Anno: 2012

  • Stop OPG: continua la mobilitazione per la chiusura definitiva

    Stop OPG: continua la mobilitazione per la chiusura definitiva

    «A nove mesi dal termine previsto dalla legge per la chiusura degli OPG (marzo 2013) il rischio è che tutto si riduca al trasferimento degli internati nelle nuove strutture previste, aprendo i cosiddetti “mini Opg” in tutte le regioni italiane – Il grido d’allarme arriva dal Comitato Stop Opg riunitosi in assemblea a Roma il 12 giugno – Lo conferma la bozza di Decreto proposta dal Governo ora in discussione con la Conferenza delle Regioni. E ciò mentre procede il dibattito alla Camera sul testo di controriforma della legge Basaglia (relatore on. Ciccioli) che il tentativo di ricostruire i manicomi riaprendo una stagione buia che consideravamo definitivamente archiviata».

    StopOPG rivendica l’immediato riparto alle Regioni delle risorse ad hoc stanziate dalla legge 9/2012 sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari «Per offrire un’assistenza alternativa alle persone internate: 38 milioni di euro nel 2012 e 55 milioni di euro dall’anno 2013, che possono contribuire, se assegnate subito ai Dipartimenti di Salute Mentale, alla costruzione dei budget di salute fuori dagli OPG. Riprodurre invece con le nuove strutture pratiche di istituzionalizzazione, con il binomio “cura e custodia” tipico del manicomio, sarebbe un fallimento».

    La mobilitazione lancia anche un nuovo allarme per i continui tagli al finanziamento del Servizio sanitario e al welfare. Per questo «Proseguiranno le iniziative a sostegno del welfare locale, nel territorio, dove si gioca, con Regioni, ASL e Dipartimenti di Salute Mentale, gran parte delle possibilità di costruire l’alternativa al modello manicomiale, e quindi anche all’OPG». La presenza dei comitati stopOPG ormai in 18 regioni, intervenuti all’assemblea è «Un segno positivo, che, a partire dal lavoro per la salute mentale, propone un “modello sociale” inclusivo e più giusto. E’ stata decisa anche una specifica attività per l’advocacy e il sostegno alla tutela legale delle persone internate».

    Infine «È stato confermato l’impegno, con l’avvio di uno specifico tavolo di lavoro, per la modifica degli articoli del codice penale e di procedura penale inerenti a imputabilità, pericolosità sociale e misure di sicurezza, all’origine del retrivo istituto giuridico dell’OPG».

    All’assemblea sono intervenuti, tra gli altri, Ignazio Marino (senatore presidente commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza e l’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale), Margherita Miotto (deputata e prima firmataria sugli OPG approvato alla Camera), Antonella Calcaterra (Osservatorio Carcere Unione Camere Penali Italiane) e Sergio Moccia (docente università Napoli Scienze Penalistiche, Criminologiche e Penitenziarie).

  • Genova, la bella: la mostra a Palazzo della Meridiana

    Genova, la bella: la mostra a Palazzo della Meridiana

    Palazzo della Meridiana
    Palazzo della Meridiana

    Sino al 5 agosto Palazzo della Meridiana ospita la mostra “Genova, la bella – un sogno di primo Ottocento”, curata da Giuseppe Marcenaro e Pietro Boragina. Si tratta della terza iniziativa espositiva dell’associazione Amici di Palazzo della Meridiana, riaperto dopo il lungo processo di restauro.

    Oli, incisioni, litografie, acquerelli mostrano suggestive vedute cittadine della Genova ottocentesca, il periodo di maggiore bellezza della nostra città; ciò che rende unica la mostra nel suo genere è il fatto che sia interamente allestita con opere appartenenti a collezioni private. Questo significa che normalmente non possono essere viste in alcun luogo aperto al pubblico: «Contrariamente a quanto si possa pensare, non è stato affatto difficile raccogliere i pezzi esposti. Abbiamo anzi trovato una grande disponibilità da parte dei collezionisti. Di certo la nostra esperienza trentennale è stata un punto di forza nell’organizzare l’esposizione». Così Pietro Boragina riguardo alla mostra e ai privati i quali, pur presenti all’inaugurazione del 30 maggio, preferiscono rimanere assolutamente anonimi.

    «Sono certamente opere che non si vedono mai: con l’associazione stiamo puntando proprio a esaltare il collezionismo privato» spiega Giuseppe Marcenaro. «Può sembrare una mostra retrò, fuori dal tempo. Gli autori di queste opere inoltre sono quasi tutti sconosciuti. Ma hanno tutti visto Genova, che li ha incantati, e hanno costruito questo insieme di immagini-sogno della città. Flaubert stesso diceva che Genova è di una bellezza che strazia l’anima. Ed è proprio l’anima che viene fuori da queste opere».

    Il pezzo di maggiori dimensioni è stato prestato da Banca Carige: un acquerello di Henry Parke di tre metri e mezzo di lunghezza, che illustra il panorama (Genova da un lato e San Pier d’Arena dall’altro) da un punto di vista privilegiato, San Benigno (la lingua di terra su cui si staglia la Lanterna). Immagini di una città di un altro tempo, calme e serene, ma anche malinconiche se si pensa a ciò che non esiste più… Dipinti che spingono i visitatori a cimentarsi nel gioco di individuare dei “punti di repere”, facilmente riconoscibili, come appunto la Lanterna, la Basilica di Carignano o la Cattedrale di San Lorenzo, per orientarsi e scoprire, con meraviglia, il sorprendente cammino urbanistico percorso da Genova, in poco più di 100 anni.

    La mostra è allestita in una successione di piccoli spazi accoglienti creati con pannelli neri su cui sono sistemate le opere, illuminate morbidamente. Accanto ad esse, brani su Genova tratti da famosi autori, come Flaubert o Alexandre Dumas, accompagnano il visitatore in questo viaggio sognato.

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sagra urbana: musica folk e degustazioni a Villa Bombrini

    Sagra urbana: musica folk e degustazioni a Villa Bombrini

    Villa BombriniContinuano gli appuntamenti dell’estate a Villa Bombrini: dal 15 al 17 giugno la location a Cornigliano ospita Solstizio d’estate – la sagra urbana, tre giorni da dedicare all’incontro con le storie di donne e uomini che, con il loro lavoro di produttori, contribuiscono a cambiare il volto del loro territorio.

