Mese: Marzo 2013

  • La parmigiana e la rivoluzione: Don Pasta a La Claque

    La parmigiana e la rivoluzione: Don Pasta a La Claque

    La ClaqueMercoledì 6 marzo 2013 (ore 21.30) a La Claque il Dj salentino Don Pasta presenta il suo libro La parmigiana e la rivoluzione – Elogio della frittura e altre pratiche militanti edito da Stampa Alternativa.

    Tema del libro
    Cucinare è un atto politico. Lo è la parmigiana di mia nonna, fatta solo in agosto, periodo delle melanzane di stagione. Può esserlo l’evitare di comprare creme fosforescenti spacciate per pappe per bambini.
    Questo è l’incipit della Parmigiana e la Rivoluzione.

    Dj e performer dalla buona forchetta e dalla festa assai facile, ha deciso di scrivere il suo Manifesto per una cucina militante dopo aver scoperto che l’Ilva, oltre ad aver ucciso gente, aveva avvelenato di diossina le cozze di Taranto, le migliori al mondo, che la massaia di fiducia non poteva più vendere le sue ricotte bollite in casa tra pecore e bimbi che corrono e che nelle scuole, per il compleanno dei propri figli, non si potevano più portare dolci fatti in casa.

    «Se hai un problema… aggiungi olio» è la massima, eredità della nonna, che lo accompagna da sempre. Donpasta non cucina mai piatti fuori stagione. Contrario al “fast food” è capace di impiegare dieci ore per fare un sugo come si deve e ne approfitta per raccontare storie, mentre zucchine, peperoni, melanzane fondono nell’olio. Una sorta di road movie in cui sfilano uliveti, strade di notte e mercati rionali, in un’unione di nostalgia, speranza, riflessione, dove la cucina è cultura, profondamente ancorata nella nostra civilizzazione mediterranea.

    Il biglietto d’ingresso costa 8 €.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    lettura-libri-d1“Noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci”: così si definiscono Alessandro Mantovani ed Emanuele Pon, due amici legati dalla stessa sconfinata passione per la letteratura. Entrambi scrivono poesie, e i testi dell’uno si rivelano così complementari a quelli dell’altro che decidono di fondare la Società dei Masnadieri, gruppo letterario che oggi pubblica il suo primo volume, “Dalla Parte della Notte”, che verrà presentato il 23 marzo presso la Libreria Falso Demetrio.

     

    Cos’è la Società dei Masnadieri, da chi è composta, perché si è formata, cosa fa e come lo fa?

    EMANUELE: «La Società è una sorta di sodalizio letterario sorto da una profonda amicizia precedente, che unisce me e Alessandro, sulla base di una visione del mondo, della vita e delle cose molto affine, a volte persino sovrapponibile. Ci siamo “formati” nel modo più naturale possibile: dopo un periodo di scoperta della reciproca scrittura, ci siamo resi conto che l’immaginario dell’uno si rifletteva in quello dell’altro. Forti di un bagaglio culturale comune (entrambi proveniamo dal Liceo Classico), ma differenziato (Alessandro segue, parafrasando Machiavelli, la “lezione delle cose antiche”, mentre io sono il “modernista” della coppia), abbiamo capito abbastanza in fretta che potevamo senza problemi diventare poeticamente complementari; perciò, abbiamo semplicemente continuato a scrivere le nostre poesie, che sono rientrate subito, quasi “geneticamente”, nei canoni del “Manifesto” che abbiamo steso come prima opera comune. E’ importante capire che siamo stati sin dall’inizio così affiatati che ciò che scriviamo si è integrato alla perfezione: sono le nostre poesie ad aver dato origine al “Manifesto”, non il contrario».

    ALESSANDRO: «Quando mi viene fatta questa domanda, alla risposta “siamo solo io ed Emanuele” le persone sorridono sempre, come a dire “ma che società è una che comprende solo due persone?” A questo pensiero superficiale oppongo due riflessioni personali: la prima è che senza dubbio è il momento storico ciò che ha condizionato l’”essere solo in due”; probabilmente in tempi più cari e attenti alla letteratura la società avrebbe visto una floridità maggiore, ma di ciò non mi rammarico, in quanto – e qui arriviamo alla seconda riflessione – quello che conta non è la pura aritmetica, ma la valenza delle idee, che, come si può vedere, ha portato alla creazione di un Manifesto e alla pubblicazione di un libro. Pertanto, forti di questo, non ci possiamo assolutamente lamentare del numero esiguo, e d’altronde un masnadiere non ha mai paura dell’inferiorità numerica».

     

    Una parentesi sull’origine del nome che avete scelto. Facendo un passo indietro, la masnada era nel medioevo una congerie di predoni, mercenari, figli cadetti e fuoriusciti con sete di vendetta, spesso guidati da un condottiero, al soldo del migliore offerente e fedeli a nessuno. Ma la figura del masnadiere è famosa in letteratura per l’opera omonima di Schiller, che racconta appassionatamente tormenti interiori, drammi familiari, sentimenti d’odio, amore e vendetta. Perché dunque un nome simile e qual è il vostro condottiero, se c’è?

    EMANUELE: «Il nostro nome è in tutto e per tutto schilleriano: di quei Masnadieri, guidati da Karl Moor, condividiamo l’afflato romantico, lo slancio vitale che tenta sempre di trovare il punto d’equilibrio tra l’istinto delle emozioni e la profondità dei sentimenti».

    ALESSANDRO: «Ma ricordiamoci che Schiller stesso si rifà a quella congrega di fuoriusciti chiamata Masnada, esistita non solo come creazione letteraria. Trasposti su un piano di rapporto tra idee e realtà noi senz’altro siamo quei predoni e fuorilegge: in questa modernità di cartapesta dove la realtà spesso è la superficie di uno schermo e la fredda verità della ragione, noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci, siamo figli cadetti di una nobiltà di pensiero letterariamente etico decaduta, fuoriusciti perché scarti di un bene dimenticato ai margini dell’importanza – ma voglio sottolineare che non siamo certo degli eremiti letterari che si sentono soltanto estranei al loro tempo. La sete di vendetta c’è, e anche tanta, ma, lungi dall’essere distruttiva, essa va intesa come reazione a questa condizione appena esternata. Se ci è impossibile esprimerci con pienezza e autenticità all’interno della società allora è quello il momento in cui ci assumiamo ogni responsabilità di, appunto, fuoriuscire da essa e di diventarne legittimamente predoni, al soldo di nessuno, fedeli solamente a noi stessi e al nostro sodalizio: la società è società in quanto comunione di idee e cooperazione sullo stesso piano. E’ proprio per questo che utilizziamo pseudonimi nello scrivere – altra cosa che fa sorridere le persone – affinché l’ego del singolo nutra questo organismo ma venga assorbito in esso eliminando le proprie spinte eversive».

     

    E’ suggestivamente coinvolgente e piacevolmente anacronistico il mondo che evocate col vostro nome, quasi a immergere chi lo legge in una realtà parallela e fantastica. E’ qualcosa di cercato e voluto?

    EMANUELE: «Ciò che noi cerchiamo è di riportare agli occhi di tutti l’umanità del mondo, come sua caratteristica principale: ci proponiamo di ritrovare una realtà in cui siano nuovamente presenti la purezza e l’onestà dei sentimenti, l’autenticità, trovata anche nelle nostre parti peggiori, nella nostra violenza, compresa e accettata. Vogliamo ricordare che ogni uomo può essere un titano, e che la forza per diventarlo risiede dentro di lui, non nella realtà esteriore, ma in quei valori, in quelle passioni nel nome delle quali noi stessi tentiamo di vivere. Valori e passioni che sono eterni, non hanno stagioni, sempre risiedono nel cuore degli uomini, e dunque non possono essere definiti anacronistici. Questa idea di mondo può evocare l’immagine di una realtà parallela, sganciata dalla verità dell’esistenza, proprio per il fatto oggi i termini che abbiamo esposto si stanno perdendo. Crediamo di sapere abbastanza bene chi siamo e dove siamo; ma sappiamo anche dove siamo arrivati, precipitando verso il basso, in tutti i sensi. Dovremmo, meriteremmo tutti di risalire, e noi, dall’interno della nostra realtà, tentiamo di cambiarla».

     

    Il vostro è un gruppo chiuso o aperto? E’ possibile partecipare alle vostre attività? Se sì come vi si può contattare?

