parte integrante del mio lavoro.

    Quindi il ricatto è parte dell’opera…

    Sì, dedico molta cura alle immagini, ma sono una giustificazione del processo che le ha generate, la cosa più importante è che i soldi siano andati ad Emergency e che si sia costruito qualcosa di utile, come nel caso del premio MAXXI che ha finanziato la costruzione di un ospedale. Di tutto il processo, le immagini sono la parte tradizionale.

    Nasce spontanea la considerazione che la giuria scelga il tuo lavoro perché come hai detto tu moralmente costretta ma non perché ritenga che la tua sia l’opera migliore.

    È migliore l’idea.

    Quindi è lì che risiede il valore estetico secondo te.

    Sì, certo. Non è più l’epoca dei pittori. Per me il ricatto morale è come una tecnica pittorica, come il colore di un quadro, parte della dinamica creativa.

    C’è quest’antitesi fortissima tra il contenuto delle immagini e gli iMac o gli iPad Apple su cui vengono riprodotti gli slideshows.

    Era un’idea che ho avuto nel 2003 quando ho iniziato questo tipo di lavoro, volevo riprodurre questo straniante contrasto che in realtà esiste in ogni persona. Come artista perseguo la bellezza delle forme e adoro in questo senso il design Apple, con la parte del mio lavoro costituita dalle immagini perseguo l’astrazione, però come persona sono interessato alla realtà sociale che mi circonda e su cui come artista non credo di essere legittimato  a intervenire, e questo per me è il modo di realizzare il mio autoritratto più fedele, da una parte c’è la glorificazione della forma, dall’altra questo transito di immagini che veicolano valori più intimi, con una pregnanza diversa; volevo mettere i due piani insieme, evidenziando questa divisione che è in me.

    Molti giovani artisti oggi sentono l’esigenza di concentrare l’attenzione su temi di interesse sociale.

    Nel mio caso è un po’ diverso però, perché il mio lavoro non parla di realtà sociali, il mio lavoro fa, paradossalmente potrebbe anche fare a meno degli spettatori, puoi anche non vedere le mie foto ma il mio lavoro è lì, e ha creato un centro pediatrico, ed è in questo che consiste la differenza. Il mio lavoro non ispira, non denuncia, fa. 

    Dimostri che l’arte può essere utile, nel senso più pragmatico possibile del termine.

    Ed era proprio il mio scopo, renderla utile. Fin dall’inizio ho vissuto in modo molto problematico il mio ruolo, io per indole sono un formalista, un astrattista, però ho sempre pensato che la mia attitudine fosse un po’ sterile e ho cercato in questa linea di lavori di mediarla con qualcosa che fosse profondamente diverso.

    C’è un motivo preciso per la scelta del mezzo fotografico?

    No, è venuto abbastanza naturale. Inizialmente le foto erano tratte da altri e la mia opera le assemblava negli slideshows, poi è venuto da sé che facessi foto mie dopo che è cominciata la collaborazione con Emergency. Io non sono un fotografo, non ho alcuna conoscenza o tecnica fotografica, però so usare molto bene Photoshop, quindi recupero lì.

    Continuerai questa collaborazione?

    Sì, Emergency tra l’altro è sempre più impegnata in Italia, anche qui c’è sempre più bisogno di assistenza medica di qualità e gratuita. Conoscendoli e sapendo come lavorano li adoro, è gente che stimo enormemente.

    Qualche progetto in fieri?
    Attraverso la mia galleria ho coinvolto dei collezionisti privati che mi commissionano reportage. Un collezionista interessato a un lavoro di questo tipo dà una somma ad Emergency, io mi attivo e faccio il reportage sull’ospedale che abbiamo scelto insieme.

    Claudia Baghino

  • Mostra a Sestri Levante: “Immaginando” di Nicoletta Mignone

    Mostra a Sestri Levante: “Immaginando” di Nicoletta Mignone

    Domenica 30 settembre inaugura al Coffeebook di Sestri Levante (via XXV Aprile 146) la mostra personale di Nicoletta Mignone, illustratrice genovese che attraverso le sue opere racconta il “volo di fantasia del bambino che c’è in noi”.

    Tema di Immaginando, esposizione composta da 20 tavole raffiguranti un personaggio di nome Marina e un gruppo di animali, è appunto l’empatia tra i bambini e la natura in un’atmosfera onirica e surreale.

    I disegni sono realizzati a mano con matite e inchiostri e colorati in digitale abbracciando, le gamme dei blu e degli azzurri e giocando sulle trasparenze di luci e ombre che caratterizzano i fondali marini.

    La mostra sarà aperta al pubblico fino a lunedì 15 ottobre.