Mese: Marzo 2013

  • Sturla, ex Casa Littoria: le associazioni del quartiere chiedono risposte

    Sturla, ex Casa Littoria: le associazioni del quartiere chiedono risposte

    casa-littoria-bonserviziL’edificio “Nicola Bonservizi”, collocato al numero civico 3 di Piazza Sturla e affacciato sul retro su discesa B. Chighizola, è inutilizzato dal 2009 e il futuro è un punto interrogativo. L’ex Casa Littoria (progettata nel 1936 dall’architetto Luigi Carlo Daneri e ultimato nel 1938) è una delle oltre 11 mila Case del Fascio costruite in Italia durante il Ventennio, e che nel secondo dopoguerra sono state devolute allo Stato per effetto delle disposizioni contenute nelle “Sanzioni contro il fascismo”, come all’articolo 38 del DLL 27 luglio 1944, n. 159.
    L’edificio dopo il ’45 perse ovviamente la sua valenza e seguì alterne vicende. Assegnato al Ministero della Difesa (cui ancora oggi appartiene) è di proprietà dello Stato, e i suoi affari sono seguiti tuttora dagli uffici del Demanio Pubblico (nello specifico, dalla sezione Militare), che fungono da gestore e intermediario tra proprietario e soggetto assegnatario della proprietà a uso privato.

    Con il passare degli anni il Ministero della Difesa ha reputato opportuno cedere una parte dei locali che restavano inutilizzati ed è arrivato il via libera per la cessione a una serie di associazioni di ex-combattenti con sede a Genova e prima in affitto presso altre strutture. Si tratta, nello specifico, delle Associazioni Arma Aeronautica, Nazionale Militari Italiani, Nazionale Bersaglieri e Associazione Nastro Azzurro, che sono rimaste nei locali fino al 2009. Da quel momento il totale abbandono della proprietà, oggi ancora deserta.
    Negli anni, l’unico altro uso cui l’edificio è stato adibito è stato a residenza privata: in particolare, l’ultimo piano è stato utilizzato come alloggio di servizio, messo a disposizione dal Ministero della Difesa come residenza di un ufficiale dell’esercito. Oggi è anch’esso in corso di liberazione.
    Dal 2009 a oggi, dopo ormai 4 anni, la situazione non sembra destinata ad evolvere e non ci sono progetti per la riqualificazione dell’edificio di piazza Sturla.

    L’amministrazione locale non se ne occupa, non essendo una proprietà di sua competenza e dovendo fare capo all’amministrazione statale: gli stessi referenti municipali, dal settore urbanistico, non sanno dirci granché sulle vicende legate alla struttura e quello che si sa è che non ci sono in ballo progetti di riqualifica dell’edificio, e nemmeno sono state finora avanzate richieste di trasferimento della proprietà da Roma a Genova.
    Essendo statale, tutte le faccende che lo riguardano devono essere amministrate dall’Agenzia del Demanio Pubblico, che si occupa di assegnarlo di volta in volta a associazioni che al momento della concessione hanno sede in strutture prese in affitto da privati. Compito dell’Agenzia del Demanio è infatti quello di farsi gestore, intermediario nel seguire la razionalizzazione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare statale, ottimizzando gli spazi utilizzati dalle pubbliche amministrazioni e individuando nuove destinazioni urbanistiche per gli immobili, con l’ obiettivo di massimizzarne sia valore economico che sua utilità sociale, riducendo i costi derivanti dalle locazioni passive e garantendo un maggiore controllo della spesa.
    In questo senso è da leggere anche la gestione dell’immobile di Piazza Sturla: il Demanio vorrebbe affidarlo in gestione a soggetti presenti in loco che necessitavano di una struttura di accoglienza. Tuttavia, essendo di proprietà del reparto militare, il Demanio deve sempre rimettersi alle disposizioni ministeriali e aspettare il via libera della Difesa per la sua assegnazione a eventuali gestori. Oggi è presumibile che il bene, ormai inutilizzato dal Ministero, torni ad essere di competenza demaniale e posso essere affidato –dopo la richiesta di cessione da parte del Ministero- in concessione ad altri soggetti.

    Siamo andati a Sturla e abbiamo parlato con Giuliano Gattorno, vicepresidente del Comitato per la Difesa di Sturla e memoria storica delle vicende legate al quartiere. I residenti, tramite i portavoce del Comitato di quartiere, cercano infatti da tempo di appropriarsi degli spazi inutilizzati«Nel 2009, dopo che le associazioni presenti sono fuoriuscite dai locali –racconta Gattorno- abbiamo fatto richiesta che la struttura venisse messa a disposizione dei cittadini singoli o delle associazioni –soprattutto quelle la cui sede è vacante o in condizioni inadatte. Tuttavia il riscontro è stato pressoché nullo: il soggetto istituzionale cui ci siamo rivolti ci ha chiesto di aspettare che fosse indetto, come da procedura, un apposito bando. Ma il bando non è stato mai aperto e siamo ancora in attesa, dallo scorso 7 settembre 2009 (data della richiesta ufficiale), di una risposta: nonostante vari solleciti, a 2010 avanzato la situazione era ancora ferma, e abbiamo desistito. Basterebbe poco: rifare l’impianto elettrico e imbiancare all’interno, ma ormai ci siamo rassegnati alla perdita dell’opportunità di utilizzare quest’area (peraltro spaziosa e  fornita anche di palestra, parco e parcheggio privato sul lato di Discesa B. Chighizola), per lasciarla andare al degrado, incuranti anche del suo valore storico-artistico».

    Fonte: http://www.littorio.com
    Fonte: http://www.littorio.com
    Fonte: http://www.worldwarforum.net
    Fonte: http://www.worldwarforum.net

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    L’ARCHITETTURA E LA STORIA

     Nato come Casa del Fascio, l’edificio è stato costruito tra 1936 e’38 dall’architetto Daneri, “archistar” antesignana, ideatore delle “Case Alte alla Foce”, complesso residenziale di Piazza Rossetti e padre del “Biscione” (“casa A” del progetto INA-Casa di Quezzi, ’56-’68, in collaborazione con altri professionisti). Sede del Partito Nazionale Fascista, l’edificio di piazza Sturla 3, come molti altri all’epoca, rispecchia la tipica simbologia di partito, con tanto di stemmi, bandiere e insegna sulla facciata principale con la dicitura “P.N.F. Federazione Fasci di Combattimento – Casa Littoria Nicola Bonservizi”, il tutto rimosso nell’immediato dopoguerra. Molte le analogie con il Razionalismo di Le Corbusier e con i cinque elementi architettonici da lui individuati come capisaldi di un nuovo stile progettuale: l’edificio si estende su quattro piani, due ingressi, uno su Piazza Sturla e l’altro sull’adiacente discesa Bartolomeo Chighizola. Da Piazza Sturla, il complesso sembra ben più basso, a un solo piano, e si presenta con una conformazione squadrata a scatola, mentre l’estensione in altezza si percepisce solo dalla retrostante discesa Chighizola, nel borgo di Vernazzola. Inoltre, sulla sommità, il tetto-terrazzo (“toit-terrasse”), con l’idea di sfruttare ogni porzione  dello spazio complessivo; sul lato anteriore affacciato su Piazza Sturla, la struttura principale poggiante su una serie di pilastri di piccole dimensioni (gli stessi “pilotis” di Le Corbusier a Ville Savoye), sostegni esili che sostituiscono i tipici elementi in muratura e che elevano la costruzione, separandola dal terreno e dall’umidità; il “plan libre”, o pianta libera, lo scheletro in cemento armato, per eliminare i muri portanti e liberare le pareti; allo stesso modo, anche la “façade libre (facciata libera) e la finestra a nastro, che taglia la facciata in orizzontale, per tutta la lunghezza, aumentando l’illuminazione degli interni e mettendo allo stesso tempo in connessione con l’esterno.

