Mese: Marzo 2013

  • Museo dei Cereali: un nuovo progetto per il quartiere del Molo

    Museo dei Cereali: un nuovo progetto per il quartiere del Molo

    porto-antico-sfera-giorno-magazzini-cotone-DIUn Museo dei Cereali –o meglio, della Birra, della Focaccia e della Città di Genova- all’interno dello storico magazzino di Vico Bottai 6r, nel quartiere del Molo. Un progetto ambizioso, con tanto di area ristoro e cortile esterno nell’adiacente piazzetta Paolo De Luca, che bene si integra sia al sistema museale del Porto Antico, sia al progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso litoraneo che unisca il Levante al Ponente genovese. È questa l’idea di Giuseppe Iose Varlese (proprietario del magazzino, nonché ex gestore del Teatro Hop Altrove e produttore della birra Bryton) che, con l’aiuto degli architetti dello studio OBR – Open Building Research – di Salita San Matteo, ha pensato a una proposta di ampio respiro per il rilancio dell’intero quartiere. Fino ad ora, il progetto è ancora “work in progress”: avviato nel settembre-ottobre 2012, il lavoro ha subito un primo arresto a causa della mancanza di investitori, anche se le trattative con diversi soggetti interessati (l’ultimo, di due settimane fa) non si sono mai fermate. Con l’aiuto del proprietario e dell’architetto Michele Renzini, Senior Associate di OBR, vediamo di cosa si tratta.

    magazzino-vico-bottai-iole-varleseIL PROGETTO

    Il progetto, come detto, consiste nella trasformazione del magazzino di Vico Bottai 6 r in museo interattivo e spazio ristoro. All’interno, un’articolazione su due piani, grazie all’inserimento di soppalchi: al piano inferiore, il museo vero e proprio; al piano superiore, uno spazio adibito a bookshop e vendita di gadget, e un bar. Il museo al piano terra strutturato in modo didattico e ludico insieme, e dotato di: uno spazio expo; macchinari per la lavorazione di grano, cereali e diverse farine; attrezzature per la cottura della focaccia e la produzione di birra artigianale, da fare assaggiare ai visitatori e da servire ai clienti dello spazio ristoro; tavoli e sedie che, oltre alla loro funzione d’uso, serviranno anche da elementi espositivi e come arredo museale. Al piano superiore, invece, l’area per lo shopping e il relax, con possibilità di ristoro in un bar-ristorante che si affaccia all’esterno su Piazza De Luca. A sua volta, nei giardini della piazza trovano spazio tavoli, panche e altri arredi, a riprendere il leitmotiv del progetto mediante l’inserimento di una vegetazione consona (grano, cereali) e panche in pietra a forma di parallelepipedo. La proposta gioca sull’alternanza di livelli e prevede due ingressi: uno da Vico Bottai, che consente l’accesso allo spazio expo del piano inferiore; uno dai giardini di Piazza De Luca, che affaccia direttamente sul piano superiore, nella zona bar e bookshop. Anche la ristrutturazione del magazzino –come quella dei giardini- vuole essere effettuata nel rispetto della struttura originaria, con l’utilizzo di mattoni, acciaio e legno. Ci spiega l’architetto: «Il museo si propone come uno spazio interattivo in cui, oltre alla consueta visita, si possano anche degustare i prodotti presentati: i visitatori potranno produrre e poi degustare birra e focaccia. Inoltre, accanto a questo museo ludico-didattico, un vero e proprio locale per la ristorazione, autonomo e svincolato dal resto della struttura».

    IL RILANCIO DEL QUARTIERE MOLO

    Di origine medievale (‘400-‘500), l’ampio magazzino di Vico Bottai è sito in una zona densa di costruzioni che risalgono alla stessa epoca (si pensi a quelli del limitrofo Vico Palla) e che nel corso degli anni sono stati utilizzati in funzione della vita portuale. Tutte le attività del quartiere giravano attorno al Molo Vecchio, rispondendo alle esigenze degli operai che vi lavoravano e risiedevano in quella zona: nel reticolato urbano tra Porta Siberia (o Cibaria, com’era chiamata in origine) e Corso Maurizio Quadrio, gli edifici, ampi e spaziosi, sono stati usati come depositi per le derrate alimentari (cereali, nel caso del magazzino di Vico Bottai, sale nel caso di Palazzo Verde, ecc.) che giungevano e dipartivano dal porto genovese. In un’ottica di ritorno alle antiche tradizioni e ripristino in chiave moderna delle funzioni originarie di questi magazzini, nasce il progetto del  Museo dei Cereali. Inizialmente pensato per essere inserito nel sistema museale del Porto Antico (che oggi già comprende: Galata – Museo del Mare, Museo Nazionale dell’Antartide,  ARMUS – Archivio Museo della Stampa, Porta Siberia – Museo Luzzati, Science Expo Center, Magazzini dell’Abbondanza), l’iniziativa ha assunto dimensioni sempre più importanti e si è ampliata oltre le iniziali previsioni. L’idea è quella di un recupero a 360 gradi del quartiere e, come ci spiega l’architetto Renzini, partendo dall’edificazione del Museo, ci sono i presupposti per creare un percorso insieme ad Acquario di Genova, Bigo e Biosfera, che richiami visitatori e permetta –con un unico biglietto cumulativo- di visitare i diversi poli museali della zona. Un progetto che, oltre la creazione del museo in sé, senza dubbio contribuirebbe notevolmente a rilanciare il turismo e l’economia del Porto Antico. Inoltre, anche un collegamento con il progetto di Renzo Piano, che prevede la creazione di tre grandi parchi –a Voltri, a Multedo e Sestri, al Molo- per la formazione di una cintura verde tra la città e il mare. In particolare, l’idea di Piano è quella di una riqualifica generale del litorale genovese che, seguendo il percorso delle antiche Mura di Malapaga, colleghi il Ponente al Levante e termini in pieno centro cittadino, nell’area  tra la Fiera del Mare e i Magazzini dell’Abbondanza. L’edificazione del Museo dei Cereali si inserirebbe perfettamente in questo contesto urbanistico, grazie alla sua collocazione a ridosso delle Mura. Proprio al di sotto delle storiche fortificazioni, infatti, si apre piazzetta De Luca che, nonostante sia stata da poco ristrutturata dall’amministrazione comunale e dotata di spazio verde, arredi urbani e area gioco, risulta degradata e inaccessibile. L’idea di inglobare al progetto del Museo anche i giardini della Piazza servirebbe a renderli di nuovo accessibili e fruibili dalla cittadinanza. «È mia intenzione -dice Varlese- creare una sinergia tra comitato di quartiere, Comune di Genova e altri enti coinvolti, in modo da rispettare le esigenze di tutte le parti interessate e offrire allo stesso tempo un servizio in grado di migliorare quest’area urbana».

     

    Elettra Antognetti

  • La Claque: un libro e uno spettacolo su donne, impegno e politica

    La Claque: un libro e uno spettacolo su donne, impegno e politica

    La ClaqueMartedì 19 marzo 2013 a La Claque due appuntamenti dedicati all’impegno civico e politico delle donne.

    Alle 20.30 la presentazione del libro “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste” di Paola Staccioli e Haidi Giuliani (Derive Approdi, 2012).

    Scheda del libro
    Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Sei vicende biografiche diverse per provenienza geografica, formazione culturale e politica. Sei esistenze accomunate dalla scelta di abbandonare la propria vita «privilegiata» di donne occidentali per andare a combattere una rivoluzione degli altri. Dalla decisione di mettere in gioco la propria vita in una militanza a sostegno delle lotte di liberazione di altri popoli.
    Donne comuniste, antimperialiste, pacifiste, alcune delle quali sono entrate nella clandestinità delle formazioni armate, hanno aderito alla guerriglia o hanno esercitato una resistenza attiva. Non per odio ma per amore è il racconto della loro vita, della «ragione» che le ha spinte a combattere e della «passione» che le ha animate fino al più tragico epilogo.

