Anno: 2012

  • Stati Uniti d’Europa: la grande utopia dell’unione politica europea

    Stati Uniti d’Europa: la grande utopia dell’unione politica europea

    Si fa presto a parlare di unità politica dell’Europa. Monti ha dichiarato addirittura che sarebbe questa la soluzione di cui abbiamo bisogno. E non ha tutti i torti. Ma, ad essere onesti, chi ci crede più? La Grecia ha votato una maggioranza pro-euro, ma i mercati non si sono lasciati impressionare; la Spagna è quasi definitivamente fuori dall’accesso al credito, con i bonos a dieci anni che hanno ormai superato la soglia psicologica di non ritorno del 7%; l’Italia rischia di seguire a ruota e la Germania, sola contro tutti, non pare arretrare di un millimetro. In questa delicatissima fase, c’è qualcuno disposto a pensare che un progetto di maggiore coesione politica possa salvare l’Europa tirandoci fuori dalla crisi? Non scherziamo.

    La ricetta magica (se mai ne esiste una) si chiama “condivisione europea del debito” e passa obbligatoriamente per un “si” della Germania ai famigerati Eurobond (cioè i titoli di debito europei la cui solvibilità sarebbe garantita da tutti i paesi dell’UE). Si parla anche di unione bancaria, di un bilancio comune, di un nuovo ruolo per la BCE: tutte cose che – chissà – potrebbero sortire effetti anche positivi, soprattutto se si riuscisse a schiodare la Banca Centrale Europea dal suo mandato ufficiale, che è semplicemente quello di contenere l’inflazione, per farla diventare davvero una “banca centrale” come tutte le altre.

    In ogni  caso più o meno questo è quello che ci si aspetta per dare una scossa al malato prima che passi a miglior vita. L’unione politica dell’Europa, invece, potrebbe venire soltanto con molto tempo a disposizione: tempo che non c’è. L’idea sembra quindi sconclusionata. Sempre che – e a questo bisogna stare bene attenti – per “unione politica” s’intenda, appunto, un’unione politica; e non invece una serie di vincoli e intromissioni sui bilanci nazionali da parte di un gruppo di euro-burocrati. Meglio chiarirsi bene le idee: una gestione “politica”, qualunque cosa significhi, non può essere nulla che prescinda, in democrazia, da un voto o un mandato popolare. Se invece la Germania ottenesse di sottoporre a un rigido controllo i conti degli Stati in difficoltà, questa si dovrebbe chiamare piuttosto “cessione di parte della sovranità nazionale”: una scelta delle classi dirigenti europee che toglierebbe autonomia alle politiche nazionali senza che nessun cittadino fosse chiamato ad esprimersi in merito.

    Pertanto, purtroppo, o Monti dice “unione politica” pensando così di tendere una mano alla Germania in cambio di un impegno tedesco sul problema del debito, oppure confonde il problema con la soluzione. Allo stato attuale, infatti, siamo costretti a constatare, a volere essere realisti, che è l’assoluta mancanza di un’unità di intenti e di un progetto politico comune ad affossare l’Europa, piuttosto che auspicare, con molto idealismo, che un’improbabile unità politica ci salvi.

    Mi spiego meglio. Uno dei più importanti argomenti della vita politica di un paese è la questione fiscale: vale a dire, chi paga e quanto per le spese dello Stato. Si tratta di una questione centrale anche nell’attuale crisi europea: i Tedeschi non sono contenti di come i Greci hanno gestito e gestiscono il loro sistema di tassazione; e l’Unione Europea recentemente ha bacchettato persino Monti per aver fatto troppo poco contro l’evasione. Il perché di queste attenzioni è evidente: se un paese dell’Unione è in difficoltà e deve chiedere ad altri paesi membri di intervenire, è normale che questi stessi paesi pretendano, come minimo, che chi chiede aiuto faccia pagare prima le tasse ai propri cittadini. Se si sta insieme, ci vogliono condizioni uguali: se no si favoriscono alcuni e si sfavoriscono altri.

    Ora, come si fa a mettere d’accordo l’Irlanda, che tassa tuttora le imprese ad un’aliquota che si aggira attorno al 12%, con la Grecia che non tassa gli armatori e con l’Inghilterra che, giustamente, non vede di buon occhio una tassazione sulle transazioni finanziarie, dato che il paese si basa su una fiorente industria finanziaria? In nome di cosa dovremmo chiedere ad uno Stato di rinunciare a una cosa importante come la propria politica fiscale (tanto più gli Inglesi, che ne discutono dal 1215)? Ma c’è un altro problema più grosso. Lo Stato, una volta che ha raccolto le tasse, le redistribuisce. E redistribuire significa sostanzialmente togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno. E’ il problema dell’allocazione delle risorse, la cui finalità è quella di rendere omogeneo il paese riequilibrando gli scompensi che ci possono essere, ad esempio, tra ricchi e poveri, tra città e campagna, tra settentrione e meridione, eccetera. Si tratta di un’operazione non scontata che può imbattersi in parecchie difficoltà politiche. Ad esempio, è illuminante il caso italiano della “questione settentrionale”, che è stata il cavallo di battaglia dalla Lega: perché il Nord efficiente deve pagare per il Sud sprecone? Questa, a bene vedere, è esattamente la stessa domanda che si stanno ponendo i Tedeschi in Europa.

    In generale ci si chiede perché una parte più virtuosa debba cedere sue risorse ad un altra parte meno organizzata. Ma il solo fatto di porsi questa domanda, significa già esprimere un’insofferenza di fondo: significa mettere in discussione l’interesse collettivo per affermare un interesse parziale, rendendo così evidente che una visione unitaria sta franando o è già franata. Quindi il fatto che la Germania non voglia pagare l’inflazione per risolvere problemi che in effetti non ha creato lei, testimonia che non pensa a mantenere in vita quel sogno europeo che pure era la missione storica tedesca. E il discorso vale anche per gli altri Stati europei, che non hanno mostrato maggiore lungimiranza: per tutti la pratica è stata l’affermazione dell’interesse particolare a scapito dei grandi progetti ideali.

    Se fosse stata messa la stessa energia con cui oggi si pretendono vincoli di bilancio che deprimono l’economia anche nel pretendere norme severe contro la corruzione, le mafie e la grande evasione fiscale, che pure hanno scavato la fossa, ad esempio, del debito pubblico italiano, chissà come sarebbero andate le cose. Forse sarebbe stata considerata un’indebita ingerenza politica; o forse un quadro normativo comune di questo tipo si sarebbe potuto facilmente approvare direttamente con il voto dai cittadini europei. Almeno in Italia, c’era molta fiducia nelle istituzioni europee: e in queste materie gli Italiani avrebbero delegato più volentieri che ai loro stessi politici. Sarebbe stato un passo importante verso gli Stati Uniti d’Europa, che invece oggi restano un’utopia. Forse se ne riparlerà: sempre che, tra qualche mese, esista ancora l’Europa.