    Un incontro giocato sull’ascolto, sul piacere di assaggiare il gusto di prodotti realizzati con amore per la terra, il cibo genuino e le tradizioni e sulle note della musica di chi reinterpreta in chiave moderna e impegnata la musica tradizionale di quei territori.

    L’evento, organizzato dal circolo arci Belleville, propone musica popolare, d’autore,sagre e degustazioni di prodotti tipici e altre proposte, come grigliate miste, gnocco fritto, insalate e paste fresche, dolci al cucchiaio, birra artigianale, vino bio, passito.

    Ecco il programma nel dettaglio:

    Venerdì 15 giugno. Movimento Unico Sud. Pizzica e musica mediterranea

    Sabato 16 giugno. Les Sans Papier. Scatenato folk d’autore

    Domenica 17 giugno. La grande orchestra occitana con Banda Brisca. Folk occitano

    Le serate inizano alle 19.30, l’ingresso è libero

  • Ri-party 2012: a Nervi una festa a impatto zero

    Ri-party 2012: a Nervi una festa a impatto zero

    NerviStasera (venerdì 15 giugno, ndr) l’associazione IoRicreo propone nella suggestiva cornice del castello di Nervi una festa del riciclo e del riuso con artisti, musica, Game Boy modificati, cibo e bevande a km zero: il tutto per festeggiare il quinto compleanno di IoRicreo.

    L’ambizione della serata è minimizzare l’impatto sull’ambiente e sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche del riciclo e del riuso attraverso il divertimento.

    Qualche esempio. Il cibo servito è biologico e a km0, per l’amplificazione
    della musica si utilizza l’energia derivante dalla pedalata su una apposita bicicletta, la musica è realizzata a partire da una vecchia consolle di videogiochi, un Game Boy modificato, i rifiuti sono smaltiti utilizzando la raccolta differenziata, le stoviglie sono di materiale biodegradabile e compostabile, l’acqua è rigorosamente “del bronzino”.

    La festa inizia alle ore 20.30 e durerà fino all’1.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sagra dei frisceu al Monte Moro

    Sagra dei frisceu al Monte Moro

    CuculliL’Associazione Amici del Monte Moro organizza domenica 17 giugno un evento nel parco urbano del Monte Moro (via Alberico Lanfranco).

    Dalle ore 12, i volontari dell’Associazione e Casa Domani, struttura che ospita persone diversamente abili non autosufficienti, cucinano per gli avventori frisceu dolci e salati, anelli di totani, patatine fritte e tanto altro.

    Inoltre sono in programma  giochi all’aperto per le famiglie, una gara di ciclo tappo aperta ad adulti e bambini,  un’esibizione di taekwondo e spada coreana.

    Il ricavato dell’iniziativa è destinato per il sostentamento dei ragazzi diversamente abili di Casa Domani, sita in via Groppallo 6/1.

  • Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata

    Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata

    A Sampierdarena, in via Pietro Chiesa, zona San Benigno, a due passi dal waterfront portuale, circondato da moderni palazzi che ospitano uffici e attività commerciali, uno storico immobile spicca come fosse un errore del caso, dimenticato da anni in un contesto che ormai non gli appartiene.

    Parliamo di villa Pallavicino-Gardino, un edificio probabilmente risalente a fine ‘500 (non si conosce con precisione la data di costruzione), secondo la planimetria di Matteo Vinzoni (1757) di proprietà del Magn.co Alessandro Pallavicino, famiglia insediatasi nel tardo ‘500 nel borgo con un gruppo di ville famigliari destinate alla villeggiatura estiva, oggi distrutte, tutte caratterizzate dalla struttura architettonica del filone alessiano diffuso dagli allievi.
    Passata nel corso del Novecento alla ditta legnami Gardino, venne poi adibita ad uffici e abitazioni private, attualmente versa in stato di grave abbandono.
    Posta lungo il litorale sampierdarenese, la villa presenta un impianto cubico lineare e regolare, con caratteristico tetto a padiglione; è costituita da un piano terra con un ammezzato sopra; un piano nobile, anch’esso con un ammezzato sopra; ed un piano sottotetto. La facciata anteriore, posta verso il mare, da cui era lambita e forse anche minacciata di inondamento nei casi di mareggiata se non fosse stata eretta leggermente sopraelevata rispetto all’arenile, è senza terrazze né balconate; ha sette grandi finestre equidistanti sopra l’ingresso caratterizzato da uno stemma della famiglia Pallavicino.
    Anticamente la proprietà era dotata di un ampio terreno, ancora visibile nelle planimetrie del Vinzoni del 1757 e del 1773, allora esteso a monte sino alla strada principale (via Dondero), coltivato con grande effetto scenografico a giardino all’italiana ed orto.
    L’apertura della ferrovia e relativa via Vittorio Emanuele (oggi via Buranello), tagliarono questi terreni che vennero poi invasi da costruzioni industriali della società Fratelli Gardini-Legnami, sconvolgendo la loro naturale bellezza. Lo sbancamento del colle e, negli anni ’90, la costruzione dei grattacieli, hanno rivoluzionato l’insieme, generando uno spiazzante accostamento antico-moderno.
    L’interno fu modificato dagli ultimi proprietari, specie il piano nobile adibito ad abitazioni, così come l’ammezzato superiore, al punto che ora è difficile leggere le antiche strutture. Aveva due ingressi, per offrire continuità a chi entrava tra l’interno e gli ampi spazi posteriori. Secondo www.sanpierdarena.net, sito web dedicato al quartiere «Rimangono indenni lo scalone – in ardesia come da antica consuetudine genovese, a tre rampe disposte a C e sboccante al piano nobile presso la loggia, da tempo non più utilizzata e tamponata – ed in parte le cucine poste nel sottotetto, interamente decorate con dipinti che sottintendono cosa poteva esserci di decorativo nelle sale del piano nobile, prima delle ristrutturazioni».
    La villa nel 1963 fu inserita negli edifici protetti e vincolati dalla Soprintendenza per i beni Architettonici della Liguria. «Questo atto presumibilmente diede il via nel 1996 ad un restauro, almeno nella sua componente esterna», sottolinea ancora il sito web. Oggi è in completo e squallido abbandono: persiane spalancate, finestre con vetri rotti, calcinacci caduti.