    Alle 21.30 lo spettacolo teatrale M O N I K A di Beppe Casales, diretto e interpretato da Irene Lamponi. Un progetto TEATRO OP//TeatrOniricoPolitico, con il sostegno di AltroQuando. Liberamente ispirato al libro “La ragazza che vendicò Che Guevara“, Nutrimenti 2011.

    Tema dello spettacolo
    Cosa ci spinge a rischiare la vita per volere cambiar le cose?
    Attraverso la vera storia di Monika Ertl, la ragazza che vendicò Che Guevara sparando all’ufficiale dei servizi segreti boliviani nel 1971, lo spettacolo parla anche del nostro presente, tracciando una linea d’unione tra la storia di Monika e le grida di protesta degli ultimi anni, dalla primavera araba ai movimenti globali degli indignati.

    Alle 19, aperitivo a buffet organizzato da Astranna Eventi. L’ingresso a entrambi gli eventi è 8 €, si può anche partecipare a uno solo dei due incontri. Info 010 2470793.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Opg, chiusura rinviata: la situazione in Liguria, nuovi centri regionali

    Opg, chiusura rinviata: la situazione in Liguria, nuovi centri regionali

    opg_montelupoLa chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari – prevista per il 31 marzo 2013 come sancito dalla legge 9/2012 – sarà rinviata di almeno 9 mesi (inizio 2014). Ancora non ci sono certezze ma una proroga è inevitabile visto che il processo di superamento degli Opg – a causa degli eccessivi ritardi sia dei ministeri di Salute e Giustizia sia delle Regioni – certamente non può considerarsi concluso. Anzi, l’accoglienza degli internati “dimissibili” presso i rispettivi territori di provenienza procede a rilento e la realizzazione di nuove strutture sanitarie alternative agli Opg – considerando i tempi necessari per lo svolgimento delle consuete procedure e l’indizione delle gare d’appalto – realisticamente non potrà concretizzarsi prima del 2015.

    Il decreto ministeriale sui requisiti dei nuovi centri è stato firmato ad ottobre 2012, con sette mesi di ritardo. La Conferenza Unificata Stato Regioni ha raggiunto l’intesa relativa al riparto del finanziamento di 173,8 milioni di euro disponibili per realizzare le strutture, soltanto il 7 febbraio, con l’obbligo per le amministrazioni locali di presentare i loro progetti di riconversione degli Opg entro 60 giorni per ottenere l’approvazione e lo sblocco dei fondi da parte del ministero della Salute.
    «Nessuna Regione, alla data del 1° aprile 2013, avrà pronte le strutture sanitarie che nelle intenzioni della legge 9/2012 devono ospitare gli autori di reato malati di mente al posto degli attuali 6 ospedali psichiatrici giudiziari – lanciano l’allarme gli psichiatri della Sip (Società Italiana di Psichiatria) – Serve una proroga, non solo per avere il tempo di approntare le strutture, ma anche per potenziare adeguatamente l’assistenza psichiatrica nelle carceri e sul territorio».

    Il Comitato Stop Opg (composto da una variegata moltitudine di realtà associative), riunitosi il 5 marzo, ribadisce tutte le sue perplessità sull’impianto stesso della legge 9/2012 «Senza una modifica del Codice penale, in particolare degli articoli 88 e 89, che, associando “follia” ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale” stabiliscono un percorso “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati e sono socialmente pericolosi, gli Opg non possono essere aboliti – affermano Stefano Cecconi e Giovanna Del Giudice nel report della riunione – Tutta l’attenzione di Governo e Regioni è stata rivolta alle nuove strutture speciali destinate a sostituire gli attuali Opg. Diverse Regioni hanno presentato progetti per grandi strutture (da 40, 60 posti, con l’accorpamento delle strutture a 20 posti previste dalla legge) e con una “finalità e caratteristiche di custodia”. Ecco perché diciamo che “chiudono gli Opg e riaprono i manicomi”. Le “strutture”, che dovrebbero essere la soluzione di ultima istanza e residuale, diventerebbero se non l’unica, la principale risposta».
    Questa è la maggior critica rivolta alla legge 9/2012: aver sostenuto come priorità la creazione di strutture in cui eseguire la misura di sicurezza, anziché dare forza ed esigibilità alle misure alternative.
    La Corte Costituzionale, con due sentenza del 2003 e 2004, ha riconosciuto una maggiore apertura di scelta del giudice chiamato a valutare la pericolosità sociale degli imputati con infermità mentale «È stato eliminato l’automatismo che imponeva al giudice di comminare una misura di sicurezza detentiva, quindi l’internamento in Opg – spiega Annalisa Giacalone, magistrato del Tribunale di Genova – quando, invece, in taluni casi una misura cautelare rappresenta la soluzione più adeguata».

    Oggi quanti sono gli internati nei 6 Opg italiani? Per la Società Italiana di Psichiatria «E’ verosimile che il numero attuale sia inferiore alle 1000 persone, probabilmente circa 800. Il numero deve essere continuamente aggiornato poiché sino al 31 marzo 2013 non cesseranno gli invii da parte dell’Autorità Giudiziaria negli Opg».
    Una parte, con disturbi meno gravi, potrebbe passare in carico ai Dipartimenti di salute mentale (Dsm) delle Asl, come prevede la legge. Ma le Regioni di residenza dovrebbero aver lavorato ai Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali, ovvero piani finalizzati alle dimissioni (con il ritorno al proprio domicilio o con l’accoglienza in piccole strutture e comunità), cosa che non è ancora avvenuta su tutto il territorio.

    L’incertezza più grave, però, riguarda il futuro degli internati – non più del 10% del totale – giudicati non dimissibili e dei nuovi destinatari di misura di sicurezza. Quale sarà il loro destino?
    Il 31 marzo 2013 sicuramente non chiuderanno gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari «Così continueranno a rimanere negli Opg gli attuali internati ed internate – sottolinea il Comitato Stop Opg – E come si comporteranno i magistrati? Sarà lecito per il magistrato provvedere all’invio (o prorogare l’internamento) in Opg di una persona in misura di sicurezza? Molti sostengono che sarà illecito. Dato che nessuna proroga, pur richiesta dalla Conferenza delle Regioni, è stata ancora decisa, si rischia lo “scaricabarile” tra Governo e Regioni, con pericolose soluzioni “improvvisate” che rischierebbero di peggiorare l’attuale situazione».

    «La verità è che la legge e lo sviluppo di questo piano sono stati portati avanti senza sentire ragioni – spiega il presidente della Sip, il dott. Claudio Mencacci – Questo non è accettabile, così come non è accettabile che agli psichiatri venga richiesta una funzione di vigilanza e custodia di questi malati. Noi siamo medici e non ci compete altro che non sia la cura».
    «Non si può delegare tutto ai Dipartimenti di Salute Mentale – afferma il dott. Luigi Ferranini, direttore del Dsm dell’Asl 3 genovese, ex presidente Sip dal 2009 al 2011 – occorre un’alleanza di sistema con il supporto delle altre specialità del Servizio Sanitario Nazionale. Per quanto riguarda l’inserimento di nuovi soggetti in comunità, sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino. Inoltre bisogna trovare un equilibrio tra pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato e non. Attualmente ci sono lunghe liste di attesa con persone che, ormai da anni, attendono dei trattamenti. In che modo li inseriamo nei percorsi di assistenza? Sono necessari tempi determinati e sicuri. Il rischio, in caso contrario, è quello di creare nuovi contenitori isolanti e restrittivi».

    La Società Italiana di Psichiatria precisa di essere assolutamente favorevole alla chiusura degli Opg «Purché accompagnata da un adeguato investimento scientifico ed economico sui percorsi di cura alternativi, che non devono essere limitati alla creazione delle strutture previste dalla normativa e non ancora realizzabili, ma principalmente all’incremento dell’investimento sui Dsm delle Asl, affinché possano attrezzarsi a realizzare dei percorsi di cura adeguati dentro e fuori agli Istituti di Pena».

