Anno: 2012

  • Donare il sangue è facile, è bello: appuntamento venerdì 4 maggio

    Donare il sangue è facile, è bello: appuntamento venerdì 4 maggio

    donare sangue“Non lasciare al caso, vieni a donare” è il nome della campagna messa in atto dall’Advps onlus – Associazione donatori e volontari personale della Polizia di Stato – per sensibilizzare la popolazione in merito alla donazione di sangue.

    La campagna prevede cinque tappe in altrettante città italiane, di cui la prima è Genova (le altre sono Roma, Fiumicino, Pomezia e Napoli): venerdì 4 maggio la Questura di via Diaz è aperta per chiunque vorrà venire a donare il sangue.

    I requisiti per donare sono età compresa tra i 18 e i 65 anni per gli uomini e tra i 18 e i 60 per le donne, essere a digiuno di latte, derivati e alimenti solidi. Sono consentiti invece un tè, un caffè o un succo di frutta.

  • Lavoro: i giovani italiani tornano a fare i pastori

    Lavoro: i giovani italiani tornano a fare i pastori

    In Italia circa tremila giovani hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge come precisa scelta di vita “per non arrendersi alla crisi provocata dalle delusioni dell’economia di carta”.

    La stima è della Coldiretti che, in occasione delle rilevazioni Istat sull’occupazione, sottolinea «Si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo spinti da una scelta di vita alternativa a contatto con gli animali e la natura. Quando a guidare il gregge sono i più giovani si assiste ad un impulso nell’attività, con il 78 per cento dei giovani che, nonostante la crisi, investe sul miglioramento dei prodotti aziendali. La diffusa capacità di innovazione si concentra sulla qualità e sulla sicurezza del prodotto ma anche nella capacità di presidiare il mercato attraverso nuove formule commerciali come la vendita diretta del proprio prodotto».

    «Non mancano quanti rivolgono la loro attenzione a consumatori emergenti come gli immigrati musulmani che per motivi religiosi apprezzano particolarmente la carne di pecora – continua la Coldiretti – e chi riesce a valorizzare la lana italiana considerata spesso un sottoprodotto con costi aggiuntivi per lo smaltimento».

    «La presenza dei giovani e’ una garanzia per il futuro della pastorizia in Italia dove si producono oltre 60 milioni di chili di formaggi pecorini dei quali oltre la meta’ a denominazione di origine (Dop) –  spiega la Coldiretti – All’esportazione va oltre il 25 per cento della produzione. Nella produzione Made in Italy a denominazione di origine a fare la parte del leone è il Pecorino romano Dop che copre l’80 per cento, ma hanno ottenuto la protezione comunitaria come denominazioni di origine anche il pecorino Sardo, il Siciliano e il Toscano e quello di Filiano oltre al Fiore sardo ed al Canestrato pugliese».

    La pastorizia oltre ad essere un mestiere ricco di tradizione ha anche un elevato valore ambientale e dalla sua sopravvivenza dipende la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio.

    Tra i fattori che mettono a rischio il futuro della pastorizia la Coldiretti evidenzia i seguenti: «Più della la metà della carne di agnello in vendita è importata, soprattutto dai paesi dell’est, all’insaputa dei consumatori e spacciata come Made in Italy perchè non è stato ancora introdotto l’obbligo di indicare l’origine in etichetta previsto dalla legge nazionale sostenuta dalla Coldiretti ed approvata all’unanimità dal Parlamento. E non va meglio per il latte. Dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media solo un litro di latte che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro ben al di sotto dei costi di allevamento che si avvicinano all’euro. Qui a pesare è la concorrenza sui mercati internazionali dei pecorini low cost prodotti soprattutto nell’est Europa e spacciati come Made in Italy».

  • Aprile va via col vento, registrate raffiche record in Liguria

    Aprile va via col vento, registrate raffiche record in Liguria

    Quarto dei mille, PriaruggiaNel mese di aprile il protagonista degli eventi meteorologici che si sono verificati in Liguria è stato il vento. Mercoledì 11, alle ore 9.37 a Spezia, le centraline di Arpal hanno misurato la velocità record di 35,1 m/s, pari a 126,36 km/h. Erano 18 anni che lungo la costa non si raggiungevano valori analoghi; per trovarne uno simile bisogna infatti risalire al 20 settembre 1994, quando a Genova si toccarono i 31,6 m/s (113,76 km/h); questo mese invece a Genova ci si è fermati a “soli” 17,2 m/s, poco più di 60 km/h, raggiunti nella giornata di martedì 24 aprile.

    Direttamente collegato al vento ecco il fenomeno delle mareggiate, che hanno colpito tre volte le coste liguri: la prima, un’intensa libecciata nella giornata di sabato 7, ha interessato il Levante, con un’altezza significativa di 4 m e un’onda massima di circa 6,5 m; la seconda domenica 21 aprile e la terza martedì 24, nuovamente libeccio con 4,5 m di altezza significativa e oltre 7 m di massima.

    È piovuto invece in 17 occasioni: la cumulata massima nelle 24 ore è stata misurata a Cabanne (GE) martedì 24 con 109 mm. A Genova la cumulata mensile è stata di 115 mm, con una anomalia climatologica di +30 mm.

    Pur in presenza di questi eventi, la temperatura è stata di 0,9°C sopra la media climatologica del mese, attestandosi a Genova sul valore medio di +14,9°C, (massima sabato 28 +26,3°C, minima mercoledì 11 +6,8°C).

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Freeday Summer Festival: dj set di Boosta dei Subsonica al Porto Antico

    Freeday Summer Festival: dj set di Boosta dei Subsonica al Porto Antico

    Venerdì 4 maggio prende il via il Freeday Summer Festival, il nuovo grande evento che per tutta l’estate anima la Piazza delle Feste del Porto Antico di Genova con la miglior musica elettronica proposta da una serie di importanti artisti internazionali e nazionali.

    La serata di inaugurazione ospita DJ Boosta, tastierista dei Subsonica: ad aprire le danze alle ore 22 sono gli Above the Tree, con un emozionante live strumentale folk, electro, rock suonato dal vivo dai due eccentrici musicisti mascherati.

    A seguire l’opening dj set alle ore 23 di Lorenzo Villa degli Hi Hat ad introdurre il guest della serata, un artista che non ha bisogno di presentazioni, musicista, scrittore e tastierista dei Subsonica, dj Boosta.

    Dalle 2 in poi è il turno di Giovanni Verrina, il dj ligure più amato, reduce dai grandi successi  in Europa con le sue produzioni su All Inn Records. In chiusura di serata, l’after show si tiene al Milk Club.

    I prossimi appuntamenti con la rassegna sono fissati per  l’1 Giugno con la talentuosa DJ ukraina Nastia che sta girando tutto il mondo in tour, mentre il 29 Giugno tocca a Mathias Kaden, dj tedesco tra i più amati e conosciuti artisti internazionali nell’ambito dell’house music. Con loro si alternano i concerti live di prestigio come quello del duo Above the Tree.

    L’ingresso costa 15 euro con consumazione.

    Foto Diego Arbore

  • Limitazioni alla vendita di bevande alcoliche: l’ordinanza del Comune

    Limitazioni alla vendita di bevande alcoliche: l’ordinanza del Comune

    Vicoli, Centro Storico di GenovaDal primo gennaio 2012 i titolari di bar, negozi e ristoranti di tutta Italia hanno il potere di scegliere autonomamente quando alzare e abbassare le saracinesche. Fu uno dei primi dictat del decreto Monti promosso con il nomignolo “Salva – Italia”. In quell’occasione Marta Vincenzi dichiarò: «…l’iniziativa deve essere commisurata alle esigenze dei territori, per evitare che certi provvedimenti facciano degenerare situazioni a rischio». Spetta al Sindaco, infatti, sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio Comunale e nell’ambito dei criteri  indicati dalla Regione, il potere di coordinare e riorganizzare gli orari degli esercizi commerciali dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici.