    ALESSANDRO : «La Società nasce con il suo manifesto – per il quale rimando all’appendice del libro – e quindi con delle linee precise a cui vogliamo attenerci. Il progetto originario prevedeva un periodo di duetto chiuso tra me ed Emanuele, momento di rodaggio e di prova dalla lunghezza variabile a cui avrebbe fatto seguito un’apertura maggiore sempre secondo le linee del manifesto. Come sappiamo però la vita ci porta sempre dove vuole lei e precisamente ha portato la prevista espansione su un altro versante che è quello dei Fischi di Carta. Ciò non significa che la Società cessi di esistere, tutt’altro, siamo rimasti nel nostro duetto ma essa afferma la propria posizione identificandosi come ”autore” a tutti gli effetti: quel terzo organismo che sta a metà tra me ed Emanuele, legato ed indipendente nei nostri confronti in egual misura».

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    Il vostro primo progetto, un libro appena pubblicato, si intitola “Dalla parte della Notte”.

    ALESSANDRO: «”Dalla Parte della Notte” è nato a Madrid, precisamente al Parque del Retiro ma con la città non ha nulla a che vedere se non qualche segreto che non svelerò. Il libro è, anticipando qualcosa di quanto diremo il 23 Marzo alla presentazione dello stesso – ore 18.30 presso la Libreria Falso Demetrio, nei vicoli – l’esposizione del nostro personale viaggio nella Notte, notte con la N maiuscola proprio perché essa non è solamente una parte del giorno ma è qualcosa – molto – di più. La Notte è un concetto, uno stato della mente, è un modo di essere e di percepire le cose, è un luogo dove stazionare in cerca di risposte. Ma è anche il luogo delle contraddizioni e delle paure, di ciò che si perde, di ciò che si crede di vedere ma è illusorio, sede dell’irrazionale dove un uomo ha difficoltà a sopravvivere, soprattutto a se stesso. ”Dalla Parte della Notte” perché la notte è il rifugio di chi vive una condizione liminare, dove risiedono i Masnadieri fuorilegge, in cui i predoni dell’esistenza cercano il suo significato così frammentato tra i riflessi metallici delle cose di giorno, essa è un luogo, potremmo dire usando un termine forte, di tensione esistenziale, la quale tensione però, proprio grazie alla nostra giornaliera razzia di frantumi di essenze interrotte cerchiamo di sanare. La silloge è divisa in tre parti che rispondono al processo costitutivo dell’esistenza del masnadiere nella notte ed esemplificano il percorso in cui noi stessi ci siamo ritrovati e ci ritroviamo tutt’ora».

    Claudia Baghino

  • Genova e la Liguria in mostra alla Fiera del Turismo di Berlino

    Genova e la Liguria in mostra alla Fiera del Turismo di Berlino

    camogli-porticciolo-barche-d2E’ facile trovare delle offerte di volo per Genova

    La Regione Liguria punta sforte sul mercato del turismo tedesco: la regione in bilico tra terra e mare aumenta infatti la sua presenza all’importante fiera del turismo I.T.B. (Internationale Tourismus Börse), che apre i battendi domani 6 marzo presso la Messe Berlin per prosegure fino a domenica 10 marzo.

    Non va dimenticato che il turismo tedesco resta largamente in testa fra le provenienze straniere della nostra Regione (20,50% delle presenze straniere complessive e 32,50% fra le provenienze europee).

    Un turismo interessato in particolare alla zona UNESCO di Genova, Strada Nuova, via Balbi, via Cairoli, ma anche alla Riviera di Levante, a quella di Ponente e all’entroterra.

    All’interno dello stand coordinato dall’Agenzia Regionale In Liguria i visitatori potranno ammirare alcune immagini rappresentative della regione, tra cui una gigantografia della Baia del silenzio di Sestri Levante, un percorso di mountain bike sulle alture di Sanremo, e moltissimi scatti fotografici in stile Polaroid che decorano i banchi degli operatori aderenti al Club “All Season”.

    Le aziende liguri presenti saranno in totale 12 oltre ai desk istituzionali della Liguria, del Comune di Genova e della Camera di Commercio di Imperia.

    Fra gli eventi della giornata inaugurale, le rappresentanti dell’Agenzia Regionale  durante un open day allo stand incontreranno 20 tour operator interessati a commercializzare il prodotto “Liguria”.

  • Accademia di belle arti Genova: open week di corsi e programmi

    Accademia di belle arti Genova: open week di corsi e programmi

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiDa lunedì 11 a venerdì 15 marzo 2013 (ore 9-17) si svolge l’Open week all’Accademia Ligustica di Belle Arti: incontri aperti per conoscere i corsi di studio e i laboratori.

    Sono tre le sedi in cui si potranno incontrare docenti e studenti: la sede di largo Pertini 4 per gli indirizzi di pittura, decorazione, scenografia e grafica d’arte; la succursale di via Bertani 5 per l’indirizzo di progettazione artistica per l’impresa; infine nel Museo di S. Agostino per l’indirizzo di scultura.

    Gli orari delle materie sono consultabili sul sito dell’Accademia: chi vuole partecipare deve inviare il giorno e l’ora della partecipazione all’indirizzo mail info@accademialigustica.it.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Turismo in Liguria: una Wikipedia per raccontare borghi e paesaggi

    Turismo in Liguria: una Wikipedia per raccontare borghi e paesaggi

    GenovaIL PRECEDENTE

    Febbraio 2012: l’Agenzia Regionale di promozione turistica In Liguria lancia un portale web denominato Il turismo che vorrei, con lo scopo di valorizzare questo importante ambito della nostra economia attraverso la collaborazione con operatori del settore, cittadini e turisti. Il sito è presentato ufficialmente alla Borsa Internazionale del Turismo, che si tiene ogni anno a Milano.

    Chiunque può accedere al sito ed esprimere opinioni e idee, che verranno raccolte ed elaborate come base per il piano turistico triennale della Liguria, che per la prima volta verrà redatto non tanto sulla base di “riunioni fra pochi addetti”, ma tenendo conto delle proposte reali che verranno presentate sul sito.

    Il sito è realizzato con il supporto dello Studio Giaccardi & Associati di Ravenna, che ha coordinato il progetto Liguria Turismo Bottom-up (dove l’espressione bottom-up significa alla lettera “dal basso verso l’alto”): in primo luogo è stata fatta un’analisi dei dati relativi al turismo in Liguria negli ultimi anni e a come le persone utilizzano Internet per avere informazioni sulle località turistiche, effettuare prenotazioni e così via.

    Si è in particolare analizzato quali sono le parole più cercate su Google dai turisti (al primo posto hotel, mentre mare è al 17° posto), confrontando queste parole con località turistiche della Liguria e delle regioni confinanti. Per esempio, se la parola più ricercata è hotel – seguita dalle varianti b&b, agriturismo, etc – un portale turistico deve dare ampia rilevanza anzitutto a questo aspetto e nel lungo periodo cercare suggerimenti su come migliorare l’offerta del settore hotelerie.

    Giugno 2012: il sito Il turismo che vorrei ha prodotto 115 articoli e 185 commenti, conta 257 iscritti fra istituzioni, operatori di settore e cittadini, ed è stato visitato complessivamente da 4.860 persone (per un totale di 34.370 pagine visualizzate). La durata media di una visita sul sito è 4′ 10”, segno che chi ha consultato Il turismo che vorrei ha dedicato molto tempo a leggere i diversi articoli ed esprimere la propria opinione.

    10 ottobre 2012: si svolge a Genova la Conferenza Regionale del Turismo, durante la quale viene redatto il Manifesto dei valori e delle finalità del turismo. Dodici punti per invitare le istituzioni centrali a valorizzare il turismo come parte integrante dell’economia nazionale ed europea (il Pil turistico europeo è il 10% del totale e genera il 12% dell’occupazione), come creazione di opportunità di lavoro, valorizzazione del patrimonio culturale e artistico. Nel corso della giornata viene dato ampio spazio all’analisi dei dati relativi al turismo in Liguria e alla presentazione del progetti online che riguardano la promozione turistica. In particolare, si cerca di rispondere alla domanda “Che cosa pensano, cercano e desiderano trovare i turisti che frequentano il web?“.

    27 novembre 2012: il Consiglio Regionale approva all’unanimità il Piano turistico 2013-2015, realizzato sulla base dei dati raccolti sul portale tra gennaio e giugno 2012.

