Mese: Marzo 2013

  • Genova per voi: il primo talent show per autori di canzoni

    Genova per voi: il primo talent show per autori di canzoni

    canto-microfonoLa nostra città ospiterà dal 14 al 28 settembre 2013 il primo talent show per autori di canzoni: l’evento Genova per voi, promosso dal Comune di Genova (Assessorato alla Cultura e al Turismo) in collaborazione con il cantautore Giampiero Alloisio, permetterà ai vincitori di ottenere un contratto editoriale con l’etichetta Universal Music.

    Il concorso è articolato in due sezioni: CanzoniRap / Hip Hop.

    La preselezione della sezione Canzone avverrà tramite giornalisti esperti di musica residenti nelle diverse regioni italiane, che formeranno la rosa degli autori che ritengono più significativi della loro area di pertinenza. Gli artisti sono chiamati a inviare tre copie CD dei brani (cantati da loro stessi o da un interprete) e tre copie del testo, insieme a una lettera di presentazione e all’autocertificazione che i brani sono di propria composizione.

    La preselezione della sezione Rap / Hip Hop avverrà tramite una commissione che selezionerà gli artisti, di cui uno ligure e gli altri equamente rappresentativi delle diverse regioni italiane.

    Per entrambe le sezioni, il materiale va inviato entro giovedì 2 maggio 2013 all’indirizzo Comune di Genova – direzione Cultura e Turismo – ufficio Cultura e Città presso Archivio Generale – piazza Dante 10, 1° piano 16123 Genova.

    Una commissione selezionerà due squadre di ventidue autori, undici per ogni sezione. A settembre si svolgeranno due laboratori / stage (uno per sezione) in cui gli artisti potranno lavorare fianco a fianco con gli autori di Universal, conoscere discografici, produttori e artisti e mostrare tutte le proprie potenzialità. La finale della sezione Rap / Hip Hop si svolgerà il 14 settembre a Villa Bombrini, quella della sezione Canzone il 28 settembre al Teatro della Corte.

    Per informazioni: talentgenovapervoi@gmail.com.

  • Governabilità e M5S: il terrorismo psicologico dell’informazione

    Governabilità e M5S: il terrorismo psicologico dell’informazione

    Pier Luigi BersaniSe oggi la situazione politica appare ingarbugliata ed indecifrabile, ciò non dipende dal fatto che la realtà è complessa. Lo si deve piuttosto al mondo dell’informazione, che ha in gran parte fallito il compito di elaborare un’interpretazione convincente dei fenomeni; e che per questo ieri non è stata capace di vedere il cambiamento che stava arrivando, così come oggi è incapace di inscatolare gli avvenimenti nelle anguste categorie che si era creato. Non stupisce che fuori dall’Italia sia difficile capire come un comico possa diventare l’ago della bilancia del governo di un paese: ma chi in Italia ci vive, si sarebbe dovuto rendere conto già da lungo tempo che i comici per far ridere raccontavano la verità e i giornalisti per raccontare la verità facevano ridere.

    Invece questa curiosa genia fatta di opinionisti, notisti e intellettuali si è fatta trovare ancora una volta impreparata: e a questo punto c’è il fondato sospetto che pochi di questi sappiano fare davvero il loro mestiere. Un mestiere, a mio modesto avviso, nobile, difficile e non privo di una certa utilità (contrariamente a quanto pensa probabilmente lo stesso Beppe Grillo); un mestiere che richiede non solo di saper trattare l’attualità, ma anche di saperla contestualizzare alla luce di dinamiche più profonde di lungo periodo; un mestiere che richiede quindi sensibilità e intuizione, ma anche un’ ampia preparazione culturale e storica – ecco perché in questo caso si può ben dire che “uno non vale uno”.

    giornaliGli opinion makers di casa nostra tendono spesso a schiacciarsi su un presente che quasi sempre li coglie impreparati, e che quindi li costringe a tentativi affannosi di giustificare a posteriori quello che prima non avevano saputo intuire; mentre nell’errore opposto cadono quelli a cui piace bearsi di ripetere la lezioncina imparata a memoria all’università, magari sui pregi del “libbbbberalismo” (più “b” ci sono, più si è “liberali”). E questi sono quelli onesti.

    C’è poi la categoria di gran lunga più diffusa di quelli le cui opinioni tendono a coincidere misteriosamente con gli interessi del datore di lavoro o degli amici altolocati; gente che spesso non ha nemmeno bisogno di vendersi, perché, come è già stato detto, viene via gratis. Appartengono a questa categoria anche gli “opinionisti terroristi”: sono quelli che “mamma, li populisti!”, quelli che “Grillo è come Mussolini!”, quelli che “uscire dall’euro ci porterà la carestia, la pestilenza e l’angelo della morte!”, quelli che “ci intercetteranno tutti!”, quelli che “il giustizialismo strisciante” e anche quelli che “la famiglia è uomo e donna, e i gay violentano i bambini!”. Insomma avete capito il genere: si tratta di persone per le quali non serve argomentare, perché è più facile terrorizzare la gente col vecchio adagio che sulla strada nuova si sa quel che si perde, ma non si sa quel che si trova.

    Ciò non significa – ad uso e consumo di quelli la cui mamma è sempre incinta – che tutto quanto è nuovo vada bene, che non occorra prudenza e che non ci possano essere rischi dietro l’angolo: tutt’altro! Ma in certi casi è evidente che l’intento non è sostenere una tesi con delle argomentazioni, quanto piuttosto spaventare la “brava gente” per indurla ad una scelta conservatrice: ed è per questo che si  dipinge il futuro a tinte fosche, mentre si tralascia di sottolineare adeguatamente quanto talvolta sia difficile, disperata e terribile anche la stessa realtà presente. D’altra parte, pure su questa rubrica non sono mancati errori: ma almeno si è sempre fatto lo sforzo di una riflessione laica sui problemi. E se c’è una visione di parte, sapete comunque che è la mia: e di nessun altro.

    Così l’analisi che avevo fatto a suo tempo del fenomeno Grillo-M5S potrà non essere condivisa: ma almeno è chiaro che non è dipesa da simpatie personali o dall’onda del momento. Tant’è che oggi posso tornare tranquillamente a ribadire quello che avevo detto allora: cioè che il M5S, come dice il nome, è un movimento e non un partito (e questa è sia un forza, sia una debolezza); che non ha un’ideologia di riferimento, né una struttura (e questo è un problema per la sua tenuta); che è radicale ma non eversivo; ed infine che oscilla tra il desiderio di portare a compimento la Costituzione e la democrazia (un primo successo in questo senso è la concreta messa in discussione della politica dei “notabili” di ottocentesca memoria) e un “modernismo” o “giovanilismo” piuttosto incosciente.

