Mese: Giugno 2013

  • Voix vives: percorsi poetici a Villetta Dinegro

    Voix vives: percorsi poetici a Villetta Dinegro

    villetta-di-negro-2Sabato 22 giugno 2013, nel programma del Festival di Poesia, si svolge a Villetta Di Negro l’evento Voix vives: due giorni di percorsi poetici nel parco alle spalle del centro città, che ospita anche il Museo di Arte Orientale.

    Alle ore 23 percorso notturno con i poeti Antonio Carletti, Alberto Nocerino Rossella Majore Tamponi. Una camminata di un’ora e mezza che permette di raccontare del marchese Gio. Carlo Di Negro, della sua Villetta e del suo giardino, appena rinnovato, dei personaggi storici e letterari di cui ospita i
    busti in bronzo e in marmo.

    Leggi il programma completo del Festival di poesia, che termina domenica 23 giugno.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • PechaKucha Night: una serata di arte, creatività e bolle di sapone

    PechaKucha Night: una serata di arte, creatività e bolle di sapone

    pechakucha-6Un format nato in Giappone, diffuso in tutto il mondo e che da poco più di un anno è di casa anche a Genova, trovando una collocazione fissa nei Giardini Luzzati.

    Sto parlando del Pechakucha Night, evento giunto alla sesta edizione che prevede la presentazione pubblica di progetti secondo un modello standard, 20 slide in 6 minuti. Ieri sera (giovedì 20 giugno 2013) si è svolta la sesta edizione, preceduta dal concerto di Lorenzo Malvezzi, che ha visto alternarsi 12 progetti legati all’arte, all’associazionismo e all’imprenditoria.

    Si è partiti proprio con gli ospiti della serata: con la prima slide, una foto storica dell’area che oggi ospita i Giardini Luzzati, Marco Montoli ha raccontato l’impegno dell’associazione Il Ce.Sto per rivalutare quest’area del centro storico. I Giardini sono anche il “quartier generale” dell’associazione VintaGe – che si impegna da alcuni anni a promuovere la cultura vintage e la prossima settimana sarà al Porto Antico per la terza edizione di Vintage in Porto (martedì 25 saremo alla conferenza stampa e vi racconteremo maggiori dettagli) – e di GecoEco, startup che promuove la green economy e la mobilità sostenibile attraverso il noleggio e la riparazione di bici elettriche.

    A seguire Manena Hostel: tre ragazzi rimasti senza lavoro, che si sono rimboccati le maniche e hanno cercato (e trovato) alla Maddalena uno spazio idoneo per aprire il primo ostello del centro storico, inaugurato lo scorso novembre a due passi da via Garibaldi. Uno spazio che da subito ha creato una sinergia con Y.E.A.S.T. per i loro progetti di scambio internazionale: Monica e Stefania, tra un bagno nelle bolle di sapone e una t-shirt di solidarietà ai manifestanti di Gezi Park, hanno illustrato le diverse iniziative dell’associazione. Scambi di una o due settimane finanziati dall’Unione Europea, gli eventi artistico-gastronomici DeGustibus e un imminente progetto di mobilità sostenibile in collaborazione con l’associazione Abitanti della Maddalena.

    Passando all’arte è il turno di Vanuart, che illustra le numerose mostre e iniziative proposte in varie zone della città. Proprio grazie all’associazione fondata da Sabrina Losciale si sono conosciuti gli artisti Cri EcoAlessandro Gatti e Federico Patrone, che insieme hanno dato vita al progetto Interazioni, una serie di performance che vedono la commistione di diverse discipline artistiche. Proprio durante uno dei loro primi eventi il sopranista Andrea Giambelli, che accompagnava il trio, è stato “notato ” ingaggiato da una compagnia teatrale di Copenaghen per uno spettacolo che si terrà ad agosto.

    I brani del cantautore Federico Giacobbe si accompagnano alle altre presentazioni della serata. Francesco Rotta, ideatore di cruciverba e giochi di brain training, illustra il suo progetto rivolto ai ristoranti, per creare giochi ad hoc sulle tovagliette di carta. Oimemì, negozio aperto al Carmine lo scorso dicembre che vende t-shirt, pezzi unici realizzati da artisti genovesi o provenienti da ogni parte del mondo.

    Infine due progetti giunti dalla Calabria e da Milano. Pixel è ideato da tre architette calabresi e prevede la riqualificazione dei container come unità abitative, mentre Ivan è un poeta avanguardista che dal 2003 gira l’Italia e il mondo per realizzare performance di poesia viva. Nelle giornate di oggi e domani Ivan sta operando alla Maddalena: come spiega Luca Curtaz, presidente dell’associazione Abitanti della Maddalena «Ivan sta eseguendo dei ritratti poetici di abitanti, esercenti e passanti della Maddalena. L’azione è in atto su serrande di commercianti che hanno dato la loro disponibilità, Luca il fruttivendolo e Beatrice Giannoni ceramista, e sulla palizzata del cantiere dell’asilo in costruzione in vico della Rosa. sono ritratti poetici di persone della Maddalena. Lui presta la sua opera gratuitamente, con il supporto di AMa e Civ Maddalena».

    Marta Traverso

  • Costituzioni anti-fasciste: un ostacolo per l’economia dell’euro zona

    Costituzioni anti-fasciste: un ostacolo per l’economia dell’euro zona

    economia-soldi-D6La notizia della settimana non è né Berlusconi e il pronunciamento della Corte, né Grillo e l’espulsione della senatrice Gambaro.

    Che il Cavaliere abbia una concezione “elastica” del rispetto della legge, che questo gli abbia portato molti guai giudiziari, che abbia cercato di usare il consenso elettorale come riparo da eventuali condanne e che tutto ciò sia un peso per il buon scorrimento della vita politica del paese non sono cose che scopriamo oggi. Se poi Berlusconi, nonostante la sempre più probabile condanna, riesce ad ostentare una relativa tranquillità, allora siamo autorizzati a pensare che qualcuno lo abbia rassicurato con la promessa di un’amnistia o una leggina ad personam: e ciò significherebbe che per il momento non ci sono rischi per la tenuta del governo.

    Discorso analogo si può fare per Beppe Grillo. La sua idea di movimento “guidato” attraverso la rete, la rigidità programmatica, il rifiuto per le scelte di campo ideologiche e l’insofferenza verso la strutturazione interna dei partiti tradizionali sono tutti argomenti già ampiamente dibattuti, a proposito dei quali la mia personale valutazione non si sposta certo per una senatrice che si scopre “grillo-scettica” sulla via di Damasco e che perciò viene espulsa con un voto su internet.

