Anno: 2012

  • We are more: raccolta firme per aumentare i fondi europei alla cultura

    We are more: raccolta firme per aumentare i fondi europei alla cultura

    soldi pubbliciCulture Action Europe è una rete di associazioni europee fra cui Arci, Eccom, Gai e Perypezye Urbane, che si batte per sostenere le attività e i progetti culturali nei Paesi dell’Unione.

    L’ultima campagna lanciata dal gruppo, in partenariato con la European Cultural Foundation, è We Are More: una raccolta firme per sostenere le arti e la cultura e influenzare i negoziati relativi alla definizione del budget dell’UE alla cultura per il periodo 2014-2020.

    Sul sito di We Are More è possibile sottoscrivere la raccolta firme per chiedere che i contributi europei per la cultura siano espliciti e che abbiano una copertura finanziaria più solida nei suoi due assi: il programma Cultura – che fornisce sostegno diretto a progetti di cooperazione culturale – e le politiche di sviluppo regionale dell’UE – che sostengono interventi culturali visti come contributi chiave per lo sviluppo sociale, economico e territoriale.

    Marta Traverso

  • (Non) mettere a fuoco il clima: concorso fotografico di Greenpeace

    (Non) mettere a fuoco il clima: concorso fotografico di Greenpeace

    (Non) mettere a fuoco il clima! è il titolo del concorso fotografico organizzato dal gruppo genovese di Greenpeace, allo scopo di coinvolgere i cittadini sulle tematiche legate ai cambiamenti climatici.

    I partecipanti possono inviare uno scatto in una delle tre categorie:
    1) cause
    2) effetti
    3) alternative sostenibili

    Il concorso è aperto a tutti, senza limiti di età: la consegna delle foto deve avvenire a mano martedì 22 e martedì 29 maggio (ore 21-22.30) presso la Casa della Pace e della Nonviolenza, in piazza Palermo.

    La fotografia vincitrice sarà pubblicata su uno dei prossimi numeri di Greenpeace News, il periodico nazionale di Greenpeace Italia. Inoltre le fotografie selezionate per ogni categoria saranno pubblicate sui canali web di Greenpeace Genova (sito e pagina Facebook) e in una mostra nel tunnel della Biblioteca Berio.

    foto di Diego Arbore

  • Oltre il giardino: introduzione alla terrazza

    Oltre il giardino: introduzione alla terrazza

    Hudson Hotel, New York
    La terrazza dell’Hudson Hotel di New York

    Il primo vasto argomento che trattiamo in questa rubrica è quello della terrazza. Potremmo innanzitutto soffermarci sulla sua origine, sulla sua funzione e dire che essa rappresenta l’evoluzione del concetto di “giardino pensile”, di origine (forse) babilonese. Saremmo però, così facendo, molto scontati e diremmo, spesso, cose già note ai più. Nelle prossime settimane saremo invece concreti e cercheremo, per quanto possiamo, di suggerire soluzioni pratiche per la terrazza al mare ed in città.

    Oggi ci limiteremo, invece, a delineare cosa però significhi, nella società contemporanea, il concetto di “terrazza” e perché essa debba essere rivalutata e valorizzata. Balconi e terrazze rappresentano rare aree, potenzialmente a verde, in un contesto fortemente urbanizzato, nel quale esse devono necessariamente inserirsi ed al quale devono armonizzarsi. Innanzi tutto, va ricordato che, in moltissimi immobili, la terrazza non è accessibile a terzi ed è a mero appannaggio, spesso anche estetico, del suo proprietario. Nella maggior parte dei casi, è inoltre assai difficile o persino impossibile percepire, dal basso, cosa si celi sui tetti delle grandi città o di metropoli come Milano, Londra o New York. Per i più è impensabile ritenere che, lassù, vi possano essere prati, cespugli ed alberi o che, a centinaia di metri dal suolo, possano scorrere, su strutture in cemento armato e ferro, torrenti o esservi veri e propri laghetti con tanto di carpe e papere!

    Il concetto di “terrazza” è quindi assai lato, si estende da un semplice insieme di pochi vasi, a veri e propri “muri verdi” e “tetti verdi” ricoperti di varietà di succulente, fino a lussureggianti ecosistemi con piante, panchine e persino animali che vi vivono stabilmente o, quanto meno, in modo occasionale.

    La progettazione degli ecosistemi più complessi, appena descritti, richiede ovviamente competenze e sforzi non secondari. Si devono infatti tenere in considerazione molteplici fattori e soprattutto le peculiari esigenze metereologiche proprie della sommità degli edifici: estati torride, inverni gelidi, piogge di forte intensità, venti irregolari e rifrazioni di sole e luce date dalla presenza dei palazzi limitrofi.

    Le terrazze ed i più recenti “tetti verdi” (su cui torneremo ampiamente in un prossimo articolo) rappresentano poi, al di là della valenza estetica ed al valore aggiunto in termini economici e di salute, microsistemi autonomi ed ecologicamente rilevanti. Grazie ad una maggiore assorbenza e tolleranza, rispetto ai tetti ordinari, al caldo ed al freddo, tali soluzioni hanno però anche una valenza pratica concreta: determinano una riduzione dei consumi energetici, un riutilizzo delle acque meteoriche ed una migliore coibentazione degli stabili su cui insistono.