    Questa ricostruzione ha già dentro quasi tutta la più stretta attualità. E tra la altre cose ha il non secondario pregio di risparmiarmi la parte assai stucchevole di quello che alza il ditino ad ogni sparata inconsulta del comico.

    Immagino però che i più non siano interessati tanto a una riflessione generale, quanto piuttosto a sapere se Grillo si alleerà con Bersani, se andremo presto a votare e, nel caso, cosa succederà dopo. Anche in questo caso, tuttavia, quello che si può dire già si sa.

    beppe-grilloLa settimana scorsa non avevo preso nemmeno in considerazione l’ipotesi di un governo Bersani-Grillo; non tanto perché fossi consapevole dell’intransigenza del mio concittadino, quanto perché era e resta evidente che si tratti di un’ipotesi impraticabile. Grillo rifiuta ogni fiducia, e questo è un dato di fatto che mette fine ad ogni discussione; ma se anche accettasse un’alleanza sulla base dei famosi 8 punti, ne ricaveremmo davvero quella “governabilità” che è usata come giustificazione di tutta l’operazione? Ovviamente no.

    Fino all’altro giorno i due si davano allegramente del “morto vivente” e del “fasssista” a vicenda. Nel frattempo si metteva in croce il povero Vendola affinché promettesse di non ripetere gli ormai famosi “scherzetti” di Bertinotti che contribuirono a far cadere ben due governi di centro-sinistra (al netto dei vari De Gregorio).

    Ora improvvisamente, se poteva essere un rischio Vendola, non lo sarebbe più Grillo? Si può pensare davvero che quello che non riuscì a Prodi con 281 pagine di programma, potrebbe riuscire a Bersani con 8 punti, per giunta a fronte di un “alleato” ben più combattivo e numeroso? Che sia pura follia lo si capisce anche dall’atteggiamento dello stesso segretario del PD, che pronuncia parole come “sfida al M5S” e “prendersi le proprie responsabilità” con un tono talmente seccato e polemico, da non lasciar presagire la minima possibilità di una lunga e duratura collaborazione. Il realismo impone di dire che un eventuale governo PD-M5S, per incompatibilità e antipatie reciproche, durerebbe molto poco e manderebbe a catafascio ogni velleità di governabilità.

    Bersani PdBersani e i suoi avrebbero fatto meglio a evitare di impiccarsi al mantra della stabilità di governo: un esecutivo sicuro e compatto è sicuramente desiderabile, ma anche la volontà degli elettori non va trascurata. Se il responso delle urne ha diviso il parlamento in tre forze tra loro inconciliabili, inutile strapparsi la veste: si può benissimo ammettere pubblicamente che bisogna tornare a votare. Anzi, il PD avrebbe avuto tutto il tempo di studiare una strategia aggressiva per tornare in carreggiata. Ed invece ha preferito agitare lo spauracchio della “governabilità” col solito intento di spaventare la gente attraverso i presunti limiti politici del M5S. Purtroppo questi dirigenti non si vogliono rassegnare alla legge di Murphy: ogni manovra del PD per ottenere un risultato politico si traduce in un effetto uguale e contrario.

    Bersani continua a predicare il bene di “sto paese qui”, si strappa i capelli (salvo poi rendersi conto che l’operazione è inutile), fa e disfa punti su punti, lancia “sfide” a Grillo e ne ottiene in tutta risposta una sonora pernacchia; mentre la gente capisce quello che c’è da capire: il PD, se insegue le idee del M5S, allora ha sbagliato i temi della campagna, non ha una coerenza e cambia agevolmente posizione a seconda della possibilità di creare alleanze di governo. Risultato: i sondaggi dicono che Grillo sta salendo ancora.

    Ma quello che più conta – e che a Bersani probabilmente sfugge – è che Grillo vince qualunque cosa accada. Vince se va al governo con i numeri per attuare il proprio programma; ma vince ancora di più se va all’opposizione, perché il momento difficile e questi dirigenti di sinistra inconcludenti e senza realismo farebbero verosimilmente, sul lungo periodo, il suo stesso gioco. C’è un solo scenario che rende incerto il futuro di tutti: un ritorno alle urne che, con la stessa legge elettorale di oggi, riproponga lo stesso esito di oggi. Ma di questa eventualità è ancora presto per parlare.

    Andrea Giannini

     

  • Piccolo lago nel proprio giardino: come realizzarlo e personalizzarlo

    Piccolo lago nel proprio giardino: come realizzarlo e personalizzarlo

    laghetto 1Questa settimana ci occuperemo della modalità di realizzazione e della successiva manutenzione, in un giardino, di un laghetto. Nel prossimo articolo ci dedicheremo invece ad elencare le piante più adatte a crescere nei terreni umidi ed acquitrinosi e sulle sponde dei bacini.
    Come abbiamo avuto già modo di dire in un nostro precedente scritto, l’inserimento dell’acqua ha infatti sempre un ruolo di notevole importanza nell’ambito della realizzazione di parchi, di giardini e di aree verdi. Essa movimenta gli spazi e riproduce, riflesse sulla sua superficie, piante, fiori, alberi e cespugli.

    Va poi ricordato che vi sono molte ed interessanti varietà botaniche (per esigenze di spazio, ne indicheremo qui solo alcune) che richiedono ambienti umidi o acquitrinosi per potersi sviluppare e
    laghetto 2propagare nel migliore dei modi. Data la loro indiscutibile valenza estetica e peculiarità, vale la pena sfruttare il loro possibile impiego anche all’interno di vasche e di recipienti sia sui terrazzi che in spazi aperti. In questo caso sarà però necessario tenere in particolare considerazione la collocazione dei recipienti e soprattutto la loro esposizione al sole. In generale, l’acqua infatti tende, se contenuta in spazi ristretti, ad evaporare rapidamente, specie nei periodi estivi. Essendo essa poi ivi presente in quantità limitata, l’esposizione ai raggi solari ne determina in breve tempo un notevole surriscaldamento, talvolta eccessivo per la sopravvivenza stessa delle piante.

    laghetto 3

                                                                                                                                             La realizzazione del laghetto: ci soffermeremo solo brevemente sulle principali fasi di costruzione di un laghetto, rimandando per ulteriori approfondimenti, ad un volume specifico sull’argomento.