     

    LA “VERA” NOTIZIA DELLA SETTIMANA

    europa-bceNo, la notizia della settimana, più che nelle aperture dei TG o nelle prime pagine dei giornali, bisogna (come al solito) andarsela a cercare. Ed è così che spulciando l’edizione on-line del Fatto Quotidiano capita di imbattersi in un articoletto a firma Luca Pisapia la cui rilevanza per il dibattito politico è inversamente proporzionale alla scarsa visibilità. L’autore in realtà non fa null’altro che riprendere e commentare un report di JP Morgan, il famoso istituto finanziario. Di per sé, dunque, non sembrerebbe esserci nulla di eclatante: in questi tempi di crisi le grandi banche di investimento, giustamente interessate all’andamento dell’economia e alle prospettive per il futuro, diffondono centinaia di documenti simili contenenti analisi, prospettive, grafici, suggerimenti e auspici. Non fosse che nella fattispecie il contributo dei due analisti, Malcolm Barr e David Mackie, si spinge fino a un punto molto importante, ossia fino a delineare quello che viene considerato un ostacolo politico all’integrazione delle economie dell’euro-zona: le costituzioni anti-fasciste.

    Si avete, capito bene: le costituzioni sorte nel dopo guerra, come la nostra, sono un intralcio. I motivi? Vediamoli: «Esecutivi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; protezione costituzionale del diritto al lavoro; sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo; e il diritto di protestare, se vengono fatti cambiamenti indesiderati dello status quo politico». Più chiaro di così… Ma siccome repetita iuvant, parafrasiamo il contenuto per i duri d’orecchi.

    Anche se ormai siamo abituati agli attacchi quotidiani cui è sottoposta la nostra carta costituzionale, queste poche righe hanno il pregio di fare chiarezza di tutte le ampollosità e i tecnicismi (semi-presidenzialismo alla francese, camera delle regioni alla tedesca, elezioni diretta al quintuplo turno con golden gol e rigori) che creano un sacco di confusione e ci fanno passare la voglia di capire cosa diavolo stia succedendo. Ed invece è semplice: ci vuole un esecutivo forte, che comandi indisturbato, che prenda finalmente decisioni penalizzanti per i lavoratori, senza che questi possano protestare nelle piazze o presso i politici che hanno eletto. E in questo senso la nostra Costituzione, che ovviamente è stata pensata proprio per proteggere la gente dagli abusi di chi ha il potere, è un intralcio; al contrario un nuovo meraviglioso super-Stato federale europeo lo si può tirare su senza tutte queste fastidiose tutele e questi scoccianti diritti. Certo, potremo sempre votare Tizio, Caio o Sempronio, ma nei fatti sarà la grande ed illuminata élite europea a prendere per noi quelle decisioni, dolorose ma giuste, che noi siamo troppo ottusi per comprendere. Quando dunque sentite dire che la crisi è colpa della “finanza speculativa”, tanto cattiva e tanto brutta, e che l’euro non è il problema, ricordatevi che quella stessa finanza speculativa scrive nero su bianco che l’integrazione europea è cosa gradita: la Costituzione italiana no. Domanda da un milione di euro (o due miliardi di lire): a noi cosa converrà di più? Tenersi la Costituzione o affrettare l’integrazione europea? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Ricordo solo che un tempo perseguire determinati fini era considerato golpismo: roba da P2, servizi segreti deviati, neo-fascisti simpatizzanti dei dittatori argentini. Ma questi oggi sono metodi superati: si può ottenere lo stesso risultato con calma e pazienza, senza occupare militarmente le sedi del governo e della televisione, ma convincendo la gente, abituandola a determinati argomenti poco alla volta fino al momento in cui non destano più scandalo. Ci si incontra nelle grandi riunioni, si coordinano le strategie da adottare, e poi si finisce che oggi la politica italiana contro la crisi non fa nulla, ma parla molto – quando si dice il caso… – di riforme costituzionali  e presidenzialismo.

    D’altronde è proprio quello che sta scritto sul report di JP Morgan: «Il test chiave nell’anno a venire sarà l’Italia, dove il nuovo governo ha una chiara opportunità per dare l’avvio a significative riforme politiche». E’ tutto molto semplice e chiaro. E davvero non si capisce che bisogno ci sia di invocare chissà quale teoria del complotto, quando è semplicemente elementare esperienza di vita che chi ha il potere cerchi di tenerselo e che le élite tentino giustamente di fare i loro interessi (ovviamente evitando di pubblicizzarli troppo, perché se no la gente capirebbe subito).

    Ovviamente le contromisure ci sono e sono le solite: la Costituzione appunto, e poi le istituzioni, un’informazione libera, una solida cultura democratica e un sano sospetto verso chi vorrebbe gestire la vita politica al posto nostro. Ma soprattutto bisogna comprendere non tanto chi sia il nemico, ma più semplicemente quali siano i nostri interessi e quali altri interessi siano in gioco. Una dinamica, questa, che dovrebbe essere ormai chiarissima. A meno, certo, di non volersi ostinare a non capire.

     

    Andrea Giannini

  • Festival Asalto, Saragozza: bando di concorso per artisti

    Festival Asalto, Saragozza: bando di concorso per artisti

    artista-bigben-londra-DIAperto un nuovo bando per artisti che consentirà di partecipare al Festival Asalto di Saragozza, che si svolgerà nella cittadina spagnola dal 7 al 14 settembre 2013 e prevede l’allestimento dell’intera città come spazio artistico en plein air..

    Sono ammessi al concorso artisti singoli o in collettivo, di qualsiasi nazionalità e di età superiore ai 18 anni, che realizzino opere con qualsiasi genere e tecnica (murales, installazioni, nuove tecnologie, etc).

    Per candidarsi si dovrà inviare entro il 15 luglio 2013 all’indirizzo mail join@festivalasalto.com il modulo di partecipazione, tre immagini a presentazione del portfolio e una descrizione del progetto in lingua inglese.

    Gli artisti selezionati avranno spesati i costi di viaggio, vitto, alloggio e allestimento.

    [foto di Diego Arbore]

