Mese: Marzo 2013

  • Castelletto: Antica Farmacia di Sant’Anna, un luogo da scoprire

    Castelletto: Antica Farmacia di Sant’Anna, un luogo da scoprire

    farmacia-sant-annaDalla centralissima Piazza Corvetto, ci vuole un secondo… Così vicina a Corso Magenta e a portata di bus, o di ascensore, come si preferisce: l’Antica Farmacia di Sant’Anna è un piccolo gioiellino nel cuore di Genova, così centrale e ben raggiungibile, ma allo stesso tempo nascosta e defilata. E anche per questa sua collocazione quest’antica farmacia è così speciale: sita sulla sommità del poggio di Bachernia, dotata di splendida vista sul Porto e sulla città vecchia, l’Erboristeria di Sant’Anna si trova nell’omonima piazzetta, nel quartiere di Castelletto, presso il convento dei Frati Carmelitani Scalzi di Genova.

    Luogo appartato, è poco conosciuto da molti genovesi, che non sono soliti frequentare né il bel convento, né tantomeno la farmacia: una vera anomalia, data la bellezza e la “spiritualità” della zona e dato che sia il convento che l’erboristeria sono entrambi ben segnalati (si pensi che soprattutto quest’ultima gode di due accessi distinti, uno percorrendo Salita Superiore S. Anna o l’omonima scalinata, l’altro attraverso l’ascensore personale della farmacia, a metà della galleria dell’ascensore AMT di Corso Magenta/Via Crocco). Proprio per ovviare a questo problema, da qualche anno il convento e tutte le attività che vi girano attorno –su tutte, l’Erboristeria- si sono aperte sempre di più verso l’esterno, allo scopo di far conoscere il loro modus operandi e instaurare una comunicazione con un numero crescente di persone.
    Siamo andati a fare una passeggiata a Castelletto, per farvi conoscere questo piccolo angolo di città e abbiamo incontrato Frate Ezio, l’erborista dei Frati Carmelitani Scalzi.

    ANTICA FARMACIA ERBORISTICA DI SANT’ANNA – LA STORIA

    farmacia-sant-anna4Sulla sommità del poggio, immerso nella quiete, sorge questo antico convento dei Frati Carmelitani Scalzi (il primo in Italia), fondato nel 1584 dal frate Nicolò Doria e sopravvissuto intatto al passare dei secoli. Un oasi di pace che ancora è riuscita a sfuggire all’assalto mediatico, alle guide turistiche, alle mode del momento, per restare nella “Genova segreta”. Accanto al convento, altri luoghi da esplorare: dall’altrettanto storica Erboristeria, in cui i frati (soprattutto Frate Ezio) si occupano della lavorazione delle erbe e della creazione di rimedi naturali, alla chiesa di Sant’Anna: al termine di un piccolo sentiero alberato, si aspre questa costruzione religiosa realizzata nel tipico stile del barocco genovese, a dominare tutta la piazza. Anche questa, una perla nascosta, che cela al suo interno opere di alcuni dei più importanti pittori genovesi, da Domenico Fiasella a Castellino Castello. Dietro, un roseto in cui si possono vedere, al centro, le rose più antiche (piccole e non colorate), circondate da quelle selezionate dai frati, piantate più di recente. Le erbe che crescono qui nel roseto non sono le stesse utilizzate dai frati per creare i loro rimedi: troppo vicine alla città ed esposte all’inquinamento atmosferico, non sono in grado di mantenere intatte le loro proprietà. Per questo, per i loro prodotti i frati selezionano solo sostanze che crescono nel rispettivo paese d’origine e che non subiscono alterazioni.
    Nonostante gli impegni “istituzionali” dettati dall’imminenza delle festività pasquali, Frate Ezio riesce a riceverci e a farci visitare l’erboristeria. Censita tra le botteghe storiche del Comune di Genova, vanta il primato di essere la più antica bottega della Superba oggi esistente ad aver mantenuto sempre lo stesso proprietario. Ad accoglierci, un putto in legno recante l’insegna latina che è diventata motto dell’erboristeria: “Nos medicinam paramus, Deus dat nobis salutem”, ovvero “Noi prepariamo le medicine, Dio ci da la salute”. Gli arredi originali secenteschi sono semplici e lineari: pochi i fronzoli, niente di monumentale, ma tutto sembra lo stesso così maestoso. Tra i mortai provenienti dall’Africa, i pestelli, i macinini e le antiche bilance genovesi, anche una serie di vasi e contenitori che, a dispetto delle sembianze antiche, non sono originali ma sono stati sostituiti di recente, in conseguenza a un furto che negli anni ’70 ha privato la farmacia di molti suoi arredi.

    Difficile datare con precisione la creazione della farmacia: all’inizio il convento non aveva una sala adibita a questo uso. Si presume ci fosse soltanto un frate con conoscenze medico-erboristiche, che si occupa della cura dei suoi fratelli e pian piano ha iniziato a elargire le sue cure e i suoi rimedi anche ai contadini delle zone limitrofe, che mostravano di interessarsi all’attività del frate. Pian piano, visto il crescente riscontro, si è sentita l’esigenza di istituzionalizzare questa attività e di dotare l’”erborista” di una stanza personale, che negli anni si è ampliata fino a diventare una “speziaria” prima, e poi una vera farmacia. I primi documenti storici parrebbero risalire alla metà del 1600, ma tracce documentate e affidabili di una “farmacopea” gestita dai Carmelitani Scalzi a Genova si riscontrano dal 1778: in quell’anno fu firmata una convenzione tra il medico Lorenzo Robello e i religiosi in merito alla “speziaria” del convento, in cui Robello si impegnava, su pagamento di un salario di 130 lire, a prestare al convento i suoi servizi di chirurgo e speziale.