    IL PRESENTE

    4 marzo 2013: la Regione presenta a Milano il piano turistico triennale, che ha come punto di partenza il proseguimento delle azioni di promozione del brand Liguria grazie a un budget di 5 milioni di euro.

    L’evoluzione de Il turismo che vorrei è una vera e propria Wikipedia del turismo: una piattaforma che prende a modello le caratteristiche del wiki, ovvero un documento web i cui contenuti sono scritti, sviluppati e modificabili da tutti coloro che vi hanno accesso. «”Il turismo che vorrei” si è rivelato un efficace canale di ascolto per dialogare con associazioni di categoria, operatori del turismo e cittadini, che hanno l’opportunità di dialogare fra loro e con la Regione, poiché l’Assessore Berlangieri e gli addetti del Dipartimento Turismo della Regione partecipano in prima persona al sito», spiega Francesca Montaldo di In Liguria.

    Potenziare il wifi gratuito per cittadini e visitatori, creare offerta turistica vincolata non solo alla stagione balneare (quello che in gergo tecnico si definisce turismo all-season), sostenere le aziende che lavorano nel settore e ridare valore al patrimonio culturale e paesaggistico della Liguria. Questi sono gli obiettivi principali del progetto, che vede impegnato in prima linea l’Assessore Angelo Berlangieri in collaborazione con l’Agenzia In Liguria e lo studio Giaccardi & Associati.

    «Per la prima volta un documento programmatico (il piano turistico triennale 2013/2015, ndr) è stato approvato all’unanimità dal Consiglio di una Regione – spiega Giuseppe Giaccardi – Si tratta di un segnale molto importante, perché questo progetto ha ricreato la frattura che si era generata nel tempo fra istituzioni e operatori del turismo: ognuno aveva la possibilità di scrivere liberamente sul sito le proprie idee e opinioni, da questo coinvolgimento sono emerse informazioni genuine che hanno permesso alla Regione di proporre un piano realmente aderente alle necessità delle persone».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Uffici postali, provincia di Genova: il piano prevede tagli e chiusure

    Uffici postali, provincia di Genova: il piano prevede tagli e chiusure

    posteLa prevista chiusura dell’ufficio postale di Fabbriche (località nell’immediato entroterra di Voltri) scatena la reazione dei cittadini che rispondono con una raccolta firme per tentare di scongiurare la perdita di un importante presidio sul territorio.
    Gli abitanti di Fabbriche e della Val Cerusa manifestano il loro totale dissenso nei confronti di quella che definiscono «Un’operazione antisociale da parte di Poste Italiane S.p.A. la quale, ancorché formalmente privata, continua a gestire un servizio essenziale in cui la “mission” di pubblico interesse non può, e non deve, essere trascurata».
    Il Municipio Ponente si schiera al loro fianco: il presidente Mauro Avvenente ha preso carta e penna per scrivere a Claudio Burlando, Presidente della Regione Liguria e Marco Doria, presidente di Anci Liguria. «La zona dell’alta Val Cerusa è abitata da circa un migliaio di persone – spiega Avvenente – La popolazione residente è prevalentemente composta da cittadini anziani che poca dimestichezza hanno con le pratiche informatizzate e con gli accessi agli sportelli virtuali proposti via Internet, la maggior parte di essi usano gli sportelli postali per le attività routinarie legate a quella parte di attività postali più afferenti a quelli che possono essere definiti servizi di pubblica utilità. Le località della valle distano mediamente 6-7 km da Voltri dove è allocato lo sportello postale più vicino che, per ragione di spazi contenuti e affluenza di clientela, offre affollamenti costanti e continui».
    «L’impostazione meramente aziendalistica di Poste Italiane presuppone un ragionamento che afferisce la sfera prettamente economica in quanto azienda divenuta ormai da tempo S.p.A.», sottolinea il Presidente del Municipio Ponente.
    «Moltissimi Comuni hanno preso posizioni molto decise e forti a difesa degli interessi dei propri cittadini – conclude Avvenente – arrivando addirittura ad ipotizzare la possibilità di ricorrere per “interruzione di pubblico servizio”; i Comuni di Campomorone, Tovo S. Giacomo, Bonassola, i Sindaci di alcuni piccoli Comuni delle Province di Siena, Reggio Calabria, Lucca ed altre località sparse lungo tutto lo stivale si sono mobilitati a tutela degli sportelli siti nelle zone decentrate».

    PROVINCIA DI GENOVA: GLI EFFETTI DEL PIANO DI RIORGANIZZAZIONE 2012

    posteitalianeL’ufficio di Fabbriche è inserito nell’elenco nazionale degli uffici “anti-economici” che Poste Italiane S.p.A. è tenuta a presentare ogni anno all’autorità di riferimento, ovvero l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Per la Liguria il piano di interventi 2012 prevedeva 43 chiusure ed altrettante razionalizzazioni da attuare entro il 31 dicembre 2012.
    «Dopo una serrata trattativa siamo riusciti a ragionare su un taglio territoriale pari al 50% di quello inizialmente previsto – racconta Claudio Donatini, segretario regionale della Cisl-Slp – In Liguria ci siamo seduti al tavolo e abbiamo determinato la chiusura di 24 uffici anziché 43. Attualmente 23 sono già stati chiusi». Lo sportello di Fabbriche, in pratica, è l’ultimo superstite della lista comprendente 8 uffici in Provincia di Genova, 8 a Savona, 6 a La Spezia, 2 ad Imperia.
    L’elenco completo delle chiusure in Provincia di Genova è il seguente: Meco, Moranego, Parazzuolo, San Rocco di Camogli, Amborzasco, Pian dei Ratti, Ponte di Savignone, Genova 42 Fabbriche (i cui tempi sono slittati ma è in fase di chiusura).
    Le razionalizzazioni, invece, riguardano: Isolona (apertura 3 giorni a settimana); Prato Sopra la Croce (apertura 2 giorni a settimana); Laccio (apertura 2 giorni a settimana); San Lorenzo della Costa (apertura 3 giorni a settimana); Montebruno (apertura 5 giorni a settimana); Pian di Fieno (apertura 2 giorni a settimana); Roccatagliata (apertura 2 giorni al mese); Isoverde (apertura 3 giorni a settimana); Crocefieschi (apertura 3 giorni a settimana).
    «Occorre precisare che, nel tempo, l’azienda ha già chiuso, parzialmente o totalmente, altri uffici postali», aggiunge Paolo Diaspro, responsabile genovese della Fialp-Cisal (Federazione Autonoma Italiana Lavoratori Postelegrafonici) che ci ha fornito il report completo.
    Spesso e volentieri la razionalizzazione – ovvero la riduzione dei giorni di apertura degli uffici – è il preludio della loro definitiva scomparsa. Lo sportello di Fabbriche non fa eccezione visto che, ormai da alcuni anni, è aperto solo tre giorni a settimana. E per Poste italiane – sottolinea il Presidente del Municipio Ponente – è gioco facile indicare lo scarso traffico di operazioni quale motivo valido a giustificarne la chiusura.
    «L’azienda, dopo aver ottenuto il via libera dall’Agcom, attiva due canali di confronto con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali», spiega Diaspro, Failp-Cisal. La discussione, però, si svolge in maniera separata. «Noi, invece, chiediamo di aprire dei tavoli a tre – afferma Umberto Cagnazzo, rappresentante genovese della Cgil-Slc – ma Poste Italiane rifiuta questa impostazione».
    Tutti i sindacati, all’unisono, ribadiscono il valore sociale degli uffici siti in località decentrate che, saranno pure anti-economici, ma rappresentano fondamentali presidi sul territorio. Attualmente, però, difenderli è ancor più arduo. «Mentre in precedenza si combatteva per il mantenimento di tali uffici a salvaguardia del livello occupazionale – sottolinea Donatini, Cisl-Slp – oggi non è più così visto che il personale degli sportelli periferici rientra nel budget degli uffici più grandi. Quindi, fortunatamente, non sono a rischio i posti di lavoro».