  • Le piante aromatiche più adatte per la terrazza o il balcone

    Le piante aromatiche più adatte per la terrazza o il balcone

    salvia-officinalisQuesta settimana forniremo qualche suggerimento su quali piante aromatiche sia possibile coltivare in cassette ed in vasi, in spazi limitati, sui balconi e sulle terrazze.
    In generale, va detto che, per le piante da frutto, le verdure ed affini, i migliori risultati si ottegono senza dubbio nella terra piena. Nulla può infatti essere paragonato ad un orto, dove le piante sono ben esposte al sole, possono affondare nel terreno le radici e svilupparsi liberamente. Tuttavia, una scelta attenta delle varietà e delle loro tipologie permette di rosmarinoottenere, anche in spazi ridotti e molto esposti (ad es: una terrazza assolata) risultati eccellenti. E’ infatti interessante notare che queste essenze garantiscono, su terrazze, balconi e persino in cassette sulle finestre, riscontri ottimi, sia da un punto di vista della produzione alimentare che da sotto un profilo prettamente estetico. Se ben combinate la varietà delle foglie, i colori delle piccole infiorescenze ed il loro portamento arbustivo, permettono di realizzare contenitori variopinti e variegati che uniscono, al piacere del risultato della produzione casalinga, un indubbio aspetto decorativo.
    timoIn tema di piante aromatiche, possiamo menzionare, oltre alle abituali basilico, origano, erba salvia, rosmarino, le meno note e diffuse erba cipollina, peperoncini, prezzemolo, finocchio selvatico, cappero, erba luisa, maggiorana, timo, mirto
    In particolare, durante l’estate, suggerisco proprio la coltivazione degli spesso assai sottovalutati peperoncini. Esistono molte differenti varietà di questa pianta, esse differiscono sia nella forma del frutto (rotondeggiante, appuntito, più o meno bitorzoluto) che nella sua colorazione (dal giallo cappero-salinapiù o meno intenso, all’arancione, al rosso vivo, fino al viola-bluastro). Il peperoncino è poi caratterizzato dall’estrema semplicità colturale. Saranno infatti sufficienti una esposizione al sole, una innaffiatura nei momenti di siccità ed una eventuale concimazione per ottenere ottimi risultati: le piante si sviluppano molto alla svelta e senza problemi. Importante è scegliere bene la varietà adatta al contesto ed al contenitore in quanto le dimensioni dei cespugli sono molto diverse a seconda delle specie, potendo variare da poche decine di centimetri fino al metro o metro e mezzo. Le infiorescenze sono poco mirtoappariscenti ma molto numerose, con fiori piccoli, a forma di stella bianchi. I frutti sono abbondantissimi, colorati e restano a lungo sulla pianta anche dopo la loro completa maturazione. Si possono infatti raccogliere o lasciare, come elemento decorativo, sui rami dell’arbusto fino al tardo autunno.
    Al di là del peperoncino, tutte le essenze aromatiche sopra menzionate, possono poi essere combinate tra loro creando vasconi di medie dimensioni, esteticamente ed olfattivamente interessanti. In estate infatti queste piante producono infiorescenze, magari peperoncini di calabrianon molto appariscenti, ma numerose e decorativamente rilevanti. Si spazia infatti dal blu intenso del rosmarino, al violetto della salvia, al bianco puro con pistilli screziati di viola del cappero, al bianco metallico del mirto, fino al rosa del timo
    A parte le piante più note su cui non ci soffermiamo, una particolare menzione merita la pianta del cappero. Quest’ultimo cresce spontaneo in natura, negli anfratti e nelle fessure dei muri, in terreni aridi ed inospitali. E’ pianta estremamente frugale e, per ottenere risultati adeguati, deve essere lasciata crescere spontaneamente e libera di svilupparsi e di adattarsi all’ambiente. Cresce anche da seme ma esso deve essere piantato seguendo una procedura piuttosto complessa, che non garantisce sempre risultati certi. Per questo finocchio-selvatico1suggeriamo l’acquisto ed il più semplice impianto di piccoli cespugli già coltivati. Una volta posizionato in loco, il cappero produce fioriture abbondantissime e quasi esotiche che scintillano nella luce del sole estivo. I frutti sono, come noto, commestibili. Se si coglie il bocciolo prima della fioritura si avranno i capperi cui siamo usualmente abituati e più comuni. Se invece si stacca il seme, dopo la fine della fioritura e la maturazione, si avranno grosse bacche verdi, contenenti semini dal gusto più marcato. Mescolato al mirto dalle foglie scure, a cespugli di rosmarino ed a disordinarti ciuffi di finocchietto selvatico, il cappero permette di ottenere insiemi articolati e cromaticamente vari. I colori delle foglie varieranno infatti dal verde più chiaro (finocchietto) a quello più intenso (mirto), le fioriture si susseguiranno nel tempo, con piccole infiorescenze nei toni del bianco e dell’azzurro, con l’eccezione del caratteristico giallo-verdastro degli ombrelli fioriti del finocchietto. Un insieme inusuale che dimostra che anche le piante aromatiche, se ben scelte e combinate tra loro, possono validamente competere con insiemi (spesso banali o troppo colorati) di gerani, tageti, petunie ed altre annuali estive.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Smart City: cos’è e quanto ne sappiamo? Un convegno a Villa Serra

    Smart City: cos’è e quanto ne sappiamo? Un convegno a Villa Serra

    villa-serra-di-comago-d5Venerdì 21 giugno 2013, a partire dalle 15, Villa Serra di Comago ospita un convegno sul tema Genova e Hinterland: dalla città metropolitana alla Smart City.

    Un incontro per guardare oltre la crisi e disegnare insieme il futuro dei nostri territori: stimato che 4 italiani su 5 non hanno mai sentito parlare di Smart City, è fondamentale avviare un confronto su questo tema, anche in prospettiva dell’abolizione delle Province e l’avvento della Città Metropolitana.

    Tra i relatori il Consigliere del Municipio Levante Walter Vassallo, esperto policy e coordinatore progetti europei; Gloria Piaggio, segretario generale dell’Associazione Genova Smart City ; Michele Vianello, direttore a Venezia del Parco Scientifico Vega.

    Leggi il programma del convegno.

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  • Maddalena, rinasce il Patto per lo Sviluppo: addio all’incubatore

    Maddalena, rinasce il Patto per lo Sviluppo: addio all’incubatore

    Pavimentazione nel Centro StoricoRinasce il Patto per lo Sviluppo locale della Maddalena. Il sindaco di Genova, Marco Doria, accompagnato dagli assessori Elena Fiorini e Francesco Oddone, nonché dal presidente del Municipio I Centro Est, Simone Leoncini, ha presentato il nuovo corso dell’intesa siglata nel marzo 2007 per il rilancio di questo antro di “città vecchia”. Sfioravano il centinaio i cittadini, attori economici, rappresentanti di associazioni o semplici abitanti del quartiere, che hanno affollato i locali del Laboratorio sociale di vico del Papa, per scoprire che cosa ne sarà di loro e del loro quartiere.

    «Condivido al cento per cento lo spirito che aveva portato la precedente amministrazione a siglare l’intesa – si premura a specificare il sindaco – e la dichiarazione di intenti di allora resta assolutamente valida a più di sei anni di distanza. Ma era necessario fare il punto della situazione per capire quali fossero le maggiori criticità e rinnovare l’impegno del Comune a sostenere le grandi potenzialità della Maddalena».

    Fino ad oggi, o forse è meglio dire fino a poco più di un anno fa, prima del cambio di guardia a Tursi, l’impegno istituzionale si era concentrato attraverso gli interventi del braccio operativo del Job Centre e del suo Incubatore di imprese del centro storico, coordinatori di tutti gli altri soggetti aderenti al Patto (Municipio Centro Est, Prefettura, Camera di Commercio, Civ Maddalena, Associazione “Il Sestiere della Maddalena”, Facoltà di Architettura, Filse, Ri-Genova srl, Amiu e Arte).

    «Bisogna ringraziare chi in questi anni ha tenuto, con sforzi sovrumani, le fila del progetto – ha detto Doria – ma bisogna anche avere il coraggio di tirare le somme di quanto fatto. Vi sono strumenti che probabilmente non sono stati così efficaci quanto si sperava, come l’Incubatore delle imprese. La trentina di attività che sono state avviate, purtroppo, non è sopravvissuta oltre il periodo di finanziamento pubblico. Ma non può certo fermarsi a questo il tentativo di rifioritura del quartiere dal punto di vista economico».