    farma4Oggi, quella di Sant’Anna è una farmacia a tutti gli effetti (l’unica gestita interamente da frati), che è iscritta alla Federfarma e che –se lo volesse- potrebbe dispensare tutti i tipi di medicinali, dall’aspirina alla morfina. Tuttavia questi Carmelitani Scalzi hanno scelto di smerciare solo i loro prodotti, naturali e dalle proprietà benefiche, che loro stessi curano in tutte le fasi della lavorazione, dal reperire il materiale iniziale all’apporre le etichette sulle confezioni.
    Frate Ezio due volte a settimana, lunedì e mercoledì, riceve chiunque si presenti per chiedere consigli sui medicamenti e la loro corretta somministrazione. Nonostante non sia un giorno di visita, ci accoglie calorosamente, raccontandoci del suo lavoro di erborista:
    «Storia e medicina, natura e cultura: tutto si fonde qui nei nostri luoghi. Il mio lavoro di frate-erborista è molto vario e va dal reperire le materie prime, alla lavorazione dei prodotti, al metterli nei flaconi: abbiamo un vero e proprio laboratorio -in regola con le norme igieniche imposte a tutti i locali di questo genere e dotato di apposita strumentazione-, in cui seguiamo le varie fasi di produzione e inscatolamento. Quello che faccio l’ho dovuto imparare qui dentro: grazie alla mia precedente formazione scientifica (di perito chimico prima, di ingegnere chimico poi) sono stato scelto come erborista del convento, ma non avevo vere e proprie basi, quindi mi sono dovuto iscrivere di nuovo all’Università per frequentare i corsi della Facoltà di Farmacia».
    Nonostante il complesso religioso di Sant’Anna mantenga ancora la funzione originaria di luogo di preghiera, ha cercato di restare al passo con i tempi, tanto che da qualche tempo i frati hanno iniziato a organizzare una serie di eventi a tema, in cui vengono dati consigli per la cura e la prevenzione di disturbi di salute. Inoltre, sempre a testimonianza di questa rinnovata volontà di comunicare con l’esterno, anche un sito web e una newsletter mensile, per seguire i consigli dei frati. Non solo: i Carmelitani sono approdati anche su Facebook e Frate Ezio, vero mago del computer –forse in virtù della sua formazione da ingegnere?-, e non è rimasto immune al fascino dei social network. Lo trovate, oltre che su Facebook, su Skype e Twitter.
    «La nostra farmacia ha guadagnato e mantenuto nei secoli la fama di cui gode tutt’oggi. Per questo, consapevoli della nostra ricchezza, abbiamo deciso di aprirci sempre di più alle visite (anche visite guidate di scolaresche e gruppi), per far conoscere la bellezza dei nostri luoghi e la forza dei nostri prodotti a tutti coloro che sono interessati. Il fatto di essere in una posizione un po’ defilata limita la nostra comunicazione con l’esterno (mi è capitato di incontrare ultra-sessantenni di Castelletto che non avevano mai sentito parlare dell’Erboristeria!), e chi viene qui lo fa appositamente, perché già ci conosce. Ma questo essere un po’ isolati è anche un punto di forza: chi viene qui per chiedermi consigli di salute, spesso mi dice di sentirsi già meglio grazie al ristoro, al silenzio e alla pace di questi luoghi».

     

    LE TECNICHE E I PRODOTTI

    farmacia-sant-anna2I prodotti fitoterapici sono realizzati secondo le antiche ricette monastiche tramandate “da Padre a Padre”: le procedure di base sono quelle antichissime dei Carmelitani del ‘600-‘700, ma nel corso dei secoli sono state perfezionate, ad accogliere le innovazioni medico-scientifiche più recenti. Una congiunzione di antico e moderno, tradizione e innovazione, a testimoniare ancora una volta l’apertura di quest’ordine verso il mondo circostante. I prodotti sono tutti realizzati tramite l’impiego di sostanze naturali ed è proprio questa attenzione per la qualità delle materie prime a rendere i preparati di Sant’Anna famosi anche oltre i confini genovesi (proprio in mia presenza, la telefonata di un “cliente” fiorentino per ordinare i prodotti).

    Lo scopo è conservare il sapore originale delle materie utilizzate, senza viziarlo con gli ulteriori raffinamenti alimentari cui oggi siamo abituati. Sciroppi, liquori, acque, caramelle, miele, infusi e tisane, marmellate, a base di menta, lamponi, more, tamarindo, fiore d’arancio, melissa: il tutto viene realizzato sfruttando i principi attivi delle piante e seguendo i dettami della medicina curativa formulati dal dottor Le Roy all’inizio del 1800 circa il metodo depurativo . Più che un “negozio”, una pausa dalla frenesia del quotidiano, verso la riscoperta della vita naturale, per la cura di spirito e corpo. «Molti restano perplessi, ma curiamo anche la bellezza del corpo. Per questo, la nostra linea cosmetica: pochi prodotti, ma in grado di coprire il 99,9 per cento delle richieste. Tra i vari preparati, tutti ottimi, ma quelli che ci stanno ”più a cuore” sono la nostra Acqua di Sant’Anna, profumo naturale, miscela di diversi olii essenziali che sta in rapporto con i profumi creati chimicamente come una nota sta a una sinfonia. Abbiamo mantenuto l’uso antico della confezione da un litro, in voga nel Seicento quando l’igiene era piuttosto trascurata e le persone –piuttosto che lavarsi- usavano profumarsi… Inoltre, la linea di prodotti alla rosa, tipicamente “genovese”».

     

    Elettra Antognetti

  • Pasqua e Pasquetta 2013: musei e mostre visitabili a Genova

    Pasqua e Pasquetta 2013: musei e mostre visitabili a Genova

    Palazzo RossoDomenica 31 marzo – giorno di Pasqua – e lunedì 1 aprile 2013 – Lunedì dell’Angelo, a Genova sono in programma come ogni anno aperture straordinarie di mostre e musei.

    In entrambe le giornate, con i consueti orari di apertura, sono vistabili tutti i musei civici: Strada Nuova, Castello D’Albertis, Musei di Nervi (Gam e Wolfsoniana), il Museo Sant’Agostino e il Museo di Storia Naturale.

    Aperti anche il Galata Museo del Mare, l’emporio-museo Via del Campo 29rosso e il rinnovato Museo dell’Antartide al Porto Antico. Nell’area sul mare sono anche visitabili l’Acquario e il Wow! Genova Science Center da poco inaugurato.

    Infine sono aperte al pubblico a Palazzo Ducale le mostre “Miró! Poesia e luce” e “Steve McCurry. Viaggio intorno all’uomo“, che termineranno entrambe il  7 aprile.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Quaresimali: come preparare i dolcetti tipici del periodo di Pasqua

    Quaresimali: come preparare i dolcetti tipici del periodo di Pasqua

    quaresimaliI Quaresimali sono dolcetti dalle antiche tradizioni che si preparano nel periodo della Quaresima, che precede la Pasqua.

    Sono diffusi in Liguria e Toscana: quelli liguri sono a  base di paste di mandorle e sono ancora acquistabili presso le antiche confetterie del capoluogo genovese.

    Si dice che siano stati creati per la prima volta dalle Suore Agostiniane intorno al 1500, per soddisfare l’esigenza di avere dei dolci che non prevedessero l’uso di uova e burro, proibiti in periodo di Quaresima.

    Ingredienti

    250 g di mandorle dolci  siciliane sgusciate, 150 g di zucchero, 2 albumi, farina, acqua di fiori d’arancio, glassa di zucchero o fondant colorati, mompariglia e confettini colorati, marmellata di albicocce a piacere.

    Preparazione

    Battete nel mortaio (o utilizzando il mixer) le mandorle insieme allo zucchero e a poca acqua di fiori d’arancio e unite lentamente gli albumi fino ad ottenere un impasto sodo.

    Aggiungete se necessaria poca farina e stendete poi l’impasto con il mattarello ottenendo uno strato di pasta alto circa un centimentro.

    Prendete gli stampini e create delle forme, possibilmente tonde e romboidali, e cospargetele con la mompariglia e i  confettini colorati. Se vi piace, potete anche preparare dei dolcetti con la marmellata di albicocca oppure con la glassa di zucchero, creande delle formine di mezzo centimetro l’una e sovrapponendole.

    Mettete poi i dolcetti su una placca da forno già unta e cuoceteli circa 15 minuti a 250 gradi fino a che non diventino ben dorati sulla superficie.

    Buon appetito!

  • Calcio a Genova: un torneo di beneficenza alla Sala Chiamata

    Calcio a Genova: un torneo di beneficenza alla Sala Chiamata

    bambini_calcioSabato 30 marzo 2013 (ore 11) le associazioni di volontariato Mabota, “Millennium, Fratelli nel mondo” e le altre comunità straniere di Genova, organizzano un torneo di calcio a 11, triangolare fra Africa, Europa e Sud America.