     

    Elettra Antognetti

  • Stefano Grattarola: intervista allo scultore genovese

    Stefano Grattarola: intervista allo scultore genovese

    stefano grattarolaStefano Grattarola, genovese classe ’69, è uno scultore. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti si è specializzato nella lavorazione del marmo e della pietra; lavora in Italia ma anche all’estero, dove le sue opere di dimensione ambientale sono esposte in luoghi pubblici. Ecco cosa racconta circa il suo lavoro e la sua ricerca artistica.

    Come mai la scelta di lavorare col marmo, materiale antico, classico, “lento”, antitetico alle dinamiche veloci del mondo attuale?             
    «Il marmo viene scelto in funzione del progetto che intendo realizzare, non è assolutamente una prerogativa inderogabile, l’idea è l’operazione artistica, il materiale un supporto».

    Cosa intendi con le parole “la natura non é una costante, ma in ogni epoca un concetto differente che l’arte aiuta a mettere a fuoco”? La natura non è forse un dato di fatto costante da milioni di anni?
     «La natura è indubbiamente una costante da milioni di anni, nello specifico quando lavoravo al progetto “naturaelineamenta”, mi sono interessato alle forme organiche come concetto su cui sviluppare una personale alterazione, facendole diventare “altro”. Sviluppavo una reinterpretazione nella pietra, materiale comunque a mio avviso morto, statico, cercando di denunciare l’impossibilità dell’uomo contemporaneo (cittadino) di riavvicinarsi al sentore universale della natura».

    stefano grattarola3Di solito l’artista lavora prima di tutto in virtù di un’esigenza interiore, a volte intenzionalmente senza alcuna considerazione per il pubblico, ma seguendo soltanto una propria necessità espressiva. Tu crei solo per te stesso o anche per chi guarderà i tuoi lavori?
    «Lavoro per me stesso, è una necessità, se ho fortuna gli sforzi vengono incanalati dentro una ricerca più vasta che a quel punto si autoalimenta, diventando anche messaggio per fruitori esterni, ad ognuno libera interpretazione, quello che spero è trasmettere sensazioni, far vibrare corde».

    La maggior parte degli artisti con cui ho avuto modo di parlare condivide lo stesso senso di sfiducia e inquietudine verso il mondo circostante, che si esplicita poi nell’aspetto delle opere…. ritrovo parte di questa inquietudine anche nelle tue immagini. Come interpreti questa cosa?           
    «Indubbiamente anche io sono molto attratto dalla parte oscura del pensiero, è molto più facile lavorare sul dramma dell’esistenza invece che sul piacere del vivere, nei momenti di comunione con se stessi e con l’esterno difficilmente ho trovato stimoli per poter iniziare a “pensare”».

    In “useless machine” lavori anche con legno dipinto un tempo utilizzato per le statue di santi; tu invece lo associ a insiemi di ingranaggi e ruote dentate…c’è un disegno preciso in questa scelta?
    «La denuncia dell’eccessiva tecnologia a discapito e perdita di un approccio manuale del fare è il tema ricorrente del lavoro “useless machine”; la scelta dei materiali è, come ho detto precedentemente, puramente casuale, a maggior ragione in questa ricerca la possibilità di utilizzare il legno con la stessa leggerezza di un lego o di un meccano apriva molte più strade all’apparente ludicità del fare».

    Hai lavorato in tutto il mondo con opere di dimensione ambientale poste in luoghi pubblici. Esiste un filo conduttore lungo l’insieme di questi lavori?            
    «Le opere di dimensioni monumentali che ho realizzato in giro per il mondo sono  la realizzazione degli stessi concetti in scala più grande, per gli scultori purtroppo è difficile ottenere appalti per grandi lavori, la possibilità di partecipare ai simposi internazionali di scultura è un buon compromesso per vedere l’opera nelle sue giuste proporzioni con un minimo di riscontro economico».

    stefano grattarola2È possibile limitarsi al bozzetto in gesso delegando la traduzione al materiale definitivo a mani altrui….mi è sempre parso che il rapporto fisico, la fatica manuale sulla materia grezza sia una sorta di valore aggiunto, che contribuisce a dare l’anima all’opera. Tu come ti comporti e cosa pensi di tutto questo?
    «Conosco colleghi e amici che delegano la realizzazione definitiva del lavoro ad altri, non è il mio caso al momento, per motivi etici e per motivi economici; l’avvalersi di laboratori artigiani esterni comporta a monte una grossa mole di lavoro da smaltire, e conseguentemente la disponibilità economica pagata dai committenti, nessuno spenderebbe soldi senza già essere sicuro di piazzare il lavoro».

    È possibile vivere di arte qui, oggi?         
    «Sul solito tema andare via o no da Genova ne abbiamo già parlato troppo, personalmente ritengo che in questa epoca la differenza sia ben poca, è un momento che il lavoro di clandestinità potrà dare i suoi frutti a lungo andare, e non parlo di jetset o gratificazioni economiche, parlo di onestà e verità della ricerca, l’aspetto più importante».

    Claudia Baghino

  • Palaghiaccio a Genova: su Facebook la proposta di Ice Club

    Palaghiaccio a Genova: su Facebook la proposta di Ice Club

    porto-antico-bigo-MNon tutti sanno che Genova ha ospitato, alcuni decenni fa, un palaghiaccio in cui si svolgevano regolarmente tornei di hockey e pattinaggio di figura. Una pista regolamentare (30×60 metri) situata al Palasport della Fiera attiva dal 1964 al 1967 e che ha portato nel 1965 alla costituzione dell’associazione sportiva Ice Club Genova e nel 1966 alla formazione della prima squadra di hockey genovese, che giocò però soli due campionati.

    Ci sono ancora molti genovesi che, guidati dall’associazione, si battono perché si riapra l’opportunità di aprire un palaghiaccio: a questo scopo sono stati creati una pagina e gruppo Facebook denominate entrambe “Per un palaghiaccio a Genova“. Ice Club Genova attualmente organizza corsi di pattinaggio e hockey nella pista del Porto Antico, ma si sta impegnando affinché si realizzi uno spazio dalle dimensioni regolamentari e che permetta l’espansione di questi sport anche a livello agonistico.

    Abbiamo chiesto spiegazioni a Debora Tesoro dell’associazione sportiva Ice Club Genova: «Arnaldo Salatti, che fu presidente della Sampdoria, della Sportiva Nervi (pallanuoto) e dell’Ice Club Genova, ha portato a Genova gli sport del ghiaccio ad alto livello, supportato dalla Federazione che fece disputare sia partite di hockey che campionati di pattinaggio di figura. Dopo l’alluvione del ’70, quando fu chiesto ai giovani che parteciparono alla ripulita dal fango cosa avrebbero voluto a Genova, fu risposto “il palaghiaccio”. L’attuale pista sul mare, aperta con il rinnovamento del Porto Antico, non si presta per gli sport del ghiaccio perché è grande meno della metà di una pista regolamentare, misura circa 18×26. Inoltre, qui si dà ampio spazio all’apertura al pubblico mentre l’attività sportiva è piuttosto ridotta, mentre invece i palaghiacci aprono al pubblico solo al venerdì sera, sabato pomeriggio e domenica».

    Un progetto che non è solo teorico: «Esiste già un progetto per un palaghiaccio fotovoltaico, creato da un architetto genovese già collaboratore di Renzo Piano. Sarebbe una buona occasione per creare posti di lavoro e ulteriori opportunità di rilancio per la nostra città, anche a livello turistico. Gli iscritti ai corsi di Ice Club provengono da tutta la Liguria e anche da Basso Piemonte e Toscana, pertanto un eventuale palaghiaccio avrebbe utenti da tutte queste zone».

    Per chi vuole saperne di più sul progetto, questo pomeriggio (mercoledì 27 marzo, ndr) a partire dalle 19.30 la pista ospita una esibizione di pattinaggio sul ghiaccio aperta a tutti, con ingresso libero.