    Innanzi tutto, fondamentale, per la buona riuscita finale del progetto, è la scelta del tipo di bacino da impiegare.
    Le vasche migliori sono rigide, in plastica rinforzata con fibre di vetro. Esse risultano molto resistenti sia al gelo che al ghiaccio. Queste ultime, se vengono trattate con la massima cura prima e durante l’installazione, sono praticamente a prova di foratura e spaccatura e quindi di perdite.

    Le vasche stampate nella plastica sotto vuoto sono, invece, indubbiamente meno costose delle precedenti laghetto 4ma si presentano in un numero molto limitato di forme e di dimensioni.
    Vi sono infine le così dette vasche flessibili. Esse erano, un tempo, formate da teli di polietilene relativamente fragili, attualmente vengono realizzate con strati in PVC, rinforzati con nylon. L’impiego di quest’ultimo materiale stabilizza la struttura e garantisce che la vasca abbia una durata pari o anche superiore ai dieci anni. Infine, l’impiego di membrane di gomma sintetica a base di butile garantisce, a fronte di costi maggiori, la realizzazione di involucri per laghetti dalla durata quasi eterna.

    Semplificando di molto la procedura di realizzazione di un laghetto, si possono riassumere le seguenti fasi.
    Nel caso in cui si sia optato per una vasca rigida, si comincia posizionando quest’ultima sull’area dove dovrà essere effettuato lo scavo e riportando i punti di contorno della vasca a terra a mezzo di una livella.laghetto 5

    Lo scavo dovrà essere realizzato in modo che sia più largo di quindici centimetri del contenitore. Durante tale operazione si misurerà a mano la profondità in modo che essa non superi l’altezza della vasca rigida. Una volta raggiunta tale quota si compatterà il fondo e si coprirà quest’ultimo con uno strato di sabbia di due centimetri e mezzo di spessore. Si premerà poi la vasca nella sabbia controllando che il piano sia perfettamente orizzontale. Completate queste fasi, si inizierà a riempire tale contenitore di acqua, seguendo il livello ed inserendo frattanto della sabbia tra l’intercapedine e la parete del terreno. Quando la vasca sarà stata resa stabile si completerà il bordo rivestendolo con lastre di pietra. Queste ultime dovranno sporgere sulla vasca per cinque centimetri e saranno posate con la malta facendo bene attenzione a non sporcare l’acqua.

    Nel caso in cui si sia invece optato per la scelta di una laghetto 6vasca flessibile, si dovrà tracciare la forma voluta sul terreno con dei picchetti e si dovrà poi iniziare lo scavo fino a raggiungere la prima quota dei ripiano del bordo. Si dovrà successivamente ancora scavare per collocare nel terreno la parte più profonda del contenitore, completando lo scavo fino alla quota stabilita. Durante tutto lo svolgimento di queste operazioni, si porrà infine particolare attenzione a rimuovere tutte le pietre e le radici dalla buca affinché esse non rischino di provocare dei fori al telo.

    Ricordiamo che la sommità della vasca deve essere sempre orizzontale e che eventuale pendenze vanno sistemate con muretti di sostegno fatti in pietra dal lato superiore e con terreno di riporto da quello inferiore.
    A questo punto e completate tutte le operazioni, si potrà riempire la vasca di acqua, spostando i mattoni man mano che il telo viene steso. Una volta che l’acqua sarà arrivata a cinque centimetri dal bordo si procederà a tagliare, con le forbici, il telo di troppo, lasciando una eccedenza di quindici centimetri tutto intorno. Tendendo il telo fermo con dei chiodi, si poseranno poi le lastre di pietre sul bordo della vasca, come già descritto per la vasca rigida.laghetto 7
    E’ molto importante ricordare che la vasca, di qualsiasi tipo essa sia, andrà sempre posizionata in modo da essere esposta a molta luce naturale e dovrà essere comunque ubicata lontano da piante, alberi o cespugli.

    Per ragioni tecniche, le vasche con superfici sino a nove metri quadrati dovranno essere profonde almeno quarantacinque centimetri mentre, per vasche di più ampia metratura, si potrà arrivare alla profondità di sessanta centimetri. Un massimo di settantacinque centimetri potrà essere raggiunto per i laghetti di dimensioni maggiori.
    Completate le operazioni sopra descritte, si posizioneranno finalmente, sul primo gradone libero, i contenitori delle piante acquatiche scelte. Questi ultimi potranno essere portati a livello della quota dell’acqua a mezzo dell’impiego di mattoni o pezzi di lastre di pavimentazione. In questo modo, le foglie delle piante si troveranno a pelo d’acqua e creeranno l’effetto di un bacino acquatico naturale.

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    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Madres de Plaza de Mayo a Genova: un incontro sui desaparecidos

    Madres de Plaza de Mayo a Genova: un incontro sui desaparecidos

    libreria falso demetrio genovaVenerdì 8 marzo (ore 17.30) alla Libreria Falso Demetrio si svolge un incontro per spiegare l’impegno delle Madres de Plaza de Mayo: un’associazione formata dalle madri dei dissidenti scomparsi in Argentina tra il 1976 e il 1983, negli anni della dittatura militare.

    L’incontro – che avviene alla presenza di Gabriella Barresi, Marina Criscuoli e Franco Fuselli – è preliminare alla visita della presidente Hebe de Bonafini a Genova che si terrà lunedì 11 e martedì 12 marzo 2013, in occasione della celebrazione dei loro 30 anni di lotta (1977-2007).

    Una breve conferenza storica intorno alla situazione passata e attuale dell’Argentina, sulla dittatura militare e la repressione, sulla resistenza della madri e sulle loro attività politiche, sociali e culturali.

    Seguono letture di brevi brani sul tema e proiezione di foto e video.

    Ingresso libero.

  • San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    certosa-san-bartolomeoA pochi metri dalla fermata della metropolitana di Brin sorge il Complesso di San Batolomeo della Certosa, un edificio realizzato nel 1300, oggi completamente inglobato all’interno del quartiere di Rivarolo. La maggior parte di questa struttura è gestita dalla parrocchia che l’ha mantenuta in buono stato e nel suo chiostro ha realizzato un campo da calcio in erba sintetica utilizzato quotidianamente per partite di calcetto.