    Tutto ciò non rappresenta ovviamente però nulla se confrontato alla possibilità di disporre, grazie alle moderne tecnologie, di uno spazio a giardino, di immediata e diretta fruibilità, anche nelle moderne e sovraedificate città.

    Come vedremo, ogni contesto avrà il suo prototipo di terrazza, si tratti di quella della casa al mare, di quella di impianto più classico in città o di un semplice insieme di piante rustiche per la cucina. Gli esempi sono poi infiniti, si spazia infatti dalla terrazza concettual-minimalista newyorchese, al tetto della Casa madre di Hermes in Rue du Fauboourg Saint Honoré a Parigi (dove crescono persino gli alberi da frutto!), fino a quella mediterranea o di sole e frugali cactacee…

    Comunque venga concepita, da area di utilizzo quotidiano, a zona dove sperimentare le proprie coltivazioni botaniche, da sorta di semplice “orto cittadino”, a mero e proprio “status symbol” dove organizzare incontri di lavoro o dove invece semplicemente ricevere gli amici, la terrazza resta però sempre un luogo particolare e a sé stante.

    Come accennato, essa è separata da tutto e da tutti, non è infatti direttamente accessibile se non dietro autorizzazione o invito e, da terra, è persino talvolta impossibile immaginarne l’esistenza. Infine, ancorché gli esempi più riusciti possano essere più lussureggianti ed assai meno prevedibili di un giardino, gli “hanging gardens” (nelle terminologia inglese) non sono quasi mai aperti al pubblico. Sono, in ultima analisi, immediatamente fruibili solo dai pazienti, assai dediti ma anche davvero privilegiati loro proprietari!

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Visite guidate a Palazzo Reale a cura di Genova Cultura

    Visite guidate a Palazzo Reale a cura di Genova Cultura

     

    Palazzo RealeL’associazione Genova Cultura organizza domenica 13 maggio alle ore 15.30 una visita guidata a Palazzo Reale,  uno dei palazzi più maestosi di Genova, antica dimora patrizia decorata con splendore oltre che dai Savoia, anche dai Balbi tra il 1643 ed il 1650 e i Durazzo, che lo ampliarono alla fine del ‘600.

    Il Palazzo è forse il più vasto complesso architettonico s600-700esco  a Genova che abbia conservato intatti i suoi interni di rappresentanza, completi sia delle decorazioni fisse,  affreschi e stucchi, sia di quelle mobili, dipinti, sculture, arredi e suppellettili.

    Le volte dei salotti e delle gallerie sono affrescate da alcuni dei nomi più importanti della decorazione barocca e rococò: tra gli oltre cento dipinti esposti nelle sale si trovano opere dei migliori artisti genovesi del Seicento insieme a capolavori di Bassano, Tintoretto, Anton Van Dyck, Luca Giordano, Ferdinand Voet, Guercino.  

    L’opera  più importante dell’intera collezione ospitata nel Palazzo è  il Cristo spirante di Van Dyck; le prime notizie del dipinto risalgono al 1821, per il giudizio della critica e l’esame stilistico, l’opera appartiene all’ultimo periodo italiano del celebre fiammingo (1627) pare che repliche e derivazioni della stessa fossero presenti, nelle collezioni genovesi.

    La visita comprende l’atrio monumentale con stucchi settecenteschi, il cortile d’onore, il giardino pensile e l’appartamento nobile al secondo piano con scenografici ambienti di rappresentanza quali la Sala del Trono, il Salone da Ballo , la meravigliosa Galleria degli Specchi e l’Appartamento dei Principi Ereditari.

    La durata della visita è di circa due ore, la prenotazione è obbligatoria a  segreteria@genovacultura.org o al telefono 0103014333

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Val Polcevera: progetto Crea, gli avanzi alimentari aiutano i più deboli

    Val Polcevera: progetto Crea, gli avanzi alimentari aiutano i più deboli

    I prodotti alimentari che avanzano sugli scaffali di tutti gli esercizi commerciali – dalla semplice bottega al supermercato – scarti una volta destinati a finire nei rifiuti, oggi finalmente sono considerati una risorsa preziosa per fornire un aiuto ai sempre più numerosi genovesi che hanno estreme difficoltà, non solo ad arrivare a fine del mese, ma anche a soddisfare le esigenze più elementari, come quella di mettere assieme un pasto e una cena.
    In Val Polcevera, grazie all’incontro fra le realtà, istituzionali ed associative, attive nella vallata e la Comunità di San Benedetto al Porto, guidata da Don Andrea Gallo, parte una nuova scommessa che si muove proprio in questa direzione.

    È nato infatti il progetto C.R.E.A. – Centro Recupero Eccedenze Alimentari, realizzato con la collaborazione del Municipio Valpolcevera, dell’ A.T.S. 41 (ambito territoriale sociale n. 41 del Comune di Genova) e della Comunità San Benedetto. Un’iniziativa che va ad affiancarsi ad un altro importante punto di riferimento presente in zona, ovvero “Il Punto” di via Canepari.