    Marta Traverso

  • Gelati Fanzine: a Genova il primo festival della microeditoria

    Gelati Fanzine: a Genova il primo festival della microeditoria

    scrivere-scritturaGenova si prepara a diventare sede di un evento inedito per l’editoria indipendente: il 10 e 11 maggio 2013 si svolge infatti Gelati Fanzine Festival, il primo festival genovese dedicato esclusivamente alla microeditoria e alle fanzine.

    L’evento nasce dalla collaborazione tra l’associazione Disorder Drama e le fanzine Lök e Bradiponauta. La partecipazione sarà gratuita, sia per gli espositori che per il pubblico, e ospitata in varie location della città, tra cui sono già “prenotate” i Giardini Luzzati e l’atelier Noveinternotre, da poco aperto in centro storico.

    Come partecipare a Gelati? È sufficiente inviare una mail a gelatizine@gmail.com spiegando brevemente il progetto della fanzine e allegando un link. Sarà possibile per gli espositori partecipare personalmente al festival, oppure inviare le fanzine allo staff: le riviste saranno vendute in un tavolo comune e gli organizzatori tratterranno solo il 20% di spese come commissione.

    La motivazione di questo festival, come spiegato dagli organizzatori è che «ci piacciono le cose di carta. Ci piace trovare modi per stamparne, vederne, toccarne e farne girare il più possibile. A Genova si respira un certo interesse per la microeditoria, vogliamo concretizzarlo cogliendo l’occasione per conoscere e conoscerci con altri addetti ai lavori».

    Hanno già aderito a Gelati le fanzine Lök (Bologna/Genova), Bradiponauta (Genova),Lara Caputo (Milano/Genova), Celeste (Pesaro), The Giant’s Lab (Genova) e Magiò (Milano).

  • Consiglio Comunale, Amt e società partecipate: nulla di fatto

    Consiglio Comunale, Amt e società partecipate: nulla di fatto

    palazzo-tursi-aula-dietro-D7Sono sempre due gli argomenti al centro dell’azione del Consiglio Comunale: da un lato l’emergenza AMT che chiama in causa la complessità della situazione di tutto il trasporto pubblico locale e dall’altro la regolamentazione sulle società partecipate.

    La scorsa settimana la regolare seduta del Consiglio era stata rinviata per approfondire proprio il tema del Regolamento sui controlli delle società partecipate, viste le notevoli modifiche apportate dalla stessa Giunta al documento elaborato inizialmente. La convocazione, per la terza volta, di una Commissione congiunta Affari Istituzionali e Sviluppo Economico doveva servire per trovare un accordo tra le forze politiche sul testo del regolamento, ma la quantità di emendamenti (52) presentati soprattutto dall’opposizione ieri in Consiglio Comunale sembra evidenziare che tale accordo non era stato raggiunto.

     

    Alla fine l’approvazione definitiva è stata ulteriormente rinviata a martedì 9 aprile. La novità principale dovrebbe riguardare l’obbligo da parte delle società partecipate di presentare un piano aziendale corredato di obiettivi che verrà sottoposto all’approvazione del consiglio contestualmente alla presentazione del bilancio previsionale del Comune. Questi obiettivi saranno poi sottoposti anche a verifica in sede di discussione del rendiconto consuntivo, in modo tale da poter valutare l’operato della dirigenza e l’eventuale distribuzione degli incentivi.

    É stata invece ridimensionata l’idea iniziale di introdurre un limite di retribuzione per gli amministratori decidendo di non inserire una norma nel regolamento, ma di rimettersi a ciò che viene previsto dal Testo Unico sugli enti Locali che prevede un tetto massimo pari al 70% della retribuzione del Sindaco. Il Movimento 5 Stelle è intervenuto in aula ribadendo la propria volontà di studiare insieme all’amministrazione un limite inferiore a quello previsto dalla legge, il cui ammontare è pari a circa 300 mila euro.

    La crisi di AMT

    Corso EuropaCon un’informativa dell’assessore Dagnino, si è anche affrontato uno dei problemi che stanno impegnato in modo più intenso l’amministrazione dal suo insediamento, ovvero la crisi dell’AMT e del trasporto pubblico locale nel suo insieme.
    La Regione Liguria potrebbe intervenire in aiuto di AMT mettendo a disposizione 1 milione di euro per mantenere il biglietto integrato.

    Dopo le voci di queste settimana che parlavano di una probabile abolizione del biglietto integrato bus – treno, è infatti giunta la notizia di una possibile riapertura della trattativa tra AMT e Trenitalia. La Regione sarebbe disposta a ripristinare il finanziamento di 1 milione di euro che negli anni precedenti aveva permesso di raggiungere la cifra di 7 milioni e mezzo di euro richiesti da Trenitalia per aderire al servizio. In questo momento ancora nulla è stato formalizzato, ma la tariffazione integrata sarà ancora mantenuta in proroga per un mese, in attesa che la negoziazione giunga ad un esito positivo.

    E intanto la situazione di AMT resta appesa ad un filo, come hanno sottolineato gli stessi consiglieri comunali che hanno anche parlato, nemmeno troppo velatamente, di un fallimento ormai raggiunto ed evitato solo grazie all’iniezione di capitali pubblici nell’azienda. L’impossibilità di effettuare investimenti influisce anche sulla qualità del servizio, infatti, ha affermato il consigliere De Benedictis: «Il parco mezzi è il più vecchio d’Italia». Si tratta di autobus che hanno mediamente 12 anni mentre la media europea è di 7 anni e ciò comporta anche spese di manutenzione sproporzionate. Circa 1800 interventi per guasti ai freni nel 2012 e 300 solo in tre mesi nel 2013, 350 riparazioni di pneumatici e 220 per perdite di olio dal motore. Questi sono i numeri di un servizio pubblico che diventa sempre più incompatibile con l’idea di aumentare il prezzo del biglietto. Pagare di più per che cosa?

    «È chiaro che i mezzi escono in regola e in sicurezza» ha voluto precisare l’assessore Dagnino, evidenziando anche che sono stati acquistati 18 nuovi mezzi e che sono previsti investimenti per 30 milioni di euro per manutenzione e rimesse.
    Ma la questione, come hanno sottolineato molti consiglieri di maggioranza e opposizione, è molto più ampia e richiede una riflessione generale, che ancora non è stata fatta, sulla possibilità di definire insieme alla Regione un piano del trasporto pubblico locale che permetta una maggiore integrazione tra diversi mezzi di trasporto pubblico e tra trasporto pubblico e privato. Solo in questo modo sarà possibile tentare una razionalizzazione che consenta di contenere i costi. Nei prossimi mesi due saranno i possibili scenari a confronto: un difficile rilancio dell’AMT con capitale pubblico e risparmi sui costi o la privatizzazione dell’azienda; opzione quest’ultima che vede contrapposto il Pd favorevole e Lista Doria contraria.

     

    Il Teatro dell’Ortica

    Buone notizie dal Consiglio comunale, invece, per quanto riguarda il Teatro dell’Ortica. A margine del consiglio è stata data notizia dell’imminente accordo con la Provincia di Genova per il mantenimento del Teatro dell’Ortica nella sua sede di via Allende. Proprio su questo tema era stata firmata a tutti i consiglieri una dichiarazione con cui veniva chiesto al Sindaco e alla Giunta di impegnarsi per evitare lo spostamento. La formalizzazione dell’accordo dovrebbe giungere a beve. Per ripercorrere la vicenda del Teatro rinviamo agli articoli di Era Superba sull’argomento.

     

     Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Socialmente, risposte dal design: mostra a Palazzo Ducale

    Socialmente, risposte dal design: mostra a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale, GenovaMercoledì 27 marzo 2013 inaugura a Palazzo Ducale la mostra socialmente | risposte dal design, curata da alcuni studenti del corso di laurea magistrale in Design del Prodotto e dell’Evento presso l’Università di Genova.