    Il senatore Ignazio Marino (rieletto nelle file del Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale che nell’estate 2010 ha denunciato le condizioni degli internati, si schiera in difesa della legge 9/2012 e considera una decisione gravissima il probabile rinvio della chiusura degli Opg «Serve da subito l’istituzione di un commissario che si occupi di gestire i fondi, che ci sono, per mettere la parola fine all’esistenza di strutture disumane che non curano ma recludono».

     

     GLI INTERNATI LIGURI, IL NUOVO CENTRO REGIONALE

    sanita-corsia-ospedale

    La nostra regione, fortunatamente, si trova a confrontarsi con numeri relativamente piccoli e quindi è auspicabile che – almeno per quanto riguarda i soggetti dimissibili – siano approntate le soluzioni più idonee.
    «La Liguria fa parte del bacino di utenza dell’Opg di Montelupo Fiorentino (insieme a Toscana, Umbria e Sardegna) – spiega Sergio Schiaffino, dirigente dell’Assessorato alla Salute della Regione Liguria – Quasi tutti gli internati liguri considerati dimissibili (ossia non più socialmente pericolosi) sono stati trasferiti in Liguria negli ultimi 2-3 anni ed inseriti nel circuito di assistenza ai pazienti psichiatrici».
    Nell’ultima riunione romana del tavolo Opg Stato Regioni «È emerso l’intento di trasferire nelle normali strutture psichiatriche regionali tutti i soggetti dimissibili – afferma l’assessore alla Salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo – Noi in gran parte l’abbiamo già fatto. Nell’ultimo anno e mezzo ne abbiamo accolti 16 e dovremmo prenderne in carico un’altra quindicina».
    «Circa una ventina di internati dimissibili sono rientrati in Liguria negli ultimi tempi», conferma Giulia Stella, Cgil Fp Genova, aderente al Comitato Stop Opg.
    «All’interno degli Opg sono rimasti solo gli internati liguri che devono scontare un residuo di pena – racconta Schiaffino – Parliamo di circa 20-25 persone non dimissibili destinate alla nuova struttura sanitaria regionale».

    «C’è già un’assegnazione di risorse vincolate allo scopo – aggiunge l’assessore Montaldo – per la Liguria si tratta di circa 5 milioni e 655 mila euro per il 2012 e 2013. Il 7 aprile ogni Regione dovrà presentare il proprio progetto di massima per lo svincolo dei fondi. A fine marzo porterò la delibera in Giunta».
    Ma le associazioni, gli operatori sanitari, i parenti dei pazienti, i sindacati, che avrebbero voluto confrontarsi con l’amministrazione regionale su una materia delicatissima, sono stati completamente esclusi. «Non abbiamo mai visto alcun progetto – sottolinea il rappresentante della Cgil Fp, Giulia Stella – Come Comitato Stop Opg abbiamo ripetutamente chiesto un incontro alla Regione, senza ottenere risposta. Noi vorremmo poter dire la nostra, sia per la salute dei pazienti che per la sicurezza degli operatori, visto che siamo molto preoccupati. È paradossale perché in questo caso le risorse economiche ci sono, ma non sappiamo in che maniera verranno spese».
    Preoccupazioni a dir poco lecite, considerando le scellerate scelte politiche perpetrate dalla Regione negli ultimi tempi, in merito alla gestione del patrimonio immobiliare e dell’assistenza ai pazienti psichiatrici nelle aree degli ex manicomi di Genova Quarto e di Pratozanino a Cogoleto, con i malati ospitati per anni nei container.

    Le future strutture, almeno una in ogni regione, sono tecnicamente definite REMS, ossia Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza. In Liguria «L’edificio idoneo è già stato individuato – afferma Montaldo – Non è di proprietà della Regione ed in parte dovrà essere ristrutturato». Si tratta di una struttura già adibita allo svolgimento di servizi socio-sanitari ma l’assessore non si sbilancia sulla sua localizzazione.
    «Dovrebbe essere un edificio di proprietà della Curia in Provincia di La Spezia – aggiunge Stella, Comitato Stop Opg – parliamo di assistenza/riabilitazione e trasferiamo queste persone nell’entroterra, magari in un luogo isolato: questa ipotesi è sicuramente criticabile. Inoltre, dal punto di vista logistico La Spezia non rappresenta la soluzione ideale, considerato che il nuovo centro dovrà accogliere pazienti provenienti da tutta la Liguria».

    Secondo il Comitato Stop Opg i “mini opg” regionali potrebbero rappresentare la moderna versione di istituzioni “speciali” per gli autori di reato malati di mente fondate sulla persistenza del binomio “cura e custodia”, caratteristica peculiare del manicomio. Come risponde l’assessore Montaldo?
    «Non corrisponde al vero perché si tratta di strutture sanitarie con un forte taglio riabilitativo che saranno gestite dai Dipartimenti di Salute Mentale sotto la guida di uno psichiatra responsabile e con personale medico composto da psichiatri. Sono strutture modulari da circa 20 posti per ogni modulo. In Liguria avremo un modulo da 20 che sia sufficientemente “elastico” in modo tale da poter accogliere anche qualche paziente in più e coprire in pieno le nostre esigenze. Sono luoghi di transito e non di reclusione perenne come di fatto accade negli attuali Opg».
    «Parliamo di centri che dovranno garantire assistenza sanitaria ma avranno doveri anche in termini di custodia – sottolinea Stella, Comitato Stop Opg – In merito alla sorveglianza non sappiamo come funzionerà, ad esempio a quali soggetti sarà affidata. Per quanto concerne l’assistenza sanitaria non abbiamo idea del modello organizzativo: con quale e quanto personale, di che tipologia, ecc. Sono tutte domande che attendono una risposta».
    «Non ci sarà alcun tipo di sorveglianza – afferma il dirigente regionale, Sergio Schiaffino – La realizzazione delle REMS seguirà precisi criteri per garantire la sicurezza di pazienti e operatori. Ovviamente, già le normali comunità psichiatriche sono in qualche modo “chiuse”, a maggior ragione lo saranno i nuovi centri. Il nostro è un programma di massima – continua Schiaffino – Quando da Roma arriverà l’ok stileremo il progetto dettagliato: per individuare costi, numero del personale, disposizione degli spazi, ecc.».

    La legge stabilisce il 31 marzo quale data di chiusura dei 6 Opg nazionali «Ma è impensabile rispettare la scadenza – sottolinea Schiaffino – La macchina organizzativa è partita almeno con 6 mesi di ritardo. Il riparto dei fondi è stato deciso da poco. Occorre il tempo necessario per la definizione del progetto e lo svolgimento della gara pubblica. Ragionevolmente, pure accelerando le procedure, penso che i nuovi centri potrebbero essere pronti a fine 2015. E ciò vale per tutte le Regioni».
    Ad oggi, ancora non ci sono notizie certe «Speriamo che, al più presto, esca un provvedimento di proroga almeno a fine 2013-inizio 2014», chiosa il dirigente.
    «La situazione è difficile in tutta Italia – conclude Montaldo – Gli assessori regionali hanno chiesto al Governo di posticipare la data di chiusura degli Opg per poter attuare nel miglior modo possibile i vari piani regionali».

     

    Matteo Quadrone

  • Sarzano in Festival: due giorni di musica dal vivo nel quartiere

    Sarzano in Festival: due giorni di musica dal vivo nel quartiere

    Piazza Sarzano, GenovaVenerdì 22 e sabato 23 marzo 2013 il Civ di Sarzano si anima con due giorni di festival di musica dal vivo, con un ricco programma di concerti, animazioni e laboratori.

    Un’iniziativa che vede coinvolte due importanti location del centro storico: piazza Sarzano e i Giardini Luzzati. Per capire l’importanza di questo evento abbiamo contattato Massimo Cudillo del Civ di Sarzano: «Sarzano in Festival è l’inizio di un percorso per la riqualificazione del quartiere: in questa occasione si esibiranno numerosi artisti, dai giovani (ad esempio le Barche a Torsio, grupppo folk genovese) ai più esperti (come il gruppo Folcloristico “Città di Genova” che si esibirà in costumi del 700/800 con tutto il loro repertorio) ai più tradizionali (ad esempio i Trallallero con “i Canterini della Valbisagno”), tutto esclusivamente in lingua Zeneize. In tutte queste manifestazioni possiamo contare sull’aiuto di Confesercenti, della Camera di Commercio e del Municipio Centro Est, che ci aiutano a interagire con il Comune di Genova e a sviluppare le esigenze che solo la gente del luogo vede e sa come poter valorizzare, abitandoci quotidianamente».