    La Legge, infatti, ha prescritto agli enti locali l’adeguamento delle proprie disposizioni alla liberalizzazione degli orari concedendo però l’eventuale applicazione di vincoli ritenuti necessari per evitare danno alla sicurezza e garantire la protezione della salute umana.

    Detto ciò, seguendo anche le indicazioni delle Associazioni di Categoria, con un’ordinanza il Sindaco ha ufficializzato i vincoli contro l’abuso di bevande alcoliche a Genova, partendo proprio da quel sopracitato paragrafo della Legge in tema di tutela della sicurezza e della salute. Una decisione che, inevitabilmente, ha provocato dissenso fra i commercianti del Centro Storico e non solo

    Così recita il testo dell’ordinanza: “I titolari e i gestori degli esercizi muniti della licenza prevista dai commi primo e secondo dell’articolo 86 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, ivi compresi gli esercizi ove si svolgono, con qualsiasi modalità, spettacoli o altre forme di intrattenimento e svago, musicali o danzanti, nonché chiunque somministra bevande alcoliche o superalcoliche in spazi o aree pubblici ovvero nei circoli gestiti da persone fisiche, da enti o da associazioni, devono interrompere la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche alle ore 3 e non possono riprenderla nelle tre ore successive, salvo che sia diversamente disposto dal questore in considerazione di particolari esigenze di sicurezza”.

    E ancora: “I titolari e i gestori degli esercizi di vicinato (attività commerciali con una superficie di vendita non superiore a 250 mq n.d.r.) devono interrompere la vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche dalle ore 24 alle ore 6, salvo che sia diversamente disposto dal questore in considerazione di particolari esigenze di sicurezza.  Ritenuto opportuno prevedere che negli orari di interdizione della vendita e somministrazione di alcolici previsti dalla norma sopra richiamata gli esercenti debbano altresì inibire l’accesso del pubblico alle bevande alcoliche predisponendo idonei sistemi di occultamento delle stesse.”

    Viene invece rinviata a successivo Provvedimento la disciplina oraria dei pubblici esercizi diversi dalla somministrazione e di ogni altra tipologia esclusa dall’intervento legislativo di liberalizzazione.

    Foto di Diego Arbore

     

  • Servizi socio sanitari: stato di agitazione dei lavoratori a Genova e Arenzano

    Servizi socio sanitari: stato di agitazione dei lavoratori a Genova e Arenzano

    Le lavoratrici ed i lavoratori del Cepim – centro italiano down onlus – insieme alle organizzazioni sindacali Fp Cgil e Cisl Fp, hanno dichiarato lo stato di agitazione per manifestare la loro totale contrarietà all’ipotesi di cessione del ramo d’azienda (riabilitazione disabili) ad una costituenda cooperativa sociale.

    «Non è assolutamente possibile che, ancora una volta, i tagli delle risorse economiche al settore socio-sanitario colpiscano sempre e solo le condizioni di lavoro e la qualità dei servizi alle persone – scrivono i sindacati – Stiamo parlando infatti del personale del Cepim che, da anni e con grande professionalità, garantisce un importante servizio di terapia riabilitativa ai bambini e ai ragazzi disabili, riconosciuto come un’eccellenza sul nostro territorio».

    Ora questi operatori rischiano di essere ceduti ad una cooperativa sociale, definita dalla stessa direzione del Cepim “costituenda”.

    Le organizzazioni sindacali, insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori, ritengono che, poichè questa operazione serve solo a ridurre i costi gestionali e del lavoro, ci saranno inevitabili ricadute anche sull’organizzazione e la qualità dei servizi offerti ai disabili ed alle loro famiglie.

    Per questi motivi domani si svolgerà un presidio di protesta davanti alla sede del Cepim in via Alessandro Volta 19 (davanti all’ospedale Galliera) con concentramento a partire dalle ore 9.30.

    Ma in Provincia di Genova non sarà l’unica iniziativa di protesta.

    I lavoratori della Cooperativa Sociale Nemo – che gestiscono i servizi socio-sanitari e di riabilitazione in sub-appalto per conto della Fondazione Serena Onlus Centro Clinico Nemo di Milano – presso il reparto SLA istituito all’interno dei locali del presidio Ospedaliero La Colletta di Genova Arenzano, insieme alla Funzione Pubblica Cgil, dichiarano lo stato di agitazione per manifestare la loro totale contrarietà alla volontà espressa dal Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Sociale di procedere unilateralmente ad una pesante riduzione degli orari di lavoro del personale attualmente occupato in qualità di soci lavoratori subordinati, privilegiando di fatto il mantenimento di rapporti di lavoro atipici, al solo fine strumentale di risparmiare massicciamente sul costo del lavoro del personale.

    «Stiamo parlando di personale altamente qualificato, infermieri, fisioterapisti, operatori socio sanitari che con professionalità ed impegno da circa 2 anni prestano servizio riconosciuto come un’eccellenza sul territorio regionale e nazionale, a favore di persone affette da SLA – scrive la Cgil – Riteniamo non sia assolutamente accettabile che la razionalizzazione delle risorse economiche nel settore socio-sanitario, le contraddizioni derivanti dalla sottoscrizione di appalti pubblici e la gestione dei servizi erogati attraverso sub-appalto, vadano a colpire prioritariamente le condizioni di lavoro e la qualità dei servizi alle persone affette da questa patologia clinica».

    «L’accordo stipulato tra la Regione Liguria e l’Ente aggiudicatario ”Fondazione Serena Onlus Centro Clinico Nemo“ di Milano prevedeva una scadenza naturale alla data del 30 novembre 2013 – continua il sindacato – le lavoratrici e i lavoratori occupati, hanno appreso con grande sconcerto dai mezzi di stampa locali che la Fondazione ha deciso di risolvere anticipatamente con la ASL 3 competente per territorio, il contratto relativo all’assistenza ai malati affetti da SLA a far data del 1° agosto 2012».

    «Crediamo sia evidente che a seguito di questa intricata e gravissima vicenda le operatrici e gli operatori rischiano di perdere le loro postazioni lavorative, ma cosa assai più grave i pazienti e le loro famiglie, dovranno subire uno stop forzoso nel processo di riabilitazione a loro dedicato, in attesa che, in altra sede e con quale personale e gestione non ci è dato sapere venga riattivato il presidio riabilitativo – conclude la Cgil –  Noi riteneniamo che questa operazione servirà solo a ridurre sensibilmente i costi gestionali e del lavoro, causando inevitabili ricadute anche sull’organizzazione e la qualità dei servizi offerti ai pazienti ed alle loro famiglie, per questo dichiariamo lo stato di agitazione di tutto il personale preannunciando un percorso di mobilitazione attraverso gli strumenti di lotta previsti dalle normative vigenti, nessuno escluso al fine di garantire la doverosa continuità assistenziale e occupazionale del presidio in oggetto».

  • “Corrente in Movimento”, riparte da Genova il Giro d’Italia a zero emissioni

    “Corrente in Movimento”, riparte da Genova il Giro d’Italia a zero emissioni

    Questa mattina alle ore 10 presso l’auditorium del Galata Museo del Mare si è tenuto il primo seminario sulle Smart city (“Laboratorio Smart City”) e in contemporanea, presso la scuola primaria Thouar di Genova Prà, il laboratorio in collaborazione con il Festival della Scienza.