    Il tema della mostra è il design sociale. Cosa sia il design oggi è tema ostico, dibattutto, controverso. Solo nell’accezione italiana, senza illuminanti specificazioni, tutto appare passibile di tale definizione; nella più ordinata accezione inglese riferimenti puntuali, “prodotto”, “arredamento”, “industriale”, aiutano a orientarsi preparando a ciò che ci si troverà davanti. Ciò che vi troverete davanti oggi sono esperienze e suggestioni di “social design”, nate dalle idee di giovani di ogni età, stanchi del design patinato e lontano da tutto se non dalle riviste, che piaceranno agli etici e ai giusti, divertiranno bambini, anche cresciuti, ancor dotati di fantasia, sposando la vostra giusta indignazione contro lo spreco in tempo di crisi, senza mortificare il vostro anelito creativo e il vostro naturale sottendere al divertimento. Questi giovani non vi presentano ambienti o oggetti che desidererete, toccherete e userete, ma sogni, idee, visioni che abbraccerete, seguirete, condividerete. Avete letto riviste e ammirato oggetti, altrove: ora lasciate che la realtà di questo design vi prenda!

    La mostra sarà aperta al pubblico fino a domenica 7 aprile con orario 9-18.

    Questi gli artisti presenti: Elisa Angella, Valentina Calcidese, Emiliano Civiletti, Niccolò Casiddu, Laurea Chimenz, Gloria Derba, Marco Giacchero, Elisa Gesuato, John Giovinazzo, Yuanfei Gong, Silvia Guillaro, Zunyue Liu, Xiaolong Ma, Chiara Olivastri, Alessandra Peruch, Nicoletta Raffo, Elisabetta Rebecchi, Francesco Repetto, Marta Rocca, Emma Spinelli, Martina Taranto, Carlo Vannicola, Yihan Wang, Yule Wang, Lu Yao, Bin Xu, Susanna Zunino.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Museo dell’Antartide: si rinnova lo spazio al Porto Antico di Genova

    Museo dell’Antartide: si rinnova lo spazio al Porto Antico di Genova

    Museo-Antartide-1Questa mattina è stato presentato alla stampa il rinnovato Museo dell’Antartide, aperto nel 1998 e (re)inaugurato di recente per presentare alla città i restauri della struttura e le nuove collaborazioni con Acquario di Genova e Università.

    Facciamo però un passo indietro, per capire come mai a Genova ci sia un Museo dedicato al sesto continente. Nel 1985 fu istituito il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che come primo atto ha avviato i lavori per costruire una base permanente in cui svolgere attività di ricerca scientifica e tecnologica. Tra coloro che progettarono la base di Baia Terranova e le prime campagne di ricerca c’è stato un genovese, il metereologo Carlo Scottino, che aveva già effettuato spedizioni in Antartide negli anni Settanta.

    Nel 1998 fu inaugurato il museo al Porto Antico – intitolato all’ingegnere e geologo Felice Ippolito –  che è contemporaneamente spazio espositivo e centro di ricerca. Genova è infatti una delle tre città italiane – insieme a Trieste e Siena – che fa parte del Centro Interuniversitario di ricerca dedicato all’Antartide: gli spazi espositivi delle tre città approfondiscono rispettivamente l’Antartide dal punto di vista biologico/ecologico (Genova), storico (Trieste) e geologico (Siena).

    Museo-AntartideIl Museo contiene nei suoi 1.000 mq un ricco patrimonio per conoscere l’Antartide, attraverso ricostruzioni (vedi il plastico qui a destra), proiezioni di filmatiallestimenti interattivi e reperti scientifici. Una collezione espositiva destinata a rinnovarsi nel tempo, man mano che le scoperte scientifiche porteranno nuovi contributi.

    In programma dunque visite guidate (ogni fine settimana e nei giorni festivi alle 11.30 e 15.30, dal titolo Scopri con noi l’Antartide”) e la possibilità di acquistare un biglietto congiunto per tutti gli spazi del percorso Acquario Village, che comprende anche Acquario, Galata Museo del Mare e sommergibile Nazario Sauro, Città dei Bambini, Bigo e Biosfera. Le attività didattiche e di gestione della struttura sono organizzate in collaborazione con le cooperative Solidarietà e Lavoro e Dafne.

    Come ha spiegato da Giancarlo Albertelli, direttore del Museo dell’Antartide dal 1998 al 2012 (e oggi sostituito da Maria Angela Masini), la collaborazione di Costa Edutainment con Acquario Village fa sì che la struttura museale non sia più “sola” e possa beneficiare di un circuito che incrementi i visitatori e le possibilità di promozione.

    Lo spazio si inserisce nel contesto di rinnovamento del Porto Antico e di valorizzazione di Genova come polo scientifico e culturale, date anche la recente inaugurazione del Wow! Genova Science Center e l’imminente ampliamento dell’Acquario con il nuovo padiglione dei cetacei progettato da Renzo Piano.

    Marta Traverso

  • Lavoro e apprendistato a Genova: il bando Botteghe di mestiere

    Lavoro e apprendistato a Genova: il bando Botteghe di mestiere

    Offerta di lavoroSono aperte fino a giovedì 28 marzo 2013 le iscrizioni per il nuovo ciclo del bando Botteghe di mestiere, che offre a giovani tra i 15 e i 29 anni un apprendistato di sei mesi nell’ambito dei mestieri artigiani, con una retribuzione di 500 € mensili.

    Il progetto è a livello nazionale e hanno aderito 72 botteghe, di cui due dalla Liguria. Ogni bottega ha presentato uno specifico progetto formativo, consultabile sul sito di Italia Lavoro. Le due iniziative liguri sono La Bottega della vera focaccia genovese, a cura dell’Associazione Panificatori di Genova e La Bottega dei golosi promossa da aziende della ristorazione nella Provincia di Imperia.

    Botteghe di mestiere rientra all’interno del progetto AMVA – Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale – promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e attuato da Italia Lavoro, per la promozione del made in Italy e per incentivare l’applicazione dei contratti di apprendistato e la creazione di nuove imprese.

    [foto di Diego Arbore]

  • Fondazione Casa America in difficoltà economiche: le previsioni

    Fondazione Casa America in difficoltà economiche: le previsioni

    casaamericaIL PRECEDENTE

    Marzo 2012: la Fondazione Casa America, fondata nel 2000 con lo scopo di «approfondire e diffondere la conoscenza dell’America Latina in Italia e dell’Italia in  America Latina, mettendo in evidenza i molti punti di contatto che legano le due realtà dal punto di vista culturale, ma anche istituzionale ed economico», sta attraversando un momento di crisi finanziaria.

    A questo scopo vengono organizzati due eventi aperti alla città, per raccogliere i fondi necessari alla sopravvivenza e al mantenimento delle attività previste entro il 2012. Viene in particolare sollecitata la presenza degli enti, istituzioni e associazioni che in questi dodici anni hanno collaborato con Casa America e ne hanno sostenuto le attività.

    La Fondazione – con sede a Villa Rosazza, a DiNegro – ha un importante ruolo culturale e sociale per la nostra città: nel secolo scorso sono stati molti i genovesi emigrati nell’America Latina, mentre negli ultimi vent’anni il flusso migratorio si è invertito. Al suo interno una biblioteca, una musicoteca e una videoteca specializzate sulle culture dell’America Latina e accessibili a tutti i cittadini, e l’organizzazione costante di mostre, conferenze, proiezioni, corsi di lingua e altri eventi culturali.

    Così ha detto il presidente Roberto Speciale a Era Superba un anno fa: «Il 2012 si preannuncia per noi, alla pari di tante altre istituzioni culturali, come un anno molto difficile a causa del venir meno di molte fonti di sostegno finora assicurate dagli enti pubblici nazionali e locali e in qualche caso anche da soggetti privati. La chiusura di Casa America costituirebbe un impoverimento del nostro patrimonio istituzionale e culturale».