    Le partite si svolgono presso il Campo sportivo di San Desiderio e presso la Sala Chiamata del Porto di Sampierdarena. Un momento di solidarietà e di stare insieme per lo scambio interculturale, nell’ambito della prima fase del progetto “Insieme si può”.

    Info associazionemabota2010@hotmail.com / 338 8216269.

  • Disuguaglianza e malessere sociale: i dati e gli effetti sulla società

    Disuguaglianza e malessere sociale: i dati e gli effetti sulla società

    poverta-crisi-clochard-DILa scorsa uscita ci siamo soffermati sulle disuguaglianze presenti negli Stati Uniti e su come queste rendano la società e l’economia più deboli e meno efficienti. Questo è particolarmente vero per la società americana, ma è sempre vero che esiste un rapporto diretto tra disuguaglianza e malessere sociale? E soprattutto è possibile dimostrarlo scientificamente? A queste  domande hanno provato a rispondere gli epidemiologi britannici Richard Wilkinson e Kate Pickett che hanno raccolto i risultati di anni di ricerche nel libro “La misura dell’anima – Perché le diseguaglianze rendono le società più infelici”.

    L’idea che la sperequazione dei redditi crei divisioni e non faciliti la coesione sociale esisteva già prima della Rivoluzione Francese. Quello che era mancato fino ad adesso era la possibilità di mettere a confronto società più o meno egualitarie per misurare gli effetti della disuguaglianza, ma ora, grazie al lavoro di questi due studiosi, ciò è finalmente possibile.

    Tra i paesi sviluppati vi è una grande differenza per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza: da una parte abbiamo Giappone, Finlandia, Norvegia e Svezia dove il 20% più ricco della popolazione guadagna da 3,5 a 4 volte più del 20% più povero. Dall’altra abbiamo invece Regno Unito, Portogallo, Stati Uniti e Singapore dove questo rapporto arriva addirittura a 10 volte.

    I due epidemiologi britannici hanno preso in considerazione i dati ufficiali provenienti dall’ONU e dalla Banca Mondiale riguardanti l’aspettativa di vita, l’andamento scolastico, il tasso di mortalità infantile, il tasso di omicidi, la proporzione di popolazione detenuta, il tasso di natalità tra coppie di adolescenti, il grado di fiducia, l’obesità, le malattie mentali e la mobilità sociale. Incrociando questi dati con quelli relativi alla disuguaglianza è stato possibile trovare una fortissima correlazione tra quest’ultima e i problemi sociali: maggiore è la disuguaglianza e più alto è il malessere sociale che affligge la società. Questa ricerca comparativa ha dimostrato che, oltre una certa soglia di ricchezza, non è importante quanto è ricco un paese, l’importante è come questa ricchezza viene distribuita tra i suoi abitanti.  Per avvalorare questa tesi è stato preso in considerazione anche l’indice UNICEF di benessere dei bambini ottenendo lo stesso tipo di correlazione: i bambini stanno peggio in società più diseguali, mentre il loro benessere non è correlato alla ricchezza pro capite.

    Probabilmente non bisogna sforzarsi troppo per credere che le società più diseguali siano soggette a maggiori tensioni sociali, ma d’altro canto siamo abituati a vedere le diseguaglianze come l’altra faccia della medaglia della possibilità di scalare la piramide sociale velocemente partendo dal nulla. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Purtroppo questa visione non potrebbe essere più lontana dalla realtà: paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno la minore mobilità sociale tra i paesi sviluppati. È inutile dire che Giappone e paesi scandinavi si trovano invece in cima alla classifica. Sembra proprio che per vivere il sogno americano sia davvero necessario andare in Scandinavia!

    C’è però una differenza sostanziale tra il Giappone e i paesi del nord Europa: la Svezia ha grosse disparità di reddito che vengono bilanciate attraverso la tassazione e uno stato sociale molto forte, mentre il Giappone ha differenze di reddito molto contenute già prima delle imposte e uno stato sociale limitato. Perciò non è importante come si arrivi a una maggiore equità, l’importante è arrivarci.

    Perché la disuguaglianza sociale ha un impatto così devastante sulla qualità della vita dei cittadini?  La ragione principale è che nella società in cui viviamo ci preoccupiamo sempre di più di come veniamo visti dagli altri. Più diamo importanza al giudizio altrui più aumenta il timore di essere considerati inadatti o poco attraenti. Maggiori sono le diseguaglianze maggiore è la probabilità di sentirsi inadeguati rispetto agli altri. Questo modo di vivere ci sta sottoponendo a dosi sempre maggiori di stress che stanno minando alla radice la qualità della nostra vita.

    Purtroppo dall’inizio della crisi stiamo assistendo all’allargamento della forbice tra le varie classi sociali in tutti i paesi sviluppati, soprattutto in Europa. Questo, come abbiamo visto, porta a sempre maggiori problematiche sociali. Questo non è altro che il risultato delle politiche di austerità che, oltre a non dare i frutti sperati nel consolidamento dei conti pubblici, stanno erodendo a poco a poco il modello di società europeo. È necessario che lo Stato ritorni prepotentemente a perseguire il proprio obiettivo principale: limitare la disuguaglianza redistribuendo la ricchezza. E l’unico modo di conseguire questo risultato è quello di tornare a tornare a svolgere la funzione di governo delle forze del mercato prendendo ad esempio i paesi scandinavi. Magari pensando un po’ meno al sogno americano e un po’ più a quel sogno europeo di cui rischiamo di dimenticarci per sempre.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Diego Arbore]

  • Noleggio di bici elettriche a Genova: Gecoeco, una startup ai Luzzati

    Noleggio di bici elettriche a Genova: Gecoeco, una startup ai Luzzati

    gecoeco-giardini-luzzati-bicicletteTutto parte da un’idea, ossia che la mobilità sostenibile aiuta a risparmiare e a tutelare l’ambiente e che in molte città europee sono stati attivati progetti di bike sharing, piste ciclabili e iniziative analoghe con il contributo morale ed economico delle istituzioni. Cose che a Genova ancora mancano, almeno in parte.

    Per questa ragione Andrea Midoro – già anima del laboratorio musicale Ri-percussioni sociali al Lagaccio – ha da poco creato la sua startup Gecoeco installando la sua prima bike station ai Giardini Luzzati: «Per ora mi occupo solo di noleggio di bici elettriche e di conversione delle biciclette normali in elettriche, ma in futuro vorrei contribuire ai sempre più numerosi eventi e iniziative che ci sono in città. Il nome Gecoeco deriva da “Genova ecologica economica“, che è una sorta di slogan che ho voluto dare al progetto».

    La bike station è un luogo per il deposito e il mantenimento di biciclette, sia a pedali sia elettriche: è alimentata da un pannello fotovoltaico e consente a chiunque di recarsi ai Giardini Luzzati (previa prenotazione) e noleggiare la bicicletta per il tempo che desidera. «La richiesta è molto elevata, sia da parte di pendolari che vogliono fare in bicicletta il tragitto casa-lavoro, sia da parte di turisti: il servizio di bike sharing attualmente è costoso e sottoutilizzato, se le istituzioni prendessero a modello quanto si fa in Nord Europa ci sarebbero notevoli vantaggi anche per il turismo. Si parla molto di Smart City, è importante che dietro questa etichetta ci siano dei contenuti “veri” e che portino servizi utili ai cittadini».