    Andrea Giannini

  • “Musica!”, otto appuntamenti con l’arte dei suoni a Palazzo Rosso

    “Musica!”, otto appuntamenti con l’arte dei suoni a Palazzo Rosso

    ViolinoSulla scia del grande successo riscosso dalla rassegna di incontri “La Musica e la sua Storia”, proposta a Palazzo Ducale da gennaio a marzo 2010, 2011 e 2012, la Scuola musicale Giuseppe Conte organizza presso Palazzo Rosso di via Garibaldi il progetto “Musica!”: otto appuntamenti pubblici con l’arte dei suoni, le sue figure, i suoi strumenti, i suoi interpreti.

    La rassegna si svolge da venerdì 15 giugno fino a sabato 28 luglio 2012, con cadenza settimanale e con un doppio appuntamento a inizio luglio, sempre con ingresso libero e gratuito.

    I concerti rappresentano un’occasione di conoscenza e approfondimento di diversi generi musicali e di grandi temi di interesse e fascino: dalla cosiddetta musica classica alla lirica, dalla musica popolare al jazz. Spazio particolare è dato a giovani artisti emergenti, talenti che hanno a volte difficoltà a proporsi e a farsi conoscere dal grande pubblico.

    Ecco il calendario completo:

    Venerdì 15 giugno ore 21 – Paganini questo sconosciuto!

    Le stupefacenti rivoluzioni nella tecnica violinistica e l’influenza dell’artista nel mondo musicale contemporaneo e nella storia della Musica!

    Venerdì 22 giugno, ore 17.30 – Storia della Banda e storie di Banda!
    Un percorso nella storia della banda come formazione musicale, non solo popolare, per accompagnamento nelle feste tradizionali, complesso di fiati e percussioni destinatario di composizioni appositamente create, e scopriamo come oggi si suona e si vive musicalmente all’interno della banda, dove a volte nonni e nipoti si trovano fianco a fianco a fare Musica!

    Venerdì 29 giugno, ore 21 – Jazz!
    Musica colta e improvvisazione unite in un indissolubile rapporto. Spartito e “soul”. Nota scritta e nota creata al momento. Swing e free. Forse il genere musicale che più rappresenta le mille facce della nostra società. Perché il Jazz non è solo musica che proviene da oltre oceano. Là è nata, ma poi, come un potentissimo virus, si è trasmessa ovunque per la forza è la capacità di essere amplificazione dell’anima in Musica!

    Venerdì 6 luglio, ore 17.30 – Legni!
    In orchestra la famiglia dei legni non è numerosa come altre parti, ma ha particolare importanza. E particolarmente importante è la produzione di brani ove gli strumenti quali flauto, oboe, clarinetto e fagotto fungono da solisti. In questo appuntamento ascoltiamo proprio alcuni significativi passi tratti da alcune di queste composizioni, principalmente per flauto, eseguite da giovani artisti, insieme per fare Musica!

    Sabato 7 luglio, ore 17.30 – Ottoni!
    Che cosa sarebbe la marcia trionfale dell’Aida senza trombe? O la corsa di un gruppo di bersaglieri senza accompagnamento musicale? O una banda senza ottoni? E, allora, diamo il giusto spazio a Trombone e Tuba in questo appuntamento che li vede protagonisti assoluti, così come accade nella musica che ascoltiamo quotidianamente. Spesso associamo il trombone alla musica jazz e la tuba alla musica popolare; in questo appuntamento li ritroviamo nel mondo classico, per capire quale sia il loro valore nella Musica!

    Sabato 14 luglio, ore 17.30 – Fisarmonica!
    Funambolico, allegro, danzante, quanti aggettivi sono spesso utilizzati per la Fisarmonica o per gli esecutori di questo splendido strumento che si fa solista e orchestra al tempo stesso, che può accompagnare o essere accompagnato. Incontriamo in questo appuntamento un vero virtuoso di questa piccola grande tastiera, che sa realizzare incredibili agilità su tasti tanto piccoli quanto grandi sanno essere le note e le melodie che trae per fare grande Musica!

    Sabato 21 luglio, ore 17.30 – Lirica barocca!
    Italia Patria della Musica, e in particolar modo della Musica Lirica, è un luogo comune che fa piacere alimentare, perché deve giustamente inorgoglirci. Dovremmo più spesso ricordarci che Adagio o Allegro o Vivace o Andante, che ci aiutano a definire il carattere della musica, si scrivono in italiano ovunque. E quando il canto, uscendo dall’ambito della liturgia e dell’intrattenimento, è approdato alla rappresentazione scenica parlava ancora italiano. Percorriamo i primi passi di questo viaggio nella Lirica sino all’inizio del periodo romantico del Melodramma in Musica!

    Sabato 28 luglio, ore 17.30 – Lirica romantica!
    In questo conclusivo appuntamento ci avviciniamo alla parte della Musica Lirica forse più conosciuta come patrimonio, a volte inconsapevole, di ciascuno di noi. Non più celebrata nei soli teatri d’opera, ma ora sempre più spesso “saccheggiata” per l’utilizzo in pubblicità, colonne sonore, e così via. Riascoltiamola in compagnia della freschezza di alcuni giovani cantanti. Spesso l’opera lirica ha epiloghi tragici e ci lascia con un senso di disagio e tristezza. Giungendo all’ultimo appuntamento di una rassegna è inevitabile provare un po’ di malinconia per quanto ancora si sarebbe potuto ascoltare e, per i musicisti, suonare o cantare, ma utilizzando l’usuale chiosa dei messaggi o la formula di saluto tra coloro che fanno della musica professione, passione, hobby vi diamo appuntamento A presto con la nostra Musica!

  • Ristorante Romantico di Rapallo

    Ristorante Romantico di Rapallo

    Ristorante Romantico RapalloNel centro di Rapallo, a due passi dalla stazione e dal lungomare dominato dal suggestivo e caratteristico Castello, c’è un ristorante  che propone le ricette della tradizione culinaria ligure rielaborate con rispetto degli antichi sapori.

    E’ il Ristorante Romantico, un locale elegante e raffinato in cui gustare una cucina che si basa su ingredienti nostrani di prima qualità e che propone ottimi piatti sia di pesce che di carne, oltre che pasta fresca e dolci fatti in casa.

    Il gusto e la genuinità delle ricette rispecchia la passione che da anni muove i gestori e gli chef e la volontà di offrire ai clienti una cena di qualità e curata nel dettaglio, dal servizio, al cibo, dalle bevande all’accoglienza.

    Il ristorante serve pesce freschissimo, crudità di mare, crostacei, fritto misto, pesce al cartoccio, pescato del giorno, oltre che ottimi primi, dal pesto alla genovese ai sughi di pesce. Non mancano anche le proposte per gli amanti della carne, con tagliate, e bistecche oltre che i gustosissimi dolci fatti in casa come il cuore di millefoglie alla nocciola, il tortino al cioccolato.

    Romantico propone una selezione di oltre 200 etichette provenienti da tutte le regioni d’Italia, dai vini bianchi, rossi, rosati, Champagnes e spumanti, adatti a ogni tipo di abbinamento culinario, dal dal pesce, alla carne, ai formaggi.

    Nel Ristorante Romantico è anche possibile gustare una cena all’aria aperta nella splendida veranda in un piccolo carruggio.