    IL PRESENTE

    Passato un anno, abbiamo chiesto al presidente di Casa America Roberto Speciale se la situazione è migliorata rispetto alle aspettative, e quali sono le attività attualmente in corso: «La raccolta fondi continua a tutt’oggi e ci ha aiutato ad arginare le gravi difficoltà venutesi a creare nel 2011-12, per il drastico taglio di sovvenzioni alla cultura e alle attività internazionalistiche operato da enti pubblici e privati, locali e nazionali. Fondazione Casa America si è giovata di questa solidarietà ma non siamo ancora fuori dall’emergenza. In questo periodo si può contribuire alle nostre attività tramite la campagna abbonamenti di sostegno alla rivista “Quaderni di Casa America” (la rivista della Fondazione) e di inserzioni pubblicitarie. Continuiamo a offrire la serigrafia del maestro Raimondo Sirotti e i disegni del noto cartoonist Renzo Calegari, donati dai due artisti per aiutare la Fondazione».

    Si può osservare da vicino l’attività di Casa America anche attraverso la mostra fotografica Tina Modotti, un nuovo sguardo, aperta fino a domenica 21 aprile a Palazzo Ducale: «una “piccola grande mostra” che ha girato in molti Paesi del mondo prima di arrivare a Genova.  Sono foto degli anni ’20 in bianco e nero, un omaggio al Messico nel periodo immediatamente seguente la sua grande Rivoluzione e un riconoscimento dell’epopea dell’emigrazione italiana del ‘900 con il suo carico di sofferenza ma anche con il segno artistico che ha lasciato nel mondo. Attorno alla mostra abbiamo organizzato una serie di eventi per celebrare Tina Modotti, il Messico e l’Italia».. Si prevedono inoltre – vista la recente elezione di un Papa sudamericano – eventi e conferenze che tocchino più da vicino questo tema.

    Più in generale, come si rapportano le attività culturali di Casa America nel favorire l’integrazione tra i genovesi e i migranti? «Le nostre attività sono aperte e concretamente partecipate sia da cittadini italiani sia da persone originarie dei diversi Paesi dell’America Latina, e già questo favorisce la conoscenza reciproca e l’interscambio tra le culture e i punti di vista. Organizziamo poi iniziative specifiche rivolte alle comunità latinoamericane, spesso assieme alle Ambasciate, ai Consolati e alle diverse associazioni. Recentemente abbiamo promosso il progetto “Edubank”, favorendo la conoscenza e l’accesso dei cittadini di origine straniera al sistema creditizio e bancario. Ora ci proponiamo di contribuire ad una svolta nei processi d’integrazione su quattro temi: salute, sicurezza, ambiente, fruizione del patrimonio culturale».

    Marta Traverso

  • Gaber se fosse Gaber: spettacolo al Teatro Duse con Andrea Scanzi

    Gaber se fosse Gaber: spettacolo al Teatro Duse con Andrea Scanzi

    giorgio-gaberMartedì 26 e mercoledì 27 marzo 2013 va in scena al Teatro Duse (ore 20,30) lo spettacolo Gaber se fosse Gaber, prodotto dalla Fondazione Gaber e interpretato da Andrea Scanzi, giornalista de Il Fatto Quotidiano e scrittore.

    Tema dello spettacolo
    Gaber se fosse Gaber è una rappresentazione teatrale che ha l’andamento di una lezione, capace di emozionare chi Gaber lo ha conosciuto e amato; ma anche di coinvolgere quel pubblico giovane che per questioni anagrafiche Giorgio Gaber (scomparso esattamente dieci anni fa) non ha potuto conoscere.

    Dalla vasta produzione dell’artista, Andrea Scanzi ha scelto di soffermarsi soprattutto sulla stagione del Teatro Canzone che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni della carriera di Gaber, quando in collaborazione con Sandro Luporini egli cominciò a girare per i teatri d’Italia con l’intento di “buttare lì qualcosa”. Interrogativi più che risposte. Suggestioni insieme esistenziali e ideologiche, sempre accompagnate dalla musica dal vivo, da una sua forte presenza scenica e da una originale capacità di comunicare insieme con la voce e con la mimica. Canzoni alternate a monologhi caratterizzati dalla lucidità profetica e dal gusto anarcoide per la provocazione. È stato questo il periodo di tanti celebri spettacoli: da Il Signor G. a Io se fossi Gaber, da Il Teatro Canzone a Un’idiozia conquistata a fatica. Una stagione punteggiata da canzoni memorabili (basti citare Quando è moda è moda, Qualcuno era comunista o Io se fossi Dio) che, anticipando i tempi, fanno ancora oggi di Gaber un attualissimo punto di riferimento per personaggi della politica, dello spettacolo, della cultura, del nostro sociale quotidiano. Un teatro, quello di Gaber, caratterizzato dalla continua e problematica invenzione del nuovo, che ora Andrea Scanzi ripercorre e racconta.

    Prezzi: 25 € (1° settore), 17 € (2° settore). Info 010 5342300.

  • Scintille 2013: ad Asti nuovo bando di teatro indipendente

    Scintille 2013: ad Asti nuovo bando di teatro indipendente

    Arte di Strada teatro attoriIl Festival Asti Teatro propone l’edizione 2013 del bando di concorso Scintille per individuare nuove e interessanti proposte teatrali: dopo una prima selezione si individueranno 8 compagnie che presenteranno una proposta-studio del loro spettacolo ad Asti, durante i giorni del Festival (29/30 giugno 2013), e tra queste verrà scelto uno spettacolo che il festival si impegna a co-produrre.

    Possono partecipare a Scintille compagnie comprendenti un massimo di 8 attori di età inferiore a 35 anni, che abbiano un progetto di spettacolo di drammaturgia contemporanea non ancora realizzato, di qualunque genere. Il modulo di iscrizione compilato e firmato, la descrizione del progetto e/o altro materiale documentario (cd, dvd e simili) vanno inviati entro il 22 aprile 2013 via raccomandata o a mano all’indirizzo Asti Teatro 35- Scintille 013 c/o Teatro Alfieri – via L.Grandi 16, 14100 Asti. Il modulo va anche inviato via mail a scintille@comune.asti.it.

    Durante il Festival Asti Teatro 35 saranno rappresentate le otto proposte scelte (durata massima venti minuti ciascuna) in diversi cortili del centro storico. Le compagnie selezionate avranno garantita l’ospitalità durante i giorni di permanenza e un contributo di 400 € ciascuna come rimborso spese di viaggio. Una giuria selezionerà lo spettacolo vincitore, i cui autori avranno un contributo di 4.000 € e la presentazione in anteprima ad Asti all’interno della stagione teatrale 2013-2014.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Equitalia, interessi di mora: da maggio pagare in ritardo costerà di più

    Equitalia, interessi di mora: da maggio pagare in ritardo costerà di più

    equitaliaDi Equitalia abbiamo sentito parlare tanto, in questi ultimi anni… E purtroppo ne dobbiamo ancora parlare. Vogliamo spiegare ai lettori che cos’è Equitalia, o meglio che cosa rappresenta, non senza prima partire dall’attualità, perché dal 1 maggio pagare in ritardo una cartella esattoriale costerà di più.

    Si tratta del nuovo tasso degli interessi fissato da un provvedimento del 4 marzo 2013 da Attilio Befera, direttore delle Agenzie delle Entrate. Il provvedimento consiste in una modifica della cartella di pagamento: la misura su base annua aumenterà così dal 4,55% al 5,22%, dopo che dal 2009 al 2012 il taglio agli interessi di mora era stato del 2,28%.

    In generale, la cartella esattoriale – o cartella di pagamento – è uno strumento attraverso il quale la Pubblica Amministrazione attiva nei confronti di un soggetto, il contribuente debitore, una riscossione coatta di credito.
    La cartella viene inviata da Equitalia, la società di riscossione dei tributi, per conto di altri Enti (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni…), con la quale la società comunica ai contribuenti che sono stati iscritti da ruolo, ovvero in un elenco compilato dall’Ente preposto dove sono indicati i nominativi dei contribuenti e le somme che l’Ente ritiene le siano dovute.

    La cartella esattoriale che Equitalia invia – all’interno della quale si trovano tutte le informazioni e gli importi da pagare, con relativa morosità – può arrivare attraverso un ufficiale di riscossione, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o con affissione all’albo comunale nel caso di irreperibilità del contribuente.