    Con questo appuntamento prende ufficialmente il via l’edizione 2012 di Corrente in Movimento, un insieme di iniziative promosse dell’omonima associazione di Perugia che l’anno scorso ha girato l’Italia in auto elettrica dimostrando che è già possibile viaggiare nel nostro Paese senza emettere un grammo di CO2 (il 22 maggio 2011 la carovana elettrica fece tappa anche a Genova). Quest’anno l’associazione Corrente in Movimento proporrà un progetto articolato in due fasi, quella più teorica che prevede principalmente convegni e una più “pratica” con una serie di laboratori nelle scuole, in collaborazione con il Festival della Scienza di Genova.

    La decisione della rinomata associazione di partire con la nuova edizione proprio da Genova, testimonia quanto la nostra città si stia dimostrando all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità: «Genova città “smart”, efficiente e sostenibile – scrive l’associazione in una nota –  un punto di arrivo e, allo stesso tempo, un percorso di sperimentazione e progettazione. Un “laboratorio” che, fin dall’approvazione due anni fa del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (prima città in Europa), ha visto il capoluogo ligure all’opera per il raggiungimento del cosiddetto obiettivo “20-20-20”: entro il 2020 ridurre le emissioni a effetto serra del 20% e al tempo stesso di aumentare la quota di energie rinnovabili e l’efficienza energetica del 20%.»

    Le prossime iniziative di Corrente in Movimento:
    Dopo l’appuntamento genovese, Corrente in Movimento proseguirà a Napoli (11 maggio), Venezia (18 maggio) e Roma (25 maggio). Poi, a settembre, prenderà il via la seconda parte del progetto 2012, per portare nelle piazze italiane (sempre in collaborazione con il Festival della Scienza e con carpooling.it) il “villaggio dell’innovazione”, uno spazio in cui far confluire idee, progetti, prototipi e pratiche di sostenibilità ed efficienza energetica. Anche in questo caso si ripartirà da Genova, il 14 e 15 settembre, per poi proseguire a Milano (21-22 settembre), Roma (28-29 settembre), Napoli (5-6 ottobre) e concluderà a Siracusa, con un convegno il 12 ottobre. Il “villaggio dell’innovazione” sarà anche la vetrina ideale per i vincitori dei due concorsi lanciati da Corrente in Movimento in queste settimane (e che si chiuderanno il 15 luglio): “Rinnoviamo le città”, concorso di idee per trasformare i centri del Bel Paese e per renderli sempre più sostenibili, attraverso l’efficientamento energetico dei loro spazi ed edifici; e “Obiettivo zero”, per raccontare attraverso gli scatti di una macchinetta fotografica esempi di mobilità sostenibile, di utilizzo di fonti rinnovabili e di buone pratiche attive nelle nostre città (Per maggiori informazioni sul programma e sui concorsi www.correnteinmovimento.it).

    Foto di Diego Arbore

  • Materie: concorso per giovani artigiani del made in Italy

    Materie: concorso per giovani artigiani del made in Italy

    creativitàSono aperte le iscrizioni per la terza edizione del concorso Materie, rivolto a giovani creativi allo scopo di costruire un’alternativa a quel Made in Italy rivolto oggi quasi esclusivamente al mercato di massa.

    Scopo del concorso è la promozione dell’artigianato e della creatività partendo dalle materie con cui si realizza un’opera. Il concorso è suddiviso in tre categorie:
    1) Oggetti e oggetti di uso comune;
    2) mobili e complementi d’arredo;
    3) moda e accessorio moda.

    I materiali con cui è possibile realizzare il proprio elaborato sono i più svariati, da usare singolarmente o uniti ad altri: vetro, legno, ferro, ceramica, rame, marmo, ma anche stoffa, lana e cotone; e ancora cera e plastica ecc. Sono anche ammesse creazioni con materiali di riciclo e riuso.

    Non ci sono limiti di età né sono richieste competenze particolari o titoli di studio specifici. Scadenza 10 giugno 2012.

    Il materiale – modulo di presentazione scaricabile dal sito incontrieventi.it, breve presentazione dell’artista, 3 foto dell’opera – va inviato tramite mail all’indirizzo incontrieventi@gmail.com oppure via posta a Associazione Incontri ed Eventi Rif. Materie 2012 – Via del Commercio n. 12/c – 00154 Roma.

  • Sampierdarena: alla scoperta di Villa Serra Doria, nuovo polo culturale

    Sampierdarena: alla scoperta di Villa Serra Doria, nuovo polo culturale

    Sampierdarena riscopre un gioiello architettonico nascosto tra le case e lo restituisce alla città. Parliamo di Villa Serra Doria, in via Nicolò Daste, una splendida struttura che venerdì 4 maggio alle ore 16 verrà inaugurata quale polo culturale per eventi istituzionali e privati.

    La villa, secondo la planimetria del 1757, risulta appartenere al marchese Giuseppe Serra, famiglia presente con altre ville nella riviera di ponente, a Sampierdarena, ma ancor di più nel vicino sobborgo di Cornigliano; nell’Ottocento diventa di proprietà Doria, come documenta l’Alizeri che nel 1875 la indica come “antico edificio (dei Doria) che forma l’angolo e segna il confine alla via S. Antonio” e conferma il Dillon nel 1958, citandola come palazzo Monticelli già Doria. Dal pastificio Monticelli perviene negli anni ‘60 al Mobilificio Baselica, con destinazione d’uso ancora impropria.
    Non si conoscono la data di costruzione né l’autore dell’edificio che, nonostante l’attuale aspetto cinquecentesco, potrebbe essere riferito ad epoca anteriore. Gli attuali caratteri della villa quindi risalirebbero ad una fase successiva di ristrutturazione e forse di ampliamento, avvenuta nel Cinquecento, per adeguarlo al nuovo e più rappresentativo tipo di residenza suburbana.
    A partire da questa fase la villa è rimasta pressoché intatta tranne la sostituzione dell’originario scalone con altre scale. Nella prima metà del ‘900, tra la villa e la torre quadrangolare allineata alla struttura, viene costruito un grosso corpo di fabbrica industriale, anch’esso attestato sul fronte strada, sul sedime di quella parte della villa – forse un corpo rustico – che si vede nelle planimetrie del Vinzoni (1757 e 1775) e del Porro (1855-58).
    Situata sul lato a mare dell’antico asse di transito, con un lotto esteso a sud fino a quello sottostante del convento e della chiesa di S. Maria della Cella, la villa è disposta nella zona occidentale, in corrispondenza di un importante incrocio urbano, nell’angolo tra l’attuale via Daste e la Crosa della Cella, quest’ultima allineata con l’altro percorso, verso monte, della Strada del Belvedere.
    Il giardino, come tutti gli altri di questa fascia costiera, rimane intatto fino all’Ottocento, quando viene tagliato dalla ferrovia (1854) e dalla via Vittorio Emanuele (1852) e in seguito lottizzato, mentre il fabbricato industriale viene accorpato alla villa.

    Il 4 maggio dalle ore 16 alle 21 si potrà affrontare un appassionante viaggio all’interno dell’edificio alla scoperta di sale, soffitti affrescati, scaloni e il loggiato che fa da anticamera alla sala grande.
    Grazie alla presenza di strutture tecnologiche all’avanguardia Villa Serra Doria diventerà un luogo particolarmente funzionale per eventi espositivi, socioculturali, commerciali, di spettacolo e di comunicazione. Un vero e proprio polo culturale a disposizione dei cittadini che potranno così riappropriarsi di un patrimonio comune per lungo tempo colpevolmente dimenticato.