    Il Comune, dunque, ha deciso di rilanciare e si assume direttamente la conduzione delle azioni volte alla realizzazione concreta del Patto. Esattamente un mese fa, infatti, la giunta ha istituito, con apposita delibera, un nuovo “Gruppo di regia” per il sestiere della Maddalena, i cui riferimenti diretti saranno il sindaco, la giunta, il direttore generale, il direttore della pianificazione e sviluppo organizzativo e i dirigenti comunali di volta in volta coinvolti. Al Municipio Centro Est, saranno dunque affiancati gli uffici amministrativi afferenti alle direzioni Pianificazione e Sviluppo Organizzativo, Sviluppo Economico, Servizi Civici  – Legalità e Diritti, nonché il Gabinetto del Sindaco. Senza dimenticare il prezioso contributo della Compagnia San Paolo, già presente alla Maddalena dal 2010 sul modello di quanto sperimentato con successo nel quartiere di Porta Palazzo a Torino.

    Campanile delle Vigne, GenovaQuattro le linee guida della nuova stagione del Patto dello Sviluppo per la Maddalena, che ricalcano in buona parte lo spirito originario del progetto, ovvero il miglioramento del contesto urbano, sociale, culturale e, per quanto possibile visto l’andamento internazionale, economico.

    «Il primo punto di forza – spiega il sindaco – sono senza dubbio gli eventi che, come abbiamo visto per la recente Fiera della Maddalena, servono a far stare bene le persone che partecipano e danno vitalità e visibilità al quartiere. Ma non devono rimanere occasioni isolate». E qui Doria inserisce gli altri punti all’ordine del giorno. Innanzitutto, la valorizzazione degli spazi che l’amministrazione può mettere a disposizione di cittadini e associazioni come luoghi di incontro e di aggregazione. Oltre al modello di vico del Papa in cui è stato ospitato l’incontro di ieri, il sindaco cita l’appena concluso bando per la nuova gestione dell’Hop Altrove, che ha già trovato spazio sulle pagine di Era Superba. Il terzo punto della “versione doriana” del Patto riguarda la determinazione di una serie di azioni volte a sostenere l’impianto economico, commerciale e artigianale del sestiere. Qui il sindaco ha ben chiaro che cosa non si debba fare, ossia un incubatore di imprese, come detto in precedenza. Quanto ai passi da intraprendere, si affida alle proposte della gente: «Come possiamo intervenire in questo settore?» chiede, e si chiede, il primo cittadino.

    Infine, la questione legalità. «Dobbiamo riaffermare con forza il rispetto delle regole del vivere civile e della vita di tutti, senza la necessità di militarizzare l’area. Intanto perché non ne abbiamo le forze, ma soprattutto perché non credo sia questa la visione di mondo che vogliamo portare avanti», afferma con decisione Doria. «Detto ciò, mi sembra che ultimamente la modifica del “giro di controllo” dei Vigili urbani stia dando i suoi frutti».

    Ma come cambia in concreto il Patto per lo Sviluppo locale della Maddalena, al di là di una sostanziale bocciatura dell’Incubatore? Difficile dirlo dopo l’incontro di ieri pomeriggio, in cui il sindaco ha cercato di mettere sul tavolo, con molta chiarezza, tutte le problematicità della zona. Non ha risposte vere e proprie il primo cittadino, ma si è messo all’ascolto (e ha preso appunti) dei suoi vicini di casa. Che hanno apprezzato la sua disponibilità e hanno messo da parte, almeno per un giorno, divisioni e dissapori che, per loro stessa ammissione, hanno contribuito a ostacolare la rinascita del quartiere.

     

    Il punto di vista dei cittadini della Maddalena

    piazza-maddalenaSi parla di tante cose, come tanti sono gli sfoghi di chi ogni giorno è costretto a combattere con la malavita. «Ma sui giornali non può finire soltanto la storia che si deve aver paura di passare e vivere nei vicoli. Perché non è così», dice con convinzione una commerciante. E incassa l’approvazione del sindaco: «Non dobbiamo incentrare la nostra attenzione solo sulla questione della sicurezza reale e percepita, altrimenti si rischia che alla città, e non solo, arrivi un’immagine distorta e sbagliata della Maddalena».

    I temi di confronto tirati fuori dal pubblico sono i più disparati: dall’asilo di vico della Rosa, che sarà finalmente completato entro la fine dell’anno, al timore dei genitori di lasciare le chiavi di casa ai figli che il prossimo anno andranno alla scuola media da soli; dalla necessità di un censimento e di una riqualificazione degli alloggi di proprietà pubblica ma soprattutto di Curia e delle Opere pieTra cui molti bassi», sogghignano i presenti), alla necessità di essere tutti uniti, abitanti e commercianti, per combattere la malavita ed essere più veloci ed efficaci di chi lavora nell’oscurità. Ma l’elemento che riscontra maggior interesse è la possibilità di aderire formalmente al rinnovato patto, anche per associazioni e gruppi di cittadini che ancora non esistevano o non erano stati coinvolti nel 2007. E Doria che, si sa, è un po’ recalcitrante ai formalismi burocratici e non vi presta eccessiva attenzione, ha garantito comunque che sarà posto rimedio anche a questa situazione.

    Certo, le domande che restano nell’aria a fine pomeriggio sono tante. Ma, come gli stessi sindaco e presidente di municipio non hanno più volte mancato di sottolineare, lo scopo dell’incontro non era certo «dare il “problema Maddalena” come risolto», quanto piuttosto delineare le nuove linee di intervento. «Oggi abbiamo celebrato le nozze – sintetizza Leoncini – ma adesso ci tocca organizzare la luna di miele per il prossimo autunno». In altre parole, non resta che rimboccarsi tutti le maniche e rimettersi al lavoro. Con entusiasmo rinnovato, anche grazie al successo delle tre settimane di Fiera della Maddalena che hanno portato nuovamente alla ribalta il cuore di un quartiere dove troppo spesso “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Palazzo via Maritano: nuovo progetto, ancora troppo impattante

    Palazzo via Maritano: nuovo progetto, ancora troppo impattante

    via-ortigara-edilizia-begato-d2La rivisitazione progettuale della nuova costruzione prevista tra via Ortigara e via Maritano (presentata il 24 maggio scorso in sede di Conferenza dei Servizi in Seduta Referente) non soddisfa i cittadini e neppure il Municipio Valpolcera.
    L’intervento edilizio – nonostante la riduzione di 1 piano e del numero di alloggi (da 55 a 50, come previsto da una delibera di Giunta comunale del 31 gennaio) – rimane pur sempre troppo impattante per una zona soffocata dalla cementificazione selvaggia.
    Ieri il consiglio municipale della Valpolcevera ha approvato un documento di osservazioni (con i voti favorevoli di Pd, Sel, Fds, Idv, Lega; Pdl assente, Udc astenuto, M5S e Gruppo Misto contrari) che riconosce ai progettisti lo sforzo di ridurre sia il numero degli alloggi sia l’impatto visivo, tuttavia, ribadisce: «… l’edificio che si costruirà in via Maritano, per poter essere considerato accettabile nel contesto, dovrebbe avvicinarsi al profilo del manufatto precedente e quindi dovrebbe essere ancora ridotto almeno di un ulteriore piano, eventualmente ricollocando le unità abitative rivalutando gli spazi accessori e di servizio».