    Una volta notificata la cartella, il contribuente ha 60 giorni di tempo per pagarla o per contestarla. Scaduto il termine, al totale originario si vanno ad aggiungere gli interessi di mora, che maturano su ogni giorno di ritardo dal pagamento. Ci sono poi altre somme aggiuntive che gravano sul totale scaduto da pagare, come l’aggio di riscossione, pari al 9% del totale (fino a 60 giorni è del 4,65%) per i ruoli emessi fino al 31 dicembre 2012 – dal 1 gennaio 2013 è del 8% – più eventuali spese per le procedure esecutive e le spese di notifica di 5,88 euro, che costituiscono i costi per le attività di Equitalia.

    Per l’ennesima volta dobbiamo rimarcare come per Equitalia non valga la regola dell’anatocismo, ossia la sussistenza di interessi sugli interessi già esistenti e maturati; questo nel caso in cui il contribuente chieda la rateizzazione di una cartella, diritto che gli spetta di legge.

    Trovata la legge, trovato l’inganno. Non si possono applicare interessi sugli interessi? Bene, allora chiamiamoli in modo diverso tra di loro, così aggiriamo l’ostacolo: interessi di mora, interessi di dilazione ed interessi di rateazione.

    La solita vergogna chiamata Italia.
    Anzi, Equitalia.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

  • Aziende a rischio incidente: i casi Carmagnani Multedo e Iplom Fegino

    Aziende a rischio incidente: i casi Carmagnani Multedo e Iplom Fegino

    fegino.iplom2Diciassette aziende della Provincia di Genova compaiono nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell’art. 15 comma 4 del Decreto Legislativo 334/1999 (noto come “Seveso 2”) e successive modifiche e integrazioni (Decreto Legislativo 238/2005 che recepisce la direttiva del Consiglio europeo 2003/105/CE, la cosiddetta “Seveso 3”).

    L’elenco è lungo e, solo per l’area metropolitana genovese, comprende 14 attività industriali. Tra queste, 5 si trovano in area portuale: depositi di oli minerali Silomar, Petrolig, Eni, Getoil; centrale termoelettrica Enel; 5 tra Medio-Ponente e Ponente: acciaierie Ilva (Cornigliano); produzione e/deposito di esplosivi Beppino Zandonella Callegher-Tecnomine (Sestri Ponente in zona Monte Gazzo); depositi di oli minerali Eni (Pegli), Carmagnani (Multedo), Superba (Pegli); 4 in Val Polcevera: depositi di oli minerali Iplom (Fegino), Sigemi (San Quirico), Europam (San Quirico); deposito di gas liquefatti Liquigas (Bolzaneto).
    Le restanti 3 aziende RIR si trovano a Busalla: raffinazione petrolio Iplom; Carasco: stabilimento chimico o petrolchimico A-Esse Fabbrica Ossidi Di Zinco; Cogoleto: deposito di gas liquefatti Autogas Nord.

    Per Stabilimento a Rischio di Incidente Rilevante (RIR) si intende un’area, sottoposta al controllo di un gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose (come definite dal D.Lgs. 334/99, integrato al D.Lgs. 238/05) all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture o le attività comuni o connesse, nella quale può verificarsi un evento, quale un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati, che si verificano durante la sua attività, e che possa dare luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento, ed in cui intervengano una o più sostanze pericolose.

    Le aziende RIR devono adempiere a una serie di severe prescrizioni per prevenire incidenti, o almeno per far sì che un eventuale incidente non abbia conseguenze nefaste sulla popolazione residente nei dintorni.
    Ma i doveri non sono in capo soltanto ai gestori degli stabilimenti. La legge assegna dei compiti importanti anche ai Comuni in cui queste attività produttive sono ubicate: i PUC (Piani Urbanistici Comunali), infatti, devono tener conto della presenza sul territorio di tali insediamenti industriali e prevedere, per esempio, che non si possano costruire scuole, asili, ospedali o altri servizi troppo vicino agli stabilimenti considerati pericolosi.
    La Provincia di Genova nel 2008 ha varato una “variante” al PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che individua le cosiddette “aree di osservazione” circostanti alle aziende a rischio e fornisce alcune indicazioni ai Comuni affinché adottino nei loro piani urbanistici prescrizioni particolari in queste aree.

    IL CASO CARMAGNANI

    carmagnani«L’amministrazione sta realizzando, per tutto il territorio metropolitano di Genova, il piano delle aziende a Rischio di Incidente Rilevante – spiega Stefano Bernini, Vicesindaco di Genova ed Assessore all’Urbanistica – È un elaborato tecnico fondamentale che deve essere connesso con il PUC. Il documento prevede che nelle vicinanze di alcuni stabilimenti industriali classificati RIR non siano previste alcune tipologie di insediamenti, quali ospedali, scuole, servizi pubblici, ecc.».
    «Sono numerose le aziende che svolgono attività potenzialmente a rischio – sottolinea Bernini – In base alla normativa di legge hanno sviluppato tecnologie e meccanismi di difesa i quali permettono che il danno provocato da un eventuale incidente sia circoscritto all’interno dei confini dello stabilimento ed al massimo possa coinvolgere una fascia limitata all’esterno dell’insediamento industriale».
    L’amministrazione comunale ha commissionato la stesura del documento RIR all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (Arpal).
    La procedura prevede una valutazione di quelli che possono essere gli impatti pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica causati da eventuali scenari incidentali. Sulla scorta dei dati raccolti, applicando i criteri stabiliti dal Decreto Legislativo 334/99, un’azienda è definita compatibile o meno con il tessuto urbano che la ospita.

    Attualmente 2 aziende risultano incompatibili: Attilio Carmagnani S.p.A. (deposito di stoccaggio di prodotti chimici e petrolchimici, ubicato a Multedo) e Liquigas S.p.A. (deposito di gas liquefatti, sito a Bolzaneto).
    Quest’ultima, in accordo con l’Arpal, ha già realizzato gli accorgimenti tecnici necessari per sanare la sua situazione. «Per Carmagnani, invece, si tratta di un investimento di proporzioni più rilevanti e per il momento l’azienda non lo ha ancora concretizzato – afferma Bernini – Ma ha già individuato gli interventi da eseguire».
    «Quando presenteremo il piano delle aziende a Rischio di Incidente Rilevante (in allegato al PUC) sappiamo che Carmagnani potrà rendersi compatibile realizzando i lavori necessari», sottolinea Bernini.
    L’amministrazione comunale, nelle more della pubblicazione del documento, si è attivata cercando di coinvolgere l’azienda affinché adotti le misure di tipo impiantistico per garantire la sicurezza del territorio. Il confronto con Carmagnani è in via di svolgimento e, dalle ultime notizie che trapelano, il Rapporto di Sicurezza dello stabilimento – che deve essere redatto e aggiornato periodicamente – è stato valutato positivamente dal Comitato Tecnico Regionale di prevenzione incendi (l’organo di cui fanno parte, oltre ai Vigili del Fuoco, Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro (Ispesl), Regione, Provincia, Comune e Arpal).

    Tutt’altra questione è quella del trasferimento di Carmagnani S.p.A. e Superba s.r.l. – che insieme compongono il cosiddetto “polo petrolchimico di Multedo” – di cui si parla da anni.
    «Il fatto che le 2 aziende continuino a lavorare non vuol dire che siano compatibili al 100% con il tessuto urbano del Ponente – precisa Bernini – La previsione della loro delocalizzazione, come richiesto a gran voce dalla popolazione, sarà mantenuta nel PUC. Oggi è più facile ipotizzare il loro spostamento perché in area portuale c’è una minore presenza di attività rispetto al passato. Certo rimane da sostenere un significativo costo economico che, almeno per ora, le aziende non hanno intenzione di sobbarcarsi, ma l’indirizzo urbanistico resta quello».