    Peggior sorte è toccata all’ala di proprietà del Comune, che giace in uno stato di quasi totale abbandono, gravemente danneggiata dalla mancanza di interventi di ristrutturazione, tanto da rendere necessario, circa un anno fa, la delimitazione dell’accesso al pubblico collocando delle transenne. All’interno vi è un chiostro più piccolo sul quale si affacciano le vecchie celle dei monaci e al centro di esso sorge un giardino pubblico con dei giochi per bambini.

    Il degrado è avanzato nel più totale silenzio delle istituzioni, ma chi conosce le strade del quartiere ricorda bene i giardini prima della loro chiusura. E proprio grazie a queste persone il Piccolo Chiostro di San Bartolomeo della Certosa ha potuto riemergere dall’oblio. In occasione del censimento dei “luoghi del cuore” promosso dal FAI, il presidente della Società Operaia Cattolica della Certosa, che ha sede nello stesso complesso, ha deciso di girare questo breve video per mostrare a tutti in che condizioni giacesse il chiostro e per far conoscere a tutti la bellezza di un complesso che rischia di essere dimenticato.
    Il risultato è andato oltre ad ogni attesa, visto che questo luogo del cuore ha ricevuto 214 segnalazioni classificandosi come il terzo luogo del cuore a Genova (dopo il Ponte Carrega in Valbisagno e l’oratorio di Sant’Antonio Abate a Mele) il decimo in tutta la Liguria insieme ad altre bellezze delle cinque terre e il grande parco cittadino dell’Acquasola.

    Il presidente della Società OperaiaAndrea Brina: «Vogliamo far conoscere alle persone l’esistenza di questi luoghi storici» e l’iniziativa, nel suo piccolo, rappresenta un importante tentativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di certe zone della città di Genova in cui, dice Brina, «si ha la sensazione di essere un po’ snobbati». Al danno si aggiunge anche la beffa, poiché grazie ai ponteggi, che sono stati realizzati per mettere in sicurezza l’area del piccolo chiostro, i ladri hanno potuto introdursi due volte all’interno della sede della società.

    Il Municipio Valpolcevera ha segnalato in diverse occasioni i problemi legati a questa struttura agli assessori competenti, ma il problema è sempre lo stesso: mancano le risorse per intervenire. In realtà nel piano triennale dei lavori pubblici, presentato in Consiglio Comunale dall’assessore ai Lavori Pubblici Crivello, è previsto lo stanziamento di 500 mila euro per un primo intervento di messa in sicurezza, ma, in attesa di approvazione del bilancio, non vi è nessuna certezza in merito.

    «Per ristrutturare tutta la parte storica del complesso – ha detto Brina servirebbero dai 2 ai 3 milioni di euro». Il sogno sarebbe quello di creare dei laboratori artigianali nei locali che circondano il chiostro e poter restituire ai cittadini di Certosa uno dei pochi spazi di incontro che vi sono in questa zona di Genova.

     

    Federico Viotti

  • Giardini e parchi di Genova: riqualificazione, i progetti Arci

    Giardini e parchi di Genova: riqualificazione, i progetti Arci

    Valletta Carbonara San NicolaSabato 9 marzo 2013 (ore 20) il Circolo Arci Belleville ospita una cena con i cittadini – giardinieri che da alcuni mesi si stanno occupando della riqualificazione di Valletta San Nicola, lo spazio verde di 20.000 metri quadrati sito alle spalle dell’ex Albergo dei Poveri, un tempo destinata alle serre del Comune e oggi in stato di abbandono. Un progetto creato da un gruppo di cittadini costituito in associazione.

    Questo il programma della serata: cena alle 20 con pizzoccheri e torta di nocciole (costo 8 €, per i bambini 6 €); alle 21 il racconto del progetto e dibattito.

    «Tra i valori fondanti del Circolo Belleville ci sono la promozione di consumo critico e sviluppo sostenibile: molti soci non conoscono tutte le iniziative attuate in città su questi temi, oppure le conoscono ma non sanno come mettersi in contatto o dare il proprio contributo. Eventi come quello di sabato permettono al Circolo di essere amplificatorie di storie e buone pratiche, che vengono presentate in contesti di convivialità», spiega Silvia Melloni, che ha organizzato la serata.

    L’incontro si inserisce nei progetti che Arci sta da tempo effettuando a Genova: molti circoli si adoperano per riqualificare le aree verdi circostanti, che all’occorrenza possono essere trasformate in orti urbani, giardini o spazi gioco per i bambini. Uno degli esempi più virtuosi è Erba Voglio, progetto curato a San Teodoro da Agostino Barletta. «La cittadinanza attiva si esprime anche nel valorizzare la bellezza del territorio»: a questo scopo Arci fa anche rete con realtà simili sul territorio, che operano anche in altri quartieri (per esempio Terra Onlus a Cornigliano e Vesima, Legambiente, Rete If e altre).

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Assicurazione auto, libero mercato sul web: i consigli dell’esperto

    Assicurazione auto, libero mercato sul web: i consigli dell’esperto

    Corso EuropaDal 1970 l’assicurazione auto è obbligatoria, come già abbiamo ricordato in un altro articolo. Per cui chi circola senza la copertura assicurativa, oltre a rischiare grosso, è passibile di sanzione amministrativa secondo i dettami del Codice della Strada.
    Dal 1995 vige, anche nel mercato della cosiddetta RC Auto, il libero mercato. Che cosa significa? Significa che ogni impresa assicuratrice può applicare il prezzo che ritiene; in precedenza, la tariffa RC Auto era uniformata su base statale (ministeriale): l’RC Auto costava uguale per tutti, con le uniche varianti relative ai cavalli fiscali ed alla classe di merito.
    Dal 1995 liberi tutti o, se preferite, tutti in prigione. E senza passare dal via…

    Da quel momento sono cambiati (e di molto) i parametri dell’assicurazione tradizionale. Poi il web ci ha messo del suo.

    Partiamo da due punti chiave:
    1. I soggetti che possono vendere assicurazioni debbono, previo assenso della CONSOB, essere presenti nel registro dell’IVASS (ex ISVAP, il cui sito resta e rimane www.isvap.it tanto per confondere le idee…); nel sito potete trovare tutte le imprese che operano nel nostro territorio, a scanso di truffe o assicurazioni inesistenti.
    2. L’assicurazione RC Auto (dove RC sta sempre per Responsabilità Civile) è una cosa seria e purtroppo viene trattata come se si fosse al mercato.

