Mese: Marzo 2013

  • Istituto Idrografico: Genova rischia di perdere un’eccellenza

    Istituto Idrografico: Genova rischia di perdere un’eccellenza

    istituto-idrograficoUna lettera aperta di un dipendente dell’Istituto Idrografico della Marina indirizzata al gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, riapre la questione del paventato trasferimento di una storica eccellenza cittadina ospitata dal 1823 all’interno del Forte di San Giorgio.
    La spending review non risparmia neppure l’Ente Cartografico dello Stato – preposto e certificato alla produzione di tutta la cartografia nautica italiana – che sta studiando una nuova struttura organizzativa ed una migliore e più adeguata sistemazione logistica. L’attuale presidio militare, nonostante le continue risistemazioni generali, non è più idoneo alle vigenti normative antinfortunistiche e di sicurezza.
    Il lavoratore, tecnico cartografico dell’IIM dal 1976, si appella alla sensibilità dei consiglieri comunali a 5 stelle affinché «Si possa contare su un vostro diretto interessamento per un aiuto concreto di supporto e sostegno nello scongiurare un eventuale trasferimento di sede».
    «Recentemente abbiamo ricevuto la visita del Capo di Stato Maggiore – continua il dipendente dell’IIM – il quale ha fatto intendere, in sintesi, quanto segue: “… nel raggiungimento degli obiettivi che ci sono stati affidati e in collaborazione con le diverse Amministrazioni ed Organi dello Stato, nel rispetto di una migliore gestione della spesa pubblica, si auspica una imminente nuova collocazione ad hoc dell’IIM sul territorio genovese, altrimenti, si prospetta il serio rischio di spostare il medesimo e la sua forza lavorativa a La Spezia, dove è già disponibile un’area tecnica di servizio, all’interno dell’Arsenale Militare”».

    Orma da anni si parla di una possibile nuova sede ideale per l’Organo Cartografico dello Stato «Ma le Istituzioni tutte, le parti sindacali, il Ministero della Difesa e quant’altri, non hanno mai trovato una soluzione adeguata – scrive il tecnico cartografico – Personalmente ho sempre avuto la sensazione che non si sia mai lavorato seriamente nel merito delle tematiche risolutive».
    Le alternative emerse in passato sono numerose «Ricordo tra le altre: una struttura del Ministero della Finanza nei pressi dell’aeroporto; nell’Area Expò vicino alla Capitaneria presso i Magazzini del Cotone; all’interno della Caserma Gavoglio al Lagaccio, ecc. La più recente sistemazione è stata la migliore proposta: quella pertinente l’area degli Erzelli, senza dubbio, la nostra collocazione più naturale, inserita all’interno del cosiddetto “nuovo polo tecnologico genovese”, in fase di realizzazione sulle alture tra Cornigliano e Sestri Ponente».

    L’autore della missiva sottolinea la preoccupazione delle maestranze civili, circa 110 dipendenti «La vera anima professionale tecnico/artistica dell’IIM, da sempre produttiva e indispensabile».
    In sostanza occorre un nuovo sito, con le caratteristiche idonee ad ospitare la nuova sede dell’Istituto Idrografico della Marina. «L’organo direttivo attuale ha quantificato l’area disponibile necessaria in circa 8.000 mq – spiega la lettera – la soluzione migliore sarebbe un edificio ex-novo costruito secondo criteri standard; in alternativa, una struttura già esistente purché su unico piano a terra o, al massimo, su due piani».
    In quanto Ente dello Stato e per le sue caratteristiche specifiche di servizio nazionale e di interesse collettivo verranno vagliate solo proposte in concessione comunale, provinciale, regionale o di proprietà demaniale, oppure proposte provenienti da soggetti privati esclusivamente a titolo di concessione gratuita, ad esempio in cambio di un ritorno di immagine.
    «Ringrazio per la pazienza nell’avermi letto, certo di un vostro proficuo interessamento a proposito – conclude il lavoratore – Rimango in attesa di notizie, idee, collaborazioni, soluzioni di nuova sede ed eventuali, che possano venire in aiuto alle nostre esigenze collettive, non solo professionali ma, nella peggiore delle ipotesi di trasferimento della sede a La Spezia, purtroppo anche di carattere familiare».

     

    Matteo Quadrone

  • Loredana Lipperini presenta il libro “Di mamma ce n’è più d’una”

    Loredana Lipperini presenta il libro “Di mamma ce n’è più d’una”

    FeltrinelliLunedì 25 marzo 2013 (ore 18) la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini è alla Libreria Feltrinelli di via Ceccardi a presentare il suo nuovo libro Di mamma ce n’è più d’una.

    Con lei ne parlano Roberta Trucco ed Eva Provedel di Se non ora quando? Genova.

    Tema del libro
    Alle donne si chiede di allattare per anni e di dedicare ogni istante del proprio tempo ai figli oppure, se proprio vogliono lavorare, devono diventare mamme acrobate in grado non solo di conciliare lavoro e famiglia, ma di farlo con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta.

    Intanto, nell’Italia dove il mito del materno è potentissimo, per le madri si fa assai poco sul piano delle leggi, dei servizi, del welfare, dell’occupazione, dell’immaginario. Ma invece di unirsi, le donne si spaccano. Le madri totalizzanti contro le madri dai mille impegni.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ex centrale elettrica, via Canevari: patrimonio storico da riqualificare

    Ex centrale elettrica, via Canevari: patrimonio storico da riqualificare

    moresco-canevari-marassi-ex-centrale-elettrica-linee-gialle-d1L’ex Centrale elettrica di Via Canevari, nella Bassa Valbisagno, è in attesa di essere riutilizzata per nuovi scopi: usciti di scena nel gennaio 2013 anche gli ultimi presidii della ditta Enel, adesso Municipio III e Comune di Genova hanno messo a punto un progetto per la riqualificazione. I locali saranno assegnati a una serie di associazioni volontarie, ditte private, e forze dell’ordine della Val Bisagno che dopo l’alluvione del 2011 hanno dovuto lasciare i propri spazi e si sono ritrovate senza una sede fissa. Già approvato in Giunta, per l’entrata in vigore effettiva del progetto si attende solo la firma delle associazioni in questione, che avrà luogo mercoledì prossimo, 27 marzo 2013.