    IL CASO IPLOM

    fegino.iplom1Sabato 9 e domenica 10 marzo si è verificata l’ennesima fuoriuscita di odori nauseabondi dai serbatoi Iplom di Fegino.
    Il gestore del deposito (di proprietà Seapad s.r.l.) è Iplom S.p.A. che svolge attività di ricezione, stoccaggio – in 11 serbatoi atmosferici – e spedizione, a mezzo oleodotto, di prodotti petroliferi grezzi, olio combustibile, benzina e virgin nafta.
    «Sono anni che il ripetersi di simili episodi causa disagi ma anche malori agli abitanti dei dintorni – racconta Angelo Spanò, membro del Comitato per Borzoli e Fegino – Quand’ero consigliere provinciale dei Verdi avevamo realizzato delle commissioni congiunte Provincia-Comune per affrontare il problema. A distanza di anni, però, nulla è cambiato».
    Periodicamente i cittadini sono inondati da intensi miasmi. Era già accaduto nell’aprile 2011 – quando due bambini furono ricoverati al Pronto Soccorso dell’ospedale Gaslini, mentre altri tre si sentirono male a scuola – e prima ancora nel gennaio 2010.

    Il problema si genera con l’estrazione del petrolio dai serbatoi. Questi ultimi sono dotati di un tetto galleggiante che man mano scende lungo le pareti del contenitore che dovrebbero essere pulite dalle guarnizioni. Ma evidentemente ciò non accade: alcune particelle di greggio rimangono attaccate al tetto ed una volta a contatto con l’aria si volatilizzano nell’atmosfera causando i miasmi.
    Inoltre, secondo Spanò, la responsabilità delle fastidiose esalazioni potrebbe essere imputata anche alla forte pressione con cui viene pompato il greggio perché «Le navi meno sostano in porto, meno costano».
    Negli ultimi tempi l’azienda avrebbe eseguito alcuni interventi di tipo impiantistico ma la situazione non è migliorata. E così un’ulteriore forma di inquinamento continua a gravare su una zona già penalizzata dal traffico di mezzi pesanti diretti alla Derrick di Borzoli.
    «All’epoca dell’assessore comunale Senesi convincemmo l’ex Sindaco Vincenzi a varare un’ordinanza per proibire lo stoccaggio del greggio proveniente dall’Uzbekistan – ricorda Spanò – ancor più problematico rispetto ad altri visto l’elevato contenuto di mercaptani, ossia particelle di zolfo e idrogeno utili a rendere riconoscibile il gas, che altrimenti sarebbe inodore, con la tipica puzza di uovo marcio».

    Gli abitanti si domandano se tutte le prescrizioni imposte alla Iplom siano seguite alla lettera e soprattutto «Vogliamo sapere in che modo dobbiamo comportarci in caso di un eventuale incidente all’interno del deposito  – sottolinea Spanò – Nessuno, infatti, ha mai spiegato ai cittadini le norme da seguire».

    fegino.iplom3«Lo stabilimento è dotato di tutti i meccanismi per la sicurezza attiva previsti dalla Legge – spiega il Vicesindaco, Stefano Bernini – In effetti esistono delle possibili forme di copertura dei serbatoi che potrebbero risolvere il problema dei miasmi. Ma tali modifiche non sono state realizzate».

    Nel caso specifico «Occorre sottolineare che, in base ai controlli finora effettuati dagli organi competenti, non risulta una tossicità rilevata di queste esalazioni», aggiunge Bernini. Quindi, in altri termini, non si può obbligare la ditta ad eseguire gli accorgimenti tecnici in grado di eliminare, o quantomeno limitare, le fuoriuscite nauseabonde.

    Quando accadono simili eventi – che, secondo le normative vigenti, rientrano nell’ambito di un supposto danno ambientale – le strutture territoriali di Arpal e Vigili del Fuoco intervengono in loco, su allerta delle autorità, con attività di monitoraggio e campionatura dell’aria. In base ai risultati dei controlli vengono decisi eventuali provvedimenti a carico dell’azienda.

    Per quanto riguarda la gestione della sicurezza nel caso di incidente rilevante, le regole sono rigorose. Ogni stabilimento RIR è dotato di un Piano di Emergenza Interno (PEI) che scatta quando si verificano determinate situazioni e prevede le seguenti azioni: attivazione della procedura di emergenza; comunicazione di allerta all’autorità preposta, ossia la Prefettura. Quest’ultima, di concerto con gli enti locali, ha il compito di predisporre ed approvare il Piano di Emergenza Esterno (PEE) per ogni azienda RIR. Il PEE contiene le disposizioni dirette a gestire l’intervento dei soccorritori in caso d’accadimento di un incidente rilevante, interessante l’area esterna allo stabilimento in questione e si applica in seguito all’attivazione del PEI.

    Sul sito web del Comune di Genova sono reperibili dei depliant informativi «Destinati ai cittadini che vivono e/o lavorano vicino alle aziende classificate a rischio di incidente rilevante e ai lavoratori che vi operano. Il Comune di Genova, attraverso gli Assessorati alla città Sostenibile e alla città Sicura, ha redatto il presente manuale che contiene la scheda di informazione presentata dai singoli stabilimenti allo scopo di garantire la massima trasparenza ed una informativa completa e di facile accesso».
    Brevi opuscoletti che forniscono informazioni generali sugli stabilimenti e sul territorio in cui sono ubicati, sulle misure di sicurezza da adottare ed alcuni suggerimenti sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente.
    Sulle pagine web della Prefettura di Genova, invece, sono disponibili in versione integrale i singoli PEE, corposi documenti di non facile lettura per tutti.

    Ma sul piano della comunicazione ai cittadini resta ancora molto lavoro da fare. Pensiamo soltanto a tutte quelle persone, magari anziane, che abitualmente non usano la rete Internet. Per loro è difficile accedere alle informazioni e conoscere i comportamenti corretti da mettere in pratica in caso di pericolo.
    «In questo ambito il Comune ha innanzitutto una competenza urbanistica – risponde Bernini – Comunque, stiamo lavorando con Arpal per trasmettere alla popolazione un’informazione corretta e completa. Quando pubblicheremo il documento RIR tutti gli elementi utili saranno messi in evidenza, consultabili da chiunque».
    Secondo il Vicesindaco prima non esisteva un’adeguata pianificazione in questo senso, mentre «Oggi sappiamo come comportarci sul territorio grazie all’organizzazione di un efficiente sistema di Protezione Civile. Questo è il primo passo per fronteggiare eventuali emergenze». Inoltre, l’amministrazione dispone di grandi dotazioni informatiche «Ma scontiamo un grave ritardo nell’implementazione dei dati – continua Bernini – Basti pensare che fino a poco tempo fa non conoscevamo nel dettaglio la rete di tubature di acqua, gas, ecc. Adesso stiamo ricostruendo la situazione per colmare il gap».

    «Francamente, nel caso delle aziende RIR, non credo sia particolarmente utile organizzare degli incontri con i cittadini – sottolinea Bernini – perché tale modalità potrebbe generare in loro un effetto ansiogeno negativo. Chiederò all’Assessore Gianni Crivello (Protezione Civile) di studiare un’efficace forma di comunicazione. Ad esempio, potrebbe funzionare il sistema dei volontari “porta a porta”, sul modello della prevenzione degli eventi alluvionali».

    Infine, almeno per il prossimo futuro, il deposito Iplom resterà ben saldo al suo posto, con buona pace degli abitanti di Fegino «Nel PUC l’area rimane a destinazione industriale – conclude Bernini – e non esiste alcuna ipotesi di delocalizzazione della Iplom».