    Tra gli anni ’90 e 2000, la famiglia Gardino cedette la villa ad una società immobiliare presumibilmente appartenente al medesimo nucleo familiare. Per quanto riguarda la storia recente, è difficile ricostruirla con certezza, comunque sappiamo che, allo stato attuale, questa ampia superficie – circa 3600 metri quadri – è di proprietà di una società riconducibile a Ipi intermediazione srl, società di servizi immobiliari con sede a Torino e filiali a Milano, Genova, Bologna e Tirrenia (PI).
    Ipi la mette in vendita in un pacchetto unico comprendente anche 16 posti auto coperti ubicati in corrispondenza del piano interrato dell’edificio adiacente.

    Secondo il Piano Urbanistico Comunale, approvato alla fine dello scorso anno dall’amministrazione dell’ex sindaco Marta Vincenzi, la zona dove sorge villa Gardino rientra nell’Ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale AR-UR, ovvero «Parti del territorio urbanizzato caratterizzate dall’inadeguatezza dell’assetto infrastrutturale e dei servizi, nelle quali l’incremento del carico insediativo esistente, mediante interventi di completamento del tessuto edificato, costituisce occasione per il miglioramento dell’assetto urbanistico e della qualità architettonica e paesaggistica; in questi Ambiti possono essere effettuati interventi anche d’importante modificazione dell’edificato, a condizione che sia contestualmente rinnovato e migliorato l’impianto urbanistico, le dotazioni di pubblici servizi, segnatamente per il verde e gli spazi pedonali attrezzati ed in generale la qualità architettonica, di inserimento paesaggistico e di efficienza energetica delle nuove costruzioni ivi ammesse».

    Le norme di conformità del Puc precisano quali sono le possibili destinazioni d’uso per l’ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale. Tra le funzioni ammesse, quelle principali sono «Residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, connettivo urbano, uffici, artigianato minuto, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita»; le funzioni complementari prevedono: «Depositi, attività produttive ed artigianali», ma anche «Parcheggi pertinenziali, parcheggi liberi da asservimento e parcheggi fai da te».
    In merito alla disciplina degli interventi edilizi, le norma di conformità stabiliscono che «Il cambio d’uso dei piani fondi accessibili carrabilmente è consentito esclusivamente per la realizzazione di parcheggi; la ristrutturazione edilizia è consentita purché prevista da un progetto che ne dimostri la compatibilità sotto il profilo architettonico e funzionale; la sostituzione edilizia è consentita, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto; la nuova costruzione è consentita per realizzare: parcheggi privati esclusivamente interrati per le quantità eccedenti le quote minime pertinenziali; ampliamento volumetrico di edifici esistenti comportante l’incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione; nuovi edifici mediante demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nell’ambito del lotto, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto, anche con incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione».
    «Gli interventi di sostituzione edilizia e di costruzione di nuovi edifici devono inoltre rispettare i seguenti parametri e requisiti costruttivi: rapporto di copertura massimo non superiore al 50% del lotto; spazi sistemati a verde, pubblico o privato su terreno naturale, nella misura minima del 30% del lotto, per incrementare la superficie del territorio permeabile; l’altezza dei nuovi edifici è determinata tenuto conto delle potenzialità edificatorie previste per l’Ambito, armonizzando le costruzioni in rapporto al contesto circostante».
    Queste le principali indicazioni fornite dal Puc in merito agli interventi edilizi, ma le norme di conformità specificano anche «Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, compresi gli ampliamenti volumetrici classificati nuova costruzione, devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: perseguire il mantenimento ovvero la riqualificazione e valorizzazione delle caratteristiche architettoniche e tipologiche dell’edificio stesso, dell’intorno, e degli spazi liberi; agli interventi deve essere correlata la riqualificazione degli spazi di pertinenza, nell’obiettivo di una progettazione organica del verde; le essenze ad alto fusto devono essere messe a dimora nell’ambito dello stesso lotto di intervento». Mentre «Gli interventi di sostituzione edilizia e di costruzione di nuovi edifici devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: gli edifici devono essere realizzati con caratteristiche architettoniche, tipologiche e formali innovative ed essere impiegati materiali e tecnologie innovative finalizzate al risparmio energetico ed alla produzione di energia da fonti rinnovabili; particolare attenzione deve essere posta in presenza di immobili, percorsi o contesti di valore storico».

    Attualmente Villa Gardino è accatastata anche come residenze, ma la società Ipi sottolinea quali sono le funzioni più probabili, ovvero centro direzionale, uffici, attività commerciali al piano terra.
    Come detto l’edificio è vincolato dalla Soprintendenza ed il suo futuro è intrinsecamente legato ad un progetto studiato dalla stessa, ma oggi non ancora approvato. Chi acquisterà la proprietà dunque dovrà rispettare le indicazioni della Soprintendenza e la speranza è quella di vedere conservata, per quanto possibile, la struttura originaria di una delle ultime ville superstiti sull’antico lungomare sampierdarenese.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Oltre il giardino: i segreti del giardino pantesco

    Oltre il giardino: i segreti del giardino pantesco

    La settimana scorsa abbiamo parlato del contesto paesaggistico-ambientale, tipico dell’isola di Pantelleria. Questa realtà unica, ostile ma particolarissima, ha portato alla nascita, in tempi assai remoti, di un peculiarissimo genere di giardino che viene definito, dal nome dell’isola in cui si è sviluppato, per l’appunto pantesco.

    A priva vista ed ad uno occhio inesperto, questo particolare tipo di spazio a verde non appare immediatamente riconducibile all’usuale concezione di giardino. Esso consiste infatti in un insieme di muretti a secco dell’altezza che varia da poco più di un metro a circa tre, che racchiudono, all’interno di una pianta circolare, un solo o pochi alberi, generalmente di agrumi o poche essenze vegetali di tipo mediterraneo. L’accesso a questi giardini è garantito solamente da una piccola porta, per il resto tutto è cintato dalle alte mura che proteggono l’interno dall’esterno, separano il dentro dal fuori e soprattutto preservano le essenze vegetali dagli agenti atmosferici estremi. Questi giardini rappresentano quindi un ingegnoso sistema quasi autosufficiente, in grado di difendere (a dire il vero a permetterne la vita!) le piante contenute al loro interno, nello specifico, dalla siccità e dal vento, che per la sua intensità e frequenza provoca spesso, sull’isola, danni difficilmente compatibili con la loro sopravvivenza.