    «Tutto è iniziato nel 2006 quando, all’interno dell’allora piano regolatore sociale, nasce la collaborazione con Coop, in particolare l’Ipercoop di Bolzaneto e la Coop di Teglia – racconta Simonetta Gadaleta coordinatrice A.T.S. 41 –I prodotti alimentari prossimi alla scadenza e quelli con piccoli difetti che di conseguenza li rendono invendibili, alimenti ancora buoni e utilizzabili, diventano così una risorsa da ridistribuire alle persone in difficoltà economiche».
    Il sistema, con la regia dell’A.T.S. 41, ha un funzionamento molto semplice: le Coop forniscono i prodotti, i volontari dei Centri d’ascolto San Vincenzo e dell’associazione Don Lino ai Broxi vanno a prendere le donazioni e le portano presso la parrocchia del Borghetto a Certosa, in via Canepari, dove è stato allestito una sorta di negozio di alimentari, chiamato “Il Punto”.

    I beneficiari del servizio vengono selezionati dall’A.T.S. 41 che attribuisce loro un punteggio –  seguendo alcuni criteri quali la composizione del nucleo famigliare oppure la presenza o meno di bambini – in base al quale possono convertire i punti in beni di prima necessità.
    «Le persone vengono accompagnate dai volontari anche per quanto riguarda l’acquisto dei prodotti – spiega Gadaleta – il servizio ha una valenza educativa perché proviamo a spiegare loro come scegliere in maniera consapevole i prodotti di cui hanno bisogno. Per fare un esempio inizialmente la farina non veniva quasi mai acquistata. Ma grazie ai consigli dei volontari, che hanno spiegato come dalla farina si possa fare del buon pane direttamente in casa, consentendo un notevole risparmio, le persone hanno cominciato ad utilizzarla».

    Ogni tre mesi usufruiscono del servizio 80 persone che, di volta in volta, cambiano lasciando spazio a facce sempre nuove, italiani e stranieri, senza distinzioni. «Da quando siamo partiti le richieste sono più che raddoppiate – sottolinea Gadaleta – un soggetto può rinnovare il servizio una volta soltanto».

    I Centri d’ascolto San Vincenzo e l’associazione Lino ai Broxi hanno presentato alla Regione dei progetti ammessi a finanziamento nel 2010 e nel 2011 in base al Piano Sociale Integrato Regionale (PSIR). Con questi fondi è stato possibile aumentare il numero di prodotti disponibili. Purtroppo infatti le donazioni non sono sufficienti per sanare il fabbisogno e così si è deciso di implementare l’offerta acquistando ulteriori beni di prima necessità da altre strutture commerciali.

    La Comunità di San Benedetto nel frattempo ha aperto un nuovo spazio a Rivarolo, in via Celesia, dove recupera e vende a prezzi contenuti vari oggetti, mobili, arredi, accessori da cucina, ecc.
    La sua presenza in Val Polcevera è stata l’occasione propizia per favorire l’incontro della Comunità con i volontari attivi in zona e l’A.T.S. 41.
    Nasce così il progetto C.R.E.A. che trae ispirazione – come per altro lo stesso progetto “Il Punto” – dall’esperienza dei Last Minute Market, un sistema di valorizzazione e recupero delle eccedenze alimentari, promosso nell’area bolognese, ideato dal professore dell’Università di Bologna, Andrea Segrè.
    «La Comunità di San Benedetto ci ha chiesto se volevamo impegnarci in qualcosa di simile e noi siamo stati ben felici di raccogliere l’invito», sottolinea Gadaleta.
    Il Municipio Valpolcevera sostiene il progetto e ha assegnato alcuni locali di via Pedrini, nel quartiere Diamante, che fungeranno da magazzino per le eccedenze alimentari. Qui verranno stoccate le merci poi distribuite seguendo lo stesso metodo che ha dimostrato di funzionare egregiamente presso “Il Punto”.
    «I prodotti secchi (scatolette, pasta, ecc.) confluiranno in via  Canepari – spiega Gadaleta – i prodotti freschi (carne, pesce, ecc.) , quelli più difficili da recuperare,  verranno distribuiti direttamente in via Pedrini».

    Ora partirà una sperimentazione di circa 6 mesi perché occorre coinvolgere attivamente i C.I.V., i negozi, i supermercati e  tutte le strutture commerciali della vallata.
    E bisogna sottolineare come il piacere di donare consenta anche un tornaconto economico: «La legge n. 155 del 25 giugno 2003 (disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fine di solidarietà sociale) detta “del buon samaritano” prevede, per le attività commerciali che effettuano donazioni, la possibilità di usufruire di alcuni sgravi fiscali», spiega Gadaleta.

    L’obiettivo rimane la redistribuzione di prodotti alimentari ma l’A.T.S. 41, ovviamente, non si tira indietro nel caso dovessero arrivare donazioni diverse, quali ad esempio prodotti per l’igiene personale, vestiario, ecc. «Non ci poniamo limiti e le occasioni per distribuire qualsiasi tipo di bene, considerando l’esponenziale aumento delle richieste di aiuto, non mancano», precisa Gadaleta.

    Allo stato attuale però il progetto non gode di nessun fondo e le associazioni di volontariato proveranno, nel prossimo futuro, ad usufruire di eventuali bandi promossi dagli enti locali.
    Un altro obiettivo – impossibile da raggiungere in assenza di finanziamenti – è infatti quello di inserire nel progetto alcune persone seguite dall’A.T.S. 41 e dalla Comunità di San Benedetto, fornendogli l’opportunità di riattivarsi impegnandosi in prima persona in un servizio dall’alta valenza sociale.