    Oggi per l’edificio di Via Canevari si prospettano nuove soluzioni, che andranno a concretizzarsi in un ambizioso progetto: la creazione, all’interno dell’ex centrale, di un polo per la tutela del territorio della Bassa Valbisagno e dei cittadini. All’interno, il centro andrà a ospitare varie associazioni volontarie: Pronto Soccorso – Pubblica Assistenza Volontari del Soccorso”, l’Associvile – Associazione Volontari per la Protezione Civile, Radio Club CB Genova Emergenza di Via Struppa 150, la Protezione  Civile di Montoggio, Vigili Urbani – Distretto 3 della Polizia Municipale e una ditta privata impegnata nel settore edile.

    Lo stabilimento di Via Canevari ha alle spalle una storia secolare, che forse pochi ricordano. Fu la prima centrale elettrica di Genova: alla fine dell’Ottocento (1895), fu fondata e finanziata con capitale privato  dalla ditta berlinese AEG - Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, che decise di investire nel capoluogo ligure, incorporando un anno prima anche la ditta di trasporti oggi nota come AMT e garantendosi così l'egemonia sia nel settore del servizio elettrico per l'illuminazione e che in quello della trazione. L’11 aprile 1895, con rogito del notaio Besio, la società tedesca dette vita a OEG- Officine Elettriche Genovesi, cui incorporò anche l'esistente Società Genovese di Elettricità, creando un complesso notevole: alimentata a carbone, la centrale si impose come punto di riferimento per la città e le zone limitrofe, continuando la sua attività fino al 1967. La costituzione avvenne dopo una dura lotta con la Siemens per il controllo della produzione e distribuzione di energia elettrica della città. Oggi l'edificio è ancora servito da una linea ad alta tensione e dotato all’interno di trasformatori, ma la ditta lo ha utilizzato principalmente come sede di uffici amministrativi e centro da cui far partire gli operai per svolgere sopralluoghi e perlustrazioni. Qualche mese fa, però, sono iniziate le manovre di sgombero definitivo, terminate nel gennaio 2013: tutte le attività sono ormai state trasferite nelle sedi di Sampierdarena e del Porto antico.
    Lo stabilimento di Via Canevari ha alle spalle una storia secolare, che forse pochi ricordano. Fu la prima centrale elettrica di Genova: alla fine dell’Ottocento (1895), fu fondata e finanziata con capitale privato dalla ditta berlinese AEG – Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, che decise di investire nel capoluogo ligure, incorporando un anno prima anche la ditta di trasporti oggi nota come AMT e garantendosi così l’egemonia sia nel settore del servizio elettrico per l’illuminazione e che in quello della trazione. Alimentata a carbone, la centrale si impose come punto di riferimento per la città e le zone limitrofe, continuando la sua attività fino al 1967.  Oggi l’edificio è ancora servito da una linea ad alta tensione e dotato all’interno di trasformatori, ma la ditta lo ha utilizzato principalmente come sede di uffici amministrativi e centro da cui far partire gli operai per svolgere sopralluoghi e perlustrazioni. Qualche mese fa, però, sono iniziate le manovre di sgombero definitivo, terminate nel gennaio 2013: tutte le attività sono ormai state trasferite nelle sedi di Sampierdarena e del Porto Antico. All’ingresso, su via Canevari, un’iscrizione latina (“Non heic molitur vanos Salmoneus ignes ingredere o tandem prona vides MDCCCXCVI”) fa riferimento alla storia di Salmoneo che, volendo gareggiare con Zeus nella produzione di fulmini e tuoni, fu incenerito dal dio, offeso per la sfida che gli era stata lanciata. Lungo tutte le pareti dell’edificio, inoltre, si possono vedere riportati i nomi di scienziati, fisici, chimici: il trionfo dell’innovazione scientifica. Negli anni, man mano che veniva meno la sua funzione operativa, la centrale ha assunto un ruolo sempre più importante sotto il profilo storico. Oggi varia documentazione sulla storia dell’edificio, presa direttamente dall’archivio Officine Elettriche Genovesi, è stata donata dalle sorelle Elena e Maria Pero nel 1997 alla Wolfsoniana, polo museale del Levante con sede a Nervi, in Via Serra Gropallo, e dal ’99 l’archivio è stato dichiarato “di notevole interesse storico”.

    Ci racconta il presidente del Municipio III, Massimo Ferrante: «I locali sono stati abbandonati definitivamente da Enel qualche mese fa, a fine gennaio 2013 e la civica amministrazione ne è entrata in possesso. Assieme all’Arch. Roberto Tedeschi, a capo della Direzione Patrimonio, Demanio e Sport del Comune di Genova abbiamo svolto degli approfondimenti e effettuato una serie di valutazioni, giungendo alla conclusione che questi spazi ora liberi dovessero essere messi a disposizione della pubblica amministrazione: è nostra intenzione creare in Via Canevari  un presidio municipale di garanzia per la cittadinanza, costituito dalle forze di Pubblica Assistenza, Protezione Civile, ecc.».

    La struttura, come illustrato dal presidente Ferrante, dovrà ospitare molti dei soggetti che dopo l’alluvione del 2011 si sono ritrovati prive di una sede, a causa degli allagamenti che hanno colpito duramente soprattutto la zona di Marassi. I danni idrogeologici hanno costretto molte realtà volontarie attive sul territorio ad abbandonare i propri locali, giudicati non a norma in base alle nuove disposizioni post-alluvione. Secondo i nuovi parametri, infatti, sono stati definiti inutilizzabili tutti quei locali interrati o edificati al piano terra in zona a rischio esondazione. Pertanto l’amministrazione municipale si è trovata in una situazione di “empasse”: l’ inaspettata carenza di spazi ha costretto a ripiegare su strutture provvisorie, per fornire le associazioni di locali adeguati.

    Questo ad esempio il caso della Pubblica Assistenza “Volontari del Soccorso”, che nel 2011 erano stati costretti a lasciare la loro sede alluvionata di Via della Fenice: i locali, siti nei piani interrati di una struttura nei pressi del torrente Bisagno, erano risultati inagibili in seguito a un sopralluogo della Asl 3. I volontari sono stati trasferiti prima negli spazi del Municipio in Piazza Manzoni, in seguito in via Donati, a Quezzi, nei locali dell’ex Onpi – Opera Nazionale Pensionati d’ Italia. Anche quest’ultima soluzione si è rivelata però inadeguata, da Quezzi non era possibile rispettare i tempi per essere operativi e i volontari erano costretti a stazionare in piazza Manzoni, dentro le ambulanze, da cui attendevano le richieste di soccorso. Non si tratta di un caso singolo, ma ci sono molti altri esempi di associazioni ancora costrette a lavorare nel disagio e nell’inadeguatezza.