     

    Matteo Quadrone

  • Ex Melle 2012: ritorna il Festival degli artisti di strada

    Ex Melle 2012: ritorna il Festival degli artisti di strada

    arte di stradaEx Melle è una celebrazione per tutti, ed intende soddisfare diverse fasce di età e relative esigenze.
    Una festa per le famiglie, che nel pomeriggio potranno godere dei numerosi spettacoli degli artisti di strada.
    Una festa per i giovani, che alla sera saranno attenti protagonisti dei momenti musicali e dell’intrattenimento pensato soprattutto per loro.
    Ciò che muove una macchina organizzativa così importante, è il concetto della sincera accoglienza: per gli artisti, per il turista occasionale, per gli ospiti che provengono – in gran numero – da diverse regioni.

    Come si può leggere sul sito del Comune di Mele, queste sono le molle che spingono ogni anno molti artisti di strada ad animare il piccolo comune dell’entroterra genovese per uno dei festival più curiosi della Liguria.

    L’edizione 2012 di Ex Melle si terrà domenica 13 maggio dalle 15 alle 24. Sono in programma spettacoli di giocoleria, danza, musica e improvvisazione teatrale, giochi e laboratori per i bambini, incontri con le associazioni della zona.

    La partecipazione è gratuita, sono previsti stand gastronomici e un servizio navetta per accompagnare i visitatori nel paese.

  • Satura Art Gallery, le mostre del mese di maggio

    Satura Art Gallery, le mostre del mese di maggio

    Satura art GallerySabato 5 maggio Satura Art Gallery ospita l’inaugurazione di cinque eventi espositivi a cura di altrettanti artisti: l’appuntamento è per le ore 17 presso la sede dell’associazione di Palazzo Stella.

    “Tracce di soggetto” la mostra di Davide Battaglia a cura di Elena Colombo, racconta grazie alle sue opere iperrealiste il quotidiano post-moderno in cui tutti sono connessi ma isolati, vicini senza mai conoscersi.

    Tommaso Arscone con “Oliosupellesutela” è una vera rivelazione. Fermandosi di fronte ad un suo lavoro viene da chiedersi se si sta guardando un quadro o una fotografia. L’artista rappresenta una sensualità affascinante e schietta, mediata dal linguaggio pubblicitario, che in alcuni casi si mostra in distorsioni prospettiche ed emotive. Il ritratto e il particolare sono le forme preferite per questa indagine influenzata da riferimenti vintage che si esprime in grandi primi piani, istantanee di uno slancio dinamico o l’accostamento pop di volti simili.

    La mostra “Risveglio” è opera di Pietro Caridi, artista nato a Levanto, paese porta delle Cinque Terre, dove trascorre la sua infanzia immerso nei colori e nella particolare luce che caratterizzano questa zona della Riviera Ligure. E’ proprio da questo contatto diretto con le sfumature del mare, del cielo e dell’entroterra di questo piccolo paradiso che incomincia a formarsi la spiccata sensibilità per il colore

    Nella mostra “Donne del mondo” di Ana María García Ruiz le opere rappresentano un racconto di viaggio che sposta il punto d’osservazione e modifica le scene, mostrando donne di ogni parte del mondo. Ci sono geisha che sembrano assorbire la voce verde e calma del bosco, ragazze africane che, con i loro abiti bianchi richiamano la luce del sole e giovani polinesiane avvolte in  morbidi tessuti che riprendono la vivacità rigogliosa della vegetazione.

    “L’inafferrabile della bellezza” sono le sculture in mostra di Renzo Maggi,  artista che opera al di fuori di ogni corrente, in solitudine e con un’energia che ha del prodigioso. Con la sua scultura ripropone in maniera decisiva, perentoria e abbagliante, l’enigma della bellezza che ci giunge, come nelle sue Afroditi e nelle ultime opere le “Donne-Luna”, venata da una sottile melanconia, come ogni spettatore sensibile non manca di percepire.

    Le mostre “Tracce di soggetto”, “Oliosupellesutela”, “Donne del mondo” sono a cura di Elena Colombo. “Risveglio” a cura di Mario Napoli e “L’inafferrabile della bellezza” a cura di Roberto Valcamonici.

    Le opere sono visitabili fino al 19 maggio da martedì a sabato dalle ore 15.30 alle ore 19.

     

  • Bilancio 2011 del Comune di Genova: stock di debito di oltre 1,3 miliardi

    Bilancio 2011 del Comune di Genova: stock di debito di oltre 1,3 miliardi

    Palazzo TursiIl 12 aprile 2012 la Giunta Vincenzi ha approvato il bilancio consuntivo del 2011, ultimo grande atto prima del passaggio di testimone al nuovo sindaco, che verrà eletto il 7 maggio.

    Genova vive un periodo di grandi cambiamenti sia dal punto di vista politico che da quello economico-finanziario: come noto, il Governo Monti ha apportato drastiche riduzioni alla spesa pubblica (si prevede che il Comune di Genova avrà 83 milioni di euro in meno dallo Stato nel 2012) e introdotto novità come l’Imu, sulla quale vigono ancora molti dubbi circa le aliquote e le applicazioni, ma che comporterà maggiori entrate per lo Stato e minori per i Comuni.

    Partendo da questi presupposti è interessante conoscere la situazione attuale economica e finanziaria del Comune di Genova (i dati relativi al conto economico e allo stato Patrimoniale sono consultabili integralmente sul sito dell’Ente), un Comune fortemente indebitato ormai da oltre 10 anni, con uno stock di debito di oltre 1,3 miliardi di euro (il debito è oltre il 150% delle entrate correnti nel conto economico). Tuttavia, in questi anni, l’indebitamento è sceso da un miliardo e 387 milioni alla fine del 2007, a un miliardo 321 milioni del dicembre del 2011, con una riduzione di circa 4,5%.

    Ma cerchiamo di capire meglio e proviamo ad analizzare il bilancio del Comune. I dati in analisi sono riferiti ai bilanci consuntivi del 2012 e 2011 e a quello preventivo del 2011. Il bilancio preventivo contiene le spese e le entrate che si prevede di realizzare nel corso dell’anno, per questo circa a metà dell’anno, a giugno-luglio, si attua una manovra di assestamento che in base all’andamento dei primi mesi rimodula le poste. Nel bilancio consuntivo invece si verificano le entrate ed uscite effettive e si determinano gli avanzi o disavanzi rispetto alla previsione approvata. Partiamo dal conto economico…

    CONTO ECONOMICO (ENTRATE)

    1. Entrate correnti
    Imposte 1
    consuntivo 2010 preventivo 2011 Consuntivo 2011
    ICI 120 120 119
     Add Irpef 56 56 56
    Comp.Irpef/Iva 18 18 42
    Altre 6 5 5
    TIA 103 106 106
    Tassa affissioni 1 1 1
    Totale 304 306 332
    Trasferimenti 2
    Stato 254 218 25
    Stato – fondosperimentale 182(tot 207)
    Regione 91 77 87
    Altri 3 23 3
    Totale 348 318 298
    Altre entrate 3
    Proventi servizi pubblici 49 70 68
    Utili netti da partecipate 11 18 11
    Proventi beni comunali 34 33 32
    Altre 58 24 35
    Totale 152 145 146
    Totale entrate correnti 804 769 778

    La voce “imposte 1″ è composta da tutte le entrate derivanti da imposte e tasse. L’ Ici è l’imposta comunale sugli immobili che da quest’anno viene sostituita dall’Imu.  Addizionali Irpef (Imposta su reddito delle persone fisiche): vengono trattenute dalla busta paga dei lavoratori, nel 2011 è dello 0,7%, nel 2012 è  dello 0,8%, con un introito prevedibile a regime per il Comune di altri 8-9 mln di euro. Compensazioni Iva /Irpef:  la compensazione Irpef è diminuita passando da 18 a 0 per effetto del decreto che ha ridotto del 17% (dal 99% all’82%) l’importo dovuto con l’acconto di fine novembre, mentre l’Iva è aumentata da 0 del 2010 a 39 del 2011.