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

  • Boom di suicidi: la grande “balla”, fanno solo più notizia rispetto al passato

    Boom di suicidi: la grande “balla”, fanno solo più notizia rispetto al passato

    Finanza, Economia e BancheGli ultimi tre casi di suicidio per cause di natura economica, due in provincia di Salerno e uno nel milanese, hanno fatto salire a 38 il bilancio delle vittime in Italia dall’inizio del 2012. Un anno dipinto da media e politica come tragico per quanto riguarda il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita a causa della crisi economica in corso. Ma siamo sicuri che questa sia la realtà?

    «Ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio – ha dichiarato Stefano Marchetti responsabile dell’ultima ricerca Istat sui casi di suicidio relativa all’anno 2010 – con punte di quasi quattromila casi nei primi anni Novanta. E’ difficile affermare, a oggi, che quest’anno vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiano facendo affermazioni forti, senza fondate evidenze scientifiche».

    Secondo l’indagine Istat in questione (elaborata sulla base del presunto movente indicato dalle forze dell’ordine), nel 2010 in Italia ci sono stati 3.048 suicidi, di cui 187 (il 6,1%) per motivi economici; un dato addirittura in calo rispetto al 2009, quando i suicidi per difficoltà economiche erano stati 198 su 2.986 (il 6,6%).

    «I suicidi in questa categoria sociale (imprenditori n.d.r.) c’erano anche negli anni passati, più o meno con la stessa frequenza – dice Marzio Barbagli, sociologo intervistato da Repubblica – non esistono dati che provino un qualche aumento. Basti pensare che Italia e Grecia sono i paesi più colpiti dalla crisi, ma anche quelli in cui i casi di suicidio sono minori rispetto al resto dell’Europa».

    Eh già. In Italia nel 2012 ogni giorno ci sono 0,29 casi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. In parole povere, non esiste nessun boom suicidi come i media sbandierano da ormai diverso tempo, anzi in cinque mesi abbiamo registrato meno vittime degli ultimi quattro anni.

     

  • Randy Watson e Posidonia Meadows in concerto al Checkmate

    Randy Watson e Posidonia Meadows in concerto al Checkmate

    Batteria piattoIl circolo arci Checkmate rock club di via Trebisonda propone sabato 12 maggio una serata all’insegna della musica live.

    Ad aprire la serata alle ore 22 i  genovesi Posidonia Meadows, band nata nel settembre 2010  con l’intento di suonare musica rock di stampo anni ’70. L’interesse del gruppo non è il successo commerciale, ma quello artistico.

    A seguire salgono sul palco i  Randy Watson, nati nel 2006 a Rivanazzano Terme (PV) da un’ idea di Andrea La Fiura, Marco Rebollini e Andrea Marsiglia.
    Questo trio di amici di vecchia data, parte con la creazione di brani inediti sempre alla ricerca di sonorità e ritmi particolari con  lo scopo di comporre musica originale prendendo ispirazione da tutti i generi musicali che ascoltano, non ponendosi barriere musicali di alcun tipo.

    Nel frattempo la band punta molto sulle esibizioni live, suonando ogni volta i propri pezzi sempre sotto chiavi diverse, creando una certa discordanza tra le loro creazioni in studio e le esecuzioni live, soprattutto inserendo elementi di carattere “Ambient”.

    Con la fine del 2009 arrriva la registrazione di un EP ufficiale per la Incipit Recordings intitolato “Out”, un misto di energia, dato da fusione tra musica dura, parti melodiche e atmosfere sognanti.

    Ingresso 3 euro con tessera arci

  • Equitalia: le ipoteche sugli immobili per debiti inferiori a 8 mila euro non sono valide

    Equitalia: le ipoteche sugli immobili per debiti inferiori a 8 mila euro non sono valide

    EquitaliaUn duro colpo per Equitalia arriva da una sentenza (numero 5191/12) emessa dal Giudice di Pace di Roma in materia di ipoteca di immobili. Il Giudice ha infatti dichiarato nulla un’ipoteca iscritta dall’agenzia per il recupero di poco più di 5 mila euro.

    Ecco parte del testo: «Deve essere dichiarata nulla, con la conseguenza dell’obbligo di cancellazione entro sessanta giorni, l’ipoteca iscritta sugli immobili del contribuente da parte del concessionario della riscossione per il recupero di crediti con ammontare inferiore alla somma di 8 mila euro, dovendosi infatti ritenere che, seppure l’articolo 76 del Dpr 602/73 non preveda alcun limite di valore per l’iscrizione di ipoteca, che l’ipoteca, in quanto atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace allo stesso limite stabilito per quest’ultima, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente è inferiore a 8 mila euro».

    Entro sessanta giorni, quindi, Equitalia dovrà cancellare a sue spese le ipoteche iscritte sugli immobili del contribuente oggetto della sentenza, un “moroso” che ha ricevuto ben dodici cartelle esattoriali.

    E’ quindi fissato a 8 mila euro il limite minimo di cui all’articolo 77; la sentenza, inoltre, ha condannato Equitalia a pagare le spese di lite.