    Ristorante Romantico

    Indirizzo: Corso Italia 23, Rapallo

    Telefono: 0185 62354

    Sito internet: www.romanticoristorante.it/ROMANTICO

    Orari di apertura: Aperto a pranzo e cena

    Chiusura: Martedì (esclusa l’estate in cui il locale rimane sempre aperto)

    Prezzo medio: 40 euro

     

  • Busalla e Pontedecimo, il destino degli ospedali Frugone e Gallino

    Busalla e Pontedecimo, il destino degli ospedali Frugone e Gallino

    Ieri in consiglio regionale si è discusso della situazione di due importanti presidi sanitari di Valle Scrivia e Val Polcevera, rispettivamente l’ormai ex ospedale Frugone di Busalla ed il nosocomio Gallino di Pontedecimo.

    Il consigliere Edoardo Rixi (Lega Nord ) ha illustrato un’interrogazione per conoscere quale futuro ipotizza la Giunta per l’edificio dove aveva sede l’ospedale di Busalla.

    «Dopo la chiusura dell’ospedale di Busalla non è rimasto un solo presidio sanitario in Valle Scrivia, lasciando così senza assistenza un’utenza di circa 22mila persone. Inoltre, a seguito della chiusura l’edificio dell’ex-ospedale è stato adibito a centro d’accoglienza per immigrati extracomunitari, un utilizzo che poco a che fare ha con scopi sanitari. Si tratta di una struttura che resta di proprietà dell’ASL 3 e, quindi, della Regione Liguria e quest’ultima deve decidere la sua definitiva destinazione».

    L’assessore alla salute, Claudio Montaldo, ha risposto così  «Nel 2013, con la fine dell’impiego straordinario al quale è stata adibita in questo periodo, la struttura tornerà ad avere la sua destinazione sanitaria, ospitando un mix di specialità. Ricordo, tra le altre, anche la diagnostica per immagini, oltre alla residenzialità».

    Per quanto riguarda la Val Polcevera, il consigliere Aldo Siri (Lista Biasotti) ha presentato  un’interrogazione per chiedere alla Giunta e all’assessore alla salute di conoscere quali siano le azioni predisposte per l’Ospedale Gallino di Genova Pontedecimo nel Piano sanitario regionale.

    Il consigliere ha chiesto se la Giunta non ritenga opportuno rivedere le scelte sanitarie che interessano il nosocomio, in modo da evitare tagli alle prestazioni, scongiurare possibili fughe verso la Regione Piemonte, impedire un peggioramento della gestione dell’ospedale “Villa Scassi” di Genova Sampierdarena e, soprattutto, garantire ai circa 120 mila abitanti della Valpolcevera il diritto alla salute.
    «Nella riorganizzazione del servizio sanitario regionale sono previsti tagli pesanti alle risorse destinate alle aziende sanitarie e, tra le strutture interessate da questa operazione di ridimensionamento, rientra anche l’Ospedale Gallino, dove si teme vengano ridotti e, forse, chiusi gran parte dei servizi che offre da anni alla comunità – ha ricordato Siri – Sebbene fino ad oggi l’ASL 3 non abbia ancora presentato nessun piano, né comunicato nessuna misura, si teme che venga chiusa l’UTIC (Unità di terapia intensiva coronarica), che il reparto di cardiologia sia trasformato in struttura ambulatoriale, che sia chiuso e trasferito il reparto di chirurgia al Villa Scassi, modificato l’utilizzo delle sale operatorie, smantellato il laboratorio di analisi e, infine, che siano trasformate le cure intermedie da struttura del Dipartimento anziani in struttura Ospedaliera o Distrettuale». Il consigliere della Lista Biasotti, in pratica, ha espresso il timore che si vada verso la chiusura del nosocomio.

    «Il fermento era nato mesi fa da un’ipotesi dell’Asl relativa al superamento della cardiologia, che sarebbe bene fosse presente dove c’è l’emodinamica per garantire un servizio completo – ha spiegato l’assessore alla salute, Claudio Montaldo – Tuttavia ne abbiamo discusso e abbiamo assicurato ai cittadini che questo superamento non sarebbe avvenuto. A distanza di mesi, dunque, i cittadini continuano a rivolgersi al Gallino per la diagnostica per immagini, le prestazioni ambulatoriali, la medicina e la cardiologia. Inoltre il primo intervento funziona per 14 ore al giorno».

    «A volte si grida al lupo per sparare al lupo, che in questo caso, forse, è la Regione o la Asl – ha aggiunto Montaldo – Al Gallino, invece, tutto funziona come prima: c’è stata una riorganizzazione che riguarda l’impiego di risorse umane e alcune riduzioni, perché c’erano a volte dei paradossi con un impiego spropositato di personale. L’Asl ha il dovere di mettere mano a queste situazioni, tenuto conto che rischiamo una pesante riduzione dei trasferimenti statali per la sanità. Ma, lo ripeto, non si parla dello smantellamento del Gallino».

     

    Matteo Quadrone

  • Notte Bianca dei Centri Antiviolenza, manifestazioni in tutta Italia

    Notte Bianca dei Centri Antiviolenza, manifestazioni in tutta Italia

    violenza sulle donneAncora un’iniziativa per tutelare i centri antiviolenza a fronte del taglio dei fondi per la loro sopravvivenza. In tutta Italia venerdì 22 giugno si terrà la Notte Bianca dei Centri Antiviolenza, contemporaneamente in numerose città italiane in cui si trovano i centri che fanno riferimento alla Rete Nazionale Di. Re Donne in Rete contro la violenza.

    La tappa genovese si terrà dalle 18.30 in via Cairoli 6, presso la sede di Unione Donne Italiane, in collaborazione con l’Associazione Amici di Via Cairoli, con spettacoli a cura degli artisti Marco Arena, Simona Guarino, Boris Vecchio, Esmeralda Sciascia e i gruppi musicali Lina e Riky, Malacrianza, Karaba e Marco Fossati, The Rockadelics, The Hitch Hickers.

    UDI nel 2011 ha accolto 400 donne attivando:
    386 colloqui telefonici
    289 primi colloqui
    96 colloqui prese in carico

    Per informazioni
    U.D.I. Onlus Centro di accoglienza per non subire violenza
    Via Cairoli 14/7 Genova
    010/2461715-6

  • Provini a Genova per attori comici: Belo Horizonte cerca talenti

    Provini a Genova per attori comici: Belo Horizonte cerca talenti

    Belo HorizonteVenerdì 22 giugno alle 10.30 la compagnia di spettacoli Belo Horizonte organizza al Teatro Instabile di via Cecchi un casting per la prossima stagione televisiva di Copernico, attualmente in onda su Comedy Central (Sky). Si cercano artisti da preparare e formare, perfezionare e lanciare, giovani comici o specialisti nell’arte del “far ridere”, anche demenziale, che vogliano confrontarsi con un vero pubblico ed un vero palcoscenico.

    Per iscriversi bisogna chiamare il numero telefonico 335 5900238, per informazioni ufficiostampa@belohorizontecabaret.it.