    La descrizione del giardino sopra delineata non dà però l’esatta idea di cosa possa celarsi dietro agli scabri muretti a secco, spesso fortemente compenetrati nel paesaggio di terra e pietra lavica con cui essi stessi sono edificati. Dall’esterno del giardino pantesco, non si potrà neppure cogliere immediatamente l’incredibile varietà di tipologie che da esso hanno tratto origine e che sono ora sfruttate dagli esperti del settore per realizzare, sull’isola, giardini nel mezzo del deserto.

    A Pantelleria si sono infatti diffuse, negli anni, forme di giardini simil panteschi, a pianta oltre che circolare anche quadrata o rettangolare, spesso utilizzate per proteggere e permettere, al tempo stesso, un più rapido sviluppo delle piante non autoctone e più delicate. Essi si confondono bene nel paesaggio, passando spesso inosservati ai più, intellegibili nell’orditura del paesaggio solo per i ciuffi di verde che oscillano, oltre e al di sopra dei muretti, all’incessante vento.

    Lo spazio racchiuso tra mura permette di avere un’area separata dal resto del giardino, con il quale esso però si interfaccia sempre in uno stretto rapporto, tale spazio è di dimensioni non grandi ma comunque tali da consentire di ospitare alcune essenze vegetali.

    L’insieme interno potrà poi essere vario e molto eterogeneo. Le piante potranno essere disposte in modo simmetrico o casuale, lungo le pareti o nello spazio centrale, si potranno creare effetti diversi in base alla tipologia di cespugli e di rampicanti impiegati. Oltre a proteggere dagli agenti atmosferici esterni,  il giardino pantesco utilizza infatti la porosità delle pietre e l’escursione termica tra giorno e notte, insieme ai canali in pietra che raccolgono l’acqua piovana, per captarla direttamente dall’atmosfera. Così facendo, esso soddisfa, in modo ecologico e senza dispersione, l’esigenza idrica della pianta. Infine, tale giardino permette la sopravvivenza, a Pantelleria, di specie vegetali altrimenti ivi non adattabili.

    I muri in pietra garantiscono, poi, di ampliare lo spazio disponibile e di sfruttare i volumi anche in verticale. Vari tipi di rampicanti potranno così crescere sui muretti a secco, tanto all’interno che all’esterno del giardino pantesco. La varietà delle piante all’interno della “stanza” potrà essere pressoché infinita. In generale si collocheranno soprattutto agrumi, stante l’indiscutibile valenza pratica delle piante, ma anche arbusti quali mirto o altre ed analoghe essenze mediterranee, spezie e piante odorose. La limitatissima disponibilità idrica determina infatti, sull’isola, una tendenza alla massimizzazione dei risultati e quindi, di regola, la scelta delle essenze vede privilegiare quelle che combinino l’aspetto pratico (produzione di frutti, di verdure o erbe aromatiche) a quello più propriamente estetico. Lavande, Lavatere, rose rampicanti, Cistus, mirto, Santolina e decine di altra varietà possono però trasformare, in un lasso di tempo tutto sommato incredibilmente breve ed in combinazione a piante produttive di frutti, un terreno arido, un’area inospitale, battuta dal vento e riarsa dal sole, in un giardino tra mura, del tutto inaspettato e davvero difficilmente immaginabile dall’esterno.

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Maura Ghiselli: intervista all’artista “adottata” dalla Maddalena

    Maura Ghiselli: intervista all’artista “adottata” dalla Maddalena

    maura ghiselliAbbiamo incontrato Maura Ghiselli, artista e fotografa genovese che ha esposto le sue opere al ristorante La Berlocca ai Macelli di Soziglia, in occasione del concorso Adotta un artista.

    Come e quando è cominciato il tuo interesse per l’arte?

    «Ho iniziato a “pasticciare” con matite e pennarelli quando ero ancora sul seggiolone, e non ho mai smesso di divertirmi in questo modo. Il bisogno impellente di creare immagini fa parte di me praticamente da sempre».

    Quali tecniche usi? E qual è la tua tecnica preferita?

    «Da diversi anni ho deciso di mettere momentaneamente da parte le mie ricerche grafico-pittoriche per dedicarmi totalmente alla fotografia. È una tecnica più immediata che mi consente di raggiungere più facilmente e meglio i miei obiettivi».

    Quali sono i luoghi di Genova che maggiormente ti ispirano nel realizzare le tue opere? Quali i luoghi in cui ti piacerebbe esporre in futuro?

    «Amo moltissimo camminare per il centro storico con la mia macchina fotografica al collo. I vicoli di Genova sono uno dei luoghi più conturbanti ed eccitanti che abbia mai visitato. Ma sono affascinata anche dalla periferia industriale della città, per esempio ho lavorato molto sul quartiere di Cornigliano, pre e post acciaierie. Per quanto riguarda invece le mie ambizioni future, devo ammettere che mostre e vernissage mi mettono una certa ansia, e al solo pensiero di programmare un’esposizione vengo colta dal panico. Qualcuno avrà certamente notato che, come mia abitudine, ho disertato anche l’inaugurazione alla Loggia… Diciamo, però, che questa incorreggibile ritrosia verso le public relation, non preclude la mia partecipazione attiva e assolutamente sentita alla vita artistica e culturale, genovese e non solo.»

    Sei stata una degli artisti selezionati per la mostra itinerante alle botteghe della Maddalena. Credi che arte e cultura possano contribuire al rilancio di questo quartiere?

    «Nella maniera più assoluta. Ogni tanto questa città sottovaluta il valore sociale della cultura e dell’arte, e questo è un errore imperdonabile».

    Da genovese, cosa pensi del modo in cui la nostra città vive l’arte? Ci racconti quali sono a tuo parere i “progetti di eccellenza” che caratterizzano Genova?