    POSTE PUNTA SUL COMPARTO FINANZIARIO E RIDUCE IL SERVIZIO POSTALE

    poste-italianePoste Italiane è una S.p.A. a capitale interamente statale (Ministero dell’Economia e delle Finanze) che ha sviluppato due divisioni al suo interno: una più redditizia, quella dei servizi finanziari e bancari; una caratterizzata dalla forte vocazione pubblica, vale a dire quella dei sevizi postali svolti dai portalettere e dagli uffici.
    «Ormai in Poste Italiane c’è una forte impronta di tipo commerciale – spiega Riccardo Somaglia, segretario regionale Uil Poste – L’azienda punta alla vendita di prodotti finanziari, assicurativi, bancari, telefonici, ecc.». Ovviamente è più facile svolgere tali mansioni negli uffici di Genova centro piuttosto che nelle piccole località. «Ad esempio, i cittadini del Ponente possono contare sull’ufficio di Voltri dove c’è una sala consulenza con operatori adeguatamente formati – aggiunge Donatini, Cisl-Slp – Negli uffici periferici, invece, questo comparto è ridotto al minimo: rappresenta il 2-3% della produzione. Inoltre, gli uffici piccoli non hanno le autorizzazioni necessarie di Banca d’Italia, Consob, ecc. per vendere i prodotti bancari, quindi non garantiscono un ritorno economico sufficiente a giustificare la loro sopravvivenza».
    «Poste Italiane concentra l’attenzione nel settore business – afferma Diaspro, Failp-Cisal – infatti, proprio in questi mesi, sta attivando un gruppo di promotori finanziari che lavoreranno all’esterno degli uffici per proporre prodotti bancari, assicurativi e finanziari».

    L’azienda punta sui servizi a più alto valore aggiunto e nel contempo mette in atto una personale operazione di “spending review”. «Il 28 febbraio abbiamo avuto incontro a Roma per discutere l’ennesima razionalizzazione che in altri termini significa taglio dei servizi postali – racconta Diaspro, Failp-Cisal – Si tratta di 5800 posizioni lavorative in tutta Italia (portalettere e logistica). Per Genova logistica significa il Centro di Meccanizzazione Postale di Cornigliano Aeroporto. Siamo riusciti a ridimensionare il taglio di 181 posizioni lavorative, riducendolo a 168 esuberi».
    Per quanto riguarda il servizio di recapito, a livello regionale, i posti in esubero sono 290. «Si parla di reimpieghi – continua Diaspro – ovvero una parte (47 posizioni lavorative) sarà riassorbita dal servizio pacchi e dai servizi innovativi. In Liguria l’eccedenza effettiva (considerando i 168 esuberi del Centro di Meccanizzazione Postale di Genova Cornigliano) sarà di 411 posti di lavoro: alcuni saranno risolti attraverso l’incentivo all’esodo previsto dalla riforma Fornero; per gli altri interverrà la mobilità professionale, ovvero il personale sarà spostato verso gli uffici postali che oggi sono in difficoltà».

    Il paradosso è che stiamo parlando di un’azienda che procede con tagli e riduzioni nonostante goda di ottima salute. Nel bilancio 2011 l’utile è stato di 846 milioni di euro «Gran parte del quale è andato all’azionista, ovvero lo Stato», ricorda il responsabile genovese della Failp-Cisal.
    In questo senso occorre non dimenticare le responsabilità dell’amministrazione statale, latitante quando si tratta di versare i contributi economici dovuti all’operatore postale – Poste Italiane S.p.A. – incaricato di svolgere il servizio universale di recapito sul territorio italiano in virtù di un contratto di programma. «Lo Stato, ormai da alcuni anni, ha smesso di effettuare il pagamento – sottolinea Cagnazzo, Cgil-Slc – Una voce di entrata che consentirebbe all’azienda di garantire i servizi in cui è in perdita, quali la presenza di uffici postali periferici ed il servizio di recapito nelle zone meno raggiungibili. Stiamo parlando di un cifra che supera il miliardo di euro».

    QUALE FUTURO PER UFFICI PERIFERICI E SERVIZIO POSTALE?

    Indubbiamente il volume del traffico postale continua a diminuire (-10% nel 2011 rispetto al 2010) dunque gli uffici devono, per forza di cose, “riciclarsi”. «Nelle Regioni in cui l’attività politica è più concreta hanno trovato la soluzione – spiega Somaglia, Uil Poste – trasformando gli sportelli in centri multi servizi che svolgono mansioni in collaborazione con la pubblica amministrazione: Comuni, Province, Asl».
    «L’unico modo per salvare gli uffici periferici è raggiungere degli accordi con gli enti locali che riducano i costi vivi per l’azienda – aggiunge Cagnazzo, Cgil-Slc – Ad esempio esentando Poste Italiane dal pagamento dell’affitto per i locali».
    «Una parziale risposta alla riduzione del servizio postale sul territorio potrebbe essere il postino telematico – sottolinea Donatini, Cisl-Slp – Il portalettere, dotato di adeguata strumentazione elettronica, non porterà solo corrispondenza ma si occuperà anche di transazioni di carattere finanziario».
    «Per il 2013 non sappiamo ancora se l’azienda ha intenzione di presentare nuovo piano chiusure – spiega Diaspro, Failp-Cisal – Noi suggeriamo di rifletterci attentamente. Se vogliamo razionalizzare nel contempo dobbiamo attivare dei servizi domiciliari. La sperimentazione del postino telematico si sta allargando lentamente e auspichiamo sia implementata in tutta Italia. Non vogliamo, invece, che l’azienda si ripieghi su se stessa, concentrandosi esclusivamente nel settore più redditizio. Bisogna investire anche nei servizi postali».
    Se l’azienda ha due comparti «Deve sfruttarli entrambi – sottolinea il segretario regionale Uil Poste – Invece c’è troppa divisione. Noi chiediamo maggiore unità aziendale. Mentre qualcuno spinge in direzione contraria con l’obiettivo di separare i servizi finanziari da quelli postali: una separazione che avrebbe un impatto devastante».
    «La situazione in effetti è schizofrenica – ammette il responsabile genovese Failp-Cisal – Va bene la razionalizzazione dei servizi postali, visto che cala il traffico di corrispondenza, però, bisogna pensare anche allo sviluppo. Prima di continuare a parlare di tagli occorre capire come intendiamo gestire il servizio».
    «Poste Italiane deve mantenere la sua unità – conclude Diaspro, Failp-Cisal – Ma lo scorporo dell’azienda rimane una spada di Damocle che continua a pendere sulla nostra testa».

     

    Matteo Quadrone

  • Quartiere Molo, vico Palla: i progetti per gli antichi magazzini

    Quartiere Molo, vico Palla: i progetti per gli antichi magazzini

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    Foto di PRD Progetti e Costruzioni srl

    Non solo Magazzini del Cotone e Magazzini dell’Abbondanza: nascosti fra i tetti del quartiere del Molo, a pochi passi dal Porto Antico, si trova una concentrazione di edifici storici (per lo più risalenti al 1400-1500, alcuni ristrutturati nel 1800) dall’alto valore architettonico. Magazzini per le merci del vecchio porto di Genova, poi adibiti ad altri usi, alcuni di questi immobili sono stati trasformati in residenze condominiali o in locali pubblici, mentre ad altri è toccata sorte peggiore: dimenticati, abbandonati al degrado.
    È il caso dei magazzini di vico Palla, in particolare del grande edificio collocato al civico 9 rosso che rivela, impietoso, le ferite ancora aperte della Seconda Guerra Mondiale.

    vico-palla-9-magazzinoVICO PALLA, 9r
    Questo antico magazzino si trova oggi in condizioni pessime: costruito in pietra – la struttura è tipicamente medievale con le pareti inclinate a restringersi verso l’alto ad assumere la classica conformazione a trapezio – intorno al 1810 l’immobile venne trasformato e adibito presumibilmente a ricovero delle truppe francesi. Danneggiato dai bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale, ha resistito al passare del tempo ma è inaccessibile da decenni, immerso nella sporcizia e nel degrado urbano. Gli stessi abitanti non si scandalizzano più ormai  per lo stato in cui versa l’antico edificio. Eppure, il 9 rosso di Vico Palla, è riconosciuto parte del patrimonio storico-artistico nazionale.

    Di proprietà statale, l’edificio rientra nel progetto Valore Paese promosso dall’Agenzia del Demanio, più precisamente nel sottobrand Valore Paese – Dimore, pensato per il recupero di immobili inseriti in ambiti di particolare pregio storico, artistico e paesaggistico, competitivi per i settori del turismo e della cultura rispetto al contesto territoriale di riferimento. Il progetto coinvolge immobili spesso non utilizzati o sottoutilizzati e ha l’obiettivo di incrementarne il valore economico attraverso progetti di riqualificazione ad uso collettivo.