    Cosa si vedrà dunque in Sarzano in Festival? L’evento si svolgerà venerdì 22 e sabato 23 marzo in diversi spazi tra piazza Sarzano e i Giardini Luzzati. Si parte il venerdì sera ai Luzzati con il concerto e laboratorio di Ri-Percussioni Sociali (ore 22) e in Porta Soprana con il Duo Kabu (ore 23).

    Il sabato ai Luzzati nel pomeriggio, dalle 15 con animazioni per bambini e un laboratorio musicale per bambini con materiali di riciclo. A seguire Schegge di Culture, incontro a cura di Rete Genova Plurale (ore 19) e concerto di rumba tradizionale afrocubana (ore 22). In piazza Sarzano si parte dalle 18 con un festival di musica d’autore de Zena: in programma i concerti di Gruppo Folclorico Città di Genova, i Trallallero con i Canterini della Valbisagno, Andrea Incandela (vincitore del microfono d’oro del festival musica Genovese), il duo Barche a Torsio e dj-set finale.

    In entrambe le serate, nel Chiostro di Sant’Andrea, house music a cura dell’associazione culturale Motel1989.

    Come si integra questo evento con le attività che da tempo si realizzano nel quartiere, come la Festa di Carnevale dello scorso febbraio? «Il CIV è stato fondato nel 2010 per offrire, con l’aiuto di tutti i commercianti e degli abitanti, una nuova vità sociale al quartiere e per far riscoprire le proprie bellezze artistiche. Ciò è possibile anzitutto, in quest’epoca multietnica, facendo riscoprire alla gente le proprie origini, con feste tradizionali che servono per rafforzare quello che in questi anni si è un po’ perso, ovvero lo spirito che ci lega alle nostre radici. Gli eventi realizzati di recente sono stati accolti con grande entusiasmo dagli abitanti della zona, oltre che dalla gente accorsa dai quartieri vicini per unirsi ai festeggiamenti».

    Infine, quali sono i progetti per il futuro? «Quest’anno sarà allestito un mercatino fisso vicino al chiostro del Museo di Sant’Agostino, stiamo inoltre lavorando per poter avere in piazza, una volta alla settimana, anche un mercatino di merci varie che riempia di vita e colori questo quartiere, che è ormai diventato un grosso parcheggio grigio senza alberi. Il prossimo progetto di riqualificazione verrà presentato durante la Notte Bianca negli spazi dei Giardini Baltimora (meglio conosciuti ai più come Giardini di Plastica) e avrà nome LiveLife: stiamo organizzando una pulizia e un abbellimento attraverso delle forme d’arte contemporanea o Street Art, già attive in grandi città europee come Berlino, Londra e Parigi, e che riconsegnerebbero alla città un’area verde in pieno centro per metterla a disposizione della comunità (per esempio come giardino per portare fuori i nostri animali domestici o dove creare delle zone per i più piccini con gonfiabili o altro)».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prà, Fascia di Rispetto: futuro incerto, i cittadini si mobilitano

    Prà, Fascia di Rispetto: futuro incerto, i cittadini si mobilitano

    pra-fascia-rispetto«Oltre 150 persone si sono ritrovate venerdì sera a Prà per discutere della Fascia di Rispetto. In tempi di disaffezione dalla politica questo è un segnale in controtendenza che andava colto dalle istituzioni. Mentre, invece, non si è presentato nessuno». Così Nicola Montese, rappresentante del Comitato per Prà, racconta la sensazione di profondo abbandono che accomuna gran parte dei cittadini del quartiere. Nonostante il generale scoramento, però, la voglia di partecipazione è sempre alta. «L’assemblea presso la Sala Polivalente di San Rocco è stata l’occasione per confrontarsi con le realtà attive sul territorio, associazioni, comitati, singoli abitanti, allo scopo di studiare le prossime iniziative per far sentire la nostra voce».

    Al centro dell’incontro la gestione del progetto di riqualificazione della Fascia di Rispetto, il famoso “Progetto Integrato Prà Marina” (inserito nel P.O.R. Liguria 2007/2009) che ha seriamente rischiato di perdere il finanziamento di circa 15 milioni di euro, a causa di grossolani errori tecnici scoperti in extremis.
    «Non abbiamo più avuto notizie dai “non” rappresentanti istituzionali che ci governano – continua Montese – È da dicembre 2012 che attendiamo una comunicazione ufficiale».
    Per quanto riguarda il restyling dell’asse viario, sembra che l’amministrazione comunale intenda proseguire con la soluzione progettuale – rivista e corretta in fretta e furia, senza accogliere le istanze della popolazione – che prevede una nuova via Aurelia a 4 corsie (2+2). Il consiglio del Municipio Ponente, al termine dell’animata seduta pubblica del 12 dicembre scorso, ha approvato tale progetto.

    «I cittadini, invece, prediligono la vivibilità del quartiere, piuttosto che la viabilità – sottolinea Montese – il Comitato dei Genitori dell’Istituto Comprensivo di Prà, in una manciata di giorni, ha raccolto ben 1840 firme per supportare la proposta degli abitanti».
    In sintesi il progetto dei cittadini praesi contempla una viabilità simile a quella odierna (2 corsie) ma trasferita sull’ex sedime ferroviario – quindi allontanata dal centro abitato con la conseguente e positiva diminuzione del traffico veicolare vicino alle case – mentre al posto dell’attuale via Aurelia è prevista una “zona a 30 Km/h” per dare priorità al traffico ciclabile, nella quale le automobili possano circolare, ma con forti limitazioni di velocità.
    «Grazie all’aiuto dell’Arch. Daniele Siviero, i comitati hanno studiato una soluzione di maggior dettaglio, più aderente allo spirito con il quale furono richiesti i finanziamenti europei – spiega il Comitato per Prà – inoltre, nel progetto c’è anche l’ipotesi di un’area polisportiva che, unitamente a campo di calcio e piscina, possa completare l’offerta dedicata all’utenza».

    La Fascia di Rispetto, nel frattempo, si sta trasformando in un vero e proprio allarme sociale. Oggi, nell’area in cui fino a qualche mese fa si trovavano i famosi 800 mq di terra contenente amianto, fortunatamente rimossi, c’è un accampamento di persone senza dimora che vivono in condizioni disumane.
    «Ormai c’è uno scollamento totale tra il territorio e le istituzioni – conclude Nicola Montese del Comitato per Prà – Quest’ultime hanno completamente perso il controllo della situazione. Mi chiedo a cosa servano i Municipi se al loro interno siedono partiti che non hanno più contatti con gli abitanti dei quartieri. Sarebbe più utile poter contare sul contributo di cittadini attivi, comitati e associazioni, forse così i problemi potrebbero essere affrontati con maggiore cognizione di causa».

     

    Matteo Quadrone

  • Teatro dell’Ortica, Molassana: ipotesi trasferimento all’Istituto Doria

    Teatro dell’Ortica, Molassana: ipotesi trasferimento all’Istituto Doria

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaPrima era stata l’ingiunzione di sfratto, inaspettata, a breve distanza dal rinnovo del contratto triennale a canone agevolato. Poi la proposta di una sede alternativa, ma inadeguata, e il paventato scorporo del centro: queste le vicende che hanno interessato nei giorni scorsi il Teatro dell’Ortica, e con esso, tutte le altre associazioni radunate all’interno del Centro Polivalente “Auditorium” di Via Allende 48, a Molassana.