  • Teatro Govi: nel weekend “Cabaresque”, “Verso Damasco” e “Non sparate sul postino”

    Teatro Govi: nel weekend “Cabaresque”, “Verso Damasco” e “Non sparate sul postino”

    BalbotinWeekend ricco di appuntamento quello del teatro Govi di Bolzaneto: venerdì 11 maggio è in programma lo spettacolo di Balbotin e soci “Cabaresque”, un esilarante spettacolo comico con sketch nuovi e gag esilaranti

    Lo spettacolo inizia ale 21, il biglietto intero costa 15 euro, quello ridotto 12.

    Sabato 12 maggio invece va in scena Verso Damasco (in tre parti, dal 1898 al 1904) uno spettacolo tratto dall’opera di Strindberg in cui lo spettatore vede operarsi sotto i suoi occhi gli sdoppiamenti dei personaggi, le metamorfosi che concernono l’autore – sempre in scena sotto travestimenti diversi – partito alla ricerca della sua verità o lottando contro un destino avverso.

    La psicoanalisi ha la sua parola da dire nella delucidazione di queste pièce allucinanti perchè nessuno è mai certo della rettitudine del cammino intrapreso; ma non si è obbligati a questa interpretazione: ci si può accontentare di un gioco straordinario sui simboli, i miti, tutte quelle immagini che ci guidano a nostra insaputa e per le quali finiamo per morire, privati di noi stessi in qualche modo.

    Il più affascinante riguarda l’adozione risoluta dei processi che attengono il sogno: diluizione del quadro spazio-temporale, assenza di stabilità di tutte le basi possibili; erranze angosciate in un universo assurdo, senza altra certezza che l’offesa a sangue delle sensibilità implacabilmente straziate. Non v’è regista moderno che non sia stato tentato dall’adattamento di questi sulfurei montaggi dove il cuore messo a nudo grida senza posa le sue estreme occorrenze.

    Inizio ore 21, biglietto intero 12 euro, ridotto 10.

    Domanica 13 maggio  la Compagnia Teatrale “Filo Aurora Campomorone” propone al pubblico lo spettacolo  “Non sparate sul postino”.
    Da un’idea di Derek Benfield la storia si svolge all’interno di un castello che i proprietari, a corto di finanze, sono costretti ad aprire al pubblico. Tra le sale, divenute meta turistica di gite ed escursioni, si svolge la storia che ha come protagonisti un quadro di grande valore, due ladri appena usciti dal carcere col vivo desiderio di vendicarsi, una contessa decaduta ed il suo “eccentrico” marito, colonnello in pensione che ha un hobby del tutto particolare: ama il tiro al postino… considerato una spia straniera molto pericolosa, una cameriera facile agli “innamoramenti”, una guida svampita, un capo boy scout con relativo corredo di 50 ragazzini al seguito, una famiglia di turisti inopportuni e una giovane coppia  sempre sull’orlo di una crisi matrimoniale.

    Inizio ore 15, biglietti intero 10 euro, ridotto 8

     

  • Lavoratori bancari: un giorno di stipendio in meno ogni anno per favorire nuove assunzioni

    Lavoratori bancari: un giorno di stipendio in meno ogni anno per favorire nuove assunzioni

    Una particolare forma di “generosità” quella annunciata dalla segreteria del sindacato dei lavoratori bancari. L’iniziativa della Uilca (Organizzazione di Categoria dei Bancari, Esattoriali e Assicurativi) prevede la rinuncia da parte dei dipendenti di banca in Italia di un giorno di stipendio ogni anno per i prossimi cinque anni per contribuire in modo attivo all’assunzione di 30mila giovani bancari a tempo indeterminato negli istituti di credito italiani entro il 2015.

    L’annuncio è partito proprio da Genova, dove il segretario generale della Uilca Massimo Masi ha precisato: «Il primo esempio in Italia di solidarietà intergenerazionale finalizzato a nuove assunzioni e stabilizzazioni di precedenti forme di precariato nel mondo del credito», aggiungendo inoltre che il contributo degli occupati bancari sarà destinato al Fondo Nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito gestito pariteticamente da organizzazioni sindacali e Abi.

    Impiegati, quadri e dirigenti, nessuno escluso. Un sacrificio che frutterà oltre 200 milioni e che verrà versato sotto forma di contributo di 2500 euro annui (per 3 anni) alle banche che assumeranno a tempo indeterminato o che trasformeranno precedenti rapporti di lavoro precari.

  • Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros con Renato SchifaniFacciamo quattro chiacchiere, all’ombra del Duomo di San Lorenzo, con Andrea Boutros, blogger genovese di Yalla Italia, ritrovo web per ragazzi e ragazze dell’“Italia mediterranea” che vogliono raccontare il nostro e loro Paese, a partire dalle esperienze della loro vita quotidiana. Ha 19 anni, le idee molto chiare e un progetto: creare un’associazione nazionale che unisca tutti i residenti egiziani e i cittadini italiani di origine egiziana, con l’obiettivo di partecipare anche all’Expo di Milano 2015.

    Andrea chi è? Italiano, egiziano, genovese… Quanto è importante per te definirti in maniera più o meno chiara e quanto è importante per figli di immigrati riuscire a trovare una “categorizzazione identitaria” per la propria persona?