    Con questo scopo, aderendo al Protocollo d’intesa tra comuni e Agenzia del Demanio per una collaborazione tecnico-operativa costante nella realizzazione di specifici progetti di valorizzazione del patrimonio immobiliare, il Comune di Genova ha avviato la richiesta per il trasferimento gratuito della proprietà del magazzino avvalendosi dell’articolo 5 comma 5 del decreto legislativo 28 maggio n. 85 sul federalismo demaniale. Si tratta di un articolo che non ha mai avuto piena attuazione, ma che è considerato applicabile nel suo quinto comma, sul trasferimento di beni demaniali di interesse storico-artistico agli enti locali, previa presentazione di un piano per la riqualifica del bene stesso.
    I soggetti che intendono avvalersi di questo articolo devono presentare un’istanza che, se accettata, dà avvio a una serie di “tavoli tecnici” per vagliare i piani di riqualificazione e le ipotesi di valorizzazione per l’immobile in questione che, una volta approvati, devono sottostare a vincoli precisi (per esempio, limite temporale di realizzazione del progetto). Solitamente gli immobili vengono trasferiti alle amministrazioni locali se queste ultime presentano un progetto considerato adatto e di alto valore per l’intera cittadinanza, anche con il coinvolgimento di soggetti privati, disposti a fornire sostegno economico. Ad oggi il Comune è in attesa di ottenere a tutti gli effetti il passaggio di proprietà, tuttavia rimane difficile, per il momento, immaginare un futuro per l’antico magazzino.

     

    render-vico-palla-4VICO PALLA, 4
    Un altro tipo di discorso quello che interessa, invece, il civico 4 di Vico Palla. Stessa datazione storica (sempre risalente al periodo tra fine ‘400 e inizio ‘500), stesse modalità di costruzione e impiego di materiali. Anche l’uso era lo stesso: stando alla documentazione storica, al 4 di Vico Palla si trovava un antichissimo magazzino, prima deposito di sale, poi di tè, poi in tempi più recenti adibito a officina meccanica, per poi restare in disuso per decenni.
    A differenza del 9rosso, questo antico deposito in passato è stato ristrutturato nella parte esterna: l’originaria costruzione in pietra è stata coperta e la facciata rifatta completamente, lasciando solo in alcune parti visibili resti della costruzione originale, con la pietra riportata “al vivo”. E poi, altra differenza importante rispetto al dirimpettaio, il civico 4 appartiene a privati (la società di costruzione P.R.D., Progetti e Costruzioni s.r.l.). In questo caso esiste già un progetto di recupero dello stabile che prevede la trasformazione in ristorante-sala espositiva.
    L’ipotesi è stata avanzata dagli ingegneri della P.R.D.: «Il locale all’interno –ci racconta l’ingegnere Alessandro Romelli dello Studio PRD- ha un’altezza di 12 metri, per questo nel nostro progetto abbiamo avanzato l’ipotesi di sfruttare al meglio le altezze, creando un’articolazione con soppalchi sfalsati, per non ostruire la visione in nessun punto e non perdere la prospettiva d’insieme. La nostra ipotesi prevede la creazione di un ristorante o sala espositiva: teniamo aperte entrambe le possibilità, in attesa di trovare acquirenti. Abbiamo già avuto l’ok della Soprintendenza ai Beni Architettonici e siamo in attesa di trovare soggetti interessati a finanziare il progetto». A breve partiranno i primi interventi di ripristino del varco d’accesso –una struttura di 2 metri di altezza per 6 di larghezza- su Vico Malatti.

     

    Elettra Antognetti

  • Inconscio femminile: mostra di fotografia alla Feltrinelli

    Inconscio femminile: mostra di fotografia alla Feltrinelli

    fotografia-concorso-DIDa lunedì 4 marzo a lunedì 1 aprile 2013 la libreria Feltrinelli di Genova (via Ceccardi) ospita una mostra fotografica dal titolo Inconscio femminile, a cura del Circolo Fotografico Arci Il Forte.

    Questi i fotografi in mostra: Antonella Guiducci, Antonietta Preziuso, Donato Aquaro, Enrico Maniscalco, Gian Luigi Suman, Laurence Chellali, Maria Grazia Franzosi, Matteo Facchineri, Maurizio Logiacco, Paola Betti, Sandra Argurio, Sebastiano Calabrò, Sibilla Fanciulli, Silvana Mazzi, Stefano Pedemonte.

    Ingresso libero negli orari di apertura della libreria.

    [foto di Diego Arbore]

  • Val Bisagno: Teatro dell’Ortica, la Provincia dà l’avviso di sfratto

    Val Bisagno: Teatro dell’Ortica, la Provincia dà l’avviso di sfratto

    Val Bisagno, SciorbaLa Cultura è sempre l’ultima ruota del carro: con questa frase inizia l’appello che da alcuni giorni circola sulla pagina Facebook del Teatro dell’Ortica, per far conoscere alla cittadinanza la difficile situazione dello spazio.

    Lo scorso 13 febbraio il Presidente Mirco Bonomi è stato convocato dal Municipio IV Media Val Bisagno, ed è stato informato che la Provincia intende dare un avviso di sfratto entro l’inizio del prossimo anno scolastico (ossia settembre 2013) per trasferire in quei locali l’Istituto Marsano. Questo nonostante un mese prima fosse stato firmato con la Provincia il rinnovo del contratto (concessione con affitto a canone agevolato) per altri tre anni, ovvero fino al 14 gennaio 2015.

    «Attualmente non abbiamo ricevuto alcuna richiesta ufficiale di sfratto – ci spiega Bonomi – Riteniamo che la situazione sia ingiusta per due ragioni: la questione della sede dell’Istituto Marsano è aperta da molto tempo, non capiamo come si sia potuti arrivare a questa decisione un mese dopo il rinnovo del nostro contratto; inoltre la Provincia non è più formalmente un ente pubblico, ma nonostante il vuoto politico rimangono operative le mansioni di funzionari e dirigenti. Accettiamo di andare via solo se viene trovata per noi una soluzione – anche perché il contratto ci lega alla Provincia per altri tre anni – e non delegare al Comune o ad altri enti il compito di individuare una nuova sede e finanziare i lavori di ristrutturazione che inevitabilmente saranno necessari».

    Il Municipio Media Val Bisagno ha offerto al Teatro un altro spazio dove svolgere le proprie attività. Un sopralluogo ha tuttavia mostrato che si tratta di locali inadeguati alle esigenze dell’associazione e dei servizi che offre, per tre ragioni: la complessiva metratura di 200 mq (mentre la metratura dei locali attuali è di oltre 250 mq); un’altezza di m 2,70 che rende difficile l’agibilità, visto che un teatro necessita di soffitti alti per installare gli impianti di luci e audio; infine una colonna in mezzo alla sala che impedirebbe ogni visuale al pubblico.

    «Abbiamo visto anche altri spazi, ma non sono di proprietà del Comune e questo porterebbe un allungamento dei tempi burocratici, non rendendo possibile riprendere le attività a partire da settembre 2013 – prosegue Bonomi – Un’ipotesi può essere lo scorporo delle due attività, Spazio Famiglia e Teatro/laboratori attraverso “locali-tampone” in attesa di trovare uno spazio definitivo: il primo potrebbe trovare spazio presso la Casetta degli Orsacchiotti di via Bobbio, mentre per il secondo si dovrebbe individuare un locale adeguato alle esigenze. Abbiamo per esempio un contatto con l’Area ex Boero, dove si progetta la creazione di uno spazio polivalente ma i lavori sono fermi da tempo (se ne parlerà mercoledì 6 marzo in un incontro pubblico Municipio Media Val Bisagno, ndr) e con Coop Liguria, per inserirci eventualmente nel progetto di centro commerciale presso le ex Officine Guglielmetti. In entrambi i casi i tempi sono più lunghi perché si dovrà attendere l’esito del piano di bacino».

    Attivo dal 1996 in alcuni locali di via Allende (Molassana) di proprietà della Provincia di Genova, l’Ortica è l’unica grande realtà professionale della Val Bisagno: nell’auditorium svolge da anni una stagione teatrale con spettacoli nel solo fine settimana – sabato sera e domenica pomeriggio – che ha all’attivo un calendario di 30 rappresentazioni per la stagione in corso (l’ultimo andato in scena è My name della Compagnia Banda Kurenai). Inoltre il teatro ospita diversi laboratori di teatro e recitazione, dai corsi per bambini e ragazzi fino al corso di formazione biennale per Operatore Pedagogico Teatrale in convenzione con l’Università degli Studi di Genova, che ha attualmente 70 iscritti. Infine, ultimo ma non meno importante, il teatro è sede del laboratorio Stranità, che vede coinvolte circa 50 persone fra attori, cittadini volontari, operatori e pazienti psichiatrici, i quali sperimentano attraverso il “fare teatrale” percorsi di inclusione sociale e di integrazione.