    Sebbene nata da poco, Gecoeco vanta già collaborazioni con molte realtà del territorio attive su questo tema: il Manena Hostel alla Maddalena, il blog Anemmu in bici a Zena, il negozio La Formica e altri. Ha anche aperto un laboratorio sul portale dell’associazione Open Genova, alla ricerca di nuovi contatti con persone che possano aiutare a diffondere la cultura della mobilità sostenibile.

    «Il mio progetto parte da un libro scritto dall’inglese Carlton Reid, intitolato Bike to work: le prime pagine sfatano tutti i luoghi comuni sull’uso della bicicletta, applicabili anche a Genova. Qualche esempio: andare in bici è più pericoloso che in altri mezzi di trasporto non è vero, perché ci sono studi che ritengono che l’alta velocità sia un fattore determinante per gli incidenti stradali; il fatto che Genova sia una città collinare non è un problema, perché le bici elettriche permettono di “dosare” la fatica della pedalata; le bici sono molto costose, ma la durata della batteria e l’abbattimento dei costi di benzina, assicurazione etc. permettono di ammortizzare la spesa in pochi mesi».

    Marta Traverso

  • Governo, premier esterno ai partiti e totale assenza di contenuti

    Governo, premier esterno ai partiti e totale assenza di contenuti

    NapolitanoA quelli che si strappano i capelli e maledicono Grillo perché non avremo un esecutivo politico targato PD-M5S consiglio di riconsiderare da capo la questione e di riflettere se non sia il caso piuttosto di tirare un bel sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Certo, nel breve periodo non avremo la tanto agognata “governabilità” e neppure un “esecutivo stabile”: ma siamo proprio sicuri che tutto questo l’avremmo avuto con un Bersani premier che si regge con i voti del M5S, mentre Grillo spara cannonate dal web? A voler essere onesti non si può credere che un esperimento del genere sarebbe potuto durare per più di un paio di mesi. Le due parti sono divise da un astio reciproco piuttosto profondo: i “grillini” attribuiscono ai “democratici” responsabilità non minori di quelle di Berlusconi e dunque aspirano a mandarli in pensione al più presto; mentre i “democratici”, dal canto loro, considerano i “grillini” solo una forza di protesta rozza, ingenua e (s)fascista.

    A confronto appariva addirittura più realistica l’eventualità di un esecutivo a guida congiunta PD-PDL, cioè quella sorta di “inciucione” che – manco a dirlo! – i soliti “moderati” non hanno smesso di caldeggiare sin dal giorno dopo le elezioni. Pare tuttavia che Bersani ci tenga ancora un minimo a che il suo partito non scompaia definitivamente dal mondo del visibile: e per fortuna anche questa seconda opzione non si è concretizzata.

    E’ probabile a questo punto che Napolitano, già dalle prossime ore, decida di giocare una carta a sorpresa puntando su un nome di prestigio esterno ai partiti. Staremo a vedere: anche se lo scetticismo è d’obbligo. Resta il fatto che non si riesce davvero a capire perché sprecare tutto questo tempo a tentare l’impossibile quando, se ci fossimo messi subito il cuore in pace, a quest’ora avremmo già la data della prossimi elezioni. Il paese è spaccato in tre blocchi non certo (una volta tanto…) per colpa della politica , quanto per la più elementare forma di libera espressione democratica: il voto. E non si capisce perché sia così difficile accettare che questo voto non ha espresso una maggioranza chiara. Sono cose che possono succedere in democrazia: ad esempio, è proprio per questo che in Francia eleggono il Presidente della Repubblica col doppio turno.

    Si dirà: ma ora c’è la crisi! Ci vuole un governo subito per prendere della misure urgenti! La crisi a ben vedere c’è già da diversi anni, ma in effetti non c’è dubbio che avremmo un disperato bisogno di fare qualcosa per combattere una recessione che sta distruggendo le aziende e spingendo al suicidio imprenditori e cassaintegrati. Tuttavia mi permetto di notare che la scusa dell’urgenza non è nuova: e l’ultima volta che ce l’hanno venduta non è andata poi molto bene. Mentre Monti saliva a Palazzo Chigi, a fine 2011, a crisi già in corso e con uno spread alle stelle, l’OCSE prevedeva per il 2012 un calo del PIL dello 0,5% e una lieve ripresa per il 2013. Con l’uomo della Bocconi è finita che abbiamo realizzato un bel -2,4% e per l’anno in corso si prevedono altri cali vistosi (-1,8% secondo Fitch). Eppure Monti era reputatissimo e raccoglieva un ampio sostegno parlamentare: ma questo non ha evitato che una strategia negativa conducesse a risultati negativi.

    Sarebbe dunque il caso di uscire dalla logica del governo a tutti i costi: perché se è vero che senza un governo non facciamo niente, è anche vero che col governo sbagliato possiamo fare persino peggio di niente.

    PD, PDL e M5S hanno evidentemente idee molto diverse di cosa sia necessario fare in questo momento: mescolare a caso queste tre carte non mi pare il metodo migliore per cavarsi fuori dai guai (in realtà fa venire in mente la scena della roulette russa de “Il Cacciatore”). Sarebbe piuttosto il caso di chiedersi prima quale sia la strategia giusta per invertire la recessione: e a quel punto si potrebbe discutere anche del governo.

    Io mi sono fatto la domanda e mi sono risposto (marzullianamente) da solo già due settimana fa. Mi avrebbe fatto piacere ascoltare in giro altri pareri, ma devo constatare che il mondo dell’informazione ha cosa più serie a cui pensare: a meno che, ovviamente, non si pensi davvero che con gli 8 punti di Bersani saremmo usciti dalla crisi. Sono proposte di sicuro interessanti, anche se un po’ fumose: proposte che in ogni caso sarei ben contento di vedere discusse. Purtroppo però 7 di quegli 8 punti riguardano ipotesi di riforma di lungo periodo, che mostreranno cioè i loro effetti dopo molti mesi, se non anni: e dunque non possono risolvere l’urgenza che, per definizione, è ora. Al contrario per giustificare la necessità di un governo immediato, che non può attendere neppure il tempo di un’altra tornata elettorale, ci vorrebbe almeno un provvedimento da attuare immediatamente: altrimenti ci stiamo prendendo in giro. E quali sono dunque questi provvedimenti urgenti che un ipotetico esecutivo dovrebbe varare al più presto? Mistero.

    Eppure tra gli otto punti di Bersani ce n’era uno che aveva questi requisiti d’immediatezza: era il primo punto, quello che predicava l’uscita dalla gabbia dell’austerità. Sarebbe stato interessante sentire da Bersani come si fa a «conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici» e poi come si convince Berlino. Sarebbe stato interessante, certo, se ci fosse stata un’opinione pubblica interessata a mettere da parte gli psicodrammi, le pseudo-alleanze, i capelli di Casaleggio e le parolacce di Grillo per provare a parlare di contenuti.