    Dopo l’ultimo incontro si aprono nuovi scenari: tra le diverse proposte di enti privati che si sono dichiarati disponibili ad affittare i propri locali al Centro “Auditorium”, la più accreditata è quella dell’ASP Brignole, che ha messo a disposizione gli spazi dell’Istituto Doria, di Via Struppa 50. Qui, verrebbero accolte tutte le associazioni di Via Allende 48, evitando l’ipotesi di separazione, che già si andava profilando.

    majorana
    Fondato nel 1996, il Centro Polivalente “Auditorium” svolge un ruolo fondamentale per Molassana. C.I.E.P. è il soggetto principale all’interno del Centro, coordina e supervisiona le attività di tutte le altre associazioni affrontando problematiche legate al disagio psichico-relazionale e alle dipendenze.
    Proseguendo il lavoro di C.I.E.P., il Teatro dell’Ortica porta avanti il progetto di “teatro sociale”, mettendo l’espressione artistica al servizio del disagio psichico e dell’emarginazione.
    Lo Spazio Famiglia Val Bisagno, invece, offre accoglienza alle famiglie e a mamme con bambini portatori di handicap, crea percorsi di mutualità nella cura e l’educazione dei figli, mette a disposizione consulenti per la risoluzione di problemi giudiziari e segue il percorso di affidamento genitoriale.
    Sempre gestito da Nuovo C.I.E.P e in collaborazione con il Consorzio Sociale Agorà, in via Allende opera anche l’Asilo Nido “Gnomi e Folletti”, asilo part-time per bambini dai 16 ai 36 mesi. Nato nel ’99 come area-gioco nell’ambito di Spazio Famiglie Val Bisagno, ha poi assunto vita autonoma ed è oggi gestito dal Comune.

    Con l’aiuto del consigliere comunale Gianpaolo Malatesta facciamo luce sugli ultimi sviluppi della vicenda: «Dall’ASP Brignole è stata avanzata proposta di mettere a disposizione i locali dell’Istituto Doria, in Via Struppa, a pochi km dalla sede attuale del Centro, e attualmente è in corso un dialogo tra i soggetti interessati. Dall’azienda è stata data la disponibilità a visionare i locali in questione e attualmente funzionari municipali e delegati di “Auditorium” stanno procedendo al vaglio degli spazi. Se saranno giudicati idonei, si dovrà attendere il successivo e definitivo via libera dalla Provincia, cui spetta l’ultima parola sulla ricollocazione».

    La struttura del Doria attualmente è adibita a ricovero temporaneo per riabilitazione e residenza permanente per anziani. All’ interno – in collaborazione con medici professionisti e coordinatori- operano associazioni di volontariato convenzionate (Associazione Volontari Ospedalieri e Sant’Egidio), che offrono supporto agli ospiti e collaborano alla gestione del centro, svolgendo attività di animazione per la stimolazione cognitiva, laboratori e attività ludiche volte alla socializzazione degli ospiti. In linea con le finalità perseguite dal Centro Polivalente “Auditorium”, l’attività dell’Istituto Doria coniuga problematiche psico-fisiche e di recupero sociale a espressione artistica, attività manuali e motorie, svolte in collaborazione con fisioterapisti e assistenti sociali.

     

    IL COMPLESSO SCOLASTICO SEDE DEL CENTRO POLIVALENTE “AUDITORIUM”

    Il Centro è inserito nel complesso scolastico sede della succursale del Liceo Scientifico “Da Vinci” e dell’Istituto Tecnico “Ettore Majorana”: all’epoca in cui è stato costruito (tra gli anni ’80-’90), il complesso si presentava come centro scolastico innovativo e all’avanguardia, dotato al suo interno di un’ampia palestra, un auditorium, vari laboratori, una biblioteca, sala tv, saletta prove, e all’esterno di campo da basket e stadio coperto. Il progetto iniziale prevedeva anche l’inserimento di una mensa, la cui realizzazione è stato ultimata solo di recente. Inoltre, solo qualche anno fa gli spazi prima funzionanti come ingresso e segreteria sono stati riconvertiti e adibiti a bar. Un progetto in grande stile e pionieristico, che voleva fare da apripista per altri affini. Dal ’96 gli spazi ancora liberi e usati –appunto- come auditorium, sono stati assegnati dall’amministrazione al Centro Polivalente.

    IL PERCHÉ DEL TRASFERIMENTO: EMERGENZA SPAZI PER L’ISTITUTO MARSANO

    A partire dal prossimo settembre tutte le associazioni dovranno abbandonare l’attuale sede per lasciare spazio alle classi dell’Istituto Tecnico Agrario “Marsano” che ha visto un recente aumento delle iscrizioni (per una quinta classe in uscita, sono state create 3 nuove prime) e gli spazi di Via De Vincenzi si sono mostrati inadeguati: inizialmente alcune classi sono state trasferite nei locali del Municipio IV Media Val Bisagno, poi nei locali di Via Allende 48, in cui attualmente (dallo scorso anno scolastico) sono già ospitate due classi del “Marsano”, in alcuni locali assegnati al “Majorana” ma momentaneamente inutilizzati. Per il prossimo anno scolastico, tuttavia, l’amministrazione ha previsto il definitivo trasferimento delle classi nel complesso di Via Allende: per prima cosa, verrà messo a disposizione del “Marsano” un intero piano, ora assegnato al “Da Vinci” ma non in uso. Ma un solo piano non sarà sufficiente a rispondere alle esigenze dell’Istituto Agrario: pertanto l’unica soluzione per l’amministrazione è quella di sgomberare i locali assegnati al Centro “Auditorium”.

     

    Elettra Antognetti

  • Genova per Mariangela Melato: programma di eventi al Teatro Stabile

    Genova per Mariangela Melato: programma di eventi al Teatro Stabile

    teatro-corte12-DiInizia oggi, lunedì 18 marzo 2013, una serie di appuntamenti nel foyer del Teatro della Corte per proiettare gli spettacoli prodotti dal Teatro Stabile con Mariangela Melato protagonista.

    Tutte le proiezioni sono a ingresso libero e introdotte da giornalisti, professori universitari e intellettuali che ben hanno conosciuto l’attrice nel corso dei vent’anni (1992-2012) della sua permanenza al Teatro Stabile di Genova.

    Inoltre, giovedì 21 marzo alle 17 sarà inaugurata – sempre nel foyer del Teatro della Corte – una mostra fotografica dedicata a Mariangela Melato, aperta fino al 10 maggio e nella quale saranno esposte le foto, le locandine e i manifesti dei quattordici spettacoli.

    Il programma delle proiezioni (tutte con inizio ore 16)

    Lunedì 18 marzo: L’affare Makropulos di Karel Capek

    Venerdì 22 marzo: Il dolore di Marguerite Duras

    Lunedì 25 marzo: Quel che sapeva Maisie di Henry James

    Martedì 26 marzo: La dame de chez Maxim di Jacques Feydeau

    Mercoledì 27 marzo: L’anima buona del Sezuan di Bertolt Brecht

    Venerdì 5 aprile: Fedra di Jean Racine

    Mercoledì 10 aprile: Nora alla prova da Henrik Ibsen

    Venerdì 12 aprile: Tre variazioni della vita di Jasmine Reza

    Lunedì 15 aprile: La centaura di Giovan Battista Andreini

    Mercoledì 17 aprile: Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht

    Venerdì 19 aprile: Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee

    [foto di Diego Arbore]

  • Ravioli di carciofi, ingredienti e metodo di preparazione

    Ravioli di carciofi, ingredienti e metodo di preparazione

    ravioli-carciofiI ravioli di carciofi sono una variante gustosa dei classici ravioli, ottimi da condire con una salsina di pomodoro, con il tocco genovese, con un soffritto di carciofi oppure più semplicemente con del burro fuso e del parmigiano.
    IngredientiPer la pasta: 600 grammi di farina, 2 uova, acquaPer il ripieno: 8 carciofi, maggiorana, 150 grammi di ricotta oppure di quagliata (prescinseua),  mezza cipolla tagliata, mezzo spicchio d’aglio, parmigiano reggiano grattugiato, 3 uova, 1 mestolino di brodo o di acqua tiepida, prezzemolo tritato fresco, 1 limone per sbianchire i carciofi, olio extravergine di oliva, sale.Preparazione

    Preparate prima la pasta: versate su una spianatoia la farina a cratere, unite le uova e salate. Mescolate tutto e iniziate a lavorare gli ingredienti fino a ottenere un impasto morbido e liscio, aiutandovi se necessario con qualche goccia d’acqua. Lasciate poi riposare la pasta.