    Un altro spazio del teatro, gestito sempre da Nuovo CIEP in collaborazione con il Consorzio Sociale Agorà, ospita dal 1999 un asilo nido per bambini/e dai 16 ai 36 mesi e uno spazio per incontri protetti per bambini affidati dal Tribunale dei Minori: l’associazione è infatti promotore dello “Spazio famiglia Valbisagno”, progetto nato in convenzione con il Comune di Genova e finanziato grazie ai fondi della Legge 285/97 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza).

    «Come possiamo mobilitarci?» hanno domandato diverse persone su Facebook,  nel commentare e condividere il post in cui si segnala la difficoltà del teatro. «La prima mobilitazione possibile è far conoscere quello che sta avvenendo, perché le persone siano informate e perché atti come questo non si debbano più ripetere». Per il momento si dovrà aspettare venerdì 8 marzo, quando il Consiglio Comunale ospiterà una riunione congiunta delle Commissioni Cultura e servizi Educativi del Comune di Genova, che ha come ordine del giorno proprio la situazione del Teatro dell’Ortica e a cui lo staff e i referenti della Provincia prenderanno parte.

    Marta Traverso

  • Senza slot: un sito web per combattere il gioco d’azzardo

    Senza slot: un sito web per combattere il gioco d’azzardo

    new_slot_doublePiù di mille persone venerdì scorso (1 marzo 2013, ndr) si sono radunate a Pegli per la manifestazione contro l’apertura della sala da gioco sostenuta dalla Comunità di San Benedetto al Porto, nonostante il Comune 24 ore prima ne avesse vietato l’inaugurazione.

    Un incontro pubblico, sostenuto anche dal Comune di Genova attraverso una lettera aperta dell’Assessore Elena Fiorini, che si è posto l’obiettivo di esprimere la contrarietà non solo all’apertura di Casinò e sale da gioco, ma anche alla presenza di slot machine all’interno di locali ed esercizi commerciali. Un progetto che si sposa con la lotta alla ludopatia che da tempo è attiva in vari Municipi.

    In affiancamento a tutto questo, negli ultimi giorni i genovesi hanno aderito numerosi all’appello del sito web Senza slot: una piattaforma creata da due informatici di Pavia e messa online appena due settimane fa (precisamente il 21 febbraio 2013), dove chiunque può segnalare locali privi di slot machine e apparecchi per il gioco d’azzardo, in modo che le persone che vogliono pranzare fuori o prendere un caffè – e al tempo stesso sostenere le campagne anti-ludopatia – possano sostenere quei locali che vietano al loro interno la presenza di tali macchinari.

    Slogan del progetto è Il caffè è più buono se il bar è senza slot. La home page del sito è una mappa dove le persone possono cercare il bar più vicino senza slot: i suoi autori dichiarano che l’obiettivo del progetto è – come si legge nelle Faq – «essere un deterrente per i gestori dei bar e soprattutto un incoraggiamento per chi resiste».

    Sono già oltre 400 i bar censiti su tutto il territorio italiano, in particolare Lombardia e regioni del Nord: potete dare un’occhiata ai locali di Genova già presenti e fare la vostra segnalazione. Un passo avanti per contrastare la presenza di slot machine nei locali.

  • Ponte Sant’Agata, idea crowdfunding per la ristrutturazione?

    Ponte Sant’Agata, idea crowdfunding per la ristrutturazione?

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    Il Ponte di Sant’Agata è originario dell’epoca romana e ricostruito poi in età medievale. Attraversato dall’Antica via Aurelia Romana, la sua funzione era di collegare Borgo degli Incrociati con la chiesa di Sant’Agata. Contava inizialmente 28 arcate da 10 metri ciascuna, con interposte 27 pile da 3 metri per uno sviluppo totale di 360 metri. Delle arcate originarie, dopo le alterne vicende che hanno interessato la Val Bisagno nel corso dei secoli, oggi ne sono rimaste soltanto tre. Questa progressiva riduzione è dovuta ai cambiamenti geologici e alla trasformazione urbanistica di Genova: nel tempo, la portata del corso del Bisagno è stata ridotta con l’inserimento di terrapieni, ed è aumentato lo spazio destinato al costruito, cementificando e riducendo così la lunghezza complessiva del fiume a 80 metri, dai 360 originari. Di conseguenza, anche parte del ponte è stata demolita: da 28 le arcate sono diventate 6, con solo 5 pile delle 27 iniziali. In tempi più recenti (e in particolare nel periodo compreso tra fine ‘800 e primi decenni del ‘900) quest’urbanizzazione sempre più massiccia, che ha costretto la portata del Bisagno in uno spazio sempre più angusto, ha provocato anche vari disastri idrogeologici. Proprio a causa di un’alluvione (quella tragica del 7 ottobre 1970), infatti, il ponte di Sant’Agata era stato quasi completamente distrutto, riducendo ulteriormente a un numero di 3 le 6 arcate superstiti. Resti dell’antica struttura sono reperibili oggi in concomitanza di via Canevari, piazza Manzoni e piazza Giusti, e di corso Sardegna, sotto il livello del manto stradale.

    Nonostante il nulla osta dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici, il progetto esecutivo per la riqualifica del ponte di Sant’Agata sul Bisagno, nel quartiere di San Fruttuoso, rimane bloccato. Tanto che, con il sostegno del C.I.V. di Corso Sardegna, sono state organizzate nel tempo varie iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica: la grande partecipazione e il successo delle raccolte di firme (più di mille solo in occasione dell’iniziativa “Mille firme per la Fontana e il Ponte di Sant’Agata”), dimostrano quanto sia forte l’interesse per il progetto. A distanza di più di tre anni dall’approvazione, facciamo il punto con l’architetto Matteo Marino, che ha seguito il progetto dalla sua nascita.

    La proposta progettuale dell’architetto Marini prevede l’integrazione della parte già esistente dell’antichissimo ponte di Sant’Agata, ovvero il ripristino delle 3 arcate oggi mancanti (che rendono il ponte inagibile e costringono a ripiegare sul vicino ponte di Castelfidardo) e la realizzazione di una carreggiata ciclopedonale con l’impiego di due travate attaccate di 40 metri di luce (la lunghezza del tratto di ponte compreso tra due appoggi), senza sostegni intermedi. Il tutto sarà realizzato in legno lamellare, con copertura in acciaio.

    Per l’installazione della passerella l’ammontare delle spese raggiunge i 70 mila euro, la  realizzazione del progetto complessivo richiede un esborso di 100 mila euro; i 30 mila euro aggiuntivi servono a coprire i costi per le travi e i presidi strutturali, l’illuminazione e il superamento delle barriere architettoniche. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto, è stata preventivata la realizzazione, oltre che di una scalinata, di un montascale, per l’accesso al ponte anche alle carrozzine.

    Uno dei nodi da sciogliere riguarda la posizione della Soprintendenza ai Beni Archeologici, le cui richieste si trovano in disaccordo con quelle provenienti dai colleghi dei Beni Architettonici: mentre questi ultimi chiedono –accanto alla costruzione ex novo della parte attualmente mancante di ponte- il restauro delle tre arcate preesistenti, dai Beni Archeologici arriva lo stop a qualsiasi tipo di operazione di ristrutturazione, dal momento che gli interventi sul ponte –residuo di epoca medievale- sono soggetti a limitazioni.