     

    Andrea Giannini

  • Premio Bindi 2013: bando per cantautori, nuova edizione

    Premio Bindi 2013: bando per cantautori, nuova edizione

    musica-live-2Nuova edizione del Premio Bindi, bando di concorso dedicato a Umberto Bindi e indetto dal Comune di Santa Margherita Ligure, a cura dell’Associazione Culturale Le Muse Novae di Chiavari.

    Sono ammessi al bando solo cantautori, sia singoli che band. La partecipazione è gratuita: il materiale (domanda in carta semplice con biografia artistica e recapiti, 1 foto, scheda tecnica, Cd contenente 2 brani inediti e con testi totalmente o quasi in lingua italiana) va inviato entro il 15 maggio 2013 all’indirizzo Premio Bindi c/o Associazione Culturale Le Muse Novae – Via Vinelli 34/2 -16043 Chiavari (GE).

    La prossima edizione del Premio Bindi si svolgerà il 6 luglio 2013, in due fasi eliminatorie (pomeriggio e sera). Una commissione ammetterà alla finale 8 artisti, le spese di viaggio e di soggiorno sono a carico dei partecipanti mentre l’organizzazione metterà a disposizione una band di quattro elementi: pianoforte/tastiere, basso/contrabbasso, batteria/percussioni, fiati (sax, clarino, flauti).

    Il criterio di selezione dei finalisti si basa sulla preparazione compositiva e strumentale del partecipante, oltre che sulla qualità e originalità di testi e vocalità.

    I premi sono i seguenti:
    – 1° classificato: targa di riconoscimento come vincitore assoluto ed esibizione di 20 minuti in acustico il 7 luglio nel pomeriggio nel corso degli “Incontri intorno alla canzone d’autore”, sempre nell’ambito del Premio Bindi, sulla terrazza del castello di Santa Margherita Ligure.
    – Eventuale Targa di riconoscimento come “miglior testo”.
    – Eventuale Targa di riconoscimento come “miglior musica”.
    – Eventuale Targa di riconoscimento come “miglior interpretazione”.

  • Maschera di cera: concerto prog al Muddy Waters di Calvari

    Maschera di cera: concerto prog al Muddy Waters di Calvari

    maschera-di-ceraVenerdì 29 marzo 2013 (ore 22) concerto live della band progressive La maschera di cera.

    Il gruppo presenta il nuovo lavoro Le porte del domani, dieci anni dopo la pubblicazione del primo album (2002): omaggio a certo prog italiano degli Anni Settanta che però ha sempre messo in primo piano l’aspetto compositivo, riuscendo nel difficile tentativo di creare qualcosa che ha radici nel passato ma allo stesso tempo è personale, inventivo e passionale.

    Il concept, una suite di 45′ divisa in nove capitoli, affronta la lotta tra i due pianeti, uno luminoso e l’altro buio. “Le Porte del Domani” esce su AMS Records in CD in edizione e italiana e inglese (questa con un missaggio leggermente diverso), in LP, e in uno speciale box contenente la litografia su plexiglass del dipinto e tutte le versioni di CD e LP.

    Ingresso € 10 senza consumazione.

  • Ippocastani a primavera: morte apparente, scorre la linfa vitale

    Ippocastani a primavera: morte apparente, scorre la linfa vitale

    Aesculus erbario 1

    Ippocastani a primavera

    Fluttuanti nuvole verdi, cangianti onde dai bianchi spruzzi che rifrangete l’altero sole, impassibile nel suo eterno fulgore. Vagate lente nello stanco vento, bagliori chiari, infinite sfumature, dal colore delle tenere foglie fino a quello delle alghe.

    Uniformi alla brezza vi piegate, vi flettete come non materici. Non sembrano i bruni rami esservi di intralcio, impalcature mirabili nelle tempeste e leggiadre nella tiepida e quieta aria primaverile.

    Candidi fiori come increspature nel mare in bufera, infrangono e dividono i mille toni del verde, scintillanti nel giorno che muore.

    Sotto le vostre chiome ancora deboli di molli foglie, nella sferzante luce del sole secolari vi reggono i tronchi, incrinati dal tempo, corrugati dagli anni, immobili nell’eterno ed imperituro moto dei rami.

    Alberi, sembrate, nel vostro bruno grigiore, apparentemente morti a primavera, nonostante la linfa vitale, lenta, già scorra.

    Troppo forse sprezzanti dei secoli, resistete solenni, fino all’estrema, ultima, sferzata di vento, cui cederete, freddamente indifferenti e maestosi, nel lacerante scricchiolio dello schianto.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore
    [si ringrazia per i suggerimenti Lorenzo Fabro]

  • Ponte Parodi, dal 2000 ad oggi: iter progettuale e soggetti coinvolti

    Ponte Parodi, dal 2000 ad oggi: iter progettuale e soggetti coinvolti

    Silos Hennebique Ponte ParodiUn “fun-shopping center” adiacente a Galata Museo del Mare e alla Facoltà di Economia dell’Università di Genova e che estende verso Levante la banchina portuale e fa da continuazione alla zona che dalla Fiera del Mare arriva al Porto Antico, facendone un unico grande waterfront. Questo il progetto per l’ambizioso restyling di Ponte Parodi presentato nell’ormai lontano 2000 dagli architetti Ben van Berkel e Carolin Bos dello studio olandese UNStudio (gli stessi che hanno già firmato il Mercedes-Benz Museum a Stoccarda e l’Erasmus Bridge a Rotterdam), che hanno vinto il Concorso Internazionale “Ponte Parodi e la Città di Genova” indetto dalla Porto Antico S.p.A. e si sono aggiudicati l’appalto, scalzando competitors d’eccellenza anche nostrani, come gli architetti dello studio di Stefano Boeri a Milano.

    Un investimento di oltre 150 milioni di euro per il progetto di riqualificazione di un’area altamente strategica per la città di Genova, allo scopo di ridare impulso al turismo –nazionale ma anche internazionale, di svago ma anche lavorativo- e di inserirsi in quella serie di progetti previsti per il restyling del Porto (dalle Colombiadi del ’92, con le opere di Renzo Piano, alla riqualifica del 2004, in occasione della nomina di Genova a “Città della Cultura”, fino al più recente progetto di ristrutturazione del silos Hennebique), a creare un continuum progettuale ad hoc, firmato da alcune delle più in vista archistar mondiali.

    Grandi ambizioni, grandi speranze: il progetto, presentato nel 2000, approvato definitivamente nel 2002, sarebbe dovuto terminare già nel 2010. Poi, una serie di rimandi, dovuti ai più svariati rallentamenti: dal ritardo nel liberare le banchine, alla difficoltà di rendere Via Buozzi strada di trasporto funzionale al cantiere aperto. E così si è arrivati a fissare l’inizio dei lavori (da ultimo previsto per inizio 2013, poi metà 2013) nei primi mesi del 2014, con deadline per la fine dei fine lavori prevista tra 2015 e 2016. Ne abbiamo parlato con il Presidente del Municipio centro-est Simone Leoncini, e con il Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini.