     

    Matteo Quadrone

    [Iplom Fegino, foto dell’autore]

  • La Camellia: la “curiosità” botanica di origine orientale

    La Camellia: la “curiosità” botanica di origine orientale

    CamelliaLa storia della prima Camellia da fiore, ad apparire in Europa, è piuttosto curiosa. Si dice infatti che essa sia arrivata in Occidente per errore, confusa con una essenza della varietà sinensis, da sempre coltivata per la produzione del tè. Questa preziosa bevanda orientale viene infatti proprio tratta, attraverso una complessa lavorazione, dalle foglie di questa particolare pianta.
    Il genere Camellia (meglio noto come Camelia) appartiene alla famiglia delle Theaceae. In Europa la Camelia è nota ed utilizzata principalmente come pianta da fiore ma nei suoi luoghi di origine, Cina e Giappone, si presenta come un alberello legnoso che supera i dieci Camellia sinensismetri di altezza, molto ramificato, con la corteccia liscia e che produce un legno estremamente duro.
    Le foglie delle piante sono lucide, provviste di un corto picciolo di colore verde intenso, glabre ed appuntite. Il fiore è generalmente solitario, si forma sui rami di un anno di età ed è di forma e colore molto variabili.
    Venendo alle differenti varietà, la Camellia japonica è originaria dell’Asia, del Giappone e della Corea ed è una pianta a portamento arbustivo che raggiunge anche i sei metri di altezza. Essa è caratterizzata da foglie coriacee, ovali o ellittiche con i margini seghettati, lucide e persistenti.
    I fiori si formano alla sommità dei germogli laterali e sono larghi una decina di centimetri circa, di colore bianco, rosa, rosso, porpora e possono essere semplici, White Nundoppi e semidoppi. E’ una specie molto coltivata con numerosissime varietà. Può essere cresciuta, a differenza di altre camelie, all’aperto nelle zone dove il clima è freddo. Fiorisce da febbraio a maggio. Tra le Camellie japoniche, riteniamo meriti ricordare almeno la bellissima “White Nun”, difficile da reperire sul mercato, dai petali bianchi, con il centro giallo ocra.
    La Camellia sasanqua è invece una specie che proviene dalla Cina e, a differenza della Camellia japonica, è molto più rustica e fiorisce da novembre a marzo e forma solo fiori semplici di un colore che varia dal bianco, al rosa ed al rosso.
    Camellia japonicaLa Camellia reticulata proviene dalla Cina, è semirustica e produce fiori molto grandi ed appariscenti di colore rosa, più o meno intenso, molto più piccoli di quelli delle camelie normalmente diffuse nei giardini.
    Una menzione a parte merita poi la già citata Camellia sinensis che sarebbe giunta dall’Oriente in Europa nel diciottesimo secolo, da questa varietà viene infatti ricavato il tè. I fiori di quest’ultima pianta sono bianchi, ma caratterizzati da numerosissimi stami di un colore giallo oro acceso ed intenso. Per arrivare alla preziosa bevanda è però necessario passare attraverso un complesso processo, interamenteCamelia japonica 1 manuale. In particolare, sarà necessario staccare le ultime due o tre foglioline apicali del ramo, quelle in fase di crescita, che dovranno essere poi sottoposte ad una attenta lavorazione, differente per ogni tipo di . Quest’ultima si articola sempre in vari e complessi passaggi: essicazione, arrotolamento e fermentazione. Il solo appassire delle foglie non consente infatti di ottenere risultati apprezzabili al gusto: la bevanda ricorderebbe solo molto alla lontana il tè che siamo, oggi, abituati a bere.
    In generale, le Camelie non sono difficili da coltivare. Sono piante che devono stare all’aperto, posso resistere in ambiente chiuso solo per brevi periodi, durante la brutta stagione, quando le basse temperature non consentono di farle crescere all’aperto. E’ poi preferibile posizionare la Camelia a mezz’ombra e non al sole diretto, in ambiente umido ed allo stesso tempo ben arieggiato.
    Camellia reticulataLa Camelia è, come le azalee ed i rododendri, una pianta acidofila, necessita pertanto di un terreno acido, sciolto, molto ricco di sostanza organica (come ad esempio foglie in decomposizione, aghi di pino, torba, terriccio di bosco, corteccia di pino…) e ben drenato. E’ infatti una pianta che non tollera i ristagni idrici.
    Infine, oggi la Camelia è una pianta conosciuta, diffusa ed ampiamente coltivata in giardini (in Liguria è assai utilizzata, grazie al clima mite, anche in “collezioni” in parchi pubblici e storici) e grandi contenitori. In origine, specialmente nell’Ottocento, questa pianta aveva però un fascino quasi esotico (provenendo dall’Oriente) ed “aristocratico” (essendo l’acquisto delle piante molto dispendioso), tanto da essere originariamente coltivata nel Giardino Inglese della Reggia di Caserta, nelle serre dell’Orto Botanico di San Pietroburgo e da apparire abitualmente nelle sale da pranzo della famiglia Bonaparte.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Marassi, Giardini Lamboglia: comitato per l’area verde del quartiere

    Marassi, Giardini Lamboglia: comitato per l’area verde del quartiere

    marassi-giardini-lamboglia-parcoLa cittadinanza attiva è un concetto sempre più visibile negli ultimi tempi, soprattutto grazie alle opportunità di “tam-tam” offerte dai social network, ma che di fatto esiste da molto prima. Un esempio è il Comitato Giardini Lamboglia di Marassi, nato nel 2006 con lo scopo di sorvegliare e mantenere viva l’area verde nei pressi di viale Centurione Bracelli. L’area verde è dedicata allo storico e archeologo Nino Lamboglia, fondatore dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri morto in un incidente d’auto nel 1977.

    Un gruppo di cittadini ha deciso di prendersi questo impegno per il quartiere: una scelta ufficializzata dalla stipula di un atto pubblico e formale con il Municipio (all’epoca ancora chiamato Circoscrizione) e Aster, che forniscono al Comitato l’attrezzatura per la manutenzione e il patrocinio per attività ed eventi culturali che contribuiscano a riqualificare l’area e aprirla alla cittadinanza.

    Federico Ursi, che presiede il Comitato, illustra a Era Superba le finalità e come si può contribuire: «Ogni mese ci raduniamo per una pulizia generale dei giardini, facendo promozione tramite volantinaggio e sul web – di concerto con le istituzioni locali – affinché gli abitanti del quartiere possano venire ad aiutarci e a conoscere la nostra attività. Il prossimo appuntamento sarà sabato 6 aprile, salvo maltempo».

    Quali sono le principali problematiche con cui il Comitato ha a che fare? «Marassi è un quartiere “anziano”, dunque sono pochi i giovani in grado di reggere fisicamente i lavori di manutenzione e che possono aiutarci. Abbiamo tuttavia altre necessità che vanno a prescindere dall’età, a partire dalla sorveglianza dei giardini. Lo scorso anno il Comune ha istituito i tutor d’area, che hanno il compito di presidiare zone prestabilite della città, soprattutto quelle vicino alle scuole o abitualmente frequentate da bambini. Tuttavia non si riesce a coprire tutte le aree in cui ci sarebbe bisogno di queste figure. La riqualificazione è importante, ma è inutile mantenere pulita un’area se poi non c’è sicurezza per chi vuole fruirne».

    Un tema molto importante, soprattutto perché Marassi è stato il quartiere maggiormente colpito dall’alluvione del 4 novembre 2011: «quanto è successo ha aperto gli occhi sui problemi di rivi e torrenti ma non sulle opportunità di una cittadinanza attiva e partecipata nel lungo periodo. C’è stata molta coesione nei giorni seguenti all’alluvione, moltissime persone a spalare fango, ma molta meno nei mesi seguenti e oggi, per contribuire a tenere pulito il fiume. Perché non si organizza un incontro al mese per pulire e salvaguardare il Fereggiano?».

    A maggio si svolgerà una Festa della Cittadinanza, che durante tutto il mese toccherà varie zone dei quartieri di Marassi e San Fruttuoso. L’auspicio del Comitato è che anche i Giardini Lamboglia diventino location dell’evento, affinché si possa far conoscere a tutti gli abitanti lo spazio dei giardini e le attività che si possono fare per sorvegliare e riqualificare le aree circostanti a quelle in cui viviamo e lavoriamo.

    Marta Traverso

    [foto tratta dal sito web del Comitato Giardini Lamboglia]