    Beh, al mercato in effetti ci siamo, ma pare che si siano travalicati i limiti: nel 1995 ci assicurarono (è il caso di dirlo…) che le tariffe sarebbero diminuite e che sarebbe aumentata la professionalità degli agenti. Dopo quasi vent’anni gli aumenti sono stati tali da rendere l’Italia il paese con le tariffe più alte d’Europa. E gli agenti? Sono rimasti quelli atmosferici, visto che le assicurazioni on line ne hanno fatto sparire quai il 40%, a scapito proprio di quella professionalità promessa allora.

    La semplificazione che ci offre il web fa perdere di vista all’utente la validità di una proposta assicurativa propriamente detta.
    Ormai con pochi clic possiamo ottenere un preventivo senza sapere bene che cosa stiamo “acquistando”. Facile avere così brutte sorprese proprio nel momento del bisogno, ovvero quando l’assicurazione deve pagare un danno.

    Per chiudere questa parentesi assicurativa, altri due consigli:
    1. Per verificare la “bontà” di un preventivo, fate sempre il confronto delle condizioni contrattuali della vostra “vecchia” assicurazione con quelle della “nuova” assicurazione.
    2. Il bonus malus CU è il vero bonum malus, ossia quello valido per tutte le imprese di assicurazione; non fatevi ingannare dalla classe di merito “fasulla” che può avervi regalato la vostra assicurazione.

    La prossima settimana vi elargiremo ancora qualche pillola di saggezza.
    Assicurativa.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pechakucha Night: una sera per conoscere i creativi di Genova

    Pechakucha Night: una sera per conoscere i creativi di Genova

    La ClaqueSono aperte le iscrizioni per la quinta edizione di Pechakucha Night, evento che si svolgerà venerdì 19 aprile 2013 a La Claque in Agorà.

    Come per ogni altra edizione, il bando è aperto ad artisti, creativi e professionisti della comunicazione: designer, architetti, grafici, fotografi, ma anche artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, chiunque abbia un’idea, una passione o un progetto creativo e voglia condividerlo e farlo conoscere.

    La partecipazione è gratuita: per iscriversi è necessario inviare 7 slide di presentazione del progetto (secondo il formato scaricabile dal sito di Pechakucha Night), la scheda di partecipazione in italiano e in inglese all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com entro venerdì 29 marzo 2013.

    Entro venerdì 5 aprile sarà inviata una mail ai creativi selezionati dallo staff PKNGenova, che dovranno inviare la presentazione completa (20 slide) entro lunedì 15 aprile.

    I selezionati presenteranno il loro progetto Venerdì 19 aprile presso La Claque.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Metafore concettuali nella propaganda politica: le bombe intelligenti

    Metafore concettuali nella propaganda politica: le bombe intelligenti

    guerra“Devo investire il mio tempo libero nello studio dell’inglese.” Quante volte vi sarà capitato di sentire quest’affermazione o quante volte sarete stati voi stessi a pronunciarla! Se l’avete fatto, senza rendervene conto, avete utilizzato una metafora concettuale.

    Vi chiedo scusa. Messa in questi termini può forse sembrare che abbiate commesso un’azione malvagia, della serie: “Hai usato una metafora, pentiti subito!” In realtà non avete fatto proprio nulla di male. Anzi, per quanto raramente ne siamo consci, l’uso delle metafore nella lingua quotidiana è assolutamente normale.

    Infatti, ricorriamo in modo continuo e sistematico alle metafore quando parliamo; soprattutto, però, le utilizziamo quando pensiamo. Questo è il risultato al quale sono arrivati due studiosi americani, George Lakoff e Mark Johnson, gli autori della Conceptual Metaphor Theory (CMT), ovvero la Teoria delle Metafore Concettuali.

    Nel loro libro Metaphors We Live By, pubblicato nel 1980, Lakoff e Johnson parlano della natura concettuale delle metafore, che invece normalmente vengono associate al linguaggio, in particolare a quello poetico. I due linguisti americani sostengono che ricorriamo a domini concettuali più concreti e immediatamente comprensibili per interpretare gli aspetti o i domini concettuali più astratti e complessi della realtà che ci circonda. Queste metafore concettuali trovano poi espressione nel linguaggio che usiamo quotidianamente. Per esempio, possiamo concepire il dominio concettuale del tempo, più astratto, attraverso quello più concreto del denaro. Da qui vengono generate espressioni linguistiche quali: “risparmiare tempo” e, appunto, “investire il proprio tempo” (in inglese “investing in one’s time”) come nell’esempio iniziale. Un’altra metafora concettuale esprime l’amore, dominio più astratto, partendo da quello più concreto del viaggio. La frase: “La nostra storia è giunta al capolinea” è un buon esempio linguistico della metafora concettuale L’AMORE E’ UN VIAGGIO.

    Forse in ossequio alla metafora concettuale che vede la vita come un viaggio, Lakoff, così come un altro grande linguista, Noam Chomsky, ha iniziato un lungo percorso che l’ha gradualmente condotto ad applicare le sue teorie linguistiche alle scienze politiche, riscontrando in particolare un uso proditorio delle metafore nella ricerca del consenso popolare da parte dell’amministrazione Bush a sostegno dell’operazione Desert Storm contro l’Iraq durante la Guerra del Golfo (1991).

    Le osservazioni di Lakoff non sono affatto paranoie complottistiche. Come già abbiamo avuto modo di vedere nella scorsa puntata, parole, pensieri e azioni sono strettamente connessi tra loro e come cittadini attivamente impegnati e informati è nostro compito filtrare sempre con grande attenzione ciò che ci viene detto dai media. Pensate alle peacekeeping missions, le cosiddette “missioni di pace” dei Blue Berets (i “caschi blu”). Per esempio, di quali azioni di peacekeeping si sarebbero resi protagonisti i soldati ONU a Srebrenica, durante il più sanguinoso genocidio avvenuto in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale?  Oppure vogliamo parlare delle “smart bombs”, le “bombe intelligenti” che ogni tanto si instupidiscono e colpiscono la popolazione civile? Che cosa dire poi delle clean bombs, armi di distruzione di massa, ordigni termonucleari definiti “puliti” (clean, appunto) soltanto perché limitano il fallout radioattivo? Pensiamo alla misura in cui espressioni di questo tipo agiscono da dolcificanti – per non dire anestetici – per la nostra mente, quando si parla invece di azioni militari, le quali spesso causano la morte di innocenti. Quanta ipocrisia! E quanta vergogna dovrebbe provare chi distorce con questi mezzucci linguistici la tragica verità della guerra!