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    La riqualificazione di piazza Manzoni

    Un altro progetto, redatto sempre da Marino, riguarda il recupero della fontana ottocentesca di piazza Manzoni, con l’obiettivo di riportare l’area alla sua antica conformazione: la fontana, centrale nella piazza, originariamente serviva come abbeveratoio ed era dotata di vasche sottostanti per il drenaggio dell’acqua. Il progetto prevede il recupero dell’antico lavatoio e vede l’installazione del quarto lobo della fontana -andato disperso- in massello di marmo bianco, e di un sistema per il passaggio dell’acqua, in modo da rendere funzionale il monumento ed evitare depositi di sporcizia. La realizzazione di questo secondo progetto prevede costi più modesti rispetto a quello per la pedonalizzazione del ponte: la cifra complessiva si aggira attorno ai 10 mila euro. Tuttavia la ristrutturazione –per la sua prossimità al ponte medievale- gioca un ruolo chiave e la sua riqualifica rappresenterebbe il primo passo verso un concreto recupero dell’area. Oggi il progetto –anch’esso già esecutivo- si trova in uno stadio più avanzato rispetto a quello del ponte, grazie alla minor portata degli interventi previsti: la fontana è stata restaurata, ma non è ancora stata resa operativa.

    Un iter progettuale senza fine, l’idea crowdfunding

    corso-galliera-bisagno-DI«Contiamo di iniziare i lavori entro le prossime settimane – affermava ufficialmente Matteo Marino nel 2009– salvo intoppi dell’ultimo minuto. Noi, comunque, siamo pronti». Oggi, invece, tutto è ancora bloccato, nonostante il progetto abbia avuto l’ok anche da Comune e Provincia, e sia stato giudicato compatibile con il piano di bacino. A bloccare l’operato, la mancanza di fondi. Ci racconta Marino: «Servono 100 mila euro per coprire i costi dell’intero progetto: una soluzione molto più economica rispetto a quella di rifare il ponte come era in antico, pur mantenendo un risultato estetico piacevole. La cifra non è un ostacolo insormontabile, ma finora l’amministrazione non si è mostrata disponibile a finanziare le proposte da noi avanzate. Tuttavia il progetto che sosteniamo è di grande importanza per il quartiere e entusiasma tutta la cittadinanza, che preme per la sua realizzazione. Per questo ci siamo mobilitati in questi anni e stiamo continuando a farlo: coinvolgendo 100 persone e facendole partecipare al progetto, sarebbero mille euro a testa; coinvolgendone 10 mila diventerebbero 10 euro! È un progetto sostenibile, una proposta realizzabile e altamente positiva per San Fruttuoso. Il degrado in questo quartiere nel corso degli anni si è espanso sempre di più, ma è bene fare attenzione a queste situazioni di disagio, per tentare pian piano di arginarle e restituire alla gente le condizioni di vita che meritano».

    L’attività di Marino è quella di un cittadino che si mette in prima linea per il suo quartiere. Con il sostegno del C.I.V. e del presidente Umberto Solferino, Marino mette a disposizione di tutti la sua professionalità e le sue competenze, e da anni conduce battaglie in cui crede fermamente: «Lo faccio perché amo la mia città e perché penso che basterebbe così poco per migliorarla… Quello che servirebbe è una maggiore volontà e disposizione di tutti a partecipare in prima persona alla “cosa pubblica”. Da un lato, c’è ancora troppo disinteresse da parte di tanti, dall’altro, i riscontri che otteniamo nelle feste di piazza e nelle manifestazioni di quartiere che organizza il C.I.V. smentiscono queste affermazioni e ci fanno sperare in un futuro diverso per Genova».

     

    Elettra Antognetti

  • Consiglio Comunale: Lista Doria, scontro con la Giunta sul PUC

    Consiglio Comunale: Lista Doria, scontro con la Giunta sul PUC

    palazzo-tursi-M5S-giunta-DSono riprese giovedì scorso le sedute del Consiglio Comunale dopo la pausa elettorale. Tutti gli occhi erano ovviamente puntati sui consiglieri del Movimento 5 Stelle in attesa di chissà quale gesto clamoroso o dichiarazione di forza che evidenziasse un cambio di atteggiamento dopo il clamoroso successo alle politiche. E invece è stata la stessa lista creata dal sindaco Marco Doria a schierarsi contro la propria Giunta.

    consiglio-comunale-28-febbraio-2013

     

     

    Tutto ha avuto inizio con la presentazione di due emendamenti da parte della Lista Doria su una delle  delibere della Giunta. La delibera in oggetto riguardava una modifica apportata dalla nuova amministrazione al Piano Urbanistico Comunale (PUC) per permettere alle «piccole attività produttive e artigianali tradizionalmente presenti sul tessuto urbano e residenziale» di continuare ad operare laddove, invece, il PUC ne aveva previsto l’incompatibilità con specifiche aree. Si tratta per esempio di negozi o piccoli laboratori che da sempre operano in una certa zona e per diverse ragioni vorrebbero spostarsi di pochi metri. Proprio per salvaguardare queste attività la nuova amministrazione ha ritenuto sufficiente richiedere loro degli adeguamenti igienico-sanitari e il rispetto dei limiti di inquinamento.

    Su questa delibera la Lista Doria ha presentato 2 emendamenti che il capogruppo Pignone ha presentato affermando «Vogliamo sottolineare con chiarezza alcuni punti che potevano sembrare equivoci». Un intento che però lo stesso Vicensindaco Bernini (Pd),  in qualità di assessore all’urbanistica, non ha apprezzato dichiarando inammissibile il secondo emendamento e dando parere contrario al primo, affermando che la modifica proposta avrebbe di fatto annullato il provvedimento della Giunta. Nel proprio intervento il Vicesindaco non ha risparmiato nemmeno una stilettata alla gruppo consiliare legato al Sindaco affermando «mi dispiace che il Gruppo Doria non abbia potuto partecipare ai lavori della commissione perché avremmo potuto affrontare in modo esplicito la questione».

    La tensione in aula si fa palpabile e diventa persino necessario un chiarimento in privato tra il capogruppo Pignone, il Sindaco e il Vicesindaco, a conclusione del quale il primo dei tre annuncia il ritiro degli emendamenti. Il finale è al limite del paradosso poiché, non essendo consentito ritirare gli emendamenti dopo la fase di discussione che si era già conclusa in aula, alcuni membri della Lista Doria si trovano costretti a votare contro le modifiche da loro stessi proposte.

    Un episodio che potrebbe risultare poco rilevante, visto che non ha modificato le intenzioni della Giunta e non riguardava un argomento di primaria importanza, ma che, collegato agli scossoni politici post voto, ha evidenziato un fatto molto importante. Infatti, il capogruppo del M5S Paolo Putti, durante le interviste rilasciate ai giornalisti per commentare il risultato elettorale, ha lanciato un appello alla Lista Doria chiedendole di «non farsi più condizionare dal Pd». Una richiesta da tempo avanzata dai grillini, che su alcuni argomenti, come la Gronda e il Terzo Valico, hanno posizioni simili ai consiglieri della lista civica creata dal Sindaco. Una richiesta ora rafforzata della grandissima affermazione del movimento anche in Liguria, in cui ha superato lo stesso Pd per numero di voti.

    Sarà difficile scardinare l’alleanza tra Pd e Lista Doria. Tuttavia, se già si erano evidenziate alcune difficoltà del primo partito a mantenere il controllo del Consiglio, soprattutto sul tema delle grandi opere, esse potrebbero diventare ancora maggiori a causa del clima di incertezza politica che caratterizzerà i prossimi mesi.  Mesi in cui i consiglieri dovranno esprimersi proprio su questo argomento.

    I derivati del Comune

    In avvio di seduta si è parlato anche dei derivati in possesso del Comune di Genova dopo l’allarme sollevato dalla Corte dei Conti, la quale ha recentemente emesso una direttiva per chiedere alle amministrazioni locali di liberarsi di questo strumento finanziario che ha già comportato molte perdite per gli enti locali. L’assessore al Bilancio Miceli ha fatto un punto della situazione spiegando che il Comune ha ancora in essere 2 contratti, il primo di circa 7 milioni di euro con la banca Unicredit in scadenza nel 2022 e il secondo di circa 13 milioni con la BNL in scadenza nel 2020. Questi contratti erano serviti negli anni 2000, in un momento in cui i tassi di interesse variabili stavano aumentando in modo molto preoccupante comportando costi sempre maggiori per ripagare il debito dell’amministrazione, per trasformare alcuni mutui a tasso variabile del Comune in mutui a tasso fisso. Quella che allora poteva essere vista come una manovra migliorativa dei conti pubblici locali rischia oggi, con i fenomeni speculativi in atto sui mercati finanziari, di tradursi in una pericolosa minaccia.

    Come spiega l’assessore possono essere percorse due strade distinte: una possibilità è quella di estinguere subito questi conti, ma ciò implicherebbe un pagamento immediato 1 milione e 280 mila euro ad Unicredit e 2 milioni e 300 mila euro a BNL; la seconda possibilità è invece quella di attendere la loro naturale scadenza andando a pagare interessi più elevati, ma che potranno essere spalmati su 30 anni.