    D’altra parte, il Municipio aveva già espresso all’unanimità parere contrario (ma non vincolante) al progetto in commissione consiliare (19 ottobre 2012) e successivo consiglio (25 ottobre 2012). Ma la richiesta principale, ovvero «… realizzare un’opera non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito, riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)», in definitiva non è stata accolta.

    «La rivisitazione del progetto è un tentativo di migliorare le cose, anche se insufficiente – spiegano i residenti – I consiglieri municipali hanno fatto quello che potevano, nei limiti delle loro competenze. Lo stesso impegno, purtroppo, non possiamo riconoscerlo a Comune e Regione. Forse è mancata la volontà di valutare attentamente alcuni aspetti. In particolare, in sede di Conferenza dei Servizi, i tecnici di Spim hanno giustificato la presenza di almeno 50 appartamenti quale condizione essenziale per continuare a mantenere il finanziamento regionale che, in caso contrario, verrebbe meno. Nell’accordo per l’attuazione del Programma Locale per la casa esistono alcuni vincoli, ma questo passaggio non è stato esplorato in maniera adeguata. Probabilmente una maggiore collaborazione tra amministratori comunali e regionali avrebbe consentito di ottenere un risultato più vicino alle nostre aspettative, ossia al massimo una trentina di unità abitative».

    Senza dimenticare che «Il Comune da solo mette sul piatto quasi 6 milioni di euro – concludono i residenti – È una cifra significativa e secondo noi occorre un’attenta analisi dei costi/benefici di un simile intervento. Parte di queste ingenti risorse potrebbero essere impiegate per sistemare altri alloggi pubblici della zona, oggi sfitti perché versano in cattivo stato, come ha sottolineato il comitato del quartiere Diamante».

    Il margine di tempo per provare a rivedere nuovamente il progetto si assottiglia sempre più. La conferenza dei Servizi in Seduta Deliberante, infatti, dovrebbe svolgersi entro la fine di agosto. In tale occasione sarà presa la decisione finale in merito all’intervento di edificazione nell’area tra via Ortigara e via Maritano.
    Gli abitanti nei prossimi giorni si incontreranno per organizzarsi e manifestare, come sempre in maniera civile, il loro dissenso.

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Crevari Invade 2013: programma del festival di musica e solidarietà

    Crevari Invade 2013: programma del festival di musica e solidarietà

    Crevari InvadeMusica dal vivo, focaccette e solidarietà: questa la formula di Crevari Invade, festival che si svolge ogni estate nella sede ANPI di Campenave e che quest’anno spegne 21 candeline.

    La prossima edizione si terrà da venerdì 21 a domenica 23 giugno e vedrà alternarsi sul palco alcune band della città. Questo il programma dei concerti: venerdì One Night Band, Born in the Sixties e Deriva; sabato SconVoltri, Audio80 e Lele delle Scimmie; domenica Madame Blague e No Man Eyes.

    Per capire come si è evoluto nel tempo il festival, ho posto alcune domande allo staff: «Crevari Invade è nato come festa di paese, per portare qualcosa di diverso in una periferia che vent’anni fa non offriva (e probabilmente non offre) grandi occasioni. Dopo i primi anni, un po’ in sordina, oggi Crevari Invade è diventata un’occasione per passare del tempo assieme, ascoltare musica, gustare le focaccette e una birra con un occhio di riguardo alla solidarietà. Ogni anno scegliamo un’iniziativa benefica a cui destinare il ricavato, cercando soprattutto di impegnarci “localmente” affinché possa essere condivisa e fruibile da più persone possibili: il nostro ultimo impegno si formalizzerà fra pochi giorni, con la consegna di un ecografo per il reparto di neonatologia dell’ospedale Evangelico di Voltri. Non lo si può definire né un “festival musicale” e neanche una “sagra”: è l’insieme di queste cose, un equilibrio in cui ogni aspetto gioca la sua parte».

    Un evento che si basa sul volontariato, con l’impegno dello staff e il contributo degli abitanti del quartiere e di alcune associazioni, tra cui Onde Sonore di Arenzano che contribuisce al service musicale: «Non riceviamo (meglio, non chiediamo) nessun tipo di finanziamento. Cerchiamo di fare tutto con le nostre forze: se ci è rimasto un po’ di fondo cassa dagli anni precedenti si parte con quello, altrimenti ognuno contribuisce come può. Da sempre riceviamo supporto logistico da parte dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Sezione di Crevari, che ci ospita gratuitamente nei suoi locali presso i quali organizziamo la manifestazione».

    Marta Traverso

  • Il Cantiere: corso di scrittura creativa al Parco di Portofino

    Il Cantiere: corso di scrittura creativa al Parco di Portofino

    Portofino, levante di GenovaLa casa editrice Marcos y Marcos presenta il progetto Il Cantiere. Canzoni che diventano storie, un corso di scrittura creativa che si svolgerà al Parco di Portofino (Mulino del Gassetta) da venerdì 28 a domenica 30 giugno 2013.

    Tengono il corso un cantautore (Federico Sirianni), uno scrittore (Bruno Osimo) e un editor (
    Claudia Tarolo
    , cofondatrice di Marcos Y Marcos).

    Obiettivo del laboratorio è trarre racconti brevi e narrazioni dalle canzoni. I partecipanti al corso potranno leggere i loro elaborati durante il Premio Bindi 2013, a Santa Margherita Ligure dal 5 al 7 luglio 2013.

    Il prezzo del corso è 320 €, di cui 15 come quota di iscrizione all’Associazione Letteratura Rinnovabile. La quota comprende due pranzi al Mulino del Gassetta, due aperitivi e gli spostamenti interni. Con una quota aggiuntiva di 70 € sarà possibile alloggiare due notti all’ostello Istituto Colombo di Santa Margherita Ligure.

    Il laboratorio partirà al numero minimo di 10 partecipanti. Info e iscrizioni corsi@marcosymarcos.com – 02 29515688.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • L’esame di inglese ai politici italiani: errori, gaffe, promossi e bocciati

    L’esame di inglese ai politici italiani: errori, gaffe, promossi e bocciati

    Beppe GrilloSiamo a giugno ed è tempo di pagelle ed esami di maturità. Come se la cavano le personalità italiane più influenti con la lingua inglese? Passerebbero l’anno? Giudicando dai casi che ho preso in esame, il livello di preparazione sembra alquanto carente.