    Per concludere e sdrammatizzare – ma non troppo – torna alla mente una celebre scena di “Palombella Rossa” di Nanni Moretti: “Come parla! Le parole sono importanti,” urla il protagonista del film alla sua intervistatrice. A volte ci dimentichiamo di quanto questa frase sia semplice, ma vera… See you!

     

    Daniele Canepa

  • Corso Sardegna, ex mercato: decisioni rimandate al prossimo autunno

    Corso Sardegna, ex mercato: decisioni rimandate al prossimo autunno

    mercato-corso-sardegna-2008-d1Si è concluso ieri (6 marzo 2013 ndr), nel tardo pomeriggio, l’incontro tra i rappresentanti delle amministrazioni per decidere sul futuro dell’ex mercato ortofrutticolo di Corso Sardegna. All’incontro erano presenti, per la Regione, l’Assessore all’Ambiente e sviluppo sostenibile Renata Briano; Massimo Ferrante, presidente del Municipio III Bassa Val Bisagno; per la Provincia, il dottor Massimo Ramella; per il Comune, gli assessori Valeria Garotta e Giovanni Crivello, rispettivamente per l’Ambiente e Lavori Pubblici e Manutenzione.

    L’incontro è stato chiesto dai soggetti coinvolti per stabilire i settori di competenza e trovare una linea comune per il futuro dell’area.
    In primis sono state valutate le nuove disposizioni dell’autorità di bacino ed è stato esaminato il piano di bacino del Bisagno, con i dati aggiornati in base ai cambiamenti avvenuti dopo l’alluvione 2011. Le nuove disposizioni identificano l’area in questione come zona A con inedificabilità, mentre prima si trattava sempre di zona A, ma con possibilità di deroga per la costruzione. Con questa nuova pronuncia dell’autorità di bacino, in particolare, viene impedito qualsiasi tipo di edificazione sotterranea e il progetto attuale della Rizzani De Eccher – che prevede la realizzazione, tra le altre cose, di un silos interrato – risulta bloccato.

    La Provincia procede ora alla predisposizione di un bando di gara per la selezione di una commissione di tecnici che svolgano approfondimenti idraulici sul piano di bacino del Bisagno. È previsto un finanziamento di 90 mila euro.
    Il team di tecnici dovrà valutare se le soluzioni in essere (già attuate) e quelle possibili (da attuarsi) predisposte dalle amministrazioni sul Bisagno e sul Fereggiano sono tanto efficaci da consentire la declassificazione dell’area da zona A a zona B, con edificabilità su osservanza di precise prescrizioni emesse dagli enti di competenza. Solo con un’eventuale declassificazione, infatti, sarà possibile procedere con i lavori.

    Entro il 30 aprile 2013 sarà ufficialmente formata la squadra dei tecnici, la quale avrà tempo 180 giorni dalla consegna dell’appalto per concludere i lavori. Il risultato delle valutazioni sarà presentato prima in Provincia, per poi essere girato alla Regione. Solo in seguito, in base agli esiti, si saprà come procedere.

    Il presidente del Municipio Bassa Val Bisagno Massimo Ferrante, subito dopo l’incontro, si dice contento per l’esito delle consultazioni e precisa: «In quanto rappresentante del Municipio, ho portato la “voce del territorio” e fatto presenti le richieste della cittadinanza: c’è bisogno di stabilire una tempistica. La situazione nel quartiere è insostenibile e, fatte le valutazioni necessarie, bisogna prendere una decisione: andare avanti col progetto, o fare un passo indietro e intraprendere un’altra strada. L’importante è avere delle risposte certe».

     

    Elettra Antognetti

  • Argentina, un libro su crisi economica e imprese “recuperate”

    Argentina, un libro su crisi economica e imprese “recuperate”

    aut autGiovedì 7 marzo 2013 (ore 18.30) si svolge un incontro all’AutAut 357 di via delle Fontane sul tema della crisi economica in Argentina.

    Si inizia con la presentazione del libro Lavorare senza padroni della giornalista Elvira Corona, che racconta una panoramica delle “Empresas recuperadas por sus trabajadores”, un fenomeno che ha contribuito a un cambiamento di prospettive nella società argentina. Si tratta delle aziende “recuperate dai propri lavoratori” che le hanno occupate, rimesse in funzione e gestite in cooperativa dopo la crisi del 2001 e il fallimento del modello economico vigente.

    Dieci storie prese in esame, molto diverse fra loro sia per posizione geografica (dalla Renacer, una fabbrica di elettrodomestici di Ushuaia, la città più a sud del pianeta a Grissinopoli, una fabbrica di grissini fondata da una famiglia italiana nei primi anni ’60 a Buenos Aires), sia per settore produttivo (dall’informazione con la cooperativa di giornalisti di La Vaca, al turismo con quella dei gestori del Bauen, hotel in pieno centro di Buenos Aires, all’alta moda dell’ex Brukman).

    A seguire, apericena e proiezione del documentario del 2004 The Take di Avi Lewis & Naomi Klein (quest’ultima autrice di No logo), sull’occupazione di alcune fabbriche argentine da parte dei lavoratori.

  • Cantiere Campana alla Tosse: il bilancio al termine della prima stagione

    Cantiere Campana alla Tosse: il bilancio al termine della prima stagione

    Ingresso Teatro della TosseCon lo spettacolo Post-it (in scena da oggi sino a sabato 9 marzo, a cura di Teatro Sotterraneo, giovane compagnia teatrale fiorentina) il Cantiere Campana del Teatro della Tosse chiude la sua prima stagione. Dieci spettacoli tutti diversi fra loro e caratterizzati da un unico comune denominatore: compagnie giovani, ricerca e sperimentazione. Non spettacoli di cartello che richiamano facilmente pubblico ai botteghini, ma un’offerta culturale che mette al centro il testo e la compagnia.

    Abbiamo fatto il punto con il responsabile del progetto, Yuri D’Agostino: «Devo dire che mi ritengo soddisfatto di questa prima stagione del Cantiere Campana. Ovviamente è difficile che spettacoli così differenti possano avere sempre incontrato il gusto di tutti, ma abbiamo voluto portare il più ampio ventaglio possibile di offerta agli spettatori, soprattutto per far conoscere il fortissimo fermento culturale che c’è in Italia se si va a grattare sotto le patinature e le rappresentazioni che sanno più di archeologia teatrale che di cultura».

    «Vorrei anche far notare il coraggio che ha avuto il Teatro della Tosse. In un periodo in cui, economicamente parlando, sarebbe più “utile” portare in scena solo testi di sicuro impatto e con attori conosciuti, la Tosse ha scelto di investire una sala e metà della sua stagione in un progetto di “semina” invece che di “raccolta”».