    IL PROGETTO

    Fonte: urbancenter.comune.genova.it
    Fonte: urbancenter.comune.genova.it

    “Fun-shopping center”, ovvero centro polifunzionale di circa 40 mila metri quadri, su un’area di estensione complessiva pari a 76 mila da tempo in disuso, capace di coniugare attenzione alla fruizione pubblica e integrazione del nuovo polo con la città: una grande piazza sull’acqua, o meglio “la” grande Piazza sul Mediterraneo, tridimensionale e ecosostenibile, così com’era stata pensata inizialmente dalle amministrazioni genovesi e come ben era stata interpretata dagli architetti di UNStudio Van Berkel & Bos. Prima, in quell’area solo un grande silos granario, costruito negli anni ’60 e demolito progressivamente a partire dal 2002 per far posto alla creazione –come da progetto- di terminal traghetti, centro wellness e spa, polo didattico dotato di auditorium, centro commerciale e area shopping, parco pubblico con anfiteatro, ecc. Il tutto, con un investimento iniziale dell’ordine dei 150-160 milioni di euro (poi salito sino a sfiorare i 200 milioni), realizzato con un project-financing (il sistema di partenariato pubblico-privato che consente il concorso di investitori privati nella realizzazione di opere pubbliche, con successivo rimborso di capitale investito derivate dalla gestione dell’opera per un tempo stabilito da contratto) con concessione di 90 anni dall’avvio dei lavori.

    La convenzione ufficiale è stata sottoscritta da parte della Porto Antico S.p.A. di Genova, soggetto appaltatore, e dell’associazione temporanea di imprese (ATI) Ponte Parodi, promotrice del progetto, di cui la società Altarea è capogruppo e proprietaria del 90% delle azioni: in particolare, si tratta di Altarea Italia, investitore-operatore milanese affiliato del colosso francese Altarea Cogedim, per la costruzione, restyling e gestione di importanti opere architettoniche, tra cui il nodo di interconnesione metro/ferroviario della Gare du Nord di Parigi. Dal 2007 Atarea, già appaltatrice, è stata affiancata da affiancata da altri imprenditori edili -anche genovesi- tra cui Carena Impresa di Costruzioni S.p.A., Unieco, e Serteco e tutti insieme, questi gruppi hanno costituito la Società Altaponteparodi, diventata ufficialmente concessionaria dell’area Ponte Parodi in seguito alla procedura pubblica di attribuzione.

    Altro soggetto coinvolto nel progetto, l’Autorità Portuale, adibita alla realizzazione dei lavori preliminari (opere di dragaggio dei fondali, posa dei cassoni e successivo riempimento), per una spesa complessiva di 6 milioni e 800 mila euro.

    Silos Hennebique Ponte ParodiIl progetto preliminare è fornito anche di un programma di destinazioni d’uso di Ponte Parodi, presentato alla Porto Antico S.p.A.: una struttura articolata nei tre poli tematici fondamentali di “musica e conoscenze”, “tempo libero e sport”, “viaggi e scoperte”. Rispettivamente, il primo polo -legato alla musica- prevedeva la creazione di auditorium, discoteca, centri ludico-culturali e altri spazi interattivo-espositivi, mentre il secondo –per il tempo libero- vedeva la realizzazione di campi da squash, palestra per free climbing, piscina, centro fitness e spazi polivalenti, e il terzo voleva l’edificazione di un nuovo Terminal Crociere, con aree dedicate ai servizi per la nautica. Di particolare rilevanza, la copertura della struttura, ricoperta grazie all’impianto di vegetazione sia autoctona che di altre aree geografiche, a creare un vero e proprio giardino. La copertura, così pensata, voleva sfruttare –oltre agli spazi interni- anche tutta l’estensione superficiale e creare uno spazio per attività all’aperto, in questo particolare “parco” affacciato sul mare. Inoltre, previsti anche una serie di spazi commerciali, parking auto da 1300 posti, esercizi di vario genere -dalle agenzie di viaggio all’ufficio postale- per ridare slancio a un’economia che già allora pareva assopirsi e per creare migliaia di nuovi posti di lavoro (circa 1000-1500, tra le nuove assunzioni nelle strutture del Centro e gli impieghi durante la fase di cantiere), investendo nel business del marketing territoriale (con flusso turistico annuo di almeno 10 milioni di persone), per rendere Genova quella città aperta sul Mediterraneo che da tempo aspira a diventare.

    Il nuovo complesso era stato pensato per mettere in relazione Stazione Marittima e Porto Antico, vicoli del centro e colli genovesi (il richiamo alla morfologia collinare è dato dalla particolare configurazione a “diamante” della struttura) con l’antistante banchina portuale e inoltre, grazie anche alla facile accessibilità ai mezzi pubblici e il conseguente smaltimento di traffico, si prevedeva un’interconnessione  a 360 gradi tra le varie aree cittadine. Un’importante punto di snodo sia per i visitatori che per le merci, ridando slancio alla funzione turistica e ripristinando anche quella commerciale, andata scemando.

    Nel 2012 il progetto del “diamante” di UNStudio ha subito alcune variazioni: l’ultima versione, rispetto ai disegni del 2007, rimodula l’insieme generale e porta il totale delle superfici fruibili a 83mila mq , rispetto ai 76 mila iniziali.

    2002-2013: L’ITER PROGETTUALE E I RITARDI SUI LAVORI

    Silos Hennebique Ponte ParodiIn 10 anni, poco di quello che era stato previsto ha effettivamente visto la luce. Nel 2002, anno di inizio di questo complicato iter, si dava come data di fine lavori il 2010. Piano piano, però, una serie di proroghe: dopo vari ritardi amministrativi e problemi di interazione tra soggetti coinvolti, il progetto di Van Berkel & Bos è stato presentato ufficialmente al MAPIC di Cannes nel novembre 2011, occasione in cui fu anche annunciato da Ludovico Castillo, amministratore delegato di Altarea Italia, l’inizio lavori datato 2014. Varie le cause dei ritardi: da parte sua, l’Autorità Portuale assicurava che i lavori di sua competenza sarebbero stati ultimati entro metà 2012, permettendo ad Altarea di iniziare un anno dopo; anche il Comune assicurava la realizzazione del collegamento stradale tra Via Buozzi e l’area portuale. Ma né l’Autorità né l’amministrazione hanno ancora ultimato i lavori di loro competenza, nel grande imbarazzo di tutti i soggetti coinvolti: sia per Altarea, che non può procedere, che per Porto Antico S.p.A, che ha già avanzato 9 milioni di euro.

    Oggi poco si muove attorno al waterfront. Per primo il Presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, sollecita una rapida soluzione di questo empasse burocratico: «Tutti ci auguriamo che i lavori vengano presto avviati, tuttavia per adesso la situazione è in fase di stallo e non sembrano esserci cambiamenti rilevanti: se ci sono dei movimenti, sono talmente impercettibili che neppure noi dell’amministrazione li percepiamo».

    Più rassicuranti le parole del Vicesindaco Bernini, Assessore all’Urbanistica: «Si è aperta finalmente la Conferenza di Servizi per la consultazione tra le parti e l’acquisizione delle autorizzazioni, licenze e permessi per procedere con i lavori. Stiamo risolvendo il problema relativo all’ingresso di Via Buozzi -in cui ora i lavori sono ufficialmente partiti- e al trasferimento della Croce Verde, la cui attuale sede nei pressi del Ponte impedisce i lavori sulla banchina. Da parte nostra, stiamo facendo tutto ciò che dobbiamo per permettere ad Altarea di iniziare con la realizzazione del progetto: gli unici impedimenti persistenti sono legati alle competenze dell’Autorità Portuale, che deve ancora ultimare i lavori che le competono».