    Comp.Irpef 18 18 0
    Comp Iva 0 0 39

     

     

    La Tia, invece, è la tariffa igiene ambientale che ha sostituito la tarsu. La voce “trasferimenti 2” si riferisce alle entrate derivanti da trasferimenti di fondi dallo Stato, dalla Regione o da altri enti pubblici per la copertura di spese correnti. Dal 2010 al 2011 sono diminuiti di 50 milioni di euro. In particolare è lo Stato ad aver ridotto i propri trasferimenti: nel  2010 erano 254 milioni, nel 2011 sono stati 207 (contro i 218 che erano stati preventivati) di cui 182 per il fondo sperimentale di riequilibro e 25 milioni ad altro titolo.

    Determinante in questa situazione è stata la Regione Liguria che ha trasferito più di quanto era in previsione, con un contributo straordinario di circa 12 milioni di euro, che è servito per sistemare anche i conti di AMT.

    Le previsioni per il 2012, come evidenzia anche la nota del Comune , sono di considerevole riduzione  dei trasferimenti da parte dello Stato; si parla di ben 83 milioni di euro,  cioè 33 milioni più di quanto aveva già previsto Tremonti  nella manovra per il 2012.

    Il primo punto alla voce “Altre entrate 3” riguarda i Proventi servizi pubblici, ovvero tariffe che i cittadini pagano per accedere ai servizi del Comune come refezione scolastica delle scuole elementari, musei, piscine. Vi rientrano anche parte delle sanzioni amministrative per violazione al codice della strada, che vengono in parte destinate ai fini della sicurezza della circolazione stradale, alla redazione dei piani urbani del traffico, alla fornitura dei mezzi per i servizi di polizia stradale, al miglioramento della segnaletica stradale, e alla tutela degli utenti deboli (bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti). Il secondo punto è Proventi beni comunali, quindi redditività del patrimonio dato in concessione, mentre per Utili netti da partecipate si intendono i proventi delle partecipazioni in altre società.

    In definitiva, le entrate dal 2010 al 2011 sono diminuite di 35 milioni di euro a livello di preventivo e di 26 milioni a livello di consuntivo, a causa principalmente della riduzione dei trasferimenti dallo Stato e in piccola parte dalla Regione.

    Il grado di copertura delle spese correnti senza contare sui trasferimenti di Stato e Regioni è del 57%, e considerando la popolazione genovese a quota 607 mila, l’esborso medio che ogni singolo cittadino paga in un anno per i servizi direttamente erogati dal Comune è di 741 euro.

     

    CONTO ECONOMICO (USCITE)

    Per natura Cons 2010 Prev 2011 Cons 2011
    Personale 246 245 238
    Prestazioni di servizi 281 354 382
    (compresa il servizio smaltimento rifiuti)
    Locazioni 12 12 13
    Trasferimenti 118 22 33
    interessi passivi 43 51 44
    altre uscite 38 40 23
    Totale uscite correnti 738 724 733
    per destinazione Cons 2010 Prev  2011 Cons 2011
    Funzioni generali 204 220 201
    Polizia locale 49 45 48
    Istruzione 78 78 78
    Cultura e beni culturali 28 24 26
    Trasporti e viabilità 122 116 123
    gestione del territorio 148 148 151
    settore sociale 86 72 82
    sviluppo economico 10 8 9
    settore sportivo 3 4 4
    turismo 5 3 4
    giustizia 6 6 6
    Totale 738 724 733

    Tra le spese spiccano quelle di trasporti e viabilità e quelle della gestione del territorio, mentre è evidente che il Comune di Genova non investa nel turismo, nello sport e nella cultura.

    Le spese medie del Comune di Genova per ogni cittadino si attestano intorno ai 1207 euro. Salta all’occhio, infine, la situazione di Amt che, prendendo come riferimento l’anno 2010, ha prodotto un fatturato di 186.350.297 e ha ottenuto dei trasferimenti per  118.423.660.

     

    ENTRATE IN CONTO CAPITALE (riguardano gli investimenti)

     

     

     

     

    Consuntivo 2010

    Previsione 2011

    Consuntivo 2011

    Alienazioni terreni /fabbricati

    15

    79

    5

     

     

     

    Trasferimenti UE

    34

     

    0

     

     

     

     

    Trasferimenti stato

    28

    69

    97

     

     

     

     

    Trasferimenti regione

    10

    26

    24

     

     

     

     

    Altri trasferimenti

    5

    31

    21

    Contributi edilizi

    11

     

     

    Altre entrate

    2

     

     

    Riscossione crediti

    135

    150

    15

    Sub Totale

     240

     355

     162

     

     

     

     

    Nuovi mutui

    73

    35

    71

    Sopr. da rinegoziazione mutui

    5

    1,5

    0

    Anticipazioni di cassa

    0

    0

     

    Totale

    318

    391,5

    233

    USCITE IN CONTO CAPITALE

    2010

    p 2011

    c 2011

    Investimenti

    96

    195

    214

    rimborso mutui

    73

    74

    74

    concessione di crediti

    135

    150

    15

    Totale

    304

    419

    303

    Il Comune di Genova ha un debito consolidato molto alto, cioè non si impegna a rimborsare il valore dei debiti (titoli) a data certa, ma solo al pagamento degli interessi in misura fissa. Per evitare un incremento del debito, nel 2011 si era pianificato di effettuare investimenti solo per importi pari o inferiori alle entrate in conto capitale, cioè le entrate che derivano da alienazioni di patrimonio, trasferimenti dallo Stato, dalla Regione e da altri enti del settore pubblico, destinati a finanziare investimenti, nonché dal ricorso al credito

    Il saldo delle entrate e delle uscite in conto capitale nel 2011 e’ stato decisamente negativo a causa delle mancate dismissioni immobiliari previste nel bilancio preventivo (-74)  e per questo motivo il bilancio del Comune ha rischiato di sforare il patto di stabilità e di non poter sbloccare le risorse finanziarie necessarie a pagare i fornitori.

    L’assessore al Bilancio Miceli ha dichiarato che è stato possibile  far fronte a questo problema grazie a «un lungo elenco di riscossioni non previste, che vanno da un rimborso Iva pari a 6 milioni, una restituzione di Ici del 2008 relativo alla prima casa per 8 milioni di euro, più altre entrate straordinarie come gli oneri di urbanizzazione che hanno consentito di pareggiare i mancati introiti». (vedi conto economico)

    STATO PATRIMONIALE

    COMUNE DI GENOVA – ATTIVO

    2009

    2010

    2011

    Immobilizzazioni materiali:

     

     

     

    Beni indisponibili

    2.576

    2.574

    3.147

    Immobilizzazioni in corso ed altri beni

    429

    514

    565

    Immobilizzazioni non disponibili

    3.005

    3.089

    3.712

    Beni disponibili

    119

    113

    127

    Totale immobilizzazioni materiali (mln euro)

    3.124

    3.202

    3.839

     

     

     

     

    Immobilizzazioni finanziarie:

     

     

     

    Partecipazioni

    573

    565

    563

    Crediti ed altre immobilizzazioni finanziarie

    12

    22

    2

    Totale immobilizzazioni finanziarie (mln euro)

    585

    587

    565

     

     

     

     

    Attivo circolante:

     

     

     

    Crediti verso contribuenti

    106

    100

    83

    Crediti verso lo Stato e la Regione

    333

    239

    218

    Crediti netti verso altri, debitori diversi, IVA ed altre attività

    382

    263

    174

    Banche e Cassa Depositi e Prestiti

    51

    187

    216

    Totale attivo circolante (mln euro)

    872

    788

    691

    Comune di Genova – TOTALE ATTIVO

    4.580

     4.577

     5.095

     

     

     

     

    Comune di Genova – PASSIVO

    2009

    2012

     2011

    Patrimonio netto e conferimenti (mln euro)

    2.948

    2.958

     3.548

     

     

     

    Debiti:

     

     

     

    Debiti di finanziamento

    1.329

    1.328

     1.320

    Debiti di funzionamento

    240

    198

       165

    Debiti verso aziende controllate, collegate, speciali ed altre

    36

    50

         45

    Altri debiti, ratei e risconti

    29

    44

         17

    Totale debiti (mln euro)

    1.633

    1.619

    1.547

    Comune di Genova – TOTALE PASSIVO

    1.633

    1.619

     1.547

    Dalla lettura dello Stato Patrimoniale si può facilmente constatare quanto già detto nell’apertura di questo articolo, ovvero che il Comune di Genova presenta uno stock di debito di oltre 1,3 miliardi di euro.