    «Credo che noi figli di cittadini immigrati troviamo una nostra, seppur parziale, definizione di “cosa siamo” nella stessa continua ricerca di noi. Noi seconde generazioni, fin dalla nascita, siamo doppie, nella lingua, nella cultura, nella cucina e continuiamo a essere divise a metà anche dopo: io per esempio qui in Italia mi sento e vengo percepito maggiormente come un egiziano, mentre in Egitto è esattamente il contrario. Credo che questa situazione di sdoppiamento derivi dal senso di inadeguatezza che noi, cross generation, proviamo; inadeguatezza causata dal fatto di essere nati in una famiglia che non appartiene pienamente al contesto d’accoglienza e questo sentire dei genitori non può che riflettersi, ovviamente, anche su noi figli. La soluzione è, a mio avviso, triplice: c’è chi prova a superare questa dicotomia rifiutando totalmente la società italiana, c’è chi invece dimentica, accantonandole, le sue radici originarie e chi infine, come noi vorremo fare, cerca di mediare, trovare una “terza via”, che nasce dalla presa di coscienza della nostra dualità, non eliminabile, e dal tentativo di far convivere questi “noi”».

    Il sottotitolo di Yalla è “Il blog delle seconde generazioni”. L’espressione è tuttavia spesso criticata da alcune associazioni di figli di immigrati per la sua natura categorizzatrice. Altri invece affermano che con tale dicitura si sottolinei l’alterità di persone che non sono italiane pienamente ma che non appartengono nemmeno al paese e alla cultura dei loro genitori. Cosa ne pensi?

    «Indubbiamente il termine “seconda generazione” è insufficiente, ma nasce dall’esigenza di rispondere alla domanda: “Chi sono?”. Domanda che tutti noi ci poniamo. Io, Andrea, non sono né pienamente italiano né pienamente egiziano, ma ho bisogno di un termine che possa, anche se in maniera non del tutto appropriata, identificarmi. “Seconda generazione” nasce e racchiude la difficoltosa e continua ricerca di tutta la cross generation italiana. Credo inoltre che la seconda generazione sia un fenomeno unico e che si esaurisca con noi, figli di immigrati: i nostri figli, che nasceranno e vivranno in Italia, saranno pienamente italiani, o meglio, italo-stranieri; come gli italo-americani ad esempio, avranno certo legami con il paese di origine dei genitori, ma non saranno più in bilico tra due appartenenze».

    L’associazionismo immigrato ha come obiettivo quello di creare situazioni di incontro tra cittadini di origine straniera e cittadini italiani. Spesso però le associazioni finiscono per auto ghettizzarsi e non favoriscono un dialogo effettivo con la società d’accoglienza. Il tuo pensiero a riguardo?

    «I cittadini di origine straniera spesso fondano associazioni per ritrovarsi, si attirano perché condividono una realtà, gesti, parole che gli appartengono nel profondo. Si, è vero, spesso le associazioni di immigrati rimangono circoli chiusi, delle “bocciofile” frequentate esclusivamente da conoscenti e amici. Spesso le associazioni sono costituite da tre, quattro persone, senza un’organizzazione chiara, un obiettivo da perseguire e sono quindi destinate a morire senza mai essere state attive e radicate sul territorio. A volte poi nascono con la volontà ultima di fare politica, sostenere delle istanze e trovare soluzioni per i problemi pubblici dei paesi d’origine. Questa è una base di partenza sbagliata: bisogna saper proporre progetti e attività concrete sul proprio territorio e poi pensare di poter agire anche nel proprio paese d’origine, anche da un punto di vista politico se si vuole».

    Parlaci del progetto di cui fai parte che vuole creare un’associazione nazionale di cittadini di origine egiziana presenti in Italia…

    «Con un gruppo di ragazzi e di studenti di origine egiziana, principalmente residenti a Milano, per il momento, stiamo cercando di realizzare un progetto associativo che riunisca tutti i cittadini egiziani e le loro espressioni associative più o meno grandi presenti in Italia in un unico soggetto. Il nostro obiettivo primo è di rinnovare il patto di fiducia tra l’Egitto e i suoi cittadini emigrati, facendo emergere le grandi potenzialità della comunità egiziana italiana nelle sue espressioni professionali, culturali, artistiche. Vorremo inoltre far conoscere la storia e la cultura estremamente ricca del nostro Paese agli italiani, in uno scambio che possa arricchire anche l’Italia di nuovi “intellettuali” di origine straniera. Io in particolare vorrei puntare sul riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero e sull’equipollenza delle lauree per far si che le competenze e le conoscenze acquisite in Egitto possano essere spese al meglio anche qui in Italia. Come organizzazione egiziana nazionale vorremmo partecipare inoltre alla Consulta dei Popoli che si terrà nel capoluogo lombardo, nell’ambito dell’Expo 2015».

    In merito ai diritti di cittadinanza l’Italia è spesso rappresentata negativamente per il trattamento giuridico, ma non solo, che riserva ai suoi cittadini di origine straniera. Ultimamente il Paese è al centro di iniziative volte alla promozione dei diritti di cittadinanza per gli immigrati e anche diversi politici e cariche pubbliche, dal Presidente della Camera Fini al Capo dello Stato Napolitano, si sono espressi favorevolmente per un cambio dell’attuale legge. Il tuo parere?