    Nel frattempo preparate il ripieno: pulite bene i carciofi dalle foglie esterne più dure, rifilate con il coltello le punte delle foglie fino a farne restare la parte senza spine, togliete la corteccia ai gambi, tagliate finemente i cuori di carciofo e i gambi e metteteli a bagno in acqua e limone. Questo passaggio è necessario per evitare che i carciofi anneriscano.

    Mettete poi sul fuoco una padella e soffriggete un trito di aglio e cipolla nell’olio, unite i carciofi e fateli rosolare bene, bagnando di tanto in tanto con il brodo; aggiungete poi il prezzemolo tritato fate cuocere per una ventina di minuti.

    Una volta cotto, tritate il tutto con la mezzaluna e versate in una ciotola, unite il formaggio, la ricotta, le uova, la maggiorana pestata e il sale e amalgamate bene il tutto.

    Prendete la pasta, stendetela aiutandovi con un mattarello e dividetela in due parti uguali: nella prima sfoglia sottile ottenuta mettete dei mucchietti di ripieno grandi quanto un cucchiaino da caffè a distanza di 2 cm l’uno dall’altro; ricoprite con la seconda sfoglia, con le dita fate pressione e saldate le sfoglie tutto attorno al ripieno, poi con la rotella dentata o un apposito stampino, tagliate i ravioli.

    Lasciate asciugare sulla spianatoia per alcune ore, quindi cuocete i ravioli in acqua bollente salata e scolateli appena venuti a galla. Condite a piacere e servite

  • Biciclette pieghevoli: a Genova il primo raduno nazionale

    Biciclette pieghevoli: a Genova il primo raduno nazionale

    biciclette-posteggi-DIDomenica 17 marzo 2013 si svolge a Genova il primo raduno italiano di bici pieghevoli.

    Grazie alle sue ridotte dimensioni può essere trasportata su treni e, in molte città, anche sugli autobus: la bicicletta pieghevole è sempre di più la scelta di molte persone, come ci hanno raccontato i gestori del blog Anemmu in bici a Zena.

    Quale migliore città se non una dotata di impianti di risalita (funicolari e ascensori) per dimostrare le potenzialità di questo tipo di bici? Chiamata anche bici intermodale, la bici pieghevole si combina bene con gli altri mezzi di trasporto e consente di trasformare le salite in discese.

    Tutti possono partecipare al raduno a prescindere dal tipo di bici, ma l’accesso alla funicolare è riservato alle pieghevoli, pertanto, per tutti gli altri l’appuntamento è alla stazione a monte della funicolare alle ore 10.20. Nella pedalata si consiglia poi chi ha la bici tradizionale di lasciare andare avanti le pieghevoli “scortandole” chiudendo il gruppo.

    Programma della giornata

    Ore 8.45: appuntamento alla stazione funicolare della Zecca

    Ore 9.30: raduno e accoglienza ospiti non genovesi alla stazione di Genova Principe

    Ore 10: ultimo imbarco dei partecipanti sulla funicolare Zecca-Righi

    Ore 10.30: coffee break offerto da Bici Shop Genova

    Ore 11: escursione da quota mt 313 al livello del mare, 11 km di quasi sola discesa

    Ore 13: bici al pesto, rifornimento a base di cucina etnica

    Ore 14.30: Genova per Voi, pedalata non convenzionale nel centro storico

    Ore 16.30: cerimonia di chiusura.

    La partecipazione è libera e gratuita. Info info@adbgenova.it.

    [foto di Diego Arbore]

  • Liquore ai fiori di arancio, ecco come prepararlo

    Liquore ai fiori di arancio, ecco come prepararlo

    fiori-arancioDopo la ricetta del liquore al basilico e quella del liquore di rosa, ecco un’altra idea per terminare il pasto o accompagnare una merenda dolce.

    Questa preparazione è consigliata nel periodo primaverile perchè proprio verso marzo gli aranci sono in piena fioritura e i fiori sono particolaremente profumati e aromatizzati.

    Ingredienti

    150 grammi di fiori di arancio, un litro di alcool a 90 gradi, 400 grammi di zucchero, 1/2 litro d’acqua

    Preparazione

    Prendete 150  grammi di fiori di arancio e metteteli a macerare in un grande recipiente di vetro a chiusura ermetica coperti da un litro di alcol a 90 gradi.
    Chiudete bene tutto e lasciate riposare due settimane in luogo fresco, asciutto e buio. Trascorso questo tempo filtrate tutto attraverso una garza.

    Preparate poi uno sciroppo con 400 grammi di zucchero e mezzo litro d’acqua, mettendo sul fuoco e mescolando finché lo zucchero si sarà completamente sciolto.

    Fate raffreddare e poi unite all’alcol aromatizzato; lasciate riposare ancora qualche giorno, filtrate ancora una volta e imbottigliate.

  • Abiti antichi, arazzi e fiori di carta: una mostra a Sant’Agostino

    Abiti antichi, arazzi e fiori di carta: una mostra a Sant’Agostino

    Chiesa S.AgostinoDa sabato 16 marzo a domenica 14 aprile 2013 il Museo di Sant’Agostino in piazza Sarzano  ospita la mostra Atelier. L’effimero della materia, abiti e opere di Virginia Cafiero realizzati in carta fatta a mano e impastata con elementi vegetali.

    L’artista abita letteralmente le sale del Museo di Sant’Agostino: varcatane silenziosamente la soglia, vi dispone, in omaggio e nel rispetto delle presenze museali, gli abiti tridimensionali, gli arazzi e le opere bidimensionali cartacee ideate e realizzate per l’occasione espositiva.

    La ricerca artistica prende avvio da una riflessione sull’uso specifico di piante, erbe, fiori e da conoscenze scientifiche del regno vegetale.

    Curatrice della mostra è Viana Conti.

    La mostra è visitabile fino a domenica 14 aprile 2013 negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì ore 9-19, sabato e domenica ore 10-19. Lunedì chiuso.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Disuguaglianza e bassa mobilità sociale: la fine del sogno americano

    Disuguaglianza e bassa mobilità sociale: la fine del sogno americano

    La Bandiera AmericanaLa disoccupazione giovanile nel nostro paese ha ormai sfondato quota 33% e le prospettive sono tutt’altro che positive. Per molti l’unica alternativa è quella di emigrare all’estero in cerca di nuove opportunità. Il problema principale è che la vecchia Europa non se la sta certo passando bene, stretta com’è da questa insensata austerità, e bisogna quindi guardare altrove. E allora perché non pensare di trasferirsi nel paese che rappresenta nell’immaginario collettivo il luogo dove è possibile realizzare i propri sogni partendo da zero? Perché non trasferirsi negli Stati Uniti d’America?

    Prima di preparare le valigie e prenotare un volo di sola andata sarebbe meglio sapere che c’è chi ritiene che il cosiddetto “sogno americano” sia in realtà un incubo per la maggior parte dei cittadini statunitensi. Uno dei maggiori esponenti di questa scuola di pensiero è l’economista americano Joseph Stiglitz che, nel libro “Il prezzo della disuguaglianza”, ha sviscerato il problema più grave della società americana: la disparità di condizioni tra i “ricchi” e i “poveri”.

    A suffragio di questa tesi l’economista americano riporta alcuni dati che valgono più di mille parole: il reddito dell’1% più ricco degli americani rappresenta circa il 25% di tutta la ricchezza prodotta in un anno, mentre il loro patrimonio ammonta addirittura al 40% della ricchezza totale. Venticinque anni fa queste percentuali erano rispettivamente il 12% e il 33%. Il reddito mediano è minore di quello di quindici anni fa, mentre la ricchezza mediana è pari a quella degli anni ’90. Ci sentiamo spesso ripetere da molti economisti che “se la torta diventa più grande, la fetta che prendiamo è sempre più grossa” o che “l’alta marea solleva tutte le barche”; sembra invece che, nonostante la torta sia cresciuta, le fette per le persone comuni siano sempre più piccole e che l’alta marea abbia inghiottito e non sollevato chi si trovava sulle barche più piccole. In termini di uguaglianza di reddito gli Stati Uniti sono ormai sempre più simili alla Russia degli oligarchi.