  • Cinema Eden a Pegli: il Comune istituirà una commissione

    Cinema Eden a Pegli: il Comune istituirà una commissione

    «Ho già effettuato un sopralluogo insieme ai capigruppo e ai consiglieri interessati: gli uffici comunali stanno lavorando, a Pegli molti parcheggi realizzati sono ancora invenduti, è un fatto da approfondire».

    Con queste parole l’Assessore Francesco Oddone annuncia ufficialmente che verrà istituita una Commissione consiliare per accertare l’effettiva utilità e l’impatto ambientale del cantiere che porterà alla costruzione di 68 box auto al posto del cinema Eden di Pegli. Un progetto approvato un anno fa dalla precedente Amministrazione Comunale e che ha scatenato molte polemiche fra gli abitanti del quartiere, gli esercenti e lo stesso Municipio Ponente.

    Un gruppo di tecnici valuterà dunque tre punti critici del progetto: i rischi idrogeologici, il taglio degli alberi presenti nell’area (dodici platani sani) e i disagi connessi alla lunga durata del cantiere.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sagra del pesto, al via l’ottava edizione a Rossiglione

    Sagra del pesto, al via l’ottava edizione a Rossiglione

    Pesto mortaioWeekend all’insegna del pesto in Valle Stura: Rossiglione ospita infatti sabato 23 e domenica 24 giugno la sagra del pesto, manifestazione gastronomica organizzata dall’associazione C.N.G.E.I. di Genova giunta all’ottava edizone.

    Per due giorni nelll’area Expò nel centro del paese si possono gustare prelibatezze culinarie condite con la specialità genovese per eccellenza e tante altre proposte enogastronomiche,  come dolci, grigliate di carne e vini alessandrini e liguri, sia bianchi che rossi.

    Come ogni anno sono garantiti piatti senza glutine per i celiaci.

    Gli stand aprono alle ore 19.30

  • Quarto, ex ospedale psichiatrico: il punto sulla vendita del patrimonio immobiliare

    Quarto, ex ospedale psichiatrico: il punto sulla vendita del patrimonio immobiliare

    Era l’ottobre scorso, quando ci siamo occupati dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, preannunciando la prossima “cartolarizzazione” degli ultimi immobili rimasti di proprietà dell’Asl 3. Ed in effetti non siamo stati smentiti visto che, con la delibera n. 1265 del 22 novembre 2011 – completando così l’operazione di dismissione del patrimonio immobiliare iniziata nel 2008 – l’azienda sanitaria locale, su impulso della Regione Liguria ansiosa di fare cassa, ha approvato l’elenco dei beni da dismettere e valorizzare tramite la vendita ad Arte Genova (Azienda Regionale Territoriale per l’Ediliza), conferendo alla Regione il mandato a farsi carico degli adempimenti incombenti.
    A distanza di alcuni mesi proviamo a fare luce sul possibile destino di un’area con pochi eguali in città, per comprendere se davvero la Regione Liguria riuscirà a ricavare dalla vendita, le risorse economiche necessarie per ripianare i disavanzi del comparto sanitario.
    I tempi, comunque, sono abbastanza lunghi visto che i piani aziendali, per quanto riguarda l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, prevedono come termine ultimo per il rilascio effettivo, fine 2014.

    Ma facciamo un passo indietro. Il primo stralcio della cartolarizzazione, quella del 2008, comprendeva lo storico corpo centrale e la parte più recente dell’ex ospedale psichiatrico, ovvero alcune palazzine tra cui quelle che un tempo erano le sedi rispettivamente del corso per infermiere, del direttore e dell’economo, immobili acquistati negli ultimi anni da Valcomp due, società partecipata da Fintecna Immobiliare, a sua volta un’emanazione del colosso parastatale Fintecna.
    La cosiddetta ex “Casa delle infermiere”, completamente ristrutturata con una spesa di circa 5 milioni di euro decisa dalla Giunta Biasotti – che aveva intenzione di trasformarla nella sede dell’Istituto Italiano di Tecnologia prima che quest’ultimo venisse trasferito a Morego – oggi giace desolatamente abbandonata a se stessa.
    Anche le strade di accesso all’area sono divenute proprietà di Valcomp due. Alcune, a partire da dicembre scorso, sono state chiuse con blocchi di cemento. La conseguenza immediata è stata lo spostamento dell’ingresso principale che ora si trova in una posizione alquanto scomoda, praticamente a ridosso di una curva, sempre in via Giovanni Maggio.

    La seconda cartolarizzazione, invece, fa piazza pulita degli immobili superstiti, visto che in mano ad Arte è finita la parte antica dell’ex ospedale psichiatrico. Quest’ultima attualmente ospita diversi servizi sanitari e amministrativi, tra i quali alcune comunità psichiatriche, una comunità per minori disabili, strutture residenziali per anziani, per pazienti psichiatrici e disabili, servizi di medicina legale, diversi uffici amministrativi. Inoltre al suo interno sono presenti la Biblioteca del Dipartimento di Salute Mentale, il Museo delle forme inconsapevoli, l’Archivio storico delle cartelle cliniche dell’ex ospedale, il centro per la somministrazione dei pasti alle strutture sanitarie dell’Asl 3, alcune aule dedicate alla formazione del personale Asl, in cui si tiene, tra l’altro, il corso di Scienze infermieristiche dell’Università di Genova.
    L’unica eccezione è rappresentata da una piccola ala che rimarrà di proprietà dell’Asl 3 e sarà destinata ad ospitare i servizi territoriali sanitari per il Levante.

    Inizialmente era prevista la completa dismissione del complesso (vedi delibera del 22 novembre) – per un valore stimato in circa 32 milioni di euro – ma successivamente l’Asl 3, con la delibera n. 1429 del 28 dicembre 2011, è intervenuta per stoppare la vendita di questa porzione.
    «Considerato che il reperimento di immobili nei quali trasferire quota parte delle attività attualmente ubicate all’interno della suddetta area di Quarto, con adeguate caratteristiche e o ubicazioni spaziali, comporterebbe sia in caso di acquisto in proprietà sia in caso di acquisizione in locazione, l’assunzione di oneri diretti ed indiretti di fatto non bilanciati, in un’ottica di efficienza dell’azione amministrativa di sistema, dalle risorse ricavabili dalla relativa alienazione – si legge nel documento firmato dal Direttore generale Asl 3, Corrado Bedogni – Ritenuto pertanto che, a seguito della suddetta rivalutazione in termini di costi/benefici delle previste riallocazioni del ricavato della vendita preventivato in detta prima programmazione di dismissione della citata area di Quarto, risulta opportuno rimodulare in parte qua il relativo piano di dismissione delle aree e trasferimento di attività istituzionali, escludendo dalla vendita di cui trattasi una quota parte di immobile (di circa 4779 mq lordi coperti) sita in Genova Quarto via Giovanni Maggio 6, occupata dai padiglioni 7, 8 e 10».
    In pratica l’azienda sanitaria locale ha stimato i costi necessari per trasferire i servizi presenti a Quarto in altre sedi: in caso di acquisto di nuovi immobili l’esborso sarebbe di circa 13 milioni; mentre l’ipotesi di affitto di nuovi locali comporterebbe una spesa di oltre 2 milioni per le ristrutturazioni ed oltre 550 mila euro annui per le locazioni.
    Con l’esclusione di questi tre padiglioni la stima della vendita scende da 32 a circa 28 milioni di euro ed il ricavo economico preventivato dalla Regione, considerando anche le cifre sopracitate, potrebbe diminuire in maniera considerevole.