    «Io credo che il compito delle istituzioni di questa città non dovrebbe essere solo quello di offrire al cittadino l’annuale grande evento che porta in città qualche gettonato nome dell’arte Moderna internazionale, ma anche e soprattutto la presa di coscienza del fatto che l’arte contemporanea è quella che si sta facendo adesso, per cui è necessario incentivarla, premiarla e dare ad essa un’opportunità concreta di sviluppo e divulgazione. È indispensabile che le diverse realtà del panorama artistico e culturale genovese imparino ad assumersi la responsabilità di scommettere e investire sull’arte di adesso… In tal senso credo sia molto interessante il ciclo di incontri-evento che si tiene periodicamente al museo di Villa Croce, Cartabianca, un progetto d’arte, temporanea e compartecipata, che si propone di interagire con gli spazi collaterali e i servizi offerti dal Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce per innescare dinamiche relazionali, che vadano a coinvolgere la città che lo ospita, intessendo relazioni con le principali città italiane, attraverso un ciclo di mostre volte a descrivere l’emergente e vitale nell’ambito dell’arte contemporanea».

    Tra le tue collaborazioni c’è quella con la galleria d’arte Satura. Com’è la situazione delle gallerie in città?

    «Penso che le gallerie, così come Accademie e Associazioni Culturali, quali enti di promozione culturale ed artistica, siano tenute a collaborare attivamente allo sviluppo dell’arte contemporanea della città. Il mercato dell’arte, soprattutto sul territorio ligure, vive grazie al contributo del collezionista. Che attualmente concentra il suo interesse verso una forma di acquisto definita generalmente con il termine “investimento”. L’idea comune, che necessita di essere esorcizzata, soprattutto dalle gallerie genovesi, è quella di orientarsi verso ciò che ha già valore: se si riesce a dare visibilità e mercato ad un prodotto di qualità senza che questo sia firmato da un grande nome, il collezionista imparerà ad orientare il suo interesse anche verso ciò che è realmente nuovo, e il circuito artistico contemporaneo non morirà. Questo richiede competenze specifiche, entusiasmo e, inizialmente, la consapevolezza di un minore riscontro economico a breve termine. E questa, secondo me, è una sfida che le gallerie genovesi devono essere pronte ad affrontare».

    Genova ha da poco un nuovo Sindaco. Quali pensi dovrebbero essere i provvedimenti da adottare per sostenere gli artisti e più in  generale chi opera in questo settore?

    «In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, chiedere fondi può risultare un tantino spregiudicato. L’unica forma di vero sostegno per questo settore è pretendere professionalità e dedizione dagli addetti ai lavori, e controllare in maniera rigorosa al fine che ciò avvenga realmente. Io voglio che chi si occupa della cultura e dell’arte sia davvero motivato per farlo in maniera competente e disinteressata».

    Tu hai studiato all’Accademia di Belle Arti. Nei mesi scorsi si è parlato di una situazione di difficoltà, con il rischio addirittura di chiudere. Pensi sia importante per un artista avere una formazione accademica, o che ci si possa anche formare da autodidatti? Quali consigli ti senti di dare a chi vuole tentare questa strada?

    «Credo che una formazione accademica, se così la si vuole chiamare, sia necessaria per acquisire la corretta consapevolezza delle proprie potenzialità e per provare a trovare la strada giusta per esprimerle al meglio. E poi il termine “formazione accademica” non significa solamente imparare a dipingere ad olio bottiglie di vetro o nature morte, significa soprattutto studiare l’arte in tutti i suoi aspetti, sviscerarla ed analizzarla in relazione alla contemporaneità ed al periodo storico in cui è stata prodotta. La conoscenza di ciò che accade o che è accaduto, ci servirà come background indispensabile per iniziare in maniera cosciente e onesta il nostro percorso creativo. Così come vale per l’avvocato, il medico o il notaio, altrettanto vale per chi lavora e produce nel campo dell’arte e della cultura: per acquisire la “conoscenza” è necessario studiare, mettersi alla prova e farsi giudicare per risultati e capacità. Ciò non toglie che, a parer mio, l’ente Accademia, abbia contribuito molto poco al reale inserimento dei suoi studenti nello scenario artistico e culturale della città».

    In senso più ampio, pensi sia possibile trasformare il talento e la passione per l’arte in una professione?

    «Voglio credere che sia possibile. Anche se purtroppo nonostante passione e competenza, sono da sempre molto rari i casi in cui l’artista riesce a sfruttare professionalmente il suo talento e le sue capacità. Credo che questo sia un problema sociale del quale sarebbe necessario analizzare molti aspetti, uno fra questi l’inflazione di queste nuove figure, i cosiddetti “creativi”, che spesso improvvisano il mestiere ed ingombrano un mercato già di per sé poco attivo».

    A cosa stai lavorando per il futuro?

    «Mi piacerebbe portare avanti il mio progetto fotografico sul centro storico, magari cercando di conoscere meglio le diverse realtà che lo caratterizzano e provando ad allontanare con delicatezza la comprensibile diffidenza di chi lo abita, per riuscire ad intraprendere un percorso realmente costruttivo, di comprensione e comunicazione con il territorio».

    Marta Traverso

     

    DIDASCALIA DELLE IMMAGINI:

    GARMY’S SILK_LA SETA DI GARMY#1 (fotografia esposta in occasione dell’iniziativa “Adotta un Artista” al ristorante La Berlocca di via Macelli di Sozziglia e successivamente al Bistrot di Via Luccoli)

    GARMY’S SILK_LA SETA DI GARMY#2 fotografia esposta in occasione dell’iniziativa “Adotta un Artista” al ristorante La Berlocca di via Macelli di Sozziglia e successivamente al Bistrot di Via Luccoli)

    THE WORLD OVER#1 (Via Balbi, Genova)

    THE WORLD OVER#2 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#3 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#4 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#5 (Via Canneto il Lungo, Genova)

    THE WORLD OVER#6 (Cornigliano, Genova)

  • “La Seconda Luna”, arriva in Sala Dogana il premio dedicato alle passioni

    “La Seconda Luna”, arriva in Sala Dogana il premio dedicato alle passioni

    Arriva a Genova “La Seconda Luna on tour”, il premio italiano giunto alla seconda edizione dedicato alle passioni. La presentazione è in programma lunedì 18 giugno alle ore 18.00 presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale.