    Da progetto, la struttura sarà così articolata: un piano terra, di competenza comunale, ospitante la sede di strutture pubbliche e private di vario genere; un piano primo, supervisionato dal Municipio, ad accogliere una rete di associazioni convenzionate con il Comune e approvate dall’amministrazione municipale. Nello specifico, il piano terra ospiterà i Vigili, la Polizia Municipale – Distretto 3 Bassa Val Bisagno di Via Marassi 6 e la ditta edile privata B&C Serramenti che, attualmente sita in un capannone alla fine di Via Fereggiano, paga un canone di locazione al Comune. Al piano primo, invece, saranno accolte Protezione Civile, Pubblica Assistenza (in collaborazione con la Croce Rossa) e le altre associazioni sopra elencate. I rappresentanti del Municipio hanno avviato tempo fa un complesso iter burocratico, che si concluderà il 27 marzo 2013, con la firma da parte delle associazioni della convenzione per l’acquisizione ufficiale degli spazi dell’ex Centrale: varato in Giunta, il progetto è già stato votato e approvato, e aspetta solo di essere siglato. Dopo, solo i tempi tecnici per l’entrata in vigore del documento e l’assegnazione dei locali.

    «Lo scopo è quello di creare un presidio di forze di vigilanza e di soccorso –dice Ferrante- in grado di offrire un servizio gratuito di aiuto al Municipio nel  monitoraggio del livello di torrenti e rivi, e nella supervisione del territorio, in caso di emergenza. Inoltre, anche il servizio di supporto alla cittadinanza e primo soccorso. È importante avere una struttura del genere in una zona a forte rischio idrogeologico come la Bassa Val Bisagno: abbiamo ritenuto adatto collocarla qui, in una zona a due passi da Brignole e dal bacino del Fereggiano e del Bisagno, ma al contempo raggiungibile agevolmente senza attraversare questi “punti critici”».

     

    Elettra Antognetti

     

  • Agnello al forno con patate, un classico della cucina di Pasqua

    Agnello al forno con patate, un classico della cucina di Pasqua

    agnello-forno-patateL’agnello al forno con patate è una ricetta tipica della Pasqua, diffusa in molte regioni italiane tra cui la Liguria.

    E’ facile da preparare ma garantisce un ottimo risultato e non può mancare nel pranzo pasquale genovese insieme alla torta pasqualina, alle lattughe ripiene, alla cima e ai cavagnetti.

    Ingredienti per 6 persone

    Un cosciotto d’agnello di circa 2 chili, 1 chilo di patatine novelle, 1 bicchiere di vino bianco secco, alloro, rosmarino, aglio, olio, sale, pepe.

    Preparazione

    Lavate bene l’agnello, mettetelo in una ciotola capiente con aglio, rosmarino, alloro e vino e lasciatelo marinare preferibilmente per una notte intera,

    Ungete una teglia da forno alta circa 8 centimetri, mettetevi al centro le foglie di alloro e l’agnello riempito con il rosmarino. Fatelo rosolare bene e aggiungete poi intorno le patate, precedentemente pulite e fatte scottare in una pentola riempita con dell’acqua.

    Mettete ancora un pò di olio,  salate e cuocete a 180 gradi girando di tanto in tanto il cosciotto e le patate.

    A metà cottura cospargete l’agnello con il bicchiere di vino, fate evaporare e finite la cottura. L’agnello deve diventare dorato e  cotto in tutte le sue parti (la cottura totale è circa di un’ora e mezza).

     

    Foto: buonissimo.org

     

  • Teatro dell’Ortica: lo spettacolo per bambini “Il gatto con gli stivali”

    Teatro dell’Ortica: lo spettacolo per bambini “Il gatto con gli stivali”

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaDomenica 24 marzo 2013 (ore 16) il Teatro dell’Ortica porta in scena presso l’auditorium di via Allende 48 lo spettacolo Il Gatto con gli Stivali.

    Il Teatro dell’Ortica continua la sua esplorazione nel mondo delle favole tradizionali: dopo “Cenerentolaaa!!!!” e “Pinocchietta” viene rappresentata una trasposizione della fiaba di Charles Perrault, naturalmente in stile con le produzioni “Ortica”, con musica, danza e animazione.

    Una nuova produzione 2013, rivolta a bambini dai 4 ai 10 anni.

  • Cavagnetti, un dolce di Pasqua della tradizione genovese

    Cavagnetti, un dolce di Pasqua della tradizione genovese

    uovaI cavagnetti sono un dolce tradizionale della cucina genovese e si prepararano in occasione della Pasqua.

    Sono dei cestini di pasta dolce che racchiudono un uovo di solito colorato e il loro nome deriva proprio da questa caratteristica forma a piccolo cestino con il manico.

    Secondo la tradizione, questi dolci venivano scambiati tra i fidanzati la mattina di Pasqua come normali doni; oggi sono poco diffusi, in quanto sostituiti dalla più comune colomba e dall’uovo di cioccolato.

    Ingredienti

    450 gr farina, 3 etti burro, 150 grammi di zucchero, 1 uovo, buccia di limone grattugiato, 6 uova sode con guscio.

    Preparazione

    Impastate la farina setacciata, il burro, lo zucchero e la buccia di limone ottenendo così la pasta frolla. Tiratela alta circa 2 cm e tagliate 6 ciambelle.  Al centro di ognuna mettete l’uovo sodo e copritelo con delle strisce di pasta frolla incrociate.

    Mettete i cavagnetti ben distanziati tra loro in un tegame imburrato e cuocete a 160 gradi per 25 minuti.

  • Giornate Fai di Primavera 2013: il programma a Genova e provincia

    Giornate Fai di Primavera 2013: il programma a Genova e provincia

    San fruttuoso di CamogliSabato 23 e domenica 24 marzo 2013 nuova edizione delle Giornate Fai di Primavera, con oltre 700 luoghi aperti gratuitamente.