    Bisogna inoltre fare i conti con un altro fattore, decisamente non secondario. Alcuni immobili dell’area di Quarto, infatti, sono stati oggetto di finanziamenti per mezzo di mutui a carico dello Stato, concessi dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il patrimonio immobiliare dovrebbe rappresentare la garanzia per la Cassa Depositi e Prestiti ma l’operazione di vendita impone di estinguere tali mutui valutando attentamente gli oneri conseguenti.
    E ancora registriamo un ulteriore spreco di soldi pubblici che fa il paio con i 5 milioni di euro gettati al vento per l’inutile restyling dell’ex “Casa delle infermiere”. Parliamo dei lavori di ristrutturazione dell’ex residenza psichiatrica denominata Casa Michelini (ubicata all’interno della parte antica dell’ex ospedale) che hanno comportato una spesa da parte della Regione Liguria di oltre 2 milioni di euro. Nonostante ciò, l’immobile rimesso a nuovo e consegnato nel 2011 dopo anni di lavoro, è stato anch’esso venduto.

    Infine non vanno dimenticati i problemi logistici. Come detto precedentemente, l’Asl 3 conserverà solo una porzione dell’antico complesso dell’ex ospedale psichiatrico, isolata da tutto il resto e circondata da proprietà di Valcomp due e di Arte (in attesa di nuovi acquirenti, senza escludere l’ipotesi che ad acquisire i restanti immobili sia la stessa Valcomp due) e con un’unica stretta strada d’accesso ubicata sul lato nord, non adeguata per garantire un’agevole passaggio ad utenti e personale che dovranno recarsi presso la futura sede dei servizi sanitari del Levante.
    Per questo l’azienda sottolinea nella delibera del dicembre scorso «Considerato che l’accesso alla citata quota parte di area (padiglioni 7, 8 e 10 di proprietà asl 3, ndr) è possibile solo a seguito di acquisizione di diritto di passaggio sulla rimanente area di proprietà del futuro acquirente, per cui è indispensabile che nell’atto di vendita venga prevista la costituzione di servitù di passaggio a favore di questa azienda sanitaria per consentire il suddetto accesso». Inoltre l’Asl 3 chiede alla Regione di «Asservire un’adeguata quota parte dell’area di proprietà del futuro acquirente in zona limitrofa alle aree non trasferite ad uso posteggio per n. 20 auto scoperti, a favore di questa azienda sanitaria».

    A complicare una vicenda già di per sé intricata, va ricordato che la società proprietaria di buona parte dell’area, Valcomp due, è pure coinvolta nella realizzazione della nuova sede di via Degola che, nei piani della Regione, avrebbe dovuto accogliere gli uffici amministrativi dell’Asl 3 attualmente ospitati in via Bertani, via Maggio e all’ospedale Villa Scassi. Un progetto dal costo di circa 17 milioni di euro. Secondo il consigliere regionale della Lista Biasotti, Lorenzo Pellerano, impegnato da mesi sulla questione dell’ex ospedale psichiatrico, si tratta di una vera e propria ipotesi di scambio Regione-Fintecna immobiliare «La Regione doveva acquistare gli spazi di via Degola dalla società Quadrifoglio, riconducibile a Fintecna. Da un lato nel 2008 la Regione, tramite Arte, ha venduto gli immobili di Quarto ad una società Fintecna immobiliare (Valcomp due), dall’altro intendeva ricompensarla acquistando i locali di via Degola».

    «Fortunatamente l’operazione è stata bloccata – continua Pellerano – visto che, con colpevole ritardo, ci si è accorti che i locali non dispongono dello spazio sufficiente per ospitare tutti gli uffici amministrativi».

    Tornando al destino dell’ex ospedale psichiatrico il consigliere Pellerano sottolinea «Arte ha acquistato gli immobili a circa 1400 euro al metro quadro. Una cifra irrisoria se confrontata con i canoni di mercato della zona».
    Quindi il futuro dell’area è intrinsecamente legato alle opportunità offerte dal cambio di destinazione d’uso degli immobili ai fini di una loro una valorizzazione. Decisione che spetta al Comune di Genova ma se quest’ultimo non interverrà, la legge stabilisce che potrà farlo direttamente la Regione Liguria.
    In altri casi di dismissione del patrimonio immobiliare di aziende sanitarie liguri sono state previste alcune premialità a favore dell’acquirente, ad esempio l’aumento dei volumi «È ovvio che il prezzo al metro quadro scenderà ancora consentendo la possibilità di incrementare la residenzialità», precisa Pellerano.

    L’area dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, nel nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale) approvato dalla giunta Vincenzi, è il Distretto di trasformazione urbana 2.09. Secondo le Norme di congruenza (Distretti) l’obiettivo della trasformazione è la «Riconversione del complesso dell’ex Ospedale di Quarto per la parte non più in utilizzo al SSN, per la costituzione di un insediamento residenziale integrato con un polo per attività direzionali e ad alto contenuto tecnologico del levante cittadino, associate a funzioni urbane compatibili e in connessione con il sistema della mobilità urbana».
    Il distretto è diviso in 3 settori: 1 e 2 comprendono l’area già di proprietà di Valcomp due; 3 l’area verde a nord.
    Nei primi due settori le Funzioni principali ammesse sono: Residenza, Industria, artigianato, Uffici, Strutture ricettive alberghiere, Servizi privati. Ma anche parcheggi privati e pubblici di livello urbano; le Funzioni Complementari ammesse sono: Connettivo urbano, Esercizi di vicinato.

    Nel terzo settore è previsto un «Progetto di opera pubblica per il completamento del parco pubblico».
    Le Norme di congruenza precisano «La trasformazione deve assicurare la conservazione dell’immagine paesaggistica complessiva, caratterizzata dalla diffusa e consistente qualificazione delle aree verdi ed alberate e del valore storico-monumentale dell’edificio dell’ex Ospedale Psichiatrico».

    L’area dove è ubicata la parte antica dell’ex ospedale, quella venduta ad Arte con l’ultima cartolarizzazione, non rientra nel distretto. Risulta, invece, in larga misura, un’area destinata a Servizi territoriali e di quartiere di valore storico paesaggistico. Mentre una porzione rientra nell’Ambito di conservazione dell’impianto urbanistico AC-IU.