    La Seconda Luna è un progetto che raccoglie e valorizza tutte le passioni umane indipendentemente dalla disciplina di riferimento. Il premio diretto sia ai dilettanti che ai professionisti, mette in palio un montepremi totale di 26.000 euro e 13 premi: oltre ai “Premi principali”, il “Premio alla passione scientifica e tecnologica”, il “Premio alla passione divenuta professione”, la “Menzione speciale alla passione per la normalità”.

    L’obiettivo del progetto è raccogliere le esperienze di tutti quei singoli o gruppi di persone che – in qualsiasi settore – coltivano, condividono o promuovo una passione, sia essa un hobby o un mestiere. La seconda edizione si è aperta ufficialmente il 29 febbraio, forte degli ottimi risultati della prima che aveva raccolto più di 1.000 candidature da tutta Italia.

    L’incontro, a cui partecipano il curatore del progetto Denis Isaia e Serena Giordano, artista e teorica dell’arte nonché membro della giuria del Premio, è un’opportunità per avvicinare tutti i genovesi interessati all’iniziativa e un’occasione per discutere sul tema Passione ed eversioni creative”.

    Per riuscire nell’impresa di scovare gli appassionati, fa capo al premio un vero e proprio laboratorio di comunicazione. Cinque agenti, residenti nelle principali aree linguistiche europee, facendo leva sulla condivisione del progetto e la volontà comune di dare spazio a nicchie culturali “speciali”, alimentano giorno dopo giorno la risonanza del Premio. Con questo spirito il premio lancia un appello: segnalate gli appassionati che conoscete!

    Ognuno di noi conosce una persona che ha fatto della propria passione una vera e propria ragione di vita, nel proprio quartiere, nella propria città, fra i propri amici… nel caso in cui il segnalato vinca un premio, è prevista una ricompensa pari al 10% del premio vinto da attribuirsi al segnalatore.

    Il termine per partecipare o per inviare la propria segnalazione di un amico appassionato è il 16 ottobre 2012. Il bando e tutte le altre informazioni su La Seconda Luna sono disponibili sul sito www.lifelongpassionsaward.eu.

    Il Premio è promosso dal Comitato Premio Città di Laives con il supporto del Comune di Laives, del Dipartimento alla Cultura italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, dell’Assessorato all’Innovazione della Provincia Autonoma di Bolzano, della Regione Trentino Alto Adige-Suedtirol, della Comunità di Valle Oltradige Bassa Atesina e della Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano.

  • Novecento di Alessandro Baricco: spettacolo teatrale a San Fruttuoso

    Novecento di Alessandro Baricco: spettacolo teatrale a San Fruttuoso

    TeatroSabato 16 giugno alle 21 il Teatro Nuovo Gianelli di San Fruttuoso (salita  nuova Nostra Signora del Monte 3C) ospiterà lo spettacolo-saggio degli allievi del Laboratorio Teatro di Espressione, un adattamento dal monologo “Novecento” di Alessandro Baricco che vedrà coinvolti dieci attori per dieci personaggi, tra cui il musicista che dà il titolo all’opera, con accompagnamento musicale di un pianista jazz.

    Gli attori sono Carlotta Boccaccio, Francesca Bonino, Nadia Conte, Enrico Custo, Lucetta Dessypris, Maria Gagino, Carlo Lardera, Cristina Marchesi, Lorenzo Mascelli, Antonio Tulumello. Al piano: Carlo Custo. Adattamento e regia Marco Benedetti e Serena Carbone.

    Lo spettacolo è a ingresso gratuito.

  • Prè: musica, canti e danze rinascimentali fanno rivivere il quartiere

    Prè: musica, canti e danze rinascimentali fanno rivivere il quartiere

    Commenda di PrèIl rilancio di Prè passa dalla strenua volontà dei suoi abitanti, da sempre impegnati a denunciare i fenomeni di degrado e malaffare richiamando l’attenzione delle istituzioni, ma allo stesso tempo consapevoli che per riqualificare il quartiere e restituirlo completamente alla città è necessario organizzare e promuovere iniziative culturali e sociali in grado di richiamare il maggior numero di persone possibile, i cittadini genovesi, spesso non abituali frequentatori di quello che, nonostante tutto, rimane un prezioso bene comune ed i turisti che, scesi dalle navi o provenienti dall’area del Porto Antico, provano ad avventurarsi nei meandri della città vecchia.

    È questo il senso dello spettacolo in programma venerdì 15 giugno presso la Commenda di Prè, musiche, canti e danze rinascimentali che «Nello spirito della Genova cinquecentesca di Andrea Doria e degli splendori della Repubblica aristocratica, darà vita a personaggi che sembrano usciti direttamente dalle pitture di Rubens e di Van Dyck, sia pure nell’austera ambientazione medievale del più antico palazzo di Genova – scrive Ornella Cocorocchio, Presidente dell’associazione La Coscienza di Zena – Una sorta di licenza poetica porterà infatti il millenario ospitale a far da sfondo alla rappresentazione degli sfarzosi intrattenimenti che le potenti famiglie genovesi nel secolo d’oro riservavano agli illustrissimi ospiti. Una licenza per cui si devierà dalla correttezza filologica e la Commenda si troverà trasportata cinquecento anni più avanti, nell’epoca in cui nei palazzi dei Rolli si inscenavano meravigliose rappresentazioni per ospitare degnamente non certo pellegrini e malati ma papi e re».

    «Non ci resta quindi che dichiarare aperte le danze insieme alla Compagnia di danza …del danzar facean diletto, al Coro Polifonico di Vetera Nova e all’Ensemble strumentale Li Musicanti, lo spettacolo si terrà venerdì 15 alla Commenda di Prè alle 21. L’ingresso è libero».

    Alcuni cittadini che si definiscono seriamente “prè-occupati” «Contraddicendo vistosamente l’abitudine al mugugno si sono da tempo organizzati per fare fronte comune rispetto ai problemi che vivono quotidianamente – continua Cocorocchio – Pur reclamando un maggiore e più penetrante intervento da parte delle istituzioni, essi dimostrano che un’azione veramente incisiva, rispetto all’obiettivo che si sono dati, è quella che scaturisce dal territorio stesso quando riesce ad avviare comportamenti che possano innescare processi di sviluppo culturale, sociale ed economico».