    Questi gli spazi visitabili a Genova e provincia.

    Abbazia di San Fruttuoso di Camogli
    Orario: Sabato 23 e Domenica 24, ore 10.00 – 15.45 (orario di chiusura soggetto a variazioni in base all’orario dell’ultima corsa del battello in rientro per Camogli)

    In caso di condizioni meteomarine sfavorevoli e sospensione del servizio dei battelli di linea da e per Camogli, l’Abbazia rimane chiusa. Info 0185 772703.

    Bottega storica di Barbiere (vico Caprettari 14r, Genova)
    Orario: Sabato 23 e Domenica 24, ore 11.00 – 13.00 / 15.00 – 17.00

    Oratorio di San Martino (via Beato Martino 24, Genova)
    Orario: Sabato 23 e Domenica 24, ore 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)
    Gioiello quasi sconosciuto: si tratta di un’antica casaccia, già operante nel XIII secolo, che ebbe il massimo splendore e la sua ristrutturazione alla fine del ‘700. Al suo interno si trovano opere pittoriche di pregio nonchè altri oggetti di grande valore artistico come alcune statue lignee (attribuite al Maragliano), lanterne, cappe, tabarrini, pastorali, crocifissi ed altro ancora.

    Villa Durazzo Pallavicini
    Orario: Sabato 23 e Domenica 24, ore 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 16.00 per la Villa, ore 17.00 per l’Oratorio)
    Il parco romantico, annesso alla villa, è uno tra i maggiori giardini storici a livello europeo e contiene oltre a numerose opere d’arte scultoree numerosissimi esemplari di vegetali assai rari. Villa Durazzo-Pallavicini, nonostante l’aggressione dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione (sotto al parco è stata scavata una galleria autostradale), resta uno dei migliori esempi delle residenze di villa nobiliare, che nei secoli passati furono tradizione delle potenti famiglie genovesi.

    Casa Carbone, Lavagna
    Orario: Sabato 23 e Domenica 24, ore 10.00 – 18.00
    Info 0185 393920

    Leivi
    Orario: Domenica 24, ore 14.30 – 17.30
    Descrizione: Un sentiero di costa tra mare e colline. Da San Tommaso del Curloa San Lorenzo : la lettura di un paesaggio nel territorio di Leivi.

    Sentiero Mulinetti – Sori
    Orario: Sabato 23, ore 10.00 – 17.00

  • Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Mondo in ManoNel 2001 il poeta e scrittore di Arenzano Massimo Morasso ha redatto un documento sul tema dell’emergenza ambientale, denominato Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo: i firmatari sono circa cento noti scrittori di tutto il mondo, tra cui cinque Premi Nobel.

    A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, questo documento ha ispirato l’artista genovese Maria Rebecca Ballestra, che ha avviato un progetto attualmente in corso per visitare dodici Paesi del mondo e trasmettere i temi chiave della Carta.

    Journey Into Fragility ha da poco concluso la settima tappa in Costa Rica, ed è l’occasione per fare il punto con Maria Rebecca su come si sta procedendo. «Ho appena terminato di realizzare la settima tappa del progetto in Costa Rica dopo Ghana,  Svizzera, Madagascar, Abu Dhabi, Cina e Singapore. L’idea è quella di osservare il problema ambientale da dodici prospettive diverse, con l’intento di costruire un dialogo costruttivo sul valore di vivere sulla Terra. Ogni tappa si ispira a un diverso punto della “Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo” e coinvolge un ente locale e un diverso curatore. Il progetto vuole essere propositivo cercando di documentare le migliori soluzioni che l’uomo sta offrendo al futuro di se stesso attraverso interventi innovativi, investimenti e politiche visionarie. Alcuni esempi: la biodiversità in Madagascar, il deserto e l’energia solare in Abu Dhabi, l’aumento demografico in Cina, il riciclaggio dell’acqua a Singapore, e la foresta tropicale in Costa Rica, ma anche  aspetti più antropologici come ambiente e memoria collettiva in Ghana, politica globale in Svizzera e il tema della coscienza in una prossima tappa a New York».

    Il momento da lei ritenuto più significativo durante questa prima parte del viaggio è la tappa in Ghana, che «ha avuto una grande importanza per la mia crescita personale ed è stata un’esperienza interiore molto forte. Potrei definirla come un viaggio nel corpo, una discesa nella radice istintuale dell’essere, un abbandono della ragione a favore di un impulso primordiale di grande intensità. La prima tappa mi ha portato a sentire come mai prima la comunione con il resto dell’umanità e l’appartenenza alla mia specie».

    Il viaggio di Maria Rebecca è finanziato in parte attraverso il crowdfunding e in parte attraverso progetti di residenza artistica. Un progetto che sta portando all’artista genovese numerosi feedback positivi da tutto il mondo: istituzioni artistiche, gallerie e riviste di settore stanno infatti valorizzando il suo operato. «Sicuramente Journey into Fragility rappresenta il progetto più impegnativo e complesso che ho realizzato fino a questo momento. Ne sono molto fiera per la sua valenza etica e il suo impegno sociale in cui posso pienamente sviluppare la mia idea dell’arte come luogo di incontro, discussione e interazione tra diverse discipline come la scienza, l’ecologia, la politica e la biotecnologia; l’arte come occasione per costruire un dialogo plurale su beni comuni così importanti come l’ambiente, il cibo, le risorse e l’energia».

    Una volta che tutte le tappe saranno ultimate, lo scopo di Maria Rebecca è riportare “a casa” tutte le documentazioni raccolte e da qui partire per un rinnovamento dei temi descritti nella Carta: «Sono molto felice di farmi ambasciatrice dei contenuti della Carta di Arenzano e mediatrice di un pensiero così alto, ideato e realizzato nel territorio a cui appartengo, che sta suscitando molto interesse in tutti i paesi in cui ho avuto la fortuna di promuoverlo. Mi piacerebbe molto, alla fine del progetto, poter organizzare un incontro a Genova con tutti i partner e i curatori di Journey into Fragility per discutere tutti insieme dei risultati raggiunti Paese per Paese, per mostrare i differenti punti di vista su una risorsa comune come la Terra, per proporre e discutere possibili soluzioni e opportunità future».