    Manuela Stella

     

    I dati presentati sono stati analizzati facendo riferimento agli studi condotti dalla Commissione analisi Bilancio del Comune di Genova di “Primavera Politica”.

     

  • Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo, anti-politica o nuova politica?

    Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo, anti-politica o nuova politica?

    Beppe GrilloL’uomo del momento è Beppe Grillo. Il suo Movimento 5 Stelle (M5S) è salito alla ribalta grazie ai sondaggi, che gli accreditano, a seconda degli istituti che fanno i rilevamenti, dal 4,5 all’8 % dei voti: un risultato ragguardevole, che potrebbe trasformare una formazione semisconosciuta fino a poco tempo fa nella terza forza politica del paese.

    Di conseguenza i partiti maggiori, in particolar modo a sinistra, hanno dovuto cominciare a misurarsi anche con questa novità, che sembra coalizzare soprattutto il voto di protesta. Eppure, tra i comizi di un leader-comico e gli attacchi dei politici vecchi e nuovi che cercano di demonizzare il nuovo venuto, potrebbe sembrare difficile capire cosa rappresenti davvero il M5S: se sia quell’interessante novità che pretende di essere o non sia addirittura un pericolo per la democrazia, come vorrebbero i suoi detrattori.

    Eppure farsi un’idea, al di là della propaganda di parte, è piuttosto semplice. Qualunque osservatore esterno, che si interessi di politica e che sia minimamente informato sulla genesi e sul programma del partito di Grillo, può fare con onestà le sue valutazioni, dato che su internet non manca davvero nulla: video, programmi, dichiarazioni, contestazioni, critiche e quant’altro. E basterebbe solo una veloce occhiata per far piazza pulita di tutta una lunga serie di luoghi comuni: il M5S non fa “anti-politica”, ma si pone semplicemente al di là della vecchia bipartizione destra-sinistra, al di là di leader giudicati compromessi e idee date per sorpassate; il M5S non si propone di buttare giù tutto, ma ha invece un programma costruttivo scritto direttamente dai cittadini che hanno voluto partecipare e che si arricchisce giorno per giorno di nuove iniziative; infine il M5S non è affatto contro la rappresentanza parlamentare e le regole della democrazia, avendo al contrario un programma radicalmente democratico in cui spicca l’insegnamento della Costituzione come materia obbligatoria a scuola.

    La chiave per comprendere pregi e difetti del partito fondato da Grillo sta piuttosto nella particolarità di un movimento trainato da un leader carismatico che non vuole fare il politico. Il comico genovese infatti, in base alle regole che lui stesso si è dato, è ineleggibile. Nel 1981 nei pressi di Limone guidando su uno sterrato ghiacciato perse il controllo del suo fuoristrada e finì in un burrone, provocando la morte delle tre persone che viaggiavano con lui: ravvisando un’imprudenza del conducente, la suprema corte di cassazione lo ha condannato per omicidio colposo a un anno e tre mesi di carcere. Se la corte abbia avuto ragione o meno ad attribuire a Grillo una responsabilità così pesante, ormai non  importa più: il punto è che questo triste episodio fa di Grillo un pregiudicato a tutti gli effetti. Pertanto il comico, che è impegnato da molti anni in una campagna denominata “Parlamento pulito”, che ha l’obbiettivo di estromettere i condannati dal supremo organo di rappresentanza democratica, per non fare a pezzi la propria credibilità ha dovuto scegliere coerentemente di non candidarsi mai in prima persona. Questo non gli ha impedito di fare il comico con successo e contemporaneamente di promuovere un movimento politico che permetta a giovani incensurati e volenterosi di portare in politica idee nuove.

    Qui sta la particolarità del M5S, che in questo momento è anche la sua forza. Essendo solo un privato cittadino dotato della verve dell’intrattenitore, Grillo può permettersi boutades, sparate, scherzi, parolacce e provocazioni che ai politici tradizionali non sarebbero permesse e che attirano le simpatie di quella gente comune che non vede l’ora di poter mandare finalmente a quel paese questa classe dirigente. Grillo scatena polemiche ad ogni comizio: ciononostante, essendo un comico, può fregarsene allegramente di venire frainteso e può beffarsi della moderazione e dell’equilibrio che per un politico sarebbero virtù indispensabili. Tanto non si rovinerà la carriera politica: non l’ha mai intrapresa!

    Allo stesso modo può schivare tranquillamente i dibattiti e i talk-show che mal si adattano a quel one-man-show che è tipico dei suoi spettacoli. Piuttosto può sfruttare la sua popolarità per mandare avanti i ragazzi del movimento che lui stesso ha creato: così da una parte abbiamo un comico di professione che è ispiratore di un movimento e suo primo promotore, e dall’altra abbiamo un partito giovane e dinamico, che beneficia della  propaganda alternativa e “informale” di un professionista della risata.

    Il mix è semplice e geniale, ma ha un punto debole: è un trucco che non può durare a lungo. Un leader politico che si candidi a premier ha oneri e responsabilità, ma può anche imprimere svolte e guidare il partito. Grillo invece non potrà farlo per sempre. Ha dato vita al M5S, ma mano a mano che questo partito prende campo nei consigli regionali e provinciali, e un domani – verosimilmente – anche nel Parlamento della Repubblica, comincerà a muoversi in senso autonomo. E’ già successo che i ragazzi del movimento su qualche punto si siano ritrovati in disaccordo con il fondatore: a che titolo Grillo può richiamarli all’ordine? Il protagonismo del comico si dovrà adattare, prima o poi, a farsi da parte e a lasciare andare la sua creatura al proprio destino: altrimenti il M5S come partito non avrà futuro.

    Un partito ha bisogno di militanti, elettori e di leader politici: se questi leader emergono, si confrontano con i militanti e con gli elettori, non con la volontà di una sola persona che sta all’esterno (a meno che non sia un potente lobbista o un facoltosissimo finanziatore, ma questa è un’altra storia e non è certo il caso di Grillo). L’atipicità del M5S, quindi, non è nulla di cui preoccuparsi: si risolverà in un verso o nell’altro, decretando la maturazione del movimento o la sua fine. Il rischio eversivo e anti-democratico è solo una barzelletta raccontata dai detrattori di Grillo che vogliono spaventare l’elettorato moderato. In realtà, mentre la Lega Nord è un movimento dichiaratamente separatista – e quindi realmente eversivo – e appare per di più sempre a rischio di inquietanti cadute a sfondo razzista, il M5S si pone l’obiettivo di realizzare l’ideale democratico attraverso l’attuazione della Costituzione e la partecipazione effettiva del cittadino alla vita politica. Le 15 paginette che costituiscono il programma del movimento si possono anche non condividere (io stesso non le condivido tutte), ma non si può non riconoscere che portino un contributo finalmente diverso al dibattito politico.