    Ma per risvegliare l’interesse per un’area ancora in parte da recuperare alla concreta e produttiva integrazione con il tessuto cittadino, risulta fondamentale intensificare lo scambio tra il quartiere e i principali centri di produzione di cultura a Genova (Università, Biblioteca universitaria, Palazzo reale, Commenda). «Ubicati sin dalle origini, come tutti sappiamo, nel cuore stesso di Prè ma rinserrati sempre nel loro splendido isolamento – spiega la presidente dell’associazione La Coscienza di Zena – queste nobili istituzioni hanno avuto finora ben poche occasioni per avere rapporti col territorio di cui pure fanno parte, dimostrando, potremmo dire per rimanere nello spirito della Commenda, uno scarso senso dell’”ospitalità”».
    Qualcosa però, negli ultimi temi, si muove «L’Università sta “ripristinando” i collegamenti con l’esterno, dalla parte della “Piazzetta Vittime di tutte le mafie” – racconta Cocorocchio – Si attende che la Soprintendenza faccia altrettanto coi locali posti sul ponte dello Statuto, con attività che rispondano alle esigenze del quartiere e costituiscano nello stesso tempo punti di attrazione per i visitatori del centro storico. Ugualmente si spera col trasferimento della Biblioteca universitaria dall’attuale sede all’Hotel Colombia».

    Senza dimenticare gli abitanti di Prè, l’associazione La coscienza di Zena ed il Comitato Osservatorio Prè-Gramsci, in prima linea nel tentativo di invogliare genovesi e turisti a riscoprire Prè dopo tanti anni di abbandono.

     

    Matteo Quadrone

  • Sostenibilità urbana e sviluppo creativo delle città, la mostra in Sala Dogana

    Sostenibilità urbana e sviluppo creativo delle città, la mostra in Sala Dogana

    Palazzo Ducale entrataLe cinque città del progetto europeo “Creative Cities” (Genova, Lipsia, Danzica, Lubiana, Pecs) hanno portato in Sala Dogana gli scatti di giovani fotografi sul tema della sostenibilità urbana. Ogni città ha selezionato due artisti under 35 in propria rappresentanza con due fotografie ciascuno.

    Uno sguardo transnazionale sul rapporto tra città e ambiente, quello dei dieci artisti europei prensenti in mostra; venti scatti che hanno il compito di concentrare nell’immagine l’idea di una città che può guardare al futuro partendo dalle idee e dal coraggio dei suoi abitanti, soprattutto i più giovani. Un’occasione per la città di Genova per scoprire un progetto europeo che è attivo da ormai due anni e mezzo e che si concluderà a marzo del 2013, un progetto che ad oggi non è ancora riuscito a lasciare il segno, penalizzato da una pessima promozione e dalla poca attenzione dei genovesi.

    La mostra è visitabile sino al 24 giugno, tutti i giorni a ingresso libero dalle 15 alle 20. Gli artisti sono Marianna Nazar e Aleksandra Xellas Krzyszewska in rappresentanza della città di Danzica in Polonia, Andrea Bosio e Anna Positano per Genova, Franziska Schurig e Andrzej Steinbach per Lipsia in Germania, Ajda Schmidt e Marijo Zupan a rappresentare Lubiana in Slovenia e Maté Dobokay e Gabor Horvath per la città ungherese di Pecs.

    I due artisti genovesi presentano “Grow it yourself” e “Vuoto a perdere”. Il primo è un progetto di Anna Positano, classe ’81, fotografa e architetto che vive e lavora tra Genova e Londra dove nel 2009 ha ottenuto il master in fotografia presso il London College of Communication. Dal 2012 è professore aggiunto alla facoltà di ingegneria di Genova. “Vuoto a perdere” è invece presentato da Andrea Bosio, 31enne artista genovese che si divide fra il capoluogo ligure e Lione.

  • Premio Fabrizio De André: bando per cantautori, interpreti e poeti

    Premio Fabrizio De André: bando per cantautori, interpreti e poeti

    Fabrizio De AndrèMonna Lisa srl, con il patrocinio della Fondazione Fabrizio De André, ha indetto un Premio musicale aperto ad autori, compositori, interpreti ed esecutori di musica italiana esordienti o comunque non noti al grande pubblico.

    Il Premio consiste nelle seguenti tre sezioni:
    – Premio alla Canzone d’Autore.
    – Premio al Miglior Interprete.
    – Premio per la Poesia.

    Tutte le domande di partecipazione dovranno essere così indirizzate a MONNA LISA srl – Direzione Artistica Premio Fabrizio De Andrè – Via della Carronara, 16, 00063 Campagnano di Roma entro e non oltre il giorno 30 giugno 2012.

    Le fasi del Premio saranno guidate da una commissione formata da almeno tre esperti appartenenti ai settori artistico-musicale e letterario, mentre nella finale tale commissione sarà allargata con l’aggiunta di almeno tre giornalisti di quotidiani e periodici o radio televisivi, da almeno un rappresentante del XV Municipio e sarà presieduta da Dori Ghezzi.

    La fase finale del Premio si svolgerà a Roma a fine settembre 2012 in Piazza Fabrizio De Andrè: nelle prime due serate si esibiranno i finalisti delle sezioni “Canzone d’Autore” e “Miglior Interprete”, mentre personaggi del mondo della cultura leggeranno le poesie finaliste. La terza sera, la Commissione proclamerà i vincitori delle tre sezioni che verranno invitati ad esibirsi nuovamente sul palco.

    Per ognuna delle Selezioni la Commissione del Premio sceglierà da uno a cinque partecipanti, per un massimo complessivo di dodici, da ammettere alla fase finale del Premio: al vincitore della categoria “Canzone d’autore” verrà corrisposta la somma di 1.000 euro e gli organizzatori si impegneranno a promuoverlo in quanti più eventi promozionali possibili.

    Ai vincitori della categoria “Miglior Interprete” e “Poesia” verrà corrisposta rispettivamente la somma di 1.000 euro.

  • Festa del canestrelletto di Torriglia

    Festa del canestrelletto di Torriglia

    canestrellettoDomenica 17 giugno a Torriglia si tiene la Festa del Canestrelletto, manifestazione che da quindici anni offre agli avventori i gustosi dolci tipici del paese della Val Trebbia confezionati dai produttori del luogo.

    Nel corso della giornata è possibile gustare i canestrelletti nei vari punti degustazione lungo le vie del paese, oltre che ballare e ascoltare la musica proposta dalle orchestre.