    Marta Traverso

  • Molassana, ex Cinema Nazionale: braccio di ferro tra Comune e privati

    Molassana, ex Cinema Nazionale: braccio di ferro tra Comune e privati

    cinema-nazionale-molassanaL’ex cinema Nazionale di Molassana è una questione annosa per gli abitanti della Valbisagno. L’edificio, situato in Via Molassana al civico 51 r, aspetta invano da decenni il recupero ad uso della comunità. Uno dei tre cinema della Valbisagno (assieme all’Esperia di Pontecarrega e al Perla a San Gottardo, che sono stati successivamente trasformati in supermercato e concessionario di auto), in passato è stato punto di aggregazione importante per il quartiere e funzionava prima da salotto della Genova “bene”, poi da punto di ritrovo per i giovani della zona. Dagli anni ’70 il cinema è stato chiuso e quella che era nata come una scelta momentanea è diventata una questione quarantennale: inserito all’interno di un lascito testamentario, il cinema è entrato a far parte dell’asse ereditario delle famiglie Finello e Dongo, che non sono disposte a vendere.
    Da decenni l’amministrazione si batte per riavere l’edificio, ma sembra tutto vano: Giuliana Finello, Dario, Anna e Paola Dongo, attuali proprietari, non vogliono scendere a compromessi, nonostante siano state avanzate offerte anche azzardate e molto superiori al valore reale dell’edificio.

    Abbiamo cercato di fare chiarezza con l’aiuto del presidente del Municipio IV, Agostino Gianelli, dell’assessore comunale Gianpaolo Malatesta e dell’Avv. Carlo Dongo, legale che cura le faccende dell’immobile per conto dei proprietari.

     

    IL PUNTO DI VISTA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

    Il Municipio conferma la disponibilità a venire incontro alle esigenze dei proprietari, accogliendo anche un’eventuale proposta di cambio di destinazione d’uso dell’immobile, anche perché il progetto di riqualificazione dell’area Boero prevede anche la costruzione di una nuova multisala polivalente.

    Ci racconta il presidente Gianelli: «Da anni il Comune chiede la proprietà dell’immobile per farne una struttura pubblica che risponda alle esigenze della collettività: un edificio del genere, uno spazio così ampio in quella posizione strategica per il quartiere, è sprecato allo stato attuale. In alternativa, abbiamo anche provato a trattare con i proprietari e chiedere che –pur  non cedendo la proprietà- ne cambino la destinazione d’uso, ma anche qui non abbiamo avuto risposta positiva. Da parte loro i proprietari, oltre a non voler vendere nonostante le cifre “folli” offerte, nemmeno hanno mai presentato un progetto di ristrutturazione. È lo stallo totale. Io, in quanto rappresentante pubblico, non posso procedere diversamente e devo rispettare la legge: un esproprio non è possibile, dal momento che le condizioni dell’ex Cinema –seppur indecenti- non sono pericolose per la cittadinanza. Possiamo solo procedere con la messa in sicurezza dei locali e con periodici sopralluoghi, come già facciamo, per garantire l’incolumità di tutti. Tuttavia, frequenti sono i casi di occupazione impropria da parte di poveri e senzatetto».

    Infatti, già nel 2007,  l’occupazione abusiva da parte di poveri e senzatetto aveva scatenato le ire dei residenti, che avevano denunciato frequenti raid vandalici, scippi, casi di accattonaggio, costringendo l’amministrazione ad affrontare il tema della sicurezza e del ripristino dell’ordine pubblico. Tuttavia, nonostante i sopralluoghi e la chiusura della struttura con transenne e sigilli, l’edificio viene periodicamente violato e nuovamente occupato. Il malcontento tra gli abitanti resta e si indirizza verso gli occupanti, capro espiatorio di un malcontento covato da troppo tempo.

    Da anni, infatti, gli abitanti di Molassana si uniscono all’amministrazione nel chiedere che la struttura venga di nuovo destinata alla collettività. Tra gli interventi, il consigliere comunale Gianpaolo Malatesta ci ricorda quello del gennaio 2011: in quell’occasione, era stata richiesta un’ispezione dell’edificio e del marciapiede antistante per la rimozione di pezzi di intonaco in cemento e ardesia, distaccatisi dalla struttura a causa delle cattive condizioni in cui versa. Inoltre, anche il marciapiede era stato chiuso dagli addetti pubblici (ASTER, Vigili del Fuoco, Ufficio Incolumità del Comune di Genova) con transenne che impedivano il passaggio, costringendo i pedoni sul lato opposto della strada. Di questi disagi l’amministrazione aveva informato i proprietari, che venivano invitati a svolgere lavori di manutenzione adeguati all’interno della loro proprietà.

     

    IL PUNTO DI VISTA DELLA PROPRIETA’

    «Non più tardi di qualche mese fa -racconta l’Avv. Carlo Dongo, legale della famiglia – è stato fatto l’ultimo sopralluogo da parte dei Vigili del Fuoco e sono state apposte lastre d’acciaio. Da parte loro, i proprietari si occupano di mantenere in sicurezza il locale ed evitare che venga violato (non una persona sola, ma intere comunità periodicamente sfondano sigilli e transenne e accedono all’edificio!) e incendiato, com’è successo in passato. Ma il compito di vigilare sulla zona spetta alle forze dell’ordine: non ci si può chiedere di presidiare l’edificio 24 ore su 24».

    Oggi, la situazione non si è ancora sbloccata. Da parte dei proprietari c’è la volontà di ristrutturare l’immobile, presentando un progetto che risponda alle esigenze sia loro che dell’amministrazione e della comunità di Molassana: si vorrebbe mantenere la struttura attuale, ristrutturando e riportando all’antico splendore la facciata, per anni simbolo del quartiere, con le balconate e le ampie finestre. Tuttavia, i proprietari sono indirizzati verso un cambiamento della destinazione d’uso, perché non vedono la necessità di ripristinarne l’antica funzione, in un momento in cui quello cinematografico sembra essere un business poco proficuo.