    A mio giudizio manca ancora una proposta economica e industriale, che risponda direttamente alla domanda centrale, in un periodo di crisi dell’occupazione, di come si creano posti di lavoro. Ma di sicuro il programma non è fatto di proposte inapplicabili e utopistiche, come ha detto una volta su Radio 24 Giuseppe Cruciani: al contrario, sono state messe insieme esigenze di rinnovamento della classe politica, tematiche ambientali ed energetiche, la “definanziarizzazione” dell’economia, contributi di esperti e soluzioni moderne che sono già realtà nei paesi più avanzati.

    Ma soprattutto Grillo ci ha ricordato alcune piccole verità che ci stavamo dimenticando: che in Italia ci siamo ridotti male perché i primi a trasgredire le regole e i principi democratici, nel disinteresse generale, sono quegli stessi che le regole dovrebbero scriverle; che il nostro dibattito pubblico è povero e che passiamo il tempo a guardarci l’ombelico, invece che interrogare chi è esperto e vedere cosa fanno nei paesi più evoluti; che è possibile cambiare le cose, che dalle altre parti succede e che potrebbe succedere anche da noi; e infine che, se vogliamo questo cambiamento, non solo dobbiamo impegnarci in prima persona, ma dobbiamo anche rischiare e rimetterci del nostro. La democrazia non è un gioco a costo zero: «non si può solo mettere la croce su un simbolo e stare a guardare  […]. Sono 50 anni che votiamo e stiamo a guardare. Siamo i guardoni di tutto. Ci tappiamo il naso e votiamo il meno peggio. Non funziona più con questo movimento.  […] Alzate il culo, perchè non è possibile: “tengo famiglia, tengo il mutuo, non c’ho il lavoro…”. Qualcosa bisogna rischiare tutti».

    Andrea Giannini

     

  • Assefa, un pezzo di India nel cuore di Genova: incontro con Itala Ricaldone

    Assefa, un pezzo di India nel cuore di Genova: incontro con Itala Ricaldone

    India, SivakasiLa vicenda, tuttora in corso, dei due marò imprigionati nel Kerala. Il rapimento e il successivo rilascio dei due turisti nello stato dell’Orissa.  L’India ultimamente sembra al centro dell’attualità italiana, continuamente presente in vicende che riguardano nostri connazionali. L’interesse generale nei confronti dell’immenso paese asiatico è forte da decenni ormai, specialmente in virtù degli alti tassi di crescita, spesso vicini al 10%, che collocano l’India nei cosiddetti paesi BRICS (acronimo di Brasile-Russia-India-Cina-SudAfrica), i nuovi paesi, ormai non più emergenti, ma centri alternativi del potere politico ed economico mondiale.

    La “più grande democrazia del mondo” tuttavia, nonostante dati del Pil che in Europa appartengono ad un passato lontano e atti politici da neopotenza globale, presenta ancora disuguaglianze sociali fortissime, sebbene molti sembrano essersene improvvisamente dimenticati. Assefa Genova Onlus (Association of Sarva SEva FArms – Associazione delle Fattorie al Servizio di Tutti) , associazione di volontariato iscritta al registro regionale nel 2008 ma attiva ufficialmente già dal 1993, opera da un ventennio per alleviare questi forti divari nel Tamil Nadu,  grande stato meridionale affacciato sull’Oceano Indiano. Ne abbiamo parlato con Itala Ricaldone, presidente di Assefa Genova Onlus.

    Assefa in Liguria inizia la sua attività a metà degli anni ’80. L’India e la Liguria sono da anni ormai legate da una cooperazione che ha come obiettivo ultimo l’autosviluppo economico e sociale di piccole comunità rurali del Tamil Nadu. Quali idee sono alla base delle attività di Assefa e come si mettono in pratica nei progetti realizzati?
    «Assefa nasce in India alla fine degli anni ’70, in seguito all’incontro tra un professore sanremese in pensione, Giovanni Ermiglia, e un seguace di Gandhi, Loganathan, che attuarono una forma di prestito agevolato, quello che oggi chiameremo microcredito, a 25 contadini nullatenenti del Tamil Nadu. Alla base dell’azione di Assefa ci sono i principi gandhiani di condivisione, aiuto reciproco, approccio basato sulla partecipazione della gente e auto-sviluppo per assicurare il benessere di tutti partendo dai più poveri. Assefa ha intrapreso un modello di autosviluppo che integra lo sviluppo economico a quello spirituale e sociale: fine ultimo è l’autonomia delle comunità d’intervento attraverso una responsabilizzazione di tutte le componenti sociali. Dopo più di 40 anni, Assefa India è una delle ONG più importanti del Paese, con attività in più di 8 stati indiani, 900.000 famiglie e più di 4.000.000 di persone coinvolte.»

    «I progetti di Assefa sono particolarmente attenti alla promozione della condizione femminile per ridurre l’emarginazione delle donne in ambito rurale: nascere donna nelle campagne significa infatti essere già condannata a rimanere analfabeta e per di più ad essere considerata un peso per la famiglia, a causa della ricca dote da consegnare allo sposo al momento del matrimonio. Attraverso la creazione di Gruppi femminili autogestiti (Self Help Groups – SHGs) le donne lavorano su progetti specifici (specialmente di tipo caseario e artigianale) e ciò permette loro di rompere l’isolamento in cui vivono, di mettersi alla prova diventando piccole imprenditrici autonome economicamente e di affermare la propria dignità di fronte a tutta la comunità.»

    «L’altro asse d’intervento prioritario è l’educazione scolastica e la realizzazione di programmi che permettano ai beneficiari di avere una formazione globale e soprattutto permetta loro di diventare cittadini responsabili. Nei villaggi dove Assefa opera la scolarizzazione obbligatoria di bambine e bambine – senza distinzione di casta e religione – dall’asilo fino alle scuole post-diploma, permette alle nuove generazioni di affrancarsi dalla miseria e dallo sfruttamento, inserendosi a pieno titolo nel mondo del lavoro.»

    Assefa Italia è composta da 9 gruppi territoriali sparsi in tutta la Penisola, svolge una funzione di coordinamento e collaborazione con i dirigenti indiani. La sezione genovese è attiva dal 1993. Quali attività promuove Assefa Genova Onlus a sostegno delle iniziative realizzate in India?
    «Ogni anno Assefa Genova Onlus si fa carico, su indicazione di Assefa India, di contribuire al finanziamento di un nuovo progetto da realizzare nel Tamil Nadu; la nostra filosofia è aiutare amici, non fare beneficienza, e ogni progetto realizzato è calibrato sulle esigenze del posto. L’attuale progetto che sosteniamo, per il 2012-2013, consiste nella realizzazione di un impianto di lavorazione e trasformazione della frutta fresca in succhi conservati, destinato ad aiutare i contadini e le donne della zona di Vembarali, che saranno occupate nella fabbrica. L’anno scorso invece abbiamo contribuito alla costruzione di una nuova scuola elementare per la scolarizzazione di almeno 250 bambini a rischio di lavoro minorile, altamente pericoloso, nelle fabbriche di fiammiferi e fuochi artificiali, prodotti a mano del distretto di Sivakasi; anche la Provincia di Genova ha provveduto a finanziare parte del progetto. Assefa Genova inoltre propone il sostegno a distanza di bambini svantaggiati individuati all’interno delle comunità d’intervento, per permettere a tutti i potenziali studenti di poter frequentare la scuola. Sono oltre 2.000 i sostegni realizzati ad oggi.»