    Alle ore 15 inizia la musica e alle 15.30 la degustazione gratuita dei Canestrelletti[PAT] presso gli stand gastronomici.

    A fare da cornice all’evento,  il Trofeo del Canestrelletto, un trofeo di calcio per gli under 16 organizzato per il secondo anno consecutivo dalla Polisportiva Torriglia 1977.

  • Liguria: il rapporto tra auto ed abitanti è il più basso d’Italia

    Liguria: il rapporto tra auto ed abitanti è il più basso d’Italia

    Ogni giorno, quando usciamo di casa e saliamo in macchina, ci ritroviamo nostro malgrado alle prese con un traffico congestionato. Il primo pensiero che allora salta in mente è il seguente «Ma quante automobili circolano per le nostre strade? Non saranno forse troppe?». Ebbene, almeno per quanto riguarda la Liguria ed in particolare Genova, sembrerebbe non essere proprio così.

    Analizzando i dati che emergono dallo studio dell’Osservatorio Autopromotec – struttura di ricerca di Autopromotec, la più specializzata rassegna espositiva internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico – nel 2010, nella nostra regione, circolavano 52 auto ogni 100 abitanti.
    Grazie a questo valore la Liguria si colloca all’ultimo posto nella graduatoria delle regioni italiane stilata in base al rapporto tra auto circolanti ed abitanti; in testa a questa classifica vi sono Umbria e Lazio (con 67 auto ogni 100 abitanti); al secondo posto troviamo Piemonte (insieme a Valle D’Aosta) e Toscana, con 64 auto ogni 100 abitanti.
    Per quanto riguarda le singole province, in Liguria, la provincia in cui vi è il più alto rapporto tra auto circolanti ed abitanti è Savona (58 auto ogni 100 abitanti), seguita da Imperia (56), La Spezia (54) e Genova (49).

    PROVINCIA

    ABITANTI

    AUTOVETTURE CIRCOLANTI

    AUTO OGNI 100 ABITANTI

     Savona

    287.906

    165.623

    58

     Imperia

    222.648

    123.862

    56

     La Spezia

    223.516

    121.493

    54

     Genova

    882.718

    430.817

    49

      Liguria 

    1.616.788

    841.795

    52

    Fonte: elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su dati Istat e Anfia

    L’indagine confronta i dati regionali del 2008 e quelli del 2010: emerge che in questo lasso di tempo le auto ogni 100 abitanti sono aumentate di due unità in Abruzzo, Molise, Sicilia, Basilicata e Puglia, mentre le regioni in cui le auto ogni 100 abitanti sono aumentate di una unità sono Toscana, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Calabria, Sardegna, Campania e Trentino Alto Adige. In tutte le altre regioni non vi sono state variazioni.

    Autovetture circolanti ogni 100 abitanti nelle regioni italiane

    2010

    2008

    Umbria

    67

    67

    Lazio

    67

    67

    Piemonte e VDA

    64

    64

    Toscana

    64

    63

    Marche

    63

    63

    Abruzzo

    63

    61

    Molise

    62

    60

    Friuli V.G.

    62

    61

    Sicilia

    62

    60

    Emilia Romagna

    61

    61

    Basilicata

    60

    58

    Veneto

    60

    59

    Calabria

    59

    58

    Sardegna

    59

    58

    Lombardia

    59

    59

    Campania

    58

    57

    Puglia

    56

    54

    Trentino A.A.

    55

    54

    Liguria

    52

    52

    ITALIA

    61

    60

    Fonte: Elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su dati Anfia, Aci e Istat

    Gli estensori del rapporto sottolineano come «Fra i maggiori paesi europei l’Italia è la nazione con il più alto rapporto fra auto circolanti ed abitanti». Quali sono le cause di questa situazione? «La spiegazione più probabile è che la grande diffusione delle auto in Italia sia causata dall’inefficienza del trasporto pubblico – afferma l’Osservatorio Autopromotec – quest’ultimo, in molti casi, non rappresenta un’alternativa reale per la maggior parte degli spostamenti in auto».

    «La grande diffusione delle auto nel nostro Paese impone l’esigenza di dedicare particolare cura all’efficienza del parco circolante – conclude l’Osservatorio – e sottolinea l’importanza di sottoporre le auto che fanno parte del parco circolante alla manutenzione periodica programmata ed alle revisioni obbligatorie: tutto questo per garantire una piena funzionalità dei dispositivi di sicurezza delle auto e per controllare il livello delle emissioni nocive».

    Ma i dati relativi alla nostra regione ed in particolare quelli del capoluogo ligure, danno luogo anche ad un’altra lettura che in fin dei conti, lascia spiazzati.
    Negli ultimi anni, infatti, nonostante il numero di automobili in rapporto agli abitanti sia rimasto stabile, abbiamo assistito alla proliferazione sul territorio genovese – già di per sé fragile per ragioni morfologiche ed idrogeologiche – di box e parcheggi, soprattutto interrati, come se la primaria esigenza dei cittadini fosse quella di avere un luogo dove custodire il proprio mezzo.
    Sono numerosi gli esempi – l’ultimo in ordine di tempo è quello relativo alla costruzione di 68 box sotto il cinema Eden di Pegli – di progetti contestati da residenti e associazioni, da Ponente a Levante, passando per il centro città. Ricordiamo ancora la travagliata vicenda del park dell’Acquasola, il nuovo progetto di Via della Misericordia e gli scempi realizzati o in corso di realizzazione in Valpolcevera (Campomorone e San Cipriano).

    Quindi i genovesi con 49 auto ogni 100 abitanti sembrano essere cittadini “virtuosi”, pronti a rinunciare al mezzo privato in favore di altre modalità di spostamento più attente alla sostenibilità ambientale, ma non sono adeguatamente ricambiati da un servizio di trasporto pubblico efficiente e soprattutto rimangono impotenti di fronte alla deturpazione del proprio habitat naturale al fine di soddisfare un’esigenza che in realtà non è tale.
    E allora probabilmente hanno ragione ambientalisti e comitati, la costruzione di box e parcheggi è solo una mera speculazione immobiliare che gioca pericolosamente sulla pelle dei cittadini, privandoli di polmoni verdi vitali, in cambio di nuove colate di cemento.

     

    Matteo Quadrone