    Nessuna decisione è stata presa al momento, poiché la questione era stata avanzata come semplice interrogazione a risposta immediata, la quale prevede un intervento esplicativo dell’assessore competente, ma non una decisione politica. Da parte di tutti i partiti proviene comunque un appello a monitorare costantemente la situazione e a cercare di liberarsi il più presto possibile di questi ultimi derivati.

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Tutto cambia: spettacolo al teatro della Tosse con Massimo Garbarino

    Tutto cambia: spettacolo al teatro della Tosse con Massimo Garbarino

    massimo-garbarinoMartedì 5 marzo il Teatro della Tosse ospita Tutto Cambia, un monologo teatrale ironico, meditativo, introspettivo e tagliente interpretato e scritto da Massimo Garbarino insieme ad Arturo Di Tullio e Alessandro Bergallo su ispirazione del grande scrittore, poeta drammaturgo e saggista cileno Alejandro Jodorowsky.

    Nello spettacolo Garbarino, organizzatore da 18 anni di Palco sul Mare festival e presenza ormai fissa della trasmissione  Striscia La Notizia nelle vesti del maggiordomo di Vittorio Brumotti, cerca il senso del vivere e lo trova nel “cambiamento”.

    Di fronte agli eventi l’uomo spesso si sente impotente, come intrappolato in abitudini che lo incatenano, perennemente coinvolto in situazioni senza via d’uscita, incastrato nei medesimi meccanismi.

    Questo malessere paradossalmente cresce con l’aumentare degli sforzi per combatterlo.

    Perché allora non cambiare il punto di vista? Forse, il vero potere non sta nell’opporsi ai mutamenti che lo scorrere della vita porta con sè, ma nella capacità di guardarsi dentro e accettare ciò che accade, piegandosi come una canna di bambù al vento.

    Tutto ciò implica una sorta di catarsi: ogni cambiamento è possibile solo grazie all’azione. Da qui parte il tentativo di riordinare i pensieri, rivivere ciò che è accaduto e considerare le dinamiche che si sono ripetute per far emergere i processi, i sentimenti, le sensazioni.

    Un monologo che esprime vicende comuni a tutti gli esseri umani, capace di emozionare e coinvolgere gli spettatori.

     

    TUTTO CAMBIA

    Monologo teatrale con Max Garbarino

    Martedì 5 marzo ore 21

    Teatro della Tosse – Sala Campana

    Piazzetta Negri, Genova

    Biglietti 12 euro intero, 10/ 8 euro ridotti

  • Corso Italia, cimento invernale: uno sport che fa bene alla salute

    Corso Italia, cimento invernale: uno sport che fa bene alla salute

    Genova, Corso ItaliaI Nuotatori del tempo avverso sono un’associazione attiva da molti anni, che organizza i cimenti invernali in numerose spiagge della Liguria.

    Il prossimo appuntamento in calendario è domenica 3 marzo (ore 10) per il bagno a mare in corso Italia.

    Alle 15 in programma al Galata Museo del Mare la conferenza Cimenti invernali: etnomedicina del mare, alla presenza di esponenti del mondo accademico genovese che da tempo si stanno occupando di una ricerca scientifica su questo argomento.

    Lo studio dei cimenti invernali è infatti parte delle ricerche di Etnomedicina presso l’Università di Genova: una disciplina che usa la scienza per verificare e recuperare quello che appare non convenzionale, integrare l’antico e il moderno per una nuova e superiore sintesi.

  • Giulia D’Arrigo, Videoscrittori: “Cris”, alla ricerca di una storia

    Giulia D’Arrigo, Videoscrittori: “Cris”, alla ricerca di una storia

    Un tema che esce dal tuo racconto è quello dell’invisibile… Chi sono per te gli invisibili?

    Gli invisibili sono tante persone che vivono ai margini della città, persone che normalmente non si vedono. Io lavoro come operatrice sociale in una casa alloggio per malati di AIDS; ho avuto quindi la fortuna di entrare in contatto con molti di loro e ascoltare le loro storie… Quindi per me non esistono più invisibili… Ci sono solo persone.

    Dici che lo scrittore deve essere curiosi come un bambino… Cosa attira la tua curiosità e come riesci a soddisfarla?

    I dettagli, un sorriso… oppure uno scorcio tra un vicolo e l’altro nel centro storico… Parto da un dettaglio e costruisco una storia.

    Il racconto finisce parlando di una borsa da riempire… Nella tua borsa che cosa ci hai messo dentro?

    Ho cercato di mettere l’entusiasmo, il sorriso, la curiosità e la passione per quello che faccio. Tanta voglia di imparare dalle persone che ho intorno e ogni giorno continuo a riempirla e rimarrà sempre spazio per altri viaggi. Di ogni persona che incontrerò ruberò un piccolo pezzetto. E’ una borsa pesantissima, ma è un peso bellissimo da portare.

     

    A cura di Marcello Cantoni

    CRIS – di Giulia D’Arrigo

    giulia-darrigo-videoscrittori– Cris, l’economia non gira al ritmo dei tuoi problemi. Serve una storia!

    La voce dell’editore all’altro capo del filo non ammette repliche. Riaggancio ed accelero il passo, confondendomi tra la folla. Genova al mattino va di fretta, soprattutto quando piove. La gente sgomita, gli ombrelli branditi come armi, nessuno ha tempo da perdere. Neanche io ne avrei. Mi serve un’idea che mi porti via da una quotidianità noiosa, da un posto di impiegato di cui non mi importa nulla. Una storia di successo, su cui volare via come su un aeroplanino di carta. Attraverso piazza De Ferrari, la pioggia è insistente, quando una figura intralcia il mio cammino. Procede lentamente, rivoli d’acqua colano dai capelli lunghi sul volto stanco, consumato. Gli occhi hanno il colore del cielo d’agosto, stonano col suo aspetto trasandato. Uno dei tanti invisibili. Mi chiede una sigaretta. Gliela porgo ed accelero il passo.

    Quella sera, quando esco, è ancora lì. Nonostante la penombra ne distinguo la figura un po’ curva. Alza una mano per salutarmi. In settimana lo incontro tutti i giorni. Non mi ferma più, ogni mattina lascio una sigaretta, ogni sera scambiamo un saluto. La sua presenza diventa una costante, come il profumo della friggitoria di Sottoripa o gli spruzzi della fontana quando tira vento. Chissà come si chiama. Io non credo sia lo stile a fare di un uomo uno scrittore, ma la curiosità. Lo scrittore è il bambino che si spinge oltre il divieto del papà, per vedere cosa c’è dietro la curva. Quell’uomo senza nome ha riacceso una curiosità spenta da anni, tra le ceneri di un lavoro monotono. Un giorno gli offro da bere.

    – Mi serve una storia.

    Scoppia a ridere. Mentre fuma dice che sono un pazzo, non ce l’ha una storia per me. Ma da allora beviamo insieme ogni giorno. Non vuole dirmi il suo nome, mi racconta che è un viaggiatore. Dorme sotto le stelle da una vita, i compagni di viaggio che descrive, incontrati in giro per il mondo, sembrano usciti da una fiaba. Parla di distese di sabbia, boschi, grandi città, senza dire un nome. È stato ovunque ed in nessun luogo. Un giorno mi mostra il suo bagaglio. Due borse, una piena di oggetti, l’altra vuota.

    – A che cosa serve?

    – Le persone quando partono per un viaggio portano con loro un sacco di cose, per sentirsi a casa. Io porto una borsa vuota per ricordare che ogni viaggio servirà a riempirla. A portare con me volti, parole, profumi e ricordi dei luoghi che ho visitato. Senza una borsa vuota è inutile viaggiare.

    Mi piace quella frase, gli chiedo se posso raccontare un po’ di lui nella mia storia. Alza le spalle, dice che è un uomo come tanti. Il lunedì successivo, quando torno al lavoro, non c’è. Non lo vedo neanche nei giorni a venire. Forse è partito per un altro viaggio, dall’altra parte del mondo o dietro l’angolo. Inizio a buttare giù la storia, così quando chiama l’editore ho qualcosa da dire. La intitolerò “La borsa vuota”. Come quella che, da allora, porto con me tutti i giorni, insieme alla mia valigetta di impiegato.