    Ma il progetto Cantiere Campana non è solo spettacolo. E’ anche comunità, con l’iniziativa “Sostenitori” si è cercato di coinvolgere gli spettatori anche prima e dopo la rappresentazione teatrale: «Sapevamo che in una città come la nostra sarebbe stato complicato… ma volevamo dare al pubblico diversi gradi di partecipazione: al Cantiere Campana si può arrivare 2 minuti prima dell’inizio dello spettacolo e andarsene subito dopo gli applausi, oppure si può arrivare anche un’ora prima e prendersi insieme un aperitivo con buffet al Cafè Ubu, il bar del teatro. Oppure ci si può fermare al termine dello spettacolo per un incontro con gli artisti. O ancora non andarsene mai del tutto, partecipando sul sito, su Facebook, andando insieme ai laboratori o a visitare mostre o altri eventi».

    Cantiere Campana, Yuri D'AgostinoQuale è stata la risposta della città? Sia per quanto riguarda le presenze in sala che la partecipazione al progetto nella sua interezza… «Bisogna dire che Genova ha risposto bene, in questi mesi ho avuto modo di conoscere persone meravigliose che altrimenti sarebbero rimaste degli sconosciuti. Anche in serate in cui in città c’era una offerta culturale di tutto rispetto abbiamo sempre mantenuto uno zoccolo duro di spettatori che sceglieva di passare la serata con noi. Tra l’altro, in linea con la tradizione del teatro, il biglietto è sempre stato decisamente “popolare”; venire a teatro da noi costa meno che andare al cinema e per gli under 28 le convenzioni si estendono anche alla sala Trionfo».

    «Naturalmente di cose da migliorare ce ne sono – continua D’Agostino – più che altro si tratta di errori in cui può esser facile incappare quando si porta avanti con entusiasmo un progetto totalmente nuovo. Creare una comunità di persone unite da una passione ma diverse in tutto il resto è tanto stimolante quanto complicato. Di sicuro la prossima stagione lavoreremo affinché aumenti la percentuale di pubblico che vuole dire la sua e sia interessato a condividere altre attività con i Sostenitori. Abbiamo cercato di rendere il sito e la pagina Facebook non una vetrina dove il teatro si mette in mostra, ma una piazza dove tutti possono partecipare; ci siamo riusciti solo in parte e la prossima stagione saremo impegnati a migliorare questo risultato».

    Il Cantiere Campana non termina sabato con l’ultima replica di Post-it. Verrà ospitata la terza edizione del Bando Pre-visioni dedicato alle compagnie del territorio genovese e ligure. Poi si inizierà a lavorare per la prossima stagione.

  • Teatro Akropolis, Sestri Ponente: spettacoli, workshop e seminari

    Teatro Akropolis, Sestri Ponente: spettacoli, workshop e seminari

    teatro akropolis«I teatri non possono e non devono essere serbatoi da riempire di spettacoli, ma luoghi dove mettere in atto qualcosa di produttivo e concreto: in questo periodo di crisi, che coinvolge non solo il teatro ma l’intero sistema culturale, è fondamentale una riflessione propositiva su temi che stanno a monte degli spettacoli e delle produzioni teatrali».

    Con queste parole i direttori artistici Clemente Tafuri e David Beronio hanno presentato questa mattina la stagione del Teatro Akropolis di Sestri Ponente: uno spazio aperto da tre anni nel quartiere di Ponente e che ha all’attivo un ricco calendario di spettacoli, seminari e workshop il cui fil rouge è il lavoro sul corpo e le sue possibilità di espressione.

    Uno spazio che dimostra ancora una volta alla città che il decentramento delle attività culturali non è necessariamente un fattore negativo: la stagione 2013 di Testimonianze, ricerca, azioni parte con l’aprire gli spazi del teatro a compagnie da tutta Italia, anche mai venute prima a Genova, a partire dalla Nari-Frangioni / Ubidanza che effettuerà proprio qui una residenza artistica dall’8 al 24 marzo e che mercoledì 13 metterà in scena lo spettacolo Principesse a progetto: I atto.

    Il programma di questo primo mese (che parte mercoledì 13 marzo e trovate nella nostra agenda eventi) è stato pensato per dare meno spazio agli spettacoli a vantaggio di momenti di incontro e riflessione sullo stato del teatro. Un esempio è il workshop gratuito per critici teatrali, i cui partecipanti avranno l’opportunità di formare una vera e propria redazione, per monitorare le attività di teatri e compagnie liguri: «Critica teatrale e recensione sono due cose diverse, una riflessione sul ruolo del critico non può prescindere da un’adeguata formazione, che faremo attraverso un percorso a cura di Teatro e Critica».

    Il Teatro sarà inoltre capofila del primo convegno ligure di Cre.Sco, che si terrà mercoledì 20 marzo a Villa Bombrini (ospitati dalla Società per Cornigliano) e sarà preceduto da un seminario sull’uso dei social network per promuovere attività culturali. «Portare Cre.Sco in Liguria è fondamentale per iniziare a concepire nuovi modi di lavorare, di condividere, di percepire e far percepire l’arte nel suo complesso».

    Marta Traverso

  • Coop for words 2013: concorso letterario per scrittori under 36

    Coop for words 2013: concorso letterario per scrittori under 36

    scrivere-scrittura-2Aperte le iscrizioni per il concorso letterario Coop for words per autori e fumettisti under 36, indetto ogni anno e che in questa edizione è rivolto per la prima volta anche ad autori residenti in Liguria.

    Il concorso si articola in cinque sezioni: poesia, fumetto, racconti dello scontrino (ossia testi ambientati in un centro commerciale), cinema e canzone d’autore.

    La partecipazione è gratuita: gli elaborati, inediti e in lingua italiana, dovranno essere inviati entro il 12 maggio 2013 sul sito di Coop for Words, seguendo la procedura guidata; sul sito si trovano anche tutte le informazioni e il bando del premio

    Una giuria sceglierà 50 opere – 10 per ciascuna sezione – che confluiranno in un’antologia, in distribuzione in tutti i negozi delle Coop coinvolte e nelle librerie .coop di tutta Italia. I primi classificati di ogni sezione potranno frequentare gratis uno dei corsi della scuola di sceneggiatura e narrazione “La bottega delle finzioni” di Carlo Lucarelli.