    Alcuni potrebbero pensare che, dopotutto, c’è chi vince e c’è chi perde e che non è colpa di nessuno se non tutti hanno le stesse possibilità perché le disuguaglianze sono inevitabili e il cercare di appianarle limiterebbe l’efficienza dell’economia. Al contrario l’illustre premio nobel americano, nel suo ultimo libro, smonta queste argomentazioni dimostrando come una maggiore uguaglianza sia non solo moralmente più auspicabile ma porterebbe a un notevole miglioramento dell’economia reale.

    Stigliz afferma che, all’aumentare della diseguaglianza, diminuiscono le opportunità delle classi più disagiate per poter migliorare la propria condizione. Questo vuol dire sprecare alcune delle persone più brillanti che, per mancanza di risorse finanziarie, non possono accedere a un’istruzione di livello superiore e quindi non possono dare il proprio contributo alla società mettendo le proprie capacità al servizio della collettività. Perciò più uguaglianza significherebbe avere una società più efficiente.

    Inoltre la disuguaglianza rende l’economia più debole: l’1% più ricco della popolazione, che possiede la maggior parte della ricchezza, spende solo una piccola frazione delle proprie risorse. L’aver spostato questa ricchezza dai ceti meno abbienti a quelli più ricchi ha diminuito la domanda aggregata, cioè i consumi, e ha rafforzato la speculazione. Per compensare questa diminuzione si è dovuto creare una domanda fittizia alimentata dal credito facile erogato dalle banche attraverso mutui, carte revolving e altri strumenti finanziari. Questo ha portato l’80% della popolazione più povera a indebitarsi fino a spendere il 110% del proprio reddito portando allo scoppio della crisi dei mutui subprime. Per questo motivo più uguaglianza significherebbe avere un’economia più solida.

    Infine Stigliz descrive come spesso i più ricchi ottengano guadagni giganteschi senza dare alcun contributo alla società. Si pensi ad esempio ai banchieri o ai manager che, pur avendo dato origine alla crisi, hanno ottenuto bonus stratosferici. A chi pensa che tassando queste categorie si rischi di limitare la creazione di posti di lavoro Stiglitz risponde che, più che creatori di posti di lavoro, i grandi manager e banchieri ne siano stati piuttosto i distruttori. I soldi ottenuti in questo modo potrebbero essere investiti in ricerca, infrastrutture ed educazione che creerebbero nuove opportunità per i meno abbienti e quindi darebbero un forte contributo all’economia.

    Il sogno americano sembra ormai un pallido ricordo e le statistiche descrivono la mobiltà sociale statunitense come una delle più basse dei paesi industrializzati. Pertanto se volete davvero vivere il sogno americano, invece di partire per New York, vi conviene piuttosto prenotare un volo per la Scandinavia. La prossima volta vedremo perché…

     

    Giorgio Avanzino

  • Laghetto artificiale in giardino: colori e varietà delle piante acquatiche

    Laghetto artificiale in giardino: colori e varietà delle piante acquatiche

    Equiseto vasoQuesta settimana ci soffermeremo su alcune delle molteplici specie di piante, adatte ad essere impiegate nei laghetti artificiali o nei bacini naturali. In particolare e per ragioni di spazio, descriveremo le varietà più rilevanti da un punto di vista estetico, sia sotto il profilo delle fioriture che della produzione di foglie di dimensioni, forme o colori molto particolari.
    Il contesto, il gusto del progettista, le dimensioni del giardino e del laghetto suggeriranno le scelte cromatiche da adottare, gli abbinamenti più svariati e tali da creare un numero infinito di combinazioni possibili.
    Nymphaee: questo genere merita, per la grande diffusione in natura, una menzione a parte. Le ninfee sono piante acquatiche perenni e tra le specie più impiegate nei laghetti, naturali e non, negli stagni ma anche in contenitori Ninfea VRdi medio-grandi dimensioni. Le varietà più utilizzate devono essere collocate ad una profondità variabile dai dieci ai sessanta centimetri. Le radici dipartono infatti da un rizoma e sono fissate sul fondo fangoso.
    Le foglie sono ampie e di consistenza più o meno coriacea a lamina piana. Sono galleggianti ma a volte fuoriescono dal pelo d’acqua per qualche centimetro. La forma è più o meno rotonda con bordo continuo, appaiono lucide, generalmente verde scuro e cerose.
    Lo sviluppo di queste foglie è molto particolare. Esse crescono dritte, spuntando dal fondale e dirigendosi verso la superficie, con le due lamine arrotolate su loro stesse dall’esterno verso la nervatura centrale della foglia. Al momento opportuno e raggiunta la superficie, si srotolano dispiegandosi completamente sulla superficie dell’acqua.Iris acquatico
    L’infiorescenza è formata da grandi fiori colorati, generalmente solitari. La peculiarità della pianta consiste nel fatto che essi, normalmente, si aprono esclusivamente durante il giorno e solo se il cielo è sereno. Il colore dell’infiorescenza può variare dal bianco, al roseo, al rosso, al viola, fino al celeste ed al giallo. La fioritura si colloca principalmente nel periodo tardo primaverile ed in quello estivo. Esistono numerose varietà di ninfee, alcune sono spontanee e presenti anche in natura nel territorio italiano.
    La varietà Nymphaea Victoria amazonica, così denominata in onore della Regina Vittoria, merita una menzione a parte. Essa presenta foglie di grandissime dimensioni (fino a tre metri di diametro) e gambi di pesino setto o otto metri di lunghezza. Le foglie sono tanto robuste da reggere il peso di un bambino. TyphaLe infiorescenze sono di notevole ampiezza, bianche nel momento in cui sbocciano e successivamente rosa, sono però meno spettacolari di quelli di varietà di dimensioni minori.
    Iris acquatico: è una particolare varietà di iris, una rizomatosa molto diffusa nei giardini e di notevole impatto estetico. Le foglie sono lunghe, lanceolate e verdi chiaro. Le infiorescenze vengono prodotte nel periodo primaverile o tardo primaverile e svettano, sotto certi profili simili a quelli delle orchidee, al di sopra delle foglie. I loro colori sono sgargianti e vanno dal bianco puro, al giallo, al marrone, nonché al blu cobalto ed al rosa più o meno intenso. Le dimensioni della pianta sono molto variabili ed esistono anche varietà spontanee, presenti in natura e nei canali. La coltivazione non presenta alcuna difficoltà, anche la moltiplicazione, che avviene per semplice divisione del rizoma, è estremamente semplice. L’incidenza estetica, data dall’utilizzo degli iris, lungo i bordi dei laghetti è notevole.Equiseto La pianta permette infatti di ottenere fitti insiemi di foglie lanceolate, in cui spiccano infiorescenze colorate dall’aria esotica ma purtroppo di breve durata.
    Typha angustifolia: meglio nota con il nome di canna palustre. Questa pianta è presente spontanea in natura, viene coltivata nei laghetti per le sue belle e durature infiorescenze nonché per il suo fogliame lanceolato. La sua coltivazione è estremamente semplice e la pianta non richiede cure particolari, adattandosi agevolmente al contesto in cui viene inserita. Una volta naturalizzata, si propaga in modo spontaneo fino a formare cortine verdi, impenetrabili e di grande suggestione estetica, sia nel periodo autunnale che al variare delle correnti di vento che muovono i flessuosi e duttili gambi delle piante.
    Lythrum salicaraPontederia cordata ed Equiseto: la prima presenta foglie di un bel verde lucente ed infiorescenze a “pannocchia” di un blu intenso. La pianta si sviluppa fino a raggiungere i cinquanta/ottanta centimetri sul livello dell’acqua. Le infiorescenze vengono prodotte nel periodo estivo.
    L’Equiseto è molto particolare e presenta steli ornamentali, privi di foglie. Essi risultano molto decorativi durante tutto il corso dell’anno e specie in inverno quando spiccano, dall’acqua, nello spoglio e grigio paesaggio circostante.
    Lythrum salicara, Eriophorum angustifolium, Schizostylis coccinea “Major” e Zantedeschia aethiopica: queste piante producono tutte infiorescenze appariscenti che contribuiscono in modo notevole a caratterizzare uno stagno od un laghetto.
    La prima pianta produce, in estate, una profusione di spighe di colore rosa intenso, alte fino ad un metro, su sottili fusti eretti.Eriophorum angustifolium
    L’Eriophorum presenta delle particolari spighe fiorifere, che ricordano un batuffolo di cotone, bianche, ombrelliformi ed evidenti. In contrasto con l’acqua su cui svettano gli steli, questa pianta non passa certo inosservata.
    La terza pianta è meglio nota, volgarmente, come particolare varietà di gladiolo. Fiorisce nel periodo autunnale con eleganti e ramificati insiemi di piccoli fiori di colore arancio-rossastri.
    In tarda primavera fiorisce la Calla, producendo vistose infiorescenze imbutiformi, in questo caso bianche, con un evidente spadice giallo intenso. La pianta appartiene alla categoria delle rizomatose, cresce fino ad un metro circa di altezza e produce numerose ed ampie foglie di un verde intenso, molli al tatto. Come si capisce agevolmente dalla descrizione fornita, sebbene un po’ rigida la Calla può caratterizzare notevolmente il giardino lacustre.
    Myriophyllum aquaticum, Nymphoides peltata e Hippuris vulgaris: queste piante hanno tutte una funzione prettamente ossigenante. Esse sono indispensabili per mantenere pura e cristallina l’acqua di laghi e stagni. Si sviluppano principalmente sotto il pelo della superficie dell’acqua e, assorbendo le sostanze nutritive ivi presenti, la mantengono limpida. Le tre varietà menzionate si adattano perfettamente a specchi d’acqua con una profondità non superiore ai sessanta centimetri.
    Schizostylis coccinea “Major”Il Myriophyllum presenta una colorazione verde brillante e foglie molto frastagliate. La propagazione è estremamente semplice, essendo sufficiente prelevare delle talee e farle radicare nella sabbia.
    Il giglio acquatico frangiato produce invece, in estate, delle vistose infiorescenze giallo brillanti, su foglie galleggianti sulla superficie degli stagni.
    La terza pianta è autopropagante, sopra la superficie dell’acqua gli steli sono verdi, sotto di colore brunastro.
    In conclusione, tutte e tre le varietà sopra descritte sono esteticamente interessanti e di facilissima coltivazione nei laghetti e negli stagni posti alla nostra latitudine.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Io Ricreo: impatto zero e riciclo creativo spiegati in un libro