    Partiamo dal nostro ex massimo rappresentante, Silvio Berlusconi. La pronuncia alquanto singolare di United States  (lui li chiama Iunai Steis) non è certo un buon biglietto da visita, ma Silvio prosegue imperterrito trasformando anche but in buzz e and in av … Se a queste sommiamo la sua idea che Google sia in realtà Gogol (chissà, forse è un involontario omaggio all’omonimo scrittore russo)  possiamo desumere che quando parlava dell’importanza delle tre I (inglese, informatica, impresa) il Berlusca stesse pensando a se stesso e a un imminente ritorno tra i banchi di scuola, magari nella classe di Maristella, la compìta maestrina di campagna diventata Ministro della (D)Istruzione. Fail (“bocciato”).

    Meglio non fa il fido scudiero Ignazio La Russa, il quale, durante una conferenza stampa internazionale, dopo aver lasciato gli ultimi rimasugli delle sue unghie sugli specchi, non è in grado di mettere insieme più di cinque parole inglesi e deve infine cedere la parola a un collaboratore. D’altra parte, da un uomo che ha battezzato i suoi figli con i nomi di Geronimo e Apache ci si poteva aspettare che si esprimesse nella lingua di Sitting Bull, “Toro Seduto”, e non in quella di Buffalo Bill e del Generale Custer. Bocciato in inglese, ma promosso in cultura Sioux.

    Un po’ meglio, ma non troppo, se la cava Beppe Grillo, che in modo stentato riesce a comporre qualche frase di senso compiuto in un’intervista all’emittente CNBC. Rimandato.

    Passano l’esame di inglese, invece, Mario Monti ed Enrico Letta. E’ evidente che chi si esercita costantemente in una lingua straniera raggiunge ottimi risultati. I due, frequentatori assidui del blindatissimo, inavvicinabile e ultra-elitario gruppo internazionale Bilderberg, mostrano una buona padronanza dell’inglese. Promossi.

     

    Spostando l’attenzione all’ambito sportivo, per gli allenatori italiani sembra essere di moda – e di aiuto al portafogli – emigrare all’estero. E’ il caso del coach di basket Ettore Messina, entrato nello staff tecnico dei leggendari Los Angeles Lakers nel 2011-2012: il suo inglese è eccellente. Promosso.

    Non benissimo, invece, fece Carlo Ancelotti qualche anno fa: alla prima conferenza stampa da manager del Chelsea Football Club esordì con un I’m joke (letteralmente: “Sono scherzo”), anziché I’m joking (“Sto scherzando”), che fece sorridere i giornalisti presenti. A onor del vero, da quella conferenza stampa il suo inglese è via via migliorato. Promosso.

    In ultimo, non poteva mancare Giovanni Trapattoni. I suoi interventi in un italiano improbabile sono stati per anni fonte d’ispirazione per la trasmissione televisiva comica Mai Dire Gol. E’ stato però all’estero che l’allenatore milanese si è davvero scatenato; in Germania, al termine di una conferenza stampa passata alla storia, affermò: “Ich habe fertig,” che tradotto letteralmente dal tedesco significherebbe: “Io ho pronto” oppure “Io sono terminato”. In Irlanda, dove attualmente allena, si è distinto per la frase: “No say the cat is in the sac when you have not the cat in the sac.” Nell’ilarità generale, l’interprete è andata vicina allo svenimento … Come spiegare ai giornalisti: “Non dire gatto se non l’hai nel sacco?” Inutile sottolineare che pronunciata nel modo in cui è stata formulata da Trapattoni la frase non ha alcun senso. Tuttavia, i presenti sembravano aver compreso, forse grazie alla spontaneità del mitico Trap, a riprova del fatto che la comunicazione è fatta all’ottanta per cento di comunicazione non verbale. Promosso.

    See you!

     

    Daniele Canepa

  • Piazza della Meridiana, cicloposteggi: pasticcio amministrativo

    Piazza della Meridiana, cicloposteggi: pasticcio amministrativo

    Piazza della Meridiana Genova

    L’eterna diatriba tra costruttori e ambientalisti si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta i protagonisti sono, da una parte, il circolo Fiab Amici della Bicicletta, dall’altra, Davide Viziano; in mezzo, Comune e Municipio Centro Est. Il luogo del contendere, suo malgrado, è piazza della Meridiana, piccola gemma del centro storico genovese, incastonata tra i gioielli di via Cairoli e via Garibaldi, già martoriata dalla sgradevole consuetudine di una sosta, merci e privata, pressoché selvaggia.

    A scatenare la polemica sono stati i cicloamatori genovesi che accusano Viziano di aver, più o meno deliberatamente, spostato quattro nuovi posteggi per le bici, per fare spazio a un gazebo destinato al locale che si affaccia sulla piazza.

    «Una falsità assurda – replica Vizianocome assurdo sarebbe costruire un gazebo in quella piazza. Il bar, tra l’altro, può già usufruire dei tavolini all’aperto, per i quali ha ottenuto tutte le autorizzazioni del caso». Secondo il costruttore, nonché presidente dell’associazione Amici di Palazzo della Meridiana, il motivo dell’intervento è di tutt’altra ragione: «Il vecchio posizionamento dei cicloposteggi rischiava di ostacolare l’accesso per i disabili all’ascensore riservato per raggiungere il palazzo, che consente di bypassare scalinata San Francesco. Dopo aver ricevuto un paio di segnalazioni e averle girate a vigili e Municipio, la situazione era diventata estremamente urgente per l’apertura della Mostra (“Nel Mezzo del Novecento – Genova e la collezione Della Ragione”, NdR). Così, in accordo con l’ispettore Cocco di Palazzo Tursi e previo avvertimento del presidente del Municipio Leoncini, ho provveduto a sistemare il problema con il mio personale».

    cairoli-libreria-bozziPochi metri di trasloco, dall’area antistante la galleria per l’ascensore di Castelletto allo slargo in cima a via Cairoli, che, tuttavia, cambiano radicalmente le cose, secondo gli Amici della Bicicletta. Non si tratta solamente di una questione di principio, come tiene a sottolineare l’architetto Giorgio Ceccarelli: «Gli stalli per le bici, tra l’altro pensati con un design tale che bene si sposi con l’arredo del nostro centro storico, hanno una triplice funzione in piazza della Meridiana. Prima di tutto sono una piattaforma funzionale di interscambio modale con l’ascensore che conduce a Castelletto. Poi, servono da efficaci dissuasori della sosta selvaggia. Ma, soprattutto, svolgono un prezioso servizio per la scuola Daneo e per la città: vedere parcheggiate alcune biciclette per bambini è un valido sprone alla mobilità sostenibile per tutti i genovesi». Un triplice servizio che viene meno con la nuova, forzata collocazione. «Arricchire Genova con i cicloposteggi è un atto di civiltà che ci avvicina a esempi di altre città europee di qualità. Com’è possibile che un privato possa deliberatamente mettere mano a un bene pubblico, per il proprio interesse, e per di più contro il volere dell’amministrazione?», si chiede Ceccarelli.

    Già, perché come confermato anche dall’assessore a Mobilità e Traffico, Anna Maria Dagnino, sia tecnici del Comune che del Municipio avevano dato parere negativo allo spostamento.