    L’associazione ha all’attivo diverse iniziative realizzate o tuttora in corso anche a Genova. Quali sono state le più significative?
    «Abbiamo organizzato diversi convegni, in collaborazione con l’Università di Genova, di cui uno dei più importanti lo scorso autunno in occasione dei 150° dell’Unità d’Italia sulle figure di Gandhi e Mazzini. Questa primavera invece abbiamo organizzato un concerto di musica gospel, del Millelire Gospel Choir, allo scopo di finanziare il progetto di Vambarali. Con lo stesso obiettivo a fine aprile abbiamo invitato la cittadinanza a prendere parte ad un pranzo in cui abbiamo condiviso con tutti il nostro ultimo viaggio in India. Assefa Genova ospita inoltre tirocinanti universitari, per lo più di Scienze della Formazione e Scienze per la pace di Pisa; l’ultima stagista Rebecca, che ha partecipato anche alla nostra missione in India, era una ragazza irlandese. Attualmente infine è attivo un corso di lingua tamil tenuto da una ragazza dello Sri Lanka così da facilitare le comunicazione tra soci, specie se genitori adottivi, e i nostri beneficiari indiani.»

    Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate a livello cittadino nella promozione della vostra associazione?
    «Attualmente abbiamo una certa difficoltà ad entrare nelle scuole genovesi dove vorremmo raccontare la nostra esperienza e soprattutto mostrare ai bambini e ai ragazzi della città cosa significa essere persone consapevoli e attente, come i loro coetanei indiani educati all’interno delle scuole Assefa. Il nostro corpo volontari manca di insegnanti ed educatori che si possano prendere carico, con competenza e maggior cura, di percorsi didattici legati all’educazione alla non-violenza: lancio quindi un appello a persone che operano nel settore a venire a trovarci! Un’altra difficoltà è legata infine all’atteggiamento dei cittadini indiani in Italia che spesso, per vergogna o disinteresse, non mostrano alcuna volontà a cooperare o scambiare idee con l’organizzazione. L’India certo è cresciuta molto negli ultimi anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora tanto e questo non lo diciamo noi ma Assefa India che, di anno in anno, elabora e ci propone un nuovo progetto da finanziare.»

    Prossime iniziative?
    Abbiamo intenzione di organizzare la presentazione di un libro di grande attualità, “Economia della condivisione. Come uscire dalla crisi mondiale” di Jospeh Kumarappa. Un libro che parla di attivismo civile, di iniziativa personale, di energie locali: un libro insomma con alcune proposte per affrontare gli enormi problemi degli ultimi anni.

     

    Antonino Ferrara

    Contatti: ASSEFA GENOVA ONLUS Galleria Mazzini 7/5 A TEL. 010 591 767 – 334 304 0290 info@assefagenova.org, www.assefagenova.org

     

     

  • L’Atlante delle migrazioni, una lettura oggettiva dei fenomeni migratori internazionali

    L’Atlante delle migrazioni, una lettura oggettiva dei fenomeni migratori internazionali

    Occhi sul mondoE’ uscito il 26 aprile l’ “Atlante delle migrazioni“, un’opera completa di ricerca sulle migrazioni del nostro tempo, a cura di Cathreine Wihtol de Wenden, direttrice di ricerca al CNRS – Centre National de Recherche Scientifique di Francia –  ed una delle più grandi esperte mondiali sul tema. Una competenza così riconosciuta che le ha permesso di collaborare con le massime istituzioni internazionali, dalla Commissione Europea al OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), passando per il Consiglio d’Europa e l’UNHCR (Agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati).

    Genova ha avuto il piacere di ospitare Mme de Wenden in occasione dell’ultima edizione de La Storia in Piazza dove la ricercatrice ha illustrato i risultati dei suoi anni di ricerca sul tema delle migrazioni, sfatando facili pregiudizi e convinzioni e offrendo agli uditori nuove chiavi di lettura sulle mobilità umane che si verificano ovunque sul pianeta.

    In primo luogo, Mme de Wenden ha sottolineato come, a livello puramente statistico, le migrazioni internazionali non possono essere considerate un fenomeno maggioritario: attualmente infatti sono circa 220 milioni gli esseri umani interessati da spostamenti interstatali o intercontinentali, circa il 3% della popolazione totale del pianeta.

    Molti di più sono invece i migranti interni, che si spostano all’interno della loro nazione di appartenenza: circa 740 milioni di persone. La Cina è senza dubbio uno dei paesi che negli ultimi decenni è stata caratterizzata da imponenti spostamenti, specialmente dalle campagne verso le città. Spesso i flussi migratori hanno subito un processo di regionalizzazione, interessando aree specifiche e creando sistemi quasi “binari”: è il caso delle migrazioni dall’America Latina verso Stati Uniti e Canada, dai paesi della sponda sud del Mediterraneo verso l’Europa e dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale verso la Federazione russa.

    Negli ultimi decenni si è inoltre assistito alla nascita di una nuova categoria di migranti, i cosiddetti “rifugiati ambientali”: circa 40 milioni di persone in fuga da eventi climatici catastrofici sempre più frequenti. Non si possono non ricordare le terribili siccità che colpiscono ormai ciclicamente  il Corno d’Africa (il caso della Somalia, molto recente, ha causato  135.000 nuovi sfollati) e la nuova crisi, ancora non del tutto esplosa nella sua gravità, del Sahel (Mauritania, Mali, Ciad, Niger e Burkina Faso sono i paesi maggiormente a rischio, con un numero tra 8 e 14 milioni di persone potenzialmente vittime della carestia). Ma anche la potenza statunitense ha contato i suoi sfollati climatici in occasione dell’uragano Katrina che ha colpito nel 2005 la città di New Orleans e gli stati meridionali, causando una diaspora e una redistribuzione di circa un milione di persone. La natura non fa sconti geografici anche se, e la tragedia americana l’ha sottolineato nella sua crudeltà, i poveri ne fanno le spese molto più facilmente.

    Nonostante questi numeri importanti, la legittimità della tematica della migrazione nei grandi centri decisionali mondiali è ancora debole e a livello di politiche internazionali concertate vige una situazione da “far west”. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, all’articolo 13 comma 2, sancisce il diritto di uscita ma non quello di entrata: “Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese”. Una mancanza consapevole del legislatore internazionale?

    La Convenzione ONU sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti, tra cui gli irregolari, del 1990 è stata ratificata soltanto da 44 paesi, per lo più del Sud del mondo, a sottolineare la perpetua ipocrisia di nazioni che si ergono a faro dell’umanesimo globale (ad oggi nessuno dei 27 stati dell’Unione ha ratificato la Convenzione). L’Europa sprofonda invece in una serie di accordi bilaterali frutto di una teatralizzazione del fenomeno migratorio, volta a garantirsi il consenso popolare, da parte dei governi nazionali.

    In quest’ottica Mme de Wenden ha concluso il suo intervento sottolineando come il diritto alla mobilità sia un fattore essenziale di sviluppo umano, in primo luogo a livello economico: il flusso monetario delle rimesse annuali ammonta a 350 miliardi di dollari, una cifra tre volte superiore agli aiuti allo sviluppo. La mobilità inoltre incentiva e promuove l’educazione a livello planetario, soprattutto quando ragazzi e studenti si spostano per accrescere le proprie competenze da reinvestire poi nelle nazioni d’origine.

    La migrazione dovrebbe essere dunque riconosciuta come un bene pubblico mondiale da cui traggono giovamento non solo i soggetti migranti ma molto spesso anche le società d’arrivo. Le quali continuano a rinnovarsi, crescere e cambiare anche grazie alla continua ibridazione che si verifica grazie all’apporto degli immigrati. Non si tratta solo di scambi monetari o di capitale umano ma di incontri, e scontri anche, tra umanità che hanno sempre caratterizzato la storia dell’uomo. E mai come oggi ci sono strumenti potenzialmente ottimali per affrontare questi processi.

    Questo e molto, molto altro è spiegato nell’Atlante delle Migrazioni: uno strumento importante per non lasciarsi trasportare dalle facili dicerie che tanto male hanno fatto, e continuano a fare, alle nostre società.

    Antonino Ferrara