    In quest’ambito le Funzioni principali ammesse sono: Residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, connettivo urbano escluso le sale da gioco polivalenti, le sale scommesse, bingo e simili, uffici, artigianato minuto, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita nei limiti previsti dalla disciplina di settore. Le Funzioni complementari ammesse sono: attività produttive e artigianali. Ma anche Parcheggi privati: Parcheggi pertinenziali, parcheggi liberi da asservimento e parcheggi “fai da te”.
    La ristrutturazione edilizia è «Consentita, purché prevista da un progetto che ne dimostri la compatibilità sotto il profilo architettonico e funzionale, con la seguente limitazione: l’ampliamento volumetrico nel limite del 20% della S.A. esistente è consentito anche tramite la sopraelevazione di un solo piano». La nuova costruzione è «Consentita limitatamente a: parcheggi privati esclusivamente interrati per le quantità eccedenti le quote minime pertinenziali; nuovi edifici, mediante demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nell’ambito del lotto, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo monumentale, architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto, con incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione, fatta eccezione per gli edifici da destinare a strutture ricettive alberghiere da assoggettare a specifico vincolo di destinazione d’uso che possono incrementare la S.A. senza recupero della relativa S.A.».

    In definitiva «Quello che manca è un preciso disegno progettuale della Regione – conclude Pellerano – Vendere a tranche non è stata la scelta giusta e non ha permesso di ricavare le adeguate risorse economiche. Siamo di fronte ad una scellerata gestione del patrimonio immobiliare che non ha neppure tenuto conto delle esigenze del quartiere».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consulenza online, Gas e Luce: bollette pazze, utenti impazziti

    Consulenza online, Gas e Luce: bollette pazze, utenti impazziti

    In Italia esiste un organismo, l’A.E.E.G., ossia l‘Autorità per l’energia elettrica ed il gas. Meno male, direbbe qualcuno… Pensa se non ci fosse!

    Che cosa succede se ricevete a casa una bolletta del gas o della luce che contiene errori, vizi o, peggio ancora, contiene importi assurdi e/o non dovuti? L’utente medio si arma di santa pazienza, chiama il call center dedicato e spiega il suo problema… Al call center risponde l’operatore numero 418 che di nome fa Mario e risponde da Firenze; l’operatore dice all’utente che il problema verrà risolto in 48 ore con l’emissione di una nuova bolletta che annulla la precedente.
    Dopo due settimane l’utente riceve una raccomandata di sollecito di pagamento della bolletta incriminata; allora chiama nuovamente il call center, dove risponde Giuseppina da Napoli, la quale sostiene che non vi sono problemi, la pratica è già a posto.Passano altri due mesi e il Nostro riceve una raccomandata dal recupero crediti. Al call center Roberto da Roma lo insulta maleducatamente (esiste un insulto educato?). L’utente è esasperato, cerca di cambiare gestore, ma il nuovo gestore non può prendere in carico la sua utenza, poiché il vecchio gestore sostiene di avere un credito in sospeso…
    Quella appena raccontata è l’odissea di un moderno Ulisse che, navigando nei mari agitati della burocrazia, spesso finisce per naufragare; e, da buon Robinson Crusoe, si ritrova solo in un’isola sperduta di desolazione e frustrazione. Ulisse combatteva contro i Proci, il Nostro deve combattere contro un nemico non sempre identificabile.

    Ma gli rimane una strada: una lettera raccomandata da spedire presso la sede del gestore “incriminato”; se entro 40 giorni non riceve risposta o se la risposta risulta insoddisfacente, gli resta la possibilità del reclamo all’AEEG, la quale, in teoria, interviene e fa le verifiche del caso.
    E proprio il caso vuole che nel frattempo sia passato un anno…

    Alberto Burrometo
    [foto di Diego Arbore]

    Per saperne di più sull’argomento trattato, ma anche per fare domande o richiedere consulenze di ogni genere, per segnalazioni e informazioni scrivere a progetto.up@gmail.com oppure direttamente a redazione@erasuperba.it. Alberto Burrometo, presidente dell’associazione Progetto Up, è a vostra disposizione.

  • MF Gallery, un progetto artistico fra New York e la Maddalena

    MF Gallery, un progetto artistico fra New York e la Maddalena

    MF Gallery, Genova e New YorkMartina Secondo e Frank Russo sono i due giovani galleristi che gestiscono la MF Gallery di Vico dietro il Coro della Maddalena. Lei è genovese di nascita e americana d’adozione, lui è nativo degli Stati Uniti d’America, insieme hanno inaugurato la galleria nel 2009. Ma il loro esordio risale al 2003, quando aprono la prima sede, gemella di quella genovese, a New York. Oggi vivono tra la Grande Mela e la nostra città, portando avanti questo originale doppio progetto.

    La vostra storia in breve: a poco più di vent’anni avete dato vita a una galleria d’arte a N.Y. Ho letto che oggi è tra le più importanti della Grande Mela per quanto riguarda le correnti artistiche da voi trattate. In Italia a vent’anni sei considerato un ragazzino o poco più e ottenere fiducia da banche e istituti di credito per un simile progetto è una chimera…c’è davvero tutta questa differenza tra un paese e l’altro? Come è stata la vostra esperienza?

    «Siamo tutti e due cresciuti a New York, ma abbiamo studiato al California Institute of Art dal 1988 al 2002. Quando siamo tornati nella Grande Mela, ci siamo accorti della mancanza di un certo tipo di arte – il Low Brow/Pop Surrealism – che interessava a noi, molto più conosciuta e valorizzata nella West Coast. Essendo tutti e due artisti, abbiamo deciso da un lato di aprire uno spazio per esporre i nostri lavori e quelli dei nostri colleghi, dall’altro di lavorare nel frattempo con artisti già più noti in questa corrente artistica».

    Aperta la sede di N.Y. nel 2003, avete inaugurato a Genova, nel quartiere della Maddalena, nel 2009. Due realtà antitetiche: una metropoli tra le più importanti e dinamiche al mondo la prima, una città al confronto minuscola, che fa fatica a rinnovarsi e a portare novità la seconda. Eppure avete scelto Genova e non Milano o Roma per la seconda sede. Perché?

    «Martina è nata a Genova. Abbiamo molti parenti e amici in questa città in cui tornavamo spesso per le vacanze. Quando si è liberato un piccolo magazzino accanto al ristorante “I Tre Merli” di proprietà della famiglia di Martina, abbiamo colto l’occasione per rimetterlo a nuovo e aprire la sede genovese. Genova è una città vecchia ma anche con molti giovani, e ci sembrava pronta per recepire anche il “nuovo”».

    Come si conformano le due gallerie alle due città? Quali i punti in comune, se ce ne sono, quali le differenze? Artisti ospitati a N.Y. vengono messi in mostra anche a Genova e viceversa, o ci sono divisioni nette tra le esposizioni?

    «L’esperienza di aprire le due gallerie è stata stranamente simile, nel senso che in tutte e due le città abbiamo introdotto uno stile di arte nuovo. A New York nel 2003 non erano molte le gallerie che esponevano Low Brow/Pop Surrealism. E a Genova nel 2009 (come pure nel resto d’Italia!) era una novità assoluta. Avere una galleria su ciascun lato dell’oceano è positivo e molto interessante: ci ha fatto conoscere collezionisti internazionali sia da una parte che dall’altra, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare artisti italiani ed esporre i loro lavori anche a New York e viceversa, importando a Genova artisti americani e facendoli amare al pubblico italiano».

    Quanto si discosta il pubblico newyorkese da quello genovese?