    Il primo tra gli autori per canzoni vedrà il proprio testo musicato da Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. I primi 5 classificati delle sezioni letterarie, inoltre, daranno voce ai propri testi a ottobre, durante la giornata bolognese della manifestazione per la cultura solidale “Ad alta voce”. I primi 5 fumettisti potranno invece esporre le proprie tavole a “BilBOlBul” 2014.

  • Consiglio Comunale, Sampierdarena: immigrazione, sicurezza e polemiche

    Consiglio Comunale, Sampierdarena: immigrazione, sicurezza e polemiche

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Sampierdarena, quartiere di gang, di lotte tra gruppi criminali, di risse talvolta mortali. Tutti argomenti che riempiono intere pagine dei nostri quotidiani locali, affamati della cronaca più nera possibile. Benché talvolta i mass media presentino questi fenomeni enfatizzandone la componente più truce e spettacolare, è purtroppo una realtà che in certe zone della nostra città la sicurezza rappresenti un problema molto delicato; perché il passaggio dalla paura per la propria incolumità alla discriminazione può risultare più facile del previsto.

    Pdl bacchettato da destra e sinistra per aver attribuito ai cittadini ecuadoriani le ragioni del disagio a Sampierdarena

    Su questo punto si è particolarmente animata la discussione di ieri in Consiglio Comunale, dopo la presentazione di una mozione del Pdl in cui veniva indicata la  difficile integrazione degli immigrati dell’Ecuador come la causa principale dell’emergenza criminalità a Sampierdarena. Il passaggio incriminato evidenziava che le problematiche di questo quartiere sono dovute «alla forte presenza di immigrati, soprattutto ecuadoriani, con problemi di integrazione attraverso la trasposizione di usanze e metodi di vita inconciliabili con la nostra cultura basata sul rispetto delle regole e di una civile convivenza».

    Immediato l’intervento del consigliere Musso, il quale, presentando le sue proposte di modifica a questa mozione, ha chiesto che venisse eliminata dal dispositivo tale frase. L’ex senatore non voluto negare che i problemi di integrazione possano essere la radice di molti problemi per i cittadini, ma ha aggiunto anche «se io per ventura fossi di nazionalità ecuadoriana e leggessi che il Consiglio Comunale del Comune in cui abito ha approvato un documento del genere mi riterrei profondamente offeso».

    Durissimo il giudizio del sindaco Doria sulla mozione pdl: è razzista

    Via Buranello SampierdarenaNon è bastato che la consigliera Lauro, capogruppo del Pdl, accettasse di cancellare questa parte della mozione, per evitare un intervento particolarmente duro del Sindaco Doria che ha parlato senza mezzi termini di «mozione politicamente irricevibile e razzista per il giudizio che da nei confronti di quelli che l’amministrazione considera a tutti gli effetti cittadini genovesi», facendo riferimento agli stranieri di seconda o terza generazione, nati e cresciuti a Genova.

    Lilli Lauro ha risposto alle critiche dicendo che esse derivano da una scarsa conoscenza del territorio «evidentemente il Sindaco non è mai stato al Campasso e non ha visto tutto il sangue che c’è per terra quasi tutte le sere».

    Nonostante la discussione abbia avuto toni molto accesi la mozione non è stata nemmeno posta al voto, poiché i punti che affrontava sono stati superati da successive decisioni della Giunta stessa. In particolare il documento chiedeva di selezionare le associazioni che avrebbero svolto attività per la diffusione della cultura della legalità nei quartieri, e a cui sarebbero spettati i 190 mila euro messi a disposizione da Comune e Regione, sulla base di un bando pubblico, ma il soggetto attuatore è già stato definito con una delibera del dicembre 2012. La scelta, guidata dalla presenza di particolari professionalità, disponibilità di strumenti e risorse idonee e presenza sul territorio è ricaduta sul Job Centre.

    Tuttavia, come ha sottolineato anche il M5S, le attività individuate dalla Giunta saranno soprattutto di carattere civico culturale, mentre hanno ricevuto minore attenzione le necessità che riguardano dell’educazione scolare e il lavoro per questi cittadini stranieri. Il capogruppo del  movimento Paolo Putti ha infatti proposto di integrare le azioni stabilite dall’amministrazione con misure per contrastare l’abbandono scolare e la creazione di borse lavoro per dare ai ragazzi del quartiere «un’alternativa di percorso di vita». In assenza di questi interventi può esservi il rischio che i destinatari di questo progetto non sappiano coglierne il valore poiché non sono in grado di concepire un’esistenza alternativa a quella che già conducono ai margini della delinquenza.

     

    SI AGGRAVA LA SITUAZIONE DI AMT

    autobus-amt-3Intanto mentre in aula giunge la notizia della decisione dei lavoratori di AMT di proseguire lo sciopero oltre il termine previsto delle 17:30.

    Il tema era stato affrontato ad inizio seduta in seguito alla richiesta di chiarimento all’assessore alla Mobilità Dagnino sull’eliminazione del biglietto integrato. Nonostante i 35 milioni trasferiti dal Comune nelle casse dell’azienda e le molte rassicurazioni sul mantenimento di questo tipo di tariffazione, proprio in questi giorni è giunta la notizia del mancato accordo tra AMT e Trenitalia. L’assessore Dagnino aveva già avuto modo di spiegare che l’amministrazione considerava eccessiva la richiesta di 8 milioni di euro da parte di Trenitalia anche perché attualmente non è possibile verificare l’effettivo volume di utenti ce utilizzano effettivamente il trasporto integrato bus e treno.

    Anche il Sindaco Doria è intervenuto sull’argomento affermando che l’amministrazione è convinta che si stia pagando troppo per il servizio offerto da Trenitalia e che per il 2013 «AMT non è in grado di dare un euro di più» dei 7 milioni e mezzo da tempo stabiliti e a cui la Regione avrebbe dovuto aggiungere un altro milione che, invece, non arriverà.

    La speranza della Giunta è di poter giungere ad un accordo temporaneo con Trenitalia per il 2013 che consenta di mantenere il trasporto pubblico integrato gomma – ferro, per poi avviare un’analisi più precisa che permetta di rispondere a due precise domande: quanto costa il servizio integrato e chi lo paga. Fino ad oggi il biglietto integrato era l’unico esistente e ciò ha implicato che anche coloro che non usufruiscono del treno sono costretti a pagarlo (e viceversa). È quindi possibile, come ha anticipato l’assessore Dagnino, che dal 2014 si torni a distinguere tre titoli di viaggio: solo bus, solo treno, integrato.

     

    Federico Viotti