    «Ed è naturale che fosse così – tuona l’architetto del circolo Amici della Bicicletta – perché l’intralcio non esiste, è un pretesto».

    divieto-sosta-accesso-disabiliDello stesso parere anche il vicepresidente del Municipio, Fabio Grubesich: «La motivazione di Viziano è priva di fondamento, senza considerare che un’operazione del genere non può essere effettuata solo con il consenso della Polizia Municipale. D’altronde, anche i cartelli di divieto di sosta, che attualmente sono stati posizionati nell’area, non hanno alcun significato né dal punto di vista oggettivo né da quello normativo».

    Per quale motivo, allora, il presidente del Municipio Leoncini avrebbe dato l’ok allo spostamento? «Le cose – spiega Grubesich – sono andate diversamente. Al presidente è solo giunta un’informativa vocale da parte di Viziano, una cosa tipo “allora siamo d’accordo per lo spostamento”. Evidentemente, Leoncini pensava che gli uffici comunali avessero dato il via libera».

    Viziano, naturalmente, non è d’accordo: «Dopo alcuni sopralluoghi effettuati congiuntamente, è stato lo stesso Leoncini a pregarmi di intervenire perché nell’imminenza della mostra, l’amministrazione non era in grado di garantire soldi e forze per spostare i cicloposteggi». E per testimoniare i buoni propositi che lo hanno spinto ad agire, il costruttore ci mostra copia di un documento, inviato alla direzione Mobilità del Comune di Genova, al Gabinetto del sindaco, al nucleo di Polizia Municipale di stanza a Palazzo Tursi e agli uffici tecnici del Municipio, in cui vengono ripercorse tutte le tappe della questione.

    «Mi sembra che ci sia proprio la voglia di scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua», ribatte Viziano, «l’accessibilità per le biciclette non è stata assolutamente modificata e gli stalli sono stati spostati solo pochi metri più in giù. Sono stufo di questa caccia alle streghe che si scatena in città ogni volta che ognuno cerca di fare qualcosa. L’amministrazione dovrebbe piuttosto preoccuparsi di far mantenere completamente pedonale un’area ormai intasata da parcheggi abusivi».

    Pasticcio amministrativo, furberia del costruttore o semplice incomprensione che sia, a questo punto è necessario trovare una soluzione. La richiesta degli “Amici della Bicicletta” è molto semplice: i cicloposteggi devono tornare alla loro sede ordinaria, naturalmente a spese di chi li ha traslocati. «Al di là del fatto che stiamo ancora aspettando di vedere la comunicazione ufficiale da parte dei vigili per dare il via al trasloco – aggiunge Ceccarelli – per quanto ci riguarda, gli stalli in cima a via Cairoli possono anche rimanere al loro posto. L’importante è che ne vengano sistemati altri in piazza della Meridiana».

    E questo sembra essere proprio l’orientamento dell’assessore Dagnino, che promette l’installazione di quattro nuovi sostegni per ripristinare la situazione originale, fatte salve le necessarie verifiche sulla questione dell’accesso ai disabili sollevata da Viziano.

    L’operazione rientrerà in un più dettagliato piano di realizzazione di cicloposteggi diffusi su tutto il territorio comunale: si parla di circa 400 stalli, per un totale di 800 posti che nei prossimi mesi troveranno spazio in tutti i municipi della città. «La speranza – conclude Ceccarelli – è di poter festeggiare degnamente i nuovi cicloposteggi con qualche evento ad hoc durante la Settimana della mobilità sostenibile, dal 16 al 22 settembre prossimi».

    Nonostante le intenzioni di Tursi, la questione sembra ancora lontana da una sua conclusione. Restano, soprattutto, alcune domande a cui i diretti interessati non hanno fornito risposte soddisfacenti. Innanzitutto, perché un privato si sia mosso come sussidiario del Comune per procedere allo spostamento di un bene pubblico, senza nessuna autorizzazione degli uffici competenti, eccetto un nulla osta dei Vigili Urbani. E poi, per quale motivo Municipio e Comune non hanno impedito il trasloco se, come sembra, ne erano stati quantomeno informati da Viziano?

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto dell’autore]

  • Limpido Festival: Teatro Garage, cinque giorni di spettacoli

    Limpido Festival: Teatro Garage, cinque giorni di spettacoli

    Teatro GarageDa giovedì 20 a lunedì 24 giugno 2013 il Teatro Garage di Genova San Fruttuoso ospita LimpidoFestival, una rassegna di spettacoli a cura di Gruppolimpido.

    Fil rouge degli spettacoli (leggi il programma) sarà la vita e i metodi poco convenzionali per attraversarla.

    Ogni giorno in scena diverse rappresentazioni, che saranno poi replicate tutte insieme nella giornata di domenica 23 giugno. L’ultima sera, lunedì 24, sarà ospite la compagnia teatrale galiziana Maricastana.

    Gruppolimpido fa parte di Tilt Teatro.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

    limpido

     

  • Servizi di rete, Enel: guadagnare due volte sullo stesso servizio

    Servizi di rete, Enel: guadagnare due volte sullo stesso servizio

    enel-energia-elettrica-DIDopo la pubblicazione dell’articolo della scorsa settimana, siamo stati letteralmente subissati di telefonate che ci chiedevano a vario titolo alcuni chiarimenti di natura comportamentale in caso di contenzioso con un gestore che fornisce energia elettrica e/o gas.

    Voglio citare due esempi che maggiormente ricalcano situazioni tipo.

    Il primo caso ce lo segnala la signora Monica, la quale acquista una casa e poi la cede in comodato d’uso a sua zia; quest’ultima entra convinta di potere attivare contratti di fornitura di energia elettrica e gas senza problemi. E invece non è andata così.
    Il vecchio proprietario ha lasciato un debito nei confronti di GDF Suez, la quale, essendo titolare dei due punti vendita (luce e gas) non ne vuole sapere di ripristinare il tutto, a meno che la signora Monica non saldi il dovuto; quanto è il dovuto? “Eh, signora, non glielo possiamo dire per privacy…” Ora, fossimo in un paese normale certe cose nemmeno verrebbero pensate, ma in Italia tutto è possibile.
    E così si scopre che:

    1. la normativa AEEG prevede che, per il libero mercato, l’azienda titolare del punto di fornitura, può decidere in totale autonomia se continuare a distribuire o meno luce e/o gas. Ora, voi vi chiederete: ma che razza di normativa è questa? E’ quella accettata dalle associazioni di consumatori che poco fanno per tutelare davvero i cittadini.

    2. nel caso di Monica, il vecchio proprietario ha lasciato la residenza in quell’immobile e quindi, paradossalmente, GDF Suez, da un punto di vista giuridico non ha tutti i torti, se non fosse per l’esistenza di una raccomandata che spiega tutto e chiede lo sblocco della situazione. Sarà dunque compito di Monica recarsi presso il comune e notiziare dell’irreperibilità del piantadebiti di turno.

    Il secondo caso, capitato a molti utenti domestici, è un’altra situazione negativa, però mi dà ragione di quanto sostengo da anni.