    Tuttavia, fino ad ora queste restano solo intenzioni e non è stato presentato ancora alcun progetto: il precedente P.U.C. (Piano Urbanistico Comunale) prevedeva un vincolo di ristrutturazione, in base al quale la struttura doveva mantenere la stessa collocazione d’uso e, dopo eventuale ristrutturazione, essere adibita ancora a cinema. Il nuovo P.U.C. (ancora in fase di approvazione, mentre nel dicembre 2011 è stato adottato il Progetto Preliminare) ha invece eliminato questo vincolo, per cui al momento dell’entrata in vigore del nuovo Piano ci sarà libertà per gli eredi di adibire la struttura ad altri scopi. Al momento, sono in vigore le misure di salvaguardia, che predispongono l’osservanza delle norme restrittive del P.U.C. vigente: si attende l’adeguamento delle nuove norme a quelle precedenti, ma fino a quando non saranno risolte le questioni burocratiche e legali non si potrà procede in alcun modo.

    Racconta l’Avv. Dongo: «Da parte dei miei assisiti resta la volontà di ristrutturare l’edificio nel rispetto della sua storia, mantenendone la struttura così com’è e facendo particolare attenzione alla facciata. Per la ricollocazione d’uso, non ci sono ancora idee precise per la trasformazione dell’ex Cinema. Attendiamo il nuovo P.U.C. e eventuali richieste di compratori e investitori. Inoltre, a breve stipuleremo un atto notarile con il Demanio Pubblico per l’acquisto di un area di 157,44 mq, che risultava di proprietà demaniale: è una problematica aperta dal 2008 e adesso ci siamo accordati per acquisire la piccola superficie e concludere questo iter».

     

    Elettra Antognetti

  • La vita è teatro: dalla citazione di Shakespeare alla bolla finanziaria

    La vita è teatro: dalla citazione di Shakespeare alla bolla finanziaria

    teatro palcoscenicoCompletiamo oggi il discorso sulle metafore iniziato due settimane fa e proseguito nel precedente articolo. Come abbiamo visto, le metafore fanno parte della nostra vita quotidiana, del nostro modo di “dare un nome” alla realtà. Quando parlo di “nostra” vita, non mi riferisco soltanto alla società italiana od occidentale, in quanto anche dallo studio di altre lingue è emerso che il modo di percepire la realtà attraverso le metafore, ovvero utilizzando domini concettuali di partenza, più concreti, per esprimere e capire altri domini “target”, più astratti, è proprio del linguaggio umano in generale.

    E’ interessante vedere per esempio come anche in certe lingue dell’Africa il tempo venga espresso in termini di spazio, secondo la metafora concettuale definita in inglese come TIME IS LOCATION.

    Pensate a quanto ci sia di aiuto, per orientarci in senso temporale, sapere che “abbiamo il peggio alle spalle”, o al contrario poter affermare che: The future is in front of us, “il futuro è di fronte a noi.” Curiosamente, leggevo che in alcune lingue centrafricane, le quali pure ricorrono alla metafora concettuale che utilizza lo spazio per comprendere il tempo, il futuro è rappresentato in realtà dietro di noi – perché non è prevedibile e non lo possiamo vedere – mentre è il passato a trovarsi davanti ai nostri occhi perché ne abbiamo memoria e lo possiamo visualizzare nella nostra mente.

    Un’altra metafora concettuale che si trova spesso nella nostra vita quotidiana è quella della famigerata “bolla” (in inglese bubble) speculativa in campo finanziario. La bubble nel settore immobiliare sarebbe per esempio stata una delle principali cause della crisi economica che ha colpito il mondo occidentale nel 2008.

    Prima di essa, già la “Internet bubble” del 2000 aveva provocato degli sconquassi all’economia statunitense. Un accademico francese dell’Università di Toulon, Michel van der Yeught, ha raccolto in un suo studio di qualche anno fa la storia della metafora della bolla nel mondo economico e finanziario anglosassone, andando indietro nel tempo fino al 1720, anno in cui si verificò la prima financial bubble; nello spazio di pochi mesi, le quotazioni della società londinese South Sea Company, dopo essere salite alle stelle, precipitarono rovinosamente, facendo metaforicamente esplodere la bolla, ma lasciando nella realtà dei fatti diversi piccoli azionisti con un pugno di mosche… Uno scenario non così distante da quello di oggi, a circa trecento anni di distanza.

    Per concludere, tra le innumerevoli metafore concettuali (LOVE IS A JOURNEY, “l’amore è un viaggio”, SOCIAL ORGANIZATIONS ARE PLANTS, “le organizzazioni sociali sono piante”, ecc.) ce n’è una in particolare che mi è sempre piaciuta, ovvero che la vita è teatro. L’aveva colta il grande Shakespeare, nella sua opera As You Like It, e non potrebbe averla espressa in modo più efficace di quanto segue:

    All the world’s a stage, And all the men and women merely players:

    They have their exits and their entrances;

    And one man in his time plays many parts.

    “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori:

    essi hanno le loro uscite e le loro entrate;

    e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti.”

     

    Daniele Canepa

  • Chiavari, Mostra del Tigullio 2013: concorso di arte contemporanea

    Chiavari, Mostra del Tigullio 2013: concorso di arte contemporanea

    empatia_nell_arteLa Società Economica di Chiavari, in vista della Mostra del Tigullio che si terrà a luglio 2013, indice la prima edizione del bando Premio Mostra del Tigullio – Sezione Arti Figurative 2013 rivolto a opere di pittura e grafica, scultura e fotografia.

    Ogni partecipante dovrà presentare una sola opera, ispirata alla frase Trasforma anche tu in oro il tuo verde ostinato a non morire della scrittrice Elena Bono. L’autore dovrà dare un proprio titolo all’opera.

    Non è prevista quota di iscrizione, possono partecipare artisti senza limiti di età. Per iscriversi è necessario inviare una fotografia .jpeg dell’opera e il modulo di iscrizione compilato entro il 30 aprile 2013 all’indirizzo mail premio.artifigurative2013@societaeconomica.it.

    Una giuria valuterà le opere: gli artisti finalisti verranno contattati, per inviare alla Società Economica l’opera originale (le spese di trasporto ed eventuale assicurazione saranno a carico dell’artista).

    Le opere selezionate saranno esposte durante la 156° Mostra del Tigullio.

    Premi
    1° classificato sezione pittura e grafica: 1.000 €
    1° classificato sezione scultura e installazioni: 1.000 €
    1° classificato sezione fotografia e video: 1.000 €

  • Noveinternotre: galleria d’arte vintage in centro storico

    Noveinternotre: galleria d’arte vintage in centro storico

    soziglia-centro-storico-vicoliVenerdì 22 marzo 2013 la galleria d’arte Noveinternotre di via Orefici – inaugurata da un paio di settimane e gestita dall’artista genovese Jacopo Oliveri, Due e Fluido – apre i suoi spazi per la serata Flohmarkt vol.1.