    «La gente che apprezza questo tipo di arte è abbastanza simile sia in Italia sia in America. I collezionisti di questo genere amano il rock, i tattoos, i fumetti, i toys e tutto ciò che è generalmente considerato alternative. È una sottocultura che attraversa le frontiere!»

    Avete aperto la sede genovese a crisi già cominciata. In Italia la cultura è sempre la prima “voce di spesa” a subire tagli nei bilanci pubblici. Anche oltreoceano è così?

    «Purtroppo anche in America, forse ancora più che in Italia, sono i programmi artistici a subire i primi tagli! Nonostante questo, gestire una galleria ed essere artista è qualcosa che non si può fare solamente a scopo di lucro. Va fatto prima di tutto per passione».

    Siete artisti voi stessi, oltre che galleristi, e sul vostro sito si legge che il filone cui afferite coi vostri lavori e con il vostro impegno di galleria è il Pop Surrealism/Underground Pop Art. Di cosa si tratta precisamente?

    «Il Pop Surrealism/Underground Pop Art/Lowbrow Art è il primo vero movimento artistico del nuovo millennio. Affonda le radici nella cultura californiana degli anni ’50 e ’60, con le macchine “hot rods”, nella cultura skate e surf, nei fumetti underground di quei tempi e, come già detto, prende ispirazione anche dal mondo dei tattoos, dei giocattoli, dei cartoni animati».

    Le opere che ospitate sembrano sempre veicolare una fortissima inquietudine, una sorta di senso di distruzione: corpi lacerati, figure consumate, un sentore di apocalisse negli sfondi e nelle ambientazioni… quale messaggio si vuole trasmettere?

    «L’arte che esponiamo usa immagini forti per scuotere e provocare il pubblico, obbligarlo a vedere le cose in modo diverso. Come ai tempi dei film proiettati nei drive in, i mostri e le immagini spaventose servono per divertirsi in modo alternativo e un po’ ribelle. Molti artisti sono influenzati dal punk e dall’heavy metal, dai film horror, e questo emerge chiaramente nelle loro opere».

    Quali sono i progetti futuri per la sede genovese?

    «Nella sede genovese vogliamo dedicarci a presentare personali di artisti italiani, soprattutto genovesi, pur continuando ad allestire collettive con artisti americani e di tutto il mondo».

    Claudia Baghino

  • BlaBlaBla: bando di concorso per illustratori

    BlaBlaBla: bando di concorso per illustratori

    Starbooks e VerbaVolant Edizioni presentano un concorso di illustrazioni dal titolo Immagini senza parole.

    Il concorso è aperto a illustratori italiani e non, senza limiti di età, che dovranno inviare fino a tre opere inedite e originali ispirate alle parole Bla bla bla. Le illustrazioni potranno essere realizzate con qualsiasi tecnica e supporto, senza includere didascalie o testi al proprio interno.

    Si può partecipare fino al 30 settembre 2012. Le opere dovranno essere inviate via mail in formato jpeg all’indirizzo redazione@starbooks.it. A corredo si dovranno inviare i dati dell’autore e una liberatoria per consentire la pubblicazione gratuita online (scaricabile dal sito starbooks.it).

    Una giuria formata dallo staff dello Starbooks e da quello di VerbaVolant sceglierà il numero di illustrazioni che riterrà opportuno, a suo insindacabile giudizio. L’esito del concorso sarà comunicato tramite mail ai vincitori.

    A seguire verrà indetto un concorso letterario per racconti ispirati alla immagini scelte. Alla fine della seconda fase verranno selezionati i racconti e insieme alle immagini verrà prodotto un ebook gratuito.

    Il primo classificato nella sezione illustrazioni e il primo classificato nella sezione racconti riceverà in premio un libro di VerbaVolant edizioni.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Crevari Invade: musica, focaccette e solidarietà nel ponente genovese

    Crevari Invade: musica, focaccette e solidarietà nel ponente genovese

    Crevari InvadeAnche quest’anno il circolo A.N.P.I. di Crevari, sulle alture di Voltri in località Campenave, ospita Crevari Invade, tre giorni di musica, cibo, bevande, beneficenza e allegria.

    La manifestazione quest’anno compie 20 anni e anche in questa edizione è pronta a offrire al pubblico buona musica a cura di band genovese e non,  le famosissime focaccette di Crevari,farcite con stracchino, gorgonzola, speck, prosciutto, salame, nutell, hot dog, salsiccia, braciole, spiedini, porchetta, wurstel, hamburger, birra e sangria.

    Il programam prevede venerdì 22 giugno le esibizioni live di DarkUpside, Les Trois Tetons, One Night Band; sabato 23 giugno invece i concerti di Lizard, Borderline, SconVoltri mentre domenica suona Belzer.

    Cme ogni anno, in occasione di questo appuntamento, viene creata la nuova maglietta di Crevari Invade, acquistatabile esclusivamente durante i tre giorni di festa.

    Il ricavato della manifestazioni viene devoluto sempre in progetti di beneficenza.

     

  • Mai Più Respinti: Giornata Mondiale del Rifugiato, anche Genova è in prima fila

    Mai Più Respinti: Giornata Mondiale del Rifugiato, anche Genova è in prima fila

    Due documentari per aprire gli occhi, dibattiti e dialogo con il pubblico per focalizzare l’attenzione su un tema che chiama in causa i diritti fondamentali della persona, spesso calpestati impunemente a causa di spregiudicati accordi politici e per presunte ragioni di sicurezza.
    Il 20 giugno 2012, in occasione della Giornata internazionale dei rifugiati – inizialmente celebrata in alcuni paesi Africani, diviene mondiale con la Risoluzione 55/76 adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 4 Dicembre 2000 – anche Genova sarà protagonista dell’iniziativa “Mai Più Respinti” !

    «La Giornata Mondiale del Rifugiato 2012 vuole farci riflettere sulle difficili scelte che un rifugiato è spesso costretto a fare nel corso della propria vita alla ricerca di protezione – sottolinea l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Italia (UNHCR) – Rimanere e rischiare la vita in una zona di guerra? Fuggire e lasciare le persone che ami? Rimanere ed essere costretti a combattere? Rischiare la morte durante la fuga? Rimanere e rischiare la vita sotto le bombe? Fuggire e rischiare torture, violenze o qualcosa di peggio? Tu cosa faresti?».
    Questi sono solo alcuni esempi di scelte difficili e laceranti che nessuno dovrebbe mai trovarsi a dover affrontare. Perché nessuno sceglie di diventare rifugiato. Sono i conflitti e le violenze che separano milioni di rifugiati dai propri cari.

    Uno sforzo collettivo che nasce in seno alla società civile – promosso a livello locale dalle associazioni “Centro delle Culture Genova”, “Music for peace”, “Senza Paura” , “3Febbraio”, “Usciamo da Silenzio”, “Ya Basta! Genova” – avrà luogo in più di 80 città italiane, per porre fine alla barbara politica dei respingimenti imposta dai nostri politici ai danni di chi, in fuga da guerre e persecuzioni, dovrebbe essere invece accolto e tutelato.