    Enel Energia inserisce nelle proprie fatture la voce “Servizi di rete“. Evviva la trasparenza, potremmo dire…
    Difatti, essa altro non è che il pagamento “del passaggio di energia attraverso i fili del distributore“; in parole povere, i gestori che operano nel libero mercato debbono pagare una sorta di affitto dei fili o delle tubature al “proprietario”.
    Orbene, – nei casi di specie – il venditore è Enel Servizio Elettrico. Ciò significa che Enel Energia paga ad Enel Servizio Elettrico l’affitto per il passaggio dell’energia attraverso i fili di proprietà di quest’ulitma, ribaltandone il costo sull’utente finale, non sappiamo se aumentato oppure no.

    Questo spiega in maniera inequivocabile il motivo per cui molti distributori del mercato tutelato si siano buttati anche nel libero mercato, un modo comodo per guadagnare due volte sul medesimo servizio.

    Col beneplacito di AEEG ed associazioni di consumatori.

    AMEN.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Ex Convento Santi Giacomo e Filippo, via Assarotti: il punto sui lavori

    Ex Convento Santi Giacomo e Filippo, via Assarotti: il punto sui lavori

    cantiere-lavori-santi-giacomo-filippo-2Il complesso dell’ex Monastero dei Santi Giacomo e Filippo è uno dei molti edifici storici di Genova. Sorto nel 1224 in quello che poi è diventato il centro nevralgico della città –tra Via Serra e Via Assarotti, a due passi da Piazza Corvetto-, la struttura storica ha subito nel corso del tempo un processo di degrado e abbandono, venendo sempre più lasciata a se stessa. Soprattutto negli ultimi decenni. Pensare che si parla di una superficie di 6569 metri quadri in pieno centro rimasti inutilizzati. Nel settembre 2009, finalmente, è stato indetto un bando per l’assegnazione dell’appalto per la ristrutturazione del complesso e la sua riconversione in centro direzionale e residenziale, con annesso park interrato fino a -5.

    Vinto il concorso (da CODELFA spa), assegnati i lavori (a un’associazione temporanea di impresa formata da SIBILLASSOCIATI S.r.l., Studio PESSION Associato, Studio MARTIGNONE e Associati, Studio Tecnico Ronzoni Associati, Arch. Sonia Segimiro) e iniziati effettivamente nell’aprile 2010, questi sarebbero dovuti essere terminati in “915 giorni”, come si legge proprio all’ingresso del cantiere che affaccia su Via Assarotti. Circa due anni e mezzo: entro la fine del 2012/inizio 2013 i lavori sarebbero dovuti essere conclusi. E invece a che punto siamo?

    La struttura

    Di origine medievale, la pianta originaria del convento era costituita da un chiostro a forma irregolare, articolato su quattro livelli. Una parte delle volumetrie è crollata nel corso degli anni (durante la Seconda Guerra Mondiale, nel corso dei bombardamenti che hanno colpito duramente la zona, radendo al suolo parte dei giardini dell’Acquasola), mentre la struttura restante ha conservato la sua fisionomia originaria, costruita in pietra e mattoni con volte affrescate (con decorazioni anche di interesse storico, come ad esempio gli affreschi di Paolo Gerolamo Piola, nella Sala Capitolare, datati 1700). Il tutto è vincolato ai sensi dell’art.157 del D. Lgs 22/01/2001 n. 42, sulla salvaguardia dei bene architettonici e archeologici di interesse pubblico.

    Il progetto

    cantiere-lavori-santi-giacomo-filippo

    Il progetto prevede la demolizione e la ricostruzione di parte delle due ali (nord e ovest) delle quattro che definiscono lo spazio aperto del chiostro ed il completo restauro di quelle sud ed est. Negli spazi aperti sul lato nord, l’autorimessa interrata su cinque livelli, previa realizzazione nella struttura originaria di paratie in cemento armato e tiranti perimetrali. La ristrutturazione è curata dalla società San Bartolomeo, partecipata al 55% (tramite Tono 2) da Spim spa, società di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di proprietà esclusiva del Comune di Genova, e al 45% dalla società privata S.Bart srl, di cui sono socie le società Torre Elah srl e il Gruppo Valle.

    I lavori sono articolati in 5 lotti:

    Lotto 1, autorimessa interrata: circa 145 box, in un park che scende di 5 livelli sottoterra. L’autorimessa sarà divisa in una parte pertinenziale, riservata a lavoratori e residenti del complesso, e in una parte a libera commercializzazione. Sulla copertura della autorimessa verrà realizzato un piazzale carrabile, con accesso dalla Via Assarotti, pavimentato in lastre di arenaria e finito con verde pensile.
    Lotto 2, ala nord: con affaccio sulla copertura della autorimessa verso nord e sul cortile centrale verso sud, qui la realizzazione di 6 livelli d’uso, con piano terra direzionale e i soprastanti a destinazione residenziale.
    Lotto 3, ala ovest: demolizione di parte della costruzione esistente e ricostruzione con inserimento di struttura metallica di sostegno, solai, copertura integrale.
    Lotto 4, ala est: su Salita San Bartolomeo degli Armeni, la ristrutturazione della struttura, con modifiche interne ai vari piani e restauro delle volte al piano terra, al piano primo e secondo. Il progetto prevede la destinazione a residenza ai piani 2, 3, 4 e direzionale ai piani terra e primo, con accesso principale da Salita San Bartolomeo.
    – Lotto 5, esterno: sistemazione a verde del cortile centrale porticato. Inoltre, la sistemazione di aree limitrofe al complesso, non di proprietà del committente ma inserite nel progetto (ad esempio, lo spazio pedonale di accesso al porticato al piano terra, dal lato degli uffici direzionali Iren e dell’ala est su Salita San Bartolomeo.

    Il progetto non ha mancato di suscitare, già nel 2009 e 2010, le proteste di molti, che ne denunciavano la ristrutturazione sconsiderata e la profonda trasformazione cui l’edificio – dall’alto valore storico e architettonico – sarebbe andato incontro. Ad esempio, suscitava scalpore che l’oratorio al piano terra, con affreschi di valore, venisse destinato a ospitare un ufficio aperto al pubblico di Iren. O ancora che si andasse a mettere le mani su un bene simile con l’obiettivo di trasformarlo in parcheggio: business che non muore mai – come ci dimostrano recenti e meno recenti investimenti genovesi – ma che di certo non rende giustizia al valore dell’edificio.

    Oggi la situazione qual è? Il cantiere è aperto e non sembrano esserci grandi criticità, nonostante il tutto dovesse essere già ultimato. Noi, visto il ritardo nella consegna del nuovo complesso, siamo stati sul posto per verificare con i nostri occhi: di certo l’inaugurazione del nuovo centro direzionale non sarà imminente, ma i lavori proseguono di buona lena. Non resta quindi che attendere la chiusura del cantiere, nella speranza che dell’ex convento non rimanga ai posteri soltanto il ricordo dei libri di storia…

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]