    «Credo che una concezione quasi “mafiosa” dei diritti civili stia alla base del rifiuto di concedere la cittadinanza a persone che da tempo lavorano, studiano e che nascono nel nostro Paese: premiare solo “il sangue” significa, a mio avviso, premiare il tuo “affiliato nazionale”, colui che appartiene al tuo popolo per un semplice e esclusivo automatismo ereditario. L’arrivo di tanti cittadini di origine straniera e il progressivo aumento delle seconde generazioni sta mettendo in discussione questa visione. Le iniziative per il superamento di questa concezione basata sullo ius sanguinis sono necessarie e giuste; ho tuttavia la profonda convinzione che queste tematiche non trovino grande interesse nella maggior parte dei cittadini italiani, rimangono questioni elitarie che colpiscono noi seconde generazioni e i pochi cittadini più sensibili e attenti. A mio avviso i risultati di queste iniziative sono limitati perché la partecipazione nazionale è ancora troppo debole e gli stereotipi ancora troppo forti. E l’indifferenza è largamente diffusa».

    Un piccolo accenno alle vicende internazionali. Come avete vissuto, voi egiziani d’Italia, il 2011 in relazione ai fatti che hanno portato alla destituzione di Mubarak e all’insediamento della giunta militare?

    «La rivoluzione egiziana è rimasta incompiuta: il vero potere è in mano ai militari e in Egitto ora governa il carro armato. Si è votato per il Parlamento e ho osservato con un po’ di preoccupazione l’affermarsi della frangia islamista più estremista, i salafiti di Al Nour. Si voterà a breve per le presidenziali quando, secondo me, la prima cosa che si sarebbe dovuta costituire era un’Assemblea Costituente che riscrivesse le regole istituzionali del Paese e dotasse l’Egitto di una nuova Costituzione. Abbiamo votato un parlamento e voteremo un presidente senza sapere quale sarà il volto dell’Egitto e senza conoscere le regole che dovranno garantire un nuovo corso alla storia del Paese. Secondo me la Giunta Militare influenzerà ancora per molto il percorso politico dell’Egitto post-Mubarak e la rivoluzione potrebbe essere più lunga e dolorosa di quanto immaginato».

    Antonino Ferrara

     

  • La Sardegna: incontro con Marcello Fois per la rassegna le città del noir

    La Sardegna: incontro con Marcello Fois per la rassegna le città del noir

    NuragheVenerdì 11 maggio Palazzo Ducale ospita il quarto incontro del ciclo Città del noir. La letteratura racconta l’Italia, a cura di Bruno Morchio.

    Da alcuni decenni la letteratura noir si è affermata come fenomeno culturale che interessa un numero crescente di lettori, autori e case editrici. Il fenomeno ha carattere globale e in Europa assume tratti specifici che ritroviamo anche nel noir italiano. La passione per i gialli, che in Italia debbono il nome al colore subito identificabile dei primi romanzi in formato pratico ed economico, pubblicati da Mondadori dalla fine degli anni Venti, è trasversale e non conosce barriere socioculturali.

    Uno dei maggiori meriti della letteratura noir degli ultimi dieci/quindici anni è stato quello di raccontare le città. La vita urbana investita dai grandi processi di globalizzazione finanziaria, economica, sociale e culturale e l’indagine nei libri gialli non si muove solo sulle tracce dell’assassino, ma punta a smascherare responsabilità collettive e ragioni profonde del crimine.

    Ospite di questo appuntamento è Marcello Fois, scrittore di noir, sceneggiatore per la TV (Distretto di polizia, Crimini) e il cinema (Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni), Marcello Fois ha creato il personaggio dell’avvocato Bustianu. Il suo ultimo romanzo è Nel tempo di mezzo (Einaudi 2012). Introduce Bruno Morchio, curatore del ciclo.

  • Regione e Agenzia delle Entrate: un protocollo a favore delle imprese in crisi

    Regione e Agenzia delle Entrate: un protocollo a favore delle imprese in crisi

    Soldi e MoneteUn accordo tra Regione Liguria e Agenzia delle Entrate, la quale ha manifestato piena disponibilità a collaborare per venire incontro ai problemi fiscali di cittadini e imprese: è questo il risultato che emerge dall’incontro svoltosi ieri con il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, a cui hanno partecipato il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, l’assessore al Bilancio, Pippo Rossetti, il presidente e il direttore di Filse, il Difensore civico, i presidenti della Camere di Commercio liguri e i direttori delle sedi liguri di ABI e Banca d’Italia.

    «Compensare debiti e crediti con il fisco è un’importante riflessione politica da fare – afferma il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando – Siamo partiti dalle ultimi tristi vicende per cercare di trovare il modo con cui dare una mano a chi è in difficoltà perché chi governa deve solidarizzare ma poi deve provare a mettere in campo qualche strumento. In una decina di giorni sarà pronto il protocollo con cui comunicheremo alle imprese, ma anche alle famiglie, quello che possiamo fare dal punto di vista pratico e dell’informazione».