    Come detto, nella nostra città saranno organizzate proiezioni speciali di due documentari.
    “Mare Chiuso”, realizzato da Andrea Segre e Stefano Liberti, presso il “Club Amici del Cinema” (via Carlo Rolando 15, Sampierdarena) alle ore 19:30. Il film – patrocinato da Amnesty International – racconta le vicende accadute tra il 2009 e il 2010 quando, in seguito al trattato di amicizia Italia-Libia del 2008 ed in applicazione degli accordi tecnici del 2007, centinaia di migranti in fuga dalle coste del Nord Africa sono stati respinti senza essere identificati né avere accesso alla procedura di asilo. Molti di essi erano richiedenti asilo, fuggiti da persecuzioni e guerre. Persone rispedite in Libia, dove sono state imprigionate, torturate e deportate dalla polizia di Gheddafi.
    Il 23 febbraio 2012 l’Italia è stata condannata per aver eseguito queste operazioni, ma ad oggi il Governo Italiano non si è ancora ufficialmente impegnato a non eseguire mai più respingimenti e troppa parte dell’opinione pubblica è ancora convinta della necessità o addirittura del successo di quelle pratiche.
    «L’Italia, di fatto, non ha mai rifiutato questi accordi – spiega Stefano Martini, Centro delle culture – L’obiettivo delle iniziative del 20 giugno è proprio quello di chiedere a gran voce che il nostro Paese rifiuti l’odiosa pratica dei respingimenti, sia in mare che in terra».

    E ieri, proprio in merito alle politiche di contrasto all’immigrazione, il quotidiano La Stampa, riportava stralci dell’accordo segreto siglato lo scorso 3 aprile tra Italia e Libia, con le firme del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri e del suo omologo libico, Fawzi Altaher Abdulati. Il processo verbale della riunione tra le due delegazioni sembra andare in direzione contraria rispetto alle aspettative degli organizzatori della giornata del Rifugiato, riconfermando, in sostanza, tutte le vecchie intese siglate da Roma con il dittatore Gheddafi. Così si legge nel documento «Nel quadro del consolidamento dei rapporti di amicizia tra la Libia e la Repubblica italiana dei trattati e degli accordi bilaterali finalizzati al rafforzamento di relazioni privilegiate in materia di contrasto all’imigrazione clandestina… l’Italia si impegna ad avviare immediatamente il programma delle forniture relativo a mezzi tecnici e attrezzature». Inoltre l’accordo stabilisce l’inizio della costruzione di «un centro sanitario a Kufra (sud della Libia al confine con Egitto, Sudan e Ciad, ndr) per garantire i servizi sanitari di primo soccorso a favore dell’immigrazione illegale». Ma in Libia, Paese che non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1951 sul rispetto dei diritti umani, quello dei centri di accoglienza è un tema assai delicato. Durissima la reazione di Amnesty International che parla di «Un accordo che rischia di comportare gravi rischi per i diritti umani». Il punto più critico, come spiega il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury è «La mancanza di garanzie per i richiedenti asilo. Sembra che anche per il governo italiano pensi che in Libia non ci siano persone bisognose di protezione internazionale». Per quanto riguarda le presunte iniziative umanitarie il giudizio è tranchant «Kufra non è mai stato un centro sanitario nè tantomeno di accoglienza ma un centro di detenzione durissimo e disumano – conclude Noury – I cosiddetti centri di accoglienza di cui si sollecita il ripristino hanno a loro volta funzionato come centri di detenzione, veri e propri luoghi di tortura».

     

    Tornando al 20 giugno, sempre a Sampierdarena, presso la sede di Music for Peace (Via Balleydier 60,Sampierdarena), alle ore 21:00, seguirà la proiezione di “Io sono. Storie di Schiavitù” documentario di Barbara Cupisti. Un film che racconta le vicissitudini di rifugiati ma non solo, perché a subire soprusi e atteggiamenti discriminatori sono anche i migranti che in un modo o nell’altro riescono a fermarsi in Italia. Quindi storie di uomini sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli e donne costrette a vendere il proprio corpo sugli squallidi marciapiedi delle periferie italiane.

    «Chi fugge dal proprio Paese a causa di persecuzioni per motivi  di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche ha diritto ad ottenere la protezione internazionale – concludono gli organizzatori – Speriamo che questa giornata sia un’occasione di dibattito, confronto, denuncia e partecipazione».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Premio Rapallo Carige: un premio alla scrittura al femminile

    Premio Rapallo Carige: un premio alla scrittura al femminile

    Sabato 23 giugno si terrà la 28a edizione del Premio Rapallo Carige, uno dei più noti concorsi letterari al femminile riservato a romanzi editi da donne. L’edizione 2012 ha visto partecipare 107 scrittrici, e come ogni anno sono state scelte tre finaliste che si contenderanno la targa.

    Quest’anno le tre finaliste sono:
    Laura Bosio con Le notti sembravano di luna (Longanesi, 2011)
    La vita di una provincia italiana negli anni del boom economico ricostruita attraverso il filo poetico di una bambina e della sua bicicletta: nel romanzo di Laura Bosio l’uso di questa particolare prospettiva conferisce al doppio registro, realistico e fiabesco, una singolare capacità di memoria letteraria, dove il filo sottile fra le parole e le cose riesce magicamente a trasformare la storia di un’infanzia in quella collettiva di un Paese e di una cultura.

    Francesca Melandri con Più alto del mare (Rizzoli, 2012)
    Una prospettiva assolutamente originale quella di Francesca Meandri, che ambienta il suo ultimo romanzo in pieno clima terroristico, nel 1979, anno successivo al rapimento Moro, all’origine delle carceri speciali. Bellissimi i personaggi ed i protagonisti: Luisa, moglie di un detenuto comune, e Paolo, ex professore di filosofia, in visita all’Asinara al figlio terrorista condannato per tre omicidi. Un tema forte, affrontato con una scrittura nitida e lieve, molto efficace dal punto di vista dello scavo psicologico.

    Paola Soriga con Dove finisce Roma (Einaudi, 2012)
    In Dove finisce Roma, Paola Soriga narra i giorni cruciali, sospesi fra fughe, attese e paure, di una giovanissima staffetta partigiana nella Roma ancora occupata dal nemico. Ma non si tratta, come ci si aspetterebbe, di una memoria, bensì dell’invenzione di una giovane scrittrice che reinventa la storia, restituendola, nella distanza, forse più vera del vero, e tale da farla comprendere nel profondo anche a chi l’ha soltanto superficialmente scorsa nei libri di scuola.

    Infine i premi collaterali: il riconoscimento Opera Prima è andato a Irene di Caccamo per L’amore imperfetto (Edizioni Nutrimenti), il premio alla carriera a Elena Bono con Fanuel Nuti – Giorni davanti a Dio II tomo (Le Mani, 2011) e il gran premio della Giuria a Edith Bruck per La donna con il cappotto verde (Garzanti, 2012).

    L’evento si terrà a Rapallo nella Villa Tigullio (viale Luigi Casale). In caso di maltempo verrà sposato all’Auditorium delle Clarisse (via Montebello).