    In programma un mercatino di abbigliamento vintage (e non) e la presentazione delle fanzine di due collettivi letterari genovesi, Bradiponauta e Lok Zine.

    Nel corso della serata (inizio ore 18.30) sarà previsto anche un aperitivo.

  • Immigrazione e città, i quartieri che cambiano: dibattito pubblico

    Immigrazione e città, i quartieri che cambiano: dibattito pubblico

    Piazza BanchiLa casa, la strada, il quartiere: elementi urbani che appaiono in contrapposizione, ma che rivelano un intreccio complesso. Questo il tema alla base dell’incontro organizzato dal “laboratorio permanente” formato dall’Università di Genova e dall’Associazione SUQ presso la Loggia della Mercanzia di piazza Banchi nel cuore del centro storico.
    L’incontro, introdotto da brani tratti da Pratolini e Izzo, è il secondo appuntamento del ciclo “Incontri in Città – Luoghi, Spazi, Persone” e ha visto la partecipazione di Ferruccio Pastore, direttore del FIERI (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione) e di Paola Dameri, Assessore alle Politiche sociali e della casa del Comune.

    Un flusso migratorio può cambiare una città, un quartiere? Quanto il mercato immobiliare influisce sulla disposizione e sull’integrazione degli immigrati? Pastore sottolinea come, per chi emigra, non solo il paese, ma anche la città e il quartiere siano una seconda casa.
    Il quartiere diventa quindi luogo d’interazione tra generazioni ed “etnie” differenti: è possibile evitare il conflitto, anche latente? Pastore propone una destinazione più chiara degli spazi pubblici, una sorveglianza più attenta delle dinamiche, una presenza più fitta di mediatori, una partecipazione più attiva della popolazione: difendere energicamente l’immagine del quartiere, “narrarlo” senza pregiudizio, favorendo interazione e integrazione.

    Il dibattito si è poi spostato sulla relazione tra calo demografico e richiesta crescente di alloggi. A Genova, dodicimila case sono sfitte; a fronte di un numero crescente di persone “sole”, sarebbe opportuno gestire più proficuamente il patrimonio immobiliare esistente, favorire il social housing (la ristrutturazione di alloggi dati in affitto “concordato”), l’agenzia sociale della casa, intermediario e garanzia, e associazioni di volontari.

    In aiuto degli anziani, talvolta privi di una rete parentale, bisogna puntare sulla deistituzionalizzazione, con un aiuto esterno più limitato ma più umano, sul cohousing (la coabitazione, purtroppo snobbata dal nostro retaggio culturale) e, soprattutto, sulle politiche di vicinato. Di nuovo, il quartiere, con la sua identità, diventa il luogo dove sconfiggere la spersonalizzazione, dove creare o ricreare relazioni, dove coesistere e collaborare possono divenire sinonimi.

    Il prossimo incontro, in programma il 9 aprile, avrà come oggetto “Centro e Periferia”. Partecipare significa non solo approfondire la conoscenza della propria città e dei suoi problemi, ma anche imparare a guardarla con gli occhi di chi arriva da lontano, cogliendo spunti e (talvolta) soluzioni per una convivenza migliore.

    Giulia Fusaro
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Val Polcevera, legalità e sicurezza: confronto istituzioni-cittadini

    Val Polcevera, legalità e sicurezza: confronto istituzioni-cittadini

    Valpolcevera_da_MurtaIl Consiglio del Municipio Valpolcevera con l’approvazione all’unanimità di una Mozione sulla legalità (16 gennaio 2013) ha deciso di intraprendere un percorso di studio sul tema. Martedì scorso si è svolta la prima giornata nei locali municipali di via Reta a Bolzaneto, al fine di reperire i dati statistici e le informazioni necessarie a comprendere l’effettiva portata dei fenomeni criminali nella vallata. All’incontro hanno partecipato forze dell’ordine, associazioni e comitati attivi sul territorio, dirigenti scolastici ed operatori dei servizi sociali.

    «È stato un incontro conoscitivo sulle realtà della zona, un’iniziativa positiva che avvia un percorso di confronto – racconta Enrico D’Agostino del Comitato Liberi Cittadini di Certosa – In questo senso va riconosciuto l’impegno del Municipio. Speriamo che questo sia il punto di partenza per una proficua collaborazione tra tutti i soggetti interessati».
    Le forze dell’ordine hanno illustrato i dati statistici sui fenomeni criminali in Val Polcevera. Ebbene, in base alla denunce, risulta una diminuzione della microcriminalità.
    «Le statistiche sono inconfutabili, però, noi abbiamo sottolineato come tali dati siano lontani dalla sensazione che viviamo a contatto diretto con il quartiere – continua D’Agostino – Abbiamo la percezione di un generale distacco dalle istituzioni, dunque anche dai tutori dell’ordine pubblico». Le persone non si sentono adeguatamente protette e spesso non denunciano i reati subiti. «Teniamo conto che dal luglio 2011 ad oggi si sono verificati almeno una ventina di incendi dolosi che hanno coinvolto altrettanti esercizi commerciali della zona», sottolinea il portavoce del Comitato Liberi Cittadini di Certosa.

    «In Val Polcevera, come è noto, sono presenti numerose famiglie mafiose – continua D’Agostino – La crescita di sale giochi, sale scommesse e compro oro è la conseguenza di infiltrazioni criminali attive fin da inizio anni ’90. A Certosa tra via Canepari e via Jori, in una manciata di chilometri oggi ci sono 7 sale giochi e 4 compro oro».
    Il problema, secondo il Comitato, va affrontato in prospettiva diversa «Basta allungare l’occhio per notare come questi luoghi siano poco frequentati – spiega Enrico D’Agostino che è anche segretario dell’associazione antimafia Casa della Legalità – Evidentemente la loro funzione è ben altra: ovvero il riciclaggio del denaro sporco per conto della criminalità organizzata».
    Per quanto riguarda l’azione di contrasto alla Ludopatia «La proliferazione di slot e videolottery installate nei negozi, è sicuramente più preoccupante – continua D’Agostino – le persone si rovinano all’interno di bar, tabacchini, edicole. Fanno la spesa e buttano i loro euro nelle macchinette infernali. L’opera di sensibilizzazione dovrebbe essere indirizzata non solo ai cittadini, ma anche e soprattutto ai gestori degli esercizi commerciali. Le sale giochi e scommesse, invece, vanno combattute sul fronte della legalità, attraverso l’attività investigativa delle autorità competenti perché sono intrinsecamente legate agli interessi economici delle famiglie mafiose».