    «Il protocollo in preparazione si articolerà in tre punti – ha spiegato Burlando – Il primo punto prevede la realizzazione entro giugno da parte dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia di uno sportello “amico” con quattro sedi, una per provincia, con la partecipazione attiva delle Camere di Commercio, delle associazioni di imprenditori e di consumatori per dare la massima informazione e per ascoltare le problematiche, constatato che, non di rado, i problemi nascono da opportunità che non tutti conoscono».
    Gli sportelli avranno il compito di presidiare il territorio ascoltando i problemi prima che possano diventare gravi. Claudio Burlando fissa l’obiettivo: «La prima cosa che non deve succedere più è che la gente non sia a conoscenza dei vari modi per ricevere un aiuto». Anche secondo Befera «C’è un problema di informazione e di poca conoscenza delle numerose opzioni di rateizzazione. Da tempo ormai rateizziamo anche fino a sei anni: se la Regione ci aiuta possiamo dilazionare ulteriormente i pagamenti alle imprese che sono oggettivamente in difficoltà».

    «Il secondo punto sarà un fondo di garanzia di tre milioni di euro a carico della Regione Liguria, che fornirà una garanzia temporale di pagamento anche per le imprese che hanno debiti con il fisco – ha proseguito il presidente della Regione – Sarà attivo entro la scadenza fiscale di giugno, rivolto alle piccole imprese, con un massimale di 25 mila euro a intervento e con un contributo medio di 15 mila euro. Con questo fondo contiamo di aiutare un migliaio di imprese della nostra regione».
    «Da alcuni anni lavoriamo già con i confidi con buoni risultati – sottolinea Burlando – quando hanno soldi in prestito in genere le imprese liguri li restituiscono. In una precedente operazione del 2008 abbiamo avuto un tasso di insolvenza minimo, pari al 2%».

    «Il terzo punto riguarderà un accordo Regione – Banche – Equitalia che, per quel che ci riguarda, è sicuro e mi auguro si possa chiudere entro breve con le banche, per scontare le fatture relativamente a crediti che le aziende possono avere con la Regione, con i comuni, con le aziende sanitarie locali», spiega Burlando.
    Una volta che lo strumento sarà funzionante le imprese potranno così scegliere se aspettare i tempi lunghi dei pagamenti degli enti pubblici o incassare rapidamente rinunciando però ad una piccola parte.
    «Ci vorranno ancora una ventina di giorni, abbiamo già parlato con le banche e stiamo aspettando che facciano le loro valutazioni per avere una risposta», conclude il presidente. Verranno comunque fissati tempi massimi per la liquidazione delle fatture a otto o nove mesi nel caso l’azienda decida di aspettare. L’eventuale ritardo oltre questo termine sarà a carico della Regione.
    «Non siamo nelle condizioni di pagare a un mese – precisa l’assessore al bilancio, Sergio Rossetti – ma cerchiamo di agevolare al massimo le imprese. Le banche hanno manifestato disponibilità».

  • Fatti spazio: giovani in campo per rivalutare la Fascia di Rispetto

    Fatti spazio: giovani in campo per rivalutare la Fascia di Rispetto

    PraFatti Spazio è un evento di autocostruzione promosso dal Ministero della Gioventù e organizzato da Gruppo Informale e Collettivo Burrasca, che si terrà all’Anfiteatro Fascia di Rispetto da venerdì 11 a domenica 13 maggio con lo scopo di rivalutare il quartiere genovese di Prà.

    Qui il programma dettagliato.

    Programma evento

    – Venerdì 11 maggio
    h. 16.00 Apertura lavori
    h. 19.00 Aperitivo-picnic / Dj set de L’Alieno

    – Sabato 12 maggio
    h. 18.00 Presentazione progetto
    h. 19.00 Aperi-cena collettiva
    h. 21.00 Musica live con OCHANOMIZU – RED*AZIONE

    – Domenica 13 maggio
    h. 11.00 Laboratorio graffiti
    h. 15.00 Esibizioni parkour e hip hop – discussione e saluti finali

    Programma workshop

    – Venerdì 11 maggio
    h. 10.00 Inizio workshop e programmazione
    h. 11.00 Selezione e lavorazione materiali
    h. 16.00 Costruzione della Zebra di Prà

    – Sabato 12 maggio
    h. 10.00 Costruzione della Zebra di Prà
    h. 13.00 Assemblaggio e allestimento strutture
    h. 17.00 Decorazione e finiture della Zebra di Prà

  • Favo: sms solidale per borse di studio per psicologi in oncologia

    Favo: sms solidale per borse di studio per psicologi in oncologia

    smsLa crisi economica colpisce anche i settori che più di ogni altro necessitano continuamente di personale specializzato, come ad esempio l‘assistenza sanitaria: si tratta di ambiti che beneficiano in larga misura del volontariato, ma dove sono al tempo stesso necessarie figure professionali con ottime capacità nel rapportarsi con i pazienti.

    Per questa ragione la Favo (Federazione italiana associazioni volontariato oncologia) ha deciso di destinare il ricavato di un sms solidale per la VII Giornata Nazionale del Malato Oncologico – 2 Eu che possono essere donati dal 10 al 20 maggio 2012 al numero 45501 – per mettere insieme una borsa di studio della durata di un anno.

    Una volta stabilita la somma radunata con la raccolta fondi, sarà infatti pubblicato un bando di concorso che permetterà ai vincitori di fare un corso di formazione in psiconcologia, ossia la disciplina che riguarda il supporto psicologico per i malati di cancro, anche nella loro relazione con i familiari, l’equipe medica, il personale infermieristico. Al periodo formativo seguirà la possibilità di lavorare in centri di cura pubblici e privati convenzionati dislocati su tutto il territorio nazionale.