    Io Ricreo: impatto zero e riciclo creativo spiegati in un libro

    RifiutiNe avevamo parlato su Era Superba già lo scorso anno, descrivendo brevemente l’attività di Io Ricreo: nel 2007 due studenti universitari di Genova hanno fondato un’associazione con lo scopo di valorizzare il riciclo creativo.

    Attraverso il proprio sito web ed eventi sul territorio (per esempio Ri-party, festa a impatto zero) Io Ricreo si pone l’obiettivo di realizzare laboratori di riciclo e riuso per adulti e bambini, nelle scuole, durante eventi e fiere. Come spiega uno dei fondatori, Francesco Di Biaso, «l‘attività di IoRicreo è in costante aumento, abbiamo sempre molte richieste e contatti con gruppi interessati a tematiche come sostenibilità, riciclo e riuso. Il direttivo dell’associazione è formato da cinque persone, che operano con il contributo dei soci. Spesso è difficile perché ci si sente da soli, abbandonati da uno stato che non aiuta i giovani, ma i risultati sono soddisfacenti e ci fanno andare avanti sempre a testa alta. Siamo sempre alla ricerca di persone nuove, che abbiano voglia di mettersi in gioco per il proprio futuro e che siano stufe di questa continua precarietà: il futuro lo si ri-crea assieme giorno dopo giorno. Siamo anche alla ricerca di uno spazio fisico concreto per aprirci ancora di più alla cittadinanza, avere un luogo dove incontrarci oltre al nostro sito web».

    Oggi l’attività di Io Ricreo si concretizza anche in un prodotto editoriale, un libro-manuale che uscirà il 21 marzo con la casa editrice Terre di Mezzo, scritto da Francesco Di Biaso con disegni di Maddalena Gerli, illustratrice che ha già ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. «Il libro è improntato sul fare: vuole stimolare la creatività e cercare di dimostrare che vi è una manualità dormiente in ognuno di noi, che senza dover comprare cose costose, ma recuperando il superfluo, ci permette di creare oggetti belli, utili e di design. Mi piacerebbe molto riuscire a illuminare le persone, dimostrando loro che spesso hanno già ciò di cui hanno bisogno. Questo nuovo pensiero, chiamato riciclo creativo, oltre a diminuire l’impatto ambientare di una persona, e quindi a giovare concretamente all’ambiente, può essere d’aiuto anche al portafoglio, tematica da non trascurare in un momento di forte crisi come questo».

    La prima presentazione del manuale Io Ricreo avverrà domenica 17 marzo a Milano, durante la fiera Fà la cosa giusta, ma l’associazione mantiene un legame costante anzitutto con la nostra città: «A marzo si pianta il basilico, noi abbiamo piantato i semi per una cittadinanza più attiva e partecipata, aspettiamo di vederne nascere le foglioline. Finora abbiamo lavorato molto fuori Genova, ma ora stiamo puntando molto sulla nostra città, perché crediamo abbia moltissimo potenziale mal sfruttato e ci farebbe piacere vederla più a misura d’uomo: più viva e più ecologica. Qualcosa si sta muovendo grazie anche a gruppi come Arbusti, che hanno lo scopo di mappare le realtà indipendenti e gli eventi a essi associati».

    Quali sono gli altri progetti dell’associazione? «Stiamo portando avanti un ciclo di laboratorio all’interno delle scuole con la collaborazione del Centro Latte Rapallo, dove con dimostrazioni pratiche insegniamo agli studenti come vi sia un forte legame tra “riciclo creativo” e “sana e corretta alimentazione”. Organizziamo anche una serie di laboratori per adulti: dal cucito creativo, dove insegniamo alla persone a riusare vecchi vestiti trasformandoli in nuovi capi di moda, alla creazione di complementi d’arredo interamente da materiale di scarto».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sala Dogana Hands-On Transformation: concorso per installazioni

    Sala Dogana Hands-On Transformation: concorso per installazioni

    sala-dogana-ducale-DISono aperte le iscrizioni alla seconda edizione del concorso artistico internazionale Sala Dogana Hands-On Transformation, rivolto a progetti e installazioni site-specific per reinventare lo spazio di Sala Dogana a Palazzo Ducale.

    Possono partecipare, individualmente o in gruppo, artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, con un progetto inedito e mai rappresentato in precedenza.

    L’installazione deve sviluppare percorsi fisici capaci di stimolare la partecipazione e l’interazione tra spettatore e opera. L’opera potrà essere realizzata in piena libertà concettuale, tecnica e di materiali (purché non deperibili e non dannosi delle persone), avvalendosi anche di nuove tecnologie, suoni e/o luci.

    Gli artisti interessati dovranno inviare il materiale (curriculum, elaborato grafico e scheda tecnica del progetto, modulo di iscrizione) a mano o tramite raccomandata all’indirizzo Comune di Genova – Direzione Cultura e Turismo – Ufficio Cultura e Città / presso Archivio Generale – Piazza Dante 10, I° piano / 16123 Genova entro il 29 aprile 2013.

    Una commissione selezionerà l’opera vincitrice tenendo conto dei criteri di originalità, qualità artistica e fattibilità. Al vincitore sarà corrisposto un importo di € 1.875 per la realizzazione e l’allestimento dell’installazione.

    [foto di Diego Arbore]