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Carcere di Marassi: progetto area verde per l’incontro tra detenuti e figli

    Carcere di Marassi: progetto area verde per l’incontro tra detenuti e figli

    carcere-marassiA volte è sufficiente una buona idea, il giusto spirito di iniziativa e tanta volontà per provare a mutare lo stato delle cose ed alleggerire il carico di tensioni – fisiche ed emotive – quotidianamente vissute dagli oltre 800 reclusi all’interno delle vecchie mura del carcere di Marassi, simbolo dell’emergenza carceraria in Liguria.
    Parliamo del progettopromosso da un’associazione impegnata in attività con i minori – che prevede la realizzazione di un’area verde destinata all’incontro tra familiari e detenuti, in particolare i figli di questi ultimi, al di fuori del normale contesto dell’asettica sala colloqui.
    «Abbiamo già individuato l’area adatta», spiega con soddisfazione il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo. Si tratta di uno spazio di circa 50 mq, ricavato nel vecchio cortile di passeggio oggi in disuso. L’obiettivo è creare un luogo di socializzazione aperto in grado di favorire la convivialità fra genitori e figli.
    «Un architetto ha già eseguito le prime misurazioni – continua Mazzeo –  i volontari sono entusiasti dell’idea. Adesso occorre stabilire il budget economico necessario e poi si potrà partire con gli interventi».
    L’associazione, della quale per ora non possiamo rivelare il nome, coprirà i costi economici dell’opera «Noi, invece, forniremo la manodopera con il contributo di alcuni detenuti», sottolinea il direttore.

    L’oasi verde di Marassi sarà la terza a sorgere sul territorio regionale: la prima nacque nel 2008 all’interno del carcere di Chiavari. Nel 2011, invece, è stata la volta di Pontedecimo. «Questi progetti mirano ad allentare le tensioni e migliorare le condizioni delle vittime incolpevoli come i bambini figli di detenuti e gli anziani genitori dei reclusi», conclude l’ex direttore dei carceri di Chiavari e Pontedecimo, Maria Milano, ideatrice di entrambe le iniziative.

     

    Matteo Quadrone

  • Yarn bombing: creazioni di lana al Porto Antico e Palazzo Ducale

    Yarn bombing: creazioni di lana al Porto Antico e Palazzo Ducale

    yarn-bombing-lana-porto-anticoChi ha fatto un giro al Porto Antico in questi giorni ha già potuto vedere le creazioni della mostra Yarn bombing – Intrecci urbani: nei mesi scorsi numerose associazioni, biblioteche e realtà culturali di Genova si sono trasformate in laboratori di cucito creativo per mettere insieme lana e filati che non si usano più e cucirli insieme in una grande installazione.

    Un progetto inedito per la nostra città, ma che è stato realizzato già in diverse parti del mondo: questa forma di arte di strada è nata nel 2005 in Texas a opera di Magda Sayeg, che ha rivestito di lana la porta del suo negozio di abbigliamento e ha “ufficializzato” l’esistenza di gruppi di knitters (così si chiamano in gergo le appassionate di cucito) che lavorano insieme per realizzare grandi creazioni di lana e uncinetto.

    Non solo persone comuni hanno partecipato alla grande installazione genovese, ma si sono prestate anche artiste note sul territorio nazionale. In particolare Mariacarmela Milano e Claudia Rordorf, le cui opere si possono vedere al piano terra di Palazzo Ducale: per entrambe è la prima partecipazione a un’installazione di questo genere. Come spiega Claudia Rordorf «è la prima volta che partecipo a un evento in cui è la lana a farla da padrona. Fino ad ora avevo ammirato le operazioni dello Yarn Bombing attraverso foto o in altre città, da Barcellona a Monza, ma solo come spettatrice. Il mio progetto della Sciura Fedora si basa sull’idea che l’arte vada portata nelle strade, in mezzo alle persone: un’idea che si è perfettamente sintonizzata con gli intenti di Intrecci Urbani. Abbiamo bisogno che le persone si riapproprino del proprio spazio abitativo. Ognuno di noi, intervenendo sullo spazio urbano, lo porta più vicino a sè, lo addomestica, rendendolo ancor più familiare. Così si aumenta l’amore per i propri luoghi e di conseguenza si accresce il rispetto e il senso di tutela verso di essi. A Genova in questi giorni tutti erano protagonisti sorridenti. Le persone hanno abbellito un punto importante della città, hanno cooperato con passione e grande rispetto reciproco. Ci si fermava l’un l’altro per sapere quale fosse l’opera dell’uno e dell’altro e si percepiva una dimensione decisamente costruttiva. Iniziative che rendono la città così frizzante credo siano vitali e molto stimolanti, oltre ad portare attenzione sul territorio e ad attrarre ulterioremente la curiosità dei turisti».

    Impressioni analoghe sono arrivate da Mariacarmela Milano: «“Intrecci urbani” è il primo evento di yarn bombing a cui ho partecipato, nonostante mi occupi di crochet e knitting art da diversi anni: i miei lavori hanno girato in diversi Festival di arte pubblica e street art dove questo tipo di interventi erano molto isolati, ho l’impressione che questo modo di esprimersi stia prendendo piede in Italia solo adesso. Questo ti po di interventi non solo offre la possibilità a chiunque di partecipare, ma anche di vedere le opere d’arte senza necessariamente dover accedere ad uno spazio istituzionale, dover pagare un biglietto che magari non ci si può permettere, oltre che un modo per “occupare” luoghi rendendoli più belli, bizzarri, e anche un pò onirici».

    Né Claudia né Mariacarmela sono genovesi: abbiamo pertanto chiesto loro che impressione si sono fatte della nostra città, sia da un punto di vista degli spazi sia del “fermento” artistico. Partendo da Claudia, «Genova mi affascina e attrae con i suoi vicoli e la sua dimensione tra terra, mare e cielo. Ho avuto l’impressione che ci fossero fermento, molti eventi in programmazione e un grande movimento, con tantissime persone giovani e meno giovani. Ho percepito una grande voglia di fare e di valorizzarsi e una sana fierezza per ciò che è il proprio territorio: Genova mi dà l’impressione di essere un posto dove si possono spalancare ampi spazi a una nuova stagione artistica molto vitale. Chi la conosce meglio mi ha detto che prima la città era un pò ferma, chiusa, mentre ora finalmente si respira una bella aria di primavera».

    Mariacarmela è stata di parere analogo: «Ho trovato Genova molto interessante, non solo perchè la partecipazione a questo evento è stata davvero enorme, ma anche per aver visto i musei e gli spazi delle mostre sempre gremiti di spettatori. È una città con due aspetti molto stimolanti: da un lato stimola la creatività, architettonicamente e urbanisticamente, inoltre è a misura d’uomo, una città che puoi “camminare”».