     

    Matteo Quadrone

  • Teatro contemporaneo Genova: primo convegno ligure di Cresco

    Teatro contemporaneo Genova: primo convegno ligure di Cresco

    villa-bombrini-2Giornata intensa, ieri a Villa Bombrini, che ha ospitato due appuntamenti legati alla promozione del teatro indipendente e contemporaneo. In mattinata #comunicateatro, un workshop “in pillole” sull’utilizzo del web e dei social network per la promozione low budget degli eventi culturali, tenuto da Simone Pacini (il workshop vero e proprio si svolgerà sabato 4 e domenica 5 maggio, in un luogo ancora da definire); nel pomeriggio il primo convegno ligure di C.Re.S.Co., il Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, nato nel 2010 e attualmente composto da 130 realtà di teatro, musica e danza – teatri, compagnie, singoli artisti, residenze etc – provenienti da tutte le Regioni italiane, a eccezione (finora) del Friuli Venezia Giulia. Le realtà liguri che già aderiscono a C.Re.S.Co. sono Teatro Akropolis (Genova Sestri Ponente), Tilt Teatro e Kronoteatro (Albenga).

    Perché #comunicateatro a Genova? Veronica Righetti di Teatro Akropolis spiega che «In Liguria è presente una grossa fetta di realtà teatrali “giovani”, che hanno bisogno di promuoversi ma hanno poco budget a disposizione, ed è quindi opportuno che apprendano le tecniche per utilizzare al meglio questi strumenti a costo (quasi) zero». Si è dunque parlato di Facebook, Twitter, YouTube e Foursquare, mezzi di comunicazione ma anche e soprattutto di partecipazione e coinvolgimento, partendo dal presupposto che – come spiega Pacini – «lo spettatore è uno dei migliori canali di promozione di uno spettacolo, un festival o una compagnia, i social network permettono di abbattere le barriere tra operatori e spettatori, promuovere il dialogo con il proprio pubblico e crearne di nuovo».

    Il convegno pomeridiano di C.Re.S.Co è stato invece introdotto da Luca Donatiello di Akropolis (referente C.Re.S.Co per la Liguria) e Elena Lamberti (coordinatrice nazionale). Il Coordinamento è nato “ufficialmente” nel settembre 2010 durante il festival teatrale OperaEstate a Bassano del Grappa, anche se i lavori per la sua costituzione sono partiti nel 2009 con il convegno Vietato parlare dell’aurora.

    Una rete nazionale che si compone di Antenne territoriali, con il compito di monitorare le specifiche realtà di zona, raccoglierne le istanze e presentarle alle istituzioni locali e alla rete nazionale C.Re.S.Co: come spiega Elena Lamberti, «ogni aderente a C.Re.S.Co. può fare proposte concrete per nuovi modelli di sviluppo e rinnovamento della scena contemporanea, a partire dalle quali avviare un dialogo attivo con i referenti politici locali e nazionali. Attualmente C.Re.S.Co. sta lavorando con il Ministero dei Beni Culturali per la stesura del prossimo decreto legge sul FUS, nello specifico per ridefinire il concetto di “residenza” e sta inoltre raccogliendo adesioni per la Giornata C.Re.S.Co. del prossimo 20 aprile, una sorta di applicazione nel teatro delle Giornate Fai».

    Insomma, come precisato da Luca Donatiello, «non più assemblee durante le quali si “mugugna” e basta, ma occasioni concrete e propositive di confronto e cambiamento, ad di là dei personalismi».

    Chi aderisce a C.Re.S.Co. è anzitutto obbligato a firmare e rispettare il codice etico (consultabile sul sito di C.Re.S.Co., ndr), che impone norme deontologiche riguardanti i contratti di lavoro a dipendenti e collaboratori, i diritti/doveri fra le compagnie e i teatri ospitanti, la regolarità nei pagamenti dei cachet, etc.

    Durante il convegno realtà teatrali di tutta la Liguria, da Sarzana a Sanremo, hanno preso la parola per condividere punti di forza e criticità, con l’obiettivo di stendere un documento comune che verrà redatto da Akropolis e presentato ad Assessori e funzionari competenti di Regione, Province e Comuni. Anna Russo di Tilt Teatro ha illustrato gli sviluppi della Consulta Regionale dei teatri, proposta lo scorso 13 febbraio durante l’assemblea pubblica dIstruzioni per l’uso e di cui si parlerà in un secondo incontro con le istituzioni e tutti gli operatori liguri a metà aprile (per arrivare entro maggio alla formazione della Consulta).

    Altri operatori del settore hanno mostrato come vi siano problematiche comuni alle diverse realtà territoriali, che nonostante le criticità lavorano con entusiasmo per la promozione del lavoro dei giovani e la valorizzazione dei luoghi in cui operano. Questi alcuni problemi emersi: difficoltà nel dialogo con le istituzioni, mancanza di riconoscimento e tutela delle realtà “minori”, scarsa trasparenza sui criteri di stesura dei bandi e sulla distribuzione dei finanziamenti, poca attenzione alla qualità delle produzioni (professionalità degli operatori, numero di spettatori, etc), carenza di spazi e talvolta inagibilità degli spazi accessibili. Inoltre, è emersa l’esigenza di far comprendere alle istituzioni che la proposta teatrale ligure – e di conseguenza i fondi assegnati – non deve essere “Genova-centrica” ma deve tenere conto del valore di tutte le realtà dei territori che fanno cultura sui territori.

    Al termine del convegno il Teatro Akropolis ha proposto la rappresentazione di Amor fati: una performance di venti minuti con tre attori che fa parte del programma di Testimonianze, ricerca, azioni ed è tratto da uno studio sull’opera di Friedrich Nietzsche.

    In attesa della pubblicazione del documento ufficiale, è possibile “ripercorrere” quanto discusso ieri su Twitter, attraverso gli hashtag #comunicateatro#crescoliguria.

    Marta Traverso