    Marta Traverso

  • Richard Donald Lewis, intervista con il linguista inglese

    Richard Donald Lewis, intervista con il linguista inglese

    richard-lewisNon proprio una vita ordinaria. Questa è, in sintesi, la storia di Richard D. Lewis. Nato nel 1930 nel villaggio di Billinge, nel Lancashire, all’età di 30 anni aveva già fondato diverse scuole di lingue in Finlandia, Norvegia e Portogallo. Laureato alla Sorbonne in Culture e Civilizzazioni, parla correntemente oltre dieci lingue. Nel corso della sua carriera ha scritto i testi di numerosi interventi dell’Imperatore del Giappone Akihito, del Cancelliere tedesco Adenauer e del Primo Ministro finlandese Virolainen. Autore di diverse opere nel campo della comunicazione interculturale, ha svolto il ruolo di consulente interculturale dell’Imperatrice Michiko del Giappone, del Segretario Generale della NATO Rasmussen e della Banca Mondiale. Dal 1971, Lewis organizza corsi residenziali di lingua inglese per dirigenti d’azienda stranieri nella splendida sede di Riversdown House, nello Hampshire, in piena campagna inglese.

    Milioni di persone in diversi paesi del mondo guardano gli stessi film, ascoltano la stessa musica e comprano gli smart phone. Internet e i social network sembrano aver accelerato il processo che conduce a una società apparentemente globalizzata. Avremo un’unica “cultura mondiale”? Le differenze culturali sono destinate a scomparire?

    «Molte persone credono che il fatto che tutti indossino i blue jeans significhi che le culture stanno convergendo. Dal mio punto di vista, quest’analisi è piuttosto superficiale. Al contrario, le abitudini culturali non sono nella maniera più assoluta un frutto del caso. I valori culturali più radicati sono il prodotto di millenni di saggezza accumulata e trasmessa da centinaia di generazioni; di conseguenza, le culture si modificano con grande lentezza e resistono a molteplici forme di infiltrazione.
    Citiamo l’esempio concreto dei rapporti d’affari. In un mondo ideale, se il venditore e l’acquirente sono due persone ragionevoli, possono giungere immediatamente a un accordo sulla quantità e sul prezzo. Sfortunatamente, una situazione del genere non si verifica praticamente mai. In realtà ci sono molti altri fattori che possono determinare il successo – o il fallimento – di una transazione a livello internazionale. Per esempio, gli americani non sopportano il silenzio, mentre gli asiatici dimostrano il loro rispetto per l’interlocutore evitando di rispondere immediatamente a una domanda. Gli scopi stessi, poi, possono variare notevolmente. Per la Francia, le aziende private sono un motivo di reputazione nazionale. Gli americani vogliono realizzare dei profitti, mentre gli uomini d’affari giapponesi mirano ad avere aziende con il più elevato numero di lavoratori possibile».

    Il mercato del lavoro è più aperto che nel passato e grandi masse di lavoratori si trasferiscono all’estero in cerca di nuove opportunità lavorative. Alcuni, tuttavia, incontrano delle difficoltà nell’adattamento a una cultura diversa.

    «Alcune persone si trasferiscono in un paese straniero senza conoscerne la cultura, ma una volta insediatesi in un contesto sconosciuto si trovano alle prese con una cultura diversa, rendendosi conto, in questo modo, che ambientarsi non è così semplice come credevano. Adattarsi a un nuovo modo di vivere può essere invece molto arduo. Questa difficoltà li porta a sperimentare sulla propria pelle il cosiddetto “culture shock”.
    Prima di partire, sarebbe opportuno sviluppare una maggiore consapevolezza della cultura e della storia del paese nel quale ci si trasferisce. Bisognerebbe studiare i fatti storici che hanno portato una nazione e il suo popolo a diventare ciò che sono. Non si può andare a vivere in Francia ignorando gli eventi della Rivoluzione Francese o non sapendo chi era Louis XIV, così come non si può andare in Italia senza conoscere nulla di Mazzini».

    richard-lewis-2Qual è l’importanza di fare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero?

    «E’ fondamentale. Se si conosce solo il proprio paese, si tende ad avere una visione ristretta, mentre se si viaggia e ci si sforza di aprire la mente ad altre culture, gli orizzonti culturali si espanderanno notevolmente. Un’altra cosa importante è quella di imparare il maggior numero possibile di lingue straniere».

    Quante lingue conosce?

    «Ne parlo più di dieci, tra le quali anche lingue non-indoeuropee, come il finlandese e il giapponese».

    Qual è il metodo più veloce ed efficiente per imparare una lingua straniera?  

    «La cosa più importante è iniziare a studiare il sistema dei verbi. Una volta fatto questo, si può passare ad altre classi di parole e migliorare la propria conoscenza del lessico e delle espressioni idiomatiche. Al contrario, la fonologia è una questione di orecchio, ovvero un dono naturale.  Tuttavia, anche se non si possiede questo talento, si può rimediare a patto di avere un buon insegnante».

    Rimanendo in ambito linguistico, l’inglese si è affermato come lingua franca globale. Ritiene che questa posizione di dominio durerà per sempre? Oppure crede che sarà minacciata da altre lingue in futuro?

    «Forse dallo spagnolo, ma è improbabile. Alcuni dicono che sarà sostituito dal cinese, ma in Cina ogni anno milioni di studenti incominciano a studiare l’inglese. Negli anni Settanta e Ottanta c’era chi sosteneva che il russo o il giapponese sarebbero diventate le lingue dominanti a livello mondiale. In realtà, queste previsioni non si sono mai avverate. Ovviamente, con ciò non voglio dire che la gente debba studiare soltanto l’inglese. Personalmente, ho dedicato molto tempo e molte energie allo studio di diverse lingue straniere, ma non ritengo che la posizione dell’inglese sia minacciata da qualche altra lingua. Sinceramente, come ho avuto anche modo di scrivere nei miei libri, nel futuro non riesco a vedere alcuna alternativa all’inglese».

     

    Daniele Canepa

  • Dentro Anonymous: ebook di Carola Frediani

    Dentro Anonymous: ebook di Carola Frediani

    Palazzo Ducale entrataGiovedì 28 marzo 2013 (ore 17.45) alla Sala del Camino di Palazzo Ducale la presentazione di Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti, ebook della giornalista Carola Frediani edito da Inform-ant.

    Con l’autrice dialogano Giuliano Galletta (giornalista), Raffaele Mastrolonardo (giornalista Effecinque), Giovanna Sissa (ricercatrice Università di Milano). Evento organizzato da Museo del caos e dall’Associazione per un archivio dei movimenti.

    Il libro è un viaggio-inchiesta che – attraverso testimonianze, interviste e retroscena – ricostruisce gli ultimi sviluppi di Anonymous e svela il “dietro le quinte” di alcuni cruciali attacchi informatici, riflettendo sulle sfide di un movimento di “senza volto” che si propone di difendere la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni.

    Il libro, di recente uscito anche in edizione inglese, affronta alcuni nodi cruciali: la Rete sta diventando un nuovo terreno di conflitto? E chi sono i protagonisti di questo campo di battaglia? Cosa è successo al movimento di hacktivisti dopo l’ondata di arresti internazionali di alcuni mesi fa? Come si organizza? Quali sono i suoi strumenti? Come sono state effettuate alcune delle azioni più famose, compiute in Italia? Interrogativo dietro ai quali si cela Anonymous, un soggetto nuovo e difficilmente inquadrabile nelle categorie tradizionali della politica e dei media. Liquido come la società in cui viviamo.

    [foto di Daniele Orlandi]